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Dalla Mesopotamia arriva la metallurgia del Bronzo ed inizia l'epopea Shardana


Il bronzo è una lega di stagno e rame, più resistente del rame e molto malleabile, che consente di produrre armi più efficaci e utensili più vari. L'età del Bronzo (2.000-900 a.C.) si distingue in Bronzo Antico (2.000-1.500 a.C.), Bronzo Medio (1.500-1.200 a.C.) e Bronzo recente e finale (1.200-900 a.C.).

Proseguendo il nostro viaggio nella storia della Sardegna, vediamo come nell'età del Bronzo in Sardegna arrivi dal vicino oriente una popolazione di origine semitica o indo-europea, si tratta degli Shardana che porteranno al massimo sviluppo della civiltà preistorica nell'isola. I reperti del periodo mostrano come alla precedente popolazione dai tratti somatici negroidi si venga a sostituire una popolazione dai tratti spiccatamente semitici o indo-europei.

L'arrivo in Sardegna dei navigatori Shardana

Alcuni sostengono che i Shardana fossero originari della città di Sardi in Anatolia, che fu capitale della Lidia al tempo di re Creso (560-546 a.C.). Per questo fanno riferimento a Erodoto, che racconta che i primi uomini di lingua straniera insediatisi in quel paese furono i mercenari Cari e Joni, inviati da Cige re di Sardi ed impiegati dal faraone Psammetrico I (663-609 a.C.) contro Assurbanipal. E, di fronte all'obbiezione che mercenari Shardana erano al soldo del faraone Seti I il Grande (1318-1304 a.C.), per continuare ad attribuire la provenienza dei Shardana da Sardi sostengono che Erodoto avrebbe confuso Cari e Joni (che erano Greci) con i Shardana e Psammetico con Seti. Ma noi abbiamo la certezza che è impossibile la provenienza dei Shardana dalla città di Sardi, dato che, secondo una recente indagine archeologica effettuata in Turchia questa città, risulta fondata solo nel 1000 a.C. e, se anche fosse stata precedente, sarebbe stata distrutta insieme alla capitale Hattusa e a tutto l'Impero Ittita di cui faceva parte durante l'invasione dei Popoli del Mare del 1200 a.C.

È molto più probabile l'ipotesi di Carta Raspi secondo il quale i Shardana sarebbero arrivati dall'asia Minore molti anni prima della fondazione di Sardi ed anche le ultime scoperte tra Haifa e Tel-Aviv confermano insediamenti Shardana in Asia Minore dal 1150 a.C. Questa ipotesi ci porta in Mesopotamia durante l'Impero del semita Sargon di Akkad. Nella Mesopotamia meridionale i Sumeri, che alcuni ritengono autoctoni o forse immigrati attraverso la Persia dall'Asia centrale, dal 3000 a.C. introducono la scrittura e fondano l'organizzazione politica sulle città-stato che si alternano in un ruolo egemonico. Dopo il regno di Sargon I il Grande, eventi eccezionali e probabilmente una grande carestia protrattasi dal 2300 al 2000 a.C. provocano l'esodo delle popolazioni mesopotamiche verso occidente. In Sardegna arrivano gli Shardana, sono quasi sicuramente queste le popolazioni che portano la conoscenza della navigazione ed il culto delle acque. Probabilmente si determina una spartizione dell'isola: la popolazione nativa si ritira all'interno mentre sulle coste si installano i nuovo arrivati.

Lo studio del DNA sui resti fossili della popolazione dell'età nuragica individua caratteristiche comuni in tutta l'isola, senza però alcuna analogia con quella dei sardi attuali. Le analisi di Simona sanna sul DNA mitocondriale antico di età nuragica, effettuate sui loro resti fossili, individuano caratteristiche comuni e quindi una forte omogeneità in tutta l'isola, senza però alcuna analogia con quella dei sardi attuali. Il cromosoma Y, che viene ereditato per via paterna e permette di seguire le migrazioni maschili, ci dice che i sardi attuali lo condividono con le altre popolazioni mediterranee, e si ritiene lo abbiano ereditato da migrazioni dal vicino oriente. Tracce però di una popolazione precedente si conservano comunque, dato che solo i sardi hanno nei rami principali del DNA gli aplogruppi M26 e HG2.2, assenti in tutte le altre popolazioni europee e del bacino del Mediterraneo. La conclusione è che tra la popolazione antica e quella moderna si erge una barriera genetica simile a quella che separa i sardi di oggi da tutte le altre popolazioni mediterranee ed europee.

L'organizzazione della società Shardana

Quella Shardana è una società organizzata in varie famiglie o clan, che obbedivano ad un Capo e vivevano in villaggi composti da capanne circolari con il tetto in paglia. La struttura sociale è fortemente improntata su caratteri militari e religiosi. In tale struttura teocratica ha una grande importanza la figura degli eroi fondatori, quali Iolaos, Norax e Sardus, mitici condottieri ma allo stesso tempo considerati delle vere e proprie divinità. Le raffigurazioni dei bronzetti indicano chiaramente la presenza di capi o di re, riconoscibili perché molto spesso reggono un bastone borchiato ed hanno un mantello, interpretati come simbolo di comando. Ma negli stessi bronzetti sono rappresentate tutte le varie categorie sociali compresi gli artigiani e i minatori.

Orune - La fonte sacra su Tempiesu immagine É una società percorsa da una spiritualità nuova e con attività preminenti l'allevamento e lavorazione dei metalli. Sono allevatori, ma anche abili lavoratori del bronzo del quale ci viene tramandato abbiano il monopolio nel Mediterraneo, e sono soprattutto un popolo di militari e grandi navigatori. La religiosità si manifesta con la realizzazione di tempietti, tra i quali uno dei meglio conservati è il Tempietto di Malchittu vicino ad Arzachena, realizzato a megaron ossia con un atrio quadrangolare antistante la cella. Si manifesta però soprattutto nel culto delle acque, per il quale vengono dapprima utilizzate le fonti sacre, e successivamente vengono realizzati in corrispondenza delle fonti i pozzi sacri, chiamati anche templi a pozzo. In Sardegna esistono circa 40 templi a pozzo molto diversi fra loro. I più singolari e meglio conservati sono la fonte sacra Su Tempiesu di Arune e l'affascinante pozzo sacro ipogeico di Santa Cristina a Paulilatino.

Serri - Il villaggio di Santa Vittoria Nei villaggi, soprattutto in quelli caratterizzati dalla presenza di un pozzo sacro, oltre alle abitazioni ed ai templi sacri vengono realizzate costruzioni destinate a scopi diversi: grandi rotonde per le riunioni, spazi recintati utilizzati presumibilmente per affari e contrattazioni, piccole dimore per il pernottamento degli ospiti venuti da fuori. Tutto questo fa pensare che in questi villaggi-santuari si svolgessero grandi adunate nelle quali diverse tribù si ritrovavano insieme in occasione di particolari eventi religiosi. Tipico esempio è il villaggio-santuario di Santa Vittoria a Serri.

Per quanto riguarda le ceramiche e gli altri reperti rinvenuti del periodo della civiltà Shardana, restano olle a orlo ingrossato, ceramiche con decorazione geometrica oltre a esempi di statuaria, armi e strumenti in bronzo. Lo sfruttamento delle miniere è una delle risorse principali di questo periodo: accanto ai bronzi figurati, è presente la produzione di armi, utensili ed oggetti vari in bronzo che ha pochi eguali nel resto del Mediterraneo. Ben presto nella Sardegna, terra ricca di miniere, si costruiscono fornaci per la fusione del nuovo metallo che vengono lavorate in maniera molto abile, dando vita ad un fiorente commercio verso tutta l'area mediterranea ed in particolare verso le regioni più povere di metalli. Ciò spiega l'analogia della cultura della Sardegna con quella delle civiltà presenti nell'area egea, ossia micenea, cretese e cipriota, e con l'area iberica.

Vaso della Cultura del Bronzo Daghe in bronzo Puntali di lance in bronzo

I bronzetti

Resti in bronzoI reperti più significativi di questo periodo sono le fusioni in bronzo ed i bronzetti, che ci presentano diverse scene delle vita del tempo. Nell'area nei dintorni di Uta, in località Monte Arcosu, è stata rinvenuta casualmente nel 1849 sotto terra una grande quantità di bronzetti probabilmente relativi ad un grande edificio culturale pubblico, conservati oggi nel Museo Archeologico di Cagliari. Raffigurano capotribù e guerrieri Shardana, simili come rappresentazione e come abbigliamento a quelli raffigurati in Egitto nei templi di Abu Simbel, Medinet Abu e Karnak, ritenuti per questo tra i più antichi. Molto significativi, il bronzetto del capotribù con un ampio mantello e un bastone nodoso, due guerrieri uno con spada ed arco e l'altro con spada e scudo rotondo, un fromboliere e due lottatori. Sono state rinvenute anche otto spade delle quali una riproduce un cervo infilzato nella lama. Queste statuette ci mostrano come nel 1500-1400 a.C. Il bronzo, sia lavorato in Sardegna con tecniche di irraggiungibile bellezza e perfezione.

immagineBultei - La famosa navicella con protome cervina rinvenuta in località Is ArgiolasDelle navi di questo periodo vediamo la riproduzione in alcuni oggetti votivi, realizzati di sicuro da navigatori che avevano molto viaggiato nel Mediterraneo e probabilmente fuori, dato che le prore sono ornate con la riproduzione di animali come l'antilope allora sconosciuti, e in altri bronzetti si trova la riproduzione di un gorilla e di un uomo con i tipici tratti somatici di un negro. Mancano i remi o di fori per gli stessi, ed hanno sull'albero un misterioso anello rotante sormontato da due corna o una mezzaluna, sul quale sono state fatte varie ipotesi. Diversi studi sono in corso sulle navi e sui porti Shardana, ad opera soprattutto di Leonardo Melis e di Giangiacomo Pisu come vedremo nelle prossime pagine.

Le mura del Grande Shimbabwe le cui torri ricordano i nuraghi sardiPer produrre il bronzo, di cui hanno il monopolio nel Mediterraneo, i Shardana usano il rame che abbonda in Sardegna ma possono trovare lo stagno solo in terre lontane. Impossibile che vadano a cercarlo in Cina, molto improbabile che arrivino alle isole Scilly in Cornovaglia dove lo stagno verrà scoperto solo nel 900 a.C., o in Nigeria percorrendo 800 chilometri in un entroterra sconosciuto. Più probabilmente, dopo aver circumnavigato l'Africa, arrivano in Zimbawe o Shimbabwe, dove si racconta fossero le leggendarie miniere di re Salomone, e dove ancora oggi vediamo vicino alla zona mineraria le grandi fortificazioni in pietra con mura e torri tronco-coniche simili ai nuraghi, che hanno dato nome alla località e poi all'intero paese dato che Zimbawe in lingua Shona vuol dire grandi case di pietra. Ma come arrivano così lontano? Sono certo grandi navigatori.

L'Egitto ci parla dei Shardana e dei Popoli del Mare, una grande coalizione di pirati e guerrieri

Abu Simbel: guerrieri Shardana (elmo con le corna e uno strano vessillo) e Phelets (elmo con le piume)i Shardana non ci hanno lasciato scritti, la loro storia si può ricostruire solo da quanto ci raccontano di loro altri popoli che ne sono venuti in contatto. E dei Shardana alla guida dei Popoli del Mare, delle loro invasioni, ci parlano sia gli Egizi che gli antichi Greci. Ma questa, come quella delle navi Shardana, è una storia che racconteremo meglio nelle prossime pagine. Le cronache dell'antico Egitto parlano dei Popoli del Mare, una coalizione di popolazioni guerriere che tentano l'invasione del paese provenendo dal mare.

In diversi documenti di fonte egizia si parla dei Shardana e dei Popoli del Mare già ai tempi dei faraoni Amenofi I, Tuthmosi I che sconfigge i Mitanni e la Siria che combattono con contingenti Shardana, Tuthmosi III e Amenofi III.

Amenhotep o Amenofi IV, che regna dal 1356 al 1339 a.C., sposo della bellissima regina Nefertiti, è un faraone della XVIII dinastia, che cambia il proprio nome in Akhenaten ed introduce in tutto l'Egitto il monoteismo. Il dio per eccellenza è Aton, che corrisponde al disco solare e, grande novità per l'Egitto, non ha bisogno né di statue né di templi. Il suo culto si svolge all'aria aperta, rivolgendosi direttamente al dio che splende nel cielo. Si tende oggi a collegare questo profondo cambiamento a quando, nel 1351 o nel 1355, ambasciatori dei Popoli del Mare si recano in Egitto portando i loro doni al faraone ed alla regina Nefertiti per invitarli a tornare all'originario culto dell'unica Grande Madre. Richiesta da loro accolta anche se invece della dea Madre istituiscono il culto del dio Padre Aton. Akhenaten fonda una nuova capitale che chiama Akhetaten (Tell-el-Amarna), ed interrompe tutte le spedizioni militari. Avendo soltanto figlie femmine, associa al trono Semenkhara, marito della figlia maggiore, che alla sua morte riporterà la capitale a Waset (Tebe) e restaurerà il vecchio sistema teologico con il culto di Amon, mentre la regina Nefertiti, rimasta a Akhetaten, resterà per sempre fedele al culto di Aton. Dopo la morte, quando verrà restaurato il culto di Amon, Akhenaten verrà chiamato il faraone eretico o anche il faraone iconoclasta.

Il faraone Seti I il Grande è il secondo faraone della XIX dinastia e regna dal 1318 al 1304 a.C. Figlio di Ramesse I, sale al trono non giovanissimo intorno ai trentasette anni, dopo aver ricoperto la carica di grande sacerdote di Seth. Il ristabilimento dell'influenza estera dell'Egitto richiede una serie di campagne militari che culminano con la sconfitta di un esercito ittita sul fiume Oronte ed al successivo effimero trattato di pace stilato con il re di Hatti Muwatalli. Seti I sicuramente utilizza mercenari Shardana nella guerra contro gli invasori Ittiti.

Il faraone Ramesse II il Grande, che regna dal 1279 al 1212 a.C., figlio di Seti I, è il terzo e il più importante faraone della XIX dinastia. Come il padre cerca di ridurre il potere del clero tebano di Amon. Per questo sposta da Tebe la sua residenza nella regione del delta, dove fà edificare, nei pressi di Avaris che era stata capitale dei sovrani Hyksos, la sua nuova residenza che chiama Per-Ramesse, ossia Casa di Ramesse. Già durante il secondo anno di regno deve affrontare la minaccia dei pirati Shardana e delle loro incursioni nella delta del Nilo. Riesce a sconfiggerli, quindi inserisce i prigionieri nel suo esercito utilizzandoli come guardia del corpo personale. Nel 1274 affronta gli invasori Ittiti nella battaglia di Qadesh, roccaforte del loro Impero. È una delle più importanti battaglie dell'antichità, nella quale li sconfigge con l'aiuto della guardia personale costituita da 520 mercenari Shardana, mentre altri Shardana che lui chiamerà Shardana del mare dal cuore ribelle, combattono al fianco degli Ittiti stessi. Medinet Abu: carri con a bordo guerrieri dei Popoli del MareMedinet Abu: guerrieri egizi e mercenari Shardana col caratteristico elmo munito di corna e col disco solareRamesse II fa edificare il tempio rupestre di Abu Simbel, con all'ingresso quattro colossali statue alte venti metri e interamente scolpite nella roccia che raffigurano il faraone seduto, che fa decorare con la rievocazione delle sue vittorie, e vi fa rappresentare i guerrieri Shardana. Anche nell'immenso tempio di Amon Ra a Karnak, alla periferia di Tebe, dove sorge una imponente statua del faraone di fronte all'ingresso della sala ipostila, da lui completata con 134 gigantesche colonne e un grande lago sacro, fa decorare i muri con la rappresentazione dei guerrieri Shardana. Fa inoltre edificare il tempio di Medinet Abu a Luxor, nel quale fa decorare graffiti che rappresentano i mercenari Shardana.

Medinet Abu: i Popoli del MareIl quarto faraone della XIX dinastia è Merenptah o Amenofi, che regna dal 1212 aC. per forse 12 anni. L'evento militare di maggior importanza del regno di Merenptah è la difesa del Basso Egitto di fronte al tentativo di invasione di una forte coalizione di tribù libiche e dei Popoli del Mare. Gli invasori superano la linea difensiva di Ramesse II e pongono sotto assedio la stessa Menfi. La battaglia decisiva vede la vittoria dell'esercito egizio, ma è probabile che Merenptah, a causa dell'età già avanzata, non abbia partecipato direttamente alla battaglia.

I Shardana alla guida dei popoli del Mare e la grande catastrofe del 1200 a.C.

Verso il 1200 a.C. un grande sisma distrugge Pilo, il Menelaion, Micene, Tirinto, Midea e Troia. Deve essere stato un evento di straordinaria gravità perché dopo il cataclisma si perdono tutte le precedenti tradizioni e si dovrà arrivare alle scritture di Omero tra il 750 e il 650 a.C. per avere qualche ricordo di quanto è avvenuto in questi 500 anni di black-out.

Anche in Sardegna alla fine dell'Età del Bronzo questo evento ha provocato il maremoto e l'inondazione che sicuramente in quell'epoca ha colpito tutta la costa meridionale allagando completamente il Campidano e distruggendo la maggior parte dei nuraghi presenti in questa zona, che ancora oggi, se li andiamo a visitare, troviamo tutti abbattuti in direzione sud e rimasti parzialmente in piedi solo nel lato nord. Una inondazione della quale abbiamo le prove, che ha lasciato solo acquitrini al posto dei terreni fertili ed ha trasformato la Sardegna in una immensa palude. L'isola ormai invivibile viene abbandonata da gran parte della popolazione, che si trova nella necessità di cercare altre terre e si spinge verso sud fino alle soglie della terra degli Egizi, verso oriente in direzione della Grecia e forse tornando in Mesopotamia da dove i Shardana erano arrivati molto secoli prima.

Quindi, a seguito della grande inondazione che verso il 1200 a.C. sommerge gran parte della Sardegna e causa l'allontanamento della popolazione verso altre terre, inizia tra il 1220 e il 1180 l'ultima e più grande invasione dei Popoli del Mare che sconvolgerà tutto il Mediterraneo Orientale ed il territorio asiatico. La coalizione è più ampia e comprende anche Tjeker (Teucri, che Omero poi identificherà con i Troiani), Pheleset (Filistei) e popoli che vengono dal nord Europa: Denen o Danuna (i Danai omerici) e Sakssar. Nel 1184 una lega di Achei e loro alleati invade e distrugge Troia. È questa la guerra che Omero racconterà in Iliade e Odissea. I Popoli del Mare distruggono Ugarit e Micene, Biblos e Corinto, cancellano l'Impero Miceneo risparmiando stranamente solo Atene, passando gli abitanti a fil di spada e tutto distruggendo al loro passaggio, invadono la Laconia, proseguono verso est distruggendo l'Impero Ittita ed arrivano fino in Asia Minore.

Medinet Abu: battaglia nel Delta del 1180 a.C. nella quale la nave a destra è ShardanaUna parte della flotta con a Capo gli stessi Shardana e Akawasa attacca di nuovo l'Egitto durante il regno del faraone Ramesse III, che regna dal 1197 al 1165 a.C. ed è il secondo ed il principale faraone della XX dinastia. Le principali notizie su Ramesse III provengono dal Papiro Harris, dal Papiro della congiura dell'Harem e dalle iscrizioni e dalle decorazioni nel suo tempio funerario a Medinet Habu. Egli nel 1180 a C. deve fronteggiare vari tentativi di invasione a tenaglia da parte dei Libu e dei Popoli del Mare, provenienti dall'Asia Minore e dall'Egeo. Nel quinto anno del suo regno alcune popolazioni provenienti dal deserto libico (Libu, Mashuash, Seped) arrivano a minacciare Menfi, ma riesce a sconfiggerle e le ricacciate nel deserto.

Nel 1183 una parte della flotta dei Popoli del Mare con a Capo i Shardana, dopo aver dopo aver abbattuto le civiltà Micenea e Ittita, devastato la Palestina ed occupato Cipro, giunge alle porte dell'Egitto. Ramesse sconfigge gli invasori provenienti dall'asia Minore e dall'Egeo, che vengono ritratti nel tempio di Madinat Habu, e dirà di aver sconfitto i più terribili guerrieri dell'epoca. Non sappiamo se si sia trattato di una vera sconfitta, dato che più probabilmenteha raggiunto con loro un accordo, grazie alla mediazione dei mercenari Shardana che militano nelle sue fila.

L'Età del Ferro con il declino della civiltà Shardana

Il ferro compare verso il 900 a.C. e per molto tempo è stato ritenuto un'evoluzione delle conoscenze metallurgiche. A un'analisi più attenta invece si deve riconoscere che è molto più difficilmente lavorabile del bronzo, fonde a temperature molto più alte, la sua durezza non è maggiore rispetto a quella del bronzo ben lavorato, mentre invece la durata è molto inferiore. Si è arrivati quindi alla certezza che il passaggio dalla lavorazione del bronzo a quella del ferro non sia stata un'evoluzione bensì un ripiego, quando ha cominciato a scarseggiare lo stagno, per le difficoltà sopravvenute nel Mediterraneo per la partenza dei grandi navigatori che avevano la conoscenza di quelle rotte. La carenza di stagno, come risultato della distruzione del commercio di questo tempo, ha costretto i popoli a cercare un'alternativa al bronzo. Un'evidenza di questo è il fatto che molti oggetti in bronzo, durante questo periodo, vengono riciclati per farne armi.

Il bronzo era usato per fare utensili, dato che il suo punto di fusione è più basso di quello dell'acciaio. L'età del ferro inizia con lo sviluppo di tecniche di fusione a temperature più alte. Durante l'età del ferro, i migliori utensili e armi sono fatti d'acciaio, una lega costituita da ferro e carbonio. Le armi in acciaio e gli strumenti sono pressapoco dello stesso peso di quelli in bronzo, ma più robusti. Tuttavia, l'acciaio è difficile da produrre con i metodi allora disponibili. Perciò, molti utensili in ferro sono forgiati in ferro battuto.

Vaso della Cultura del FerroNell'età del ferro mutano le produzioni ceramiche, che tornano ad essere riccamente decorate nello stile detto geometrico ed orientalizzante. Muta anche l'assetto di alcuni nuraghi, che subiscono seri rimaneggiamenti quando non addirittura il parziale smantellamento di torri e bastioni, come testimoniato dal nuraghe Genna Maria di Villanovaforru. E muta pure l'assetto dei villaggi, con il passaggio dalla capanna circolare isolata al complesso di ambienti delimitati da un unico perimetro murario con cortile centrale comune. Si tratta dei cosiddetti isolati. 

Con l'età del Ferro inizia il declino di quello che era rimasto della civiltà Shardana, sovrastata da quella Etrusca che ne era stata precedentemente succube ed ora, grazie alla acquisita padronanza nella lavorazione del nuovo metallo, si impone in tutto il bacino del Mediterraneo.

Il ritiro all'interno della popolazione sopravvissuta

Dorgali - Villaggio di Serra Orrios Dorgali - Villaggio di Tiscali All'interno dell'isola, nella parte montagnosa, si era ritirata quella parte della popolazione che non aveva voluto abbandonarla, e qui la civiltà si prolunga iniziando la ricostruzione del complesso Su Nuraxi di Barumini. A questo periodo risalgono anche il villaggio di Santa Vittoria di Serra Orrios vicino a Dorgali, il meglio conservato dell'isola, ed il villaggio di Tiscali sul Supramonte di Oliena, costruito dentro un'ampia cavità in un punto suggestivo e di difficile accesso che costituirà l'estremo baluardo difensivo nel periodo dell'occupazione romana.

Attirati dalla posizione geografica dell'isola, le cui coste erano una ottima base di transito verso l'occidente, dalla fertilità della terra e dalla ricchezza delle miniere, da quello che oggi è il Libano nell'VIII secolo a.C. arriveranno sulla costa della Sardegna le imbarcazioni Fenicie.

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Nella prossima pagina apriremo una parentesi di ambientazione storica e vedremo come nel periodo di Ozieri si sviluppano in Mesopotamia, in Egitto e nelle isole dell'Egeo tre grandi civiltà con le quali la Sardegna avrà a che fare.

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