La legislatrice Eleonora d’Arborea: che innalzò la bandiera
dell’indipendenza contro Aragona e che, forse, morì come una
santa assistendo gli appestati. Di essa Stefano Virde raccontava,
Dal Vecchio al Nuovo Testamento
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Manlio, quando seppe dell’arrivo della flotta cartaginese, si ritirò a Ca-
gliari: così si lasciò ad Amsicora l’occasione di unirsi al Cartaginese.
Asdrubale, dopo che ebbe sbarcato i suoi soldati e rimandata la flotta a
Cartagine, mosse a devastare i campi delle popolazioni alleate dei Ro-
mani; sarebbe arrivato fino a Cagliari se Manlio, muovendogli incontro
con un esercito, non gli avesse impedito la completa devastazione della
campagna. Dapprima si posero gli accampamenti l’uno di fronte all’altro
a breve distanza, poi si diede inizio alle incursioni e a scaramucce di
poca importanza: infine si scese a battaglia, e con tutte le forze disponi-
bili si combatté in regolare combattimento per quattro ore. L’esito del
combattimento fu a lungo incerto solo per la resistenza dei Cartaginesi,
perché i Sardi si lasciavano di solito vincere senza difficoltà; ma poi,
quando tutto il terreno all’intorno fu pieno di Sardi uccisi o in fuga, an-
che i Cartaginesi furono sbaragliati: ma il duce romano, circondando
quella parte del campo dove aveva ricacciato in fuga i Sardi, precluse
ogni scampo ai fuggitivi. Allora il combattimento si ridusse a una feroce
strage: furono uccisi 12 mila Sardi e altrettanti Cartaginesi, furono fatti
prigionieri circa 37.000 uomini e conquistate 27 insegne militari.
Un bello e memorabile combattimento sostennero Asdrubale, che fu
fatto prigioniero, Annone e Magone, nobili Cartaginesi: Magone era
della gente dei Barca e parente prossimo di Annibale; Annone era stato
il promotore della ribellione dei Sardi e senza dubbio sostenitore di
quella guerra.
Anche i capi sardi resero con la loro morte memoranda quella batta-
glia: infatti in questa battaglia morì il figlio di Amsicora, Iosto; ed Amsi-
cora, ormai in fuga con pochi cavalieri, quando, oltre alla sconfitta pa-
tita, seppe anche della morte del figlio, di notte, perché nessuno col
suo intervento impedisse il suo proposito, si uccise».
Traduzione da Silio Italico,
Punicae
, XII:
«Ennio disceso dall’antico re Messapo, guidava nella zuffa le prime schie-
re … Gli muove incontro impetuoso Iosto, sperando di farsi immortale,
se gli riuscisse di ricacciare tanta rovina, e vibra con forza l’asta. Seduto
su di una nuvola, Apollo rise di quel vano sforzo, e mandò l’asta a per-
dersi lontano, fra i venti … e la freccia mortale passò da parte a parte le
tempie ad Iosto. Sgomente per la morte del giovane, si volgono in fuga
per i campi le sue schiere, e tutto l’esercito in disordine si volge anch’es-
so alla fuga. Allora il padre, non appena udì la morte del figlio, levando
barbaro e inumano grido, si trapassò il petto anelante, e dietro l’orme
del figlio si affrettò ai Mani».