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La Barbagia di Bitti, da Orune a Bitti e quindi da Onanì a Lula


immagineDa Bolotana, la SS129 ci riporta a Nuoro. Da qui, in questa tappa del nostro viaggio, dopo avere fatto una breve deviazione alla sua lontana frazione di Lollove, ci recheremo a visitare la Barbagia di Bitti, che si sviluppa a nord-est della città al confine con le Baronie. Qui visiteremo Orune, Bitti, Onanì e Lula.

 

Lollove piccola antica frazione di Nuoro Visualizza la mappa

Usciti da Nuoro sulla SS389, troviamo presto un cartello che indica, sulla sinistra, la deviazione per Lollove. Si tratta di una frazione di Nuoro, che dista dalla città ben 18 chilometri. È un antico borgo medioevale che sembra sospeso nel tempo, e viene citato a rappresentare lo spopolamento dei villaggi dell'interno della Sardegna. Gli abitanti ricordano ancora l'antica maledizione scagliata dalle suore, scacciate dal paese per aver preferito i rapporti con i pastori ed i piaceri della carne alla vita monastica, e che durante la fuga avrebbero urlato contro Lollove: «Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai». Oggi vi abitano solo 26 persone, non c'è il medico, non ci sono scuole, negozi e bar. Fra le poche case, troviamo la chiesetta della Maddalena, degli inizi del secolo XVIII, in stile tardo-gotico. C'è la chiesa, ma non c'è un prete. Solo la domenica, un sacerdote viene da Nuoro a celebrare la messa. Un autobus collega Lollove a Nuoro, con appena due corse giornaliere. Se andate a visitare questo borgo, vi prego: usate la stessa nostra discrezione e lo stesso rispetto, per chi ha voluto conservare il suo semplice e sereno modo di vivere.

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Orune con la fonte sacra Su Tempiesu Visualizza la mappa

Usciti da Nuoro sulla SS389, dopo circa 17 chilometri, a circa otto chilometri da Orune, si comincia a vedere il nuraghe Nunnale, costruito vicino ad una roccia con una forma insolita, costituita da massi diversi e sovrapposti, chiamata roccia di Nunnale. Procediamo per 300 metri e arriviamo ai piedi di un'altura. Si devono scavalcare alcune basse recinzioni, poi ci si arrampica sino alla cima dell'altura, dove si trova il nuraghe. Si tratta di un nuraghe monotorre, del tipo indicato come megalitico, ossia costruito, soprattutto nella parte bassa, con blocchi poligonali di grandi dimensioni appena sbozzati. Nelle parti più alte ci sono massi più piccoli e regolari. Dall'ingresso, molto alto, si entra in un corridoio, che porta alla stanza. Questa è circolare, ed aveva copertura a ogiva. Una scala elicoidale lungo il muro portava al piano superiore, di cui però non rimane traccia. L'ultima frequentazione del nuraghe è databile al 1100 a.C. come dimostra il ritrovamento di ceramiche di quel periodo.

Sempre sulla SS389, a pochi chilometri da Nunnale, arriviamo in località Sant'Efisio, a 750 metri di altezza. Qui, in un fitto bosco di querce e lecci, è stato rinvenuto il complesso di Sant'Efisio. Giriamo a destra, subito dopo di nuovo a destra, in una stradina bianca, che percorriamo per circa 800 metri, fino all'ingresso dell'area archeologica. Del complesso archeologico fa parte il nuraghe di Sant'Efisio, un nuraghe complesso, edificato su un affioramento di roccia granitica, al quale i muri si adattano. È formato da un mastio centrale, al quale si accedeva con una stretta scala, e da tre torri laterali, originariamente collegate da un antemurale di cui rimane solo una piccola parte. Il nuraghe è stato compromesso da scavi clandestini. Intorno al nuraghe si sviluppa un villaggio preistorico, che si estendeva per ben 50 ettari. È costituito da capanne a pianta circolare, molte delle quali composte da vari ambienti. Sono stati rinvenuti oggetti di uso quotidiano datati tra il Bronzo Medio e la prima Età del Ferro. Vi è, poi, un insediamento romano di tarda età imperiale, in ottimo stato di conservazione, parzialmente edificato sopra l'abitato nuragico. Sono state portate alla luce abitazioni a pianta quadrangolare, con i muri realizzati a secco o con l'uso di fango per riempire gli interstizi, che si sono conservati per un'altezza di un paio di metri. I pavimenti sono realizzati con grandi lastroni, ed al di sotto è presente una fitta rete di condutture idriche. È interessante un grande edificio a pianta rettangolare, probabilmente un edificio pubblico o un tempio. Le campagne di scavo sono tuttora in corso, per cui l'area potrebbe essere non sempre accessibile.

OruneInformazioni turistiche Provenendo da Nuoro sulla SS389, dopo circa 25 chilometri arriviamo a Orune (metri 750, abitanti 2.998), centro ad economia essenzialmente pastorale, situato su un rilievo dal quale domina le vallate ed i pascoli sottostanti.

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Nel periodo in cui, nella Sardegna centrale, si è sviluppato il banditismo, soprattutto per contrastare angherie e soprusi, Orune ha dato i natali a Giovanni Moni Goddi. Divenuto bandito per aver ucciso chi gli aveva rubato un capo di bestiame, è raccontato come tanto feroce che, dopo aver ucciso un suo nemico, lo squartò e decapitò il cadavere per farne rotolare la testa ai piedi del padre.

Di Orune, che chiama Oronou, parla Grazia Deledda nel romanzo «Colombi e sparvieri», dove scrive «Il villaggio di Oronou con le sue casette rossastre fabbricate sul cocuzzolo grigio di una vetta di granito, con le sue straducole ripide e rocciose, parve emergere dalla nebbia come scampato dal diluvio. Ai suoi piedi i torrenti precipitavano rumoreggiando nella vallata, e in lontananza, nelle pianure e nell'agro di Siniscola, le paludi e i fiumicelli straripati scintillavano ai raggi del sole che sorgeva dal mare. Tutto il panorama, dai monti alla costa, dalla linea scura dell'altipiano sopra Oronou fino alle macchie in fondo alla valle, pareva stillasse acqua. Ma il paesetto era asciutto; e i vecchi e gli sfaccendati avevano già ripreso i loro posti sulle panchine davanti al Municipio, su nella piazza che sovrasta la valle come una grande terrazza».

Antonio PigliaruimmagineA Orune nasce, nel 1922, Antonio Pigliaru, forse l'intellettuale più originale nello studio della cultura sarda. Alla fine delle elementari si trasferisce a Sassari, presso i nonni materni, per completare gli studi ginnasiali e liceali. A Sassari ha trascorso la maggior parte della sua vita, divenendo professore ordinario di Dottrina dello Stato. Ha lasciato numerose opere, tra le quali la principale è «La vendetta barbaricina come ordinamento giuridico» del 1959, che resta un testo fondamentale per la conoscenza dei nodi storici all'origine della diversità sarda. Oltre a questo, ripubblicato nel 1970 insieme ad altri testi nel volume postumo «Il banditismo in Sardegna» e più volte ristampato, ha scritto tra l'altro: «Persona umana e ordinamento giuridico» del 1953; «Meditazioni sul regime penitenziario italiano» del 1959; «La piazza e lo Stato» del 1961; «Struttura, soprastruttura e lotta per il diritto» del 1965; «L'eredità di Gramsci e la cultura sarda» relazione al convegno internazionale di studi gramsciani di Cagliari dell'aprile 1967; «Gramsci e la cultura contemporanea» del 1969; «Promemoria sull'obiezione di coscienza» del 1968. Pigliaru si è fortemente interessato ai problemi della sua terra, all'autonomia regionale, a una democrazia autenticamente popolare, a una cultura moderna. Ha espresso questo impegno fondando e dirigendo, dal 1949 al 1964, la rivista Ichnusa, alla quale hanno collaborato i più significativi nomi della cultura sarda di quegli anni. È morto a Sassari il 27 marzo 1969, all'età di soli 48 anni.

Per approfondire il pensiero di Antonio Pigliaru possiamo leggere il saggio «Promemoria sull'obiezione di coscienza» che qui è riportato in versione integrale.

Nel centro del paese possiamo visitare la casa Murgia, realizzata dal cavaliere del lavoro Battista Murgia. È un palazzetto dei primi del '900 dalle pregevoli linee architettoniche. Dietro il palazzo è presente un giardino, che conserva ancora un pozzo ed un mulino artigianale in legno. Il mulino alimentava la centrale elettrica, situata ad un piano superiore, che forniva energia anche a tutto il resto del paese.

La parrocchiale di Orune venne creata quando, decimata dalla «pesta nighedda», la peste nera, si trasferì ad Orune la popolazione di un'antica parrocchia, la cui chiesa parrocchiale era dedicata a Santa Lulla, ossia Santa Giulia. La chiesa parrocchiale è stata distrutta da un incendio nel 1848, ed è stata successivamente riedificata e dedicata a Santa Maria della Neve.

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Nei dintorni di Orune, presso il nuraghe di Santa Lulla, con nelle vicinanze i pochi resti di quella che fu la parrocchiale di Santa Lulla, troviamo la fonte sacra Su Tempiesu. Per arrivarci, dal centro di Orune seguiamo le indicazioni, che ci conducono vicino al cimitero. Da qui parte una stradina asfaltata che, dopo alcuni chilometri, ci porta all'area archeologica. La fonte è la più bella tra quelle portate alla luce, e ci è arrivata quasi intatta, dato che è stata sepolta da una frana che la ha nascosta e protetta, fino alla sua scoperta nel 1953. Il suo restauro è stato completato nel 1986. È realizzato con conci di basalto collegati tra loro con un sistema di incastri alternati. Ha la facciata alta 3,6 metri, che originariamente si elevava per oltre 4,2 metri, con tetto a doppio spiovente, che termina con una doppia cornice in rilievo. Si conserva gran parte del timpano, che originariamente terminava con un concio forato, nel quale sono state rinvenute 20 spade di bronzo, saldate tra loro con il piombo. Le misure e l'assenza di impugnatura fanno pensare ad un uso votivo. Il vestibolo è delimitato da un muretto, realizzato con blocchi di basalto. All'interno del vestibolo è presente un pozzetto di raccolta, profondo circa 90 centimetri, che riproduce in scala minore il pozzo principale, e che raccoglie le acque provenienti da quest'ultimo. Nello spessore murario sono ricavati due stipetti, utilizzati come piani d'appoggio di ciotole per bere e probabilmente per le offerte dei fedeli. Il locale nel quale è presente la fonte sacra, è alto due metri. All'interno, quattro gradini portano alla sorgente. Il pozzo ha un diametro di 60 centimetri, e tra le pietre possiamo vedere ancora oggi il piombo usato per l'impermeabilizzazione. Dal pozzo sacro, l'acqua passa lungo un piccolo canale che attraversa prima l'atrio, poi un blocco di basalto e un altro blocco di steatite rosa, e da qui arriva al piccolo pozzo di raccolta esterno. Nell'area del tempio sono state rinvenute spade, pugnali, spilloni e pendagli, bracciali, anelli, statuine in bronzo. Sono importanti una figura maschile con la barba e con la bandoliera a tracolla, un pastore con la bisaccia, ed una coppia di offerenti. La datazione presunta della fonte sacra è la fine del II millennio a.C. Il luogo di culto fu comunque frequentato sino all'Età del Ferro.

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Bitti dove operano i principali gruppi di canto a Tenores Visualizza la mappa

BittiInformazioni turistiche Da Orune, percorriamo circa 14 chilometri sulla SS389 ed arriviamo a Bitti (nome in lingua Bithi, metri 549, abitanti 3.480), centro agropastorale con svariati caseifici e allevamenti zootecnici, situato in fondo a una valle. È il paese più importante della Barbagia settentrionale, chiamata appunto Barbagia di Bitti. Dista 38 chilometri da Nuoro ed il suo territorio arriva fino ai confini con la Gallura. L'abitato, caratterizzato da antiche case costruite in pietra, si è sviluppato intorno a un nucleo storico, ed è disposto ad anfiteatro, adagiato all'interno di una valle circondata dai colli di Sant'Elia, di monte Bannitu e di Buon Cammino. Anche di Bitti, che nei suoi romanzi chiama Tibi, parla Grazia Deledda e la indica come: «la Tibi del Santuario del Miracolosi».

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Michelangelo 'Mialinù PiraA Bitti nasce, nel 1928, Michelangelo «Mialinu» Pira. Persa molto giovane la madre, si trasferisce a Oschiri a vivere presso il padre, pastore di pecore. Frequenta le scuole medie e il liceo classico a Sassari. Laureatosi in lettere, inizia l'attività di antropologo, scrittore ed uomo politico. Dagli anni '70 insegna Antropologia Culturale alla Facoltà di Scienze Politiche di Cagliari, e si dedica all'attività giornalistica. È uno dei più impegnati studiosi della lingua e della cultura sarda, e denuncia il pericolo della morte della lingua sarda, a causa del suo disuso. Il suo pensiero è fortemente influenzato dagli scritti di Antonio Gramsci e di Antonio Pigliaru, lo scrittore di Orune. Collabora, tra l'altro, alla rivista Ichnusa di Pigliaru. Per la rete televisiva RAI 3, cura un reportage su alcuni importanti aspetti della vita nella provincia nuorese. In un racconto quasi profetico, nel 1970, anticipando la diffusione di Internet, immagina una rete di computer che consenta all'umanità lo scambio della cultura universale, il recupero della spontaneità della comunicazione, ed il recupero delle proprie radici culturali. Nel 1978 pubblica il suo testo più importante, «La rivolta dell'oggetto». In esso descrive i problemi della Sardegna, nella transizione da una civiltà di tipo agropastorale alla civiltà dei consumi, e prende una netta posizione sull'identità del popolo sardo. Muore improvvisamente a Capitana di Quartu Sant'Elena, vicino a Cagliari, nel 1980.

Al centro dell'abitato, in piazza Giorgio Asproni, troviamo l'ottocentesca chiesa dedicata a Santu Jorgi, la chiesa parrocchiale di San Giorgio Martire, con un bel campanile. Nella casa parrocchiale è possibile vedere una piccola collezione di reperti archeologici.

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Fra i vicoli della parte vecchia del paese, troviamo la chiesa di Santa Croce, edificata nel 1658 in stile barocco-popolaresco. Questa chiesa è appartenuta ad un convento, e per questo viene comunemente chiamata chiesa di Cumbentu. Sempre nella parte vecchia del paese, troviamo la chiesa di Sas Grassas, dedicata a Santa Maria delle Grazie, realizzata anch'essa in stile barocco-popolaresco. È ora di proprietà privata.

Durante la visita al centro storico di Bitti, una tappa obbligata è la visita del Museo della Civiltà Contadina e Pastorale. Disposto su più piani, in una casa antica perfettamente restaurata, il museo riproduce in modo fedele l'antica architettura abitativa, con il portico, le scale in granito, il pavimento e il soffitto in legno. Nel museo vengono ricostruiti ben venti ambienti tipici della tradizione locale, come la cucina, la camera da letto, l'ambiente per il culto ecclesiastico e la stanza dedicata alla produzione del pane carasau, qui detto pane carasatu.

Nel sobborgo di Gorofai troviamo la chiesa campestre o santuario del Miracolo, ricostruita nel 1970 sulla base di quello che era l'antico complesso. Qui, il 30 settembre, si svolge «Su Meraculu», la festa del Miracolo, un'occasione per ammirare in processione i meravigliosi costumi locali.

Un'escursione di grande interesse naturalistico è quella che porta, verso nord, al confine con il territorio di Alà dei Sardi, dove si sviluppa la grande foresta demaniale di Sos Littos-Sas Tumbas. Attraversata dal fiume Posada, la foresta è molto importante per la flora, la fauna e l'ambiente naturale.

Usciamo da Bitti sulla SS389 verso nord, in direzione di Buddusò. Al chilometro 54,2 svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni per l'area archeologica, che si trova all'interno delle foreste di sughero dell'altipiano di Sa Serra, vicino alla sorgente del fiume Tirso. Il villaggio preistorico di Romanzesu, il cui nome deriva dalla presenza di numerose testimonianze lasciate dai Romani, che in epoca imperiale realizzarono sull'altipiano diversi insediamenti produttivi, è stato portato alla luce negli anni '90. L'area sacra ed abitativa si estende per circa sette ettari. La parte del villaggio portata alla luce è composta da una ventina di capanne circolari, comunque secondo le stime le capanne sarebbero almeno un centinaio. Tra le capanne, ve ne sono alcune di grandi dimensioni, con un sedile di pietra che corre lungo la muratura, con il pavimento lastricato e con un focolare in pietra al centro. Una capanna ha un muro divisorio interno in pietra. Nel villaggio sono presenti due templi a megaron, cioè con pianta di forma rettangolare, e con la presenza di un vestibolo che precede la cella. È presente anche un grande edificio di forma rettangolare, con l'ingresso posto su uno dei lati lunghi, da alcuni ritenuto forse un terzo tempio. C'è anche una grande struttura labirintica, chiamato labirinto e formato da muri di pietre concentrici, dei quali si ignora la funzione. All'interno del muro concentrico più centrale, è presente un grande focolare in pietra, forse utilizzato a scopi rituali. Nei pressi della sorgente del fiume Tirso, è stato costruito il pozzo sacro. È la struttura più antica del complesso, situata al centro dell'area sacra. Aveva copertura a tholos, e di esso rimangono 19 filari di blocchi di granito. La sorgente è ancora attiva. Dal pozzo parte un canalone, realizzato con grossi blocchi di granito e lungo 42 metri, con gradoni sul lato destro. Il canalone portava l'acqua dalla sorgente all'anfiteatro, un grande bacino circolare contornato da tribune a gradoni, dove si presume che la popolazione si raccogliesse per le cerimonie religiose. L'anfiteatro viene periodicamente invaso dall'acqua in esubero del vicino pozzo sacro. Gran parte del villaggio non è stata ancora portata alla luce.

A Bitti nascono e da trent'anni operano i più importanti e famosi gruppi di canto a Tenore sardo. Come abbiamo già detto, non c'è in Sardegna sagra o manifestazione nella quale non si esibiscano gruppi di canto a Tenore, il principale simbolo della musica tradizionale polivocale sarda ed anche la più viva testimonianza delle radici arcaiche della sua cultura.

Tenores Remunnu 'e LocuIl primo gruppo di Tenores di Bitti che ha avuto risonanza internazionale è il «Remunnu 'e Locu» che, nato nel 1974, nei 30 anni di storia ha ottenuto riconoscimenti nazionali ed internazionali. Attualmente il gruppo è composto da: Daniele Cossellu, capo gruppo nel ruolo di Oche e Mesu oche (Voce solista e mezza voce); Mario Pira, Bassu (Basso gutturale); Pier Luigi Giorno, Contra (Controvoce gutturale); Piero Sanna, Oche e Mesu Oche (Voce solista e mezza voce). Si sono alternati durante la vita del gruppo anche: Salvatore Bandinu Bassu; Trancredi Tucconi, Contra. Il gruppo ha vinto per sei anni consecutivi il Festival del Redentore di Nuoro nella categoria Canti a Tenores. Vanta apprezzamenti di rilievo anche in campo internazionale da numerosi studiosi ai quali si possono aggiungere musicisti che vanno dal trombettista Jazz americano Lester Bowie a Ornette Coleman, da Frank Zappa che definiva i canti a tenores musica bovina a Peter Gabriel che ha pubblicato i lavori del gruppo per la propria etichetta discografica Real World. Da circa trent'anni il gruppo Remunnu 'e Locu opera ininterrottamente, dedicandosi alla ricerca delle tradizioni culturali locali e, in modo particolare, del canto a Tenores. Nel 1995 in collaborazione con il Comune di Bitti per tenere viva la tradizione, costituisce a Bitti la Scuola dei Tenores, aperta a tutti i giovani del paese per insegnare le metodologie del canto a Tenores.

Tenores Mialinu PiraPiù noto al pubblico televisivo, è il gruppo di Tenores «Mialinu Pira», intitolato allo scrittore Mialinu Pira. I Tenores di Bitti gruppo Mialinu Pira sono nati nel 1995. Attualmente il gruppo è composto da: Omar Bandinu, capogruppo nel ruolo di Bassu(Basso gutturale); Marco Serra, Contra (Controvoce gutturale); Bachisio Pira, Oche e Mesu oche (Voce solista e mezza voce); Dino Ruiu, Oche (Voce solista). Del gruppo faceva parte anche un quinto elemento: Gianfranco Cossellu, Mesu oche (mezza voce), morto a 38 anni nell'agosto 2004 mentre cercava di spegnere un incendio che stava distruggendo la sua vigna. Il gruppo Mialinu Pira ha partecipato a prestigiose manifestazioni e concerti in tutto il mondo ed è stato reso famoso da importanti trasmissioni su radio e tv tra le quali i programmi Affari Tuoi e Quelli che il calcio. Nel Dicembre 2001 ha partecipato al tradizionale Concerto di Natale in Vaticano alla presenza del papa Giovanni Paolo II con molti altri artisti di levatura internazionale, Hevia, Randy Crawford, Terence Trent d'Arby, Russel Watson, per l'Italia Elisa, Edoardo Bennato, Massimo Ranieri. Il 21 Settembre 2003 è stato premiato come miglior gruppo nella sezione Tradizione della Sardegna dalla Fondazione Maria Carta, che promuove un premio intitolato alla cantante con l'obbiettivo di valorizzare quanti operano nello studio e nella valorizzazione della musica tradizionale sarda. Il gruppo inoltre svolge spesso attività didattica presso le scuole e le università con il compito di diffondere e salvaguardare il patrimonio musicale locale. Nel 1999 ha tenuto un corso di formazione professionale di canto a tenore con il patrocinio della Regione Sardegna e della UE.

Nei nostri viaggi in Sardegna ci è capitato di assistere a due esibizioni del gruppo: nel luglio 2002 ad Alghero la partecipazione a un concerto di Andrea Parodi quando il gruppo era ancora composto da cinque elementi; nell'agosto 2005 a Dorgali durante le festività del ferragosto.

Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' (Alghero - 28/07/2002) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' (Alghero - 28/07/2002) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' (Alghero - 28/07/2002) Ferragosto Dorgalese - Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' (15/08/2005) Ferragosto Dorgalese - Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' (15/08/2005)

Onanì Visualizza la mappa

OnanìInformazioni turistiche Da Bitti, invece di proseguire sulla SS389, prendiamo sulla sinistra la SP3 in direzione di Lula. Dopo sette chilometri raggiungiamo il piccolo borgo pastorale di Onanì (nome in lingua Onanie, metri 482, abitanti 471). Da segnalare i numerosi murales che adornano i muri delle abitazioni, realizzati dal pittore Pietro Asproni e da alcuni allievi dell'Accademia di Brera, in rappresentazione della vita quotidiana e dei principali eventi della storia del paese. Grazia Deledda, in «Colpi di scure», scrive: «Tu hai gli occhi azzurri, i piedi e le mani che sembrano culle: sì, in verità santa, le culle di sughero, appese con corde di pelo alle travi delle case di Onanì, sono più piccole delle tue mani».

Nel centro del paese troviamo la chiesa dedicata al Sacro Cuore di Gesù, edificata a fine ‘800 e dal 1889 diventata la parrocchiale del paese.

Su una piccola altura, nei pressi della SP3 per Bitti, nel luogo dove nel Medio Evo era situato il paese, si trova la chiesa Romanica di San Pietro. Edificata nel 1100, è stata al chiesa parrocchiale dal 1494 al 1889. Costruita interamente in granito, con conci poco squadrati, ha pianta a navata unica. Ha una facciata semplice, aperta verso l'interno con un'apertura a croce, che si ripete identica anche nella parte posteriore sopra l'abside. Ha un piccolo campanile a vela. Nei pressi della chiesa, sorge il nuraghe di Santu Pretu, parzialmente diroccato.

Nei dintorni del paese, nella valle del riu Mannu, troviamo la piccola chiesa campestre nota come santuario di San Bachisio, il cui culto quasi certamente risale all'epoca bizantina. Di San Bachisio abbiamo già parlato quando abbiamo visitato Loceri e Bolotana, città della quale è patrono, ed è molto venerato anche qui a Onanì.

Lula il paese del malessere nel cuore della Barbagia Visualizza la mappa

LulaInformazioni turistiche Usciamo da Onanì e proseguiamo sulla SP3 per altri quattro chilometri, per raggiungere Lula (nome in lingua Lùvula, metri 516, abitanti 1678), piccolo centro oggi ad economia agropastorale. La sua storia è, comunque, legata alla presenza di giacimenti carboniferi e di galene. Già in epoca romana fu centro minerario e mantenne la sua importanza per diversi secoli. Oggi, terminata l'attività estrattiva, un progetto dell'UNESCO prevede l'istituzione di un parco Geo-Minerario. La scrittrice Grazia Deledda era una fervente devota di San Francesco di Lula, e nelle sue opere ricorda spesso il santuario. In «Elias Portolu», racconta: «Intanto madre e figlio si preparavano a sciogliere il voto a San Francesco». La chiesa di San Francesco sorge sulle montagne di Lula.

Lula è stato, per molto tempo, il paese del malessere nel cuore della Barbagia, al centro di attentati contro gli amministratori locali e vendette, tanto che il comune era rimasto senza sindaco dal 1992, dopo le dimissioni della democristiana Mariangela Marras, ed era stato commissariato. Le elezioni per 12 anni sono andate deserte. Solo il tre giugno del 2002 è stata eletta sindaco Maddalena Calia, di Forza Italia, ma ciò non ha portato ad una vera svolta nei rapporti tra la popolazione ed i suoi amministratori. Il 29 maggio 2007 una bomba è stata fatta esplodere davanti all'abitazione di Nicola Calia, esponente dell'Italia dei Valori, eletto consigliere comunale il 27 e 28 maggio 2007, quando è stata sconfitta Maddalena Calia e si è affermato il candidato di centrosinistra Gavino Porcu.

Da Lula prendiamo la SP38 per un paio di chilometri, fino alla deviazione sulla sinistra per il santuario di San Francesco, che raggiungiamo dopo circa un chilometro. È uno dei più suggestivi ed importanti santuari campestri della Sardegna, edificato su un costone collinare dominato dal monte Albo. Secondo la tradizione, sarebbe stato costruito nel '600 da Francesco Tolu e da altri banditi nuoresi, per onorare San Francesco che avevano invocato per essere discolpati dai delitti dei quali erano ingiustamente accusati. La chiesa è stata successivamente ristrutturata e l'aspetto attuale risale al 1795. All'interno troviamo una scultura in legno raffigurante San Francesco, realizzata nel '600. Fanno parte del santuario le «cumbessias», ovvero gli alloggi nei quali vengono ospitati i pellegrini. Sono disposte a cerchio intorno al santuario. Buona parte delle «cumbessias» sono però moderne. Inizialmente affidato ai frati francescani e da loro abitato, il santuario viene oggi amministrato dalla parrocchia di Lula. Presso il santuario, dal 1 al nove maggio, si tiene la festa di San Francesco, organizzata dai nuoresi che la considerano loro patrimonio. Durante i giorni della festa, i devoti vi giungono a piedi e portano al Santo ceri votivi. I religiosi offrono ai pellegrini il «filindeu», una minestra pastorale cotta nel brodo di pecora con abbondante formaggio di media stagionatura, e le «zurrette», il sanguinaccio preparato con lo stomaco della pecora bollito, pulito e riempito del sangue dell'animale. La novena dura 10 giorni durante i quali i pellegrini alloggiano presso la chiesa. Il decimo giorno i pellegrini si avviano verso Nuoro, in processione, con una piccola statua del Santo. A metà strada incontrano i fedeli che arrivano da Nuoro, e tutti insieme si recano in un bosco di querce, dove si tiene «s'arbore», un grande pranzo all'aperto a base di pecora bollita, pane carasau, dolci, vino e formaggi, alla presenza del simulacro del Santo.

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Dopo la visita della Barbagia, del Mandrolisai e del Marghine, inizieremo la visita delle Baronie. La prossima tappa del nostro viaggio ci porterà nella Baronia Meridionale, a Loculi, Irgoli e Onifai. Da qui effettueremo una deviazione all'interno per visitare Galtellì.

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