VIII
Un uomo così ardimentoso come il generale Leone non poteva rimanere
inoperoso.
Noi
non
avevamo
ancora
un
sol
pezzo
d’artiglieria
sull’Altipiano. Egli ordinò egualmente l’assalto di Monte Fior, per il giorno
16. Il mio battaglione rimase indietro, riserva di brigata, ed io non presi
parte all’azione.
Passammo alcuni giorni
di calma. L’artiglieria nemica non tirava. Noi
non avemmo neppure un ferito. Per noi, fu un vero riposo. Quante ore
passate al sole, addossati alle rocce, lo sguardo vagante, con i nostri sogni,
sulla pianura veneta. Come era lontana la vita, da noi!
Il comandante della divisione non riposava. Egli voleva, a tutti i costi,
impadronirsi di Monte Fior. Era tutti i giorni in prima linea a misurare le
distanze, tracciare disegni, fare progetti. Aveva infine escogitato un piano
d’attacco di sorpresa, alla baione
tta, in pieno giorno, che il mio battaglione,
il più pratico della cima del monte, avrebbe dovuto effettuare.
L’attacco era fissato per il 26, gli austriaci ripiegarono il 24. La nostra
resistenza sul Pasubio e la grande offensiva scatenata dai russi in Galizia li
avevano obbligati a sospendere l’azione sull’Altipiano. Essi abbandonarono
Monte Fior, allo stesso nostro modo. E noi lo riprendemmo nello stesso
modo con cui essi lo avevano conquistato. La ritirata, durata probabilmente
più giorni, era stata mascherata abilmente. Nelle prime linee, non era
rimasto che un raro velo di pattuglie. Quando noi ce ne accorgemmo,
iniziammo l’avanzata e non avemmo altro che piccoli scontri di pattuglie.
Il generale, intrepido nella guerra di posizione, lo fu ancora più nella
guerra di movimento. Egli ordinò che le nostre truppe non perdessero mai,
né di giorno né di notte, il contatto con la retroguardia nemica, e impose al
generale comandante di brigata di prendere personalmente posto con le
nostre avanguardie. Il comandante della brigata, malgrado la sua età
avanzata, sì mise alla testa della prima compagnia di avanguardie e fu
ucciso in un combattimento di pattuglie. Fu un lutto per tutta la brigata: i
soldati lo amavano.
Quando il comandante della divisione seppe della sua morte, raddoppiò
d’ardimento.
Bisogna vendicarlo!
diceva in mezzo ai reparti,
bisogna vendicarlo
il più presto possibile!
La sete di vendetta del generale fu attenuata, se non proprio estinta, dalla
reazione dei reparti di retroguardia nemici. Le loro pattuglie, armate di