che serviva a creare gli arabeschi della gioielleria popo-
lare. A partire da questi elementi sviluppa nei primi an-
ni Ottanta un’indagine sulle possibilità plastiche della
forma, in una serie di pendenti in ossidiana e diaspro
contrapposti in un gioco di pieni e vuoti a strutture
geometrizzanti in filo d’oro. Dalla severità di questi pez-
zi si passa alla ricchezza ornamentale di un gruppo di
gioielli che puntano sugli effetti di luce e di colore crea-
ti dalla fluorite e dal calcedonio, accostati a matasse di
filo piegato e intrecciato e animati da inserti di perline
di fiume. È una fase “neobarocca” cui subentra, dalla
seconda metà del decennio, un rinnovato interesse per
forme essenziali, di sapore neocostruttivista: anelli qua-
drangolari e cilindrici, spille, collane e orecchini com-
poste di sfere, dischi e poliedri. A temperare il rigore
della geometria intervengono, insieme alla seduzione
del colore, l’inserimento di elementi di pietra grezza o
di rametti di corallo, il senso ludico del movimento
(anelli con sferette d’oro e di corallo che scorrono e si
urtano dentro canali d’oro, cilindri di granito che scivo-
lano lungo grandi orecchini a spirale aperta), ma so-
prattutto lo spirito ironico che non di rado pervade i
progetti, evidente negli orecchini a forma di cavatappo
o di trottola innestata su una spirale d’oro che ne evoca
la traiettoria, così come negli anelli provvisti di due
“palle” da girare con le dita nei momenti di irritazione.
La riflessione sulla forma, svolta con una coerenza che
porta a concepire l’oggetto globalmente, senza distin-
zione gerarchica delle parti (chiusure e attacchi, se ri-
conoscibili come tali, non vengono occultati ma sono
riassorbiti nella logica progettuale del gioiello, sicché
questo conserva piena leggibilità anche quando non
indossato), è inseparabile dalla ricerca di un rapporto
col corpo: gli anelli mimano il gesto dell’indicare o ta-
gliano trasversalmente le dita, i grandi “mono-orecchi-
ni” – privi di ganci e fissati a pressione all’interno del
padiglione – attraversano sadicamente il lobo con lun-
ghi aghi e spirali d’oro e d’argento.
La lezione di Marini orienta una nuova leva di operato-
ri, formatisi tra il 1988 e il 1992 nei Corsi di Oreficeria
e di Lavorazione delle Pietre Dure di Osilo, presso Sas-
sari. Organizzati dall’AICS e finanziati dalla Regione
Sardegna, questi costituiscono un importante esperi-
mento didattico in cui Marini, affiancato dai pittori An-
gelino Fiori e Roberto Puzzu, ha modo di verificare nel
404
837
838a
838
839
837. Pierlucio Lai,
Bracciale
, 1990 ca.
argento laminato, saldato, satinato, ciottoli, ematite sferica
forata, satinata, Ø 8 cm, Alghero, collezione privata.
838. Pierlucio Lai,
Anello
, 1990 ca.
parte piana in oro grigio e rosa, traforato, saldato, corpo
in argento sbalzato, traforato, saldato, superficie a spolvero,
Ø max 3,9 cm, Alghero, collezione privata.
839. Pierlucio Lai,
Anello
, 1990 ca.
parte piana in oro rosa, saldato, corpo in argento sbalzato,
traforato, saldato, superficie a spolvero, Ø max 2,3 cm,
Alghero, collezione privata.