cale. Se le ipotesi di datazione, già avanzate, di una prima
stesura dei racconti confluiti poi nel condaghe sono esatte,
e quindi risalirebbero alla seconda metà del XIII secolo
(come un esame filologico del testo sembra avvalorare,
anche se attendiamo studi specifici) dovremmo ipotizzare
che, a meno di cento anni, si fosse talmente persa la memo-
ria di un passato che si intendeva valorizzare, tanto da
confondere un giudice come il Comita, figlio di Barisone II
(a questo punto Comita II, una figura che non appare di
primo piano nello sviluppo dell’istituzione giudicale), con
quella di un suo omonimo antenato al quale il condaghe
attribuisce ben altro rilievo, almeno morale. Il Comita del
XII-XIII secolo avrebbe soppiantato ed oscurato nel ricor-
do degli eruditi del periodo (fine XIII secolo) figure ben più
significative e longeve come presenza al potere (per di più
neanche tanto lontane nel tempo) come quelle del padre di
Comita, Barisone II e soprattutto di suo nonno Gonario,
un personaggio di risonanza non solo locale che, tra l’altro
era ben conosciuta poiché godeva fama popolare di santità.
L’ipotesi di identificazione dei due omonimi, formulata
così, pertanto non è credibile, va quindi rivista anche se è
improbabile che possa essere riproposta con argomentazio-
ni più convincenti.
Diverso è il discorso se alla figura del primo giudice
Comita, in presenza di una comprensibile carenza di altre
informazioni biografiche, possano essere stati attribuiti, con
un intervento più o meno inconsapevole, particolari attinti
da quelli della vita e delle imprese di Comita II, figura della
quale sicuramente circolavano notizie in maggior numero.
Questo non è da escludere. Gli avvenimenti bellici che
opposero il giudicato di Torres a quello di Gallura, così
come le ambizioni di potere del secondo Comita sul giudi-
cato d’Arborea, possono aver suscitato una confusione tale
che nella tradizione sul primo giudice Comita, che ci osti-
niamo a ritenere, con ogni probabilità, figura storica, di cui
LXVI
GIUSEPPE MELONI