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Visita del sito istituzionale del comune

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Orgosolo la Città del banditismo divenuta famosa per gli oltre 350 murales che ne abbelliscono il centro storico

In questa tappa del nostro viaggio, continueremo la visita della Barbagia di Ollolai partendo da Orgosolo, quello che è stato il paese del banditismo ed è ora il paese dei murales. Qui assisteremo alla processione dell'Assunta. Visiteremo poi i dintorni di Orgosolo e soprattutto l'altopiano di Pratobello.

La Regione storica della Barbagia di Ollolai

La Regione storica della Barbagia di OllolaiLa Barbagia di Ollolai (nome in lingua sarda Barbàgia 'e Ollolai), chiamata anche Barbagia Superiore, è una Regione storica della Sardegna centrale. In periodo giudicale ha fatto parte del Giudicato d'Arborea, nellla Curatoria della Barbagia di Ollolai, è stata poi degli Aragonesi, quindi del Ducato di Mandas. Ne fanno parte i comuni: Austis, Fonni, Dorgali, Gavoi, Lodine, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Olzai, Orgosolo, Ovodda, Teti e Tiana. Secondo molti, ed anche secondo noi, alla Barbagia di Ollolai apparterrebbe anche il Comune di Dorgali, che durante il periodo nel quale la Sardegna era sotto il controllo dell'Impero Bizantino e nel primo periodo del Giudicato di Arborea ne costituiva uno sbocco al mare, che è andato perduto a seguito dell'espansione, promossa dai Pisani, verso sud del Giudicato di Gallura. Secondo alcuni, alla Barbagia di Ollolai apparterebbero anche i comuni di Orani e Sarule, che noi attribuiamo, invece, al Nuorese, noto anche come Barbagia di Nuoro o Barbagia di Bitti.

Visualizza la mappa In viaggio verso Orgosolo

A Orgosolo possiamo arrivare direttamente da Nuoro percorrendo verso sud con la SP58; oppure da Oliena, che abbiamo visitato in una precedente tappa del nostro viaggio, con la SP22ter. In entrambi i casi, entriamo nella Regione storica della Barbagia di Ollolai.

Lungo la SP58 che da Nuoro porta a Orgosolo troviamo la Necropoli di Su Calavriche ed i primi massi decorati

Arriviamo a Orgosolo da Nuoro, uscendo lungo via Miughina dalla quale prendiamo la SP58, che ci porta a Orgosolo con un percorso di poco meno di venti chilometri. La Necropoli di Su Calavriche si trova lungo la SP58, che da Nuoro porta a Orgosolo, a circa 10 chilometri da Nuoro. Si tratta di tre tombe scavate nel granito su un costone roccioso a fianco strada, sulla sinistra. Una, chiamata la Domu de Janas di Su Calavriche III, si trova in alto, ben visibile su una roccia isolata, ma purtropppo non è liberamente accessibile dal momento che si trova su un terreno privato chiuso. Circa cento metri più avanti, sempre sulla sinistra della strada, si trovano le altre due, chiamate la Domu de Janas di Su Calavriche I e II, che sono un poco più nascoste. All'interno delle tombe possiamo vedere resti di pittura, rossa e gialla, che disegnavano colonne, semicolonne e false finestre ed altri elementi architettonici. Davanti ad una delle tombe si trovano i resti di un Dolmen.

Lungo questa strada, prima dell'ingresso in Orgosolo, troviamo i primi massi di granito decorati, quasi un anticipo dei murales che troveremo più avanti in tutte le vie della cittadina.

Orgosolo: sulla strada verso Orgosolo arrivando da Nuoro immagine Orgosolo-riposo del pastore (prima dell'ingresso in Città) Orgosolo: la veglia del pastore (prima dell'ingresso in Città)

Lungo la SP22ter che da Oliena porta a Orgosolo si trova la Cantoniera Lannas e la diga di Cumbidanovu

Possiamo arrivare a Orgosolo anche da Oliena, uscendo lungo via Italia dalla quale prendiamo la SP22ter, che ci porta a Orgosolo con un percorso di poco più di sedici chilometri tra diverse curve e tornanti. Percorsi da Oliena circa otto chilometri, entriamo nella frazione Orgosolo denominata Casa Cantoniera Lannas (altezza metri 555, distanza 7.9 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). Da qui, proseguendo su una strada molto bella, che si sviluppa alla base delle falde del Supramonte, arriviamo a Orgosolo.

Orgosolo: strada da Oliena a Orgosolo con vista del Supramonte Orgosolo-Veduta di Orgosolo arrivando da Oliena

Prima di arrivare a dove la SP22ter si immette sulla SP58 proveniente da Nuoro per condurci all'interno dell'abitato, possiamo vedere ai due lati della strada i cantiere della diga di Cumbidanovu. La costruzione della diga, progettata dall'ingegner Giancarlo Tomasi, che ha progettato anche la diga di Olai che vedremo più avanti. Lo scopo della diga è quello di invasare le acque del Cedrino immediatamente a valle di Orgosolo, e la sua realizzazione è iniziata nel 1989, ma non si sa quando verrà portata a termine.

Orgosolo famosa per i suoi murales Informazioni turistiche

Orgosolo-Stemma del comuneLa cittadina chiamata Orgosolo il cui nome si pronuncia Orgòsolo (altezza metri 620, abitanti 4.418 all'1 gennaio 2011) è un paese posto nella Barbagia Ollolai, nella parte centro orientale della Provincia, alle pendici del monte Lenardedu, tra le balze rocciose del Supramonte e le propaggini settentrionali del Gennargentu. La cittadina è il paese più rappresentativo della cultura barbaricina, ed è meta di discreto afflusso turistico, molti sono, infatti, coloro che decidono di visitare le sue innumerevoli bellezze archeologiche e naturalistiche, ed il centro dell'abitato famoso per i suoi nurales. Particolarmente attraente è il vicino Supramonte, meta ambita da escursionisti e amanti della montagna, la cui natura aspra e selvaggia è tra i paesaggi più belli ed affascinanti che gli amanti del trekking possano trovare.

Origine del nome

Il suo nome, di origine antichissima, è attestato fino dal 1341 nelle forme Orgusula o Orgosuli. La sua origine si fa risalire al termine greco antico Oργάσ-Oργέ, o all'appellativo di origine preromana Orgòsoa, col significato di terra fertile, terra umida, ipotesi confermata dal fatto che in lingua sarda, e nella variante orgolese in particolare, le voci òrga e orgòsa indicano un sito ricco di sorgenti, ancora usati nell'area barbaricina come si evince anche da altri nomi locali sardi della zona interna, e come in effetti è il centro storico del paese.

La sua economia

Il paese ha sempre vissuto di una economia agropastorale, presente con la coltivazione di cereali, ortaggi, foraggi, vite, ulivi, agrumeti, frutteti e con l'allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L'industria è costituita da un piccolo numero di aziende ed il suo Supramonte è stato per molto tempo collegato ai fenomeni del banditismo e della latitanza. La cittadina chiamata orgosolo ha, però, recentemente scoperto una sua vena turistica, soprattutto per il fascino esercitato dai suoi famosi murales.

Brevi cenni storici

La storia di Orgosolo parte dalle prime tracce di insediamenti umani che risalgono al periodo preistorico, in particolare al Neolitico Medio. Fino al IV secolo dopo Cristo La sua popolazione adora ancora gli spiriti della natura, ed oppone una forte resistenza ai tentativi di conquista dei Cartaginesi e dei Romani. I primi missionari non sono ben accetti e la maggior parte di essi subisce il martirio. Si ricorda che nel 301 vengono uccisi i Santi Anania ed Egidio. Dal VI secolo inizia, però, la conversione al Cristianesimo. In epoca medievale, nel periodo giudicale, il territorio orgolese appartiene alla curatoria di Sarule, nel Giudicato di Logudoro, per passare in seguito a quello d'Arborea. Le prime testimonianze dell'esistenza di un piccolo centro abitato risalgono alla prima metà del 1300. Con la conquista degli Aragonesi, nel 1324 viene concessa in feudo ai Carroz, e nel 1617 viene incorporata nel marchesato di Orani. Durante la dominazione aragonese, e poi spagnola, iniziano i primi fenomeni di resistenza, che sfoceranno nel tradizionale banditismo tipico delle zone interne dell'Isola. Quindi, con la cessione ai Savoia, l'aggravio delle tasse porta una recrudescenza degli atti banditeschi. Lontana dalle vie di comunicazione, Orgosolo non vive i moti antifeudali della fine del '700 e in essa non viene applicata la legge delle Chiudende, ma le crisi economiche e politiche di fine '800 provocano nuovi episodi banditismo.

Il volume «Banditi a Orgosolo» di Franco CagnettaIl fenomeno del banditismo è ben illustrato dall'antropologo Franco Cagnetta, nato a Bari nel 1926, che lo descrive compiutamente nel suo famoso libro del 1975 intitolato «Banditi a Orgosolo», prima edizione monografica del saggio che era apparso per la prima volta sulla rivista «Nuovi Argomenti» nel 1954, e, tempo poche settimane, l'allora ministro degli Interni Mario Scelba, ravvisando in quegli scritti il «reato di vilipendio delle forze armate» e la «pubblicazione di notizie atte a turbare l'ordine pubblico», ne aveva chiesto alla magistratura il sequestro, denunciando sia autore sia editori, per i quali però, nel marzo dell'anno successivo, era arrivata l'archiviazione. Franco Cagnetta aveva svolto una sua prima campagna etnologica in Sardegna nel 1952 per studiare il fenomeno del banditismo, si era perciò recato ad Orgosolo, dove aveva stabilito buoni rapporti con gli abitanti del luogo, fra cui anche alcuni protagonisti di disamistadi. Il primo dei suoi scritti sull'argomento era apparso sulla rivista «Società» con il titolo «La Disamistade di Orgosolo».

Pablo VoltaPablo Volta: foto della Festa dell'Assunta, 1956In quegli stessi anni il paese continua a salire alla ribalta grazie all'interesse che continua a suscitare in tanti studiosi e artisti, fra i quali il fotografo Pablo Volta, nato a Buenos Aires nel 1926, che riprende col suo obiettivo le attività, i luoghi, le persone. Egli, nel 1954, incuriosito dall'inchiesta dell’antropologo Franco Cagnetta e dalle tematiche legate al banditismo compie il primo viaggio in Sardegna, qui scopre un mondo nuovo, cruento ma intatto nei valori e nelle tradizioni, dal quale resta profondamente affascinato, e realizza le foto per il saggio «Inchiesta su Orgosolo» di Franco Cagnetta, poi continua a fotografare Orgosolo, e, nel 1957, fotografa il Carnevale di Mamoiada.

Vittorio de Seta mentre sta girando il film «Banditi a Orgosolo»Riproduzione integrale del film «Banditi a Orgosolo» di Vittorio de SetaIl banditismo degli anni sessanta lascia il suo segno anche nel cinema, ed infatti il regista Vittorio De Seta, nato a Palermo del 1923, nel suo film «Banditi a Orgosolo» del 1961, interpretato esclusivamente da pastori sardi attori non professionisti, narra, con uno stile estremamente freddo ed asciutto, la dura vita dei pastori, e la loro tradizionale diffidenza nei confronti dello Stato. Il film, che era stato preceduto da due documentari girati da De Seta negli anni 1950, ossia «Un giorno in Barbagia» e «Pastori ad Orgosolo», è il primo lungometraggio del regista siciliano. Presentato in concorso alla 22ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, ha vinto il premio Migliore Opera Prima.

Orgosolo conosce l'epopea della faida nei primi anni del 1900, quando scoppia una vera guerra tra famiglie, alla quale venne dato il nome di disamistade, ossia inimicizia, proprio per le sue proporzioni e la particolare collocazione nel tessuto sociale, per oltre 10 anni, dal 1905 al 1917, vede Orgosolo spaccato in due partiti contrapposti, legati alle due famiglie dei Cossu e dei Corraine e le famiglia loro alleate. La disamistade inizia ufficialmente il 3 aprile del 1905. La disamistade era scoppiato già nel 1903, per la divisione dell'eredità di uno dei più ricchi proprietari del paese, ma ha origine il 3 aprile del 1905, quando a Corriolu di San Vero Milis, piccolo centro del Campidano, Carmine Corraine viene ucciso per mano di Egidio Podda, legato alla famiglia dei Cossu. La disamistade si concluderà il 25 giugno del 1917, quando verrà chiusa con la il processo celebrato fra il 15 marzo e il 25 giugno 1917 alla Corte di Assise di Sassari, che determinerà, l'assoluzione di tutti gli imputati. Il tutto finisce con una pace ufficiale, ma nel frattempo sul terreno rimangono decine di vittime, tra le quali anche dei bambini. In periodo repubblicano, del Comune di Orgosolo nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia, da quella di Sassari a quella di Nuoro. Con il '900 iniziano i primi progressi nelle condizioni di vita materiale ed intellettuale, pur dovendosi registrare ancora fenomeni di banditismo, che vedono nel bandito Graziano Mesina, la primula del Supramonte, il suo eroe. Dal 1975 in poi, l'amministrazione comunale commissiona a Francesco Del Casino, coadiuvato dalle scuole medie e dai pittori Pasquale Buesca e Vincenzo Floris, la creazione dei murales sulla facciata delle abitazioni del centro cittadino. Tali lavori rappresentano la vita politica e sociale propria di quegli anni, e la passione politica e sociale continua a vivere nel paese e nelle centinaia di murales che sono stati dipinti sulle facciate delle case e sulle rocce intorno al paese, e che vedremo più avanti.

La battaglia di Murguliai

Orgosolo-Murales: caccia Grossa a Orgosolo (la strage di Murguliai dove reparti dell'esercito e di Carabinieri reali nel 1899 riuscirono a sgominare la banda dei fratelli Serra Sanna)Tra il 9 e il 10 luglio 1899, nella densa boscaglia di Morgogliai, tra Orgosolo ed Oliena, uno dei pochi valichi dal territorio orgolese a quello dell'Ogliastra, si verificò un durissimo conflitto a fuoco tra carabinieri e latitanti che viene ricordato come la battaglia di Murguliai, nome che in dialetto di Orgosolo indica la località di Morgogliai, dove rimangono uccisi il famigerato bandito Virdis, i fratelli Serra Sanna e il latitante Pau. Dall’altra parte perdono la vita il carabiniere Moretti e il soldato Amato, ferito il vicebrigadiere Gasco. Creduto morto, l’unico a farla franca è Giuseppe Loddo, detto Lovico, che riesce a salvarsi la pelle arrampicandosi su un albero e restandoci per ore e ore. Si trattava dell’ennesima partita di caccia all’uomo, che in meno di due mesi aveva portato alla cattura di 64 latitanti, su 25 dei quali pesava una taglia, che rappresenta una delle pagine più drammatiche della storia criminale sarda.

La battalia di Osposidda

Filmato che rievoca la battaglia di OsposiddaNel periodo dei sequestri di persone in Sardegna, un rapimento noto è quello del 17 gennaio 1985, quando venne sequestrato Tonino Caggiari, piccolo imprenditore di Oliena. Per la sua liberazione avviene un tremendo conflitto a fuoco in località Osposidda, una zona campestre tra i comuni di Orgosolo e Oliena, Testi di due canzoni di Piero Marrasdove rimangono uccisi il latitante Salvatore Fais con altri tre latitanti ed il poliziotto Vincenzo Marongiu, di Mogoro. Questo conflitto a fuoco viene ricordato come la battaglia di Osposidda. I cadaveri dei banditi verranno trasportati su camion scortati dalla polizia a sirene spiegate, il che causerà accese polemiche, perché molti interpreteranno il fatto come un'ostentazione dei cadaveri alla stregua di trofei di caccia, dato che il trasporto per le vie del paese si usa nella caccia al cinghiale, e l'evento ispirerà la canzone «Osposidda» del cantautore Piero Marras, nella quale si canta Sonende bos passizan finas in S'istradone omines assimizan a peddes de sirbone, ossia Al suono di clacson vi esibiscono per la strada: assimilano uomini a pelli di cinghiale.

La rivolta di Pratobello contro l'espropriazione dei terreno adibiti a pascolo

Orgosolo-Murales: Quanto avviene a Pratobello contro pastorizia et agricoltura est provocazione colonialista … (Emilio Lussu)A circe cinque chilometri dall'abitato si trova la frazione Pratobello famosa perché, sul suo altopiano, avvenne la rivolta popolare contro l'occupazione militare di 13 mila ettari di terreni adibiti a pascolo. Tutto inizia il 27 maggio 1969, quando sui muri di Orgosolo compaiono i manifesti intestati alla Brigata Trieste, il cui testo impone di abbandonare la zona e trasferire il bestiame altrove perché per due mesi il terreno da pascolo sarà un poligono di tiro. La notizia non ufficiale è, però, che il poligono temporaneo diventerà un campo permanente. Viene, così, iniziata, tra Orgosolo e Fonni, la costuzione della borgata di Pratobello che avrebbe dovuto ospitare le famiglie dei militari di stanza al neo-poligono. Il piccolo paese comprendeva la Chiesa, le scuole e le abitazioni, e, circa seicento metri più a sud lungo la strada, il Cimitero di Pratobello. Testo della Canzone per i fatti di Pratobello (Orgòsolo pro terra de bandidos)Ma la popolazione si oppone all'ennesima espropriazione e, dopo un'assemblea popolare, decide di occupare fisicamente i terreni in oggetto per impedire lo svolgersi delle esercitazioni di tiro. Nonostante l'intervento di carabinieri e polizia, la gente è irremovibile e, per la prima volta in tempi moderni, una mobilitazione popolare riesce a bloccare l'occupazione del territorio sardo. A seguito della rivolta contadino-pastorale attuata dalle popolazioni di Orgosolo, il villaggio viene abbandonato. A questi fatti è stata dedicata la famosa canzone Orgòsolo pro terra de bandidos, che è diventata uno dei principali canti popolari per la indipendenza della Sardegna, composta da Nicolò Giuseppe Rubanu, uno degli orgolesi in lotta quei giorni lontani, che viene considerato uno dei maestri del canto a Tenore.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati a Orgosolo

Orgosolo è famosa per il banditismo, che vi si sviluppa e che rappresenta la principale caratteristica del paese. A Orgosolo nasce, infatti, il bandito ottocentesco Giuseppe Loddo, detto Lovico, e la giovane latitante ottocentesca Paska Devaddis. Inanni più recenti, nel secondo dopoguerra, vi nascono i due banditi che, tra gli anni '30 e '50 del Novecento, insanguinano la Barbagia, ossia Giovanni Battista Liandru e Pasquale Tanteddu, o Tandeddu. Ed, in seguito, vi nasce il bandito Graziano Mesina, denominato la primula del Supramonte, che è stato ed è tuttora un personaggio importante nella vita della comunità di Orgosolo.

A Orgosolo nasce, nella seconda metà dell'Ottocento, Giuseppe Loddo, detto Lovico, un bandito sanguinario al quale si devono numerosi efferati delitti ed altri reati. Giuseppe Loddo si unisce alla banda dei fratelli Giacomo ed Elias Serra Sanna, di Nuoro, che spadroneggia nella zona che va da Orgosolo fino a Nuoro, con i quali agisce fino al 10 luglio 1899, quando a Morgogliai, un'impervia località fra Orgosolo e Oliena, vengono impegnati in un conflitto a fuoco con oltre duecento fra Carabinieri e fanti. Restano sul campo i due fratelli Serra Sanna, Giuseppe Pau, di Oliena, e Tommaso Virdis, di Oniferi, mentre si salva il quinto componente del gruppo, Giuseppe Loddo, sul cui capo è posta una taglia di 10mila lire. Morirà due anni dopo, anche lui in un conflitto a fuoco con i Carabinieri e con le armi in pugno.

La famosa latitante Paska DevaddisA fine Ottocento a Orgosolo nasce Paska Devaddis, un personaggio quasi leggendario, una giovane donna dal carattere forte e dal cuore caldo, trovatasi protagonista, suo malgrado, nella disamistade, che per oltre dieci anni, dal 1905 al 1917, ha visto Orgosolo spaccato in due partiti contrapposti, legati alle due famiglie dei Cossu e dei Corraine e le famiglia loro alleate, fra cui i Devaddis. Ne nasce una vera e propria guerra civile, in cui molti sono coinvolti e costretti a darsi alla macchia per sfuggire alla vendetta dei nemici, e fra questi Paska Devaddis. Si tratta di una giovinetta costretta a prendere la via della montagna, capace di cavalcare come un'amazzone e sparare come i suoi compagni di latitanza. Versi di Michemangelo Mialinu Pira dedicati a Paska DevaddisQuando, nel novembre del 1913, muore in montagna di stenti e perché malata di tubercolosi, i suoi compagni la trasportano di notte in paese, e la depongono nella sua casa vuota, sul tappeto più bello, vestita con il costume da sposa che non potrà più indossare. E la mattina il suo cadavere viene trovato già vestito e composto per l'ultimo viaggio, e l'autopsia constata la sua verginità. Il poeta Antioco Casula, detto Antiogu, di Desulo, noto con lo pseudonimo Montanaru con il quale firma le sue opere, la celebra nella sua bella poesia «A Pasca Devaddes», ed il grande antropologo Michelangelo Pira, detto Mialinu, di Bitti, la fa rivivere nel 1981 nel volume «Paska Devaddis, tre radiogrammi per un teatro dei Sardi».

Giovanni Battista Liandru anziano con la giovane moglie davanti all'uscita della vecchia stazione dei pullman dell'ArstGiovanni Battista Liandru, di Orgosolo, è una figura di spicco della malavita barbaricina, che domina la stagione delle rapine tra gli anni '30 e '40 del Novecento, quando ha imperversato con una serie infinita di reati, dalle rapine alle estorsioni, agli omicidi, ai furti. La sua lunga latitanza inizia il 28 giugno 1944, con l'evasione dal carcere di Mamone a Onanì, dove scontava una pena per una serie di minacce rivolte ad Egidio Podda, che lo aveva assunto come servo pastore, e che, dopo l'evasione di Liandru, verrà sequestrato e di cui non si saprà più niente. Catturato il 26 luglio 1950, sul Supramonte, viene condannato all'ergastolo per l'uccisione di tre Carabinieri, avvenuta durante una rapina stradale in località Monte Maore, in territorio di Villagrande Strisaili. La storia di questo temutissimo e rispettato bandito è piena di mille avventure e contribuisce ad avvolgerlo in un alone misterioso e comunque non privo di fascino, il fascino che folgora la poco più che adolescente studentessa italo francese, che fin dai 15 anni, comincia a tempestarlo di lettere piene di ammirazione, presso il carcere di Porto Azzurro, dove il già anziano bandito orgolese è rinchiuso per scontare la sua pena. La corrispondenza è sempre più fitta, finche la grazia di Giovanni Leone, nel 1973, spalanca le porte del carcere a Liandru, che si ritira ad Orgosolo, dove, viene raggiunto dalla sua ammiratrice, che sposa nell'aprile del 1976. La scandalosa storia d'amore di uno dei più temuti banditi sardi finirà da lì a qualche mese, con la fuga della ragazza. E per il vecchio leone orgolese è, questa, una delle più dolorose ferite nella sua vita. Liandru morirà in solitudine, sul Supramonte, che è stato davvero il suo grande amore.

Una rappresentazione della banda di Pasquale Tanteddu o TandedduA Orgosolo nasce nel 1926 Pasquale Tanteddu, o Tandeddu, e diventa latitante fino dal 1949. Tandeddu esordisce nella banda di Giovanni Battista Liandru, del quale nel 1950, dopo la cattura del capo, prende il posto. Nel giro di breve tempo, il furilegge instaura una vera e propria strategia del terrore, arrivando ad ammazzare anche il fratello Pietro, sospettato di tradimento, e, sotto i suoi colpi, cade anche Maddalena Soro, moglie dell'ex capobanda Giovanni Battista Liandru. Dopo una lunga sequela di omicidi e sanguinose rapine stradali, con l'uccisione di Carabinieri e portavalori, ricatti ed estorsioni di ogni tipo, viene condannato in contumacia dalla Corte di Assise di Cagliari per due massacri, imputato dell'omicidio di sei Carabinieri, tentato omicidio di altri nove Carabinieri, due rapine, associazione a delinquere, ed altro. La taglia per la sua cattura, è di cinque milioni di lire, e, nel 1954, Pasquale Tandeddu venne trovato ucciso ad opera di ignoti in località sas Molas sul Supramonte di Orgosolo. Accanto al cadavere, si trova un vero e proprio arsenale. Pasquale Tandeddu, viene descritto come un bandito molto popolare ad Orgosolo, perché è opinione generale che egli non avrebbe mai commesso delitti contro i poveri, e non ha mai voluto diventare servo dei padroni.

Foto segnaletica di Graziano Mesina detto GrazianedduGraziano Mesina, chiamato Grazianeddu dagli amici, che verrà in seguito definito la primula del Supramonte, nasce a Orgosolo nel 1942 in una famiglia di pastori ed è l'ultimo erede del retaggio di quello che è stato il Codice Barbaricino, che lava le offese e tutela l'onore personale e di gruppo vendicandolo col sangue. Il primo arresto a 14 anni per porto abusivo di pistola e oltraggio a pubblico ufficiale. Ha compiuto i 18 anni quando, nel '60, per festeggiare gli amici che partono per la leva, spara contro i lampioni e viene arrestato per porto abusivo d'armi e danneggiamenti. Riesce a evadere dalla caserma, viene ricatturato e condannato a sette mesi. Sempre nel '60 viene sequestrato Pietrino Crasta, un commerciante di Berchidda. Una lettera anonima segnala dove è la prigione con l'ostaggio, ma i Carabinieri trovano solo il cadavere. Per il rapimento vengono arrestati tre suoi fratelli: Giovanni, Pietro e Nicola. Graziano, scarcerato nel 1961, convinto dell'innocenza dei fratelli, entra in un bar di Orgosolo e ferisce a colpi di pistola il pastore che ha accusato la sua famiglia. Viene condannato a 16 anni per tentato omicidio, ma nel '62 si fa ricoverare nell'infermeria del carcere di Nuoro, da dove fugge per raggiungere il Supramonte. La faida porta a regolamenti di conti, e nel '62 viene ucciso suo fratello Giovanni. Il 13 novembre del '62 Graziano entra incappucciato in un bar di Orgosolo, dove si trova Andrea Muscau, coinvolto nelle indagini per il rapimento Crasta, e gli spara col mitra. Alcuni avventori lo prendono alle spalle e lo stordiscono con una bottiglia. Questa volta Graziano viene condannato a 26 anni. Fuggito nel '66, assieme al bandito spagnolo Miguel Atienza, scavalcando il muro del carcere di San Sebastiano di Sassari, partecipano assieme al sequestro del proprietario terriero Paolo Mossa e a quello del commerciante di carni Giuseppe Capelli. Il 17 giugno 1967 Atienza, Mesina e altri appartenenti alla banda ingaggiano, sulle colline nei pressi di Orgosolo, un conflitto a fuoco con le forze dell'ordine, nel quale Atienza uccide due agenti prima di cadere ferito mortalmente. Mesina viene anche coinvolto nel sequestro di due possidenti di Ozieri, Giovanni Campus e Nino Petretto. Fermato durante un normale controllo nel '68, viene riconosciuto e arrestato. Nel '73 due tentativi di fuga, prima da Volterra e poi da regina Coeli. Evaso nel '76 dal carcere di Lecce con il terrorista dei Nap Martino Zichitella, rimane latitante per un anno, ma viene venne arrestato in Trentino. Resta in carcere, finche nel 1992 gli si permette di tornare in Sardegna per occuparsi di intercedere nel sequestro del piccolo Farouk Kassam. Racconta il fotoreporter Antonello Zappadu: «la notte tra l'8 e il 9 luglio Graziano Mesina era molto nervoso, direi incavolato. C'era stato un violento alterco, all'appuntamento con i banditi. E mi è sembrato che cominciasse a temere per le sorti di Farouk. Mesina doveva farsi consegnare il bambino, secondo i patti prestabiliti, ma è tornato a mani vuote. È accaduto invece che un misterioso mediatore, un noto avvocato intervenuto all'ultimo momento non si sa per conto di chi, ha offerto alla banda altri quattrini oltre a quelli già concordati con gli emissari ufficiali. E i banditi hanno naturalmente accettato. Farouk ha così dovuto aspettare altri due giorni, prima di poter tornare a casa».

Graziano Mesina durante uno degli ultimi processiLiberato per il suo intervento nel sequestro, l'anno dopo ritorna in carcere per il ritrovamento di armi nel cascinale nell'astigiano dove vive. Custodito in regime di carcere duro, ormai Mesina è stanco e si comporta bene. Finche, dopo 40 anni in carcere segnati da ben nove evasioni, nel 2004 viene graziato dal Presidente della Repubblica Carlo Azelio Ciampi. Ritorna a Orgosolo, dove a volte fa la guida turistica. Graziano Mesina è considerato ancora oggi un mito, dai ragazzi dei paesi dell'interno dell'Isola. Vi sono muri con scritte inneggianti a lui, in alcuni casi il suo nome viene accostato a quello di Che Guevara. E Graziano Mesina racconta: «Quello che le autorità non capivano, era che uno stato democratico deve usare mezzi democratici. I problemi della Sardegna andavano risolti rispettando la cultura, il modo di essere, la gente. Gente che viveva allo stato brado. Siccità che portava all'esasperazione.anni di sacrifici ridotti in un mucchio di cenere. In mezzo c'eravamo noi, i ricercati, i banditi. Alcuni volevano servirsi di noi per creare un fronte più ampio. Far scoppiare il caos. Passare alle armi. S'è scritto dei miei incontri con l'editore Gian Giacomo Feltrinelli. Non lo vidi mai. È vero che mi arrivò un messaggio che voleva vedermi. Venne in Sardegna. Diceva che i sardi non sapevano fa valere le loro ragioni. Ebbi invece incontri con altri personaggi, anche stranieri. Avevano bisogno della mia collaborazione. All'inizio del 1968 il colonnello Massimo Pugliese, del Sifar, Chiese di incontrarmi: gli risultava che armi sarebbero state sbarcate in Sardegna per favorire il separatismo. Posi le mie condizioni: un registratore io e uno lui. Tanto per evitare equivoci. Attenti a dire che il latitante non ha una ideologia. È una stupidaggine, la verità è che nel mondo c'è troppa disparità, troppa ingiustizia. La vita alla macchia ti può aiutare a vederla». Ma successivamente, nel giugno 2013, a 71 anni, Graziano Mesina viene nuovamente arrestato. Secondo gli inquirenti, stava progettando un sequestro di persona, ed, inoltre, viene ritenuto dai magistrati di Nuoro a capo di una potente organizzazione dedita a traffico di stupefacenti, furti e rapine.

Sagre e Feste che si svolgono a Orgosolo

Orgosolo-Gruppo Folk Antonia Mesina di OrgosoloAd Orgosolo sono attivi il Gruppo Folk dell'Associazione Culturale Murales ed il Gruppo Folk Antonia Mesina, oltre alla Corale Polifonica Orgolese. Molto sentite sono le Feste e Sagre che si svolgono a Orgosolo, sia quelle della Pasqua che quelle religiose, che si celebrano partendo dalle diverse Chiese che si trovano nell'abitato. Tra le manifestazioni ricordiamo, il 16 e 17 gennaio, la Festa di Sant'Antonio Abate; il Carnevale di Orgosolo; i riti della Settimana Santa; il 17 maggio la Festa di Antonia Mesina; la seconda domenica di giugno la Festa di Santu Anania; il 29 giugno la Festa dei patroni i Santi Pietro e Paolo; il 15 agosto, al culmine del ferragosto orgolese, la Festa di Santa Maria Vergine Assunta, con suggestiva processione e sfilata in costumi tradizionali il 31 dicembre la Festa chiamata Sa Candelaria.

Il costume tradizionale di Orgosolo

Durante le Feste è possibile ammirare il costume tradizionale di Orgosolo, uno dei più originali e apprezzati di tutta la Sardegna, le cui antiche origini si perdono nella notte dei tempi, dato che particolari disegni del grembiule del costume femminile sono stati ritrovati in alcune tombe cretesi. La tradizione prevede un costume femminile molto più elaborato e ricco di varianti rispetto a quello maschile, che è abbastanza uniforme. Il costume femminile è un allegro e continuo contrasto di vivaci colori: dal rosso del corpetto, ai disegni stilizzati del grembiule, fino ad arrivare al giallo della benda sopra il capo. In particolare la benda coprivapo femminile detta Su lionzu è un capo esclusivamente orgolese, in quanto il baco che produce la seta, una specie selezionatasi nei secoli battezzata appunto Orgosolo, viene allevato in alcune famiglie del paese. Il costume maschile ha carattere più sobrio, ed anche in questo caso predomina il rosso della giacca detta Su zippone e il velluto blu scuro. Entrambi i costumi sono fatti interamente a mano. Nella parte inferiore il gonnellino detto Sa fraca, in orbace nero, tenuto con la cintura in pelle nera, ed i calzoni bianche molto semplici, che all'estremita inferiore sono inseriti nelle ghette.

I festeggiamenti del Carnevale di Orgosolo

Il Carnevale di Orgosolo, che viene qui chiamato Su Harrasehare, vede gran parte dei giovani del paese partecipare alla sfilata con carri molto originali, la cui lavorazione spesso richiede interi mesi. Un tempo si sfilava in costume, ed il paese si arricchiva di colori e allegria.

I riti sella Settimana Santa

In occasione della Settimana Santa, il venerdì Santo si celebra la cerimonia de S'Iscravamentu, cioè la deposizione del Cristo dalla Croce, e la domenica la processione de S'Incontru, l'incontro di Gesù Cristo Risorto con la Madre ancora vestita di lutto.

La Festa di Antonia Mesina

Il 17 maggio, la data in cui questa giovane orgolese è stata martirizzata, nelle campagne del paese si svolge la Festa di Antonia Mesina, chiamata Sa esta de Antonia Mesina, che vede una grande affluenza turistica, motivata soprattutto dai piatti squisiti che vengono preparati, tra i quali la carne arrosto, Sa patata a perras, il pane carasau e l'immancabile vino, che vengono offerti gratuitamente dall'intera comunità.

Il ferragosto di Orgosolo e la processione dell'Assunta

Orgosolo-Programma della Sagra della Madonna dell'Assunta (2001)Nonostante il patrono di Orgosolo sia San Pietro Apostolo e la sua Festa sia molto sentita e celebrata, la Festa grande del paese è la Festa della Madonna dell'Assunta, la Festa di Nostra Sennora de Mesaustu, ossia di mezzo agosto, che si svolge appunto il 15 di agosto. È una delle più spettacolari manifestazioni religiose della Barbagia. Il poster propone la Sagra della Madonna dell'Assunta del 15 agosto 2001. Anche qui, come abbiamo visto a Dorgali, il cavallo è al centro dei festeggiamenti, cavalcato da adulti, giovani ed anche dai bambini. Conclusa la Messa, dalla Chiesa dell'Assunta inizia una bellissima e pittoresca processione, con stendardi e donne nei costumi tradizionali, cavalieri con più di 150 cavalli e carri addobbati a Festa. Sfilano i giovani, che costituiscono la parte più folkloristica della sfilata, dato che sono tutti abbigliati negli splendidi costumi locali. Sfilano, poi, i religiosi che accompagnano il simulacro delle Vergine Assunta dormiente, molto pesante e per questo sorretta da quattro uomini a spalla, accompagnato dai cavalieri seguiti dalle donne nel loro abbigliamento tradizionale. La processione religiosa è particolarmente suggestiva per i colori e per le preghiere recitate in lingua sarda. Terminata la processione, i cavalieri danno luogo a spettacoli di abilità, con sfilate per le vie del paese, competizioni equestri, e prove di destrezza a pariglia correndo Sa VArdia, ossia una spettacolare corsa con i cavalli che vengono lanciati a coppie o a gruppi di tre e su cui i cavalieri si esibiscono in acrobazie spesso rischiose, ed in serata c'è la corsa equestre Su Palu, Ferragosto Orgosolese-Sfilata sui cavalli e processione per le vie del paeseil palio, la sfrenata corsa a cavallo che vede la partecipazione di tantissimi cavalieri provenenti da tutta la Sardegna. Tutte le corse si svolgono sull'asfalto cittadino. La sera nella piazza si tiene la Rassegna di Tenores e si svolgono balli folkloristici sardi. La Festa civile si sviluppa nell'arco di nove giorni, dal 14 al 23 agosto. Il 23, giorno di S'Ottada, ossia dell'ottava dopo ferragosto, il paese partecipa nuovamente alla processione, stavolta notturna, in cui comunque non mancano i cavalli e i colori dei costumi. Le serate serate sono allietate da spettacoli di ogni tipo che non mancano di attirare folle di turisti.

Sa Candelaria

Il 31 dicembre si celebra la Festa detta Sa Candelaria. Durante la mattina i bambini vanno in giro per il paese con un sacco di tela e chiedono in ciascuna casa Sa Candelaria. Ogni famiglia offre loro del pane, che viene chiamato Sos Coccones, frutta, biscotti, dolci, caramelle ed anche qualche soldo. I bambini ringraziano pronunciano una frase di buon auspicio e continuano la raccolta fino a mezzogiorno. La sera, invece, è la volta dei giovani e degli adulti, che si riuniscono in gruppi e vanno a cantare gli auguri alle case delle coppie che si sono sposate durante l'anno appena trascorso.

Visualizza la mappa Visita del centro storico

Arrivando a Orgosolo, sia provenendo da Nuoro che da Oliena, entriamo nella cittadina lungo la via Locoe. L'abitato, interessato da forte espansione edilizia, si estende in una conca circondata da vasti boschi, caratterizzato da stretti vicoli ai cui lati sorgono le case addossate l'una all'altra e decorate da bei murales. I negozi e le loro insegne sono le stesse di 30 anni fa, per questo motivo Orgosolo ha un ambiente unico al mondo, che difficilmente si può trovare in altre località della Sardegna.

Il Municipio di Orgosolo

Da via Locoe prendiamo a sinistra via Guscana, poi a sinistra in corrispondenza di via del Lavoro, che diventa via della Pace, dalla quale svoltiamo a sinistra ed arriviamo in via Sas Codinas, che prendiamo verso sinistra e che ci porta all'edificio che ospita la sede del Municipio di Orgosolo.

Orgosolo-Municipio di Orgosolo Orgosolo-Municipio di Orgosolo

L'ex Chiesa parocchiale di San Paolo Apostolo

Tornando indietro su via Sas Coddinas, arriviamo alla grande Chiesa di San Pietro Apostolo, chiamata Santu Perdu, dedicata al Santo patrono e già Chiesa parrocchiale del paese. La Chiesa è stata realizzata in stile romanico in data incerta, probabilmente edificata nel quattordicesimo secolo ma ampiamente rimaneggiata nel corso del '700. La Chiesa conserva ancora il campanile quattrocentesco, sul quale si trovano due curiosi orologi: uno che guarda a ovest, con un quadrante a cifre romane, che segna sempre le 12 e 03; e un altro, che guarda a sud, con un quadrante a numeri arabi, fermo sulle 7 e 27. Su un muro si può vedere la scritta «Orgosolo caput mundi», firmata Tony e Simone, due ragazzi. In questa Chiesa venne battezzata e ricevette la cresima e la prima comunione la Beata Antonia Mesina, della quale parleremo più avanti.

Orgosolo: l'ex Chiesa parocchiale di San Paolo Apostolo Orgosolo: l'ex Chiesa parocchiale di San Paolo Apostolo

Il Cimitero di Orgosolo

Orgosolo-Cimitero di OrgosoloPoco dopo la Chiesa di San Pietro Apostolo, prendiamo la via del Cimitero, che ci porta al Cimitero di Orgosolo, che scende a gradoni ripidi lungo un costone a strapiombo sulla vallata di Galanoli. Qui si trovano le tombe dei numerosi morti di faida e di altri personaggi significativi nella vita della cittadina. Tra questi, il bandito Pasquale Tandeddu, forse il più noto latitante sardo, ucciso nel 1954 durante un conflitto a fuoco, descritto come un bandito molto popolare a Orgosolo, perché è opinione generale che non ha mai commesso delitti contro i poveri e non ha mai voluto diventare servo dei padroni. Vi trova la sua dimora anche Peppino Marotto, sindacalista, poeta e cantante, tra i fondatori del gruppo dei Tenores di Orgosolo, un uomo che viveva di libertà, giustizia e profondo senso etico, e che è stato assassinato nel 2007, all'età di 82 anni, con sei colpi di pistola davanti alla Chiesa del paese, in pieno giorno, mentre andava a comprare il giornale.

Il Campo da Calcio di Orgosolo

Proseguendo lungo via del Cimitero, continuiamo sulla sua prosecuzione, che è la via Santa Lucia, che ci porta fino di fronte all'ingresso del Campo da Calcio di Orgosolo.

Piazza Don Graziano Muntoni

Sull'altro lato della strada, di fronte alla Chiesa di San Pietro Apostolo, si trova la grande Piazza Don Graziano Muntoni, intitolata a don Graziano Muntoni, sacerdote, ucciso la mattina della vigilia di Natale del 1998, al centro della quale è stato collocato un suo busto in bronzo. Professore e politico locale, una vita di insegnamento, aveva avuto la vocazione sacerdotale tardiva, ed era sacerdote da solo ottoanni, quando, a quasi 50 anni, semplice vice parroco, è stato colpito a morte da un unico colpo di fucile, mentre si recava a dire la Messa.

Orgosolo-Piazza Don Graziano Muntoni Orgosolo-Piazza Don Graziano Muntoni Orgosolo-Piazza Don Graziano Muntoni: busto del sacerdote

La Chiesa di Sant'Antonio Abate

Sulla destra della Piazza, presa la via 25 Aprile, troviamo sulla destra una scalinata che ci porta in alto, in piazza Sant'Antonio Abate dove si trova la Chiesa di Sant'Antonio Abate, chiamata Sant'Antoni de Su Ohu e dedicata al Santo che pare che, con un stratagemma, sia riuscito a portare via il fuoco dall'inferno, portandolo sulla terra. È intorno a questa Chiesa, databile tra il quattordicesimo e quindicesimo secolo, che si è sviluppato l'originario borgo di Orgosolo.

Orgosolo: la scalinata che porta alla Chiesa di Sant'Antonio Abate vista dall'alto Orgosolo: la Chiesa di Sant'Antonio Abate Orgosolo: la Chiesa di Sant'Antonio Abate: campanile

La notte tra il 16 ed il 17 gennaio vi si svolge la Festa di Sant'Antonio Abate, preceduta dall'eccensione dei falò di Sant'Antonio all'aperto nei vari rioni del paese, per i quali la legna, generalmente di quercia, viene raccolta dai ragazzini che nelle settimane percedenti alla Festa, passano per le abitazioni del paese chiedendo Su truncheddu pro Sant'Antoni. La Festa è seguita da una processione con il simulacro del Santo, seguita dalle donne che recitano le preghiere in lingua sarda. Per questa occasione viene preparato il dolce tipico di questa Festa, chiamato Su Pistiddi, a base di pasta sfoglia, con semola e miele.

La Chiesa di Santa Croce

Orgosolo: la Chiesa di Santa CroceA lato sinistro della Piazza, proprio di fronte alla Chiesa di San Pietro Apostolo, si trova la Chiesa di Santa Croce, chiamata Santa Gruhe, un piccolo Oratorio risalente al sedicesimo secolo, realizzato in stile rustico. All'interno, sotto la cupola, ospita un semplice altare su cui si aprono delle piccole finestre. All'interno della Chiesa, alle spalle dell'altare, dentro una nicchia, si trova un crocifisso ligneo del Seicento.

La Chiesa di Sant'Antonio da Padova

Orgosolo: la Chiesa di Sant'Antonio da PadovaPresa alla sinistra della Chiesa di Santa Croce la via Sant'Antonio, la seguiamo fino a prendere a sinistra la via Calamida, poi a destra la via Rosselli, che ci porta di fronte alla Chiesa di Sant'Antonio da Padova, chiamata Sant'Antoni 'e Padu, edificata probabilmente nel 1620, che però, attualmente, non è aperta al culto. Sulla facciata, che avrebbe bisogno di un restauro, è presente un portone centrale sovrastato da un punto luce di forma esagonale.

Il Santuario della Beata Vergine Assunta

Guardando la Chiesa di Santa Croce, prendiamo a sinistra la via Rinascita, e, dopo poco più di duecento metri, prendiamo a sinistra la via Santa Caterina, che ci porta, verso la periferia est del paese, in piazza del Popolo, dove troviamo il Santuario della Beata Vergine Assunta, chiamata Chiesa della Nostra Sennora. La Chiesa della Beata Vergine Assunta è stata eretta nel corso del quindicesimo secolo, ed al suo interno si può ammirare la statua della Madonna conservata in un'urna di legno dorato ornata da pregevoli ex voto.

Orgosolo-Santuario della Beata Vergine Assunta Orgosolo-Santuario della Beata Vergine Assunta Orgosolo-Santuario della Beata Vergine Assunta Orgosolo-Santuario della Beata Vergine Assunta: statua della Madonna

La Festa della Beata Vergine Assunta, la più sentita dalla popolazione di Orgosolo, dura dal 13 al 18 di agosto in coincidenza con le celebrazioni del ferragosto Orgosolese, e da questa Chiesa parte nel pomeriggio del 15 la solenne processione in costume, che abbiamo già descritto. Nel corso dell'evento i cavalieri che hanno seguito la processione, si lanciano in corse a cavallo, un evento davvero imperdibile per chi ama la tradizione.

La Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore

Continuiamo su via Santa Caterina, che prosegue su via Bellieni, dopo centoventi metri svoltiamo a sinistra in via Alcide De Gasperi, dopo un'ottantina di metri prendiamo a destra il corso Repubblica. Percorsi centoventi metri, arriviamo al civico numero 109, dove, alla destra della strada, si trova la Chiesa del Santissimo Salvatore, chiamata localmente Sa Lhesia Nova, di costruzione assai recente. È stata edificata nella seconda metà del ventesimo secolo, ed è dal 1971 la Chiesa parrocchiale di Orgosolo, anno in cui in essa è stata trasferita la ex Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo.

Orgosolo: la Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore Orgosolo: la Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore: interno Orgosolo: la Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore: l'altare maggiore Orgosolo: la Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore: altare dedicato alla Beata Antonia Mesina

Il 29 giugno viene festeggiato il patrono del paese, e la Festa di Pietro Apostolo è un'occasione per fare lo sfoggio dei bellissimi costumi tradizionali. La Festa prevede la Messa, la processione e la corsa dei cavalli. Di sera solitamente si organizza uno spettacolo folkloristico in piazza con tenores e gruppi folkloristici di ballo sardo.

Nella Cripta della Chiesa parrocchiale sono conservate le spoglie della Beata Antonia Mesina

Fiancheggiando iil lato destro della Chiesa parrocchiale del Santissimo Salvatore, dopo quindici metri troviamo l'ingresso della Cripta, nella quale sono conservate le spoglie mortali della Beata Antonia Mesina. Subito di fronte all'ingresso si trova la casa natale della beata.

Orgosolo: la casa natale della Beata Antonia Mesina Orgosolo-Ingresso della Cripta che accoglie le spoglie della Beata Antonia Mesina Orgosolo-Interno con le spoglie mortali della Beata Antonia Mesina

Orgosolo: le spoglie mortali della Beata Antonia MesinaNella Cripta della Chiesa sono conservate le spoglie mortali della Beata Antonia Mesina, che era nata a Orgosolo nel 1919 in una casa natale che si trova proprio accanto alla Chiesa parrocchiale del paese. Laica e militante dell'Azione Cattolica, come Maria Goretti viene uccisa, nel 1935, mentre si oppone ad un tentativo di violenza sessuale. Per questo la Chiesa riconosce in lei una martire della purezza, ed in quanto tale è stata beatificata da Papa Giovanni Paolo II nel 1987.

I resti della Chiesa di San Nicola da Mira

Proseguendo lungo corso Repubblica, attraversiamo il centro ed arriviamo all'altezza del civico numero 109, sulla destra della strada, che fa angolo con via Nora. Qui si trovano i resti di quella che era la Chiesa di San Nicola da Mira, chiamata dai locali Santu Nihola, una Chiesa realizzata nel corso del quindicesimo secolo.

Sa Dommo 'e Sos Corraine

Più avanti, all'altezza del civico numero 103, sulla destra della strada, subito dopo via Podda e prima di via Di Vittorio, possiamo visitare Sa Dommo 'e Sos Corraine, un piccolo Museo Etnografico che si trova in una tipica casa orgolese, proprio a ridosso del murale sulla donna relativo all'8 marzo 1908, quando in una fabbrica di New York 129 donne venivano rinchiuse dentro dal padrone e morivano in un incendio, che vedremo meglio nella prossima pagina. Il vero punto di forza del Museo è, comunque, la signora Maria Corrada, guida e padrona della casa.

Orgosolo-piccolo Museo Etnografico chiamato Sa Dommo 'e Sos Corraines Orgosolo-piccolo Museo Etnografico chiamato Sa Dommo 'e Sos Corraines Orgosolo-piccolo Museo Etnografico chiamato Sa Dommo 'e Sos Corraines

La bella fontana chiamata Untana de Cunzimu

Orgosolo: la bella fontana chiamata Untana de CunzimuContinuando ancora poco più di cento metri su corso Repubblica, troviamo, sulla sinistra della strada ad angolo con una traversa che porta nella parallela via Papa Giovanni tredicesimo, subito dopo il civico numero 146 e di fronte al civico 93, una bella fontana chiamata Untana de Cunzimu, ossia fontana della località Cunzimu. Sulle pareti alla sinistra della fontana si trovano dei bei murales, come si trova uno dei più belli sulla retrostante via Papa Giovanni XXIII. Di fronte alla fontana si trova la Casa Rubanu, nella quale si svolgono anche mostre d'arte.

Gli oltre 350 murales che hanno reso famosa Orgosolo

Continueremo, ora, la visita di Orgosolo percorrendo le sue strade, dove potremo vedere i murales che decorano i massi all'ingresso del paese e le pareti delle abitazioni del centro storico. Sono oltre 350 i famosi murales di Orgosolo, che decorano le abitazioni del centro del paese. Propongo quelli che ho fotografato qualche anno fa, cercando di ordinarli e rileggerli nel loro significato, quasi una sorta di giornale murale nel quale vengono raccontate le ordinarie storie di vita, di sofferenze, di oppressione e di lotta del popolo sardo e di tutte le popolazioni oppresse del mondo. I murales cambiano continuamente nel tempo. I più vecchi si rovinano e muoiono, mentre altri nuovi nascono accanto a loro o anche al loro posto, quasi un giornale sempre aggiornato.

I primi murales

Orgosolo-Murales: il primo murale (nella cartina d'Italia la Sardegna non esiste, non conta nulla, vittima delle mire imperialiste statunitensi)Un primo murale è stato realizzato nel 1968 dal gruppo teatrale milanese Dionisio. Nel 1975, l'insegnante di educazione artistica Francesco Del Casino ha ripreso, con gli studenti della scuola media, quell'esperienza. Inizialmente esprimevano le idee politiche di quel periodo e le problematiche del recente passato della Sardegna, si sono poi adeguati alle attuali tematiche di contestazione della globalizzazione dell'economia. Raccontiamo qui la lezione che ci viene dai murales, riunendoli per argomento quasi a costituire un libro di storia scritto sui muri del paese.

Il banditismo barbaricino

Non possono mancare murales che rievocano il fenomeno del banditismo barbaricino, come quello che rappresenta la locandina del film «Banditi a Orgosolo» di De Seta, girato nel 1960 con la partecipazione della popolazione locale. Un film del quale il regista narra con stile freddo e asciutto la dura vita dei pastori e la diffidenza tradizionale nei confronti dello Stato. La cultura ufficiale non comprendeva il fenomeno del banditismo, nato come difesa da occupazioni ed invasioni, dallo sfruttamento che determinava sofferenze e povertà, basato quindi su una forte compartecipazione ed omertà. Riteneva addirittura il sardo naturalmente predisposto all'attività criminale. La conseguenza era la caccia al criminale, che quando non veniva ucciso trascorreva il resto dei suoi anni prigione. Uno dei più bei murales, intitolato «Caccia Grossa», racconta la strage di Murguliai, del 1899, quando viene sgominata la banda dei fratelli Serra Sanna che era riuscita a imporre uno spietato dominio sul territorio tra Nuoro e Orgosolo.

Orgosolo-Murales: locandina del film «Banditi a Orgosolo» di Vittorio de Seta Orgosolo-Murales: dal libro «La criminalità in Sardegna» di Alfredo Niceforo del 1897 Orgosolo-Murales: caccia Grossa a Orgosolo (la strage di Murguliai dove reparti dell'esercito e di Carabinieri reali nel 1899 riuscirono a sgominare la banda dei fratelli Serra Sanna) Orgosolo-Murales: in carcere in attesa della visita dei parenti

I murales dedicati ad Antonio Gramsci

«Istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza: le parole di Gramsci come speranza di una vita diversa». Ad Antonio Gramsci sono dedicati numerosi murales che ripercorrono tutte le principali tappe della sua vita.

Orgosolo-Murales: istruitevi perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza Orgosolo-Murales: Antonio Gramsci nasce ad Ales nel 1891, nel 1911 parte per Torino dove si iscrive all'università. Orgosolo-Murales: A contatto con la lotta della classe operaia torinese, matura la sua adesione agli ideali socialisti. Nel 1914 si iscrive al Partito Socialista Orgosolo-Murales: luglio 1920. In risposta alla serrata dei padroni gli operai di Torino occuparono le fabbriche Orgosolo-Murales: A Livorno nel 1921 lascia il P.S.I. e fonda il Partito Comunista Orgosolo-Murales: Un bambino dorme, c'è un bricco di latte pronto per il suo risveglio, un topo si beve il latte e la mamma che non serve a nulla corre dalla capra …

Il principali personaggi della storia italiana

Le strade del paese vengono intestate ai principali personaggi della storia italiana. Garibaldi unisce l'Italia, ma la Sardegna fornisce solo carne da macello per le diverse guerre. Il generale Cadorna viene, qui, visto più come macellaio che come eroe; tra l'altro, ci scrive Giancarlo Romiti di avere Chiesto al sindaco di Orgosolo di valutare la possibilità di cambiare nome alla via Cadorna, ovviamente mantenendo quello splendido murale, preziosa testimonianze di chi fu il principale responsabile di quell'immane ecatombe. Poi arriva il Fascismo e l'impegno dei contadini, per evitare confische e rastrellamenti, diventava quello di salvare il bestiame. Alla guerra di resistenza anche Orgosolo offre il suo contributo. Ma la resistenza non finisce con la Liberazione perché, come scrisse Brecht, «il grembo da cui nacque è ancora fecondo».

Orgosolo-Murales: Giuseppe Garibaldi Orgosolo-Murales: e a te Cadorna non bastan gli accidenti / che a caporetto ne hai ammazzati tanti / noi si patisce tutti questi pianti / e tu nato d'un cane non li senti. Orgosolo-Murales: Fame, tortura, galera, guerra Orgosolo-Murales: Durante la guerra di resistenza la parola d'ordine per i contadini era salvare il bestiame per evitare confische e rastrellamenti Orgosolo-Murales: slogan antifascisti Orgosolo-Murales: partigiani di Orgosolo morti durante la guerra di resistenza Orgosolo-Murales: però non cantiamo vittoria troppo presto, il grembo da cui nacque è ancora fecondo (Bertold Brecht)

Le stragi di stato

E arriviamo, infatti, alle stragi di stato, quelle di piazza Fontana, Bologna, Ustica, piazza della Loggia. Nei processi nessuno Sa niente, tanto che un murale ricorda il comandamento: «non dire falsa testimonianza». Viene addotto il segreto militare per coprire la strage di Stato da parte di una Giustizia di Stato. Ma come ammoniscono i murales, «non finisce qui». Rinasce la la protesta e giovani antifascisti vengono uccisi, prima Serantini, poi Varalli e Zibecchi.

Orgosolo-Murales: le stragi di stato: piazza Fontana, Bologna, Ustica, piazza delle Loggia. Ma non finisce qui Orgosolo-Murales: Uniti contro le stragi di stato Orgosolo-Murales: Franco Serantini ucciso dalla polizia perché protestava contro i fascisti Orgosolo-Murales: claudio Varalli ucciso dai fascisti a Milano e Gi anni Zibecchi ucciso durante una manifestazione antifascista da un gippone dei Carabinieri

Scandali nella vita politica nazionale

Non che nella vita politica nazionale le cose vadano meglio, tra lo sfruttamento del grande capitale e gli scandali che travolgono diversi personaggi pubblici, dal ministro De Lorenzo al Capo dello stato Leone costretto a dimettersi. Un monito a Craxi, De Michelis e Amato: «questi erano questi erano i socialisti», con il ritratto di Turati, Rosselli, Pertini, Parri.

Orgosolo-Murales: lo sfruttamento del grande capitale Orgosolo-Murales: Francesco De Lorenzo ex ministro della San ità: ricercato per attentato alla salute degli italiani Orgosolo-Murales: Giovanni Leone ex Presidente della Repubblica costretto alle dimissioni: …sono stato un Presidente onesto al servizio del popolo italiano … Orgosolo-Murales: Questi erano i socialisti: turati, Rosselli, Pertini, Parri

Disuguaglianze e sfruttamento nel mondo

Disuguaglianze e sfruttamento nel mondo, la falsa assistenza dei popoli ricchi al sud del mondo. L'arrivo dei missionari in Africa nelle parole dell'arcivescovo Tutu: «Quando i primi missionari arrivarono in Africa, noi avevamo la terra e loro la Bibbia. Allora chiudemmo gli occhi e pregammo. Quando li riaprimmo noi avevamo in mano la bibbia e loro la terra». E degli uomini bianchi tra i pellirosse d'America: «L'uomo bianco ha portato un pezzo di carta e ha detto di firmare. Quando abbiamo imparato l'inglese ci siamo accorti che con quel documento avevamo perduto la terra». Fino alla famosa frase di Toro Seduto sui falsi valori: «Solo quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro». Ai pericoli dell'energia atomica nella parole di Einstein: «La potenza incontrollata dell'atomo ha cambiato ogni cosa tranne il nostro modo di pensare e così noi siamo trascinati verso una catastrofe senza pari». Il sogno di un futuro migliore, i valori della rivoluzione francese e la speranza di Pietro Gori di realizzarli. «Solo colui che morì in croce poteva portare i capelli lunghi senza essere chiamato drogato!» l'8 marzo 1908 muoiono 129 donne rinchiuse in fabbrica per un incendio a New York, il 18 luglio 1936 il dramma della cittadina chiamata Guernica, fino alla lotta contro l'ingiustizia del Che Guevara.

Orgosolo-Murales: sono ipocrisia e impostura tutti i piani per attenuare la povertà delle masse con l'elemosina dei ricchi (Leone Tolstoi) Orgosolo-Murales: Quando i primi missionari arrivarono in Africa, noi avevamo la terra e loro la Bibbia. Allora chiudemmo gli occhi e pregammo. Quando li riaprimmo noi avevamo in mano la Bibbia e loro avevano la terra (Desmond Tutu)) Orgosolo-Murales: l'uomo bianco ha portato un pezzo di carta e ha detto di firmare. Quando abbiamo imparato l'inglese ci siamo accorti che con quel documento avevamo perduto la terra Orgosolo-Murales: solo quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro Orgosolo-Murales: la potenza incontrollata dell'atomo ha cambiato ogni cosa tranne il nostro modo di pensare e così noi siamo trascinati verso una catastrofe senza pari Orgosolo-Murales: Non si progredisce cercando di migliorare ciò che è già stato fatto, bensì cercando di realizzare ciò che ancora non esiste Orgosolo-Murales: libertà, eguaglianza, solidarietà nel bicentenario della Repubblica Francese Orgosolo-Murales: Nostra patria è il mondo intero, nostra legge è la libertà ed un pensiero ribelle in cor ci sta … (Pietro Gori) Orgosolo-Murales: solo colui che morì in croce poteva portare capelli lunghi senza essere chiamato drogato! Orgosolo-Murales: 8 marzo 1908, in una fabbrica di New York, 129 donne venivano rinchiuse dentro dal padrone e morivano in un incendio Orgosolo-Murales: 18 luglio 1936: nel quarantennale dal dramma della cittadina chiamata Guernica in Spagna (riprodotta nel famoso quadro di Picasso) Orgosolo-Murales: soprattutto siate capaci di sentire nel profondo del cuore qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in un qualunque parte … (Che Guevara)

Contro tutte le guerre

Contro tutte le guerre perché non esistono guerre giuste. Il golpe in Cile, l'invasione del Vietnam e la vittoria dei partigiani cambogiani e vietnamiti. Poi i fatti di piazza Tien An Men, la ribellione del popolo curdo, il dramma della Guerra del Golfo, la guerra in Iraq. «Operaio non produrre più armi», anche Charlot rifiuta la guerra. Mentre, con la globalizzazione nel mondo, si fa rosso di sangue il colore dei soldi.

Orgosolo-Murales: Frei, Pinochet, Nixon jene voraci roditori della nostra bandiera Orgosolo-Murales: via i fascisti americani dal Vietnam Orgosolo-Murales: 25 aprile 1975, vittoria dei partigiani cambogiani e vietnamiti Orgosolo-Murales: e anche la luna nel terzo giorno di giugno ha nascosto la sua faccia per non vedere il sole nero che sorgeva sulla piazza Tien An Men … Orgosolo-Murales: curdo vivrò, curdo morirò e nell'altra vita ancora per i curdi combatterò Orgosolo-Murales: Guerra del Golfo, due popoli due stati, due popoli una strage Orgosolo-Murales: la guerra in Iraq Orgosolo-Murales: Operaio non produrre più armi. Ogni arma che fai sono moltitudini di poveri e di operai ad essere uccisi con la tua stessa arma … immagine Orgosolo-Murales: la guerra significa massacrare migliaia di civili e mettere al governo chi garantisce il potere economico (Gino Strada) Orgosolo-Murales: United Colors of Benetton. Questo è il colore dei soldi

La vita del popolo sardo

Naturale e genuina la vita del popolo sardo, basata sulla pastorizia e su valori antichi. Anche se non è facile la vita del pastore. Quando non sono gli incendi a bruciare i pascoli è la siccità che li inaridisce, e l'acqua diventa un bene più prezioso persino del cibo.

Orgosolo-Murales: la famiglia Orgosolo-Murales: la fisarmonica Orgosolo-Murales: il gioco Orgosolo-Murales: Donne e bambine Orgosolo-Murales: il pastore (con una mia foto del 1996) Orgosolo-Murales: il pastore Orgosolo-Murales: Vita di pastore Orgosolo-Murales: Vita di pastore Orgosolo-Murales: incendi nei boschi (questo bosco ci è stato dato in prestito dai nostri figli) Orgosolo-Murales: Agosto 1996, 62.000 ettari in fumo Orgosolo-Murales: il dramma della siccità: questo Dio che abbiamo / è crudele e lento a muoversi / è acqua che ti chiediamo / non già carne di bue

Le lotte della popolazione sarda

I murales rievocano le lotte della popolazione sarda, dalla richiesta di libertà per Luigi Podda, l'ex partigiano Corvo condannato al confino, ai fatti di Pratobello con la vittoriosa protesta contro l'installazione di un poligono di tiro in località Pratobello, con il telegramma inviato da Emilio Lussu, valoroso combattente delle grande guerra e tra i fondatori del Partito sardo d'Azione.

Orgosolo-Murales: libertà non confino per Luigi Podda combattente partigiano (Corvo) condannato ingiustamente all'ergastolo, dopo 26 anni viene graziato … Orgosolo-Murales: pratobello, nel 1969 la vittoriosa protesta popolare contro la decisione di installare un poligono di tiro in località Pratobello Orgosolo-Murales: pratobello, lavorate lavorate pastori di Pratobello con i greggi delle capre, non andate allo sbaraglio, attenti all'artiglieria che fa il tiro sul bersaglio Orgosolo-Murales: Grande Murale in corso Repubblica sul palazzo dell'ex Municipio Orgosolo-Murales: Non per un palmo di lontana frontiera abbiamo gettato al vento la nostra giovinezza ma per un più alto ideale di libertà e giustizia Orgosolo-Murales: Rinascita. Pascoli liberi dai padroni e dai cannoni. La Sardegna vuole la rinascita non basi militari Orgosolo-Murales: Quanto avviene a Pratobello contro pastorizia et agricoltura est provocazione colonialista … (Emilio Lussu) Orgosolo-Murales: il portone dell'ex Municipio crivellato da colpi di pallettoni (foto del 1996, oggi il Municipio è in una nuova sede con un nuovo portone blindato)

La disoccupazione.la povertà, la durezza del lavoro in miniera e in fabbrica

C'è poi il grave problema della disoccupazione, la povertà, la durezza del lavoro in miniera e in fabbrica. «Se avessi saputo in che cosa consisteva la vita in miniera, avrei fatto centoanni di latitanza piuttosto che consegnarmi a quel lavoro». Centrali nucleari, basi Nato, fabbriche chiuse con gli operai in cassa integrazione, lottizzazione delle coste. Così qualcuno cerca di cambiare la Sardegna, dove non c'è più spazio per i Sardi. Che però non accettano tutto questo, i «180.000 ettari di terreno occupati da servitù militari», la Sardegna incatenata, e conducono la loro lotta per una vita diversa.

Orgosolo-Murales: povertà e lavoro in miniera (foto del 1996) Orgosolo-Murales: povertà. Secondo i dati della banca d'Italia questa famiglia ha contratto nei confronti dello Stato italiano un debito di 181 milioni e 800.000 lire Orgosolo-Murales: lavoro in miniera. Se avessi saputo in che cosa consisteva la vita in miniera avrei fatto cento anni di latitanza piuttosto che consegnarmi a quel lavoro Orgosolo-Murales: lavoro in fabbrica. Una lastra di acciaio oggi ha divorato una vita … Orgosolo-Murales: sardegna '78. Centrali nucleari, basi Nato, fabbriche chiuse con gli operai in cassa integrazione, lottizzazione delle coste. E non c'è più spazio per i Sardi Orgosolo-Murales: la bomba americana / partita raso terra / da Perdasdefogu colpisce una colomba / se scoppia la guerra / diventa una tomba / ogni sereno luogo / di questa terra isolana Orgosolo-Murales: invece di trattori per arare arrivano carri armati e cannoni e truppe da addestrare Orgosolo-Murales: e una lotta di popolo … Orgosolo-Murales: ManiFestazione in Sardegna Orgosolo-Murales: sardegna 1993 incatenata Orgosolo-Murales: lavoro sicuro per tutti. No alla disoccupazione Orgosolo-Murales: Non abbiamo dubbi, ora ridurrete le nostre braccia a manovelle d'acciaio. Farete battere le nostre tempie elettronicamente … (Francesco Ignazio Mannu) Orgosolo-Murales: Questo popolo … (Francesco Ignazio Mannu) Orgosolo-Murales: torneremo / tutti insieme un giorno / 500.000 urla / come un sol urlo / squarceranno il muto cielo / di Sardegna Orgosolo-Murales: lotte in Sardegna per una vita diversa

Scene di vita cittadina

Chiudiamo questa carrellata sui murales di Orgosolo vedendo alcune scene di vita della cittadina. Il grande murale sui tre piani del palazzo della Biblioteca Civica, le donne di Orgosolo disegnate con un tratto chiaramente ispirato all'opera di Picasso. La corsa del palio e le esagerazioni quando dopo la corsa si è alzato un poco il gomito.

Orgosolo-Murales: tre Murales sulla facciata del palazzo della Biblioteca Comunale Orgosolo-Murales: Donne di Orgosolo Orgosolo-Murales: Donne di Orgosolo Orgosolo-Murales: Momenti di vita a Orgosolo Orgosolo-Murales: il palio di Orgosolo Orgosolo-Murales: Dopo il palio (se si è bevuto un pò troppo)

La grande ospitalità di Orgosolo

Anche a Orgosolo accanto agli studenti che chiedono il diritto allo studio altri vivono diversi valori, scorrazzano in moto e provocano gravi incidenti. E quando lasciamo Orgosolo conserviamo dentro di noi il ricordo delle scene di vita, dei suoi prodotti e soprattutto della sua grande ospitalità.

Orgosolo-Murales: lauta ricompensa a chi lo cattura (lotta degli studenti per il diritto allo studio) Orgosolo-Murales: Vita movimentata a Orgosolo (per le moto che disturbano la quiete della vita pastorale) Orgosolo-Murales: come cambia la vita a Orgosolo Orgosolo-Murales: Vita in Sardegna vista dai forestieri (studenti dell'Istituto d'Arte di Udine) Orgosolo-Murales: si ama la Sardegna anche scoprendo i suoi prodotti Orgosolo-Murales: Grazie della vostra grande ospitalità ad Orgosolo (ringraziamento di turisti tedeschi al quale anche noi ci uniamo)

Visualizza la mappa Nei dintorni di Orgosolo ci rechiamo a Galanoli e sull'altopiano di Pratobello

Nei dintorni di Orgosolo sono stati portati alla luce i resti del Villaggio nuragico di Presenthu Tortu; della Tomba di giganti Senepida; dei Nuraghe complesso Dovilino; ed anche dei Nuraghi Biduni, de Gorropu, de Mereu, Delacana, Dortesi, Filigai, Funtana Bona, Ilole, Lartio, Lollove, Luillie, Maninturtio, Mannurrie, Monte Nieddu, Nuragheddu de Burdu, Ortotidda, Pertuntu, Pighisone, Ruju, Sa Senepida, Sa Serra Olai, Sirilo, S'Oliva Vera, Talasuniai, tutti di tipologia indefinita. Il paese chiamato Orgosolo sorge su un ripido pendio, ai margini settentrionali dell'altopiano di Pratobello, che ha origine nei contrafforti settentrionali del massiccio del Gennargentu.

Resti del Nuraghe Ilole

Orgosolo-Nuraghe IloleUsciamo da Orgosolo verso nord ovest sulla SP22 in direzione di Mamoiada e, percorsi solo settecento metri, prendiamo una strada in cemento in salita sulla sinistra che, in qualche centinaio di metri, ci fa vedere alla sinistra il Nuraghe Ilole, attorno al quale la strada gira. Il Nuraghe, che si trova alla periferia di Orgosolo, è un Nuraghe di tipologia indefinita, che probabilmente era un Nuraghe complesso, costituito da un mastio centrale e circondato da un bastione del quale qualche tratto è abbastanza ben conservato.

La Chiesa dello Spirito Santo nella località Galanoli

Orgosolo: la Chiesa dello Spirito Santo in località GalanoliPresa la SP22 in direzione di Mamoiada, dopo circa quattro chilometri e mezzo, prendiamo a destra e, in ottocento metri, arriviamo in località Galanoli, da molti considerata una frazione Orgosolo, che è una delle località più amene e rinomate del suo territorio. Posta in posizione panoramica, a guardia della fertile vallata di Locoe, si stende immersa in un folto bosco che fronteggia il maestoso Supramonte. Il sito dove oggi sorge il complesso di Galanoli è assai importante dal punto di vista archeologico, essendo stato frequentato fin dalla metà del IV millennio avanti Cristo da popolazioni dedite alla pastorizia, che vi hanno costruito i loro villaggi ed alcuni monumenti. Durante i periodi successivi la zona è stata utilizzata per il pascolo, senza però grandi stravolgimenti del paesaggio naturale. Nella monumentale Chiesa intitolata allo Spirito Santo, l'altare in pietra è quanto resta del lastrone di copertura di un Dolmen distrutto.

La Chiesa campestre di Santi Egidio e Anania

Usciamo da Orgosolo verso sud lungo via Montes, che uscendo dal paese prende il nome di SP48, e che porta in direzione del Supramonte e di Pratobello. Percorso circa un chilometro, in prossimità di un tornante fra i lecci prendiamo una deviazione sulla destra che ci fa attraversare la località Ovaduttai, dove si trova il luogo del martirio della Beata Antonia Mesina. Percorso circa un chilometro e mezzo, arriviamo alla seicentesca Chiesa campestre dedicata ai Santi Egidio e Anania, che viene chiamata nel luogo Chiesa di Santu Naniu. La piccola Chiesa è dedicata a un soldato romano martire del Cristianesimo, ucciso, insieme a Egidio, nel 301 dalla popolazione locale mentre cercava di diffondere il Vangelo, come risulta da un'epigrafe in marmo conservata nella casa parrocchiale.

Orgosolo: la strada verso la Chiesa campestre dedicata ai Santi Egidio e Anania Orgosolo: la strada verso la Chiesa campestre dedicata ai Santi Egidio e Anania Orgosolo-luogo del martirio della Beata Antonia Mesina Orgosolo: la Chiesa campestre dedicata ai Santi Egidio e Anania

La prima domenica di giugno, nella Chiesa si svolge la Festa dei Santi Martiri Egidio ed Anania, con le manifestazioni religiose seguite dalla processione in costume e dalla corsa dei cavalli.

La Chiesa campestre di San Marco Evangelista

Orgosolo: la Chiesa campestre di San Marco EvangelistaPercorsi altri circa ottocento metri sempre sulla SP48, troviamo sulla sinistra della strada la piccola Chiesa campestre di San Marco Evangelista, chamata Chiesa di Santu Malhu, situata a poca distanza dall'abitato, sulla periferia sud.

Presso questa Chiesetta il 25 aprile si svolge la Festa di San Marco, chiamata Sa Ita ossia la Festa, che prevede le cerimonie religiose e poi, in paese, la distribuzione ai bambini di grossi pezzi di carne cruda di agnello e di pane, ben 8-10 quintali di pane e 35-40 agnelli, che si preparano per l'occasione. Una volta la tradizione era di donare questo cibo alle persone bisognose, in segno di ringraziamento per grazia ricevuta.

La Chiesa campestre di San Michele Arcangelo

Orgosolo: la Chiesa campestre di San Michele ArcangeloPercorsa la SP48 per circa un chilometro e mezzo, troviamo alla destra della strada l'indicazione per il Ristorante tipico Supramonte. Qui prendiamo a sinistra una strada sterrata in salita che, in circa un altro chilometro e mezzo, ci porta alla Chiesa di San Michele Arcangelo, detta anche di Santu Micheli. Si tratta di una Chiesa del quindicesimo secolo che si trova sul monte Lisorgoni e domina dall'alto tutto l'abitato di Orgosolo.

Dalla fonte al Nuragheddu De Burdu ed alla Chiesa campestre di Sant'Antioco

Orgosolo: la Chiesa campestre di Sant'AntiocoTornati sulla SP48 percorriamo circa cinquecento metri e vediamo sulla sinistra della strada, tra gli alberi, una bella fonte, con una vasca rettangolare che raccoglie l'acqua, su un fondo lastricato. Percorsi circa sei chilometri dall'uscita dal paese, troviamo sulla destra la deviazione sulla SP2bis che ci porta verso occidente. La seguiamo e vediamo sulla sinistra un piccolo Nuraghe chiamato Nuragheddu De Burdu, di tipologia indefinita. Qui prendiamo la strada sulla destra che ci porta ai resti dellla Chiesa campestre di Sant'Antioco.

L'ippodromo di Orgosolo

Tornati indietro dalla strada sulla destra che ci ha portato alla Chiesa campestre sulla SP2bis, passato il Nuragheddu, troviamo alla sinistra della strada, un poco più avanti, l'Ippodromo di Orgosolo.

Resti del Nuraghe complesso Dovilineo

Proseguendo, si trova su una altura sulla destra della strada il Nuraghe Dovilineo, che non è però visibile dalla strada. È un Nuraghe complesso, con un mastio centrale e due torri laterali delle quali rimane in piedi solo quella a sinistra. La torre principale ha una camera inferiore con copertura a tholos, ben conservata, ed una scala che conduceva alla camera superiore che è crollata. Intorno al Nuraghe Dovilineo si vedono i resti del Villaggio nuragico e, a una cinquantina di metri, i resti di un muro di recinzione.

Sull'altopiano di Pratobello famoso per la sua rivolta popolare contro l'espropriazione dei terreno adibiti a pascolo

Seguendo la SP2bis, dopo circa cinque chilometri da dove la abbiamo imboccata, ci fa arrivare, all'incrocio con la SS389, alla frazione Orgosolo denominata Pratobello (altezza metri 882, distanza 11.2 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). Pratobello è famoso perché, sul suo altopiano, avvenne la rivolta popolare contro l'occupazione militare di 13 mila ettari di terreni adibiti a pascolo, rivolta che abbiamo già descritta dove abbiamo parlato del banditismo.

Il lago di Olai all'interno del quale su un isolotto si trovano i resti del Nuraghe Talasuniai

Orgosolo-Lago di OlaiPrendendo da Pratobello una strada che porta verso est, arriviamo sull'altopiano, dove troviamo la diga sul Rio Olai a Perdusale. Si tratta di una diga a gravità ordinaria in calcestruzzo, dell'altezza di 51,6 metri, realizzata su progetto dell'ingegner Giancarlo Tomasi. I lavori per la sua realizzazione sono iniziati nel 1989 e sono stati portati a termine nel 2002. La diga forma il lago Olai, un invaso con una capacità utile di circa 15mila metri cubi d'acqua per uso principalmente potabile. Col riempimento del bacino artificiale del lago di Oliai, il Nuraghe Talasuniai, di tipologia indefinita, è rimasto sulla sommità di un piccolo isolotto, che si trova all'interno dell'invaso.

Sul Supramonte di Orgosolo

Il Supramonte è un complesso montuoso di altopiani carbonatici che occupano la parte centro orientale della Sardegna, che si estende per 35.000 ettari nei territori di Oliena, Orgosolo, Urzulei, Baunei e Dorgali, paesi situati ai piedi delle alte pareti calcaree che delimitano i confini dell'altopiano. In realtà, quello che noi definiamo Supramonte non esiste dal punto di vista geografico, nel senso che questo termine è una traduzione in italiano di un modo di dire sardo ad indicare i monti sopra, che in realtà sta ad indicare tutti quelli più alti rispetto a dove tu ti trovi. Costituito da rocce di dolomie e calcari e incorniciato da montagne carsiche tra le più alte della Sardegna, seconde in altezza solo a quelle del Gennargentu, è pressoche inaccessibile a chi non ne conosca i segreti. Si sconsiglia di avventurarsi da soli nel Supramonte e si raccomanda di chiedere informazioni all'Ispettorato Forestale di Nuoro.

Ad est del paese si sviluppano i selvaggi territori del Supramonte di Orgosolo, che si originano dai contrafforti settentrionali del massiccio del Gennargentu, nei quali la fauna è molto varia ed è composta principalmente da cinghiali, volpi e mufloni, anche se non mancano specie meno comuni come martore, ghiri e gatti selvatici, e dove trovano il loro habitat anche numerose specie di volatili, principalmente rapaci come l’aquila reale, l’aquila del Bonelli, la poiana, il Falco Pellegrino, il gheppio e l’astore.

Dalla frazione Funtana Bona alla foresta demaniale di Montes

Nel Supramonte di Orgosolo si trova la frazione Orgosolo denominata Funtana Bona (altezza metri 1072, distanza 16.7 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti). Per raggiungere il Supramonte di Orgosolo, percorsi circa sei chilometri dall'uscita dal paese, invece di svoltare a destra sulla SP2bis, proseguiamo dritti in direzione sud lungo la SP48 che, in circa nove chilometri e mezzo, ci porta al'ampio parcheggio della ex-caserma della forestale Ilodei Malu di Funtana Bona, nella quale si trova il Centro Servizi dell'Ente Foreste della Sardegna di Montes, nel quale è stato allestito ed è possibile visitare un Museo Naturalistico.

Nella foresta demaniale di Montes, in una delle aree più belle del parco nazionale del Gennargentu, si trovano lecci secolari, con una circonferenza anche di 15 metri ed un'altezza di 30, che in alcune aree non hanno mai subito il taglio. È presente anche un bosco di ginepri scheletriti a causa di un incendio che nel 1931 sconvolse tutto il Supramonte. L'accesso alla foresta, su una strada sterrata percorribile solo in fuoristrada, è consentito solo ai mezzi autorizzati, quindi è necessario farne richiesta all'azienda foreste demaniali.

Orgosolo: un incendio sulle montagne che circondano Orgosolo Orgosolo: un incendio sulle montagne che circondano Orgosolo

Dalla caserma della Forestale, considerata la porta del Supramonte, si prende la strada sterrata in salita sulla destra, verso sud, che si snoda in parte ai piedi del tacco calcareo chiamato monte Fumai, fino ad arrivare dopo circa un chilometro e mezzo in prossimità della sorgente di Funtana Bona, nella quale è presente una piccola area parcheggio adatta solo per automezzi o piccoli pulmini. La sorgente ha origine dal contatto delle rocce calcaree, molto permeabili, con gli strati scistosi impermeabili, e da essa ha inizio il corso del fiume Cedrino, il quinto fiume della Sardegna.

Rireso il cammino, ci si addentra sempre più nel bosco, fino ad arrivare alla base dell'altro tacco calcareo chiamato monte Novo San Giovanni, di 1316 metri, uno dei monumenti naturali tra i più paesaggistici dell'intera Sardegna, particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico per le sue guglie calcaree alte fino a sette0 metri. Qui si può prendere il sentiero sulla sinistra che, con una serie di tornanti, porta ai piedi dei torrioni calcarei, a circa tre chilometri e mezzo dalla caserma della Forestale. Superato il cancello di legno, si può salire una scalinata ricavata sulla roccia, di possibile origine preistorica, per raggiungere un punto dal quale si vede la sottostante foresta di Montes e lo sguardo spazia dal mare fino ai monti del Gennargentu.

Lasciato alle spalle il monte Novo San Giovanni, si può riprendere la sterrata percorrendola sulla sinistra, per circa tre chilometri, fino ad arrivare il Cuile di Su Badu 'e S'Eni, la valle del tasso. Nella foresta sono presenti numerosi cuiles, gli ovili dei pastori, con le caratteristiche pinnette che costituiscono ricoveri per gli abitanti, costruiti su base di pietra e copertura in legno e frasche. Della foresta di Montes e della località Funtana Bona scriveva, nel 1840, il generale Alberto La Marmora con queste parole: «C'è una Regione detta Fontanabona, con alcune capanne di pastori, quasi tutti banditi del villaggio di Orgosolo,... fui ricevuto con più di dodici fucili puntati sulla mia persona, con l'ingiunzione di non fare un passo in più...».

Verso la gola di Su Gorropu e la voragine di Su Disterru

Per portarsi verso la gola di Su Gorropu, dalla caserma della Forestale prendiamo non la strada sterrata in salita sulla destra, ma quella in senso opposto, in discesa. Dalla caserma si percorrono circa sette chilometri e mezzo di saliscendi, fino ad arrivare in un'area attrezzata e recintata, all'interno della quale si trovano dei tavoli in legno ed una fontana con acqua potabile. Se non si dispone di un fuoristrada, conviene parcheggiare l'auto e continuare a piedi. La strada prosegue dapprima in discesa per poi, dopo aver attraversato un ruscello, risale in prossimità del cuile Sa Senepida e passa in mezzo a due grossi massi che la fiancheggiano. Poi si inoltra all'interno della foresta di Sos Campidanesos. Usciti dalla foresta, si arriva sull'ampio altopiano di Campu su Murdegu, sul quale si sviluppa una brulla prateria, dato che l'altopiano è stato percorso più volte in passato dal fuoco, come testimoniano i cespugli di asfodelo che predominano e i pochi ginepri che evocano l'originario paesaggio boscoso.

A circa 3.750 metri dall'area attrezzata, troviamo una biforcazione, svoltando a destra ci inoltriamo all'interno del bosco fino ad arrivare alla voragine di Su Disterru, una voragine profonda 240 m circa che merita senz'altro una deviazione. Prendendo, invece, il sentiero a sinistra, questo costeggia la foresta di Sas Baddes, la più importante foresta di lecci primaria dell'intero bacino del Mediterraneo, in cui non è raro trovare alcuni giganti secolari abbattuti dal vento o dalla folgore. Proseguendo fino ad arrivare ad un altro bivio, a 4.750 metri dall'area attrezzata, si prende a destra e ben presto ci si inoltra all'interno del bosco.

Resti del Nuraghe de Mereu

Orgosolo-Nuraghe MereuArrivati alla fine della strada, si prosegue a piedi su un sentiero che si stacca sulla destra, ben segnalato da frecce arancioni e gialle dipinte sugli alberi e sulle rocce. Occorrono circa 20-30 minuti per raggiungere, a poco più di sette chilometri dall'area attrezzata, l'altura sulla quale sorge il Nuraghe de Mereu, situato in una zona montuosa di difficile penetrazione. Il Nuraghe, non visibile dal basso a causa della fitta vegetazione, costruito con blocchi di calcare bianco di medie dimensioni, è un Nuraghe di tipologia indefinita, si trattava forse di un Nuraghe complesso, costituito da un mastio centrale e due torri secondarie, una delle quali è però completamente crollata. Le torri laterali sono protette da bastioni rettilinei. L'ingresso, oggi crollato, era sul lato sud, e da esso si entrava in un corridoio che termina con un ingresso con architrave. Da questo si entra in un locale, ingombro di materiali di crollo, che collegava la torre principale con una delle torri secondarie. Da qui si riesce ad entrare nella torre principale, ancora oggi ben conservata, con copertura a tholos. A sinistra dell'ingresso, un vano scala conduce alla terrazza superiore, anch'essa parzialmente occupata da materiale di crollo.

Per chi non dispone di un fuoristrada, è possibile arrivare al Nuraghe de Mereu anche dalla SS125 Orientale Sarda provenendo da sud. Superato il bivio per Urzulei, poco prima del chilometro 183, nei pressi del passo di Genna Silana, si prende una strada sulla sinistra verso Campos Bargios. Si prosegue per gli ovili di Sedda 'e Accas, dove si lascia la macchina per proseguire a piedi. Si scende, si attraversa il Rio Flumineddu, si raggiunge l'ingresso della gola di Su Gorropu, e da qui si risale fino a raggiungere il Nuraghe de Mereu.

Resti del Nuraghe de Gorropu

Orgosolo-Nuraghe GorropuPer raggiungere l'insediamento nuragico di Su Gorropu, dall'ingresso del Nuraghe de Mereu si prosegue in discesa per il sentiero segnalato da delle pietre, che in circa 15 minuti porta al Nuraghe. Il Nuraghe de Gorropu, è un Nuraghe di tipologia indefinita, probabilmente un Nuraghe semplice, la cui torre si conserva per una discreta altezza. Il Nuraghe, arroccato sui grandissimi canyon formati dal Rio Titione, si trova in pessimo stato di conservazione per effetto delle numerose incursioni dei tombaroli. Oggi è inaccessibile perché ingombro di materiale di crollo.

Tra i Nuraghi Mereu e Gorropu si trovano i resti del Villaggio nuragico Presenthu Tortu

Nel bosco di lecci tra i Nuraghi Mereu e Gorropu, sono presenti i resti del Villaggio nuragico di Presenthu Tortu, che sorge su uno sperone roccioso situato a sud ovest della gola omonima, all'interno di un insediamento fortificato naturalmente sul lato sud e protetto sul lato opposto da una notevole muraglia megalitica, che raggiunge un'altezza di oltre tre metri. Nell'insediamento fortificato si trovano numerose costruzioni a pianta quadrangolare, alcune ritenute Tombe di giganti. Il villaggio, che è scomparso restituendo alla natura solo una miriade di sassi, si presenta ben protetto dai due Nuraghi, lontani l'un l'altro solo ottocento metri, situati in posizione strategica per controllare tutte le vie di accesso.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita dell'interno della Barbagia di Ollolai. Da Orgosolo, o addirittura da Nuoro, ci recheremo a Mamoiada, famosa per la stele di Boeli e per il suo Carnevale con i Mamuthones, che rappresentano esseri tratti in schiavitù, e gli Issohadores, i loro dominatori.


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