VETRI Dalla necropoli di Nora provengono balsamari in terra- cotta invetriata, policromi, di produzione fenicia (figg. 141- 142). Tombe di Tharros e di Karales han reso altri balsamari fenici di vetro variegato. In tombe di Cornus sono state tro- vate urne cinerarie in forma di grandi olle (vasi panciuti si- mili alle nostre pentole, su per giù) di vetro, rivestito di smalto con iridescenze bellissime (fig. 143); eran custodite in cassette di pietra. L’oggetto più pregevole è una preziosa collana, composta di sette grossi pendagli di pasta vitrea co- lorata, a forma di teste umane e animalesche, e di altri vezzi di forme più o meno cilindriche o sferiche della medesima sostanza (figg. 144-145). Proviene da una tomba di Olbia, insieme con uno specchio bronzeo di produzione greca, si- mile agli esemplari di Locri Epizefiria, con una monetina punica di bronzo e con vasi di terracotta anche punici; [è databile al t]ardo IV secolo a.C. 69 Le mascherine, scevre d’influssi greci, sono conformi a modelli d’arte orientale. Anche questa collana era, in sostanza, un amuleto piuttosto che un oggetto d’ornamento, perché alle “facce” era attri- buito un potere fascinatore, che proteggeva il defunto dai possibili mali, che lo insidiavano nella tomba. Mascherine dello stesso tipo sono state trovate a Cartagine e in Spagna e un po’ da per tutto nei paesi del Mediterraneo, perfino in Gallia. Oggi s’inclina ad attribuirne la paternità a vetrai feni- ci, ma se ne ignora il centro di produzione. 70 Da Tharros proviene un’altra splendida collana, con un pendaglio cen- trale a testina di vetro. Un’altra testina simile, ma più picco- la, è ritornata alla luce da un sepolcro cagliaritano. 308 69. D. Levi, “Le necropoli puniche di Olbia”, in Studi Sardi, IX, 1950, pp. 29, 99. La collana era già stata pubblicata dallo stesso nel Bollettino d’Arte del Ministero dell’Educazione Nazionale, 1937, tav. a colori da acquerello a p. 206. 70. Si veda G. & C. Picard, La vie quotidienne à Carthage, Parigi, Hachet- te, 1958, p. 114.