Passati Macchiareddu e Santa Gilla arriviamo a Sa Illetta ed a Giorgino e poi da qui arriviamo alla città di CagliariIn questa tappa del nostro viaggio, passiamo la zona industriale di Macchiareddu e l’area umida di Santa Gilla ed arriviamo alla Città di Cagliari la principale città della Sardegna di cui è capoluogo di Provincia ed anche il capoluogo della Regione. Il Campidano di Cagliari Il Campidano è la grande pianura della Sardegna sud occidentale compresa tra il golfo di Cagliari e quello di Oristano, ha una lunghezza di circa cento chilometri e presenta la massima altitudine di settanta metri sul mare. Deve le sue origini al colmarsi di una depressione geologica terziaria da parte di sedimenti marini, fluviali e vulcanici. Sono frequenti gli stagni costieri con acque salmastre, nell’angolo nord ovest della Regione sfocia il fiume Tirso, che contribuisce all’irrigazione del Campidano, la rete idrografica è inoltre formata da piccoli Torrenti. La principale risorsa è l’agricoltura e si coltivano specialmente grano, viti, olivi, frutta e agrumi. Il Campidano di Cagliari comprende nella Provincia del Sud Sardegna i comuni di Decimoputzu, Monastir, Nuraminis, Samatzai, San Sperate, Villasor e Villaspeciosa. Comprende, inoltre, nella Città Metropolitana di Cagliari i comuni di Assemini, Cagliari, Capoterra, Decimomannu, Elmas, Maracalagonis, Monserrato, Quartu Sant’Elena, Quartucciu, Selargius, Sestu, Settimo San Pietro, Sinnai, Uta. I comuni di Samassi, Serramanna e Serrenti si trovano tra il Monreale ed il Campidano di Cagliari, i comuni di Pula, Villa San Pietro e Sarroch si trovano tra il Sulcis ed il Campidano di Cagliari, così come Soleminis si trova tra il Campidano di Cagliari e il Parteòlla, per cui possono essere considerate appartenenti all’una o all’altra di queste regioni. Geograficamente rappresenta la parte più meridionale della pianura del Campidano, che ha come suo centro principale Cagliari, nonche Quartu Sant’Elena ed i comuni immediatamente a nord ovest del capoluogo sardo. Si affaccia sul mare e comprende la costa orientale del golfo di Cagliari, fino al paese chiamato Villasimius.
In viaggio verso la città di CagliariNella precedente tappa eravamo arrivati a visitare Capoterra. In questa tappa da Capoterra ritorniamo sulla costa alla rotonda di La Maddalena, dove prendiamo la SS195 Sulcitana in direzione dell’abitato di Cagliari. Il molo di attracco che porta il petrolio nella zona industriale di Macchiareddu Seguendo la SS195 Sulcitana in direzione di Cagliari, percorsi due chilometri dalla rotonda di Capoterra, si vede, sulla destra della strada, il lungo molo di attracco delle petroliere chiamato pontile della Rumianca, dal quale parte l’oleodotto che porta il petrolio nei depositi della zona industriale di Macchiareddu uno dei più importanti agglomerati industriali della Sardegna meridionale. La zona industriale si raggiunge con la Strada Consortile di Macchiareddu, che si prende a sinistra della statale, duecentocinquanta metri più avanti. L’aggromerato si estende su una superficie di oltre ottanta chilometri quadrati, di cui una quarantina sono occupati da attività produttive che fanno capo ad oltre centotrenta imprese. Le vie di comunicazione presenti in esso sono costituite dalla rete stradale consortile, che comprende circa trentacinque chilometri di strade, delle quali la principale è la Strada Consortile di Macchiareddu, in buona parte a doppia carreggiata, che attraversa l’area industriale da sud a nord, collegando la SS195 Sulcitana, con la SP2 Pedemontana.
La salina di Macchiareddu chiamata anche salina Conti Vecchi Proseguiamo con la SS195 Sulcitana lasciando sulla sinistra le porte d’ingresso alle grandi vasche di evaporazione della salina di Macchiareddu chiamata anche salina Conti Vecchi dal nome dell’ingegnere toscano Luigi Conti Vecchi, che nel 1919 ha presentato il progetto per la bonifica dell’intero stagno laguna di Santa Gilla. La salina si sviluppa nella zona occidentale dello stagno, che descriveremo più avanti. Fondata nel 1929, nel 1931 ha avuto la Concessione governativa per una durata di novanta anni. La salina Conti Vecchi è la seconda più grande in Italia e la terza in Europa, ha una superficie di circa 2.700 ettari, ed ha prodotto, negli ultimi anni, 370mila tonnellate di cloruro di sodio, 40mila tonnellate di cloruro di magnesio e 3mila tonnellate di solfato di magnesio. Appartengono, oggi, a una società controllata dalla Syndial, del gruppo Eni.
Prima di raggiungere il porto canale troviamo la spiaggia di GiorginoA tre chilometri e mezzo dal pontile, prima di raggiungere il porto canale, troviamo sulla destra lo svincolo ben segnalato con le indicazioni per Giorgino. Presa questa strada, troviamo sulla destra della strada la spiaggia di Giorgino. La spiaggia di Giorgino è una lunga striscia di sabbia molto stretta, con un arenile costituito da sabbia di un colore tra il bianco e l’ambrato, ricca di paglia marina. Il mare e caratterizzata da un fondale sabbioso e basso, spesso ricco di alghe portate dalle correnti, ed e per questo di un colore verde scuro, che schiarisce allontanandosi dalla riva. Sulla spiaggia è presente un unico stabilimento che permette d’affittare ombrelloni, lettini, pedalò e moto d’acqua. Storicamente questa spiaggia era molto frequentata dai cagliaritani, era la meta balneare principale della città fino ai primi del Novecento, prima di essere sostituita dal Poetto; ora invece e frequentata solamente da appassionati e improvvisati pescatori a canna, e dagli abitanti del villaggio dei Pescatori di Giorgino.
|
Sulla spiaggia di Giorgino si trovano i resti della villa Aresu e dell’ex carcere minorile di Giorgino Verso la fine della spiaggia di Giorgino si trovano, alla sinistra della strada, i resti della Villa Aresu, spesso scambiata per un ex sanatorio ma in realtà era l’antica residenza privata del celebre clinico e accademico professor Mario Aresu, che ai suoi tempi fu vissuta come un luogo brillante stracolmo di ospiti, che nei giorni di festa affollavano la tenuta e la spiaggia antistante. La villa era un ecosistema autosufficiente, con orto, bestiame, dispense e un bel giardino, e tutta la parte più nuova era adibita a fattoria. Mario Aresu è stato docente di Clinica Medica all’università di Cagliari, ed ha creato a Cagliari la Clinica Aresu, ora diventata un campus umanistico. Per lui come per molti medici la professione era una vera e propria vocazione, vita lavorativa e privata erano spesso un continuum. Lavorò nella clinica che ospitava i pazienti e in cui faceva lezione, fino alla pensione. Dopo fondò Villa Verde in via Merello, una clinica privata come progetto per la pensione, interrotto dalla prematura morte nel 1963, ma quella di Giorgino sembra essere precedente, forse dei primi del Novecento, anche se l’edificio potrebbe essere stato modificato più volte nel tempo. É in parte nascosto dalla vegetazione ed è molto più grande di quanto appaia dalla strada. Poco più avanti, alla fine della strada, alla destra si vedono i resti dell’ex Carcere minorile di Giorgino, vero e proprio gioiello culturale, che era caduto in rovina ed usato come deposito di cartaccia. Oggi, di proprietà della Regione Autonoma della Sardegna, si trova in fase di recupero per diventare un centro terapeutico e una scuola di ristorazione.
Il porto canale che è il porto industriale di Cagliari Proseguendo, la spiaggia di Giorgino termina ad oriente contro la chiusura occidentale del porto canale, che è il porto industriale della città di Cagliari. Si tratta di un’infrastruttura costruita negli anni ottanta del Novecento, realizzata per lo smistamento e il trasporto delle merci in container. Il porto si estende nelle località Giorgino, ove sorgeva l’omonimo quartiere, in gran parte demolito, e Sa Illetta, l’isolotto da tempo unito alla terraferma, che si addentra nello stagno di Cagliari. Per la sua posizione strategica, quasi al centro del Mediterraneo e a circa cinquantasei miglia dalla rotta che collega Suez con Gibilterra, il porto canale è stato concepito come terminal container per lo smistamento del traffico destinato ai principali porti del Mediterraneo occidentale, ossia ai porti di Marsiglia, di Genova, di Napoli, di Barcellona, ed altri porti. Nel 2019 il gruppo Contship Italia, azionista unico di porto industriale e concessionaria del terminal container, ha deciso di sospendere le proprie operazioni e di procedere alla liquidazione volontaria dell’impresa controllata, per la quale non è stato trovato un nuovo concessionario. Sono in corso progetti e valutazioni per la riconversione e lo sviluppo di nuove attività legate alla cantieristica da diporto nella zona.
La zona umida di Santa Gilla La SS195 Sulcitana si sposta dalla costa all’interno, passando dietro il porto canale, e si allontana dalla costa, passando sul ponte che separa il porto canale dallo stagno laguna di Santa Gilla, chiamato anche stagno laguna di Cagliari, in lingua sarda Stangiu de Castèddu, che, per la sua estensione di 5.670 ettari, e per la rilevanza della biodiversità, costituisce una delle più importanti aree umide d’Europa. L’abbiamo sempre chiamato stagno, ma in effetti è una laguna, che non dimostra i suoi cinquemila secoli di vita, infatti la sua nascita è di gran lunga precedente alla presenza dell’uomo. Si tratta di un’insenatura invasa da acque poco profonde, alimentate da corsi d’acqua che trascinano a valle detriti i quali, con il loro accumularsi, hanno dato origine ad un cordone sabbioso che ha causato la separazione dal mare, pur mantenendo delle comunicazioni mediante le quali avvengono gli scambi soprattutto durante l’alternarsi delle maree e, al tempo stesso, danno luogo ad affioramenti fangosi simili a isole di diverse dimensioni. Queste caratteristiche dimostrano che quella di Santa Gilla è una vera e propria laguna, nonostante la consuetudine popolare insista nel definirla stagno, forse derivazione dalla parola latina stagnum che significa una distesa di acque calme. Alimentano il deflusso di acque dolci verso la laguna due importanti corsi d’acqua: il Flumini Mannu, che rappresenta il tributario più importante della laguna, nasce nelle colline di Isili, in Sarcidano, percorre estese regioni del Campidano, dell’Iglesiente, della Marmilla e della Trexenta, per poi sfociare nel settore nord orientale della laguna; ed il rio Cixerri, che ha origine dai rilievi dell’Iglesiente, e prosegue verso oriente fino alla sua confluenza nella laguna.
Lo scambio principale delle acque dolci apportate dagli immissari fluviali con quelle marine, avviene attraverso l’ampia apertura de La Scafa, ad est dell’isolotto di San Simone o di Sa Illietta, e, in misura minore, attraverso quello che resta delle antiche bocche a mare della laguna, oggi in gran parte occluse da depositi sabbiosi. Lo stagno laguna di Santa Gilla è una zona di sosta e riproduzione di una ricca avifauna di interesse comunitario, dato che ospita aironi, anatre, barbagianni, cavalieri d’Italia, falchi, gabbiani, cormorani, martin pescatore e fenicotteri rosa. Lo stagno è stato, quindi, riconosciuto negli elenchi ufficiali delle aree umide da sottoporre a tutela. È classificato Zona di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva n. 409 del 1979 dell’Unione Europea, ed anche Zona umida di importanza internazionale ai sensi della Convenzione di Ramsar. Lo stagno è stato anche dichiarato Riserva Naturale.
Nello stagno laguna di Santa Gilla viene praticata la pesca sia da parte di pescatori professionisti, con reti da posta e nasse, che da pescatori sportivi, ma, pur essendo da sempre sfruttata per la pesca e per l’allevanto delle cozze, la laguna ha visto calare, nel corso di questo secolo, la sua produzione ittica. Negli anni settanta del Novecento, per effetto del grave inquinamento chimico industriale, è stato decretato il divieto di pesca e di raccolta di molluschi. Ma nel 1994, in seguito ad interventi di recupero ambientale, si è ripristinata l’attività, con l’utilizzo di nasse, bertovelli, fiocina con lampada e reti da posta, ma è caratteristica anche la cattura dei molluschi, a piedi, nelle acque della laguna, muniti di rastrelli.
L’isolotto di San Simone o di Sa Illetta All’altezza del chilometro 4.4 della SS195 Sulcitana passiamo con il ponte sulla foce Tramontana, che rappresenta il punto di immissione finale in cui le acque del Flumini Mannu e del Rio Cixerri si sono unite prima di riversarsi definitivamente nella laguna di Santa Gilla. Passato il ponte, arriviamo sull’Isolotto di San Simone detto anche di Sa Illetta, che chiude a oriente il porto canale, e che era in origine un’isola situata all’interno dello stagno, del quale costituiva la maggiore isola per estensione. Il nome Sa Illetta deriva probabilmente dalla denominazione spagnola La isleta de Sant Simo, ossia l’isoletta di San Simone, riportata in una carta inedita della prima metà del diciassettesimo secolo, conservata nell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona. L’isolotto di San Simone è un luogo in cui i ritrovamenti archeologici testimoniano il passaggio dei Cartaginesi e dei Romani. Le prime notizie certe che lo riguardano risalgono al Trecento, quando l’isolotto apparteneva all’arcivescovo di Cagliari, donato forse insieme ad altre pertinenze dal giudice Torchitorio I di Càralis alla fine dell’undicesimo secolo. In questi luoghi, in epoca altomedievale, sorgeva la città di Santa Igia, capitale del Giudicato di Càralis.
Il Campus Tiscali sull’isolotto di San Simone Nella zona nord dell’isolotto di Sa Illetta, dal ponte sulla foce Tramontana dobbiamo proseguire per quasi tre chilometri fino alla deviazione per il porto canale, dove possiamo fare l’inversione della marcia per raggiungere la corsia che da Cagliari porta verso ovest. Seguendo quaesta corsia, all’altezza del chilometro 3.2 della SS195 Sulcitana, seguendo le indicazioni prendiamo la deviazione sulla destra che ci porta al Campus Tiscali un’opera di architettura contemporanea, tipico esempio di public art, che possiede una bellissima vista panoramica sullo stagno di Santa Gilla. Nel 2001, a tre anni dalla nascita di Tiscali, l’azienda creata da Renato Soru, c'è la necessità di creare nuovi spazi e di trasferirsi, dai locali di viale Monastir, via Dolcetta, e dalla sede di rappresentanza situata all’interno della villa Satta al civico numero 39 del viale Trento, e così si pensa all’area industriale di Sa Illetta. Il primo progetto predeva più edifici e maggiore cubatura, che, anche per vincoli paesaggistici, si sono ridotti all’attuale progetto, realizzato dallo studio Rossi Associati, che occupa poco più di una trentina di ettari. L’inaugurazione del polo telematico avviene nel 2003, ed il campus è costituito da cinque edifici di granito rosso, bianco e nero, vetrate alternate a feritoie, architetture moderne, che allo stesso tempo ricordano lo stile romanico pisano che si trova in molte chiese della Sardegna. Sulla destra sorgono due edifici in granito bianco, facilmente riconoscibili, dove sono ospitati i server che gestiscono il traffico internet. All’interno del Campus si trova anche un’antica villa ristrutturata, e l’area verde che lo circonda è aperta al pubblico, ed il Campus può essere considerato anche come una galleria d’arte contemporanea, in quanto sia nei locali interni che nel grande parco sono ospitate varie opere di artisti sia sardi che continentali. Nel 2022 si è perfezionata la fusione tra Tiscali e il ramo retail di Linkem, che porta quest'ultima poi ribattezzata Opnet a detenere la maggioranza del capitale, ed in seguito la capogruppo ha cambiato il suo nome in Tessellis, mentre Tiscali rimane il marchio commerciale operativo per i servizi di telecomunicazione. Renato Soru mantiene invece la proprietà e il controllo di maggioranza su Istella, il motore di ricerca e piattaforma di dati estranea al perimetro principale di telecomunicazioni di Tessellis.
Lo stabulario di Santa Gilla Dalla deviazione per il Campus Tiscali, evitiamo di raggiungerlo e proseguiamo verso est per poco più di seicento metri, dove la strada ci porta nella parte nord orientale dell’isolotto e termina di fronte allo stabulario di Santa Gilla, realizzato negli anni cinquanta e costituito da un grande capannone industriale al cui interno sono state realizzate sei vasche per la depurazione, la cernita ed il confezionamento dei mitili, vasche di una trentina di metri quadrati, di bassa profondità, posizionate nella parte centrale del capannone. Lo stabulario diventa il cuore operativo della mitilicoltura di Santa Gilla, dove arrivano ogni giorno barche cariche di muggini, anguille e soprattutto mitili, le vasche funzionano a ciclo continuo e la produzione viene distribuita a Cagliari e in tutta la Sardegna. In seguito, con l’espansione del porto industriale e i cambiamenti ambientali della laguna, inizia il suo declino. Lo stabulario viene riavviato nel 1998, sotto la gestione della Consarpesca, ma quasi subito, a causa di un guasto all’impianto di depurazione, è stata revocata quasi subito l’autorizzazione allo scarico e lo stabulario è stato chiuso. Il 27 maggio 2015, un anno dopo lo stop imposto dalla Asl, è stato riaperto lo stabulario di Santa Gilla, e quindi cozze ed arselle, allevate nei filari e raccolte nei fondali della laguna, possono essere trattate nell’impianto di depurazione di Sa Illetta prima di essere confezionate e immesse sul mercato. Per il Consorzio ittico Santa Gilla si aprono importanti prospettive, anche se lungo la strada dello sviluppo sono ancora molte le incertezze.
Sull’isolotto si trova la chiesa campestre di San Simone Lungo la strada verso destra che porta nella parte nord orientale dell’isolotto, dopo cinquecento metri, poco prima di raggiungere lo stabulario, seguendo le indicazioni, prendiamo una sterrata sulla destra, che in circa un chilometro ci porta a trovare sulla destra l’ingresso degli edifici storici della Fattoria di Sa Illetta, edifici che sono parte del complesso agricolo originario che serviva la zona. L’antica fattoria di Sa Illetta, a cui è annessa la piccola chiesa di San Simone, sorge su un terreno di proprietà privata, tuttavia la zona è aperta ai visitatori e, benché la casa padronale sia ancora oggi abitata, si respira un’aria d’altri tempi. Due alti silos per il grano, ormai in disuso, si stagliano contro il cielo azzurro, gettando la loro duplice ombra sul sentiero battuto che si perde nel terreno riarso. Vicino si trova il Circolo Ippico San Simone, una scuola di equitazione inglese aperta a principianti, amatori e agonisti di tutte le età, che offre altresì servizio di pensionamento cavalli, passeggiate, ippoterapia e compleanni a tema.
Per giungere alla piccola chiesa campestre di San Simone, che un tempo serviva la comunità agricola della zona, poiché un cancello in ferro battuto è stato sigillato, si deve fare il giro dei muretti di pietra, per arrivare a un piccolo ingresso laterale. La vista si apre su un ampio spiazzo assolato, su cui si affacciano quelle che nei secoli scorsi dovevano essere delle stalle o quantomeno delle stanze adibite forse a depositi. Poco più in là, ci si insinua nei vialetti pavimentati che conducono alla chiesa. Si tratta di una piccola chiesa le cui forme attuali sono databili tra sedicesimo e diciassettesimo secolo, ma sia l’abside semicircolare che quanto si desume dalle fonti, testimoniano una precedente fase protoromanica. La chiesa presenta una facciata con terminale piatto, possiede un bel portale strombato, sormontato da una lunetta ospitante un dipinto dell’artista sardo Felice Melis Marini, che raffigura San Simone benedicente la laguna e i pescatori. Sulla facciata è presente un campanile a vela la cui campana reca una singolare scritta in lingua tamil, una delle lingue classiche più antiche del mondo ancora parlate oggi, campana ha sostituito quella precedente che è stata asportata da Vincenzo Amat Amat, quinto Marchese di San Filippo, che era l’allora proprietario dell’isola di San Gilla, al momento della vendita dell’isola e dell’annesso compendio alla famiglia dei cavalieri Ballero di Cagliari. 
La chiesa è molto piccola e presenta un interno sobrio, rurale, coerente con la sua origine campestre. L’interno ha una navata unica con pareti in pietra chiara, ed un altare semplice con la statua di San Simone, spesso raffigurato con libro e sega simbolo del martirio. L’illuminazione naturale proviene da piccole finestre laterali. 
La chiesa, di proprietà privata, è aperta al pubblico il 28 ottobre, in occasione della Festa di San Simone. In tale giorno i pescatori dello stagno organizzano una processione a mare delle imbarcazioni tipiche, dette Cius, per onorare San Simone. La processione in passato era molto suggestiva, con il torneo di scherma col bastone, che si svolgeva tra le diverse imbarcazioni, e finiva con il tuffo nella laguna di uno dei due contendenti. Il rione marittimo chiamato Giorgino con il Villaggio dei PescatoriProvenendo da ovest, all’altezza del chilometro 4.4 della SS195 Sulcitana passiamo con il ponte sulla foce Tramontana, che rappresenta il punto di immissione finale in cui le acque del Flumini Mannu e del Rio Cixerri si sono unite prima di riversarsi definitivamente nella laguna di Santa Gilla. Passato il ponte, dopo un chilometro vediamo sull’altra corsia proveniente da est la deviaizone per il Campus Tiscali, la superiamo e, percorsi ancora un paio di chilometri sulla SS195 Sulcitana, prima che questa svolti a sinistra ed imbocchi il ponte sulla SS195 Sulcitana che conduce verso la città di Cagliari, prendiamo sulla destra l’uscita verso Giorgino, che in duecento metri ci porta nella zona sud orientale dell’isolotto di Sa Illetta, dove si sviluppa il rione marittimo di Cagliari denominato Giorgino il cui nome deriva dalla Cappella di San Giorgio, situata nella Villa Ballero, che descriveremo più avanti. Il quartiere, che ad oggi ospita appena una sessantina di abitanti, venne fondato nel 1939 sotto il regime fascista per realizzare le abitazioni per i pescatori della zona. Nell’estremo sud est di Giorgino, del vecchio rione, in gran parte demolito, resta solo il cosiddetto storico Villaggio dei Pescatori. Il Villaggio sorge lungo il tratto iniziale della striscia sabbiosa de La Playa, che separa lo Stagno di Cagliari dal Golfo degli Angeli. Gli abitanti del borgo continuano a mantenere vive le tradizioni e i costumi di un tempo. Il Villaggio dei Pescatori è noto anche per la sua Sagra del Pesce, organizzata dal 1985 dal Comitato di Quartiere. La festa, che si svolge nella piazza Nostra Signora di Fatima il primo weekend del mese di settembre, è una delle feste estive più suggestive della città, con distribuzione di piatti caratteristici della cucina marinara locale. Una giornata di festa dove si possono gustare i piatti tipici della cucina cagliaritana, apprezzati dai moltissimi visitatori che da vent’anni frequentano la sagra.
La chiesa parrocchiale di Nostra Signora di FatimaNel villaggio dei Pescatori di Giorgino si trova la chiesa di Nostra Signora di Fatima, che è la chiesa parrocchiale del villaggio, edificata nel 1966. Dalla parrocchia di Nostra Signora di Fatima, che ha sede presso la Cappella dell’Asilo, nel villaggio dei Pescatori, dipende la Cappella di Sant’Efisio. La chiesa ha una facciata semplice con tetto a spioventi, ossia a capanna, con due finestre rettangolari nella parte superiore della facciata. Un porticato moderno che precede l’ingresso è stato aggiunto come elemento funzionale e protettivo. L’intitolazione alla Madonna di Fatima è legata alla tradizione dei pescatori, che ogni maggio organizzano la processione a mare in suo onore. 
L’interno della chiesa è sobrio e funzionale, coerente con la storia recente dell’edificio, caratterizzato da una pianta rettangolare, con una navata laterale separata da archi a tutto sesto che alleggeriscono la struttura e creano un ritmo visivo regolare. Il presbiterio, rialzato di un gradino, ospita mensa, sede e ambone lignei. Il tutto in una atmosfera semplice, tipica delle chiese di quartiere costruite nel secondo Novecento. 
La Festa di Nostra Signora di Fatima si svolge a Giorgino, nel villaggio dei Pescatori, la terza domenica di maggio, ed il triduo di preghiere inizia il venerdì. La prima messa è celebrata in mattinata ed altra celebrazione nel pomeriggio, nella piazzetta che si riempie di fedeli che accorrono anche per assistere alla processione a mare della Madonna, che è anche la patrona del vicino porto canale. Nel Villaggio dei Pescatori di Giorgino si trova la villa Ballero Dalla chiesa di Nostra Signora di Fatima nel rione Giorgino, prendiamo verso ovest il viale Pula che, in poco più di un chilometro, ci porta nell’estremo sud ovest dell’abitato di Giorgino, dove si trova la Villa Ballero. Non si tratta di un edificio isolato, ma di un quadrilatero storico composto dalla casa padronale ossia dalla villa vera e propria, dalla corte interna, dalla cappella di Sant’Efisio, ed inoltre da magazzini, sale laterali e deposito del cocchio utilizzato per la Festa di Sant’Efisio. Tutti questi elementi formano un impianto edilizio unitario, tipico delle antiche ville suburbane cagliaritane, che apparteneva al conte Michele Ciarella, avo diretto della famiglia cagliaritana dei conti Ballero, alla quale appartiene ancora oggi la proprietà di tutto il complesso. Si tratta, quindi, di un complesso di notevole valore storico, vincolato, come tale, nel 1977 dal Ministero dei Beni culturali.

Gli ambienti ad essa associati, e la chiesa di Sant’Efisio in essa contenuta, un tempo quasi distrutti, sono stati interamente ristrutturati nel 2004 grazie all’impegno dei proprietari e del comune di Cagliari. Nel corso dell’anno il complesso è destinato a mostre, conferenze e occasioni mondane. Nella villa Ballero è presente la Cappella di Sant’Efisio MartireAll’interno della villa si trova la piccola Cappella di Sant’Efisio che dipende dalla parrocchia di Nostra Signora di Fatima, e confina con la casa padronale. Pur non essendovi notizie precise intorno alla costruzione della cappella, è possibile collocarla cronologicamente nei primi decenni del diciannovesimo secolo. L’edificio attuale ha un’architettura seicentesca, con cupola ottagonale, semplice facciata con campaniletto a vela, nel quale si trova la campana del 1679. Il portale centrale, rettangolare, viene spesso decorato con fiori e drappi durante la festa, quando l’area antistante è utilizzata per la sosta del cocchio e per le preghiere dei fedeli. 
L’aula è coperta a due falde, ha un pavimento originario in maiolica dipinta a mano nel seicento, sul quale poggia il piccolo altare settecentesco. Adesso sopra l’altare, sono collocati tra l’altro: una pala d’altare settecentesca in foglia d’oro, costituta da un apparato dorato ricchissimo di intagli, volute, foglie, motivi floreali e raggi; una via Crucis in legno e gesso composta da quattordici piccole scene collocate sulla fascia superiore dell’altare, sopra la grande pala dorata; ed una statua di Sant’Efisio, attribuita forse a Gaetano Cima o a Giuseppe Antonio Lonis, risalente alla fine del diciottesimo secolo. All’interno della cupola è presente otto volte, una per ciascun settore della cupola ottogonale, un singolare affresco con i quattro Mori, caratterizzati dal fatto che guardano tutti in direzione diversa, ed hanno gli occhi bendati. 
Nella piccola cappella di Sant’Efisio, originariamente, era presente il Retablo di Sant’Efisio, attribuito dallo storico dell’arte Carlo Aru al pittore stampacino Lorenzo Cavaro. Del retablo sopravvivono solo due tavole: lo scomparto superiore centrale, che rappresenta la Crocifissione di Cristo con la Madonna e San Giovanni Evangelista, ed è attualmente custodito nella Pinacoteca Nazionale di Cagliari, che lo ha acquistato nel 1924; mentre lo scomparto mediano inferiore, che rappresenta la Madonna in Trono, il quale reca la data 1507, ed anche il nome della committente che era Donna Francesca Cadoni, è custodito nella collezione privata di Francesco Ballero a Torino. Rimosso questo retablo, al suo posto è stata posizionata la pala d’altare settecentesca in foglia d’oro che è oggi presente.
La processione di Sant’Efisio nel suo viaggio tra Cagliari e Pula fa due fermate a GiorginoLa manifestazione più importante per la comunità è la Festa di Sant’Efisio, che si svolge ogni anno l’1 maggio. Il Santo fa nuovamente tappa a Giorgino il 4 maggio, nel suo tragitto di ritorno verso Cagliari. E’ difficile collocare nel tempo, in modo preciso, l’inizio di questa cerimonia a Giorgino. Di essa, comunque, si ha traccia, a partire dall’anno 1787 in un atto che riporta la discussione di una seduta dell’Arciconfraternita di Sant’Efisio nella quale si parla della sosta da compiersi a Giorgino. Ed è proprio con il Conte Michele Ciarella che si consolida il rito dell’accoglienza del Santo. Il Conte, infatti, aveva fatto il voto di mantenere per sempre, ogni anno, la tradizione a Giorgino, da quando, nel 1816, a seguito di un naufragio, perse tragicamente in un vascello in tempesta la moglie Antonia Conti in Ciarella, le cui spoglie sono sepolte nella cappella, e due suoi figli. Egli, infatti, nel suo testamento del 1827 dà la disposizione che gli eredi e qualunque successore od universale o singolare continuino a ricevere nella cappella il simulacro di Sant’Efisio, salvo, in caso contrario, la perdita di ogni diritto sulla Cappella a favore della chiesa di Sant’Efisio e dei suoi Guardiani. Il simulacro del Santo, partito da Cagliari la mattina del primo maggio sul cocchio dorato, si ferma per la sua prima sosta nel primo pomeriggio accompagnato dai pescatori fino alla piccola Cappella della villa Ballero nella corte di Giorgino, dove si provvede al cambio delle vesti e la statua del Santo viene spogliata degli orpelli cittadini per indossare l’abito di campagna e riprendere poi il suo viaggio verso Nora. Sant’Efisio lascia qui abiti urbani e gioielli, ed indossa vestiti più comodi per affrontare il viaggio verso la campagna. Il Santo viene anche trasferito su un cocchio più robusto rispetto a quello che lo ha accompagnato fin qui dalla città, più adatto a percorrere le strade di campagna, cocchio che è custodito per tutto l’anno nell’attigua cocchiera. Di sicuro, inizialmente, la tradizione aveva anche una concreta giustificazione pratica data dall’esigenza di cambiare le preziose vesti del Santo e togliere i gioielli che lo adornavano nel momento in cui affrontava il percorso, su strade che all’epoca non erano tanto sicure perché infestate dai briganti, sino a Nora e da Nora a Cagliari, ma necessaria anche per esigenze di ristoro dei pellegrini. Durante la processione verso la Cappella, i pescatori sfilano scalzi e vestono degli abiti dalla fattura molto semplice, con colori che simboleggiano il loro forte legame con il mare. Poi il Santo lascia Giorgino in direzione della spiaggia de La Maddalena, in territorio di Capoterra, a bordo di un camion militare, e questo trasferimento in camion si è reso necessario in quanto, dopo la costruzione del porto canale, è stata interrotta la vecchia strada per Pula. Si tratta di un episodio brutto, soprattutto dato che la villa Ballero è affacciata sul mare, e, dal pontile di fronte, Sant’Efisio potrebbe essere deposto su una chiatta e percorrere quel tratto sull’acqua, per proseguire nel suo lungo tragitto, con varie fermate, sino alla piccola chiesa di Nora. La sera del 4 maggio, all’imbrunire, Sant’Efisio torna da La Maddalena a Giorgino, abbandona il cocchio di campagna e riprende il cocchio dorato, oltre a reindossare gli abiti urbani ed i gioielli, e questa è l’ultima tappa del viaggio di rientro che lo riporterà a Cagliari.
Il ponte sulla SS195 Sulcitana che ci porta verso la città di CagliariPercorso tutto l’isolotto, la strada passa sull’attuale ponte della SS195 Sulcitana, costruito dopo che, negli anni ottanta del secolo scorso, è stato demolito il vecchio ponte detto ponte di Sa Scafa, ossia ponte della Scafa, e ci porta all’interno della città di Cagliari, nella zona della stazione. La storia del ponte parte da quando, prima del diciannovesimo secolo, l’area si attraversava con piccole barche chiamate scafi, da cui deriva il nome Sa Scafa. Nell’ottocento è presente un primo ponte in legno, che viene poi distrutto da un violento temporale nel 1847. Quindi, nel 1880 si realizza il primo ponte in ferro, progettato dall’ingegnere napoletano Alfredo Cottrau e costruito dall’Impresa Vivanet, il quale però crolla nel nubifragio del 1898, dopo di che Cagliari rimane per anni con collegamenti provvisori. Solo nel 1903 viene finalmente ricostruito un nuovo ponte metallico, nuovamente in ferro, riportando modernità e stabilità al collegamento con Giorgino. 
Con la crescita della città e del traffico verso Giorgino e il porto, serviva una struttura più massiccia e moderna, per cui nel 1924 si realizza un ponte in cemento. Fino agli anni sessanta a Sa Scafa esistevano tre ponti contemporaneamente, due in metallo ed uno in cemento, che era molto famoso per i tuffi dei giovani cagliaritani, da cui la frase Ajò a tuffare. L’acqua dello stagno di Santa Gilla era limpida e balneabile, e il ponte in cemento divenne un luogo iconico della Cagliari del boom economico. 
Questo ponte è stato demolito alla fine degli anni ottanta e, dopo la demolizione, è stato realizzato l’attuale ponte stradale, una struttura più moderna e adeguata al traffico della SS195. Il ponte attuale ha avuto interventi di manutenzione e verifiche strutturali conclusi nel 2025, ma non è stato sostituito con un nuovo ponte che è tuttora in fase di valutazione. 
La Torre della Quarta regia o di Sa Scafa Dopo aver percorso il ponte nuovo, passiamo la prima uscita verso Cagliari, proseguiamo dritti e sulla sinistra si vede l’imbocco della via San Paolo, che non si riesce a prendere perché richiederebbe un’inversione di marcia. Per imboccarla proseguiamo dritti lungo la via Riva di Ponente, poi, appena possibile, giriamo a sinistra ed ancora a sinistra, riprendendo in senso inverso la stessa strada, e quindi prendiamo a destra la via San Paolo, che seguiamo per circa centocinquanta metri fino a prendere a sinistra la via dei Calafati, che ci riporta verso ovest, passa sotto la strada statale, poi passa su un piccolo ponte sulle Scafa, e arriva fino alla costa dello stagno, di fronte alla località Giorgino, dove si trova la Torre della Quarta Regia detta anche Torre di Sa Scafa, una torre costiera di avvistamento documentata già dal 1598. In età spagnola, e fino al 1954, è stata sede della riscossione del piscatico, ossia della cosiddetta quarta regia, una tassa pari alla quarta parte del prodotto, che doveva essere corrisposta dai pescatori prima alla Corona spagnola e poi alle amministrazioni successive. Gravemente danneggiata da una mareggiata nel 1898, la torre venne successivamente ricostruita modificando in parte l’aspetto originario, quando dalla originaria struttura troncoconica si è passato all’attuale forma cilindrica, con due piccoli ambienti interni collegati da una scala elicoidale e accesso alla terrazza sommitale. L’edificio, alto poco più di otto metri, è stato restaurato nel 2017. Con la sua ristrutturazione è stata completamente intonacata, ed al suo interno si trova, oggi, un ufficio dell’Assessorato regionale all’Ambiente. La torre è oggi inserita in un’area recentemente riqualificata e restituita alla fruizione pubblica con la realizzazione di un parco urbano costiero. Il parco, caratterizzato da percorsi pedonali e spazi aperti, valorizza il rapporto tra il monumento storico e il paesaggio lagunare circostante, offrendo un nuovo punto di accesso e di osservazione su uno dei contesti ambientali più significativi dell’area di Molentargius.
Arrivo alla città di CagliariDal ponte nuovo, la SS195 Sulcitana ci porta all’interno dell’abitato della città di Cagliari, assumendo il nome di via Riva di Ponente. La seguiamo per circa un chilometro e mezzo, poi prendiamo a sinistra la strada che ci porta in piazza Giacomo Matteotti, la piazza sulla quale si affaccia la Stazione ferroviaria di Cagliari. Con l’arrivo nella piazza della stazione, siamo all’interno della città di Cagliari e possiamo iniziarne la visita. La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio, arriviamo alla Città di Cagliari la principale città della Sardegna di cui è capoluogo di Provincia ed anche il capoluogo della Regione, della quale descriveremo la storia, l’economia e le principali caratteristiche, prima di recarci a visitare il suo centro storico medioevale. |