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| Nel 1323 inizia l'occupazione aragonese e la successiva dominazione Spagnola
Bonifacio VII crea il Regnum Sardiniae et Corsicae e lo da in feudo a Giacomo II d'Aragona La conquista aragonese della Sardegna parte da lontano. Il regno degli Aragona occupava i territori della Spagna orientale, che comprendono le attuali province di Aragona, Catalogna e Valenza. Nel 1282 Pietro III d'Aragona detto il Grande viene chiamato, dopo i Vespri, in aiuto dai siciliani che si erano ribellati al regime tirannico di Carlo II d'Angiò.
Gli Aragona assumono il controllo della Sicilia che mantengono fino al 1295, quando papa Bonifacio VIII ottiene la firma del trattato di Anagni, in base al quale Giacomo II d'Aragona detto il Giusto cede la Sicilia a Carlo II d'Angiò e ne ottiene in cambio i feudi di Sardegna e di Corsica. I siciliani si sentono traditi e, non volendo rinunciare alla loro autonomia, dichiarano decaduto Giacomo II ed eleggono al trono il fratello Federico che assume il nome di Federico II di Sicilia.
Subito questo grave smacco, per reazione papa Bonifacio VIII, il 5 aprile 1297 crea il Regnum Sardiniae et Corsicae e lo assegna in feudo a Giacomo II, sperando che questi ne prenda possesso e possa, partendo da qui, riprendere anche la Sicilia. Giacomo si trova così al fianco degli Angioini, contro il fratello Federico ed i siciliani. È sulla Sicilia che si concentra lo scontro, con Federico II che consolida il suo dominio sull'isola, e gli Aragona, impegnati anche nello scontro con le repubbliche marinare e nelle attività per il controllo del Mediterraneo e della via delle spezie, impiegheranno ben 25 anni prima di iniziare ad occuparsi della Sardegna. Dei primi anni della dominazione aragonese e delle sue guerre contro il Giudicato di Arborea, viene qui data una descrizione molto breve, mentre per maggiori dettagli si rimanda alla pagina sul Giudicato di Arborea.
L'arrivo in Sardegna degli Aragonesi condotti dall'infante AlfonsoNel 1323 i catalano-Aragonesi sbarcano in Sardegna a Palmas, a sud di San Giovanni Suergiu, al comando dell'infante Alfonso, primogenito del re Giacomo II, con lo scopo dichiarato di liberare l'isola dalla opprimente presenza pisana. Il 30 maggio 1323, Alfonso si unisce alle truppe di Ugone II di Arborea ed insieme assediano Iglesias, controllata da Ugolino della Gherardesca, a cui era stata assegnata dopo lo smembramento del Giudicato di Cagliari. Presa la città occupano il Campidano e si avvicinano a Cagliari. Sconfiggono la resistenza delle truppe pisane che si arroccano nel Castello, mentre gli Aragonesi si attestano sul colle di Bonaria, dove iniziano la costruzione di una nuova città. Gli Aragonesi concludono l'occupazione del resto dell'isola, che vedrà diversi tentativi di ribellione guidati dai Doria e dai Malaspina nel nord e dai pisani nel sud. L'infante Alfonso torna in patria dalla Sardegna vittorioso, ma le basi su cui si fonda il suo successo non sono molto solide data l'ambiguità dei rapporti con il Giudicato di Arborea al sud e al nord con i Doria ed i Malaspina. Nel 1325 la ribellione di Sassari, controllata da Genova e dai Doria e Malaspina, convince Pisa a riprendere le armi. I pisani conquistano il Castello di Cagliari, che dovranno però abbandonare nel 1326 per cederlo agli Aragonesi, che vi si insediano e cercano di iberizzare al massimo le istituzioni. Il governo di Alfonso IV detto il Benigno Morto Giacomo II nel 1327, gli succede il figlio primogenito Alfonso IV d'Aragona noto come il Benigno. Gli Aragona inseriscono nel loro stemma l'effige dei quattro mori a rappresentare il loro dominio sulla Sardegna.
L'amministrazione della Sardegna viene affidata a un governatore generale, con la residenza prima nella cittadella fortificata di Bonaria e poi a Castrum Calari. Vengono nominati prelati Spagnoli limitando la presenza degli ordini religiosi italiani. Nei territori sottratti alla repubblica di Pisa viene instaurato un regime feudale, affidando piccoli feudi agli Aragonesi che avevano appoggiato Alfonso, con l'obbligo di risiederci e di difendere il territorio in nome del re di Aragona, e con successione ereditaria per linea maschile. Obbligo al quale, però, molti vengono meno rientrando in patria ed affidando il feudo a loro procuratori. Alcune città sono governate direttamente e vengono chiamate città regie: Cagliari, Iglesias, Oristano, Bosa, Alghero, Sassari e Castell'aragonese. Nel Castello di Cagliari, e successivamente anche a Sassari, vengono trasferite famiglie Aragonesi, catalane e valenzane con diritto di eleggere un consiglio ed un a giunta in rappresentanza delle diverse classi sociali. Viene imposto un controllo diretto sull'attività economica. Le miniere dell'iglesiente dipendono direttamente dal re e ad Iglesias viene aperta una zecca dove confluisce tutta la produzione argentiera. Le saline dipendono anch'esse dal re i cui appaltatori sfruttano pesantemente la popolazione locale. Tutto il commercio del grano converge su Cagliari ed è controllato dalle famiglie majorchine e catalane Canyelles, Tomich, Aymerich. Sul Colle di Bonaria, nel luogo allora detto di Buenaire, cioè «buona aria», nel 1335 il re dona la Chiesa ai monaci di Santa Maria della Mercede, che vi costruiscono un convento che ancora oggi abitano. Tra il 1330 ed il 1335 assistiamo alla guerra tra Aragona e Genova per il controllo del Mediterraneo occidentale. Gli Aragonesi non riescono a controllare l'isola nella quale invece aumenta l'opposizione dei Doria e dei Malaspina, quindi si vedono costretti ad affidare le difesa del territorio ai giudici di Arborea, prima Pietro III, poi Mariano IV. Il governo di Piero IV detto il Cerimonioso Nel 1336 muore Alfonso IV e gli succede Piero IV d'Aragona noto come il Cerimonioso. Negli anni che seguono assistiamo a una nuova ribellione dei Doria nel 1347 domata con l'aiuto di Mariano IV d'Arborea.
Nel 1351 gli Aragonesi si alleano con Venezia in funzione antigenovese. Dopo la sconfitta del genovesi nel 1353 a Porto Conte, avendo il re negato a Mariano IV d'Arborea il possesso di Alghero che gli aveva promesso in cambio dell'appoggio nel contrastare i Doria e Malaspina, si arriva alla rottura tra Aragona e Arborea. Mariano IV inizia ad estendere il suo controllo diretto sui territori sardi ed arriva ad occupare oltre un terzo dell'isola. Quando la rocca di Cagliari, dopo lungo assedio, è prossima alla resa, il conte catalano Bernardo Cabrera riesce a bloccare le truppe del Giudicato di Arborea a Quartu. Nel 1354 Pietro IV sbarca in Sardegna con un ingente corpo di spedizione, piega Alghero dopo una sanguinosa ribellione, scaccia tutti gli abitanti e li sostituisce con coloni catalani. Nel 1355 concede al Regno di Sardegna e Corsica la costituzione di un Parlamento sardo composto da tre Bracci, rappresentativi del clero, della nobiltà e delle sei maggiori città. Convoca il primo parlamento del regno di Sardegna e, firma la pace di Sanluri con Mariano IV, cui lascia per cinquant'anni i possedimenti reali in Gallura. Quindi Pietro IV ritorna in patria. Nel 1363, con re Pietro IV impegnato nella guerra di Aragona contro la Castiglia, Mariano IV rioccupa l'iglesiente, la Gallura ed il Cagliaritano. Nel 1366 conquista Sanluri, Iglesias, Selargius e Decimomannu, in seguito espugna i Castelli della Gallura. Dall'Aragona giunge una spedizione guidata da Pietro Lopez de Luna che tenta l'assedio di Oristano ma viene sconfitto e muore sul campo. Nel 1369 Mariano espugna Sassari e l'anno successivo espugna il Castello di Osilo. Ma Brancaleone Doria, che difende gli interessi della repubblica di Genova, lo ferma a Monteleone. Successivamente però Brancaleone sposa la sorella di Mariano, Eleonora, garantendo la pace del Giudicato di Arborea con la repubblica di Genova contro il dominio degli Aragona. Durante il regno di Piero IV inizia la costruzione della cinta muraria e delle torri di Alghero, ed i frati minori Conventuali, intorno al 1350, edificano il complesso conventuale di San Francesco ad Alghero. Nel 1355 viene edificato il Castello di Sanluri per difesa del borgo contro gli assalti del Giudicato di Arborea. 
Mariano IV muore nella grande pestilenza del 1376, gli succede il fratello Ugone III che continua la guerra contro gli Aragonesi i cui domini sono ormai ridotti alle sole città di Cagliari e di Alghero, fino a che viene assassinato con l'unica figlia Benedetta in una congiura nel 1383.Il titolo passa a Federico, figlio minorenne di Eleonora d'Arborea, sorella di Ugone, e di Brancaleone Doria. Inizia la lunga reggenza di Eleonora d'Arborea, il principale personaggio del medioevo sardo, nota come la giudicessa. Brancaleone Doria, che si trova in Catalogna alla morte di Ugone, viene imprigionato per indurre la moglie a restituire alla corona i territori sardi occupati e portato prigioniero a Cagliari. Invece di pianificare un'offensiva contro l'alleato, Eleonora si dedica a rafforzare la propria autorità nel Giudicato non con la forza ma con una ferma politica di resistenza alla corona di Aragona.
Il governo di Giovanni I detto il Galantuomo Nel 1387 muoiono Federico d'Arborea e Pietro IV il Cerimonioso. Al primo succede il fratello minore Mariano V, sempre sotto la reggenza della madre Eleonora, al secondo il figlio Giovanni I d'Aragona detto il Galantuomo, che nel 1388 firma la seconda pace di Sanluri, con la quale Arborea deve rientrare nei confini del 1355 in cambio della libertà di Brancaleone Doria. Arborea rientra nei confini naturali, ma la libertà a Brancaleone Doria non viene concessa. Liberato solo nel 1390, Brancaleone Doria, che fino all'incarcerazione aveva mantenuto un atteggiamento di relativa compiacenza verso la corona di Aragona, si mette al comando dell'esercito di Eleonora. Nel 1391 riunisce uno smisurato esercito e riconquista in pochi mesi tutti i territori che Arborea aveva conquistato prima della pace. Gli Aragonesi sono nuovamente ridotti solo a Cagliari, Alghero, Longonsardo (dove poi sorgerà Santa Teresa di Gallura), ai Castelli di Quirra e Acquafreadda ed alle zone circostanti.
Il governo di Martino I detto il Vecchio Nel 1396 muore Giovanni I d'Aragona e gli succede il fratello Martino I d'Aragona, duca di Montblanc, detto Martino il Vecchio. Nel 1402 muore anche Eleonora d'Arborea anch'essa a causa della peste. Le succede il figlio Mariano V, mentre Brancaleone Doria prosegue la guerra contro gli Aragonesi occupando nel 1406 anche il Castello di Quirra.
L'anno successivo, alla morte senza discendenti del figlio Mariano V, sale sul trono d'Arborea il francese Guglielmo III, visconte di Narbona. Il 6 dicembre 1408, Guglielmo III sbarca nel porto di Frixiano, presso Castelsardo, al comando di un esercito di oltre 18.000 uomini, si trasferisce a Sanluri, unica fortezza tra Cagliari ed Oristano in grado di sbarrare il passo agli Aragonesi, e riprende il conflitto. L'infante Martino il Giovane arriva in Sardegna, il 6 ottobre 1408, con l'incarico da parte del padre Martino il Vecchio di riconquistare alla corona d'Aragona l'isola dopo la morte senza eredi del giudice di Arborea Mariano V, e con il Giudicato in piena crisi di successione. Il 12 giugno 1409 Martino invia Pietro Torrelles ad assediare Villa di Chiesa, Iglesias, che si era ribellata ai catalani, mentre Berengario Carroz parte alla conquista dell'Ogliastra. Il 26 giugno re Martino, dopo aver affidato ai suoi consiglieri l'amministrazione del Castello di Cagliari, in modo da conservare il controllo del porto ed in caso di sconfitta avere libera la via della fuga, a Capo di un esercito di 11.000 uomini parte da Cagliari diretto a Sanluri. Concentra le truppe presso la foce del Flumini Mannu, poi, costeggiando il corso d'acqua, risale per Villasor, Serramanna e Samassi, fino a Sanluri, dove arriva la sera del 29. All'alba di domenica 30 giugno l'esercito aragonese lascia l'accampamento e si porta nei pressi di Sanluri. L'avanguardia è guidata da Pietro Torrelles e precede il grosso dell'esercito con a Capo re Martino. Improvvisamente viene affrontato dall'esercito giudicale comandato da Guglielmo III. La battaglia di Sanluri vede iI due eserciti scontrarsi vicino a una collina a oriente da Sanluri, ancora oggi chiamata «Su bruncu de sa battalla». Le forze Aragonesi riescono a dividere in due tronconi l'esercito sardo, il più numeroso dei quali, composto da oltre 7.000 uomini, nel disperato tentativo di opporre un'ultima resistenza, venne accerchiato ed annientato in un luogo che ancora oggi è chiamato «s'occidroxiu», ossia il macello. L'altro troncone si divide ancora in due parti, la più numerosa con a Capo Guglielmo III raggiunge il Castello di Monreale riuscendo a mettersi in salvo, mentre gli altri si rifugiano nel borgo fortificato di Sanluri che però viene espugnato e raso al suolo dalla fanteria catalana. All'interno di Sanluri vengono trucidati senza pietà più di mille uomini. Martino il Giovane rientra a Cagliari, ma non sopravvive a lungo. La sua morte è legata alla Bella di Sanluri, una schiava sanlurese di rara bellezza, che a detta degli autori del tempo con il suo troppo amore avrebbe fatto sì che Martino, già debilitato dalle febbri malariche, esali l'ultimo respiro il 25 luglio 1409. Il compromesso di Caspe che assegna il governo a Ferdinando I di Aragona detto il GiustoCon la morte il 25 luglio 1409 di Martino il Giovane, ultimo infante del casato, ed il 31 maggio 1410 di Martino il Vecchio, ultimo re d'Aragona, si estingue la dinastia che ha governato per quasi cinquecento anni la grande confederazione delle province di Aragona, Catalogna e Valenza. Inizia un difficile periodo di interregno, che termina dopo due anni con il Compromesso di Caspe, quando il 28 giugno 1412 in questa cittadina vicino a Saragozza viene eletto nuovo re d'Aragona il castigliano Ferdinando I de Antequera, figlio primogenito di Giovanni I di Trastamara re di Castiglia, e di Eleonora d'Aragona, figlia di Pietro IV il Cerimonioso. Egli prende il nome di Ferdinando I di Aragona detto il Giusto.
La battaglia di Sanluri non conclude, comunque, lo scontro tra Aragonesi ed Arborea, che prosegue altri 10 anni, ma con essa inizia il definitivo tramonto del Giudicato d'Arborea. Il 17 agosto 1409 avviene un altro scontro armato, conosciuto come la «segunda battalla», presso la località paludosa di Sant'Anna vicino ad Oristano. Partito da Sanluri per la definitiva conquista della valle del Tirso e di Oristano, l'esercito catalano aragonese guidato da Pietro Torrelles, viene contrastato e respinto dalle forze sarde con a Capo Leonardo Cubello, giudice reggente in nome di Guglielmo III. Passano sette mesi prima che Pietro Torrelles riesca a prendere i Castelli di Monreale, di Marmilla e di Gioiosa Guardia. Il 25 marzo 1410, ricevuti nuovi rinforzi, Pietro Torrelles riparte dalla fortezza di Sanluri e sale verso Bosa, conquista il Castello di Bosa e dà l'assalto a Oristano, che si arrende al nemico senza tentare la minima resistenza. Con la pace di San Martino tra gli Aragonesi e Leonardo Cubello, nel 1410 il Giudicato d'Arborea viene trasformato nel marchesato di Oristano e Leonardo Cubello riceve il titolo di primo marchese di Oristano. La nuova dinastia castigliana che governa la Sardegna tende lentamente a trasformare lo stato in assoluto, scontrandosi con i catalani con le loro tradizioni di autonomie locali. Un tentativo di rivolta dei catalani viene stroncato sul nascere. Di conseguenza i sovrani castigliani si circondano di feudatari, funzionari e militari a loro favorevoli. Si viene ad avere, così, una sempre maggiore influenza di questi nobili, che vanno a costituire una potente oligarchia con la quale ogni sovrano deve misurarsi. La Sardegna è preda di questi nuovi padroni che governano indisturbati nei loro feudi, lasciando la popolazione nella condizione di estrema povertà, sottoposta a vessazioni e soprusi di ogni genere. Il governo di Alfonso V detto il Magnanimo Nel 1416, morto Ferdinando I, il titolo passa ad Alfonso V di Aragona detto il Magnanimo. A lui Guglielmo III di Narbona, ritenuto il legittimo erede del Giudicato di Arborea, scoraggiato e non più interessato ai territori sardi, anche perché fondamentalmente è uno straniero, pensando di lucrare sulla futura ed inevitabile sconfitta, dopo lunghe trattative, pattuisce la cessione del Giudicato e delle sue prerogative contro la somma di 100.000 fiorini d'oro, da pagare in diverse rate fino al 1458, le sue prerogative sovrane sul regno d'Arborea, compresa la libertà dei sardi.
Dal 1418, la carica di governatore passa ad un vicerè, che esercita il potere per conto ed in vece del sovrano, coadiuvato da una cancelleria il cui capo, chiamato reggente, assiste il vicerè nella amministrazione della giustizia.
Alfonso V nel 1421 riunisce per la seconda volta il Parlamento sardo. La Carta de Logu viene dichiarata legge vigente in tutta la Sardegna, escluse le sette città di diritto regio. Il governo di Giovanni II di Aragona detto il Senza Fede Alla morte nel 1458 di Alfonso V gli succede Giovanni II di Aragona detto il Senza Fede. Nel 1470, alla morte del marchese di Oristano e del conte di Quirra che, da soli, possedevano oltre la metà dei feudi dell'isola, scoppia una lotta per la successione a questi grandi patrimoni. Erede del conte di Quirra viene designata una fanciulla, Violante, sotto la tutela del Vicerè Nicolò Carroz, mentre Leonardo De Alagon eredita le proprietà del marchese di Oristano in quanto discendente da Leonardo Cubello, che nel 1470 ha ereditato i feudi e il titolo dello zio materno Salvatore Cubello, morto senza eredi diretti.
Ne deriva uno scontro aperto, poiché il Vicerè è nemico giurato dell'Alagon ed è deciso ad impedirne la successione al marchesato per il quale egli stesso ha delle pretese. Leonardo si ribella al vicerè Nicolò Carroz, si mette alla testa di un esercito di Oristanesi e riaccendendo lo spirito nazionalista mai completamente sopito ed il sogno di un'isola sotto l'egida arborense. Lo scontro avviene nel 1470, nella battaglia di Uras, e vede l'esercito del vicerè costretto a rifugiarsi a Cagliari. Nel 1474 si raggiunge ad Urgelles una pace vantaggiosa per l'Alagon, ma successivamente re Giovanni II accoglie le recriminazioni del Carroz e nell'ottobre del 1477 emana una sentenza di morte per l'intera famiglia Alagon. Al che i sardi, che vedono in Alagon un nuovo condottiero, si arruolano nel suo esercito per combattere gli Aragonesi. Ne nasce una nuova rivolta che sfocia nella sanguinosa battaglia di Macomer del 1478, nella quale i sardi ribelli vengono sconfitti e tra i molti muore anche Artale de Alagon, figlio maggiore del marchese, che mentre tenta la fuga per mare verso Genova viene tradito e consegnato agli Aragonesi che lo conducono in catene a Valenza dove muore nel 1494. Dopo la sconfitta del marchese Leonardo de Alagon nella battaglia di Macomer, il marchesato di Arborea e la contea del Goceano passano sotto il dominio aragonese e vengono incorporati nel patrimonio regio. È la fine dell'indipendenza della Sardegna. Dagli Aragona alla dominazione Spagnola con Ferdinando il Cattolico, che sale al trono come Ferdinando II Nel 1469, Isabella di Castiglia sposa Ferdinando il Cattolico iniziando l'unificazione del regno di Aragona con quello di Castiglia che verrà condotta a termine dieci anni dopo, nel 1479, da parte di Ferdinando II d'Aragona, con la nascita del regno di Spagna. La Sardegna passa sotto il dominio spagnolo e vi resta, con alterne vicende, sino al 1708.
La Sardegna costituisce una zona periferica dell'Impero, segue quindi un periodo di forte abbandono da parte della corona spagnola, più interessata alle vicende del Nuovo Mondo e disinteressata a quelle del Mediterraneo. Le lotte feudali tra gli eredi dei Giudicati e l'incuria dei viceré Spagnoli indeboliscono fortemente l'isola. Il catalano ed il castigliano diventano le lingue ufficiali, mentre nelle campagne si continua a parlare il sardo. Comunque in questo periodo la Cattedrale di Sassari, edificata nel XIII secolo, viene ampliata in stile gotico catalano dal 1480, con la facciata barocca ed il campanile in stile romanico.
Ferdinando muore nel 1516 e gli succede il nipote Carlo, con il titolo di Carlo I di Spagna e in seguito quello di Carlo V di Spagna o di Carlo V d'Asburgo, Imperatore del Sacro romano Impero. Nel 1516, alla morte di Ferdinando il Cattolico, gli succede Carlo V d'Asburgo Nel 1496 l'arciduca d'Austria ed Imperatore del Sacro romano Impero Massimiliano I d'Asburgo fa sposare il proprio figlio Filippo, detto il Bello, con Giovanna di Castiglia, detta la Pazza, figlia di Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia. Dalla loro unione nasce Carlo, predestinato a diventare in breve tempo il sovrano più potente del mondo. Infatti nel 1504, con la morte di Isabella di Castiglia, sua figlia Giovanna diviene l'erede di tutti i beni di Castiglia. Subito dopo, Giovanna viene colpita da follia e si trova nell'impossibilità di governare. Nel 1506 scompare prematuramente anche Filippo il Bello, per cui quest'ultimo, all'età di soli sei anni, si trova ad essere il potenziale erede non solo dei beni di Castiglia, ma anche di quelli d'Austria e di Borgogna, questi ultimi quale eredità dei nonni paterni. Carlo sale sul trono di Aragona nel 1516, alla morte di Ferdinando II, con il titolo di Carlo V d'Asburgo noto anche come Carlo I di Spagna.
Nel 1520 Carlo V fa edificare la Parrocchiale di Santa Giulia a Padria, con una bella facciata in pietra arenaria. Il periodo di relativa pace viene turbato, durante la guerra tra Carlo V e Francesco I di Francia, quando nel 1527 l'isola subisce addirittura l'incursione delle truppe francesi con l'assedio di Castelsardo e l'occupazione ed il saccheggio di Sassari. Cagliari viene trasformata in una piazzaforte dalla quale partono le spedizioni di Carlo V nel 1535 contro Tunisi e nel 1541 contro Algeri. Nel corso della guerra del trent'anni si assiste a un secondo tentativo di sbarco francese nel 1537 a Oristano, contrastato dalla popolazione locale.
Il governo di Filippo II d'Asburgo A Carlo V succede nel 1556 Filippo II d'Asburgo, noto anche come Filippo I di Spagna. Durante il suo regno muore don Emanuele di Castelvy, signore di Samassi e Serrenti, cui è dedicato un mausoleo edificato nel 1586 da Scipione Aprile nella la Chiesa romanica di San Geminiano a Samassi. E sempre durante il suo regno, come nel secolo precedente, le incursioni dei pirati saraceni espongono l'isola ad una mobilitazione militare quasi continua, tanto che nel 1571 Filippo II ordina che sui litorali venga costruita una cinta dì torri di guardia. Le torri sono dislocate strategicamente, a vista tra loro, in modo da costituire un sistema di avvistamento e segnalazione contro le incursioni barbaresche. É il sistema difensivo delle 105 torri costiere, ma la soluzione si dimostra poco efficace.

Il governo di Filippo III d'Asburgo Nel 1598 a Filippo II succede Filippo III d'Asburgo, noto anche come Filippo II di Spagna. Importante nel '600, sotto Filippo III negli ultimi anni della dominazione spagnola, l'istituzione dell'Università di Sassari e successivamente di quella di Cagliari, ma che verranno chiuse dagli Spagnoli prima dell'abbandono dell'isola.
La Sardegna rimane però periferica e marginale, povera ed isolata. Il parlamento viene riunito periodicamente, circa ogni dieci anni, e vengono posti i problemi della sicurezza, delle comunicazioni interne, dei sostegni all'agricoltura ed alla pastorizia, ma nessuno di questi problemi viene affrontato e risolto. Il governo di Filippo IV d'Asburgo Nel 1621 a Filippo III succede Filippo IV d'Asburgo, noto anche come Filippo III di Spagna. Durante il suo regno si ripetono le continue razzie dei pirati saraceni che già si erano avute nel secolo precedente: nel 1621 viene occupata la penisola di Sant'Antioco, nel 1623 galere algerine e tunisine assalgono Posada, nel 1627 e nel 1636 i pirati devastano Torres e il sassarese. Si verifica, poi, una serie di nuove ondate di peste, che colpiscono duramente la popolazione. Tristemente famosa la recrudescenza del 1652 e quella del 1656. I voti fatti allora per invocare l'aiuto dei santi protettori nelle città e nei villaggi sono alla base di molte feste patronali che si celebrano ancora oggi in tutta l'isola, come a Cagliari il voto a Sant'Efisio martire l'1 maggio di ogni anno.
Nel 1637 Enrico di Lorena, comandante francese di una flotta di quarantasette vascelli, occupa e mette a ferro e fuoco Oristano per una settimana. Si è infatti nella fase più acuta della guerra dei Trent'Anni, iniziata in Boemia nel 1618 per motivi religiosi e trasformata ben presto in lotta politica dai francesi di Luigi XIII, contro gli Asburgo di Spagna e d'Austria. Il governo di Carlo II d'Asburgo Nel 1665 a Filippo IV succede Carlo II d'Asburgo, noto anche come Carlo II di Spagna. Durante il regno di Carlo II di Spagna si sviluppa una battaglia antigovernativa per la concessione di alte cariche istituzionali in favore dei nobili nativi dell'isola. Queste rivendicazioni provocano episodi sanguinosi, come l'assassinio del marchese di Laconi Agostino Castelvì, personaggio importante nel Parlamento, su probabile istigazione del vicerè Manuel de los Cobos marchese di Camarassa. Ma questi non fa una fine migliore: viene infatti assassinato, esattamente un mese dopo, per vendetta. L'episodio ha un lunghissimo strascico giudiziario, che esaspera ancor di più i rapporti fra la nobiltà locale, ormai sarda, e quella spagnola.
Il governo di Filippo V di Spagna Nel 1700, Carlo II di Spagna muore senza eredi e viene proclamato re di Spagna il giovane Filippo d'Angiò, nipote del re di Francia Luigi XIV, con il nome di Filippo V. Temendo l'unione di Francia e Spagna, si forma una coalizione tra Inghilterra, Olanda ed Austria, e nel 1703 il principe Carlo d'Asburgo si insedia a Barcellona dove si fa proclamare re di Spagna col nome di Carlo III. La Sardegna si divide in due fazioni, a favore dell'uno o dell'altro, e quando nel 1708 un contingente militare agli ordini degli Asburgo occupa Cagliari e l'imperatore d'Austria vi insedia un suo vicerè, gli esponenti del partito legittimista fuggono in Spagna.
Da qui Vincenzo Bacallar, governatore di Cagliari e di Gallura, tenta una controffensiva che si conclude con l'infelice sbarco a Terranova. Nel 1713 con il trattato di Utrecht viene sancita la separazione tra Spagna e Francia ed anche tra Spagna e Austria, e la Sardegna viene assegnata all'Austria divenendo una delle pedine di scambio per il riassetto degli equilibri europei.
Comunque Filippo V non accetta il trattato e, sostenuto dal suo primo ministro il cardinale Alberoni, nel 1717 effettua una spedizione che occupa Sardegna e Sicilia. Nasce una nuova coalizione e nel 1720, con il trattato di Londra, la Sardegna viene assegnata ai Savoia in sostituzione della Sicilia. Nel 1704 viene iniziata la costruzione della Basilica di Bonaria, primo esempio di architettura gotico-catalana in Sardegna, sul colle di Bonaria, nel luogo dove esisteva il Santuario, quando i frati mercedari decidono di edificare una Chiesa più grande in onore della Vergine di Bonaria.
In questo periodo d'incertezza politica, tra il 1700 ed il 1720, la Sardegna rimane senza controllo e la sua popolazione versa in un grave stato di miseria diffusa. Nascono in questo periodo il banditismo e la criminalità rurale, dei quali la miseria delle popolazioni è la causa prima. Comunque, nonostante l'uscita della Spagna dalla storia della Sardegna, il lungo contatto dei sardi con la cultura prima catalano-aragonese e successivamente spagnola ha lasciato tracce durature, tanto che è stato difficile per i successivi governanti Piemontesi estirpare usi e forme culturali profondamente radicati, non solo nella classe aristocratica ma anche nella popolazione rurale. Nella lingua sarda, poi, l'impronta lessicale spagnola è ancora evidente, così come nei costumi, nelle grandi feste religiose e in molte forme di socializzazione.
La prossima pagina | Nella prossima pagina vedremo come nel 1708 la Sardegna passa agli Asburgo che nel 1720 la cedono ai Savoia. | |
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