CAPITOLO VI Escursione da Oristano ad Alghero Partendo da Oristano, dopo aver oltrepassato la chiesa di Nostra Signora del Rimedio, se anziché proseguire per la stra- da grande si prende quella di Riola, non si tarderà a lasciare da un lato Solanas, di cui si vede spuntare il campanile sopra gli ulivi che nascondono la visuale del paese e ben presto si arri- verà a Nurachi, circondato da paludi pestilenziali che, soprat- tutto d’estate e in autunno, esalano un odore insopportabile. La palude più vasta è fonte di terrore; si sentono provenire dal suo interno, la notte, terribili muggiti che spaventano gli uo- mini e gli animali che si aggirano nei paraggi. Si crede che in questo luogo esista un passaggio di comunicazione con l’infer- no e che il rumore sia prodotto dai demoni che entrano ed escono dalla dimora infernale per celebrare il sabba. Si tratta molto banalmente del tarabuso, un uccello che vive tra i canne- ti degli stagni, conosciuto in Sardegna col nome di boi feraniu, somigliante quello di bos taurus da cui deriva il francese butor; il grande naturalista Buffon paragona il suo verso al muggito di un toro, quasi boatus tauri. In paese si sostiene che il grido si senta fino a Oristano, cioè a otto chilometri di distanza; ciò cor- risponde a quanto afferma il naturalista francese a proposito del grido del tarabuso (Ardea stellaris L.), una specie di muggi- to ripetuto dall’uccello cinque o sei volte di seguito in primave- ra, quando lo si sente fino a un mezzo miglio di distanza 264 . 211 264. «Il contrabbasso più grande produce sotto l’archetto un suono meno penetrante; si potrà mai credere che questa voce spaventosa sia il richia- mo dell’amore? In effetti, è solo il grido del bisogno fisico e pressante di una natura selvaggia, rozza e feroce fin nell’espressione del desiderio». Egli dice in seguito in nota: «È sicuramente del verso del tarabuso che si tratta nel passo dei Problemi di Aristotele (sez. XXXV) su un muggito simi- le a quello di un toro, che si fa sentire in primavera nelle paludi e di cui il filosofo cerca una spiegazione fisica nel sibilo dei venti imprigionati in ca- verne sotto gli specchi d’acqua; popolarmente se ne davano spiegazioni