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Suni con nei dintorni la necropoli di Chirisconis, il protonuraghe Seneghe ed il nuraghe Nuraddeo

In questa tappa del nostro viaggio, da Tinnura ci recheremo a Suni che visiteremo con il suo centro ed i dintorni dove si trovano la necropoli di Chirisconis, il protonuraghe Seneghe ed il nuraghe Nuraddeo.

La regione storica della Planargia

La PlanargiaLa Planargia è una piccola regione sulla costa occidentale della Sardegna. Si tratta di un vasto e fertile altopiano vulcanico che si estende dal Marghine fino al mare, fra i territori di Villanova a nord ed il Montiferru a sud, attraversato dalla valle del fiume Temo. Il nome deriva dall'andamento pianeggiante della sua conformazione geografica. La Planargia si trova interamente in provincia di Oristano ed i comuni che ne fanno parte sono Bosa, Flussio, Magomadas, Modolo, Montresta, Sagama, Sindia, Suni, Tinnura e Tresnuraghes. Regione fortunata per la sua posizione geografica e per il clima mite tutto l'anno, la Planargia occupa un posto rilevante nella produzione vitivinicola della Sardegna, grazie soprattutto alla malvasia di Bosa. La Planargia si sviluppava interamente nella provincia di Nuoro, ma, dopo la nascita della nuove province della Sardegna, tutta la sua zona costiera è stata portata all'interno della provincia di Oristano.

In viaggio verso Suni

Rientrati a Tinnura, usciamo verso nord est con la via Nazionale e prendiamo la SS292 Nord Occidentale Sarda che, dopo meno di un chilometro, ci porta all'intenro dell'abitato di Suni. Dal Municipio di Tinnura a quello di Suni si percorrono 1.4 chilometri.

Il comune chiamato Suni Informazioni turistiche

Suni-Veduta dell'abitatoSuni-Stemma del comuneIl comune di Suni (nome in lingua sarda Sune metri 340, abitanti 1.246) sorge sul caratteristico altopiano basaltico della Planargia. Si tratta di un comune collinare che affonda le sue origini nella preistoria, la cui economia si fonda sulle tradizionali attività agricole e zootecniche. Il centro urbano si affaccia sulla splendida vallata di Modòlo, nota per la produzione del suo caratteristico vino, prodotto dal vitigno Malvasia. Il territorio comunale ha un profilo geometrico irregolare, con accentuate variazioni altimetriche, che vanno da un minimo di 35 a un massimo di 428 metri sul livello del mare. Di sicuro interesse è il Parco archeologico comprendente il nuraghe Nuraddeo a pianta complessa, le domus de janas di Chirisconis, il nuraghe Seneghe nella vallata di Modolo.

Origine del nome

Il nome è attestato a partire dal 1341 e la forma riscontrata maggiormente è quella di Sune. Sebbene sia di oscura origine, gli studiosi ritengono che la denominazione appartenga allo strato linguistico preromano, ed alcuni ritengono possa derivare da Asùni che significa custode di cavalli, buoi, asini.

La sua economia

Il settore economico primario è presente con la produzione di cereali, ortaggi, foraggi, uva utilizzata per la produzioni di vini soprattutto la malvasia di Bosa, olive e frutta. Accanto al lavoro dei campi si pratica l'allevamento di bovini, suini, ovini, equini e avicoli. L'industria è costituita da piccole aziende che operano nei comparti alimentare, tessile ed edile. Modesta è la presenza del terziario. Sebbene non figuri tra le mete di maggior afflusso turistico, offre a quanti vi si rechino la possibilità di godere delle bellezze dell'ambiente naturale, di gustare i semplici ma genuini prodotti locali e di effettuare interessanti escursioni nei dintorni. Particolarmente attraenti sono i resti archeologici rinvenuti sul suo territorio e, per gli amanti dell'escursionismo naturalistico, i vicini rii Crabalza e Badu De Mola. Una particolare attrattiva naturalistica è rappresentata dalla Pischina 'e Paule, uno stagno stagionale frequentato da numerose specie animali, a breve distanza dal complesso nuragico Nuraddeo. È inoltre possibile compiere percorsi naturalistici panoramici attraverso i quali si raggiungono i luoghi in cui nidifica il grifone. La capacità ricettiva offre possibilità di ristorazione ma non di soggiorno.

La viticoltura con le uve per la produzione della Malvasia di Bosa

Modolo-Stemma del comuneLa produzione più rinomata è quella vitivinicola, in particolare del vino bianco prodotto con il vitigno Malvasia di Sardegna, ed il paese rientra nell'area di produzione del vino Malvasia di Bosa DOC. La Malvasia di Bosa deve venir prodotta con almeno il 95% di uva Malvasia di Sardegna, condizione più severa rispetto a qualsiasi altro vino DOC in Sardegna, lasciando solo il 5% di margine per la presenza di varietà diverse nei vigneti, che viene permesso solo per permettere l'impollinazione incrociata nei vigneti, a condizione che poi i produttori cerchino di escludere queste uve nella produzione del vino. La zona di produzione delle uve atte a produrre la Malvasia di Bosa comprende territori nei Comuni di Bosa, Flussio, Magomadas, Modolo, Suni, Tinnura e Tresnuraghes, tutti in Provincia di Oristano.

Brevi cenni storici

Il territorio è abitato già in epoca prenuragica e nuragica come dimostrato dalla presenza sul territorio di numerose testimonianze archeologiche, tra cui domus de janas, necropoli ipogeiche e nuraghi, e frequentato anche in età romana. Nel medioevo il territorio appartiene al giudicato del Logudoro e fa parte della curatoria della Planargia. Nel 1259, alla caduta del giudicato, viene governato dai Malaspina e successivamente nel 1308 entra a far parte del Giudicato di Arborea, periodo durante il quale diviene un importante centro di sosta e scambio lungo le strade giudicali. Anticamente il paese si sviluppa intorno alle chiese di San Pancrazio e Santa Maria ad Nives, anche se la leggenda vuole che i suoi abitanti vivessero in precedenza in una località Sa Idda Ezza, il paese vecchio, che ancora oggi con la sua toponomastica ricorda quel lontano passato, a breve distanza dal quale in località Sirone, sito situato lungo le valli presso il corso del fiume Temo oggi distrutto, sorgevano una antica chiesa dedicata a Sant'lppolito ed un monastero costruito dai monaci Cistercensi nel dodicesimo secolo. Intorno al 1420 passa sotto il dominio aragonese nel regno di Sardegna e diviene un feudo, concesso nel 1430 a Guglielmo Raimondo de Moncada, poi confiscata dalla Corona, che la cede nel 1468 alla famiglia Villamarì. Nel 1469 il feudo viene concesso al cagliaritano Antonio Brondo, a cui viene confiscato nel 1670. Nel 1698 appartiene alla famiglia Olives e infine nel 1756 insieme a Flussio da Antonio Paliacio, i cui discendenti assumono i titoli di marchese della Planargia ed i primogeniti di conti di Sindia, marchesato che viene incorporato nel diciottesimo secolo dai Savoia, che confermano il possesso dei Paliacio. Viene riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale e diviene un comune autonomo. Nel 1927 il comune di Suni viene trasferito dalla provincia di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata provincia di Nuoro. Nel 1928 accorpa i comuni di Flussio, Tinnuri e Sagama che vengono soppressi, fino al 1946 quando Umberto di Savoia con decreto luogotenenziale nel 1946 restituisce loro l'autonomia amministrativa. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene trasferito dalla provincia di Nuoro in quella di Oristano.

Le principali feste e sagre che si svolgono a Suni

Suni-Il Gruppo Folk Nostra Signora 'e Su NieSuni-Il Coro polifonico Santi Cosma e DamianoA Suni è attivo il Gruppo Folk Nostra Signora 'e Su Nie di Suni, i cui componenti si esibiscono nelle principali feste e sagre che si svolgono nel comune ed anche in altre località dell'isola, e nelle cui esibizioni è possibile ammirare il tipico costune tradizionale del paese. È inoltre attivo il Coro polifonico Santi Cosma e Damiano, per il quale dal 1995 la formazione originale maschile è stata integrata con la presenza di voci femminili, dando origine ad un coro polifonico a voci miste. Tra le principali feste e sagre che si svolgono a Suni vanno citate il 17 gennaio la festa di Sant'Antonio Abate; il 12 maggio la festa di San Pancrazio; l'ultima domenica di giugno la festa di San Narciso; il 5 agosto la festa patronale di Santa Maria della Neve; il 26 e 27 settembre la festa dei Santi Cosma e Damiano.

La festa di Sant'Antonio Abate

Di tradizione antichissima e particolarmente sentita è la festa di Sant'Antonio Abate, che si svolge il 17 gennaio, durante la quale un grande falò viene acceso a rischiarare la notte della vigilia. In passato si trasportava la legna fino alla piazza retrostante la chiesa di San Pancrazio con una processione di carri, oggi sostituiti da trattori, ed all'imbrunire, quando tutto il legname viene accatastato a formare una pira, il fuoco sprigiona immutata tutta la sua magica potenza.

Le cerimonie religiose della Settimana Santa

Particolarmente toccanti sono le cerimonie religiose della Settimana Santa, tra le quali suggestive sono la cerimonia della lavanda dei piedi e quella di s'Iscravamentu, ossia lo schiodamento, che consiste nella deposizione del Cristo dalla Croce.

Visita del centro del paese

L'abitato, interessato da forte espansione edilizia, è in splendida posizione panoramica sulla sottostante vallata che degrada dolcemente verso il mare. Da Tinnura arriviamo a Suni provenendo da sud con la SS292 Nord Occidentale Sarda che, passato il cartello segnaletico che indica l'ingresso all'interno dell'abitato, dopo centoventi metri arriviamo a un bivio dove verso destra la strada procede con il nome di Circonvallazione Sud, mentre noi prendiamo a sinistra la prosecuzione della strada statale, che assume il nome di via Tinnura.

La chiesa dei Santi Cosma e Damiano

Suni-La chiesa dei Santi Cosma e DamianoPresa la via Tinnura, la seguiamo per centosessanta metri e vediamo alla destra un rientro della strada, sul quale, al civico numero 43, si trova la chiesa dei Santi Cosma e Damiano Martiri, dedicata a questi Santi medici provenienti dalla Siria, invocati contro le pestilenze e contro ogni morbo. La devozione ai Santi martiri Cosma e Damiano nel paese di Suni è probabilmente di impronta bizantina, e si è affermata con l'edificazione di una chiesa campestre che è esistita fino al 1924, quando su disposizione del Vescovo di Bosa è stata demolita, e ricostruita di sana pianta per favorire il numeroso afflusso dei pellegrini in occasione dei festeggiamenti dei Santi e per l'utilizzo della chiesa stessa, adiacente al camposanto ottocentesco, nella celebrazione dei riti per il 2 novembre e per l'ottavario dei defunti. Di questa chiesa nuova è stato definito un completo restauro nel 2017.

Suni-Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: altare Suni-Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: tabernacolo Suni-Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: simulacri dei due Santi Suni-Chiesa dei Santi Cosma e Damiano: simulacro della Madonna del Buon Cammino

Suni-Locandina della festa dei Santi Cosma e DamianoPresso questa chiesa, ogni anno il 26 e 27 settembre si svolge la festa dei Santi Cosma e Damiano, per la quale dal 17 al 25 inizia la celebrazione della novena in lingua sarda con il canto dei gogos, i suggestivi i canti in latino nei quali si raccontano la vita e i miracoli dei due Santi; dal 20 al 22 il triduo ed il 23 la messa cantata in onore di padre Pio da Pietralcina; il 25 ultimo giorno della novena le cerimonie di nomina dei responsabili della Pia Società dei Santi Cosimo e Damiano ai quali è affidata l'organizzazione dei festeggiamenti; il 26 le celebrazioni religiose e la processione con i simulacri dei Santi martiri e con i giri rituali attorno alla chiesa si venerano le reliquie dei Santi; il 27 le messe in onore di San Vincenzo dé Paoli e della Madonna del Buon Cammino con la sua processione. Accanto queste cerimonie religiose, si svolgono anche divere manifestazioni civili.

La casa museo Tiu Virgiliu

Suni-La casa museo moTiu VirgiliuPassata la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, proseguiamo lungo la via Tinnura per una cinquantina di metri, poi svoltiamo a sinistra nella via San Cosimo, dopo duecento metri svoltiamo di nuovo a sinistra e prendiamo verso sud la via Regina Margherita lungo la quale dopo una quarantina di metri, alla sinistra, al civico numero 7, possiamo visitare la casa museo Tiu Virgiliu intitolata al suo ultimo proprietario, appunto Tiu Virgiliu. Ubicata a poca distanza dalla chiesa parrocchiale, rappresenta una testimonianza significativa della cultura contadina e artigiana del periodo compreso tra ottocento e novecento. La casa Museo si articola in due piani e conserva oltre mille pezzi, tra oggetti e macchinari, legati alle attività artigianali proprie del mondo agropastorale, che hanno caratterizzato l'economia del paese fino ai primi anni cinquanta del novecento. All'interno del Museo è allestita una mostra fotografica permanente relativa ai siti archeologici situati nel territorio di Suni, e quindi, agli occhi del visitatore, la mostra si presenta come una vera e propria antologia del mondo prenuragico e nuragico, illustrando il vasto patrimonio storico, archeologico e culturale presente nel territorio e spiegandone il contesto storico nel quale sono stati eretti questi caratteristici monumenti e la loro particolare funzione.

Suni-La casa museo Tiu Virgiliu Suni-La casa museo Tiu Virgiliu

La chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve

Suni-La chiesa parrocchiale di Santa Maria della NeveProseguendo verso sud lungo la via Regina Margherita, dopo una cinquantina di metri svoltiamo a destra in vico C Regina Margherita, dopo un'altra ciquantina di metri a sinistra in via Santa Maria che, in un centinaio di metri, ci porta a vedere alla sinistra della strada lo slargo nel quale si affaccia, al civico numero 38, la chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve, associata alla basilica romana di Santa Maria Maggiore e per questo definita chiesa privilegiata. Costruita nel trecento viene rifatta nel primo quarto del sedicesimo secolo in stile romanico-gotico, e caratterizzata da un presbiterio quadrato, ribassato e più stretto nella navata, voltato a crociere nervate così come le cappelle laterali. Per questo vengono reimpiegate pietre provenienti dal monastero cistercensa con la chiesa di Sant'Ippolito di Sirone, sito situato lungo le valli presso il corso del fiume Temo oggi distrutto, cui si sarebbe attinto anche nei secoli successivi per i ripetuti rimaneggiamenti della chiesa. Già nel 1608 si apre a Suni un cantiere alle dipendenze del maestro Antioco Marras per la trasformazione dei fornici d'ingresso a due cappelle laterali, da ogivali in archi a tutto sesto. La chiesa subisce altre modifiche alla fine del settecento, finché, ed in seguit fra il 1798 e il 1806 si innalza il campanile ad opera del muratore bosano Antonio Selis. Il campanile, di pianta quadrata, è diviso in quattro ordini, il primo rinforzato agli spigoli da paraste impostate su una base modanata continua in trachite, gli altri tre, privi di paraste presentano gli spigoli smussati, ed al di sopra della cella campanaria con aperture archiacute ai quattro lati si eleva un cupolino a cipolla, distrutto da un fulmine nel 1911. Alla fine del primo decennio dell'ottocento viene sopraelevato il prospetto della facciata, che gli dà un'apparenza romanica, e realizzata una nuova copertura a botte della navata scandita da sottarchi impostati sulle primitive pilastrate tardogotiche. Nel secolo scorso, restauri restitutivi portano all'abbattimento della volta, sostituita con un soffitto ligneo a due spioventi retti su cinque incavallature. Dell'impianto più antico restano tuttora il presbiterio e le prime due cappelle a destra dell'altare. La tribuna quadrata ha volta a crociera con nervature modanate a guscio, e la cappelle gotiche superstiti mostrano simile copertura.

Suni-Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve: la navata verso l'altare Suni-Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve: interno Suni-Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve: interno Suni-Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve: interno Suni-Chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve: la navata verso l'ingresso

Suni-Locandina della festa patronale di Santa Maria della NevePresso questa chiesa il 5 agosto si svolge la festa di Santa Maria della Neve, i cui festeggiamenti cominciano il 28 luglio con la novena e si concludono il 5 agosto con gruppi folcloristici e musicali, fra musica, fede, folklore ed enogastronomia. La solenne processione che si snoda nelle vie del paese, e presenta uno spaccato delle tradizioni sacre e profane della Sardegna. Aprono il corteo i cavalieri di Suni, con i cavalli bardati a festa, seguono numerosi gruppi folk in rappresentanza di diverse aree storiche dell’isola; immediatamente prima del simulacro della Madonna oltre venti Confraternite, provenienti da tutta la Sardegna, mostrano la propria storia di fede e tradizioni secolari. La statua della Madonna risale probabilmente al sedicesimo secolo ed è caratterizzata da linee delicate e sinuose, pur nella staticità, ed è collocata in un pregevole retablo ligneo risalente al 1790 dove forti toni del blu e dell’oro impreziosiscono il simulacro posto al centro.

Resti del nuraghe complesso San Michele

Suni-Resti del nuraghe complesso San MichelePassata la chiesa, la via Santa Maria svolta tutto a destra, e nell'angolo alla destra della strada, si vedono i resti del nuraghe complesso di San Michele, che era stato edificato in materiale indeterminato a 329 metri di altezza a circa cinquecento metri dai protonuraghi Seneghe e Cannedu. Il nuraghe era dotato di un mastio e di una struttura aggiunta che è stata distrutta nel 1971, durante i lavori per il tracciato della via Santa Maria sulla quale ora si affaccia la parte residua della torre principale. Da questo nuraghe proviene una stipe votiva costituita principalmente da incensieri integri e frammentari, da lucerne romane, da una moneta repubblicana e da vasi sia nuragici che di età storica. Il materiale è stato rinvenuto dentro il vano di un corpo aggiunto che si raccordava al lato ovest della torre principale. Il crollo di questo vano risaliva a un tempo remoto, ma la distruzione totale è avvenuta con l’apertura della nuova strada che ha seppellito i resti di questo corpo aggiunto sotto il piano stradale. Pare inoltre che in questo nuraghe, negli anni venti del Novecento, siano stati rinvenuti quattro bronzetti che sono però stati distrutti per ignoranza.

La chiesa di San Pancrazio

Suni-Chiesa di San PancrazioA circa una novantina di metri dalla Chiesa parrocchiale, alla destra della via Santa Maria, si vede la facciata della chiesa di San Pancrazio, matrire cristiano venerato a Suni da tempo immemorabile. la quale è anche sede della confraternita di Santa Croce o di San Pancrazio. Si tratta di una chiesa edificata nel quindicesimo secolo in stile gotico catalano rimaneggiando un edificio più antico, tuttavia la facciata rivela una concessione alla nuova ideologia nel frontale di chiara ispirazione rinascimentale. Sul fianco settentrionale si apre un altro portale, anch'esso architravato. Le pareti interne sono caratterizzate dalla presenza di alcune croci patenti dipinte in rosso, che potrebbero far pensare a un'antica presenza dei cavalieri templari, e da una decorazione con ceramiche spagnole del quattrocento, e la chiesa all'interno conserva un simulacro del Santo del sedicesimo secolo.

Suni-Chiesa di San Pancrazio Suni-Chiesa di San Pancrazio Suni-Chiesa di San Pancrazio

San PancrazioPancrazio nasce nel 289 a Sinnada nella Frigia da ricchi genitori di origine romana. La madre Cleonia morendo lo affida allo zio Dionisio, ed entrambi vengono a Roma per abitare nella loro villa patrizia sul Monte Celio. Presto vengono iniziati alla fede cristiana. Nell'anno 303 il terrore delle persecuzioni, iniziate nelle province dell'impero, arrivano anche a Roma, e il quattordicenne Pancrazio viene chiamato a fare sacrifici per esprimere la sua fedeltà a Diocleziano, ma per il suo rifiuto viene condotto davanti all'imperatore Diocleziano che, sorpreso dall'avvenenza giovanile e bellezza di lui, adoperò ogni arte di promesse e minacce per fargli abbandonare la fede di Gesù Cristo. Ma la sua costanza della fede meraviglia Diocleziano che ne ordina la decapitazione. Il 12 maggio del 304 Pancrazio viene decapitato sulla via Aurelia, e la matrona romana Ottavilla prende il capo e il tronco del corpo, li unge con balsami, li avvolge in preziosi lini, e li depone nel sepolcro scavato appositamente nelle già esistenti catacombe.

Suni-festa di San PancrazioA Suni, presso questa chiesa, ogni anno l'11 e il 12 maggio si svolge la festa di San Pancrazio, preceduta da una novena in lingua sarda che si conclude l'11 con cerimonie religiose, la benedizione dei cavalieri e la prima Ardia a cavallo intorno alla chiesa. Poi il 12 si svolgono le cerimonie religiose solenni e la processione per le strade del paese con la partecipazione dei cavalieri e di gruppi folk in costume, alle quali seguono l'Ardia a cavallo intorno alla chiesa di San Pancrazio, corse a pariglia e pariglie acrobatiche, oltre ad altre manifestazioni civili. La settimana successiva si tiene la messa di ringraziamento, seguita dalla consegna delle bandiere e della reliquia del Santo. L'Ardia è una esibizione a cavallo nella quale numerosi cavalieri, dopo aver compiuto i tre giri rituali in senso orario e antiorario intorno alla chiesa, una volta benedetti, si cimentano nella corsa, coronado la devozione al giovane martire cristiano in acrobatiche pariglie lungo la via principale del paese.

Suni-festa di San Pancrazio Suni-festa di San Pancrazio

Suni-L'Ardia di San PancrazioLa leggenda vuole che il giorno della festa in suo onore, durante la caratteristica Ardia a cavallo, i giovani di Suni facessero abbeverare i loro cavalli nel pozzo presso l'abside, che a dir dei più vecchi, era prospero di acqua miracolosa. Si narra che se uno dei cavalli avesse bevuto tale acqua durante la consacrazione e l'elevazione dell'ostia, sarebbe diventato di color verde. Qui, infatti, si annidavano sas muscas magheddas, le mosche di color verde che fuoriuscivano e assalivano i cavalli al loro passaggio, facendoli imbizzarrire a tal punto da creare così tanto scompiglio durante le celebrazioni, che, in antico, si rese necessario chiudere il pozzo.

I Campetti sportivi delle scuole medie

Da dove avevamo preso verso nord la via Tinnura, dopo centosessanta metri avevamo visto sulla destra la chiesa dei Santi Cosma e Damiano, in seguito dopo una cinquantina di metri avevamo preso a sinistra la via San Cosimo. Da qui proseguiamo verso nord lungo la via Tinnura per un'altra quarantina di metri e prendiamo a destra la via IV Novembre, la seguiamo per circa ottanta metri e svoltiamo a sinistra nella via XXIV Maggio lungo al quale dopo una quarantina di metri, sulla destra, si vede uno slargo nel quale si trova il cancello di ingresso che immette ai Campetti sportivi delle scuole medie di Suni, che si trovano alla sinistra di questi campetti, subito sul retro del palazzo comunale.

Suni-Campetti sportivi delle scuole medie: cancello di ingresso Suni-Campetti sportivi delle scuole medie: il campo da calcetto Suni-Campetti sportivi delle scuole medie: cancello di ingresso

All'interno di questo piccolo complesso sportivo si trovano un Campo da calcetto, con fondo in erba sintetica, dotato di tribune in grado di ospitare 60 spettatori, nel quale praticare come discipline il calcio, il calcetto ossia calcio a cinque, e la pallavolo; ed un Campo da tennis, con tribune per 50 spettatori.

Il Municipio di Suni

Suni-Il Municipio di SuniNella via XXIV Maggio, appena una ventina di metri più avanti rispetto allo slargo nel quale si trova il cancello di ingresso che immette ai Campetti sportivi delle scuole medie di Suni, al civico numero 7 si vede l'edificio che ospita il Municipio di Suni, nel quale si trovano la sua sede e gli uffici che forniscono i loro servizi agli abitanti del paese. Gli uffici che ne fanno parte sono quelli relativi ai Servizi Socio Culturali, all'Area Servizi Sociali, all'Area Amministrativa, i Servizi Demografici, l'Ufficio Vigilanza, l'Area Tecnica, l'Ufficio Tributi, il Servizio Finanziario.

La Palestra comunale

Lungo la via Tinnura evitiamo la deviazione a destra nella via IV Novembre cha ci ha portati al Municipio, e proseguiamo invece verso nord. Dopo duecentottanta metri svoltiamo a sinistra e prendiamo la via Roma, la seguiamo per una settantina di metri e svoltiamo a destra in vico B. Roma, lungo il quale dopo centocinquanta metri si trova a sinistra il cancello che fa entrare in uno slargo nel quale si affaccia l'edificio che ospita la Palestra comunale di Suni.

Suni-Palestra comunale: cancello di ingresso Suni-Palestra comunale: cesterno Suni-Palestra comunale: interno

All'interno di questo complesso sportivo si trova la Palestra, con fondo in materiale sintetico, che non è dotata di tribune per gli spettatori, nella quale si possono esercitare come discipline la ginnastica e la pallavolo.

Gli uffici comunali in piazza Bua

Suni-La piazza Antonio BuaDal Municipio di Suni proseguiamo verso nord con la via XXIV Maggio che, dopo un centinaio di metri, sbocca sulla via Sindia, che prendiamo verso sinistra. La via Sindia dopo una settantina di metri incrocia la via Tinnura e, passato l'incrocio, continua sulla via Bosa. La seguiamo e, dopo duecentocinquanta metri, di apre sulla destra la bella piazza Antonio Bua, nella quale al civico numero 4 sono presenti gli altri Uffici comunali oltre a quelli presenti nel Municipio invia XXIV Maggio, e nei quali sono ospitati tra gli altri anche l'Ufficio della Lingua Sarda. All'entrata nella piazza, è presente anche il Monumento ai Caduti di Suni, un monumento in marmo sul quale è posata una statua della Madonna.

Suni-Piazza Antonio Bua: edificio che ospita gli Uffici comunali Suni-Piazza Antonio Bua: il Monumento ai caduti

Il Cimitero comunale

Suni-Il Cimitero comunale di SuniDal Municipio di Suni proseguiamo verso nord con la via XXIV Maggio che, dopo un centinaio di metri, sbocca sulla via Sindia, che prendiamo verso sinistra. La via Sindia dopo una settantina di metri incrocia la via Tinnura che prendiamo verso destra, dove si dirige verso nord e, dopo cinquecento metri, esce dall'abitato e riprende il nome di SS292 Nord Occidentale Sarda dirigendosi verso nord est in direzione di Padria e Pozzomaggiore. Percorsi trecentocinquanta metri lungo questa strada statale si vede, alla sinistra della strada, il muro di cinta con il cancello di ingresso del Cimitero comunale di Suni.

Gli Impianti sportivi comunali

Arrivati a Suni da Tinnura provenendo da sud con la SS292 Nord Occidentale Sarda, passato il cartello segnaletico che indica l'ingresso all'interno dell'abitato, dopo centoventi metri eravamo arrivati a un bivio dove avevamo preso a sinistra la via Tinnura, mentre la strada statale svolta verso destra come Circonvallazione Sud. Ora invece proseguiamo sulla Circonvallazione Sud, dopo ottocento metri svoltiamo leggermente a destra seguendo le indicazioni per Macomer e prendiamo la SS129bis Trasversale Sarda, proseguiamo per quattrocentocinquanta metri e poi, seguendo le indicazioni per gli impianti sportivi svoltiamo a destra, e in duecentocinquanta metri raggiungiamo gli Impianti sportivi comunali.

Suni-Impianti sportivi comunali: ingresso Suni-Impianti sportivi comunali: il campo da calcio Suni-Impianti sportivi comunali: la pista da corsa

All'interno di questo complesso sportivo si trova un Campo da calcio, con fondo in terra battuta, dotato di tribune in grado di ospitare 250 spettatori. Intorno al campo da calcio è presente anche una Pista da corsa, che non viene però utilizzata.

Visita dei dintorni di Suni

Ricerche archeologiche nel territorio di SuniVediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell'abitato che abbiamo appena descritto. Per quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Suni sono presenti alcuni importanti siti archeologici, dato che sono stati portati alla luce i resti delle necropoli ipogeica di Chirisconis, ipogeica di Fanzellu, dolmenica di Matta Larentu; della tomba megalitica di Su Natolu Biancu; della tomba di giganti di Chigantolu, e di Matta Larentu; dei protonuraghi Cannedu, Fraigada, Lighedu, sa Idda Bezza e Seneghe; dei nuraghi semplici Ardeu, Assi, Chirisconis, Ferralzos, Fra Farinas, Gioizinu, Multa Ratta, Narbonittu, Nucarrale, s'Ena de Sos Ulimos, sa Divisa, sa Pedra Pinta, sa Zarra, Salisarda, su Natolu Biancu, su Siddadu ed Uras; dei nuraghi complessi Mannu, Nuraddeo, San Michele, Simammaro e Sirone; dei nuraghi Cadone e Camminu di tipologia indefinita.

Il protonuraghe Seneghe

Dal Municipio di Suni proseguiamo verso nord con la via XXIV Maggio che, dopo un centinaio di metri, sbocca sulla via Sindia, che prendiamo verso sinistra. La via Sindia dopo una settantina di metri incrocia la via Tinnura e, passato l'incrocio, continua sulla via Bosa. La seguiamo e, dopo duecentocinquanta metri, di apre sulla destra la bella piazza Antonio Bua, subito dopo aver passato la piazza prendiamo a sinistra una stretta strada che esce dall'abitato verso sud e poi curva in direzione ovest. Seguiamo questa strada che, dopo poco più di cinquecento metri, si immette su una traversale, la prendiamo verso destra, la seguiamo per duecento metri e vediamo, in basso alla sinistra, i resti del protonuraghe Seneghe, parzialmente nascosto da un boschetto di querce, comunque vicino alla strada. Si tratta di un nuraghe a corridoio edificato in blocchi di basalto a 267 metri di altezza.

Suni-Protonuraghe Seneghe: veduta dall'alto Suni-Protonuraghe Seneghe: uno degli ingressi Suni-Protonuraghe Seneghe: ingresso visto dall'interno

Il nuraghe è attraversato da un corridoio con ingresso sul lato nord e sul lato sud. Nel corridoio si aprono due ingressi verso est, una scala e un corridoio curvilineo, sul lato ovest si trovano tre ingressi, due a corridoi o ambienti lunghi e una nicchia. Sul piano superiore si vedono le tracce di un corridoio che attraversa il nuraghe da nord a sud, esattamente come nel piano inferiore. È molto ben conservato sia all'esterno che all'interno, dove è possibile attraversare tutto il corridoio.

I ruderi della chiesa di Sant'Ippolito

Dal Municipio di Suni proseguiamo verso nord con la via XXIV Maggio che, dopo un centinaio di metri, sbocca sulla via Sindia, che prendiamo verso sinistra. La via Sindia dopo una settantina di metri incrocia la via Tinnura che prendiamo verso destra, dove si dirige verso nord e, dopo cinquecento metri, esce dall'abitato e riprende il nome di SS292 Nord Occidentale Sarda dirigendosi verso nord est in direzione di Padria e Pozzomaggiore. Percorsi trecentocinquanta metri lungo questa strada statale si vede il Cimitero comunale, lo superiamo e proseguiamo per un chilometro e trecento metri, fino a dove si trova una deviazione sulla sinistra. Se avessimo seguito per tre chilometri e settecento metri questa deviazione, saremmo arrivati dove compie una curva a destra per poi tornare sulla strada statale tre chilometri e quattrocento metri più avanti. A circa settecentocinquanta metri in linea d'aria da dove la strada ha curvato, in direzione nord ovest, si dovrebbero trovare i pochi ruderi del monastero cistercensa con la chiesa di Sant'Ippolito, che faceva parte del villaggio medievale abbandonato di Sirone, sito situato lungo le valli presso il corso del fiume Temo ed oggi distrutto. Pietre provenienti da questo monastero e da questa chiesa sarebbero state impiegate per la costruzione ed anche nei secoli successivi per i ripetuti rimaneggiamenti della chiesa parrocchiale di Santa Maria della Neve.

La chiesa campestre di San Narciso

Da dove avevamo presa la SS292 Nord Occidentale Sarda, percorsi trecentocinquanta metri lungo questa strada statale avevamo visto il Cimitero comunale, superato il quale, proseguendo per circa tre chilometri, si vede su un rilievo del terreno alla sinistra della strada la chiesa campestre di San Narciso, edificata in località s'Olivera nel diciottesimo secolo, ma ristrutturata nel 1937. La chiesa è stata costruita dagli abitanti del paese per assolvere un voto fatto al Santo, affinché protegesse le loro coltivazioni dalle cavallette che avevano invece distrutto quelle dei paesi del circondario.

Suni-Chiesa campestre di San Narciso: facciata Suni-Chiesa campestre di San Narciso: processione con il Santo Suni-Chiesa campestre di San Narciso: interno con il Santo

Suni-festa di San NarcisoOgni anno presso questa chiesa campestre l'ultima domenica di giugno si svolge la festa di San Narciso, preceduta il venerdì da una processione a piedi che parte da Suni con il simulacro del Santo trasportato su un carro a buoi, e con la partecipazione dei fucilieri di Suni, dei cavalieri e dei carri a buoi addobati a festa. La festa si svolge dal venerdì per tre giorni ed i festeggiamenti si conclusono la domenica presso la chiesa campestre, che in quell'occasione richiama numerosi fedeli e pellegrini dai paesi vicini. Alla fine dei festeggiamenti, la domenica si conclude con la processione con il rientro del Santo alla chiesa parrocchiale. In occasione di questi festeggiamenti, nei tre giorni di festa il comitato organizzatore offre a tutti i partecipanti un tradizionale pasto a base di bollito di pecora e buon vino locale.

Resti del nuraghe complesso Nuraddeo

Percorsi due chilometri ed ottocento metri verso nord lungo la SS292 Nord Occidentale Sarda, all'altezza del chilometro 65.5 si vede alla sinistra della strada il cancello che introduce in un viottolo che porta all'area archeologica, distante circa duecento metri. Vediamo il nuraghe Nuraddeo un nuraghe complesso costruito con pietra basaltica a 330 metri di altezza, che è uno tra i nuraghi meglio conservati della Sardegna. Si tratta di un nuraghe trilobato, ossia oltre al mastio centrale possiede tre torri laterali e bastioni che racchiudono un piccolo cortile davanti all'ingresso del mastio. Il mastio centrale era alto in origine tra i 22 ed i 24 metri, e di esso restano oggi soltanto circa 14 metri. La sua caratteristica è una particolare svasatura a forma conica che diventa verso l'alto cilindrica, e mostra ancora oggi la perizia dei suoi costruttori. L'interno, non più visitabile dopo essere stato soggetto a furti da parte di tombaroli, comprende due piani entrambi integri e ciascuno con camera interna. La camera sul piano terra ha una nicchia e la copertura a tholos intatto. Sul primo piano la camera di dimensioni più ridotte ha anch'essa la copertura a tholos intatto. Dalla camera del primo piano parte una seconda scala verso la piattaforma. Delle torri laterali resta ben poco.

Suni-Veduta del nuraghe Nuraddeo Suni-Veduta del nuraghe Nuraddeo

Nell'area circostante sono presenti anche i resti di un villaggio nuragico. Negli scavi del 2010 sono rinvenuti blocchi di marna calcarea utilizzati nelle parti alte del nuraghe per ottenere il particolare effetto di dicromia che lo caratterizza.

Resti della Necropoli di Chirisconis

Ripresa la strada per Padria e proseguendo ancora due chilometri e seicento metri, poco prima del chilometro 63, in corrispondenza di una doppia curva, si vede alla destra il sentiero segnalato che porta alla Necropoli di Chirisconis che si raggiunge risalendo a piedi il pendio. La Necropoli è costituita da dodici domus de janas monocellulari e pluricellulari, con accesso quasi sempre costituito da un vestibolo, scavate nel duro basalto a dominare dall'alto la valle di Badde 'e Crabolu. Tutti gli ingressi di questi ipogei guardano a nord nord est. Alcune domus de janas sono costituite da numerose celle cominicanti. Gli ambienti, di dimensioni abbastanza modeste, conservano spesso sulle pareti tracce di pittura rossa. La Necropoli risale al Neolitico finale che si sviluppa secondo la cronologia calibrata tra il 4000 ed il 3200 avanti Cristo e secondo la datazione tradizionale tra il 3200 ed il 2800 avanti Cristo.

Suni: la Necropoli di Chirisconis: veduta d'insieme della Necropoli Suni: la Necropoli di Chirisconis: una domus de janas Suni: la Necropoli di Chirisconis: ingresso di una domus de janas Suni: la Necropoli di Chirisconis: ingresso di una domus de janas Suni: la Necropoli di Chirisconis: interno di una domus de janas Suni: la Necropoli di Chirisconis: interno di una domus de janas

La tomba I è composta da un piccolo vestibolo rettangolare sulla parete di fondo del quale si apre una celletta di pianta semicircolare, con volta a forno. Analogo sviluppo in pianta presenta la tomba II costituita da un breve padiglione quadrangolare che introduce attraverso un ingresso quadrangolare in una cella quadrata con soffitto leggermente concavo. La tomba III è articolata in due ambienti, una cella quadrangolare con soffitto spiovente verso l'ingresso preceduta da piccolo spazio a cielo aperto, e un secondo vano quadrangolare accessibile attraverso un portello trapezoidale. Le tombe IV e V presentano planimetrie più complesse. La tomba IV, con portello d'ingresso rettangolare dotato di rincasso a cornice, si compone di tre vani disposti sull'asse trasversale all'ingresso. Le celle A e B hanno pianta quadrangolare, mentre la cella C è semiellittica. La tomba V è la più estesa e complessa della necropoli, e presenta un piccolo padiglione che introduce in una cella B, sulle cui pareti sinistra e di fondo si aprono due coppie di celle comunicanti. La cella B è trapezoidale e conserva al centro del pavimento una fossetta circolare. La tomba VI è formata da una piccola cella semicolare con volta a forno sulla quale si apre una nicchia circolare di piccole dimensioni. La tomba VII è costituita da un vano di disimpegno A, circolare, sulla parete di fondo del quale si aprono affiancati i portelli di due celle comunicanti. Anche la tomba VIII presenta tre celle, la prima delle quali, con portello dotato di rincasso, ha pianta curvilinea e soffitto concavo. La tomba IX comprende un breve padiglione o anticella, cui seguono, sullo stesso asse longitudinale, altri due vani comunicanti. La tomba X è costituita da un breve padiglione A che introduce in un vano quadrangolare B nel quale si aprono le due celle C e D. La cella C si caratterizza per la particolare planimetria a forma di L. Nella parete di fondo del vano, inoltre, si apre sopraelevata una piccola nicchia o stipetto a calotta sferica. La tomba XII è scavata nel settore più elevato dell'affioramento. La si raggiunge con una certa difficoltà dall'alto e comprende un'anticella quadrangolare, la cella principale di forma semiellittica con soffitto lievemente concavo al centro e spiovente verso l'ingresso, e un altro ambiente non più rilevabile a causa del crollo del soffitto.

Resti del nuraghe semplice Chirisconis

Suni-Resti del nuraghe semplice ChirisconisPassata la necropoli di Chirisconis la strada curva a destra, e sulla sommità dell'altura alla destra della strada, a meno di duecento metri di distanza, separato dalla necropoli da un canalone solcato dal Rio de Multa affluente del Rio Mannu, si vedono i resti del nuraghe Chirisconis. Si tratta di un nuraghe monotorre edificato in materiale indeterminato a 281 metri di altezza. Il nuraghe è in gran parte crollato, residua il paramento esterno per una altezza di cinque metri nel quadrante settentrionale, mentre per il resto non è in alcun modo leggibile. Si può ipotizzare di forma circolare, e sul piano di crollo è visibile un tratto della camera per una altezza di circa tre metri. Purtroppo, lo stato di notevole rovina non consente di valutare l’articolazione interna dei vani. Nell’area circostante sono stati rinvenuti laterizi e ceramiche di età romana.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, ci recheremo a visitare il Montiferru, da Sennariolo a Scano di Montiferru. Visiteremo Cuglieri con la sua costiera che comprende Santa Caterina di Pittinuri, s'Archittu e Torre del Pozzo. Proseguiremo da Santu Lussurgiu con la località termale di San Leonardo de Siete Fuentes, a Bonarcado e Seneghe.


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