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| Nel Neolitico Recente nasce la civiltà di San Michele di Ozieri e con essa il fenomeno del Megalitismo
Nel Neolitico Recente nasce la civiltà di Ozieri Una significativa evoluzione culturale si ha nel Neolitico Recente (4.000-3.500 a.C.). Verso il 4.000 a.C. si sviluppa, infatti, la cultura di Ozieri, i cui primi resti sono stati trovati nella grotta di San Michele vicino ad Ozieri. Altri ne sono stati rinvenuti nella grotta del Rifugio e nella grotta del Guano presso Oliena, ed in seguito in tutta l'isola dato che gli insediamenti si vanno a moltiplicare come numero e sono più estesi come dimensioni.
La cultura di Ozieri che si protrarrà fino al 3.400 a.C. costituisce la prima grande civiltà sarda. Si rilevano forme espressive della vita sociale, materiale e spirituale approfondite ed uniformi in tutta l'isola, il che ci permette di parlare non più di semplici aspetti culturali caratterizzanti alcune popolazioni, ma di una vera forma di civiltà. I reperti portano a ritenere che la società fosse basata sull'agricoltura, la pastorizia ed anche sulla caccia e che fosse intensa l'attività commerciale. Tutto ci porta a vedere in queste comunità un'organizzazione sociale già avanzata, con anche una primitiva divisione del lavoro.  Con la cultura di Ozieri nascono i primi grandi villaggi preistorici. Nei villaggi sono stati rinvenuti resti di cibo, oggetti in pietra e ceramiche, punte di frecce, raschiatoi, lame, asce e mazze realizzati soprattutto in ossidiana e selce lavorati con grande abilità. Le punte di lancia sono snelle e vengono lavorate con forme eleganti. Compaiono anche manufatti mai visti prima in Sardegna, ceramiche riccamente decorate, vasi a forma di pisside e tripode con decorazioni incise o impresse nell'argilla e spesso colorati con ocra rossa o pasta bianca come era in uso nel Mediterraneo orientale e nelle isole greche. Questo a dimostrare l'esistenza di significative relazioni commerciali fra le diverse popolazioni neolitiche.
Per quanto riguarda le armi, il materiale utilizzato per fabbricare le punte di freccia, le lame e le accette continua ad essere, come prima, la pietra, la selce e l'ossidiana, ma si trova una notevole differenza nel modo in cui vengono lavorati questi materiali. Gli uomini della cultura di Ozieri hanno raggiunto una alta abilità, un'elevata perizia manuale, la raffinatezza e il gusto per la decorazione la troviamo anche nei manufatti ceramici. La religiosità della cultura di Ozieri sostituisce il culto del Cielo Fecondatore con quello del del Dio Toro, e quello della Madre Terra con quello della Dea Madre. Caratteristiche saranno le riproduzioni di teste e corna taurine a rappresentare l'elemento maschile, e cerchielli o spirali a rappresentare quello femminile, da interpretare come le due forze cosmiche generatrici della vita. Il Dio Toro incarna il principio attivo maschile e rende anche il concetto della fertilità, mentre la Dea Madre rappresenta la fecondità agricola. Nella religiosità di Ozieri esiste quindi un'associazione tra il simbolismo taurino paterno o solare ed il simbolismo femminile materno o lunare. Nell'ambito della Cultura di Ozieri la Dea Madre viene appresentata in stile geometrico cruciforme, che deriva dallo schema del precedente idolo femminile obeso, che tende a semplificarsi appiattendosi. A Senorbì, in località Turriga, ci sono i resti di un villaggio preistorico al cui interno è stata ritrovata la celebre statuina di divinità femminile in marmo intitolata alla Dea Madre, che è possibile ammirare al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari. Abbiamo circa una trentina di questo tipo di esemplari, ma questa di Senorbì è la maggiore per dimensioni e la più curata nell'esecuzione dei particolari.
In grande considerazione queste popolazioni tengono il culto dei morti. I loro sepolcri, disseminati un pò dovunque nell'isola, sono di tre tipi: i sepolcri ipogeici costituiti dalle domus de janas, i sepolcri megalitici costituiti dai dolmen e dalle sepolture a circolo, e le tombe dei giganti. I villaggi preistorici, i villaggi santuari, le fortezze difensive ed i villaggi fortificati Le prime capanne vengono realizzate durante la cultura di Bonu Inghinu e di San Ciriaco, ma è con la cultura di Ozieri che si vedono nascere i primi grandi villaggi preistorici. Le abitazioni della popolazione sono capanne a pianta quadrangolare o circolare, con alla base un muro in pietra a secco ed una copertura di legno e frasche, forse a volte in pietra. Ancora oggi, anche se sempre di meno, i pastori costruiscono questo tipo di capanne che nome in lingua si chiamano «pinnettas». Dopo le prime capanne in pietra, si vedono nascere i villaggi. Resti di capanne di Ozieri si trovano ad esempio in un villaggio in località San Gemiliano presso Sestu, costituito da un insieme di circa 60 capanne disposte in file irregolari, delle quali è stata ritrovata la base in pietra.
Successivamente intorno ai principali nuraghi si sono sviluppati grandi villaggi, mentre altri di ancora maggiori dimensioni sono nati autonomamente solitamente attorno a un pozzo sacro. I villaggi, infatti, continuano a svilupparsi ed a crescere nel tempo per tutta la durata della cultura di Ozieri ed anche successivamente, nell'età del Rame, del Bronzo ed anche in quella del Ferro. Nei villaggi, soprattutto in quelli caratterizzati dalla presenza di un pozzo sacro, presumibilmente nell'Età del Bronzo e del Ferro oltre alle abitazioni ed ai templi sacri vengono realizzate costruzioni destinate a scopi diversi: grandi rotonde per le riunioni, spazi recintati utilizzati presumibilmente per affari e contrattazioni, piccole dimore per il pernottamento degli ospiti venuti da fuori. Tutto questo fa pensare che in questi villaggi, spesso chiamati santuari, si svolgessero grandi adunate nelle quali diverse tribù si ritrovavano insieme in occasione di particolari eventi religiosi. Presso i villaggi-santuari spesso oggi si trovano chiese campestri, nei pressi delle quali in occasione di feste religiose si svolgono fiere: accanto ai pellegrini vi arrivano mercanti, artigiani, venditori di dolci. Non mancano i cantadores e i suonatori di organetto o di launeddas, tipico strumento sardo. Questo accade oggi, ma non sembra azzardato immaginare che qualcosa di simile dovessero accadere nelle grandi adunate nei villaggi preistorici. Verranno, in epoca successiva, realizzati anche villaggi fortificati. Sono caratterizzati da significative mura difensive, con lo scopo di difendere le abitazioni da probabili aggressioni da parte di popolazioni ostili. La sepoltura nelle domus de janas e nelle grandi necropoli Nascono a nostro avviso già con la cultura di Bonu Inghinu e di San Ciriaco, certo si sviluppano nel periodo della cultura di Ozieri, le prime sepolture scavate nella roccia, che continueranno ad essere realizzate ed utilizzate anche in periodi successivi. Si tratta di sepolture scavate nella roccia, sia in rocce in superficie che scavate nel sottosuolo, nel qual caso si parla di sepolture ipogeiche. In tutta la Sardegna se ne trova un migliaio, sono chiamate domus de janas, a volte anche «concheddas», «casi de li faddi», «epercias de fadas» (case delle fate), oppure in opposizione «domus de rogas» (case delle streghe), in quanto nella successiva tradizione si ritenne fossero le loro abitazioni. Continueranno ad essere utilizzate anche dopo la fine della civiltà di Ozieri.
Sono scavate nella roccia e sono costituite da una o più stanze di forma quadrangolare o circolare, talvolta intercomunicanti, solitamente non più grandi di un metro quadrato. Sono provviste di un ingresso di solito a forma quadrata, e riproducono le caratteristiche di un'abitazione, nelle quali i defunti si trovassero come in casa. Le più antiche sono molto rudi, successivamente in quelle più recenti spesso si trovano all'interno elementi tipici delle case dei vivi, come pilastri, travi del tetto, sedili, focolari. A volte vi sono rappresentati simboli della spiritualità, tra questi soprattutto teste e corna taurine a rappresentare l'elemento maschile, e cerchielli o spirali a rappresentare quello femminile, da interpretare come le due forze cosmiche generatrici della vita. Le domus de janas si possono trovare isolate, ma più spesso sono riunite in grandi necropoli.
Il fenomeno del Megalitismo con i menhir, gli allineamenti di menhir, i cromlech o circoliLa cosiddetta architettura megalitica inizia a svilupparsi in tutta Europa sul finire del Neolitico Antico, verso il 4500 a.C. Il termine deriva dalle parole greche megas e lithos (grandi pietre) ed indica un periodo nel quale l'espressione della religiosità si manifesta attraverso l'innalzamento di grandi blocchi di pietra e successivamente, nel Neolitico Recente, con l'edificazione di monumenti di varia natura realizzati con grandi blocchi di pietra tenuti insieme a incastro o semplicemente appoggiati l'uno all'altro, ma comunque senza uso di malte leganti. In Sardegna il fenomeno del megalitismo nasce con la civiltà di Ozieri. A simboleggiare la profonda religiosità ed il culto del Cielo Fecondatore e della Gran Madre Terra, nel periodo in cui si sviluppa il megalitismo soprattutto nella Barbagia vengono edificati in gran numeri i menhir, grandi massi di pietra piantati nel terreno, veri e propri monumenti anche se a prima vista possono apparire grezzi. Il nome menhir deriva dalle parole bretoni «men» e «hir» (pietra lunga), nome in lingua vengono spesso chiamati «pedras fittas», pietre fisse, ossia pietre infisse nel terreno. Si ritiene se ne inizi la costruzione al tempo della cultura di Ozieri, attraversano tutta l'Età del Rame e del Bronzo, e nella Sardegna centrale i barbaricini li adoravano ancora in pieno medioevo, infatti Gregorio Magno nel VI secolo d.C. scrive: «Ligna autem et Lapides adorent». In una prima fase si trovano isolati, sono lisci e senza decorazioni, appuntiti o tondeggianti in cima, e svettano verso l'alto a simboleggiare il fallo maschile. Hanno un'altezza che di solito si aggira sui tre metri ma possono raggiungere anche i cinque metri. Successivamente li troviamo a protezione delle aree funerarie, dei dolmen e soprattutto delle tombe dei giganti.
Troviamo anche più menhir raggruppati, allineati in una o più file. Gli allineamenti di menhir sono costituiti da massi meno imponenti di quelli isolati ed abbastanza informi, ma hanno spesso un significato connesso con i segni cardinali o con le posizioni astrali il che presuppone che chi li ha edificati avesse profonde conoscenze astronomiche.
Si trovano anche menhir disposti in circoli chiamati cromlech, dal bretone «croum» e «lech» (cerchio di pietre sacre). Le sepolture a circolo sono costituite da un certo numero di pietre infisse verticalmente nel terreno che delimitano un'area al centro della quale, in alcuni casi, ma non in tutti, sta una cassetta di pietra di forma quadrangolare. Secondo Giovanni Lilliu, il padre dell'archeologia sarda, il defunto era collocato all'interno del circolo perché le sue membra fossero scarnificate dall'azione degli agenti atmosferici; una volta scarnificate, le ossa del defunto erano deposte all'interno della cassetta collocata al centro del circolo. Le tombe a circolo sono state edificate soprattutto nelle campagne di Arzachena, in località Li Muri, il che aveva portato gli archeologi che li avevano scoperti a ritenere che fossero espressione di un'altra cultura, diversa dalla cultura di Ozieri, chiamata cultura dei Circoli. Oggi sono stati rinvenuti circoli anche in altre località, per cui gli archeologi ritengono che i circoli di Li Muri siano stati edificati da uomini di cultura Ozieri.
Nella fase finale della cultura di Ozieri i menhir diventano proto-antropomorfi, alcuni maschili a rappresentare il Dio Padre, mentre su altri si trovano scolpite, come simboli tipici della Dea Madre, le mammelle.
Le successive culture di Filigosa e Abealzu, delle quali parleremo più avanti, realizzano le statue menhir antropomorfe. Sulla pietra troviamo scolpiti diversi simboli tra i quali non solo corna taurine, occhi e spade, ma soprattutto il cosiddetto capovolto (quasi un uomo a testa in giù) ed il doppio pugnale, che cominciano a comparire anche nelle domus de janas. In maggior numero sono state rinvenute nel territorio di Laconi e si ritiene rappresentino non più la divinità ma probabilmente gli eroi ed i guerrieri mitici di quelle popolazioni. I dolmen probabili sepolture dei componenti di famiglie di alto rango Il nome dolmen deriva anch'esso dal bretone, è la composizione delle parole «tol» e «men» (tavola di pietra), e sta ad indicare i primi sepolcri megalitici. In Sardegna sono presenti solo nelle zone settentrionale e centrale. I dolmen semplici sono sepolture monumentali costituite da tre o più grosse pietre piantate verticalmente nel terreno che sorreggono un'altra lastra che le copre orizzontalmente.
I dolmen complessi hanno, invece, una forma allungata con più lastre di copertura. Vengono chiamati tombe a corridoio oppure con termine francese allèe couvert. Si fanno risalire alla cultura di Ozieri ed erano probabilmente le tombe riservate a famiglie di alto rango. A volte nei pressi dei dolmen si trovano betili, la cui funzione si ritiene fosse quella di vegliare sulla pace del defunto. Un'isola piena di misteri: chi ha costruito gli oltre 10.000 nuraghi?Molti sono i misteri che rimangono insoluti sulla Sardegna. Il principale è chi abbia costruito i grandi nuraghi che caratterizzano più di ogni altra cosa il paesaggio sardo differenziandolo da quello di qualsiasi altra località del mondo. Ne sono stati censiti oltre 7.000 e si ritiene che il numero totale superi abbondantemente i 10.000. Come si è detto, non ci è dato di conoscere chi e quando abbia realizzato gli oltre 10.000 nuraghi presenti in Sardegna spesso circondati da grandi villaggi. Ma che cosa sono i nuraghi? Il nome nuraghe potrebbe derivare da un'antica radice «nur» che significa mucchio cavo, ed indica quella particolare forma di megalitismo che trova la sua massima espressione nella costruzione dei queste torri realizzate con blocchi squadrati di pietra disposti in cerchi sovrapposti, con blocchi di maggiori dimensioni in basso e sempre più piccoli verso l'alto, in modo da dare al nuraghe la forma di un tronco di cono. I nuraghi stanno in piedi, da migliaia di anni, grazie a una ben calibrata distribuzione di pesi, senza che vi sia alcuna traccia di materiale cementante. Diverse ipotesi sono state sviluppate sul loro utilizzo. Per la maggior parte, i nuraghi sono collocati o sulla sommità di una collina o ai margini di un altipiano, comunque in una posizione dominante, il che li fa ritenere costruzioni difensive. Alcuni potevano avere, invece, funzioni diverse, probabilmente di tipo mistico o religioso. Di sicuro la popolazione locale ha avuto, ed ha ancora oggi, il massimo rispetto di queste costruzioni, nessuna delle quali è mai stata riutilizzata ad esempio dai pastori per alloggiare o ricoverare le greggi. Infatti le campagne sono disseminate di ovili, spesso costruiti accanto a nuraghi, ma mai ricavati da essi come sarebbe stato molto più logico e comodo. Il problema di una loro convincente datazione rimane ancora aperto, con diverse ipotesi molto in contrasto tra loro, dato che non disponiamo di una tecnologia in grado di datare gli antichi manufatti in pietra come sono ad esempio i nuraghi. Le datazioni certe che possiamo utilizzare sono quelle relative ai ritrovamenti di vasellame (esami di termoluminescenza o suddivisione in base agli stili, che però non si può avere certezza risalgano allo stesso periodo in aree geografiche diverse) ed ai ritrovamenti di materiale organico (esami al radiocarbonio). Ma questi tipi di datazione, pur essendo precisi, non ci danno la data dell'edificio, ad esempio del nuraghe, nel quale i reperti sono stati rinvenuti, dato che non è da escludere un eventuale successivo riutilizzo della stessa struttura in pietra ad opera di altre popolazioni. Ed accanto al problema della datazione, rimane aperto quello legato al motivo per cui i nuraghi si trovano solo in Sardegna, e quindi anche il mistero della comparsa e della successiva scomparsa della civiltà che li ha edificati. La datazione ufficiale li fa vedere edificati nell'età del Bronzo. Le datazioni ufficiali del periodo nuragico, che si trovano in ogni ricostruzione storica ed anche sui cartelli indicatori posti accanto ai nuraghi, derivano dalle ricerche di Giovanni Lilliu, lo scopritore della reggia nuragica di Barumini, che ha impegnato tutta la sua vita allo studio dell'archeologia del periodo prenuragico e nuragico in Sardegna. Secondo Lilliu, i nuraghi sarebbero stati realizzati nell'età del Bronzo. Nel Bronzo Antico (1.800-1.600 a.C.) i proto nuraghi, nel Bronzo Medio (1600-1300 a.C.) i nuraghi semplici e nell'età del Bronzo Tardo (1300-900 a.C.) i nuraghi complessi. Lilliu ha ricavato queste datazioni dall'analogia dei manufatti in essi rinvenuti con quelli presenti in altre culture di datazione più certa. Ma oggi è comunemente accettata l'ipotesi che tali manufatti siano successivi, presenti nel nuraghe a causa di un suo successivo riutilizzo da parte di altre culture. La datazione storica ufficiale viene oggi ritenuta decisamente superata; ci viene riferito che lo stesso Lilliu lo avrebbe ammesso. Una datazione più credibile li fa vedere edificati nel periodo del megalitismo. Da qualche tempo studi più approfonditi, che iniziano ad essere accettati anche da archeologi tradizionali, portano ad anticipare di 1000-1500 anni la data di costruzione dei nuraghi, quindi non all'età del bronzo ma al periodo del megalitismo, quando in tutta Europa iniziarono a innalzarsi menhir, costruirsi dolmen ed altre strutture ciclopiche in pietra. l'epoca nuragica avrebbe quindi avuto inizio verso il 3500 a.C. quando l'isola era abitata da una popolazione dai tratti negroidi, che ha raggiunto il suo massimo splendore con la cultura di San Michele di Ozieri che di sicuro ha realizzato menhir, dolmen ed altre strutture in pietra. E la sua fine sarebbe da collegarsi all'arrivo dall'oriente di popolazioni di origine semitica o indo-europea, che avrebbero portato sull'isola la lavorazione dei metalli, la navigazione e diverse altre conoscenze. Sono quelli che vengono indicati come i Shardana, che percorrevano il Mediterraneo alla guida dei Popoli del Mare, come ci raccontano gli Egizi e gli antichi Greci. La costruzione dei nuraghi sarebbe quindi, secondo questa datazione, precedente al sorgere nel bacino del Mediterraneo delle prime costruzioni monumentali delle quali abbiamo evidenza storica. L'edificazione delle piramidi in Egitto inizia infatti dal 2700 a.C., mentre sono più recenti le mura ciclopiche di Micene, Tirinto, Gla, sulle coste dell'anatolia, a Troia. Un'ipotesi che vede il popolo dei nuraghi a cavallo dei due diluvi. Si va da qualche tempo a proporre anche una terza datazione, che li anticiperebbe ancora di qualche migliaio di anni. Leonardo Melis, ad esempio, ipotizza che, dopo il primo grande diluvio universale che avrebbe distrutto la civiltà di Atlantide, probabilmente collegabile con la fine della glaciazione di Wurm ed il grande disgelo dell'8500 a.C. (oppure secondo altri del 9600-9400 a.C.), si sarebbe sviluppata sull'isola la civiltà nuragica, una civiltà assolutamente unica che avrebbe appunto edificato queste grandi costruzioni, e si sarebbe successivamente pressoché estinta con il secondo diluvio, circoscritto al solo bacino mediterraneo, nel 3200-2700 a.C. Una ipotesi questa che ci fa piacere riportare, ma che riteniamo abbia bisogno di più documentati approfondimenti. Vediamo ora i diversi tipi di nuraghi: dai proto nuraghi ai nuraghi semplici e successivamente ai nuraghi complessi. I cosiddetti proto nuraghi (o pseudo nuraghi) sono strutture rozze e basse con un profilo che varia dal rettangolare a corridoio, all'ellittico, al rotondo. L'interno, al piano terra, presenta uno o più corridoi, ai lati del quale a volte si aprono cellette. Nel muro spesso sono ricavate delle scale a zig-zag, che portano al piano superiore dove si trovano altri vani solitamente rotondi o quadrangolari. Hanno la copertura realizzata il più delle volte con lastroni disposti orizzontalmente ma si ritiene che a volte il tetto fosse realizzato in legno e frasche. Il momento di passaggio dai proto nuraghi ai veri nuraghi, si avrà con la comparsa della copertura a tholos, o a falsa cupola, che già vediamo realizzata in alcuni degli ultimi proto nuraghi.
Tra i circa 7.000 nuraghi esistenti in Sardegna, la maggior parte sono nuraghi semplici, formati soltanto da una torre con un ingresso alla base, dal quale si entra in un grande vano interno con alcune nicchie scavate nell'intercapedine. Il più delle volte la camera interna ha una copertura a tholos, che viene realizzata sovrapponendo file circolari di massi, gli uni sugli altri, con i massi di una fila sporgenti leggermente verso l'interno rispetto a quelli della fila sottostante. Per la sua forma, la copertura a tholos viene indicata anche come copertura a falsa cupola. È spesso presente all'interno una scala a chiocciola ricavata nel muro, che porta ad una camera al piano superiore e fino alla sommità della torre. Per motivi che non sono del tutto accertati, i nuraghi arrivati a noi mancano tutti della copertura dell'ultima camera in alto.
In un periodo successivo iniziano a svilupparsi i nuraghi complessi, costituiti solitamente da un grande nuraghe centrale solitamente indicato come mastio, attorno al quale vengono successivamente realizzate altre torri, due (nuraghi bilobati), tre (nuraghi trilobati), quattro (nuraghi quadrilobati) o più. Le torri sono collegate tra di loro da alti muraglioni sui quali o all'interno dei quali sono presenti camminamenti per le vedette. Le torri hanno più stanze con copertura a tholos collegate da corridoi, e possono avere più di un piano con varie scale. 
Le grandi sepolture collettive chiamate tombe dei giganti con i betili a difendere la pace dei defuntiSono chiamate tombe dei giganti, nome in lingua «tumbas de is gigantis», «gigantinu», «tumbas de sos paladinos», le grandi tombe collettive megalitiche. Sono probabilmente un'evoluzione dei dolmen, e sono tanto grandi che si è ritenuto potessero servire a tumulare uomini giganteschi. Si trovano spesso in prossimità dei nuraghi, lo stile e le pietre impiegate sono simili. Date le forti analogie costruttive con i nuraghi, si ritiene che le tombe dei giganti siano state edificate nel periodo nuragico, abbiamo quindi un analogo problema di datazione attendibile. Sono realizzate con massi disposti a formare un corridoio chiuso in alto da una serie di pietre di copertura disposte a piattabanda. Nel corridoio, ai lati, venivano disposte allineate le salme. Lo spazio antistante riservato ai riti funebri viene chiamato esedra ed è delimitato da una serie di lastre di pietra affiancate orizzontalmente ed infisse nel terreno, disposte a semicerchio a forma di corna taurine. Le tombe dei giganti del centro-nord della Sardegna hanno l'ingresso formato da una pietra centrale detta stele, molto più grande delle altre e possiede una piccola apertura che simula l'ingresso di una abitazione. All'estremità della tomba opposta alla stele è spesso presente l'abside, realizzata con pietre disposte a semicerchio l'una sull'altra ed accuratamente lavorate. Nel sud della Sardegna, invece, la facciata della tomba non ha una stele ma è invece realizzata con tecnica ciclopica, ossia la tecnica usata nella costruzione dei nuraghi, e il portello d'ingresso è sormontato da un lastrone orizzontale con funzione di architrave e la facciata ed esedra realizzate con filari di pietre squadrate. La tomba era interamente ricoperta da un grande cumulo di terra, sino all'altezza dell'arco della stele. Recenti scavi hanno dimostrato che la sepoltura dei defunti avvenisse calandolo dall'alto, mediante lo spostamento di una delle lastre di copertura. Si spiegano così le ridotte dimensioni del portello che avrebbe avuto esclusivamente un valore simbolico. Molto rare, a volte si trovano più tombe realizzate a poca distanza l'una dall'altra, a costituire nel loro insieme vere necropoli. 
Nell'esedra o vicino ad essa sono spesso infissi nel terreno uno o più betili, la cui funzione si ritiene fosse quella di vegliare sulla pace del defunto. Con il nome betili, parola che in ebraico indica il luogo dove si sofferma il Signore, vengono chiamate steli o statue in pietra molto stilizzate. In un primo periodo troviamo betili di forma conica, poi con forme proto-antropomorfe tanto da poter distinguere i betili maschili da quelli femminili. La funzione rituale assegnata ai betili era quella di vigilare sulla incolumità della tomba e quindi sulla pace dei defunti.
Gli scambi commerciali e la struttura portualeCome si è detto, la presenza di manufatti tipici del Mediterraneo orientale e delle isole greche dimostra l'esistenza di significative relazioni commerciali, che la storiografia tradizionale ha sempre visto la Sardegna come elemento passivo, che riceveva commerci dalle altre aree del Mediterraneo. Oggi invece sono in molti a ritenere che esistessero strutture portuali già in epoca nuragica. Gian Giacomo Pisu, come vedremo nella pagina dedicata alle sue ricerche, dimostra l'esistenza di nuraghi di segnalazione in corrispondenza dei principali punti di approdo, a testimoniare un'intensa attività di navigazione in periodo nuragico, che comunque già era iniziata con i primi trasporti di oggetti in ossidiana nel periodo di Su Carroppu, un migliaio di anni prima.
La prossima pagina | Nella prossima pagina parleremo dell'Età del Rame, tra il 3.200 ed il 1.800 a.C., quando l'arrivo della metallurgia e la lavorazione del Rame portano alla fine della civiltà di Ozieri con il periodo sub-Ozieri, le culture di Filigosa e Abealzu. Vedremo la costruzione dell'altare di Monte d'Accoddi. Vedremo poi la cultura di Monte Claro e quella del Vaso Campaniforme. | |
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