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Visita del sito istituzionale del comune

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Bortigali con le sue molte Chiese e con nei dintorni i diversi siti archeologici tra i quali il Nuraghe Orolo

In questa tappa del nostro viaggio, ci recheremo a visitare la cittadina chiamata Bortigali, con le molte Chiese che si trovano nell'abitato e nei dintorni, e con nei dintorni i diversi siti archeologici tra i quali il Nuraghe Orolo.

La Regione storica del Marghine

Il MarghineIl Marghine (pronuncia Màrghine) prende il nome dalla omonima catena montuosa, non molto estesa ed idealmente collegata alla vicina catena del Goceano, dalla quale nascono molti fiumi tra i quali il Tirso. Il Marghine è un grande altopiano formato da colate laviche post Mioceniche ad opera dei vulcani del Montiferru. I comuni del Marghine sono: Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume, Silanus e Sindia. Il Marghine presenta un paesaggio variegato, che conserva un patrimonio ambientale eccezionale. Nel Marghine e nella vicina Planargia vive, ad esempio, il grifone, in una delle ultime colonie presenti nel bacino del Mediterraneo. Una piccola parte settentrionale del Marghine si trova nella Provincia di Sassari, mentre la parte meridionale appartiene alla Provincia di Nuoro.

Visualizza la mappa In viaggio verso Bortigali

Dopo aver visitato Birori, torniamo sulla SS129 in direzione di Nuoro. Percorso ancora un paio di chilometri verso est, seguiamo sulla sinistra l'indicazione, che ci porta dopo circa un chilometro a Bortigali. Dal Municipio di Birori a quello di Bortigali si percorrono 5.0 chilometri.

Visita di Bortigali Informazioni turistiche

Bortigali-Veduta del paeseBortigali-Stemma del comuneLa cittadina chiamata Bortigali (nome in lingua Bortigale, metri 510, abitanti 1.564) è situata nella parte centro occidentale del territorio della Provincia di Nuoro, collocata ad anfiteatro ai piedi del trachitico monte Santu Padre della catena del Marghine. Gli abitanti vivono per la maggior parte nel capoluogo comunale, mentre il resto della popolazione si distribuisce tra la frazione Mulargia ed alcune case sparse. Il territorio, attraversato da un corso d'acqua che lo rende particolarmente fertile, ha un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, che vanno da un'altitudine di un minimo di 311 fino a un massimo di 1025 metri. Bortigali è, quindi, un importante centro agricolo, ed è uno dei pochi paesi in Sardegna ad avere un mulino ad acqua funzionante anche se non utilizzato. La linea ferroviaria che collega Macomer con Nuoro ha uno scalo sul posto.

Origine del nome

Il nome, che nella dizione locale si presenta come Bortigàle, è attestato fino dal 1342 nella forma Oriticali. L'origine del nom va ricercata, secondo gli studiosi, nelle voci sarde Ortìyu, Bultìyu, Urtìcu ed altre, che indicano la corteccia del sughero, dalla parola latina curticulus.

La sua economia

Nell'economia locale l'agricoltura conserva il ruolo più importante, e si producono cereali, ortaggi, foraggi, olive, uva e altra frutta. Accanto al lavoro dei campi si pratica l'allevamento di bovini, suini, ovini ed equini. L'industria non è particolarmente sviluppata, dato che si registrano solo piccole realtà produttive che operano nei comparti alimentare, elettrico, della produzione di gas ed edile. Il terziario non assume dimensioni rilevanti, anche se nel 1880 l'ingegnere gallese Benjamin Herbert Piercy vi ha costituito quella che è stata la prima Azienda Casearia della Sardegna, e nel 1907 vi è nata la prima Cooperativa Casearia, che è l'attuale La.Ce.Sa., che, però, si trova oggi nel territorio di Birori, nata per l'esigenza degli allevatori locali di opporsi all'egemonia degli industriali del continente, che avevano impiantato a Macomer i primi caseifici per la produzione del pecorino romano. L'apparato ricettivo offre possibilità di ristorazione ma non di soggiorno. Non è meta di un significativo afflusso turistico, pur offrendo a quanti vi si rechino la possibilità di godere delle bellezze dell'ambiente naturale, di gustare i semplici ma genuini prodotti locali e di effettuare interessanti escursioni nei dintorni.

Brevi cenni storici

La ricchezza di testimonianze archeologiche, soprattutto di Nuraghi e Domus de Janas, dimostra la presenza umana già in età preistorica in un territorio che doveva distinguersi per la fertilità dei luoghi. In seguito il territorio è sottoposta alla dominazione romana. Secondo una tradizione popolare, che però non è documentata, pare che il primo insediamento fosse costituito da una Città punica e poi romana, in seguito andata distrutta, che era chiamata Berre. Si narra che sette famiglie superstiti abbiano formato il primo nucleo del paese, tanto che la leggenda vuole che un vicinato della Bortigali di oggi si chiami proprio per questo motivo Sette Padeddas, che indica sette padelle, cioè sette fuochi, ossia sette famiglie. Nella sua storia sono documentati altri periodi, sino al Medioevo, quando Mulargia era un centro noto sulla strada tra Karalis e Turris Libissonis, ed il paese chiamato Ortucale viene citato nel «Condaghe di San Nicola di Trullas», del dodicesimo secolo. In epoca medievale la villa di Bortigali appartiene al Giudicato di Torres, e viene aggregata alla curatoria del Marghine. Nel 1259, caduto il Giudicato di Torres, la curatorìa appartiene ai Giudici d'Arborea. Alla fine di questo Giudicato, nel 1410, la villa passa al visconte di Narbona, e poi, nel 1420, agli Aragonesi, che la concedono in feudo ai Centelles. Ceduta nel 1439 a Salvatore Cubello, viene inclusa nel marchesato di Oristano sino al 1478. Il paese torna ad essere incluso nella contea di Oliva, infeudata prima ai Centelles, e poi, per successione, ai Borgia. Il periodo in cui il paese acquista consistenza è sicuramente quello compreso tra i secoli sedicesimo e quindicesimoII, risalgono infatti a questo periodo quasi tutte le numerose Chiese, come pure gli architravi tardogotici che ancora si possono vedere nelle case del centro storico. estinta la famiglia dei Borgia, la villa viene concessa alla loro erede Maria Giuseppa Pimentel. Tra il 1774 e il 1785 la popolazione si rifiuta apertamente di pagare i tributi ai feudatari, che dalla Spagna fanno amministrare il feudo a funzionari senza scrupoli, e nel 1795 prende parte ai moti antifeudali di Giovanni Maria Angioy. Nel 1821 la comunità di Bortigali viene inclusa nella Provincia di Cuglieri, della quale costituisce il capoluogo del Distretto, che comprende altri otto Comuni limitrofi, ossia Birori, Borore, Dualchi, Lei, Macomer, Mulargia, Noragugume e Silanus. I Pimentel sono gli ultimi signori che reggono il governo locale, fino al 1839, quando, con l'abolizione del feudalesimo, viene riscattata al demanio dello Stato, e nel 1843 cessa definitivamente il suo rapporto con gli ultimi feudatari. Nel 1848, abolite le vecchie province, viene compresa nella Divisione Amministrativa di Nuoro, e vi rimane fino al 1859, quando entra a far parte della nuova Provincia di Cagliari, circondario di Oristano, mandamento di Macomer. Nel 1865 lo storico Comune di Mulargia viene aggregato al Comune di Bortigali. Del Comune di Bortigali nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Nel 2010 il Consiglio Comunale di Bortigali, aderendo al Progetto dell’Atlante Topografico Sardo, ha deliberato che, come nome della cittadina ufficiale in lingua sarda, debba essere adottato il termine Bortigale.

Principali personaggi che sono nati a Bortigali

A Bortigali sono nati due importanti avvocati, ed una delle poche poetesse sarde.

A Bortigali nasce nel 1600 Francescangelo Dessì, che si laurea in giurisprudenza a Cagliari, e si dedica alla professione di avvocato. Noto soprattutto per la munificenza e la generosità, con le sue donazioni contribuisce alla fondazione della Chiesa di San Michele in Stampace e dell'Ospedale Civile, a Cagliari. Muore a Cagliari nel 1674, ed iIl 20 agosto 1712 le sue ceneri vengono trasportate nella Chiesa di San Michele e collocate nella parete sinistra dell'altare maggiore, con un apposito monumento marmoreo ed un'iscrizione che ne ricorda le gesta onorevoli «…più ricco di Creso… più munifico di Davide… più liberale di Augusto…».

A Bortigali nasce nel 1780 Domenico Fois, che qui morirà nel 1871. Laureato in giurisprudenza, si dedica alla professione di avvocato, ed è autore di numerosi testi giuridici, il più noto dei quali è «Dei delitti e delle pene e della processura criminale», stampato in tre volumi a Genova nel 1816. Nel 1818 entra a far parte della Magistratura. Nel 1848 diviene deputato, scrive per il giornale «Il Popolo», e fa parte del Parlamento Subalpino durante la prima, la seconda e la quarta legislatura, sempre su posizioni antigovernative.

Una delle pochissime poetesse sarde è Anna Maria Falchi Massidda, nata a Bortigali nel 1824 da una famiglia nobile e benestante, che qui morirà nel 1873. Intorno ai 20 anni sposa Don Pietro Paolo Massidda, un ricco possidente di Santulussurgiu. La sua produzione poetica, ora raccolta in una importante pubblicazione, è ricca di liriche raffinate, e la sua fama varca i confini dell'Isola. Infatti, in un articolo pubblicato nel 1925 sul «Giornale d'Italia» a firma del critico Nichita Ordioni Siotto, viene esaltato l'elevato contenuto artistico della sua poesia «Lenta sonat sa campana».

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Bortigali

Bortigali-costume tradizionale femminileA Bortigali sono attivi, tra gli altri, il Gruppo Folk Bortigali, il gruppo di canto a tenore Cuncordu Ortigalesu Bortigali, il Tenore Santu Padre di Bortigali. Nelle loro esibizioni è possibile ammirare il costume tradizionale di Bortigali. Tra le pricipali Feste e Sagre che si svolgono a Bortigali non si segnalano particolari manifestazioni folcloristiche o religiose che potrebbero richiamare visitatori dai dintorni. Significativi sono, comuneque, il 17 gennaio la Festa di Sant'Antonio Abate con la sera precedente l'accensione del tradizionale falò; i riti della Settimana Santa; la Festa patronale in onore della Madonna degli Angeli si celebra il 2 agosto; il 17, 18 e 19 agosto presso la frazione Mulargia si tiene la Festa di Sant'Elena; il 17 settembre, dopo dieci giorni di riti sacri, si svolge la Festa di Santa Maria de Sauccu, presso l'omonima Chiesa campestre.

I riti della Settimana Santa a Bortigali

I rituali della Settimana Santa di Bortigali sono curati dalle tre antiche Confraternite, ognuna titolare dell'omonimo Oratorio. La Confraternita di Santa Croce, istituita nel 1624 per la venerazione della Croce; quella delle Anime, istituita nel 1777 per onorare la memoria dei defunti e quella del Rosario, consacrata nel 1864 in segno di fede e culto per la Madonna del Rosario, ma sicuramente preesistente. Sono associazioni di soli uomini, di carattere religioso, che partecipano alle funzioni parrocchiali ed ai funerali. Nell'Arciconfraternita di Santa Croce nei tempi andati erano presenti anche le consorelle, non esistono più dagli anni 40. I più significativi sono i riti del venerdì Santo e della domenica di Pasqua.

Bortigali-Le Confaternite nella processione chiamata de Sas ChircasCi si immagina che, dopo la sua morte, Maria abbia disperatamente cercato il figlio, e per rimembrare questa ricerca le Confraternite conducono, il venerdì Santo, il simulacro dell'Addolorata in una processione chiamata de sas Chircas, ossia delle ricerche. La sera ha luogo nella parrocchiale la cerimonia de S'Iscravamentu, dove giungono i membri delle Confraternite con due bambini vestiti da angioletti e due confratelli vestiti da Giudei. Il Cristo viene schiodato dalla croce e la corona di spine posata sul capo dell'Addolorata. Dopo la deposizione, Gesù viene mostrato ai fedeli e messo nella lettiga, ornata da piccole luci e fresie bianche. Ha quindi inizio la processione con la fiaccolata. Si è recentemente ripresa la tradizione di accompagnare la processione con le suggestive voci dei cuncordos, che intonano i brani tipici del canto religioso a quattro voci della tradizione latina, lo Stabat Mater, il Miserere e l'Ottava Trista. Anche i bambini escono per le strade suonando le matraccas, costituite da una tavola di legno su cui sono fissati dei chiodi e incernierati degli anelli in ferro con funzione di batacchi le rane, costituite da una cassa rettangolare in legno con un lato a lingua libera che sbatte su una ruota dentata fissata su un bastoncino girevole; e le chigule, che imitano il canto della cicala. Strumenti che sostituivano le campane, che venivano legate il giovedi in segno di lutto e sciolte il sabato al canto del gloria.

La sera del sabato Santo, la Confraternita delle Anime mantiene la tradizione di Su Fogu Virgine, cioè dell'accensione del fuoco, simbolo religioso di luce e di vita. Operazione che avviene ancora oggi con il metodo arcaico dell'acciarino e della pietra focaia, da cui deriva il termine Virgine, le cui scintille innescano la fiamma in una carbonella di ferula.

La domenica di Pasqua si svolge la cerimonia de S'Incontru. Le Confraternite delle Anime e del Rosario, con le statue della Maddalena e della Madonna velate di nero, partono dalla parrocchia ed arrivano all'incrocio tra via Umberto I e via Vittorio Emanuele III, in Piazza, presso Sa Funtana 'e S'Incontru, la fontana dell'incontro, dove aspettano l'arrivo della Confraternita di Santa Croce che porta il Cristo risorto. Al suo arrivo, vengono tolti i veli alle statue, si benedicono e si incensano la croce, le statue ed i fedeli, per tornare poi in parrocchia.

Visualizza la mappa Visita del centro della cittadina

L'andamento altimetrico di Bortigali è quello tipico collinare. L'abitato, immerso in una suggestiva cornice paesaggistica, conserva ancora intatto il suo nucleo storico, caratterizzato dalle strette stradine pavimentate col caratteristico selciato, e dalle vecchie architetture rurali ingentilite e ornate da portali e architravi catalano aragonesi, e si sa per certo che molti sono andati perduti negli anni. Se ne contano oltre ottanta, che sono stati ripuliti qualche anno fa a cura della Pro Loco. Di notevole interesse sono anche i palazzi borghesi del corso Vittorio Emanuele, risalenti ai primi decenni del Novecento. Nel centro abitato si contano ben sei Chiese, tutte ancora ben conservate grazie anche alla presenza e alla cura dedicata loro da Confraternite, obrieri, prioresse.

Bortigali-Palazzine ottocentesche nel centro Bortigali-Palazzine ottocentesche nel centro Bortigali-Le vecchie vie del centro storico Bortigali-Le vecchie vie del centro storico Bortigali-Le vecchie vie del centro storico

Arriviamo a Bortigali prendendo a sinistra la deviazione dalla SS129, che, dopo duecentottanta metri, arriva a un bivio, dove prendiamo a sinistra la strada che, in poco più di un chilometro, con il nome di via dei Mille, sbocca sulla via Vittorio Emanuele III, che prendiamo verso sinistra e ci porta nel centro dell'abitato.

La Chiesa di San Giuseppe

Bortigali-Chiesa di San GiuseppeTra la via dei Mille, in basso, e la via Vittorio Emanuele III, in alto, si trova la Chiesa di San Giuseppe, alla quale si accede dai vicoli che si trovano tra le due strade. Posta alla periferia ovest dell'abitato, ha una pianta semplice a navata unica. Alcuni motivi architettonici sembrano farla risalire allo stesso periodo delle altre Chiese di Borgali. Al suo interno, su un basamento in pietra di recente costruzione, è posizionata una bella statua di San Giovanni Battista, dipinta col sistema definito estofado de Oro, che si ritiene potesse provenire dall'antica Chiesa campestre di San Giovanni.

L'Oratorio di Santa Croce

Bortigali-L'Oratorio di Santa CroceProseguendo per poco più di duecentocinquanta metri lungo la via Vittorio Emanuele III, si vede alla destra della strada la fiancata sinistra della Chiesa ed Oratorio di Santa Croce, il cui ingresso si trova in una trasversale sulla destra. La Chiesa risale ai primi anni del '600, e molto bello è il suo interno, grazie allo slancio e alla armonicità degli archi acuti della navata. Conserva alcune interessanti opere lignee appena restaurate, in particolare un grande simulacro della Madonna, chiamato Santa Maria Manna, che verrà portato a settembre in processione al Santuario di Santa Maria 'e Saccu; il grande crocifisso del presbiterio, databile intorno al '600, che rappresenta un Cristo composto e sereno dopo la sofferenza; ed il vecchio Cristo con testa, braccia e gambe snodate, che viene utilizzato per la cerimonia de S'Iscravamentu, e che rappresenta un Cristo doloroso, con il viso e del corpo letteralmente ricoperti di gocce di sangue.

L'Oratorio è la sede dell'omonima Arciconfraternita di Santa Croce, istituita nel 1624 per la venerazione della Croce, che ha tra le sue funzioni istituzionali proprio la cura della cerimonia de S'Iscravamentu in occasione della Settimana Santa.

La Chiesa parrocchiale di Nostra Signora degli Angeli

Proseguendo per centocinquanta metri lungo la via Vittorio Emanuele III, prendiamo a destra la strada che ci porta in piazza Parrocchia, sulla quale, nel centro del paese, è da visitare la Chiesa di Nostra Signora degli Angeli, che è la Chiesa parrocchiale di Bortigali. La piazza Parrocchia è una suggestiva piazzetta impreziosita anche dalla presenza, alla sinistra della Chiesa parrocchiale, della Chiesa del Rosario, e, più avanti, dell'ingresso al Vialetto che porta alla contigua Chiesa di San Palmerio. La Chiesa parrocchiale è stata realizzata nei primi decenni del sedicesimo secolo in pietra trachitica rossa, e costituisce un buon esempio di architettura cinquecentesca, dato che è costruita nelle forme tardo gotiche, con pietre a vista, tipiche delle Chiese del nord della Sardegna di quell'epoca, anche se ha subìto delle modifiche più tarde. Il bel portale presenta molti degli elementi tipici che si ritrovano nei portali delle case del centro storico. Al suo interno si trova un piccolo simulacro della Madonna, chiamato Santa Mariedda, che verrà portato a settembre in processione al Santuario di Santa Maria 'e Saccu; si trovano, inoltre, quattro tavole che rappresentano l'Annunciazione, la Natività, l'Adorazione dei Magi e l'Assunzione in cielo, che facevano parte di uno smembrato Retablo attribuito al Maestro di Ozieri, databile attorno al 1551.

Bortigali-Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli Bortigali-Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli: facciata Bortigali-Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli: il campanile Bortigali-Chiesa parrocchiale di Santa Maria degli Angeli: i quattro quadri del Retablo smembrato attribuito al Maestro di Ozieri o alla sua scuola

Presso la Chiesa parrocchiale si svolge la Festa patronale in onore della Madonna degli Angeli, che si celebra ogni anno il 2 agosto, con i riti religiosi e la manifestazioni civili.

L'Oratorio della Madonna del Rosario o del Santissimo Rosario

Nella piazza Parrocchia, alla destra della Chiesa parrocchiale, si affaccia la Chiesa ed Oratorio della Madonna del Rosario o del Santissimo Rosario. La Chiesa, che è stata edificata verso la metà del Seicento, ha la facciata a cuspide, divisa orizzontalmente e verticalmente da cornici e paraste in trachite, ed ha un bel portale istoriato, in trachite rossa. In seguito a un restauro, sulle pareti del presbiterio è da poco venuto alla luce una ciclo di medaglioni dipinti risalenti al 1870, opera del pittore Campanelli.

Bortigali-L'Oratorio della Madonna del Rosario a lato della parrocchiale di Santa Maria degli Angeli Bortigali-L'Oratorio della Madonna del Rosario

L'Oratorio è la sede dell'omonima Confraternita del Rosario, consacrata nel 1864 in segno di fede e culto per la Madonna del Rosario, ma sicuramente preesistente.

La Chiesa di San Palmerio

Bortigali-Chiesa di San PalmerioCosteggiando il lato destro della Chiesa ed Oratorio del Rosario, si trova l'ingresso al Vialetto che porta alla contigua piccola Chiesa di San Palmerio, che è stata la Chiesa parrocchiale di Bortigali prima dell'edificazione di quella attuale dedicata a Santa Maria degli Angeli. Ha una struttura assai semplice ma molto suggestiva, per l'ambiente in cui è inserita.

La Chiesa è un Oratorio sede della Confraternita delle Anime, detta anche Confraternita di San Palmerio, istituita nel 1777 per onorare la memoria dei defunti. Questa Confraternita ha, tra i suoi incarichi istituzionali, anche quello di mantenere la tradizione di Su Fogu Virgine, cioè dell'accensione, la sera del Sabato Santo, del fuoco, simbolo religioso di luce e di vita.

Il Municipio di Bortigali

Dopo la deviazione che ci ha portati in piazza Parrocchia a visitare la Chiesa parrocchiale e le due altre Chiese alle quali si accede da essa, proseguiamo lungo la via Vittorio Emanuele III per una cinquantina di metri, e arriviamo nella piazza Sa Funtana 'e S'Incontru, dove la domenica di Pasqua si svolge l'incontro tra le statue della Maddalena e della Madonna velate di nero e la statua del Cristo risorto. Qui parte sulla destra la via Umberto I, la seguiamo per un centinaio di metri, e troviamo, alla sinistra della strada, al civico numero 6, l'edificio che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Bortigali.

Bortigali-Sa Funtana 'e S'Incontru Bortigali-Municipio di Bortigali

La Chiesa di Sant'Antonio Abate

Passato il Municipio, proseguiamo per la via Umberto I per una ventina di metri, poi prendiamo a sinistra la via Principe Umberto, che, dopo centocinquanta metri, sbocca sulla via Stazione, che prendiamo verso destra, e, dopo un'altra ventina di metri, troviamo alla destra della strada la facciata della Chiesa di Sant'Antonio. La particolare e suggestiva caratteristica di questa Chiesa è di essere scavata quasi interamente nella roccia. In una delle tre nicchie sopra l'altare è posta la statua lignea di San Barnaba, proveniente dalla Chiesa che un tempo esisteva sulla vetta del Monte Santu Padre.

Bortigali-Chiesa di Sant'Antonio Abate Bortigali-Chiesa di Sant'Antonio Abate: la statua lignea di Sab Barnaba

Bortigali-falò per la Festa di Sant'Antonio AbatePer una consuetudine ormai consolidata, la Festa di Sant'Antonio Abate, ossia di Sant'Antoni 'e Su Fogu, viene celebrata il sabato e la domenica successivi al 17 gennaio. Come in quasi tutti i paesi della Sardegna centrale, la Festa si caratterizza per l'accensione di un falò, a Bortigali ottenuto bruciando la tuva, che è il tronco cavo di un grosso albero. Il sabato, giorno della vigilia, il simulacro del Santo con ai piedi il caratteristico porcellino viene trasportato in processione dalla Chiesa a lui dedicata fino alla Chiesa parrocchiale. Nel piazzale antistante la Chiesa, il sacerdote procede alla benedizione del fuoco, che viene, poi, nuovamente allestito l'indomani mattina, e la domenica successiva, giorno della cosiddetta ottava. Non mancano naturalmente i momenti di convivialità, con pranzi, cene. Dal 2012 la cena della domenica è offerta a tutti.

La Stazione Ferroviaria di Bortigali

Bortigali-La Stazione Ferroviaria di BortigaliProseguendo verso sud est lungo la via Stazione, dopo poco meno di quattrocentocinquanta metri arriviamo a un bivio, dove prendiamo verso destra la strada che, in centocinquanta metri, ci porta alla Stazione Ferroviaria di Bortigali, che si trova alla sinistra della strada. Si tratta di una stazione lungo la linea ferroviaria che collega Macomer con Nuoro. La stazione è tuttora in buone condizioni, con il fabbricato Viaggiatori, presente assieme allo scalo merci, dotato di pensilina e del pozzo dell'acqua. Il fabbricato Viaggiatori presenta l'architettura tipica delle stazioni del periodo fascista degli anni '30, con tre ingressi sulla facciata e tre corrispondenti finestre sul piano superiore. La stanza centrale era originariamente destinata quale sala d'aspetto per i passeggeri, con relativa biglietteria, attualmente chiusa dopo la cessata presenza del capostazione. Sul lato ovest della stazione, dove sono posti gli ingressi delle ritirate, si trova a breve distanza il pozzo da cui si attingeva l'acqua per il rifornimento delle locomotive.

Il Cimitero di Bortigali

Bortigali-Cimitero di BortigaliDa via Umberto I, evitiamo la deviazione sulla sinistra in via Principe Umberto, e proseguiamo, invece, verso sud est per circa duecentocinquanta metri, poi manteniamo la sinistra per continuare in via del Cimitero, che, in poco più di cento metri, ci porta di fronte al Cimitero di Bortigali. Potevamo arrivarci anche da via Stazione, presa da via Principe Umberto e seguita per duecentocinquanta metri, poi prendendo a destra la via Umberto I, questa volta in senso opposto ossia verso sud ovest, e, dopo 450 metri, svoltando tutto a destra e prendendo la via del Cimitero.

Il Campo Sportivo di Bortigali

Dalla via Vittorio Emanuele III, evitando la deviazione per via Umberto I che ci ha portato al Municipio, proseguiamo dritti lungo la strada, che ci porta a nord est dell'abitato, e, dopo poco più di un chilometro, troviamo sulla destra la stradicciola che ci porta al Campo Sportivo di Bortigali, del quale fa parte un Campo da Calcio con strutture in grado di ospitare 99 spettatori, un Campo da Calcetto ed un campo da tennis.

Visualizza la mappa Nei dintorni di Bortigali Informazioni turistiche

Nei dintorni di Bortigali, per gli amanti della montagna è da segnalare la vicina cima del Santo Padre. Per chi ama, invece, l'archeologia, nei dintorni di Bortigali sono stati portati alla luce i resti di dieci Domus de Janas; di due Dolmen; della Tomba di giganti Sereddis; dei Protonuraghi Aidu Entos, Berre, Carrarzu Iddia, Coattos, Cuguttu, Mura Elighe, Muradda, S'Arbarighinu, San Martino, Seriale, Su Nou de Pedramaggiore, Tusari; dei Nuraghi semplici Aidu Olostri, Badde Donna, Carrarzu Iddia II, Funtana Lada, Giaga Edra, Monte Surdu I, Mura Pizzinnu, Pranu 'e Ruos, Ruggiu, S'Immandradorzu, Sa Mandra 'e Sa Giua, Sas Luzzanas, Semestene, Serra 'e Nughes, Taleris, Teriani, Tuide; dei Nuraghi complessi Aidu Arbu, Boes, Burgusada, Chercucchi, Orolo, Ottieri, Sa Corte, Tintirriolos; ed anche dei Nuraghi Achena, Borta, Monte Surdu II, Pabarile, tutti di tipologia indefinita. Da segnalare anche quattro Chiese campestri, tra le quali la Chiesa di Santa Maria de Sauccu che, sebbene ricada nel territorio amministrativo del Comune di Bolotana, appartiene alla comunità civile e religiosa di Bortigali.

Il Monte Santo Padre

Bortigali-Monte Santo Padre sullo sfondo dell'abitato di BortigaliDa via Vittorio Emanuele III prendiamo verso nord est la via Cesare Battisti, che, in una quarantina di metri, sbocca sulla via Montenegro, che prendiamo verso sinistra. Dopo una trentina di metri svoltiamo a destra e prendiamo una strada che esce dall'abitato in direzione est, e poi nord est. Dopo poco più di due chilometri, arriviamo a un bivio dove prendiamo a destra, dopo cinquecento metri a destra, e dopo cinquecentocinquanta metri ancora a destra. Percorsi quattrocentocinquanta metri, passando per zone di superba bellezza paesaggistica, arriviamo sulla vetta del Monte Santo Padre, di origine vulcanica, una delle più alte della catena del Marghine, da cui si può osservare un paesaggio che abbraccia buona parte della Sardegna centro occidentale, dai monti del Gennargentu al mare di Oristano e di Bosa. Il monte è anche una delle mete preferite dagli appassionati di parapendio.

Sulla vetta del monte esisteva l'antica Chiesa di San Barbaba, nella quale si trovava la statua lignea di San Barnaba, che è oggi conservata a Bortigali, nella Chiesa di Sant'Antonio Abate.

I ruderi delle antiche Chiese di San Martino e di San Giovanni in localtà Berre

Uscendo dall'abitato di Bortigali verso est con la SS129 in direzione di Silanus, dopo poco più di un paio di chilometri arriviamo nella località Berre, dove esisteva una Città punica e poi romana, in seguito andata distrutta. Qui sarebbe sorto l'originario abitato dal quale è poi nata la cittadina chiamata Bortigali. Alla destra della strada statale, nella campagna, si trovano i ruderi della Chiesa medioevale di San Martino. Più avanti, passata la linea ferroviaria, si trovano i ruderi della Chiesa medioevale di San Giovanni, che veniva festeggiato fino agli anni '40 del Novecento.

Bortigali-I ruderi della Chiesa medioevale di San Martino Bortigali-I ruderi della Chiesa medioevale di San Giovanni

Il mulino ad acqua

Bortigali-mulino ad acquaEravamo entrati in Bortigali con la via dei Mille, che si era immessa sulla via Vittorio Emanuele III. La prendiamo verso sinistra, ossia verso est, e la seguiamo per centotrenta metri, poi la strada svolta verso sinistra, ma prendiamo una sterrata sulla destra che ci porta al mulino ad acqua, che si trova in località Costa 'e Molinu, alla periferia ovest dell'abitato. Il mulino funzionava grazie al movimento generato dalla caduta, dall'alto, dell'acqua del Rio Mànigos sulla ruota esterna, che da questa veniva trasmesso alla macina interna. Il mulino è rimasto in attività sino alla fine degli anni '30 del Novecento, soppiantato poi dai mulini elettrici costruiti all'interno del centro abitato. Vi si macinavano grano ed orzo, portati di solito dagli uomini, a cavallo, coi sacchi, ma anche dalle donne. È stato di recente ristrutturato dall'Amministrazione Comunale, per far parte dell'itinerario di visita dei beni del territorio, nonche con lo scopo didattico di presentare alle scolaresche una delle fasi del ciclo del pane.

Il complesso nuragico di Carrarzu Iddia

Descrizione del  Protonuraghe Carrarzu IddiaUsciamo da Bortigali in diresione sud ovest con la via Vittorio Emanuele III e la seguiamo fuori dall'abitato per un chilometro e mezzo, poi prendiamo a destra la SP62 in direzione di Mulargia, del campo di tiro a volo Orolo e dell'area archeologica, dopo centosessanta metri prendiamo a sinistra una stretta strada in salita che seguiamo per poco più di un chilometro, arriviamo a un bivio dove prendiamo verso destra, e dopo un paio di chilometri troviamo sulla destra un cancello in legno, con le indicazioni per il complesso nuragico di Carrarzu Iddia, che sorge su di un modesto rilievo delimitato da una cinta muraria. La cinta racchiude un Protonuraghe ed un Nuraghe, due edifici così diversi nella forma e nell'opera muraria che devono considerarsi costruiti in tempi diversi, più antico il Protonuraghe, più recente il secondo edificio. Fra i due edifici si trova un piccolo agglomerato di capanne circolari, alcune delle quali ancora ben conservate, con un pozzo cisterna.

Il Protonuraghe è costruito sul margine occidentale dell'altura e ne segue in parte il dislivello, ha forma ellittica di nove metri e mezzo per otto metri e mezzo, con due ingressi che si aprono a livelli diversi, che raccordano un corridoio passante con una nicchia. L'opera muraria è costituita prevalentemente da pietre di piccole dimensioni, appena sbozzate e disposte a file irregolari con numerose zeppe di rincalzo. A una decina di metri a sud est del Protonuraghe, ad una quota lievemente superiore, si trova il Nuraghe Carrarzu Iddia II, un Nuraghe semplice costituito da una torre di forma circolare del diametro di circa undici metri e mezzo che sembra essere del tipo a tholos, di cui è attualmente rilevabile soltanto il profilo di pianta e l'elevato che si conserva per una altezza massima di tre metri e mezzo a nord, con nove filari, che appare costituito da blocchi di grandi dimensioni, appena sbozzati e disposti a filari non sempre regolari. Sul piano di svettamento di questa torre si scorgono, fra le macerie, resti di muri e brevi aperture ora inaccessibili. Il pozzo cisterna è posizionato tra i due Nuraghi del complesso, in direzione nord est. A poche decine di metri a nord del complesso nuragico si trova il Dolmen. La tomba è stata costruita utilizzando spuntoni di roccia affiorante, levigata nella parte interna, a delimitare il vano funerario su tre lati, mentre cinque lastroni ortostatici, di cui uno soltanto ancora nella posizione originaria, completavano il perimetro della sepoltura.

Bortigali-complesso nuragico di Carrarzu Iddia: il Protonuraghe Bortigali-complesso nuragico di Carrarzu Iddia: il Nuraghe Bortigali-complesso nuragico di Carrarzu Iddia: il pozzo cisterna Bortigali-complesso nuragico di Carrarzu Iddia: il Dolmen

Resti del Nuraghe complesso Orolo ed il fenomeno della Luce dal finestrino di scarico

Procedendo altri trecento metri, poi prendiamo a sinistra la strada proveniente dalla SP62 verso Mulargia, e, dopo quattrocento metri, troviamo le indicazioni per il Nuraghe Orolo. Ci si poteva anche arrivare proseguendo, dove abbiamo svoltato verso sinistra, sulla SP62 verso Mulargia, e, dopo 3.2 chilometri, ossia circa seicentocinauanta metri prima della deviazione per Mulargia, troviamo sulla sinistra le indicazioni per il campo di tiro a volo Orolo, dove prendiamo la strada bianca che prosegue in salita per circa seicento metri, sino ad un bivio, dove proseguiamo a destra, e, dopo quattrocento metri, troviamo le indicazioni per il Nuraghe.

Il Nuraghe Orolo, uno dei più belli, ma anche meno conosciuti, monumenti nuragici dell'Isola, posto a 785 metri di altezza, domina una vasta area, affacciandosi sulla piana di Abbasanta e Borore, e sulla media valle del Tirso, fino al massiccio del Gennargentu, e poi verso nord sino ai vulcani del Meilogu. Si tratta di un Nuraghe trilobato in buono stato di conservazione, costruito con grandi blocchi di basalto squadrati, significativo sia per l'ottimo stato che per l'imponenza delle sue strutture. Conserva quasi per intero il mastio centrale, alto quattordici metri, che presentava tre camere sovrapposte, tutte con volta a tholos. Le due camere inferiori sono ben conservate, collegate da una scala elicoidale di cinquantasei gradini ricavata all'interno del muro, con la quale si sale agevolmente fino alla sommità. Si tratta di una scala che non ha il senso prevalentemente orario come nella quasi totalità degli altri Nuraghi, ma in questo caso si sviluppa in senso antiorario. Sulla destra del vestibolo si apre la scala e sulla sinistra la nicchia d'andito. L'ingresso alla camera del piano terra è caratterizzata da un immenso architrave ribassato. La camera inferiore contiene tre ampie nicchie, poste a croce, e altre tre nicchie minori. Tramite la buia scala si accede alla camera superiore, che presenta un finestrone in direzione sud e due vani a pozzo ricavati entro lo spessore murario e aperti sul pavimento, forse si tratta di ripostigli. Si penetra nel monumento tramite un corridoio su cui si aprono due torri laterali più piccole, inglobate in un bastione. quella sinistra è ben conservata, l'altra è invece priva della parte superiore. Le torri laterali hanno la camera molto semplice. Le tre torri sono fasciate da un bastione, che rende questo Nuraghe un imponente complesso fortificato.

Bortigali-Nuraghe Orolo-Veduta dal retro Bortigali-Nuraghe Orolo-Veduta laterale Bortigali-Nuraghe Orolo-Veduta frontale Bortigali-Nuraghe Orolo: l'ingresso Bortigali-Nuraghe Orolo: l'architrave all'ingresso Bortigali-Nuraghe Orolo: corridoio di ingresso Bortigali-Nuraghe Orolo: scala interna Bortigali-Nuraghe Orolo: il tholos della prima camera Bortigali-Nuraghe Orolo: dall'alto del Nuraghe Bortigali-Nuraghe Orolo: in posizione dominante a controllare tutta la vallata fino al lago Omodeo

È anche presente un sistema di canalizzazione, che consentiva di portare al Nuraghe l'acqua di una sorgente non lontana. Nei pressi del Nuraghe sorgeva un villaggio di capanne, del quale rimangono tracce. Il villaggio era racchiuso in un ampio antemurale, del quale si vedono ancora alcuni resti. Il Nuraghe Orolo doveva rappresentare il sito più importante in un territorio molto ricco e fertile. Più a monte del Nuraghe si trovano le Domus de Janas mentre a valle si individuano le sagome di altri numerosi Nuraghi.

Il fenomeno della Luce dal finestrino di scarico si verifica nei Nuraghi nei quali il sole, all'alba del Solstizio d'inverno, si allinea con il finestrino di scarico dell'architrave della porta d'ingresso del Nuraghe, e genera, all'interno, un fascio luminoso che percorre la sala, e genera un'immagine luminosa posizionata al centro della sala o in una nicchia in essa presente.

Bortigali-Nuraghe Orolo-Fenomeno all'alba del Solstizio d'invernoNel Nuraghe Orolo di Bortigali, all'alba del giorno del Solstizio d'inverno, un raggio di luce penetra dalla finestrella posizionata sopra l'entrata del bastione del Nuraghe, e forma all'entrata della camera inferiore, un'immagine nella quale alcuni hanno riconosciuto la testa di un toro luminoso. Si tratta di un fenomeno ampiamente documento dal Gruppo Ricerche Sardegna per i quali la luce prodotta dal finestrino risulta essere tipica solo del Nuraghe Orolo. E da loro non può essere considerato un fenomeno della Luce del Toro, dato che questo si verifica solo nelle torri arcaiche dei Nuraghi semplici attraverso i finestrini di scarico al di sopra della porta, mentre in questo caso il finestrino e l’architrave della torre arcaica sono sepolti dall’addossamento del nuovo ingresso, nel quale si verifica il fenomeno, che naturalmente non potrà mai arrivare ad illuminare il fondo della camera.

Arriviamo alla frazione Mulargia che descriveremo meglio più avanti

Proseguendo sulla SP62 prima in direzione nord e poi in direzione ovest, percorsi circa sei chilometri da dove avevamo imboccato questa strada, arriviamo nella frazione Bortigali denominata Mulargia. Potevamo arrivarci con una strada più lunga ma molto più agevole, tornando indietro con la SS129 da Bortigali in direzione di Birori, dove prendiamo la SS131 di Carlo Felice in direzione nord, la seguiamo per poco più di sei chilometri, poi prendiamo la deviazione a destra sulla SP62 in direzione est, che, in un paio di chilometri, ci porta nella frazione Mulargia. La frazione Mulargia verrà descritta nei dettagli più avanti.

La Chiesa campestre del Sacro Cuore di Padru Mannu

Tornati sulla SS131 di Carlo Felice, la seguiamo per altri sei chilometri in direzione nord, poi prendiamo a destra l'uscita verso Bolotana che ci porta sulla SP17. Percorsa per poco più di un chilometro, arrivati nella Regione Padru Mannu, troviamo una deviazione in discesa sulla destra che, in duecento metri, ci porta a trovare una sterrata a destra che conduce alla Chiesa del Sacro Cuore di Padru Mannu. Si tratta di una Chiesa anglicana, recentemente restaurata.

Bortigali-Chiesa del Sacro Cuore di Padru Mannu Bortigali-La strada che porta al Caseificio Piercy

La Chiesa fa parte di un complesso di edifici che costituirono la prima azienda casearia della Sardegna, realizzata nel 1880 dall'ingegnere gallese Benjamin Herbert Piercy, di cui parleremo a lungo quando visiteremo Bolotana. L'azienda, che veniva chiamata Caseificio Piercy, e che oggi è in rovina, comprendeva anche un burrificio, dotato di innovativi impianti per la sterilizzazione, che era stato munito di una propria rivendita a Cagliari.

Il Santuario di Santa Maria 'e Saccu

Tornati sulla SP17, percorriamo quattro chilometri, poi, seguendo le indicazioni, prendiamo leggermente a destra, e, dopo poco più di un chilometro e mezzo, di nuovo a destra, in una strada che, in circa un chilometro, ci porta al Santuario di Santa Maria 'e Sauccu, situato in territorio di Bolotana ma sentito come proprio dalla popolazione di Bortigali. La Chiesa fa, infatti, parte del patrimonio di Bortigali, benché sia amministrativamente nel territorio del Comune di Bolotana, immersa nella campagna, circondata da una cinquantina di muristenes, i piccoli alloggi dove risiedono i novenanti ed i pellegrini durante il periodo delle celebrazioni religiose.

Bolotana-Santuario di Santa Maria 'e Sauccu Bolotana: Santa Maria 'e Sauccu: facciata Bolotana: Santa Maria 'e Sauccu: muriestenes Bolotana: Santa Maria 'e Sauccu: muriestenes a forma di capanne preistoriche

Bortigali-La Festa di Santa Maria 'e Sauccu: partenza della processioneA settembre si svolge la Sagra di Santa Maria 'e Sauccu, che viene preceduta dalla novene nei muristenes attorno al Santuario, e che si conclude con una Festa campestre. La Sagra, di cui si hanno notizie da registri amministrativi sino dal 1606, ha mantenuto quasi intatte le sue caratteristiche tradizionali, tra le quali quella di essere a totale carico di un obriere di nomina annuale. La mattina del 7 settembre due distinte processioni accompagnano i due simulacri della Madonna al Santuario, la prima è formata esclusivamente da fedeli a piedi e portano il simulacro più piccolo, Santa Mariedda, dalla Chiesa parrocchiale al Santuario, mentre la seconda parte qualche ora più tardi ed è formata da una cinquantina di confratelli a piedi, vestiti con la tunica bianca, e da un centinaio di cavalieri, e accompagna il simulacro più grande di Santa Maria Manna dalla Chiesa di Santa Croce al Santuario. La partenza e l'arrivo delle due processioni sono salutati dal suono dei tamburini e da migliaia di colpi di fucile a salve. Nel villaggio di Santa Maria si svolgono le tradizionali novene, con momenti dedicati alla fede e altri al divertimento, con balli, canti, musica. Il giorno 17 le due processioni effettuano il percorso inverso, ed, in particolare, il simulacro di Santa Maria Manna giunge a Bortigali intorno a mezzogiorno, e la sera viene portato in giro dai confratelli presso tutte le famiglie del paese, sempre accompagnato dal saluto dei fucilieri.

Visualizza la mappa Visita di Mulargia, un tempo Comune indipendente ed oggi frazione Bortigali

Fino alla metà del diciannovesimo secolo paese autonomo, il borgo rurale di Mulargia, era già noto col nome di Molaria in epoca romana, come stazione posta lungo la strada che collegava Karalis con Turris Libisonis. È la destinazione finale di un itinerario di trekking che parte dall'abitato di Bortigali e attraversa una zona con notevoli emergenze archeologiche e naturalistiche, e proprio nei pressi di Mulargia si trova un bosco di roverelle, classificato come area Rilevante Interesse Naturalistico nello studio del Parco Regionale del Marghine e Goceano.

Nel 1865 lo storico Comune di Mulargia viene aggregato al Comune di Bortigali, del quale costituisce oggi la frazione Mulargia (altezza metri 700, distanza circa 12,6 chilometri, abitanti circa 80). Nelle vie del centro storico si possono osservare alcuni architravi lavorati con motivi di stile catalano aragonese, con l'arco inflesso, il simbolo IHS dei Gesuiti, rosette, ed altro. Il sito dell'antica Molària ha avuto per molto tempo grande importanza come centro estrattivo dalle cave di ignimbrite, e di produzione di macine granarie. Il nome è, infatti, da interpretare come luogo di produzione delle macine, o delle mole, che venivano realizzate, appunto, con la solida pietra locale, e che fanno ancora bella mostra di se in molti cortili del centro abitato. Proviene, tra l'altro, da Mulargia la più antica macina rotatoria del tipo a clessidra pompeiana del Mediterraneo, che faceva parte del carico di una nave mercantile greca naufragata nel IV secolo avanti Cristo al largo di Palma di Maiorca.

Dal casello della linea ferroviaria al Cimitero di Mulargia

Bortigali-frazione Mulargia: il CimiteroArrivando da Bortigali verso nord con la SS131 di Carlo Felice, e presa verso destra la SP62 in direzione di Mulargia, dopo ottocentocinquanta metri incrociamo la linea ferroviaria, dove troviamo il casello ferroviario di Mulargia. Proseguendo per settecento metri sulla SP62, troviamo alla destra della strada il viottolo che conduce al'ingresso del piccolo Cimitero di Mulargia, costruito attorno alla piccola Cappella dedicata a Sant'Elena.

Il Campo Sportivo di Mulargia

Circa duecentocinquanta metri più avanti, lungo la SP62, in direzione dell'abitato, si può vedere alla destra della strada il Campo Sportivo di Mulargia, che non si trova in buone condizioni.

I ruderi dell'antica Chiesa di Sant'Elena Imperatrice

Bortigali-frazione Mulargia: i ruderi dell'antica Chiesa di Sant'Elena ImperatriceProseguiamo il nostro viaggio lungo la SP62, e, percorsi ancora una quaratina di metri, prendiamo a sinistra una deviazione che seguiamo per poco più di centocinquanta metri. Qui, alla destra della strada, immersa nella vegetazione, si trovano i ruderi dell'antica Chiesa di Sant'Elena Imperatrice, che testimoniano il culto nella zona per la madre dell'imperatore Costantino, e testimoniano, quindi, la continuità abitativa nel territorio di Bortigali fino dall'epoca bizantina.

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e Sant'Elena

Bortigali-frazione Mulargia: la Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista e Sant'ElenaProseguendo con la SP62 arriviamo al centro dell’abitato, dove la strada Provinciale assume il nome di via Mulargia. Percorsi un centinaio di metri, alla distanza di circa quattrocento metri dal viottolo che ci ha portati al Cimitero, prendiamo a destra la strada che, in una cinquantina di metri, ci porta alla Chiesa dedicata a San Giovanni Battista ed a Sant'Elena, che è la Chiesa parrocchiale di Mulargia. Non si hanno documenti sulla data di fondazione, ma era sicuramente esistente nel 1608, anno in cui è citata nel registro delle visite pastorali dell’archivio diocesano di Alghero. Nella Chiesa, rimaneggiata in epoca recente, sono custoditi tra l’altro il simulacro di Sant'Elena, patrona di Mulargia, quello vecchio di San Sergio, provenienti dalle due Chiese omonime ormai diroccate. Sono custoditi anche due capitellini in marmo bianco che si possono datare intorno al VI secolo, di pregevole fattura, provenienti dalla Chiesa di Sant'Elena. A Mulargia ogni anno si celebra la Festa di Sant'Elena, che è la sua Santa patrona, in onore della quale il 17, 18 e 19 agosto si tengono i festeggiamenti religiosi e civili.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, ci recheremo a visitare la cittadina chiamata Silanus con le sue diverse Chiese, e con nei dintorni il Nuraghe Corbos con i Betili provenienti dalla Tomba di giganti di Sa Pedra Longa, ed il Nuraghe e la Chiesa di Santa Sabina.


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