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Nel 456 inizia l'occupazione vandalica che dura fino al 534 quando la Sardegna diviene bizantina


La fine dell'Impero Romano d'Occidente

OnorioFlavio StiliconeDal 395, alla morte dell'imperatore Teodosio, l'Impero di Occidente è retto da suo figlio Flavio Onorio. Essendo però Onorio ancora minore, la reggenza viene affidata a Flavio Stilicone, nato nell'odierna Germania da padre vandalo, ausiliario romano, e da madre cittadina romana. È un patrizio dell'Impero Romano d'Occidente e console.

Per rafforzare il proprio legame con l'imperatore, Stilicone dà in sposa a Onorio la propria figlia Maria e, dopo la morte di questa, gli dà in sposa anche l'altra figlia Termanzia.

Galla Placidia con i figli Valentiniano e OnoriOnorio, non avendo figli, associa al trono Costanzo III, ma poi, dietro insistenza della sorella Galla Placidia, nomina successore il figlio di lei Flavio Placido Valentiniano, che non viene riconosciuto però dalla corte d'Oriente. Placidia, in dissidio con Onorio, si trasferiscecon i figli a Costantinopoli presso il nipote Teodosio II. Alla morte di Onorio nel 423, Teodosio II, dietro pressione della zia Galla Placidia, decide di porre Valentiniano sul trono d'Occidente con il nome di Valentiniano III, che regna sotto tutela materna fino al 437, poi regna da solo fino al 455.

attilaNel 451 un vasto esercito formato da Unni, Ostrogoti e Burgundi, sotto il comando di Attila, varcano il confine del Reno assoggettando molte città e dirigendosi verso Orléans. Per contrastarlo Flavio Ezio coinvolge Alani e Visigoti nella formazione di un esercito. Lo scontro ha luogo ai Campi Catalaunici ed Attila è costretto a ritirare le sue truppe oltre il Reno.Papa Leone MagnoMa l'anno successivo, con il pretesto di richiedere la mano di Onoria, Attila invade l'Italia, saccheggiando numerose città e radendo al suolo Aquileia. Ezio rimane con poche truppe a rallentare l'avanzata del re barbaro. Attila passa il Po ma viene raggiunto da una delegazione della quale fa parte anche papa Leone I, detto Leone Magno. Dopo questo incontro Attila volge indietro il suo esercito.

Nel 454 Valentiniano III uccide di propria mano, in un intrigo di palazzo, Ezio, l'uomo forte del regime che come generale aveva sconfitto gli Unni. In seguito, il 16 marzo 455, anche Valentiniano III viene ucciso da un gruppo di congiurati. Con Valentiniano si estingue la dinastia imperiale di Occidente. La morte di Ezio aveva eliminato l'uomo forte che avrebbe potuto difendere l'Impero dai pericoli esterni. I Vandali avrebbero, infatti, messo a sacco Roma di lì a pochi mesi. Quella di Valentiniano elimina il simbolo attorno al quale si realizza la lealtà delle province romane, che in breve tempo si sfalda.

L'occupazione vandalica dell'Italia

VandaliOriginari dei paesi baltici, i Vandali vivono tra l'Oder e il Tibisco finchè, con l'ascesa di Costantino I nel 335 d.C., riescono a entrare nei territori dell'Impero, sulla riva destra del Danubio, come foederati, mantenendo il compito di costituire una specie di cuscinetto fra l'Impero e le altre tribù barbare della pianura Sarmatica.

GensericoVerso il 400 d.C., i Vandali sono costretti a lasciare la Pannonia ed a muoversi verso Occidente sotto la pressione dell'avanzata delle truppe Unne. Nel 405, si uniscono agli Ostrogoti di Radagaiso e invadoro l'Italia arrivando sino a Firenze, dove vengono sconfitti dal generale Stilicone. L'anno successivo, passato il Reno travolgono i Franchi, alleati di Roma, e penetrano in Gallia, da dove nel 409 d.C. arrivano in Spagna. Occupano poi l'Africa e il re Genserico stabilisce nel 439 la capitale a Cartagine.

Il sacco di RomaDa qui, occupata la Sicilia, nel 455 invadono l'Italia. Guidati da Genserico cui si fa incontro alla porta Portuense papa Leone I che lo implora di risparmiare la città e la sua popolazione.In verità Genserico onora il suo giuramenti ed i Vandali non operarono nessuna distruzione significativa in città. Comunque il 2 giugno 455 inizia il cosiddetto sacco di Roma. Essi razziano l'oro, l'argento e molti altri valori, con un impeto peggiore di quello dei visigoti di Alarico, autori del sacco del 410. Genserico porta, inoltre, con sé l'imperatrice Licinia Eudossia, vedova di Valentiniano III e le sue figlie. vengono presi in ostaggio anche molti altri personaggi importanti della città.

I Vandali occupano anche la Sardegna

Nel periodo nel quale Roma ha dovuto fronteggiare le invasioni barbariche, la Sardegna è stata considerata al riparo dal pericolo ed è stata quindi scelta da molti come rifugio tranquillo. Invece, al ritorno dalla spedizione contro Roma, nel 456 i soldati del re Genserico occupano la Sardegna.

L'isola viene liberata nel 468 dal comandante Marcellino, arrivato da Costantinopoli. Marcellino libera la Sardegna e poi raggiunge in Sicilia il resto delle truppe, agli ordini di Flavio Basilisco, che diventerà poi imperatore d'Oriente. Ma a causa della inettitudine di quest'ultimo, la spedizione fallisce e Marcellino venne assassinato da uno dei suoi capitani.

Alla sua morte la Sardegna torna in mano ai Vandali, che ci fanno arrivare, facendoli stanziare nel Sulcis, gruppi armati berberi, i Mauritani che si erano ribellati al suo potere, da cui si ritiene derivino anche i termini sardi «Maurreddos» e «Maurreddinos». Ancora oggi si celebra a Santadi «Sa Coia Maureddina», ossia il Matrimonio Mauritano.

Nel periodo dell'occupazione vandalica in Sardegna non avvengono grandi mutamenti in ambito sociale ed economico. Gli invasori, infatti, si limitano a riscuotere loro, invece dei Romani, le tasse dai proprietari terrieri.

Solo nella religiosità avviene un certo cambiamento. Infatti i re Vandalici, quando si erano stabiliti in Africa settentrionale, avevano iniziato a professare l'arianesimo, la dottrina eretica dei primi secoli del cristianesimo secondo la quale solo il Padre e non il Figlio può essere considerato veramente Dio, non generato e di conseguenza non creato. Questo in contrasto con quanto sancito dai vescovi d'occidente nel Concilio di Nicea del 325.

Occupata la Sardegna, la utilizzano come terra di esilio per quei cristiani che si oppongono alle loro posizioni religiose. Così nell'isola arriva il cristianesimo, portato dai numerosi vescovi e monaci che svolgono un'intensa opera di evangelizzazione delle popolazioni sarde ancora legate a forme antiche di religiosità e a riti pagani.

Papa IlarioPapa SimmacoNel periodo dell'occupazione Vandala due sardi diventano pontefici, Ilario dal 461 al 468 e Simmaco dal 498 al 514, ed entrambi verranno poi santificati. Nel 508 alcuni vescovi africani, perseguitati dai Vandali, in particolare da re Trasamondo, si rifugiano in Sardegna con il corpo di Sant'Agostino, insieme a un gruppo consistente di prelati tra i quali uomini di cultura. Tra questi c'è anche Fulgenzio da Ruspe, che crea a Cagliari un monastero nel luogo dove oggi sorge la Basilica di San Saturnino.

L'occupazione bizantina

L'Impero Romano d'Oriente è romano solo di nome. Gli abitanti sono Greci, Siriani, Egiziani, Illirici. Di romano conservavano le leggi, ed il ricordo che un tempo l'Impero si estendeva anche ad Occidente. Questo è sufficiente a un imperatore, deciso a cercare di riconquistare i territori occidentali, Italia compresa.

GiustinianoInfatti nel 533 l'imperatore d'Oriente Giustiniano I di Bisanzio, volendo riconquistare la parte occidentale dell'Impero caduta in mano ai Vandali, inizia la riconquista dell'africa. Prevedendo la vittoria bizantina, il governatore vandalo della Sardegna, Goda, per mantenere il proprio potere, si proclama indipendente e scrive a Giustiniano offrendogli fedeltà. Goda è un funzionario vandalo, incaricato dal re vandalo Gelimero di governare in suo nome la Sardegna dall'inizio del 530 circa e che in seguito si ribella, proclamandosi rex dell'isola. Ma i Vandali, al comando di Zazone, fratello di Gelimero, sbarcano a Cagliari, lo depongono, lo uccidono e riprendono il controllo dell'isola. È però inutile, perché il regno vandalo viene distrutto dai bizantini che ne rioccupano tutto il territorio.

Nel 534 i bizantini occupano la Sardegna, che entra a far parte dell'Impero bizantino. Terminata la dominazione vandalica, quindi, non finisce per i sardi il periodo delle invasioni straniere. Infatti i bizantini s'insediano nell'isola come nuovi dominatori.

Durante l'Impero di Giustiniano viene edificato il Castello di Sa Paulazza, ossia la paludaccia, la palude malsana, detto anche Castello di Mont 'a Telti, sulla strada tra Olbia e Telti, non tanto come difesa dai Vandali ormai sconfitti dal generale Belisario, quanto piuttosto dagli attacchi e dalle razzie della popolazione locale che si era ritirata sui monti dell'entroterra.

Davanti alla Chiesa campestre di Santo Stefano a Oschiri si trova un altare rupestre cristiano, edificato probabilmente tra il VI ed il IX secolo, in periodo bizantino, un monumento unico nel suo genere ed in parte ancora misterioso.

La Sardegna durante il periodo bizantino

La Sardegna diviene una delle sette Province dell'esarcato d'Africa. La Provincia viene divisa in quattro territori chiamati Partes che costituiranno l'origine dei successivi Giudicati.

La governa un magistrato residente a Cagliari, chiamato Praeses, ossia Preside, o Judex Provinciae, ossia giudice della Provincia. Ha compiti di amministrazione civile. Emana leggi, si occupa delle tasse ed amministra la giustizia servendosi di un suo tribunale. Il compito del controllo militare della Provincia è affidato a un Dux, che risiede a Forum Traiani, ossia Fordongianus. Qui finisce la Sardegna romana ed inizia la Barbaria (oggi Barbagia), ossia la terra dei Barbari, abitata dai sardi Pelliti. Con guarnigioni stabili residenti nelle postazioni fortificate e con truppe mobili, il Dux deve garantisce la difesa del territorio non solo da attacchi esterni ma soprattutto dalla bellicosità dei sardi Pelliti, i barbaricini abitanti delle zone montane intorno al massiccio del Gennargentu.

Sotto il dominio di Bisanzio, la Sardegna conosce un lungo periodo di pace, ma non di prosperità. È ai margine dell'Impero, lontana dalla capitale, la cui presenza si fa sentire soltanto attraverso la rigorosa e pesante imposizione fiscale. L'aumento spropositato delle tasse porta all'impoverimento della popolazione ed allo spopolamento delle città.

L'opposizione di Ospitone e la sua conversione al cristianesimo

I sardi dell'interno, i sardi Pelliti, vivono assolutamente isolati, continuano a conservare le proprie tradizioni ed oppongono una forte resistenza, effettuano continue razzie soprattutto di granaglie che in montagna non riescono a coltivare.

Papa Gregorio MagnoGuidati da un Capo valoroso, Ospitone di Ollolai, iniziano ad attaccare militarmente i bizantini e li sconfiggono ripetutamente, fino ad arrivare sotto le mura di Cagliari assediando il Dux bizantino Zabarda. Ad Ospitone, papa Gregorio I, detto Gregorio Magno, nel maggio del 594 invia una missiva per convincerlo a convertirsi al cristianesimo. Nella lettera il pontefice fa notare al Capo sardo quanto profonda sia la differenza tra chi ha aderito al cristianesimo, e tutti i barbaricini, «barbaricini omnes, ut insensata animalia vivant, Deum verum nesciant, ligna autem et lapides adorent», ossia che vivono tutti come animali irragionevoli ignorando il vero Dio ed adorando legni e pietre.

Ricostruzione fantasiosa di un incontro di Ospitone con Papa Gregorio MagnoL'epistolario di Gregorio attesta anche che Ospitone viene convinto a firmare la pace con il Dux bizantino Zabarda e ad acconsentire alla penetrazione e all'opera di proselitismo dei missionari Felice e Ciriaco nell'area Barbaricina. Ospitone si converte al cristianesimo, cosa che fa con tutti i suoi seguaci, ed introduce la religione romana in tutta l'isola, ma, come scrive Giovanni Lilliu la conversione al cristianesimo non estirpa tradizioni, costumi e statuti. Si abbattono le pietre sacre degli antenati, ma resta il Codice Barbaricino (ancora oggi non del tutto rimosso), che punisce il furto in casa propria ma lo considera atto di guerra in terreno altrui, e lava le offese e tutela l'onore personale e di gruppo vendicandolo col sangue.

Dove non era riuscito l'esercito romano riesce invece la Chiesa, che porta nell'isola il latino, lingua ufficiale della Chiesa di Bisanzio. Il latino cambierà anche la lingua locale, nella quale compaiono sempre più frequentemente vocaboli latini. L'isolamento della Sardegna dal continente, ed in Sardegna il particolare isolamento della Barbagia, ha fatto sì che la lingua qui parlata, il sardo logudorese nella variante nuorese, rappresenti ancora oggi tra tutte le lingue neolatine quella che conserva maggiori analogie con il latino originario.

I principali esempi di architettura religiosa bizantina

La Chiesa sarda segue il rito orientale per cui battesimo e cresima erano impartiti assieme. Il battesimo viene effettuato per infusione in vasche dove l'acqua arrivava alle ginocchia dei catecumeni. Fonti battesimali simili si trovano a Tharros, Dolianova, Nurachi, Cornus e Fordongianus.

Nel periodo bizantino vengono erette diverse chiese a croce greca, con quattro bracci e con la cupola sulla parte centrale. Le più antiche chiese della Sardegna risalgono infatti al V-VI secolo d.C.

Fra queste la Basilica di San Saturnino a Cagliari suvvessivamente ampliata dai monaci Vittorini di Marsiglia. La Chiesa di San Giovanni di Sinis, nei pressi di Oristano, al cui nucleo centrale a cupola è stato aggiunto il corpo centrale tra il IX e l'XI secolo. La Chiesa di Santa Maria Bubalis di Siligo, nota anche come Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu, che viene costruita alla fine del VI secolo sulle rovine di un preesistente insediamento romano del II secolo d.C., donata poi da Barisone I di Lacon Gunale giudice di Torres e Arborea ai monaci Benedettini e da loro ricostruita in stile tardo bizantino nel 1063. La Chiesa di Santa Sabina di Silanus, edificata agli inizi dell'anno mille sopra un pozzo sacro di cui richiama la pianta, è una Chiesa unica nel suo genere che presenta uno strano miscuglio di antichi stili architettonici. Il Santuario di Santa Maria Iscalas di Cossoine, edificato con scaglie di pietra calcarea bianca in stile tardo-bizantino nell'anno mille dai monaci Camaldolesi, una delle più antiche chiese della Sardegna settentrionale. Il Santuario di Nostra Signora di Bonacattu a Bonarcadu, del VII secolo, rimaneggiato nel 1242 dai costruttori arabi, specialmente sulla facciata. La Chiesa romanica di San Lussorio di Fordongianus, costruita secondo la leggenda dove venne martirizzato e poi sepolto il Santo nel 304 d.C. L'Oratorio di San Giovanni d'Assemini, edificato tra il X e l'XI secolo in stile tardo bizantino, con pianta a croce latina e campanile a vela. Il Santuario di Sant'Elia di Tattinu a Nuxis, edificato nel X secolo, molto simile alla Basilica di San Saturnino a Cagliari anche se di dimensioni molto inferiori. La Chiesa di Sant'Antioco a Sant'Antioco di Sulcis, eretta in periodo bizantino ma successivamente modificata di monaci Vittorini di Marsiglia nel 1102 e dedicata al patrono della Sardegna, la cui facciata è stata modificata nel tempo e vedendola non ci si aspetterebbe di trovare il suo interno del tutto intatto nell'originale stile romanico con elementi bizantini, e sotto la quale si trovano le catacombe paleocristiane ricavate da sepolture puniche, nelle quali nel 1615 furono rinvenute le spoglie del Santo. Al periodo bizantino risale anche un bel bassorilievo conservato nella Chiesa di Sant'Antioco. La Chiesa di Sant'Efisio a Nora vicino a Pula, realizzata in periodo bizantino, ampliata nel 1102 e successivamente modificata nel XVIII e nel XIX secolo, che nella cripta conserva le reliquie del Santo. La Chiesa di Sant'Elia e la Chiesa di Sant'Enoc, a Lunamatrona, abbattute in accordo con il vescovo di Ales nel 1770, dato che, con la scusa del diritto d’asilo, erano diventate ricettacolo di malfattori e briganti. La Chiesa di Santa Croce di Ittireddu, con pianta a croce latina, composta da una navata principale sulla quale ai due terzi della lunghezza si innesta perpendicolarmente un transetto di dimensioni minori, caratterizzata da un ampliamento che ha comportato la realizzazione di una sobria facciata Romanica.

Cagliari - La Basilica di San Saturnino San Giovanni di Sinis - La Chiesa di San Giovanni Siligo - La Chiesa di Santa Maria di Bubalis Silanus - Il Santuario di Santa Sabina Nuxis - La Chiesa campestre di Sant'Elia Sant'Antioco - La Chiesa di Sant'Antioco Pula - La Chiesa di Sant'Efisio

Il distacco della Sardegna da Bisanzio

L'opposizione del clero sardo alle dottrine teologiche di Flavio Eraclio, noto come Eraclio I, imperatore dal 610 al 641, e di Costante II, imperatore dal 610 al 668, fautori del monotelismo, dottrina che sosteneva che in Cristo ci fossero due nature (umana e divina) e una sola volontà, inizia il distacco dell'isola da Bisanzio ed il processo di formazione degli stati sardi indipendenti. Processo che verrà accelerato dalla necessità di difendersi dalla crescente pressione dei pirati saraceni.

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