La mia SardegnaBandiera della Sardegna

Home page Guest book Siti amici Sostienici Scrivici Aggiungi ai preferiti Mappa del sito

indice precedenteindice precedente

banner

indice precedente

Le principali festività in Sardegna, il carnevale, la Pasqua, sport ed esibizioni a cavallo, canto, poesia e ballo tradizionale


In questa pagina descriveremo le principali manifestazioni tradizionali della Sardegna, che sono le manifestazioni religiose, le celebrazioni della Settimana Santa, ed in particolare, nella Barbagia, sono quelle legate al carnevale, diverse da una località all'altra. In tutte le festività si svolgono varie competizioni, sia moderne che tradizionali. Quelle che preferiamo sono le competizioni a cavallo ed i canti, i cori, le gare di poesia, le esibizioni dei gruppi folcloristici ed i balli tradizionali. In Sardegna si festeggia da diversi anni Sa die de Sa sardigna.

Sa die de Sa sardigna

Il 28 aprile di ogni anno si festeggia Sa die de Sa sardigna, ossia Il giorno della Sardegna. Si tratta di una festa istituita dal Consiglio regionale il 14 settembre 1993 come festa del popolo sardo, a ricordo dei cosiddetti Vespri Sardi, cioè dell'insurrezione popolare del 28 aprile 1794, con il quale si allontanarono da Cagliari i Piemontesi e il viceré Balbiano. Il motivo del malcontento popolare era dovuto al fatto che la Sardegna era stata coinvolta nella guerra della Francia rivoluzionaria contro gli stati europei ed anche, quindi, contro il Piemonte. Nel 1793 la flotta francese, agli ordini dell'ammiraglio Truguet, occupa Carloforte e Sant'Antioco, dove innalza l'albero della libertà, sbarca in territorio di Quartu Sant'Elena ed attacca il porto di Cagliari. Con un'abile campagna di propaganda, aristocratici ed ecclesiastici convincono la popolazione della pericolosità dei Francesi, che indicano come nemici della religione, violenti e schiavisti. La propaganda ottiene l'effetto voluto: volontari Sardi respingono le truppe francesi e liberano Carloforte e Sant'Antioco, e successivamente respingono a La Maddalena un corpo di spedizione proveniente dalla Corsica agli ordini del giovane Napoleone Bonaparte.

Questi episodi di resistenza all'attacco francese, proprio mente le truppe Piemontesi incontrano serie difficoltà sulla terraferma, creano l'illusione che il governo piemontese possa concedere alle classi dirigenti sarde una gestione più autonoma dell'isola. Vengono mandati dei delegati a Torino per avanzare a Vittorio Amedeo III richieste precise, sintetizzate nelle cosiddette cinque domande: un vero programma costituzionale; la convocazione del parlamento mai più convocato dall'arrivo dei Piemontesi; la riconferma degli antichi privilegi dei quali aveva sempre goduto la popolazione sarda; la nomina negli impieghi civili e militari e nelle cariche ecclesiastiche esclusivamente di Sardi; l'istituzione a Torino di un Ministero per la Sardegna ed a Cagliari di un Consiglio di Stato per i controlli di legittimità. I delegati vengono tenuti a Torino in attesa per mesi, senza ottenere risposte, mentre in Sardegna cresce la tensione. La scintilla che fa esplodere la contestazione è l'arresto, ordinato dal viceré Balbiano, di due capi del partito patriottico, gli avvocati cagliaritani Vincenzo Cabras ed Efisio Pintor. Siamo appunto al 28 aprile del 1794: la popolazione insorge, sconfigge i Piemontesi a Cagliari, Alghero e Sassari, costringendo a lasciare l'isola il vicerè e le sue truppe.

Sassari, palazzo della Provincia-Affresco dell'entrata di Giovanni Maria Angioy in cittàCon la rivolta urbana si intrecciano i moti antifeudali delle campagne. Ne nasce un vero e proprio movimento rivoluzionario. In questa situazione emerge la personalità di Giovanni Maria Angioy, nato a Bono nel 1761, Giudice della reale Udienza. La sua azione in difesa della sua terra, iniziata già nel '93, durante le operazioni che hanno portato alla cacciata dall'isola delle squadre navali Francesi, emerge dopo la rivolta del '94, quando diviene l'anima del Governo Autonomo sardo. Tra il 1795 e il 1796 la nobiltà conservatrice di Sassari ed i feudatari del Logudoro tentano di rendersi autonomi da Cagliari per dipendere direttamente da Torino, allora il nuovo vicerè Vivalda invia Giovanni Maria Angioy a Sassari come suo vicario per riportare gli insorti all'obbedienza. Angioy viene accolto dalle popolazioni ovunque come un liberatore e si trova presto in contrasto con lo steso vicerè, quando invece di rappresentare gli interessi Piemontesi fomenta e dirige la grande sollevazione popolare del 1796, un moto giacobino e antifeudale che lo vede da Sassari guidare la marcia su Cagliari. La marcia, che inizialmente sembra vittoriosa, viene fermata nel giugno del 1796 ad Oristano, dove viene sconfitto e deve abbandonare l'isola rifugiandosi, l'anno successivo, a Parigi, dove morirà esule nel 1808. Le rivolte, comunque, proseguono, seguite da una sanguinosa repressione che causa molti morti e moltissimi arresti. Ritornano il potere feudale, le carestie e la forte pressione fiscale. Giovanni Maria Angioy rimane uno dei principali personaggi della storia sarda, non c'è città in Sardegna che non abbia intestata a lui, come a Eleonora d'Arborea, una strada o una piazza. A seguito dei fatti del 28 aprile 1794, giorno in cui inizia la rivolta che sarà poi guidata da Giovanni Maria Angioy, Francesco Ignazio Mannu, nato a Ozieri nel 1758, scriverà qualche anno dopo l'Innu de Su patriottu sardu a sos feudatarios, più noto con il suo primo verso «Procurad'e moderare, barones, sa tirannia», il principale e più appassionato canto contro la prepotenza feudale dei proprietari terrieri, stampato clandestinamente in Corsica e diffuso in Sardegna, divenne il canto di guerra degli oppositori Sardi, passando alla storia come la Marsigliese Sarda.

28 aprile: sa die de Sa sardignaA ricordo di questi eventi è stato istituito Sa die de Sa sardigna, durante il quale, a partire dalla prima edizione che si è svolta nel 1993, a Cagliari ed in tutta la Sardegna si svolgono manifestazioni che ripercorrono integralmente tutti questi fatti con una grande rappresentazione teatrale che risulta di sicuro interesse, oltre che storico, anche turistico. I primi anni la festa si svolgeva solo a Cagliari, e gli attori recitavano nelle varie vie cittadine seguendo il percorso storico compiuto dai rivoltosi. Col tempo la manifestazione si è estesa anche ad altri comuni e si è articolata in più giorni.

Le principali festività religiose e civili in Sardegna

In Sardegna ci celebrano il Capodanno, chiamato Cabuannu o Primu dii de annu, e l'Epifania, indicata con il nome di Paschinùnti o anche di Is tres Gurreis o Urreis.

Orotelli-Il falò di Sant'Antonio e la prima uscita dei ThurposIl 17 gennaio si svolge la festa di Sant'Antoni 'e su Fogu, ossia di Sant'Antonio Abate e del suo fuoco, che in Sardegna inizia tradizionalmente il carnevale. La festa il più delle volte prevede, la sera precedente, l'accensione di uno o più grandi falò a ricordo della leggenda, che narra che Sant'Antonio Abate, l'eremita egiziano nato nel 251 e morto il 17 gennaio 357, si sia recato all'inferno per rubare di nascosto il fuoco per donarlo agli uomini. Scrive Salvatore Cambosu nel suo Miele Amaro che «al tempo che la nostra isola, una delle più antiche del mondo, era ancora tutta gelata e c'era una sola stagione, ghiaccio in cielo e ghiaccio in terra, e la vita vi dormiva aspettando che uno la risvegliasse, venne in mente a Sant'Antonio, com'era decretato sin dalla prima creazione del mondo, di scendere all'inferno con un suo bastone di ferula la quale è uno stelo che al fuoco non si arrossa, si annerisce soltanto e continua a bruciare in silenzio (...) scavò una fossa della lunghezza e della larghezza della ferula, seppellì quel fuoco silenzioso (...) da quello stesso momento la terra sorrise, si ridestò dal suo sonno di mille anni, cominciò a germogliare, in poco tempo si popolò d'erbe e d'animali, era primavera: e il sardo saltò a cavallo». L'accensione dei grandi falò è un rito suggestivo ed ancestrale, che trova le sue radici in una religiosità pagana che il Cristianesimo ha dovuto, in qualche modo, accogliere nella sua liturgia.

Il carnevale in Sardegna

Il Carnevale in Sardegna, chiamato Carrasegare o Carnervali, è l'unica festa non collegata alla liturgia cattolica. Si tratta di una festa che utilizza i moduli della finzione teatrale, ossia maschere, travestimenti, satira e pantomima grottesca, per ribaltare le forme, i ruoli e le gerarchie della normalità quotidiana. In Sardegna tradizionalmente il carnevale inizia il 17 gennaio, con la festa diSant'Antonio Abate e del suo fuoco. Il carnevale prosegue con sfilate, balli e canti, ma i festeggiamenti si concentrano soprattutto tra il il giovedì grasso, detto Sa die de Lardajolu o Sa dii de Is arrestus, ed il martedì grasso, chiamato Su Martis de Agoa o anche S'urtimu Martis de Carnervali. A volte i festeggiamenti proseguono anche il Mercoledì delle Ceneri, detto Mércuris de sas Chjinas o anche Mércuri de Cinixu, quando però non si balla più essendo ormai in Quaresima.

Nelle varie località della Sardegna la festa ha caratteristiche diverse, in ogni caso affascinanti, ed i festeggiamenti sono accompagnati dalla distribuzione di fave con lardo, zippulas ossia frittelle, e abbondante birra e vino. I festeggiamenti più importanti del carnevale in Sardegna sono quelli che si svolgono nei centri barbaricini, caratterizzati dalla presenza di ancestrali maschere antropomorfe e zoomorfe, vestite di pelli di capra, orbace e campanacci, che rievocano riti misteriosi, danze propiziatorie e un rapporto stretto tra l'uomo e l'animale. Le maschere potrebbero rappresentare antichi culti pagani, nei quali l'uomo rinnova il suo legame con la terra e con gli altri esseri che la abitano. La maschera, infatti, trasforma chi la indossa in qualcosa d'altro, lo fà trascendere dal suo aspetto materiale per trasferirlo tra il divino e il semi-divino, in una rappresentazione dove la purificazione legata alla fine del carnevale si lega alla speranza di fertilità dell'imminente primavera.

Tra le tradizionali maschere del carnevale barbaricino sono famose, a Mamoiada, quelle di Sos Mamuthones, che rappresentano esseri tratti in schiavitù, e Sos Issohadores, i loro dominatori. A Ottana sono famose le maschere dei Boes e dei Merdules, che rappresentano i buoi ed i loro padroni. A Orotelli, inoltre, sono famose le maschere di Sos Thurpos, ossia degli orbi.

Il carnevale di Mamoiada: la sfilata dei Mamuthones e Issohadores Carnevale di Ottana: la sfilata dei Boes e Merdules Il carnevale di Orotelli: foto della sfilata dei Thurpos di Orotelli

Ed inoltre a Fonni le maschere de S'Urthu e Sos Buttudos, l'orso ed i suoi cacciatori; a Ollolai le maschere tradizionali sono chiamate Sos Bumbones; a Orani le maschere sono Sos Bundos; a Lodè si incontrano Sas Mascaras Nettas, tradizionalmente contrapposte a Sas Mascaras Bruttas; a Lula il protagonista è Su Battileddu, ossia la vittima del carnevale; a Lodine è un fantoccio con una maschera che rappresenta un personaggio che si è messo in evidenza con connotazioni negative.

La festa è spesso caratterizzata dal processo e dall'uccisione del carnevale, quest'ultimo rappresentato da un re o una regina, o da un fantoccio di pezza che viene processato, condannato al rogo e pianto con un ridicolo lamento funebre. E questo rogo riprende i falò che hanno caratterizzato all'apertura del carnevale la festa di Sant'Antonio Abate. A Tempio Pausania c'è il processo a re Giorgio che dopo il processo viene bruciato in piazza; a Bosa e nel nord della Sardegna la simbologia dei travestimenti è quello di Giolzi; a Samugheo le maschere di Sos Mamutzones con l'uccisione di S'Urtzu; a Olzai le maschere cono Sos Maimones, Sos Murronarzos e Sos Intintos, che portano Su Mammuzzone, un fantoccio chiamato anche Zuanne Martis Sero o Ziu Baga Biu; a Sarule la maschera tipica è detta Sa Maschera a Gattu e prevede il sacrificio di su Maimone; a Ovodda quello del Don conte Forru che viene accompagnato in processione da Sos Intintos; a Cagliari quello di re Cancioffali; ed in altre località ad altri ancora.

Recentemente sono state riscoperte maschere delle quali si era persa la tradizione, ossia ad Austis le maschere di Sos Colonganos e S'Urtzu; a Oniferi la maschera de Su Maimones; a Neoneli sono chiamate Sos Corriolos; Sorgono con Is Arestes e s'Urtzu Pretistu.

Nell'Oristanese il fulcro della festa è costituito dalle esibizioni equestri. A Oristano si svolge la Sartiglia, durante il quale i cavalieri devono infilare in corsa una stella di metallo, auspiciò di buon raccolto; a Santulussurgiu si svolge Sa Carrela 'e Nanti, nella quale i cavalieri mostrano il loro valore, coraggio e abilità sfidandosi in corse temerarie per il centro cittadino; a Ghilarza come in molti altri comuni dell'oristanese si svolge Sa Cursa a Sa Pudda. Del tutto particolare è il carnevale di Gavoi, caratterizzato da Sa Sortilla 'e Tumbarinos, ossia l'uscita in strada di centinaia di tamburini.

I riti della Settimana Santa e della Pasqua in Sardegna

Nella tradizione della Sardegna la festa della Pasqua, chiamata Sa Pasca Manna, ossia la Pasqua grande, supera per importanza e per solennità lo stesso Natale, che viene chiamato Sa Paschixedda, ossia la piccola Pasqua. I riti della Chida Santa, ossia della Settimana Santa, detta anche Xida Santa, si richiamano a tradizioni molto antiche, originarie sia del Campidano che del Logudoro e della Barbagia; ma risentono soprattutto delle forti influenze lasciate alla fine del '600 dalla dominazione spagnola sull'isola. Durante la Settimana Santa si svolgono processioni ed altri momenti corali particolarmente sentiti, che richiamano fedeli e turisti in varie località dell'isola per assistere ai riti di grande forza espressiva e suggestione. Un ruolo particolare nell'organizzazione di tali riti svolgono le confraternite, associazioni di laici che, indossando un abito caratteristico, si dedicano a pratiche di culto nell'Oratorio della Confraternita durante tutto l'anno ed in particolare curano le rappresentazioni della Settimana Santa, sfilano nei loro costumi ed eseguono i canti religiosi, spesso in latino ed anche in sardo, le cui origini risalgono anche al periodo medioevale.

Le cerimonie differiscono per le diverse località, ma quasi tutte sono imperniate in momenti assai simili. La domenica delle Palme, detta Domingu de Prama, si svolge la processione Sas Prammas, ossia processione delle Palme. A Castelsardo il lunedì Santo si svolge una imponente processione, detta appunto processione del Lunissanti, che costituisce il centro delle cerimonie della Pasqua. Il giovedì Santo, legate le campane in segno di lutto, c'è l'allestimento di Sos Sepurcros ossia dei cosiddetti Sepolcri all'interno delle chiese. La sera si celebra in molte località la messa in Coena Domini, in ricordo dell'istituzione dell'Eucarestia, nel corso della quale in alcune località si svolge la cerimonia della Lavanda dei piedi. Sempre il giovedì Santo o la mattina del Venerdì hanno luogo Sas Chilcas, le ricerche, il cui nome sta ad indicare il simbolico peregrinare della Vergine alla ricerca del figlio sofferente. In giorni diversi a seconda della località si svolge la processione dei Misteri, manifestazione religiosa che si caratterizza per la presenza di simulacri lignei rappresentanti diversi momenti della passione di Cristo, che vengono portati ciascuno in una chiesa. Le processioni sono accompagnate da preghiere ed in molti casi dal suono delle matraccas, tavolette di legno dotate di una parte dentellata che producono rumore, e di altri strumenti, che sostituiscono le campane che riprenderanno a suonare solo dopo la resurrezione. In seguito, solitamente il venerdì Santo, si svolge il toccante rito della crocefissione, noto anche con il nome di S'Iscravamentu. II sabato Santo è caratterizzato dal rito de Su Scravamentu, ossia la deposizione dalla croce del Cristo morto ed il posizionamento del suo corpo nel sepolcro. A mezzanotte, sciolte le campane, avviene l'uscita del Cristo risorto e la prima Santa Messa pasquale. La domenica di Pasqua si svolge il rito de S'Incontru, ossia l'incontro tra la statua di Gesù risorto e della Madonna, per le vie dei diversi paesi. L'episodio, che non è riportato nei Vangeli, è molto caro alla tradizione popolare. Quasi ovunque i festeggiamenti proseguono il Lunedì di Pasqua o lunedì dell'Angelo, che viene chiamato in Sardegna Lunis de Pasca, con pranzi ed abbondanti bevute per festeggiare la Pasqua.

I riti della Settimana Santa si svolgono in quasi tutte le località della Sardegna, ma le celebrazioni più antiche sono quelle di Castelsardo, spettacolari, come quelle di Alghero, Cagliari, e Iglesias. Degni di nota sono anche i riti che si svolgono a Aidomaggiore, Bortigali, Bosa, Cuglieri, Desulo, Domusnovas, Oliena, Oristano, Orosei, Santu Lussurgiu, Sarule, Sassari, Scano di Montiferro, Villacidro. Di essi si parla a lungo nelle pagine dove queste località vengono descritte.

Altre festività religiose e civili in Sardegna

festa di Sant'Antioco: la statua del Santo portata in processioneIl secondo lunedì successivo alla Pasqua si svolge la festa di Sant'Antioco Martire, o Sant'Antiogu Sulcitanu, nato in Cappadocia nel 127 d.C., che è stato il primo martire cristiano in Sardegna e il fondatore della prima comunità cristiana sarda, e viene per questo considerato il protettore dell'isola ed il Santo patrono della Sardegna. La principale Sagra si svolge nella città di Sant'Antioco, nell'omonima isola, alla cui prima celebrazione, quando furono rinvenute le spoglie del Santo, secondo le cronache parteciparono 39.000 persone, 4.215 cavalli, 3.000 traccas ossia carri trainati dai buoi, 350 barche e 23.583 preti. Le reliquie vennero poi trasferite a Iglesias per preservarle dai rischi delle incursioni dei pirati arabi, e tornarono a Sant'Antioco nel 1815, quando la festa fu ripristinata e dà allora prosegue nella forma attuale.

In molte località della Sardegna, ma soprattutto a Cagliari, il primo maggio si svolge la festa di Sant'Efisio, o Sant'Èfisi, nato alle porte di Antiochia in Asia Minore intorno alla metà del III secolo e morto martire a Nora il 15 gennaio 303, la cui storicità non è comunque storicamente accertata, ed il cui culto è molto diffuso in Sardegna, l'isola dove avrebbe subito il martirio. La principale Sagra si svolge a Cagliari, istituita dopo un'epidemia di peste che aveva colpito la città tra il 1652 ed il 1655 ed in poco tempo aveva ucciso più di 10.000 persone, e che, secondo la tradizione, per intercessione del Santo cessò come per miracolo. Da allora, nel 1657, la città organizza le cerimonie religiose, alle quali segue una sfilata che inizia con il passaggio delle traccas, seguiti dalla grande sfilata in costume dei rappresentanti di moltissimi paesi della Sardegna, subito dopo sfilano gruppi a cavallo, arriva infine il cocchio dorato che porta la statua del Santo che si unisce al corteo. Si avvia, quindi, seguito dai fedeli a piedi, facendo tappa in diverse località per arrivare fino alla chiesetta sorta sulla spiaggia di Nora, sul luogo del suo martirio, da dove il simulacro ritorna in città la notte del 4 maggio.

Il cinquantesimo giorno dopo Pasqua, di domenica, si celebra la Pentecoste, che viene chiamata Pasca Rosada o de Fiores, o anche Pasca de Spiritu Santu, che rappresenta la festa per la fine del raccolto e della stagione che segue la Pasqua.

Ferragosto Orgolese: la processione dell'AssuntaIl 15 di agosto in tutta la Sardegna si celebra il Ferragosto, detto Sa die de Nostra Segnora de Mesagustu, ossia della Nostra Signora di Mezzo Agosto, con cerimonie religiose ed eventi civili che lo caratterizzano. Il Ferragosto viene chiamato anche Sa dii de 15 austu, denominazione che non ha riferimenti religiosi, ma giornata che costituisce una data importante in alcune zone agricole, perché in questa data si arrangiavano i conti, in quanto c'era una certa liquidità dato che il raccolto era terminato, quindi si potevano vendere le messi, e di conseguenza venivano pagati i salari e saldati eventuali debiti.

Il primo novembre si celebrano Ognissanti, chiamati Totu sos Santos o Sa dii de totu Is Santos, ed il 2 novembre si svolge la Commemorazione dei defunti, detta Totu sos Antepassàdos o anche Sa dii de Is Mortus. In alcune località della Sardegna, l'8 dicembre si festeggia l'Immacolata Concezione, che viene qui chiamata Sa die 'e Sa Purissima, con diverse cerimonie religiose. Come in tutti i paesi cattolici, il 25 dicembre si celebra il Natale, detto Nadale o Paschixedda, ed il 26 dicembre la festa di Santo Stefano o Santu Istèvani.

In alcune parti della Sardegna si svolgono alcune feste civili, come l'8 marzo la festa della Donna, ossia la Fèsta de sas Fèminas; il 19 marzo la festa del Papà, chiamata anche Fèsta de Su Babu; il primo maggio la festa del Lavoro, Fèsta de Su Traballu, ed il 13 maggio la festa della Mamma, chiamata Fèsta de Sa Mama.

Il cavallo nella tradizione barbaricina

Quella del cavallo è una tradizione e una passione in tutta la Sardegna centrale, in particolare nella Barbagia. Già diversi giorni prima dell'inizio dei festeggiamenti, i cavalli compaiono nei cortili per le strade. Si gareggia in sartiglie, corse a pariglia e si svolge anche il palio. Prima dell'inizio delle competizioni, i cavalieri si cimentano in esibizioni e corse sui cavalli lungo il percorso lungo il quale si terranno successivamente le competizioni.

Le corse a Pariglia

Ferragosto Dorgalese: le corse a ParigliaLe corse a pariglia (a seconda della zona della Sardegna chiamate al nord Sas Parillas o al sud Is Parillas) sono diffuse in tutta l'isola e rappresentano una delle più spettacolari esibizioni equestri. Consistono nell'affiancare due o più cavalli che, procedendo al galoppo, devono tenere sempre la stessa linea, con i cavalieri che sulle selle eseguono diversi tipi di acrobazie. Il termine pariglia sta infatti ad indicare il cocchio trainato da una coppia di cavalli. Le difficoltà delle corse a pariglia sono legate soprattutto al fatto che i cavalli Sardi vivono liberi e non sono addestrati a prove di abilità. Ciascuno di loro tende, quindi, a superare l'altro, il che rende estremamente difficile farli correre affiancati. Le pariglie, senza i costumi tradizionali e senza la stessa spettacolarità, si ritrovano comunque in tutte le sagre e le manifestazioni folkloristiche sarde.

La Sartiglia

La Sartiglia, Sa Sartiglia, è una giostra equestre nata a metà del 1500 a Oristano, dove si ripete in costume, seguendo la tradizione ogni anno. È una delle più suggestive manifestazioni equestri, derivante fin dal cinquecento da una giostra di abilità durante la quale, uno alla volta, i cavalieri al galoppo debbono infilzare, con la spada, una piccola stella di metallo sospesa con un filo di seta verde a quasi 3 metri da terra. Per questo viene chiamata anche corsa della stella.

Sartiglie molto più semplici, senza i costumi tradizionali e senza la stessa spettacolarità, si ritrovano comunque in tutte le sagre paesane e le manifestazioni folkloristiche della Sardegna.

Il carnevale di Oristano: la Sartiglia di Oristano Ferragosto Dorgalese: la Sartiglia

Il Palio

Ferragosto Dorgalese: il PalioIl Palio è una corsa equestre, che costituisce una gara tra i rioni di una città, o tra entità territoriali vicine tra di loro, in genere disputata con cavalli o altri animali. Esistono anche Palii in cui si corre con le barche, e Palii che prevedono più tipi di competizione. Le origini di questo tipo di manifestazione vengono fatte risalire all'età del liberi Comuni italiani. Ancora oggi la corsa del Palio è una tradizione consolidata in molte città d'Italia, soprattutto a Siena, ma anche Asti e Legnano. Il Palio più conosciuto in Sardegna è quello che si tiene, la prima domenica di agosto, a Fonni. Detto anche Palio dei Comuni, è una sfida tra fantini-pastori e fantini-professionisti. In tutte le sagre paesane e le manifestazioni folkloristiche è sempre presente, sia pure in versione più ridotta, un Palio.

Gli strumenti musicali tradizionali Sardi

A Tadasuni, nella casa parrocchiale, si trova il Museo degli Strumenti della Musica Popolare Sarda. Si tratta di un piccolo Museo opera dello studioso Don Giovanni Dore, costituito da una importante e preziosa raccolta di strumenti musicali tradizionali. Tipici della Sardegna sono gli strumenti a fiato.

La bena

Bena a una sola cannaBena a due e tre canneLa bena originariamente indicava una cannella d'avena nella quale era stata escissa un'ancia, successivamente il complesso di diverse canne con bocchino. La bena semplice è costituita da una trumbitta che si incastra in un tubo risuonatore. L'ancia viene scorticata e sgrossata sino a trovare la tonalità desiderata. Il tubo risuonatore è un tubo di canna che presenta quattro fori: tre nella parte superiore e uno in quella inferiore. Quest'ultimo foro, che ha la funzione di registro, può essere scavato a seconda degli effetti desiderati, sia nel tubo della trumbitta che nel tubo risuonatore. Sui fori anteriori si sviluppa invece la melodia. Successivamente i pastori hanno inventato la bena con due o tre canne.

Il solittu o pippiolu

Solittu o PippioluIl sulittu o pippiolu è uno strumento a fiato conosciuto in tutta l'isola che deriva dallo zuffolo del pastore. Anticamente, come testimonia un esemplare trovato in scavi archeologici e custodito nel Museo archeologico di Cagliari, veniva ricavato da un semplice osso lungo di animale nel quale veniva scavato un foro rettangolare qualche centimetro sotto la testa dell'osso. Oggi viene realizzato con un tubo di canna la cui parte superiore viene tagliata con un'angolazione di venti gradi circa e turata con un pezzo di sughero. A qualche centimetro di distanza dall'imboccatura, sulla facciata anteriore, si scava un grosso foro rettangolare. Sempre nella parte anteriore si scavano tre fori, e un quarto foro si scava posteriormente. Oggi è scomparso quasi del tutto, e viene ancora usato esclusivamente in qualche manifestazione folkloristica.

Le launeddas

LauneddasIl più importante strumento a fiato della Sardegna sono le Launeddas, uno strumento di origini antichissime. Infatti ad Ittiri è stato trovato un bronzetto che rappresenta un suonatore con tre canne in bocca, delle quali una più lunga delle altre due. È la rappresentazione di un suonatore di launeddas, strumento a fiato polifonico tipicamente sardo. Lo strumento è formato da tre canne che possono avere diverse misure e spessore, e terminano con la cabitzina dove è ricavata l'ancia. La prima canna è il basso, basciu o tumbu, è la canna più lunga, fornisce una sola nota, quella della tonica su cui è intonato l'intero strumento, ed è priva di fori. La seconda canna, mancosa manna, ha la funzione di produrre le note d'accompagnamento, e viene legata con spago impeciato al basso. La terza canna, mancosedda, è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia. Sulla mancosa e sulla mancosedda vengono intagliati a distanze prestabilite quattro fori rettangolari per la diteggiatura delle note musicali. Un quinto foro, arreffinu, è praticato nella parte terminale delle canne, opposta all'ancia.

Alltri strumenti musicali

TrunfaOltre agli strumenti a fiato, si trovano nelle manifestazioni folkloristiche strumenti che vengono utilizzati per accompagnare i canti ed i balli.

I principali sono i campanacci, la trunfa, strumento tipico della tradizione formato da una ciambella in ferro a cui è fissata una sottile lamella che vibrando produce il suono, ed inoltre il triangolo, il tamburello, l'armonica a bocca, l'organetto diatonico, la fisarmonica e la chitarra.

Canti, Cori, Poesia e Balli

In tutte le festività della Sardegna, soprattutto in Barbagia, si può assistere ai tipici spettacoli serali, che comprendono il canto Logudorese, i cori polifonici, le gare di poeti, le esibizioni dei tenores, per finire con i gruppi folcloristici ed i loro balli Sardi.

Il Canto Logudorese

Ferragosto Dorgalese: canto in reIn tutto il Logudoro è diffuso il Canto Logudorese, un tipo di canto solistico praticato in molte occasioni conviviali. Soprattutto durante le feste patronali, in tutti i paesi Logudoresi non doveva mancare una serata dedicata a questo genere di canto, e per l'occasione venivano allora, e vengono ancora oggi, ingaggiati due o tre cantadores professionisti in grado di esibirsi in un vasto repertorio. La composizione è costituita da versi ottonari ed ha un ritmo binario. Il cantatore possiede un timbro vocale tenorile o baritonale, con una tessitura acuta, e deve essere capace di passare al falsetto e di elaborare fioriture virtuosistiche. Al canto monodico si è aggiunto nel tempo, come accompagnamento, il suono dell'organetto diatonico, detto Organittu, oppure Su Sonu, sostituito spesso in seguito da una fisarmonica. Quando, poi, gli Spagnoli hanno portato in Sardegna la chitarra, questa ha cominciato ad accompagnare l'organetto o la fisarmonica nel Canto Logudorese, che dà allora viene anche chiamato anche Canto a Chitarra, Su Cantu a Chiterra. La chitarra sarda ha la cassa moltp più grande rispetto alle chitarre normali, ed anche la misura della tastiera è molto più lunga rispetto ad altre chitarre, dunque la distanza dei tasti è maggiore. Il che la porta ad avere un timbro particolarmente grave, dato che lo strumento deve lavorare con un tipo di accordatura particolare. Infatti l'accordatura, detta appunto a Sa Sarda, è differente, in quanto l'intonazione è più bassa. La forma più diffusa del Canto a Chitarra è il cosiddetto Canto in re, Canto a Boche rea, il cui nome deriva dal fatto che il chitarrista accorda la quarta corda della chitarra, che dovrebbe essere il Re, abbassandolo fino al La o al La Bemolle avuto dall'accordatore, portandola quindi una quarta più bassa, e su questa accorda le altre cinque corde. Quindi il chitarrista da, al cantatore, il tono base sul quale aprire e chiudere tutti i brani, eseguendo il cosiddetto accordo in re, che però come si è detto non è un Re ma un La o un La Bemolle. Il chitarrista da, però, solo un accenno di tempo, e naturalmente anche la tonalità, poi il cantante parte a cantare e può eseguire tutte le varianti, i gorgheggi e i vocalizzi che vuole, sempre rispettando le regole basilari, ossia tempo, metrica e tonalità.

Il Canto a Tenore

Ferragosto Dorgalese: gruppi di canto a tenoreNon c'è, in Sardegna, Sagra o manifestazione nella quale non si esibiscano gruppi di Canto a Tenore, il principale simbolo della musica tradizionale polivocale sarda, ed anche la più viva testimonianza delle radici arcaiche della sua cultura. Nel novembre 2005 l'Unesco ha proclamato, a Parigi, 43 nuovi Masterpieces of the Oral and Intangible Heritage of Humanity, ossia i capolavori che andranno a far parte del Patrimonio Orale e Intangibile dell'Umanità, selezionati da una giuria internazionale presieduta dalla principessa Basma Bint Talal di Giordania. Tra questi, l'unico italiano è il Canto a Tenore della Barbagia, che costituisce il secondo bene intangibile italiano tutelato dall'Unesco, dopo l'Opera dei Pupi siciliana. Il canto a tenore è l'espressione etnico-Musicale più arcaica della Sardegna centrale, ed è la prova dell'esistenza della pratica polifonica in tempi remotissimi. La sua prima testimonianza si ritrova su un vaso della Civiltà di Ozieri; successivamente lo ritroviamo in un bronzetto del settimo secolo a.C. che raffigura un cantore con una mano appoggiata sul mento e l'altra sull'orecchio, con due dita che piegano la cartilagine, nella tipica postura dei tenores. Il canto a tenore può essere descritto come un canto solista, accompagnato ad accordi, ossia corfos, da un coro, detto Su tenore, costituito da tre parti vocali. I componenti del quartetto cantano, con le voci di accompagnamento disposte in cerchio, affrontando i più diversi temi della vita quotidiana e politica, lotte e disoccupazione, amore, il tormento del bandito, il lamento della vedova. Insomma, il racconto di un popolo, quasi la storia di un'intera isola.

Un gruppo di Tenores è composto, quindi, da quattro voci. La voce solista, Sa 'Oche, che ha un timbro di tenore o di baritono acuto, è affidata la linea del canto e lo svolgimento del testo verbale; la voce solista scandisce il ritmo e la tonalità, che il coro deve armoniosamente seguire. Il basso, Su Bassu, è la prima voce gutturale del gruppo, che produce una base armonica ingolata, quasi a riprodurre il muggito di un bue, prodotta da una vibrazione continua delle corde vocali. Il suo compito è di costruire le fondamenta della melodia, eseguendo una nota base dello stesso tono della tonalità stabilita dalla voce solista. Il contra, Sa Contra, è la seconda voce gutturale del gruppo. È una voce baritonale che si congiunge al basso su un intervallo di quinta, fornendo un accompagnamento cupo e sfocato simile al belato di una pecora. È proprio il suo accordo gutturale a costituire la principale differenza del canto a tenore dalle altre forme di canto polifonico. L'ultimo componente del quartetto, la mezza voce o Sa Mesa 'Oche, un contralto, è l'unico componente del gruppo che modifica di continuo la sua melodia rendendola più vivace. Basso e contra emettono insieme un suono ruvido, che non varia di tonalità se non quando la voce solista ne imposta una diversa. Il contralto, con la sua voce acuta, fiorisce in falsetto la linea del canto. Le da una sonorità che sembra riproporre il sibilo del vento. Le tre voci emettono insieme un accompagnamento costituito da suoni senza senso, come bimbò bimbò, bimbirimbò, bombò, La: la, ed altri suoni simili, che si fondono tra di loro dando luogo ad un effetto assolutamente unico, quasi come se ci fossero gli strumenti di accompagnamento. Quasi in ogni paese della Barbagia c'è almeno un gruppo che canta con questa tecnica.

Nel nostro viaggio nel 2002 ad Alghero, abbiamo potuto assistere a una esibizione dei famosi Tenores di Bitti gruppo Mialinu Pira, ospiti di un indimenticabile concerto di Andrea Parodi, quando il gruppo era costituito da cinque elementi prima della tragica morte di Gianfranco Cossellu, e li abbiamo reincontrati in occasione delle festività del ferragosto Dorgalese del 2005.

Alghero-Esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' nel concerto del 28 luglio 2002 Ferragosto Dorgalese: esibizione dei Tenores di Bitti gruppo 'Mialinu Pira' nel concerto del 15 agosto 2005

L'improvvisazione poetica

Ferragosto Dorgolese: gara di improvvisazione poeticaLa gara dei Poeti si riallaccia all'improvvisazione poetica, da sempre presente nella tradizione sarda in tutte le occasioni conviviali. «L'improvvisazione regna sovrana nella poesia sarda, e se per il suo carattere estemporaneo, che si produce al di fuori dei dettami dell'arte e dell'estetica, non riesce ad occupare una pagina duratura nella storia letteraria dell'isola, non si creda per questo che i suoi campioni e le loro produzioni poetiche vadano dimenticati con il volgere degli anni». La poesia estemporanea sarda è stata, per molto tempo, un mezzo per far progredire la popolazione, nel '900 analfabeta. Le esibizioni poetiche erano quasi lezioni di una scuola tenute da poeti che, sia pure dà autodidatti, avevano studiato i classici. All'inizio le improvvisazioni erano libere, i poeti partecipavano alle feste dei diversi paesi e sceglievano l'argomento a loro piacere. Ma, nel 1896, il poeta Antonio Cubeddu di Ozieri propose una gara di poeti. Da allora la gara di poesia, nella quale due o più poeti improvvisano su un tema che viene proposto dagli organizzatori, alternandosi e rispondendosi l'un l'altro, è diventato uno dei punti fermi di ogni Sagra paesana, manifestazione folcloristica o religiosa, e quindi i migliori improvvisatori Sardi sono diventati veri professionisti della poesia dialettale. Gli spettatori partecipano attivamente, e parteggiano per l'uno o per l'altro, e in ogni gara vi sono i poeti favoriti, come avviene con i cavalli.

Esistono quattro versioni di poesia estemporanea in Sardegna: S'Ottadda, ossia l'ottava, è la tecnica più diffusa, e la si ritrova in tutto il centro-nord dell'isola, esclusa la Gallura. La composizione è sviluppata in Logudorese ed è costituita da strofe di otto versi endecasillabi, sei iniziali a rime alternate e due finali a rima baciata finali. Viene anche indicata come S'Ottadda Serrada, dato che gli ultimi due versi (serrada) spesso racchiudono l'essenza del messaggio dell'intera ottava. Su Mutettu è diffuso invece nel sud dell'isola. La composizione è sviluppata in Campidanese centrale. La strofa, su mutettu appunto, è composta da due sezioni diverse. La prima, detta sterrina, è di 8,9 o 10 versi e rappresenta l'esposizione del tema principale. La seconda, detta cobertanza, generalmente di due versi, costituisce la risposta. I versi hanno una metrica quantitativa, essendo costituiti da tetrametri acefali. Sa repentina si può trovare ancora in parte della Sardegna centro occidentale. La composizione è sviluppata in Campidanese occidentale. La strofa è costituita da oltre 30 versi settenari concatenati. Sos Mutos si possono ancora trovare in parte della Sardegna centrale. La composizione è sviluppata in alto Campidanese o in Logudorese ed ha forti analogie con su mutettu. Soprattutto nel nord e nel centro della Sardegna, i versi vengono accompagnati dal suono vocale e gutturale emesso da un gruppo di tenores. Nell'ottava, l'accompagnamento dei tenores avviene alla chiusura di ogni coppia di versi: al secondo, al quarto, al sesto e per la chiusura. Nel sud il coro di accompagnamento dei tenores viene spesso sostituito dal suono di una fisarmonica o di una chitarra.

I Cori Polifonici

Ferragosto Dorgalese: coro polifonico sardoI Cori Polifonici sono nati in diverse località della Sardegna, ma costituiscono una realtà relativamente recente rispetto al canto a tenore ed alla poesia estemporanea. Non sono sempre presenti nelle manifestazioni folkloristiche, ma quando ci sono interpretano sia brani della tradizione musicale sarda che nuove composizioni, sempre in lingua sarda. Alberto La Marmora notava, in certi accenti dei cori Sardi, notevoli affinità con i cori dei cosacchi. Ma il coro sardo è più aspro, sincopato, monotono, come i canti arabi del deserto. I cori Sardi cantano disposti a cerchio, a differenza dei cori alpini nei quali i coristi sono disposti in più file. Si ritiene che tale disposizione derivi dal modo di cantare a tenore. Affascinante è ascoltare da un Coro Polifonico brani tradizionali classici come S'Innu de Su patriottu sardu a sos feudatarios noto con il primo verso Procurad'e moderare, come A Diosa noto come Non potho riposare, come Lettera a Nanni Sulis noto come Nanneddu Meu.

Gruppi folkloristici e ballo sardo

Zuri: la chiesa di San Pietro: altorilievo nel quale si vede la prima rappresentazione del ballu tundu il più tradizionale ballo sardoIl momento più seguito delle sagre e nelle manifestazioni è l'esibizione dei gruppi folkloristici, che si esibiscono nei tradizionali Balli Sardi. Le prime tracce del ballo sardo risalgono al 2700 a.C.. In un bassorilievo del sedicesimo secolo, in una chiesetta di Bolotana, sono rappresentate le launeddas che accompagnano il ballo, e nella chiesa San Pietro a Zuri è presente, su un capitello, un altorilievo la rappresentazione del ballu tundu, il più tradizionale ballo sardo. Oggi il ballo sardo è spesso accompagnato non dalle launeddas, ma dal suono dell'organetto diatonico.

Ferragosto Dorgalese: esibizione di gruppi di ballo folkloristico sardoSono due le principali forme di ballo eseguite nei bellissimi costumi tradizionali diversi per ogni paese. Il ballo rituale, di cui le forme più diffuse sono il ballo tondo, Su ballu tundu, ed il ballo a tre passi, Su ballu 'e tres passos. Il ballo di corteggiamento, come il ballo della sposa, Su ballu de Sa sposa, ed il passo puntato, Su passu appuntau. Nella tradizione sarda, il ballo è sempre stato visto come una manifestazione profana, tanto che il luogo nel quale lo spettacolo si svolgeva veniva chiamato Su praxieri, ossia il luogo del piacere.

Ittiri-Bronzetto di suonatore di <em>launeddas</em> con un significativo fallo in erezioneEd è estremamente significativo, da questo punto di vista, il bronzetto rinvenuto a Ittiri all'inizio del '900 e pubblicato per la prima volta nel 1907 da Antonio Taramelli, e noto come L'aulete di Ittiri, che rappresenta un personaggio maschile, un aulete, ossia un suonatore di un flauto a tre canne, e quindi simile alle launeddas. Il suonatore è caratterizzato da un significativo fallo in erezione, anche se molto evidenziati appaiono alcuni altri particolari anatomici come le mammelle, il che lo fa apparire probabilmente come un ermafrodita. La statuetta si può ammirare presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima pagina illustreremo le diverse possibilità per raggiungere la Sardegna in aereo o via mare partendo dal continente. Illustreremo come ci si muove all'interno della Sardegna sia con i mezzi propri che in treno o utilizzando i diversi servizi automobilistici. Vedremo poi come ci si muove in Sardegna utilizzando il trenino verde che percorre diverse tratte all'interno dell'isola.


indice precedenteindice precedente

Sardegna Holiday

indice precedente

Tutte le foto e riprese sono state effettuate da privati a scopo amatoriale per uso personale e per motivi di studio, senza fini di lucro. Alle nostre foto della Sardegna, se ne aggiungono molte inviateci dà amici, alcune tratte da Wikipedia in base ai termini della GNU Free Documentation License, e poche altre sono tratte da Internet, che se segnalata l'eventuale violazione del copyright provvederemo a rimuovere. È consentito scaricare testi, foto e riprese dell'autore per uso privato senza eliminare i riferimenti. È vietato qualsiasi utilizzo commerciale del materiale pubblicato in assenza di apposita autorizzazione. Non è consentita la riproduzione delle foto e riprese di terzi, dei libri e di altro materiale non realizzato dall'autore.

© Claudio de Tisi 2002-2014 - Codice Fiscale DTSCLD44M23F132W