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Sito di informazioni turistiche del comune di Dorgali

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Nella Barbagia di Ollolai visitiamo Dorgali, capitale dell'artigianato e del turismo estivo in Barbagia, con gli importanti siti archeologici che si trovano nei suoi dintorni


Inizieremo ora la visita della provincia di Nuoro e della Barbagia, la famosa terra dei barbari che tanto spaventava i Romani e che nel tempo nessuno dei tanti invasori della Sardegna è mai riuscito a conquistare.

In questa tappa del nostro viaggio visiteremo la zona costiera della Barbagia partendo da Dorgali, considerato il capoluogo dell'artigianato e soprattutto del turismo estivo in Barbagia, grazie alle particolarità del suo ambiente naturale ed alla fama della sua frazione marina Cala Gonone, che visiteremo nella prossima tappa.

La Barbagia dove più si conservano la cultura e le tradizioni originali sarde

La parte più caratteristica del Nuorese è la Barbagia, dove finiva la Sardegna romana ed iniziava la cosiddetta Barbaria, la terra abitata dai barbari. I romani chiamavano barbari le genti di questa parte della Sardegna, i cosiddetti Sardi Pelliti, ossia vestiti di pelli, che detestavano per la loro irriducibilità e tenacia nel contrastare il dominio dei conquistatori. Nel 1941 il geografo francese Maurice Le Lannou, descrivendo la Barbagia, parlava di «paesaggi e un sistema di vita che non sono praticamente cambiati dai tempi della conquista cartaginese della Sardegna. La vita pastorale della Barbagia, quasi racchiusa dai campi coltivati che stanno tutt'intorno ai suoi confini, ha conservato la sua forma antica e offre spettacoli che sono i più suggestivi che si possano ancora contemplare in un paese europeo. Il centro di questo piccolo mondo millenario è il massiccio consumato, ma compatto, del Gennargentu». Le difficoltà di comunicazione e le differenze culturali hanno creato notevoli divisioni all'interno di questo territorio, che viene comunemente distinto in tre Barbagie: a sud la Barbagia di Ollolai, quella di Belvì e quella di Seulo che si va a sviluppare nella parte settentrionale della provincia di Cagliari e di quella che oggi è la provincia dell'Ogliastra.

Il Supramonte di OlienaLa principale caratteristica orografica della Barbagia è un vasto altipiano calcareo chiamato Supramonte, che si estende per 35.000 ettari nei territori di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Baunei e Dorgali, paesi situati ai piedi delle alte pareti calcaree che delimitano i confini dell'altipiano. In realtà, quello che noi definiamo Supramonte non esiste dal punto di vista geografico, nel senso che questo termine è una traduzione in italiano di un modo di dire sardo ad indicare i monti sopra, che in realtà sta ad indicare tutti quelli più alti rispetto a dove tu ti trovi. È caratterizzato da un ambiente spoglio e roccioso con elementi come pianori carsici, campi carreggiati, grotte, voragini, guglie e pinnacoli dalle forme più strane. Costituito da rocce di dolomie e calcari e incorniciato da montagne carsiche tra le più alte della Sardegna, seconde in altezza solo a quelle del Gennargentu, è pressoché inaccessibile a chi non ne conosca i segreti. Si sconsiglia di avventurarsi dà soli nel Supramonte e si raccomanda di chiedere informazioni all'Ispettorato Forestale di Nuoro.

Il massiccio del GennargentuPiù a sud si sviluppa il Gennargentu, un grande massiccio montuoso situato nella zona centro orientale della Sardegna tra la provincia di Nuoro e la provincia dell'Ogliastra. Geologicamente il Gennargentu, composto da scisti prodotti dalla trasformazione di argilla sottoposta ad alte pressioni e temperature, è una delle formazioni rocciose più antiche del continente europeo e per questo è caratterizzato da montagne relativamente basse e tondeggianti. Il Gennargentu comprende le cime più alte dell'isola: la Punta Paulinu di 1.792 metri, il Bruncu Spina di 1.829 metri, e la Punta La Marmora di 1.834 metri, la più alta di tutto il massiccio montuoso.

La Barbagia è costituita da zone montuose rimaste in gran parte ancora selvatiche, determinando una tradizione di difesa dei propri valori culturali e dei propri costumi dalle invasioni ed occupazioni che si sono succedute nel tempo, di cui si conserva traccia ancora oggi. Principali manifestazioni tradizionali della Barbagia sono quelle legate al carnevale, diverse da una località all'altra, e come in tutta la Sardegna importanti sono le celebrazioni della Settimana Santa.

La Barbagia di Ollolai

La Barbagia di OllolaiLa Barbagia di Ollolai (in lingua sarda Barbàgia 'e Ollolai) è una regione storica della Sardegna centrale. In periodo giudicale ha fatto parte del Giudicato d'Arborea, sottoposto poi alla Curatoria della Barbagia di Ollolai, è stata poi degli Aragonesi, quindi del Ducato di Mandas. Ne fanno parte i comuni: Austis, Fonni, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Teti e Tiana. Secondo molti, ed anche secondo noi, alla Barbagia di Ollolai apparterrebbe anche il comune di Dorgali, che durante il periodo nel quale la Sardegna era sotto il controllo dell'Impero Bizantino e nel primo periodo del Giudicato di Arborea ne costituiva uno sbocco al mare, che è andato perduto a seguito dell'espansione, promossa dai pisani, verso sud del Giudicato di Gallura. Secondo alcuni, alla Barbagia di Ollolai apparterebbero anche i comuni di Orani e Sarule, che noi attribuiamo, invece, al Nuorese, noto anche come Barbagia di Nuoro o Barbagia di Bitti.

Visualizza la mappa Da Baunei ci rechiamo verso Dorgali

Da Baunei percorriamo la SS125 attraversando un paesaggio suggestivo sul Supramonte di Baunei e, poi, su quello di Dorgali. Si tratta di una bella strada interna, con curve e tornanti, che fa salire fino al passo Genna Silana, a 1010 metri, dopo di che la strada inizia a scendere sempre attraverso un paesaggio suggestivo, ancora all'interno perché le coste con le belle cale che si alternano alle alte falesie sono raggiungibili solo via mare.

Noi ci siamo arrivati da sud, ma la bellezza di Dorgali si nota meglio provenendo da nord, da Orosei, perché in questo caso la strada, dopo aver fiancheggiato il monte S'Ospile, vi arriva dal basso e ci offre una bellissima visuale della cittadina adagiata sulla collina.

Dorgali-Il monte S'Ospile Dorgali: veduta della città di Dorgali

Consideriamo Dorgali appartenente alla Barbagia di Ollolai, sebbene Dorgali non si identifichi pienamente con nessuna regione. Possiede infatti elementi in comune sia con le Barbagie che con le Baronie, un pò meno con l'Ogliastra, escludendo Urzulei con il quale i legami sono sempre stati molto stretti. Dal centro di Baunei a quello di Dorgali abbiamo percorso 48,5 chilometri.

La cittadina di Dorgali, capitale dell'artigianato e del turismo estivo in Barbagia Informazioni turistiche

Dorgali: stemma del comuneLa cittadina di Dorgali (nome in lingua sarda Durgali, metri 390, abitanti 8.545 all'1 gennaio 2011 comprese le frazioni), è un grande borgo posto alle falde del monte Bardia, di 882 metri, visibile da tutte le cime della Barbagia risultando come una macchia bianca circondata dal verde. L'abitato, attraversato dalla SS125 Orientale Sarda, è circondato dai rilievi basaltici ricchi di vegetazione mediterranea, e si sviluppa in parte in collina e in parte sul mare. La popolazione vive soprattutto nel capoluogo comunale, mentre solo parte della popolazione si distribuisce nella località di Cala Gonone e in case sparse. La sua particolare posizione geografica la rende una meta turistica sia per gli amanti della montagna che per quelli del mare. Infatti, nell'entroterra si può visitare l'affascinante Supramonte, il vastissimo altopiano che si erge dietro il Gennargentu, interrotto da strette gole e ricco di flora e fauna. Nella zona costiera, invece, molto famosa è Cala Gonone, cui si accede da una galleria scavata nella roccia calcarea, e da dove è possibile effettuare delle escursioni via mare verso le grotte del Bue Marino e verso le spiagge di Cala Luna, in territorio di Dorgali, ed a Cala Mariolu, Cala Sisine e Cala Biriola, in territorio di Baunei.

Nella mia visita a Dorgali nel 2013, ho ottenuto dal sindaco della cittadina, Angelo Carta, l'autorizzazione a fotografare all'interno di tutti i musei e, soprattutto, nella Grotta di Ispinigoli e nella Grotta del Bue Marino, nei quali è vietato scattare foto, al fine di meglio documentare le descrizioni presenti nel sito, per incoraggiare chi lo visita a recarsi, in un suo eventuale viaggio a Dorgali ed a Cala Gonone, a visitare sia i suoi musei che le due bellissime grotte.

Origine del nome

Il suo nome, attestato dal 1341, potrebbe derivare da Sorga, ossia sorgente o fonte, con il suo sostantivo Sorgal, da cui Castras Sorgal o Thorgal, parola usata nell'antica lingua provenzale e catalana, e già usata dai Monaci Vittorini e lerinensi che sono stati presenti a Dorgali. un'altra ipotesi farebbe risalire il nome del paese alla città romana di Sulcalis, dal quale deriverebbe il nome Thurcali. Secondo altri potrebbe derivare da una voce greca bizantina, attraverso le forme Drugari o Durgari, che indicava il comandante di una squadra dell'esercito. un'ultima versione è quella che le potrebbe far avere una base paleosarda, se si considera che nel territorio della vicina Urzulei si trova un fiume denominato Rio Dorgone.

La sua economia

Il settore principale dell'economia di Dorgali è l'agricoltura, con la produzione di cereali, ortaggi, foraggi, uva dalla quale si ricava il famoso vino Doc Cannonau, olive, agrumi e frutta. Significativo anche l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L'industria è presente con aziende che operano nei comparti della pesca, alimentare e lattiero caseario, tessile e della pelletteria, manifatturiero soprattutto con la gioielleria e l'oreficeria. Dorgali può essere considerata la capitale dell'artigianato della Barbagia, con le sue numerose botteghe, dato che in essa si producono manufatti di pelle, ceramiche decorate, lavori in filigrana d'oro e d'argento, scialli ricamati e pregiati tappeti con la lavorazione a nodo di tipo orientale. L'economia di Dorgali è, inoltre, strettamente legata alla sua frazione marina Cala Gonone, un porticciolo per il piccolo cabotaggio, il cui sviluppo era però condizionata dall'isolamento della località, chiusa ad ovest dai monti e ad est dal mare. Nel 1860 è stata inaugurata la galleria vecchia, che attraversava il monte Bardia, e le comunicazioni fra Dorgali e Gonone sono divenute più intense. Sono sorte a Cala Gonone le prime abitazioni e si è avviato il commercio via mare. Quindi Cala Gonone ha iniziato a svilupparsi, per l'abitudine dei nuoresi di trascorrervi le vacanze, fino a diventare la capitale del turismo estivo in Barbagia. Altro motivo di richiamo è la gastronomia locale.Dorgali: su pistoccu d'ou, un biscotto d'uovo tenero e friabile che ricorda i savoiardi Sono produzioni tipiche di Dorgali il pane, soprattutto il pane carasau, i formaggi ovini, caprini e vaccini, il latte, l'olio, il miele ed i dolci. Tra questi, soprattutto Su Pistiddu, la ciambella col vino cotto, e Su Pistoccu d'ou, un biscotto d'uovo tenero e friabile che ricorda i savoiardi. Nella foto che ritrae quest'ultimo manca un pezzo di uno dei due biscotti, ma quando ho deciso di fotografarli lo avevo già mangiato... Altre produzioni tipiche di Dorgali e dei suoi dintorni sono soprattutto i vini derivati dalle uve Cannonau, dei quali i dorgalesi sono cultori da oltre 2000 anni.

Brevi cenni storici

Dorgali: statuetta di un sacerdote pugilatoreIl territorio di Dorgali e la sua costa è stato abitato sin dai tempi preistorici, come testimoniano i numerosi resti in esso rinvenuti. Sono, infatti, presenti numerosi siti archeologici, quali domus de janas, dolmen, nuraghi, villaggi nuragici, tombe dei giganti, e grotte utilizzate sia come abitazione che come tombe. Ai decenni intorno alla metà del VII secolo a.C. risale il bronzetto chiamato del sacerdote pugilatore di Dorgali, connotato dagli occhi cerchiati in stile Abini, rinvenuto probabilmente a Cala Gonone ed oggi conservato al Museo Nazionale Archeologico di Cagliari. Lungo la costiera di Dorgali, nella grotta di Ziu Santoru, a poca distanza dalla Grotta del Bue Marino, e nella grotta di Cala Ilune, chiamata solitamente Cala Luna, sono stati rinvenuti indizi della presenza umana in Sardegna nel Paleolitico Medio. Si tratta di alcuni frammenti di piccole dimensioni, ossia frustoli di carbone, rinvenuti insieme a residui di ossa di cervo bruciate, ma senza la presenza di alcuno strumento litico, né di ossa umane. E sulle pareti all'interno della grotta del Bue Marino sono visibili graffiti risalenti al Neolitico. Lungo la costa orientale sarda si ritiene esistesse un importante porto nuragico, divenuto successivamente un porto cartaginese. Sottoposto alla dominazione romana, diviene sede di un'importante stazione romana posta sulla litoranea che conduce da Cagliari a Fanum Carisii,  che era situato un chilometro circa a nord dell'attuale posizione di Orosei, nelle vicinanze della foce del fiume Cedrino, dove si trovava un piccolo porto. In questo periodo il centro più importante si trova vicino al nuraghe Mannu, sotte le falesie di Sos Dorroles, ed è chiamato dallo storico Claudiano Cartagine Sulcos, da cui il nome Sulcalis o Thurcali. Il centro costiero di Cares, che viene chiamato dai Cartaginesi Qares, si trova tra la insenatura di Cartoe, che da questo centro ha preso nome, e quella di Osalla. Sull'orientale romana, circa sei miglia romane a sud di Cares, si trova il centro di Viniolae, che prende il nome per l'apprezzato culto della viticultura. Venuti meno Sulcalis e Cares, sopravvive solo Viniola. Nel V secolo, crollato l'Impero Romano, dopo una breve dominazione vandalica e visigota, subentrano i Bizantini, la cui dominazione, tra alterne vicende legate agli attacchi costieri dei pirati barbareschi mussulmani, si protrae fino al IX secolo, quando vi si stabilisce il pirata saraceno Drugal con i suoi seguaci.

Stemma della zona franca detta GirifaiNel periodo giudicale, l'area appartiene al Giudicato di Torres e Arborea, dove viene aggregata alla curatoria di Galtellì, e nel quale il Papa invia in Sardegna i primi Monaci. Nell'area di Dorgali, nel undicesimo secolo arrivano i Vittorini provenzali di lingua occitana, dell'Abbazia di San Vittore di Marsiglia, e nella seconda metà del dodicesimo secolo i Benedettini Cistercensi. In questo periodo parte del territorio di Dorgali, Oliena, Nuoro, Orgosolo, Loculi e Galtellì viene a formare una zona franca chiamata Girifai, realizzata dalla cessione di Costantino III Giudice di Gallura ai monasteri, e quindi al di fuori del potere giudicale, la cui bandiera contiene la croce cistercense, che presenta al centro il fiordaliso araldico o giglio di Francia, detto anche Fleur de Lys. Il nucleo originario più importante di Dorgali, è costituito dalla fortificazione del Castrum chiamato Su Crastu de Sant'Antoni, dove nascono i monasteri dell'ordine ospedaliero di Sant'Antonio di Vienne, e quello dell'Ordine Militare di San Lazzaro per l'assistenza ai lebbrosi, che si ritiene sia stato fondato da Teobaldo di Gaudin, probabilmente un Templare, che viene ricordato da un sigillo ritrovato a Dorgali. La presenza dei Templari a Dorgali poteva essere legato al traffico dell'argento delle miniere di Lula, ed anche la tradizione orafa dorgalese si ritiene sia nata con gli argentieri in periodo medioevale. I Giudicati di Torres e Arborea successivamente si scindono e perdono i territori della Sardegna orientale, conquistati nel tredicesimo secolo dalle truppe pisane per il Giudicato di Gallura. L'area dorgalese costituisce la parte più meridionale di questo giudicato, la cosiddetta Gallura Felix, cioè la parte più ricca d'acqua e quindi più prospera dal punto di vista agricolo. Il territorio di Dorgali viene occupata dalle truppe pisane, ed i pisani cercano di concentrare la popolazione in un unico centro urbano, tentativo che verrà portato a compimento dalla successiva dominazione aragonese. L'occupazione aragonese inizia nel 1321, ed il nome Dorgali compare per la prima volta nel 1347, nell'atto di presentazione dei paesi del feudo al sovrano d'Aragona, da parte del feudatario locale Gerardo de Torrents. La maggior parte dei villaggi del territorio dorgalese scompaiono nella seconda metà del quattordicesimo secolo, per via della peste, per la povertà conseguente al nuovo sistema fiscale aragonese, e per via dei furti e delle ruberie. Alla sua situazione urbanistica assai articolata viene dato il nome della fontana, che si trova all'incrocio tra via Dante e corso Umberto, chiamata sorga o surgale, o anche thurgale, e da cui potrebbe derivare, appunto, il nome del paese. Dopo una breve occupazione del territorio da parte del Giudicato d'Arborea, prosegue, dalla fine del quattordicesimo secolo, l'occupazione spagnola. Dorgali entra, nel 1448, nella Baronia di don Salvatore Guiso, ma continua ad esercitare, insieme a Lula, una forte opposizione, anche con il banditismo, al fine di conservare le proprie caratteristiche e tradizioni barbaricine. La dominazione spagnola si conclude il 1713, con il passaggio ai Savoia.

Durante il governo sabaudo, a causa della tassazione eccessiva e dell'occupazione del territorio da parte dei Piemontesi, prosegue il banditismo, e si afferma Vincenzo Fancello, noto come Berrina, uno dei più spietati banditi Sardi dell'800. Durante la dominazione sabauda, nel 1860 viene inaugurata la galleria vecchia tra Dorgali e Cala Gonone, che attraversa il monte Bardia. Nel 1925 viene aperta la galleria nuova, scavata attraverso la sella che separa il monte Bardia, di 882 metri, a sinistra, ossia a nord, dal monte Tului, di 915 metri, a destra, ossia a sud. Nel 1927 il comune di Dorgali viene trasferito dalla provincia di Sassari in quella di Nuoro.

Costituita la repubblica italiana, dopo la seconda guerra mondiale, si insediano a Cala Gonone alcune famiglie di pescatori ponzesi, che danno inizio allo sviluppo della pesca. La sua affermazione come centro turistico risale a un trentennio fa, da quando i barconi iniziano a portare centinaia di turisti da Cala Gonone, verso sud, alle spiagge più belle del golfo di Orosei. La galleria nuova viene completamente rinnovata nel 2006.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati a Dorgali

A Dorgali è nato il famoso bandito ottocentesco Vincenzo Fancello. Vi sono nati anche, tra gli altri, in anni più recenti, l'importante ceramista Salvatore Fancello, e Salvatore Mereu, forse il più importante regista cinematografico sardo dell'ultima generazione.

Il bandito Vincenzo Fancello noto come BerrinaIl volume «Banditi a Orgosolo» di Franco CagnettaA Dorgali nel 1873 nasce Vincenzo Fancello, detto Berrina, uno dei più spietati banditi Sardi dell'800. Questo giovane pastore, figlio di una delle famiglie più povere del suo paese, inizia a far parlare di se, quando Antonio Dore, un agiato possidente di Dorgali, lo accusa di un furto di una coppia di buoi. Il Fancello si vendica, ma la vittima, sebbene gravemente ferita ad un braccio, riesce a mettersi in salvo, e lui si dà alla latitanza. Con Antonio Mulas, detto Su Bellu d'Oliana, e con Giuseppe Pau, costituisce una banda che impone l'obbedienza al paese. Per vendicarsi di Antonio Dore, il 15 aprile 1897 fa trovare sulla porta del Municipio un manifesto con questo decreto: «Guardate, paese di Dorgali: nessuno voglio di andare a servire a possessioni del signor Dore Antonio, nessuno voglio di portare bestiame alla sua pastura per niente! Guai al servo che entra in casa di Dore! Se avete volontà di passare la vostra vita con piacere fate il vostro dovere. Ascoltate queste parole che vi voglio bene. Mi firmo: il delegato speciale di campagna». Il delegato speciale di campagna è proprio lui, che si è dato alla macchia, ossia alla campagna, da alcuni anni. Guai a chi non gli obbedisce: può perdere il suo bestiame, venire colpito da ostracismo, o finire sgozzato. Il 7 febbraio 1899, in località Monte Gulei, non lontano dalle fonti Su Gologone, al termine di uno scontro a fuoco con i carabinieri di Oliena guidati dal brigadiere Bellani, muore Antonio Mulas. Tre mesi dopo, la notte tra il 14 ed il 15 maggio 1899, il comandante dei carabinieri di Nuoro Giuseppe Petella compie una grande operazione contro il banditismo. Vincenzo Fancello, con il suo seguace più feroce, Giuseppe Pau, di Oliena, tentano di raggiungere la spiaggia per rifugiare all'estero, ma qui trovano ad attenderli il maresciallo Lorenzo Gasco. Il Fancello con un colpo di fucile spezza il ramo a cui Gasco è aggrappato, ne segue una lotta corpo a corpo. Mentre sta per finire il Gasco con la sua leppa, il tipico affilatissimo coltello sardo, il Fancello viene colpito da un colpo di moschetto. Quando muore, sul suo capo è posta una taglia di 6mila lire. Giuseppe Pau riesce, invece, a fuggire, e si unisce alla banda dei fratelli Giacomo ed Elias Serra Sanna, che spadroneggia nella zona che va da Orgosolo fino a Nuoro. Di Vincenzo Fancello, detto Berrina, parla a lungo Franco Cagnetta, nel suo volume «Banditi a Orgosolo», con prefazione di Luigi Maria Lombardi Satriani, pubblicato dalla Ilisso Edizioni di Nuoro.

Salvatore FancelloIl volume «Salvatore Fancello»Il ceramista Salvatore Fancello, nato a Dorgali nel 1916 da una famiglia contadina, si diploma ed inizia a lavorare come apprendista nel labOratorio di Ciriaco Piras, formatosi alla scuola di Francesco Ciusa. Nel 1930 una borsa di studio lo fa accedere, insieme a Giovanni Pintori di Tresnuraghes, all'Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza, dove segue i corsi di ceramica. L'anno successivo stringe amicizia con Costantino Nivola, di Orani, che diventerà uno dei più grandi scultori del secolo, anch'egli arrivato con una borsa di studio. Diplomatosi Maestro d'Arte nel 1934, nel 1935 espone a Nuoro ed a Cagliari e viene premiato per un cinghiale in terracotta. Nel 1936 si trasferisce con Nivola e Pintori a Milano, partecipa alla VI Triennale con un'ampia parete graffita a soggetto coloniale, dodici piastrelle ceramiche che figurano i mesi, dodici segni zodiacali, un mosaico di piastrelle litoceramiche realizzato con Nivola. realizza figure geografiche e statue d'angeli per i negozi Olivetti a Milano, accanto a Pintori e Nivola, assunti dall'ufficio pubblicità della Olivetti. Nel '37 è chiamato alle armi e l'anno successivo, in licenza a Milano, realizza i primi lavori sui rotoli di carta per telescrivente. Ma lo stesso anno cessa la collaborazione con Nivola, quando, a causa delle leggi razziali, lo scultore di Orani è costretto ad emigrare negli Stati Uniti. Come dono per il matrimonio, gli regala il cosiddetto Disegno ininterrotto, un lavoro a china e acquarello su carta da telescrivente alto 30 centimetri e lungo oltre sei metri e mezzo. È il suo capolavoro, una sequenza di quadri leggibile anche per nuclei, che rappresenta la storia del mondo sardo ed è visibile nel Civico Museo a Dorgali. Nel '40, su incarico dell'architetto Giuseppe Pagano, realizza ceramiche di attività sportive per la sala della mensa e per il pennone portabandiera dell'Università Luigi Bocconi di Milano, Salvatore Fancello: resti del pannello di terracotta parzialmente smaltata realizzata nel 1941 per l'Università Luigi Bocconi di Milanodelle quali resta il solo pannello maggiore, ora nell'atrio della segreteria. Nel '41 viene imbarcato a Bari per il fronte albanese, dove muore a Bregu Rapit e viene sepolto nel Cimitero di guerra. Nel '47 gli viene conferita alla memoria la medaglia d'argento al valor militare. Nel 1954 la sorella richiede il rimpatrio delle spoglie, e nel '62 l'urna che le contiene viene portata a Dorgali. Per saperne di più su Salvatore Fancello e sulla sua opera, possiamo leggere la completa «Biografia di Salvatore Fancello» scritta da Alberto Crespi, pubblicata dalla Ilisso Edizioni di Nuoro.

Salvatore MereuA Dorgali nasce nel 1965 il regista cinematografico Salvatore Mereu, che ha studiato cinema all’Università di Bologna e successivamente presso la Scuola Nazionale di Cinema dove nel 1997 ha conseguito il diploma in regia. Autore di cortometraggi come «Notte rumena» (1996), «Miguel» (1999), «Prima della fucilazione» (1999), «Il mare» (2004), pubblica nel 2003 il suo primo film «Ballo a Tre Passi», vincitore nel 2004 della Settimana della Critica alla Mostra del Cinema di Venezia e del David di Donatello per la migliore Opera Prima, che narra le stagioni della vita attraverso quattro episodi, ognuno scandito dal succedersi del tempo. Nel 2008 realizza «Sonetàula», tratto dall'omonimo romanzo di Giuseppe Fiori, che ha avuto la nomination al Nastro d'Argento e al David di Donatello, e il cui protagonista Francesco Falchetto ha vinto un Globo d'Oro ed il premio come miglior attore al Roma Fiction Fest. Sonetàula è una ragazzino di dodici anni, pastore nella Sardegna degli anni '40, che a diciotto anni, in seguito a una serie di eventi, sceglie la latitanza e diventa bandito. Nel 2010, Salvatore Mereu presenta «Tajabone», frutto di un anno di esperienza coi i ragazzi di due scuole medie di due quartieri difficili di Cagliari, nella sezione Controcampo Italiano alla Mostra del Cinema di Venezia. Il suo quarto film, del 2012, tratto dall'omonimo romanzo di Sergio Atzeni, è «Bellas Mariposas», la storia di due ragazze nel fiore della loro adolescenza, piena di sogni, di paure e di titubanze.

Trailer del film Ballo a tre passi di Salvatore Mereu Trailer del film Sonetàula di Salvatore Mereu Presentazione del film Tajabone di Salvatore Mereu Presentazione del film Bellas Mariposas di Salvatore Mereu

Feste e sagre che si svolgono a Dorgali

Dorgali-Costume tradizionale femminileA Dorgali sono attivi il Gruppo Folk Tiscali, il Gruppo Folk Don Milani ed il Gruppo Folk Thurcali, il Coro Polifonico Lorenzo Perosi ed il Coro Polifonico Istelotte. Durante le feste è possibile ammirare il costume tradizionale di Dorgali, che prevede un costume femminile molto più elaborato e ricco di varianti rispetto a quello maschile, che è abbastanza uniforme. In base alle circostanze nel quale veniva indossato, il costume femminile varia notevolmente, risultando abbastanza scarno per le faccende domestiche, sino ad arrivare ad una grande elaborazione come per esempio per l'abito della sposa. Il costume è accompagnato da un'abbondante esposizione di gioielli, essendo Dorgali un centro dove si conserva la tradizione della lavorazione dell'oro e dell'argento. Dorgali-Costume tradizionale maschileIl costume maschile prevede il copricapo sa berritta di panno nero, la camicia di tela bianca con colletto alla coreana chiuso da due bottoncini d'oro, ricamata con disegni geometrici, il gilé chiamato s'imbustu, e poteva essere di pelle per i pastori, o di panno rivestito in raso, o di velluto, la giacca detta su zippone a completare la parte superiore. Nella parte inferiore il gonnellino detto sa fraca, in orbace nero, tenuto con la cintura in pelle nera e bordi rossi, decorata nella parte anteriore con motivi floreali, ed i calzoni bianche molto semplici, che all'estremita inferiore sono inseriti nelle ghette. Tra le diverse feste e sagre che si svolgono a Dorgali vanno citate, il 16 e 17 gennaio, la festa di Sant'Antonio Abate, nel piazzale antistante la chiesa omonima; il 19 gennaio la festa di San Sebastiano, nella piazza davanti alla chiesa parrocchiale; i festeggiamenti del Carnevale; i riti della Settimana Santa; la settimana precedente la Pentecoste la festa de Su Babbu Mannu, nella chiesetta omonima dedicata allo Spirito Santo; il 23 aprile si svolge la festa della Beata Maria Gabriella; a maggio o giugno a Cala Gonone la Sagra del pesce; il 24 giugno la festa di San Giovanni Battista, nella piccola chiesa campestre vicino alle terme di San Giovanni Su Anzu, che descriveremo nella prossima pagina; il sabato vicino al 27 luglio la festa di San Pantaleo, nella chiesa omonima siituata presso il lago del Cedrino, presso la quale 7 agosto si svolge, con modalità simili, la festa de Sos Anzelos; il 15 agosto, al culmine del ferragosto dorgalese, la festa di Santa Maria Vergine Assunta; il 16 settembre la festa dei Santi Cipriano e Cornelio; il 25 novembre la festa di Santa Caterina d'Alessandria, che è la Santa Patrona di Dorgali.

La Sagra del pesce a Cala Gonone

Tra le sagre consigliamo la Sagra del pesce, un goloso appuntamento gastronomico con i prodotti del Golfo di Orosei che si tiene, nel mese di maggio o giugno nel piazzale del porto di Cala Gonone.

La festa di San Cornelio e Cipriano

La prima settimana di settembre di forte coinvolgimento è la festa di San Cornelio e Cipriano, rispettivamente il patrono di Dorgali e il Papa che lo ha santificato, che oggi si svolge nel centro del paese, mentre una volta si svolgeva presso la chiesa, oggi scomparsa, a loro dedicata. Viene celebrata con funzioni religiose e processione in costume. Per una settimana, la sera, si balla il tradizionale ballo sardo davanti alla casa del priore.

Il Ferragosto Dorgalese

La principale manifestazione che si svolge a Dorgali è quella del Ferragosto Dorgalese, organizzato dai Fedales della leva dei trentenni, che prevede un ricco programma di manifestazioni dedicate alla Beata Vergine Assunta ed a San Giuseppe, che si prolungano per cinque giorni, con competizioni sportive, manifestazioni religiose e folkloristiche, e con spettacoli serali che variano di anno in anno. È organizzato più per le persone del posto che per i turisti, conserva quindi vive tutte le tradizioni locali, senza mediarle con le diverse aspettative dei turisti estivi.

Quella del cavallo è una tradizione e una passione in tutta la Sardegna centrale, in particolare nella Barbagia. Già diversi giorni prima dell'inizio dei festeggiamenti, i cavalli compaiono nei cortili e per le strade. Prima dell'inizio delle competizioni, i cavalieri si cimentano in esibizioni e corse sui cavalli lungo il percorso lungo il quale si terranno successivamente le competizioni. Le esibizioni a cavallo prevedono le corse a pariglia, che consistono nell'affiancare due o più cavalli che, procedendo al galoppo, devono tenere sempre la stessa linea, con i cavalieri che sulle selle eseguono diversi tipi di acrobazie. La difficoltà è legata soprattutto al fatto che i cavalli Sardi vivono liberi e non sono addestrati a prove di abilità, ciascuno di loro tende quindi a superare l'altro il che rende estremamente difficile farli correre affiancati. La sartiglia è una giostra equestre nata a metà del 1500 a Oristano, dove si ripete in costume seguendo la tradizione ogni anno in occasione del carnevale: è una prova di abilità che consiste nel riuscire ad infilzare con una spada di legno un anello sospeso. Sartiglie molto più semplici si svolgono in numerose località della Sardegna. Il palio è la tipica corsa equestre, di cui tra le più conosciute è quella che si tiene a Fonni, seconda come importanza dopo il famoso palio di Siena. In tutte le sagre paesane e le manifestazioni folkloristiche è sempre presente il palio.

Ferragosto Dorgalese: esibizioni e corse sui cavalli per le vie del paese Ferragosto Dorgalese: le corse a Pariglia Ferragosto Dorgalese: la Sartiglia Ferragosto Dorgalese: il Palio

Dorgali: la Processione dell'AssuntaI festeggiamenti del Ferragosto Dorgalese si concludono con la bella Processione dell'Assunta che permette di ammirare gli splendidi costumi locali e quelli dei gruppi folkloristici provenienti dalle altre località della Barbagia. Alla fine della Processione dell'Assunta, tutte le strade del paese risultano cosparse di petali di rose. E la sera la folla si raccoglie davanti ai diversi banchi con l'esposizione di prodotti tipici e, sugli spalti, può assistere ai tipici spettacoli folkloristici serali, ai quali sono affiancare asibizioni canore di diversi artisti.

Ferragosto Dorgalese: il pubblico davanti ai banchi espositivi Ferragosto Dorgalese: il pubblico degli spettacoli serali Ferragosto Dorgalese: il pubblico degli spettacoli serali Ferragosto Dorgalese: il pubblico degli spettacoli serali

Questi iniziano con il Canto Logudorese, un tipo di canto solistico con due o tre cantadores dal timbro vocale tenorile o baritonale, in grado di passare al falsetto e di elaborare fioriture virtuosistiche, è diffuso in tutto il Logudoro. Si è nel tempo aggiunto il suono dell'organetto diatonico sostituito spesso da una fisarmonica, e, quando gli Spagnoli hanno portato in Sardegna la chitarra, questa ha cominciato ad accompagnare l'organetto o la fisarmonica ed ha originato il Canto a Chitarra. Non c'è in Sardegna Sagra o manifestazione nella quale non si esibiscano gruppi di Canto a Tenore, il principale simbolo della musica tradizionale polivocale sarda ed anche la più viva testimonianza delle radici arcaiche della sua cultura. La Gara dei Poeti si riallaccia all'improvvisazione poetica, da sempre presente nella tradizione sarda in tutte le occasioni conviviali. Si improvvisano versi adatti all'occasione accompagnati da suoni vocali e gutturali emessi dà un gruppo di tenores. I Cori Polifonici sono nati in diverse località della Sardegna ma costituiscono una realtà relativamente recente rispetto al canto a tenore ed alla poesia estemporanea. Non sono sempre presenti nelle manifestazioni folkloristiche, ma quando ci sono interpretano sia brani della tradizione musicale sarda che nuove composizioni, sempre in lingua sarda. Il momento più seguito delle manifestazioni è l'esibizione dei gruppi folkloristici nei tradizionali Balli Sardi, accompagnati dal suono delle launeddas, strumento a fiato polifono tipicamente sardo, o dell'organetto diatonico. I festeggiamenti del Ferragosto si chiudono con l'esibizione di artisti famosi.

Ferragosto Dorgalese: canto in re Ferragosto Dorgalese: gruppi di canto a tenore Ferragosto Dorgolese: gara di improvvisazione poetica Ferragosto Dorgalese: coro polifonico sardo Ferragosto Dorgalese: esibizione di gruppi di ballo folkloristico sardo

Ferragosto Dorgalese: esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' nel concerto del 15 agosto 2005Ferragosto Dorgalese: Piero Marras in concerto (16/08/2005)Nelle festività del ferragosto Dorgalese del 2005 abbiamo potuto assistere a una esibizione dei famosi Tenores di Bitti gruppo Mialinu Pira, che avevamo già incontrato nel nostro viaggio nel 2002 ad Alghero, ospiti di un indimenticabile concerto di Andrea Parodi, quando il gruppo era costituito da cinque elementi prima della tragica morte di Gianfranco Cossellu. E in quelle del 2007 abbiamo anche assistito a una bella esibizione di Piero Marras, il noto cantautore ed interprete sardo che dal '66 fino ai giorni d'oggi continua con la sua musica e con la sua voce «a farci volare tra i sapori, gli odori e i rumori della Sardegna».

Visualizza la mappa Visita del centro della cittadina di Dorgali

Per una visita del centro storico, provenendo con la SS125 da nord, ossia da Orosei, entriamo verso il centro da via Alfonso La Marmora. Se, invece, proveniamo con la SS125 da sud, ossia da Baunei, possiamo prendere la circonvallazione di valle, ossia il viale John Fitzgerald Kennedy, oppure la circonvallazione di monte, ossia la via Enrico Fermi, ed arriviamo anche in questo caso all'incrocio con la via Alfonso La Marmora. All'interno dell'abitato di Dorgali sono presenti ben nove chiese.

Il Campo Sportivo Osolai

Dorgali-Il Campo Sportivo OsolaiImboccata da nord la SS125 che assume il nome di via Alfonso La Marmora, prima dell'ingresso all'interno del centro abitato, si trova sulla destra della strada l'ingresso dell'Hotel Il Querceto. Percorsi poco più di cinquecento metri, svoltiamo a sinistra in via Beata Maria Gariella, dopo centocinquanta metri svoltiamo a sinistra in via Valentino Mazzola, e, percorsi poco più di cento metri, troviamo alla destra della strada il Campo Sportivo Osolai, uno Stadio comunale con superficie in erba artificiale e tribune con la capienza di seicento persone. A Dorgali sono presenti due squadre di calcio, la più antica è la Polisportiva Dorgalese, fondata nel 1945, che milita nel campionato di Promozione, e la più recente Polisportiva Bardia, fondata nel 2007, che milita nel campionato di seconda categoria. Entrambe giocano nel Campo Sportivo Osolai.

La Cantina Sociale di Dorgali

Percorsi quattrocentocinquanta metri sulla via Alfonso La Marmora, prendiamo a sinistra la via Piemonte, che in centocinquanta metri, porta alla Cantina Sociale di Dorgali.

La Cantina Sociale di Dorgali, nata nel 1953, lavora al 90% uve Cannonau provenienti da 600 ettari di vigneti nella zona di Dorgali, in Barbagia e nelle Baronie. Circa 65 ettari di vigneti si trovano nella vallata di Isalle, da cui prende il nome il Cannonau di Sardegna DOC Vallata di Isalle, vino di qualità prodotto in regioni determinate (VQPRD). La cantina produce un vino DOC di Sardegna (Cannonau) ed altri vini di qualità (rosso Fuili, rosso Noriolo, rosso Drugal, rosso Filieri, rosato Drugal, rosso novello Santa Caterina, rosato Filieri, bianco Drugal, bianco Cala Luna). Grande apprezzamento sta avendo il rosato Filieri, noto anche come aperitivo e premiato nel 2002 a Vinitaly come miglior vino da pesce d'Italia.

Dorgali-Cantina Sociale di Dorgali: veduta dall'esterno Dorgali-Cantina Sociale di Dorgali: esposizione dei principali prodotti

Civico Museo Archeologico

Dorgali-Il Museo ArcheologicoIl volume «Il Museo archeologico di Dorgali»Percorsi ancora poco più di cento metri sulla via Alfonso La Marmora, troviamo alla destra della strada l'edificio che ospita la scuola elementare. Sul lato sinistro della scuola, all'inizio della via Vittorio Emanuele, si trova l'ingresso del Civico Museo Archeologico di Dorgali, inaugurato nel 1980 in una sede provvisoria, e che è, dal 1987, ubicato appunto nel seminterrato della scuola elementare di Dorgali. Il Museo si sviluppa in tre sale allestite secondo un ordine cronologico, e che pertanto vanno visitate in sequenza in senso antiorario. Nel Museo, che contiene testimonianze archeologiche provenienti da varie località del territorio, sono esposti materiali rinvenuti nel villaggio preistorico di Serra Orrios, come matrici di fusione in steatite, lucerne, vasi in terracotta, ed importanti sono anche i monili d'argento, di pasta vitrea e bronzo di età fenicia, ritrovati nell'abisso delle Vergini della Grotta di Ispinigoli. Vi sono anche anfore, ancore in piombo, elementi di fasciame di nave, lingotti di piombo rinvenuti lungo il litorale e provenienti da navi romane, ed una copia del diploma in bronzo del mercenario sardo Tunila, che combatté nell'esercito imperiale. Abbiamo fotografato l'interno del museo ed alcuni reperti esclusi quelli ancora non pubblicati.

Dorgali-Il Museo Archeologico: veduta interna Dorgali-Il Museo Archeologico: veduta interna Dorgali-Il Museo Archeologico: materiali litici, raschiatoi ed altri reperti preistorici Dorgali-Il Museo Archeologico: pesi dà telaio e fusaiole fittili dal villaggio di Serra Orrios Dorgali-Il Museo Archeologico: resti di ceramica rinvenuti nel nuraghe Mannu Dorgali-Il Museo Archeologico: collane rinvenute nella Grotta di Ispinigoli Dorgali-Il Museo Archeologico: materiali provenienti da varie località tra cui un cranio in parte ricostruito rinvenuto nella Grotta Sos Jocos Dorgali-Il Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano
Dorgali-Il Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano Dorgali-Il Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano Dorgali-Il Museo Archeologico: reperti del periodo tardo romano Dorgali-Il Museo Archeologico: lingotto in piombo del peso di quasi 30 chili rinvenuto a Cala Cartoe

La casa natale della Beata Maria Gabriella

Dorgali: la casa natale della Beata Maria GabriellaProcedendo per duecentocinquanta metri sulla via Alfonso La Marmora, prendiamo sulla sinistra la via Mannu, che porta alla parte alta del paese, la prendiamo e poi svoltiamo subito nella prima a destra. Oppure, passata la via Mannu, subito più avanti troviamo, sempre sulla sinistra, una scalinata in salita. In entrambi i casi, arriviamo nella via Adigrat, dove si trova la casa natale della Beata Maria Gabriella, nata con il nome di Maria Sagheddu nel 1914 da una famiglia di pastori e morta nel 1939, beatificata da Giovanni Paolo II nel 1983. Il suo corpo è stato trovato intatto in occasione di una ricognizione nel 1957, e riposa ora in una cappella adiacente al Monastero di Vitorchiano, presso Viterbo. Sul retro della casa natale, si trova l'ingresso dove si organizzano visite guidate alla casa. Il 23 aprile, nell'anniversario della sua morte, si svolge la festa in onore della Beata Maria Gabriella, una festa grande per la chiesa e per la diocesi dorgalese, che mettono a punto una serie di celebrazioni religiose sia Dorgali che a Nuoro, dove anche esiste una chiesa dedicata a questa beata. Alle celebrazioni religiose seguono manifestazioni civili di contorno, organizzate dai Fedales della leva dei cinquantenni.

Percorriamo fino in fondo la via Alfonso La Marmora

Percorriamo fino in fondo via Alfonso La Marmora, la via principale del paese lungo la quale si svolge la passeggiata e sulla quale si affacciano le tante botteghe di artigianato locale. La via Alfonso La Marmora termina in un quadrivio, detto Su Ponte, dove si immette dalla sinistra via Mare, proveniente dalla parte alta della cittadina, ed a destra parte corso Umberto, un lungo viale in discesa lungo il quale si svolgono le corse dei cavalli durante le manifestazioni del ferragosto.

Dorgali: via Alfonso La Marmora Dorgali: soffitto di una abitazione privata in una traversa di via Alfonso La Marmora Dorgali: via Mare

Verso la fine di via Alfonso La Marmora facevamo ogni anno una simpatica tappa nel caratteristico bar Carpe Diem, frequentato dai giovani e da numerosi tifosi della squadra di calciò Roma, stranamente presenti qui in Barbagia. Le foto sono del 2001, l'anno in cui la squadra della Roma ha vinto lo scudetto. Oggi il bar ha cambiato gestione ed è stato trasformato in un bar normale, mentre il proprietario, Francesco Carpinelli, ha acquisito il Garden bar a Cala Gonone.

Dorgali-Il bar Carpe Diem: veduta dall'esterno Dorgali-Il bar Carpe Diem: interno (2001) Dorgali-Il bar Carpe Diem: interno (2001) Dorgali-Il bar Carpe Diem: Francesco, il titolare del bar Carpe Diem Dorgali-Il bar Carpe Diem: la piccola Marta con la mamma Dorgali-Il bar Carpe Diem: la piccola Marta sogna di lavorare al bar … Dorgali-Il bar Carpe Diem: bustine dello zucchero con foto del titolare in divisa della Roma Calcio

I pannelli di ceramica e le botteghe del centro storico

Tra le attività artigianali per le quali Dorgali è conosciuta, una delle principali è la lavorazione della ceramica. La scuola dorgalese di ceramica moderna, fondata da Ciriaco Piras, è stata portata avanti da Simeone Lai e successivamente rinnovata da Salvatore Fancello. Caratteristica del paese sono, quindi, nel suo centro storrico, non tanto i murales come negli altri paesi della Barbagia, quanto i numerosi pannelli di ceramica, con scene che descrivono momenti della vita barbaricina.

Dorgali: un murale sulle case del paese Dorgali: la giornata dei pastori Dorgali-Il pranzo dei pastori Dorgali: l'aratura Dorgali-Donne di Barbagia Dorgali: la vendemmia Dorgali: la festa Dorgali: l'interno di una mescita Dorgali-Bisione de Emigrau

Le vie del paese, soprattutto via Alfonso La Marmora e corso Umberto, con i numerosi vicoli che dà loro si dipartono, sono caratterizzate dalla tipiche botteghe e negozi di artigianato. Importante infatti a Dorgali è l'artigianato: i tipici lavori in filigrana d'oro e d'argento, manufatti in pelle ed i classici zainetti chiamati tascheddas, ceramiche decorate come piatti decorati e vasi, tappeti tipici Sardi e quelli esclusivi di Dorgali con nodo di tipo orientale, scialli ricamati, e molto altro.

Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: filigrana d'argento e d'oro Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: donna dorgalese fuori da una bottega di artigianato Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: pelle, coltelli, vimini, legno Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: pelle, legno, tappeti Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: pelle, vimini, ceramiche, legno Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: ceramica, coltelli, pelle e altro Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: ceramica e oggettistica varia Dorgali-Botteghe e negozi di artigianato: ceramica

Il corso Umberto con la caratteristica Funtana Manna ed il Municipio di Dorgali

Da via Alfonso La Marmora prendiamo sulla destra corso Umberto, lungo la quale si svolgono le corse dei cavalli durante le manifestazioni del ferragosto. Percorsi circa centoventi metri sul corso Umberto, vediamo, sulla sinistra della strada, la caratteristica Funtana Manna, alla destra della quale si trova l'edificio che ospita la biblioteca comunale Giovanni Mulas.

Più avanti, si apre alla sinistra della strada una piazzetta, chiamata piazza dei Caduti del Lavoro, con una bella scultura commemorativa, posta davanti a un edificio del quale è iniziato il restauro, e che si ritiene potrà ospitare il Civico Museo Archeologico ed il Museo Salvatore Fancello, che sono ospitati oggi in ambienti di fortuna, nei quali è impossibile apprerzzare del tutto il loro contenuto.

Percorsi centocinquanta metri dalla Funtana Manna, al civico numero 37 di corso Umberto, si trova la Casa Dore, lo storico edificio che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Dorgali, al quale si accede da una piazza che precede l'edificio. Corso Umberto è lungo settecento metri, e, dirigendosi verso ovest, va a sboccare sulla circonvallazione di valle della cittadina.

Dorgali-Corso Umberto Dorgali: la fontana di via Umberto con i pannelli decorati in ceramica Dorgali: la biblioteca comunale Giovanni Mulas Dorgali: la scultura commemorativa dei Caduti del Lavoro Dorgali: la piazza che da l'accesso al Municipio di Dorgali Dorgali: la Casa Dore, storica sede del Municipio di Dorgali

Il Civico Museo Salvatore Fancello

Dorgali-Il Civico Museo Salvatore FancelloNella piazza dalla quale si accede al palazzo del Municipio, sul lato sinistro, si trova l'ingresso del Civico Museo Salvatore Fancello, che è ospitato in un ambiente nella sede della Polizia Municipale di Dorgali. Il museo accoglie alcune opere del ceramista che è passato come una meteora nel mondo culturale, dato che è morto in guerra quando non aveva ancora compiuto i venticinque anni, e non conserva che una piccola parte della sua produzione. Salvatore Fancello: Disegno ininterrotto, china e acquerello su carta da telescrivente lungo quasi sette metri, del 1938Tra le opere esposte, alcune ceramiche e numerosi bozzetti preparatori, ma anche il cosiddetto Disegno ininterrotto, realizzato a china e aquerello su un rotolo di carta da telescrivente lungo quasi sette metri, che regalò per le nozze a Costantino Nivola, l'amico di Orani, ne giustifica una visita. Lo abbiamo fotografato in diverse parti, e, nonostante i riflessi della luce sui vetri che lo ricoprivano, l'immagine ricomposta può dare un'idea del suo fascino e della sua bellezza.

Dorgali-Museo Salvatore Fancello: la sala con esposto il Disegno ininterrotto Salvatore Fancello: elefante, ceramica in terra refrattaria graffita e colorata del 1934-37 Salvatore Fancello: cinghiale, ceramica in terra refrattaria graffita e colorata del 1934-37 Salvatore Fancello: Donna con bambino, ceramica in terra refrattaria graffita e colorata della prima metà degli anni trenta Salvatore Fancello: Ariete con pecora, china e acquarello su carta Salvatore Fancello: Allegoria della musica, china su carta del 1935-36 Salvatore Fancello: Allegoria della storia, china su carta del 1935-36 Salvatore Fancello: Allegoria del teatro, china su carta del 1935-36 Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: china su carta
Salvatore Fancello: cavalli e istrici, china su carta del 1936 Salvatore Fancello: china su carta Salvatore Fancello: Figura femminile, china su carta Salvatore Fancello: Bovini al pascolo, tempera su carta del 1937 Salvatore Fancello: formella in terracotta ingobbiata e dipinta sottovetrina Salvatore Fancello: formella in terracotta ingobbiata e dipinta sottovetrina

La chiesa di Nostra Signora d'Itria con i resti del Monastero annesso

Dorgali: la chiesa di Nostra Signora d'Itria con i resti del Monastero annessoIn corso Umberto, a poco più di metà della strada tra la Funtana Manna ed il palazzo del Municipio, subito prima della piazza dei Caduti del Lavoro, prendiamo sulla sinistra la via Vittorio Emanuele, che seguiamo per centottanta metri, poi troviamo sulla sinistra la via d'Itria, sulla quale si affaccia la chiesa di Nostra Signora d'Itria, chiamata Nuestra Senora de Orito in periodo spagnolo, che si trovava nel quartiere di Gorito. La chiesa è composta da un'unica navata centrale. Edificata, probabilmente, nel '400, la chiesa era stata ristrutturata nel '600, ed è stata di recente sottoposta ad alcuni importati interventi di restauro. In essa sono custoditi i simulacri di Sant'Anna, Sant'Efisio, Santu Gristos, nome con il quale viene chiamato il Cristo Salvatore, e Santo Stefano. Era nata inizialmente come chiesa di un Monastero di frati, arrivati nel quattordicesimo secolo per introdurre la cristianizzazione. Le celle dei frati del Convento, che è stato smembrato nell'800, si trovavano nella sezione sovrastante il presbiterio della stessa chiesa, al quale si accede da una scalinata. Oggi, dopo il restauro, sono state riaperte le due uniche celle salvate dalla distruzione.

La chiesa parrocchiale di Santa Caterina d'Alessandria

Dorgali: lapide commemorativa della chiesa di Santa CroceTornati in corso Umberto, prendiamo la via Vittorio Emanuele sulla destra, che seguiamo per sessanta metri, poi troviamo alla sinistra della strada la piazza Santa Croce, dove si trovava la chiesa di Santa Croce eretta nel diciassettesimo secolo e demolita nel XX. Di essa non rimane che una lapide commemorativa nel pavimento, al centro della piazza.

Proseguendo verso sinistra, dalla piazza Santa Croce arriviamo in piazza Santa Caterina, dove troviamo sulla destra la facciata della chiesa di Santa Caterina d'Alessandria, ultimata nel 1773, la cui attuale configurazione è dovuta ai rimaneggiamenti ottocenteschi. La chiesa è stata edificata nel quartiere di Sa Serra come chiesa parrocchiale, sostituita alla abbandonata chiesa di San Cornelio e Cipriano. All'interno conserva due preziosi altari lignei in stile barocco spagnolo, di un tipo molto raro nel nuorese. Nei pressi della chiesa, in periodo medioevale, era situato un cimitero. recentemente restaurata, da breve è iniziato intervento che trasformerà le due piazze della chiesa, quella principale di fronte alla chiesa e quella rettorale alla sua sinistra, con il rifacimento della pavimentazione con lastroni di granito.

Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: facciata Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: facciata Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: campanile Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: portone in bronzo Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: interno Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: altare ligneo Dorgali: la chiesa parrocchiale di Santa Caterina: altare ligneo

Da oltre duecentocinquantanni, il 25 novembre a Dorgali si svolge la festa di Santa Caterina d'Alessandria, che è la Santa patrona di Dorgali, una festa particolarmente sentita dalla popolazione. La festa comincia con la novena in onore della Santa patrona martire, seguita dalle messe e dai vespri. Il giorno della festa si svolge nel pomeriggio la processione, con il simulacro della Santa che fa il giro delle vie principali del paese, sulle spalle dei fedeli, prima di rientrare nella chiesa parrocchiale. Segue la celebrazione della messa, ed, al suo termine, i priori, che ogni anno vengono nominati dalla coppia uscente, offrono un rinfresco. In piazza Santa Caterina, la sera del 19 gennaio, si svolge la festa di San Sebastiano, che è il Santo copatrono di Dorgali, che viene festeggiato con un fuoco analogo a quello previsto per la festa di Sant'Antonio Abate che descriveremo più avanti.

La chiesa di Sant'Antonio Abate

Dorgali: la chiesa di Sant'Antonio AbatePassata la piazza Santa Caterina, seguiamo la strada verso la piazza rettorale, e prendiamo da questa il vicolo che si dirige verso sinistra. Lo seguiamo e, al bivio, prendiamo verso destra via Quintino Sella, che ci porta sulla via Giuseppe Garibaldi, lungo la quale, a circa centocinquanta metri dalla piazza rettorale, troviamo sulla destra la piazzetta Sant'Antonio, sulla quale si trova l'ingresso della chiesa di Sant'Antonio Abate, edificata nel '600 nel cuore del paese, anch'essa nel quartiere di Sa Serra. Il 16 gennaio, alla vigilia della celebrazione del Santo, nella piccola piazza davanti alla chiesa si svolge a festa di Sant'Antonio Abate. Il fuoco di Sant'Antonio, ossia il grande falò, è uno dei più caratteristici dell'isola, dato che qui si ardono profumatissime piante di rosmarino locale. Davanti al fuoco avviene una distribuzione di pani benedetti e piatti tradizionali a base di fave e dolci di sapa e miele, oltre al dolce della festa, ossia Su Pistiddu, composto di due sfoglie di pasta con una marmellata derivata dal vincotto. Sulla cima al cono rovente si trova una croce, sulla quale vengono poste delle arance raccolte dai ragazzi del paese. Per l'occasione le cantine del rione si aprono per offrire ai partecipanti il primo vino Cannonau della stagione. Il fuoco brucia tutta la notte, ed il disegno del fumo suggerisce auspici e profezie.

La chiesa delle Grazie o della Vergine Assunta

Dorgali: la chiesa delle GrazieProseguendo per centocinquanta metri sulla via Giuseppe Garibaldi, arriviamo alla sinistra della strada in piazza delle Grazie, dove si trova la chiesa delle Grazie o della Vergine Assunta, che nel tredicesimo secolo era una chiesa del quartiere di Sa Serra ubicata di fronte alla chiesa, oggi scomparsa, dedicata a San Cornelio e San Cipriano, che era dotata di un campanile di grandi dimensioni, e che era stata la parrocchia di Dorgali a partire dalla fine del XIV scolo e fino a tutto il sedicesimo secolo. San Cipriano era il patrono di Cartagine, e la dedica ad esso di una chiesa testimonia l'antico legame commerciale e politico tra questa città africana e la costa dorgalese. La chiesa delle Grazie è intonacata solo nella facciata, mentre lateralmente affiora la scura pietra basaltica, che ne esalta l'estetica. In periodo medioevale la chiesa era costituita solo da una piccola cappella dedicata a Santa Maria del Castro, che era la chiesa della guardia giudicale. La sua impostazione architettonica è riferibile ai Templari, come attesta anche la sua dedicazione a Maria, un retaggio bizantino confermato nella tradizione Templare. La presenza di quest'ordine religioso era, forse, legato al traffico dell'argento delle miniere di Lula, ed anche la tradizione orafa dorgalese è nata con gli argentieri nel periodo medioevale. La chiesa è stata, poi, ampliata in periodo aragonese sull'edificio preesistente, tanto che sui muri a sud ed a nord si nota l'antica posizione delle porte e delle scale degli edifici medioevali, oggi murate.

Il Palazzetto dello Sport, chiamato anche Complesso Sportivo di Mes'Austu

Da piazza delle Grazie proseguiamo verso sud ovest, e d arriviamo in via Roma, che prendiam o verso destra. La via Roma sbocca sul corso Umberto, che seguiamo fino a che questo incrocia il viale John Fitzgerald Kennedy, che costituisce la circonvallazione di valle di Dorgali. Lo prendiamo verso destra, ossia verso nord, ed, in una settantina di metri, troviamo alla destra della strada il viottolo in salita, che ci porta sulla sommità della collina, dove si trova il Palazzetto dello Sport di Dorgali, inaugurato nel 2007, chiamato anche Complesso Sportivo di Mes'Austu, dove si svolge gran parte delle manifestazioni del ferragosto dorgalese. Il palazzetto è affacciato sullo spiazzo che ospitava il vecchio Campo Sportivo e nel quale si celebra gran parte delle manifestazioni del ferragosto.

Dorgali-Il palazzetto dello sport affacciato sullo spiazzo nel quale si celebrano le manifestazioni del ferragosto Dorgali-Il palazzetto dello sport Dorgali-Il palazzetto dello sport

Il Cimitero di Dorgali

Dorgali-Il Cimitero di DorgaliProseguendo lungo corso Umberto, dopo l'incrocio con il viale John Fitzgerald Kennedy, ci rechiamo fuori dall'abitato verso ovest. Dopo duecento metri, troviamo alla sinistra della strada l'ingresso del Cimitero di Dorgali. Questo cimitero è stato edificato dopo la demolizione dell'antico cimitero, che era collocato nei pressi della chiesa dei Santi Cornelio e Cipriano, nel quartiere di Sa Serra, nel luogo dove, in seguito, è sorto il vecchio Campo Sportivo, e dove oggi si trova il palazzetto dello sport.

La chiesa del Carmelo o della Madonna del Carmine

Prendendo il viale John Fitzgerald Kennedy verso sud, lo seguiamo per poco più di un chilometro, ed arriviamo allo svincolo con la SS125, che, a destra, porta fuori dall'abitato in direzione di Cala Gonone e poi verso Baunei, mentre a sinistra diventa la via Enrico Fermi, che è la circonvallazione di monte di Dorgali. Prendiamo quest'ultima e, dopo un centinaio di metri, troviamo sulla sinistra la strada che, in trecentocinquanta metri, sale sul colle dove sorge la piccola chiesa del Carmelo o della Madonna del Carmine. La chiesa si presenta come un santuario, che conserva le cellette del Convento dei frati del quartiere di Gorito, e l'aspetto attuale dell'edificio è il risultato di ristrutturazioni che ne hanno modificato l'assetto originario. Dal piazzale antistante la chiesetta si ha una veduta della cittadina, splendida di giorno ed ancora più affascinante di notte, quando si accendono tutte le luci del paese sotto la volta stellata.

Dorgali: la chiesetta della Madonna del Carmelo Dorgali: la chiesetta della Madonna del Carmelo Dorgali: la chiesetta della Madonna del Carmelo Dorgali: la chiesetta della Madonna del Carmelo: statua del redentore

La chiesa di San Lucifero Vescovo e Santa Maria Maddalena

Percorsi ottanta metri sulla via Enrico Fermi, prendiamo sulla sinistra la via Giosuè Carducci, che, in duecentocinquanta metri, ci porta davanti alla chiesa di San Lucifero Vescovo e Santa Maria Maddalena, che si trova sulla piazza alla sinistra della strada, ed appartiene al quartiere di Sa Madalena ei Sa Chejedda. Costruita nel dodicesimo secolo, la parte medioevale più antica è quella posteriore, quando la chiesa era a metà lunghezza, dove era collocato il precedente frontale pisano del quale resta solo un pezzo conformato a contrafforte. La parte anteriore è stata aggiunta con l'ampliamento del 1645 in stile barocco sardo. All'interno, l'unica navata di tre campate ha la volta restaurata in muratura. L'altare è il più bello, tra tutti quelli delle piccole chiese dorgalesi, e su di esso sono presenti il simulacro della Madonna dei Miracoli, e quelli di due Santi gesuiti, Sant'Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio. Nella chiesa sono presenti, sui pilastri, due simboli grafici di probabile origine Templare, con la croce con quattro cerchi, simili come impostazione ai quattro mori, probabilmente ripresi dal verso del croat, moneta catalana d'argento creata il 1285 da Pietro il Grande, che nel quattordicesimo secolo era utilizzata in Sardegna. All'esterno, sul lato sinistro la struttura è sostenuta da quattro contrafforti.

Dorgali: la chiesa di San Lucifero Vescovo e Santa Maria Maddalena Dorgali: la chiesa di San Lucifero Vescovo e Santa Maria Maddalena: interno Dorgali: la chiesa di San Lucifero Vescovo e Santa Maria Maddalena: simulacri presenti sopra l'altare maggiore Dorgali: la chiesa di San Lucifero Vescovo e Santa Maria Maddalena: i due simboli grafici di probabile origine Templare

La chiesa di San Lussorio

Ritornati sulla via Enrico Fermi, proseguiamo per trecentocinquanta metri e prendiamo a sinistra la via Bardia che seguiamo per circa duecento metri, poi la strada sfocia sulla via Catte, che prendiamo verso sinistra, costeggia la fiancata e ci porta in piazza San Lussorio, sulla quale si affacccia la chiesa di San Lussorio, che si trova nel quartiere di Gonare. Costruita nel diciassettesimo secolo, a pianta rettangolare con contrafforti, ha un interno a navata unica, con volta a travi che sembrano sostenere il solaio, che è stato rimodernato in muratura sostituendo l'antico tavolato. Il presbiterio è sopraelevato rispetto al pavimento e ha la volta a botte.

Dorgali: la chiesa di San Lussorio Dorgali: la chiesa di San Lussorio: interno Dorgali: la chiesa di San Lussorio: simulacri presenti sopra l'altare maggiore

Presso questa chiesa si celebra il 21 agosto la festa di San Lussorio di Oroviddo.

La chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria, detta anche della Madonna di Gonare

Dalla piazza San Lussorio, prendiamo verso nord ovest la via San Lussorio, che sbocca sulla angusta piazza Gonare, dove si trova la chiesa dell'Angelo, ossia Cresia de S'Anzelu, detta anche chiesa della Madonna di Bonaria, che i locali chiamano chiesa della Madonna di Gonare, dato che si trova nel quartiere Gonare. L'angelo al quale è dedicata può essere Raffaele, del quale c'è il simulacro con il piccolo discepolo Tobiolo o Tobia, o possono essere anche gli angeli Michele e Gabriele. La Madonna di Bonaria, ossia la spagnola Nuestra Senora del Buen Ayres, della quale c'è il simulacro, è detta anche Madonna del Natale, ossia la francese Notre Dame du Noel. Caratteristica di questa chiesa sono le antiche scalette di un vicolo parzialmente scomparso sul retro, ed i contrafforti posti sui lati. Vicino alla chiesa si trovano i resti del retrostante Monastero, che era collocato nell'isolato a monte di questa chiesa.

Dorgali: la chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria Dorgali: la chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria: interno Dorgali: la chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria: l'altare maggiore Dorgali: la chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria: simulacri presenti sopra l'altare maggiore Dorgali: la chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria: simulacro della Madonna di Bonaria Dorgali: la chiesa dell'Angelo e della Madonna di Bonaria: quadro he riproduce la Madonna di Bonaria

Presso questa chiesa ogni anno, il 29 del mese di settembre, si svolge la festa chiamata dell'Angelo, che è la festa dedicata agli angeli Raffaele, Michele e Gabriele.

La chiesa di Santa Lucia con il Monastero annesso

Presa alla sinistra della chiesa dell'Angelo la via Gonare, la seguiamo per sessanta metri, poi prendiamo a sinistra la via Tola, dopo una sessantina di metri a destra la via Gorizia, e poi, subito, a sinistra la via Grazia Deledda. Qui, al civico numero 2, troviamo la chiesa di Santa Lucia, con, sulla sinistra, l'annesso Monastero benedettino delle suore di clausura, fondato nel 1964 nel quartiere di Gonare per continuare l'opera della Beata Maria Gabriella. All'interno del Monastero sono ancora custoditi due antichi simulacri, quello di Santa Cecilia, del XIV o quindicesimo secolo, e quello di San Lamberto di Liegi, in lingua sarda Santu Lumbertu, del quindicesimo secolo, che nella mano teneva la lancia del suo martirio, e sulla cui mitra è rappresentata la croce cistercense luminescente.

Dorgali: la chiesa di Santa Lucia Dorgali-Ingresso del Monastero Benedettino di Santa Lucia Dorgali: la chiesa del Monastero Benedettino di Santa Lucia Dorgali-Monastero Benedettino di Santa Lucia: simulacro di Santa Cecilia Dorgali-Monastero Benedettino di Santa Lucia: simulacro di San Lamberto di Liegi

La domu de janas di Pirischè

Torniamo sulla via Enrico Fermi, da dove avevamo preso a sinistra la via Bardia, proseguiamo per trecentocinquanta metri, e prendiamo a destra, seguendo le indicazioni, una strada lastricata in salita. Possiamo arrivare a questa strada lastricata anche direttamente dalla chiesa di Santa Lucia, tornando indietro verso la via Gorizia, prendendo a sinistra la via Pirischè, che ci porta sulla via Enrico Fermi un poco più avanti, torniamo indietro per una cinquantina di metri e troviamo sulla sinistra la strada lastricata in salita. Seguiamo per quattrocentocinquanta metri questa strada lastricata, poi svoltiamo tutto a sinistra e prendiamo la strada che, in meno di trecento metri, ci porta a una tra le numerose domus de janas del paese, la domu de janas di Pirischè, che è situato sul ciglio della strada. Ricavata da una colata di roccia basaltica, l'interno del vano sepolcrale di pianta rettangolare è diviso da una parete. Gli altri resti archeologici in territorio di Dorgali verranno illustrati più avanti.

Dorgali-Domus de janas di Pirischè Dorgali-Domus de janas di Pirischè Dorgali-Domus de janas di Pirischè

Una fermata in un ottimo ristorante famoso per i piatti tipici della cucina barbaricina

Nella visita a Dorgali ci sembra doverosa una fermata al ristorante il Colibrì, un ristorante famoso per i piatti tipici della cucina dell'interno della Barbagia. Per arrivarci, torniamo sulla via Enrico Fermi e la seguiamo per un centinaio di metri verso nord ovest, poi, seguendo le indicazioni, prendiamo verso sinistra la via Antonio Gramsci, dove troviamo il ristorante al civico numero 14.

Pasto accurato a prezzo contenutoDorgali-Ristorante Colibrì: ingresso del ristoranteIl ristorante il Colibrì viene consigliato dalla Guida Michelin dato che offre un pasto accurato a prezzi contenuti, con una cucina casalinga fedele ai sapori e alle tradizioni della gastronomia dorgalese, accompagnata dalla cordiale ospitalità dei gestori, soprattutto del titolare Alberto Mereu. Tra le specialità più invitanti del menu spicca lo stinco di capra arrosto. Entrando nel ristorante, all'ingresso del locale, ci accolgono sul muro alcune belle foto di Salvatore, fratello del titolare, che avevo conosciuto anni fa poco più che ventenne, e che ho scoperto essere diventato, dopo aver viaggiato qua e là per il mondo, un apprezzato fotografo professionista.

Dorgali-Ristorante Colibrì: una bella foto di Salvatore Mereu, fratello del titolare Dorgali-Ristorante Colibrì: una bella foto di Salvatore Mereu, fratello del titolare

In questo caratteristico ristorante abbiamo potuto apprezzare i piatti tipici della cucina barbaricina: antipasti, pane frattau, porcetto, capra e pecora, formaggi e dolci, accompagnati dal piacevole Cannonau locale giovane servito freddo.

Dorgali-Ristorante Colibrì: ritratto di Sandro, figlio del titolare, in abito tradizionale dorgalese Dorgali-Ristorante Colibrì: sala interna e veranda Dorgali-Ristorante Colibrì: beviamo il Cannonau local Dorgali-Ristorante Colibrì: accompagna il pasto il pane guttiau costituito da pane carasau condito con un filo d'olio, del sale ed infornato per un paio di minuti Dorgali-Ristorante Colibrì: antipasti tipici Sardi Dorgali-Ristorante Colibrì: il pane frattau costituito da pane carasau, sugo di pomodoro e pecorino, con sopra un uovo in camicia Dorgali-Ristorante Colibrì: maccarones de punzu Dorgali-Ristorante Colibrì: porcetto arrosto con contorno di favette Dorgali-Ristorante Colibrì: spezzatino di cinghiale
Dorgali-Ristorante Colibrì: dessert di ricotta con il miele e <em>pane carasau</em> di accompagnamento Dorgali-Ristorante Colibrì: la seada, un grande raviolo rotondo di pasta fritta ripieno di formaggio filante e ricoperto di miele Dorgali-Ristorante Colibrì: dolci tipici Sardi

Con la visita di questo ristorante, abbiamo concluso la descrizione del centro della cittadina di Dorgali. Ci recheremo, ora, a visitare i principali siti archeologici nei suoi dintorni.

Visualizza la mappa I principali siti archeologici e santuari che si trovano nei dintorni di Dorgali

Il volume «Serra Orrios e i monumenti archeologici di Dorgali»Nel territorio dorgalese troviamo una forte concentrazione di siti archeologici. Ci si trovano, infatti, oltre 40 nuraghi, più di 60 villaggi e più di 30 tombe megalitiche. Visiteremo, dapprima, i principali siti presenti sulla costiera dorgalese, per recarci, poi, a visitare i siti archeologici e le bellezze naturali presenti nell'entroterra dorgalese. Dopo aver visitato il nuraghe Neulè, passato il lago sul fiume Cedrino, vedremo i villaggi preistorici di Tiscali e di Serra Orrios, le tombe dei giganti di Tomba dei giganti S'Ena e Thomes e di Biristeddi, ed infine il dolmen di Motorra.

Il nuraghe Neulè

Dal centro di Dorgali prendiamo corso Umbero verso ovest, poi imbocchiamo a destra il viale John Fitzgerald Kennedy, ossia la circonvallazione di valle, che dopo un chilometro arriva all'incrocio, dove prendiamo a sinistra la via Alberto La Marmora verso nord ovest, che ci fa uscire da Dorgali sulla SS125 per Orosei e, dopo 1,7 chilometri, deviamo a sinistra sulla SP38 in direzione di Nuoro. Percorsi settecentocinquanta metri, prima di arrivare in località Iriai al ponte sul lago Cedrino, seguiamo una indicazione sulla destra per l'agriturismo Neulè. Dopo 1,7 chilometri di strada bianca, la strada sbocca su una trsversale che prendiamo verso sinistra. Percorsi seicento metri, evitiamo la deviazione sulla sinistra per l'agriturismo, dal quale tra l'altro si gode un'ottima vista sul lago del Cedrino. Proseguiamo, invece, dritti per ottocentocinquanta metri, fino a vedere sulla sinistra una cancellata e sulla destra un reticolato, che recinta l'area archeologica del nuraghe Neulè. Il nuraghe è poco conosciuto e non è stato ancora oggetto di scavi, per cui si intravedono le capanne del villaggio preistorico che lo circondavano, ma non se ne possono intuire le dimensioni.

Dorgali-Il nuraghe Neulè: veduta d'insieme Dorgali-Il nuraghe Neulè: veduta dal retro Dorgali-Il nuraghe Neulè: i massi con i quali è realizzato il nuraghe Dorgali-Il nuraghe Neulè: veduta frontale Dorgali-Il nuraghe Neulè: corridoio d'ingresso Dorgali-Il nuraghe Neulè: la camera interna del nuraghe Dorgali-Il nuraghe Neulè: la camera interna con le nicchie laterali Dorgali-Il nuraghe Neulè: particolare di una nicchia laterale Dorgali-Il nuraghe Neulè: particolare di una nicchia laterale

In località Iriai visitiamo il lago del Cedrino Informazioni turistiche

Proseguendo sulla SP38, passiamo, in località Iriai, il ponte sul lago artificiale sul fiume Cedrino, fiume che nasce sul monte Fumai, nel Supramonte, e sfocia a Orosei, lungo settanta chilometri, tra i più ricchi d'acqua dell'isola. Il lago artificiale del Cedrino è un bacino artificiale  di circa 0,95 chilometri quadrati, alimentato da importanti sorgenti carsiche e, come anche il fiume, è particolarmente adatto ad attività di canottaggio e di kayak. La diga di Pedra 'e Othoni, che chiude il lago nella sua parte settentrionale alle falde dei monti Tului e Bardia, è stata realizzata negli anni dal 1964 al 1994, ed è del tipo a gravità massiccia in pietrame omogeneo con manto di tenuta in ferro, ha un'altezza di 73,7 metri, e costituisce lo sbarramento dell'omomimo fiume, per rendere più facile l'irrigazione dei campi della zona di Dorgali.

Dorgali-Il lago artificiale Iriai sul fiume Cedrino Dorgali-Il lago artificiale Iriai sul fiume Cedrino Dorgali-Il lago artificiale Iriai sul fiume Cedrino La foto precedente è stata utilizzata per la copertina del romanzo «Il mistero del lago Cedrino» di Bruno Milano

La valle del Cedrino è il solo passaggio che collega Orosei, unico approdo sicuro sulla costa medio orientale, con l'interno. Proprio in tale valle, i Romani furono arrestati nella loro avanzata verso l'interno della Sardegna, e dopo di loro, altri, nei secoli successivi, vi avrebbero trovato un ostacolo al proseguimento delle loro campagne militari. In località Iriai e a sud, nel parco lacuale di Iriai e Gurennoro che descriveremo più avanti, si trovano diverse strutture turistiche.

Nel parco lacuale di Iriai e Gurennoro le chiese di San Pantaleo e della Madonna degli Angeli

A sud del ponte sul Cedrino, il lago si biforca, con due prolungamenti, il principale verso sud ovest e l'altro verso sud est, nel quale si trova un isolotto. Tra i due prolungamenti del lago, si sviluppa un vasto promontorio, che costituisce il selvaggio ed isolato parco lacuale di Iriai e Gurennoro, valorizzato dalle acque del lago che lo isolano e per questo contribuiscono ad aumentare il fascino di queste località.

Dorgali-Il santuario dedicato a San Pantaleo DottoreIn questo parco, subito a nord del nuraghe di San Pantaleo, si trova la chiesa campestre di San Pantaleo Martire o San Pantaleo Dottore, costruito nel 1668 e restaurato nel 2008, con l'interno ad una navata di tre campate, e la volta di canne e travi di ginepro. La festa di San Pantaleo, ripresa nel 2006, si svolge il sabato vicino al 27 luglio, che è il giorno del suo festeggiamento liturgico, e prevede un suggestivo pellegrinaggio con barche condotte da volontari per il trasbordo dei fedeli. Raggiunta la chiesa, dopo le cerimonie religiose, si svolge un abbondante pranzo collettivo a base di porcetto, con canti e balli.

Dorgali-Il santuario dedicato a Nostra Signora degli AngeliA poche centinaia di metri di distanza, più a nord, presso l'estremità del promontorio, a ovest rispetto al nuraghe di Nostra Signora degli Angeli, si trova la chiesa campestre di Nostra Signora degli Angeli, in lingua sarda de Sos Anzelos. Presso questa chiesa campestre, il 7 agosto si svolge, con modalità simili a quelle descritte per la festa di San Pantaleo, la festa de Sos Anzelos.

Alle due chiese campestri si arriva esclusivamente via lago, e ci si può rivolgere all'agriturismo Canales, situato sopra una collina con vista sul fiume Cedrino, al quale si arriva da Dorgali con la SP38, dopo aver superato il ponte sul fiume Cedrino e poco prima della deviazione sulla SP46, prendendo seguendo le indicazioni una deviazione sulla sinistra di 1,2 chilometri su una strada sterrata. L'agriturismo mette a disposizione le canoe con le quali è possibile arrivare alle chiese ed anche alle sorgenti di Su Cologone.

Nella valle di Lanaittu

Passato il ponte sul Cedrino, dopo circa un chilometro, troviamo sulla sinistra la deviazione sulla SP46 in direzione di Oliena. Proseguendo, invece, dritti sulla SP38 in direzione di Lula, dopo cinque chilometri incrociamo la SS129, che a sinistra porta a Nuoro e a destra ad Orosei. Tra i siti archeologici presenti in territorio di Dorgali, molto importante è il villaggio preistorico di Tiscali, che si trova nella valle di Lanaittu. Il modo più agevole per arrivarci sono le visite guidate in fuoristrada. Per raggiungerlo, presa la SP46 per Oliena, dopo poco più di sette chilometri e mezzo, troviamo sulla sinistra le indicazioni per le fonti di su Gologone e per l'Hotel su Gologone. Svoltiamo a sinistra e, dopo quasi tre chilometri e mezzo, passato l'Hotel e prima delle fonti, prendiamo a destra una strada di cemento che, in circa sette chilometri, ci porta all'ingresso della valle di Lanaittu. Qui troviamo un bivio, con le indicazioni a sinistra per il villaggio preistorico di Tiscali, ed a destra per il villaggio preistorico di Sa Sedda e Sos Carros, che si trova in territorio di Oliena.

Visitiamo il villaggio preistorico di Tiscali

Al bivio, prendiamo a sinistra seguendo le indicazioni per il villaggio preistorico di Tiscali. Lasciamo la macchina nel fondo valle del Riu Flumineddu, dove c'è una sorta di parcheggio, dovuto al fatto che la strada è interrotta a causa dell'alluvione del 2004. Attraversiamo il Riu Flumineddu su un ponticello fatto da due travi di metallo aggrappandoci ad una corda di metallo, oppure lo attraversiamo saltellando tra una roccia e l'altra. Passato il fiume, giriamo a destra, verso nord, e proseguiamo per circa un chilometro su una strada sterrata, dove troviamo un bivio con un cartello che segnala che, a sinistra, verso sud, si va alla gola di Su Gorroppu, ed a destra, verso nord, a Tiscali. Proseguiamo verso Tiscali, e, ad un certo punto, troviamo il cartello con gli orari, il prezzo, e la raccomandazione di portarsi un litro e mezzo o due litri di acqua a testa. Qui inizia il sentiero che ci porta, dopo circa venti o 25 minuti di salita molto impegnativa, ad una forcella, che prosegue in lieve discesa e all'ombra della vegetazione. Terminata questa seconda parte del sentiero, arriviamo ad uno spiazzo dove è consigliabile una breve sosta prima di affrontare l'ultimo tratto. Il sentiero riparte dallo spiazzo e, a parte un inizio verso sud, piega, in corrispondenza di un bivio con indicazioni su cartello di legno, decisamente verso nord, fino ad arrivare all'ingresso della dolina di Tiscali. Possiamo, in alternativa, arrivare al villaggio di Tiscali anche da ovest, seguendo al bivio le indicazioni per il Sa Sedda e Sos Carros. Poco dopo, troviamo un piazzale dove possiamo parcheggiare, nei pressi della casa detta Il Rifugio. Proseguendo a piedi, la strada fiancheggia il costone, supera una cava di calce, e prosegue in direzione sud. Dopo circa 6,6 chilometri, arriviamo al grandioso sistema carsico costituito dalla grotta di Sa Oche, ossia della voce, e, sopra di essa, la grotta su Bentu, ossia del vento. Poco prima della grotta di Sa Oche, troviamo la deviazione a sinistra per Tiscali. Proseguiamo per settecento metri, per poi continuare a piedi su una mulattiera. Dopo circa 1,2 chilometri arriviamo a una pietraia, altri trecento metri e troviamo una spaccatura nella roccia, dove si passa uno alla volta. Quindi, dopo cinquecento metri, arriviamo al monte Tiscali, un piccolo rilievo carsico che domina, a 515 metri di altezza, la valle di Lanaittu, sulla sommità del quale si è formata una dolina, dovuta al crollo della volta di un'antica grotta. Lasciato il viottolo, risaliamo il pendio, passiamo nello stretto varco di una spaccatura nella roccia, e proseguiamo sino alla grotta di Tiscali. Il villaggio di Tiscali è costruito sotto le pareti della dolina, e rimane nascosto agli occhi dei visitatori fino a quando non si raggiunge il suo interno. Arrivati all'ingresso, ci sono le guide che, dopo una breve spiegazione, lasciano da soli i gruppi di turisti, che sono obbligati a seguire un percorso circolare all'interno della dolina. Al centro della cavità circolare si trova un antico bosco di lecci e lentischi.

Dorgali: verso Tiscali: ponte in metallo al posto di quello in cemento portato via dalla piena del Rio Flumineddu Dorgali: verso Tiscali: passaggio sul ponte in metallo Dorgali: verso Tiscali: cartello in fondo valle che segnala il bivio per il Gorroppu e per Tiscali Dorgali: verso Tiscali: avviso per i turisti che si vogliono avventurare al villaggio di Tiscali (2 lt di acqua e 5 euro per l'ingresso) Dorgali: verso Tiscali: da Tiscali verso nord est dove si vede la valle del Rio de Sa Oche

Dorgali: verso Tiscali: da Tiscali verso est, sulla destra la forcella alberata, seconda parte del sentiero, e sulla sinistra il monte GutturgiosIl villaggio è costituito da una quarantina di capanne di pietra e fango, purtroppo in cattivo stato di conservazione ed in gran parte depredate dai tombaroli, che all'inizio del '900 vi cercarono tesori senza però trovare nulla di valore. Le capanne sono soprattutto circolari, ma se ne trovano anche rettangolari. Dorgali: il villaggio di Tiscali: veduta della dolina di Tiscali dall'elicotteroSono divise in due quartieri, e sono addossate alle pareti della dolina. Pur essendo in parte crollate, possiamo notarne ancora le fondamenta. Non si conosce l'origine del villaggio, la cui tecnica costruttiva è molto diversa da quella degli altri villaggi preistorici. Si pensa sia stato realizzato in periodo tardo, durante la conquista romana dell'isola, probabilmente dalla popolazione che, per sfuggire all'occupazione, si era ritirata all'interno. È stato frequentato anche in seguito, come testimonia il ritrovamento di oggetti di epoca medievale.

Dorgali: il villaggio di Tiscali: resti delle capanne del villaggio preistorico Dorgali: il villaggio di Tiscali: resti delle capanne del villaggio preistorico Dorgali: il villaggio di Tiscali: resti del villaggio Dorgali: il villaggio di Tiscali: percorso obbligato all'interno della dolina di Tiscali Dorgali: il villaggio di Tiscali: percorso obbligato all'interno della dolina di Tiscali Dorgali: il villaggio di Tiscali: feritoia nelle pareti della dolina di Tiscali, sullo sfondo il Supramonte Dorgali: il villaggio di Tiscali: uccellino all'interno della dolina di Tiscali Dorgali: il villaggio di Tiscali: martora all'interno della dolina di Tiscali Dorgali: il villaggio di Tiscali: spaccatura nella roccia dove si passa uno alla volta Dorgali: il villaggio di Tiscali: costeggiando la dolina dall'esterno

Da Tiscali, gli escursionisti esperti possono raggiungere il Supramonte di Dorgali verso nord, e quello di Orgosolo verso sud. Si consiglia vivamente una guida locale, ed in ogni caso è necessario avere a disposizione le carte dei sentieri, un adeguato equipaggiamento, ed essersi sottoposti a un opportuno allenamento.

Lungo la strada che porta a Lula Informazioni turistiche

Usciti da Dorgali verso nord, sulla SS125 per Orosei, dopo due chilometri prendiamo la deviazione SP38 seguendo le indicazioni verso Nuoro. Evitata la deviazione a sinistra sulla SP46 verso Oliena, proseguiamo dritti, sempre sulla SP38, in direzione di Lula. Lungo questa strada si trovano diverse strutture turistiche.

Il villaggio preistorico di Serra Orrios

Evitata la deviazione a sinistra sulla SP46 verso Oliena, proseguiamo sulla SP38 verso Lula, e, dopo circa due chilometri e mezzo, una strada bianca sulla destra ci porta all'ingresso dell'area archeologica, da dove, dopo ottocento metri, arriviamo al villaggio preistorico di Serra Orrios, riscoperto da Doro Levi che ha effettuato tre campagne di scavo tra il 1936 e il 1938, uno dei più grandi e meglio conservati della Sardegna. Davanti all'ingresso troviamo un ampio spazio sacro, racchiuso da un recinto circolare nel quale si apre l'ingresso dell'abitato. All'interno di questo spazio sacro, sono presenti i resti di un tempio a megaron, ossia a pianta rettangolare, formato da una antecella e da una cella longitudinale con ingresso assiale. Entrati nel villaggio, si trovano i resti di un centinaio di capanne, tra le quali ce ne sono semplici, a pianta circolare, ed altre più articolate, composte da diversi ambienti sempre a pianta circolare collegati fra loro. Le capanne si raggruppano in isolati, collegati con stradine e piazzette, dove troviamo anche pozzi pubblici, usati dagli abitanti del villaggio. Dai reperti rinvenuti, si ritiene fossero presenti botteghe artigiane e fonderie. Per le sue dimensioni e per l'organizzazione urbanistica, il villaggio si può, a tutti gli effetti, ritenere un insediamento protourbano. Nel villaggio è presente anche un secondo tempio a megaron, meglio conservato di quello esterno per quanto riguarda le murature, ma con un temenos, ossia un recinto sacro rettangolare, più piccolo. C'è anche un tempietto delle riunioni con struttura a tholos, ossia a pianta e volta circolare, probabilmente di epoca precedente.

Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: lo spazio sacro recintato con i resti del tempio a megaron esterno Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: lo spazio sacro recintato con i resti del tempio a megaron esterno Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: l'ingresso al villaggio visto dall'esterno Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: l'ingresso al villaggio visto dall'interno Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: resti di capanne del villaggio preistorico Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: resti di capanne del villaggio preistorico Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: resti di capanne del villaggio preistorico Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: tra le abitazioni del villaggio verso il pozzo comune
Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: il pozzo comune al centro del villaggio Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: resti del tempio a <em>megaron</em> interno Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: resti del tempio a <em>megaron</em> interno Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: verso il tempietto a <em>tholos</em> Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: il tempietto a <em>tholos</em> Dorgali: il villaggio preistorico di <em>Serra Orrios</em>: interno del tempietto a <em>tholos</em>

I numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi sono oggi conservati al Museo archeologico di Dorgali, ed hanno permesso di datare il villaggio alla fine del II millennio a.C.

La tomba dei giganti di S'Ena e Thomes

Ritorniamo sulla SP38, che riprendiamo a destra, verso nord. Dopo circa due chilometri e mezzo, incorciamo la SS129, la superiamo e proseguiamo per altri circa tre chilometri e mezzo, e, subito dopo aver passato il cartello indicatore del chilometro 19, troviamo, sulla destra, le indicazioni per la zona archeologica, che raggiungiamo seguendo un sentiero di circa quattrocento metri. La tomba dei giganti di S'Ena e Thomes è una tra le meglio conservate e più antiche dell'isola. L'esedra ha ancora alcune pietre, infisse al suolo proprio come erano in origine, e la grande stele centrale, costituita da un monolite centinato alto 3,7 metri, in cui è scavato il piccolo portello d'accesso alla camera funeraria. Al di là del portello d'ingresso, il corridoio funebre con la copertura a piattabanda, cioè costituita da lastroni di pietra appoggiati orizzontalmente sulle pareti laterali, è quasi intatto.

Dorgali: la tomba dei giganti <em>Tomba dei giganti S'Ena e Thomes</em>: l'esedra con la grande stele centrale Dorgali: la tomba dei giganti <em>Tomba dei giganti S'Ena e Thomes</em>: veduta dell'interno dal portello di accesso nella stele centrale Dorgali: la tomba dei giganti <em>Tomba dei giganti S'Ena e Thomes</em>: veduta della tomba Dorgali: la tomba dei giganti <em>Tomba dei giganti S'Ena e Thomes</em>: il corridoio funebre all'interno della tomba Dorgali: la tomba dei giganti <em>Tomba dei giganti S'Ena e Thomes</em>: il corridoio funebre all'interno della tomba

La tomba dei giganti di Biristeddi

Nei dintorni di Dorgali si trova anche un'altra tomba dei giganti, che è però difficile da raggiungere. Dopo la visita all'area archeologica di Tomba dei giganti S'Ena e Thomes, si deve ritornare indietro sulla SP38 fino all'incrocio con la SS129, che si imbocca a sinistra verso Orosei. Dopo circa tre chilometri si vede sulla sinistra la Cantoniera Paludi. Di fronte, sul lato destro della strada, si deve prendere una sterrata che attraversa il pianoro di Biriddo fino ad un cancello, con un cartello rovinato che indica la tomba di Biristeddi e il nuraghe di Purgatoriu con il villaggio preistorico. Scavalcata la recinzione, si prosegue su un sentiero segnalato da vernice rossa in direzione sud. A circa cinquecento metri in direzione sud est, si arriva alla tomba dei giganti, che viene indicata da un cartello giallo, e che si trova nella campagna, a nord est della diga di Pedra 'e Othoni che forma il lago sul fiume Cedrino, e ad est del villaggio di Serra Orrios. La tomba dei giganti di Biristeddi si trova a circa un chilometro di distanza e non è facile da trovare. È bella, ma non è ben conservata. L'esedra ha alcuni blocchi collocati come dovevano essere in origine. Preso l'esedra si trova anche un blocco di trachite, con fregio a dentelli, che si ritiene fosse probabilmente collocato sopra l'ingresso della tomba. La camera è particolarmente curata, costruita con blocchi di trachite perfettamente squadrati.

Lungo la strada che porta a Oliena Informazioni turistiche

Dal centro di Dorgali prendiamo corso Umbero verso ovest, poi imbocchiamo a destra il viale John Fitzgerald Kennedy, ossia la circonvallazione di valle, che dopo un chilometro arriva all'incrocio, dove prendiamo a sinistra la via Alberto La Marmora verso nord ovest, che ci fa uscire da Dorgali sulla SS125 in direzione di Orosei. Superiamo la deviazione sulla sinistra per Nuoro, e proseguiamo verso nord. Lungo questa strada, che porta verso Oliena, si trovano diverse strutture turistiche.

Il dolmen di Motorra

Superata la deviazione sulla sinistra per Nuoro, proseguiamo verso nord per 850 metri, poi, subito prima del cartello indicatore del chilometro 207, parcheggiamo in corrispondenza delle indicazioni. Percorso un sentiero di trecento metri, arriviamo in località Motorra, dove troviamo il dolmen di Motorra, un dolmen del tipo catalogato come a corridoio. Si tratta di una sepoltura collettiva, costituita da sette pietre di basalto disposte in cerchio, sormontate da una grande lastra di copertura, pressoché circolare, del diametro di circa due metri. Le sette pietre infisse nel terreno, formano una camera sepolcrale poligonale. Il dolmen è situato all'interno di un circolo megalitico, ossia un circolo di pietre, simile a quelli della necropoli di Li Muri, vicino ad Arzachena, che presumibilmente costituivano il contenimento della terra, che formava il tumulo di copertura. Alcuni fanno risalire la sua costruzione alla Cultura del Vaso Campaniforme, ma sono stati ritrovati al suo interno anche manufatti ceramici precedenti, attribuibili alla Cultura di Ozieri che si è sviluppata tra il 4000 ed il 3200 a.C.. Ciò porta a ritenere questo monumento uno dei più antichi dolmen presenti in tutta la Sardegna.

Dorgali-Motorra: veduta del dolmen Dorgali-Motorra: il dolmen Dorgali-Motorra: primo piano del dolmen Dorgali-Motorra: l'ingresso del dolmen Dorgali-Motorra: interno del dolmen Dorgali-Motorra: parete posteriore del dolmen

La chiesa campestre di Su Babbu Mannu dedicato alla Spirito Santo

Dorgali-Il santuario di Su Babbu MannuProseguendo sulla SS125 per poco più di un chilometro e mezzo, all'altezza del chilometro 208.6 della strada statale, prendiamo a destra seguendo l'indicazione, ed arriviamo, dopo poco più di cento metri, alla chiesa campestre o santuario dedicato allo Spirito Santo, che in lingua sarda viene chiamato Su Babbu Mannu. Edificata a partire dal 1622, negli anni '70 del secolo scorso è stata restaurata, ed arricchita con la posa di una grande pala d'altare in rame sbalzato, opera di Totorino Spanu, artigiano del luogo. In passato la festa in onore dello Spirito Santo veniva celebrata il 2 maggio, mentre un'altra festa, più solenne e preceduta dalla novena, si teneva il lunedì di Pentecoste, e durante questa si correva il palio equestre. Da qualche anno la festa è stata ripresa il sabato che precede la Pentecoste, con la processione che parte dalla chiesa parrocchiale, ed, all'arrivo alla chiesetta, si svolgono le cerimonie religiose, con, alla conclusione dei festeggiamenti, un gran pranzo a base soprattutto di porcetto arrosto.

La chiesa campestre di San Giovanni Crisostomo

Dorgali-Il santuario di San Giovanni CrisostomoTornati a Dorgali, all'incrocio prendiamo in senso orario la circonvallazione di monte, ossia la via Enrico Fermi, e, dopo circa cinquecento metri, prendiamo a sinistra, verso nord, la via de Baulu Virde. Percorsa per settecento metri, troviamo sulla sinistra un cancello, passato il quale si trova il sentiero che porta alla chiesa campestre di San Giovanni Crisostomo. Si tratta di una chiesa costruita, a detta dello storico Vittorio Angius, nel 1664. La festa di San Giovanni Crisostomo è stata abbandonata, ma si svolgeva un tempo il primo o il secondo sabato di maggio.

La chiesa campestre di Nostra Signora di Val Verde

Percorsi altri circa duecento metri sulla via de Baulu Virde, troviamo alla destra della strada il cancello, passato il quale, si prende un sentiero che porta alla chiesa campestre di Nostra Signora di Val Verde, chiamato anche in lingua sarda de Balu Virde. Si tratta di un modesto edificio, con copertura a doppio spiovente, ed un piccolo campanile frontale. Le antiche cumbessias, delle quali rimangono alcuni edifici, hanno il tetto in canne sorretto da travi lingee, pavimento in acciottolato e sedili in muratura. Nell'area si trova anche una piccola cappella dedicata alla Madonna di Lourdes.

Dorgali-Il santuario di Nostra Signora di Val Verde Dorgali-Il santuario di Nostra Signora di Val Verde Dorgali-Il santuario di Nostra Signora di Val Verde

La festa di Nostra Signora di Val Verde, che in passato era prevista per la prima domenica di maggio preceduta dalla novena, è stata ripresa da qualche anno. Si svolge il sabato precedente la prima domenica di maggio, con la processione che parte dalla parrocchia di Santa Caterina nel pomeriggio, e, raggiunta la chiesa campestre, vengono officiati i riti religiosi, seguiti da un rinfresco con intrattenimenti musicali.

La chiesa campestre di Nostra Signora de S'Ena

Dorgali-Il santuario di Nostra Signora de S'EnaTornati a Dorgali, all'incrocio prendiamo in senso antiorario la circonvallazione di valle, ossia il viale John Fitzgerald Kennedy, che seguiamo per 1,3 chilometri, poi prendiamo a destra la via Alessandria che seguiamo per 270 metri. Arrivati a un bivio, prendiamo a sinistra e, dopo 350 metri, troviamo sulla destra il sentiero che porta alla chiesa campestre di Nostra Signora de S'Ena, o di Sena. La chiesa, che è stata edificata nel 1665, era stata dedicata a Santa Teresa del Gesù. Ha la facciata intonacata, con un piccolo campanile a vela, in mattoni, realizzato successivamente. Nel presbiterio accoglie tre nicchie, con al centro la Madonna, ed ai lati Santa Teresa e San Bachisio.

La chiesa campestre dedicata a Nostra Signora di Buon Cammino

Dorgali-Il santuario dedicato a Nostra Signora di Buon CamminoLa chiesa campestre dedicata alla Nostra Signora di Buon Cammino è molto lontana dall'abitato. Per raggiungerla, si prende la SS125 verso sud, in direzione di Baunei, e la si segue per poco più di due chilometri, dove, poco prima del cartello indicatore del chilometro 200, si trova la deviazione sulla destra per la gola di Su Gorroppu, Tiscali ed Oddene. Si segue questa strada per un chilometro, poi si svolta a sinistra, dopo 250 metri si trova sulla sinistra la deviazione per il rifugio Gorroppu. Si svolta a destra e, dopo un altro chilometro, si prende a destra una strada che, in tre chilometri e mezzo, ci porta alla chiesa campestre dedicato a Nostra Signora di Buon Cammino. Costruito nel 1621, intonacata in colore candido, ha una copertura a capanna, con al centro un tozzo campaniletto a vela con una piccola campana. L'interno a una sola navata, è suddivisa in tre campate, alle quali si aggiunge il presbiterio. Le cinque cappelle laterali sono dedicate a Sant'Anastasio, Santa Barbara, Santa Caterina da Siena, San Quirico e Santa Margherita, mentre la statua della Santa titolare è in legno. Tutt'intorno si trovano le antiche cumbessias, sostanzialmente diroccate, che attestano la valenza religiosa del sito, quando i fedeli vi soggiornavano nel periodo delle novene. La festa della Madonna di Buon Cammino in passato si celebrava l'ultima domenica di maggio e la terza domenica di ottobre, entrambe precedute dalla novena. È stata recentemente ripresa, oggi si celebra l'ultimo sabato di maggio, che prevede che nel pomeriggio parta dalla chiesa parrocchiale la processione, poi, all'arrivo alla chiesa, dopo i riti religiosi, viene offerta una cena accompagnata da canti e balli tradizionali.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, dopo aver visto la Grotta di Ispinigoli, visiteremo le coste di Dorgali e la sua frazione marina Cala Gonone, dalla quale possiamo raggiungere le diverse cale lungo la costa della riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca, che abbiamo già in parte visitato nell'ultima tappa del nostro viaggio in Ogliastra.


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