
| La Baronia Meridionale di Orosei, da Loculi a Irgoli, Onifai e Galtellì
Dopo la visita della Barbagia, del Mandrolisai e del Marghine, inizieremo la visita delle Baronie. Questa tappa del nostro viaggio ci porterà nella Baronia Meridionale, a Loculi, Irgoli e Onifai. Da qui effettueremo una deviazione all'interno per visitare Galtellì. Nella prossima tappa arriveremo a Orosei, lo storico capoluogo della Baronia Meridionale ed in quella successiva vedremo tutta la costiera di Orosei.
Le regioni della Sardegna chiamate BaronieNella parte nord orientale della provincia di Nuoro si trovano le regioni denominate Baronie che abbiamo già descritto quando nel nostro viaggio in Gallura abbiamo visitato San Teodoro e Budoni. Loculi    Nell'ultima tappa, da Lula abbiamo preso la SP38 per raggiungere il santuario di San Francesco. Sempre sulla SP38, a circa 15 chilometri da Lula, poco dopo aver incrociato la SS131DCN e la quasi parallela SP45, prendiamo a sinistra la SP25. Questa, dopo 11 chilometri, ci porta a Loculi (nome in lingua Locula, metri 27, abitanti 521), borgo agropastorale posto in una zona collinosa della Baronia, nella piana del Cedrino sulla sponda sinistra del fiume. Il nome Loculi si ritiene derivi dal latino locus, cioè bosco sacro, ad indicare la bellezza della natura circostante. Il rinvenimento nel 1959, interrato sotto una via del paese, di un vasetto contenete braccialetti di bronzo e argento, monete ed altri monili sardo-Punici, oggi conservati al museo archeologico di Nuoro, porta a supporre una presenza Fenicio-punica nella zona.
Dal paese, è possibile farsi accompagnare in un'escursione in una piccola valle, dove possiamo vedere dal basso lo scheggione di roccia denominato Preda Longa. Nella valle, ove erano visibili i resti del nuraghe Matta 'e Sole, ossia il ventre del sole, da qualche anno, nel mese di maggio, si tiene la rassegna regionale di caccia al cinghiale. È una battuta di caccia con giudici internazionali, della durata di tre giorni. Irgoli con la domus de janas Sa Conca 'e Mortu   Da Loculi proseguiamo sulla SP25 che dopo poco più di un chilometro ci fa entrare a Irgòli (mt. 26, ab. 2.294), conosciuto in periodo medioevale con il nome di Santo Stefano di Ligori. È un centro agropastorale posizionato anch'esso sulla sponda sinistra del Cedrino, con economia basata sulla produzione di formaggi ma soprattutto famoso per i suoi ottimi salumi, sia salsiccia che prosciutti. A Irgoli si possono visitare più di 20 chiese, oltre metà delle quali risalenti al periodo bizantino. Lungo le strade del paese si vedono numerosi murales che rappresentano momenti della storia del paese e di vita agropastorale.
 Il patrono di Irgoli è San Nicola di Bari. In piazza San Nicola troviamo la parrocchiale di San Nicola, edificata in periodo bizantino, più volte rimaneggiata e completamente restaurata negli ultimi decenni. Ha l'interno a navata unica, ed una facciata imponente, che conserva comunque un'impronta bizantina. Guardando la parrocchiale, alla sua sinistra è presente la piccola e graziosa chiesa di Santa Croce. 
La bella chiesa di Santo Miali, l'arcangelo Michele del culto orientale, sorge sulle rovine di una tomba di giganti, di cui è stata riutilizzata come altare una lastra absidale. Nella struttura della chiesa sono inseriti conci di granito e basalto, ricavati dalla stessa tomba. A Irgoli troviamo la chiesa dedicata alla Nostra Signora di Costantinopoli. È una chiesa del periodo bizantino, che merita di essere visitata anche perché è l'unica chiesa in Sardegna dedicata alla Madonna di Costantinopoli. Al suo interno è conservata una statua della Madonna d'Itria, a conferma della devozione mariana legata al culto bizantino. Come abbiamo detto, a Irgoli sono presenti più di 20 chiese. Non le abbiamo viste tutte, ma in via Brigata Sassari abbiamo visto la chiesa di Santa Brigida, realizzata come la gran parte delle abitazioni del paese con pietre locali, con la facciata intonacata e sovrastata da un piccolo campanile a vela. 
Al 14 di via San Michele, si può visitare il Museo Archeologico di Irgoli, che conserva i reperti rinvenuti nei numerosi siti archeologici della zona. 
Nella campagna di Irgoli si trova una fra le più affascinanti e pittoresche domus de janas della Sardegna, chiamata la Sa Conca 'e Mortu, ossia la testa da morto. Il nome le deriva dalla sua forma, che la fa somigliare a un teschio, del quale l'ingresso della tomba rappresenta la bocca e più in lato sono scavate nella roccia due cavità che sembrano rappresentare le orbite. Lungo la strada che congiunge Irgoli con capo Comino, appena 300 metri dopo l'uscita del paese, in corrispondenza dell'incrocio per la circonvallazione, prendiamo sulla destra una strada comunale asfaltata che conduce a Settile. Dopo circa tre chilometri vediamo sulla sinistra, un monumento naturale di forma stravagante e pittoresca, noto come Sa Conca 'e Caddu, la testa di cavallo. Circa un chilometro più avanti, sulla sinistra si vedono su un alto roccione i resti del nuraghe Tutturu. Proseguiamo ancora poco meno di un chilometro, sino a vedere sulla sinistra due grandi pilastri in granito. Entriamo a piedi nel terreno privato, camminiamo a ritroso costeggiando il muretto a secco che separa il terreno dalla strada. Arrivati in un ampio spiazzo, prendiamo a destra un sentiero poco evidente che ci porta tra rocce sagomate dal vento e dall'acqua a rappresentare forme strane, figure di animali, profili quasi umani. Seguendo il sentiero arriviamo alla domus de janas chiamata Sa Conca 'e Mortu. La tomba si trova all'interno di un terreno privato ed è difficilmente raggiungibile, si consiglia quindi di farsi accompagnare da una persona del posto, sia per trovare il monumento che per evitare contestazioni per essere entrati nel terreno privato. 
Non lontano dalla Sa Conca 'e Mortu , troviamo un enorme tafone, ossia un riparo sotto roccia utilizzato come riparo e per altri scopi, compresa la sepoltura. Alla base del tafone si può vedere la domus de janas chiamata Sa Conca 'e Sos Nugoresos. Lungo la strada che congiunge Irgoli con capo Comino, in corrispondenza dell'incrocio per la circonvallazione, giriamo invece a sinistra seguendo le indicazioni. La strada sale sul monte Senes e, dopo circa 12 chilometri, ci fa trovare sul lato destro il nuraghe di Janna 'e Prunas. Vicino al tempio sono presenti alcuni grandi massi, dietro i quali inizia un sentiero che scende per circa 400 metri. Al termine del sentiero troviamo la fonte sacra detta Untana de Su Notante, costruita con piccoli conci di basalto squadrati. 
Ai piedi del monte Albo, immerso in un bosco di lecci, si trovano i resti del nuraghe Litu Ertiches. È un nuraghe di tipo semplice, monotorre.
Onifai    Da Irgoli la SP25, dopo meno di due chilometri, ci fa entrare a Onifai (nome in lingua Oniài, metri 29, abitanti 758), borgo agricolo sempre nella piana del Cedrino, dominato dal tavolato basaltico di Su Gollei. L'economia del paese è basata principalmente sulla produzione dei formaggi e di una pregiata vernaccia, prodotta in quantità limitate ed assai ricercata dagli esperti.
Il paese si sviluppa intorno alla chiesa di San Giorgio, edificata su una piccola altura verso la fine del XIV secolo, estremamente semplice. Presso la chiesa, che fino al 1750 è stata la parrocchiale, troviamo il cimitero. Della cresia de Santo Sostiano, chiesa parrocchiale di San Sebastiano, non è nota la data di costruzione. Divenne parrocchiale probabilmente nel 1751, dopo lavori di ristrutturazione o forse di costruzione ex novo, e fu aperta al pubblico nel 1765. La chiesa ha pianta a forma di croce greca. L'interno è a navata unica, ed in una nicchia nella parete centrale è conservato il simulacro del santo. I muri laterali sono sostenuti da contrafforti e la facciata è resa imponente da lesene e cornici, ma è priva di iscrizioni particolari. Ha un campanile laterale con un grande orologio. 
Nel centro storico di Onifai, di fronte alla Casa Municipale, troviamo la chiesa di Santa Croce. La facciata risulta asimmetrica per la presenza del contrafforte sul lato sinistro. Sopra il portale architravato è presente una lunetta-lucernario, e più in alto un piccolo campanile a vela. Era sede dell'oratorio di Santa Croce, il più antico tra gli oratori del nuorese, fondato il 17 aprile del 1689.
Sempre nel centro storico di Onifai, troviamo la chiesa della Vergine di Loreto, presumibilmente edificata nel '600. Ha una facciata molto semplice, sovrastata da un piccolo campanile a vela.
Fuori dal paese troviamo la chiesa campestre detta santuario di Santu Juanne Istranzu, ossia di San Giovanni Battista. Realizzata nel 1968 in conci di pietra arenaria locale, ha un corpo allungato di forma rettangolare, che deve la sua particolare bellezza proprio alla semplicità. Presso la chiesa, il 24 giugno si svolge una festa campestre, che costituisce un forte motivo di richiamo per la popolazione locale e dei dintorni. Una tradizione presente a Onifai, come in tanti altri ambienti pastorali, è la festa per Su Tusorju, cioè per la tosatura delle pecore. Si tiene nei primi giorni del mese di maggio, quando il clima è ormai caldo. La tosatura avviene con forbici particolari, ben affilate, e l'operazione richiede molta perizia. La giornata della tosatura si conclude con un abbondante pranzo, innaffiato dal vino locale. Nei dintorni di Onifai troviamo il nuraghe di Sa Linnarta, la legna alta. È uno dei più importanti nuraghi della Baronia, che è però ancora oggetto di campagne di scavo. I lavori stanno portando alla luce corridoi e cunicoli. Sono stati rinvenuti anche cocci di granito e oggetti in basalto. Intorno alla torre centrale si trovano i resti di un piccolo villaggio preistorico. Una deviazione fino a Galtellì nel ricordo di Grazia Deledda   Da Onifai, proseguiamo sulla SP25. Dopo meno di un chilometro, la SP25 si immette sulla SS129, che a sinistra, verso est, porta dopo 3,5 chilometri a Orosei. La prendiamo, invece, verso destra. Dopo 3,5 chilometri entriamo sulla via Nazionale di Galtellì (nome in lingua Garteddì, metri 35, abitanti 2.393 ), centro agricolo situato nella valle del fiume Cedrino, ai piedi del monte Tuttavista, che la separa dal mare. È bagnata dal fiume Cedrino, che nell'inverno del 2004 ha provocato una vasta inondazione, determinata dalle eccezionali precipitazioni del periodo. Antico centro e sede episcopale del Giudicato di Gallura, come risulta già da un documento del 1173, conserva ancora numerosi resti di questo suo importante passato. Il centro storico è ben tutelato dal comune, e conserva la tipica struttura urbanistica dei borghi agricoli della Baronia.
Nelle sue strade sembra di respirare ancora l'atmosfera ben descritta nel romanzo capolavoro di Grazia Deledda, «Canne al vento», dove la racconta con il nome di Galte. Le protagoniste del romanzo, le Dame di Pintor, abitano proprio a Galtellì. E la Deledda così descrive il luogo: «Il sole obliquo fa scintillare tutta la pianura; ogni giunco ha un filo d'argento, da ogni cespuglio di euforbia sale un grido d'uccello; ed ecco il cono verde e bianco del monte di Galte solcato da ombre e da strisce di sole, e ai suoi piedi il paese che pare composto dei soli ruderi dell'antica città romana». Di Galtellì scrive anche Salvatore Satta, nel suo libro «Il Giorno del Giudizio», dove così la racconta: «La vera capitale non era allora Nuoro, era Galtellì, il paesetto della Baronia lungo il Cedrino, appena arretrato dal mare. Ne rimane traccia nel titolo della diocesi, che non è di Nuoro, ma di Galtellì e Nuoro, e Galtellì prima di Nuoro... ». 
Vittorio Emanuele di Savoia risulta essere stato oggetto di intercettazioni telefoniche, durante le indagini per i reati di corruzione per procacciamento clienti del casinò, e di sfruttamento della prostituzione per il reclutamento di prostitute per i frequentatori della casa da gioco di Campione. Nel corso di tali intercettazioni, Vittorio Emanuele, a cui si era fermato un motore della barca in Sardegna, risulta aver affermato: «Per me non hanno revisionato i motori. Hanno fatto finta e ce li hanno fatti pagare per rubarci e basta. Son sicuro. Perché non vanno mica bene, sa? Non cammina mica bene la barca. Sa, sono sardi, sono pezzi di merda. Ma io in Sardegna vado soltanto al ristorante perché si mangia bene. Non voglio più ma neanche che mi guardino la barca! Ma tanto, quei sardi lì, l'unica cosa che sanno fare, è inculare le capre... Ma tra un diesel e una capra, non lo possono mica inculare il diesel, eh! ». In tutta la Sardegna c'è stata una forte protesta per queste frasi, e Galtellì è passata alle cronache per la decisione presa dall'Amministrazione Comunale di cancellare tutti i riferimenti alla casa Savoia dalle strade del paese. Quindi via Umberto è stata rinominata via Karol Wojtila, e via Vittorio Emanuele è stata rinominata via Beata Vergine Assunta. |
Proprio in via Beata Vergine Assunta, l'ex via Vittorio Emanuele, troviamo la chiesa di San Francesco. Edificata nel 1612, si presenta con una pianta ad una sola navata. Ha la facciata a capanna priva di decorazioni, sormontata da un campanile a vela centinato a tutto sesto. il portale ha architrave in legno ed è fiancheggiato da sedili in muratura. I muri esterni laterali sono sorretti de tre contrafforti. Dalla via Nazionale, prendiamo sulla destra via papa Giovanni XXIII, che ci porta alla bella chiesa della Madonna di Mesausto, ossia Madonna di metà agosto. Si tratta della chiesa della Beata Vergine Assunta, edificata in stile catalano e barocco nel XVI secolo. Si presenta a navata unica, ma la presenza di due cappelle poste in asse ai lati della navata, sotto il presbiterio, le conferiscono una pianta a croce latina. Presenta una facciata in stile neoclassico, movimentata da lesene e cornici, ed intonacata.
Proseguendo lungo via papa Giovanni XXIII, arriviamo in piazza Parrocchia. Qui troviamo la parrocchiale del Santissimo Crocifisso, ricostruita nei primi del XV secolo in stile gotico-toscano sulla precedente chiesa quattrocentesca di Santa Maria delle Torri. È stata ristrutturata di nuovo nel '700 in stile barocco piemontese. Presenta una pianta basilicale a tre navate, con copertura in travi di legno a capanna e con la presenza di ampie arcate. Conserva al suo interno il Cristo in legno del Niccodemo, il quale nel 1612 e 1667 ha sudato sangue ed al quale vengono attribuiti innumerevoli prodigi e miracoli, tanto da essere meta di pellegrinaggi da tutta l'isola. Conserva anche una della Santissima Trinità del XVI secolo. In questa chiesa, durante la Settimana Santa, le confraternite di Santa Croce e di Sas Animas sono protagoniste di canti e riti sacri, che coinvolgono tutta la popolazione del paese. 
Nella stessa piazza Parrocchia, si affaccia il lato sud-ovest della piccola chiesa di Santa Croce. Oratorio dell'omonima confraternita, è stata edificata nel XVI secolo in stile gotico-catalano. La chiesa ha una sola navata divisa in tre campate, e l'interno con affreschi a motivi floreali.
Nella visita a Galtellì, non lontano dalla parrocchiale ci fermiamo a visitare una insolita casa antica, nella quale sono raccolte moltissime testimonianze della vita rurale del paese. 
Galtellì è una delle porte di accesso al Parco Letterario intitolato a Grazia Deledda. Da piazza Parrocchia arriviamo in via Sassari, dove al numero 12 troviamo la porta. Si tratta di un locale nel quale si trovano i suoi libri, e dove è possibile organizzare un percorso di visita alle località descritte da Grazia Deledda nei suoi racconti. 
Sempre da piazza Parrocchia, prendiamo via Garibaldi, dove al numero 12 possiamo visitare una settecentesca dimora conosciuta come Sa Domo ‘e sos Marras, ossia la casa dei Marras. È oggi sede del Museo Etnografico del paese, e raccoglie reperti e testimonianze che danno l'idea di quale fosse la vita contadina e pastorale nei secoli scorsi. Lungo la strada che dalla parrocchiale porta verso la chiesa di San Pietro, a pochi passi dalla chiesa, è possibile visitare ancora oggi la Casa delle Dame di Pintor, che fu l'abitazione dove soggiornò Grazia Deledda nel periodo che trascorse qui e durante il quale effettuò la stesura di «Canne al vento». Verso la periferia a nord-est del paese, dietro al cimitero, troviamo la chiesa di San Pietro di Galtellum. Questa chiesa fu cattedrale sino al 1496, prima che la popolazione venisse falcidiata dalla malaria e delle scorrerie dei pirati arabi. Edificata all'inizio del 1100 in stile Romanico-pisano, è stata recentemente restaurata. Durante i restauri sono venuti alla luce, lungo tutte le pareti, affreschi dell'ultimo medioevo, che propongono, con evidenti richiami alla tradizione bizantina, scene del Vecchio e Nuovo Testamento. La chiesa ha pianta a tre navate, ed è affiancata da un campanile a canna quadrata con cuspide. Dopo aver visitato la chiesa di san Pietro, ci rechiamo a vedere il cimitero, la cui principale caratteristica sono le tante croci in ferro battuto. 
All'estremo opposto del paese, nella periferia sud-occidentale, su un isolato spuntone basaltico, possiamo vedere il cosiddetto Castello Guzzetti. È un palazzetto nobiliare ottocentesco, che conserva ancor oggi l'aspetto di un piccolo castello, con tanto di torretta merlata. Si prevede che, una volta restaurato, potrà diventare il centro culturale del paese. Sul monte Tuttavista, alto 806 metri, arriviamo da una strada bianca dalla periferia orientale del paese. Sulla vetta è posizionata una gigantesca statua bronzea del Cristo, dell'artista madrileno Pedro Angel Terron Manrique, che si è ispirato al Cristo ligneo custodito nell'altare maggiore della chiesa del Santissimo Crocifisso. Sul lato meridionale del monte Tuttavista, a 15 minuti dalla strada, seguendo un ripido sentiero, possiamo raggiungere, ad un'altitudine di metri 635, la Petra Istampata, la pietra forata. Si tratta di un suggestivo arco di roccia naturale alto 30 metri.
Lungo la SS129 in direzione di Orosei, a circa quattro chilometri dal paese, si vedono sulla destra, le rovine del castello medievale di Pontes. I castello sorgeva sulle falde del monte Tuttavista, in posizione tale da dominare la vallata che si apre verso il mare seguendo il corso del Cedrino. Edificato nel 1070, come risulta dai resti di una fortificazione romana che è risultata inglobata nelle fondamenta del castello, in epoca giudicale fu la sede del Curadore che presiedevano la Curatoria di Galtellì, fino alla caduta nelle mani dei catalano-Aragonesi nel 1333. Dopo la costituzione, nel 1449, della Baronia di «Galtellì y encontrada de Orosey», divenne il domicilio del Barone don Salvatore Guiso, che si sarebbe poi trasferito a Orosei. La struttura è stata abitata fino al XV secolo e, secondo quanto si racconta, sino alla fine del XIX secolo ne erano visibili due torri. È attualmente in corso di restauro. La prossima pagina
| Nella prossima tappa del nostro viaggio raggiungeremo e visiteremo Orosei, storico capoluogo della Baronia Meridionale. |  |
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