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Sport, esibizioni a cavallo, canto, poesia e ballo tradizionale


Principali manifestazioni tradizionali della Sardegna sono le celebrazioni della Settimana santa, ed in particolare, nella Barbagia, sono quelle legate al carnevale, diverse da una località all'altra. In tutte le festività si svolgono varie competizioni, sia moderne che tradizionali. Caratteristiche sono Sa Murra, il torneo di morra tornato recentemente in auge e particolarmente praticato a Urzulei, o gli incontri di S'Istrumpa, la caratteristica lotta sarda già praticata dai nuragici, in parte simile alla lotta greco-romana ma molto più antica, di cui esistono diverse scuole a Ollolai. Quelle che preferiamo sono, comunque, le competizioni a cavallo ed i canti, i cori, le gare di poesia, le esibizioni dei gruppi folcloristici ed i balli tradizionali.

Il cavallo nella tradizione barbaricina

Quella del cavallo è una tradizione e una passione in tutta la Sardegna centrale, in particolare nella Barbagia. Già diversi giorni prima dell'inizio dei festeggiamenti, i cavalli compaiono nei cortili per le strade. Si gareggia in sartiglie, corse a Pariglia e si svolge anche il palio. Prima dell'inizio delle competizioni, i cavalieri si cimentano in esibizioni e corse sui cavalli lungo il percorso lungo il quale si terranno successivamente le competizioni.

Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - Bimba in costume tradizionale Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - Giovanna, molto bella, a cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - Sergio a cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Ferragosto Dorgalese - A cavallo in costume in attesa della sfilata Dorgali - Passeggiata a cavallo per le vie del paese Dorgali - Passeggiata a cavallo per le vie del paese Dorgali - Passeggiata a cavallo per le vie del paese Dorgali - Passeggiata a cavallo per le vie del paese Dorgali - Passeggiata a cavallo per le vie del paese Ferragosto Dorgalese - Esibizioni e corse sui cavalli per le vie del paese Ferragosto Dorgalese - Esibizioni e corse sui cavalli per le vie del paese Dorgali - Corse sui cavalli per le vie del paese

La Sartiglia, «Sa Sartiglia», è una giostra equestre nata a metà del 1500 a Oristano, dove si ripete in costume, seguendo la tradizione ogni anno. È una delle più suggestive manifestazioni equestri, derivante fin dal cinquecento da una giostra di abilità durante la quale, uno alla volta, i cavalieri al galoppo debbono infilzare, con la spada, una piccola stella di metallo sospesa con un filo di seta verde a quasi tre metri da terra. Per questo viene chiamata anche corsa della stella. Sartiglie molto più semplici, senza i costumi tradizionali e senza la stessa spettacolarità, si ritrovano comunque in tutte le sagre paesane e le manifestazioni folkloristiche della Sardegna.

Ferragosto Dorgalese - La Sartiglia Ferragosto Dorgalese - La Sartiglia Ferragosto Dorgalese - La Sartiglia

Le corse a Pariglia (a seconda della zona della Sardegna chiamate al nord «Sas Parillas» o al sud «Is Parillas») sono diffuse in tutta l'isola e rappresentano una delle più spettacolari esibizioni equestri. Consistono nell'affiancare due o più cavalli che, procedendo al galoppo, devono tenere sempre la stessa linea, con i cavalieri che sulle selle eseguono diversi tipi di acrobazie. Il termine Pariglia sta infatti ad indicare il cocchio trainato da una coppia di cavalli. Le difficoltà delle corse a Pariglia sono legate soprattutto al fatto che i cavalli sardi vivono liberi e non sono addestrati a prove di abilità. Ciascuno di loro tende, quindi, a superare l'altro, il che rende estremamente difficile farli correre affiancati. Le pariglie, senza i costumi tradizionali e senza la stessa spettacolarità, si ritrovano comunque in tutte le sagre e le manifestazioni folkloristiche sarde.

Ferragosto Dorgalese - Le corse a Pariglia Ferragosto Dorgalese - Le corse a Pariglia Ferragosto Dorgalese - Le corse a Pariglia

Il Palio è una corsa equestre, che costituisce una gara tra i rioni di una città, o tra entità territoriali vicine tra di loro, in genere disputata con cavalli o altri animali. Esistono anche Palii in cui si corre con le barche, e Palii che prevedono più tipi di competizione. Le origini di questo tipo di manifestazione vengono fatte risalire all'età del liberi Comuni italiani. Ancora oggi la corsa del Palio è una tradizione consolidata in molte città d'Italia, soprattutto a Siena, ma anche Asti e Legnano. Il Palio più conosciuto in Sardegna è quello che si tiene, la prima domenica di agosto, a Fonni. Detto anche Palio dei Comuni, è una sfida tra fantini-pastori e fantini-professionisti. Il Palio è accompagnato da corse a Pariglia in costume. In tutte le sagre paesane e le manifestazioni folkloristiche è sempre presente, sia pure in versione più ridotta, un Palio.

Ferragosto Dorgalese - Il Palio Ferragosto Dorgalese - Il Palio

Gli strumenti musicali tradizionali sardi

Tipici della Sardegna sono gli strumenti a fiato.

Bena a una sola cannaBena a una due e tre canneLa bena originariamente indicava una cannella d'avena nella quale era stata escissa un'ancia, successivamente il complesso di diverse canne con bocchino. La bena semplice è costituita da una trumbitta che si incastra in un tubo risuonatore. L'ancia viene scorticata e sgrossata sino a trovare la tonalità desiderata. Il tubo risuonatore è un tubo di canna che presenta quattro fori: tre nella parte superiore e uno in quella inferiore. Quest'ultimo foro, che ha la funzione di registro, può essere scavato a seconda degli effetti desiderati, sia nel tubo della trumbitta che nel tubo risuonatore. Sui fori anteriori si sviluppa invece la melodia. Successivamente i pastori hanno inventato la bena con due o tre canne

PippioluIl sulittu o pippiolu è uno strumento a fiato conosciuto in tutta l'isola che deriva dallo zuffolo del pastore. Anticamente, come testimonia un esemplare trovato in scavi archeologici e custodito nel museo archeologico di Cagliari, veniva ricavato da un semplice osso lungo di animale nel quale veniva scavato un foro rettangolare qualche centimetro sotto la testa dell'osso. Oggi viene realizzato con un tubo di canna la cui parte superiore viene tagliata con un'angolazione di 20 gradi circa e turata con un pezzo di sughero. A qualche centimetro di distanza dall'imboccatura, sulla facciata anteriore, si scava un grosso foro rettangolare. Sempre nella parte anteriore si scavano tre fori, e un quarto foro si scava posteriormente. Oggi è scomparso quasi del tutto, e viene ancora usato esclusivamente in qualche manifestazione folkloristica.

Ittiri - Bronzetto di suonatore di launeddas con un significativo fallo in erezioneLauneddasIl più importante strumento a fiato della Sardegna sono le launeddas, uno strumento di origini antichissime. Infatti ad Ittiri è stato trovato un bronzetto che rappresenta un suonatore con tre canne in bocca, delle quali una più lunga delle altre due. È la rappresentazione di un suonatore di launeddas, strumento a fiato polifonico tipicamente sardo. Lo strumento è formato da tre canne che possono avere diverse misure e spessore, e terminano con la cabitzina dove è ricavata l'ancia. Le tre canne sono:

· Il basso, basciu o tumbu, è la canna più lunga, fornisce una sola nota, quella della tonica su cui è intonato l'intero strumento, ed è privo di fori.

· La seconda canna, mancosa manna, ha la funzione di produrre le note d'accompagnamento, e viene legata con spago impeciato al basso.

· La terza canna, mancosedda, è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia.

Sulla mancosa e sulla mancosedda vengono intagliati a distanze prestabilite quattro fori rettangolari per la diteggiatura delle note musicali. Un quinto foro, arreffinu, è praticato nella parte terminale delle canne, opposta all'ancia.

TrunfaOltre agli strumenti a fiato, si trovano nelle manifestazioni folkloristiche strumenti che vengono utilizzati per accompagnare canti e balli. I principali sono i campanacci, la trunfa, strumento tipico della tradizione formato da una ciambella in ferro a cui è fissata una sottile lamella che vibrando produce il suono, il triangolo, il tamburello, l'armonica a bocca, l'organetto diatonico, la fisarmonica e la chitarra.

A Tadasuni, nella casa Parrocchiale, si trova il Museo degli Strumenti della Musica Popolare Sarda. Si tratta di un piccolo museo opera dello studioso Don Giovanni Dore, costituito da una importante e preziosa raccolta di strumenti musicali tradizionali.

Canti, Cori, Poesia e Balli

In tutte le festività della Sardegna, soprattutto in Barbagia, si può assistere ai tipici spettacoli serali, che comprendono il canto logudorese, i cori polifonici, le gare di poeti, le esibizioni dei tenores, per finire con i gruppi folcloristici ed i loro balli sardi.

In tutto il Logudoro è diffuso il Canto Logudorese, un tipo di canto solistico praticato in molte occasioni conviviali. Soprattutto durante le feste patronali, in tutti i paesi logudoresi non doveva mancare una serata dedicata a questo genere di canto, e per l'occasione venivano allora, e vengono ancora oggi, ingaggiati due o tre «cantadores» professionisti in grado di esibirsi in un vasto repertorio. La composizione è costituita da versi ottonari ed ha un ritmo binario. Il cantatore possiede un timbro vocale tenorile o baritonale, con una tessitura acuta, e deve essere capace di passare al falsetto e di elaborare fioriture virtuosistiche. Al canto monodico si è aggiunto nel tempo, come accompagnamento, il suono dell'organetto diatonico (Organittu, oppure Su Sonu), sostituito spesso in seguito da una fisarmonica. Quando, poi, gli spagnoli hanno portato in Sardegna la chitarra, questa ha cominciato ad accompagnare l'organetto o la fisarmonica nel Canto Logudorese, che da allora viene anche chiamato anche Canto a Chitarra (Su Cantu a Chiterra). La forma più diffusa del Canto a Chitarra è il cosiddetto Canto in Re (canto a boche rea), il cui nome deriva dal fatto che il chitarrista accorda la quarta corda della chitarra (Re) al La o al La Bemolle avuto dall'accordatore, portandola quindi una quinta sotto, e su questa accorda le altre cinque corde. Quindi il chitarrista dà, al cantatore, il tono base sul quale aprire e chiudere tutti i brani, eseguendo il cosiddetto accordo in Re, che però come si è detto non è un Re ma un La o un La Bemolle.

Ferragosto Dorgalese - Canto in re: primo cantante (2001) Ferragosto Dorgalese - Canto in re: secondo cantante (2001) Ferragosto Dorgalese - Canto in re

Non c'è, in Sardegna, sagra o manifestazione nella quale non si esibiscano gruppi di Canto a Tenore, il principale simbolo della musica tradizionale polivocale sarda, ed anche la più viva testimonianza delle radici arcaiche della sua cultura. Nel novembre 2005 l'Unesco ha proclamato, a Parigi, 43 nuovi «Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity», ossia i capolavori che andranno a far parte del Patrimonio Orale e Intangibile dell'Umanità, selezionati da una giuria internazionale presieduta dalla principessa Basma Bint Talal di Giordania. Tra questi, l'unico italiano è il Canto a Tenore della Barbagia, che costituisce il secondo bene intangibile italiano tutelato dall'Unesco, dopo l'Opera dei Pupi siciliana.

Il canto a tenore è l'espressione etnico-musicale più arcaica della Sardegna centrale, ed è la prova dell'esistenza della pratica polifonica in tempi remotissimi. La sua prima testimonianza si ritrova su un vaso della cultura di Ozieri; successivamente lo ritroviamo in un bronzetto del settimo secolo a.C. che raffigura un cantore con una mano appoggiata sul mento e l'altra sull'orecchio, con due dita che piegano la cartilagine, nella tipica postura dei tenores. Il canto a tenore può essere descritto come un canto solista, accompagnato ad accordi (corfos) da un coro, detto «su tenore», costituito da tre parti vocali. I componenti del quartetto cantano, con le voci di accompagnamento disposte in cerchio, affrontando i più diversi temi della vita quotidiana e politica, lotte e disoccupazione, amore, il tormento del bandito, il lamento della vedova. Insomma, il racconto di un popolo, quasi la storia di un'intera isola.

Un gruppo di Tenores è composto, quindi, da quattro voci:

· La voce solista, Sa 'Oche, che ha un timbro di tenore o di baritono acuto, è affidata la linea del canto e lo svolgimento del testo verbale; la voce solista scandisce il ritmo e la tonalità, che il coro deve armoniosamente seguire.

· Il basso, Su Bassu, è la prima voce gutturale del gruppo, che produce una base armonica ingolata, quasi a riprodurre il muggito di un bue, prodotta da una vibrazione continua delle corde vocali. Il suo compito è di costruire le fondamenta della melodia, eseguendo una nota base dello stesso tono della tonalità stabilita dalla voce solista.

· Il contra, Sa Contra, è la seconda voce gutturale del gruppo. È una voce baritonale che si congiunge al basso su un intervallo di quinta, fornendo un accompagnamento cupo e sfocato simile al belato di una pecora. È proprio il suo accordo gutturale a costituire la principale differenza del canto a tenore dalle altre forme di canto polifonico.

· L'ultimo componente del quartetto, la mezza voce o Sa Mesa 'Oche, un contralto, è l'unico componente del gruppo che modifica di continuo la sua melodia rendendola più vivace.

Basso e contra emettono insieme un suono ruvido, che non varia di tonalità se non quando la voce solista ne imposta una diversa. Il contralto, con la sua voce acuta, fiorisce in falsetto la linea del canto. Le dà una sonorità che sembra riproporre il sibilo del vento. Le tre voci emettono insieme un accompagnamento costituito da suoni senza senso, come bimbò bimbò, bimbirimbò, bombò, la-la, ed altri suoni simili, che si fondono tra di loro dando luogo ad un effetto assolutamente unico, quasi come se ci fossero gli strumenti di accompagnamento. Quasi in ogni paese della Barbagia c'è almeno un gruppo che canta con questa tecnica.

Ferragosto Dorgalese - Primo gruppo di canto a tenore (2001) Ferragosto Dorgalese - Secondo gruppo di canto a tenore (2001) Ferragosto Dorgalese - Gruppi di canto a tenore (2001) Terzo gruppo di canto a tenore (2005) Gruppo di canto a tenore (2005) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo «Mialinu Pira» (Alghero - 28/07/2002) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo «Mialinu Pira» (Alghero - 28/07/2002) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo «Mialinu Pira» (Dorgali - 15/08/2005) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo «Mialinu Pira» (Dorgali - 15/08/2005) Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo «Mialinu Pira» (Dorgali - 15/08/2005)

La gara dei Poeti si riallaccia all'improvvisazione poetica, da sempre presente nella tradizione sarda in tutte le occasioni conviviali. «L'improvvisazione regna sovrana nella poesia sarda, e se per il suo carattere estemporaneo, che si produce al di fuori dei dettami dell'arte e dell'estetica, non riesce ad occupare una pagina duratura nella storia letteraria dell'Isola, non si creda per questo che i suoi campioni e le loro produzioni poetiche vadano dimenticati con il volgere degli anni». La poesia estemporanea sarda è stata, per molto tempo, un mezzo per far progredire la popolazione, nel '900 analfabeta. Le esibizioni poetiche erano quasi lezioni di una scuola tenute da poeti che, sia pure da autodidatti, avevano studiato i classici.

All'inizio le improvvisazioni erano libere, i poeti partecipavano alle feste dei diversi paesi e sceglievano l'argomento a loro piacere. Ma, nel 1896, il poeta Antonio Cubeddu di Ozieri propose una gara di poeti. Da allora la gara di poesia, nella quale due o più poeti improvvisano su un tema che viene proposto dagli organizzatori, alternandosi e rispondendosi l'un l'altro, è diventato uno dei punti fermi di ogni sagra paesana, manifestazione folcloristica o religiosa, e quindi i migliori improvvisatori sardi sono diventati veri professionisti della poesia dialettale. Gli spettatori partecipano attivamente, e parteggiano per l'uno o per l'altro, e in ogni gara vi sono i poeti favoriti, come avviene con i cavalli.

Esistono quattro versioni di poesia estemporanea in Sardegna:

· S'Ottadda, ossia l'ottava, è la tecnica più diffusa, e la si ritrova in tutto il centro-nord dell'isola, esclusa la Gallura. La composizione è sviluppata in Logudorese ed è costituita da strofe di otto versi endecasillabi, sei iniziali a rime alternate e due finali a rima baciata finali. Viene anche indicata come S'Ottadda Serrada, dato che gli ultimi due versi (serrada) spesso racchiudono l'essenza del messaggio dell'intera ottava.

· Su Mutettu è diffuso invece nel sud dell'isola. La composizione è sviluppata in Campidanese centrale. La strofa, su mutettu appunto, è composta da due sezioni diverse. La prima, detta sterrina, è di 8,9 o 10 versi e rappresenta l'esposizione del tema principale. La seconda, detta cobertanza, generalmente di due versi, costituisce la risposta. I versi hanno una metrica quantitativa, essendo costituiti da tetrametri acefali.

· Sa Repentina si può trovare ancora in parte della Sardegna centro occidentale. La composizione è sviluppata in Campidanese occidentale. La strofa è costituita da oltre 30 versi settenari concatenati.

· Sos Mutos si possono ancora trovare in parte della Sardegna centrale. La composizione è sviluppata in alto Campidanese o in Logudorese ed ha forti analogie con su mutettu.

Soprattutto nel nord e nel centro della Sardegna, i versi vengono accompagnati dal suono vocale e gutturale emesso da un gruppo di tenores. Nell'ottava, l'accompagnamento dei tenores avviene alla chiusura di ogni coppia di versi: al secondo, al quarto, al sesto e per la chiusura. Nel sud il coro di accompagnamento dei tenores viene spesso sostituito dal suono di una fisarmonica o di una chitarra.

Ferragosto Dorgelaese - Primo poeta (2001) Ferragosto Dorgelaese - Secondo poeta (2001) Ferragosto Dorgelaese - Improvvisazione poetica (2001)

I Cori Polifonici sono nati in diverse località della Sardegna, ma costituiscono una realtà relativamente recente rispetto al canto a tenore ed alla poesia estemporanea. Non sono sempre presenti nelle manifestazioni folkloristiche, ma quando ci sono interpretano sia brani della tradizione musicale sarda che nuove composizioni, sempre in lingua sarda. Alberto La Marmora notava, in certi accenti dei cori sardi, notevoli affinità con i cori dei cosacchi. Ma il coro sardo è più aspro, sincopato, monotono, come i canti arabi del deserto. Una prerogativa dei cori sardi è quella di cantare disposti a cerchio, a differenza dei cori alpini nei quali i coristi sono disposti in più file. Si ritiene che tale disposizione derivi dal modo di cantare a tenore. Affascinante è ascoltare da un Coro Polifonico brani tradizionali classici come «S'Innu de su Patriottu Sardu a sos Feudatarios» (noto anche con il suo primo verso «Procurad'e moderare»), come «A Diosa» (noto come «Non potho riposare»), come «Lettera a Nanni Sulis» (noto come «Nanneddu meu»), o come «Est una nott'e luna».

Ferragosto Dorgalese - Coro polifonico (2005) Ferragosto Dorgalese - Coro polifonico (2005) Ferragosto Dorgalese - Coro polifonico (2005) Ferragosto Dorgalese - Coro polifonico (2005) Ferragosto Dorgalese - Coro polifonico (2005)

Zuri - La Chiesa di San Pietro: altorilievo nel quale si vede la prima rappresentazione del ballu tundu il più tradizionale ballo sardoIl momento più seguito delle sagre e nelle manifestazioni è l'esibizione dei gruppi folkloristici, che si esibiscono nei tradizionali Balli sardi. Le prime tracce del ballo sardo risalgono al 2700 a.C. In un bassorilievo del sedicesimo secolo, in una Chiesetta di Bolotana, sono rappresentate le launeddas che accompagnano il ballo, e nella Chiesa San Pietro a Zuri è presente, su un capitello, un altorilievo la rappresentazione del ballu tundu, il più tradizionale ballo sardo. Nella tradizione sarda, il ballo è sempre stato visto come una manifestazione profana, tanto che il luogo nel quale si svolgeva veniva chiamato «su praxieri», ossia il luogo del piacere. Ed il bronzetto del suonatore di launeddas rinvenuto a Ittiri è caratterizzato da un significativo fallo in erezione. Oggi il ballo sardo è spesso accompagnato non dalle launeddas, ma dal suono dell'organetto diatonico. Sono due le principali forme di ballo eseguite nei bellissimi costumi tradizionali diversi per ogni paese:

· Il ballo rituale, di cui le forme più diffuse sono il ballo tondo (su ballu tundu) ed il ballo a tre passi (su ballu ‘e tres passos).

· Il ballo di corteggiamento, come il ballo della sposa (su ballu de sa sposa) ed il passo puntato (su passu appuntau).

Vengono riportate foto e filmati di Balli Sardi eseguiti da diversi gruupi folkloristici.

Ferragosto Dorgalese - Primo gruppo folk (2001) Ferragosto Dorgalese - Primo gruppo folk (2001) Ferragosto Dorgalese - Secondo gruppo folk (2001) Ferragosto Dorgalese - Secondo gruppo folk (2001) Ferragosto Dorgalese - Terzo gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Terzo gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Terzo gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Terzo gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005) Ferragosto Dorgalese - Quarto gruppo folk (2005)

La prossima tappa del nostro viaggio

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Nella prossima pagina illustreremo le diverse possibilità per raggiungere la Sardegna in aereo partendo dal continente. Si tratta di informazioni orientative che invitiamo comunque a verificare dato che possono variare nel tempo.

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