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Visita del sito istituzionale del comune

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Oliena, da Su Gologone e dal villaggio Sa Sedda e Sos Carros, fino alla Città del bandito Giovanni Battista Salis

In questa tappa del nostro viaggio, da Dorgali ci recheremo a visitare Oliena, la Città nota per la produzione del vino Nepente. Vedremo le sue principali Chiese e parleremo della processione pasquale detta S'Incontru. Visiteremo, poi, i suoi dintorni passando per le fonti carsiche di Su Gologone e per il Villaggio nuragico Sa Sedda e Sos Carros, ed andado a visitare il Monte Maccione.

La Regione storica della Barbagia di Ollolai

La Regione storica della Barbagia di OllolaiLa Barbagia di Ollolai (nome in lingua sarda Barbàgia 'e Ollolai), chiamata anche Barbagia Superiore, è una Regione storica della Sardegna centrale. In periodo giudicale ha fatto parte del Giudicato d'Arborea, nellla Curatoria della Barbagia di Ollolai, è stata poi degli Aragonesi, quindi del Ducato di Mandas. Ne fanno parte i comuni: Austis, Fonni, Dorgali, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Teti e Tiana. Secondo molti, ed anche secondo noi, alla Barbagia di Ollolai apparterrebbe anche il Comune di Dorgali, che durante il periodo nel quale la Sardegna era sotto il controllo dell'Impero Bizantino e nel primo periodo del Giudicato di Arborea ne costituiva uno sbocco al mare, che è andato perduto a seguito dell'espansione, promossa dai Pisani, verso sud del Giudicato di Gallura. Secondo alcuni, alla Barbagia di Ollolai apparterebbero anche i comuni di Orani e Sarule, che noi attribuiamo, invece, al Nuorese, noto anche come Barbagia di Nuoro o Barbagia di Bitti.

Visualizza la mappa In viaggio verso Oliena

Dal centro di Dorgali prendiamo corso Umbero verso ovest, e, dopo quattrocento metri, imbocchiamo a destra la circonvallazione di valle, che, dopo poco più di un chilometro, arriva all'incrocio, dove prendiamo a sinistra la via Alberto La Marmora verso nord ovest, che ci fa uscire da Dorgali sulla SS125 Orientale Sarda per Orosei. Dopo meno di due chilometri deviamo a sinistra sulla SP38 in direzione di Nuoro, e, percorsi circa tre chilometri e mezzo, passiamo, in località Iriai, il ponte sul lago artificiale sul fiume Cedrino.

Dorgali-Lago artificiale Iriai sul fiume Cedrino Dorgali-Lago artificiale Iriai sul fiume Cedrino Dorgali-Lago artificiale Iriai sul fiume Cedrino

La foto precedente è stata utilizzata per la copertina del romanzo «Il mistero del lago Cedrino» di Bruno MilanoAbbiamo fornito una foto per la copertina del romanzo «Il mistero del lago Cedrino» di Bruno Milano, un thriller nuragico che racconta una storia dove moderno e preistorico si intrecciano a meraviglia tra le verdi acque dell'invaso del Cedrino. Passato il ponte sul lago artificiale sul fiume Cedrino e percorso ancora un chilometro, arriviamo a un bivio, dove la SP38 continua verso destra, mentre noi, seguendo le indicazioni, prendiamo verso sinistra la SP46 per Oliena. Dopo poco più di sette chilometri e mezzo, troviamo sulla sinistra le indicazioni per le fonti di Su Gologone e per l'Hotel Su Gologone. Saltata questa deviazione, dopo altri sei chilometri, arriviamo a Oliena. Dal Municipio di Dorgali a quello di Oliena abbiamo percorso 21,4 chilometri.

Visita di Oliena la Città del Nepente Informazioni turistiche

Oliena-Veduta del paese con sullo sfondo il Supramonte di Oliena con il Monte MaccioneOliena-Stemma del comuneCon la SP46 arriviamo alla cittadina chiamata Oliena (nome in lingua sarda Ulìana, metri 379, abitanti 7.418 all'1 gennaio 2011 comprese le frazioni), un importante centro collinare posizionato proprio sotto il massiccio del Monte Maccione, alle falde del Supramonte. È uno dei paesi più caratteristici della Barbagia, i suoi abitanti sono concentrati per la maggior parte nella cittadina, mentre solo pochi si distribuiscono in case sparse. Il suo territorio, che ha un profilo geometrico irregolare dato che in esso si raggiungono i 1.463 metri di quota, è ricco di formazioni calcaree, e numerose sono le attrazioni di carattere naturalistico che lo caratterizzano. Tra esse, l'ambiente fluviale del Cedrino con le fonti carsiche di Su Golone, la splendida valle di Lanaittu, e lo spettacolare Supramonte, ossia il vastissimo altopiano di calcari mesozoici, dal paesaggio interrotto da strette gole, larghi pianori e profonde doline.

Origine del nome

Il suo nome, che si è stato ritrovato nella forma Olian in un documento del 1342, è di probabile origine protosarda, ed secondo alcuni potrebbe avere un riferimento con la presenza di ulivi e con l'olio che se ne ricava, ma questa interpretazione non ha fondamento, in quanto l'impianto maggiore di oliveti si è avuto in tempi recenti, così come non ha alcun fondamento la sua derivazione della voce Fenicia Helion, ossia altissimo, con riferimento all'altissimo Monte Maccione che lo sovrasta.

La sua economia

La sua economia si basa sulle tradizionali attività agricole, con la produzione di cereali, ortaggi, foraggi, uva da vino ed olive, agrumi e frutta, ed alle attività zootecniche, con l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. Sono affiancate da attività industriali, nei comparti estrattivo, alimentare e lattiero caseario, della lavorazione del legno, dei materiali da costruzione, dei laterizi. A livello artigianale si producono pregiati scialli in seta ricamati con motivi floreali, i famosi scialli di Oliena, oltre ad oggetti in oro e filigrana. Fra le produzioni della gastronomia locale, i vini derivati dalle uve Cannonau. Famoso, oltre al vino, è anche l'olio di Oliena. Immersa in uno scenario paesaggistico di rara bellezza, la sua popolazione ancora oggi mantiene vive le tradizioni barbaricine, ed è, pertanto, meta di un rilevante afflusso turistico. Altro motivo di richiamo è la gastronomia, che offre la possibilità di gustare il tipico pane casarau, l'eccellente vino e l'olio d'oliva.

Brevi cenni storici

Il territorio è stato abitatato dai tempi preistorici, fino dal Paleolitico, del quale sono state trovate tracce, poi nel Mesolitico. I principali reperti sono relativi al Neolitico Medio e Finale, poi all'Età del Bronzo. Secondo la tradizione, in base alla ricostruzione dello storico romano Gaio Sallustio Crispo del I secolo dopo Cristo e di quello greco Pausania del II secolo, la storia di Oliena sarebbe legata alle vicende della guerra di Troia. Il suo nome, infatti, deriverebbe da quei Troiani che, fuggiti nel 1184 dopo la caduta di Troia, sarebbero arrivati su queste coste, si sarebbero stabiliti nella valle di Lanaitto e si sarebbero chiamati Iliensi. Nel corso del I secolo, lo storico romano Plinio il Vecchio menziona i celeberrimi popoli Iliensi, situati nella Sardegna centrale, per la particolare bellicosità. In seguito, in base al racconto del frate cappuccino seicentesco Giorgio Aleo, abbandonata la valle ed il villaggio di Tiscali, si sarebbero stabiliti qui, in una località che avrebbero chiamato Iliena in ricordo della perduta Ilio, poi diventata nel tempo Oliena. Poiche nel suo territorio vi era un presidio romano dal quale si poteva dominare un buon tratto del corso del fiume Cedrino, dalla cui foce potevano penetrare eventuali invasori, è probabile che ad Oliena si trovasse inizialmente una postazione romana, nella quale confluscono successivamente i vari nuclei ribelli che popolano la valle di Lanaitto.

Stemma della zona franca detta GirifaiNel periodo medioevale fa parte del Giudicato di Gallura, nella diocesi di Galtellì. Nell'area, nel undicesimo secolo arrivano i Vittorini provenzali di lingua occitana, dell'Abbazia di San Vittore di Marsiglia, e nella seconda metà del dodicesimo secolo i Benedettini Cistercensi. In questo periodo parte del territorio di Dorgali, Oliena, Nuoro, Orgosolo, Loculi e Galtellì viene a formare una zona franca chiamata Girifai, realizzata dalla cessione di Costantino III Giudice di Gallura ai monasteri, e quindi al di fuori del potere giudicale, la cui bandiera contiene la croce cistercense, che presenta al centro il fiordaliso araldico o giglio di Francia, detto anche Fleur de Lys. Successivamente, nel quattordicesimo secolo, passa sotto il dominio dei Giudici d'Arborea e, ancora più tardi, sotto quello aragonese. In quei tempi, la cittadina viene dotata di un imponente Castello, di cui oggi non rimangono però tracce. Nel '500 vi si insediano i Gesuiti, che edificano un istituto nel quale si inizia la coltura del baco da seta.

In periodo repubblicano, del Comune di Oliena nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia, da quella di Sassari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati a Oliena

A Oliena è nato il famoso bandito ottocentesco Giovanni Battista Salis, oltre ai due banditi Giuseppe Pau e Antonio Mulas, ed all'altro bandito Salvatorangelo Catte. Inanni più recenti, vi è nato il calciatore italiano Gianfranco Zola.

Il bandito Giovanni Battista Salis noto come CorbedduIl volume «Banditi a Orgosolo» di Franco CagnettaA Oliena il 16 aprile 1844 nasce, da una famiglia modesta, il bandito Giovanni Battista Salis, detto Corbeddu, che è più noto come il re della macchia, o anche come il re del bosco o l'aquila della montagna. A 34 anni si da alla macchia, dopo l'ingiusta imputazione e condanna per il furto di una coppia di mucche. Durante la latitanza, gli viene addebitata buona parte dei delitti che si verificano nella zona. Il suo nome è stato dato alla gotta Corbeddu, la caverna che è stato il suo rifugio nei 19 anni di latitanza, dove sono stati poi trovati i principali reperti della prima comparsa dell'uomo in Sardegna, e che viene anche chiamata la grotta di Ziu Corbeddu in segno di rispetto ed ammirazione. Il 2 settembre del 1898, all'età di quarantasette anni, dopo diciannove anni di latitanza, viene accerchiato dai Carabinieri nella Regione Riu Monte, in località Sa Dente de Orzulè, fra Oliena ed Orgosolo, insieme ad un altro latitante, Antonio Congiu, ed a un pastorello di quindici anni, e, mentre tenta di sfuggire all'accerchiamento, viene colpito e ucciso dal tiratore scelto Aventino Moretti con una fucilata alla schiena. Insieme a lui viene ucciso il pastorello quindicenne mentre il Congiu riesce a fuggire. La sciabola infilata sotto la sua cartucciera è quella rapinata dallo stesso Salis al maggiore Spada, comandante della divisione dei Carabinieri reali di Sassari, durante l'assalto alla diligenza che si recava da Nuoro a Macomer. Quando muore, sul suo capo è posta una taglia di 8mila lire. Una leggenda popolare racconta che conducesse i nemici o i delatori nel suo rifugio, e che qui facesse una specie di processo, che finiva con la condanna a morte del rapito, che veniva giustiziato e sepolto nella grotta. Ma si tratta di una leggenda, infatti Giovanni Battista Salis viene, dai più, ricordato come il bandito buono. Ed è ciò che traspare anche dalle parole del vecchio pastore F. S. di Orgosolo, che ricorda: «Ziu Corveddu era uomo di valore, non mancava mai alla parola data e raccomandava sempre ai suoi compagni di non infierire mai su alcuno prima di averne accertato la colpevolezza; una volta infatti assalì con duri rimproveri i banditi P. ed M. per aver ammazzato un compaesano innocente che altri aveva avuto interesse ad accusare per farlo fuori. Egli era solito ammonirli con il detto Su re tenede Su lepore a harru, ossia il re prende la lepre col carro a buoi, a significare che era sempre il re, ossia il potere costituito, ad avere partita vinta dati i mezzi di cui disponeva se messi in opera. Non rubava e morì povero. Fu merito suo se i due commercianti francesi, sequestrati dai banditi, furono rimessi in libertà. Infatti, dopo le infruttuose ricerche delle forze dell'ordine, il sottoprefetto gli aveva dato incarico di intervenire con la sua autorevolezza presso i responsabili col preciso scopo di ottenerne la liberazione. Come compenso gli fu offerta una grossa somma in denaro che egli, da uomo, sdegnosamente rifiutò. In tale circostanza però usufruì di un salvacondotto di dieci giorni, cessu e recessu, per cui, il bandito più temuto e rispettato del circondario, poteva liberamente circolare nel paese fra lo stupore e la curiosità dei compaesani e dei Carabinieri». Di Giovanni Battista Salis parla a lungo Franco Cagnetta nel volume «Banditi a Orgosolo», pubblicato dalla Ilisso Edizioni di Nuoro.

Poesia anonima intitolata al bandito olianese Salvatore Giovanni PauVerso la seconda metà dell'Ottocento, a Oliena nasce anche Giuseppe Pau, detto Paeddu. Si tratta di un altro bandito di grosso calibro, assai feroce, che costituisce con Vincenzo Fancello, detto Berrina, di Dorgali, e con Antonio Mulas, una banda che impone l'obbedienza al paese chiamato Dorgali ed a tutti i suoi dintorni. Il 7 febbraio 1899, in località Monte Gulei, non lontano dalle fonti Su Gologone, avviene uno scontro a fuoco con i Carabinieri di Oliena guidati dal brigadiere Bellani, nel quale muore Antonio Mulas, mentre lui riesce a farla franca sebbene gravemente ferito. La notte tra il 14 ed il 15 maggio 1899, il comandante dei Carabinieri di Nuoro Giuseppe Petella compie una grande operazione contro il banditismo, nella quale Vincenzo Fancello viene colpito da un colpo di moschetto, mentre Giuseppe Pau riesce a fuggire, e si unisce alla banda dei fratelli Giacomo ed Elias Serra Sanna, di Nuoro, che spadroneggia nella zona che va da Orgosolo fino a Nuoro. Le sue imprese si concludono il 10 luglio 1899, quando a Morgogliai, un'impervia località fra Orgosolo e Oliena, vengono impegnati in un conflitto a fuoco con oltre duecento fra Carabinieri e fanti. Restano sul campo i due fratelli Serra Sanna, Giuseppe Pau e Tommaso Virdis, di Oniferi. Allo scontro finale è dedicato il volume «Caccia Grossa» di Giulio Bechi, vissuto in prima persona essendo l'autore un carabiniere di stanza a Nuoro, che paragona l'azione ad una vera e propria battuta di caccia. Quando muore, sul capo di Giuseppe Pau, che, però, nelle cronache dalla banda Serra Sanna viene chiamato Salvatore Giovanni, e che nell'elenco dei latitanti viene chiamato Salvatore Angelo, è posta una taglia di 8mila lire.

Il cadavere del latitante Antonio Mulas, chiamato Su bellu d'Uliana, rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con i CarabinieriNegli stessi anni, a Oliena nasce Antonio Mulas, chiamato Su bellu d'Uliana. Anch'egli bandito spietato e privo di scrupoli, costituisce con Vincenzo Fancello, detto Berrina, di Dorgali, e con Giuseppe Pau, la banda che impone l'obbedienza al paese chiamato Dorgali ed a tutti i suoi dintorni. Colpito da quattordici mandati di cattura per gravi delitti di sangue, con una taglia sul suo capo di 5mila lire, viene ucciso il 7 febbraio 1899, in località Monte Gulei, non lontano dalle fonti Su Gologone, al termine di uno scontro a fuoco con i Carabinieri di Oliena guidati dal brigadiere Bellani, dopo essere stato latitante da tre anni. In questo scontro, Antonio Mulas è in compagnia dell'altro latitante Giuseppe Pau, che riesce a farla franca sebbene gravemente ferito. Mulas ha addosso alcune lettere, tra i suoi scapolari, con preghiere a Gesù Bambino, e nessuno, tra i numerosi intervenuti, si presenta per il riconoscimento ufficiale dell'ucciso. I Carabinieri sono, pertanto, costretti a rivolgersi ad un loro palafreniere civile, Antonio Angheleddu, che riconosce senza difficoltà il cadavere, ma che verrà trucidato a fucilate dopo pochi giorni, e gli amici del Mulas infieriranno sul suo cadavere colpendolo con numerose coltellate, oltre ad uccidergli tutto il bestiame. E si allontaneranno dal luogo del misfatto canticchiando il motivo «Ora va, o Angheleddu, a Monte Gulei, ove fu ucciso il Mulas, a prendere la medaglia!».

Il cadavere del latitante Salvatorangelo Catte rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con i CarabinieriSempre verso la seconda metà dell'Ottocento, a Oliena nasce anche Salvatorangelo Catte, un bandito sul cui capo si arriva a porre una taglia di 2mila e Cinquecento lire, dato che è colpito da numerosi mandati di cattura per sei omicidi, furti, estorsioni ed altri gravi reati minori. Salvatorangelo Catte rimane ucciso, 15 agosto 1899, nelle campagne di Nugheddu San Nicolò, in località Badde Canna, al termine di uno scontro a fuoco con i Carabinieri della compagnia di Ozieri guidati dal capitano Berti e dal tenente Oddone. Di Salvatorangelo Catte esiste solo la fotografia scattata dal tenente Addone, che lo ritrae morto, steso sulla nuda terra, con la testa poggiata su uno spuntone di roccia.

Oliena-calciatore Gianfranco ZolaA Oliena nasce nel 1966, Gianfranco Zola, che è stato un importante calciatore italiano nel ruolo di attaccante, e che, passato a giocare in Gran Bretagna nel 2003 è stato eletto il miglior giocatore del Chelsea di tutti i tempi. Soprannominato dagli inglesi Magic Box, poco dopo il suo ritorno in Italia, Zola è stato nominato dalla regina Elisabetta Membro dell'Ordine dell'Impero Britannico, e, sebbene il Chelsea non abbia mai ufficialmente ritirato la maglia numero 25, nessun giocatore dopo Zola ha indossato quella maglia. Nel mondo del calcio si è reso celebre per le sue eccelse abilità balistiche sui calci Piazzati. Divenuto, poi, allenatore, dopo aver allenato il West Ham, dal 2012 al 2013 è stato alla guida del Watford.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Oliena

Oliena-il Gruppo Folk Su Durdurinu di OlienaA Oliena sono attivi il Gruppo Folk Su Gologone ed il Gruppo Folk Su Durdurinu, oltre al Coro Polifonico di Oliena. Durante le Feste è possibile ammirare il costume tradizionale di Oliena, che prevede un costume femminile molto più elaborato e ricco di varianti rispetto a quello maschile. In base alle circostanze nel quale veniva indossato, il costume femminile varia notevolmente, risultando abbastanza scarno per le faccende domestiche, sino ad arrivare ad una grande elaborazione nel costume da sposa. È oggi scomparsa la differenziazione del costume a seconda del ceto sociale di appartenenza, come avveniva un tempo, le uniche varianti sono nei disegni, nei ricami e nelle diverse qualità dei broccati usati. L'abito maschile è, invece, abbastanza uniforme e simile a quello dei paesi vicini, con Il giubetto, detto Su gippone, di panno rosso guarnito in diverse varianti, ossia in broccato, velluto, raso ricamato con fili di seta, con le maniche aperte perché da esse fuoriesce la camicia, rifinite con un nastro viola. Tra le Feste e Sagre che si svolgono a Oliena si segnalano, il 16 e 17 gennaio, la Festa di Sant'Antonio Abate; le cerimonie della Settimana Santa che culminano la domenica di Pasqua con la Festa di Cristo Risorto, detta anche processione de S'incontru; il 24 giugno la Festa di San Giovanni Battista; il 21 agosto la Festa di San Lussorio, che è il Santo patrono della cittadina; l'8 settembre la Festa di Nostra Signora di Monserrata.

La Festa di Sant'Antonio Abate

A metà gennaio a Oliena si svolge, come in molti altri centri della Barbagia, la Festa di Sant'Antonio Abate, una Festa antichissima, che illumina la notte della vigilia con numerosi fuochi nei diversi rioni del paese. Chi si trovasse a Oliena la notte del 16 gennaio, vigilia della Festa, potrebbe toccare con mano la socievolezza e l'ospitalità dei suoi abitanti.

I riti della Settimana Santa a Oliena

Importanti sono, ad Oliena, i riti della Settimana Santa curati dalle Confraternite di Santa Maria, Santa Croce e San Francesco. Il venerdì Santo si svolge la processione dei Misteri cui segue la paraliturgia de S'Iscravamentu e la processione del Cristo morto. Ma i riti raggiungono il massimo il giorno di Pasqua, nella processione detta S'Incontru, secondo una tradizione introdotta in Sardegna dagli Spagnoli nel '400. È una delle rappresentazioni sacre più caratteristiche e suggestive di tutta l'isola, che ripropone l'incontro tra la Madonna e il Cristo risorto. Fino dalla mattina presto le strade si riempiono di gente con i costumi tradizionali, donne in abiti ricchi di seta e di fili d'oro e d'argento, uomini con la berritta e il gonnellino d'orbace. Quindi, dalle due Chiese di San Francesco e Santa Maria, partono rispettivamente i simulacri lignei del Cristo risorto e della Madonna, ricchi di ori votivi, accompagnati dai fedeli in processione. I due cortei convergono, dai lati opposti, nella piazza di Santa Maria, e le due statue vengono poste l'una di fronte all'altra. Alla Madonna viene tolto il velo nero del lutto e, nel momento in cui la madre saluta il figlio risorto, tra l'esultanza della folla dalle finestre si sparano colpi di fucile. Subito dopo S'Incontru, i due cortei si riuniscono per raggiungere la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio, dove viene celebrata la messa solenne. Poi, secondo la tradizione, si svolgono i caratteristici balli in piazza, e a tutti viene offerto il vino e i dolci di Oliena.

Visualizza la mappa Visita del centro della cittadina chiamata Oliena

Oliena-Ingresso di una abitazione del centro storicoArriviamo nell'abitato di Oliena da est, con la SP46, che procede in direzione sud ovest, ed assume prime il nome di via Antonio Lussu, per poi diventare la via Ingegner Marco Galiani. L'abitato, caratterizzato da una forte espansione edilizia, nel quale sono presenti quattordici quartieri, è circondato da vasti vigneti e oliveti, e conserva ancora, nel suo centro storico, le semplici abitazioni con cortili e le strette viuzze medievali. Caratteristica dell'abitato di Oliena, sono le numerose Chiese, ben undici, che si trovano all'interno del suo centro storico. Ci ricorda Giovanni Battista Corbeddu Salis, oltre al murale sulla casa detta Il Rifugio, anche un murale su una casa di Oliena. Un altro murale ricorda i morti per i moti popolari Su Connottu, che si verificarono nel 1865, dopo la legge di Vittorio Emanuele II sui terreni ademprivi, ossia sui terreni comuni sfruttati fino ad allora in maniera collettiva da contadini e pastori, che consentiva che questi terreni venissero concessi a imprese private per lo sfruttamento delle risorse del bosco.

Oliena: un bel murale a ricordo del bandito Giovanni «Corbeddu» Salis Oliena: un murale in rievocazione dei morti <em>Su Connottu</em>

Il Cimitero di Oliena

Oliena-Ingresso del Cimitero di OlienaLungo la SP46, dove la via Ingegner Marco Galiani cambia nome e diventa corso John Fitzgerald Kennedy, prendiamo sulla destra una strada denominata viale del Cimitero, che, in centotrenta metri, ci porta davanti all'ingresso del Cimitero di Oliena. Lo abbiamo trovato chiuso, dato che, come dice la signora M.G., olienase ma residente a Nuoro, «il Cimitero cittadino come un ufficio, apre e chiude con orari assurdi. Succede solo a Oliena. In altri centri vicini come Nuoro e Bitti le cose sono ben diverse. È incredibile che anche durante le Feste il campoSanto resti chiuso, o si rischi come è già successo di rimanere chiusi all'interno se non si osservano con precisione gli orari».

La Cantina Sociale di Oliena

Riprendiamo il corso John Fitzgerald Kennedy, e, dopo duecento metri, arriviamo a un incrocio nel quale svoltiamo a destra sulla SP22, che assume il nome di via Nuoro, dato che conduce, in direzione nord ovest, in direzione di Nuoro. La seguiamo per quasi ottocento metri, e arriviamo, sulla destra della strada, al civico numero 112, all'edificio nel quale si trova la Cantina Sociale di Oliena.

Oliena-Cantina Sociale di OlienaOliena: la Cantina Sociale di OlienaLa Cantina Sociale di Oliena viene costituita nel 1950 per volontà di un gruppo di viticoltori locali allo scopo di valorizzare e diffondere il vino Cannonau. Il vitigno, importato dalla Spagna e presente anche in altre zone della Sardegna, grazie al clima secco ed al terreno sabbioso ha qui trovato le condizioni ideali d'insediamento. La coltivazione ad alberello o a spalliera, non permette rese elevate ma consente la produzione di un vino dalle caratteristiche uniche. Fra le produzioni di Oliena vanno citati i vini derivati dalle uve Cannonau, soprattutto il Nepente, il cui nome deriva da una curiosa definizione del poeta Gabriele D'Annunzio.

Oliena: la Cantina Sociale di Oliena Oliena-I vini della Cantina Sociale di Oliena Viaggio di Gabriele D'Annunzio in Sardegna a seguito del quale scriverà l'articolo «Un itinerario bacchico» pubblicato sul Corriere della Sera il 15 febbraio 1910

Egli, pur astemio, dopo averne constatato gli effetti prodotti sull'amico Trilussa, chiamò questo vino come una antica bevanda magica, il Nepente appunto, che secondo gli antichi greci allontanava tristezza e dolore. E nell'ottobre nel 1909 scrisse, in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera il 15 febbraio 1910, l'articolo «Un itinerario bacchico», la famosa frase: «Non conoscete il Nepente di Oliena neppure per fama? Ahi lasso! lo sono certo che se ne beveste un sorso, non vorreste mai più partirvi dall'ombra delle candide rupi».

Il Campo Sportivo Comunale Arenaglios

Tornati sulla via Nuoro, la riprendiamo e proseguiamo in direzione nord ovest per altri centocinquanta metri, poi troviamo alla destra la deviazione in via Pescara, che in un centinio di metri ci porta all'ingresso del Campo Sportivo Comunale Arenaglios di Oliena. All'interno di questi impianti sportivi si trova un Campo da Calcio, con superficie in erba artificiale; ed intorno al Campo da Calcio è presente una Pista da Atletica Leggera. Il Campo Sportivo e la Pista da Atletica sono dotati di tribune in grado di ospitare 400 spettatori. Vicino al Campo Sportivo si trovano anche un Campo da Calcetto, ossia da Calcio a cinque; ed anche un Campo da Tennis.

Oliena-Campo Sportivo Comunale: ingresso Oliena-Campo Sportivo Comunale: Campo da Calcio Oliena-Campo Sportivo Comunale: Pista da Atletica Oliena-Campo Sportivo Comunale: Palestra Oliena-Campo Sportivo Comunale: Spazio di Preparazione

Vicino al Campo da Calctto ed alla Pista da Atletica si trova il Palazzetto dello Sport, nel quale è presente una Palestra nella quale effettuare incontri di Pallacanestro, Pallavolo, Calcio e Calcetto; ed uno Spazio di Preparazione, per praticare attività ginnico motorie.

Il Ristorante Sa Corte

Continuando lungo la via Nuoro per poco meno di trecento metri, arriviamo al civico numero 138, dove si trova il Ristorante Sa Corte.

Pasto accurato a prezzo contenutoIl Ristorante Sa Corte è un locale con la cucina sarda in un ambiente familiare, che viene consigliato dalla Guida Michelin ed indicato come Bib Gourmand per il suo ottimo rapporto tra la qualità ed il prezzo. La tradizione gastronomica nuorese è presentata al meglio in questo locale rustico che propone squisite paste, ottime carni e profumati vini sardi. Giovanna, Giacomo e i figli accolgono nel loro elegante locale tipico sardo, ospitale e familiare, propongono una valida interpretazione della cucina tipica barbaricina alternata a piatti di pesce. La tradizione gastronomica nuorese viene presentata al meglio in questo locale rustico che propone squisite paste, ottime carni e profumati vini Sardi. Tra i piatti preferiti proposti in questa locanda tipica vanno citati i raviolini in salsa di arancia e pecorino, il capretto ed il maialetto allo spiedo, il biancomangiare con vincotto e mandorle croccanti di Oliena.

La Chiesa di Sant'Anna

Quando siamo entrati il Oliena, abbiamo preso al deviazione per il Cimitero. Sull'altro lato della strada, dopo pochi metri, si trova la via Sant'Anna, che, in una quarantina di metri, ci conduce alla Chiesa di Sant'Anna, che si trova alla destra della strada. La Chiesa ha il classico stile delle Chiese capestri, con tetto a capanna ed un campanile a vela sulla sommità della facciata. L' elemento più caratteristico di questa Chiesa è il curioso altare in muratura, con una nicchia affiancata da due colonne tortili seicentesche, concluse da una fiamma.

Oliena-Murales lungo la strada che porta alla Chiesa di Sant'Anna Oliena-Murales lungo la strada che porta alla Chiesa di Sant'Anna Oliena: la Chiesa di Sant'Anna Oliena: la Chiesa di Sant'Anna: interno Oliena: la Chiesa di Sant'Anna: l'altare maggiore

La Chiesa di Santa Maria

La SP46 incrocia la SP22, che prendiamo verso sud est, e, in poche decine di metri, ci porta sulla piazza Santa Maria, che si trova alla destra della strada. Su questa piazza si affaccia la Chiesa di Santa Maria, che è una Chiesa molto importante dato che è stata la vecchia parrocchiale del paese ed è sede della Confraternita di Santa Maria. L'edificio, isolato nella Piazza, è di forme molto semplici, scandite per tutto il perimetro da grossi contrafforti, che divengono obliqui in corrispondenza delle testate del transetto e del presbiterio. Edificata nel '200 in stile tardo romanico pisano, il suo aspetto attuale è il risultato di profondi rimaneggiamenti, cominciati a partire dagli anni '20 del Novecento, con la sopraelevazione del campanile che sorge sul suo lato destro, si appoggia su un basamento di età medioevale, ed è concluso da una cuspide. All'interno è presente un'unica navata con archi di rinforzo e contrafforti, che contenevano le cappelle, ed ha un presbiterio più stretto e più basso. La Chiesa era, un tempo, circondata dall'antico Cimitero di Oliena.

Oliena: la Chiesa di Santa Maria: facciata Oliena: la Chiesa di Santa Maria-Veduta d'insieme Oliena: la Chiesa di Santa Maria: interno

La Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino

Dalla piazza Santa Maria svoltiamo a destra in via Badu e Rivu, la seguiamo per circa centocinquanta metri, quando sbocca su via del Buoncammino, che prendiamo verso sinistra, e, dopo una settantina di metri, svoltiamo ancora a sinistra in via Satta. Qui, dopo una cinquantina di metri, troviamo sulla destra della strada la Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino. Si tratta di una delle Chiese peggio conservate di Oliena, dato che il suo prospetto è stato rivestito con cemento a vista, come anche il campanile a vela con due luci sovrastate da una terza che ospita la campana. Anche l'interno della Chiesa è intonacato con dubbi accostamenti di colore.

Oliena: la Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino: facciata Oliena: la Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino: interno Oliena: la Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino: l'altare maggiore Oliena-Veduta dell'abitato di Oliena dal piazzale della Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino

La Chiesa di Santa Croce

Procediamo lungo la via Satta per poco meno di cinquanta metri, poi svoltiamo leggermente a sinistra ed entriamo in via Giovanni Battista Melis, che seguiamo per poco più di centocinquanta metri, svoltiamo leggermente a destra in una strada che ci porta sulla SP22, che assume il nome di corso Grazia Deledda. Qui, in uno slargo alla destra della strada, troviamo la Chiesa di Santa Croce, costruita nel '500 con un prospetto molto semplice, caratterizzato da un rustico loggiato sormontato da un coronamento ondulato, con piccole croci, e culminante con un un tipico campanile a vela a forma di tridente con tre aperture. A destra è presente un portico ritenuto ricovero per i poveri. L'interno, in stile rustico, ha una sola navata con campate separate da archi a sesto acuto e travature in legno e incannucciato. Sull'altare, un bel crocifisso in legno sovrasta un'altra statua lignea del Cristo deposto, che viene utilizzata per i riti della Settimana Santa. Ospita un tabernacolo ligneo, a base semipoligonale, di gusto seicentesco, scandito da colonnine raccordate con volute recanti teste umane. La Chiesa è sede della Confraternita della Santa Croce, fondata il 16 giugno 1580.

Oliena: la Chiesa di Santa Croce: facciata Oliena: la Chiesa di Santa Croce: fiancata Oliena: la Chiesa di Santa Croce: ingresso laterale Oliena: la Chiesa di Santa Croce: il porticato ritenuto ricovero per i poveri

La Chiesa di San Lussorio

Proseguiamo in direzione sud ovest sul corso Grazia Deledda, che, dopo una cinquantina di metri, si immette sul corso Vittorio Emanuele II, che prendiamo verso destra, ossia verso ovest, e, dopo un'altra cinquantina di metri, troviamoalla sinistra della strada la Chiesa di San Lussorio, che apparteneva un tempo a un Convento di Frati Minori Francescani, abbandonato nel 1644. La Chiesa ha una facciata molto semplice, animata soltanto dal piccolo campanile a vela. L'interno ha un'unica navata con le campate separate da archi acuti, e presenta un presbiterio più stretto e rialzato, coperto a crociera. Sia l'altare che i bancali lungo i lati della Chiesa sono ricavati in muratura.

Oliena: la Chiesa di San Lussorio: facciata Oliena: la Chiesa di San Lussorio: interno Oliena: la Chiesa di San Lussorio: l'altare maggiore Oliena: la Chiesa di San Lussorio: simulacro del Santo

Il 21 di agosto, presso questa Chiesa si svolge la Festa di San Lussorio, che è, per importanza, la seconda Festa del paese. È questa una occasione per poter ammirare, durante la suggestiva processione religiosa aperta da decine di cavalieri in costume, e al momento delle danze tradizionali, lo sfarzo dei costumi femminili, policromi ed eleganti, impreziositi dai caratteristici gioielli di cui le donne si adornano.

Oliena-Su Palu de Sos VihinadosDurante i festeggiamenti si svolge Su Palu de Sos Vihinados, il Palio dei Vicinati, organizzato dal comitato dei giovani. Lungo la Provinciale da Oliena a Dorgali, passata la deviazione a destra per Su Gologone, si percorrono due chilometri e ottocento metri e si trova, sulla sinistra, la strada che porta nella piana di Frathale, dove si trova il Centro Ippico e si tiene la competizione ippica. Da oltre un decennio questo palio rappresenta un momento di particolare aggregazione, ed il rione vincitore conquista uno stendardo che viene conservato per un anno. La corsa piana prevede la partecipazione di soli fantini locali, rappresentanti dei quattordici storici rioni del paese. Nel 2013 il palio è stato vinto dal rione Fala 'e Nodi, con il cavallo Durdurinu montato da Stefano Calaresu, ed al secondo posto è arrivato il rione Managheri-Masiloghi, con il cavallo Miracol montato da Nicola Gardu, che ci ha gentilmente fornito le foto. La straordinaria partecipazione di popolo e il forte richiamo sui turisti ne fanno una delle manifestazioni ippiche tra le più apprezzate nel panorama regionale.

Il Municipio di Oliena di fronte al quale si trova l'AnfiTeatro Comunale

Ritorniamo indietro lungo il corso Vittorio Emanuele II, proseguendo in direzione nord est, e dopo poco più di centocinquanta metri, si apre sulla destra della strada la via Dottor Antonio Puligheddu. Qui, in corso Vittorio Emanuele II, al civico numero 4, si trova l'edificio che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Oliena, che si affaccia con l'ingresso principale sulla piazzetta all'inizio della via Dottor Antonio Puligheddu. Di fronte al Municipio di trova l'Anfiteatro comunale.

Oliena-Municipio di Oliena Oliena-Ingresso del Municipio di Oliena sulla piazzetta all'inizio della via Dottor Antonio Puligheddu Oliena: l'AnfiTeatro Comunale di fronte al Municipio di Oliena

La Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Lojola con l'ex Convento Gesuitico

Proseguendo per una trentina di metri lungo il corso Vittorio Emanuele II, troviamo, alla destra della strada, in via Canonico Bisi, al civico numero 10, la Chiesa di Sant'Ignazio da Loyola, che è, dal 1791, la Chiesa parrocchiale di Oliena. È stata edificata alla fine del '600 dal capomastro genovese Domenico Spotorno, in uno stile semplice assai simile al barocco, ma il suo assetto è soprattutto settecentesco. Alla Chiesa si accede mediante una doppia scalinata, appoggiata alla maestosa facciata, suddivisa verticalmente e orizzontalmente in tre parti da lesene e cornici, e si chiude con un timpano curvilineo. A sinistra si erge il campanile a canna quadrata, concluso da una insolita cupoletta. L'ampio spazio interno è costituita da una navata con tre cappelle per lato, comunicanti tra loro, separate da pilastri reggenti un cornicione aggettante, ed un arco trionfale immette nel presbiterio sopraelevato, con un altare neoclassico in centro. Conservata al suo interno una seicentesca statua lignea di San Francesco Saverio e un Polittico sardo del Cinquecento.

Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola: il campanile Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola: interno Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola: altare maggiore Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola: quadri nella parete di lato all'altare maggiore Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola: altare laterale Oliena: la Chiesa parrocchiale di Sant'Ignazio di Loyola: altare laterale

Tra la via Canonico Bisi e piazza Collegio si trova il complesso dell'ex Convento Gesuitico, annesso alla parrocchiale, che fungeva anche da scuola, perciò veniva chiamato Collegio. Drante un recente restauro, al suo interno sono state ritrovate tempere murali, alcune delle quali incompiute, probabilmente per l'improvvisa partenza dei Gesuiti dopo la soppressione, nel 1773, della Compagnia di Gesù, che è stata ripristinata da Pio VII nel 1814. L'edificio del Convento è stato usato nell'800 anche dai Carabinieri.

La Chiesa di Sa Itria o di Nostra Signora d'Itria

Oliena: la Chiesa di Sa Itria o di Nostra Signora d'ItriaProseguendo per qualche decina di metri verso nord est, svoltiamo a sinistra ed imbocchiamo via Ichnusa che seguiamo per circa cinquanta di metri, e ci porta alla Chiesa di Sa Itria o Chiesa di Nostra Signora d'Itria. Il prospetto fa riferimento a una interpretazione non colta del modulo barocco, e richiama quello della Pietà, per i terminali a doppia inflessione, ma è impreziosito da un campanile a vela con alte volute. L'interno è molto semplice, con una navata divisa in due campate ricoperte in legno e canne, con archi acuti di separazione. Il presbiterio è suddiviso in due vani con volta a botte, ciascuno con due nicchie. In una è presente un dipinto, rovinato, con cherubini e la Pentecoste, l'altra ha decorazioni in stucco con cherubini ed una conchiglia. La Chiesa ospitava la Confraternita di Sa Itria, fondata il 28 maggio 1613.

La Chiesa dei Minori Osservanti di San Francesco da Paola alla quale era annesso un Convento

Da via Ichnusa, torniamo indietro per cinquanta metri, poi riprendiamo, verso sinistra, il corso Vittorio Emaniele II. Dopo centocinquanta metri, il corso sbocca sulla via Padre Solinas, che prendiamo verso sinistra, ossia verso nord, e, in duecento metri, arriviamo in una piccola piazza nella quale si affaccia la Chiesa di San Francesco da Paola. La Chiesa ha una facciata semplice e disadorna, conclusa in alto da un grande campanile a vela a tre luci. L'interno è suddiviso da archi a sesto acuto, ha una copertura in legno, e presenta un altare affiancato da due aperture ad arco che immettono nel vano presbiterale. All'altezza dell'ultima campata di destra, si apre una Cappella con volta a botte, nella quale sono presenti dipinti interessanti con tralci vegetali, cherubini e figure allegoriche. Da questa Chiesa, il giorno di Pasqua, viene portata dai membri della Confraternita di San Francesco, che in essa ha la sua sede, la statua del Cristo Risorto fino nella vecchia parrocchiale di Santa Maria.

Oliena: la Chiesa dei Minori Osservanti di San Francesco da Paola Oliena: la Chiesa dei Minori Osservanti di San Francesco da Paola: facciata Oliena-Edifici intorno alla Chiesa dei Minori Osservanti di San Francesco da Paola

Alla Chiesa era annesso un Convento, che è stato sede dei Frati Minimi Francescani, fino all'emanazione della carta reale di Carlo Emanuele III che, nel 1767, sopprimeva questo Convento ed anche gli ospizi di Assemini e Lula.

La Chiesa di Nostra Signora di Bonaria

Oliena: la Chiesa di Nostra Signora di BonariaRitornati indiatro in direzione sud lungo la via Padre Solinas, dopo duecento metri proseguiamo su via XX Settembre, dopo cinquanta metri svoltiamo a sinistra e imbocchiamo la via Bonaria, che in circa cinquecento metri ci porta in periferia, davanti alla Chiesa Nostra Signora di Bonaria. La Chiesa si trova solata su un'altura, ha prospetto a capanna, con campanile a vela. I contrafforti esterni compaiono solo sul lato sinistro. Internamente presenta un curioso sistema di gradini obliqui, che isolano il presbiterio, ed un'acquasantiera in muratura.

La Chiesa della Beata Vergine del Carmelo

Oliena: la Chiesa della Beata Vergine del CarmeloTorniamo indietro da via Bonaria fino a che sbocca su via XX Settembre, la seguiamo verso sinistra per una cinquantina di metri, poi prendiamo a sinistra la via Gennargentu, poi a destra la via Pastrengo, che ci porta in piazza San Giorgio. Da qui prendiamo a sinistra la via del Carmine, che, in duecento metri, ci porta nella piazza del Carmine, dove si trova la Chiesa della Beata Vergine del Carmelo. Situata in un piccolo piazzale in pendio, ha facciata a capanna con un campanile a vela. L'interno è costituito da due corpi aggregati longitudinalmente, ma differenti per schema ed elementi costruttivi. Quello anteriore è costituito da un'unica aula, con rozze capriate in legno e incannucciato. Un arco a tutto sesto lo collega al secondo vano, rialzato di un gradino, con volta a botte con due unghie per lato. L'altare, di fattura novecentesca, è sovrastato da una nicchia ricavata nelle murature della Chiesa.

La Chiesa di San Giuseppe

Oliena: la Chiesa di San GiuseppeRipresa all'indietro la via del Carmine, torniamo in piazza San Giorgio, dove prendiamo a sinistra la via Borrotzu, che è la continuazione di via Pastrengo, e che ci porta, svoltando a sinistra, su via Ippolito Nievo. La seguiamo per circa trecento metri, anche nelle curve che si incontrano lungo il suo percorso, poi svoltiamo leggermente a destra e imbocchiamo la via Nino Bixio. In meno di centro metri troviamo, alla sinistra della strada, la Chiesa di San Giuseppe, con l'esterno ed anche l'interno profondamente segnati da contrafforti, che reggono archi a tutto sesto, e con una copertura a spioventi.

Visualizza la mappa Nei dintorni di Oliena Informazioni turistiche

Nei dintorni di Oliena sono stati portati alla luce i resti del Villaggio nuragico Sa Sedda e Sos Carros; delle Tombe di giganti Donnicoro, Lainattu; dei Protonuraghi Badu 'e Chercu, Gollei, Susune; dei Nuraghi semplici Arrennegula, Biriai, Chessa Ruia, Enatuda, Fratale, Ganagosula, Luduruju, Muggiaglio, Othate, Pirastru Tortu, Preda 'e Serra, Sa Luzzana, Sarunele, Satzaresu, Su Cungiadu, Suvegliu, Torcodossile, Toroddai; del Nuraghe complesso d'Enitte; ed anche del Nuraghe Orrighile, di tipologia indefinita con insediamento abitativo, che viene segnalato però come semplice Villaggio nuragico. Tra gli altri reperti archeologici sono presenti le Grotte del Rifugio, del Guano, di Sa Oche, di Su Bentu, la Grotta Corbeddu e la Grotta di Sisaia, nelle quali sono stati rinvenuti reperti molto significativi.

Da Oliena sulla strada Provinciale per Dorgali incontriamo il Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata

Dal centro di Oliena prendiamo la SP46 in direzione di Dorgali, proseguiamo per poco più di quattro chilometri, e troviamo sulla destra una deviazione con le indicazioni per la Chiesa di Nostra Signora del Monserrata. La seguiamo per circa cinquecento metri, poi svoltiamo a destra e, dopo duecento metri, arriviamo al cosiddetto novenario campestre dedicato a Nostra Signora di Monserrata, che si trova su un pianoro in lievissimo pendio, all'interno del quale si trova il Santuario Campestre di Nostra Signora di Monserrata, che occupa quasi il vertice di un triangolo, lungo i cui lati sono disposte le cumbessias, aperte verso la campagna. La Chiesa, che risale al 1543, come riporta una scritta in pietra posta al suo interno, è stata in seguito abbondantemente rimaneggiata. L'interno ha una sola navata suddivisa da archi acuti, ha un altare collocato entro un vano absidato coperto a semicupola, ed a destra del presbiterio si apre una Cappella con volta a crociera, intonacata di un colore pastello. L'esterno ha un prospetto a capanna, ed ha un campanile a vela con ai lati due curiosi pinnacoli.

Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: mura esterne che circondano il cortile e la Chiesa  Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: la Chiesa  Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: immagine della Madonna sulla facciata della Chiesa  Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: interno della Chiesa  Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: le cumbessias Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: palco per gli spettacoli della Festa Oliena-Santuario dedicato a Nostra Signora di Monserrata: bella veduta delle montagne dietro al palco per gli spettacoli della Festa

Come abbiamo detto, le cumbessias che ospitano i fedeli in occasione della Festa sono disposte a schiera, su due ali divergenti rispetto alla Chiesa, e sono recentissime, realizzate in blocchetti di calcestruzzo a vista. La Festa della Nostra Signora di Monserrata è una Festa campestre che si svolge ogni anno l'8 settembre, preceduta dalla novena che inizia a fine agosto. Oltre alle cerimonie religiose, si svolgono numerose competizioni sportive, manifestazioni folkloristiche e spettacoli serali che variano di anno in anno.

Presa la deviazione per Su Gologone incontriamo il Santuario di San Giovanni Battista

Proseguiamo sulla SP46 in direzione di Dorgali per circa un chilometro, ed, alle indicazioni, svoltiamo a sinistra in direzione dell'Hotel e delle fonti di Su Gologone. Dopo poco più di due chilometri, troviamo una sterrata sulla destra che ci porta all'ingresso del Santuario di San Giovanni Battista. Intorno alla Chiesa di San Giovanni, che era già costruita nel 1595 come risulta da un libro di conti che arriva fino al 1664, si trova un cortile quasi rettangolare, al quale si accede attarverso un cancello collocato sul retro della Chiesa. L'interno ha un'aula unica, suddivisa in tre campate con volta a botte rinforzata da archi, ed il presbiterio accoglie l'altare in muratura, che in una nicchia contiene la statua del Santo. L'esterno della Chiesa è semplice e povero, la facciata termina orizzontalmente ed ha un portale sormontato da un piccolo oculo.

Oliena-Santuario di San Giovanni: mura esterne che circondano il cortile e la Chiesa  Oliena-Santuario di San Giovanni: facciata Oliena-Santuario di San Giovanni: facciata Oliena-Santuario di San Giovanni: cortile interno

Nel cortile che si trova all'esterno della Chiesa cresce un un olivastro secolare di rara bellezza, e, sempre nel cortile, si affacciano diverse costruzioni e si trovano le cumbessias che ospitano i fedeli in occasione della Festa campestre di San Giovanni Battista, che si svolge il 24 giugno ed è preceduta dalla novena. La mattina del 24 numerosi cavalieri si radunano presso la casa del priore e partono per il Santuario, dove, al loro arrivo, si svolge la processione intorno alla Chiesa e quindi la messa solenne. Al termine si svolge Su Humbidu, il tradizionale banchetto che in passato era offerto dai pastori. Sino agli anni '40 del Novecento, l'ultimo giorno della Festa i cavalieri, rientrando in paese, si fermavano in periferia e si esibivano nel salto di un gran falò, sul quale ardeva s'Istatua, la statua, che consisteva in un fantoccio di stracci, allo scopo di scacciare le influenze malefiche che potevano incombere sulla comunità.

Vicino al Santuario di San Giovanni si trovano i ruderi della Chiesa di Santa Lucia

Oliena-Ruderi della Chiesa di Santa LuciaAll'altro lato della strada provinciale, ossia sulla sinistra, una sterrata ci porta a raggiungere gli interessanti ruderi della Chiesa di Santa Lucia. La Chiesa aveva una pianta ad una sola navata, costituita da quattro campate a pianta irregolare, rette da archi a sesto acuto, cui corrispondono esternamente i contrafforti. La Chiesa è, però, diroccata e in stato di completo abbandono. Ha una struttura in pietre di pezzatura e colore differenti, che reggeva una travatura in legno di cui rimangono solo pochi frammenti. L'unica parte ancora coperta è il presbiterio, con volta a crociera, e con un altare addossato alla sua parete terminale.

Il Ristorante Hotel Su Gologone Informazioni turistiche

Percorsi appena una cinquantina di metri, circa cinquecento metri prima di arrivare alle fonti, una strada sulla destra ci porta, dopo circa settecentocinquanta metri, all'Hotel e Ristorante Su Gologone.

Consigliato dalla Guida Michelin per il suo charmeNel celebre Hotel Su Gologone è possibile trascorrere una vacanza di relax abbinata a visite all'interno della Barbagia, dove abbiamo pernottato in camere delle quali ci piace ricordare il gradevole arredamento. Da oltre mezzo secolo, la struttura è sicuramente una delle migliori dell'Isola, indirizzo giusto per vivere un'esperienza all'insegna dell'arte sarda nelle sue molteplici applicazioni, ossia ceramiche, tessuti, sculture e tanto altro ancora. L'Hotel trent'anni fa era un chiosco rivendita di panini e bibite per chi andava verso il mare, ma oggi non teme il confronto con i più blasonati della Costa Smeralda, ma con un'anima ben più sarda ed artistica.

Oliena-Hotel Su Gologone: esterno Oliena-Hotel Su Gologone: camera Oliena-Hotel Su Gologone: camera

Oliena-Ristorante Su Gologone: la cucinaPasto accurato a prezzo contenutoAll'Hotel è abbinato l'importante Ristorante Su Gologone, un locale con la cucina sarda in un ambiente tradizionale, che viene consigliato dalla Guida Michelin ed indicato come Bib Gourmand per il suo ottimo rapporto tra la qualità ed il prezzo. Dispone di tre sale, e scegliere la più suggestiva non è facile. Si può scegliere quella con immenso camino per assitere alla cottura del celebre porceddu, quella più intima dedicata ad una celebre ceramista, o ancora quella di un pittore sardo. Comunque sia, il Ristorante si fa scrupolo di seguire e ricercare la tradizione sarda, ovviamente dell'entroterra.

Le fonti carsiche di Su Gologone

Percorsi settecentocinquanta metri, troviamo sulla destra la strada in cemento in salita che porta nella valle di Lanaitto. Proseguendo dritti, percorsi altri cinquecento metri, parcheggiamo e raggiungiamo sulla sinistra le fonti carsiche di Su Gologone. Sono le più grandi e scenografiche, oltre che le più conosciute, della Sardegna. Nella parete rocciosa, alle falde del Supramonte di Oliena, da una fonte carsica sgorga l'acqua potabile limpida e fresca, con una portata di 300 litri al secondo. Forma un vero torrente che, passato un boschetto di eucalipti, si getta direttamente nel fiume Cedrino. La frattura nella roccia dalla quale sgorga la fonte è stata esplorata fino a cento metri di profondità.

Oliena: su Gologone: fonti carsiche di Su Gologone Oliena: su Gologone: fonti carsiche di Su Gologone Oliena: su Gologone: fonti carsiche di Su Gologone Oliena: su Gologone: fonti carsiche di Su Gologone Oliena: su Gologone: il torrente che si immette nel fiume Cedrino Oliena: su Gologone: il bosco circostante Oliena: su Gologone: area attrezzata nel bosco

La Chiesa di Nostra Signora della Pietà

Oliena: la Chiesa di Nostra Signora della PietàA metà della strada, prima di arrivare alle fonti di Su Gologone, si trova sulla destra, addossata contro la roccia, la Chiesa di Nostra Signora della Pietà. La Chiesa mostra nel prospetto molto semplice, ma con un coronamento a doppia inflessione, con volute terminali. Sulla sommità, al centro, ha un campanile a vela che si chiude con un timpano, e che sostiene una campana. L'interno ha due campate con volta a vela, separate da archi a sesto acuto, ed ha un presbiterio con un altare, staccato dalla parete. Al centro è presente un tabernacolo tra due colonne per parte, che conserva una statua della Madonna che sostiene il Cristo morto. La Festa di Nostra Signora della Pietà si svolge in settembre.

Lungo la strada verso la valle di Lanaitto sono state trovate la Grotta del Rifugio e la Grotta del Guano

Passato l'Hotel, prima delle fonti di Su Gologone, circa a metà strada, si trova sulla destra una strada di cemento in salita che porta verso la valle di Lanaitto. La strada parte verso sud e curva poi verso est. Qui si trovano due grotte, che non sono visitabili, sono stati rinvenuti importanti reperti archeologici, tra i quali materiali fittili e lirici risalenti al Neolitico Medio, durante il quale si è assistito alla nascita ed allo svilupparsi della Cultura di Bonu Ighinu, ed al Neolitico Finale, nel quale si è affermata la Cultura di Ozieri.

Percorso circa un chilometro e mezzo, è stata rinvenuta alla destra della strada la Grotta del Rifugio, così chiamata dato che nella primavera del 1961 vi hanno trovato riparo, durante un acquazzone, gli speleologi del Gruppo Grotte Nuorese. Le ricerche condotte nel 1977 e 1978 hanno portato alla scoperta del corridoio d'ingresso al pozzo sepolcrale contenuto nella cavità, nel quale sono stati rinveuti numerosi reperti archeologici.

Dopo altri quasi cinquecento metri, alla destra della strada, è stata rinvenuta la Grotta del Guano. In essa, negli scavi compiuti nel 1978, sono stati rinvenuti un idoletto che, più che una dea madre, fa ipotizzare una figurina antropozoomorfa, due vasi con beccuccio versatoio nuovi come tipologia per quanto riguarda i reperti della Cultura di Ozieri ed un frammento di ciotolina carenata a superficie ingubbiata rossa con motivi di linee orizzontali a zig zag dipinte in nero.

Nella valle di Lanaitto raggiungiamo il Villaggio nuragico Sa Sedda e Sos Carros

Oliena-Valle di LanaittuProseguendo, la strada curva verso sud e porta all'interno della valle di Lanaitto, che si sviluppa verso il centro del Supramonte, percorsa dal Rio Sa Oche, le cui acque hanno portato nel corso dei millenni alla formazione di straordinari fenomeni carsici. A circa sette chilometri da dove abbiamo imboccato la strada, si arriva a un bivio, con le indicazioni a sinistra per il Villaggio nuragico di Tiscali, che si trova in territorio di Dorgali, ed a destra per il Villaggio nuragico di Sa Sedda e Sos Carros, che è, invece, interritorio di Oliena. Seguendo le indicazioni per il Villaggio nuragico di Sa Sedda e Sos Carros, che letteralmente sta ad indicare il punto di passaggio dei carri, poco dopo troviamo un piazzale dove possiamo parcheggiare, nei pressi della casa detta Il Rifugio, dove ha sede la società speleologica e da dove partono le visite guidate. C'è anche un sentiero che permette di raggiungere il villaggio Sa Sedda e Sos Carros da ovest, partendo da Oliena, ma il modo più agevole di arrivarci è provenendo da Dorgali, come abbiamo fatto noi.

Oliena-Valle di Lanaittu: la strada verso il Rifugio Oliena-Valle di Lanaittu: il Rifugio

Solo una parte del villaggio è stata portata alla luce, gran parte dell'insediamento è ancora da scavare. È formato da numerose capanne a pianta circolare ed ovale. Possiamo vedere un cortile centrale, sul quale si aprono diversi ambienti, alcuni ritenuti un opificio utilizzato dai primitivi per la lavorazione dei metalli, e l'area sacra. Quest'ultima comprende una camera, pavimentata in calcare, con un sedile in pietra che si sviluppa lungo tutti i muri. Nell'area sacra si trova la Fonte sacra, a forma circolare, realizzata con filari di blocchi di basalto. Tra i blocchi di basalto, troviamo un filare formato, invece, da blocchi di calcare bianco, con scolpite protomi a testa d'ariete dalle quali usciva l'acqua, che arrivava a una vasca circolare al centro della fonte. Importante l'ingegneria idraulica, che rende questo pozzo unico nel suo genere.

Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: i monti a nord del villaggio Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: accesso al villaggio Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: la Fonte sacra Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: bacile al centro della Fonte sacra Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: protome a testa d'ariete dalle quali usciva l'acqua Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: sedile, dall'altro lato del bacile doveva essercene un altro Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: area per la forgiatura dei metalli Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: altra vasca sacra a monte di quella contenete il bacile Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: altra vasca sacra a monte di quella contenete il bacile Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: resti di capanne del Villaggio nuragico  Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: resti di capanne del Villaggio nuragico  Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: resti di capanne del Villaggio nuragico  Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: resti di capanne del Villaggio nuragico  Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: resti di capanne del Villaggio nuragico  Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: bastioni megalitici a difesa del villaggio Oliena: il villaggio Sa Sedda e Sos Carros: capanna dell'età del ferro

Oliena-Villaggio Sa Sedda e Sos Carros: pesi da telaio e fusaiole fittiliLa costruzione del villaggio è iniziata verso il 1300 avanti Cristo circa, nell'Età del Bronzo Medio, ed il villaggio è stato abitato anche in seguito, di sicuro almeno fino all'età del Ferro. Nell'area sacra sono stati trovati pesi da telaio e fusaiole fittili, che oggi sono conservati nel Civico Museo Archeologico di Dorgali. Sono stati rinvenuti, inoltre, oltre 150 chili di bronzo, destinati ad un nuovo ciclo di lavorazione, che potrebbero essere legati ad un'officina fusoria che, probabilmente, sorgeva nelle vicinanze dell'abitato.

Oliena-villaggio Sa Sedda e Sos Carros: askos in lamina di bronzo con versatoio e protome bovina, ispirato a modelli cipriotiTra i numerosi oggetti in bronzo, è stato rinvenuto un bel vaso askoide in lamina di bronzo con versatoio e protome bovina, ispirato a modelli ciprioti, datato presumibilmente età del Ferro. Sono stati rinvenuti anche una navicella di notevoli dimensioni con protome cervina e la splendida protome di muflone di un'originaria navicella, oltre ad altre tipologie di manufatti, spilloni, immanicature di strumenti da lavoro e di armi, contenitori emisferici in lamina bronzea, un pezzo d'ambra non lavorata e vaghi di collana dello stesso materiale. Gran parte dei reperti rinvenuti sono conservati nel Museo Nazionale Archeologico di Nuoro e nel Museo Archeologico ed Etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari.

La Grotta di Sa Oche e la Grotta di Su Bentu

Oliena-Resti della Tomba di giganti a poca distanza dall'ingresso della Grotta di Sa OcheLa strada che porta dal piazzale del parcheggio al villaggio fiancheggia il costone roccioso. Lungo questa strada, una deviazione sulla sinistra porta al grandioso sistema carsico costituito dalla Grotta di Sa Oche, ossia Grotta della voce, che si apre a 150 metri d'altitudine, ed in essa si creano dei forti boati per la grande quantità di aria spinta all'interno dall'acqua a seguito di temporali. La Grotta presenta un ampio ingresso, ha una lunghezza di 260 metri, è attraversata da un fiume, e al suo interno si formano tre diversi laghi. A poca distanza dall'ingresso della Grotta de Sa Oche sono stati rinvenuti i resti di una Tomba di giganti, che probabilmente poteva avere qualche relazione con il vicino villaggio.

Lungo la strada che ci ha portato al parcheggio, un'altra deviazione sulla sinistra porta alla Grotta di Su Bentu, ossia Grotta del vento, che si trova più a sud, ma più in alto rispetto alla Grotta di Sa Oche. Si apre a 206 metri d'altitudine, presenta un andamento prevalentemente orizzontale, è anch'essa ricca di laghi e saloni e costituisce un sistema complesso, con uno sviluppo estremamente ampio, del quale non è ancora nota la lunghezza.

Entrambi le grotte sono di tipo carsico, famose per essere tra le grotte più grandi in Europa, e sono collegate tra loro da un sifone naturale di oltre cento metri, interamente sommerso, che, nei periodi piogge copiose, agisce come valvola di svuotamento. Le due grotte, che raggiungono i cento metri d'altezza, sono ornate da stupende stalattiti e molteplici concrezioni, che le rendono luoghi di eccezionale bellezza.

La Grotta Corbeddu con i numerosi resti che sono stati rinvenuti al suo interno

Grotta Corbeddu: scavi all'internio della grottaPiù a sud e più in alto, ma difficilmente raggiungibile ed oltre tutto chiusa ai visitatori, si trova la grotta Corbeddu, che deve il suo nome al famigerato bandito barbaricino Giovanni Corbeddu, vissuto verso la metà dell'800, che la scelse come suo rifugio. Si tratta di una cavità a sviluppo pressoche orizzontale, lunga circa 130 metri, suddivisa in tre sale principali, che termina in un piccolo ambiente, ed è raggiungibile attraverso un sentiero che ha inizio a destra dell'ingresso della grotta Sa Oche e risale la montagna. Nella Grotta Corbeddu sono stati rinvenuti alcuni resti che vengono fatti risalire al Paleolitico Superiore, che si è sviluppato tra il 35 e il 10 mila avanti Cristo, ed al Mesolitico, che si è sviluppato tra il 10 ed il 6mila avanti Cristo. Grotta Corbeddu: resti di Megaceros CaziotiLa Grotta è stata abitata a partire dal Paleolitico Superiore, esattamente da 25 o 26mila anni fa. Sono stati, infatti, rinvenuti frustoli di carbone assieme ad ossa di animali selvatici con segni di combustione, la cui datazione radiometrica è quella indicata. Si tratta di un cervo di grandi dimensioni, il Megaceros Cazioti, che all'interno della valle non sembra aver subito il fenomeno del nanismo, documentato fra le stesse specie animali nelle altre isole del Mediterraneo. Sono stati, poi, rinvenuti i resti scheletrici del canide sardo, il Cynoterium Sardous, che aveva la dimensione di una piccola volpe, estremamente strano data l'assenza di grossi carnivori nell'ambito delle faune insulari.

Grotta Corbeddu: resti di un osso mascellre umanoNella Grotta sono stati trovati anche frammenti ossei umani, da uno strato datato, col metodo del Carbonio 14, tra i venti ed i 14mila anni fa, e che appartengono quindi ad uno dei più antichi insediamenti umani in Sardegna. Si tratta del più antico ritrovamento di ossa umane in Sardegna. Sono stati rinvenuti anche rozzi strumenti come raschiatoi, lame e bulini, alcuni in osso, ma per la maggior parte in selce e quarzo, datati anch'essi fra i 14 ed i 12mila anni or sono. In strati superiori, appartenenti al Mesolitico, sono stati rinvenute, anche, ossa ammucchiate al centro della grotta, oltre a resti di un roditore endemico delle dimesioni di una lepre ma senza la coda, il Prolagus Sardus, che costituiva una importante risorsa alimentare ed è ormai estinto. Sono stati rinvenuti anche resti di focolari ed altro notevole materiale ancora in fase di studio.

Nella valle di Lanaitto nella Grotta di Sisaia sono stati rinvenuti i resti della cosiddetta Donna di Sisaia

Nella valle di Lanaitto vicino a Oliena, nella quale tanti reperti archeologici sono stati portati alla luce, in località Borrosca, a ridosso del versante occidentale di monte Gutturgios, nel percorrere il sentiero che adduce al canyon di Doloverre, è stato trovato un piccolo anfratto, parzialmente occultato dalla verde macchia mediterranea, aperto tra le fessure della parete calcarea, chiamato la Grotta naturale di Sisaia. In essa sono stati rinvenuti i resti di una donna sepolta, chiamata la Donna di Sisaia, con un povero corredo funebre, costituito da una ciotola, un tegame, una macina di granito e tracce di legno combusto. La datazione effettuata la attribuisce alla Cultura di Bonnanaro, che si è sviluppata in Sardegna tra l'Età del Bronzo Antico e quella del Bronzo Medio, e si può presumere che risalga, quindi, a circa 4500 anni fa. Nel suo volume «La storia del dolore», Gualtiero Bellucci scrive: «Il ritrovamento ha aperto nuovi interrogativi. Si tratta di un chiaro esempio di trapanazione cranica con sopravvivenza, eseguito con fine tecnica operatoria, mediante l'uso di un trapano cilindrico, con estrazione e successiva riapposizione del disco osseo, con perfetta saldatura, che non può non stupirci! Altre sorprese ha rilevato lo scheletro, quali fratture dell'arto superiore sinistro, ben ricomposte, e una neoplasia ossea del sacro che doveva rendere assai dolorosa la deambulazione, la giacitura supina e anche lo stare seduta. Una donna che aveva indubbiamente molto sofferto, per la quale è stata avanzata la supposizione che soffrisse di male sacro e che fosse, essa stessa, una guaritrice».

Nuoro-Museo Nazionale Archeologico: scheletro della Donna di Sisaia Nuoro-Museo Nazionale Archeologico: scheletro della Donna di Sisaia Nuoro-Museo Nazionale Archeologico: scheletro della Donna di Sisaia con i segni della trapanazione cranica

Proseguendo verso Dorgali troviamo il centro ippico

Riprendiamo la SP46 in direzione di Dorgali e la segiamo per circa due chilometri ed ottocento metri, poi troviamo la deviazione verso sinistra che, in circa trecento metri, ci porta nella piana di Frathale, dove si trova il Centro Ippico, nel quale si tengono corsi di equitazione anche per bambini e disabili. Presso questo centro, durante le manifestazioni del 21 agosto per la Festa di San Lussorio, si svolge Su Palu de Sos Vihinados, il Palio dei Vicinati, organizzato dal comitato dei giovani di Oliena, che abbiamo già descritto.

A sud est del paese si trova l'area di sosta del Monte Maccione

Oliena-Monte MaccioneDal centro di Oliena si prende la SP22 verso sud est, che è la continuazione di via Maggiore Toselli e prende il nome di via Corrasi, ed esce dall'abitato in direzione appunto sud orientale, seguendo le indicazioni per la Cooperativa Enis, e ci porta sul Monte Maccione. Usciti dall'abitato, questa strada, qui chiamata istrada nova, ci porta in poco meno di tre chilometri, tra curve a tornanti in una strada in cemento, molto tortuosa, all'area di sosta del Monte Maccione, che si trova a un'altezza di ottocento metri, sovrasta la cittadina chiamata Oliena, ed è ricoperto di lecci ed altri alberi secolari. Sul Monte Maccione si trovano strutture turistiche ricettive.

Il Ristorante della Cooperativa Enis Informazioni turistiche

Lungo la strada per l'area di sosta del Monte Maccione, seguendo le indicazioni prendiamo una strada sulla sinistra che, in circa centocinquanta metri, ci porta al Ristorante della Cooperativa Enis.

Una cucina di qualitàIn località Monte Maccione si trova l'Enis Hotel con il Ristorante Enis, un locale specializzato nella cucina sarda in un ambiente semplice, che viene consigliato dalla Guida Michelin e che viene indicato con il Piatto Michelin per la sua cucina di qualità. Immerso in un bosco di lecci secolari, sorge in una posizione isolata, circondato dal verde e dalla tranquillità, ed è un luogo ideale per gli amanti delle escursioni in montagna. Si tratta di un Ristorante pizzeria con proposte di cucina regionale, che dispone anche di alcune camere semplici ma confortevoli, dalle quali si ha una bella vista sulle cime montuose circostanti. Offre un menu a prezzo contenuto, ma per un pasto in questo Ristorante è suggerita la prenotazione.

Raggiungiamo la località Sos Prados

Proseguendo oltre l'area di sosta per poco più di altri due chilometri, raggiungiamo la località denominata Sos Prados, che è il pianoro, il passo, il luogo al quale si può giungere con un fuoristrada, e dal quale ci si può incamminare a piedi per raggiungere le cime del Monte Corrasi, sul Supramonte di Oliena.

Il Supramonte di Oliena

Il Supramonte è un complesso montuoso di altopiani carbonatici che occupano la parte centro orientale della Sardegna, che si estende per 35.000 ettari nei territori di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Baunei e Dorgali, paesi situati ai piedi delle alte pareti calcaree che delimitano i confini dell'altopiano. In realtà, quello che noi definiamo Supramonte non esiste dal punto di vista geografico, nel senso che questo termine è una traduzione in italiano di un modo di dire sardo ad indicare i monti sopra, che in realtà sta ad indicare tutti quelli più alti rispetto a dove tu ti trovi. Costituito da rocce di dolomie e calcari e incorniciato da montagne carsiche tra le più alte della Sardegna, seconde in altezza solo a quelle del Gennargentu, è pressoche inaccessibile a chi non ne conosca i segreti. Si sconsiglia di avventurarsi da soli nel Supramonte e si raccomanda di chiedere informazioni all'Ispettorato Forestale di Nuoro.

Il Supramonte di Oliena va dalla località di Sos Prados alla vetta del Monte Corrasi di 1.463 metri, alla Punta di Sos Nidos di 1.348 metri, alla Punta Cusidore di 1.147 metri, fino alla gola di Badde Su Tuo. Il monte Corrasi, con i suoi 1.463 metri, costituisce la vetta più alta di tutto il complesso montano. Per la particolarità e la ricchezza delle specie che crescono su questo monte, la Società Botanica Italiana ha incluso dal 1971 il monte Corrasi nel censimento dei biotopi di rilevante interesse vegetazionale e meritevoli di conservazione. Conosciuto per i suoi calcari, ospita la famosa Nurra de Sas Palumbas, una Grotta di rilevante importanza faunistica.

Oliena-monte Corrasi Oliena: la punta Sos Nidos Oliena: la punta Cusidoore

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Oliena ci recheremo nel Nuorese, a visitare la Città di Nuoro, capoluogo della Provincia omonima e considerata la capitale della Barbagia. Visiteremo il centro della Città parlando dei tanti personaggi storici e culturali che l'hanno resa illustre, e nella successiva tappa visiteremo il monte Ortobene e le altre frazioni, per recarci poi a visitare i principali siti archeologici presenti nei dintorni.


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