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Nel 1861 la Sardegna entra nel Regno d'Italia e successivamente vive tutto il periodo Fascista

In questa pagina vedremo come, nel 1861, la Sardegna entra nel Regno d'Italia e successivamente vive tutto il periodo della dittatura Fascista.

La Sardegna entra nel Regno di Savoia

Datazioni della Sardegna nel Regno d'Italia Nel 1860 l'isola, entrata a far parte del Regno dei Savoia, rischia di venire ceduta da Vittorio Emanuele II alla Francia, ma poi, nel 1861, entra a far parte del Regno d'Italia, appena costituito. La Sardegna diviene italiana, ma non avvengono cambiamenti sostanziali nel modo nel quale viene trattata la sua popolazione, dato che diventa una delle regioni periferiche dello Stato italiano. Anzi la situazione peggiora per le scelte del governo nazionale relative alla proprietà dei terreni comuni.

Vittorio Emanuele II proclamato re d'Italia

Vittorio Emanuele IIIl 17 marzo 1861 il parlamento proclama la nascita del Regno d'Italia, e Vittorio Emanuele II, detto il re Galantuomo, duca di Savoia e re di Sardegna dal 1849 al 1861, diventa re d'Italia dal 1861 alla morte il 7 gennaio 1878. Dopo la proclamazione del Regno, non viene, però, cambiato il numerale Vittorio Emanuele II, in favore del titolo Vittorio Emanuele I d'Italia, e questa decisione sottolinea il carattere di estensione del dominio della Casa Savoia sul resto dell'Italia, piuttosto che la nascita ex novo del Regno d'Italia. Il venti settembre del 1870, anche Roma viene liberata, ed i problemi italiani vengono messi da parte per dedicarsi alla edificazione di una capitale che dia ai Savoia, finalmente, una degna cornice per il trono. Tutte le risorse vengono dirottate verso la nuova capitale, e, mentre i capitali affluiscono a Roma, la Sardegna non raccoglie che poche briciole. Vengono completate alcune strade e reti ferroviarie, che sono, però, già vecchie al momento della loro nascita. Infatti, abbastanza tardi rispetto al resto d'Italia, inizia la costruzione della rete ferroviaria. La prima linea ad entrare in funzione, nel 1871, è la Cagliari-Villasor: San Gavino, e, successivamente, nel 1872 vengono completate le linee San Gavino-Oristano e Sassari-Porto Torres. Dal 1870 al 1883 vengono edificate linee ferroviarie per 418 chilometri. Viene, anche, inaugurato il collegamento settimanale via mare con Genova, ma è ben poca cosa rispetto al necessario per risolvere i problemi dell'Isola. Le miniere del Sulcis sono le uniche industrie presenti, che non trasformano, però, la materia prima, e non forniscono, quindi, alcun valore aggiunto remunerativo. Nelle Città, solo i piccoli commerci consentono di sbarcare il lunario, mentre l'agricoltura, antiquata, e la pastorizia nomade, forniscono solo di che mangiare. Alla fine dell'800 una febbre di rinnovamento contagia anche le Città sarde. Vengono distrutte antiche mura, bastioni e opere architettoniche che erano di grande valore storico. E, solo per dare spazio a civili abitazioni, viene distrutto un patrimonio architettonico, che oggi potrebbe essere motivo di turismo culturale, e quindi benessere. Sassari-palazzo della ProvinciaTra l'altro, in questo periodo avviene la costruzione del palazzo della Provincia di Sassari, e l'idea di mettere mano ad un'opera così grandiosa nasce nel 1872. In quell'anno, in piazza d'Italia, c'era soltanto una vasta area vuota e libera, grande all'incirca un ettaro. La prima pietra viene posta il 18 ottobre 1873, cementando nel fondamento del palazzo una pergamena che ricorda i nomi dei promotori, una moneta d'oro da venti lire e una da 5 lire d'argento. A fine dicembre del 1877, Vittorio Emanuele II, amante della caccia ma delicato di polmoni, passa una notte all'addiaccio presso un lago, in una sua tenuta di caccia nel lazio. Ma l'umidità dell'ambiente gli risulta fatale, ed infatti, la sera del 5 gennaio 1878, inizia ad avvertire i forti brividi della febbre, ed il 9 gennaio muore, dopo 28 anni e 9 mesi di Regno.

La legge sugli Ademprivi autorizza lo sfruttamento delle risorse boschive dell'Isola

Durante il Regno di Vittorio Emanuele II, l'euforia per la raggiunta unità d'Italia, ha fatto passare in secondo piano i gravi mali che affliggono l'Italia. In particolar modo, le regioni meridionali, e con esse la Sardegna, vengono colpite da un sottosviluppo endemico, ed, in questa situazione, il governo italiano, davanti a problemi giganteschi, non Sa da dove iniziare, e finisce con l'abbandonare l'isola a se stessa. La Sardegna si trova in condizioni disastrose, con l'analfabetismo imperate, la povertà diffusa, l'economia praticamente inesistente, malaria ed epidemie sempre presenti, ed il brigantaggio inarrestabile. Gli undici deputati sardi che siedono in parlamento, che intanto si è trasferito a Firenze che è diventata la capitale d'Italia, presentano una richiesta al Governo per ottenere investimenti pubblici nell'isola, ma senza ottenere alcun risultato. Invece, nel 1865, il re emana la legge sui terreni ademprivi, ossia sui terreni comuni, che consente che questi terreni, sfruttati fino ad allora in maniera collettiva da contadini e pastori, vengano concessi a imprese private per lo sfruttamento delle risorse del bosco. È questa l'origine del disboscamento dell'Isola, che una volta era tutto un bosco, come ancora è almeno in parte la Corsica, mentre è oggi è la Regione italiana a minor densità boschiva. Lentamente questo patrimonio viene distrutto dal disboscamento selvaggio, iniziato in forma esasperata con l'occupazione piemontese, che utilizza il legno per il trattamento dei prodotti minerari. Per lungo tempo, vengono realizzate con legno sardo anche le traversine delle linee ferroviarie di tutta Europa. Nuoro ricordo dei moti popolari per il ritorno a Su Connottu, del 1868Oliena: un murale in rievocazione dei morti di Su ConnottuLa legge sui terreni ademprivi porta diverse sollevazioni popolari. Nel 1868, il seme del malcontento porta ad una rivolta, a Nuoro, in opposizione alle vendite di terreni demaniali sottratti alla pastorizia. La rivolta prende il nome di sollevazione di Su Connottu, ossia il conosciuto, nella quale i rivoltosi, guidati da Paskedda Zau, chiedono il ritorno a ciò che avevano sempre conosciuto, alla tradizione, ossia il ripristino dell'antico sistema di gestione dei terreni. Nei giorni della rivolta, con centinaia di persone in Piazza, viene assalito il Municipio e vengono bruciati i documenti di compravendita delle terre comunali, ex ademprivi. Viene istituita una commissione d'indagine guidata da Agostino De Pretis, capo della sinistra storica, che nel 1869 giunge nell'isola, per indagare sullo stato economico della Sardegna, e per conoscere direttamente dai politici locali, Francesco Cocco Ortu e Ignazio Aymerich, la situazione. L'operato della commissione tuttavia non produce alcun atto concreto, e Agostino Depretis non scrive neppure la relazione finale. Non ci sono risultati ma solo rapporti, mentre per risolvere i gravi problemi che affliggono la Sardegna ci vogliono fatti, non bastano le parole.

Lo sfruttamento minerario dell'Isola

Dal 1865, al piombo e all'argento, i minerali principalmente estratti nell'isola, si affianca lo zinco. Infatti in quell'anno, nella Miniera di Malfidano, a Buggerrru, vengono rinvenute le calamine, ossia i silicati di zinco. Attorno al 1868 venne introdotta in Italia la dinamite, inventata l'anno precedente dal chimico svedese Alfred Nobel. Questa innovazione rivoluziona in breve tempo le tecniche estrattive, consentendol'estrazione, e a costi relativamente bassi, anche in cantieri umidi. Quintino SellaL'unico, della commissione d'indagine sulla sollevazione Su Connottu, che si impegna seriamente, è Quintino Sella, che, accompagnato dall'ingegnere Eugenio Marchese, direttore del distretto minerario della Sardegna, in 18 giorni visita le principali miniere e gli stabilimenti metallurgici dell'Isola, e produce, nel 1871, una relazione sull'industria mineraria dell'Isola, che costituisce un documento di straordinaria importanza. Nel 1870 i permessi di ricerca, che alla fine del 1861 erano 83, salgono a 420, e le concessioni da 16 a 32. Il minerale prodotto passa, da 9379 tonnellate del 1860, a 127.924 tonnellate del 1870, ed il suo valore quintuplica. Nel 1870, nelle miniere sarde, sono impiegati 9.171 addetti, quasi il triplo rispetto a quelli del 1860. Dalla relazione del Sella risulta, inoltre, che, per agevolare il trasporto del minerale ai punti di imbarco, le società minerarie hanno costruito circa 30 chilometri di ferrovie e 181 chilometri di strade. Dato il basso livello di preparazione tecnica delle maestranze locali, la maggior parte della manodopera qualificata proviene dal continente, e si rileva una forte disparità di trattamento economico tra i minatori sardi e quelli arrivati dal continente. E le società minerarie si limitano a sfruttare le parti più ricche dei filoni, trasferendo poi fuori dall'isola il minerale estratto, che viene trattato in impianti posti sul continente. La relazione raccomanda di istituire una scuola per capi minatori e fonditori a Iglesias, e di stanziare ulteriori capitali per agevolare lo sviluppo dell'industria mineraria. Viene, inoltre, evidenziata la necessità di realizzare e sviluppare un adeguato sistema di comunicazioni telegrafiche: le principali compagnie minerarie chiedono, infatti, di poter costruire, a proprie spese, nuove linee telegrafiche per rendere più veloci le telecomunicazioni. Nel 1871, con l'inizio delle estrazioni dal filone argentifero di monte Narba, vicino a San Vito, nel Sarrabus, si avvia anche in Italia la produzione dei minerali d'argento. Dalle quindici tonnellate di minerale prodotte quell'anno, si arriva in breve tempo alle 2000 tonnellate annue medie prodotte durante il decennio che corre dal 1880 al 1890. Dalle tre miniere iniziali, si sale alle dieci di vent'annidopo, che impegnano oltre 1.500 operai. E l'anno successivo, nel 1871, la sede del Distretto Minerario sardo venne trasferita da Cagliari ad Iglesias.

Umberto I e la crisi agraria

Umberto INel 1878 diviene re d'Italia Umberto I, che regna fino alla morte nel 1900. Il monarca è stato chiamato il re Buono per il suo atteggiamento di fronte all'epidemia di colera di Napoli del 1884, mentre dagli anarchici viene chiamato il re Mitraglia per a sua condotta fortemente conservatrice e repressiva, e la sua politica colonialista. Ed è anche il destinatario di uno dei biglietti della follia inviati nel 1889 da Friedrich Nietzsche. Cagliari: il palazzo CivicoA lui si deve la costruzione del palazzo Civico di Cagliari, ossia il palazzo nel quale ha sede il comune. Fino ad allora la sede comunale si trovava in piazza Palazzo, nel Castello, nell'edificio oggi chiamato ex palazzo di Città. A fine 1896, è stato deciso il trasferimento del Comune in una nuova sede ancora da costruirsi, in via Roma, nell'area antistante il porto. La prima pietra viene posata il 14 aprile 1899 alla presenza del re Umberto I e della Regina Margherita di Savoia, ed il palazzo viene inaugurato nel 1907. Sotto il suo Regno, con l'avvento della sinistra al governo, sembra possibile un'apertura ad affrontare i problemi della Sardegna. Ma quando scoppia la guerra delle tariffe doganali con la Francia, la nostra politica protezionista provoca per reazione una chiusura delle importazioni dall'Italia da parte della Francia, che importava dalla Sardegna olio, grano, vino, pecore, formaggio ed altri prodotti alimentari. Ne deriva una grave crisi agraria che determina l'ulteriore peggioramento della vita delle popolazioni rurali. Tra il 1887 ed il 1891 si arriva addirittura al fallimento delle principali banche sarde, con la rovina di tutti i piccoli risparmiatori. La Sardegna è di gran lunga la Regione più povera d'Italia. Da questa situazione insostenibile deriva un nuovo aumento del banditismo e della criminalità rurale, non stupisce che il numero dei banditi cresca, si giunge a contarne fino a trecento. Di fronte alla crisi agraria, la principale risorsa dell'economia sarda è l'attività mineraria che si sviluppa in modo notevole. I complessi minerari dell'Iglesiente, Monteponi, Montevecchio, Ingortosu, Buggerru, impiegano più di 15.000 operai che lavorano in condizioni di sfruttamento terribili e vivono con salari bassissimi. Il suo avallo alla pesante repressione dei moti popolari del 1898, e, di conseguenza, l'onorificenza concessa al generale Fiorenzo Bava Beccaris, per il suo sanguinoso soffocamento delle manifestazioni dello stesso anno a Milano, sono alla base dei vari attentati alla sua vita, fino a quello fatale per mano dell'anarchico pratese Gaetano Bresci. L'assassinio del re Umberto I da parte dell'anarchico Gaetano BresciIlá29 luglioá1900, Umberto I viene invitato aáMonza, per onorare con la sua presenza la cerimonia di chiusura di un concorso ginnico, e quando, verso le 22.30, si reca verso la carrozza, approfittando della confusione, Gaetano Bresci spara tre colpi in rapida successione, colpendolo a una spalla, al polmone e al cuore. Umberto I muore, ad appena cinquantasei anni, mentre Bresci viene processato e condannato non a morte ma all'ergastolo, dato che il figlio di Umberto I, il nuovo re Vittorio Emanuele III, gli concede la grazia; muore, comunque, nel 1901 in condizioni molto dubbie.

I tentativi di repressione del banditismo sardo che viene invece appoggiato dalla popolazione

Foto segnaletiche di banditi SardiCome dicevamo, dopo i moti popolari Su Connottu, la crisi agraria aumenta il fenomeno del banditismo e della criminalità rurale. Il bandito si oppone ai soprusi del potente, solitamente lo uccide e poi si da latitante. E la popolazione lo assiste e lo sostiene nella sua latitanza. É un retaggio di quello che è stato il Codice Barbaricino, che non prevede la proprietà privata della terra ed ammette addirittura l'abigeato se effettuato in condizioni di necessità, che punisce il furto in casa propria ma lo considera atto di guerra in terreno altrui, e lava le offese e tutela l'onore personale e di gruppo vendicandolo col sangue.

Il volume Banditi a Orgosolo di Franco CagnettaIl fenomeno del banditismo si sviluppa maggiormente nel Nuorese, soprattutto nella Barbagia. Dei più spietati banditi sardi dell'800, e delle loro numerose azioni, parla a lungo Franco Cagnetta nel suo volume «Banditi a Orgosolo» con prefazione di Luigi Maria Lombardi Satriani. Lo stesso Antonio Gramsci ammette di aver subito, da ragazzo, il fascino dei banditi Giovanni Tolu e di Francesco Derosas. E nemmeno lo scrittore Sebastiano Satta riesce a nascondere una certa ammirazione per i banditi belli feroci prodi. Ricordiamo alcuni tra i principali banditi sardi questo periodo. Sono molti i banditi sardi dell'Ottocento, sulle quali teste pesano taglie di migliaia di lire, che non esitano a imporre il loro spietato dominio sul territorio prossimo alle Città, e che vengono tutti descritti nelle pagine che illustrano i loro paesi di origine. Citiamo, tra gli altri, Giovanni Tolu, nato nel 1822 a Florinas, datosi alla macchia dopo aver ridotto in fin di vita il parroco del paese, che contrasta il suo matrimonio con la ragazza che teneva in casa come domestica, e che in realtà pare fosse la figlia del parroco stesso. Bastiano Tansu, nato ad Aggius nel 1827, uno dei più noti banditi sardi conosciuto come il Muto di Gallura, coinvolto in una sanguinaria faida che sconvolge Aggius tra il 1849 e il 1856, provocando oltre settanta vittime e segnando il destino di varie famiglie. Dionigi Mariani, nato a Orune nel 1860, divenuto bandito per aver ucciso un rivale, che ha trascorso in latitanza quattro anni e sette mesi, ed è un acerrimo nemico di Giovanni Moni Goddi, anch'egli di Orune del 1860, divenuto bandito per aver ucciso chi gli aveva rubato un capo di bestiame, tanto feroce che, dopo aver ucciso un suo nemico, lo squartò e decapitò il cadavere per farne rotolare la testa ai piedi del padre. Ricordiamo altri tra i più significativi banditi sardi dell'Ottocento, in un ordine che cerca di rispettare l'ammontare delle taglie poste sulle loro teste al 18 gennaio 1897. Tra i principali, i fratelli di Nuoro Giacomo Serra Sanna, del 1864, ed Elias, del 1872, che costituiscono il più incredibile gruppo di famiglia nella lunga storia del brigantaggio, due fratelli senza scrupoli, dediti agli omicidi, ai ricatti e alla violenza, che verranno uccisi nella cosiddetta Battaglia di Morgogliai, un conflitto a fuoco che vede impegnati oltre duecento fra Carabinieri e fanti contro cinque banditi, ed una sorella Mariantonia, dalla ferrea determinazione, audace e di grande intelligenza, che vengono chiamati Sos Senadores e Sa reina, ossia i senatori e la regina. A Orgosolo nasce Giuseppe Loddo, detto Lovico, che si unisce alla banda dei fratelli Serra Sanna, sopravvive alla strage di Morgogliai, ma morirà due anni dopo, anche lui con le armi in pugno. A Oniferi nasce nel 1864 Tommaso Virdis, che si unisce anch'egli alla banda dei fratelli Serra Sanna, e viene ucciso nella strage di Morgogliai. A Usini nasce nel 1858 Luigi Delogu, che si accompagna, per circa un anno, a Francesco Derosas e Pietro Giovanni Angius, ma in seguito entra in disaccordo con loro. Franceso Derosas, nato a Usini nel 1861, e Pietro Giovanni Angius, detto Pera Zuanne, nato a Bonorva nel 1861, che il 6 agosto 1892, a Nurape, nelle campagne di Bonorva, uccidono il popolare poeta bonorvese Paolo Mossa. A Oliena nasce Giuseppe Pau, che partecipa alla banda di Vincenzo Fancello, sopravvive allo scontro nel quale muore quest'ultimo, si unisce alla banda dei fratelli Giacomo ed Elias Serra Sanna, e viene ucciso nella strage di Morgogliai. A Oliena nasce nel 1844 Giovanni Battista Salis, detto Corbeddu, che da il nome caverna che è stata il suo rifugio nella latitanza, nella quale e sono stati poi trovati i principali reperti della prima comparsa dell'uomo in Sardegna. A Oristano nasce Leonardo Barracu Buzzarone, della cui storia non conosciamo alcun particolare. A Mamoiada nasce nel 1870 Giovanni Serrittu, che, datosi alla macchia, commette numerosi gravi reati. A Dorgali nasce nel 1873 Vincenzo Fancello, lo spietato Berrina, che si da alla latitanza in seguito alle accuse mossegli dal ricco possidente Antonio Dore, e costituisce una banda che impone l'obbedienza al suo paese ed a tutti i dintorni, ma viene uciso con un colpo di moschetto la notte tra il 14 ed il 15 maggio 1899. A Oliena nasce Antonio Mulas, chiamato Su bellu d'Uliana, che partecipa alla banda di Vincenzo Fancello, ma il 7 febbraio 1899, non lontano dalle fonti Su Gologone, viene ucciso in uno scontro a fuoco con i Carabinieri. A Gadoni nasce, intorno al 1846 Michele Moro, detto Tottacorte, che negli ultimi anni della sua latitanza inizia a frequentare un'altro grande fuorilegge, Liberato Onano, più noto come Liberau, nato nel 1884 ad Aritzo, con il quale commette una serie lunga serie di crimini. A Sarule nasce Bernardo Pirisi, della cui storia non conosciamo alcun particolare. A Oliena nasce Salvatorangelo Catte, che rimane ucciso nelle campagne di Nugheddu San Nicolò, in località Badde Canna.

Il bandito Giovanni Tolu Il bandito Bastiano Tansu noto come il Muto di Gallura Il bandito Dionigi Mariani Il bandito Giovanni Moni Goddi A Morgogliai i fratelli Serra Sanna uccidono il carabiniera Aventino Moretti Ritratto di Mariantonietta Il bandito Luigi Delogu Il bandito Francesco Derosas Il bandito Giovanni Battista Salis noto come Corbeddu Ritratto di un bandito che probabilmente ritrae Giovanni Serrittu Il bandito Vincenzo Fancello noto come Berrina Il cadavere del latitante Antonio Mulas, chiamato Su bellu d'Uliana, rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con i Carabinieri Il cadavere del latitante Salvatorangelo Catte rimasto ucciso in un conflitto a fuoco con i Carabinieri L'arresto dei banditi ottocenteschi Michele Moro e Liberato Onano

Ed, inoltre, a Osidda nasce Giovanni Fois; il 7 dicembre 1856, in uno stazzo nelle campagne di Telti nasce Luigi Fresi, conosciuto come Laìcu Roglia; a Tula l'1 maggio 1867 nasce Francesco Capesi, detto Pescimpala, che si unisce a Giuseppe Budroni ed a Giommaria Astara, detto il gobbo, di Benetutti a Sarule verso il 1877 nasce Paolo Solinas; a Siniscola nel 1886 nasce Giovanni Maria Bomboi; a Lollove nasce Raffaele Gusai; a Orgosolo nasce Paska Devaddis, una giovane donna che si trova ad essere protagonista nella disamistade, ossia nella faida, che per oltre 10 anni, dal 1905 al 1917, sconvolge Orgosolo; a Bottida nasce Antonio Congiu; ad Orani, intorno al 1879, nasce Giuseppe Noli Coi; ad Arzana nella seconda metà dell'Ottocento nasce Samuele Stochino, che viene chiamato la Tigre d'Ogliastra.

Foto che probabilmente rappresenta il bandito Giovanni Fois Il bandito Luigi Fresi noto come <em>Laìcu Roglia</em> Vecchia foto dei banditi Francesco Capesi e Giommaria Astara Il bandito Paolo Solinas Il bandito Giovanni Maria Bomboi Ritratto di un bandito che probabilmente ritrae Raffaele Gusai La famosa latitante Paska Devaddis Il bandito Antonio Congiu Il bandito Giuseppe Noli Coi Il bandito Samuele Stochino, detto anche la Tigre d'Ogliastra

Murales a Orgosolo-Dal libro «La criminalità in Sardegna» di Alfredo Niceforo del 1897In continente si vanno intanto ad affermare le teorie di Alfredo Niceforo, allievo di Cesare Lombroso, che arriva in modo razzista ad affermare che il sardo nasce già come potenziale criminale. Uno dei più bei murales di Orgosolo ci ricorda ancora oggi, dal suo libro «La criminalità in Sardegna» del 1897, che fra i vari tipi di cranio della zona criminale, tutti appartenenti ai popoli più selvaggi e primitivi, uno è particolarmente diffuso in tutta la Sardegna centrale: si tratta del «parallelepipedoides variabilis sardiniensis...».

Il volume Caccia Grossa di Giulio BechiNel 1899 viene inviata una spedizione militare in Barbagia, e la repressione colpisce con perquisizioni ed arresti di massa le popolazioni locali. L'atteggiamento tenuto nei confronti della popolazione è ben riassunto nel libro di Giulio Bechi, uno degli ufficiali della spedizione, intitolato «Caccia Grossa», ma le gesta dei diversi banditi e latitanti vengono cantate nelle poesie popolari, poiche rappresentano l'unica forma di ribellione alle prepotenze dello stato, e la protezione delle loro vite viene devotamente affidata dal popolo a Santu Franziscu, ossia a San Francesco. Di questo è consapevole il deputato Francesco Pais Serra che, nella relazione conclusiva dell'inchiesta sul «Le Condizioni economiche e della sicurezza pubblica in Sardegna» voluta da Crispi nel 1894, scrive testualmente: «Anche oggi il leggendario bandito sardo, forse più favoloso che vero, attrae in quel misto di romantica forza, di bruttale vendetta ed insieme di cavalleresca generosità le menti ingenue del popolo; e un'aureola di simpatia ingenua, ma tenace, circonda il Capo di colui che, solo e debole, si crede combatta non contro il diritto della Società, ma contro la pretesa violenza e prepotenza personale e dell'autorità: egli Sa usare l'astuzia contro la forza, trarre esemplare e feroce vendetta di chi l'osteggia, ma protegge, chi debole come lui, lo protegge e lo difende».

Vittorio Emanuele III, lo sfruttamento minerario e la coscienza del movimento operaio

Vittorio Emanuele IIINel 1900, quando viene assassinato Umberto I e sale al trono Vittorio Emanuele III, e regna fino all'abdicazione il 9 maggio 1946, quandi gli succede il figlio Umberto II. Egli cresce lontano dagli affetti della famiglia, dato che gli viene permesso di consumare pasti coi genitori soltanto due volte la settimana, e matura col tempo un carattere schivo. Per la sua partecipazione a due guerre mondiali, e la vittoria nella prima, viene chiamato il re Soldato e il re Vittorioso. L'analfabetismo nell'isola sfiora ancora il 69%, ed il reddito pro-capite è il più basso di tutta l'Italia. In questa situazione, il banditismo continua a dilagare, così come il furto del bestiame, innescando faide familiari, che ancora oggi sono presenti in alcuni paesi dell'interno. E nell'isola continuano ad arrivare i Carabinieri invece dei capitali, e la situazione economica arriva a livelli tanto bassi che molte famiglie sono costrette a mangiare solo pane e formaggio fatto in casa. Durante il suo Regno, è già nata in Sardegna una coscienza politica e sindacale, grazie soprattutto all'opera dei sindacalisti Giuseppe Cavallera e Alcibiade Battelli, per l'affermazione dei loro diritti. L'eccidio di BuggerruManifesto del primo sciopero generale di tutto il movimento operaio italianoIniziano gli scioperi per chiedere condizioni di lavoro più umane. Clamoroso è quello del 4 settembre 1904, a Buggerru, che viene represso nel sangue dalle truppe di Giolitti. Negli scontri vengono uccisi tre minatori e undici persone vengono ferite, comprese donne e bambini. L'eccidio suscita reazioni indignate in tutta Italia, e provoca il primo sciopero generale di tutto il movimento operaio italiano. Oltre gli scioperi dei minatori, a causa del malessere diffuso nascono anche moti popolari soprattutto nel 1906 a Cagliari e Provincia, con assalti e distruzioni di cantine sociali, municipi e stazioni ferroviarie, morti e feriti. Iniziano in quegli anni le massicce emigrazioni verso il miraggio di un lavoro e di un benessere, che l'isola non può offrire. La situazione diviene talmente esplosiva che il governo italiano è costretto a cominciare ad interessarsi più seriamente della Sardegna. Ma anche questa volta i risultati, di fronte alle urgenti necessità isolane, sono assolutamente modesti.

La Prima Guerra Mondiale

Prima Guerra MondialeNel 1915 l'Italia entra in guerra, è la Prima Guerra Mondiale, chiamata anche la Grande Guerra. È la denominazione che viene data al grande conflitto, cominciato il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell'Austria alla Serbia, in seguito dell'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando il 28 giugno 1914, per concludersi oltre quattro anni dopo, l'11 novembre 1918. Il conflitto coinvolge le maggiori potenze mondiali del tempo, divise in due blocchi contrapposti: gli Imperi Centrali, ossia Germania, Austria: ungheria, Impero Ottomano e Bulgaria, contro le Potenze Alleate, rappresentate principalmente da Francia, Gran Bretagna, Impero Russo e Italia.

La costituzione della Brigata Sassari

Bandiera della Brigata Sassari>Nel 1915 viene costituita la Brigata Sassari, della quale è documentata la costituzione, ma si ignorava il motivo per il quale lo Stato maggiore avesse deciso di creare questa unità, composta solo da sardi, che diventerà leggenda nella Grande guerra. All'origine della Brigata c'è la storia poco conosciuta di un gruppo di artiglieri sardi che, nel 1914, si ribella alla boria e agli abusi dei commilitoni continentali scatenando una rissa cruenta e furiosa, nella quale danno una severa lezione all'intero reggimento di artiglieria Fortezza da Costa, di Genova. Un generale rimane profondamente colpito da questa rissa, e si chiede come sia possibile che un gruppo esiguo di sardi abbia potuto sbaragliare un intero reggimento. Dopo alcune ore convoca i suoi ufficiali e dice: «Se è vero, come è vero, che un gruppo di sardi riesce a sbaragliare un reggimento al completo, allora se riusciamo a formare una brigata di soli sardi potremmo vincere qualsiasi guerra». L'idea piace allo Stato maggiore: sono nati i diavoli rossi, i Dimonios. Quindi, l'1 marzo 1915 viene costituita la Brigata Sassari, con il motto Sa vida pro Sa Patria, basata su due reggimenti, il 151esimo reggimento di stanza a Sinnai ed il 152esimo a Tempio Pausania, composti quasi esclusivamente da soldati sardi, per il 95% contadini e pastori. Nel luglio del 1915 la Brigata Sassari attraversa l'Isonzo e viene subito impegnata in combattimento dando un suo alto contributo di vite umane. Allo scoppio della guerra, quindi, molti sardi vengono arruolati nell'esercito e mandati a combattere nelle trincee ed a morire per la patria. Molti cadono comportandosi eroicamente, altri rientrano per affrontare la triste realtà del dopoguerra. La guerra, infatti, non fa che rendere più difficile la situazione economica delle famiglie.

La Sardegna fascista

Benito MussoliniLa grande crisi economica che segue il conflitto, vede nascere le prime organizzazioni operaie, che rivendicano il diritto al lavoro e la parità sociale. Il Governo si mostra impotente ad affrontare una situazione così critica. Nel 1919 Benito Mussolini fonda il movimento fascista ed ha inizio l'azione violenta delle sue squadre, poi nel 1922, dopo la marcia su Roma e con l'ascesa di Mussolini al governo, le azioni delle squadre fasciste si moltiplicano, con scontri e spedizioni punitive contro tutti gli avversari socialisti, popolari ed in Sardegna anche contro i Sardisti. Nonostante lo schieramento contrario del mondo politico sardo e le epurazioni compiute dal governo fascista, si allontana sempre di più, per intellettuali e ceti popolari il sogno di una Sardegna autonoma, mentre la borghesia e il mondo urbano accettano di buon grado la nuova situazione. Ma anche in Sardegna si deve assaggiare la politica totalitaria del regime.

L'illusione di una Sardegna autonoma, ma la fascistizzazione del territorio

Simbolo del Partito sardo d'AzioneAl rientro dalla guerra molti reduci avevano costituito l'organizzazione degli ex-combattenti, con un programma basato sul motto «terra a chi lavora», che aveva ottiene una notevole adesione. Nel 1921 l'organizzazione si trasforma nel Partito sardo d'Azione, che diventa il nuovo punto di riferimento per molti antifascisti Sardi. I fascisti nel 1923 promettono alla Sardegna l'autonomia, molti Sardi, anche militanti nel Partito sardo d'Azione, ci credono ed aderiscono al nuovo regime. Ma tra il 1924 ed il 1926 si assiste invece a un deciso processo di fascistizzazione caratterizzato dal controllo assoluto sulla stampa, sulla scuola, su ogni manifestazione della vita pubblica e dal soffocamento di ogni opposizione con arresti e condanne al confino. Nel 1926 vengono sciolti i partiti di opposizione.

L'antifascismo militante in Sardegna

L'antifascismo militante, che non riesce più ad esprimersi sull'isola, è portato avanti dai sardi all'estero, quindi tra gli emigranti ed i molti sardi che vanno a militare come volontari contro l'esercito franchista nelle Brigate Internazionali durante la guerra di Spagna.

Emilio LussuEmilio Lussu, nato a Armungia nel 1890, già ufficiale in guerra, tra i fondatori del Partito sardo d'Azione e più avanti figura di primo piano dell'antifascismo militante, viene aggredito dalle squadre fasciste, e per difendersi uccide uno degli assalitori, viene arrestato nel 1927 e, pur risultando nel processo non colpevole di assassinio, viene mandato al confino a Lipari, da dove fuggirà nel 1929 per riparare a Parigi ed aderire al movimento Giustizia e Libertà. Morirà a Roma nel 1975.

Antonio GramsciAntonio Gramsci, intellettuale sardo nato a Ales nel 1891, che nel 1919 aveva iniziato, con Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti, a pubblicare il settimanale L'ordine nuovo, il 21 gennaio 1921 era stato tra i fondatori del Partito Comunista d'Italia, nel 1924 era stato eletto deputato, era stato eletto segretario generale del partito ed aveva fondato il quotidiano L'Unità, nel 1926 viene arrestato come antifascista, confinato a Ustica, trasferito in diverse carceri, fino alla malattia del 1931 che lo porterà a morire nel 1937.

Vengono arrestati molti altri antifascisti Sardi. Il repubblicano Michele Saba, nato a Ossi nel 1891, viene arrestato nel 1930 nell'ambito dell'inchiesta contro Giustizia e Libertà, viene prosciolto dopo aver trascorso a regina Coeli oltre tre mesi di carcere; nuovamente incarcerato per periodi più brevi nel 1935 e 1943. Morirà a Sassari nel 1957.

Nel 1930, anche il radicale Cesare Pintus, nato a Cagliari nel 1901, che, come militante del Partito sardo d'Azione, aveva continuato a tenere corrispondenza con Emilio Lussu, per questo viene arrestato e, con sentenza del Tribunale speciale, condannato a dieci anni di reclusione e tre anni di vigilanza speciale di pubblica sicurezza. Dopo la caduta del Fascismo, per la sua coerenza ideale e antifascista, verrà eletto sindaco di Cagliari e tale resterà dal 9 ottobre 1944 al 17 marzo 1946. Morirà in Piemonte nel 1948.

Interventi sull'economia

Nel 1924 viene votata la Legge del Miliardo, che istituisce a Cagliari il Provveditorato alle Opere Pubbliche, ma i risultati non sono pari alle aspettative. Avendo già assunto, almeno moralmente, questo ruolo, durante il Fascismo, nel 1927, Nuoro diviene Provincia col nome di Provincia del Littorio, e si affianca alle storiche Province di Sassari e Cagliari. In tre settori, comunque, il regime si impegna decisamente. Effettua, in primo luogo, la bonifica di stagni e zone umide e vi crea nuovi centri abitati, Fertilia, vicino ad Alghero, e Mussolinia, oggi Arborea, vicino ad Oristano. Ma i sardi non ne traggono molti vantaggi, dato che nelle zone bonificate avviene l'immigrazione di famiglie continentali. Vengono trapiantate maestranze contadine provenienti soprattutto dal Veneto, ed ancora oggi in quelle zone molti parlano veneto. Comunque, decine sono le bonifiche in tutto il territorio isolano. Inoltre, sebbene ridotto dalle bonifiche effettuate, rimane sempre l'incubo della malaria, un male endemico che verrà debellato solo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Effettua, anche, un significativo intervento per l'incremento del settore minerario. Si sviluppano le miniere dell'Iglesiente e si potenzia l'estrazione del carbone nel Sulcis. Nasce la Città Carbonia, costruita in soli due anni, dal 1936 al 1938 durante l'embargo contro l'Italia per l'occupazione dell'Abissinia, al centro della Regione carbonifera del Sulcis, per accogliere la crescente popolazione impegnata nelle attività minerarie in grande sviluppo. Ed, infine, nell'isola arrivano cospicui investimenti per la costruzione di opere pubbliche di grande importanza. Vengono costruite nuove strade, piazze, ospedali, ferrovie, opere portuali. Ma la situazione economica dell'Isola rimane fortemente al di sotto della linea di povertà.

Pio dodicesimoIntanto, sul soglio vaticano viene eletto, il 2 marzo 1939, Papa Pio dodicesimo, che governerà per poco più di venti anni. Uno dei primi atti, dopo la sua elezione, è, nell'aprile del 1939, quello di togliere dall'Indice i libri di Charles Maurras, animatore del gruppo politico di estrema destra, antisemita e anticomunista, Action Franšaise, ai cui aderenti revoca, tra l'altro, anche l'interdizione dai sacramenti, emessa da Pio undicesimo. Il suo governo della Chiesa è molto contestato, per le posizioni non sempre chiare nei confronti del fascismo e del nazismo, anche dopo la promulgazione delle leggi razziali.

La Seconda Guerra Mondiale

Seconda Guerra MondialeNel 1940 inizia per l'Italia la Seconda Guerra Mondiale, il conflitto che tra il 1939 e il 1945 vede confrontarsi, da un lato le potenze dell'Asse, e dall'altro i paesi alleati. Inizia l'1 settembre 1939, con l'invasione della Polonia da parte della Germania, e termina, nel teatro europeo, l'8 maggio 1945, con la resa tedesca, mentre termina, nel teatro asiatico, il successivo 2 settembre, con la resa dell'Impero giapponese a seguito dei bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. È considerato il più grande conflitto armato della storia, costato all'umanità sei anni di sofferenze, distruzioni e massacri per un totale di 55 milioni di morti. I sardi, ancora una volta, si distinguono per il loro eroismo, specialmente con i due reggimenti della gloriosa Brigata Sassari. Di questa guerra, in Sardegna, si sentono subito le conseguenze sia in termini di un grande contributo in vite umane, che economiche. Dal 1943 iniziano i bombardamenti anche sulla Sardegna, Cagliari vede il 75% delle case distrutte dai bombardamenti degli alleati, così come vengono bombardati molti altri centri Sardi. L'isolamento, determinato dal controllo del mare da parte degli avversari, riduce le possibilità di commerciò, la Sardegna è costretta a contare soltanto sulle proprie modeste risorse, e l'economia autarchica di sopravvivenza diventa la regola.

La caduta del fascismo

Con la caduta del fascismo, nel 1943, e la firma dell'armistizio, la Sardegna viene liberata dalle truppe tedesche. E, con lo sbarco degli alleati nel 1944, in Sardegna la direzione politica, amministrativa e militare viene affidata a un sardo nominato Alto Commissario Italiano per la Sardegna, il generale Pietro Pinna Pietro Pinna Parpaglia. Il 5 giugno 1944, Vittorio Emanuele III affida la luogotenenza generale del Regno al figlio, Umberto, senza però abdicare. Successivamente, il 9 maggio 1946, in un estremo ma tardivo tentativo di salvare la monarchia, egli abdica in favore del figlio, circa un mese prima del referendum istituzionale del 2 giugno 1946. Egli muore, il 28 dicembre 1947, ad Alessandria d'Egitto, dove si è ritirato in esilio prima della consultazione referendaria, il giorno dopo la firma della Costituzione italiana che, con la tredicesimo disposizione finale, vedrà lo Stato avocare a se i beni degli ex re di Casa Savoia e delle loro consorti.

Il brevissiomo Regno di Umberto II, il re di Maggio

Umberto IIAll'abdicazione di Vittorio Emanuele III, sale al trono il figlio, che assume il nome di Umberto II di Savoia, che era stato luogotenente generale del Regno d'Italia dal 1944 al 1946. È l'ultimo re d'Italia, e regna dal 9 maggio 1946 al 18 giugno dello stesso anno, anche se, dopo i risultati non ancora definitivi del referendum istituzionale del 2 giugno, prevista la vittoria dei voti a favore della repubblica, lascia il paese il 13 giugno 1946. In virtù del breve periodo di Regno è anche detto il re di Maggio. Come meta del suo esilio, egli sceglie Cascais, in Portogallo, dato che non verrebbe accettato da una nazione confinante con l'Italia. Voleva vivere in un paese mediterraneo, ma non in Spagna, dove Francisco Franco era salito al potere anche grazie all'Italia fascista, e, non estraneo alla scelta di questa destinazione, è stato anche il ricordo dell'esilio del trisnonno, il re Carlo Alberto, morto ad Oporto nel 1849. Muore a Ginevra il 18 marzo 1983. e nel suo testamento lascia al Papa la Sindone, che dal 1578 era conservata nel duomo di Torino a titolo di deposito. Trattandosi di una delle proprietà pervenute ai Savoia prima della proclamazione del Regno d'Italia, essa è stata esclusa dall'avocazione a favore dello Stato dei beni degli ex re di Casa Savoia e delle loro consorti, sancita dal secondo capoverso della tredicesimo disposizione finale della Costituzione. Finita la guerra, il referendum del 1946 ha sancito la caduta della monarchia a favore della repubblica, ed Enrico De Nicola è diventato il primo Presidente della Repubblica Italiana. Dopo 85 anni di potere in Italia, la casa Savoia ha perso quella corona che aveva inseguito per intere generazioni.

La vita culturale del diciannovesimo secolo

Molto viva è la vita culturale in Sardegna nel diciannovesimo secolo. Citiamo alcuni tra i principali personaggi sardi che hanno avuto influenza nella vita politica e culturale italiana, la cui biografia si può leggere nelle pagine dove viene descritta la loro Città di origine.

La vita letteraria in Sardegna

Giovanni Battista TuveriA Collinas, allora chiamata Forru, nasce nel 1815 Giovanni Battista Tuveri. Matura posizioni democratiche ed è scettico sulla fusione della Sardegna nel Regno Sabaudo, un atto affrettato destinato ad aggravare le condizioni dell'Isola. Eletto deputato nel primo parlamento subalpino, presenta nel 1849 una mozione contro Gioberti, che viene però ignorata. Tornato nell'isola, si dedica all'attività giornalistica, in forte polemica con i conservatori e con Alberto La Marmora, commissario straordinario della Sardegna. Esponente di spicco del federalismo cattolico italiano, rappresenta una tra le massime figure della storia sarda, e lui stesso, in qualità di sindaco, ribattezza la sua Città natale, denominandola Collinas.

Raimondo Carta RaspiRaimondo Carta Raspi nasce a Oristano nel 1893. Giornalista, nel 1923 fonda la rivista e la casa editrice Il Nuraghe, che pubblica tra l'altro la riproduzione anastatica delle principali opere di Alberto La Marmora. Scrittore lui stesso, scrive una importante «Storia della Sardegna», uscita postuma, con la visione storica di una millenaria emarginazione, interrotta soltanto dal periodo dell'arrivo in Sardegna dei Shardana, dall'epopea giudicale, e dai movimenti artistici e culturali sviluppatisi nel primo Novecento. La sua visione storica dell'Isola è quella di una millenaria emarginazione, spezzata soltanto dalla grande epopea giudicale e dal movimento artistico e culturale sviluppatosi nel primo Novecento.

Enrico CostaEnrico Costa, scrittore, nasce a Sassari nel 1841 ed è generalmente ritenuto come il maggior esponente del romanzo storico sardo, sebbene non sia stato il suo pioniere. Fra le sue opere più famose ci sono «Sassari», grande enciclopedia riguardante la storia della Città, e «Il muto di Gallura», romanzo storico che descrive la vita di Giovanni Tolu, uno dei più noti banditi dell'800. Costa racconta che Giovanni Tolu gli ha narrato la sua storia, che lui ha trascritto e pubblicata con la descrizione «Giovanni Tolu, storia di un bandito sardo narrata da lui medesimo».

Sebastiano <em>Bustianu</em> SattaTra i principali protagonisti della vita culturale, in campo letterario ricordiamo Sebastiano Satta, detto Bustianu, nato a Nuoro nel 1867. È considerato il maggiore poeta sardo dell'800, il suo poeta più inquieto e aulico, cantore dei suoi eroi e dei suoi pastori, dei suoi monti e delle sue ancestrali usanze, la voce più forte dell'anima della Barbagia. A lui la Città natale ha dedicato la bellissima piazza Sebastiano Satta, sistemata nel 1967 dallo scultore Costantino Nivola, il grande artista di Orani.

Salvatore Cambosu in un ritratto di Foiso FoisLo scrittore Salvatore Cambosu nasce a Orotelli nel 1895. È un giornalista che collabora a diverse testate come Il Politecnico, Il Mondo, nord e sud, Ichnusa, L'unione Sarda. È anche scrittore, acuto osservatore della realtà sarda. Nel 1954 pubblicata il suo capolavoro, «Miele amaro», una ampia raccolta di materiale storico, etnologico e poetico sulla Sardegna. La sua è una Sardegna vista nel momento della transizione fra la conservazione del proprio passato e la proiezione verso il nuovo ed il futuro.

Grazia DeleddaProbabilmente il principale autore della letteratura sarda è Grazia Deledda, nata a Nuoro nel 1871, da una famiglia benestante. La sua opera è influenzata del verismo di Giovanni Verga e dal decadentismo di Gabriele D'Annunzio, il paesaggio dei suoi romanzi è quello aspro della Sardegna, che non viene rappresentato secondo schemi regionali né con la coloritura dannunziana, ma rivissuto attraverso il mito. Grazia Deledda-Una rara foto del momento della premiazione della scrittrice sardaLe sue opere, sospese tra verismo e decadentismo, testimoniano questo passaggio. Dall'interesse per la Cultura tradizionale sarda passano all'analisi psicologica, al cospetto della quale l'ambiente isolano diviene un semplice sfondo. Risale al 1927 il conferimento del premio Nobel per la Letteratura ma, sebbene il premio le sia stato consegnato nel 1927, quello conferitole è relativo al 1926, perché proprio nel 1926 l'Accademia Svedese aveva deciso di non attribuire alcun Nobel per la Letteratura. Così Grazia Deledda descrive la sua Città natale Nuoro «è il cuore della Sardegna, è la Sardegna stessa con tutte le sue manifestazioni. È il campo aperto ove la civiltà incipiente combatte una lotta silenziosa con la strana barbarie sarda, così esagerata oltre mare».

È possibile conoscere la sua vita e leggere tutte le principali opere di Grazia Deledda, che sono riportate integralmente nella pagina a lei dedicata.

La vena poetica nata sulle falde del Gennargentu

La massima espressione della vena poetica nata sulle falde del Gennargentu è rappresentata da Bachisio Sulis, detto Bachis, di Aritzo; da Giuseppe Mereu, detto Peppino, di Tonara; e da Antioco Casula, detto Antiogu e noto con lo pseudonimo di Montanaru, di Desulo. Altri poeti significativi sono Salvatore Sini, detto Badore, e Antonio Cubeddu.

Bachisio Bachis SulisBachisio Sulis, detto Bachis, nasce a Aritzo nel 1795. Si tratta di un famoso bandito poeta, che muore nel 1838, dopo una breve vita leggendaria e travagliata. Le sue disavventure hanno inizio nel 1818 quando, a soli 23 anni, viene ingiustamente accusato di un attentato di cui era rimasto vittima un signorotto locale. Solo nel 1830, i suoi familiari riusciranno a farlo prosciogliere dalle false accuse, ed egli, a 35 anni, torna nel paese per riprendere la vita consueta. Bachisio Sulis è autore di poesie contro il potere ed anticlericali, ma anche di poesie d'amore delicatissime come Barigada si ch'est S'istella mia, ossia Tramontata è la mia stella.

Giuseppe Peppino MereuA Tonara nasce, nel 1872, Giuseppe Mereu, detto Peppino, uno tra i maggiori poeti in lingua sarda di fine Ottocento. Peppino Mereu canta nelle Sagre paesane, misurandosi con altri poeti estemporanei nell'improvvisazione poetica. Da questa esperienza derivano i due elementi essenziali della sua poesia: un ritmo fortemente scandito e la struttura dialogica. Nelle sue opere è sempre presente, infatti, il «tu» all'interlocutore. Peppino Mereu è autore, tra l'altro, della classica Lettera a Nanni Sulis, nota con il suo primo verso Nanneddu meu, ancora oggi una delle esecuzioni immancabili nelle esibizioni di tutti i cori polifonici nelle Feste e Sagre in tutta la Sardegna.

Antioco Antiogu CasulaAntioco Casula, detto Antiogu e noto con lo pseudonimo Montanaru con il quale firma le sue opere, nasce a Desulo nel 1878. È il più importante poeta in lingua sarda del Novecento, autore tra l'altro della bella e delicata Ninna Nanna de Anton'Istene», Ninna nanna per Antonio Stefano, un rifacimento colto della più tradizionale ninna nanna. Frequenta il ginnasio, ma deve rinunciare agli studi per le condizioni economiche della famiglia. Abbandonata la scuola si arruola nei Carabinieri, e così, «randagio per tutte le strade della Sardegna», scopre la sua isola «dai picchi di Gallura alle colline del Logudoro». Inizia a leggere i poeti Sardi, particolarmente Sebastiano Satta, di soli dieci anni più grande. In tutta l'opera di Antioco Casula è forte l'influenza di Satta e della produzione civile di Carducci, ma, a differenza di Satta, Montanaru scrive esclusivamente in sardo.

Salvatore Badore SiniA Sarule nasce, nel 1873, Salvatore Sini, detto Badore. Esercita come avvocato soprattutto a Nuoro, dove viene considerato tra i migliori civilisti. Si afferma come scrittore e soprattutto come poeta, esprimendo una visione comunista e rivoluzionaria della vita. Si avvicina anche alla politica, divenendo nel 1905 consigliere comunale a Sarule. Si afferma, quindi, come scrittore, e soprattutto come poeta, che, nel 1915, compone la sua poesia più nota, A diosa, meglio conosciuta con il suo primo verso Non potho reposare, che viene musicata da Giuseppe Rachel, direttore della banda musicale di Nuoro. É ancora oggi una delle poesie e canzoni più significative della tradizione sarda.

Antonio CubedduNel 1896 nasce a Ozieri il poeta Antonio Cubeddu, che il 15 ottobre 1896 propone la prima gara di poeti in Piazza, che ricorderàanni dopo, in un sonetto. Da allora, la gara di poesia, nella quale due o più poeti improvvisano su un tema proposto dagli organizzatori alternandosi e rispondendosi l'un l'altro, è diventato uno dei punti fermi di ogni Sagra paesana o manifestazione folcloristica o religiosa, soprattutto nel nord e nel centro della Sardegna. Il tempo scelto da Cubeddu è più svelto di quello della Piazza. Si intuisce, comunque, che Cubeddu canta sempre svelto, ha una bella voce molto melodiosa, e vuole l'accompagnamento dei tenores alla chiusura di ogni coppia di versi dell'ottava: al secondo, al quarto, al sesto e per la chiusura.

I principali esponenti della pittura

Sono molti e significativi gli esponenti della pittura sarda dell'Ottocento.

Filippo FigariFilippo Figari nasce a Cagliari nel 1885, dal 1929 fino alla caduta del fascismo è segretario del Sindacato regionale Fascista Belle Arti. Partecipa a varie altre mostre, nel 1931 espone alla I Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma, dove la sua opera «La Vendemmia» viene acquistata da Vittorio Emanuele III. Dal 1929 fino alla caduta del fascismo è segretario del Sindacato regionale Fascista Belle Arti, e, nel 1935 diventa direttore della Scuola d'Arte di Sassari. Con la caduta del regime è soggetto di vari attacchi per gli incarichi nel periodo fascista.

Mario SironiMario Sironi, nato a Sassari nel 1885 e trasferitori presto a Roma, è uno dei principali pittori del Novecento italiano, che vive l'incontro della sua inclinazione verso l'arte monumentale con i programmi del Fascismo, passando attraverso l'adesione, dapprima al Futurismo e in seguito alla corrente Metafisica. Dall'inizio degli anni '30 del Novecento, i suoi interessi artistici si moltiplicano, dalla grafica alla scenografia, dall'architettura alla pittura murale, dal mosaico all'affresco.

Mario DelitalaMario Delitala nasce a Orani nel 1887, nel 1907 a Milano inizia a lavorare nella cartellonistica pubblicitaria, nel 1924 torna in Sardegna dove realizza le tele che celebrano i valori della cultura isolana. La sua opera è influenzata dagli intellettuali sardi che ha incontrato nella sua lunga vita, da Sebastiano Satta e Attilio Deffenu, a diversi artisti, come Francesco Ciusa, Carmelo Floris, Melkiorre e Federico Melis. A lui si deve una xilografia per la bandiera sarda nella quale ai quattro mori vengono sostituiti un pastore, un contadino, un pescatore ed un minatore, simboli più veri del popolo sardo.

Carmelo FlorisCarmelo Floris nasce a Bono nel 1891, ma, dopo la morte prematura del padre, si trasferisce con la madre ad Olzai, nell'antica casa appartenuta a Don Sebastiano Melis, detto Su Fidecummissu, che aveva il diritto di extraterritorialità per alcuni privilegi ecclesiastici degli antenati. Viene spinto da Giuseppe Biasi a iscriversi alla Libera Accademia del Nudo a Roma, dove diviene amico del pittore e ceramista Melkiorre Melis. È tra i fondatori del Partito sardo d'Azione, nel 1926 viene chiamato da Francesco Ciusa ad insegnare alla Scuola d'Arte di Oristano, e nel 1954 lavora con Ciusa Romagna alla via Crucis per la Cattedrale di Nuoro. Si dedica, quindi ai ritratti, considerati tra i più belli della pittura sarda e più in generale dell'intera pittura italiana del Novecento.

Espressioni della scultura in Sardegna

Vincenzo IeraceLascia un importante segno nell'isola lo scultore calabrese Vincenzo Ierace, di Polistena in Calabria dove è nato nel 1862, che è autore della statua in bronzo del redentore, alta sette metri, realizzata a Napoli e portata a Nuoro nel 1901, dove il 29 agosto viene posizionata sulla sommità del monte Ortobene che sovrasta Nuoro. Vincenzo Jerace non ha la forza di presenziare all'inaugurazione della statua del redentore, per la morte, a Napoli, a soli 27 anni, della moglie Luisa. Dopo quattro anni i Nuoresi dedicano, comunque, a Luisa Jerace un'epigrafe dettata da Grazia Deledda.

Francesco CiusaLo scultore Francesco Ciusa, di Nuoro dove è nato nel 1883, nel 1907 vince, appena ventenne, il primo premio alla Biennale di Venezia con la scultura «La madre dell'ucciso», il massimo esempio dell'arte sarda moderna, il cui gesso originale è stato acquistato nel '39 dalla Galleria Comunale d'Arte di Cagliari, ma di cui esistono cinque versioni in bronzo: una alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma, la seconda eseguita per un Museo londinese della quale si sono perse le tracce, la terza per la Galleria d'Arte Moderna di Palermo, le altre due sono state realizzate rispettivamente nel 1983 per il palazzo Civico di Cagliari e nel 1985 per la tomba dell'artista nella Chiesa di San Carlo a Nuoro. Il suo successo è importante per tutti gli artisti Sardi, cui vengono in questo modo aperte le porte delle grandi mostre nazionali.

La prossima pagina

Nel 1946 nasce la Repubblica italiana e la specificità regionale della Sardegna viene in parte riconosciuta dalla nuova Costituzione repubblicana del 1948, che la riconosce come Regione Autonoma a statuto speciale. Nella prossima pagina vedremo la Sardegna nell'Italia repubblicana.


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