da
Canti barbaricini
(1910): “I
L PANE DELLA BONTÀ
I tetti fumigavano
Dalle scandule brune, tra il nevisco,
E tre donne sfornavano e infornavano
Al lume del lentisco.
Venne uno stormo di fanciulli – O zia
Un pane. – Va’ in malora! –
– O zia, zïetta mia,
Un pane. – Va’ in malora! –
– O zia, mammina mia,
Un pane… – Va’ in malora! –
Ah che dopo l’avaro
Diniego, ingrato e amaro
Si fece il pane! E allora
Passò Gesù bambino;
Gesù bambino venne
Al borgo di Barbagia:
– Donne, un pane! – Per te, vieni, piccino. –
E una donna distese
Un po’ di pasta d’orzo sulla bragia:
Ed ecco che quel poco
Divenne molto, e sì divenne grande
Quel pane che a sfornarlo
Ci vollero tre pale.
Ché sempre cresce e crescerà più sempre
Il pan della Bontà.
da
Canti barbaricini
(1910): “I
L PANE
Pane, lievito santo come il germe
Chiuso nel grembo, dopo quanta guerra
Ti conquistò il debil uomo inerme,
Prono sugli aspri solchi della Serra!
E ti bagnò pur di suo sangue in erme
Tanche ed in salti inospiti, dov’erra
Triste l’armento brado, e pendon ferme
Nubi d’incendio a desolar la terra.
Sia pace per la croce della mano
Che t’intrise e ti stese, e per l’ignoto
Sangue che ti bagnò, pane, sia pace.
E di te si abbia gioia anche chi al piano
Non scese a seminare, e va, pel vuoto
Mondo, con solo il suo dolor seguace.
4
M
ONTANARU
(Antioco Casula) (Desulo 1878-1957)
Interrotti gli studi ginnasiali a sedici anni, a diciotto si
arruolò nell’arma dei carabinieri, continuò comunque
le letture e in quegli anni di vita militare iniziò a scrive-
re poesie sarde. Nel 1904 apparve la sua prima raccolta
poetica,
Boghes de Barbagia
. Tornato a Desulo fu diret-
tore dell’ufficio postale e, conseguito il diploma, divenne
maestro elementare. Questa sua duplice attività, e le tra-
gedie familiari (la morte del figlio maggiore e della gio-
vane moglie) non diminuirono la sua attività di scrittore.
Nel 1922 pubblicò i
Cantigos d’Ennargentu
, nel 1933
Sos
cantos de sa solitudine
, che trattano i temi più intimi del
poeta, delle sue sventure e sofferenze. Del 1950 è la sua
ultima raccolta di poesie
Sa lantia
.
da
Cantigos d’Ennargentu
(1922): “S
U PANE
Su pane! cuddu chi Deus hat lassadu
Pro tribagliare e viver dogni die,
Su pane’e trigu biancu che nie
Da onzi umanu corpu disizadu.
Preparein issios de castagna
Fattos de linna sébera, pulidos
Che i sa prata e che cristallu nidos.
Giamein in bighinau una cumpagna
E prepareint bundante sa madrighe
Dae sa notte innanti. In sas coghinas
Croccolein sas bezzas carrafinas
De inu antigu, nieddu che pighe.
E t’impastein o pane! o pane caru
E triballadu, e ti papein caldu
Caldu dae su forru, o pane saldu,
Bonu che i su nostru coro raru.
5
G
RAZIA
D
ELEDDA
(Nuoro 1871-Roma 1936)
Frequentò soltanto le scuole elementari, ed ebbe da un
precettore lezioni private di lingue; tutta la sua forma-
zione culturale è stata, dunque, conseguita da autodi-
datta, fatta di frequenti e disordinate letture. La sua pre-
coce vocazione di scrittrice dovette fare i conti con i
gravi problemi familiari (con i fratelli), ed economici
(conseguenti la morte del padre). Nel 1888 il suo primo
racconto, pubblicato dalla rivista
Ultima moda
, stimola-
rono la giovane scrittrice a continuare la sua strada
estetica. Fu con il romanzo
La via del male
(1896), ben
accolto dalla critica, che la sua notorietà crebbe rapi-
damente. Visse un breve periodo a Cagliari per poi
trasferirsi a Roma, dopo il matrimonio. Nascono in
quel primo decennio del Novecento le sue maggiori
opere, pubblicate prima in famose riviste (
Nuova An-
tologia
,
L’Illustrazione Italiana
,
La Lettura
) e poi in
volume:
Elia s Portolu
(1900),
Cenere
(1903),
L’edera
(1908),
Canne al vento
(1913). La sua fama crebbe, an-
che in campo internazionale, fino al conseguimento del
Premio Nobel per la letteratura nel 1926. Altre sue ope-
re sono:
Marianna Sirca
(1915),
L’incendio nell’oliveto
(1917),
La madre
(1919),
Il segreto dell’uomo solitario
(1921). Il romanzo autobiografico
Cosima
rimase incom-
piuto alla sua morte, e apparve postumo sulla
Nuova
Antologia
nel 1936.
da
Sino al confine
(1910)
Il sabato … ella dovette alzarsi prestissimo per aiutare
la madre e la serva a fare il pane, nella cucina calda e
silenziosa dal cui forno usciva il fumo odoroso del le-
gno di ginepro. Stanca di gramolare la pasta, di tanto
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