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| Dalle scorrerie dei pirati saraceni all'851-864 quando inizia l'epopea dei Giudicati
Le prime scorrerie dei pirati saraceniLa nascita dell'Islam, fondato da Maometto (570-632) allo scopo di riunire intorno a una nuova religione monoteistica le tribù arabe allora disperse, è forse il principale evento della storia mondiale dopo la caduta dell'Impero Romano. I seguaci di questa religione verranno chiamati saraceni, dal nome di una popolazione del Sinai che verrà usato ad indicare tutti i popoli arabi. In periodo medioevale non compare ancora né il termine arabo né quello mussulmano. Lo sbarco dell'Islam in EuropaDal 705, con lo sbarco dell'Islam in Europa, iniziano le scorrerie dei pirati saraceni provenienti dal nord Africa e dalla Spagna, inizialmente solo per compiere razzie e successivamente a scopo espansionistico. La vita dei paesi del Mediterraneo viene sconvolta dall'espansione saracena, poco contrastata da Bisanzio che deve preoccuparsi della propria sopravvivenza e non può provvedere a difendere i territori più lontani. In Italia, grazie ai buoni rapporti con Carlo Martello re dei Franchi, si afferma Liutprando, re dei Longobardi dal 712 al 744, che ne completa la conquista. È sempre in conflitto con i bizantini ai quali toglie parte dei territori, e si viene spesso a trovare in lotta con il papa, il quale teme un ulteriore rafforzamento della potenza dei Longobardi. Ma Liutprando, cattolico, finirà col sottomettersi cedendo il dominio di Sutri. La Sardegna, perso ogni contatto commerciale e politico con Bisanzio, resta isolata, i centri costieri vengono continuamente saccheggiati, gli abitanti catturati e venduti come schiavi. Inizia lo spopolamento delle città e dei villaggi sulla costa, le popolazioni si spostano all'interno alla ricerca di luoghi più sicuri. Dopo il 720 la pressione dei saraceni aumenta e la città di Cagliari viene occupata, sia pure per un breve periodo. È durante questa occupazione che il re longobardo Liutprando recupera in Sardegna le spoglie di Sant'Agostino e le porta in salvo a Pavia. Cagliari torna poco dopo libera, ma in seguito, nel 752, cessate le scorrerie improvvise, i saraceni si riorganizzano e dall'africa sbarca un vero e proprio esercito che, con stragi e violenze, vince la resistenza dei sardi. I saraceni occupano tutta la parte meridionale dell'isola, poi però, non riuscendo a vincere la resistenza della popolazione, si ritirano. Ma gli abitanti vengono costretti a pagare il tributo della Giziah e a fornire basi operative alla flotta saracena. Nel periodo dell'aggressione saracena i sardi, abbandonati da Bisanzio, devono darsi una organizzazione politica autonoma. La Sardegna deve necessariamente rendersi economicamente indipendente, le condizioni di estrema povertà portano addirittura a dover reintrodurre il baratto. Nell'821 le fortificazioni sarde resistono però ai diversi attacchi saraceni. L'epopea dei GiudicatiLa gravità della situazione e la distanza del governo bizantino portano tra l'851 e l'864 i luogotenenti che governano le quattro Partes nella quale era divisa la Sardegna romana ad organizzarsi autonomamente. Le fonti più importanti in merito a questo periodo storico sono le epistole papali del IX secolo. Nei primi dell'800 le missive sono indirizzate ad un arconte o ipatos bizantino, ossia un consul, che accorpa le funzioni del praeses e del dux militare; e nell'840 il geografo arabo Ibn Khurdadhbih riferisce della presenza in Sardegna di un batrìq, console di Sardegna, Baleari e Corsica. Nel 851 papa Leone IV scrive allo Iudex Provinciae della Sardegna per chiedere l'invio di un reparto militare a Roma per aiutarlo nella difesa della città dalle invasioni dei pirati saraceni, avendo nell'821 le fortificazio sarde resistito ai diversi attacchi saraceni. Nella missiva chiede, inoltre, la fornitura della seta di mare, il bisso, per la confezione degli indumenti pontifici.
È nel 864 che papa Niccolò I scrive una missiva allo scopo di stigmatizza le unioni di natura incestuosa, ossia i matrimoni fra consanguinei, che intercorrono da anni tra gli Iudices sardi. Nella missiva usa il plurale Iudices, il che sta ad indicare che sono già nati i Giudicati. In base a questa missiva, la datazione storica della nascita dei Giudicati va quindi considerata precedente l'864.
Nell'872 papa Giovanni VIII invia un'altra lettera, che è indirizzata ai Principes Sardiniae. Anche in questo caso, il plurale sta ad indicare che è già accettata la nascita dei Giudicati.
Si ritiene, quindi, che ciascuno dei quattro governatori si sia nominato judex, per amministrare una repobblica, che si trasformerà in seguito in regno. Diventano i giudici dei quattro Giudicati: il Giudicato di Logudoro o di Torres, nella parte nord occidentale dell'isola, ad economia agropastorale; il Giudicato di Gallura, nella parte nord orientale, il più piccolo e povero; il Giudicato di Cagliari, detto anche di Pluminos dal nome di una delle sedi giudicali, Sa domu de su Giugi (la casa del giudice) a Flumini, nella parte sud orientale, il più esteso e più ricco; il Giudicato di Arborea, nella parte centro occidentale, anch'essa ad economia agropastorale. Risale al 14 ottobre 1073 l'epistola inviata da papa Gregorio VII, successivamente santificato, ai 4 giudici di Sardegna, Mariano I di Torres, Costantino I di Gallura, Torchitorio I di Cagliari, e Orzocco I di Arborea. In questa epistola, citando i loro «antiqui parentes», dimostra il forte radicamento storico delle generazioni giudicali.
Il medioevo giudicale sardo è il periodo storico più luminoso e glorioso dell'isola, la quale, da sempre invasa ed occupata, soltanto dal IX al XV secolo riesce a rimanere libera e indipendente dalle varie dominazioni straniere. L'organizzazione del Giudicato Il Giudicato comprende un territorio detto logu (territorio) o rennu (regno), governato da un giudice, ed è diviso in curatorie formate da più villaggi chiamati ville. I Giudicati sono Stati perfetti e subiettivi (o super individuali), ma non sono Stati patrimoniali, in quanto non appartengono al re ma al popolo che, attraverso i propri rappresentanti, eletti nelle coronas de curadorias, sceglie i propri componenti nel parlamento detto corona de logu del Giudicato, ossia nell'assemblea dei notabili, prelati, funzionari delle città e dei villaggi, la quale nomina il proprio monarca o giudice. Questo almeno inizialmente, dato che poi la carica diventerà ereditaria secondo un principio di successione che include anche le donne, seguendo il più possibile la linea maschile della casata regnante originaria. Solo in mancanza di immediati eredi maschi, diretti o indiretti, vengono prese in considerazione le donne della famiglia, ma soltanto come portatrici di titolo per i figli, o per il marito, esercitando il ruolo di giudicesse reggenti o luogotenenti, durante l'assenza o la minore età del giudice titolare.
Il Giudicato è retto da un giudice, detto pure regolo o donnu, dal latino dominus, con poteri legislativo, giudiziario, esecutivo e militare sovrani, secondo il principio «Superiorem non recognoscens». La cerimonia di investitura detta su collectu è estremamente solenne: nell'assemblea i partecipanti si dispongono in circolo (da dove il termine Corona de Logu), con al centro colui che la presiede. La Corona definisce le attribuzioni e l'ambito del potere del giudice, ovvero la sua attività di governo, quella giuridica e quella militare. Nei sigilli sulle pergamene giudicali viene scritto il nome del giudice seguito dal titolo di rex, tuttavia il giudice non è un sovrano assoluto di tipo feudale, almeno nella forma. Egli non può dichiarare guerra, firmare trattati di pace o disporre del patrimonio del Giudicato senza l'assenso della Corona de Logu. È interessante il fatto che i giudici non hanno inizialmente una sede fissa, in quanto le corti giudicali sono itineranti nei vari territori curatoriali, anche se hanno comunque sedi di residenza privilegiata. Il giudice dimora in un palazzo protetto da una guardia armata detta kita de buiakesos sotto il comando di un maiore. In sua assenza subentra nel governo un alter ego, detto judike de factu (giudice di fatto). I figli del giudice vengono chiamati donnikellos ed i parenti più stretti donnos. La figura del giudice è simile a quella di un sovrano europeo che dal suo palazzo governa assistito da funzionali laici ed ecclesiastici, mentre amministra la giustizia spostandosi dalla capitale nelle varie curatorie. Assai decisa è la separazione tra il patrimonio privato del giudice, chiamato de pegugiare, e quello del Giudicato, detto de retimi. Le curatorie sono rette dal curatore, che nomina il maiore de villa, ossia il Capo del villaggio, l'equivalente dell'atttuale sindaco, con il quale amministra la giustizia su delega del giudice. Del territorio della villa, chiamato fundamentu, solo la parte più vicina al villaggio viene recintata e coltivata da singoli proprietari. Il resto del territorio è proprietà di tutta la collettività ed è diviso in due parti che vengono destinate ad anni alterni alla semina (è la parte chiamata vidazzone) e a pascolo (chiamato pabarile). In questa gestione collettiva dei beni di interesse comune e nella difesa comune del territorio si riconosce l'eredità della cultura nuragica. La struttura socialeLa società giudicale è divisa in classi secondo una divisione derivata dall'assetto della società del tardo-Impero Romano. Le classi sono tre: liberti, colliberti e servi. I liberti sono funzionari, piccoli proprietari terrieri, artigiani e mercanti. I colliberti sono servi liberati che mantengono però alcuni obblighi nei confronti dei loro signori. I servi, che dipendono dal padrone per il lavoro e non possono di conseguenza abbandonare il fondo al quale sono legati, sul piano personale sono però liberi, possono sposarsi o avere un cognome; vivono in condizioni di gran lunga migliori di quelle dei servi della gleba della società feudale: devono lavorare per il padrone per tre o quattro giorni la settimana, mentre gli altri giorni possono lavorare per sè e per la propria famiglia. In condizione particolare si trovano poi gli artigiani, detti liberos de paniliu perché possono lasciare il fondo a cui sono legati per compiere il proprio lavoro altrove. Nel solo Giudicato di Arborea, nell'anno 1353 Mariano IV abolisce la classe della servitù. L'economia è basata sull'agricoltura, sull'allevamento del bestiame e sul commercio, oltre ad una modesta attività mineraria e di estrazione del sale. Non esiste la moneta come strumento di scambio ma si continua ad utilizzare il baratto. Dal punto di vista religioso permane nel periodo giudicale una organizzazione ecclesiastica unita alla Chiesa Ortodossa. Dall'inizio del periodo giudicale la popolazione della Sardegna inizia ad aumentare, segno di un miglioramento delle condizioni di vita: la popolazione torna ad abitare le campagne e nascono molti nuovi villaggi. Dalla fine del periodo giudicale, invece, la tendenza demografica si inverte, molte ville vengono abbandonate e la popolazione torna a concentrarsi nelle città. Il primo periodo giudicale, poi gli attacchi dei pirati saraceni e l'ingerenza politica pisana e genovesePoco si conosce del primo periodo giudicale, dato che le tracce storiche partono solo dall'XI secolo quando della Sardegna hanno iniziato ad interessarsi le repubbliche marinare di Pisa e Genova. Le poche fonti storiche tra l'800 ed il 1050 non consentono di ricostruire lo sviluppo e l'organizzazione originaria di questi regni autoctoni. Si sa, comunque, che tutti e quattro i Giudicati si affacciano al nuovo millennio retti da giudici appartenenti alla potente famiglia dei Lacon Gunale, i rappresentanti della quale, secondo l'opinione di Francesco Cesare Casula e di alcuni altri storici del medioevo sardo, nell'ultimo periodo di dominazione bizantina della Sardegna potrebbero aver avuto la carica di Iudex Provinciae nei territori che poi si sarebbero trasformate nei Giudicati. A noi sembra abbastanza inattendibile questa ricostruzione, che prevederebbe che in 250 anni di elezione del giudice da parte della Corona de Logu si sia sempre voluta privilegiare una famiglia, sia pure legata all'evoluzione delle antiche circoscrizioni bizantine in entità sovrane autonome. Preferiamo la tesi di un altro studioso del medioevo sardo, Sergio Atzeni, secondo cui i regni sardi sarebbero nati dalla conquista da parte dei sardi autoctoni che, approfittando della debolezza militare di Bisanzio, avrebbero invaso i territori occupati dai bizantini. Nel nuovo millennio i Giudicati si presentano con una struttura territoriale e amministrativa già ben definita e con un sistema giuridico completo e riconosciuto sul territorio. I giudici, comunque, non sono sovrani isolati e lontani dalle dinamiche internazionali. Partecipano infatti alle Crociate, sono fautori della diffusione del monachesimo, partecipano alla lotta tra Impero e papato ed ai traffici commerciali mediterranei. È certo comunque che nel periodo dei Giudicati il sardo diviene la lingua più parlata nell'isola. All'inizio dell'XI secolo riprendono gli attacchi degli saraceni. Nel 1015, condotti da Mugahid ibn Abd Allah detto Museto, che ha il sogno di costituire un potente Stato marittimo, dopo essersi impadronite di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna con 120 navi e 1.000 cavalieri, espugnano le principali fortezze, sconfiggono la resistenza sarda e riconquistano Cagliari. Uccidono il giudice Malut, tentano di colonizzare almeno parte dell'isola. La disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori al punto che si teme che l'isola sia destinata a cadere in loro possesso.
Nello stesso anno, sollecitate da papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano e nel 1016 intervengono in Sardegna con una spedizione militare. Alleatesi con le forze indigene, sconfiggono l'esercito di Mugahid. La Sardegna viene liberata dai saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. L'ingerenza politica pisana e genovese sui re giudici dura dall'XI al XIV secolo, trasformandosi lentamente prima in protettorato, poi in dominazione.
A ciò si aggiunga che nel 1165 l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al comune di Pisa da Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro romano Impero, detto il Barbarossa, che revoca tutte le concessioni anteriori della medesima da lui fatte a qualunque città o persona.
La prossima pagina | Nella prossima pagina vedremo una breve storia del Giudicato del Logudoro o di Torres, che si trovava nel nord ovest dell'isola ed ha avuto come capitale inizialmente Ardara, poi Torres ed infine Thathari, l'attuale Sassari. Il Giudicato si estendeva nel territorio dell'odierna Provincia di Sassari e nelle parti settentrionali delle attuali province di Oristano e di Nuoro. | |
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