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La tradizione gastronomica ed enologica in Sardegna

In questa pagina descriveremo la tradizione gastronomica ed enologica in Sardegna. Accenneremo ai principali piatti della cucina della Sardegna ed ai principali vini Sardi.

La legge organica sui marchi di qualità per i prodotti dell'Isola e la sua impugnazione

Per la prima volta, dopo decenni d’attesa, il Consiglio Regionale, nell'agosto 2014, era riuscito ad approvare una legge organica sui marchi di qualità per i prodotti dell’isola. Ma successivamente il Governo Nazionale ha deciso d’impugnarla davanti alla Corte costituzionale, e, non appena la notizia è rimbalzata da Roma, sono arrivati i primi squilli di rivolta in Sardegna, durissimi contro la scelta del governo, definita inaccettabile e priva di basi giuridiche. A cominciare da Luigi Lotto, principale protagonista nel varo della legge, che ha dichiarato «non possiamno accettare che il governo neghi alla Regione Sardegna ciò che è concesso a Veneto, Emilia e Toscana, mi dispiace che qualcuno abbia gioito per una bocciatura senza senso, dato che noi abbiamo la competenza legislativa per poter fare norme non sui marchi di origine, è bene ribadire, ma sui marchi di qualità». Ed ha dichiarato la disponibilità a riesaminare qualche punto secondario della disciplina «ma non certo i passaggi dove si prevedono sanzioni regionali per i trasgressori, del tutto leciti, esattamente come nel caso delle violazioni oggi commesse negli agriturismo».

La cucina tradizionale sarda

La Sardegna tiene fede alla sua insularità anche nelle sue tradizioni gastronomiche. La cucina sarda è basata sulla pasta fatta in casa, sugli arrosti, sui legumi e sui formaggi. Sono assai scarse le pietanze elaborate. La cucina di pesce, che un tempo era limitata alle sole zone di mare, si è venuta a diffondere negli ultimi anni sull'onda del turismo crescente.

Nelle pagine che descrivono le diverse località, vengono citati diversi ristoranti, tra i quali quelli citati dalla Guida Michelin, ossia Ristoranti premiati con la Stella Michelin, Ristoranti indicati come Bib Gourmand per il loro ottimo rapporto tra la qualità ed il prezzo, e Ristoranti caratterizzati da una cucina di qualità.

Una stella Michelin Il miglior rapporto qualità-prezzo Una cucina di qualità Pizzerie d'Italia del Gambero Rosso

Vengono, inoltre, citate le pizzeria che hanno ricevuto dalla Guida alle pizzerie d'Italia del Gambero Rosso il riconoscimento Tre Spicchi, assegnato alle pizze ritenute migliori dai giudici dopo averne esaminato lievitazione, farine usate per impasto, selezione della materia prima cottura, e sapore; ed anche il riconoscimento Tre Rotelle, assegnato alle migliori pizze in teglia.

I principali prodotti della cucina sarda

Dorgali-Ristorante Colibrì: accompagna il pasto il pane guttiau costituito da pane carasau condito con un filo d'olio, del sale ed infornato per un paio di minutiOgni Regione dell'Isola ha un suo tipo di pane particolare. Il più famoso è il pane carasau, detto anche carta da musica, costituito da sottili sfoglie rotonde biscottate al forno, di lunga durata perché utilizzato dai pastori, che stavano negli ovili per più giorni. Porto Torres-Ristorante Li Lioni: <em>pane frattau</em>, piatto nuorese ottenuto con <em>panecarasau</em> ammorbidito nel brodo e condito con pomodoro, formaggio e uovo in camiciaIl pane guttiau è una gustosissima variante del pane carasau, che in questa versione viene scaldato ed è arricchito con olio extravergine. Il pane frattau è un piatto facile e veloce da preparare, preparato specialmente nella Regione della Barbagia e nella parte centrale dell'Isola, che si prepara bagnando il pane carasau con del brodo e disponendolo a strati nel piatto, condito con sugo di pomodoro e pecorino grattugiato, e con sopra tutti gli strati un uovo in camicia con una spolverata di formaggio. Altri tipi di pane sono Su pistoccu, Su civraxiu che è una grande pagnotta che si consuma a fette, sas coghoneddas, Su coccu chingherda, Su pane lentu. Le piante officinali si raccolgono nei campi, dove crescono spontanee. Vengono coltivate molte specie di verdura i carciofi, più ricchi di sapore rispetto a quelli del continente, i pomodori, le melanzane.

Porto Torres-Ristorante Li Lioni: la cantina di stagionatura dei formaggi localiIl sapore del formaggio sardo è diverso da quello degli altri formaggi, per la natura dei pascoli e per le razze allevate. In Sardegna si producono formaggi ovini, distinti in cotti, semicotti e crudi, oltre a formaggi caprini e vaccini. È proprio in Sardegna che viene prodotto il 90% del pecorino romano, tipico formaggio cotto, del quale solo il 10% viene prodotto nel Lazio. Vi sono, poi, formaggi a pasta dura e formaggi a pasta molle, a seconda della stagionatura. In Sardegna è molto diffuso il pecorino sardo semicotto, il bonassai ed il dolce sardo. Dal latte di capra si ottiene il caprino sardo, a pasta molle. E tra i formaggi vaccini le perette o caciocavallo, chiamate Su casizzolu o taedda nel centro-nord e pireddas nel sud.

Dessert di ricotta con il miele e <em>panecarasau</em> di accompagnamentoDorgali-Ristorante Colibrì: la seada, un grande raviolo rotondo di pasta fritta ripieno di formaggio filante e ricoperto di mieleLa ricotta sarda è molto cremosa, superiore a quelle delle altre regioni, e se stagionata viene detta ricotta mustia. In tutta l'isola si produce il miele, grazie alle fioriture delle piante che il clima mite rende più lunghe. Il miele amaro si ottiene dal corbezzolo, e con il miele si condiscono numerosi dolci. È, inoltre, assai notevole la varietà di dolci sardi, spesso basati sul miele e collegata alle festività, tra i quali vanno citati soprattutto le seadas, un piatto di origine spagnola a base di semola e formaggio fresco acido, meglio se pecorino, che vengono conditi con miele o zucchero. Inoltre, le pardulas, i papassini, le copuletas, gli acciuleddi.

La cucina della Gallura

Olbia-Ristorante Gallura: gattucciò di mare con agliata, razza con le mele, pescatrice con cipolla pomodoro e buccia d'aranciaIl piatto tipico della Gallura è la suppa cuata, una zuppa che deriva dalla cucina povera, fatta con pane rappreso, che viene servita nascosta da uno strato di formaggio. Un altro piatto tipico dell'entroterra è la mazza frissa, un piatto unico che si prepara con la panna, che viene fatta bollire con un poco di farina e servita cosparsa di miele. La cucina della Gallura offre anche i ravioli Li chiusoni, gnocchi caserecci fasgiolu e pomi, fagiolini o fagioli secchi con patate. Offre, inoltre, una ampia scelta di piatti di pesce la zuppa alla maddalenina; i calamari ripieni le cozze e le arselle coltivate nel golfo di Olbia; l'aragosta alla vernaccia. Verso Santa Teresa e l'arcipelago della Maddalena, si trovano le insalate di polpo. Buoni i formaggi, come Lu casgiu mùstiu, noto anche come Lu casgiu furriatu, che viene servito caldo e cosparso di miele. Anche nei dolci c'è un grande uso del miele, Tra essi Li cucciuleddhi e meli, canestrini di pasta ripieni di pasta di mandorle e miele; Li frisgioli longhi, frittelle lunghe cosparse di miele.

La cucina del Sassarese

Porto Torres-Ristorante Li Lioni: antipasti tipici SardiTipiche della cucina del Sassarese sono la favata, una zuppa di fave con costine e piedini di maiale; e la cauladda, una zuppa di cavoli. Di origine genovese è la fainè, una schiacciata di farina di ceci. La cucina dell'entroterra Sassarese propone secondi piatti di carne le bistecche di cavallo e di asinello, che deve essere giovane, il capretto, l'agnello, arrosti di maiale, i bolliti e gli stufati. Particolari sono lo zimino, un insieme di interiora d'agnello o di vitella arrosto, e Li pedi d'agnoni ossia i piedini d'agnello nella salsa piccante dell'agliata. In Logudoro e in Anglona si trovano le panadas o impanadas, ossia le palle, un piatto di origine antica, costituito da tortine salate e ripiene di formaggio o di carne di maiale tritata e accompagnata da verdure, che vengono comunque preparate in quasi tutta la Sardegna. Fra le pietanze più caratteristiche, poi, ci sono le lumache, uno dei piatti più richiesti nella Città di Sassari, cucinate in molti modi. Degne di nota sono le cipolle rosse di Banari.

Castelsardo-Ristorante il Cormorano: tonno affumicato olio e aceto balsamico, sgombri all'arancia, pescatrice marinata con rucola e pomodoriCastelsardo-Ristorante il Cormorano: aragosta alla castellaneseLa cucina di pesce del Sassarese propone, tra l'altro, le zuppe di pesce in salsa piccante di pomodori, la zuppa di scampi, i calamari arrosto ed i moscardini, i polpetti piccolissimi cotti al sugo di pomodoro, diversi tipi di crostacei, ed anche altre specialità come il polpo con patate.

Tra i piatti della cucina di pesce caratteristici di Castelsardo non si possono non citare citati la zuppa alla Castellanese, il risotto alla pescatora, il risotto al nero di seppia, l'aragosta alla Castellanese, le grandi triglie di scoglio di Castelsardo, i calamari farciti, i diversi tipi di pesci all'agliata, ed i pesci con le cipolle.

Alghero-Ristorante La Lepanto: aragosta con cipolle e pomodoriUna menzione a parte merita la gastronomia di Alghero, di cultura prettamente catalana, con i suoi rinomati piatti a base di crostacei il risotto alla pescatora, gli spaghetti con i ricci di mare, la zuppa alla catalana, l'aragosta alla catalana condita con una salsa prodotta emulsionando il nero della testa del maschio e le uova della femmina, l'aragosta con pomodori e cipolle, i calamari farciti, i pesci all'agliata, la zuppa di scampi. Come dolci si trovano le formaggelle, dette anche casadinas, ed i papassini o pabassinas, un dolce tradizionale natalizio. Famosa è la crema catalana di Alghero, parente della creme brulè e del creme caramel ma molto superiore. Notevoli anche i sospiri di Ozieri, con pasta di mandorle aromatizzata all'acqua di fiori d'arancio.

La cucina dell'Oristanese e del Medio Campidano

Cabras-Presentazione della bottarga in diversi tipi di confezioneLa cucina dell'Oristanese e del Medio Campidano, data la presenza degli stagni molto pescosi, è soprattutto una cucina di pesce. Un prodotto tipico è la bottarga, il cosiddetto caviale del Mediterraneo, ottenuta dalle uova essiccate dei muggini, che viene servita come antipasto, condita con olio extravergine, o grattugiata sulla pasta. I piatti tipici dell'Oristanese sono gli spaghetti alla bottarga, i ravioli ripieni di pesce, il risotto alla pescatora, particolarmente ricco, e le zuppe di cozze e di arselle. E come secondi le arselle, le anguille degli stagni ed i famosi capitoni Sa cassola, una ricca zuppa di pesci vari con molluschi, crostacei, pomodoro e vernaccia; spigole, dentici e orate alla vernaccia. Va poi citata Sa mrecca, la merca. È un piatto tipico che si prepara con il muggine, nome con il quale in Sardegna si indica il cefalo, lessato e servito freddo, salato durante il processo di cottura e poi fatto asciugare in un cartocciò di un'erba palustre chiamata zibba, utilizzata a scopo di conservazione. Nella zone di Bosa si trovano S'azada, il gattucciò di mare; e l'aragosta. Per chi non apprezza il pesce, ci sono ottimi primi di pasta, come i malloreddus, ossia gli gnocchetti sardi semola all'oristanese, con il ragù di carne di maiale; sos maccarrones de urta, con formaggio sciolto e pepe; Su ghisau, stufato di carni varie; le Lorighittas, una pasta tipica di Morgongiori, fatta intrecciando due sottili e corti spaghetti. A Oristano, il dolce più caratteristico è Is mustazzolus, il mustacciolo; si trovano poi le zippole ed altre specialità.

La cucina del Sulcis

Sant'Antioco-Ristorante Da Achille: antipasto di tonnoLa cucina del Sulcis affianca ai piatti di carne della tradizione sarda, le specialità di pesce soprattutto di influenza genovese. Importanti sono gli antipasti ed i contorni sartizzu, salsiccia; olive, funghi, verdure selvatiche fresche e sott'olio; casu friscu, un formaggio fresco. Come primi i culingionis, ravioli conditi con ragù di selvaggina; il cascà, un couscus di semola di origine tabarchina, con condimenti a base di verdure; gli spaghetti alla carlofortina. Si trovano, inoltre, le focacce di derivazione genovese. Come secondi carne il cinghiale in umido, condito con piante aromatiche; e la capra, cucinata in brodo, con salsa di pomodori freschi. Come secondi pesce, si trovano numerosi piatti a base di tonno rosso, specialità soprattutto di Carloforte. Si trovano anche la bottarga di tonno; il cuore di tonno; il musciame di tonno, ossia il filetto, un pezzo particolarmente ricercato di colore scuro all'esterno e rosato all'interno, dal sapore forte.

La cucina del Cagliaritano

Capoterra-Ristorante Sa Cardiga e su Scironi: spiedino di anguilleDella cucina del Cagliaritano fanno parte i malloreddus, ossia gli gnocchetti di semola alla campidanese; Sa fregula, minuta pasta dalla forma sferica che si ottiene bagnando la semola, che viene poi tostata al forno dove assume la tipica colorazione brunastra; ed i ravioli ripieni di ricotta con spinaci e zafferano. Si trovano poi sas panadas di Assemini. Come secondi i vari arrosti, compresi quelli a base di cacciagione; coniglio in umido con gli aromi della macchia mediterranea; la pudda in tianu, ossia la gallina in pentola con aromi il caboniscu a prenu, pollo ripieno; oltre al porcetto e al capretto arrosto.Capoterra-Ristorante Sa Cardiga e su Scironi: aragosta alla sardaPer quanto riguarda le pietanze di pesce la burrida, uno squisito antipasto preparato con gattucciò di mare e spezie; le orziadas, le attinie ossia gli anemoni di mare, infarinate e fritte nella semola; i bucconis, murici lessati e serviti caldi spaghetti o vermicelli con polpa di arrizzonis, ossia ricci di mare; Capoterra-Ristorante Sa Cardiga e su Scironi: dolci Sardila fregola con cocciula, cotta con pomodoro e arselle; gli spaghetti all'aragosta; Is piscis a scabecciu, pesce fritto e marinato. Come dolci si trovano i neuleddi, ciambelle campidanesi il gattò, dolce tradizionale simile all'aranzada nuorese; i pirichittus; i candelaus; i gueffus; le pardulas; il trigu puddinu, fatto di grano cotto nella sapa; il pappai biancu; i giasminus. Ed a Cagliari si trovano i pabassinos, preparati con semola, noci, uvetta, mandorle o nocciole ed a base di sapa, cioè di vincotto.

La cucina dell'Ogliastra

Porto Torres-Ristorante Li Lioni: culingiones, piatto ogliastrino, impasto di farina di semola sarda e acqua, ripieno di patate formaggio e mentaLa cucina dell'Ogliastra prevede come antipasti i prosciutti e i salumi in genere; i prosciutti di Arzana accompagnati da funghi, olive e formaggi i formaggi, caprini e il tipico casu axedu, un formaggio prodotto da una cagliata acida e da mangiare con il miele; il casu e fitta, pecorino in salamoia che si mangia in una minestra con finocchietto selvatico. Come primi i culurgiones, fagottini di pasta ripieni di formaggio, patate, aglio e mentuccia; le coccois prenas, ossia focacce con il ripieno dei culurgiones. Tra i secondi arrosti il porcetto e il capretto che si trovano ovunque nell'isola; ed inoltre le interiora arrosto di agnellino o capretto.

La cucina del Nuorese

Dorgali-Ristorante Colibrì: il pane frattau costituito da pane carasau, sugo di pomodoro e pecorino, con sopra un uovo in camiciaNel Nuorese, il pane più famoso e diffuso nasce nelle comunità pastorali della Barbagia è il pane carasau, che condito con un filo d'olio, del sale ed infornato per un paio di minuti costituisce il pane guttiau. Da esso si ottiene il piatto più tipico, il pane frattau, costituito da pane carasau, sugo di pomodoro e pecorino, con sopra un uovo in camicia. Ottimi i salumi di montagna, dei paesi che sorgono intorno al Gennargentu; le salsicce di Irgoli ed il fiore sardo, un formaggio a pasta cruda tipico di Gavoi, Fonni, Lodine, Ollolai. Nel Nuorese si trovano come primi i ravioli barbaricini, con il sapore del formaggio fresco o della ricotta; sos maccarrones de busa, bucatini ottenuti avvolgendo la sfoglia su un ferretto; sos maccarrones furriaos, gnocchetti conditi con pecorino fuso insieme alla semola, fino a formare una sorta di crema.

Dorgali-Ristorante Colibrì: porcetto arrosto con contorno di favetteFra i principali secondi che vengono proposti nel Nuorese vanno citati la pecora a cappottu, bollita, insaporita con carote e cipolle ed accompagnata con patate; e gli arrosti di vitella, agnello e capretto. Ma soprattutto il porcetto, ossia il maialino da latte arrosto, che i pastori un tempo cucinavano in una buca scavata nel terreno ricoperta da uno strato di terra, su cui si accendeva un fuoco di legna aromatica. Degli animali si mangiano anche le interiora, ossia Sa cordula o Su tatalliu, a base di interiora di agnello cucinate arrosto o in tegame con piselli o carciofi, l'entredda o zurrette, che è il sangue, che viene bollito nello stomaco dell'animale e condito con la mentuccia.

Dorgali: su pistoccu d'ou, un biscotto d'uovo tenero e friabile che ricorda i savoiardiTra i dolci c'è la favolosa sebada o seada, un grande raviolo rotondo di pasta fritta, ripieno di formaggio filante. Troviamo inoltre i pistiddos; il gattò barbaricino al miele; tiliccas de saba e meli, serpentine di sfoglia farcite di miele e sapa; i biscotti all'uovo di Dorgali, Oliena, Mamoiada e Fonni, che ricordano i savoiardi l'aranzada, dolce tradizionale nuorese prodotto con miele, zucchero con aggiunta di mandorle e scorze d'arancia; il pan di sapa di Orgosolo; Sa pompia di Siniscola, un incrocio tra pompelmo e arancia che viene bollito e caramellato nel miele di corbezzolo. È famoso il torrone di Tonara e dei paesi del Gennargentu, prodotto con il miele al posto dello zucchero; e la carapigna, il famoso sorbetto di Aritzo.

I principali vini Sardi

Gioielli della tradizione sardaTre Bicchieri del Gambero RossoLa vite, in Sardegna, sembra aver avuto una diffusione contemporanea a quella dell'uomo stesso. Sono numerosi i vini sardi, prodotti da vitigni autoctoni, o da vitigni importati che comunque si differenziano rispetto a quelli originari. Nel periodo medioevale vi è stato un periodo di decadenza nella produzione, che è ripresa già dal '500, tanto che Giovanni Francesco Fara, storico sardo cinquecentesco, la confermò con la frase «Sardinia insula vini». Nella descrizione delle cantine sarde, vengono citate anche tutte quelle che hanno ottenuto dalla Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso il riconoscimento Tre Bicchieri per uno dei loro vini.

Il Cannonau di Sardegna

Il Cannonau è il vitigno rosso più diffuso in Sardegna, dove nel complesso gli ettari coltivati a Cannonau sono circa 8.000. Tale vitigno rappresenta oltre il 28% della produzione viticola dell'Isola. È opinione Comune che il vitigno sia stato importato dalla penisola iberica, date le sue forti analogie con lo spagnolo Alicante. Noi non ne siamo mai stati convinti, avendolo sempre ritenuto autoctono e rammentando come la zona di Dorgali, una tra le più note per la coltivazione di uve Cannonau, già al tempo degli antichi Romani venisse chiamata Viniola. La nostra ipotesi sembra confermata dagli studi in corso su semi di vite del 1200 avanti Cristo trovati da archeologi olandesi e italiani nell'agosto 2004 nei dintorni di Sardara. Studi che potrebbero cambiare le conoscenze sulle origini della vite, non solo in Italia ma addirittura nel mondo. Si riteneva, finora, che la vite provenisse dalla Mesopotamia; le recenti scoperte sembrano invece provare che la Sardegna sarebbe alle origini della produzione vinicola nel Mediterraneo. «Le analisi di laboratorio hanno dimostrato che, con ogni probabilità, il Cannonau è il vitigno più antico del bacino mediterraneo» ha dichiarato Fabrizio Grassi, dell'università di Stato di Milano. «L'ipotesi che stiamo cercando di documentare proverebbe che questo avveniva in un periodo storico durante il quale la civiltà mesopotamica era ai suoi albori e quella egizia non era ancora iniziata». Si tratta di un vitigno di media vigoria che necessita di sistemi d'allevamento a media espansione e potatura corta. La produzione di uva che ne deriva è abbondante e abbastanza costante negli anni grazie alla spiccata resistenza alle insidie meteoriche e parassitarie. Il germogliamento inizia in epoca tardiva e la fioritura si evidenzia in epoca media, mentre l'uva matura a cavallo del terzo e del quarto periodo.

Cannonau di SardegnaIl vitigno Cannonau viene utilizzato per produrre, prevalentemente, il vino Cannonau di Sardegna, che ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1972. È un vino dal colore rosso rubino più o meno intenso, tendente all'arancione con l'invecchiamento; con un odore gradevole, caratteristico; un sapore secco, sapido; una gradazione minima di 12,5 gradi l'invecchiamento minimo obbligatorio è di sette mesi in botti di rovere o di castagno; ha un uso da pasto. Si qualifica Superiore se ha un invecchiamento minimo di due anni e una gradazione alcolica minima del 13%; con un invecchiamento minimo di tre anni può portare la qualifica di Riserva. Nepente di OlienaTramite vinificazione in bianco si produce il tipo rosato, dal colore rosa brillante; mentre da uve passite, con l'eventuale aggiunta di alcool di origine viticola, si ottiene il tipo liquoroso dolce naturale, con una gradazione minima di 16 gradi ed il tipo liquoroso secco con una gradazione minima di 18 gradi.

La sottodenominazione geografica Nepente di Oliena si ottiene quando le uve provengono dai vigneti ubicati nell'intero territorio comunale di Oliena e in parte in quello di Orgosolo in Provincia di Nuoro. La sottodenominazione Capo Ferrato è riservata al vino proveniente dai vigneti situati nei comuni di Castiadas, Muravera, San Vito, Villaputzu e Villasimius in Provincia di Cagliari. La sottodenominazione Cannonau di Jerzu è, invece, riservata al Cannonau prodotto nei comuni di Jerzu e Cardedu nella Provincia dell'Ogliastra.

Il Monica di Sardegna ed il Monica di Cagliari

Il Monica, con il Cannonau, è il vitigno rosso più diffuso in Sardegna, caratteristico del Campidano di Cagliari e di quello di Oristano ma diffuso in tutta l'isola. Il suo nome deriva probabilmente dai monaci camaldolesi, che iniziarono a coltivarlo nei vigneti vicini ai conventi intorno all'undicesimo secolo; si può altrimenti ritenere che il vitigno Monica sia stato introdotto in Sardegna dagli Spagnoli con la denominazione Morillo, che significava Moro, da cui sarebbe poi derivato l'attuale nome di Monica. Si tratta di un vitigno di media vigoria che predilige la potatura corta, tanto che viene spesso allevato basso ad alberello con speroni di una o due gemme. Questo sistema porta comunque a ottenere produzioni abbondanti e costanti se abbinato a terreni profondi calcareo-argillosi in località calde. La ripresa vegetativa avviene in epoca media, cosìcome la fioritura; la maturazione dell'uva prosegue fino alla terza epoca.

Monica di SardegnaCon le uve del vitigno Monica si preparano diversi tipi di vino che si qualificano, prevalentemente, per la morbidezza e delicatezza nel gusto e per una equilibrata gradazione alcolica. Il vino Monica di Sardegna, che ha ottenuto la denominazione DOC nel 1972. È caratterizzato da un colore rosso rubino chiaro, brillante, tendente all'amaranto con l'invecchiamento; un odore e profumo intenso, etereo, gradevole; un sapore asciutto nella versione secco oppure dry, oppure nella versione amabile è sapido con caratteristico retrogusto; una gradazione minima di 11 gradi l'invecchiamento minimo obbligatorio è di sei mesi ha un uso da pasto se secco, da fine pasto se amabile. Con un anno di invecchiamento ed una gradazione di 12,5 gradi, il tipo secco, può portare la qualificazione Superiore; con un invecchiamento di almeno due anni, di cui uno in botti di rovere o di castagno, può portare la qualifica Riserva. Viene prodotto anche nel tipo frizzante naturale.

Il vino prodotto nelle Province di Cagliari e di Oristano, più ricco di corpo e di alcool grazie all'appassimento delle uve sulla pianta, viene denominato Monica di Cagliari ed ha ottenuto un riconoscimento con Decreto del Presidente della Repubblica nel 1979. Il Monica di Cagliari ha colore rosso rubino tenue, tendente all'arancione con l'invecchiamento; odore etereo, intenso, ma delicato; sapore gradevole, morbido e vellutato; una gradazione minima di 14 gradi per il tipo secco o dry, invece di 14,5 gradi per il tipo dolce; ha un uso da fine pasto. Il Monica di Cagliari liquoroso ha un sapore gradevole, morbido e vellutato, ma con maggiore finezza nell'odore e nel sapore ed un più spiccato aroma; una gradazione minima di 17,5 gradi un uso da dessert. L'affinamento obbligatorio è di nove mesi, e con un invecchiamento di almeno due anni, questi vini possono essere qualificati Riserva. La produzione del Monica di Cagliari è estremamente limitata.

Il Carignano del Sulcis

Il vitigno Carignano si classifica al terzo posto per importanza di produzione, tra le uve rosse coltivate in Sardegna, e viene spesso utilizzato per integrare altre coltivazioni di uve rosse. Non esistono certezze circa la provenienza, ma i più concordano nel ritenerlo di origine aragonese, in seguito esportato nelle Province marittime della Francia meridionale, in Algeria, in Tunisia e quindi in Sardegna. Si tratta di un vitigno di buona vigoria che produce abbondantemente e costantemente, pur risentendo degli attacchi portati da peronospora e oidio. La ripresa vegetativa ha inizio verso l'ultima decade di aprile e dopo due mesi circa compaiono i primi fiori. Per la maturazione dell'uva bisogna attendere la fine di settembre.

Carignano del SulcisCon le uve del vitigno Carignano, minimo 85%, ed eventualmente con quelle di altri vitigni a bacca rossa della zona, soprattutto nella Provincia del Sud Sardegna viene prodotto il vino Carignano del Sulcis, che ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1977. Viene prodotto nelle versioni rosso e rosato. Nella versione rossa ha un colore rosso rubino più o meno intenso; un odore vinoso gradevolmente intenso; un sapore asciutto, sapido, armonico; una gradazione minima di 12 gradi. Nella versione rosata ha un colore rosato più o meno carico; un odore gradevolmente vinoso; un sapore asciutto, armonico, caratteristico; una gradazione minima di 11,5 gradi. Esiste anche una versione di vino rosso novello, con una gradazione minima di 11,5 gradi. L'affinamento obbligatorio è di tre mesi e l'uso da pasto. Con una gradazione minima di 12,5 gradi ed un invecchiamento obbligatorio di due anni, di cui almeno sei mesi di affinamento in bottiglia, assume la qualifica di Riserva. Con una gradazione minima di 13 gradi ed un invecchiamento obbligatorio di due anni, di cui almeno sei mesi di affinamento in bottiglia, assume la qualifica di Superiore. Il Carignano del Sulcis Passito viene prodotto con uve scelte, sottoposte, sulla pianta e in locali idonei, a conveniente appassimento e ammostate tra il 10 di ottobre dell'anno di raccolta e il 31 marzo dell'anno successivo; ha un colore che varia dal rosso all'ambrato; odore intenso, caratteristico; sapore dolce, morbido, vellutato; una gradazione minima di 16 gradi un invecchiamento obbligatorio di sei mesi, di cui almeno tre di affinamento in bottiglia; un uso da dessert o da meditazione.

Il vitigno Muristellu per la produzione e i vini Arborea e Campidano Terralba

Il Muristellu è un vitigno autoctono Logudorese antico, che produce un'uva nera da vino, coltivato in molte regioni della Sardegna e chiamato anche Bovaleddu o Bovali Piticcu. Viene chiamato anche Vitis Affinis, avendogli trovato una certa somiglianza con il Monica. Viene comunque, più spesso, indicato come Bovale sardo, data l'analogia con il Bovale di Spagna, in catalano Monestrell ed in spagnolo Monestell, analogia che ha portato alcuni a ritenere che sia giunto in Sardegna dalla penisola iberica in periodo aragonese. Il Muristellu viene vinificato insieme ad altre varietà nere, per ottenere pregiati vini da carne. Insieme al Cannonau ed a volte al Monica viene utilizzato per produrre il vino DOC Mandrolisai. Insieme al Bovale di Spagna viene utilizzato per produrre il vino DOC Campidano di Torralba o il Torralba.

MandrolisaiIn alcuni comuni della Provincia di Nuoro e nel Comune di Samugheo in Provincia di Oristano, dalle uve di Bovale sardo, Cannonau e Monica, con l'eventuale aggiunta di altre uve della zona, si ottengono questi due tipi di vino Mandrolisai. Il Mandrolisai ha ottenuto la certificazione DOC nel 1982. É un vino con colore rosato tendente al cerasuolo; odore vinoso con profumo caratteristico e gradevole; sapore asciutto, sapido, con retrogusto gradevolmente amarognolo armonico, vellutato, caratteristico; una gradazione minima di 12,5 gradi. Viene prodotto anche nella variante rosato.

ArboreaIn vari comuni della Provincia di Cagliari e in altri della Provincia di Oristano, con le uve di Bovale sardo e Bovale di Spagna e con l'eventuale aggiunta di quelle di Pascale di Cagliari, Greco nero e Monica, si ottiene il vino Arborea che ha ottenuto la certificazione DOC nel 1987. È un vino dal colore rosso rubino più o meno chiaro; odore vinoso, intenso; sapore asciutto, sapido, pieno, caratteristico. Gradazione minima 11,5 gradi. Soggetto a un affinamento obbligatoriodi cinque mesi, ha un uso da pasto.

Campidano di TerralbaProdotto in vari comuni della Provincia di Cagliari e in altri della Provincia di Oristano, con le uve di Bovale sardo e Bovale di Spagna e con l'eventuale aggiunta di quelle di Pascale di Cagliari, Greco nero e Monica, si ottiene il vino Campidano di Terralba che ha ottenuto la certificazione DOC nel 1975. Si tratta di un vino dal colore rosso rubino più o meno chiaro; odore vinoso, intenso; sapore asciutto, sapido, pieno, caratteristico; con una gradazione minima di 11,5 gradi. Soggetto a un affinamento obbligatorio cinque mesi, ha un uso da pasto.

Girò di Cagliari

Il vitigno Girò è stato importato dagli Spagnoli nel periodo della loro dominazione e si era andato diffondendo in diverse zone, ma in seguito alla comparsa della fillossera la sua diffusione si è andata restringendo tanto da scomparire da alcune zone. È un vitigno dotato di media vigoria che preferisce sistemi d'allevamento a media espansione e potatura corta o media. Preferisce il clima caldo e asciutto, terreni calcareo argillosi, profondi, freschi, ma non umidi, ed esposizione a mezzogiorno in quelli a giacitura più elevata. L'inizio del germogliamento avviene in epoca tardiva, mentre la fioritura appare in epoca media. La maturazione dell'uva si ottiene verso il III periodo.

Girò di CagliariCon le uve del vitigno Girò, prodotte nel territorio della Provincia di Cagliari e in parte di quello della Provincia di Oristano, viene preparato il vino Girò di Cagliari che ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1979. Viene prodotto nel tipo dolce naturale, dal colore rosso rubino, più o meno intenso, tenue; odore delicato con leggero aroma di uva; sapore gradevole, caldo e vellutato; con una gradazione minima 14,5 grad ed uso da fine pasto. Viene prodotto anche nel tipo secco o dry, con gradazione minima di 14 gradi ed uso da pasto. Nel tipo liquoroso dolce naturale e liquoroso secco o dry ha un colore rosso rubino tenue, brillante con una maggiore finezza nell'odore e nel sapore ed un più spiccato aroma; con una gradazione minima 17,5 gradi ed uso da dessert. Con un invecchiamento di due anni, di cui uno in legno, questi vini possono essere qualificati Riserva.

Il Nuragus di Cagliari

Il vitigno Nuragus è sicuramente quello prodotto in maggiore quantità, tra i vini bianchi della Sardegna. Sono sconosciute le origini di questo vitigno, tanto da far ritenere che si tratti di un vitigno autoctono, portato dagli antichi navigatori Fenici e utilizzato per ornare i Nuraghi. In molte località dell'Isola quest'uva viene ancora chiamata burda, ossia selvatica. Nelle diverse zone dell'Isola, spesso frammiste con altre viti, si possono riscontrare due cloni di questo vitigno, che differiscono solo per il vigore e per la produttività. É un vitigno di media vigoria che sembra preferire sistemi d'allevamento a media espansione; il sistema d'allevamento più diffuso è quello alla latina, con speroni di media lunghezza e spesso con uno o due tralci lunghi piegati ad arco. La produzione che si ricava risulta abbondante e costante, ostacolata da una certa sensibilità agli attacchi dell'oidio. Sia l'inizio del germogliamento che della fioritura avvengono in epoca tardiva, la maturazione dell'uva si ottiene tra la terza e la quarta epoca. È l'uva che, in Sardegna, chiude la vendemmia, maturando dopo tutte le altre.

Nuragus di CagliariCon le uve di Nuragus e con l'eventuale aggiunta di altri vitigni a bacca bianca, in tutta la Provincia di Cagliari, in quella di Oristano e in alcuni comuni della Provincia di Nuoro si produce il vino Nuragus di Cagliari, che ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1975. Ha un colore paglierino tenue, talvolta con leggeri riflessi verdolini un odore vinoso, gradevole; un sapore secco oppure amabile, sapido, armonico leggermente acidulo, gradevole di buona beva; una gradazione minima è di 10,5 gradi. Il vino Nuragus viene apprezzato come aperitivo e come vino da pesce, da fine pasto se amabile. In questi ultimi anni, raccogliendo le uve con anticipo di maturazione, ha trovato utilizzo anche per la preparazione di vini spumante in versione brut e demi sec.

Il Vermentino di Sardegna ed il Vermentino di Gallura

Oltre il 40% della produzione di vini DOC sardi è costituito da vini prodotti dal vitigno Vermentino, che costituisce la seconda uva bianca della Sardegna, e viene esportato in tutta Europa e negli Stati Uniti. Durante la dominazione spagnola si è diffuso in Sardegna il Listan d'Andalusia, che predilige i terreni sabbiosi e rocciosi tipici del disfacimento granitico, e che in Corsica ed in Sardegna ha preso il nome di Vermentino. Si tratta di un vitigno di buona vigoria con germogliamento precoce, tralciò lungo, di discreta robustezza. Esige per la coltivazione località di collina arieggiate e terreni bene esposti, non fertili ed umidi. Si adatta a varie forme di allevamento, relativamente espanse ed a potature diverse, anche corte. É sensibile alle gelate e brinate tardive, teme l'oidio ed anche la peronospora al grappolo in annate particolarmente umide.

Vermentino di SardegnaPrevalentemente con le uve del vitigno Vermentino e con l'eventuale aggiunta di un massimo 15% di quelle provenienti da altri vitigni a bacca bianca, in tutta la Sardegna si produce il Vermentino di Sardegna, che ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1975. É un vino dal colore che va dal bianco carta al giallo paglierino tenue, con leggeri riflessi verdolini, brillante; dal profumo caratteristico, delicato e gradevole; dal sapore secco o amabile, sapido, fresco, acidulo, con leggero retrogusto amarognolo; con una gradazione minima di 10,5 gradi ed un uso da aperitivo o da pesce. Si produce anche nel tipo spumante, con un colore e profumo uguale al tipo tranquillo; sapore secco o amabile, sapido, fresco, con retrogusto amarognolo, ed una gradazione minima di 11 gradi.

Vermentino di GalluraNell'estremo nord-orientale della Sardegna, nella Provincia di Sassari Pausania, e in particolare nell'intero territorio di ventuno comuni della Provincia, con il 95-100% di le uve di Vermentino, a cui possono essere aggiunte minime quantità di uve di altri vitigni locali a bacca bianca, non aromatici,si produce in Vermentino di Gallura, che ha ottenuto il riconoscimento DOCG nel 1996. Si tratta di un vino dal colore giallo paglierino con leggeri riflessi verdognoli profumo sottile, intenso, delicato; sapore alcolico, morbido, con retrogusto leggermente amarognolo; una gradazione minima di 12 gradi ed un uso da pesce. Si qualifica Superiore il Vermentino DOCG con una gradazione di almeno 13 gradi.

Il Nasco di Cagliari

Il vitigno bianco Nasco, anticamente chiamato Nascu, che deriverebbe dal latino Muscus, ossia muschio, a sottolineare il suo inconfondibile profumo di sottobosco, è un vitigno autoctono. La sua produzione è limitata, concentrata prevalentemente nei terreni calcarei situati nell'ambito della Provincia di Cagliari ed in alcuni territori in Provincia di Oristano.

Nasco di CagliariIl vino prodotto dal vitigno Nasco nelle Province di Cagliari e di Oristano, il Nasco di Cagliari, è tutelato dal riconoscimento DOC del 1972. Viene prodotto nei tipi dolce naturale e secco o dry, con un colore dal giallo paglierino al giallo dorato; un odore delicato con leggero aroma di uva; un sapore gradevole, con Punta lievemente amarognola; una gradazione minima di 14,5 gradi un uso da aperitivo se secco, da fine pasto se dolce. Si produce anche il tipo liquoroso dolce naturale e liquoroso secco o dry, previa alcolizzazione del vino base o del mosto; con un colore dal giallo paglierino al giallo dorato brillante; con una maggiore finezza nell'odore e nel sapore ed un più spiccato aroma rispetto al vino precedente; una gradazione minima di 17,5; un uso da dessert. L'affinamento obbligatorio è di nove mes; con due anni di invecchiamento è prevista la qualificazione riserva. Il Nasco è stato presentato all'esposizione Universale di Vienna del 1873 a rappresentare i vini tipici Sardi.

Il Semidano di Sardegna ed il Semidano di Mogoro

Il vitigno bianco Semidano è uno dei tanti vitigni presenti in Sardegna e di cui non si conosce l'origine. Sarà arrivato negli approdi Karalis e Nora, e per tale ragione si è diffuso nel Campidano di Cagliari, come il Nuragus a cui generalmente si accompagnava nei vigneti. Diffuso nel Campidano prima dell'avvento della fillossera, il Semidano, è un vitigno che da sempre è stato vinificato insieme al Nuragus per la produzione di un vino bianco da pasto.

Semidano di SardegnaIn tutte le Province della Sardegna, con le uve del vitigno Semidano, minimo 85%, a cui possono essere aggiunte quelle di altre varietà a bacca bianca della zona, non aromatiche, viene prodotto il vino Semidano di Sardegna, tutelato dal riconoscimento DOC del 1995. É un vino bianco dal colore giallo paglierino con riflessi tendenti al dorato; con profumo delicato di fruttato; sapore morbido, sapido, fresco; una gradazione minima di 11 gradi un uso da pesce. Con una gradazione minima di 13 gradi assume la qualifica di superiore. Viene prodotto anche nel tipo spumante, di un colore giallo paglierino con riflessi tendenti al verdognolo; con un odore caratteristico, delicato; un sapore sapido, fresco, secco o amabile o dolce, leggermente aromatico; una gradazione minima di 11,5 gradi un uso da aperitivo se secco, da fine pasto se amabile o dolce.Con le uve sottoposte ad appassimento naturale su pianta o su graticci, si ottiene il tipo passito dal colore giallo oro; con un odore intenso, etereo, di frutta matura; un sapore dolce, pieno, mielato; una gradazione minima di 15 gradi un uso da fine pasto.

Semidano di MogoroIl vino bianco tranquillo con una gradazione minima di 11,5 gradi ottenuto da uve provenienti dai vigneti situati nel Comune di Mogoro e nell'intero territorio dei comuni di Baressa, Gonnoscodina, Gonnostramatza, Masullas, Pompu, Simala, Siris e Uras, in Provincia di Oristano, e Collinas, Sardara e Villanovaforru, nella Provincia del Nuovo Campidano, si fregiano, nell'etichetta, dell'indicazione caratteristica di Semidano di Mogoro. Si tratta di un vino dal colore giallo paglierino carico, caratterizzato da un aroma intenso e delicatamente fruttato e da un gusto gradevolmente secco, morbido e fresco.

La Vernaccia di Oristano

Il vitigno Vernaccia di Oristano a origini molto antiche, tanto da ipotizzare la spontaneità della Vitis Vinifera. Il suo nome deriva dal latino Vernacula, vino del luogo, e il primo cenno storico scritto risale al 1327. Nel periodo Giudicale, grazie al volere di Eleonora d'Arborea, si impose con la Carta de Logu l'impianto di vitigni nei terreni incolti, con severe leggi per la loro salvaguardia. É un vitigno che risulta mediamente vigoroso, preferisce sistemi d'allevamento a media espansione e potatura media o corta, che permettono di ottenere produzioni abbondanti e costanti, nonostante una certa sensibilità agli attacchi della peronospora e dell'oidio. La ripresa vegetativa inizia precocemente; la fioritura appare nel periodo medio, la maturazione cade a cavallo della III e IV epoca. La coltivazione di questo pregiato vitigno è concentrata quasi esclusivamente nella Provincia di Oristano, dove sembra prediligere le terre basse derivate dalle alluvioni del Tirso e del Rio Mannu.

VernacciaLa Vernaccia di Oristano è un vino che non presenta alcuna somiglianza e nessun legame, se non nel nome, con le altre vernacce diffuse in diverse zone d'Italia, ed è tutelata dal riconoscimento DOC del 1971. È un vino generoso e squisito dal colore giallo dorato ambrato; profumo delicato, alcolico, con sfumature di fior di mandorlo; sapore fino, sottile, caldo, con leggero e gradevole retrogusto di mandorle amare; ha una gradazione minima di 15 gradi ed un uso da fine pasto. Richiede un invecchiamento di due anni in botti di rovere o di castagno; con gradazione minima di 15,5% e tre anni di invecchiamento può portare la qualifica Superiore; con invecchiamento in botte di almeno quattro anni può portare la qualifica Riserva.

La Malvasia di Bosa

Dal tempo della presenza bizantina sull'isola, è stata importata in Sardegna una Malvasia o Uva Grossa, diffusasi successivamente come Malvasia di Sardegna. Il vitigno Malvasia di Sardegna è un vitigno tipicamente locale, molto differente dalle altre Malvasie d'Italia. Oggi viene coltivata in varie zone dell'Isola, soprattutto in quella centro-orientale, in Provincia di Oristano, nel tratto compreso fra le foci del Riu Mannu a sud ed Isola Rossa, nei pressi di Bosa a nord.

Malvasia di BosaDal vitigno si ottiene il vino Malvasia di Bosa che ha ottenuto il riconoscimento DOC nel 1972 ed ha ottenuto importanti riconoscimenti come il WSET Awards, di Londra. Viene prodotto nella tipologia dolce naturale o secco, con colore dal giallo paglierino al dorato; odore intenso delicatissimo; sapore dal dolce al secco, alcolico con retrogusto amarognolo; una gradazione minima 15 gradi ed un uso da fine pasto. Nella tipologia liquoroso ha le stesse caratteristiche, ma con una maggiore finezza e un più spiccato aroma sia nell'odore che nel sapore; una gradazione minima 17,5 gradi ed un uso da dessert; soggetto ad i nvecchiamento obbligatorio due anni. É un vino nobile da meditazione, ottimo anche per aperitivi e dessert. Ne testimonia la qualità una ricca letteratura, che porta le firme di esponenti dell'autorevolezza di Mario Soldati e di Luigi Veronelli, che definisce la Malvasia di Bosa uno dei suoi vini del cuore. Recentemente queste uve, raccolte con anticipo di maturazione, concorrono alla produzione di un vino spumante, gradevolmente profumato e dal sapore dolce.

Il Moscato di Sorso e Sennori, il Moscato di Cagliari ed il Moscato di Sardegna

In terreni tradizionali, non superiori ai 450 metri sul livello del mare, situati nell'intero territorio della Sardegna, si coltiva il vitigno Moscato bianco. Il suo nome è stato oggetto di molte interpretazioni. Secondo alcuni sarebbe derivato dal nome di una antica uva greca chiamata Moschaton, mentre per altri potrebbe derivare dal latino Musca, cioè mosca, insetto che come l'ape è fortemente attratta dai profumi e dai sapori zuccherini. In Sardegna, le origini della presenza del Moscato vengono fatte risalire ai Romani ed è noto anche con le voci dialettali Muscadella, riportata dal Manca dell'Arca, e Muscadeddu o Muscau, riportata dal moris.

Dal vitigno si produce su quasi tutto il territorio dell'Isola il vino Moscato. La qualità del vino Moscato è tutelata da tre riconoscimenti DOC Moscato di Sorso: sennori, Moscato di Cagliari, Moscato di Sardegna. I primi due hanno un alto grado alcolico e un'alta percentuale di zuccheri naturali, mentre il terzo è spumantizzato, di gusto dolce come si conviene per un Moscato di buona qualità.

Moscato di Sorso SennoriCon l'eventuale aggiunta di altre uve bianche, si ottiene il Moscato di Sorso e Sennori che ha ottenuto la denominazione DOC nel 1972. Si tratta delle uve ottenute nella ristretta area dei comuni di Sorso e Sennori. É un vino spumante dal colore giallo dorato carico; odore ed aroma caratteristico, intenso; sapore dolce, pieno, fine; una gradazione minima 15 gradi ed un uso da dessert.

Moscato di CagliariIl Moscato di Cagliari, la cui produzione è consentita nelle Province di Cagliari e Oristano, ha ottenuto la denominazione DOC nel 1979. É un vino spumante dal colore giallo dorato brillante; odore intenso con un aroma caratteristico; sapore squisitamente dolce, vellutato, che ricorda l'uva; con una gradazione minima di 15 gradi ed un uso da dessert.

Moscato di SardegnaIl Moscato di Sardegna è un vino che ha ottenuto la denominazione DOC nel 1979, la cui produzione è consentita nelle Province di Cagliari, Nuoro, Oristano e Sassari. É un vino spumante dal colore giallo paglierino, brillante; odore aromatico, delicato, caratteristico; sapore dolce, delicato, fruttato, caratteristico di moscato; con una gradazione minima di 11,5 gradi ed un uso da fine pasto. Le sottodenominazioni geografiche Tempio Pausania o Tempio e Gallura sono riservate al vino prodotto in Gallura, nei territori di alcuni comuni in Provincia di Sassari e di altri in Provincia di Nuoro.

I vini con la denominazione di Alghero DOC

Nell'intero territorio del Comune di Alghero, da cui prende il nome, e in quello di Olmedo, Ossi, Tissi, Usini, Uri e Ittiri, in Provincia di Sassari, e in parte del territorio del capoluogo stesso, si producono numerosi tipi di vino che hanno ottenuto nel 1995 la denominazione di Alghero DOC seguita o no dalle specificazioni Bianco, Rosso o Rosato.

Da vitigni a bacca bianca, non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la Provincia di Sassari, con un minimo dell'85%, viene prodotto l'Alghero bianco. L'Alghero bianco ha colore giallo paglierino tenue; profumo delicato, gradevole; sapore secco, sapido, armonico; una gradazione minima di 10 gradi. l'Alghero bianco frizzante ha colore giallo paglierino scarico; profumo gradevole, fruttato, caratteristico; sapore secco o morbido, vivace, fragrante, persistente; una gradazione minima di 10,5 gradi. L'Alghero bianco spumante ha una spuma fine e persistente; colore giallo paglierino scarico; profumo gradevole, fruttato; sapore secco o amabile o dolce, fruttato, delicatamente aromatico; una gradazione minima di 11,5 gradi. L'Alghero passito ha colore giallo oro; profumo intenso, etereo, di frutta matura; sapore dolce, pieno, mielato; una gradazione minima di 15 gradi.

Da vitigni a bacca rossa, non aromatici, raccomandati e/o autorizzati per la Provincia di Sassari, con un minimo dell'85%, vengono prodotti l'Alghero rosso e l'Alghero rosato. L'Alghero rosso ha colore rosso rubino, tendente al granata con l'invecchiamento; profumo vinoso, gradevole, caratteristico; sapore asciutto, corposo, leggermente tannico; una gradazione minima di 11 gradi. L'Alghero rosso novello ha colore rosso rubino con toni violetti profumo vinoso, fruttato, di fermentazione appena svolta; sapore asciutto o morbido, vivace, fragrante, persistente; una gradazione minima di 11gradi. L'Alghero rosso spumante ha spuma fine e persistente; colore rosso rubino intenso con riflessi violetti profumo vinoso, gradevole, caratteristico; sapore secco o amabile o dolce, gradevolmente aromatico; una gradazione minima di 11,5 gradi. L'Alghero liquoroso ha colore rosso granata tendente al mattone con l'invecchiamento; profumo intenso, complesso, etereo; sapore dolce, pieno, caldo, armonico; una gradazione minima di 18 gradi. L'Alghero rosato ha colore rosato; profumo vinoso, delicato, gradevole; sapore asciutto o morbido, armonico; una gradazione minima di 10,5 gradi. L'Alghero rosato frizzante ha colore rosato; profumo vinoso, delicato, gradevole; sapore asciutto o morbido, armonico, frizzante; una gradazione minima di 10,5 gradi.

TorbatoIl vitigno bianco Torbato è presente solamente nella zona di Alghero su una superficie di poco più di 90 ettari. É un vitigno di indubbia origine spagnola, e lo si ritiene importato durante la dominazione catalana. Da uve del vitigno Torbato con un minimo dell'85% viene prodotto l'Alghero Torbato, che ha un colore giallo paglierino con riflessi inizialmente verdognoli profumo leggermente aromatico, caratteristico, intenso; sapore secco, sapido, armonico, dal retrogusto piacevolmente amarognolo; una gradazione minima di 11 gradi. L'Alghero Torbato spumante ha spuma fine e persistente; colore giallo paglierino scarico; profumo gradevole e caratteristico di fruttato; sapore secco o amabile o dolce, fruttato, gradevolmente aromatico; una gradazione minima di 11,5 gradi.

Da uve del vitigno Sauvignon con un minimo dell'85% viene prodotto l'Alghero Sauvignon, che ha un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli profumo gradevole, fruttato, con aroma caratteristico; sapore secco, pieno, persistente; una gradazione minima di 11 gradi. Da uve del vitigno Chardonnay con un minimo dell'85% viene prodotto l'Alghero Chardonnay, che ha un colore giallo paglierino con riflessi inizialmente verdognoli profumo delicato, caratteristico, fruttato; sapore secco, sapido, pieno, caratteristico; una gradazione minima di 11 gradi. L'Alghero Chardonnay spumante ha spuma fine e persistente; colore giallo paglierino scarico; profumo gradevole e caratteristico di fruttato; una gradazione minima di 11,5 gradi. Da uve del vitigno Vermentino con un minimo dell'85% viene prodotto l'Alghero Vermentino frizzante, che ha un colore giallo paglierino scarico; profumo gradevole e caratteristico di fruttato; sapore secco o morbido o amabile, frizzante; una gradazione minima di 10,5 gradi. Da uve dei vitigni Cabernet Francese, Cabernet Sauvignon, Carmenère, da soli o congiuntamente fino a un minimo dell'85%, viene prodotto l'Alghero Cabernet, che ha un colore rosso rubino intenso fino al granata carico; profumo caratteristico, etereo; sapore asciutto, pieno, lievemente tannico; una gradazione minima di 11 gradi. Da uve del vitigno Sangiovese con un minimo dell'85% viene prodotto l'Alghero Sangiovese, che ha un colore rosso rubino tendente al granata con l'invecchiamento; profumo vinoso, intenso; sapore asciutto, armonico; una gradazione minima di 11 gradi. Da uve del vitigno Cagnulari o Cagniulari con un minimo dell'85% viene prodotto l'Alghero Cagnulari o Cagniulari, caratterizzato da un colore rosso rubino; profumo vinoso, caratteristico del vitigno; sapore asciutto, leggermente tannico, armonico; una gradazione minima di 11 gradi.

Anghelu RujuDa uve del vitigno Cannonau viene prodotto il vino Anghelu Ruju Riserva, un vino liquoroso dal sapore pieno, generoso e caldo con il tipico bouquet fortemente aromatico ed il pronunciato profumo con note di cannella e di mallo di noce; con una gradazione di 18,5 gradi è un vino da meditazione e dessert. Una raccolta tardiva delle uve, un prolungato appassimento all'aria aperta, l'invecchiamento in secolari fusti di rovere, rendono compiuto questo vino che viene prodotto, sempre in quantità limitate, solo dalla Cantina Sella & Mosca situata vicino ad Alghero.

I liquori Sardi

MirtoTra i principali liquori Sardi, il mirto, indubbiamente il più famoso liquore sardo, prodotto nella versione rossa dall'infusione a freddo nell'alcool con l'aggiunta di miele e zucchero delle bacche dell'omonima pianta della famiglia delle mirtacee. Esiste anche la versione bianca, che viene ottenuta dall'infusione delle foglie della pianta ed è molto più profumato e meno dolce.

Il Limoncello viene ottenuto dall'infusione a freddo della scorza di limone ancora verde nell'alcool con l'aggiunta di miele e zucchero; ed il corbezzolo viene ottenuto dall'infusione alcolica a freddo dei frutti maturi di corbezzolo.

Il filu 'e ferru è l'acquavite sarda, che prende il nome da una pratica usata in passato per nascondere il prodotto distillato clandestinamente. Alla fine del '700 la dominazione piemontese impose, tra le altre, la tassazione della produzione anche domestica dei distillati, che costrinse la popolazione a nascondere i barilotti di acquavite nella campagna, segnando le posizioni con un pezzo di filo di ferro che usciva dal terreno, per poterli successivamente ritrovare. Da qui il nome filu 'e ferru che conserva ancora oggi l'acquavite sarda.

Le prossime pagine

Nella prossima pagina descriveremo le principali manifestazioni tradizionali della Sardegna, che sono le manifestazioni religiose, le celebrazioni della Settimana Santa, ed in particolare, nella Barbagia, sono quelle legate al Carnevale, diverse da una località all'altra. In tutte le festività si svolgono varie competizioni, sia moderne che tradizionali. Quelle che preferiamo sono le competizioni a cavallo ed i canti, i cori, le gare di poesia, le esibizioni dei gruppi folcloristici ed i balli tradizionali. In Sardegna si festeggia da diversi anni Sa die de Sa Sardigna.


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