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Visita di Bonnanaro, con la necropoli di Corona Montana da cui ha preso il nome la Cultura di Bonnanaro, e poi a Borutta con la Basilica di San Pietro di Sorres


In questa tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Meilogu recandoci a visitare Bonnanaro, nei cui dintorni visitiamo la necropoli di Corona Montana da cui ha preso il nome la Cultura di Bonnanaro. Ci recheremo, poi, a visitare Borutta con la Basilica di San Pietro di Sorres. Essendo Borutta un paese molto piccolo, con meno di mille abitanti, non lo descriveremo in una sua pagina, ma nella pagina nella quale viene descritto il comune di Bonnanaro, che è il comune grande più vicino.

Il nostro itinerario

Da Siligo ci rechiamo verso Bonnanaro Visualizza la mappa

Riprendiamo il nostro viaggio dal centro di Siligo, dove riprendiamo verso nord la SP41, che ci aveva portato in questa cittadina provenendo da Florinas, e che in circa tre chilometri e mezzo ci fa tornare sulla SS131 di Carlo Felice, che prendiamo verso sud est. La seguiamo per circa sette chilometri e mezzo, ed arriviamo all'uscita per Bonnanaro, Mores e Ozieri. Usciamo e prendiamo il raccordo verso destra, che ci porta sulla SS128bis in direzione di Bonnanaro, che raggiungiamo dopo un paio di chilometri.

La cittadina di Bonnanaro Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Bonnanaro: veduta dell'abitatoBonnanaro: stemma del comuneLa cittadina di Bonnanaro (nome in lingua sarda Bunnanaru, metri 555, abitanti 1.036 all'1 gennaio 2011) è un piccolo centro collinare, adagiato su un colle che affaccia su una vasta distesa di vigneti e frutteti, situato presso la valle del Rio Frida, e dominato a nord dal massiccio del monte Pelao, alto 730 metri, e ad est dal monte Arana, un vulcano spento alto 535 metri. Il toponimo, di probabile origine prelatina, secondo alcuni deriverebbe dal termine logudorese Bunnánneru, nome con il quale viene indicata la pianta sempreverde chiamata in italiano querciola maggiore o teucrio giallo.

L'economia della cittadina è basata sull'agricoltura, specializzata nella coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, viti, ulivi e ciliegie. Il modesto settore industriale è costituito da imprese che operano nei comparti alimentare, conciario, metallurgico ed edile. Bonnanaro deve la sua fama principalmente alla vitivinicultura, e soprattutto alla coltivazione delle ciliegie di un sapore particolare, la cui Sagra costituisce un forte richiamo turistico. E grazie a questa risorsa vanta nell'isola un evidente primato.

Brevi cenni storici

Il territorio nel quale sorge Bonnanaro è stato abitato sino dalla preistoria, dato che nella zona, nel 1889, sono stati rinvenuti numerosi nuraghi e resti archeologici. Nell'età del Bronzo Antico e Medio, si sviluppa la cosiddetta Cultura di Bonnanaro, che si diffonde in tutta la Sardegna secondo la cronologia calibrata, tra il 2200 ed il 1900 a.C., e secondo una datazione più tradizionale tra il 1900 ed il 1600 a.C..

Il villaggio di Bonnanaro nasce in epoca medievale, indicativamente intorno all'anno 1000 d.C., ed anticamente si chiamava Gunar poi trasformato in Gunnanor. Viene, quindi, inglobato nel Giudicato di Torres, e fa parte della curatoria di Meilogu e della diocesi di Sorres. Passa, successivamente, nel 1255, ai Doria, che la dotano del maestoso Castello di Capula.

Contesa tra gli Aragonesi ed i giudici d'Arborea, passa poi sotto il dominio aragonese, nel marchesato di Valdecalzana, viene, quindi, eletta a feudo e governata dai Martinez. Passata sotto il dominio sabaudo, nel 1795 la popolazione prende parte alla rivolta guidata da Giovanni Maria Angioy, contro il feudatario, e distrugge completamente il palazzo feudale.

Feste e sagre che si svolgono a Bonnanaro

La prima domenica di giugno, a Bonnanaro si svolge la Sagra della ciliegia. Alla tradizionale fiera partecipano, ogni anno, migliaia di persone che arrivano da tutta la Sardegna per degustare questi saporiti frutti. Durante l'intera giornata è presente un servizio di ristorazione ed è possibile degustare tante specialità tipiche locali, allietati dalla musica tradizionale sarda e da spettacoli folcloristici.

Visita del centro di Bonnanaro Visualizza la mappa

L'abitato di bonnanaro è costituita dall'antico centro storico, situato a nord ovest, dotato di una struttura piuttosto complessa, con vie strette e cirve, che conserva intatte alcune abitazioni padronali risalenti al XVIII e diciannovesimo secolo; e da una parte più moderna, situata a sud est, con vie larghe perpendicolari tra loro. Entriamo in Bonnanaro con la SS128bis che arriva da nord ovest, ed, all'interno del centro abitato, assume il nome di via Nazionale, ed arriva a un incrocio con sulla destra la via Vittorio Emanuele, ed alla sinistra la via monte Arana.

Il Municipio di Bonnanaro

Proseguendo lungo la via Nazionale, circa centocinquanta metri oltre l'incrocio con la via Vittorio Emanuele, arriviamo a prendere sulla destra la via Giuseppe Garibaldi, lungo la quale, al civico numero 10, di trova, all'interno di un piccolo parco, l'edificio che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Bonnanaro. Sul retro del palazzo del Municipio si trova il campo da calcetto di Bonnanaro.

Il Campo Sportivo di Bonnanaro

Proseguendo oltre il Municipio, la via Giuseppe Garibaldi sbocca sulla via della regione, che prendiamo verso sinistra, la seguiamo fino alla fine, poi svoltiamo a destra su via Alfonso La Marmora, e subito a sinistra in via Milano, che ci porta al Campo Sportivo di Bonnanaro.

La Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire Cappadocie

Bonnanaro: la Chiesa Parrocchiale di San GiorgioTorniamo a dove, entrando nell'abitato con la via Nazionale, avevamo incrociato sulla destra la via Vittorio Emanuele. La prendiamo e la seguiamo per cinquecento metri, poi troviamo sulla sinistra la piazza San Giorgio, dove si trova la Chiesa di San Giorgio Martire Cappadocie, che è la chiesa parrocchiale di Bonnanaro. Non si sa quando è stata eretta a parrocchia, ma risulta che la prima Parrocchiale fosse dedicata a San Pietro Apostolo, e che questa chiesa, lontana dall'abitato, sia stata abbandonata verso la metà del sedicesimo secolo. A fianco della Parrocchiale anticamente vi era il cimitero, spostato a nord est del paese alla fine dell'800, quando questa chiesa è stata abbandonata e distrutta. La nuova chiesa, edificata all'inizio del sedicesimo secolo, è stata ristrutturata in stile neoclassico nell'800, e conserva al suo interno importanti reperti. All'ingresso sono presenti alcuni dipinti della Madonna del Carmelo, di Sant'Antonio e di San Gregorio Magno, mentre nel presbiterio c'è una statua di San Giorgio a cavallo.

La festa di San Giorgio Martire, la festa patronale della cittadina, si celebra nel giorno della sua ricorrenza, che è il 23 aprile, con cerimonie religiose ed anche numerose manifestazioni civili.

L'Oratorio di Santa Croce

Proseguendo per la via Vittorio Emanuele, che svolta verso sud ovest, la seguiamo per poco più di 250 metri, poi svoltiamo a destra in via dei Girdini, dopo ua ventina di metri svoltiamo a sinistra in via Santa Croce, che ci porta di fronte all'Oratorio di Santa Croce. Si tratta di una chiesa edificata nel 1624, che costituiva l'Oratorio dell'omonima confraternita, che si radunava in occasione delle festività religiose. La pianta dell'edificio è regolare e piuttosto semplice, costituita da un'unica navata centrale, alla quale sono collegate due piccole cappelle, realizzate nel 1889. Presenta, al suo interno, un altare maggiore in marmorino di notevole fattura, tardo settecentesco, ricco di elementi decorativi. L'oratorio, negli anni '60 del secolo scorso, è stata chiusa al culto perché pericolante, ma recentemente è stata restaurata.

Il Cimitero di Bonnanaro

Torniamo a dove, entrando nell'abitato con la via Nazionale, avevamo incrociato sulla destra la via Vittorio Emanuele. La prendiamo e la seguiamo per quattrocento metri, e prendiamo a destra la via del Riposo, dopo 250 metri prendiamo la seconda a destra che, in 180 metri, ci porta di fronte all'ingresso del Cimitero di Bonnanaro, che si trova alla sinistra della strada.

Nei dintorni di Bonnanaro Visualizza la mappa

Nei dintorni di Bonnanaro si trovano alcuni santuari, ed è stato trovato un importante sito archeologico, i cui reperti hanno permesso di definire la cosiddetta Cultura di Bonnanaro.

Ai piedi del monte Pelao si trovano i resti della chiesa di Santa Maria Iscalas

Dal Municipio di Bonnanaro, torniamo sulla via Vittorio Emanuele, che prendiamo verso ovest per seicento metri, poi svoltiamo a destra in via dei Giardini, le seguiamo fino alle periferia occidentale del paese, dove prendiamo sulla sinistra la via Santa Maria, una strada lastricata che ci porta ai piedi del monte Pelao, dove si trovano i resti della Chiesa di Santa Maria Iscalas, raggiungibile con una sterrata alla sinistra della strada. L'edificio ha un'unica navata con pianta longitudinale, una struttura con pietra a vista, ed è caratterizzata dal ricco portale secentesco, nel cui architrave è scolpita una lunga epigrafe che riporta la data del 1628, data della sua costruzione.

La Chiesa di Santa Barbara

Proseguendo oltre la Chiesa di Santa Maria, una strada sterrata si muove verso nord est, fiancheggiando la base del monte Pelao, e, dopo trecento metri, di trova un viottolo sulla sinistra che porta alla Chiesa di Santa Barbara. È stata anch'essa recentemente restaurata, ma con un impiego forse eccessivo di intonaco e cemento.

La festa di Santa Barbara si svolge nell'abitato e presso questa chiesa a fine luglio o inizio agosto, ed è la seconda festa per importanza della cittadina.

I resti della chiesa di San Basilio

Tornati sulla via Vittorio Emanuele, prendiamo verso nord la via del Riposo, che ci ha già portato al Cimitero di Bonnanaro. Passato il cimitero, prendiamo la sterrata che lo fiancheggia sulla destra e, in poco più di cinquecento metri, troviamo alla sinistra della strada i resti della Chiesa di San Basilio, una chiesa diroccata, ubicata anch'essa ai piedi del monte Pelao, non lontano dal paese. Edificata nella prima metà del diciottesimo secolo presso alcune fonti dette Sas Funtaneddas, sui resti una costruzione più antica, che pare fosse la Parrocchiale del villaggio di Nieddu o Nigellu, villa della diocesi di Sorres estinto nel quindicesimo secolo. La chiesa è a navata unica, con pianta longitudinale, la facciata molto semplice a capanna con portale arcuato e finestra quadrangolare in asse. Aveva un campanile a vela, che è, però, crollato. Nelle vicinanze della chiesa si trovano i resti del nuraghe Nieddu.

Il monte Arana con il santuario della Madonna delle Grazie

Dal centro di Bonnanaro si prende via Vittorio Emanuele verso est, che termina all'incrocio con la via Nazionale, e prosegue in via monte Arana. Questa strada sale sulla cima del vicino monte Arana, ed in circa un chilometro ci porta al santuario della Madonna delle Grazie, o Nostra Signora di monte Arana. La costruzione, che apparteneva ai nobili del paese, quasi completamente diroccata fino a pochi anni or sono, è stata recentemente restaurata, interamente in pietra a vista, impreziosita da un grazioso campaniletto a vela e dalle aperture ogivali di due ingressi e di una finestrella, e conserva ancora la copertura originale in travi di ginepro. Nelle sue vicinanze si vedono i resti del nuraghe Arana.

Intorno al santuario si trovano sos muristenes, dove i fedeli abitano nel periodo della novena precedente la festa in onore della Madonna delle Grazie, che si svolge l'8 settembre. Dopo la processione in costume, che parte dal paese e arriva sino al santuario, ci sono esibizioni di canti Sardi, spettacoli folk e musicali, e pranzo a base di pecora bollita per tutti i partecipanti.

La necropoli di Corona Montana

Bonnanaro-Ingresso della prima tomba della necropoli di Corona MontanaDal centro di Bonnanaro prendiamo verso sud ovest la via Nazionale, fino a svoltare a destra dopo 350 metri in via Alfonso La Marmora, che ci porta fuori dall'abitato in direzione sud ovest. Seguiamo la via Alfonso La Marmora per 1,2 chilometri, dove arriviamo a un bivio e svoltiamo a destra prendendo una strada che passa sotto la SS131 e prosegue verso sud ovest. Percorsi poco meno di novecento metri su questa strada, troviamo sulla sinistra della strada la necropoli di Corona Moltana, composta da cinque ipogei a sviluppo bicellulare, di cui solo uno, la tomba I, che è la prima che si incontra, facilmente visibile al lato della strada.

La tomba I, la più conosciuta e la prima ad essere individuata, che è più importante, presenta un breve corridoio, con un padiglione trapezoidale che immette in un'antecella rettangolare con tetto spiovente. Sulla parete di fondo dell'antecella, si apre l'ingresso alla cella principale, con il portello rettangolare sormontato da un motivo corniforme. Nella cella erano deposti due individui, con un corredo di 18 vasi e un anellino di bronzo. È stato, appunto, questo, il primo contesto organico del Bronzo Antico rinvenuto in Sardegna. I diversi reperti sono, oggi, visibili presso il Museo Archeologico ed Etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari.

Le altre quattro tombe si trovano in terreni privati, a circa 600 metri di distanza in linea d'aria verso est, si trovano, inoltre, più avanti dei ripari sotto la roccia. Della tomba II rimane una cella a pianta trapezoidale, ampliata sulla parete di fondo da un piccolo vano a forno. Alla tomba III si accede attraverso un portello che immette in un'antecella ellissoidale, portello sormontato da un duplice motivo corniforme, e l'anticella presenta due ingressi che immettono nella cella successiva, a pianta irregolare e con soffitto spiovente. La tomba IV presenta una cella a pianta rettangolare, della quale manca la parete frontale, mentre nella parete di fondo si apre l'accesso ad un piccolo vano ellissoidale. La tomba V presenta un ingresso a pozzetto che immette in una cella di forma irregolare, con due nicchie sulle pareti laterali.

Le diverse tombe si trovano, però, in cattivo stato di conservazione. La necropoli è stata scavata nel 1889 da Torquato Taramelli, altre indagini sono state condotte nel 2000 da Giovanna Maria Meloni.

La Cultura di Bonnanaro

Vasi della Cultura di BonnanaroIl sito è noto in modo particolare perché i corredi ceramici rinvenuti all'interno della tomba I hanno portato a definire la cosiddetta Cultura di Bonnanaro, che si diffonde in tutta la Sardegna nell'età del Bronzo Antico e nella prima parte del Bronzo Medio, secondo la cronologia calibrata, tra il 2200 ed il 1900 a.C., e secondo una datazione più tradizionale tra il 1900 ed il 1600 a.C., Porto Torres: la necropoli <em>Su Crucifissu Mannu</em>: tracce di trapanazione cranicaaffiancandosi e successivamente sostituendosi alla Cultura del Vaso Campaniforme, che si era diffusa nell'Eneolitico Finale e che è proseguita fino ai primi anni dell'età del Bronzo Antico.

Un'usanza particolare di questa cultura è quella della trapanazione dei crani nei vivi, che abbiamo già visto nella necropoli Su Crucifissu Mannu a Porto Torres. Si tratta di una pratica che, probabilmente, le genti del Campaniforme praticavano già, avendola appresa nel loro peregrinare nei vari paesi europei.

 

 


Da Bonnanaro ci rechiamo verso Borutta Visualizza la mappa

Usciamo dal centro di Bonnanaro lungo la via Camillo Benso conte di Cavour, e prendiamo la SP30 che si muove verso sud ovest, fino ad arriavare in due chilometri e mezzo a Borutta, dove entriamo nell'abitato e prendiamo la via della Libertà. Dal centro di Bonnanaro al centro di Borutta abbiamo percorso meno di tre chilometri.

Il paese di Borutta Visualizza la mappa Informazioni turistiche

Bonnanaro: veduta dell'abitatoBorutta: stemma del comuneIl paese di Borutta (metri 491, abitanti 283 all'1 gennaio 2011 comprese le frazioni) è un piccolo centro tipicamente montano, disposto sul costone di un pianoro del monte Pelao, presso la valle del Rio Frida, a cinquecento metri sul lato della montagna. È dominato a nord dal monte Pelao, di 730 metri, e a sud dal colle dove sorge la Basilica di San Pietro di Sorres. Secondo una prima versione, il nome indicherebbe una località ricca di ruta; oppure, secondo un'altra versione, il paese in antichità avrebbe avuto il nome di gruta, ossia grotta, poi trasformatosi in Borutta.

Si tratta di una piccola comunità collinare, con un'economia che si fonda prevalentemente sulla produzione agricola, con la produzione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, viti, ulivi e frutta, e zootecnica, con l'allevamento di bovini, suini, ovini ed equini.

Brevi cenni storici

Il territorio è stato abitato fino dall'epoca preistorica, come testimonia la Grotta naturale Ulari, che è stata abitata nel Neolitico recente, come testimoniato dai numerosi ritrovamenti di reperti come asce, manufatti in selce e ossidiana, stoviglie e ossa umane.

Nel periodo medioevale la località chiamata monte Sorrano, che si trova sopra la Grotta Ulari, assume grande importanza grazie alla scomparsa città di Sorres, che è sede vescovile e che, insieme al villaggio di Borutta, appartiene alla curatoria del Meilogu nel Giudicato di Logudoro. Tra le pareti del Monastero benedettino, dimora, in qualità di vescovo, Goffredo di Meleduno, il monaco infermiere di Chiaravalle, amico di San Bernardo. L’attuale aspetto della Cattedrale di San Pietro, unico testimone dell’antica città, lo si deve proprio al monaco francese. Con la morte di Adelasia di Torres, avvenuta nel 1255, entra a far parte dei possedimenti della signoria dei Doria, dai quali passa, successivamente, nelle mani degli Aragonesi.

Nel periodo della dominazione aragonese la popolazione di Sorres, sopravvissuta a diversi massacri, si riversa su Borutta, ancor prima del 1388, dopo di che Sorres viene rasa al suolo e Borutta diviene residenza del vescovo. Nell’anno 1750 divengono feudatari i Martinez, marchesi di Valdecalzana. Il suo insediamento è ritenuto, nella tradizione popolare, un antico stanziamento di ebrei, che faceva parte della diocesi di Sorres.

Feste e sagre che si svolgono a Borrutta

Per Borutta, la festa dell'ottava del Corpus Domini, celebrata il giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste, sessanta giorni dopo la Pasqua, era considerata la festa più importante e la più solenne, essendo stata istituita fino dai tempi in cui Sorres era una diocesi, ed a questa solennità partecipavano le croci parrocchiali e le confraternite di tutti i paesi appartenenti all'antica diocesi. Si portava in processione il Santissimo Sacramento, e, arrivati a Sorres, il parroco di Bonorva celebrava la messa, per poi tornare a Borutta dove, in un grande paiolo, veniva fatta bollire una vitella acquistata da questo parroco, ed il brodo e le carni venivano distribuite a tutti i convenuti. Per questo motivo la festa dell'ottava veniva chiamata anche Sa Festa de Su Brou. Per molto tempoi accantonata, dal 2011 la festa è stata riproposta, iniziando in serata con la processione del Santissimo Sacramento, dalla Chiesa di Santa Maria Maddalena fino alla Basilica di San Pietro di Sorres. Finita la processione, tutti i convenuti sono invitati alla cena, che si svolge nella piazza del Comune di Borutta, a base di pecora bollitta, e con gli gnocchetti Sardi al sugo cotti nello stesso brodo, tra balli e canti dei gruppi folkloristici e dei cori.

Il 14 luglio Borutta festeggia Sa corcorija, ossia la festa della zucchina, che vede in gara diverse lecornie che hanno come ingrediente principe il gustosissimo ortaggio estivo.

Il 24 agosto si svolge l'evento culturale denominato la Bastida di Sorrs. Sul colle dove sorge l’antica Cattedrale di San Pietro, esisteva un tempo la città di Sorres, che nel '300 è stata fortificata, divenendo una bastida. Da questa città, nell’agosto del 1347, parte l’esercito dei Doria per sterminare i Catalani ad Aidu de Turdu, ma poi, tra carestie, epidemie, guerre e rappresaglie, il declino è inesorabile. La rievocazione, ad opera del gruppo Memoria Milites, prevede la ricostruzione di un accampamento medioevale, l'esibizione di un falconiere, la vestizione di un cavaliere, la rievocazione della battaglia della Bastida di Sorres, ed al termine della battaglia si svolgono anche vespri gregoriani ed esibizioni di balli medievali.

Visita del centro di Borutta Visualizza la mappa

Entriamo in Borutta da nord est, con la SP30 che, all'interno del centro abitato, assume il nome di corso Trieste.

Il Cimitero di Borutta

Prima di arrivare alle prime case dell'abitato, alla sinistra della strada si trova l'ingresso del Cimitero di Borutta.

L'Oratorio di Santa Croce

Bonnanaro: l'Oratorio di Santa CroceaEntrati vell'abitato, troviamo sulla destra del corso Trieste la via Santa Croce, che ci porta all'Oratorio di Santa Croce. Edificato nel dodicesimo secolo e pesantemente rimaneggiata alla metà del '900, era l'originaria rettoria del paese, dedicata a Santa Maria Maddalena, titolo riportato dall'attuale parrocchiale. L'edificio è stato anche, saltuariamente, la sede della Cattedrale per gli ultimi vescovi di Sorres, in dal 1432 particolare per il vescovo Stefano Ardizzone. Interessante è l'abside romanica, e un arco sostenuto da semicolonne a fasci tortili in stile gotico catalano.

La Chiesa Chiesa Parrocchiale di Santa Maria Maddalena

Bonnanaro: la Chiesa Chiesa Parrocchiale di Santa Maria MaddalenaProseguendo per poco più di duecento metri lungo il corso, alla destra della strada si affaccia la Chiesa di Santa Maria Maddalena, che è la chiesa parrocchiale di Borutta, edificata nel diciottesimo secolo ed ultimata, secondo notizie d’archivio, attorno al 1779. La Chiesa ha una sola navata, due cappelle per ciascuno dei lati, e la volte a botte.

A Borutta il 22 settembre si svolge la festa di Santa Maria Maddalena, caratterizzata da riti sacri, una processione per le vie del paese accompagnata la statua della Santa patrona, ed in seguito balli ed altre manifestazioni folcloristiche.

Il campo di calcetto di Borutta

Da corso Trieste, poco dopo aver incontrato sulla destra la via Santa Croce, prendiamo a sinistra la via della Libertà, lungo la quale, percorsi solo 120 metri, alla sinistra della strada si trova il campo di calcetto di Borutta.

Il Municipio

Poche decine di metri più avanti, sempre alla sinistra della via della Libertà, si trova l'edificio che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Borutta, che al piano terra ospita anche l'ufficio postale.

Il Campo Sportivo di Borutta

Seguiamo la via della Libertà per circa centocinquanta metri, fino al suo termine, dove sbocca su via San Pietro, che prendiamo verso destra. Dopo circa cinquanta metri, questa via incrocia il corso Trieste, che prendiamo verso sinistra, ossia verso l'uscita dal paese in direzione sud ovest. Dopo circa cinquanta metri, al bivio dove il corso prosegue con il nome di SP30 verso destra, prendiamo invec a sinistra e, in circa cnto metri, arriviamo al Campo Sportivo di Borutta.

Nei dintorni di Borutta Visualizza la mappa

Vediamo ora che cosa si trova nei dintorni di Borutta.

La frazione di San Pietro di Sorres con la sua Basilica

Usciamo dall'abitato verso ovest con la SP30. Dopo le ultime case dell'abitato, percorsi 600 metri, troviamo una deviazione sulla sinistra sulla strada provinciale di Sorres, che in 800 metri ci porta alla frazione di Borutta denominata San Pietro di Sorres (metri 524, distanza1,7 chilometri, abitanti circa 10).

Nella frazione si trova la Basilica di San Pietro di Sorres con il Monastero Benedettino, eretta sulla sommità di un piccolo altipiano calcareo. È stata costruita in stile romanico Pisano alla fine dell'XI secolo, per venire poi rimaneggiata secondo le forme toscano pisane con visibili influssi francesi tra il 1170 ed il 1190, ed è stata la Cattedrale della non più esistente diocesi di Sorres fino al 1505. Dal 1950 la Chiesa e l'attiguo Monastero, riconosciuti monumento nazionale italiano dal 1894, ospitano una comunità di Monaci Benedettini. La facciata è divisa cromaticamente in due parti: quella inferiore è in trachite chiara, quella superiore in trachite scura. La pietra scura che appare come elemento decorativo della facciata ed in tutto il resto dell'edificio, è la pietra vulcanica, detta basalto, che abbonda nell'isola. La Basilica è formata da una navata centrale fiancheggiata da due navate laterali più piccole. Otto pilastri sostengono con gli archi le volte delle navate. I pilastri hanno la pianta a croce greca. Gli archi della navata centrale sono a tutto sesto mentre gli archi delle navate laterali sono a sesto rialzato e leggermente a forma di ferro di cavallo. Dietro l'altare si trova l'abside semicircolare, nella quale è la nicchia che costituisce la cattedra episcopale. All'interno è presente un sarcofago che la tradizione indica come la tomba del Beato Goffredo da Meleduno, vescovo di Sorres, che era il monaco infermiere di Chiaravalle, amico di San Bernardo. A lui si attribuisce anche l'immagine scolpita nella pietra sopra il sarcofago. Successiva, del 1400 circa, è la statua lignea che rappresenta Maria, madre di Gesù, col titolo di Madonna delle Grazie e regina di Sorres. Al fianco della costruzione sono visibili una canonica, un Monastero, i resti di un episcopio e di un nuraghe. Dall'altura su cui è posta la Chiesa si gode di uno stupendo e rilassante panorama.

Borutta: la Basilica di San Pietro di Sorres Borutta: la Basilica di San Pietro di Sorres: veduta d'insieme Borutta: la Basilica di San Pietro di Sorres: facciata

La festività maggiormente sentita dal paese è la festa di San Pietro di Sorres, il 29 giugno, la festa principale del paese, nella quale la popolazione, partendo dalla parrocchia del paese, raggiunge il Monastero con una lunga processione in costume ed a cavallo.

La Grotta di Ulari

Di notevole interesse sotto il profilo archeologico e naturalistico è la grotta di Ulari, ossia Sa Rocca Ulari, che si trova un poco al di sotto della Basilica, sul fianco del colle che la separa dall'abitato, ed è raggiungibile con un sentiero che parte dall'alto della Basilica. La Grotta ha due ingressi ed è formata da una galleria principale, che si prolunga per 190 metri e da varie diramazioni, per uno sviluppo complessivo di 350 metri. Nella grotta, che è stata frequentata ed utilizzata sia come abitazione che come luogo di sepoltura, sono stati trovati materiali attribuiti alla Cultura di Ozieri, che si sviluppa secondo la cronologia calibrata tra il 4000 ed il 3200 a.C. e secondo la datazione tradizionale tra il 3200 d il 2800 a.C..

La Grotta ospita inoltre una delle più folte colonie di pipistrelli della Sardegna, formata da cinque specie diverse, e da essa, a fino a pochi anni or sono, si estraeva il guano. La Grotta è stata recentemente chiusa da un cancello, ma questo non ne impedisce comunque l'accesso.

I forni per la produzione della calce

Sul piccolo altopiano di Punta 'e Mura, che si estende per circa cinque ettari un poco più a sud rispetto all'altipiano sul quale sorge la Basilica, fra i territori di Borutta e di Torralba, è presente una serie di furraghes, nome che sta ad indicare in lingua sarda il calcare, ossia di forni che stanno a testimoniare circa un secolo di produzione della calce. Il territorio è caratterizzato dalla presenza di un enorme quantità di pietrame di calcare, in parte sparso in parte in cumuli delimitati da muri a secco. Sul lato estremo a nord sorge la Basilica di San Pietro di Sorres, e, a sud ovest, le due chiese di sant'Antonio in territorio di Torralba. Inoltre, nel pianoro, sparse qua e là, vi sono numerose pinnettas realizzate integralmente in pietra.

Il comitato per i festeggiamenti di San Pietro di Sorres ha intenzione di ripristinare almeno una fornace, onde permettere ai visitatori di rivivere quella realtà.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Meilogu recandoci a visitare Thiesi con i resti archeologici nei suoi dintorni. Ci recheremo, poi, a Cheremule, dove è stato trovato l'uomo di Nur, un ominide vissuto nel Paleolitico inferiore, circa 300 mila anni or sono.


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