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La storia dei Shardana dal cuore ribelle che nessuno può contrastare


Leonardo MelisDove si recano gli abitanti della Sardegna dopo il grande sisma e l'alluvione che nel 1200 a.C. ha travolto la civiltà nuragica? Un'idea ce la dà Leonardo Melis. Ideatore del romanzo storico «Shardana» scritto dall'amico Vittorio Melis, da sempre appassionato di storia antica e naturalmente di storia della Sardegna, Leonardo Melis è stato il promotore, negli anni ottanta, della legge sulla Bandiera Sarda, presentata poi in Consiglio Regionale da Salvatore Bonesu. Ha dedicato trent'anni alla ricerca dei Shardana e i Popoli del Mare, viaggiando continuamente dalla Sardegna all'Egitto, alla Francia, la Corsica, l'Italia, la Spagna, l'Inghilterra ... sulla traccia lasciata dalla Tribù Perduta di Dan. Riportiamo solo alcuni spunti e rimandiamo direttamente dai suoi libri per l'approfondimento dei numerosi altri argomenti in essi trattati.

I terribili guerrieri Shardana

Bronzetti: arciere, soldato, Shardan-Marduk, la Grande Madre, sacerdote, ancora Shardan-Marduk, altro arciereGli egizi parlano dei Shardana e li chiamano: «sconosciuti» (non potevano quindi venire dall'Egeo che loro ben conoscevano), «capi dei paesi stranieri» (visto che saranno a Capo della coalizione dei Popoli del Mare), «re delle isole dell'occidente» (che è la posizione della Sardegna rispetto all'Egitto), «re delle isole che sono nel cuore del Grande Mare» (il Mediterraneo), «venuti dalle isole e dalla terra posti sul grande cerchio d'acqua» (il Mediterraneo), «venuti dall'isola Basileia, alta, con rocce rosse bianche e nere, ricca di rame» (si riconosce in questa frase la descrizione della costa orientale della Sardegna).

La famosa stele di Nora Bronzetto che raffigura Sidi Babai La parola SHRDN, che si trova in caratteri Fenici sulla stele rinvenuta a Nora, indica i principi di Dan, ossia proprio i Shardana (Shrdn, Shardin, Sher-Dan), che vengono universalmente riconosciuti oggi come abitanti della Sardegna. Non sono pirati ignoranti, come da parte di molti si crede e come gli egizi ed i greci ce li hanno presentati, ma hanno alte conoscenze tecnologiche e una profonda religiosità. A loro viene riconosciuto un eroe, considerato il padre di tutti i sardi, che viene solitamente chiamato proprio Shardana. Lo stesso eroe dai Cartaginesi verrà chiamato Sidi Babai o Babai Sardan (sandan, santas, Antas) e dai Romani Sardus Pater. È quello a cui verrà dedicato il tempio di Antas, e di cui ci è pervenuta la rappresentazione in un bronzetto ritrovato in un pozzo sacro profondo 40 metri situato a Genoni.

Resti in bronzo Le statuette di bronzo trovate nei siti nuragici ci mostrano guerrieri con l'elmo spesso sovrastato da due corna, armati di uno spadone largo e lungo tenuto sulla spalla, o di un'arma curva quasi una specie di boomerang, o di un'arma che sembra un tubo metallico con giunzioni di tipo idraulico. Spesso indossano di traverso sul petto una specie di pugnale dal grande manico e con la lama cortissima.

Shardana, il demone con quattro occhi e due scudi datato IX-VIII secolo a.C.Resta il mistero di uno strano eroe o di una divinità che ci piace chiamare Sardan, identificato con l'eracle greco, Baal semitico, Marduk babilonese o il temuto Milqart dei Fenici. Ha quattro occhi (che sembrano quasi occhiali da motociclista) come Marduk, quattro braccia come i Veda indù ma anche come Apollo a Sparta, la testa circolare sembra contenuta in un casco ed è sormontata da due antenne o corna come gli dei Mesopotamici, terminanti con due pomelli con tanto di avvitatura. Indossa una specie di tuta attillata che termina a girocollo in alto e con due stivali in basso. Porta due scudi con al centro due punte dalle quali partono raggi, e dall'impugnatura degli scudi partono due strani tubi che gli terminano dietro la nuca.

Qualche considerazione sull'origine dei Popoli del Mare

Alcuni sostengono che i Shardana fossero originari della città di Sardi in Anatolia, che fu capitale della Lidia al tempo di re Creso (560-546 a.C.). Per questo fanno riferimento a Erodoto, che racconta che i primi uomini di lingua straniera insediatisi in quel paese furono i mercenari Cari e Joni, inviati da Cige re di Sardi ed impiegati dal faraone Psammetrico I (663-609 a.C.) contro Assurbanipal. E, di fronte all'obbiezione che mercenari Shardana erano al soldo del faraone Seti I il Grande (1318-1304 a.C.), per continuare ad attribuire la provenienza dei Shardana da Sardi sostengono che Erodoto avrebbe confuso Cari e Joni (che erano Greci) con i Shardana e Psammetico con Seti. Ma noi abbiamo la certezza che è impossibile la provenienza dei Shardana dalla città di Sardi, dato che, secondo una recente indagine archeologica effettuata in Turchia questa città, risulta fondata solo nel 1000 a.C. e, se anche fosse stata precedente, sarebbe stata distrutta insieme alla capitale Hattusa e a tutto l'Impero Ittita di cui faceva parte durante l'invasione dei Popoli del Mare del 1200 a.C.

È molto più probabile l'ipotesi di Carta Raspi secondo il quale i Shardana sarebbero arrivati dall'asia Minore molti anni prima della fondazione di Sardi ed anche le ultime scoperte tra Haifa e Tel-Aviv confermano insediamenti Shardana in Asia Minore dal 1150 a.C. Questa ipotesi ci porta in Mesopotamia durante l'Impero del semita Sargon di Akkad. Nella Mesopotamia meridionale i Sumeri, che alcuni ritengono autoctoni o forse immigrati attraverso la Persia dall'Asia centrale, dal 3000 a.C. introducono la scrittura e fondano l'organizzazione politica sulle città-stato che si alternano in un ruolo egemonico. Verso il 2500, durante il periodo del controllo sumerico, gruppi e popoli di origine semita entrano in Mesopotamia attraverso il deserto Sirico.

In Mesopotamia durante l'Impero di Sargon di Akkad la grande carestia e l'emigrazione ad occidente del 2000 a.C.

La Mesopotamia prima, durante e dopo l'Impero di Sargon di AkkadIl semita Sargon (2334-2279 a.C.) di Akkad, città situata sulla riva sinistra del basso Eufrate tra Sippar e Kish, secondo una leggenda nasce da una vergine del tempio e viene abbandonato in acqua in un cesto, raccolto poi da un portatore d'acqua che lo alleva fino alla maggiore età. È un salvato dalle acque, come la leggenda vuole lo siano stati Osiride, Viracocha, Mosè, Perseo, Romolo ecc. Le città sumeriche di Ur, Uruk e Lagash sono state riunite in un unico stato da Lugalzaggisi, re di Uruk, che dà l'assalto alle città semite confinanti.

Sargon, è frattanto diventato ministro di Ur-Zababa, re della città semitica di Kish. All'arrivo dei Sumeri, Sargon fugge nel paese di Akkad, dove riunisce un esercito mobile ed una cavalleria più manovrabile dei carri e delle falangi sumere, operando quindi una sorta di guerriglia, sconfigge Lugalzaggisi che porta in catene a Nippur. Questo scontro rappresenta una lotta tra due mondi: quello nomade semita, più giovane e più equipaggiato militarmente, e quello sumero, più civile e meno dedito alla guerra, più stanziale. Sargon riunisce l'Assiria del nord e fonda un Impero che va dal Mediterraneo al golfo Persico, porta la capitale ad Akkad e istituisce un governo centralizzato che limita gradualmente l'autonomia delle città stato.

Durante il regno di Sargon di Akkad, verso il 2300 a.C., inizia una terribile carestia che durerà 300 anni e provocherà, verso il 2000, l'emigrazione delle popolazioni verso occidente. Tracce geologiche della grande siccità sono state individuate da Harvey Weiss dell'università di Yale (USA). Quale ne fu la causa? il geologo Sharad Master dell'università di Witwatersrand (Sudafrica) ha rinvenuto un cratere di 3,4 chilometri di diametro dovuto alla caduta di un meteorite nel terreno alla confluenza del Tigri con l'Eufrate, che avrebbe provocato un grande cataclisma sollevando detriti che avrebbero oscurato il sole abbassando la temperatura e provocando la siccità, ed avrebbe determinato un'onda gigantesca che tutto avrebbe sommerso, dando origine al mito del diluvio. Leonardo Melis ritiene che questo evento possa essere avvenuto solo molto prima, dato che fino al 2000, anno della migrazione, abbiamo in Mesopotamia dinastie regnanti storicamente documentate.

La migrazione delle popolazioni semiteL'emigrazione delle popolazioni semite segue due direttrici. Una parte va verso nord nella penisola Anatolica, sono i Tjekker (Teucri), Tursha (Tirrenidi) e Likku (Lidi). Da qui alcuni proseguono verso il centro Europa risalendo il Dniepr e il Dvina. Boristene, ossia Dniepr, e Dvina, ma anche Il Tanai o Don, sono le vie che prese un gruppo che, sbucando nel Baltico dal golfo di Riga, colonizzeranno le Terre del Nord, Scandinavia, Isole Frisone, Danimarca e Irlanda. Altri risalgono il Danubio dando origine alle tribù celtiche. Keltoi sarà il nome che prenderanno i discendenti del gruppo che si dirigerà verso nord, e che i Romani li chiameranno Galli.

Un'altra parte arriva sulle rive del mar Morto (la Bibbia parla dell'uscita di Abramo dalla città di Ur dei Caldei, della carestia che lo porta in Egitto e del suo vagare fino a stabilirsi sulle rive del mar Morto). Parte di loro, via mare, raggiunge il Mediterraneo occidentale dove si installa nelle isole maggiori, gli Akwasha (Achei) nelle isole greche, il Pheleset (Filistei) a Creta, gli Shakalasha in Sicilia, i Weshesh o Washasa in Corsica e i Shardana (Danai) in Sardegna e forse sulle coste iberiche, ed i Libu (Libici) nel nord Africa. In Sardegna i Shardana e i loro stretti parenti Theresh, che insieme fondano le città di Tarshish o Tartesso, Tharros da cui deriva il nome del fiume Tirso, e Nabui o Neapolis.

L'origine comune di popolazioni emigrate nel 2000 a.C. ed insediatisi in zone così distanti sal loro luogo di origine, sarà all'origine del nascere delle diverse coalizioni indicate con la denominazione comune di Popoli del Mare.

La Sardegna nel racconto che ne fanno gli antichi Greci

I Greci descrivono tutte le altre isole del Mediterraneo occidentale, mentre della Sardegna raccontano solo leggende e miti. Questo a dimostrare che non conoscevano quest'isola indipendente, i cui abitanti non erano certo portati alle pubbliche relazioni. La indicano con due nomi, sandalion e Ichnussa, chiamano i suoi abitanti Pelasgi, Tespiadi, Danai ed Eraclidi, discendenti di Ercole. Raccontano diversi contatti che Ercole avrebbe avuto con l'isola, tra l'altro Ercole avrebbe anche scoperto la porpora per farne omaggio alla ninfa Tiro.

Statua di ErcoleLe dodici fatiche di Ercole sono le imprese che deve compiere mentre è schiavo presso Euristeo, re di Tirinto e di Micene, per espiare l'uccisione dei suoi figli e dei suoi nipoti rei di avergli servito a tavola una porzione inferiore agli altri. Nella decima fatica, Ercole raggiunge l'isola di Eritea, dove pone i confini del mondo allora conosciuto (le Colonne d'Ercole), uccide re Gerione e porta gli armenti ad Argo. Pausania e Solino dicono che, dopo aver ucciso Gerione, al ritorno da Tartesso passa in Sardegna e vi lascia il figlio Sardus. Nella dodicesima fatica passa per l'isola al centro del Grande Mare, che si trovava nei domini di Atlantide, al ritorno dal giardino delle Esperidi dove era andato a cercare i tre pomi che doveva consegnare ad Euristeo per averne in cambio l'immortalità.

Secondo un'altra versione, dopo le 12 fatiche impostegli da Euristeo, Ercole uccide i figli di Tespio. Questi, che ha compreso che lo aveva fatto per giustizia, come segno di perdono gli dà in spose le sue 50 figlie, da una delle quali nasce Sharden (Shardana, Sardan, santan o sandan) che, dopo la morte di Ercole, veleggia col nipote Jolao verso l'isola al centro del Grande Mare e conduce nell'isola gli Eraclidi, i discendenti di Ercole, per sfuggire a Euristeo che voleva vendicarsi di Ercole. Secondo Pausania invece è lo stesso Ercole a inviare Jolao in Sardegna per condurvi gli Eraclidi e fondare una colonia.

Diodoro Siculo aggiunge che Jolao chiama successivamente in Sardegna Dedalo, il grande architetto cretese costruttore del labirinto che, fuggito da Creta col figlio Icaro con le ali da lui stesso progettate, atterra in Sardegna e insegna ai sardi l'arte di costruire i nuraghi. Aristeo, figlio di Apollo, vi porta l'agricoltura e l'allevamento delle api. Pausania racconta anche che Norace, figlio di Ermes, sarebbe arrivato dalla Spagna e avrebbe fondato Nora, la prima città dell'isola. La tradizione di Norace è poi ripresa dal più tardo Solino, che ne specifica la loro provenienza da Tartesso.

Gli Hyksos alla conquista dell'Egitto

La prima invasione documentata in Egitto è quella degli Hyksos, tra il 1785 e il 1750 a.C. Già dal 1800 era iniziata una lenta infiltrazione nel nord dell'Egitto di gruppi e popolazioni asiatiche, principalmente semiti, indicati nel loro insieme con il nome di Hyksos, dall'egizio Heqa-Kasut (sovrani dei paesi stranieri). Queste comunità si installano nella regione del delta e, quando il potere centrale della XIII e XIV dinastia si indebolisce, occupano Menfi, conquistano il potere ed impongono la propria supremazia su tutto il Basso Egitto.

Carro da guerra Shardana del 1350 a.C. identico ai Carri da guerra che gli Hyksos introdussero in EgittoLa XV dinastia (1786-1567) è tutta costituita da faraoni Hyksos, che spostano la capitale a Rowarty (Avaris), proprio alla foce del Nilo. Sotto il loro governo il Basso Egitto continua a prosperare con il commercio. Nello stesso periodo nell'Alto Egitto regnano la XVI e la XVII dinastia, con capitale a Haset (Tebe), costretti però a pagare tributi agli Hyksos. Gli Hyksos verranno definiti dagli egiziani barbari, ma sappiamo che avevano invece conoscenze superiori. Introducono infatti l'uso del bronzo, più robusto e versatile del rame, il cavallo ed i carri da guerra trainati da cavalli, l'arco composto, il telaio verticale, strumenti musicali come la lira, l'oboe e il tamburino, e nuovi cibi come il melograno e le olive.

Verranno sconfitti e scacciati dall'Egitto solo tra il 1568 e il 1545 dal faraone Amon-Mose o Amose, della XVII dinastia di Tebe. Egli li sconfigge e li ricaccia in Asia riunificando tutto l'Egitto sotto un unico sovrano. L'origine dell'invasione e l'analogia con le altre successive, portano Leonardo Melis ad ipotizzare che gli Hyksos potessero essere i Shardana, parte dei quali si fermeranno sul posto: li ritroviamo gli anni successivi, alcuni come mercenari e guardie scelte del Faraone, altri a volte alleati dei loro avversari.

Nel 1400 i Popoli del Mare arrivano fino a Cipro e Creta dove nasce la civiltà Micenea

Guerrieri Shardana (elmo con le corna e uno strano vessillo) e Phelets (elmo con le piume)i Shardana non ci hanno lasciato scritti, la loro storia si può ricostruire solo da quanto ci raccontano di loro altri popoli che ne sono venuti in contatto. E dei Shardana alla guida dei Popoli del Mare, delle loro invasioni, ci parlano sia gli Egizi che gli antichi Greci. Le loro cronache parlano dei Popoli del Mare, una coalizione di popolazioni guerriere che tentano l'invasione del paese provenendo dal mare. Della coalizione fanno parte tra gli altri i Shardana (Sardi), i Tjeker (Teucri), gli Akawasa (Achei), i Luka o Likku (Lidi), gli Shakalasa (Siculi), i Phelets (Filistei), i Denen (Danai), i Tursha o Teresh (Etruschi), gli Washasa o Weshesh (forse Corsi) ed i Meshwesh (mercenari libici, forse tribù beduine). I Popoli del Mare per gli Egizi venivano «dai Paesi stranieri, dalle Isole dell'Occidente», essi infatti li conoscevano già dall'invasione degli Hyxos, che sembra fossero proprio i Popoli del Mare.

Nell'Egeo, distrutta la prima civiltà Cretese, nel 2000 era nata sempre a Creta la civiltà Minoica. La leggenda dice che Minosse non aveva mai eretto mura a difesa della città dato che aveva un grande flotta, ma dovette ordinare a Dedalo la costruzione di un gigante meccanico per difenderla dai pirati sardi. Il mostro sarà poi sconfitto dagli Argonauti. La civiltà Minoica prosegue fino al 1500-1470, il suo declino inizia quando a seguito di un'eruzione vulcanica sparisce il suo fiorente insediamento nell'isola Thera o Santorini.

Circa cinquant'anni dopo, verso il 1400 a.C., si ha una prima grande invasione dei Popoli del Mare. I Popoli del Mare avevano già conquistato Lemno e Imbro prospicienti i Dardanelli, erano passati in Grecia dove, secondo quanto dice Plutarco, «i Sardana (Shardana o Eraclidi) conquistano Lemno e Imbro, rapiscono le donne ateniesi e si stabiliscono a Creta». Da qui arrivano poi a Cipro, dove «si governano da se stessi». Simonide di Ceo dice che «durante il primo sbarco vengono catturati alcuni sardi, che vengono condotti a morire fra le braccia arroventate della statua bronzea di Talo, i sardi vanno incontro alla morte ridendo». Hanno un beffardo sorriso sulle labbra che egli chiama riso sardonico; anche Omero parla di «Sardus gelo». E con l'invasione del 1400 le città e i villaggi di Creta vengono completamente distrutti, secondo Plutarco dagli Akawasa (Achei) e dai loro alleati, che abbattono definitivamente la civiltà Minoica.

I Popoli del Mare si stanziano nell'Egeo, nasce la civiltà Micenea. Abbiamo prove storiche della presenza dei Shardana dell'Egeo nei moltissimi bronzetti trovati a Cipro oltre a un elmo con corna del XII sec a.C., nelle ceramiche sarde del XIII secolo a.C. trovate a Creta ed in altre località, nel culto della Grande Madre e del suo sposo il Dio Toro, tipico dei Shardana, e nell'analogia con il mito del Minotauro. Forti le analogie delle Tholos e delle mura di Micene con quelle dei nuraghi, ed anche il labirinto ricorda l'ingegno architettonico dei costruttori dei nuraghi.

L'Egitto ci parla dei Shardana e dei Popoli del Mare, una grande coalizione di pirati e guerrieri

In diversi documenti di fonte egizia, dei Popoli del Mare e dei Shardana si parla già ai tempi dei faraoni Amenofi I, Tuthmosi I che sconfigge i Mitanni e la Siria che combattono con contingenti Shardana, Tuthmosi III e Amenofi III.

Amenhotep o Amenofi IV, che regna dal 1356 al 1339 a.C., sposo della bellissima regina Nefertiti, è un faraone della XVIII dinastia, che cambia il proprio nome in Akhenaten ed introduce in tutto l'Egitto il monoteismo. Il dio per eccellenza è Aton, che corrisponde al disco solare e, grande novità per l'Egitto, non ha bisogno né di statue né di templi. Il suo culto si svolge all'aria aperta, rivolgendosi direttamente al dio che splende nel cielo. Si tende oggi a collegare questo profondo cambiamento a quando, nel 1351 o nel 1355, ambasciatori dei Popoli del Mare si recano in Egitto portando i loro doni al faraone ed alla regina Nefertiti per invitarli a tornare all'originario culto dell'unica Grande Madre. Richiesta da loro accolta anche se invece della dea Madre istituiscono il culto del dio Padre Aton.

Sigillo in oro della regina Nefertiti trovato nel relitto rinvenuto a UluburumNel 1982, nel sito nominato Uluburum a 8,5 km a sud-est di Kas, nelle coste turche, a 45 metri di profondità, il pescatore di spugne Mehemet Cakir scopre il relitto di una nave dell'età del bronzo. Inizialmente datato agli inizi dell'età del bronzo dagli archeologi turchi, il relitto viene studiato dall'Istituto di Archeologia Navale della Texas A&M University a partire dal 1984. I primi esiti datano il relitto al XIV sec. a.C., il periodo di Amenofi IV. Leonardo Melis e Giangiacomo Pisu, tra i maggiori conoscitori della storia dei Popoli del Mare, sono convinti che la nave degli ambasciatori sia addirittura il relitto rinvenuto a Uluburum, a bordo del quale sono state trovate armi Shardana, lingotti ox-hide (a forma di pelle di bue) del tipo di quelli rinvenuti a Serra Ilixi vicino a Isili, avorio, ebano, denti di ippopotamo, una tonnellata di stagno e soprattutto ... un sigillo in oro della regina Nefertiti!

Akhenaten fonda una nuova capitale che chiama Akhetaten (Tell-el-Amarna), ed interrompe tutte le spedizioni militari. Avendo soltanto figlie femmine, associa al trono Semenkhara, marito della figlia maggiore, che alla sua morte riporterà la capitale a Waset (Tebe) e restaurerà il vecchio sistema teologico con il culto di Amon, mentre la regina Nefertiti, rimasta a Akhetaten, resterà per sempre fedele al culto di Aton. Dopo la morte, quando verrà restaurato il culto di Amon, Akhenaten verrà chiamato il faraone eretico o anche il faraone iconoclasta.

Il faraone Seti I il Grande è il secondo faraone della XIX dinastia e regna dal 1318 al 1304 a.C. Figlio di Ramesse I, sale al trono non giovanissimo intorno ai trentasette anni, dopo aver ricoperto la carica di grande sacerdote di Seth. Il ristabilimento dell'influenza estera dell'Egitto richiede una serie di campagne militari che culminano con la sconfitta di un esercito ittita sul fiume Oronte ed al successivo effimero trattato di pace stilato con il re di Hatti Muwatalli. Seti I sicuramente utilizza mercenari Shardana nella guerra contro gli invasori Ittiti.

L'esodo degli ebrei dall'Egitto e la misteriosa scomparsa della tribù di Dan

Le 12 tribù dei figli di DanNella Bibbia si parla di Dan, uno dei 12 figli di Giacobbe, che dirà che, come il serpente, lasceranno la traccia, lui e i suoi discendenti, dove passeranno. Ed infatti dovunque si sposteranno, i Daniti continueranno ad imporre alle località nomi contenenti la comune radice «dan». È proprio dall'Egitto di Ramesse II che, nel 1278, abbiamo l'esodo dei perseguitati religiosi verso la Palestina. Li guida Mosè e si sa che la tribù di Dan è costituita da ben 62.700 uomini, molto più numerosi dei componenti le altre tribù. Si ritiene probabile che abbia aggiunto al suo popolo molti mercenari che li accompagneranno per difenderli lungo il cammino, scelti tra quella parte dei Shardana che si erano fermati in Egitto e costituivano la guardia scelta del faraone. Ad essi, forti guerrieri, affida la retroguardia per evitare la fuga dei delusi dalla lunga migrazione, poi sulla penisola del Sinai affida loro la difesa del confine nord, dalla quale avrebbe potuto arrivare l'attacco delle truppe egiziane che li inseguivano. E Mosè affida la costruzione dell'arca dell'alleanza a Ooliab della tribù di Dan, che intesseva la porpora viola, rossa scarlatto e ricamava il bisso, aveva quindi conoscenze allora ignote alle altre tribù. Torneremo ad occuparci della porpora quando parleremo dei Fenici.

Sono mercenari quindi, e appena possibile abbandonano la fede nell'unico Dio e si mettono ad adorare gli idoli, al punto che parte della tribù si stacca e va ad occupare il paese di Lais, che chiamerà città di Dan. Di quelli che arrivano alla Terra Promessa, una parte raggiunge Sidone e le altre città costiere (Dan andò ad abitare sulle navi) intenzionata a non fermarsi ma proseguire il suo viaggio (egli è un cucciolo di leone, non vuole sostare, ma deve andare avanti) forse per tornare al paese di origine... la Sardegna. La parte della tribù rimasta ha difficoltà ad insediarsi nel suo territorio ed attacca la terra di Lashem che conquista e chiama Leshem-Dan.

Quindi nelle successive narrazioni bibliche la tribù di Dan scompare. Nel Libro dei Re quando Achia prende il mantello e lo divide in 12 pezzi, dice a Geroboamo che a lui lascia 10 pezzi (tribù) che elenca, a Salomone il regno e la tribù di Giuda, non si parla della dodicesima tribù, quella di Dan. Anche nell'apocalisse i 144.000 segnati appartengono 12.000 a ciascuna delle 12 tribù, ma nell'elenco non compare più la tribù di Dan.

Continuano le invasioni dei Popoli del mare in Egitto

Il faraone Ramesse II il Grande, che regna dal 1279 al 1212 a.C., figlio di Seti I, è il terzo e il più importante faraone della XIX dinastia. Come il padre cerca di ridurre il potere del clero tebano di Amon. Per questo sposta da Tebe la sua residenza nella regione del delta, dove fà edificare, nei pressi di Avaris che era stata capitale dei sovrani Hyksos, la sua nuova residenza che chiama Per-Ramesse, ossia Casa di Ramesse. Già durante il secondo anno di regno deve affrontare la minaccia dei pirati Shardana e delle loro incursioni nella delta del Nilo. Riesce a sconfiggerli, quindi inserisce i prigionieri nel suo esercito utilizzandoli come guardia del corpo personale. Nel 1274 affronta gli invasori Ittiti nella battaglia di Qadesh, roccaforte del loro Impero. È una delle più importanti battaglie dell'antichità. Ramesse dispone di 200.000 fanti e 400 guerrieri su 200 carri, ma gli Ittiti arrivano a schierare più di 3000 carri da guerra. Li sconfigge con l'aiuto della guardia personale costituita da 520 mercenari Shardana, mentre altri Shardana che lui chiamerà Shardana del mare dal cuore ribelle, combattono al fianco degli Ittiti stessi.

Medinet Abu: carri con a bordo guerrieri dei Popoli del MareMedinet Abu: guerrieri egizi e mercenari Shardana col caratteristico elmo munito di corna e col disco solareRamesse II fa edificare il tempio rupestre di Abu Simbel, con all'ingresso quattro colossali statue alte venti metri e interamente scolpite nella roccia che raffigurano il faraone seduto, che fa decorare con la rievocazione delle sue vittorie, e vi fa rappresentare i guerrieri Shardana. Anche nell'immenso tempio di Amon Ra a Karnak, alla periferia di Tebe, dove sorge una imponente statua del faraone di fronte all'ingresso della sala ipostila, da lui completata con 134 gigantesche colonne e un grande lago sacro, fa decorare i muri con la rappresentazione dei guerrieri Shardana. Fa inoltre edificare il tempio di Medinet Abu a Luxor, nel quale fa decorare graffiti che rappresentano i mercenari Shardana. Dei Shardana ci parlano anche i papiri di Harris e gli scritti di Wilbour.

Medinet Abu: i Popoli del MareIl quarto faraone della XIX dinastia è Merenptah o Amenofi, che regna dal 1212 aC. per forse 12 anni. L'evento militare di maggior importanza del regno di Merenptah è la difesa del Basso Egitto di fronte al tentativo di invasione di una forte coalizione di tribù libiche e dei Popoli del Mare. La coalizione è composta da tre tribù libiche: Libu, Kehek, Mashuash e da cinque stirpi appartenenti ai Popoli del Mare: Akawasha (Achei), Lukka (Licii), Tursha (forse Tirreni), Sheklesh (Siculi), Danuna (i Danai omerici) e Shardana, incaricati del vettovagliamento e del trasporto delle truppe via mare. Gli invasori superano la linea difensiva di Ramesse II e pongono sotto assedio la stessa Menfi. La battaglia decisiva vede la vittoria dell'esercito egizio, ma è probabile che Merenptah, a causa dell'età già avanzata, non abbia partecipato direttamente alla battaglia.

Nel 1200 i Popoli del Mare invadono tutto il Mediterraneo orientale

Già nel 1250 nuove invasioni dei Popoli del Mare distruggono Tirinto e devastano i dintorni di Micene. Nel 1235, dopo le loro incursioni, una grande carestia devasta tutta l'Anatolia.

Quindi, a seguito della grande inondazione che verso il 1200 a.C. sommerge gran parte della Sardegna e causa l'allontanamento della popolazione verso altre terre, inizia tra il 1220 e il 1180 l'ultima e più grande invasione dei Popoli del Mare che sconvolgerà tutto il Mediterraneo Orientale ed il territorio asiatico. La coalizione è più ampia e comprende anche Tjeker (Teucri, che Omero poi identificherà con i Troiani), Pheleset (Filistei) e popoli che vengono dal nord Europa: Denen o Danuna (i Danai omerici) e Sakssar. Nel 1184 una lega di Achei e loro alleati invade e distrugge Troia. È questa la guerra che Omero racconterà in Iliade e Odissea. I Popoli del Mare distruggono Ugarit e Micene, Biblos e Corinto, cancellano l'Impero Miceneo risparmiando stranamente solo Atene, passando gli abitanti a fil di spada e tutto distruggendo al loro passaggio, invadono la Laconia, proseguono verso est distruggendo l'Impero Ittita ed arrivano fino in Asia Minore.

Medinet Abu: battaglia nel Delta del 1180 a.C. nella quale la nave a destra è ShardanaUna parte della flotta con a Capo gli stessi Shardana e Akawasa attacca di nuovo l'Egitto durante il regno del faraone Ramesse III, che regna dal 1197 al 1165 a.C. ed è il secondo ed il principale faraone della XX dinastia. Le principali notizie su Ramesse III provengono dal Papiro Harris, dal Papiro della congiura dell'Harem e dalle iscrizioni e dalle decorazioni nel suo tempio funerario a Medinet Habu. Egli nel 1180 a C. deve fronteggiare vari tentativi di invasione a tenaglia da parte dei Libu e dei Popoli del Mare, provenienti dall'Asia Minore e dall'Egeo. Nel quinto anno del suo regno alcune popolazioni provenienti dal deserto libico (Libu, Mashuash, Seped) arrivano a minacciare Menfi, ma riesce a sconfiggerle e le ricacciate nel deserto.

Nel 1183 una parte della flotta dei Popoli del Mare con a Capo i Shardana, dopo aver dopo aver abbattuto le civiltà Micenea e Ittita, devastato la Palestina ed occupato Cipro, giunge alle porte dell'Egitto. Ramesse sconfigge gli invasori provenienti dall'asia Minore e dall'Egeo, che vengono ritratti nel tempio di Madinat Habu, e dirà di aver sconfitto i più terribili guerrieri dell'epoca. Non sappiamo se si sia trattato di una vera sconfitta, dato che più probabilmenteha raggiunto con loro un accordo, grazie alla mediazione dei mercenari Shardana che militano nelle sue fila. Comunque, fallita l'occupazione militare, nel 945 Shesonk, generale dei mercenari Libu, si impadronirà del trono d'Egitto e nel 936 fonderà la XXII dinastia.

Dalla invasione del 1220, alcuni degli invasori tornano in patria carichi di bottino, mentre altri Shardana, Akawasha, Tjeker, Tursha e Pheleset si stabiliscono nelle terre conquistate. Nel 1050 i Pheleset si insediano a Gaza e colonizzano il territorio che dal loro nome verrà chiamata Palestina, saccheggiano Shiloh e nel 1005 sconfiggono Saul re di Israele. I Tursha con i Shardana si fermano invece in Lidia dove nel 1000 a.C. fondano la città Sardi. Erodoto dice che i Tirreni abitarono la Lidia governati dagli Eraclidi (come i greci chiamavano i Sardi) che secondo i Lydi discendevano dal dio del Sole, che assume i nomi di Eracle, Bal, sandone.

Secondo Erodoto, dalla Lidia i Tursha, con i Shardana che li governano, a seguito di una carestia o forse per la pressione degli Assiri, nel 900 a.C. sbarcano in Italia, qui i Tursha si uniscono agli Umbri e verranno chiamati Etruschi. Strabone dice che i loro lucumoni, una sorta di sacerdoti che li governano, vengono designati fra i dignitari sardi e Festo scrive «Reges soliti sunt esse Etruscorum, qui sardi appellantur», ossia che solitamente i re degli etruschi vengono chiamati sardi.

Si divideranno con gli Shardana l'influenza sul Mediterraneo, loro a oriente della Sardegna nel mar Tirreno, i Shardana a occidente nel mare sardo. Restano succubi finché i Shardana detengono il monopolio del bronzo, poi gli Etruschi iniziano la lavorazione del ferro e gli equilibri si ribaltano.

Dalla guerra di Troia ai viaggi di Ulisse e di Enea

Le rovine di TroiaCome abbiamo detto, nel 1184 una lega di Achei e loro alleati invade e distrugge Troia. Sono nove gli strati portati alla luce che identificano diverse edificazioni della città. La guerra cantata da Omero dura un secolo e si ritiene si riferisca a Troia VII, che viene distrutta da un incendio all'epoca dell'ultima grande invasione dei Popoli del Mare. Nell'Iliade si parla di Akawasa (Achei) della penisola greca, alleati con Shardana (Danai), che assediano Troia dove si trovano i Tjeker (Teucri) con i quali sono alleati i Liku (Lici). E fanno tutti parte dei Popoli del Mare, che come si vede costituiscono alleanze non molto stabili.

Anche l'origine della guerra potrebbe essere stata diversa da quella raccontata da Omero. La mitologia racconta infatti che la ninfa del mare Kabeira avrebbe svelato a Dardano i misteri dei Cabiri, i sacerdoti del culto della Grande Dea Cibele venerata a Lemno, Imbro e Samotracia. Misteri portati in queste isole dagli Achei e Danai, e forse anche dai loro alleati Teucri, dato che recentemente sono stati rinvenuti a Lemno scritti etruschi. Chissà quindi che i Troiani (o Dardani) non si fossero impossessati delle loro grandi conoscenze... qualcosa di più prezioso di quanto non fosse la regina Elena!

Conclusa la guerra di Troia, Omero ci racconta il viaggio di Ulisse. Probabilmente è la Sardegna, non Corfù come ritiene qualcuno, l'isola di Skeria, dove arriva Ulisse che vi trova i Feaci e il loro re Alcinoo, e questo per numerose analogie tra quanto scrive Omero sui Feaci e quanto si trova ancor oggi in Sardegna.

Skeria era un'isola del Grande Mare occidentale. Gli abitanti salutavano con la mano tesa come vediamo in tanti bronzetti e come ancora oggi salutano in Sardegna gli anziani. La capitale viene chiamata la città turrita. La reggia di Alcinoo aveva il focolare al centro della stanza ed i sedili in pietra tutt'intorno. Vi incontra Demodoco, un Aedi Rapsodi, ed ancora oggi in Sardegna si svolgono in tutte le feste paesane le gare di improvvisazione poetica. L'ospitalità dei Feaci è la riconosciuta ospitalità dei Sardi. I giovani Feaci danzano il ballo tondo, ed il «ballu tunnu» è la principale danza sarda, che si trova simile in Catalogna dove viene chiamata Sardana. La descrizione le navi dei Feaci, che si può confrontare con quanto ricostruito circa le navi Shardana. La regina Arete viene definita la donna, delle soggette all'uomo, la più onorata ed i sardi sono l'unica popolazione del Mediterraneo ove vigeva e vige ancor oggi il matriarcato.

Per impedire che altri li imitassero, i greci posero le Colonne d'Eracle, o degli Eraclidi, come i Greci chiamavano i Shardana, a delimitare il mondo. Omero descrive le navi dei Feaci: «esse non hanno bisogno di timone o timoniere, ma vanno col pensiero dell'uomo solcando il mare e l'abisso, avvolte in nebbia e vapore vanno sicure e indistruttibili conoscendo del mare ogni contrada». Perché non avessero bisogno di timone e timoniere è stato scoperto su una nave cartaginese da un noto archeologo italiano, che ha trovato una stele con raffigurata una trireme con uno strano attrezzo montato sul cassero, identico all'altrettanto strano pennone con tanto di anello rotante e mezzaluna delle navicelle Shardana.

Autori greci dicono che in Sardegna arriva anche Enea, prima di approdare sulle coste del Lazio, e che l'isola viene colonizzata dai suoi uomini che danno origine alle genti Iliensi. La città di Oliena deriverebbe il nome da quei Troiani che, fuggiti dopo la caduta di Troia, sarebbero arrivati su queste coste e si sarebbero stabiliti in una località che avrebbero chiamato Iliena in ricordo della perduta Ilio, poi diventata nel tempo Oliena.

Di sicuro però la Sardegna non viene colonizzata e non lo sarà per moltissimo tempo. Ancora nel 499 a.C., durante la rivolta delle città della Jonia contro Dario re di Persia, Istieo di Mileto scrive «giuro sugli dei protettori che non mi toglierò più la veste se prima non avrò resa tributaria la Sardegna».

Pare invece più probabile che siano stati i Greci a subire la colonizzazione dei Shardana. Lo stesso Erodoto fa risalire l'origine dei Greci a Danao, arrivato dall'Egitto a Capo dei Dori, e Diodoro Siculo gli attribuisce la colonizzazione del Ponto, dell'Arabia e della Siria. Erodoto parla, inoltre, di quei Pelasgi che sull'Ellesponto colonizzarono e abitarono insieme agli Ateniesi. Forse per questa stretta parentela, nell'invasione del 1200 a.C. i Popoli del Mare che tutto distruggeranno, risparmieranno invece Atene?

I grandi navigatori Shardana

Le mura del Grande Shimbabwe le cui torri ricordano i nuraghi sardiPer produrre il bronzo, di cui hanno il monopolio nel Mediterraneo, i Shardana usano il rame che abbonda in Sardegna ma possono trovare lo stagno solo in terre lontane. Impossibile che vadano a cercarlo in Cina, molto improbabile che arrivino alle isole Scilly in Cornovaglia dove lo stagno verrà scoperto solo nel 900 a.C., o in Nigeria percorrendo 800 chilometri in un entroterra sconosciuto. Più probabilmente, dopo aver circumnavigato l'Africa, arrivano in Zimbawe o Shimbabwe, dove si racconta fossero le leggendarie miniere di re Salomone, e dove ancora oggi vediamo vicino alla zona mineraria le grandi fortificazioni in pietra con mura e torri tronco-coniche simili ai nuraghi, che hanno dato nome alla località e poi all'intero paese dato che Zimbawe in lingua Shona vuol dire grandi case di pietra. Ma come arrivano così lontano? Sono certo grandi navigatori.

Bronzetti: navicella con protome di antilopeDelle navi Shardana vediamo alcuni modelli in oggetti votivi trovati non solo in Sardegna ma anche in tombe etrusche ed a Cipro. Oggetti realizzati di sicuro da navigatori dato che le prore sono ornate con la riproduzione di animali come l'antilope ed il cervo allora sconosciuti. Alcune hanno uno scafo da corsa leggero a fondo curvo e sono molto simili a quelle ritrovate nel 1937 sulle coste dello Yorkshire, ritenute inizialmente vichinghe, finché la prova del carbonio-14 le ha datate 1350-1300 a.C. e che quindi ancora oggi restano un mistero irrisolto. Altre, con uno scafo da carico a fondo piatto e con alettoni stabilizzatori inclinati di 45°, si ritiene fossero lunghe fino a 40 metri con capacità di carico di 500 tonnellate, ed il fondo piatto comporta la conoscenza del principio di Archimede molti secoli prima che fosse da lui illustrato.

Il misterioso anello rotante presente sulle navicelle ShardanaLe navi Shardana mancano di remi o di fori per gli stessi, ed hanno sull'albero un misterioso anello rotante sormontato da due corna o una mezzaluna, sul quale sono state fatte due ipotesi. Poteva servire all'inserimento di un albero trasversale che sosteneva una vela che cadeva con due triangoli ai lati dello scafo, che la rotazione dell'anello avrebbe spostato consentendo alla vela una manovra spedita senza uso di remi nè timone. Una seconda interpretazione più azzardata ma affascinante, elaborata dall'archeologo Mario Pincherle in base a incisioni su una stele cartaginese, vede nella mezzaluna un magnete e quindi nell'intera struttura addirittura una bussola con un sestante...

Secondo l'autore, le navi Shardana furono le prime ad usare strumenti e attrezzature che il mondo scoprì solo dopo più di mille anni. La vela triangolare o vela latina moderna non fu inventata, come si crede, dagli arabi. Essi la «riscoprirono» solamente perché entrarono in possesso di documentazioni, quali: mappe, strumenti, disegni e progetti di costruzione appartenuti in passato ai Popoli del Mare e, in particolare ai Shardana. Fra tutte: la bussola, il sestante, le mappe delle correnti atlantiche e, come già accennato, la vela triangolare o vela latina.

Un ritrovamento avvenuto sulle coste britanniche di alcune navi a prora alta ha fatto pensare a navi egizie approdate in queste isole all'epoca di Amenofi IV. Noi abbiamo le prove che si tratta invece di navi Shardana, pur non escludendo il legame col faraone monoteista. Ecco i fatti: agli inizi del secolo scorso, nel 1937, vengono trovati tre vascelli ancora intatti a North Ferriby nello Yorkshire, per la loro forma allungata con prua alta vengono classificate per navi vichinghe. Alcuni alberi vengono portati al National Maritime Museum per essere analizzati col carbonio-14 e incredibilmente vengono datati intorno al 1350-1300 a.C. Il dott. Sean McGrail le paragona allora alle imbarcazioni ritrovate a Giza presso la Grande Piramide. Basandosi su questi fatti è stata azzardata l'ipotesi di uno sbarco di genti egizie del periodo di Amenophe IV, supportata da alcuni ritrovamenti di monili della tarda età del bronzo, provenienti Tell el Amarna (l'antica Aketaton).

Secondo Leonardo Melis non si tratta di navi egizie, ma di quelle imbarcazioni i cui modelli in bronzo in scala ridotta sono disseminati in tutto il Mediterraneo e soprattutto in Sardegna. Prua alta, scafo arrotondato e allungato, con protomi di animali non europei, quali il bongo, il cobo o antilope d'acqua, l'antilope nera... animali che si trovavano allora solo in Africa. Sappiamo che i contatti dei Popoli del Mare con l'Egitto erano frequenti fin dal 1700. Ma già alcuni si imbarcano sulle veloci navi Shardana dirette verso il nord-ovest dell'Europa portando con loro oro e preziosi. Ed ecco giustificata anche la presenza dei monili provenienti da Tell el Amarna ritrovati presso Stonehenge.

Ma sono stati i Shardana a edificare i grandi nuraghi?

Dislocazione dei nuraghi in località Cuccurada e costellazione dell'Orsa MaggioreCiò che più stupisce dei nuraghi è la loro dislocazione. Ad esempio un gruppo di nuraghi in zona Cuccurada nel territorio di Mogoro, la cui posizione riprodurrebbe esattamente la costellazione dell'Orsa Maggiore, che, lo ricordiamo, rappresentava la Dea Madre. Altri nuraghi in territorio di Isili possiedono un significato astronomico in relazione ai punti in cui sorgono e tramontano il sole e la luna ai solstizi e ai lunistizi. Vi erano nuraghi solari ed altri lunari. A quelli solari appartiene il nuraghe Losa di Abbasanta, che è orientato in modo da collimare i punti in cui sorge e tramonta il sole in entrambi i solstizi. Tra i lunari c'è il famoso Su Nuraxi di Barumini, orientato verso il punto in cui tramonta la luna nel lunistizio maggiore meridionale.

Tutto questo porta a pensare che i nuraghi non fossero fortezze, dato che avrebbero costituito una trappola micidiale anche se solo il nemico avesse acceso un falò, dato che le tholos non hanno apertura in cima per l'uscita del fumo. L'ipotesi più probabile è che fossero una specie di santuari. Come rivela una sorta di tabù o timore reverenziale, che ancora oggi i sardi nutrono nei loro confronti. Le campagne sarde sono piene di ovili, costruiti anche a ridosso dei nuraghi stessi, ma mai ricavati in essi come sarebbe stato più comodo.

Abbiamo già detto come oggi sia comunemente accettato che i nuraghi non siano stati realizzati nell'Età del Bronzo, ma molto prima. i Shardana, grandi navigatori, non si darebbero mai rinchiusi nello spazio angusto dei nuraghi, non sarebbero quindi nativi dell'isola ma vi sarebbero arrivati dalla Mesopotamia quando i nuraghi erano già stati costruiti da una popolazione precedente. Secondo l'autore, i costruttori dei nuraghi avrebbe abitato l'isola dall'8400, epoca del primo grande disgelo che come abbiamo detto alcuni interpretano come il diluvio universale, al 3200-2700, quando si sarebbe verificato un secondo grande innalzamento delle acque nel bacino del Mediterraneo. I nuraghi sarebbero quindi antecedenti alle grandi piramidi, rispetto alle quali risultano anche più complessi, con le loro diverse camere interne sovrapposte e con la volta a tholos.

Dice Leonardo Melis: «Con quali mezzi si può accertare e datare l'età nuragica nel 1600 a.C.? Se i sardi di quel periodo, ormai già storicamente databile perché altre civiltà vivevano da secoli con un certo grado di tecnologie e conoscenze (Sumeri, Egizi...) costruirono i nuraghi, perché non hanno continuato a farlo, o meglio, perché non hanno migliorato la loro tecnica costruttiva? Ma si sono invece ridotti a costruire le Pinnettas, le capanne coniche in pietra? La verità è che dei nuraghi nessuno sa niente di preciso, come per le Piramidi.»

A suo avviso possiamo solo ipotizzare una civiltà costruttrice scomparsa, i cui sopravvissuti hanno dimenticato pian piano le conoscenze e la tecnica di costruzione. L'errore nelle datazioni ufficiali sarebbe derivato dall'aver adottato un metodo di ricerca relativamente recente, che non ha più di due secoli, ritenendolo infallibile. Stiamo parlando del sistema di datazione delle ceramiche e altri reperti comparandoli con quelli attribuiti ad altre civiltà come quella Micenea, Cretese, Cipriota. Non si è neppure ipotizzato che tali ceramiche e reperti potessero essere invece stati esportati dai Shardana a Micene, Creta e Cipro... E dall'aver escluso tutti gli altri metodi che erano stati usati precedentemente dagli studiosi, come i Antichi Testi, la Toponomastica, la Mitologia e la Religione.

Che vengono invece ora rivalutati al punto che il testo di uno sconosciuto rispetto all'archeologia ufficiale, come Leonardo Melis, ha avuto tanto successo da essere in testa alle classifiche di vendita. Semplicemente perché capovolge un precedente metodo di ricerca che escludeva i sardi dall'essere i protagonisti della loro Storia.

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Nella prossima pagina parleremo delle navi Shardana e dei porti Nuragici e Shardana, prendendo spunto dalle ricerche condotte da Giangiacomo Pisu e dai volumi da lui pubblicati.

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