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Nel 232 avanti Cristo arrivano i Romani ed iniziano oltre sette secoli di Romanizzazione della Sardegna


In questa pagina vedremo come nel 232 avanti Cristo arrivano in Sardegna i Romani. Inizia una occupazione che durerà oltre sette secoli producendo la Romanizzazione della Sardegna.

La prima guerra Punica

Questo mondo viene messo duramente alla prova quando Roma e Cartagine entrano in conflitto per il controllo del Mediterraneo Occidentale. La prima guerra Punica, combattuta tra il 264 ed il 241 a.C., scoppia per la crescente rivalità politica ed economica tra Roma e Cartagine. Dopo le guerre tarantine, infatti, Roma occupa numerose città della Magna Grecia, minacciando in questo modo la supremazia cartaginese nel Mediterraneo meridionale. Il controllo del mare è fondamentale per l'economia cartaginese, la cui agricoltura e la cui attività manifatturiera trovano nel commercio d'oltremare il loro sbocco naturale.

Fino alla prima guerra Punica i Romani non hanno che triremi da commercio e da sbarco, mentre i Cartaginesi possiedono poderose quinqueremi da guerra. Alcuni storici latini ci informano che una nave cartaginese viene gettata sulla costa calabrese dalla tempesta, e che Roma riusce a costruire una intera flotta composta da 100 quinqueremi e 20 triremi, sul modello cartaginese, in soli 60 giorni. Nel corso della prima guerra Punica, nel 259 a.C. una flotta romana comandata dal console Lucio Cornelio Scipione, e nel 258 a.C. una seconda flotta romana comandata dal console Gaio Sulpicio Patercolo, tentano di sbarcare rispettivamente ad Olbia e a Solci. In entrambi i casi, i Romani vengono respinti dalla resistenza della popolazione locale. Ricordiamo che nella Roma repubblicana i consoli, in numero di due, vengono eletti ogni anno dal popolo ed hanno il supremo potere politico, militare e giudiziario, ma sono privi di prerogative religiose.

Territori carteginesi e Romani alla fine della prima guerra PunicaPolibio racconta che alla fine della prima guerra Punica, i mercenari Cartaginesi di stanza in Sardegna si ribellano per ottenere emolumenti arretrati e imperversano nel territorio compiendo ogni sorta di misfatto. Fra il 241 e il 238 a.C. assalgono i Cartaginesi che governano l'isola uccidendone i capi. Cartagine invia allora in Sardegna il generale Annone con altre forze, che però si uniscono ai ribelli e, catturato il generale, lo crocifiggono. La popolazione locale però si oppone, scaccia i ribelli che fuggono a Roma dove chiedono al Senato l'invio di nuove legioni per riconquistare quell'isola ricca di frumento, legname, sale e miniere.

L'arrivo dei Romani in Sardegna

Nel 238 a.C. i Romani inviano in Sardegna il console Tiberio Sempronio Gracco ed iniziano l'occupazione sbarcando a Olbia e Karalis, ma incontrano la forte resistenza della popolazione locale che verrà vinta definitivamente solo nel 232 dai Romani, che, per averne ragione, usano mezzi di repressione durissimi. Tiberio Sempronio Gracco conquista quindi la Sardegna, viene però aspramente criticato, poiché non porta a Roma prigionieri di valore.

I Romani, iniziata la conquista della parte costiera dell'isola, impiegano però oltre 4 anni ad espugnare Solki, e vengono bloccati nel tentativo di penetrare all'interno, controllato da quelli che chiameranno i «sardi pelliti», ossia i sardi vestiti di pelli. Nel 227, comunque, costituiscono la Provincia di Sardegna e Corsica, senza avere però ancora il controllo completo dell'isola.

La seconda guerra Punica

La seconda guerra Punica comincia per iniziativa dei Cartaginesi, nel tentativo di riscattarsi dalla sconfitta subita nella prima guerra Punica. Cartagine si affida ad Annibale, figlio di Amilcare, il generale cartaginese soprannominato «Barak» Romanizzato in Barca, il cui significato italiano corrisponde a «Fulmine», che si era distinto in Sicilia durante la prima guerra Punica.

AnnibaleAnnibale supera il Rodano e scende nella pianura padanaNel 218 il generale Annibale, affrontando grandi difficoltà e perdendo molti soldati, supera le Alpi con 15.000 uomini e 21 elefanti, appoggiato da 57 navi da guerra. Scende nella pianura padana e sconfigge due eserciti Romani, poi in Italia centrale distrugge un terzo esercito consolare.

Cerca l'appoggio della popolazione locale, che però non lo segue. Allora devasta le loro campagne. Travolge l'esercito romano a Canne, ma i Romani non si arrendono ed armano nuovi eserciti.

Publio Cornelio Scipione detto l\'AfricanoSeconda guerra PunicaGli eserciti Romani sono affidati a Publio Cornelio Scipione, eletto console nel 205 a.C., che, per allontanare Annibale dall'Italia, trasferisce la guerra in Africa. Tra il 204 a.C. e il 203 a.C. Publio Cornelio Scipione guida una campagna militare nell'Africa settentrionale, sconfiggendo i Cartaginesi ai Campi Magni, l'odierna Suk al-Khamis in Tunisia. Annibale viene allora richiamato dall'Italia. Rientra in patria per affrontare i Romani. Lo scontro decisivo, non lontano da Cartagine, a Zama, nel 202 a. C. determina la fine di Annibale e di Cartagine.

La ribellione di Ampsicora

Negli anni della seconda guerra Punica i Romani, per far fronte alle spese del conflitto, attuano in Sardegna una durissima politica fiscale imponendo tributi e requisizioni granarie.

Ampsicora di CornusDopo la battaglia di Canne, aspettandosi la sconfitta romana, in Sardegna si sviluppa la ribellione dei sardi guidati da due ricchi proprietari terrieri, Ampsicora di Cornus e Annone di Tharros. Di Ampsicora, Tito Livio dice «qui tum auctoritate atque opibus longe primus erat», ossia che era il primo di gran lunga per prestigio e per ricchezze.

Sapendo che Annibale sta sconfiggendo in diverse battaglie i Romani, chiedono aiuto a Cartagine che invia in Sardegna Asdrubale il Calvo. Secondo i piani di Ampsicora, la flotta cartaginese dovrebbe sbarcare a Capo Mannu per unirsi alle sue truppe, ma per evitare lo scontro con la flotta romana presente a Karalis il comandante cartaginese preferisce costeggiare il nord Africa, viene però colto da una tempesta che lo fa dirottare sulla Baleari. Ritarda quindi l'arrivo delle truppe Cartaginesi.

Ampsicora e la morte di JostoI Romani, quindi, al comando del generale Tito Manlio Torquato, che era stato console nel 235 a.C. e nel 224 a.C., marciano su Cornus mentre Ampsicora si trova all'interno dell'isola, in Barbagia, a chiedere rinforzi alle tribù dei Balari e degli Iliensi, i cosiddetti sardi pelliti. Ha lasciato il comando al figlio Josto, che viene sconfitto ed ucciso nella battaglia di Cornus del 215, nella quale 3.000 sardi muoiono e 800 vengono fatti prigionieri.

Il suicidio di AmpsicoraPur essendo a Capo di quattro legioni, comunque, Manlio non si fida di proseguire verso l'interno e rientra a Karalis, verso la quale marciano anche i Cartaginesi, finalmente arrivati e unitisi alle truppe di Ampsicora. Lo scontro finale avviene nella piana di Sanluri, in quella che viene ricordata come la battaglia di Sanluri, dove, dopo aver affrontato una lunga resistenza, i Romani ottengono la vittoria uccidendo 12.000 sardo-Punici e catturandone 3.700. Ampsicora, affranto per la morte del figlio e per non cadere nelle mani nemiche, si uccide. Lo fa durante la notte perché nessuno possa impedirgli di compiere l'estremo gesto. Le sue truppe superstiti si ritirano dentro Cornus, dove oppongono una strenua resistenza, che terminerà però con la completa distruzione della città e la fuga della sua popolazione all'interno dell'isola.

La dominazione romana

Dopo la battaglia di Sanluri, Cartagine perde la Sardegna ma la resistenza dei sardi dura ancora per oltre un secolo. I Romani iniziano l'occupazione delle città costiere, senza però mai riuscire a penetrare all'interno, dove le popolazioni locali conservano le loro tradizioni e vivono soprattutto di pastorizia praticando l'allevamento del bestiame su pascoli comuni non essendo ammessa nella loro cultura la proprietà privata dei beni utili alla collettività.

Continuano comunque ad opporsi ai Romani. Una nuova rivolta, dal 178 al 176, vede nuovamente la repressione più dura, molti sardi vengono portati a Roma e venduti come schiavi. Abbiamo notizia di altre rivolte nel 162, dal 126 al 122, dal 115 al 111 e ancora nel 104.

Dopo le ultime rivolte si determina una doppia situazione: nelle città e nelle comunità soprattutto costiere nasce una società di mercanti e di latifondisti, che finisce con l'integrarsi nel mondo romano, mentre le popolazioni riparate all'interno continuano a sviluppare la pastorizia ed a compiere periodiche scorrerie in pianura e nelle città costiere per compiere razzie effettuando una sorta di guerriglia.

I Romani impongono ai sardi la loro lingua ed i loro dei, traggono dalla nuova Provincia il grano e riscuotono i tributi. La loro amministrazione è però spesso in mano a funzionari corrotti. Non dimentichiamo che i Romani, nel primo periodo della loro storia, erano governati da re etruschi, e gli stessi etruschi erano governati da una specie di sacerdoti, i lucumoni, designati tra i dignitari sardi, come racconta Festo che scrive «Reges soliti sunt esse etruscorum, qui sardi appellantur», ossia che solitamente i re degli etruschi vengono chiamati sardi. Forse per il peccato originale di essere stati soggetti agli etruschi ed ai sardi, i Romani li odiano al punto che, secondo Plutarco, in occasione delle vittorie, organizzano per le strade pantomime nelle quali gli etruschi sconfitti vengono scherniti insieme a un loro re sardo, vecchio ed imbecille.

La conquista romana fa perdere alla Sardegna il suo carattere di ponte tra civiltà diverse e la fa chiudere in se stessa, al punto da rendere marginale la sua partecipazione alle vicende che portano alla crisi della repubblica.

L'inizio della Romanizzazione della Sardegna

Gaio Giulio CesareCon Gaio Giulio Cesare, vissuto tra il 100 ed il 44 a.C., generale e dittatore romano considerato uno dei personaggi più importanti e influenti della storia, è avvenuta la transizione del governo dalla forma repubblicana a quella imperiale, della quale cesare viene ritenuto da molti il fondatore. La alleanza politica non ufficiale di Gaio Giulio Cesare, Marco Licinio Crasso, e Gneo Pompeo Magno porta alla costituzione del primo triumvirato.

Marco Tullio CiceronePiù o meno contemporaneo di Giulio Cesare è Marco Tullio Cicerone, che nutre un forte odio per i sardi e che bolla la Sardegna come «Mala Insula». Nella difesa del governatore corrotto Scauro, Cicerone trasforma il processo in un'accusa contro i sardi che chiama «Latrones Mastuccatos», ossia ladroni vestiti con la mastrucca. La mastrucca è una sorta di cappotto molto rudimentale lungo fino al ginocchio in uso ancora oggi fra i pastori che devono stare a lungo al freddo delle montagne, ottenuto dalla cucitura di quattro pelli di pecora non tosate, due sul davanti e due dietro, usata in inverno con il pelo rivolto verso l'interno e al contrario d'estate.

immagineLa vendetta sarda gli verrà poi da Tigellio Ermogene, un cantore o meglio un poeta di origine sarda. Tigellio è un musicista e poeta particolarmente apprezzato per le sue musiche polifoniche ottenute con gli strumenti sardi. Originario di Cagliari, dove si conservano i resti di quella che viene definita la Villa di Tigellio, si trasferisce a Roma all'epoca di Giulio Cesare, di cui diviene amico e da cui viene protetto. Egli non mancherà di deridere Cicerone ad ogni occasione, tanto che Cicerone, nelle sue lettere familiari, lo definisce «hominem pestilentiorem patria sua», ossia un uomo più pestifero della sua patria.

Nella guerra civile tra Cesare e Pompeo, Cagliari si schiera con Cesare osteggiando il pompeiano Marco Aurelio Cotta, mentre Sulci, che ha invece seguito Pompeo, viene duramente punita con una forte repressione. Cagliari accoglie lo stesso Cesare, nel 46 a.C., dopo la vittoria sui pompeiani a Tapso in Cilicia.

Con l'assunzione della dittatura a vita, Giulio Cesare dà inizio a un processo di radicale riforma della società e del governo, riorganizzando e centralizzando la burocrazia repubblicana. Ma questo provoca la reazione dei conservatori, al punto che un gruppo di senatori, capeggiati da Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, cospira contro di lui uccidendolo, alle Idi di marzo del 44 a.C. L'assassinio non riporta la pace, ma provoca una nuova guerra civile.

Nasce il secondo triumvirato, costituito da Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, che intendono vendicare Cesare e sconfiggere gli oppositori. Nel periodo che segue la morte di Cesare, dal 40 al 38 a.C. la Sardegna viene occupata da Sesto Pompeo Magno Pio, a cui verrà poi tolta da Ottaviano.

La nascita dell'Impero Romano

A Giulio Cesare seguono gli imperatori del periodo detto del Principato, termine con il quale si indica la prima forma di governo dell'Impero. Senza abolire formalmente le istituzioni repubblicane, il principe assume la guida dello stato e ne costituisce il vertice politico.

AugustoIl primo imperatore romano è Augusto, figlio adottivo di Giulio Cesare, che regna dal 27 a.C. al 14 d.C., durante il cui Impero nasce Gesù Cristo. Nel 27 a.C., quando vengono divisione le province tra Augusto e il Senato, la Provincia di Sardegna e Corsica viene assegnata al Senato. In seguito l'amministrazione delle due isole verrà separata e la Sardegna passerà sotto il controllo diretto dell'imperatore. Con Augusto inizia la dinastia Giulio-Claudia. Ad Augusto seguono come imperatori Tiberio, Caligola e Claudio.

La religiosità e il cristianesimo

Per quanto riguarda la religiosità, le zone interne della Sardegna conservano la religiosità preistorica di ispirazione naturalistica, mentre nelle città, accanto ai culti delle divinità del periodo fenicio-punico (Tanit, Demetra, Sid, ribattezzato Sardus Pater dai Romani), trovarono spazio anche i culti Romani ad esempio quelli di Giove e Giunone.

immagineIl tempio di Antas, edificato dai Cartaginesi nel VI-V secolo a.C. e dedicato alla divinità sardo-punica Sir Addir Babai, venne poi distrutto e riedificato nella forma attuale in epoca romana forse nel III secolo d.C. quando regnava Caracalla come si può leggere sul frontale. In esso veniva venerata la divinità sardo-romana del Sardus Pater Babai, dal cui nome si ritiene derivi quello della Sardegna.

Alla religione romana, che si va a sovrapporre a quella fenicio-punica, si viene a sostituire successivamente il Cristianesimo, che si imporrà con l'imperatore Costantino I il Grande.

immagineAgli albori del cristianesimo, secondo una tradizione priva però di fondamento storico, sarebbe sbarcato in Sardegna San Paolo per ritirarsi in eremitaggio a Monti, dove verrà edificato nel 1348 un Santuario in suo onore. Il Cristianesimo arriva comunque in Sardegna già dal I secolo d.C., probabilmente introdotto da molti cristiani che, indesiderati a Roma, vennero deportati in Sardegna e cominciarono a predicare il vangelo. Nascono le prime diocesi a Cagliari e Turris Libisonis.

Le prime persecuzioni dei cristiani da Nerone a Traiano ed Adriano

NeroneLe prime persecuzioni contro i cristiani si hanno con Nerone, che regna dal 54 al 68. La notte di plenilunio tra il 18 e il 19 luglio del 64 un incendio divampa a Roma e dura per nove giorni. Nerone accorre a Roma per organizzare i soccorsi ed emette l'ordine di arresto contro alcuni cristiani, ritenuti gli autori dell'incendio. A Nerone seguono gli imperatori della dinastia Flavia, che inizia con Vespasiano a cui succede Tito, che riconquista Gerusalemme dopo la rivolta ebraica e che incontra la principessa ebrea Berenice, della cui influenza su Tito beneficiano sia ebrei che cristiani ancora non chiaramente distinti.

DomizianoDomiziano regna dal 81 al 96 ed intraprende una politica di austerità e di rigidità morale, con grande venerazione per l'antica religione romana che celebra con grande sfarzo. A corte hanno forte influenza il console Flavio Clemente e sua moglie Flavia Domitilla, entrambi di tendenza giudaizzante cristiana. Nel 95 Flavio Clemente viene messo a morte e Domitilla inviata in esilio.

TraianoAlla dinastia Flavia segue la dinastia degli Antonini che inizia con Nerva, cui segue Traiano. In una lettera a Plinio di Traiano, imperatore dal 98 al 117 d.C., si parla di processi a carico dei cristiani, prassi giudiziaria consueta anche se non formalizzata da leggi persecutorie. Si dice che i cristiani non devono essere ricercati, ma condannati solo se la denuncia è firmata e se i cristiani non sacrificano agli dei. Risulta inaccettabile l'ostilità dei cristiani verso l'«imago imperatoris» e i «deorum simulacra».

AdrianoAdriano, imperatore dal 117 al 138, che ama identificarsi ancor più di Traiano con Giove capitolino, accanto a leggi che impediscono ai padroni di uccidere gli schiavi o di venderli per gli spettacoli gladiatori, con un decreto vieta la circoncisione, la pubblica lettura della legge mosaica e l'osservanza del sabato.

Sant'AntiocoAdriano reprime però nel sangue la seconda guerra giudaica, ordinando che Gerusalemme venga ribattezzata col nome di Elia Capitolina e ricostruita come colonia romana. Di sicuro effettua numerose persecuzioni, soprattutto in Oriente, ma la tradizione vuole che sotto il suo Impero sia stato martirizzato Antioco, il Santo cui è dedicata l'isola e la città di Sant'Antioco nel Sulcis.

 

Un periodo di relativa tolleranza e limitate persecuzioni

Commodo con gli attributi di ErcolePapa CallistoAd Adriano segue la dinastia degli Antonini che inizia con Antonino Pio. A lui succede Marco Aurelio, l'imperatore filosofo che regna tra il 161 ed il 180, che non risulta abbia emesso decreti contro il cristianesimo. Segue Commodo, che regna tra il 180 ed il 192, la cui amante Marcia è filocristiana e partecipa alla congiura che porta alla sua morte. Callisto è uno schiavo di Carpoforo, un liberto cristiano della casa imperiale. Gli giudei lo denunciano rivelando che è cristiano, Carpoforo per salvarlo lo nega, ma Callisto reagisce affermando la propria fede e viene condannato «ad metallas» in Sardegna. Marcia, la concubina di Commodo, si fa dare da papa Vittore l'elenco dei condannati in Sardegna ed ottiene la grazia da Commodo. Zeffirino, il successore di Vittore, lo richiama a Roma e gli affida la gestione delle catacombe che vengono ancor oggi chiamate Catacombe di San Callisto. Nel 217, alla morte di Zeffirino, Callisto diviene papa e verrà in seguito considerato Santo dalla Chiesa cattolica.

Settimio SeveroAlessandro SeveroInizia poi la dinastia dei Severi, dinastia di origine afro-siriaca che si apre alle influenze orientali soprattutto per l'influenza della moglie siriaca di Settimio Severo. Ad eccezione di un breve periodo sotto Settimio Severo, i cristiani vengono ampiamente tollerati. Settimio Severo promulga nel 202 un editto con cui si vieta ad ebrei e cristiani di fare proselitismo, ma tale editto è presto dimenticato.

Seguono Caracalla, Macrino, Eliogabalo e poi Alessandro Severo, sotto il cui regno i cristiani godono addirittura del favore dell'imperatore. Alessandro Severo concede infatti alla Chiesa cristiana di stare in giudizio e di disporre di beni. Dopo Alessandro Severo inizia la cosiddetta crisi del III secolo.

Massimino TracePapa PonzianoDopo anni di tranquillità per la comunità cristiana, nel 235, durante il regno di Massimino Trace inizia una nuova persecuzione. Una delle sue prime vittime è il papa Ponziano, eletto papa il 21 luglio 230 che regna fino al 235, durante il cui episcopato si verifica lo scisma di Ippolito, ma, verso la fine del suo regno, c'è una riconciliazione tra la parte scismatica ed il vescovo di Roma.

E la persecuzione di Massimino Trace si dirige principalmente contro i capi della Chiesa. Nel 235 papa Ponziano viene infatti deportato, insieme ad Ippolito, in Sardegna.

Filippo l'AraboDecioDopo Giorgano III regna Filippo l'Arabo, nato in Siria, favorevole al cristianesimo, ma la notizia che si sia convertito al cristianesimo, divenendo il primo imperatore cristiano, non ha conferme.

Gli succede Decio che, volendo riorganizzare l'Impero, raccoglie intorno a sé le forze del paganesimo tanto da venire chiamato «restitutor sacrorum». Nel 250 con un decreto stabilisce che tutti i cittadini debbono offrire un sacrificio agli dei o all'imperatore, ma il decreto non sopravvive alla sua morte.

ValerianoGallienoNei primi quattro anni di governo Valeriano si dimostra favorevole al cristianesimo, ma poi emette due provvedimenti contro i cristiani. Il primo editto, del 257, prescrve ai vescovi, ai preti e ai diaconi di sacrificare agli dei e proibisce ai cristiani le assemblee di culto. Il secondo editto, emesso a metà del 258, stabilisce il sequestro dei beni dei cristiani a favore dello Stato.

Gallieno, figlio di Valeriano, abolisce i decreti del padre, concede ai vescovi di rientrare dall'esilio ed ordina di riconsegnare alle chiese i loro beni. Per più di quaranta anni nessun imperatore prenderà provvedimenti contro il cristianesimo.

L'Impero Assoluto con Diocleziano e l'era dei martiri

Si arriva poi all'Impero Assoluto, ossia alla forma di governo successiva al Principato. Tale forma di governo si presenta in una forma dispotica, nella quale l'imperatore, non più contrastato dai residui delle antiche istituzioni della Repubblica romana, può disporre dell'Impero da padrone, cioè nella qualità di «dominus».

DioclezianoIl primo imperatore assoluto è Gaio Aurelio Valerio Diocleziano, noto come Diocleziano, imperatore dal 284 al 305. La sua intensa attività in campo economico, politico e militare consente all'Impero di risorgere dalle rovine del III secolo. Per ragioni amministrative, con la riforma di Diocleziano, l'Impero Romano viene diviso nel 284 in due parti: d'Occidente e d'Oriente. Nel 297 la Sardegna viene compresa nella Prefettura d'Italia e affidata a Massimino, uno degli Augusti. Gli ultimi anni di Diocleziano al potere sono caratterizzati dall'ultima grande persecuzione dei Cristiani, iniziata nel 303 e condotta con estrema ferocia.

Negli anni finali del III secolo, tristemente noto proprio per questo come l'era dei martiri, per suo ordine vengono uccisi i cristiani che non accettano di abbandonare il loro credo per tornare alla religione ufficiale romana. Sembra che i giustiziati siano qualche migliaio. Tra i martiri sardi nelle persecuzioni di Diocleziano ricordiamo Simplicio di Olbia, vescovo venerato come Santo dalla Chiesa cattolica. Saturnino di Cagliari, anch'egli venerato come Santo e patrono della città di Cagliari. Gavino di Porto Torres, martirizzato con il presbitero Proto ed il diacono Gianuario, venerati tutti e tre come santi. Lussorio di Cagliari, martirizzato con i due adolescenti Cesello e Camerino e santificati dalla Chiesa cattolica. Solo in Sardegna, nel nuorese e nel sassarese, soprattutto a Loceri, viene festeggiato anche Bachisio, santificato dalla Chiesa cattolica. Incerte sono invece le vicende relative ad Efisio, la cui storicità non è certa, il Santo più venerato in Sardegna, che, secondo la tradizione, sarebbe stato decapitato a Nora.

San Simplicio San Saturnino San Gavino con Proto e Gianuario San Lussorio con Cesello e Camerino San Bachisio 

L'affermazione del cristianesimo con Costantino ricordato in Sardegna come Santu Antine

L'ascesa al potere di Massenzio in Occidente segna la fine dell'applicazione degli editti di Diocleziano, d'altronde mai seriamente eseguiti. Successivamente, nel 311, Galerio emana l'editto di Nicomedia con il quale decreta la fine degli editti di Diocleziano, riconosce ai cristiani libertà di culto e di riunione, restituisce alla Chiesa i beni alienati ed ordina la ricostruzione delle chiese.

Costantino I il GrandeNel 306 assume il potere Costantino I il Grande. Costantino è una delle figure più importanti dell'Impero Romano, dato che ne riforma largamente l'Impero e ne sancisce l'inizio dell'alleanza con la Chiesa cristiana, che caratterizzerà gli ultimi due secoli della sua storia. A Costantino, che impera dal 306 al 337 e che sposta la capitale a Costantinopoli, si deve con l'editto di Milano del 313 la concessione della libertà di culto ai cristiani. Successivamente, con la sua riforma dell'Impero, l'isola continua a far parte della Prefettura d'Italia e viene governata direttamente dal vicario di Roma.

Il culto di Costantino il Grande, che non è un Santo ma in Sardegna è stato santificato nella tradizione popolare con il nome di Santu Antine, verrà introdotto in Sardegna dopo la conquista bizantina. Costantino viene considerato Santo per la sua opera di diffusione del cristianesimo: a lui sono dedicate chiese, feste, la famosa competizione equestre chiamata Ardia, una sfrenata corsa a cavallo nata come rievocazione della battaglia condotta dall'imperatore Costantino a Ponte Milvio e simbolo della vittoria del cristianesimo sulla religione pagana. Costantino è considerato Santo non solo in Sardegna ma anche dalla Chiesa cristiana ortodossa.

San LuciferoSant'EusebioFra il 315 ed il 371 d.C., due vescovi sardi, Lucifero ed Eusebio, si dimostrano particolarmente attivi nella predicazione del Cristianesimo. Il primo, Lucifero, è vescovo di Cagliari ed è venerato come Santo dalla Chiesa cattolica. Le poche notizie che ci sono state trasmesse su di lui provengono in gran parte dalla «Storia di Sardegna» di Giuseppe Manno, che ci dice che difende l'ortodossia cristiana contro l'eresia ariana e si oppone alla condanna di Atanasio di Alessandria al Concilio di Milano del 355 e per questo viene condannato all'esilio. Il secondo, Eusebio di Vercelli, nato in Sardegna e venerato come Santo dalla Chiesa cattolica, è il primo vescovo di Vercelli ed è anch'egli uno dei principali esponenti della lotta contro la diffusione dell'eresia ariana.

Seguono gli imperatori della dinastia di Costantino. I suoi figli, Costantino II, Costanzo II e Costrante I, seguono la politica religiosa del padre. Concedono privilegi ai cristiani e rendono sempre più difficile la vita dei fedeli della religione romana. Segue l'imperatore Giuliano che tenta il recupero dei valori della religione romana al punto da venire chiamato dai cristiani Giuliano l'Apostata e da venire fermato da una lancia, forse cristiana, mentre combatte contro i Persiani.

TeodosioPoi gli imperatori della dinastia di Valentiniano e Teodosio. Con Teodosio il cristianesimo diviene religione di stato e, nel 392, la religione romana viene proibita, pena la morte. Si scatena di conseguenza la persecuzione contro i pagani. Dal 395, alla morte dell'imperatore Teodosio, assistiamo alla separazione tra l'Impero Romano d'Occidente e l'Impero Romano d'Oriente. Egli infatti decide di affidare gli immensi territori, sempre più vulnerabili sotto la pressione dei barbari, ai suoi due figli: Arcadio, il maggiore, cui viene assegnato il governo della parte orientale dell'Impero, ed Onorio, il minore, cui spetta la parte occidentale.

L'influenza della presenza romana in Sardegna

Gli oltre sette secoli di occupazione romana, dal III sec a.C. al V secolo d.C., non cancellano però le tracce della cultura punico-sarda. Soprattutto nelle zone costiere, sulle città fenicio-puniche vengono edificate le città romane, con significative opere di architettura urbana soprattutto a Tharros, Nora e Carales (Cagliari). Anche più all'interno costruiscono strade e centri fortificati, senza però riuscire a vincere la resistenza in Barbagia.

Tharros diviene nell'VIII secolo un importante centro cartaginese, per poi diventare una importante città romana, successivamente abbandonata, nel 1070, per le troppo frequenti invasioni dei pirati arabi. Molto ben conservata soprattutto la parte relativa alla città romana, gran parte della quale è ancora sepolta dalla sabbia e dal mare. Bellissimo il panorama del mare di fronte ai resti della città. Significativi gli scavi di Nora. Della Nora romana si può vedere l'intero impianto stradale che divideva l'abitato in isolati comprendenti spazi pubblici ed aree destinate ad uso privato. A Cagliari si trova l'anfiteatro romano e un complesso di tre abitazioni che dovevano far parte di un unico quartiere denominato la Villa di Tigellio. I Romani fondano anche nuovi centri abitati, come Turris Libyssonis, (Porto Torres), ed alcuni centri all'interno dell'isola, quali Forum Traiani (Fordongianus), Augustis (Austis), Valentia (Nuragus). A Porto Torres si trovano i resti della città romana e del cosiddetto palazzo del Re Barbaro. Notevoli sono i resti delle terme romane di Fordongianus, alimentate da sorgenti di acque calde ancora attive.

Scavi di Tharros Scavi di Nora Scavi di Cagliari Scavi di Porto Torres Terme di Fordongianus

A Olbia si trovano i resti del porto dove sono stati recentemente portati alla luce i cosiddetti relitti del porto, abbiamo poi resti dell'acquedotto romano e di una fattoria romana dell'età repubblicana. Si ritiene appartengano al periodo tardo-romano anche le tombe ad ortostati scambiate inizialmente per una necropoli di dolmen e presenti nell'area archeologica di Padru.

Viene, inoltre, realizzata una vasta rete di strade che percorrono l'isola in tutta la sua lunghezza e favoriscono i contatti creando condizioni favorevoli alla penetrazione culturale romana presso le popolazioni locali. Le strade vengono protette nell'interno da una serie di castra, ossia di presidi fortificati edificati per sorvegliare le popolazioni dell'interno. Sono ancora oggi visibili i resti dei ponti realizzati a Fertilia, Porto Torres, Sant'Antioco.

Il ponte romano di Fertilia Il ponte romano di Porto Torre Il ponte romano di Sant'Antioco

Oggetti rinvenuti nei resti delle città romaneDiverse città vengono elevate al rango di municipio, con piena autonomia amministrativa, e gli abitanti hanno gli stessi diritti civili dei cittadini Romani, non però quelli politici. Nei resti delle città sono stati rinvenuti numerosi oggetti di ceramica industriale, vetro, oreficeria, statuaria e soprattutto mosaici.

Si sviluppano nel Campidano e nelle altre zone pianeggianti grandi latifondi principalmente imperiali, assegnati ad amministratori privati per la produzione cerealicola necessaria all'approvvigionamento di Roma e della Penisola, ma anche in parte di proprietà di privati che risiedono nelle città. I Romani accrescono l'attività estrattiva delle miniere del Sulcis servendosi del lavoro di schiavi, di deportati politici o di condannati «ad metalla».

La lingua delle popolazioni sarde subisce profonde trasformazioni con l'introduzione del latino, che nelle zone interne penetra però molto lentamente e solo più avanti, con la conversione di Ospitone e di tutte le sue armate Barbaricine, si radicherà tanto profondamente che, fra le lingue neolatine, il sardo è quella che ancor oggi ne conserva più chiaramente i caratteri.

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