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Visita del sito istituzionale del comune

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Oschiri visita del lago sul fiume Coghinas e della Chiesa di Nostra Signora di Castro

In questa tappa del nostro viaggio, continueremo la visita del Monteacuto e arriveremo a Oschiri per vedere la Chiesa di Nostra Signora di Castro. Le altre Chiese presenti lungo questa strada le incontreremo in Provincia di Sassari. Vedremo anche il lago sul fiume Coghinas.

La Regione storica del Monteacuto, chiamata anche Logudoro Monteacuto

La Regione storica del MonteacutoIl Logudoro è stato, nel periodo medioevale, uno dei quattro Giudicati che ha avuto come capoluogo prima Porto Torres, in seguito Ardara, ed infine Sassari. Oggi possiamo dividere questa Regione in tre parti: il Logudoro Turritano, il cosiddetto Sassarese, a nord; il Logudoro Meilogu a ovest; ed il Logudoro Montacuto a est. Più in particolare, il Monteacuto comprende la piana di Chilivani e le propaggini dei monti del Goceano, di Alà dei sardi e del Limbara. Il nome deriva da quello del Castello giudicale edificato a Berchidda nel tredicesimo secolo. Il paesaggio del Monteacuto è caratterizzato dall'alternarsi di alture e zone pianeggianti. Oggi il Monteacuto si trova economicamente diviso in due zone, il cui confine è segnato dal fiume Coghinas. I comuni che fanno parte del Monteacuto orientale sono: Alà dei Sardi, Berchidda, Buddusò, Monti, Oschiri e Padru. Quelli che fanno parte, invece, del Monteacuto occidentale sono Nughedu San Nicolò, Ozieri, Pattada e Tula. Nel Monteacuto si parla il Logudorese, a ovest nell'arcaica variante settentrionale nuorese, mentre a est in quella comune. L'altopiano di Buddusò, a sud est, è la zona di convergenza tra queste due varianti linguistiche.

Visualizza la mappa In viaggio verso Oschiri

Da Berchidda torniamo verso sud con la SP62, che ci porta sulla SS597 del Logudoro, la prendiamo verso sud ovest, la seguiamo per circa dieci chilometri, poi deviamo verso sud sulla SS392 del Lago del Coghinas, e questa strada statale ci porta all'interno dell'abitato di Oschiri. Dal Municipio di Berchidda a quello di Oschiri abbiamo percorso 13.4 chilometri.

Un altro modo per arrivare ad Oschiri è, uscire da Berchidda con la SP62, passata la deviazione sulla SS597 del Logudoro, proseguiamo e, poco più avanti, prendiamo la SS199 di Monti verso sud ovest, la seguiamo per poco meno di undici chilometri, ed arriviamo nell'abitato di Oschiri. Dal Municipio di Berchidda a quello di Oschiri abbiamo percorso, seguendo questa strada, 12.9 chilometri.

La cittadina chiamata Oschiri Informazioni turistiche

Oschiri-Veduta dell'abitatoOschiri-Stemma del comuneLa cittadina chiamata Oschiri (nome in lingua sarda Oscheri, nome gallurese Óscari, metri 202, abitanti 3.472 all'1 gennaio 2011 comprese le frazioni) è un importante centro ad economia agropastorale appartenente alla Regione storica del Monteacuto, ai confini tra la Gallura ed il Logudoro, situato nella parte centrale della Provincia di Sassari Pausania, sul monte Acuto, ai piedi del monte Limbara. Gli abitanti vivono per la maggior parte nel capoluogo comunale, ed il resto della popolazione si divide tra le località Giagone, Pianas Sa Murighessa, San Leonardo, ed in un discreto numero di case sparse. Il territorio ha un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, dato che si raggiungono i 1.023 metri di quota. Nell'abitato passa la SS199 di Monti, e l'abitato è attraversato anche dalla SS392 del lago di Coghinas. La linea ferroviaria che collega Ozieri con Chilivani e da qui prosegue per Golfo Aranci e Porto Torres, ha uno scalo sul posto.

Origine del nome

Il suo nome, attestato nella documentazione medievale come Oscari, secondo alcuni potrebbe derivare dal greco òschos, che indica un tralcio di vite con un possibile riferimento a Bacco, oppure dalla voce greca òskiros, ad indicare una fortezza.

La sua economia

Per quanto riguarda la sua economia, in una zona in cui si è sviluppata l'industria zootecnica e la viticoltura, Oschiri resta essenzialmente una terra di allevatori e contadini, con un discreto comparto industriale. L'agricoltura produce cereali, ortaggi, foraggi, vite, ulivi, frutta, e si pratica anche l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L'industria è costituita da aziende che operano nei comparti alimentare, lattiero-caseario, della lavorazione del legno, dei materiali da costruzione, edile e dell'energia elettrica, prodotta mediante il potente impianto idroelettrico del Coghinas. Modesta è la presenza del terziario. Ultimamente la scoperta della potenzialità turistica del territorio sta dando origine a nuove possibilità di sviluppo e sta creando nuove opportunità lavorative. L'apparato ricettivo offre possibilità di ristorazione e di soggiorno. Per quanto riguarda la gastronomia, oltre al pane carasau ed ai genuini formaggi pecorini, il piatto tipico del paese sono le panadas, cestelli di pasta ripieni di carne e aromi naturali.

Brevi cenni storici

Il territorio è stato frequentato fino dal periodo preistorico dato che dai reperti ritrovati nelle zone adiacenti al paese è possibile ipotizzare la presenza nel territorio di popolazioni sin dal periodo nuragico. Vi si trovano infatti Domus de Janas, Dolmen, Tombe di giganti e una trentina di Nuraghi tutti in buono stato di conservazione e facilmente visitabili. La zona di Santu Istevene rivela la presenza di Fenici, che sfruttano la posizione strategica di questa zona per i loro commerci. Subisce quindi la dominazione romana, durante la quale vi viene costruito un castrum a difesa dalle invasioni dei Corsi e dei Balari, che viene dotato di un porto fluviale sul fiume Coghinas, il quale prima della costruzione della diga era navigabile, in corrispondenza con le piene del fiume. Il borgo di Oschiri sorge in periodo medievale, sui resti della fortificazione romana di Castrum e del villaggio medievale di Oppidum Octi. Dal secolo undicesimo fino al 1272 fa parte del Giudicato di Torres nella Curatoria di Ogianu. Le sue antiche origini sono testimoniate dall'esistenza di varie Chiese romaniche, tra le quali la Chiesa di San Demetrio del 1158, la Chiesa di Nostra Signora di Castro, eretta nella seconda metà del dodicesimo secolo, e sede vescovile fino al 1505 di un borgo medioevale scomparso, ad ovest del paese e la Chiesa di Nostra Signora di Otti appartenente a un altro villaggio scomparso, verso est. Nella seconda metà del tredicesimo secolo, Oschiri viene occupata dai Giudici d'Arborea, poi, con la fine dei questo Giudicato, il territorio passa nelle mani di diverse signorie, tra cui i Doria, i Malaspina. I Giudici d'Arborea e gli Aragonesi se la contendono a lungo, finche nel diciottesimo secolo, sotto la dominazione spagnola, diviene possedimento della famiglia dei Tellez-Giron alla quale rimane sino al 1843. Passata ai Piemontesi e successivamente al Regno d'Italia, il forte incremento demografico del diciannovesimo secolo ha come conseguenza una notevole espansione urbanistica che si ritrova nello sviluppo del centro urbano. In periodo repubblicano, dagli inizi del secolo fino a dopo gli anni '50 l'emigrazione ha, però, fortemente spopolato il paese, e solo negli ultimi decenni è riaffiorato un certo senso di benessere. Del Comune di Oschiri nel 2001, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la Provincia, da quella di Sassari a quella nuova di Olbia e Tempio Pausania.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Oschiri

Oschiri-Gruppo Folk Nostra Signora di CastroA Oschiri sono attivi, tra gli altri, il Gruppo Folk Nostra Signora di Castro di Oschiri, l'Associazione Piccolo Grande Coro Oschirese, ed anche l'Associazione Culturale Musicale I Cantori di Oschiri. I loro componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località. Oschiri è paese chiamato ballo sardo, canto logudorese e canto a tenore, ed i suoi costumi rimandano all'essenza della Sardegna più antica e mediterranea. Tra le Feste e Sagre che si svolgono ad Oschiri, meritano di essere citati, i riti della Settimana Santa; dal lunedì dell'Angelo alla seconda domenica dopo Pasqua, la Festa di Nostra Signora di Castro, nell'omonimo Santuario; la terza domenica di maggio la Festa di San Leonardo; l'ultima domenica di maggio, la Festa della Madonna di Otthi la prima domenica giugno la Festa di Santa Barbara; l'ultima settimana di agosto, la Sagra della Panada; il 29 agosto la Festa di San Giovanni Battista; il 17 ottobre si festeggia il patrono, San Demetrio, ed altre celebrazioni in onore del Santo si hanno il 10 settembre, ricorrenza anche di Santa Lucia; l'8 dicembre vi si svolge il Torneo di Scacchi Città di Oschiri, sponsorizzato dalla Federazione Scacchistica Italiana.

La Sagra della Panada

Intorno alla metà del mese di agosto si tiene la Sagra della Panada, che rappresenta un grande evento gastronomico. Le panadas, sono cestelli di pasta ripieni di carne e aromi naturali, che vengono esibite orgogliosamente come simbolo del paese, e costituiscono un alimento di facile conservazione e buona durata, dato che conservano inalterato il loro gusto nel tempo. Proprio per questo motivo rappresentavano la base dell'alimentazione agropastorale, realizzate con ingredienti che le rendono un piatto unico, con un forte contenuto proteico ed un gusto inimitabile.

Visualizza la mappa Visita del centro di Oschiri e dei suoi immediati dintorni

Oschiri-Via del centro storicoL'abitato, interessato da forte espansione edilizia, si estende tra le lente ondulazioni di una vasta distesa pianeggiante. Entriamo nella cittadina con la SS199, che all'interno dell'abitato assume il nome di viale Italia e ci porta in centro. Il centro storico del paese rappresenta uno dei maggiori esempi di architettura rurale, caratterizzato da strade strette, talvolta pavimentate in pietra e affiancate da case basse molto grandi. Nel centro storico si possono verede alcuni edifici raccolti intorno ad un piccolo slargo, che conservano finestre in stile gotico-aragonese, con eleganti cornici monolitiche, e sugli ingressi architravi scolpite.

La Chiesa parrocchiale della Beata Vergine Immacolata

Oschiri-Chiesa parrocchiale della Beata Vergine ImmacolataDa dove la SS199 entra nell'abitato ed incrocia la SP37, prendiamo il viale Italia e lo percorriamo per quattrocentocinquanta metri. Arriviamo in centro, e, prima che la strada che attraversa il paese cambi il suo nome da viale Italia in via Umberto I, si trova sulla destra la piazza Regina Elena, nella quale possiamo visitare la Chiesa della Beata Vergine Immacolata, che è la Chiesa parrocchiale del paese. Realizzata in posizione dominante dal parroco Gavino Masia nel 1756 circa, su un semplice disegno, ed ornata in seguito di una conveniente facciata, a spese del monsignor Bua, arcivescovo di Oristano, sotto il quale la vicaria di Oschiri viene eretta canonicamente a parrocchia. Dopo un secolo circa dall'erezione, minacciando la rovina, viene chiusa al culto, e si adibisce a Chiesa parrocchiale l'attuale Oratorio di Santa Croce, per circa 45 anni, finche viene eretta l'attuale Chiesa parrocchiale estremamente maestosa, in stile classicheggiante, dedicata alla Beata Vergine Immacolata, che viene aperta al culto nel 1907 e consacrata nel 1915. Una lapide ricorda il benefattore che provvide a far costruire l'altare, fra Bonaventura da Calangianus, un personaggio un poco misterioso, che è entrato a far parte della leggenda popolare.

La Biblioteca e Mediateca Don Gian Carlo Frassu

Oschiri-La Biblioteca e Mediateca Don Gian Carlo FrassuDalla piazza Regina Elena prendiamo leggermente a destra verso la piazza Dante Alighieri, arriviamo in questa Piazza, dalla quale prendiamo verso destra la via Nazionale, dopo una cinquantina di metri svoltiamo a destra in via Xquattordicesimo Maggio, dove, al civico numero 20, alla destra della strada, si trova l'edificio che ospita la Biblioteca e Mediateca Don Gian Carlo Frassu. La biblioteca ha una superficie di oltre trecento metri quadrati, e si articolata in vari ambienti spaziosi e luminosi dove sono stati organizzati i vari servizi bibliotecari e mediatecari.

La Chiesa di San Sebastiano

Oschiri-Chiesa di San SebastianoCosteggiamo il lato destro della Biblioteca, poi svoltiamo a sinistra ed imbocchiamo la via Cagliari, la seguiamo per una cinquantina di metri, poi a sinistra prendiamo la via Brigata Sassari, che costeggia il lato posteriore della Biblioteca. In poche decine di metri, troviamo alla destra della strada la piazza San Sebastiano, al termine della quale si trova la facciata del'antica Chiesa di San Sebastiano.

L'ex Oratorio di Santa Croce

Oschiri-L'ex Oratorio di Santa CroceTornati in piazza Regina Elena, prendiamo di fronte alla Chiesa parrocchiale la via Umberto I, che è la prosecuzione del viale Italia, e si dirige verso ovest. Dopo appena cinquanta metri, troviamo alla sinistra della strada l'ex Oratorio di Santa Croce, che è stata la sede della omonima Confraternita, fondata nel diciassettesimo secolo. L'impianto attuale, con l'ingresso rifatto sulla facciata posteriore, risale al 1860, ma la Chiesa è stata edificata su un impianto originario datato tra il '600 e il '700. L'attuale facciata è interamente affrescata. L'Oratorio è stato utilizzato come Chiesa parrocchiale per circa 45 anni, dopo che era andata in rovina la precedente parrocchiale dedicata alla Beata Vergine Immacolata, che era stata fatta costruire nel 1756 circa, fino alla costruzione della nuova parrocchiale.

Nel vecchio palazzo comunale si trova oggi il Museo Civico di Oschiri

Oschiri-Museo Civico di OschiriProseguiamo lungo la via Umberto I verso ovest per centocinquanta metri, poi prendiamo a destra la via Roma e, dopo una cinquantina di metri, troviamo alla destra della strada il vecchio palazzo comunale, nel quale si trova oggi il Museo Civico di Oschiri. Il Museo ospita una sezione dedicata all'archeologia del territorio di Oschiri, impostasi all'attenzione degli studiosi con famosi ritrovamenti dalla metà dell'800 a oggi, su tutti, il cofanetto in bronzo con coperchio ritrovato da Alberto La Marmora ai piedi del Nuraghe Lugheria. Il Museo ospita, tra l'altro, una navicella in bronzo del tipo più semplice, la testa di una navicella votiva al momento in corso di restauro, e, nella sezione numismatica, parte dei tesoretti monetali ritrovati nel territorio.

Il Municipio di Oschiri

Oschiri-Municipio di OschiriDopo la visita al Museo Civico, torniamo sulla via Umberto I, la riprendiamo verso ovest e, dopo circa cento metri, parte verso sinistra la via Guglielmo Marconi. Al civico numero 9 della via Guglielmo Marconi si trova il palazzo Municipale di Oschiri, che ospita la sede e gli uffici dell'amministrazione comunale. Si tratta di un edificio moderno, di scarso interesse artistico, che è stato realizzato per permettere lo spostamento in una nuova sede dal vecchio palazzo comunale che oggi ospita il Museo Civico.

La Chiesa di San Pietro

Oschiri-Chiesa di San PietroProseguendo per poco più di duecento metri su via Umberto I, poi prendiamo verso destra la circonvallazione San Pietro, dove, dopo altri quasi duecento metri, si trova alla sinistra della strada una grande scalinata che permette l'accesso alla Chiesa di San Pietro, edificata nel tredicesimo secolo, ma che ha subito nel tempo diversi restauri e rimaneggiamenti. Sulla facciata, sopra l'architrave, è presente un'iscrizione seicentesca con la frase «MISERICORS MATER MARIA SEMPER NOSTER POPVLVS ADIBET IN NOMINE IESV ET TVO», ossia «Misericordiosa Madre Maria da sempre dal nostro popolo omaggiata nel nome di Gesù e nel tuo nome».

Il vecchio Campo Sportivo Santa Chiara di Oschiri

Oschiri-vecchio Campo Sportivo Santa Chiara di OschiriNella visita di Oschiri si possono vedere anche altri luoghi, sia pure meno importanti. Proseguiamo lungo la circonvallazione San Pietro per trecentocinquanta metri, poi la strada, fiancheggiando il Campo Sportivo, sbocca sulla via Roma, dove, presa verso destra, si trova l'ingresso del vecchio Campo Sportivo del quartiere Santa Chiara di Oschiri.

Una deviazione verso sud ovest ci porta a raggiungere il Cimitero di Oschiri con la Chiesa di San Demetrio

Oschiri-Ingresso del Cimitero di OschiriDalla piazza regina Elena, dove si trova la Chiesa parrocchiale, invece di prendere verso ovest il corso Umbertto I, prendiamo verso sud ovest la via Monsignor Bua, dopo una settantina di metri a sinistra il viale della Stazione, dal quale, dopo un'altra settantina di metri, parte a destra la via San Demetrio. La percorriamo per centocinquanta metri, poi al bivio continuamo a seguirla leggermente verso sinistra, e la strada inizia a costeggiare il Cimitero di Oschiri. Dopo altri centocinquanta metri, la strada curva a sinistra e, dopo ancora centocinquanta metri, arriviamo di fronte all'ingresso principale del Cimitero di Oschiri.

Oschiri-Chiesa di San DemetrioInclusa all'interno del Cimitero si trova la piccola Chiesa di San Demetrio, una Chiesa romanica che è la più antica Chiesa di Oschiri, edificata nel 1158 stando alla pergamena di consacrazione dell'altare. La Chiesa ha la struttura rivestita da conci di trachite rossa, che l'avvolge, come scrive Francesco Amadu, quasi come un caldo manto policromo. Successivamente, nel 1829, viene costruito un Cimitero intorno alla Chiesa, la cui particolarità è data dal fatto che si tratta del primo Cimitero della Sardegna ad essere chiuso con mura. Dal 9 all'11 settembre vi si festeggia il Santo patrono del paese, che è San Demetrio, nella ricorrenza anche di Santa Lucia, con la Festa dei Santi Lucia e Demetrio, che prevede cerimonie religiose ed una Rassegna di canti sardi.

Una deviazione verso sud est per raggiungere la Stazione Ferroviaria di Oschiri

Oschiri-La Stazione Ferroviaria di OschiriIl viale della Stazione ci fa uscire verso sud est dall'abitato, dopo circa ottocentocinquanta metri, passata la SS199 di Monti, ci porta di fronte alla Stazione Ferroviaria di Oschiri, una stazione di categoria silver posta sulla linea ferroviaria a scartamento ordinario denominata Dorsale Sarda in direzione di Olbia e Golfo Aranci, dopo la stazione di Ozieri Chilivani e le stazioni dismesse di Ozieri Fraigas e di Madonna di Castro, e prima della stazione di Berchidda. Si tratta di un impianto realizzato nell'ultima parte dell'800 dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, e la sua inaugurazione stazione coincide con l'apertura al traffico nel 1880 del tronco ferroviario tra la stazioni di Fraigas e quella di Monti, un tronco che faceva parte della linea da Cagliari a Golfo Aranci Marittima, terminata pochi anni dopo. L'impianto passa alla gestione delle Ferrovie dello Stato nel 1920, che nel 2001 ne cedono la gestione alla controllata RFI. Dinanzi al fabbricato Viaggiatori sono presenti due binari passanti utilizzati per il servizio passeggeri un terzo binario, più a sud, termina tronco in direzione ovest.

L'importante Nuraghe Lugheria nei dinorni del quale è stato rinvenuto il famoso cofanetto in bronzo con coperchio

Dalla Stazione Ferroviaria di Oschiri, proseguiamo lungo la strada che, passata la linea ferroviaria, continua verso sud est. Percorsi settecento metri, a un bivio, prendiamo a sinistra e, dopo duecentocinquanta metri, a poca distanza dal centro abitato, vediamo sulla sinistra la piccola collina di Lugheria, sulla quale si trovano i pochi resti del Nuraghe Lugheria, importante per i reperti presso di esso rinvenuti.

Oschiri-cofanetto in bronzo con coperchio rinvenuto da Alberto La Marmora in una tomba ai piedi del Nuraghe LugheriaPiù in paricolare, ai piedi questo Nuraghe, è stata rinvenuta da Alberto La Marmora una tomba, nella quale si sono raccolti molti oggetti, tra i quali un il cofanetto in bronzo con coperchio, montato su quattro ruote in guisa di carro. Il cofanetto poteva essere, secondo lo scopritore, un giocattolo infantile, o un portagioielli da donna. Ma noi non siamo d'accordo, qui non siamo in presenza di un semplice cofanetto con le ruote, bensì della riproduzione di un mezzo da trasporto con tanto di ruote, ed, oltretutto, sulle ruote sono effigiati, come spesso capita in Sardegna, dei cerchi concentrici. Oggi il cofanetto è conservato nel Museo Archeologico Nazionale di Cagliari

Il nuovo Campo Sportivo Sotgia di Oschiri intitolato a Francesco Langiu

Oschiri-nuovo Campo Sportivo Sotgia di Oschiri intitolato a Francesco LangiuDove la SS199 entra nell'abitato ed incrocia la SP37, prendiamo a destra la prosecuzione della SP37, dopo centocinquanta metri svoltiamo a sinistra in via Giacomo Matteotti, la seguiamo per quasi trecento metri, poi svoltiamo a destra in via Giorgio Amendola, che, in duecento metri, ci porta all'ingresso del nuovo Impianto Sportivo Sotgia di Oschiri, che comprende un Campo da Calcio e piste di atletica, con tribune in grado di ospitare 500 spettatori, un Campo da Calcetto, due campi da tennis, ed altro. Recentemente restaurato, è stato intitolato nel 2012 a Francesco Langiu, prima calciatore, poi allenatore, prematuramente scomparso nel 2010. Di solito si intitolano le strutture sportive a campioni distintisi in varie discipline, o personaggi di chiara notorietà, ma la valenza sociale dello sport non è creare fuoriclasse, ma semplicemete un protagonista dello sport oschirese.

Verso nord raggiungiamo l'area archeologica di Santo Stefano con l'altare rupestre e la Chiesa campestre omonima

Oschiri-Una Domu de Janas nell'area archeologica di Santo StefanoSeguiamo la via Giacomo Matteotti per altri cinquanta metri, e la strada sbocca sulla via Brigata Sassari, la prendiamo verso sinistra e, percorsi centocinquanta metri, prendiamo a destra via Salvatore Usai, la seguiamo per altri centocinquanta metri, poi svoltiamo a destra in via Monte Acuto che seguiamo per poco meno di duecento metri fino al bivio, dove prendiamo a destra, dopo trecentocinquanta metri troviamo sulla destra un cancello al di là del quale si può raggiungere l'area archeologica di Santo Stefano, nella quale, a testimoniare la continuità di frequentazione dell'area, sono presenti anche cinque Domus de Janas, un Dolmen e un Menhir.

Oschiri-L'altare rupestre di Santo StefanoAll'interno dell'area archeologica si trova anche un suggestivo altare rupestre, che si trova all'interno di un boschetto. Si tratta di una grossa pietra granitica della lunghezza di una diecina di metri, con celle ed elementi decorativi e simbolici. È un monumento unico nel suo genere ed ancora misterioso. Vi sono scolpite numerose nicchie dalla profondità variabile, distribuite ordinatamente, dalla forma di quadrati, cerchi, croci e triangoli. Analizzando la pietra da sinistra a destra, abbiamo quattordici nicchie nella fascia inferiore, di cui otto triangolari e sei quadrate delle quali una è sormontata da un triangolo; abbiamo, inoltre, sette nicchie in quella superiore, di cui cinque di forma triangolare, una circolare ed una quadrata, sormontata da un triangolo. Alcune ospitano, al proprio interno, l'incisione di una croce greca, mentre altre sono circondate da una serie di piccole coppelle rotonde, e solo un quadrato è quasi privo di profondità, con una cornice perimetrale, ed è sormontato da un triangolo con una croce greca. Molte sono le ipotesi avanzate dagli studiosi, ma non vi è alcuna certezza sul suo reale significato, alcuni ipotizzano che l'altare rupestre sia stato realizzato in epoca bizantina, tra il VI e il IX secolo, per via delle croci greche presenti all'interno delle nicchie, che si suppone avessero l'unico scopo di ospitare icone e oggetti votivi cristiani.

Di fronte all'altare rupestre si trova la Chiesa campestre di Santo Stefano Protomartire o Santu Istevene. È una piccola Chiesa del sedicesimo secolo, secondo alcuni edificata sull'impianto di una preesistente Chiesa bizantina, cosa della quale non esistono prove, dal momento che non sono mai stai fatti saggi di scavo che lo confermino. L'architrave sopra la porta laterale è sormontato da una faccia scolpita della quale si ignora il significato. Secondo alcuni la zona di Santu Istevene avrebbe rivelato la presenza dei Fenici nella zona, infatti ritengono che la piccola faccia scolpita potesse raffigurare la dea Astarte. Si è, però, appurato che sulla pietra c'è un'iscrizione singolare, in caratteri tardo medioevali, che dice che nell'anno del signore 1492, una certa pia nobildonna chiamata Donna Masala avrebbe fondato la Chiesa in onore di Santo Stefano, ed a lei si riferirebbe la piccola testa in pietra.

Oschiri-Chiesa campestre di Santo Stefano Protomartire Oschiri-Chiesa campestre di Santo Stefano Protomartire: l'architrave sopra la porta laterale sormontato da una faccia scolpita della quale si ignora il significato

Visualizza la mappa Nei dintorni di Oschiri

Tutta la zona alle pendici del monte Limbara, a nord del paese, rappresenta uno splendido esempio di natura rimasta ancora incontaminata, ma anche più a sud, si trovano importanti località e siti archeologici. Nei dintorni di Oschiri sono stati portati alla luce i resti delle Necropoli di Malghesi, Monte Cuccu, Pedredu, Su Romasinu; dei Nuraghi semplici Baccas Alvas, Mandra di l'Ebbi, Monti Uri, Vaccile Mannu; dei Nuraghi complessi Longu, Roccu, Ruiu, Sa Conchedda; ed anche dei Nuraghi Bedda, Campu de Lampadas, Chilchinu, Cugadu, Figu Ruiu, Funtana Ona, Giolzia, Giuanna Orutta, Lugheria, Mannu, Mastru Franzisc, Monte Cuccu, Mugone, Pattadega, Pedralada, Pedredu, Petruttedda, Pittigone, Poroddu, Pramma, Sa Cherina, S'Abba Salida, San Pietro, S'Arroccu, Sas Concas, Sinnadolzos, Spinalva, Su Casteddu, Ulia, tutti di tipologia indefinita. Vediamo ora che cosa si trova nei dintorni di Oschiri, con la Chiesa di Nostra Signora di Otti e quella di Nostra Signora di Castro, il lago sul fiume Coghinas e quello che si incontra lungo le sue coste, e gli altri siti a sud di Oschiri.

Verso nord est si trova la Chiesa campestre di Nostra Signora di Otti o di Otthi

Dal centro di Oschiri prendiamo via Europa, che prosegue fuori dal paese con il nome di SS199 di Monti, lungo una strada che si sviluppa in direzione della frazione Cantoniera Concarabella (altezza metri 179, distanza circa 5.8 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), dove si trova l'omonima casa cantoniera.

Oschiri-Chiesa campestre di Nostra Signora di Otti o di OtthiPassata la casa cantoniera, dopo circa due chilometri e mezzo, seguendo le indicazioni, troviamo una deviazione sulla destra, la seguiamo per un chilometro e settecento metri, ed arriviamo a un bivio, al quale prendendo a destra si va verso l'area di rimboscimento di Su Filigosu, mentre proseguendo dritti in centocinquanta metri si arriva alla Chiesa campestre di Nostra Signora di Otti o di Otthi. Si tratta di una Chiesa di piccole dimensioni, che sorge sull'orlo di una piccola altura dalla quale si può ammirare la valle sottostante, a destra si vede l'abitato di Berchidda, ed a sinistra la mole granitica del monte Limbara. Edificata nel dodicesimo secolo, era la Chiesa parrocchiale del villaggio medievale di Oppidum Octi, facente parte della Curatoria del Monteacuto e della Diocesi di Castro, documentato a partire dal 1462 ed abitato fino al '600. L'interno è stato snaturato da un moderno e poco accorto restauro che ha intonacato le pareti, la copertura è stata rifatta riproponendo la vecchia travatura sostenuta da capriate in legno, e la disadorna aula ospita un simulacro moderno che raffigura la Vergine, in sostituzione di quello antico che è andato perduto. L'edificio all'esterno è interamente rivestito in cantoni trachitici di media pezzatura, di cromatura rossa, grigia e persino verde. La particolarità che salta subito all'occhio è la facciata priva d'ingresso, sulla quale si trova il solo recente campanile a vela, non originario, che ha sostituito l'antico, più imponente e distrutto da un fulmine. L'unico accesso si trova sul lato meridionale con una porticina affiancata da due monofore centinate, e una finestrella si apre nel lato opposto, mentre sul retro, l'abside semicircolare presenta una luce centrale.

La sera del lunedì che precede l'ultima domenica di maggio inizia la Festa della Madonna di Otthi, con una processione conduce la statua in parrocchia per la celebrazione della Messa. Il giovedì la statua della Madonna viene portata nuovamente in processione per le vie del paese. Il sabato seguente il simulacro è riportato al Santuario, per la celebrazione del giorno solenne, che avviene la domenica successiva. A seguire il comitato organizzatore offre un lauto pranzo a tutti i convenuti. In serata canti e balli fino a tarda notte.

L'area di rimboschimento di Su Filigosu

Dopo circa due chilometri e mezzo sulla SS199 di Monti, presa la deviazione sulla destra, la seguiamo per un chilometro e settecento metri, ed arriviamo al bivio, al quale prendendo a destra si va verso l'area di rimboschimento di Su Filigosu, della quale troviamo l'ingresso dopo tre chilometri e seicento metri. Percorso un altro chilometro, si arriva agli edifici che ospitano il vivaio forestale di Su Filigosu. L'area di rimboscimento è stata acquisita al demanio nel 1965 in seguito alla compravendita di terreni dal Comune di Oschiri e da vari privati, e contigua alla foresta demaniale del monte Lerno, situata più a sud, che appartiene al Comune di Pattada. Si tratta di un tipico esempio di natura rimasta ancora incontaminata. All'interno di quest'area i visitatori possono intraprendere percorsi a piedi ed in bici, durante i quali possono sostare nelle piazzole attrezzate e ammirare diverse specie di animali, quali cinghiali, cervi sardi, daini e mufloni. La zona è particolarmente ricca di varietà di funghi.

Oschiri-Area di rimboschimento di Su Filigosu: ingresso Oschiri-Area di rimboschimento di Su Filigosu: veduta generale Oschiri-Area di rimboschimento di Su Filigosu: si possono ammirare diverse specie di animali

Resti della Necropoli di Su Romasinu

Oschiri-Tomba della Necropoli di Su RomasinuSpostandoci all'interno del complesso forestale di Su Filigosu, dopo aver superato gli edifici che ospitano il vivaio forestale, precorriamo altri trecento metri, poi prendiamo la deviazione a sinistra, ossia verso nord, e, dopo poco più di un chilometro, arriviamo in località Su Romasinu. In questa località è da segnalare la presenza della Necropoli di Su Romasinu o Puttu Iscia, si tratta di un sito archeologico caratterizzato dalla presenza di tre Domus de Janas, testimonianza di antichi insediamenti di epoca pre nuragica.

Più a sud si trovano i resti dell'antica frazione Su Nodulatu assai difficile da raggiungere

Passato l'ingresso dell'area di rimboschimento di Su Filigosu, percorsi poco più di centocinquanta metri, prendiamo la deviazione su una sterrata sulla destra, che seguiamo per più di un chilometro e mezzo, e ci porta non lontano, più a sud, in una piccola valle a cinque76 metri sul mare non visibile da alcun punto di osservazione da terra. Qui è possibile raggiungere, attraverso un percorso su un tracciato sterrato disagevole che richiede l'uso di un fuoristrada, l'antica frazione Su Noduladu, nella quale si trovano i resti di alcune abitazioni, delle quali si conservano solo le mura perimetrali, a parte un'unica costruzione recentemente ristrutturata. La principale curiosità di questa antica frazione è che la gente che vi risiedeva, per via dell'Isolamento, aveva sviluppato un suo modo di parlare lontano da ogni logica di comprensione. Qualcuno aveva addirittura avanzato l'ipotesi che tale dialetto locale, detto a Sa Noduladina, avesse addirittura il valore di una sua propria trasformazione dialettale. È invece chiaro che tali distorsioni erano semplicemente dovute al già citato isolamento, che spingeva la popolazione, mai superiore comunque ad una decina di famiglie, a ricercare all'interno della stessa ristretta comunità anche l'unione coniugale.

Dalla Chiesa campestre di San Michele Arcangelo

Oschiri-Chiesa campestre di San Michele ArcangeloTornati sulla SS199 di Monti, proseguiamo per altri tre chilometri, e prendiamo la deviazione sulla destra che conduce in direzione della Necropoli di Malghesi. percorsi cinquecentocinquanta metri, troviamo alla destra della strada, all'interno del parco di San Michele, le poche rovine della Chiesa campestre di San Michele Arcangelo o Santu Mihali, con adiacente un Pozzo sacro. Edificata probabilmente nel dodicesimo secolo, è probabile che appartenesse anch'essa al villaggio medievale di Oppidum Octi, facente parte della Curatoria del Monteacuto e della Diocesi di Castro, documentato a partire dal 1462 ed abitato fino al '600.

Resti della Necropoli di Malghesi

Oschiri-Tomba della Necropoli di MalghesuProseguendo per un altro chilometro e trecento metri, prendiamo a destra, dopo seicento metri svoltiamo a sinistra, e dopo circa cinquecento metri troviamo la Necropoli di Malghesi. La Necropoli ospita venticinque Domus de Janas, sparse in tre gruppi principali, che costituiscono alcune tra le più belle tombe dell'intero territorio. L'affioramento granitico di Malghesi si annuncia ai visitatori per il bel masso alla sinistra della strada, che ospita i primi undici ipogei, più avanti si trovano alla destra della strada altri tre ipogei, ed, al termine della strada, alla sinistra, gli ultimi undici ipogei. Le condizioni di conservazione della roccia sono molto degradate, alcuni ipogei presentano profonde fenditure, tracce di rotazione e modificazioni della parete anteriore, forse conseguenti a movimenti tellurici, e rendono difficile talvolta la lettura di alcuni elementi architettonici. In posizione dominante sulla Necropoli ipogeica sono i resti di un Dolmen ormai in dissesto, ed anche un Menhir rovesciato.

Verso ovest passa il fiume Coghinas che porta al lago sul fiume Coghinas

Il fiume Coghinas, il Thermos dei Romani, il terzo come lunghezza dell'Isola, nasce ai piedi della Punta Palai, nel Comune di Bolotana in Provincia di Nuoro, e scorre da sud verso nord per circa 123 chilometri fino a sfociare in mare nel golfo dell'Asinara, nel Comune di Velledoria. Nel suo primo tratto, dove scorre parallelo alla catena montuosa del Marghine Goceano, viene chiamato Rio Mannu di Ozieri, per essere poi denominato Coghinas nel suo percorso dalla piana di Chilivani, dove riceve le acque dai fiumi Rio Mannu di Oschiri e Rio Mannu di Berchidda, provenienti il primo dall’altopiano di Campo Giavesu, il secondo dal massiccio del Monte Limbara.

Oschiri-Veduta del lago sul fiume CoghinasIl lago artificiale sul fiume Coghinas, realizzato durante la politica di autarchia energetica del fascismo, grazie alla costruzione di una diga lunga 185 metri e alta 58, sul percorso fluviale presso la stretta del Muzzone, formata dalle gole del Limbara. L’impianto idroelettrico, entrato in funzione nel 1937, è stato il primo impianto in caverna realizzato in Italia, formato inizialmente da quattro turbine sotterranee situate a valle della diga a quaranta metri sotto il letto del fiume, in una caverna lunga 82 metri, larga 9, ed alta 12. Il bacino del lago artificiale ha una capacità di 254 milioni di metri cubi d'acqua, che permettono il funzionamento della Centrale idroelettrica di proprietà dell'Enel. Questo bacino consente l'irrigazione delle colture intensive delle zone circostanti, oltre ad essere una importante fonte di energia. Nelle vicinanze del bacino artificiale è possibile incontrare numerose specie acquatiche e avifaune, fra le quali anche i fenicotteri rosa, e costituisce un vero polo d'attrazione per quanti amano praticare il bird watching. Il lago consente, inoltre, di praticare il canottaggio, la pesca sportiva e diversi sport acquatici.

Lungo la costa si trova la frazione Cantoniera Pedredu con la Necropoli di Pedredu

Usciti da Oschiri sulla SS392 in direzione di Tempio Pausania, dopo quattro chilometri e novecento metri, una deviazione sulla destra ci porta alla frazione Cantoniera Pedredu (altezza metri 188, distanza circa 5.1 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti).

Oschiri-Tomba della Necropoli di PedreduQui si trovano i resti della Necropoli di Pedredu, che comprende complessivamente tredici Domus de Janas, tre delle quali, pur afferendo alla stessa località, sono decentrate e si trovano più ad est rispetto al gruppo principale. Ogni tomba si apre per lo più in un affioramento di granito isolato, ad eccezione degli ipogei 7 ed 8, e degli ipogei 9 e 10, affiancati su costoni isolati tra loro, mentre il 12 ed il 13 si trovano sullo stesso affioramento roccioso ma su due livelli diversi, una sopra l'altra e con orientamento diverso.

La frazione Pianas-Sa Murighessa con la Chiesa di San Leonardo Confessore

Ancora tre chilometri e seicento metri, e prendiamo a destra la strada che, in un chilometro, ci porta alla frazione Pianas-Sa Murighessa (altezza metri 343, distanza 10.2 chilometri, abitanti circa 30) del Comune di Oschiri, che si trova a nord est del lago.

Oschiri-Chiesa di San Leonardo Confessore chiamata anche San Leonardo di BalanottiLungo la strada che ci ha portati a questa frazione, a quasi cinquecento metri da dove abbiamo abbandonato la SS392, prendiamo una deviazione sulla sinistra che, in duecento metri, ci porta alla Chiesa di San Leonardo Confessore, che apparteneva al villaggio scomparso di Golianuti. La Chiesa, del sedicesimo secolo, situata su un alto poggio alle falde del Limbara, con davanti a se un ampio panorama. Alla sinistra della Chiesa si trova il piccolo Cimitero della frazione oschirese di San Leonardo. Presso questa piccola Chiesa, la terza domenica del mese di maggio, si svolge la Festa di San Leonardo. In mattinata viene celebrata la Messa, ed, a seguire, il comitato organizzatore offre a tutti i convenuti un lauto pranzo a base prodotti locali come i maccheroni e la carne di pecora. In serata canti e balli fino a tarda notte.

Risalendo dalla Cantoniera Turrina arriviamo alla frazione Giagone ed alla frazione Cantoniera Gaddau

Tornati indietro sulla SS392, dopo circa un chilometro e duecento metri evitiamo la deviazione a sinistra per la diga del Coghinas. La strada statale svolta a destra e sale verso nord, e, dopo circa due chilometri e ottocento metri, ci fa raggiungere la frazione Cantoniera Turrina (altezza metri 402, distanza circa 12.8 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti).

Passata la Casa Cantoniera e percorsi ancora tre chilometri e seicento metri sulla SS392, troviamo una deviazione sulla sinistra che, in settecento metri, ci porta alla frazione Giagone (altezza metri 455, distanza circa 17 chilometri, abitanti circa 8) del Comune di Oschiri.

Riprendiamo la SS392 e percorriamo ancora circa due chilometri e duecento metri, per arrivare alla frazione Cantoniera Gaddau (altezza metri 572, distanza circa 20 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti).

Da qui arriviamo alla frazione Bilgalzu con il Santuario di San Giovanni Battista di Balascia

Proseguendo verso nord con la SS392 in direzione del passo del Limbara, dopo due chilometri e mezzo, all'altezza del chilometro 10.2, si trova una deviazione verso sinistra che si dirige verso sud ovest, e, dopo cinque chilometri e mezzo, ci fa raggiungere, sull'altopiano di Balascia, la frazione Bilgalzu (altezza metri 224, distanza circa 16.4 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti) del Comune di Oschiri.

Oschiri-La piccola Chiesa campestre di San Giovanni Battista di BalasciaNella frazione si trova il borgo di Balascia, che comprende alcuni stazzi isolati circondati da boschi, ed è abitato durante tutto l'anno da poche famiglie. Tra le case troviamo una fontana, che prende il nome dall'omonima località, non da acqua ed è molto vecchia, sicuramente caratteristica come tutto il piccolo borgo. Nel borgo si trova una piccola Chiesa campestre di San Giovanni Battista di Balascia, una delle tante Chiese campestri, molto simili tra loro, fatte edificare negli anni '20 del Novecento in seguito ad un contributo straordinario, concesso da Papa Pio undicesimo per la costruzione di case parrocchiali e Chiese in Sardegna e nel meridione d'Italia. Presso questa Chiesa, il 29 agosto si svolge la Festa di San Giovanni Battista.

I resti del Nuraghe complesso Ruju

Oschiri-Resti del Nuraghe Ruju a sud di BalasciaA sud di Balascia si trovano, su un'altura, i resti del Nuraghe Ruju. Si tratta di un Nuraghe complesso, costruito in granito a un'altezza di 747 metri, realizzato sfruttando l'utilizzo delle rocce naturali circostanti, in modo tale che la torre centrale e i tre corpi aggiunti risultano posizionati su livelli diversi. Intorno al Nuraghe, si trovano tracce di un probabile insediamento abitativo.

In quest'oasi tra Oschiri e il Limbara è stato rilanciato mesi fa il programma per la realizzazione della centrale eolica Enel Green Power, tra l'opposizione degli ambientalisti. Questo perché nella zona, dove vivono specie protette della flora e della fauna e dove si trovano numerosi Nuraghi, c'erano già stati lavori e sbancamenti, poi bloccati al termine di un lungo conflitto sconfinato nelle aule giudiziarie. Adesso si ripianifica la costruzione di 22 aerogeneratori, per un totale di 18.7 megawatt, ed il suo futuro allacciamento alla stazione elettrica del Coghinas.

I pochi resti della Chiesa di San Giorgio di Balanotti

Oschiri-I pochi resti della Chiesa di San Giorgio di BalanottiA circa dieci chilometri dall'inizio della SS392 che segue la costa del lago, arriviamo alla deviazione a sinistra per la diga del Coghinas. La prendiamo e seguiamo la strada che si dirige verso il lago, dopo un chilometro e ottocento metri, prima che la strada compia una svolta a destra, prendiamo una deviazione verso sinistra che conduce verso la costa del lago, dopo ottocento metri evitiamo la deviazione verso destra e proseguiamo leggermente a sinistra per circa centocinquanta metri, poi svoltiamo a destra e, dopo trecento metri, prendiamo un sentiero sulla sinistra che conduce fino alla costa. Dopo circa trecento metri, troviamo alla destra del sentiero i pochi resti della Chiesa di San Giorgio di Balanotti. San Giorgio è una delle poche testimonianze del perduto paese medievale di Balanotti, ed è certamente tra i ruderi più suggestivi nei dintorni di Oschiri, con il suo portale fregiato che si affaccia sulle sponde del Coghinas.

La frazione Diga Coghinas con l'ex villaggio Enel oggi dismesso

Oschiri-L'ex villaggio Enel per i dipendenti dell'impianto oggi restauratoTorniamo sulla strada verso la diga del Coghinas, dopo quattro chilometri e mezzo, troviamo una deviazione in salita sulla destra, che ci porta alla frazione Diga Coghinas (altezza metri 254, distanza circa 17.5 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). La frazione prende il nome dalla presenza dell'ex villaggio Enel per i dipendenti dell'impianto, oggi in gran parte dismesso, che è stato donato nel 2011 dall'Enel alla Onlus Fazenda Esperanca, ossia Orizzonti di Speranza. Nella struttura sarà realizzato un centro di recupero per giovani in difficoltà.

Passata la Chiesa di Santa Barbara arriviamo alla frazione Coghinas con la diga che forma il lago

Oschiri-Chiesa di Santa BarbaraPassata la frazione Diga Coghinas, percorsi ottocento metri lungo la deviazione che costeggia il lago, troviamo alla destra della strada la Chiesa di Santa Barbara, una Chiesetta che era stata costruita durante la realizzazione della diga, e che serviva il villaggio degli operai Enel. Presso questa Chiesa, la prima domenica giugno si svolge la Festa di Santa Barbara.

Circa cinquecento metri più a nord, seguendo la costa del lago, si arriva alla frazione Coghinas (altezza metri 155, distanza circa 18.6 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). In questa località è stata costruita la diga che forma il lago, vicino alla quale è presente anche quella che era la villa che ospitava il direttore dell’impianto, costruita in contemporanea con la diga e oggi abbandonata, dopo essere stata usata probabilmente come magazzino.

Oschiri-La diga sul Coghinas Oschiri-La diga sul Coghinas: la ex abitazione del capo centrale

Ad ovest di Oschiri raggiungiamo il bel Santuario di Nostra Signora di Castro

Se dal centro di Oschiri prendiamo via Umberto I verso ovest e la seguiamo fino in fondo, la strada si immette sulla vecchia SS199 che, passato Oschiri, prosegue in direzione di Ozieri. Dopo settecentocinquanta metri, svoltiamo a destra e prendiamo la strada seguendo le indicazioni per Sassari e Cagliari, la seguiamo per poco più di un chilometro e mezzo, per prendere poi verso destra seguendo le indicazioni per il Santuario di Nostra Signora di Castro, che raggiungiamo dopo due chilometri e trecento metri. La Chiesa si trova su un'altura che domina la piana del lago del Coghinas, nel punto dove il lago si stringe prima di riaprirsi nella località Cantoniera Bulvaris, che si trova in territorio di Tula, e la possiamo ammirare in tutta la sua bellezza dal cortile antistante. È stata edificata in stile romanico lombardo nella seconda metà del dodicesimo secolo su disposizione di Mariano I Giudice di Torres, dalle stesse maestranze specializzate che operarono nella grandiosa Basilica di Ardara, ed è stata sede vescovile almeno dal 1116, quando è documentata la presenza di un suo vescovo alla consacrazione della Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, ed è rimasta sede vescovile fino al 1503. L'edificio non è molto grande, l'interno misura meno di dodici metri per sei, dimensioni piccole di fronte alla dignità episcopale, che dimostrano come in età medioevale le cattedrali non dovessero necessariamente possedere grandi dimensioni, ma potessero anche essere piccole, come questa. All'interno, il tetto ha due spioventi con capriate in legno. È presente un altare ligneo realizzato tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, mirabilmente restaurato di recente, che si compone di quattro riquadri raffiguranti immagini di Santi e della Vergine, la cui preziosa statua trova posto all'interno di una nicchia, L'altare impedisce, però, la vista dell'abside. Sul lato destro un bel sarcofago in legno decorato conserva il simulacro della Nostra Signora di Castro. È interamente realizzata in trachite rossa con gradazioni dal rosa intenso al porpora scuro. Per darle slancio è stata realizzata una scalinata di cinque gradini, che le conferisce una particolare monumentalità. Nella facciata due lesene affiancano il portale e dividono la facciata in tre specchi, il timpano è ornato da archetti romanici e sormontato da un campanile a doppia vela, anche le fiancate sono ornate da archetti. Sulla fiancata sinistra è presente un bel portico, aggiunto successivamente, formato da quattro arcate sorrette da pilastri e collegato con una porticina all'edificio principale. Le cumbessias, realizzate in epoca più tarda per assicurare alloggio ai novenanti, ospitano attualmente alcuni spazi espositivi con la descrizione del monumento e la mostra permanente dei tantissimi gioielli ex voto donati dai fedeli. Il Santuario dispone di un ampio parcheggio e di una vasta area attrezzata con tavoli in pietra.

Oschiri-Chiesa di Nostra Signora di Castro: veduta d'insieme dal retro Oschiri-Chiesa di Nostra Signora di Castro: facciata Oschiri-Chiesa di Nostra Signora di Castro: interno Oschiri-Chiesa di Nostra Signora di Castro: il sarcofago della Nostra Signora Oschiri-Chiesa di Nostra Signora di Castro: il simulacro della Nostra Signora

Il lunedì dell'Angelo si svolge la Festa di Nostra Signora di Castro, seguita da una Rassegna folk. La sera del lunedì dell'Angelo una partecipata processione conduce la statua in parrocchia per la celebrazione della novena. Il giovedì la statua della Madonna viene portata nuovamente in processione per le vie del paese. Il sabato seguente il simulacro è riportato al Santuario, per la celebrazione del giorno solenne, che avviene l'indomani. La domenica si chiudono i festeggiamenti con riti religiosi, ai quali seguono canti, balli tradizionali e spettacoli folkloristici.

Sotto la Chiesa si trovano i resti della stazione fortificata di Castro

Sulla collina granitica sottostante la Chiesa, sono visibili poche rovine di una stazione fortificata del periodo romano. Il nome della Chiesa deriva, infatti, dalla presenza nella zona della fortificazione, detta appunto Castrum, sorta accanto ad un recinto nuragico e posta in un nodo viario strategico per i collegamenti lungo gli assi da ovest ad est, e da sud a nord, della Sardegna. Sono stati intrapresi gli scavi archeologigi per riportare alla luce il castrum che occupa una vasta area. La cinta muraria, documentata grazie alla fotografia area, dovrebbe avere un profilo trapezoidale, adatto a rinchiudere la cima della collina. Si sono individuate alcune cortine murarie e diversi terrazzamenti artificiali, lungo il lato sud del rilievo. I saggi di scavo a oriente hanno portato alla luce un blocco rettangolare di grosse dimensioni, interpretato come lo stipite di una porta di accesso alla cittadina. All'interno della cinta, a ridosso dell'ingresso, è stato ritrovato un edificio termale lungo 22 metri e largo tra i 7 e i 13 metri. Nel punto di larghezza massima è presente il frigidarium, dotato di una vasca rivestita in laterizi, cui fanno seguito il tepidarium e il calidarium, quest'ultimo con due vasche. Poco lontano dal complesso termale sono stati individuati spazi che sono stati interpretati come magazzini per il grano o depositi per l'acqua. Più a nord, all'esterno delle mura, si trovano i resti di una Necropoli, che non è stata ancora indagata.

Oschiri-Stazione fortificta di Castro: resti della fortificazione del periodo romano Oschiri-Stazione fortificta di Castro: resti della cinta muraria

Verso sud ovest si trova il Monte Ulia e su un'altura il Nuraghe S'Abba Salida

Seguendo la vecchia SS199 che, passato Oschiri, prosegue in direzione di Ozieri, a circa quattro chilometri dal centro abitato si incontrano, alla destra della strada, il Monte Ulia, conosciuto dato che su di esso sono situati imponenti Dolmen risalenti a 4.000 anni or sono e delle Domus de Janas.

Alla sinistra della strada, su un'altura, si trovano i resti del Nuraghe S'Abba Salida, un Nuraghe di tipologia indefinita, realizzato a un'altitudine di 267 metri.

Più avanti si arriva alla Cantoniera Monti Uri con il Nuraghe semplice di Monti Uri

Proseguendo per un altro chilometro, raggiungiamo la frazione Cantoniera Monti Uri (altezza metri 239, distanza circa 5.1 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), nella quale è situata l'omonima casa cantoniera.

Oschiri-Nuraghe di Monte UriPrima di arrivare alla casa cantoniera, si imbocca sulla destra una stradina di penetrazione agraria e la si percorre per circa settecento metri, si parcheggia l'auto in un ampio spiazzo e si procede a piedi per trecento metri lungo una leggera salita, al termine della quale si presenta lo spuntone su cui è stato costruito a un'altitudine di 244 metri il Nuraghe di Monti Uri. Si tratta di un Nuraghe semplice, monotorre, costruito in granito. La costruzione è inserita in due contrafforti rocciosi che hanno condizionato la pianta del monumento, che presenta una singolare forma quadrangolare, a causa delle formazioni rocciose in cima della collina. Il corridoio di ingresso al monumento introduce alla camera centrale ancora coperta con la volta, affiancata da due ambienti a lato di questa. Dalla cima del Nuraghe si domina buona parte del territorio. Nella collina di fronte, in direzione di Ozieri, vi sono alcuni tafoni.

La ex Stazione Ferroviaria di Madonna di Castro

Oschiri-La ex Stazione Ferroviaria di Madonna di CastroProseguendo ulteriormente sulla SS199, a circa otto chilometri dal centro troviamo una deviazione sulla destra, che in duecentocimquanta metri ci porta alla ex Stazione Ferroviaria di Madonna di Castro, che era una stazione posta sulla Dorsale Sarda in direzione di Olbia e Golfo Aranci, dopo la stazione di Ozieri Chilivani e quella dismessa di Ozieri Fraigas, e prima di quella di Oschiri. La stazione, ora dismessa, si trova ai limiti del territorio di Oschiri e di quello di Ozieri, anzi secondo alcuni si troverebbe ancora all'interno del Comune di Ozieri.

Verso sud est la Necropoli ed il complesso megalitico del Monte Cuccu

Oschiri-Tomba della Necropoli di Monte CuccuPresa dal centro di Oschiri la SS199 di Monti in direzione est, prendiamo verso destra la SP37 verso Pattada, la seguiamo per due chilometri, e prendiamo la deviazione su una sterrata sulla sinistra, che ci porta a sud est del paese, nel luogo detto Monte Cuccu. Percorsi ottocentocinquanta metri, troviamo sulla destra l'area di sosta, ed un cancello sulla sinistra, al di là del quale si vedono i resti della Necropoli di Monte Cuccu, una piccola Necropoli composta da cinque Domus de Janas, di cui una appena abbozzata e poco visibile perché nascosta dalla vegetazione.

A circa un chilometro di distanza in direzione nord est, si trova il complesso megalitico di monte Cuccu, costituito da una gran muraglia megalitica che certamente era la cintura di una fortezza esistita forse epoca preistorica.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, ci recheremo fino al Comune di Monti dove si sarebbe ritirato in eremitaggio San Paolo, con la visita della cittadina e nei suoi dintorni del Santuario di San Paolo.

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