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| Nel Neolitico Medio si sviluppa la cultura di Bonu Ighinu e all'inizio del Neolitico Recente quella di San Ciriaco
In base alle nuove ricalibrazioni al Carbonio 14 si è eliminato il fatidico + o - 300 anni di approssimazione che era presente nelle datazioni precedenti, per cui le datazioni sono state spostate indietro di 300 anni. Daremo quindi nella descrizione che segue le nuove datazioni delle diverse culture che si sono sviluppate in Sardegna. Nel Neolitico Medio si sviluppa la cultura di Bonu Ighinu
Nel Neolitico Medio (4.500-4.000 a.C.) fiorisce la cultura di Bonu Ighinu, che si sviluppa appunto tra il 4.500 ed il 4.000 a.C. Prende il nome dalla grotta Sa Ucca de su Tintirriolu (la bocca del pipistrello) a Bonu Ighinu, presso Mara, tra Villanova Monteleone e Bosa, dove per la prima volta ne sono state rinvenute le tracce, e rappresenta una evoluzione della cultura di Filiestru che si era precedentemente sviluppata nella stessa zona. Sono stati fatti vari ritrovamenti riconducibili a questa cultura anche in zone dell'interno, quando queste popolazioni iniziano a spostarsi e ad andare ad occupare siti che erano precedentemente abitati abitati da altre culture precedenti. Si diffonde poi soprattutto nella pianura di Oristano, non lontano dai giacimenti di ossidiana del Monte Arci e dai porti di quelle coste. Si ritiene che le popolazioni di questa cultura siano costituite da piccole comunità che vivono principalmente di agricoltura e pastorizia e preferiscono abitare vicino alle coste. sanno già coltivare il grano e conoscono l'allevamento di pecore e capre. Vengono rinvenuti resti di animali e di molluschi che costituiscono ancora la base dell'alimentazione. La popolazione di questo periodo abitano ancora in grotte o già all'aperto, nelle prime capanne. Poi iniziano a diffondersi nell'isola, dove verranno realizzati i primi villaggi di capanne. Le case sono prevalentemente interrate, con armatura di pali e coperture realizzate con erbe palustri.  Sono state rinvenute ceramiche di buona fattura, raffinati ed eleganti, di colore per lo più grigio, con pareti molto più sottili e lisce delle precedenti, alcune inornate ed altre decorate sull'orlo o sul collo con motivi impressi a minuto tratteggio o con piccolissimi punti (ceramiche puntinate) oppure con motivi graffiti aggiunti dopo la cottura. Per la produzione delle ceramiche sono utilizzate tre classi di impasti: grossolano, semi-fine e fine. I vasi ad impasto grossolano e semi-fine, di colore vivo e rosso, hanno le superfici poco lisciate, e non sono decorati. Quelli ad impasto fine sono caratterizzati da un impasto duro, molto depurato e ben cotto, generalmente di colore grigio, grigio-rosso o grigio bruno, a volte nero, ed hanno la superficie sempre molto lisciata, a volte addirittura levigata e brillante. Le forme dei vasi sono principalmente scodelle emisferiche con la calotta bassa, aperte o con l'orlo rientrante. Ci sono poi ciotole carenate, alte o basse, a spigolo angolare o arrotondato, con innesto anche a gradino, olle a collo fuso o distinto, vasi globulari biansati con corte spalle rientranti e collo cilindrico.
Sono inoltre presenti microvasetti, mestoli e cucchiai. Tutti hanno una forma generalmente con la base convessa. Hanno anche anse modellate e decorate con piccole figure umane o con protomi zoomorfe. Appartengono a questa cultura anche degli insoliti strumenti in selce e ossidiana con il lungo manico. Si tratta di mestoli che terminano con una protome antropomorfa, ossia con una testa rotonda e tre fori che simulano una faccia umana.
Per quanto riguarda le armi, il materiale utilizzato per la fabbricazione delle punte di freccia, delle lame e delle accette sono soprattutto l'ossidiana, la selce e la pietra levigata. La materia prima che prevale è l'ossidiana, che in alcuni siti, come il riparo sotto roccia di Cala di Villamarina e Su Carroppu, viene utilizzata quasi esclusivamente. Solo nella grotta di Filiestru la pietra più utilizzata è la selce, che è più abbondante. In pietra levigata vengono realizzate asce e accette, che hanno una forma trapezoidale nella grotta di Monte Majore. Si hanno poi macine e macinelli ellissoidali, levigatoi, pestelli in porfido, quarzo e granito. In questo periodo si realizza una forte crescita del commercio dell'ossidiana, con esportazioni ben documentate in Corsica, in Italia centrale e settentrionale ed in Francia meridionale. Il rinvenimento nella grotta di Filiestru di un frammento di un anellone in pietra grigio scura di sezione ellittica, ha permesso di riferire a questa cultura anche molti altri anelloni litici, ben levigati, rinvenuti casualmente in altre zone della Sardegna. Per la realizzazione degli anelloni si presuppone l'utilizzo di un disco cilindrico in pietra, di forma non necessariamente regolare, levigato in modo più o meno accurato, sul quale viene eseguito il foro, in posizione centrale oppure eccentrica. Per eseguire il foro forse si utilizza un trapano cavo, con il quale si realizza un unico foro oppure diversi fori tangenti tra loro e disposti in forma circolare in modo da ottenere così un foro unico più ampio. Oppure si incide il disco cilindrico con un bulino su una sagoma circolare, approfondendone poi l'incisione fino ad ottenere il foro. Quindi l'anellone viene levigato in modo più o meno accurato. Le ipotesi sull'uso degli anelloni sono numerose: arma da getto, oggetto ornamentale da usare come bracciale, pendaglio o anello da naso, oggetto simbolico a rappresentare un segno di comando.
Per quanto riguarda la religiosità, nella grotta di Bonu Ighinu sono state rinvenute statuine della Dea Madre rappresentata in forma estremamente obesa. Statuine simili sono state ritrovate anche ad Olbia, a Perfugas, a Muros, a Meana Sardo, a Narbolia, a Samassi. Sono realizzate in pietra, alabastro, argilla o osso di animale ed hanno testa cilindroide, corpo obeso con le braccia al seno o distese lungo i fianchi. Vengono indicate per la forma obesa con il nome di idoletti volumetrici.
In questo periodo nasce il culto dei morti. Quella di Bonu Ighinu è, infatti, considerata la prima cultura in Sardegna ad utilizzare le cavità naturali come sepolcri, che costituiscono poi piccole necropoli. I morti vengono sepolti in tombe a fossa ed in piccole grotte artificiali, di forma ovale e con soffitto a volta, che verranno chiamate in lingua domus de janas, ossia case delle fate. Qualcuno ritiene che in questo periodo abbiano avuto inizio le prime edificazioni di menhir e dolmen, che si sono poi sviluppate nel periodo delle cultura di Ozieri. Nella prima fase del Neolitico Recente la cultura di San CiriacoAlla fine del Neolitico Medio ed alla prima fase del Neolitico Recente (4.000-3.500 a.C.) appartengono i resti della cosiddetta cultura di San Ciriaco, che si sviluppa tra il 4.200 ed 3.800 a.C. Deve il suo nome a un villaggio preistorico che si trova a Torralba, nella periferia della città nel rione omonimo, e che si sviluppa su circa 12 ettari. Era considerata fino a qualche tempo fa un'espressione della cultura di Bonu Ighinu, anche se recentemente si è cominciato a considerarla a sé stante. La cultura di San Ciriaco viene vista oggi come un momento di passaggio tra la cultura di Bonu Ighinu e la successiva cultura di Ozieri. Appartengono a questa cultura, oltre all'insediamento di San Ciriaco, anche l'insediamento di torre di Foghe, presso Tresnuraghes; quello di Cuccuru S'Arrius e quello di Conca Illonis, presso lo stagno di Cabras; quello in località Su Cungiau de Marcu nei pressi di Decumoputzu. Nascono i primi villaggi di capanne. A Cuccuru S'Arrius sono stati rinvenuti fondi di capanne parzialmente interrati, realizzati con pali di legno ricoperti di argilla ed erbe palustri.  La cultura di San Ciriaco è caratterizzata soprattutto dalla produzione di ceramiche e vasi di ottima fattura, di tipo inornato, con pareti sottili. Sono ben lisciate ed hanno colorazione che va dal rosso-bruno al grigio.
Per quanto riguarda le armi, il materiale utilizzato per la fabbricazione delle punte di freccia, delle lame e delle accette continua ad essere la pietra, la selce e l'ossidiana. L'insediamento di San Ciriaco si trova a solo quattro chilometri dal Monte Arci, il che ci fa ritenere che queste popolazioni fossero dedite all'estrazione ed alla commercializzazione dell'ossidiana, e attente al controllo del territorio verso l'interno lungo il corso del Rio Mogoro.  Tra i reperti più significativi trovati nelle grotte funerarie ci sono bellissimi idoletti volumetrici. L'idoletto rinvenuto nel villaggio di Cuccuru is Arrius è stato trovato nella tomba numero 386 nella quale il defunto, disposto in posizione fetale sul pavimento lastricato,veva accanto come corredo funerario recipienti di terracotta, zagaglie in osso, ossidiane, resti di collane in clorite e vicino alla mano destra protesa come per afferrarlo, un idolo di pietra che costituiva l'elemento centrale delle offerte. Ha la testa cilindrica ed una folta capigliatura e gli occhi semichiusi, è realizzata in calcarenite. Porta uno strano copriCapo a tamburello cilindrico, con tre bande sfrangiate e traforate, che scendono sulle orecchie e sulla nuca. La posizione è rigidamente frontale, sull'attenti, con le braccia abbandonate lungo i fianchi, in un atteggiamento comune alle statuine di contesto funerario. Presenta una completa nudità che consente di apprezzarne le forme simbolicamente abbondanti, il corpo obeso con tutti i particolari ben definiti, le mammelle, le grosse gambe, le braccia con le mani ben delineate, abbandonate sui fianchi. Diverso è l'idoletto rinvenuto a Su Cungiau de Marcu nei dintorni di Villasor, ma è anch'esso di tipo volumetrico e rappresenta una donna dalle forme simbolicamente abbondanti.
Per quanto riguarda il culto dei morti, vicino al villaggio di Cuccuru is Arrius sono state rinvenute piccole grotte artificiali funerarie, con defunti posti rannicchiati accanto al corredo funebre. La necropoli ipogeica del villaggio è costituita da 19 tombe, è la più antica di tutta la Sardegna e tra tra le più importanti, soprattutto per i corredi ritrovati all'interno. Grotte funerarie simili sono state trovate anche nei pressi del villaggio di Su Cungiau de Marcu.
La prossima pagina | Nella prossima pagina parleremo della significativa evoluzione culturale che si ha nella seconda fase del Neolitico Recente. Verso il 3.200 a.C. si sviluppa infatti la cultura di Ozieri, i cui primi resti sono stati trovati nella grotta di San Michele ad Ozieri e con essa nasce il fenomeno del megalitismo. | |
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© Claudio de Tisi 2002-2010
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