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| Breve storia del Giudicato di Torres o del Logudoro
Il Giudicato di Logudoro o di Torres Nel nord ovest dell'isola si trovava il Giudicato del Logudoro o di Torres, che confinava a est con il Giudicato di Gallura e a sud con il Giudicato di Arborea e in piccola parte con il Giudicato di Cagliari. Ha avuto come capitale inizialmente la città costiera di Torres, l'attuale Porto Torres, poi Ardara ed infine Thathari, l'attuale Sassari. Lo stemma del Giudicato di Torres era la torre merlata.
Il Giudicato si estendeva nel territorio dell'odierna Provincia di Sassari e nelle parti settentrionali delle attuali Province di Oristano e di Nuoro. Le sue Curatorie sono state: Anglona, Caputabbas, Coros, Costavalle, Dore, Figulina, Flumenargia, Goceano, Marghine, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nughedu, Nulauro, Nurcara, Nurra, Planargia, Romangia, Ulumetu. Il Giudicato di Torres dura dal 687 al 1275. Per ricostruire la sua storia disponiamo di una breve narrazione nel cosiddetto «Libellus Indicum Turritanorum», che però non risulta sempre del tutto attendibile. Sappiamo comunque per certo che la cultura di questo regno giudicale è per tradizione vicino a quella carolingia, sia negli usi diplomatici che in quelli della cancelleria. Ciò che sappiamo dei primi giudici del LogudoroPoco sappiamo dei primi giudici del Logudoro. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze. Sappiamo che già durante il dominio bizantino, durato dal 534 al 720, nel 687 governa Nicola. La Sardegna viene occupata dai saraceni dal 720 all'880, comunque verso il 740 inizia a governare Mariano e verso l'800 Pietro. Occupata di nuovo dai saraceni dal 990 al 1017, verso il 1000 inizia a governare Comita e successivamente Guglielmo. All'inizio dell'XI secolo riprendono gli attacchi degli saraceni. Nel 1015, condotti da Mugahid ibn Abd Allah detto Museto, che ha il sogno di costituire un potente Stato marittimo, dopo essersi impadronite di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna con 120 navi e 1.000 cavalieri, espugnano le principali fortezze, sconfiggono la resistenza sarda e riconquistano Cagliari. Uccidono il giudice Malut, tentano di colonizzare almeno parte dell'isola. La disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori al punto che si teme che l'isola sia destinata a cadere in loro possesso.
Nello stesso anno, sollecitate da papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano e nel 1016 sconfiggono l'esercito di Mugahid. La Sardegna viene liberata dai saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo.
Controllata da Pisa e Genova dal 1017 al 1021, viene rioccupata dai saraceni tra il 1021 ed il 1022. L'ingerenza politica pisana e genovese sui re giudici dura dall'XI al XIV secolo, trasformandosi lentamente prima in protettorato, poi in dominazione. In base a questa ricostruzione, Mariano avrebbe il titolo di Mariano I e Comita quello di Comita I, ma preferiamo assegnare la numerazione progressiva ai soli giudici dei quali si ha una certezza storica. Gunnario, detto anche Comita I di Lacon Gunale, giudice di Torres e Arborea I primi giudici di Torres appartengono alla dinastia dei Lacon Gunale. I primi dati si riferiscono a Gunnario o Gonario «de Salanis», detto anche Comita I di Lacon Gunale, eletto verso il 1022 giudice di Torres ed Arborea.
Non si hanno notizie certe su di lui, ma si sa per certo che fece edificare da maestranze pisane la Basilica di San Gavino a Porto Torres. La Chiesa verrà in seguito raddoppiata in lunghezza ed è in conseguenza di ciò l'unica Chiesa che conosciamo priva di facciata, ma con due absidi contrapposte. Nella Chiesa sono conservate le spoglie dei tre martiri turritani.
Dorgodorio o Torchitorio, detto anche Barisone I di Lacon Gunale, giudice di Torres e Arborea La carica diventa ereditaria quando nel 1038 Gunnario fa eleggere suo successore il figlio Dorgodorio o Torchitorio, detto anche Barisone I di Lacon Gunale. Non si conoscono le sue gesta, si sa comunque che dal 1038 governa anche la Gallura, fino a quando questa viene quindi occupata dai saraceni dal 1050.
Nel 1064, il giudice turritano Barisone I scrive all'abate Desiderio per chiedere l'invio in Sardegna di un gruppo di monaci Cassinesi, che giungono in loco per prendere possesso della Chiesa di Santa Maria di Bubalis a Siligo, assieme alla Chiesetta dei santi Elia ed Enoch sul Monte Santo, anch'essa a Siligo, donate ai benedettini di Montecassino con tutte le pertinenze insite nella donazione. Tale donazione risulta da un importante documento dell'XI secolo tra i pochi ritenuti autentici. 
Probabilmente a Giorgia di Lacon Gunale, sorella di Gunnario Comita I, si deve lo spostamento della capitale dalla città costiera di Torres ad Ardara, situata in località più interna e perciò al riparo dalle incursioni dei pirati saraceni residenti nelle Baleari, dotata di una cinta muraria di cui resta ancora qualche tratto, di un Castello di cui non restano che rovine, detto appunto Castello di Ardara e della Chiesa palatina di Santa Maria del Regno. Ardara resterà capitale del giudicato fino al 1272, quando la famiglia regnante si estinguerà con la morte di re Enzo Hohenstaufen di Svevia e la capitale verrà portata a Thathari.
Risale probabilmente a questi anni anche la costruzione del Castello del Monte Acuto, a Berchidda, che sorge sulla sommità del Monte Acuto, da cui si vede il paese e tutta la valle del Rio Mannu. Il Castello apparteneva al giudicato del Logudoro di cui Berchidda faceva parte e di cui segnava i confini con quello di Gallura. Alla sua morte, Barisone I lascerà sotto la reggenza di Giorgia i due figli piccoli, tra i quali il regno verrà diviso. Il maggiore, Andrea Tanca di Lacon Gunale, gli succederà in Logudoro dando origine alla casata dei Lacon Gunale; mentre il minore, Mariano de Zori, diverrà giudice di Arborea dando origine alla casata dei Lacon Serra. Andrea Tanca di Lacon Gunale Non abbiamo molte tracce del regno di Andrea Tanca di Lacon Gunale, figlio di Barisone I e di Maria de Serra, come giudice del Logudoro. Da molti viene ricordato come Andrea I. Secondo la tradizione, si ricordano le sue imprese contro i saraceni. Una tradizione che lo indicherebbe vissuto nel principio o nella metà dell'XI secolo. Muore nel 1065 e viene sepolto in Ardara, capitale del Giudicato.
Mariano I di Lacon Gunale favorisce l'arrivo dei pisani nel Giudicato Nel 1065 gli succede il figlio Mariano I di Lacon Gunale. È un sovrano liberale che chiama nel Giudicato i Monaci Cassinesi e si avvicina alla Chiesa di Roma, impegnandosi a pagare una somma annua come testimonianza tangibile della sua devozione.
A lui si deve, nel 1065, l'insediamento di 12 monaci benedettini provenienti dall'abbazia di Montecassino nella grande Chiesa di Sant'Antioco di Bisarcio a Ozieri, e concede loro ricchi benefici, tra i quali la stupenda Chiesa romanica di San Pietro di Sorres, a Borutta in Provincia di Sassari. Probabilmente a lui si deve anche la costruzione della Chiesa di Nostra Signora di Castro a Oschiri e la Chiesa di San Petro a Bosa, con il corpo centrale del 1072.
Mariano I regna durante il periodo nel quale la Chiesa cattolica è attraversata dalla riforma gregoriana. Il 14 ottobre 1073 papa Gregorio VII gli invia una missiva, diretta a lui ed agli altri tre giudici sardi, con la quale riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati sardi, per invitarli alla sottomissione alla Chiesa di Roma.
E, sempre nel 1073, inizia una politica di concessione di privilegi ed esenzioni fiscali ai mercanti pisani, per ringraziare Pisa di aver sconfitto i saraceni nel 1044. Concede inoltre al comune di Pisa, attraverso l'Opera di Santa Maria, il possesso di numerose chiese tra le quali il monastero di San Michele di Plaiano sulla strada tra Sassari e Platamona. Costantino I di Lacon Gunale favorisce l'insediamento dei monaci CamaldolesiIl figlio avuto dalla moglie Susanna de Zori, Costantino I, che gli subentra nel 1082, riesce a ristabilire una relativa equidistanza tra Pisa e Genova, sempre in un quadro di autonomia politica. Sposa Marcusa di Gunale, discendente degli Arborea. Durante il suo regno si sviluppa la riscossa cristiana nei confronti dei saraceni. Quando, dietro le pressioni di Berengario III di Catalogna, Pisa organizza nel 1114 una spedizione per togliere agli arabi le Baleari, la flotta di passaggio nel Logudoro imbarca anche un contingente inviato da Costantino I, comandato dal figliastro Saltaro. Questi si copre di gloria e, rientrato in patria, accampa i suoi diritti alla successione di Costantino. È sostenuto dalla potente famiglia degli Atzeni (de Athen), della stirpe giudicale dei Lacon Gunale, che appare nella storia del Giudicato di Torres già dal tempo di Mariano I e costituisce la famiglia più potente del Logudoro. Un Atzeni regge la Curatoria di Ficulinas (Florinas) ed hanno proprietà nella diocesi di Sorres tanto da fondare la Chiesa di San Nicolò di Trullas, tra Semestene e Pozzomaggiore, che viene donata da Pietro Atzeni e da altri notabili all'eremo di San Salvatore a Camaldoli. Costantino è un forte sostenitore degli ordini ecclesiastici che chiama in numero sempre maggiore. Fa edificare la bellissima Basilica della Santissima Trinità di Saccargia a Codrongianos, il principale ed il più bel monumento romanico-pisano della Sardegna ed uno dei più importanti d'Italia, fondata nel 1116, il cui aspetto architettonico risale poi a maestranze pisane tra il 1180 e il 1200. Secondo il «Condaghe di Saccargia», durante un viaggio insieme alla moglie Marcusa di Gonale viene ospitato dai monaci camaldolesi, e fanno voto alla Madonna per avere un figlio. Quando, nel 1116, nasce il futuro Gonario II, la coppia dona alla Madonna una nuova Chiesa, appunto la Basilica, che è consacrata il 5 ottobre dello stesso anno. Il termine di origine bizantina «condaghe» definiva originariamente un atto di donazione a favore di un ente ecclesiastico.
Nello stesso 1116 il monastero di San Michele di Plaiano viene ceduto dai canonici della Chiesa maggiore di Pisa all'abate di San Zenone dell'ordine di Vallombrosa. Costantino farà costruire successivamente la Chiesa di San Michele di Salvenero a Ploaghe, per il monastero dei monaci Vallombrosani. Donerà inoltre ai monaci benedettini di Montecassino la Chiesa di San Nicola di Silanis a Sedini.
Favorisce, inoltre, l'insediamento nel Giudicato della famiglia genovese dei Doria e della lucchese Malaspina dello Spino Secco, alle quali concede diversi territori abbandonati ed incolti, con la speranza che vengano resi produttivi. Si tratta di una politica che si mostrerà a lungo andare negativa, in quanto queste casate diventeranno tanto potenti da insidiare l'integrità dello stesso Giudicato. I Doria si stabiliscono in Anglona dove edificano il Castello di Chiaramonti, il Castello di Castelgenovese (Castelsardo), il Castello dei Doria a Santa Maria Coghinas ed il Castello di Monteleone Rocca Doria. Ai Malaspina si deve nel 1112 l'edificazione del Castello di Serravalle a Bosa e successivamente quella del Castello di Osilo. 
Alla morte di Costantino nel 1127, viene designato come erede il piccolo Gunnario, suo figlio naturale, sotto la reggenza di Ittocorre Gambella che, per proteggere il trono dalle pretese del fratellastro Saltaro e per sottrarlo a una congiura ordita dalla famiglia degli Atzeni, fa trasferire Gonario ancora piccolo a Pisa. Gunnario II di Lacon Gunale sconfigge gli Atzeni e poi partecipa alle Crociate Gunnario completa la propria educazione a Pisa e raggiunti i 18 anni, nel 1127, torna in Sardegna con l'aiuto di quattro galee e degli armati pisani e riprende il potere con il nome di Gunnario II, ma gli Atzeni resistono nelle loro proprietà di Pozzomaggiore, nel sud del Giudicato, ma non abbandonano i loro propositi di dominio sul Giudicato.
Gunnario ripara nel Castello di Ardara e procede subito alla edificazione, tra il 1127 e il 1129, del Castello del Goceano, detto anche Castello di Burgos, che risulta una delle fortezze più munite del medioevo sardo, destinato alla difesa sia contro i nemici di Pozzomaggiore che contro quelli di Oristano, ora nelle mani del Giudicato di Torres, poi di Cagliari, di Gallura e infine di Arborea. Mariano IV d'Arborea vorrà la nascita del borgo attorno al Castello, oggi Burgos.
Gli Atzeni tentano di portare a termine il loro progetto di usurpazione del trono, ma vengono uccisi senza pietà, per massima parte sotto le mura del Castello. Gonario raggiunge i superstiti nella Chiesa di San Nicola di Trullas, dove si erano rifugiati, e li passa per le armi. Per ringraziare Pisa dell'aiuto ricevuto, inizia a condurre una politica fortemente filopisana. Sposata Maria, una esponente della potente famiglia pisana degli Ebriaci, fa loro concessioni di ogni genere, che risvegliano l'ostilità di Genova. Questa istiga il giudice Comita III di Arborea a muoversi alla conquista del Logudoro, nel quale impone per poco tempo il suo dominio. Le ostilità però cessano presto, per la mediazione del papa Eugenio III. Cinque anni dopo Comita III ritenta, ma viene nuovamente respinto da Gunnario II.
Negli anni successivi Gunnario si dedica interamente alla religione. Partecipa alla seconda Crociata insieme al vescovo di Sorres, ad alcuni nobili sardi e ad un Cavaliere Templare, di cui è citato il nome, magister curiae Roberto Turonensis o di Tours. Divenuto molto amico di San Bernardo di Clairvaux o di Chiaravalle, tra i fondatori storici dell'Ordine Cistercense e sostenitore del movimento Templare, si reca a Montecassino grazie ai forti rapporti che il padre Costantino aveva avuto con i monaci Benedettini.
Sotto il suo governo sono state edificate, per desiderio di San Bernardo di Chiaravalle, l'abbazia di Santa Maria di Corte a Sindia con l'annesso monastero, consacrati il 15 marzo 1149, e nel 1150 è iniziata la costruzione della Chiesa di San Lorenzo a Silanus, probabilmente dei frati cistercensi dell'abbazia di Santa Maria di Corte di Sindia. Secondo la tradizione fa poi edificare il Santuario di Nostra Signora di Gonare a Sarule, per sciogliere il voto fatto per ringraziare la Madonna dopo essere sopravvissuto ad un disastroso naufragio sulle coste di Orosei al ritorno dalle crociate. 
Incontrato ancora una volta San Bernardo, nel 1147, ne rimane talmente influenzato da decidere di abbandonare tutto e abdicare a favore del figlio Barisone, per farsi monaco Cistercense a Clairvaux dove muore, viene sepolto e considerato beato (beatus Pius Gumarus). Nel 1147 gli equilibri nell'area vedono Arborea filogenovese, circondata dal Logudoro e Cagliari filopisane. In quell'anno due fatti condizioneranno tutta la storia successiva: Gunnario II di Torres, come si è detto, abdica, e contemporaneamente a Cagliari muore Costantino Salusio III. Dei due figli di Gunnario, il maggiore Barisone gli succede sul trono del Logudoro col nome di Barisone II, mentre il minore Pietro, che ha sposato la figlia di Costantino Salusio III di Lacon Gunale, diviene giudice di Cagliari col nome di Pietro Torchitorio III. Barisone II di Lacon Gunale si allea con i Genovesi per poi passare a una politica di equidistanza Salito al trono nel 1147, Barisone II del Logudoro continua la linea filopisana dei giudici di Torres. Durante il suo regno, nel 1160 il fratello Ottocorre o Ittocorre di Torres fa edificare il Castello Etzu o Castello di Monti Ferru allo scopo di difendere i confini meridionali del Giudicato, prima di tentare senza successo l'invasione del Giudicato di Arborea, ed entrato in seguito in possesso degli stessi giudici di Arborea.
Nel 1163 deve ostacolare le mire egemoniche di Barisone I d'Arborea, alleato allora con i genovesi, combattendolo lungamente e resistendo a diversi attacchi militari. Sostiene il fratello Pietro, divenuto giudice di Cagliari con il nome di Pietro I Torchitorio III. Quando questi deve fuggire da Cagliari spodestato dal cognato Oberto di Massa, lo accoglie presso di sé ed insieme a lui, per vendicarsi di Barisone I di Arborea che aveva appoggiato il colpo di mano, cerca, però senza successo, di invadere il Giudicato di Arborea. Nel 1165 l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al comune di Pisa da Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro romano Impero, detto il Barbarossa, che revoca tutte le concessioni anteriori della medesima da lui fatte a qualunque città o persona.
In seguito, nel 1166, anche lui, come già aveva fatto il fratello Pietro, si rende conto delle eccessive ingerenze dei pisani negli affari del Giudicato e quindi cambia strategia ed inizia ad aprirsi ai genovesi, arrivando ad espellere, con l'aiuto dei Doria, i pisani dal Giudicato. Per ritorsione i pisani lo attaccano ma la reazione militare organizzata con troppa fretta non ha successo di fronte alla reazione di Barisone II. Si ottiene, comunque, la riconciliazione tra i due Barisone, di Torres e di Arborea. Quando Costantino III di Gallura viene costretto a lasciare il trono da una congiura di palazzo e si rifugia presso i parenti della moglie ad Arbore, il Giudicato viene governato da Barisone II di Torres. Per le queste continue ritorsioni tra i Giudicati, Barisone cerca di rimanere politicamente in equilibrio tra le due potenze marinare. Ha due figli, Costantino e Comita, e nel 1191 abdica a favore del primogenito Costantino e si ritira nell'ospedale di San Giovanni d'Oltremare, a Messina, fondato da sua nonna la regina Marcusa. Costantino II di Lacon Gunale viene sconfitto da Guglielmo di Massa e perde il Castello del Goceano Con l'abdicazione del padre nel 1191, Costantino II, diventa giudice di diritto, ma già da 20 anni era associato al governo del Giudicato. Prosegue nella politica filogenovese del padre, tanto da inimicarsi la Chiesa che, dopo una sommaria istruttoria dell'inviato papale che è, guarda caso, l'arcivescovo di Pisa, viene scomunicato. Vedovo della catalana Drudda, sposa in seconde nozze Prunisinda, anch'essa catalana, che va a risiedere nel Castello del Goceano.
Nel 1194 il suo Giudicato viene assalito dal giudice di Cagliari, il filopisano Guglielmo I Salusio IV di Lacon Massa, il più spietato sovrano dell'epoca giudicale, che espugna e gli toglie il Castello del Goceano, facendo prigioniera sua moglie Prunisinda. Dopo averla violentata, la conduce prigioniera a Santa Igia. Non riesce però ad impossessarsi del Giudicato del Logudoro e viene respinto nel 1195 dai genovesi, che si sono alleati con Costantino. L'anno successivo tenta la liberazione di Prunisinda, aiutato dai genovesi, ed assedia inutilmente Santa Igia dove è tenuta prigioniera, senza però riuscire a liberarla. Prunisinda morirà prigioniera, per l'onta e per gli stenti. Costantino II muore nel 1198 senza eredi diretti, e la Corona de Logu nomina giudice suo fratello Comita. Comita II di Lacon Gunale, fratello di Costantino II, si rappacifica con Guglielmo di Massa Alla morte di Costantino II, nel 1198, gli succede il fratello Comita che sale al trono con il titolo di Comita II. Durante il suo regno i monaci Benedettini edificano la Cattedrale di Nostra Signora di Tergu.
Egli cerca di utilizzare la diplomazia per uscire dalla situazione difficile in cui si trovava il Giudicato di Torres. Confermati gli stretti rapporti con i genovesi, fa sposare il figlio di primo letto Mariano con Agnese, secondogenita di Guglielmo I Salusio IV di Lacon Massa, procurandosi l'alleanza con questo giudice di Cagliari. Sposa in seconde nozze Agnese Aleramici di Saluzzo, figlia di un potente marchese piemontese, da cui ha due figlie Giorgia e Isabella, che fa sposare con signori importanti. Non modifica però la politica antipisana del Giudicato e, quando i pisani Visconti, preso il possesso del Giudicato di Cagliari, a seguito del Matrimonio di Lamberto Visconti con Elena di Lacon, entrano in possesso anche di quello di Gallura, che confina con il suo, tenta di invadere la Gallura costringendo il giudice Lamberto Visconti di Gallura a fuggire da Civita. In seguito però scende a patti con Pisa, anche perché sono ripresi gli attacchi saraceni lungo le coste sarde, viene quindi ristabilita la pace, Comita si ritira e Lamberto rientra a Civita. È un periodo nel quale si susseguono lungo la costa orientale della Sardegna le incursioni dei pirati saraceni. Ne è una testimonianza il tesoro di Santu Miali, costituito da 3.500 genovini d'argento e nascosto per sfuggire a tali incursioni sotto l'altare della Chiesa di San Michele Arcangelo a Padru. Mariano II di Lacon Gunale sconfigge Pietro II di Arborea e lo costringe a condividere il controllo del Giudicato Nel 1218, alla morte di Comita di Torres, gli succede il figlio di primo letto Mariano che, con il nome di Mariano II, governa il Logudoro. Egli riesce a mantenere un discreto equilibrio tra Genova, il papato e Pisa, dando al suo regno una relativa prosperità. Mariano prende in moglie Agnese, secondogenita di Guglielmo I Salusio IV di Lacon Massa, giudice di Cagliari, dalla quale ha Adelasia, che andrà sposa ad Ubaldo Visconti, Benedetta, che andrà sposa al conte di Ampurias, e Barisone.
Riprende, sia pure senza successo, la guerra contro i Visconti per cercare di liberare la cognata Benedetta, anch'essa figlia di Guglielmo I Salusio IV, tenuta prigioniera a Cagliari. Si riarma, con l'appoggio del papa e con la speranza di aiuti dai milanesi, ma nel 1219 viene sconfitto e mettono fine alla guerra con il trattato di pace di Noracalbo. Secondo gli accordi è costretto a far sposare la figlia Adelasia, che risiede nel Castello del Goceano, con il tredicenne pisano Ubaldo Visconti di Gallura ed effettua la rinuncia ai diritti su alcuni suoi possedimenti posti in Gallura, già conquistati dal suo padre, Comita II. Il matrimonio si tiene nella Basilica della Santissima Trinità di Saccargia. Ubaldo Visconti, divenuto giudice di Gallura, tenta senza successo l'invasione del Logudoro. Ma quando le fortune di Ubaldo vengono meno, Mariano II scatena un'offensiva insieme al nuovo giudice di Cagliari, Guglielmo II di Massa, figlio di Benedetta, contro suo cugino Pietro II di Arborea, considerato alleato di Ubaldo Visconti, che viene sconfitto e nel 1228 deve accettare di condividere con Mariano II e Guglielmo II di Massa il controllo del Giudicato. Barisone III, ultimo erede della famiglia dei Lacon Gunale, e le sommosse della popolazione Alla morte di Mariano II nel 1232, il figlio Barisone III, designato dalla Corona de Logu, è ancora minorenne e la reggenze è affidata a Orzocco de Serra. Il Giudicato è però minato dall'interno dallo strapotere di alti funzionari corrotti e sostenitori dei Doria e Malaspina, che costituiscono uno stato all'interno dello stato. Gli interessi dei ricchi e dei mercanti portano quindi all'anarchia, cioè al poter agire senza controlli di autorità costituite. Il regno viene agitato da sommosse contro la politica del tutore del giovane giudice e, per quanto sua sorella Adelasia tenti di ristabilire l'ordine, il malcontento aumenta.
Le sommosse aumentano a Sassari, che rivendicava maggiore autonomia della corte giudicale. Nel 1234 Orzocco punisce la città di Sassari condannando all'esilio dei suoi cittadini più facinorosi. Con questo, però, la rivolta contro Orzocco de Serra si allarga all'intero giudicato. Barisone III non arriva al trono. Nel Castello di Goceano dove vive in attesa della maggiore età viene assassinato, sempre nel 1234, da una rivolta del popolo, «legale» secondo il diritto giudicale. Non sono chiare le motivazioni di tale rivolta, ma si ritiene sia stato assassinato da alcuni sicari assoldati da Ubaldo Visconti, bramoso di impadronirsi del Giudicato. Secondo un'altra versione, la classe dei nobili, i ricchi mercanti, i Doria e i Malaspina ne avrebbero avuto la regia. Muore a solo 15 anni ed il suo corpo viene sepolto nella Chiesa di San Pantaleo in Sorso. Con la morte di Barisone III si estingue la dinastia nativa. Il breve governo di Adelasia di Lacon Gunale e del pisano Ubaldo Visconti Nel 1234, alla morte di Barisone III, la Corona de Logu assegna il titolo alla sorella Adelasia, che diventa giudicessa di Torres, ed Ubaldo Visconti, in virtù del suo matrimonio con questa, diviene contemporaneamente giudice di Gallura e di Torres. Con Ubaldo inizia la dinastia Visconti, che dura solo per il periodo del suo regno. La giudicessa va a risiedere con il marito Ubaldo nel Castello del Monte Acuto, a Berchidda.
Come primo atto Adelasia supplica il nuovo pontefice, papa Gregorio IX, di perseguire gli assassini del fratello, e questi ordina all'arcivescovo di Pisa di lanciare la scomunica contro gli autori del misfatto.
Papa Gregorio IX, inoltre, è confortato dal fatto che accanto a Adelasia governa il guelfo Ubaldo e che, perciò, i pisani si guarderanno bene dall'insidiare il suo regno. Perciò assolve Ubaldo, la moglie e il giudice Pietro II d'Arborea dalla scomunica per aver aiutato i Visconti nell'invasione del Giudicato di Cagliari. Però pretende da Adelasia nel 1237 la cessione del Castello di Monte Acuto, e di sottoporre il Giudicato di Torres e le terre da lei possedute in Corsica, Pisa e Massa al dominio dei pontefici, che vengono nominati suoi eredi universali qualora fosse deceduta senza prole. Il giudice Pietro II di Arborea, ormai senza alcuna certezza di lasciare prole, istituisce anch'egli suo erede universale il romano pontefice.
Ubaldo Visconti non è, però, in grado di fermare il processo di disgregazione del Giudicato, dilaniato dalle lotte intestine tra seguaci dei Doria, dei Malaspina, dei Visconti e della famiglia giudicale, con le ingerenze della Chiesa e del patriarca di Pisa. Dopo soli quattro anni, nel 1238, muore senza figli. Adelasia, forse sconvolta per la morte orrenda del fratello e di quella del marito, si ritira in meditazione. Adelasia sposa Enzo figlio naturale di Federico II di SveviaMorto nel 1238 Ubaldo, si fanno avanti tanti signori o presunti tali, che aspirano alla mano di Adelasia ed al titolo di giudice del Logudoro e di Gallura. Papa Gregorio IX tenta allora di imporre il matrimonio tra Adelasia e Guelfo Porcari, podestà e capitano del popolo di Pisa. Ma i Doria, temendo per i propri interessi, convincono Federico II di Svevia, Sacro romano Imperatore dal 1220 al 1250, del quale sono alleati, a far sposare Adelasia al suo figlio naturale Enzo Hohenstaufen di Svevia, avuto con la concubina Bianca Lancia d'Agliano. Adelasia viene immediatamente scomunicata dal papa Gregorio IX, mentre Enzo riceve dal padre il titolo platonico di re di Sardegna. Dal 1238 il giudicato di Torres viene unito a quello di Gallura sotto re Enzo. Con Enzo inizia la dinastia Hohenstaufen che dura solo per il periodo del suo regno.
Molto più giovane di Adelasia, Enzo resta in Sardegna solo un anno, poi lascia l'isola e si unisce al padre nella lotta contro il papato e le fazioni guelfe, ma prima di partire lascia come reggente nel 1239 il suo siniscalco Michele Zanche, che aveva già avuto parte negli intrighi cittadini che avevano portato all'uccisione di Barisone III. Enzo di Svevia, combattendo col padre, viene sconfitto e catturato dai bolognesi a Fossalta presso Modena nel 1249, rimane 23 anni prigioniero nelle carceri del Podestà di Bologna e morirà nel 1272. La reggenza di Michele Zanche prosegue, nell'assenza del legittimo giudice Enzo di Svevia, ed egli si arricchisce sfruttando il suo ufficio al punto da venire ricordato da Dante nella Divina Commedia (XXII canto dell'Inferno) insieme al frate Gomita nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio, quella dei barattieri, «Usa con esso donno Michel Zanche di Logodoro; e a dir di Sardigna le lingue lor non si sentono stanche». Dopo otto inutili anni di attesa del ritorno del marito, Adelasia cessa di occuparsi del Giudicato, il matrimonio nel 1246 viene sciolto e lei si ritira nel Castello di Goceano, dove morirà senza eredi nel 1259 distrutta moralmente e fisicamente, ma dopo aver nominato titolare del giudicato il pontefice ed avendo ricevuto la revoca della scomunica e il perdono di papa Innocenzo IV.
Il Giudicato viene sconvolto da varie lotte interne e nel 1259, alla morte della giudicessa Adelasia, le famiglie dei Doria, Malaspina e Spinola a nord, il giudice di Gallura a est ed il giudice di Arborea a sud, incominciano ad impossessarsi delle sue terre. La reggenza di Bianca Lancia e Michele Zanche che porta alla fine del Giudicato di LogudoroDal 1272, anno della morte di re Enzo, inizia la reggenza di sua madre Bianca Lancia. Per non perdere il potere, Michele Zanche la circuisce ed arriva a sposarla, e con il matrimonio diviene ufficialmente reggente e conserva la gestione del potere. Dal matrimonio di Bianca Lancia con Michele Zanche nasce una bambina, Caterina, sposata a 16 anni a un esponente della famiglia dei Doria, Branca Doria, il quale, nel 1275 invita il suocero Zanche a pranzo nella sua tenuta nella Nurra e lo fa uccidere a pugnalate per ottenere il controllo del Logudoro. Sebbene il delitto sia «legale» secondo il diritto giudicale, anche Branca Doria viene ricordato da Dante nella Divina Commedia (XXXIII canto dell'Inferno) nella terza zona del nono cerchio, e cioè nella Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti, «Nel fosso sù, diss'el, de' Malebranche, là dove bolle la tenace pece, non era ancora giunto Michel Zanche, che questi lasciò il diavolo in sua vece nel corpo suo, ed un suo prossimano che 'l tradimento insieme con lui fece». La data ufficiale della fine di questo regno giudicale viene indicata con il 1275, anno della morte di Michele Zanche anche se fino al 1280 continua la reggenza di Bianca Lancia. Il controllo genovese sui resti del Giudicato e il libero comune di SassariBranca Doria non ottiene però il risultato che si era ripromesso. I pisani, infatti, occupano le regioni del Giudicato, iniziando a contendersele con i genovesi, e, forti delle vittorie ottenute a Cagliari, iniziano a radicare la loro signoria nel Giudicato. Ugolino della Gherardesca vi penetra con le sue truppe e vi annulla l'autorità del Pontefice. Nel 1283, il capitano pisano Rosso Buzacherino, armate 16 galee, devasta in Corsica a danno dei genovesi le terre di Bonifacio, e lascia le sue truppe nel porto di Torres. In risposta i genovesi armano una flotta comandata da Tommaso Spinola e si muovono contro la flotta pisana comadata da Andreotto Saracino, il quale la rivolge contro Alghero, che cinge d'assedio, e favorito dal giudice di Arborea, la occupa. Ma dopo la battaglia navale della Meloria del 1284, Genova, che ha sconfitto Pisa, oltre al controllo dei mari si assicura il completo predominio anche sull'ex Giudicato di Torres. Il Giudicato viene suddiviso tra le potenti famiglie dei Doria, Malaspina e Spinola, ma perde alcuni territori anche a favore del confinante Giudicato di Arborea. Resta fuori dal loro controllo solo la città di Sassari dove, nel 1294, i cittadini appoggiati dai Doria si costituiscono in Libero Comune e promulgano gli Statuti Sassaresi, un codice in latino privo di datazione. Il libero comune viene retto da un Podestà inviato da Genova ogni anno, con poteri giurisdizionali e di governo in conformità allo Statuto che il Comune si era dato. La copia giunta fino a noi è in volgare sardo logudorese ed è del 1316, al tempo del podestà genovese Cavallino de Honestis. Il territorio che era apprtenuto al Giudicato di Torres è governato da Genova dal 1281 al 1323, poi dagli Aragonesi dal 1323 al 1516 e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passa all'Austria che lo governa dal 1713 al 1720 ed infine entra nel Regno di Sardegna e dal 1861 nel Regno d'Italia. Altri presunti giudici dei quali non si ha alcun riferimento storicoGran parte delle immagini dei giudici che illustrano questa pagina sono tratte da ritratti conservati nel MUS'A, Museo Sassari Arte, nel quale, lungo il corridoio, sono esposti sedici dipinti d'uguali dimensioni raffiguranti i giudici o Regoli che nel Basso Medioevo governarono il Giudicato di Torres. Commissionati nel 1665 dall'arcivescovo turritano Royo, questi quadri d'invenzione sono stati trovati nella Sagrestia dei Beneficiati della Cattedrale di Sassari dallo storico sassarese Don Pasquale Tola, e verso il 1837 il Capitolo Turritano li donò all'Università di Sassari. Oltre ai ritratti di giudici dei quali si ha rilevanza storica, ne sono presenti altri di giudici senza alcun riferimento storico, che però vogliamo riportare per completezza di trattazione. 
La prossima pagina | Nella prossima pagina vedremo una breve storia del Giudicato di Gallura, che si trovava nel nord est dell'isola ed ha avuto come capitale Civita, ossia Olbia. Il Giudicato si estendeva nel territorio dell'odierna Provincia di Olbia-Tempio, ossia Provincia di Gallura. | |
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