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Visita del sito istituzionale del comune

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Santadi famosa per la cerimonia del Matrimonio Mauritano e con le grotte di Is Zuddas

In questa tappa del nostro viaggio, da Villaperuccio ci recheremo a Santadi famosa per la cerimonia del Matrimonio Mauritano, che visiteremo con il suo centro ed i dintorni dove si trovano le grotte di Is Zuddas.

La regione storica del Sulcis Iglesiente

Il Sulcis IglesienteL'area della regione storica del Sulcis Iglesiente (nome in lingua sarda Sa Meurreddìa S'Igresienti) si estende a nord della valle del Cixerri. Confina a nord est con il Campidano ed ha una forma vagamente triangolare. Appartiene alla provincia del Sud Sardegna ed a quella di Cagliari. I suoi comuni nella provincia del Sud Sardegna sono Buggerru, Calasetta, Carbonia, Carloforte, Domus de Maria, Domusnovas, Fluminimaggiore, Giba, Gonnesa, Iglesias, Masainas, Musei, Narcao, Nuxis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, San Giovanni Suergiu, Sant'Anna Arresi, Sant'Antioco, Santadi, Siliqua, Teulada, Tratalias, Villamassargia e Villaperuccio. Quelli nella Città Metropolitana di Cagliari sono Pula, Sarroch e Villa San Pietro. È un territorio in cui la natura è incontaminata, nei rilievi montuosi come nelle valli irrorate da fiumi che talvolta precipitano in spettacolari cascate, nelle profonde grotte come nel tratto costiero, caratterizzato da ampie spiagge, tra cui spicca Piscinas, con le sue metafisiche dune di sabbia, o la splendida insenatura di Masua, che guarda il faraglione calcareo di Pan di Zucchero.

In viaggio verso Santadi

Da Villaperuccio, prima di scendere verso la costa, effettuiamo una deviazione proseguendo con la via Cagliari che si dirige verso sud est e, dopo aver passato la frazione di Villaperuccio denominata Is Pireddas, in poco più di quattro chilometri ci porta a Santadi. Dal Municipio di Villaperuccio a quello di Santadi si percorrono 4.7 chilometri.

La cittadina chiamata Santadi Informazioni turistiche

Santadi-Veduta dell'abitatoSantadi-Stemma del comuneLa cittadina di Santadi (altezza metri 135, abitanti 3.830), paese che si estende nella parte meridionale della provincia del Sud Sardegna, nel Sulcis, attraversata dall’omonimo rio che sfocia nel rio Mannu. La cittadina, che è distinta in due rioni detti Santa de Basciu, ossia di basso, e Santadi 'e Susu, ossia di sopra, è raggiungibile dalla SS293 di Giba, che dista soli tre chilometri dall’abitato. Il territorio comunale è occupato da un fitto bosco di lecci, filliree, sughere, ginepri, infoltito e talvolta sostituito da un impenetrabile sottobosco di corbezzoli, lentischi, eriche, cisti, mirti, agrifogli e altre essenze tipiche della macchia mediterranea, e presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate. Caratterizzato da una forte presenza di rocce calcaree e dolomitiche, di arenarie e di scisti, esso si presenta ricchissimo di stupende cavità naturali, all’interno delle quali ha avuto luogo la formazione di molteplici varietà di concrezioni e cristallizzazioni.

Origine del nome

Il nome viene citato nel Codex Diplomaticus Sardiniae e in una delle Carte Volgari campidanesi, dell'anno 1075 circa, come Sancta Agatha de Zulkes, la quale era una vergine martire di Catania vissuta nel terzo secolo dopo Cristo, ed in questa forma compare negli elenchi delle parrocchie della diocesi di Sulcis che nella metà del quattordicesimo secolo versavano le decime alla curia romana. Viene citato, in seguito, in documenti del Codex Diplomaticus Ecclesiensis come Santa Ada, Santa Adi e Santadi.

La sua economia

Si tratta di un centro collinare che, accanto alle tradizionali attività agropastorali dove spiccano le produzioni dei vini e dei formaggi, ha sviluppato il tessuto industriale e incrementato il turismo. Santadi-Vigneti di CarignanoIl settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, vite, olivo, agrumi e frutta e con l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L'economia agropastorale di Santadi e di tutto il territorio circostante comprende la produzione di uva da vino, e notevole e rinomata è la produzione della locale cantina sociale che ha nel vino Carignano il suo punto forte. Il settore economico secondario è costituito da imprese che operano nei comparti alimentare, tra cui il lattiero-caseario, del legno, della produzione e distribuzione di energia elettrica, metalmeccanico ed edile. Il terziario si compone di una sufficiente rete distributiva. La sua favorevole posizione geografica ha da sempre incentivato il turismo, degne di nota sono le suggestive grotte di Is Zuddas, mentre notevole valore archeologico riveste la grotta Pirosu, per la presenza, al suo interno, di un santuario ipogeico di periodo nuragico. Meritano, inoltre, una visita la grotta del Campanaccio e la grotta della Capra, particolarmente adatte al turismo speleologico. Le strutture ricettive offrono possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.

Brevi cenni storici

Il territorio di Santadi viene abitato dalla preistoria, dato che numerose vestigia documentano la presenza della civiltà nuragica e poi di quella fenicio punica. Ai Romani si devono le terme in località Is Figueras. Durante il periodo medioevale Santadi era nota come Sant'Agata o Santa Ada de Sulcis, facente parte del giudicato di Cagliari, nella curatoria del Sulcis. Nel 1258, alla caduta del Giudicato, passa sotto il dominio dei Della Gherardesca pisani, poi al comune di Pisa, ed in seguito, nel 1324, degli Aragonesi. Dal quattordicesimo secolo insieme a Tratalias forma una Baronia che viene concessa al Vescovo di Sulci, dal quale passa poi al vescovo di Iglesias, fino al 1759 quando passa all’arcivescovo di Cagliari. A quest'ultimo viene riscattato nel 1839, con la soppressione del sistema feudale. Nel diciottesimo secolo il territorio di Santadi, rimasto spopolato per secoli, rifiorisce con la ripresa delle attività legate all'agricoltura, ed inoltre, tra l'Ottocento e i primi decenni del Novecento, si ha un forte impulso del settore minerario con lo sfruttamento di vari giacimenti. Del comune di Santadi nel 2005, con la riorganizzazione delle Province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella nuova di Carbonia e Iglesias, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, passa alla nuova provincia del Sud Sardegna.

Feste e Sagre che si svolgono a Santadi

Santadi-Il Gruppo Folk Sant'Agata di SantadiA Santadi è attivo il Gruppo Folk Sant'Agata di Santadi, nelle cui esibizioni è possibile ammirare il costume tradizionale locale. Tra le Feste e Sagre che si svolgono a Santadi vanno citate il primo maggio, la Festa della Montagna; l'8 agosto, la manifestazione denominata S'Arrusciara; la prima domenica d'agosto, la rievocazione di Sa Coia Maureddina, ossia del Matrimonio Mauritano, il rito nuziale con antiche usanze tramandate da secoli; la prima domenica di settembre, la Festa di San Nicolò e Isidoro, che sono i Santi Patroni di Santadi, ed il giorno di astensione dal lavoro è il lunedì successivo; la seconda domenica di settembre si celebra la Festa di Santa Maria, presso la Chiesa campestre di Santa Maria di Monte Fracca.

Visita del centro della cittadina

L'abitato, interessato da un fenomeno di forte crescita edilizia, è situato quasi nel cuore di un'ampia vallata, verso la quale degrada un gruppo montuoso che nel territorio raggiunge la massima altitudine con i 1.104 metri del monte Tiriccu. Arriviamo a Santadi provenendo da Villaperuccio con la via Cagliari che all'interno dell'abitato assumerà il nome di via Roma.

La Chiesa parrocchiale di San Nicolò di Bari

Santadi-La piazza Guglielmo MarconiSantadi-La fontana in piazza Guglielmo MarconiDal cartello segnaletico che indica l'ingresso nell'abitato, percorsi cinquecento metri arriviamo all'incrocio con la via Is Collus a destra e via Bosa a sinistra. Passato l'incrocio, la strada prosegue con il nome di via Roma, la seguiamo per duecentocinquanta metri ed arriviamo a una rotonda dove prendiamo a sinistra la seconda uscita, che è la via Brigata Sassari, la quale, dopo centocinquanta metri, sbocca sulla via CampoSanto. La prendiamo verso destra e, dopo poche decine di metri, la strada arriva sulla piazza Guglielmo Marconi, sulla quale, alla sinistra, al civico numero 35, si affaccia la Chiesa di San Nicolò di Bari, che è la parrocchiale di Santadi. L'attuale edificio di culto deriva da numerosi restauri e ampliamenti avvenuti nel corso del tempo, che hanno modificato l'impianto originario, di cui non si conosce la data precisa di fondazione che alcuni ritengono possa risalire al quindicesimo secolo. Tra le ristrutturazioni più importanti vi è quella avvenuta nell'Ottocento, quando è stata ricostruita la facciata, di gusto neoclassico, che ha il terminale coronato da un timpano triangolare modanato. La specchiatura, rinserrata entro paraste schiacciate con capitelli modanati, presenta due aperture disposte in asse. A prolungare il vertice della facciata, è stato eretto, tra il 1929 e il 1934, il campanile a vela con due luci gemelle ad arco a tutto sesto. Questo campanile è stato demolito nel 1974 perché pericolante, e ricostruito nel 1979 in calcestruzzo nella parte basale e in muratura di mattoni nella parte terminale, con successivo intonaco. L'interno è costituito da un impianto planimetrico, che potrebbe risalire al tardo settecento, a croce latina data dall'inserzione del transetto entro cui si aprono due piccole cappelle e l'abside. L'aula mononavata, coperta da volte impostata su due file di quattro ampi archi a tutto sesto che poggiano su massicci pilastri, è scandita da archi trasversali. La navata unica termina, a sud est, nell'abside semicircolare voltata a botte, nella cui parete si apre una finestra lunettata. Il presbiterio, rialzato di due gradini, è privo di balaustra. Sulla mensola a sinistra dell'ingresso si trova la statua di San Nicolò, in legno intagliato e policromo, della prima metà del diciannovesimo secolo.

Santadi-Chiesa parrocchiale di San Nicolò di Bari Santadi-Manifesto della Festa di San Nicolò e Sant'Isidoro Santadi-Manifesto di Sa Coia Maureddina ossia del Matrimonio Mauritano

Presso questa Chiesa si svolge, la prima domenica di settembre, la Festa di San Nicolò e Sant'Isidoro, che sono i Santi Patroni di Santadi, ed il giorno di astensione dal lavoro è il lunedì successivo. Sempre presso questa Chiesa si compie anche, la prima domenica di agosto, il rito di Sa Coia Maureddina, ossia del Matrimonio Mauritano, che descriveremo più avanti.

La cerimonia di Sa Coia Maureddina ossia del Matrimonio Mauritano

Dal 1986, la prima domenica di agosto si svolge a Santadi con grande successo di pubblico una affascinante cerimonia chiamata Sa Coia Maureddina, ossia il Matrimonio Mauritano, il cui nome secondo alcuni deriva da Mauritani, abitanti della Mauritania. Si tratta di un rito antico nel corso del quale due giovani vengono uniti in matrimonio religioso nella piazza del paese secondo la più antica tradizione pastorale e contadina. La tradizione del Matrimonio Mauritano, in lingua sarda Sa Coia Maureddina, si fa risalire a quando, nella prima metà del primo millennio dopo Cristo, la popolazione del luogo entrò in contatto con i Mori d'Africa, che vi approdarono nel corso delle loro incursioni. La processione per le vie del paese inizia con la sfilata dei gruppi folk provenienti da tutta l'isola. Seguono, su carri trainati da buoi detti Is Traccas, gli sposi che hanno indossato nelle rispettive case di primo mattino il costume tradizionale di Is Maurreddus, come vengono indicati gli abitanti di Santadi e dell'intero Basso Sulcis. Poi sfilano i cavalieri ed i gruppo folkloristici.

Santadi-Matrimonio Mauritano: tamburini e trombettieri del gruppo folk Sa Sartiglia di Oristano Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Sant'Ignazio di Domusnovas Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk di Burcei Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Nuraxi Figus di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Nuraxi Figus di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Maria Carta di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk Maria Carta di Gonnesa Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folk di Calasetta Santadi-Matrimonio Mauritano: gruppo folkloristico dei Boes e Merdules di Ottana Santadi-Matrimonio Mauritano: in processione a cavallo

La processione arriva nella grande piazza del paese dove, di fronte alla Chiesa troppo piccola per accogliere tutto il pubblico convenuto, è allestito il palco sul quale si svolge la cerimonia del matrimonio.

Santadi-Matrimonio Mauritano: lo sposo sul carro trainato dai buoi Santadi-Matrimonio Mauritano: la testimone della sposa sul carro trainato dai buoi Santadi-Matrimonio Mauritano: la sposa Santadi-Matrimonio Mauritano: la sposa accompagnata dai genitori Santadi-Matrimonio Mauritano: lo sposo accompagnato dalla madre Santadi-Matrimonio Mauritano: i parenti degli sposi Santadi-Matrimonio Mauritano: gli sposi sul palco dove si celebrerà il matrimonio Santadi-Matrimonio Mauritano: celebrazione del matrimonio Santadi-Matrimonio Mauritano: celebrazione del matrimonio

Alla fine, la madre della sposa e il padre dello sposo offrono agli sposi un bicchiere di acqua e spargono come augurio di felicità, su loro e sugli invitati, sa gratzia, costituita da petali di rose, chicchi di grano, granellini di sale, monetine. Le madri poi rompono il piatto che la conteneva. Nella casa della sposa si tiene il banchetto nuziale, mentre i festeggiamenti proseguono fino a notte con musica e balli tradizionali offerti dai gruppi folk.

Il Municipio di Santadi

Santadi-Il Municipio di SantadiNel lato meridionale dela piazza Guglielmo Marconi, prima dell'inizio della prosecuzione della via CampoSanto che è la via Vittorio Veneto, prendiamo verso destra lungo il lato meridionale della piazza, e qui, al civico numero 1 della piazza Guglielmo Marconi, vediamo l'edificio che ospita il Municipio di Santadi, con la sua sede e con gli uffici in grado di fornire i loro servizi ai cittadini.

Il Museo Civico Archeologico

Santadi-Il Museo Civico ArcheologicoSantadi-Il Museo Civico ArcheologicoPassata la piazza Guglielmo Marconi, dove inizia la prosecuzione della via CampoSanto che è la via Vittorio Veneto, prendiamo invece a sinistra la via Umberto I, la seguiamo per quasi un centinaio di metri, e vediamo alla sinistra della strada, al civico numero 17, l'edificio che ospita il Museo Civico Archeologico di Santadi, che raccoglie reperti dell'età preistorica, nuragica e punica, provenienti da diverse località, rinvenuti nel territorio comunale ed in tutto il comprensorio del basso Sulcis. Concepito come Museo del territorio, custodisce i reperti provenienti dai principali siti archeologici del Basso Sulcis in un'esposizione organizzata secondo la successione cronologica delle diverse civiltà, dagli insediamenti primitivi del sesto millennio avanti Cristo, sino alle fasi fenicio puniche e romane del primo millennio avanti Cristo. Sono presenti inoltre ceramiche, oggetti metallici tra cui i pugnali e il tripode bronzeo di tipo cipriota, e migliaia di vasi rinvenuti nel deposito votivo della grotta di Su Benatzu, che descriveremo più avanti. 

Santadi-Il Museo Civico Archeologico Santadi-Il Museo Civico Archeologico Santadi-Il Museo Civico Archeologico

Supporti multimediali, applicativi smartphone e audioguide diversificano le modalità di fruizione, facilitando la contestualizzazione dei reperti e dei siti del territorio che attestano l'evolversi dei modelli di insediamento nel tempo.

Il Museo Etnografico denominato Sa Domu Antiga

Santadi-Il Museo Etnografico denominato Sa Domu AntigaSantadi-Il Museo Etnografico denominato Sa Domu AntigaPassata la piazza Guglielmo Marconi, prendiamo la prosecuzione della via CampoSanto che è la via Vittorio Veneto, la seguiamo per un centinaio di metri fino a che la strada incrocia la via Giuseppe Mazzini. Prendiamo la via Giuseppe Mazzini verso destra, ossia verso ovest, e la seguiamo per centoventi metri, fino a vedere, alla sinistra della strada, l'edificio che ospita il Museo Etnografico, detto Sa Domu Antiga, che ha sede in una vecchia casa dei primi del Novecento appartenuta ad una famiglia di Santadi, restaurata e recentemente acquistata dal comune. Rispecchia la classica abitazione contadina ancora presente nel territorio del Sulcis, e presenta un affascinante percorso tra gli stili di vita sino ai primi del Novecento, tra attrezzi testimoni del lavoro agricolo. Anche i materiali e le tecniche costruttive sono quelli della tradizione locale, con i soffitti ad incannucciato legato con fili di palma nana ed il tetto sorretto da travi di legno e coperto con tegole crude sarde. L’allestimento nasce con l’intento di rappresentare l’arredo delle case agro pastorali del periodo in tutte le sue funzioni e complessivamente raccoglie circa 800 pezzi.

Santadi-Il Museo Etnografico denominato Sa Domu Antiga Santadi-Il Museo Etnografico denominato Sa Domu Antiga Santadi-Il Museo Etnografico denominato Sa Domu Antiga

All'interno si trovano l'anticamera, la camera da letto dove dormiva tutta la famiglia, e la sala da pranzo, tutte arredate con mobili antichi. All'esterno si trovano esposti gli utensili per la preparazione e il consumo dei cibi e nelle vicinanze is lollas, ossia le lolle sotto le quali vengono riposti gli attrezzi utilizzati per il lavoro agricolo.

Il Museo del Libro presso le scuole medie nell'Istituto Comprensivo

Santadi-L'Istituto Comprensivo di Santadi che ospita il Museo del LibroProseguendo lungo la via Giuseppe Mazzini ancora verso ovest, dopo duecento metri la strada termina di fronte all'Istituto Comprensivo di Santadi, nel quale si trovano le scuole medie dove ha sede il terzo Museo di Santadi da prendere in considerazione, ossia il Museo del Libro meglio definibile come mostra permanente del libro. Suddiviso in diversi settori, è stato creato dai bambini di un età compresa tra i 4 e i 13 anni, con l'ausilio degli insegnanti delle diverse classi. I lavori in esso racchiusi, vengono creati in specifici laboratori attraverso attività manuali, eseguite dai più piccoli delle scuole elementari, e multimediali, eseguite dai ragazzi delle scuole medie. Aperto al pubblico dal 2002, in esso sono raccolti lavori provenienti da tutta Italia, eseguiti negli ultimi otto anni scolastici. Inoltre l'Istituto Comprensivo di Santadi è promotore dei concorsi a livello nazionale Leggilo anche tu e Scrivilo anche tu.

Il Cimitero di Santadi

Santadi-Ingresso del Cimitero di SantadiDal cartello segnaletico che indica l'ingresso nell'abitato, percorsi cinquecento metri eravamo arrivati all'incrocio con la via Is Collus a destra e via Bosa a sinistra. Passato l'incrocio, la strada proseguiva con il nome di via Roma, la abbiamo seguita per duecentocinquanta metri ed eravamo arrivati a una rotonda dove avevamo preso a sinistra la seconda uscita, che è la via Brigata Sassari, la quale, dopo centocinquanta metri, sbocca sulla via CampoSanto. Prendiamo questa strada verso verso sinistra e la seguiamo per trecento metri, fino a vedere, alla destra della strada, il muro di cinta e l'ingressio del Cimitero Comunale di Santadi.

Gli Impianti Sportivi lungo la via Is Collus

Dal cartello segnaletico che indica l'ingresso nell'abitato, percorsi cinquecento metri eravamo arrivati all'incrocio con la via Is Collus a destra e via Bosa a sinistra. Presa a destra la via Is Collus, subito alla sinistra della strada si trova il Palazzetto dello Sport di Santadi, che ospita una Palestra, ossia un Impianto polivalente al chiuso dotato di tribune in grado di ospitare 220 spettatori, nel quale praticare le discipline Calcio, Calcetto ossia calcio a 5, Handball ossia pallamano, Pallacanestro, Pallavolo.

Santadi-Palazzetto dello Sport: esterno Santadi-Palazzetto dello Sport: interno

Proseguendo lungo la via Is Collus, la seguiamo per seicento metri, ed arriviamo di fronte allo Campo da Calcio Comunale Is Collus, dotato di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori. Intorno al Campo da Calcio si trova una Pista Anulare di Atletica nella quale praticare le discipline Atletica leggera, Corse su pista, Salto in alto, Salti in estensione, Salto con l'asta, Lancio del disco, Lancio del peso, Lancio del martello, Lancio del giavellotto.

Santadi-Campo da Calcio Comunale Is Collus: ingresso Santadi-Campo da Calcio Comunale Is Collus: interno

Visita dei dintorni di Santadi

Nei dintorni di Santadi si trovano due belle grotte, la più bella delle quali sono le grotte di Is Zuddas; tra Santadi e Giba si trova l'importante insediamento fenicio punico di Pani Loriga. Sono stati, inoltre, portati alla luce i resti della Tomba di giganti Barranca Mannu; del Protonuraghe Diana; del Nuraghe complesso Is Collus; ed inoltre dei Nuraghi Arcu de Mesu, Brenticotta, Case Chirigus, Cirixi, de Su Schisorgiu, Mannu de Barrua, Monte Fenugu, Monte Moddizzi, Monte Murecci, Monticello, Nuraxi Mannu, Pimpini, Punta Crisioni, Sa Mariga, Sa Tutta de Fai Grau, San Nicola, Sanna, Sedda Candiazzus, Senzu, Serra Andria Santus, Terra Arrubia, Terresoli, tutti di tipologia indefinita.

Dalla località Santadi Basso all'insediamento fenicio punico di Pani Loriga

Dalla piazza Guglielmo Marconi che è il centro di Santadi, prendiamo verso sud la via Vittorio Veneto, dopo un centinaio di metri svoltiamo a desta in via Giuseppe Mazzini, passata un'ottantina di metri a sinistra la via Fontale, che uscirà dall'abitato come via Rio Manno. In ottocento metri arriviamo alla frazione Santadi Basso (altezza indefinita, distanza in linea d'aria circa 0.95 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti).

Santadi-L'insediamento fenicio punico di Pani LorigaL'articolo <em>Le indagini 2007-2008 all'abitato fenicio-punico di Pani Loriga</em>Dal centro della frazione, prendiamo a destra, verso nord ovest, la via Rio Cane che, in due chilometri e trecento metri, ci porta alla biglietteria dell'insediamento dell'insediamento fenicio punico di Pani Loriga. L'insediamento sorge su un rilievo isolato all'incrocio tra due vie al centro della piana di Su Pranu: una verso il Campidano e l'altra lungo il corso del fiume Riu Mannu verso il cagliaritano. Si tratta di un sito di notevole importanza, ubicato in una collina che non supera i 200 metri di altezza, che ospita un enorme insediamento civile e militare di epoca fenicio punica. Fondata nel settimo secolo avanti Cristo da coloni fenici insediatisi lungo la costa sud occidentale dell'Isola, con l'area circostante è stato frequentato fino in epoca romana, ed ha avuto una lunga sopravvivenza poiché si presentava isolata e quindi idonea ad un insediamento di carattere militare, e quindi, nell'altura di Pani Loriga, gli avvicendamenti culturali si ritrovano stratificati quasi ininterrottamente dal quarto millennio avanti Cristo fino all'ottavo secolo dopo Cristo, con chiare tracce di frequentazione fenicio punica, romana e bizantina. La scoperta del settore funerario lungo il versante occidentale della collina di Pani Loriga avviene nel 1969, quattro anni dopo l'individuazione del sito grazie alle ricognizioni del territorio sulcitano dirette da Ferruccio Barreca, e nel maggio di quell'anno, in occasione dei lavori di sterro per la realizzazione della nuova strada di accesso al sito, si incorre, in modo fortuito, nel rinvenimento della necropoli fenicia. Gli scavi, proseguiti poi negli anni settanta del secolo scorso, hanno consentito l'individuazione di tre distinte cinte murarie avvolgenti la collina ad altezze diverse. È evidente l'importanza strategica del sito, che è composto da un'Acropoli, con le abitazioni civili, e da una Necropoli, il Tophet fenicio ed un Santuario. L'Acropoli ha un'estensione di cinquanta metri per duecentotrenta, e si trova all'interno di una prima cinta di mura. La Necropoli comprende circa centocinquanta tombe di due diverse tipologie. Ci sono le tombe fenicie a fossa, che documentano il rito dell'incinerazione, dalle quali provengono corredi funebri che hanno restituito bocchette con orlo a fungo o bilobato, orecchini a cestello e scarabei, piatti e tazze. Ci sono poi le tombe puniche a camera, con accesso a gradini, costituite da un breve corridoio che immetteva nella camera sepolcrale con il soffitto piatto e pareti verticali, e con nicchie rettangolari per le offerte funebri. A valle è presente una seconda cinta muraria, distante circa trenta metri dalla prima, che avvolgeva l'Acropoli e l'area urbana. Intorno alle pendici della collina si vedono i resti di una terza cinta muraria. Due torrioni difendevano l'accesso all'Acropoli, trasformandolo in uno stretto passaggio che portava ad uno slargo, con il tipico ingresso a tenaglia.

Santadi-Insediamento fenicio punico di Pani Loriga: planimetria Santadi-Insediamento fenicio punico di Pani Loriga: la collina di Pani Loriga Santadi-Insediamento fenicio punico di Pani Loriga: veduta d'insieme Santadi-Insediamento fenicio punico di Pani Loriga: resti dell'insediamento punico Santadi-Insediamento fenicio punico di Pani Loriga: resti di domus de janas Santadi-Insediamento fenicio punico di Pani Loriga: resti del Protonuraghe Diana

Come testimoniato dalla presenza di alcune domus de janas nonché i resti dell'imponente Protonuraghe Diana, edificato a 157 metri di altezza, il sito era già frequentato in epoca prenuragica e nuragica.

Le frazioni a sud dell'abitato

Dalla frazione Santadi Basso, continuamo sulla prosecuzione della strada che ci ha portato fino ad essa, e che diventa la SP70. Percorsi un chilometro e duecento metri, arriviamo nella località Barrua, che è distinta in due agglomerati di abitazioni denominati Barrua Susu e Barrua de Basciu. Per prima raggiungiamo la frazione Barrua Susu (altezza 132 metri, distanza in linea d'aria circa 2.37 chilometri, abitanti 43), e, proseguendo per altri ottocento metri lungo la SP70, raggiungiamo la frazione Barrua de Basciu (altezza indefinita, distanza in linea d'aria circa 3.15 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti).

Dalla frazione Barrua Susu, prendiamo la strada verso sinistra, che si dirige verso est, e, in un chilometro e mezzo, raggiungiamo la frazione Crabì (altezza 129 metri, distanza in linea d'aria circa 2.69 chilometri, abitanti 26).

Santadi-Barrua: la Chiesa parrocchiale di Santa Maria di Monte FraccaLungo la strada che porta da Barrua Susu a Crabì, percorse appena poche decine di metri, parte una deviazione a destra che, in trecento metri, ci porta in località Monte Fracca, dove, alla sinistra della strada, si trova la Chiesa campestre di Santa Maria di Monte Fracca, che è stata nominata Chiesa parrocchiale per soddisfare le esigenze della popolazione dei dintorni. Il suo originario impianto dovrebbe risalire al quattordicesimo secolo, mentre quello attuale è frutto di rimaneggiamenti d'inizio Settecento. Già nel 1365, tra le rendite della diocesi di Cagliari, il territorio di Santa Ada de Sols, l'odierna Santadi, viene più volte indicato come terra de Santa Maria; comunque la prima attestazione della sua esistenza ce la fornisce nel 1638 padre Salvador Vidal, indicandola come Santa Maria di Monte Falco. Alcuni studiosila datano al 1724, ed è probabile che in quell'anno l'edificio abbia suito quei rifacimenti che lo caratterizzano tuttora, tra i quali, il tamponamento dell'abside. Si tratta di un caratteristico edificio campestre, dalle linee semplici ed essenziali, privo di qualsiasi decorazione, con prospetto a capanna, sul quale, in asse al portale, vi sono, un piccolo oculo circolare ed il campaniletto a vela. Sui fianchi, nessun ingresso secondario, solo una stretta luce per ciascun lato. L'aula ha il soffitto ligneo e si conclude con l'altarino, addossato al muro di fondo, che ha occluso l'abside semicircolare, rimasta visibile esternamente. La seconda domenica di settembre, a Barrua si celebra la Festa di Santa Maria, per la quale, alcuni giorni prima, la statua di Santa Maria viene portata a Santadi, e la sera del vespro, riportata in processione alla piccola Chiesa di Santa Maria. La domenica pomeriggio, si svolge, poi, la processione verso il borgo di Barrua.

Dalla frazione Barrua de Basciu, percorsi lungo la SP70 quasi due chilmetri e mezzo verno sud, raggiungiamo la frazione Su Benatzu (altezza 105 metri, distanza in linea d'aria circa 4.93 chilometri, abitanti 19), nel cui territorio si trovano la grotta di Pirosu e le grotte di Is Zuddas, che verranno descritti più avanti.

Santadi-Is Cattas: la Chiesa campestre di San GiuseppePercorsi ancora un chilometro e settecento metri verso sud lungo la SP70, troviamo una deviazione verso sinistra che, in quattrocento metri, ci porta all'interno della frazione Is Cattas o Is Scattas (altezza 132 metri, distanza in linea d'aria circa 6.18 chilometri, abitanti 34). All'interno di questa frazione si trova la Chiesa campestre di San Giuseppe, edificata per soddisfare le esigenze della popolazione del luogo. A Is Cattas, presso questa Chiesa, la terza domenica di agosto si svolge la Festa di San Giuseppe, con le cerimonie religiose che sono seguite dalla processione per le strade del posto, ed eventi e manifestazioni che si prolungano per altri due giorni.

La grotta Santuario di Pirosu o di Su Benatzu

In località Su Benatzu, nel giugno 1968 alcuni speleologi dell'ASI, l'Associazione Speleologica Iglesiente, hanno scoperto un tempio ipogeico all'interno di una vasta grotta carsica chiamata grotta Santuario di Pirosu o di Su Benatzu. Al suo interno, a circa centocinquanta metri dall'ingresso, si trova, preceduto da una camera ricca di pozze d'acqua e formazioni stalattitiche, il tempio, ossia quella che era stata chiamata la Sala del Tesoro, con centinaia di ciotole di varia forma e dimensione, accatastate in tre grandi cumuli. Ma l'elemento più importante era una colonna stalagmitica spezzata alta un metro e ottanta, che fungeva da altare, vicino al quale sono stati trovati accatastati numerosi reperti, oltre 2000. Tra gli oggetti in metallo ritrovati vi erano pugnali, spade, armi in genere; oggetti ornamentali come bracciali, anelli e collane; utensili domestici come falce e specchio ed infine oggetti votivi e talismanici tra cui l'importantissima navicella votiva in bronzo ed un tripode, anch'essa in bronzo, di scuola cipriota micenea; e sempre in bronzo alcuni pugnali, bracciali e anelli. Ai piedi dell'altare vi era un pozzetto d'acqua e accanto ad esso si trovava un grande cumulo di cenere, che costituiva il focolare, dove sono state trovate ossa di animali, segni di sacrifici rituali.

Santadi-grotta Santuario di Pirosu o di Su Benatzu: ingresso della grotta Santadi-grotta Santuario di Pirosu o di Su Benatzu: interno della grotta Santadi-grotta Santuario di Pirosu o di Su Benatzu: il tripode bronzeo

L'analisi al Carbonio 14 ha consentito di datare i reperti tra l'820 e il 730 avanti Cristo. Il tesoro è oggi esposto nelle sale del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, nel Museo Archeologico Villa Sulcis di Carbonia e nel Museo Civico Archeologico di Santadi.

Le grotte di Is Zuddas

L'intero territorio comunale di Santadi è ricco di grotte e cavità, che per la diversità delle condizioni geologiche hanno determinato grandiosi fenomeni carsici, e le più conosciute sono le grotte di Is Zuddas, in località Su Benatzu presso il monte Meana. Il loro nome deriva dal cognome della famiglia Zuddas, proprietaria del furriadroxu ossia del cascinale ad esse vicino. Si raggiungono uscendo da Santadi verso sud con la SP70 in direzione di Teulada, dopo sei chilometri si trova l'indicazione per le grotte, che si raggiungono seguendo le indicazioni, alla sinistra della strada Provinciale, dopo cinquecento metri. Proprio all'ingresso delle grotte è presente un fossile, il prolagus sardus, vissuto nella zona tra i 25 ed i 10 milioni di anni fa, simile alla lepre ma senza la coda. Le grotte sono scavate nella roccia calcarea del monte Meana, a 236 metri sul livello del mare, e costituiscono uno splendido scenario sotterraneo creato dall'azione dell'acqua, iniziato nel periodo Cambrico Inferiore, circa 600 milioni di anni fa, e non ancora esaurito dato che le grotte vengono considerate ancora in attività. All'interno la temperatura è pari a 16° costanti con un'umidità vicina al 100%, per un percorso turistico di circa 500 metri. Sono presenti stalattiti e stalagmiti, aragoniti, colate, concentrate quasi interamente all'interno di una grande sala.

Santadi-La grotta di Is Zuddas: ricostruzione delle fattezze del Prolagus Sardus Santadi-La grotta di Is Zuddas: il Prolagus Sardus viveva nella zona tra i 25 ed i 10 milioni di anni fa ed era simile alla lepre senza coda attuale Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte Santadi-La grotta di Is Zuddas: interno delle grotte

Nel periodo natalizio all'interno di questa sala viene allestito un presepio estremamente suggestivo. Da alcuni anni poi, le sculture in trachite alte 30/40 centimetri di Giovanni Salidu, di Sant'Antioco, rendono il presepe ancora più suggestivo. Le grotte, aperte al pubblico dal 1985, hanno avuto nei primi anni novanta, il più alto numero di presenze, ossia circa 60.000, che è andato calando col passare degli anni fino ad arrivare alle attuali 30.000 presenze.

A nord ovest dell'abitato la ex Stazione Ferroviaria e le Cantine

Santadi-Is Collus: resti del Nuraghe complesso Is CollusDal centro di Santadi prendiamo verso nord ovest la via Roma. Dove termina la via Roma, prima che esca dall'abitato con il nome di via Cagliari, prendiamo a sinistra la via Is Collus che porta agli Impianti Sportivi, la seguiamo e, dopo un chilometro e duecento metri, ci porta all'interno della frazione Is Collus (altezza 96 metri, distanza in linea d'aria circa 1.48 chilometri, abitanti 129). Dove la via Is Collus prosegue sulla via Monte Fenosu, si trovano i resti del Nuraghe Is Collus, si tratta di un Nuraghe complesso edificato a 98 metri di altezza, caratterizzato da una torre principale e bastioni con quattro torri aggiunte, del quale solo piccola parte si trova in superficie, dato che la maggior parte si trova sotto il moderno abitato. 

Santadi-Su Pranu: resti della Stazione Ferroviaria di SantadiAl termine della via Roma, prendiamo la via Cagliari e la seguiamo per un chilometro e cento metri, passata alla destra della strada l'Area Industriale di Su Pranu, si vedono alla sinistra della strada i resti della ex Stazione Ferroviaria di Santadi, che era una stazione sulla linea ferroviaria che collegava Siliqua con San Giovanni Suergiu e poi con Calasetta. La stazione viene realizzata dalla Ferrovie Meridionali Sarde negli anni venti del Novecento nell'ambito della fase di costruzione della rete ferroviaria pubblica a scartamento ridotto per il Sulcis Iglesiente progettata nel decennio precedente. Questa scalo rappresentava il termine della parte in comune tra i due progetti proposti per il collegamento su ferro tra Calasetta e Cagliari: il primo prevedeva che da Santadi la linea proseguisse verso Capoterra per raggiungere il capoluogo regionale senza trasbordi, mentre il secondo, che venne effettivamente realizzato, sarebbe risalito verso Narcao e da qui sino a Siliqua, collegata anche dalla rete delle Ferrovie dello Stato con il Cagliaritano. La stazione, il cui fabbricato viaggiatori viene decorato da Stanis Dessy come altri edifici analoghi delle Meridionali Sarde, è inaugurata nel 1926, e l'esercizio ferroviario prosegue sino alla chiusura della rete FMS nel 1974, quando le relazioni su ferro vengono sostituite da servizi di autolinee. Proprio a tal fine l'area della stazione, continua ad essere impiegata come fermata e deposito per gli autobus delle FMS sino al 2008, anno in cui la ex concessionaria ferroviaria viene assorbita dall'ARST, che da allora usufruisce della struttura per il rimessaggio dei propri mezzi.

Al termine della via Roma, prendiamo la via Cagliari e la seguiamo per due chilometri e trecento metri, fino ad arrivare a una rotonda dove la strada incrocia la SS293 di Giba, prima di arrivare alla frazione di Villaperuccio denominata Is Pireddas. Prima dell'incrocio, alla destra della strada si sviluppa un'area industriale, dove sono presenti la Cantina Sociale di Santadi, la cantina denominata Agricola Punica, e la Latteria Sociale di Santadi.

Tre Bicchieri del Gambero RossoSantadi-Cantina di SantadiLa Cantina Sociale di Santadi è ubicata nel Sulcis, nata nel 1960, superate le prime difficoltà con l'arrivo di un gruppo dirigente animato da quella determinazione che genera entusiasmo e passione, ha adottato strategie diverse che le hanno dato un nuovo volto con direttive più coerenti per i soci produttori. Ai grandi vini rossi Terre Brune, Rocca Rubia, Araja, grotta Rossa e Antigua, si accostano i raffinati bianchi Villa di Chiesa, Cala Silente, Pedraia, Villa Solais, Latinia, figli dell'antica tradizione enologica abbinata all'impiego delle nuove tecnologie in materia di vinificazione, stabilizzazione e imbottigliamento.

Santadi-La Cantina Sociale di Santadi Santadi-La Cantina Sociale di Santadi Santadi-La Cantina Sociale di Santadi Santadi-I vini della Cantina Sociale di Santadi

La Cantina Sociale di Santadi ha ottenuto dalla Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso il riconoscimento Tre Bicchieri per il suo vino Latinia 2011.

Santadi-Agricola PunicaLa Agricola Punica è uno dei nomi più rinomati al mondo nella produzione del vino, nata da una collaborazione dell'enologo Sebastiano Rosa di Tenuta San Guido, la Cantina Sociale di Santadi, ed il leggendario enologo toscano Giacomo Tachis. La sua storia ha inizio verso la metà degli anni Ottanta, ed è proprio Giacomo Tachis a pensare alla Sardegna, convincendo tutti del fatto che potessero produrre un fantastico vino dalle uve coltivate nel Sulcis. Nel 2002, Agricola Punica acquista un terreno diviso in due tenute, Barrua e Narcao, nelle quali i vigneti situati sono caratterizzati da 15 ettari di Carignano, piantato nel 1990, e 50 ettari di nuovi impianti di Carignano, Cabernet Sauvignon, Cabernet Franc e Merlot. I terreni sono molto profondi e sassosi con una media quantità di argilla.

Santadi-La cantina Agricola punica Santadi-La cantina Agricola punica Santadi: vini della cantina Agricola punica

I suoi vini sono denominati IGT Isola dei Nuraghi, nome che si riferisce alle antiche torri di pietra costruite dalla civiltà nuragica. L'azienda produce due grandi vini rossi, Barrua e Montessu, ed un ottimo vino bianco chiamato Samas.

La Latteria Sociale di Santadi dal 1962, con i suoi numerosi soci, continua la tradizione locale lavorando latte di prima qualità in un caseificio moderno dove si produce un formaggio certificato di carattere forte e generoso, particolare e vivo, in sintonia con il gusto del consumatore internazionale.

Alla rotonda prendiamo la SS293 di Giba che ci porta a visitare altre due frazioni di Santadi. Seguiamo la SS239 di Giba verso nord est per circa un chilometro e vediamo, alla destra della strada, la deviazione con le indicazioni che ci portano alla frazione Is Pisanus (altezza 102 metri, distanza in linea d'aria circa 3.02 chilometri, abitanti 13).

Evitando la deviazione per la frazione Is Pisanus, proseguiamo lungo la SS293 di Giba per cinquecento metri, poi prendiamo a destra e, dopo quattrocentocinquanta metri, la strada diventa la via Is Sollais, che ci conduce all'interno della frazione Is Pinnas (altezza 117 metri, distanza in linea d'aria circa 2.91 chilometri, abitanti 60).

Le frazioni a nord est dell'abitato

Da centro di Santadi, prendiamo la via CampoSanto verso nord est, dalla quale parte sulla sinistra la via Murdeu, che ci porta in località Murdeu. Qui è stata fondata la Chiesa di Nostra Signora di Fatima, una delle nuove Chiese parrocchiali di Santadi, la cui erezione è stata deliberata con Decreto del Presidente della Repubblica nel dicembre 1967 per soddisfare le esigenze della popolazione dela zona. Di questa Chiesa non abbiamo trovato maggiori indicazioni, nè una foto che la rappresenti.

Procedendo lungo la via Murdeu, passiamo l'incorcio con la via delle Mimose a destra e via degli Ulivi a sinistra, poi più avanti, a due chilometri da dove la avevamo imboccata, dalla via Murdeu svoltiamo a destra e, in duecentocinquanta metri, arriviamo nella località Is Lois, dove troviamo prima la frazione Is Lois de Basciu (altezza 158 metri, distanza in linea d'aria circa 2.40 chilometri, abitanti 12), poi, percorsi altri cinquecento metri, troviamo la localtà Is Lois de Susu.

Dove dalla via Murdeu avevamo svoltato a destra per raggiungere la località Is Lois, svoltiamo, invece, a sinistra, e, dopo settecentocinquanta metri, raggiungiamo la frazione Is Piroddis (altezza 144 metri, distanza in linea d'aria circa 2.50 chilometri, abitanti 51). Proseguendo per altri quattrocentocinquanta metri svoltiamo a sinistra e, dopo duecento metri, arriviamo alla frazione Is Sabas (altezza 143 metri, distanza in linea d'aria circa 2.91 chilometri, abitanti 43), il cui nome deriva dal cognome dei proprietari di un furriadroxu, ossia di un cascinale, col plurale di famiglia. Evitando la deviazione per Is Sabas, continuiamo sulla strada proveniente da Is Piroddis e, dopo trecento metri, raggiungiamo la frazione Is Scanus.

Ripresa la via Murdeu, passate le deviazioni verso destra per Is Lois e verso sinitra per Is Piroddis, proseguiamo dritti e, dopo circa tre chilometri, arriviamo alla frazione Is Pirosus (altezza 191 metri, distanza in linea d'aria circa 3.40 chilometri, abitanti 34). E, trecento metri più avanti, raggiungiamo la frazione Is Xianas (altezza indefinita, distanza in linea d'aria circa 3.67 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti).

Le frazioni ad est dell'abitato

Ad alcune frazioni ad est di Santadi si arriva provenendo dal centro di Santadi, mentre ad altre, posizionate un poco più a sud, è più semplice arrivare provenendo dalla frazione Santadi Basso che abbiamo già descritte.

Da Santadi Basso, prendiamo verso est la via Is Sinzus e, percorsa per due chilometri, arriviamo alla frazione Is Vaccas (altezza indefinita, distanza in linea d'aria circa 2,26 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). Cinquecento metri più avanti lungo la via Is Sinzus, raggiungiamo la frazione Is Sinzus (altezza 145 metri, distanza in linea d'aria circa 3.01 chilometri, abitanti 35). Proseguiamo lungo la via Is Sinzus verso est e, dopo poco meno di un chilometro, arriviamo in località Morimenta. Subito dopo il cartello segnaletico che indica la località, svoltiamo a destra e, in trecento metri, raggiungiamo la frazione Morimenta de Sosu (altezza 165 metri, distanza in linea d'aria circa 3.19 chilometri, abitanti 17). Se evitiamo la deviazione a destra e proseguiamo dritti lungo la via Is Sinzus, entriamo dopo un centinaio di metri nella frazione Morimenta de Basciu (altezza 151 metri, distanza in linea d'aria circa 4.08 chilometri, abitanti 18).

Dal centro di Santadi, dalla piazza Guglielmo Marconi prendiamo verso sud la via Vittorio Veneto, poi, dopo trecento metri, prendiamo verso sud est la via Grazia Deledda, che dopo quattrocento metri va ad immettersi sulla via Fontana Noa, ed esce dall'abitato verso est come SP1, che qui assume il nome di via Case del Frate. Percorsi trecentocinquanta metri sulla SP1, arriviamo alla frazione Case del Frate (altezza 113 metri, distanza in linea d'aria circa 1.03 chilometri, abitanti 24). Dalla frazione Case del Frate, proseguiamo lungo la SP1 che assume il nome di via Terresoli per poco più di un chilometro, poi svoltiamo a sinistra in via Is Cosas, e, dopo ottocento metri, raggiungiamo la frazione Is Cosas (altezza 166 metri, distanza in linea d'aria circa 1.64 chilometri, abitanti 13).

Santadi-Terresoli: la Chiesa parrocchiale di San Giovanni BoscoEvitando la deviazione per Is Cosas, proseguiamo lungo la SP1 e, dopo trecento metri, entriamo nella grande frazione Terresoli (altezza 127 metri, distanza in linea d'aria circa 2.66 chilometri, abitanti 390), il cui nome va interpretato come Terra 'e soli ossia Terra esposta al sole. All'interno della frazione Terresoli è presente, duecentocinqanta metri più avanti lungo la via Terresoli, al civico numero 122, la Chiesa di San Giovanni Bosco, che è una delle Chiese parrocchiali di Santadi.

Dalla Chiesa parrocchiale di San Giovanni Bosco, proseguiamo nell'abitato di Terresoli e poi, seguendo ancora la SP1, percorriamo un chilometro e trecento metri, quindi seguendo le indicazioni prendiamo la deviazione a sinistra che, in trecento metri, ci porta nella frazione Barrancu Mannu (altezza 160 metri, distanza in linea d'aria circa 5.09 chilometri, abitanti 117), famosa perché nel suo territorio si trova una famosa Tomba di Giganti.

La Tomba dei giganti di Barrancu Mannu o Sa Tuerredda

Dall'abitato di Barrancu Mannu, proseguiamo vedendo dopo poco più di un centinaio di metri a sinistra la via Is Pisanus, la evitiamo e proseguiamo lungo la strada bianca seguendo le indicazioni, dopo duecentocinquanta metri vediamo a sinistra, ossia verso nord, il sentiero che, in quasi cinquecento metri, ci porta al parcheggio per la Tomba dei Giganti di Barrancu Mannu che, oltre che con il nome della località in cui si trova, è conosciuta anche come Sa Tuerredda, e la raggiungiamo con un sentiero di altri cinquecento metri. La tomba si erge in uno scenario naturale incantevole, tra dirupi e picchi granitici, e le vecchie popolazioni attribuirono al sito lo strano nome di Barrancu Mannu, poiché sostanzialmente si tratta di una tomba collettiva, in cui al suo interno venivano sepolte le genti del vicino Villaggio nuragico che era verosimilmente più a valle, protetto in molti tratti da muraglie difensive ciclopiche. Costruita con grossi blocchi di granito giallo rosa, la pianta si articola in un corpo principale absidato lungo venti metri che ospita la camera funeraria coperta ad ogiva tronca, e in un'esedra arcuata di larghezza massima di quasi quindici metri, i cui bracci si protendono dai lati della facciata. Nella facciata, conservata per quasi cinque metri, spicca la coppella al centro dell'architrave.

Santadi-Barrancu Mannu: la Tomba di Giganti Santadi-Barrancu Mannu: la Tomba di Giganti Santadi-Barrancu Mannu: la Tomba di Giganti Santadi-Barrancu Mannu: la Tomba di Giganti

La tomba è stata eretta in una zona strategica da cui era possibile controllare le valli sottostanti, con lo scopo di difendere l'attività pastorale della comunità del luogo e le proprie genti. Alcuni attribuiscono a questo sito dei poteri curativi, quasi magici, dovuti ai particolari campi magnetici ivi presenti.

Le ultime frazioni ad est di Santadi

Dalla frazione Terresoli, proseguiamo con la SP1 verso est, saltiamo la deviazione a sinistra per Barrancu Mannu e continuiamo dritti, dopo un centinaio di metri prendiamo a destra la deviazione sulla via Is Sinzus che, in circa duecento metri, ci porta alla frazione Is Langius (altezza 169 metri, distanza in linea d'aria circa 4.82 chilometri, abitanti 20). Evitata la deviazione verso destra sulla via Is Sinzus per Is Langius, proseguiamo sulla SP1 e, dopo un chilometro e mezzo, prendiamo la deviazione a destra che, in trecentocinquanta metri, ci porta alla frazione Is Canis (altezza 200 metri, distanza in linea d'aria circa 6.68 chilometri, abitanti 26).

Evitata anche la deviazione per Is Canis, proseguiamo lungo la SP1 e, dopo due chilometri e duecento metri, arriviamo alla frazione Pantaleo (altezza imprecisata, distanza in linea d'aria circa 7.06 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), sede del Complesso Forestale di Pantaleo, che cura oltre ottomila ettari di superficie, e comprende quattro unità gestionali, tra cui tre foreste demaniali, ricadenti nei Comuni di Narcao, Nuxis, Santadi, Siliqua, Villamassargia. 

La foresta di Pantaleo

Santadi-Pantaleo: la foresta di PantaleoSantadi-Pantaleo: la foresta di PantaleoPer chi ama il verde e la pace dei boschi, Santadi possiede un patrimonio boschivo straordinario. A pochi chilometri dal centro abitato infatti, si estende la splendida foresta di Pantaleo, che comprende alberi secolari, querce, filliree, sughere ma soprattutto importante in quanto unica in Europa, la lecceta. Tutta la zona è ricca di sorgentie di uno straordinario sottobosco ricco di funghi. Il bosco ha consentito la sopravvivenza del cervo sardo e del daino che vengono protetti per assicurarne la continuità della specie. Sempre ai piedi del bosco si trova l'edificio che ospita il cantiere dell'Ente Foreste, che si occupa di ripristinare la vegetazione nelle aree degradate, vigilare sulla presenza e la diffusione degli animali che abitano il bosco e la difesa degli incendi. La storia del Complesso Forestale di Pantaleo nasce quando Leone Goüdin, proprietario della miniera di ferro di San Leone presso Capoterra, ha acquistato sul finire dell'Ottocento una vasta estensione di bosco nei monti del Sulcis. La zona tra Santa Lucia e Pantaleo è stata da lui sfruttata per la produzione di carbone da legna. Successivamente, nel 1913, è stata impiantata a Pantaleo un'industria per la distillazione del legno, che produceva alcool metilico, acetone e acido acetico, per la quale è stata realizzata una ferrovia che collegava la fabbrica con Porto Botte. Cessata la produzione, dopo anni di abbandono la vasta foresta è ritornata in mano pubblica intorno al 1980.

Santadi-Pantaleo: edifici nel Complesso Forestale di Pantaleo Santadi-Pantaleo: edifici rinnovati del Complesso Forestale di Pantaleo con l'albero di eucalipto Santadi-Pantaleo: la Cappella nel Complesso Forestale di Pantaleo

A testimonianza di ciò, si trovavano nella foresta di Pantaleo, numerosi edifici alcuni ridotti a ruderi, altri invece in buono stato di conservazione. I ruderi della fabbrica sono stati, in seguito, restaurati, e Pantaleo è diventato il centro per le visite alla foresta demaniale di ottomila ettari. Il più imponente albero di eucalipto della Sardegna, con oltre sei metri e mezzo di circonferenza e ventisette metri di altezza, piantato a fine del diciannovesimo secolo, si fa ammirare nel piazzale davanti agli edifici del complesso, tra i quali è presente anche la Cappella di Pantaleo.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, da Santadi scenderemo a Piscinas che visiteremo con il suo centro dove si trova la villa patrizia della famiglia Salazar.


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