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Visita del sito istituzionale del comune

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Nella periferfia di Nuoro ci rechiamo sul Monte Ortobene, a Lollove, e poi a visitare i suoi resti archeologici

Dopo aver visitato il centro storico di Nuoro, in questa tappa del nostro viaggio visiteremo i suoi quartieri periferici della Città ed i suoi dintorni, con le sue principali frazioni, tra le quali quella del Monte Ortobene e quella di Lollove, e con i resti archeologici che si trovano all'esterno della Città.

La Regione storica del Nuorese o Barbagia di Nuoro o Barbagia di Bitti

La Barbagia di NuoroIl Nuorese (nome in nuorese Su Nugorèsu, in logudorese Su Nuorèsu), indicato da alcuni anche con il nome di Barbagia di Nuoro o Barbagia di Bitti, è una Regione storica della Sardegna nord orientale. In periodo giudicale il suo territorio apparteneva per lo più al Giudicato di Torres, nella Curatoria di Dore-Orotelli. In realtà oggi per Nuorese si intende un territorio molto più ampio, che comprende anche parte dei territori che in periodo giudicale appartenevano alle curatore di Bitti e di Orosei-Galtellì, nel Giudicato di Gallura. I comuni che ne fanno parte sono Bitti, Lula, Nuoro, Onani, Oniferi, Orani, Orotelli, Orune, Osidda, Ottana, e, secondo molti, ed anche secondo noi, al Nuorese apparterrebbe anche il Comune di Sarule. Secondo alcuni vi apparterrebbe anche il Comune di Dorgali, che, a nostro avviso, appartiene invece alla Barbagia di Ollolai, dato che durante il periodo nel quale la Sardegna era sotto il controllo dell'Impero Bizantino e nel primo periodo del Giudicato di Arborea ne costituiva uno sbocco al mare, andato perduto a seguito dell'espansione, promossa dai Pisani, verso sud del Giudicato di Gallura. Il Nuorese è costituito da luoghi, paesi, tradizioni, enogastronomia, artigianato artistico, musica e cultura, che si sviluppano nei paesaggi dei paesi del comprensorio barbaricino, richiamati nelle opere letterarie del Nobel per la letteratura Grazia Deledda.

Nei dintorni di Nuoro

Nei dintorni di Nuoro sono stati portati alla luce i resti di diverse Domu de Janas, tra le qali quelle di Janna Bentosa, Molimentu, Sa 'e Belloi; delle Necropoli di Domus de Janas di Borbore, Maria Frunza, Piras, Su Cossu; della Tomba di giganti Nodule all'interno del Villaggio nuragico omonimo; dei Nuraghi semplici Biscollai, Costiolu, Curtu, de Orizanne, Durgulileo, Iacupiu, Lardine, Loghelis, Monte Gabutele, Monte Gurtei, Nurdole, Padule Vili, Pedra Pertusa, Porcopi, Sa Ficarba, Sa Murta, Sa Preda Longa, Su Cuccuru, Su Puleu, Su Saju, Tanca Manna, Tertilo, Tres Nuraghes I, Tres Nuraghes II, Tres Nuraghes III, Uguliu; ed anche dei Nuraghi complessi Nodule, S'Abba Viva, Tigologoe.

Visualizza la mappa Visita del monte Ortobene e dei diversi siti archeologici Informazioni turistiche

Subito fuori dal centro abitato di Nuoro si trova il Monte Ortobene, con tre interessanti Chiesette ed alcuni importanti siti archeologici.

La Chiesetta di Nostra Signora della Solitudine che ospita le spoglie di Grazia Deledda

Da Nuoro riprendiamo la via Aspromonte, che ci aveva fatto entrare nel centro storico, e la percorriamo in uscita. Non torniamo sulla SS129, ma proseguiamo lungo il viale Francesco Ciusa ed arriviamo a un bivio. Lasciamo sulla sinistra la deviazione per la SP45, che qui ha il nome di via Valverde, e prendiamo invece via monte Ortobene, dove troviamo subito sulla destra la piccola Chiesa di Nostra Signora della Solitudine. È stata edificata nella seconda metà del ventesimo secolo su disegno di Giovanni Ciusa Romagna, quasi sicuramente su una pre esistente Chiesetta seicentesca. Interessante il portale in bronzo, opera dell'incisore sassarese Eugenio Tavolara. All'interno sono conservate, in un grande sarcofago, le spoglie di Grazia Deledda, che a questo piccolo edificio ha dedicato anche un romanzo.

Nuoro-Chiesetta della Solitudine Nuoro-Chiesetta della Solitudine Nuoro-Chiesetta della Solitudine: interno Nuoro-Chiesetta della Solitudine: l'altare Nuoro-Chiesetta della Solitudine: interno con il sarcofago che conserva le spoglie di Grazia Deledda Nuoro-Chiesetta della Solitudine: il sarcofago che conserva le spoglie di Grazia Deledda

Giovanni Ciusa RomagnaIl volume «Biografia di Giovanni Ciusa Romagna»A Nuoro nel 1907 Giovanni Ciusa Romagna nasce dai negozianti Salvatore Ciusa e Maria Veronica Romagna, e, per distinguersi dallo zio scultore, Francesco Ciusa, egli si firma sempre Ciusa Romagna, assumendo anche il cognome della madre. Completati gli studi all'Accademia di Firenze, torna a Nuoro, dove si dedica all'insegnamento e all'arte. Le sue passioni sono la pittura e il disegno, con un occhio di riguardo per la sua terra: dal Carnevale agli scorci paesani, dai contadini alle donne al lavoro. Insieme ad amici contribuisce in modo significativo alla promozione dell'artigianato sardo in tutta Italia, riscrivendo i modelli per maschere, scialli, tappeti, gioielli e organizzando mostre e esposizioni. Come architetto, realizza il Santuario della Solitudine dove riposano le spoglie di Grazia Deledda, oltre al completo restauro ella piazza Vittorio Emanuele II. Muore a soli 51 anni, nel 1958. Per saperne di più su questo grande artista possiamo leggere una ampia «Biografia di Giovanni Ciusa Romagna» scritta da Maria Luisa Frongia ed illustrata con la riproduzione delle sue opere più significative.

Giovanni Ciusa Romagna: pastorello addormentato, carboncino e sanguigna su carta del 1938 Giovanni Ciusa Romagna: Olianese seduta, carboncino sanguigna e gessetto su carta degli anni '40 Giovanni Ciusa Romagna: sposa di Nuoro, olio su masonite della fine degli anni '40 Giovanni Ciusa Romagna: Donna con brocca, carboncino sanguigna e gessetto su carta del 1948 Giovanni Ciusa Romagna: Riposo, carboncino e sanguigna su carta del 1949 Giovanni Ciusa Romagna: Mietitrici, carboncino e gessetto su carta del 1952

Sul monte Ortobene con le domus de jabas chiamate Sas Birghines

La strada panoramica che sale sul monte Ortobene, chiamato semplicemente dagli abitanti della Città il monte, si arrampica sul costone granitico della montagna, tra fitti boschi di lecci. Da essa si ammira un bellissimo panorama della Città. Lungo il percorso troviamo numerose fonti, la prima è quella di Sa 'e Loda, più avanti c'è quella Milianu, luogo dove si sarebbe costituito il primo insediamento che poi ha dato vita alla Città. Il monte Ortobene arriva, con la cima Punta Cuccuru Nigheddu o Nieddu, ossia Cucuzzolo Nero, a 955 metri, e con la cima denominata Il Redentore a 925 metri.

Nuoro-monte Ortobene Nuoro-monte Ortobene Nuoro-una bella veduta di Nuoro all'alba dal monte Ortobene

Il monte Ortobene è stato abitato nel Neolitico Recente e nella prima età dei metalli, come attestano le Necropoli ipogeiche scavate nel granito, costituita da Domus de Janas che vengono qui chiamate Sas Birghines. Sul monte si trovano quattro Necropoli ipogeiche e cinque ipogei isolati, tutti costituite da pochi ambienti. Sul versante occidentale abbiamo le Domus de Janas Borbore chiamata anche di Valverde, Janna Bentosa, Maria Frunza, Su Cossu. Sul versante orientale le Domus de Janas Molimentu e Sa 'e Belloi. Non ci sono giunti resti evidenti di villaggi ma possiamo ipotizzare che ne esistessero, non lontano dalle sepolture, e che siano andati distrutti nel tempo o non siano ancora stati scoperti.

Sulla cima del monte Ortobene si trovano le antenne televisive e la Chiesa di San Giovanni Gualberto

Nuoro-Antenne sulla Punta Cuccuru Nigheddu del monte OrtobeneLa strada panoramica, evitando le deviazioni che si incontrano nel suo percorso, ci porta in sette chilometri fino sulla vetta della cima denominata Cuccuru Nigheddu, di 955 metri, che è la cima più alta del Monte Ortobene, sulla quale sono posizionate le antenne televisive di diverse emittenti.

Nuoro-Antenne sulla Punta Cuccuru Nigheddu del monte OrtobeneQuasi in cima al Monte Ortobene, poco prima di arrivare alle antenne, si trova la Chiesa di San Giovanni Gualberto, che è il patrono dei Forestali d'Italia. La piccola Chiesa è stata costruita alla fine degli anni cinquanta del Novecento, in occasione della prima Festa Nazionale della Montagna che si è celebrata sul Monte Ortobene. La Festa di San Giovanni Gualberto era una Festa alquanto partecipata che si svolgeva, sino a non molti anni orsono, il 12 luglio, al termine della campagna anticendi, per cui spesso viene spostata ad altra data.

La frazione Nostra Signora de Su Monte con la Chiesa omonima

Proseguendo lungo la strada panoramiva, si arriva sulla cima il redentore del monte Ortobene, dove si trova la frazione Nuoro denominata di Nostra Signora de Su Monte (altezza metri 907, distanza circa 8,4 chilometri, abitanti circa 2).

Nella frazione si trova la Chiesa di Nostra Signora del Monte, ossia della Virgin 'e Monte, che è stata oggetto di un grave atto di vandalismo nel 2002, è ancora in attesa del completamento dei lavori di restauro. Secondo la leggenda, riportata anche nel romanzo «Cosima» di Grazia Deledda, uno dei tre fratelli Pirella, Melchiorre, Giovanni Angelo e Pietro Paolo, sacerdoti nativi di Nuoro, di ritorno dal Santuario della Madonna del Monte Nero vicino a Livorno, trovatosi in una tempesta, aveva promesso di costruire una Chiesa sulla prima cima dell'Isola che avesse visto se si fosse salvato. Come si legge su una lapide esposta sopra l'ingresso, la Chiesa è stata costruita sul monte Ortobene nel 1608, in soli 30 giorni, e dedicata alla Madonna del Monte Nero.

Nuoro-Monte Ortobene: la Chiesa di Nostra Signora de Su Monte Nuoro-Monte Ortobene: la Chiesa di Nostra Signora de Su Monte Nuoro-Monte Ortobene: la Chiesa di Nostra Signora de Su Monte

Preceduta da un triduo di preghiera, il 22 agosto si svolge la celebrazione eucaristica pomeridiana, seguita dalla processione. Dal 20 al 28 agosto questa Chiesa ospita la novena del redentore, in preparazione dell'attesissima Sagra che viene celebrata il 29, ai piedi dell'imponente statua in bronzo situata sul monte Ortobene.

La statua in bronzo del redentore

Polistena-Vincenzo IeraceIl monte Ortobene è stato uno dei monti scelti da Papa Leone III per accogliere, in occasione del Giubileo del 1900, una delle venti statue dedicate a Cristo Redentore, fatte realizzare dalla Chiesa e donate ad altrettante Città d'Italia. Quindi, sulla cresta occidentale del monte Ortobene, il 29 agosto del 1901, è stata collocata la statua in bronzo del redentore, alta sette metri e del peso di due tonnellate, realizzata dallo scultore calabrese Vincenzo Ierace, di Polistena. Dietro il piede destro del Cristo vi è il volto di un bambino, a Nuoro erroneamente identificato come un angioletto o un diavoletto, e che in realtà, come ebbe a scrivere lo stesso autore, rappresenta l'umanità che al cospetto di Dio è come un bambino. Vincenzo Jerace non ebbe la forza di presenziare all'inaugurazione della statua del redentore, per la morte, a Napoli, a soli 27 anni, della moglie Luisa. Dopo quattro anni i Nuoresi dedicarono a Luisa Jerace un'epigrafe dettata da Grazia Deledda.

Nuoro-Monte Ortobene: area di ristoro verso la statua del redentore Nuoro-Monte Ortobene: la lapide con la dedica di Grazia Deledda a Luisa Jerace Nuoro-Monte Ortobene: la statua del redentore Nuoro-Monte Ortobene: la statua del redentore Nuoro-Monte Ortobene: la statua del redentore

Alla statua del redentore sul monte Ortobene sono legate le manifestazioni religiose legate alla Sagra del Redentore. Il 29 agosto di ogni anno, dopo una processione a piedi dal paese fino sulla cima del Monte Orobene, si celebra una messa solenne, che conclude una Sagra ricca di fascino soprattutto per la sfilata dei costumi, canti e balli tradizionali a cui partecipano tutti i paesi della Sardegna.

La Necropoli di Borbore chiamata anche di Valverde data la sua vicinanza con l'omonima Chiesa

Da Nuoro, preso il viale della Solitudine e passata la Chiesetta della Solitudine, passati circa trecentocinquanta metri, prima di una svolta della strada verso destra, prendiamo una strada in cemento sulla sinistra che ci porta verso ovest, e, in circa duecento metri, ci porta alla Fonte di Borbore.

Nuoro-Borbore: accesso alla fonte e alla Domu de Janas Nuoro-Borbore: la fonte Nuoro-Borbore: la fonte

Da qui, proseguendo a piedi in un sentiero abbastanza accidentato, dopo un paio di centinaia di metri arriviamo alla Necropoli di Borbore. Il luogo, di grande effetto scenografico, è caratterizzato da un cortile quadrangolare, al quale si accede tramite un arco in granito di rara bellezza e, da qui, alla tomba, che ha un'unica camera, con un ingresso laterale e uno dall'alto.

Nuoro-Borbore: la Domu de Janas Nuoro-Borbore: la Domu de Janas Nuoro-Borbore: la Domu de Janas Nuoro-Borbore: la Domu de Janas

In questa Necropoli, che viene chiamata anche di Valverde data la sua vicinanza all'omonima chesa, sono stati rinvenuti manufatti di ossidiana scheggiati su le due facce, col vertice generalmente appuntito, ed asce di pietra. Secondo l'interpretazione di molti studiose, il luogo era, probabilmente, anticamente dedicato al culto delle acque e del dio Pan.

La Chiesa campestre dedicata alla Nostra Signora di Valverde

Da Nuoro, lungo il viale della Solitudine, arriviamo al bivio e prendiamo sulla sinistra la SP45, che scende verso la vallata di Marreri. Percorsi circa 1,3 chilometri, troviamo sulla destra della strada le indicazioni che ci fanno prendere una stradicciola sulla destra che, in circa quattrocento metri, ci porta al Santuario dedicato alla Nostra Signora di Valverde, nota fino da tempi remoti come Balubirde o Palu Birde. È una Chiesa campestre costruita in stile rustico sardo a partire dal 1699, come indica una epigrafe posta sull'altare maggiore, per iniziativa della ricca donna nuorese Nicolina Sulis Manca vedova Demonti, che volle edificare una Chiesa in onore della Madonna, assegnandole come dote la metà della tanca che, unitamente al defunto marito, possedeva in località Goine. Originariamente aveva pianta a croce latina, ma le due navate laterali sono state successivamente separate da quella centrale, e sono state adibite una a Sagrestia e l'altra ad abitazione del prete.

Nuoro-La Chiesa di Nostra Signora di Valverde Nuoro-La Chiesa di Nostra Signora di Valverde Nuoro-La Chiesa di Nostra Signora di Valverde Nuoro-La Chiesa di Nostra Signora di Valverde

La Madonna di Valverde è oggetto di devozione popolare, e l'8 settembre si celebra la Festa della Madonna di Valverde, esclusivamente religiosa, preceduta da una novena, per seguire la quale molti fedeli raggiungono ancora oggi da Nuoro a piedi il Santuario.

La Domu de Janas Janna Bentosa o Janna Ventosa

Nuoro-La Domu de Janas di Janna BentosaLa Domu de Janas Janna Bentosa o Janna Ventosa si trova sul versante occidentale del monte Ortobene. Da Nuoro, lungo il viale della Solitudine, arriviamo al bivio e prendiamo sulla sinistra la SP45, che seguiamo per quasi due chilometri e mezzo, poi troviamo sulla sinistra, all'interno di una pineta, la stradina che porta all'ipogeo. L'ingresso è preceduto da un corridoio di accesso, ossia da un dromos rettangolare, delimitato da due file di pietre appoggiate alla parete rocciosa. Dal dromos si accede alla sepoltura costituita da due vani. Troviamo prima una antecella di forma pressoche rettangolare, molto danneggiata. Durante gli scavi si sono trovati sul pavimento una fossetta ovale ed un focolare rituale, oggi non più visibili perché ricoperti da detriti. Dall'antecella si accede alla cella vera e propria di forma irregolare, con alle pareti laterali due nicchie. Tracce di ocra rosso scuro fanno ritenere che le pareti fossero decorate. Nel dromos e nell'anticella sono stati rinvenuti materiali ceramici della Cultura di Ozieri, che si è sviluppata tra il 4000 ed il 3200 avanti Cristo. Si è avuto un suo riutilizzo successivo, sono stati rinvenuti, infatti, materiali ceramici della Cultura di Monte Claro, una perlina di pasta vitrea, resti di due vasi del periodo del Bronzo Antico, ed anche frammenti di età romana.

Resti della Necropoli ipogeica di Maria Frunza

Nuoro-La Necropoli di Maria FrunzaAnche la Necropoli ipogeica di Maria Frunza si trova sul versante occidentale del monte Ortobene. Da Nuoro prendiamo il viale della Solitudine, al bivio a sinistra la SP45 che scende verso la vallata di Marreri. Dopo circa tre chilometri troviamo a destra una casa bianca e sulla sinistra un bosco di pini. Parcheggiamo l'auto e prendiamo il sentiero nella pineta, e dopo trecento metri vediamo sulla sinistra un costone roccioso sul quale si trovano i resti della Necropoli di Maria Frunza, costituita da quattro Domus de Janas scavate nel granito. La prima tomba si trova sul bordo sinistro del sentiero, è una tomba a due celle, con un padiglione di ingresso a forma rettangolare, dal quale di accede da un ingresso trapezoidale alla prima cella. Questa ha pianta ellittica, con pareti rettilinee e il soffitto spiovente verso l'ingresso. Un portello nella parete di fondo, con una doppia cornice, porta alla seconda cella. Sono presenti tracce di ocra scuro sia alla base del portello che tra le due cornici. La seconda cella è rettangolare, con pareti rettilinee e soffitto piatto, spiovente verso l'ingresso. All'interno conserva un grande bancone perfettamente dritto sul quale si posavano le salme. Sul costone roccioso, a circa venti metri dalla strada, si trova, circondata dalla vegetazione, la seconda tomba, di grandezza e forma insolita che ne fanno l'ipogeo più singolare della Necropoli. È una tomba a tre celle, preceduta da una scalinata formata da tre alti gradini forse aggiunti in epoca successiva. Dal padiglione di ingresso, quasi distrutto nel tempo, si accede attraverso un portello alla prima cella di forma pressoche rettangolare, con pareti rettilinee ben levigate. Verso il fondo della cella c'è un pilastro, che riproduce un tipico elemento della casa dei vivi. Sulla parete di sinistra, un portello conduce alla seconda cella, di pianta pressoche circolare, con le pareti curve ed il soffitto piano. Un portello a destra dell'ingresso della prima cella porta alla terza cella, di forma ellittica, con pareti rettilinee e soffitto piatto. La terza tomba si trova un poco più in alto. È una tomba a tre celle. Il portello di ingresso è ornato da una sottile cornice ed ha il segno di una scanalatura nella quale si inseriva il chiusino. La prima cella è di forma ellittica, con pareti rettilinee e levigate. Sulla parete di fondo si apre il portello che porta alla seconda cella, con forma pressoche circolare, pareti rettilinee ben levigate. Nella parete destra della seconda cella troviamo l'ingresso per la terza cella, di forma ellittica. La quarta tomba si trova più in alto rispetto alle altre tre. L'ingresso rettangolare è ornato da una cornice quadrangolare in rilievo, e da su un unico ambiente non completato, dato che il vano sembra quasi una nicchia priva di un vero soffitto. La Necropoli ipogeica di Maria Frunza è databile al tempo della Cultura di Ozieri, ossia tra il 4000 ed il 3200 avanti Cristo.

Visualizza la mappa Visita del resto della Città con i suoi siti archeologici

Nuoro-Veduta della periferiaCi rechiamo, ora, a visitare il resto della Città. Dalla piazza Santa Maria della Neve prendiamo, alla destra della facciata della Cattedrale, la via Antonio Mereu, che seguiamo per circa cento metri, poi svoltiamo a sinistra e imbocchiamo via Domenico Guerrazzi, la seguiamo per circa settantametri e svoltiamo a destra in via Sant'Onofrio, che seguiamo per circa centocinquanta metri e ci porta alla base del Colle di Sant'Onofrio.

Il Museo Etnografico Sardo o Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde

Il volume «Il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde»Arrivati alla fine della via Sant'Onofrio, proseguiamo dritti per poco più di centocinquanta metri sulla via Antonio Mereu, fino a trovare sulla destra l'edificio che ospita il Museo Etnografico Sardo o Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde, aperto nel 1976. In esso sono rappresentati tutti gli aspetti della cultura della Sardegna tradizionale: circa 80 abiti maschili e femminili e diversi capi d'abbigliamento infantile, tutti autentici e realmente utilizzati, gioielli, manufatti tessili e lignei, armi, oltre 60 strumenti della musica popolare, utensili domestici, strumenti di lavoro, ecc. Ed inoltre maschere facciali lignee,e campanacci e pelli di pecora, le maschere dei Thurpos di Orotelli, dei Boes e Merdules di Ottana e dei Mamuthones e Issohadores di Mamoiada. Il complesso degli edifici che ospita il Museo riproduce la struttura di un villaggio tipico della Sardegna. Il Museo è stato recentemente oggetto di un grande progetto di restauro, riqualificazione e ampliamento, realizzando un maggior volume di quasi cinquemila metri cubi rispetto al precedente complesso museale.

Nuoro-Museo Etnografico o Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde Nuoro-Museo Etnografico o Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde: la parte nuova Nuoro-Museo Etnografico: costumi tradizionali Nuoro-Museo Etnografico: arredamento Nuoro-Museo Etnografico: arredamento Nuoro-Museo Etnografico: arredamento Nuoro-Museo Etnografico: abbigliamento Nuoro-Museo Etnografico: il pane Nuoro-Museo Etnografico: strumenti musicali Nuoro-Museo Etnografico: gioielli Nuoro-Museo Etnografico: gioielli Nuoro-Museo Etnografico: gioielli Nuoro-I locali che ospitano il Museo delle Maschere Tradizionali Nuoro-Museo delle Maschere Tradizionali: i Mamuthones e gli Issohadores di Mamoiada Nuoro-Museo delle Maschere Tradizionali: i Boes e Merdules di Ottana Nuoro-Museo delle Maschere Tradizionali: i Thurpos e l'Eritaju di Orotelli

Il parco pubblico del Colle di Sant'Onofrio

Nuoro-parco pubblico del Colle di Sant'OnofrioDalla fine della via Sant'Onofrio, invece di proseguire dritti sulla via Antonio Mereu, prendiamo una strada a sinistra che ci porta a salire sul parco pubblico del Colle di Sant'Onofrio. Secondo un'antica tradizione, sul colle di Sant'Onofrio sarebbe esistito un piccolo tempio dedicato alla divinità Fenicia Astarte, la dea primigenia, la Terra Madre, progenitrice di tutti gli esseri viventi. È un ampio spazio con giardini, che funge da parco pubblico. Sulla strada per il colle troviamo il cosiddetto Castello, ossia il Villino Antonietta, realizzato negli anni '30 in stile neogotico. Nel 1934 venne posto sulla sommità del colle di Sant'Onofrio un monumento dedicato a Sebastiano Satta, opera di Francesco Ciusa. Di questo monumento, distrutto da atti vandalici, oggi purtroppo non rimane che il ricordo.

Il Cimitero di Nuoro

Nuoro-Cimitero di NuoroArriviamo a Nuoro da sud con la SS129, che porta nella Città. Prendiamo seguendo le indicazioni per il Municipio e per tutte le direzioni, una deviazione che fiancheggia la strada statale sulla destra, tornando quasi indietro, e che è la via Francesco Ciusa. La seguiamo per poco meno di cinquecento metri, quando sbocca sulla via della Solitudine, proveniente da ovest dal monte Ortobene. La prendiamo verso sinistra e la seguiamo fino a largo Pirari, dove prendiamo a destra la via Antonio Ballero, che ci porta, al civico numero 129, all'ingresso del Cimitero di Nuoro.

La Chiesa di San Giovanni Battista

Nuoro-La Chiesa di San Giovanni BattistaPassato l'ingresso del Cimitero, proseguiamo verso sud ovest lungo la via Antonio Ballero, dopo trecento metri prendiamo a destra, seguendo le indicazioni per la frazione Lollove, la via Zeila, che diventa poco dopo via Lollove. Dopo averla seguita per un chilometro e duecento metri, prendiamo a sinistra la via della Pietra, che seguiamo per cinquanta metri, poi svoltiamo a destra ed imbocchiamo la via San Giovanni Battista. Su questa strada si trova, dopo meno di duecento metri, sulla sinistra, al civico numero 11, la nuova Chiesa di San Giovanni Battista.

Proseguendo sulla via Lollove per una diecina di chilometri, si arriverebbe alla frazione Lollove, che visiteremo più avanti. Ci arriveremo, però, in modo più comodo seguendo un'altra strada.

In piazza Italia troviamo il palazzo della Provincia ed il Municipio di Nuoro

Proseguendo circa cinquanta metri, prendiamo a sinistra per rimenere sulla via San Giovanni Battista che seguiamo per trecentocinquanta metri, poi svoltiamo a sinistra in via delle Frasche che seguiamo per centottanta metri. Dove la via delle Frasche sbocca su via Nurra, prendiamo a destra la strada che in ottanta metri ci porta, a destra, in via Ubisti, la seguiamo fino a dove sbocca sulla via Trieste, ed arriviamo nella piazza Italia con i suoi giardini, dove vediamo alla sinistra il palazzo della Provincia di Nuoro, che confina con il palazzo che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Nuoro, il cui ingresso si trova, però, in via Dante Alighieri, al civico numero 44.

Nuoro-Piazza Italia Nuoro-Piazza Italia: Monumento ai Caduti del mare Nuoro-Piazza Italia: busto di Grazia Deledda Nuoro-Piazza Italia: il palazzo della Provincia Nuoro-Piazza Italia: il palazzo del Municipio

La Giuseppe Gabbas Azienda Vinicola

Seguiamo la via Trieste per seicentocinquanta metri, alla sinistra della strada, al civico numero 59, si trova l'edificio che ospita la Gabbas Azienda Vinicola.

L'Azienda Vinicola di Giuseppe Gabbas si estende su una superficie di circa trenta ettari, dei quali venti a vigneto e cinque ad oliveto, in una vallata ai piedi del Supramonte, nel cuore della Sardegna, a dieci chilometri da Nuoro. Il vitigno maggiormente coltivato è il Cannonau, al quale sono state aggiunte altre varietà locali, selezionate tra le più interessanti del ricco panorama viticolo sardo. Questa piccola e dinamica realtà produttiva in un territorio particolarmente vocato alla coltivazione della vite riesce sempre ad esprimersi al meglio, regalando al vino tratti di eleganza e di territorialità altrove difficilmente raggiungibili.

La Chiesa di San Giuseppe

Nela via Trieste, proprio di fronte a dove si trova l'azienda vinicola, prendiamo a destra la via Redipuglia, la seguiamo per quaranta metri e prendiamo a destra la via Trento, alla sinistra della quale, al civico numero 31, si affaccia la nuova Chiesa di San Giuseppe. Costruita negli ultimi cinquantaanni, ha l'intera struttura in mattoncini rossi sporgenti.

Nuoro-La Chiesa di San Giuseppe Nuoro-La Chiesa di San Giuseppe: interno Nuoro-La Chiesa di San Giuseppe: interno Nuoro-La Chiesa di San Giuseppe: interno

L'Ospedale San Francesco

Proseguendo lungo la via Trento, dopo meno di duecento metri svoltiamo a destra in via Piave, dalla quale prendiamo a destra la via Trieste che seguiamo per circa seicentocinquanta metri. Alla rotonda prendiamo la prima uscita e imbocchiamo la continuazione della via Trieste che, dopo duecentocinquanta metri, continua sulla via Salvatore Mannironi, che seguiamo fino a trovare, dopo circa cinquecento metri, sulla sinistra l'ingresso dell'Ospedale San Francesco.

Nuoro-L'Ospedale San Francesco Nuoro-L'Ospedale San Francesco

La parte nuova della Città vede in questo Ospedale una delle strutture sanitarie più importanti di tutta la Sardegna, anche se io non posso certo conservarne una grande stima dopo avervi vissuto una delle esperienze più brutte della mia vita. Mi permetto di dare un consiglio ai turisti in visita alla Sardegna centrale: se avete problemi di salute fate il possibile per evitare l'Ospedale San Francesco di Nuoro. Nel 2002 i quotidiani sardi riportavano il calvario di una donna ricoverata d'urgenza per coliche e dimessa dopo tre giorni senza neppure una diagnosi, alla quale per miracolo a Cagliari sono poi riusciti a salvare un rene. È una notizia ripresa dalla stampa, non so quanto attendibile, io comunque riporto la mia esperienza diretta.

Nel 2000 mi hanno portato con un braccio rotto al Pronto Soccorso alle 19.20 e dopo venti minuti di attesa alle 19.40 mi è stato detto che non si poteva fare nulla poiche dalle venti alle 8 di mattina radiologia rimane chiusa («Ma mancano venti minuti...»-«Volete che in agosto venti minuti prima della chiusura i medici siano ancora al lavoro?»). Sono stato invitato a tornare la mattina successiva, ma prima delle 7.30 se volevo sperare di avere i risultati per metà pomeriggio. Poi gli infermieri mi hanno Chiesto dove era il dolore e mi hanno steccato il gomito, ma non avendo i materiali necessari si sono ingegnati ed hanno utilizzato per la steccatura ritagli di una scatola di cartone. Disperato ho interrotto le vacanze e il giorno successivo mi sono imbarcato e sono rientrato a Milano, dove tra l'altro hanno constatato che il gomito stava benissimo e la frattura (un mese di ingessatura di tutto il busto) era alla spalla, al trochite omerale... Mi hanno detto che neppure nel terzo mondo accadono cose come quella che mi era capitata!

La Chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi

Proseguendo sulla via Salvatore Mannironi, passati circa duecento metri, adiacente all'ospedale, vicino al punto di arrivo dell'elisoccorso, al civico numero 61 si trova la Chiesa di San Francesco d'Assisi, una Chiesa moderna eretta a Chiesa parrocchiale.

Nuoro-La Chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi Nuoro-La Chiesa dedicata a San Francesco d'Assisi: interno

Il parco con il Nuraghe semplice Uguliu

Di fronte alla Chiesa di San Francesco si trova l'ampio parco Uguliu, con percorsi pedonali e ciclistici, con aree di sosta, e con, all'interno, il Nuraghe Uguliu, un Nuraghe semplice monotorre che si trova vicino all'Ospedale San Francesco. Il Nuraghe è stato costruito in cima alla collinetta, su un affioramento granitico. Il Nuraghe si trova, purtroppo, in pessimo stato di conservazione. Del Nuraghe rimane solo una parte della torre, che vediamo inserita al centro di un contrafforte. È realizzato con blocchi semplicemente sbozzati.

Nuoro-parco Ugolio Nuoro-parco Ugolio Nuoro-Nuraghe Ugolio Nuoro-Nuraghe Ugolio

Sul lato sinistro del Nuraghe, ai piedi del monumento si trova un piccolo terrazzo naturale, dal quale di può ammirare tutto il panorama. Non lontano dal monumento, verso oriente, si vedono pochi resti di alcune capanne del Villaggio nuragico. Durante la costruzione dei palazzi, dalla parte opposta della pineta, sarebbero stati rinvenuti numerosi resti ceramici.

La Stazione Ferroviaria di Nuoro

Torniamo indietro lungo la via Salvatore Mannironi, proseguiamo su via Trieste e, percorsi circa tre chilometri, arriviamo a una rotonda, dalla quale più a sinistra prosegue la via Trieste, mentre a destra parte la via La Marmora. Prendiamo quest'ultima e la seguiamo per cinquecento metri, e troviamo alla sinistra della strada l'edificio che ospita la Stazione Ferroviaria di Nuoro, capolinea della linea a scartamento ridotto che proviene da Macomer, che oggi è lo scalo ferroviario dell'ARST della Città di Nuoro.La stazione è stata edificata alla fine degli anni '50 del Novecento, in luogo dell'originale prima stazione cittadina, situata nell'area dove ora sorge la piazza Italia, e della quale attualmente non rimane più nulla. La realizzazione della nuova stazione, ad opera delle Ferrovie Complementari della Sardegna, è avvenuta nell'ambito del programma di ammodernamento della rete ferroviaria a scartamento ridotto, con il quale si sono apportate varie modifiche al tracciato della ferrovia da Macomer. Il nuovo complesso, inaugurato nel 1958, è stato gestito dal compartimento delle Ferrovie Complementari della Sardegna di Macomer fino al 1989, quando queste linee ferroviarie si sono fuse con le Strade Ferrate Sarde per dare vita alle Ferrovie della Sardegna, divenute poi ARST. Lo scalo, che ospita anche un deposito delle autolinee ex Ferrovie di Sardegna e i relativi impianti di rimessa e manutenzione degli autobus, è dotato, davanti al fabbricato Viaggiatori, di tre binari, ognuno con una propria banchina, utilizzabili per il servizio Viaggiatori. Nell'area ovest della stazione è inoltre presente una piattaforma per girare i rotabili.

Nuoro-La Stazione Ferroviaria di Nuoro Nuoro-La Stazione Ferroviaria di Nuoro Nuoro-La Stazione Ferroviaria di Nuoro

Lo stadio comunale di calcio intitolato a Franco Frogheri situato all'ex Quadrivio

Dalla rotonda, prendiamo una strada un poco più a destra della via Trieste che, in centocinquanta metri, ci porta in piazza Sardegna. Tra il viale Repubblica che parte verso ovest dalla Piazza, ed il viale Sardegna che parte verso est dalla Piazza, si trova, in un luogo chiamato Quadrivio, lo stadio comunale Franco Frogheri, che nel 2005 è stato intitolato all'indimenticato bomber della squadra nuorese, ricordato in una targa commemorativa posta all'ingresso della tribuna principale. I lavori della costruzione dell'impianto sono iniziati nel 1928, ove il sovrano Vittorio Emanuele di Savoia pose la prima pietra dell'attuale stadio che andò a sostituire il vecchio campo di Crapasabba, che era situato nel cuore della Città. Il campo ha un terreno erboso, e contiene 3.440 posti dei quali 495 coperti. Nello stadio Froghieri gioca la Nuorese Calcio, la principale squadra calcistica di Nuoro, fondata nel 1930, una delle squadre di calcio più antiche della Sardegna. Qui, con la Nuorese, ha giocato nei primi anni della sua carriera, dal 1984 al 1986, il grande giocatore Gianfranco Zola.

L'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello con il suo parco e con la Chiesa dell'ospedale

In piazza Sardegna, di fronte allo stadio si trova l'ingresso del grande parco e dell'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello. Realizzato negli anni '30 del Novecento su progetto dell'architetto Ghino Venturi e già adibito a tubercolosario, attualmente ospita diversi servizi dell'Azienda Sanitaria Locale. Il parco è stato di recente aperto al pubblico.

Nuoro-L'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello Nuoro-L'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello Nuoro-L'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello Nuoro-La Chiesa dell'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello Nuoro-La Chiesa dell'Ospedale sanatoriale Cesare Zonchello

All'interno del parco si trova anche la Chiesa dell'Ospedale Zonchello. Questa Chiesa è stata consacrata nel 1938, ed è caratterizzata da un curioso altissimo portico dorico sormontato da un timpano spezzato, e da piccole finestre tonde, che danno luce all'interno.

La Chiesa di San Paolo Apostolo

Dalla piazza Sardegna prendiamo verso ovest il viale repubblica, che prosegue su via Ragazzi del 99, dove, prima dell'incrocio con la via Raffaele Laporta, alla destra della strada si trova il largo San Paolo, che conduce alla Chiesa di San Paolo Apostolo, una nuova Chiesa costruita per servire i quartieri residenziali ad nord ovest dell'abitato. Da fuori di questa Chiesa si può vedere un bellissimo panorama verso i quartieri di Città Giardino e Città Nuova.

Nuoro-La Chiesa di San Paolo Apostolo Nuoro-La Chiesa di San Paolo Apostolo Nuoro-La Chiesa di San Paolo Apostolo

La Chiesa di San Domenico Savio

Proseguiendo, via Limbara continua su via Tempio che, dopo quattrocento metri, sbocca su viale della repubblica. La prendiamo verso destra e la seguiamo superando una prima rotonda, dopo seicento metri, a una nuova grande rotonda, prendiamo verso sinistra il viale della resistenza, dopo trecentocinquanta metri a un'altra rotonda prendiamo a destra la via San Domenico Savio. Dopo cinquecento metri, troviamo, alla sinistra della strada, la nuova Chiesa di San Domenico Savio, gestita dai Salesiani di Don Bosco. Accanto alla Chiesa si trovano gli impianti sportivi dei Salesiani.

Nuoro-La Chiesa di San Domenico Savio Nuoro-Accesso agli impianti sportivi della Chiesa di San Domenico Savio Nuoro-gli impianti sportivi della Chiesa di San Domenico Savio

La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù

Ritorniamo in piazza Sardegna e prendiamo verso nord ovest il viale Sardegna, lo seguiamo per settecentocinquanta metri, fino a dove incocia la via Toscana, che prendiamo verso sinistra. La seguiamo per poco meno di duecentocinquanta metri, prendiamo a sinistra la via Lombardia, dopo centocinquanta metri prendiamo a destra la via Lazio, e dopo circa ottanta metri prendiamo a destra la via Piemonte, dove, alla sinistra della strada, al civico numero 8, si trova la Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, edificata nel 1956 per servire i nuovi rioni di Istiritta e Tanca Manna, nei quali sorgevano molte abitazioni private e case popolari. Inizialmente è stato costruito un salone adibito a luogo di culto, seguito dalla costruzione della nuova Chiesa con il campanile.

Nuoro-La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù Nuoro-La Chiesa del Sacro Cuore di Gesù Nuoro-giardino della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù con la rupe granitica sulla quale è piantata una croce

Purtroppo, negli anni ottanta del Novecento, si sono evidenziati dei difetti strutturali, la Chiesa è stata chiusa al culto e si è tornati ad officiare nel vecchio salone. In seguito è stata ristrutturata la Chiesa e si è anche sistemato il terreno circostante, con un giardino dominato da una rupe granitica su cui è piantata una croce.

Le strutture sportive denominate Campo Scuola Tomaso Podda

Nuoro-Le strutture sportive denominate Campo Scuola Tomaso PoddaPassata la Chiesa del Sacro Cuore, torniamo indietro e proseguiamo sulla via Toscana. Al termine, in piazza Caduti del Lavoro, prendiamo a sinistra e imbocchiamo la via Veneto, che seguiamo per circa duecentocinquanta metri, poi, arrivati in piazza Veneto, svoltiamo a destra in via Eugenio Montale e, dopo duecento metri, arriviamo all'ingresso dello stadio di Nuoro denominato Campo Scuola Tomaso Podda, dove si trovano anche altri spazi e zone per l'addestramento dei ragazzi.

L'anfiTeatro Comunale dedicato a Fabrizio De Andrè

Alla sinistra dello Stadio, si trova l'anfiteatro all'aperto, che è visibile anche da qui, dall'alto, ma che raggiungiamo tornando indietro per via Eugenio Montale fino alla piazza Veneto, dove prendiamo a destra la via Peppino Catte, e, sulla destra, al civico numero 91, troviamo l'ingresso dell'anfiTeatro Comunale. Con una capienza di circa 5.000 posti a sedere numerati, è uno dei più grandi della Sardegna. Qui il grande cantautore genovese Fabrizio De Andrè, al quale è stato dedicato l'anfiteatro, nel luglio 1998 ha tenuto il suo ultimo concerto in Sardegna.

Nuoro-L'anfiTeatro Comunale dedicato a Fabrizio De Andrè Nuoro-L'anfiTeatro Comunale dedicato a Fabrizio De Andrè Nuoro-L'anfiTeatro Comunale dedicato a Fabrizio De Andrè Nuoro-L'anfiTeatro Comunale dedicato a Fabrizio De Andrè Nuoro-L'anfiTeatro Comunale dedicato a Fabrizio De Andrè

Nell'anfiteatro si tenevano spettacoli e manifestazioni di grande richiamo e di alto livello artistico, tra cui l'esibizione dei gruppi folkloristici la stessa sera in cui si svolge la sfilata in costume per la Festa del Redentore. Ora la struttura è stata quasi abbandonata, ed è andata in degrado, tanto che nel 2014 l'esibizione dei gruppi folkloristici non si è tenuta qui, ma in piazza Vittorio Emanuele II. Peccato avere realizzato una così bella e grande struttura ed abbandonarla a sè stessa!

Resti del Nuraghe semplice Tanca Manna

Passata la Chiesa del Sacro Cuore, la via Piemonte sbocca sulla via Martiri della Libertà, che prendiamo verso sinistra. Dopo quattrocentocinquanta metri, parte sulla sinistra la via Enrico De Nicola, e tra le due strade, si trova il Parco Tanca Manna, nel quale si trova l'omonimo Nuraghe. Il Nuraghe Tanca Manna costituice il più antico insediamento archeologico presente a Nuoro, ed è situato nella zona sud della Città, nel rione su Nuraghe, in località Tanca Manna. Il Nuraghe è stato costruito su un affioramento granitico, al limite del costone, su una piattaforma naturale affacciata sulla vallata. Si tratta di un Nuraghe monotorre realizzato con blocchi in granito. All'interno della camera, con copertura a tholos, sono presenti due nicchie laterali contrapposte. Della scala interna, che correva lungo le pareti, restano solo un paio di gradini. Il Nuraghe non è conservato molto bene. Oltre al Nuraghe, nell'area doveva essere presente anche una Necropoli ipogeica.

Nuoro-Nuraghe Tanca Manna Nuoro-Nuraghe Tanca Manna Nuoro-Nuraghe Tanca Manna Nuoro-Nuraghe Tanca Manna Nuoro-Lavori di restauro del Nuraghe Tanca Manna Nuoro-Lavori di restauro del Nuraghe Tanca Manna

Con i raggi infrarossi, si sono individuati i resti di un Villaggio nuragico, che si estende su oltre due ettari e si ritiene fosse costituito da oltre 800 capanne. I primi scavi archeologici risalgono al 1961, e si è rilevato che l'area del Nuraghe e quella circostante sono state spogliate da parte di tombaroli. Un ulteriore intervento di scavo e di restauro è stato fatto nel 2005. Il Comune si sta impegnato per il recupero dell'intero sito archeologico, che viene datato 2000 avanti Cristo.

Il Monastero delle Carmelitane Scalze e Chiesa dedicata alla Mater Salvatoris

Passato il Nuraghe, prendiamo la via Enrico De Nicola in direzione sud est per circa trecentocinquanta metri, poi svoltiamo a sinistra e, dopo meno di duecento metri, svoltiamo a destra, altri meno di duecento metri e svoltiamo a sinistra, seguiamo la strada per quasi cinquecento metri. Arriviamo al Monastero delle Monache Carmelitane, realizzato negli anni novanta del Novecento su progetto dell'architetto francese Savin Couelle.

Nuoro-Monastero delle Carmelitane Scalze Nuoro-Monastero delle Carmelitane Scalze Nuoro-Monastero delle Carmelitane Scalze Nuoro-Monastero delle Carmelitane Scalze

Inaugurato nel febbraio 1994 il Monastero si trova su un'altura e si sviluppa in una pianta esagonale intorno al chiostro, le celle e gli ambienti comunitari fino alla Cappella dedicata alla Mater Salvatoris, unico ambiente aperto al pubblico, dotata di un'alta cupola contraffortata e bucata da un'altissima croce inquadrata da conci di granito che illumina l'interno.

La Chiesa della Beata Maria Gabriella

Nuoro-La Chiesa della Beata Maria GabriellaDallo stadio Franco Forghieri, prendiamo il viale Sardegna, e lo seguiamo fino a dove sbocca sulla SS389, che seguiamo per circa un chilometro, alla rotonda prendiamo la prima uscita rimanendo sulla SS389. Dopo duecento metri svoltiamo a destra ed imbocchiamo la via Giuseppe Biasi, che, in poco più di cento metri, ci porta di fronte alla Chiesa della Beata Maria Gabriella, dedicata alla Beata Maria Gabriella Sagheddu, nata a Dorgali. Situata nella periferia più estrema, a pochi passi dal Carcere di Badu 'e Carros, la Chiesa, realizzata in stile moderno, è stata completata appena nel 1999. La parrocchia Beata Maria Gabriella è il più recente esempio di edilizia religiosa nella Città di Nuoro.

Visualizza la mappa Altre frazioni e siti archeologici che si trovano nei dintorni di Nuoro Informazioni turistiche

In questa tappa del nostro viaggio, da Nuoro ci recheremo a visitare le diverse frazioni che si trovano nei suoi dintorni.

La frazione Predas Arbas

Usciamo da Nuoro con la SS129 in direzione ovest, e, dopo cinque chilometri, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni, e in un chilometro raggiungiamo la frazione Nuoro denominata Predas Arbas (altezza metri 539, distanza circa 6 chilometri, abitanti circa 46).

La frazione Stazione di Prato Sardo

Usciamo da Nuoro in direzione nord ovest sulla SS389 che, in poco più di quattro chilometri e mezzo, ci porta nella località di Pratosardo, nella quale è stata in tempi recenti insediata la zona industriale del capoluogo. Ospita oggi, oltre alle industrie, impianti sportivi, strutture pubbliche e diversi centri commerciali. Qui si trova la frazione Nuoro denominata Stazione di Prato Sardo (altezza metri 627, distanza circa 4,6 chilometri, abitanti circa 500).

Nuoro-La stazione di Prato SardoLa frazione prende il nome dalla presenza, di una Stazione Ferroviaria della linea che collega Nuoro con Macomer, che è situata nei pressi di via Enrico Devoto, in un'area scarsamente abitata, a est dell'abitato di Nuoro. La stazione presenta una coppia di binari, ed ha il fabbricato Viaggiatori con la tettoia presso il deposito, sul piano caricatore, lungo il lato in direzione di Nuoro, rinnovati in occasione dei recenti lavori di rifacimento della linea, con l'intonaco esterno verniciato di colore rosa. La stazione si presenta, al momento, in buone condizioni, ma chiusa e impresenziata

Resti del Nuraghe semplice Nurdole con gli importanti reperti rinvenuti all'interno del suo Villaggio

Ai confini tra il territorio di Nuoro e quello di Orani, più o meno all'altezza di Prato Sardo, di trova il Nuraghe Nurdole, che si considera appartenente al Comune di Nuoro. Si tratta di un Nuraghe semplice, di tipo monotorre, circondato da un Villaggio nuragico che si trova il parte in territorio di Nuoro ed in parte in quello di Orani. Si tratta di un grande Villaggio, dove ancora oggi si evidenziano i ruderi, la maggior parte delle capanne ha la forma circolare, edificate uttilizzando pietre di piccola pezzattura, un tempo coperte da un tetto conico di rami e frasche. Attualmente si trovano pietre sparse su un raggio di circa due ettari.

Il Villaggio ospita al suo interno una Fonte sacra nella quale son stati rinvenuti bronzi votivi, materiali fittili e alcuni oggetti egizi. Tra i vari manufatti c'è anche uno scarabeo che porta sul retro la scritta in caratteri geroglifici Neb-Maat-Ra, ossia Ra signore della giustizia, uno dei titoli attribuiti al faraone Amenhotep III della diciottesimo dinastia. La stessa titolatura è riprodotta anche in un unguentario trovato a Tebe insieme ad altri oggetti che facevano parte del corredo funebre del faraone, a conferma degli stretti rapporti esistenti tra i nuragici e gli egiziani del tempo.

Nuoro-Nuraghe Nurdole: la cosiddetta pietra di NurdoleMa il reperto più importante rinvenuto, anche se poco conosciuto, è la pietra di Nurdole, riportata all'attenzione del pubblico da Leonardo Melis nel 2008 con il suo volume «Shardana. I calcolatori del tempo», che è l'emblema scelto per rappresentare il Museo Nazionale Archeologico di Nuoro nel suo sito web istituzionale, la cui scelta nasce dalla oggettiva straordinarietà del reperto e dalla volontà di esprimere, attraverso il segno grafico, la preminenza del tema del sacro nelle sale dedicate alla Civiltà nurgica nell'attuale allestimento museale. Si tratta di una sorta di disco con otto sezioni incise e con motivi agricoli come la spiga e femminili come una rappresentazione della vulva disegnati a fianco, che, a detta dello studioso Leonardo Melis, sarebbe assai simile al calendario celtico delle stagioni, nel quale sono riportate otto tappe nel percorso dell'anno che simbolizzano altrettante tappe nella vita del dio, che nasce dalla dea, cresce fino a diventare adulto, si accoppia con lei, regna durante l'estate per poi indebolirdsi e morire, dando così inizio al nuovo anno. Comprende le Feste solari con i due Solstizi ed i due Equinozi, e le Feste delle stagioni, ciascuna delle quali è posta a circa quaranta giorni dalla precedente e dalla successiva Festa solare. Inizia con l'Equinozio di primavera il 21 marzo, poi la Festa di primavera, il Solstizio d'estate il 21 giugno, la Festa del raccolto, l'Equinozio d'autunno il 21 settembre, la commemorazione dei defunti, il Solstizio d'inverno il 21 dicembre, la Festa dei fuochi. Il primo calendario che noi conosciamo bene per la sua forma di ruota a otto parti è stato creato nella Città sumerica di Nippur in Mesopotamia nel 3761 avanti Cristo, e originariamente aveva l'aspetto di una + con sovrapposta una x. Aveva il nome di Dn.Gir o Dan.Gir, che significa anche colui che ha il comando in cielo, ed era il simbolo stesso della massima divinità, che in quel periodo era il sumerico An chiamato anche Anum o Anu in accadico; poi Enlil; e in seguito il sumerico Nanna chiamato anche Sin in accadico. Da questo segno evolsero le stelle a otto punte che noi ben conosciamo, presenti in numerosi calendari antichi che riportavano sempre la suddivisione in otto parti, che non poteva quindi essere casuale, in particolare al calendario egizio, a quello atzeco, a quello maya, a quello cinese e ad altri.

Resti del Villaggio nuragico di Nodule con il Nuraghe complesso e la Tomba di giganti

Uscendo da Nuoro sulla SS389 per Bitti, arrivati al chilometro 13.5, troviamo il cartello che indica l'area archeologica di Nodule. Entrati all'interno del Villaggio nuragico di Nodule, Nuoro-Villaggio di Noddule: accesso al Pozzo sacroandiamo a destra dove, dietro una grossa roccia emergente, troviamo il Pozzo sacro, conservato in buone condizioni. Il Pozzo si trova in un'area sacra delimitata da un muro in pietre di granito di forma irregolare, ed è alimentato da una fonte ancora attiva. La pianta del pozzo differisce da quella degli altri, dato che presenta una camera di ingresso di forma circolare, con un diametro di circa tre metri, seguita da una camera rettangolare di circa tre per due metri, con i muri dritti. Lungo i lati di questa camera sono presenti blocchi di granito laterali, che fungevano da sedili. La parte inferiore del pozzo è realizzata in trachite rossa, ben lavorata. La trachite non si trova nella zona, per cui si ritiene che provenisse da località lontane e sia stata scelta per la buona lavorabilità e per la sua resistenza all'acqua. Intorno al Pozzo sacro si sviluppa il Villaggio nuragico, con le capanne di forma perfettamente circolare. C'è anche una Capanna delle riunioni, più grande, del diametro di circa sette metri e mezzo.

Alla sinistra della Capanna delle riunioni, si trovano i resti del Nuraghe Nodule, un Nuraghe complesso realizzato con blocchi di granito leggermente lavorati ed arrotondati. Ha un mastio centrale, al quale sono state successivamente aggiunte altre tre torri, una di fronte e due ai lati. Il Nuraghe è parzialmente crollato e non è ben conservato, si può notare solo una piccola parte della torre principale.

Un centinaio di metri a nord del villaggio si trova anche la Tomba di giganti Nodule, mal conservata, della quale restano solo una piccola parte dell'esedra ed il basamento interno della camera.

Lollove, piccola antica frazione Nuoro

Usciti da Nuoro in direzione nord ovest sulla SS389 in direzione della zona industriale di Prato Sardo, da questa strada deviamo sulla SS131 di Carlo Felice Diramazione Centrale Nuorese in direzione nord est. La seguiamo per dieci chilometri e mezzo, poi prendiamo l'uscita verso Orune, e, seguendo le indicazioni, svoltiamo a destra e seguiamo la strada che, in cinque chilometri e mezzo, ci porta alla piccola antica frazione Nuoro denominata Lollove metri 384, distanza circa 20,8 chilometri, abitanti circa 26).

Ritratto di un bandito che probabilmente ritrae Raffaele GusaiNell'Ottocento, periodo in cui, nella Sardegna centrale, si sviluppa il fenomeno del banditismo, soprattutto per contrastare angherie e soprusi, a Lollove nasce Raffaele Gusai, che diviene presto un bandito. Comunque, nonostante il suo aspetto truce e scarmigliato, egli non viene considerato un bandito terribile. La taglia sulla sua testa è, infatti, di sole 200 lire, tanto da venire considerata assai misera, rispetto a quelle di altri banditii che arrivano a raggiungere addirittura le 12.500 lire. Raffaele Gusai, il bandito di Lollove, viene arrestato dai Carabinieri della compagnia di Nuoro nel 1893, anno a cui risale a foto qui riprodotta.

La frazione Nuoro chiamata Lollove è costituita da un antico borgo medioevale che sembra sospeso nel tempo, e che viene spesso citato per rappresentare lo spopolamento dei villaggi dell'interno della Sardegna. Fino al diciannovesimo secolo veniva chiamata Loy in periodo aragonese, e successivamente Loloy nella lingua spagnola ufficiale. In lingua sarda è chiamata anche Lollobe. Si tratta di un paese antico che si caratterizza per un proprio costume, e per un dialetto che non è uguale a quello di Nuoro, dato che condivide particolarità con il dialetto orunese e con quello dorgalese, probabilmente derivato dai contatti con il vicino paese chiamato Isalle, che era esistito fino al diciassettesimo secolo. Gli abitanti ricordano ancora l'antica maledizione scagliata dalle suore, scacciate dal paese perché avevano preferito i rapporti con i pastori ed i piaceri della carne alla vita monastica, e che durante la fuga avrebbero urlato contro Lollove: «Sarai come acqua del mare; non crescerai e non morirai mai».

Nuoro-Lollove: arrivo nel paese Nuoro-Lollove: le case del paese Nuoro-Lollove: la Chiesa di Santa Maria Maddalena

Fra le poche case, si trova la piccola Chiesa di Santa Maria Maddalena, degli inizi del quindicesimo secoloIII, in stile tardo-gotico. C'è la Chiesa, ma non c'è un prete. Solo la domenica, un sacerdote viene da Nuoro a celebrare la Messa. Presso questa Chiesa, il 3 febbraio viene celebrata la Festa di San Biagio e la terza domenica di settembre la Festa di Sant'Eufemia.

Oggi a Lollove abitano solo 26 persone, non c'è il medico, non ci sono scuole, negozi e bar. Un autobus collega Lollove a Nuoro, con appena due corse giornaliere. Se andate a visitare questo borgo, vi prego, usate la stessa nostra discrezione e lo stesso rispetto, per chi ha voluto conservare il suo semplice e sereno modo di vivere.

Resti della Necropoli ipogeica Piras

Prendiamo la SP45, fino all'incrocio con la SS131 di Carlo Felice che da Nuoro porta a Siniscola. Arrivati al ponte di Marreri, in località Piras, prendiamo a destra la strada che parte dalla ex casermetta e porta a Iacupiu. Svoltiamo alla prima curva a sinistra, dopo circa quattrocento metri di nuovo a sinistra in un sentiero sterrato. Percorsi duecento metri, troviamo un cancello sulla destra che porta alla Necropoli ipogeica Piras, che si trova all'interno di una proprietà privata. La Necropoli è costituita da due Domus de Janas, scavate nel granito. L'ingresso, rettangolare della prima tomba immette in una sola cella, a pianta circolare con il soffitto piatto. Il secondo ipogeo, a circa 40 metri in direzione sud ovest, ha quattro celle. L'ingresso è preceduto da un lungo corridoio di accesso a cielo aperto, ossia un dromos, con pianta trapezoidale. Dall'ingresso si entra in un'antecella, a pianta pressoche rettangolare, con il soffitto piatto e le pareti rettilinee. Nella parete di destra dell'antecella, un'apertura rettangolare leggermente sopraelevata fa accedere alla seconda cella. Ha pianta ellittica con pareti curve ed il soffitto a profilo curvo. Un portello rettangolare nella parete di fondo dell'antecella, ornato da una sottile cornice e con una scanalatura nella quale andava ad inserirsi un chiusino, porta alla terza cella, a pianta quadrangolare con pareti rettilinee e soffitto piatto. Nella parete a sinistra dell'antecella, si trova l'ingresso della quarta cella, a pianta pressoche rettangolare, pareti rettilinee ben levigate ed il soffitto piatto.

La prossima tappa del nostro viaggio

Da Nuoro ci recheremo verso sud per iniziare la visita della Barbagia di Ollolai, dove andremo a vedere le cittadine di Orgosolo, Mamoiada e Fonni. Nella prossima tappa del nostro viaggio, continueremo la visita della Barbagia di Ollolai partendo da Orgosolo, quello che è stato il paese del banditismo ed è ora il paese dei murales. Qui assisteremo alla processione dell'Assunta. Visiteremo poi i dintorni di Orgosolo e soprattutto l'altopiano di Pratobello.


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