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La Città di Oristano, capoluogo della Provincia, per assistere alla Sartiglia di Oristano, e visitare i suoi dintorni

Siamo arrivati alle porte di Oristano, la Città che è stata capitale del Giudicato d'Arborea e che visiteremo in questa tappa del nostro viaggio. Oristano è il capoluogo della Provincia omonima. Dopo aver visitato la Città, ci recheremo a Marina di torregrande per vedere lo sbocco sul mare di Oristano ed infine lo Stagno di Mistas con le sue pescherie. Gli altri dintorni di Oristano verranno descritti in prossime tappe.

La Regione storica del Campidano di Oristano

Il Campidano di OristanoIl Campidano è la più vasta pianura della Sardegna, situata nella sua porzione sud occidentale. Dal punto di vista geologico si tratta di un Graben, una fossa tettonica determinata da un sistema di faglie distensive che hanno determinato lo sprofondamento di una parte di crosta terrestre. In seguito, la fossa è stata interessata da fenomeni di sedimentazione alluvionale che hanno portarono uno spessore di circa seicento metri di sedimenti continentali e deltizi. In particolare, il Campidano di Oristano è una Regione della Sardegna occidentale il cui territorio apparteneva anticamente al Giudicato d'Arborea. Si sviluppa interamente nella Provincia di Oristano, e comprende i comuni di Arborea, Baratili San Pietro, Bauladu, Cabras, Marrubiu, Milis, Narbolia, Nurachi, Ollastra, Oristano, Palmas Arborea, Riola Sardo, San Nicolò d'Arcidano, San Vero Milis, Santa Giusta, Siamaggiore, Siamanna, Siapiccia, Simaxis, Solarussa, Terralba, Tramatza, Uras, Villaurbana, Zeddiani e Zerfaliu. È un territorio caratterizzato dalla presenza di zone umide di altissimo interesse naturalistico, con specie faunistiche rare.

Visualizza la mappa In viaggio verso la Città di Oristano

Da Cabras usciamo lungo corso Italia prendendo la SP3 verso sud est, la seguiamo per poco più di due chilometri fino a che questa strada Provinciale va ad immettersi sulla SP1 che prendiamo verso sinistra. La seguiamo per poco meno di due chilometri e mezzo ed arriviamo allo svincolo, dove prendiamo verso destra la SP54bis, che seguiamo e che ci porta all'interno del Comune di Oristano. Dal Municipio di Cabras a quello di Oristano si percorrono 8.6 chilometri.

La Città di Oristano capoluogo della Provincia omonima Informazioni turistiche

Oristano-Veduta dell'abitatoOristano-stemma del comuneSiamo arrivati a visitare Oristano (nome in lingua sarda Aristanis, metri 9, abitanti 32.980), capoluogo della Provincia omonima, situata nella parte centro occidentale della sua Provincia. La Città è posta nella parte settentrionale della pianura del Campidano, nella piana che si affaccia sul golfo omonimo, lambita dal fiume Tirso, ed è anche un importante centro turistico balneare, con notevoli specialità enogastronomiche ed una importante produzione vinicola. Alla Città si arriva da nord ovest con la SS292 Nord Occidentale Sarda, da est con la SS388 del Tirso e del Mandrolisai, e accanto alla Città passa la SS131 di Carlo Felice. La linea ferroviaria che collega Cagliari con Ozieri Chilivani ha uno scalo sul posto. La Città è dotata di un piccolo aeroporto, ossia dell’Aeroporto civile di Oristano Fenosu, aperto al traffico di aviazione generale, ed è inoltre dotata di un piccolo porto. Gli abitanti si concentrano per la maggior parte nel capoluogo comunale, mentre il resto della popolazione vive in alcune frazioni, nonche in alcune case sparse. Il territorio, classificato di pianura, comprende l'area speciale dello Stagno di Santa Giusta, e presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche accentuate.

Origine del nome

Il nome della cittadina, rappresenta, probabilmente, un personale latino chiamato Aristius, al quale si aggiunge il suffisso aggettivale -anus, nome della cittadina derivante in epoca romana dal nome di un possedimento terriero.

La sua economia

Oristano è una Città rivierasca, capoluogo di Provincia, con un'economia basata su tutti i settori produttivi, affiancata da un crescente sviluppo turistico. L'agricoltura produce cereali, frumento, ortaggi, foraggi, vite, olivo, agrumi e frutteti, ed è affiancata dall'allevamento. L'industria è costituita da aziende che operano in svariati comparti. È presente e sviluppato il terziario. Le strutture culturali sono rappresentate da numerose biblioteche e dal Museo Antiquarium Arborense. Famosa per la Sartiglia, la giostra equestre di origine spagnola, e conosciuta in tutto il mondo per la varietà del suo ambiente che ha condizionato la vita dei suoi abitanti, per i suoi i prodotti tipici tra i quali la Vernaccia Doc, il torrone e le conserve di mare, e per il prezioso patrimonio storico e architettonico, attira un notevole flusso turistico. Le strutture ricettive, comprendenti numerosi agriturismi, offrono un'ampia possibilità di ristorazione e di soggiorno.

Brevi cenni storici

Oristano è una Città di antichissime origini, con un glorioso passato. La località e il nome vengono menzionati per la prima volta, ai tempi di Tiberio II, dall'antico geografo Giorgio Cipro in «Descriptio Orbis Romani», con riferimento al vicino stagno. Documentazioni successive si ritrovano nei secoli dal dodicesimo al quattordicesimo, dove viene citata con i nomi Arestan, Aristanis, Arestano, Arestagno ed Aristanno.

Oristano al tempo di Eleonora d'ArboreaLa Città viene fondata in periodo medioevale dagli abitanti della Città costiera di Tharros, che, per fronteggiare le invasioni dei pirati Saraceni, sono alla ricerca di un luogo più sicuro, situato più all'interno, e la nuova Città viene chiamata Maristanis o Aristanis, ossia fra gli stagni, perché è circondata da zone lagunari. Fino a qualche tempo fa, si credeva che l'abitato fosse stato edificato nel 1070, ma le recenti scoperte archeologiche, nella piazza della Cattedrale e in altre zone cittadine, ci riportano al periodo bizantino. Sono venute, infatti, alla luce le rovine di una Basilica e tombe del VI e del VII secolo, che hanno fatto presumere la sua esistenza già molto prima. Comunque, edificato l'abitato, l'interno delle mura cittadine viene chiamato Portu o Lacus, e la Città con il suo territorio circostante viene governato da un comandante, il cosiddetto Judex Provinciae, da cui proviene il termine Giudice. Nel 1070 diviene sede vescovile e capitale di uno dei quattro regni sardi detti giudicati, ossia del Giudicato di Arborea. Raggiunge la sua massima importanza al tempo dei Giudicati, soprattutto nel periodo finale quando nel quattordicesimo secolo, quando viene guidata da sovrani illuminati, come Mariano IV e la figlia Eleonora d'Arborea, che arrivano a controllare quasi tutta l’isola. Sono gli ultimi che si battono contro gli Aragonesi per l'autonomia della Sardegna.

Mariano IVEleonora d'ArboreaDel Giudice Mariano IV d'Arborea, nato a Oristano nel 1317 e morto sempre a Oristano nel 1376, che è stato probabilmente il più grande sovrano del Giudicato d'Arborea, e di sua figlia Eleonora, nata in Catalogna nel 1340 e morta a Oristano nel 1404, chiamata la Giudicessa, che regna nel Giudicato prima a nome del figlio Federico e poi del secondo figlio Mariano, la cui fama si fonda sull'essere stata l'ultima regnante indigena della Sardegna e per la promulgazione della Carta de Logu, considerata uno dei primi esempi di costituzione al mondo, abbiamo abbondantemente parlato quando abbiamo raccontato la storia della Sardegna ed abbiamo descritto l'occupazione aragonese e l'ultima resistenza del Giudicato d'Arborea.

Il Giudicato d'Arborea è il più longevo degli stati sardi indipendenti, cadendo solo in seguito alla sconfitta subita dall'esercito arborense a Sanluri nel 1409. Conquistata dagli Aragonesi, viene trasformata in marchesato. Leonardo Alagòn, ultimo Marchese di Oristano, tenta di riportare la Città all'antica gloria giudicale, ma viene sconfitto nel 1478 a Macomer. Da quel momento Oristano segue la storia della Sardegna con la dominazione aragonese e successivamente spagnola, e quella piemontese.

Nel 1927 al Comune di Oristano vengono aggregati il Comune di Massama, quello di Nuraxinieddu e quello di Silì. Successivamente, nel periodo repubblicano, nel 1974, dopo la creazione della Provincia di Oristano, il Comune di Oristano viene trasferito dalla Provincia di Cagliari nella nuova Provincia di Oristano.

Oristano in età spagnola viene elevata al rango di Città

In età spagnola, Oristano nel 1479 viene elevata dal re Ferdinando II detto il Cattolico al rango di Città Regia con carta reale del 15 agosto 1479, e viene a costituire una delle sette Città regie. Esse non sono infeudate ma sottoposte alla diretta giurisdizione reale, e godono di privilegi e concessioni, derivanti dal loro status. Sostanzialmente le Città hanno poteri amministrativi di autogoverno, che esercitano attraverso propri rappresentanti eletti chiamati consiglieri, sui quali l'amministrazione regia interviene per sancire o rigettare le decisioni assunte, tramite un rappresentante chiamato vicario, ossia veguer, o podestà. Inoltre le Città regie hanno anche poteri politici, in quanto i loro rappresentanti, chiamati sindaci, costituiscono uno dei tre bracci del Parlamento del Regno, ossia dello stamento reale, e generalmente la rappresentanza è inibita ai nobili, che fanno invece parte dello stamento militare. Il governo sabaudo del Regno di Sardegna, utilizza ancora per gli stessi centri la terminologia di Città, secondo la consuetudine diffusa in Piemonte, ma in modo puramente onorifico e senza privilegi. Titolo che viene confermato dal successivo Regno d'Italia e dalla Repubblica Italiana.

Alcuni dei principali personaggi che sono nati ad Oristano

Tra i principali personaggi che sono nati ad Oristano, ricordiamo il bandito ottocentesco Leonardo Barracu Buzzarone, e lo storico, editore ed intellettuale Raimondi Carta Raspi.

Nella Sardegna ottocentesca, in particolare nel Nuorese e soprattutto nella Barbagia, si sviluppa il fenomeno del banditismo, ed in quel periodo, anche Oristano vede la nascita di un crudele bandito. Si tratta di Leonardo Barracu Buzzarone, che nasce a Oristano nella seconda metà dell'Ottocento, e che deve aver compiuto crimini tanto efferati, che gli hanno valsa l'imposizione, sulla sua testa, di una taglia di ben 7mila lire. Purtroppo non conosciamo alcun particolare della sua storia.

Raimondo Carta RaspiA Oristano nasce, nel 1893, lo uno storico, editore ed intellettuale Raimondo Carta Raspi. Trasferitosi a Firenze, si laurea in scienze sociali e dopo la laurea torna in Sardegna nel 1922, dove si stabilisce a Cagliari. Sostenitore di un sardismo aperto al confronto con le altre culture, è convinto che la modernizzazione dell'Isola passa attraverso la l'istruzione e la cultura. Dà quindi vita, nel 1923, alla rivista e alla casa editrice «Il Nuraghe». La casa editrice opera un recupero storiografico, pubblicando in copia anastatica opere importanti sulla Sardegna. Nel 1927 pubblica «Artisti, poeti e prosatori di Sardegna» e nel 1930 «Sardegna terra di poesia-Antologia poetica dialettale sarda», una delle prime raccolte in sardo, in un periodo nel quale l'uso di lingue diverse da quella italiana inizia ad essere combattuto dal fascismo. Nel 1931 pubblica l'«Album di costumi Sardi» e nel 1933 «Castelli medioevali di Sardegna», sulle fortificazioni in età giudicale. Nel 1938 scrive «Le classi sociali nella Sardegna medioevale», nel 1944 «Verso l'autonomia: la Sardegna dalla prima alla Seconda Guerra Mondiale». Nel dopoguerra si avvicina al Partito sardo d'Azione di Emilio Lussu, ed è tra i sostenitori delle istanze autonomistiche isolane. Nel 1946 fonda la rivista «Il shardana», il cui nome ricorda l'antico popolo dei Shardana cui Carta Raspi fa risalire le origini del popolo sardo, e l'ipotesi del grande cataclisma del 1200 avanti Cristo con il quale si sarebbero avuti innalzamenti delle acque del Mediterraneo e la sommersione di alcune antiche Città Fenicie come Nora. Muore a Cagliari nel 1965. La sua visione storica dell'Isola è quella di una millenaria emarginazione, spezzata soltanto dalla grande epopea giudicale e dal movimento artistico e culturale sviluppatosi nel primo Novecento. La sua «Storia di Sardegna» viene pubblicata postuma.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Oristano

Oristano-costume tradizionale di OristanoA Oristano è attiva l'Associazione Folkloristica Città di Oristano, i cui componenti si esibiscono nelle Feste e Sagre che si svolgono nel Comune ed anche in altre località. A Oristano è stata costituita dalla Pro Loco l'Associazione Tamburini e Trombettieri Sa Sartiglia. Si tratta di un gruppo di amici che ha costituito l'associazione con lo scopo di divulgare nel mondo l'immagine della Sartiglia di Oristano, partecipando a manifestazioni locali, nazionali e internazionali. Tra le numerose Feste e Sagre che si svolgono a Oristano e nei suoi dintorni vanno citati il 20 gennaio la Festa del patrono Sant'Archelao; i festeggiamenti del Carnevale con la Sartiglia; a febbraio la mostra Mediterranea di Arte e Segni di Festa; i suggestivi riti della Settimana Santa; a maggio la Gara Nazionale di Biliardo; sempre a maggio la Festa della Beata Vergine d'Itria; il 15 maggio o il sabato successivo la Festa di Sant'Isidoro, presso la Chiesa di San Giovanni dei Fiori; il 24 giugno, sempre presso questa Chiesa, la Festa di San Giovanni, con relativa processione a cavallo; ed il 29 agosto la Festa che ricorda il martirio di San Giovanni; a settembre la Rassegna dei Cori Polifonici, il Concorso Ippico, il Motoraduno Internazionale, la Mostra Canina; alla fine della prima settimana di settembre la Festa di Nostra Signora del Rimedio; a metà settembre la Festa di Santa Croce; e dopo la metà di settembre la Sagra di Sant'Efisio.

Il Carnevale con la Sartiglia di Oristano

Il Carnevale di Oristano-La Sartiglia di OristanoIl Carnevale di Oristano è caratterizzato dalla Sartiglia di Oristano, una giostra cavalleresca di antichissima tradizione, in cui si sfidano numerosi audaci cavalieri. La parola Sartiglia si suppone derivi dal castigliano Sortija, che a sua volta ha origine dal latino Sorticola, ossia anello, diminutivo di Sors, ossia fortuna. Nel significato si coglie il senso della gara che è una corsa all'anello, ma anche una Festa legata alla sorte. Un evento nel quale è facile rintracciare reminiscenze di antichi riti agrari attraverso i quali i popoli intendevano garantirsi la fertilità della terra e l'abbondanza del raccolto. Le radici della giostra sono sicuramente molto antiche e vanno fatte risalire ai giochi militari utilizzati per l'addestramento delle milizie, la loro introduzione in Europa è avvenuta probabilmente grazie ai Crociati intorno all'undicesimo secolo, i quali a loro volta ne avevano appreso la pratica dai loro nemici Saraceni. In Sardegna, le gare cavalleresche di stampo orientale furono importate dalla Spagna, dove già le praticavano i Mori, e ad Oristano la Sartiglia è presente dalla metà del tredicesimo secolo. È probabile che molti giudici e donzelli del Giudicato di Arborea, educati alla Corte Aragonese dove era praticato l'esercizio all'anello, una volta saliti al trono giudicale abbiano introdotto in Città la Sortija spagnola.

A partire dal sedicesimo secolo, in Oristano, contadini, sarti, falegnami, muratori, vasai o figoli, calzolai e fabbri, erano riuniti in corporazioni, chiamate originariamente maestranzas o confrarias, poi gremi, ovvero posti in grembo sotto la protezione di un Santo patrono. Ogni gremio aveva una propria sede e, per gli uffici divini, aveva una Cappella in una Chiesa accanto alla sede della Congregazione, dove gli iscritti solevano radunarsi, e, durante la Festa del patrono, il gremio sorteggiava o eleggeva i nuovi amministratori e le altre cariche. L'attività dei gremi è documentata fino a una legge del 1864 che li abolì, obbligandoli alla trasformazione in società di mutuo soccorso. Nella Città di Oristano risultano ancora oggi costituiti il gremio dei contadini di San Giovanni Battista, il gremio dei falegnami di San Giuseppe ed il gremio dei muratori di Santa Lucia.

Organizzata l'ultima domenica di Carnevale dalla corporazione, detta con parola spagnola gremio dei Contadini, posto sotto la tutela di San Giovanni Battista, ed il martedì grasso dal gremio dei Falegnami, protetto da San Giuseppe, la famosa Sartiglia di Oristano parte dalla piazza del Duomo. All'inizio un gruppo di ragazze in costume, chiamate Is Massaieddas, procede alla vestizione di Su Componitori, il protagonista assoluto del Carnevale di Oristano, che è uno dei riti più impenetrabili della tradizione sarda. Egli, che veste una strana maschera androgina sul caratteristico abbigliamento, è il signore della Festa, uomo e donna al tempo stesso, ne femmina ne maschio. Il cavaliere prescelto, accompagnato da un drappello di tamburini e trombettieri, vestito con una maglietta bianca, calzoni corti di pelle aderenti e con stivali di pelle, al suono delle launeddas, sale su un tavolo che costituisce un vero e proprio altare, posto all'interno della sala, dove abbondano grano e fiori. Da quel momento, Su Cumponidori non può più toccare terra, qualunque contatto diretto con la Grande Madre deve essere evitato perché egli conservi la purezza necessaria a gareggiare e vincere,ed a lui non è nemmeno consentito di toccare gli abiti. È un rito lungo, seguito in silenzio da un numero ristretto di persone, i cui passi salienti sono sottolineati da squilli di tromba, rullare di tamburi e applausi, ed il cui culmine è il momento in cui viene cucita sul viso la maschera. L'espressione profonda di questa maschera trasforma Su Cumponidori, lo rende inavvicinabile, e da quel momento sino alla fine della corsa, egli diventa quasi un semidio, sceso tra i mortali per portare loro fortuna e mandare via gli spiriti maligni. Alla fine della vestizione Su Cumponidori, abbigliato con in capo un cilindro nero, la mantiglia, una camicia ricca di sbuffi e pizzi, il gilet e il cinturone di pelle, sale sul cavallo che è stato fatto entrare nella sala, gli viene consegnato un mazzo di violette legato a steli di pervinca, chiamato Sa Pippia e Maju, e, completamente sdraiato sul cavallo, passa sotto la porta ed esce all'esterno, dove lo attendono gli altri cavalieri e una folla plaudente, che egli subito inizia a benedire con Sa Pippia e Maju.

Inizia, quindi, la giostra vera e propria, durante la quale, uno alla volta, i cavalieri al galoppo devono infilzare con la spada una piccola stella di metallo sospesa con un filo di seta verde a quasi tre metri da terra. Il cavaliere che infilza la stella rientra tra gli applausi del pubblico, che nella tradizione dal civico numero delle stelle infilzate traeva auspici per il prossimo raccolto. Essendo la giostra di origine cavalleresca, ogni momento è scandito dai ritmi dei tamburi e dai suoni delle trombe, a sottolinearne l'importanza e contribuendo così alla sua solennità. Ogni passo ha il suo significato, viene tramandato da secoli e imparato a memoria. Il suono dei tamburi e gli squilli delle trombe hanno inoltre una funzione di sicurezza, avvisano infatti della discesa in pista di un cavaliere, invitando così a sgomberare il percorso per evitare incidenti.

Seguono la corsa, le pariglie che si esibiscono in spericolate acrobazie in piedi sulla groppa dei propri destrieri. Al termine delle pariglie, Su Cumponidori saluta la folla benedicendola ancora una volta supino sul cavallo al galoppo, e si dirige verso il luogo dove qualche ora prima si era celebrato il rito della vestizione. Qui, sempre a cavallo, si avvicina al tavolo, scende dalla sella badando a non toccare terra, e Is Massaieddas provvedono a rimuovere gli abiti. Al contrario della vestizione, che è un rito quasi privato a cui è difficile accedere, la svestizione, è in genere aperta a tutti. Iniziano, quindi, i festeggiamenti, tutti i cavalieri, tamburini e trombettieri e i componenti del gremio si riuniscono per la ricca cena offerta dal gremio stesso, mentre la folla presente si accalca per le vie del centro storico della Città mangiando e bevendo sino a notte fonda.

I riti della Settimana Santa a Oristano

Importanti sono anche a oristano i riti della Settimana Santa. Il lunedì Santo, ad opera della Confraternita del Santissimo Nome di Gesù, dalla ex Chiesa medievale di San Martino parte la processione de Is Misterios, ossia dei Misteri. Si tratta di sette simulacri lignei della passione di Cristo fanno sosta in altrettante Chiese cittadine. Il giovedì Santo si svolge la processione de Su Gesus. Il venerdì Santo si svolge la processione de Sa Maria. Segue il rituale de Su Scravamentu, ossia la deposizione di Gesù, e la processione de S'Interru. La domenica di Pasqua si svolge la cerimonia di S'Incontru, con l'incontro del simulacro del Cristo risorto con quello della Madonna.

Visualizza la mappa La visita del centro storico della Città

Entriamo in Oristano con la SP54bis, che all'interno dell'abitato assume il nome di via Cagliari. La seguiamo ed arriviamo a una rotonda, alla quale prendiamo verso sinistra la via Tirso che, in circa cinquecento metri, ci porta all'interno del centro storico, in piazza Roma. Il centro storico di Oristano ha il tipico tracciato medievale, che viene mantenuto in parte anche nei quartieri moderni che si sviluppano radialmente intorno ad esso. Ancora oggi la sua struttura urbanistica ricalca il suo nucleo originario, dato che tre sono i punti di confluenza delle strade, corrispondenti ad altrettante contrade, ossia piazza Roma a nord, largo Mazzini a nord est, piazza Mannu a sud. Intorno al centro storico si sviluppava la cinta muraria, ossia il circuito murario della Città di Oristano, che si snodava per un percorso di due chilometri lungo le attuali piazza Roma con la Torre di San Cristoforo o Port'a Ponti o Porta Manna, via Giuseppe Mazzini, largo Mazzini con la torre Portixedda, via Giovanni Maria Anjoy, via Vittorio Emanuele II, piazza Mannu dove si trovava la Torre di San Filippo o Port'a Mari, via Duomo e via Salvator Angelo De Castro. La cinta muraria era rafforzata da torrioni difensivi merlati in corrispondenza delle porte, e da ventotto torrette quadrilatere.

Il nostro itinerario

La piazza Roma con la Torre di San Cristoforo

La visita di Oristano inizia da piazza Roma, che ci conduce al centro della Città. Nella Piazza, alla destra, si può vedere il palazzo della Società Tirrena Costruzioni, l cui progetto è dell'architetto sassarese Vico Mossa, sicuramente noto agli oristanesi più per il suo palese contrasto con la Torre di San Cristoforo e con l'intera Piazza, che per la sua gradevolezza.

Al centro della piazza si trova la bella torre di San Cristoforo, che viene chiamata anche torre di Mariano II, dal nome del Giudice d'Arborea Mariano II, che nel 1291 fece costruire la cinta muraria attorno alla Città. La torre, detta anche di Port'a Ponti, o Porta Manna, ossia la porta principale della Città, che era una delle due principali porte d'ingresso dell'antica cinta muraria. Ha una struttura in blocchi di arenaria, ed è posta al limite settentrionale della cerchia muraria, e, con la opposta torre Portixedda che si trova in largo Mazzini, costituiscono l'unica traccia dell'antica cerchia muraria.

Oristano-Piazza Roma Oristano-palazzo So.Ti.Co. in forte contrasto urbanistico con la prospiciente Torre di San Cristoforo Oristano-La Torre di San Cristoforo chiamata anche Porta Manna, ossia porta grande Oristano-La Torre di San Cristoforo chiamata anche Porta Manna, ossia porta grande

La via Dritta ossia il corso Umberto I che ci porta nella piazza Eleonora d'Arborea

Da qui percorriamo la cosiddetta via Dritta, ossia il corso Umberto I, che è la principale strada della passeggiata degli Oristanesi, e che ci porta in circa duecento metri fino in piazza Eleonora d'Arborea.

Oristano-La via Dritta ossia il corso Umberto Oristano-La via Dritta ossia il corso Umberto

Oristano-Facciata del palazzo d'ArcaisA metà della via Dritta, sulla sinistra, si trova il palazzo d'Arcais, un palazzo nobiliare voluto da Francesco Maria Nurra, cavaliere di re Carlo Emanuele III, e realizzato grazie al figlio Damiano, Marchese d'Arcais. Edificato nella seconda metà del '700, la sua costruzione viene affidata al celebre architetto Giuseppe Viana. L'edificio si sviluppa su tre piani attorno ad un asse centrale, rappresentato da una scala imperiale, e culmina in una lanterna rivestita in maioliche policrome. Al piano nobile si nota la presenza di caratteristici balconcini semicircolari in ferro battuto. Le sue trenta sale interamente restaurate, insieme a magazzini, depositi e stalle, sono oggi di proprietà della Provincia di Oristano, e vengono utilizzate quale sede di rappresentanza, mentre al piano terra trovano posto esposizioni temporanee.

Oristano-palazzo Falchi con la lapide che ricorda il costruttore Salvatore SannaPoco più avanti, sempre sulla sinistra, il portico Corrias porta alla piccola piazza Corrias, che visiteremo più avanti. Di fronte al portico, sul lato destro della strada, al civico numero 30, si trova il palazzo Falchi, per la realizzazione del quale, agli inizi del 900, opera il costruttore Salvatore Sanna noto Corriazzu, che, rientrato dall’America con un prezioso bagaglio di esperienze, contribuisce a realizzare per conto di Giovanni Falchi, uno dei signori di Oristano, e su progetto di Giorgio Luigi Pintus, l’edificio a quattro piani in via Dritta, primo esempio di costruzione in cemento armato nella Città.

La piazza Eleonora d'Arborea che ospita il palazzo Civico

La via Dritta ci ha portato in piazza Eleonora d'Arborea, la principale piazza del centro storico, era anche chiamata Piazza di Città, poi nella prima metà dell'Ottocento è stata completamente ristrutturata. Per fortuna poco è stato cambiato e la piazza conserva tutto il suo fascino, con al centro il monumento dedicato a Eleonora d'Arborea, la Giudicessa, la più conosciuta tra i regnanti giudici della Casa di Arborea. La statua di Eleonora è stata realizzata dallo scultore Ulisse Campi e dell'architetto Mariano Falcini, e la sua inaugurazione ha avuto luogo nel 1881.

Oristano-Piazza Eleonora d'Arborea in una antica stampa Oristano-Piazza Eleonora d'Arborea oggi Oristano-La statua della Giudicessa Eleonoda d'Arborea

Sulla piazza si affaccia il palazzo degli Scolopi, nel quale si trova la casa de la Ciudad ossia palazzo Civico, che ospita la sede e gli uffici del Municipio, di cui consigliamo di visitare il bel chiosco interno. Il complesso è stato prima il Convento degli Scolopi, dopo che nel 1650 circa cercano di aprire una scuola ad Oristano, e, finanziati dal ricco commerciante Michele Pira, si stabilscono in un vecchio monastero presso la Chiesa di San Vincenzo, oggi incorporata nell'attuale palazzo Civico ed utilizzata come sala del Consiglio Civico. Nel gennaio 1682 gli Scolopi aprono la loro scuola che occupa il piano inferiore del Convento, e svolgono le loro attività fino al 1866, quando la scuola degli Scolopi viene soppressa per dare luogo ad un Regio Ginnasio dedicato a Salvator Angelo De Castro. Il palazzo ospita oggi i principali servizi comunali ed è anche la sede dell'Archivio Storico.

Oristano-palazzo del Municipio, ossia il palazzo Civico Oristano-palazzo Civico: corridoio interno del palazzo Civico Oristano-palazzo Civico: il chiostro interno del palazzo Civico

Oristano-palazzo Corrias CartaAlla sinistra della Piazza, nel tratto terminale della via Dritta all'innesto con la piazza Eleonora d'Arborea, della quale asseconda lo sviluppo verso est, si trova il palazzo Corrias Carta, un palazzo nobiliare edificato per conto del nobile Giuseppe Corrias. Andati persi i progetti originali non è dato conoscere l'anno di inizio dei lavori, ma l'edificio compare in una planimetria del 1859 e doveva essere quasi ultimato nel 1874, quando lo studioso Giovanni Spano lo cita, assegnandone la paternità del disegno al cagliaritano Gaetano Cima, il più importante architetto sardo. Il palazzo è stato completato nel 1874, mentre affreschi e decorazioni interne sono opera di Giovanni Dancardi e Davide Dechiffer. La struttura viene considerata una delle massime espressioni dell'edilizia sarda del diciannovesimo secolo.

Oristano-palazzo Campus ColonnaPiù a destra nella Piazza, passato l'imbocco della via Eleonora d'Arborea, proprio di fronte al palazzo Civico, si trova il palazzo Campus Colonna, uno storico edificio signorile di grande pregio artistico, acquistato in tempi recenti dall'Amministrazione Comunale. La struttura attuale ha preso il posto di un precedente edificio, dalle linee più semplici, del quale sono state mantenute le finestre della facciata principale, rese più aggraziate da particolari decorativi. Il palazzo accoglie al suo interno opere di pregevole fattura realizzate dai più grandi artisti del Novecento sardo, tra i quali sono molto interesanti i dipinti riguardanti Eleonora d'Arborea. Oggi il palazzo ospita numerosi servizi pubblici e gli uffici di rappresentanza del Comune.

La Chiesa di San Francesco con l'annesso Convento

Proseguiamo la visita del centro di Oristano prendendo, con le spalle al Municipio, la strada sulla destra. A circa cento metri di distanza troviamo, alla sinistra della strada, la Chiesa di San Francesco, costruita tra il 1835 ed il 1838 in stile neoclassico ispirato al Pantheon di Roma, su progetto di Gaetano Cima sul luogo di una preesistente Chiesa gotica risalente al tredicesimo secolo, abbattuta poiche in degrado, della quale non rimangono che pochi resti. La facciata, che presenta sei colonne con capitelli ionici, è stata recentemente restaurata. All'interno, Gaetano Cima realizza, oltre all'altare maggiore e a un piccolo coro semicircolare, quattro cappelle alte e due cappelle finte e basse. La Chiesa conserva il crocifisso in legno detto di Nicodemo, scultura policroma opera di ignoto autore catalano, creduto di scuola valenzana e di sicura ispirazione renana, che viene fatto risalire al 1350. Ospita, inoltre, la statua in marmo del Santo Vescovo Basilio di Nino Pisano del 1368, il pannello centrale di un Retablo di Pietro Cavaro, del 1533, che rappresenta San Francesco che riceve le stimmate, e numerose altre opere.

Oristano-Chiesa di San Francesco Oristano-Chiesa di San Francesco: interno della cupola

Oristano-Chiesa di San Francesco: resti del Convento trecentescoAccanto alla Chiesa, alla sua destra, ad angolo con la via Sant'Antonio, si trova il Convento di San Francesco, dei Frati Minori Conventuali, che viene citato nel testamento del giudice d'Arborea Ugone II del 1335 e che è stato testimone di importanti momenti storici del giudicato d'Arborea. Nel refettorio erano, infatti, solite riunirsi le massime autorità, e nella stessa aula è stato firmato il trattato di pace nel 1388 tra Eleonora e il re aragonese Giovanni I il Cacciatore. Il vasto complesso è stato completamente ricostruito, con la Chiesa, tra il 1835 e il 1838. Nel 1855, per effetto della soppressione degli Ordini religiosi, parte del Convento viene incamerato dal Demanio ed occupato dal Distretto Militare, e l'orto adiacente viene dato in concessione gratuita ai religiosi, che continuano a officiare la Chiesa, ma vivendo in case private. Nel gennaio 1875 i francescani riscattano la piccola infermeria del Convento e vi si stabiliscono.

Il crocefisso detto di Nicodemo è al centro delle cerimonie che si svolgono ad Oristano a metà settembre per la Festa di Santa Croce, che appartiene alla più antica tradizione di Oristano, e che tradizionalmente segnava l'apertura dell'annata agraria, momento di contrattazione e scambi di prodotti agricoli e di bestiame. In passato la era la Festa grande, abbinata alla Fiera del bestiame che si teneva in quella che era conosciuta come Sa prazza de is bois e che oggi è più nota come il Foro Boario. Oggi, la Festa vive attorno alle celebrazioni religiose, alle iniziative del Comitato organizzatore, ed al Palio equestre che si corre sulla pista di Sa Rodia.

La Chiesa e l'Ospedale di Sant'Antonio Abate ossia l'Hospitalis Sancti Antoni

Oristano-Interno dell'Ospedale di Sant'Antonio Abate ossia dell'Hospitalis Sancti AntoniSeguendo per un centinaio di metri la via Sant'Antonio verso nord est, sul lato sinistro si trova l'Ospedale di Sant'Antonio Abate, noto come Hospitalis Sancti Antoni, situato all'interno di quella che era a cinta murata. Ancora oggi non si hanno notizie sulla sua fondazione, che viene attribuita al Giudice Barisone I de Lacon Serra nel 1175, che sorge nell'omonimo Convento dei Gerosolimitani, che sono i suoi primi amministratori. Questa importante istituzione viene menzionata nel 1335 nel testamento di Ugone II de Bas-Serra, giudice d'Arborea, nel quale il sovrano ordina il rispetto dell'offerta abitualmente elargita sia all'Ospedale di San'Antonio intra muros che a quello di San Lazzaro extra muros, strutture adibite all'assistenza dei malati e dei lebbrosi. Nel 1640 l'Ospedale viene affidato all'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, detti poi Fatebenefratelli, e successivamente, nel 1834, viene trasferito nei locali della Chiesa e del monastero di San Martino. Nel diciannovesimo secolo i vecchi locali dell'Ospedale vengono destinati alle Pie Maestre Venerine, giunte in Oristano per aprirvi il primo Asilo Infantile della Città, la cui inaugurazione avviene nel 1866. Attualmente l'edificio è sede della Biblioteca e Pinacoteca Comunale, dispone di un locale per esposizioni e di una sala concerti.

Probabilmente all'interno del complesso di Sant'Antonio vi era anche la Chiesa di Sant'Antonio Abate, questo fatto trova riscontro in una planimetria cittadina chiamata epoca settecentesca, depositata negli archivi comunali, nella quale vengono indicate le Chiese cittadine con un quadratino rosso. Nel caso in questione, posti alle estremità del medesimo corpo dell'Ospedale intramurario di Sant'Antonio, possono essere notati due contrassegni che dovrebbero indicare senza ombra di dubbio la compresenza dei due edifici religiosi. La Chiesa, di origine gotica del tardo tredicesimo secolo, annessa all'ospedale, risultava a lato del Convento, dove aveva sede l'ex Distretto Militare, e, da una fotografia dell'800, si deduce che presentava un campanile a vela a due luci e risultava con l'orientamento della facciata a ovest.

La Chiesa di San Mauro Abate

Oristano-Chiesa di San Mauro Abate con sullo sfondo l'Ospedale di Sant'Antonio Abate ossia l'Hospitalis Sancti AntoniSubito più avanti si trova la Chiesa di San Mauro Abate, che sorge in prossimità del lato occidentale della cinta muraria medievale, al termine della via Sant'Antonio. La Chiesa è oggi visibile sia sul lato nord, quello della facciata laterale costruita nel 1878, che da alla via Sant'Antonio, che sul lato ovest, verso la via Cagliari, dove si trova la facciata laterale del tardo periodo neoclassico. Sulla facciata antica, oggi adibito a piazzetta che ospita alcuni resti dell'antica cinta muraria, si trova il campanile a vela. All'interno della Chiesa vi sono tre navate, che si prolungano fino ad inglobare il presbiterio. Durante gli ultimi lavori di restauro, gli archeologi hanno individuato l'abside di un'antica Chiesa bizantina, mentre per quanto concerne la datazione della Chiesa attuale, attraverso l'analisi dei paramenti murari, si può ipotizzare il quindicesimoI-diciassettesimo secolo.

La Chiesa di San Mauro spitava anticamente la Cappella del gremio dei Calzolai e quella della Confraternita della Pietà, due istituzioni delle quali esistono importanti fonti documentarie, specchio di un mondo in cui si muovevano, ciascuno con compiti disciplinati da regole precise, ad esempio i calzolai oristanesi erano impegnati in opere caritatevoli, quali quella di garantire il funerale ai poveri.

L'Oratorio dello Spirito Santo

Ritornando indietro lungo la via Sant'Antonio, verso la Chiesa di San Francesco, sull'altro lato della strada di trova il cancello che permette l'accesso alla Chiesa ed Oratorio dello Spirito Santo, noto anche come Oratorio della Pietà, che si trova di fronte al complesso di San Francesco. Si può supporre che anche la Chiesa intitolata allo Spirito Santo, così come la Cattedrale di Santa Maria Assunta, sia di impianto bizantino risalente a prima dell'anno mille, ma si ignora la sua intitolazione originaria. Dall'analisi della stratigrafia muraria si ricava come la Chiesa abbia conosciuto diverse fasi edilizie, la pianta dell'edificio originario può ipotizzarsi di tipo centrale, probabilmente cruciforme, e ad indicare la sua origine in epoca bizantina sono alcuni elementi architettonici e strutturali, poi, nel Settecento, la Chiesa ha subito pesanti rimaneggiamenti e attualmente si presenta con l'attuale pianta longitudinale. Per decreto dell'arcivescovo Giovanni Maria Bua, che aveva deciso la demolizione della vicina Chiesa della Maddalena, vi viene trasferita la sede della Confraternita dello Spirito Santo, tra le più antiche della Città, istituita nel 1594 da papa Clemente VIII, e che ha operato sino al 1958.

L'Oratorio della Purissima

Al civico numero 11 di via Sant'Antonio si trova la Chiesa ed Oratorio dell'immacolata Concezione, noto anche come Oratorio della Purissima, antica Cappella Oratorio della Confraternita dell'Immacolata Concezione detta della Purissima, documentata già dal diciassettesimo secolo. Oggi la struttura che ospitava l'oratiro, ospita il Coro Città di Oristano.

L'Oratorio della Santissima Trinità

Oristano-L'Oratorio della Santissima TrinitàRitornati davanti alla Chiesa di San Francesco, prendiamo, guardando la facciata, verso sinistra la via Duomo. Qui, sulla sinistra, percorsi appena una cinquantina di metri, proprio di fronte alla piazza del Duomo, si trova la Chiesa ed Oratorio della Santissima Trinità, che, nonostante le profonde ristrutturazioni effettuate ai primi del Novecento, presenta ancora il gusto neoclassico del prospetto con il piccolo timpano nascente su un cornicione sostenuto da due paraste capitellate. I primi documenti concernenti la Chiesa della Santissima Trinità risalgono al 1600, ed è stato la sede della Congregazione Mariana degli Operai, e di alcuni gremi, fra i quali il gremio dei Ferrai, che aveva come patrono Sant'Eligio.

In piazza Duomo la Cattedrale della Beata Vergine Assunta

Alla destra della via del Duomo, si trova la piazza del Duomo, sulla quale si affaccia il Duomo, ossia la Cattedrale dedicata alla Beata Vergine Assunta, eretta in forme romaniche intorno al 1130 sul sito dove si trovava un precedente insediamento bizantino, come conferma la scoperta sotto il Sagrato di tombe dell'epoca. Della primitiva Chiesa bizantina si trovano ancora alcuni resti all'interno del giardino, mentre dell'edificio romanico restano solo due frammenti della tribuna rialzata romanica con interessanti assorilievi raffiguranti leoni che abbattono due cerbiatti, ed il profeta Daniele nella fossa dei leoni. La Chiesa romanica viene probabilmente parzialmente distrutta in seguito ai danni riportati nell'occupazione della Città nel 1195 da parte di Guglielmo di Massa giudice di Càlari, ma già nel 1228, per volere di Mariano II di Torres, viene ricostruita, e della struttura originale rimangono solo basi dell'abside e del campanile, e la Cappella del Rimedio. Tra il 1721 ed il 1733 l'edificio viene abbattuto per far posto a un altro edificato in stile barocco ad opera dell'architetto Giovanni Battista Arieti, a eccezione di tre cappelle del transetto, con gli interni portati a termine nel 1745 e la facciata rimasta incompiuta. La pianta interna è a croce latina, costituita da un'unica, ampia navata, con tre cappelle su ciascun lato, un transetto e l'abside quadrangolare, e l'incrocio della navata col transetto è coperto dalla cupola ottagonale, impostata su quattro pennacchi con dipinti gli Evangelisti. Nella parete dell'ingresso principale, in alto, pendono quattro vessilli che i sardi tolsero ai francesi durante l'assedio del 1637. L'interno del tempio è ornato da numerose opere d'arte, tra le quali si trovano, nella prima Cappella a destra, la statua lignea dell'Annunziata del quattordicesimo secolo di Nino Pisano, successivamente restaurata, e l'altare settecentesco in stile barocco di Pietro Pozzo, e nella Cappella del Martire, sono custodite dal 1611 le reliquie di Sant'Archelao, patrono di Oristano. Il presbiterio è rialzato, chiuso da balaustra marmorea con due leoni alla base della scala di accesso. L'altare maggiore è opera di Pietro Pozzo, e dietro l'altare si trova il pregevole coro ligneo, settecentesco, mentre sulla parete di fondo dell'abside è collocata la grande tela tonda, in cui è raffigurata l'Assunzione della Vergine, attribuito a Vittorio Amedeo Rapous, con vicino la statua di Sant'Archelao, patrono della Città. Alle pareti laterali sono poste invece due grandi tele ottocentesche di Giovanni Marghinotti, raffiguranti l'Adorazione dei Magi e l'Ultima cena. Nel transetto si trovano le cappelle gotiche risalenti al Trecento, tra cui la Cappella della Madonna del Rimedio, con volta a crociera gemmata, che custodisce la trecentesca lastra tombale del canonico di Tramatza Filippo Mameli, dottore di diritto civile e penale, datata 1348, e l'altare ornato dai resti dei due frammenti dell'antica Chiesa romanica. Sempre nel transetto si aprono le due grandi cappelle opera di Giuseppe Cominotti che risalgono al 1830, in stile neoclassico, dedicate a San Luigi Gonzaga nel braccio nord, e a San Giovanni Nepomuceno nel braccio sud, ornate dalle sculture di Andrea Galassi.

Accanto alla Chiesa si trova il campanile a pianta ottagonale, che sorge isolato, con tutta la parte inferiore risalente al '200, risale al '400, a eccezione della cella campanaria e della cupola iridescente, che sono invece un innesto settecentesco.

Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta: facciata Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta: retro Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta: campanile Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta: interno Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta: la tomba di Sant'Archelao Oristano-duomo o Cattedrale della Beata Vergine Assunta: simulacro di Sant'Archelao

Fino dal 1642 il gremio dei Falegnami ha la sua Cappella nella Cattedrale di Oristano, situata nella navata sinistra, e comprende l'altare di bottega sarda e la statua di San Giuseppe, eseguita da Lorenzo Gerasuolo nel 1760. Alle spalle dell'altare maggiore, l'aula capitolare custodisce un'importante tesoro, visitabile solo su richiesta.

Tra le Feste e Sagre che si svolgono a Oristano va citata, il 20 del mese di gennaio, la Festa di Sant'Archelao, che è il Santo patrono della Città, con la processione attraverso le vie della Città, riti religiosi e cerimonie civili.

Oristano-La Festa di Sant'ArchelaoNato a Fordongianus, Sant’Archelao, sacerdote dei primi tempi del Cristianesimo e ora Patrono principale dell'Archidiocesi arborense. Il culto del Santo si ricollega con le memorie del suo martirio, avvenuto nel 304 per ordine di Diocleziano in Forum Trajani, il centro rinomato ai tempi dell'alto impero Romano. L’immolazione in nome di Dio ha determinato la nascita del culto del Santo, che si pensa fosse stato sepolto proprio a Fordongianus in una Cripta sotto la Chiesa di San Lussorio, Chiesa romanica eretta nel 1120, ma la tomba viene scoperta soltanto nel 1609. Due anni più tardi le reliquie di Sant’Archelao vengono portate a Oristano, dove sono conservate in una Cappella del Duomo, caratteristica per due grandi angeli di marmo che sono rappresentati quasi in atto di vigile custodia delle stesse reliquie.

Si ipotizza che la Cattedrale di Oristano sia stato luogo di sepoltura delle famiglie giudicali arborensi, dato che nel 1335 Ugone II Chiese nel suo testamento di essere seppellito all'interno della Chiesa, nella Cappella di San Bartolomeo, che all'epoca era ancora da terminare, nella quale avrebbero dovuto riposare sia i suoi predecessori che i suoi successori. Ma tali sepolture non sono ancora state individuate, e si ritiene che le dominazioni che si sono avvicendate abbiano cancellato ogni traccia di sepolcri.

Il Seminario Arcivescovile

Oristano-seminario Arcivescovile dell'ImmacolataSempre in piazza del Duomo, guardando il duomo, alla sua destra, si vede il bel palazzo del Seminario Arcivescovile dell'Immacolata, detto anche Seminario Tridentino Arborense, che è la sede del palazzo Arcivescovile e dell'Arcidiocesi Arborense. Inaugurato nel 1712 ed intitolato a Santa Maria Assunta, titolare del Duomo, nel 1746 è stato demolito ed è iniziata la costruzione del nuovo Seminario, molto più stabile e di forme ampie e grandiose, con una nuova Cappella dedicata all'Immacolata. In questa struttura assume da subito una rilevante importanza la biblioteca, che raccoglie e conserva libri di notevole interesse storico. L'edificio viene ampliato fra il 1876 e il1910, quando viene eretta anche la maestosa scala di ingresso a doppia rampa, tutta in calcare bianco, su progetto di Giuseppe Sartorio. Con la Cattedrale ed il campanile, il Seminario forma un complesso architettonico di notevole rilevanza. Dall'anno della sua edificazione, fino a pochi anni addietro, questo palazzo costituiva il più grande edificio cittadino, la cui notevole massa non risulta però invadente, data la bella tonalità conferitagli dalla muratura mista in pietrame e laterizi.

La piazza Giuseppe Mannu con il palazzo Giudicale

Oristano-Ricostruzione della piazza de sa Majora con la Torre di San FilippoDalla piazza del Duomo, percorsa la via del Duomo fino alla sua fine, dopo un'ottantina di metri, troviamo uno slargo e proseguiamo dritti sulla via Vittorio Emanuele II, che, in circa centocinquanta metri, ci porta nella piazza Giuseppe Mannu. Nella piazza si trovava la Torre di San Filippo, detta anche di Port'a Mari, gemella della Torre di San Cristoforo, che è stata abbattuta nel 1907, quando in grave stato di abbandono e fatiscenza è stata giudicata di nessun valore artistico o culturale da parte del Ministero della Pubblica Istruzione.

Oristano-palazzo Giudicale utilizzato come Casa CircondarialeNella piazza si trova il palazzo Giudicale. Le prime fonti che ne testimoniano l'esistenza si trovano nelle cronache dell'arrivo nel 1263 in Oristano dell'Arcivescovo di Pisa, Federico Visconti, notizia poi confermata nel testamento del Giudice Ugone II nel 1335, che lo situa su un lato della Piazza de Sa Majoria, l'odierna piazza Giuseppe Mannu. In questo luogo il Giudice e la corte esercitavano il proprio potere, poi, dopo la fine del giudicato d'Arborea, l'edificio è stato adibito a caserma e, dal 1911, a carcere. Fino a pochi mesi fa la struttura è stata utilizzata come Casa Circondariale, e ci si aspetta che, a seguito di un patto del Comune con il Demanio, la costruzione possa tornare nella disponibilità degli studiosi e degli oristanesi.

L'ex teatro San Martino

Dalla piazza del Duomo, percorsi un'ottantina di metri sulla via del Duomo, allo slargo prendiamo verso sinistra la via Ciutadella de Menorca, e, dopo meno di cento metri, si incontra alla sinistra della strada il vecchio ex teatro San Martino. Inaugurato nel 1874, per volontà di trentasette fra nobili e borghesi oristanesi che avevano fondato la Società Teatro San Martino di Oristano, era stato edificato in stile neoclassico, con la consueta sequenza di paraste raccordate superiormente da un fregio timpanato, e poteva ospitare circa Quattrocento spettatori. È stato per molto tempo chiuso, abbandonato a se stesso, e versava in uno stato di grave degrado. A più di quarant'anni dalla chiusura definitiva avvenuta nel 1962, dopo un lungo restauro, nel 2013 è stato riaperto al pubblico. Probabilmente potrà ospitare convegni, conferenze, corsi di formazione e anche iniziative di carattere culturale e di spettacolo, con un solo limite, quello del numero ridotto di spettatori che la struttura potrà accogliere, un centinaio o poco più, non tanto per le ridotte dimensioni quanto per motivi legati alla sicurezza.

Oristano-Facciata dell'ex teatro San Martino prima del restauro Oristano-Restauro del teatro San Martino Oristano-Facciata del teatro San Martino dopo il restauro

La Chiesa della Beata Vergine del Carmine con l'ex Convento dei Frati Carmelitani

Proseguendo per una ventina di metri lungo la via Ciutadella de Menorca, prendiamo a destra la via del Carmine. Dopo un'ottantina di metri, troviamo sulla sinistra della strada un vero gioiello dello stile barocco rococò italiano. È la Chiesa della Beata Vergine del Carmine, che costituisce, con l'annesso Convento, un unico fabbricato di stile barocco realizzato tra il 1776 e il 1785. L'opera, attribuita all'architetto piemontese Giuseppe Viana, il quale merita con la sua realizzazione il titolo di Architetto Regio per il Regno di Sardegna, viene realizzata a spese di Don Damiano Nurra Conca, Marchese d'Arcais, che il 27 aprile 1782 la dona all'Ordine dei Carmelitani.La Chiesa sorge in un'area che non ha rilevato testimonianze archeologiche riferibili ad edifici di culto preesistenti, ed occupa la parte sud est dell'Isolato nel quale è presente il Convento, con il frontale sporgente rispetto al piano di facciata dell'attiguo Convento. esternamente presenta semplicità di forme, con la facciata che culmina con un terminale a doppio spiovente, con un unico elemento decorativo, un oculo di forma ottagonale sopra il portale d'accesso. Internamente l'edificio è costruito su pianta ovoidale, movimentata dall'inserimento di quattro cappellette e dall'altare maggiore, mentre l'area presbiteriale è di forma quadrata con copertura a crociera. Conserva un dipinto di grandi dimensioni, eseguito nel 1653 da don Gasparre Pira, copia fedele dell'Albero Genealogico dei tre Ordini Francescani.

Oristano-Ex Chiesa della Beata Vergine del Carmine Oristano-Ex Chiesa della Beata Vergine del Carmine: particolare del campanile Oristano-Ex Chiesa della Beata Vergine del Carmine: interno

Oristano-Ex Convento dei Frati Carmelitani: il chiostroAnnesso alla Chiesa, si trova l'ex Convento dei Frati Carmelitani, il cui schema si snoda attorno ad un chiostro quadrangolare bordato ai lati da un percorso scandito, per tutti i tre piani, da volte a vela, che si prolunga sul lato ovest con una cadenza di volte a crociera. Il monastero, soppresso nel 1866 a seguito della confisca dei beni ecclesiastici da parte del Regno Sabaudo, dal 1962 al 1986 viene utilizzato come Caserma di una Compagnia di Carabinieri e, in seguito, ospita uffici amministrativi. Oggi, dopo gli ultimi restauri avvenuti tra il 1986 e il 1989, costituisce la sede di una sezione staccata delle Università di Sassari e di Cagliari, e viene anche utilizzato per iniziative culturali.

In via Pietro Pinna Parpaglia si trova la cosiddetta Casa di Eleonora

Oristano-La casa di EleonoraRiprendiamo la visita del centro storico ripartendo dalla piazza Roma, dalla quale prendiamo, un poco più a sinistra della via Dritta, la via Pietro Pinna Parpaglia. Percorse poche decine di metri, sulla sinistra della strada si trova la cosiddetta Casa di Eleonora, anche se questa attribuzione pare esserle stata data impropriamente. Si tratta di un palazzo a due piani, edificato in due tempi distinti. Il piano terra, voltato a botte si può far risalire al periodo giudicale, mentre il primo piano, riccamente ornato sulla facciata, è d'epoca spagnola. Le finestre al primo piano sono incorniciate e sormontate da un coronamento arricchito da due stemmi, in uno dei quali si distingue uno scudo recante, a sinistra, l'albero deradicato d'Arborea e, a destra, un cavallo rampante.

Il Teatro Comunale Antonio Garau

Oristano-Teatro comunale Antonio GarauLungo la via Pietro Pinna Parpaglia, passata la casa di Eleonora, si trova sulla sinistra il vicolo Josto, ad angolo con il quale è presente l'ingresso delll'edificio che ospita il Teatro Comunale Antonio Garau, la cui sede è in via Pietro Pinna Parpaglia, al civico numero 11. Il teatro, dotato di 400 posti a sedere, è intitolato all'importante commediografo oristanese Antonio Garau, che è stato autore di tredici commedie in lingua sarda, nella quale unisce, al comico della farsa, anche tematiche umane e sociali. Le sue commedie descrivono il modo di vivere della società sarda e i suoi mutamenti in un arco di tempo di circa mezzo secolo.

L'Antiquarium Arborense

Il volume Antiquarium ArborensePercorse poche decine di metri, prendiamo verso sinistra la via Aquila, che ci porta nella piazza Giovanni Corrias. Potevamo arrivarci anche, a due terzi della via Dritta da piazza Roma a piazza Eleonora d'Arborea, prendendo a sinistra il portico Giovanni Corrias, che ci porta anch'esso nella Piazza. Qui troviamo, nello storico palazzo Pietro Pinna Parpaglia, che si trova proprio di fronte all'uscita dal portico e che presenta la facciata posteriore sulla via Pietro Pinna Parpaglia, l'Antiquarium Arborense, sorto nel 1938 con l'acquisizione, da parte del podestà della zona, della collezione dell'avvocato Efisio Pischedda, la più grande raccolta privata di reperti archeologici della Sardegna. Viene anche chiamato Museo Archeologico Giuseppe Pau, è il più importante Museo di Oristano, e conserva al suo interno principalmente reperti archeologici provenienti dai Nuraghi della zona e dalla Città di Tharros. È organizzato in tre sale: la prima ospita reperti preistorici e nuragici, materiale di origine fenicio-punica e ceramiche etrusche, greche, romane; la seconda ospita tre retabli, oltre ad elaborate pale d'altare provenienti da Chiese oristanesi la terza sala è dedicata al periodo dei Giudicati. I pezzi forti sono la coppa di produzione micenea e attica con Ercole che lotta con il toro di Creta, un bruciaprofumi di epoca cartaginese che raffigura Ercole con la leontè ossia con la pelle di leone, la collezione di ceramica etrusca proveniente da Tharros che costituisce la più ricca ritrovata fuori dell'Etruria, e i vasi in vetro soffiato di età romana. Di particolare rilevanza storica per la Città, sono due iscrizioni medievali che documentano la costruzione della torre e delle mura, risalenti al tredicesimo secolo.

<em>Antiquarium Arborense</em> <em>Antiquarium Arborense</em>: ceramiche preistoriche <em>Antiquarium Arborense</em>: bronzi nuragici rinvenuti sul Sinis <em>Antiquarium Arborense</em>: shardana, il demone con quattro occhi e due scudi datato IX-VIII secolo avanti Cristo <em>Antiquarium Arborense</em>: maschera apotropaica (che allontana il male) databile V secolo avanti Cristo Rinvenuta in una tomba punica a Tharros <em>Antiquarium Arborense</em>: kantaray, ossia vasi per bere vino in bucchero etrusco 600-560 avanti Cristo Rinvenuti in tombe Fenicie a Tharros <em>Antiquarium Arborense</em>: spilloni in osso usati dalle ragazze per raccogliere i capelli, rinvenuti nella Necropoli di Tharros <em>Antiquarium Arborense</em>-Valve di conchiglia con resti di belletto rosso cinabro depositate nelle tombe, rinvenuti nella Necropoli di Tharros <em>Antiquarium Arborense</em>: anfora attica con Ercole e Antaios databile 520 avanti Cristo Rinvenuti nella Necropoli di Tharros <em>Antiquarium Arborense</em>: statua di Ercole in bronzo di fattura umbro-sabellica databile IV secolo avanti Cristo <em>Antiquarium Arborense</em>: tabula Lusoria, scacchiera per il gioco dei Latruncoli del I-II secolo dopo Cristo <em>Antiquarium Arborense</em>: tabula Lusoria, scacchiera per il gioco dei Latruncoli del I-II secolo dopo Cristo <em>Antiquarium Arborense</em>: testa di Ercole con la Leontè, copia a matrice del II secolo avanti Cristo da un più antico originale in bronzo <em>Antiquarium Arborense</em>-Vetri Romani rinvenuti a Tharros e Cornus <em>Antiquarium Arborense</em>-Vetri Romani rinvenuti a Tharros e Cornus

La ex Chiesa di San Domenico con il relativo ex Convento dei Frati Domenicani

Proseguendo oltre la piazza Giovanni Corrias, la via Aquila ci porta in piazza Pietro Martini, da dove prendiamo verso destra, in direzione nord est, la via Alberto Lamarmora. Subito si trova, sulla destra, la facciata della ex Chiesa di San Domenico. Edificata, con l'annesso Convento, nel 1634 per opera del nobile oristanese Don Baldassarre Paderi, la Chiesa è la più grande e spaziosa presente ad Oristano dopo la Cattedrale, La sua facciata è stata largamente rimaneggiata nel corso dei secoli per esigenze urbanistiche, ma gli interni mantengono lo stile gotico originario. Con un alto prospetto timpanato, la Chiesa presenta una navata unica, l'altare maggiore e il pulpito in stile gotico, e due cappelle sul lato destro, una dedicata a San Vincenzo, e l'altra al Santissimo Nome di Gesù, direttamente legata all'Arciconfraternita del Santissimo Nome di Gesù. Di recente l'edificio ecclesiastico ha subito un importante intervento di restauro che ha messo in evidenza, nel presbiterio, la bellissima volta costolonata in stile gotico catalano, attualmente, sede dell'Azione Cattolica cittadina. Oggi l'edificio costituisce un Auditorium per piccoli congressi, conferenze e concerti musicali.

Oristano-La ex Chiesa di San Domenico Oristano-La ex Chiesa di San Domenico: interno

Oristano-Ex Convento di San Domenico: chiostro internoAnnesso alla Chiesa è presente il relativo ex Convento dei Frati Domenicani, che già operavano nel complesso del San Martino, che era posto fuori dalle mura cittadine e che visiteremo più avanti. In seguito alla soppressione degli Ordini religiosi, i Domenicani nel 1832 dovettero lasciare il Convento, nel quale vennero aperti gli uffici dei preposti alle gabelle, in seguito, nel 1924, divennero sede della Caserma delle Guardie di Finanza. Attualmente, l'edificio costituisce un Auditorium per piccoli congressi, conferenze e concerti musicali.

La Chiesa di Santa Lucia ed il Convento di clausura delle suore Cappuccine

Oristano-Chiesa di Santa LuciaProseguendo per circa cento metri lungo la via Alberto Lamarmora, parte sulla sinistra la via Pietro Pinna Parpaglia, che avevamo già seguito in senso inverso da piazza Roma fino a dopo il Teatro Comunale Antonio Garau. Proprio all'incrocio tra le due strade, con la facciata sulla via Pietro Pinna Parpaglia, si trova la Chiesa di Santa Lucia, edificata insieme al Convento di clausura che si trova all'altro lato della strada. L'attuale prospetto della Chiesa, realizzato nella prima metà dell'Ottocento, si mostra in stile neoclassico, con un timpano sostenuto da quattro colonne massicce. Oltre all'altare maggiore dedicato all'Immacolata, il cui simulacro è esposto al centro dell'altare, gli altri due altarini sono dedicati, rispettivamente, al Sacro Cuore di Gesù, che si festeggia nel mese di giugno, e alla Vergine della Salette. La Chiesa è, dal 1770, la Cappella del gremio dei Muratori, che vi festeggiano la solennità di Santa Lucia e di Sant'Antioco.

Oristano-Convento di clausura delle suore Clarisse CappuccineAll'altro lato della via Alberto Lamarmora, al civico numero 11, si trova il Convento di clausura delle suore Cappuccine, una costruzione dallo stile neoclassico edificata nel 1738 dal facoltoso cittadino oristanese Pietro Ibba, che, volendo appagare il desiderio delle sue due figlie di monacarsi, fece edificare a sue spese la Chiesa di Santa Lucia con il relativo Convento. Con l'arrivo di tre monache spagnole da Ozieri, si forma così la prima comunità di monache cappuccine nella Città di Oristano. Nel monastero le suore svolgevano una vita di clausura, nella preghiera e nel lavoro, inizialmente seguendo la regola di Santa Colletta, successivamente quella di Santa Chiara.

La Chiesa di Santa Chiara ed il Convento di clausura delle suore Clarisse

Presa a sinistra la via Pietro Pinna Parpaglia, e poi, a destra, la via Santa Chiara, la seguiamo fino alla fine e troviamo, alla destra della strada, il complesso conventuale di Santa Chiara. La presenza delle Clarisse in Città risale al 1260-1265, ma il complesso fu fatto edificare nel 1343 dal Giudice d'Arborea Pietro III de Bas-Serra su invito della consorte Costanza di Saluzzo, in ricordo della vicenda di alcuni marinai Pisani che nel mezzo di una bufera invocarono l'intervento della Santa, che li avrebbe condotti sani e salvi in porto.

La Chiesa di Santa Chiara, eretta probabilmente sulla preesistente Chiesa dedicata a San Vincenzo, è un edificio in forme gotiche, con la facciata in arenaria, con un rosone centrale ed il campanile a vela. All'interno ha una singola navata e conserva l'abside e non pochi resti dei fianchi e dell'antico monastero. Nell'arcone dell'abside sono ancora evidenti gli emblemi della famiglia regnante, ossia l'albero deradicato, alternati ai pali d'Aragona. All'interno contiene un'importante epigrafe latina che documenta la sepoltura di Costanza di Saluzzo, moglie del giudice Pietro III, morta nel 1348, e custodisce un frammento d'affresco riproducente Mariano IV che pone il primogenito Ugone III sotto la protezione della Santa, restaurato nel 2009.

Oristano-Chiesa di Santa Chiara Oristano-Chiesa di Santa Chiara: interno Oristano-Chiesa di Santa Chiara: restauro di un affresco interno

Oristano-Convento di clausura delle suore ClarisseNel Convento di clausura delle suore Clarisse, attraverso la Ruota e la Grata le suore di clausura comunicano con il mondo esterno. All'interno si trova la tomba nella quale è sepolta Costanza Saluzzo, che scelse come estrema dimora quel Convento dove gli Arborea erano ospiti frequenti. Nel 1356 il pontefice Innocenzo VI autorizzò Timbora di Roccabertì, moglie del re Mariano IV d'Arborea, ad avere libero accesso nella clausura del monastero, in compagnia delle due figlie Eleonora e Beatrice, per sette volte l'anno. La sua vicenda conferma che, lungi dal chiudersi in se stessa, la casata sarda intrecciò intensi legami con realtà extraisolane.

Il torrione di Portixedda

Oristano-Torrione di PortixeddaNel punto in cui il tratto di mura medioevali provenienti da sud est, parallele all'attuale via Mazzini, svoltavano per dirigesi verso sud ovest, nella direzione seguita dall'attuale via Solferino, si ergeva, già a partire dall'epoca giudicale, una torre che, come dimostrano gli scavi archeologici eseguiti in tempi recenti, doveva essere in tutto e per tutto simile alle più note torri di San Cristoforo e di San Filippo. Durante la dominazione spagnola, tale torre viene sostituita da un torrione a base circolare, che prende il nome dal piccolo ingresso che ad essa era connesso all'interno della cinta muraria difensiva della Città, ossia Torre di Portixedda. Per raggiungerla, proseguendo lungo la via Santa Chiara, prendiamo a destra via Giuseppe Garibaldi, che, dopo centotrenta metri, svolta a sinistra e ci porta all’incrocio con la via Solferino e la via Giuseppe Mazzini, dove troviamo il orrione di forma circolare, costituito da due corpi cilindrici sovrapposti a diverso raggio di curvatura, raccordati da una superficie inclinata troncoconica. I blocchi di arenaria ben squadrati sono usati solo nell'anello di raccordo fra i cilindri. Il resto della struttura risulta essere di fattura più rozza rispetto alle torri più antiche, in quanto è stata edificata con l'uso di basalti appena sbozzati e materiali di riporto legati da malta di calce. Di foggia molto più raffinata appaiono, invece, le tre saettiere che si aprono sul cilindro più alto.

Visualizza la mappa Visita del resto della Città

Dopo aver visitato il centro storico di Oristano, vediamo ora che cosa si posiziona al di fuori da esso, con le diverse Chiese parrrocchiali dei quartieri periferici, per completare la visita della Città capoluogo della Provincia omonima.

Entrando ad Oristano incontriamo l'Hotel Mistral

Entriamo in Oristano con la SP54bis, che all'interno dell'abitato assume il nome di via Cagliari. La seguiamo ed arriviamo a una rotonda, alla quale prendiamo verso destra la prosecuzione della via Cagliari. Dopo poco più di duecento metri, ad angolo con il cinema Ariston, prendiamo a destra la via Armando Diaz, la seguiamo per una sessantina di metri, poi svoltiamo a destra e prendiamo la via Martiri di Belfiore lungo la quale subito, alla sinistra della strada, la civico numero 2, si trova l'Hotel Mistral, nel quale abbiamo soggiornato spesso nelle nostre permanenze ad Oristano.

L'Hotel Mistral si trova a soli centro metri dal centro storico di Oristano, ed è una moderna struttura che offre la connessione Wi-Fi gratuita, un parcheggio incluso nella tariffa e sistemazioni confortevoli. L'Hotel serve un buffet gratuito per la colazione e ospita un ristorante interno specializzato in piatti tipici.

La Chiesa parrocchiale di San Giuseppe Lavoratore

Oristano-Chiesa parrocchiale di San Giuseppe LavoratorePresa la via Armando Diaz, dopo duecentocinquanta metri prendiamo a destra il viale della Repubblica. Dopo centottanta metri, prendiamo a destra la via Giuseppe Toniolo, che in duecento metri si immette sulla via Fratelli Cairoli, la prendiamo verso sinistra, passiamo la traversa via Alcide De Gasperi, ed, alla sinistra della strada, al civico numero 38, vediamo la moderna Chiesa di San Giuseppe Lavoratore, che è la Chiesa parrocchiale edificata nella nuova zona periferica denominata Sa Rodia.

Il galoppatoio di Sa Rodia e gli impianti sportivi del viale della Repubblica

Oristano-L'Hostel Rodia al centro della pista del galoppatoioAd angolo con il cinema Ariston, abbiamo preso a destra la via Armando Diaz, e, dopo duecentocinquanta metri, a destra il viale della Repubblica. La seguiamo evitando la deviazione su via della Repubblica, e, dopo circa un chilometro, vediamo alla sinistra della strada il galoppatoio di Sa Rodia, costituito da una pista per gare piane di galoppo che anni viene utilizzato oltre che dai sartiglianti per i loro allenamenti e dai cavalieri del palio di Santa Croce, anche per altre manifestazioni sportive di rilievo internazionale. Vicino ad esso si trovano gli impianti sportivi della S.O.E, ossia della Società Oristanese di Equitazione. All'interno dell'anello adibito a galoppatoio è presente l'Hostel Rodia, una struttura di recente costruzione, localizzata nella più importante zona verde di Oristano.

Lungo la strada che ci ha portato al galoppatoio, circa duecento metri prima, si vedono, sempre alla sinistra della strada, gli impianti sportivi del viale della Repubblica o di Sa Rodia. Si tratta di un complesso sportivo, che comprende impianti all'aperto, tra i quali un Campo da Calcio, uno da calcio a cinque, uno da tennis, ed impianti al chiuso come una palestra e la piscina comunale di Oristano, in grado di ospitare 220 persone.

La Stazione delle Autocorriere

Oristano-La stazione delle autocorriereDall'incrocio della via Cagliari con la via Armando Diaz, proseguiamo lungo la via Cagliari per circa ottocento metri, e troviamo alla sinistra della strada, al civico numero 177, la Stazione delle Autocorriere dell'A.R.S.T., che opera in tutta la Sardegna prevalentemente con servizi extraurbani, nonche con servizi urbani nelle Città di Alghero, Carbonia, Iglesias, Macomer ed anche di Oristano. La stazione è un piccolo e semplice edificio, ma per le sue dimensioni è relativamente ben attrezzata, dato che contiene anche una struttura per il deposito dei bagagli in funzione durante il giorno.

La Chiesa di San Saturnino e l'Istituto dell'Immacolata Concezione

Oristano-Chiesa di San SaturninoPercorriamo altri duecento metri lungo la via Cagliari ed arriviamo in piazza Indipendenza, dove si trova una rotonda. Qui prendiamo a destra la strada che attraversa la piazza Giuseppe Mannu, arrivati al suo punto più a nord arriva da sinistra la via Vittorio Emanuele II ed a destra la via Giò Maria Angioj. Prendiamo quest'ultima e, dopo centocinquanta metri, prendiamo a destra la via San Saturnino, che, in una cinquantina di metri, ci porta davanti alla facciata della Chiesa di San Saturnino, denominata anche Oratorio dell'Immacolata Concezione. In questo luogo sorgeva un'antica Chiesa dedicata al martire cagliaritano San Saturno, risalente probabilmente al periodo bizantino, in seguito abbattuta. L'antico edificio presentava, probabilmente, una pianta quadrata con corpo cruciforme cupolato, del tutto simile alla Chiesa omonima cagliaritana, ed in età giudicale ha dato il nome all'intero quartiere che veniva chiamato di Santu Sadurru. L'attuale edificio è stato edificato nel 1901 e ripete, con i mattoni in laterizio rosso, il profilo e le linee delle Chiese romaniche, ed ospita al suo interno un altare maggiore realizzato in pregevole marmo toscano.

Di fronte alla Chiesa è presente l'Istituto dell'Immacolata Concezione, fondato anch'esso nel 1901 grazie all'intervento dei nobili coniugi oristanesi Vincenzo Boy e Vincenzina Carta. L'Istituto, destinato all'accoglienza in Città delle piccole orfanelle, è stato retto per oltre cinquant'anni dalla figlia dei fondatori, Suor Maria Vincenzina Boy. Attualmente, l'Istituto Immacolata Concezione, che dal 1951 è gestito dalle Suore Francescane Missionarie di Assisi, ospita una scuola dell'infanzia e un semiconvitto.

La Chiesa della Beata Vergine Immacolata con il Convento dei Frati Cappuccini

Oristano-Chiesa della Beata Vergine ImmacolataArrivando dalla via Cagliari in piazza Indipendenza, dove si trova una rotonda, prendiamo a sinistra il viale San Martino. Percorsi circa cento metri, alla sinistra della strada si trovano la Chiesa ed il Convento officiati dai padri Cappuccini, che furono eretti nel primo decennio del diciassettesimo secolo, grazie alla munificenza del nobile oristanese Domenico Paderi, appena fuori la cinta muraria della Città, sulla strada che porta verso la Chiesa e il Convento di San Martino. La Chiesa della Beata Vergine Immacolata si presenta ad un'unica navata, con tetto a doppia falda, e una serie di cappelle laterali. Il prospetto appare di assoluta semplicità con una modesta lunetta sormontante il portale ed un oculo ottagonale. La Chiesa conserva un calice d'argento del 1609 e un quadro del 1626 rappresentante l'albero genealogico francescano, raffigurante San Francesco ai piedi una maestosa quercia.

Oristano-Convento dei Frati CappucciniAlla sinistra della Chiesa si trova il Convento dei Frati Cappuccini, il cui chiostro, luogo di meditazione e di preghiera, ha una forma quadrangolare e negli anni è stato ripetutamente ristrutturato, e, fino al 1970, era ricco di alberi da frutta. Al centro esiste ancora la cisterna che anticamente raccoglieva le acque piovane utilizzate per irrigazione dell'orto. Questo occupava anche l'area, alla destra della Chiesa, dove sono stati in seguito edificati gli attuali impianti sportivi, ed i Frati coltivavano tutto ciò che occorreva al loro sostentamento. Dal 2005 sono state posizionate, in apposite nicchie di mattoni le quindici stazioni della via Crucis, donate da un benefattore di Cagliari.

La ex Chiesa di San Martino con il relativo Convento che ha ospitato il vecchio Ospedale civile San Martino

Oristano-La ex Chiesa di San MartinoRipresa la via San Martino, arriviamo subito a un bivio, dove la via San Martino prosegue sulla destra con la circolazione in senso contrario, mentre sulla sinistra muove la via del Cimitero. Seguiamo quest'ultima per circa cento metri, poi prendiamo a destra la via Michele Pira che, in circa centotrenta metri, ci riporta sul viale San Martino. Dopo una cinquantina di metri, alla sinistra della strada si trova la piazza San Martino, dove si trova la ex Chiesa di San Martino con il relativo Convento, costruiti presumibilmente nel tredicesimo o nel quattordicesimo secolo nelle campagne acquitrinose poste a sud ovest della Città di Oristano, fuori dalla cinta muraria della Città. La sua prima menzione figura in un atto di donazione del giudice Pietro II d'Arborea e della moglie Diana, del 1128, ai monaci Benedettini. Il 29 marzo 1410 l'edificio sacro accolse la stesura del trattato della Pace di San Martino, firmata da Pietro torrelles, luogotenente del re d'Aragona Martino il Vecchio, e da Leonardo Cubello, che aveva guidato le armate sarde, con il quale il Regno d'Aragona, vincitore nella sanguinosa battaglia di Sanluri del 1409, decreta la fine del giudicato d'Arborea e, avocandone il territorio, lo infeuda al vassallo Leonardo Cubello, con il titolo di Marchese di Oristano e Conte del Goceano. Eretta di primo impianto gotico per volontà dell'Arciconfraternita del Rosario, mostra, scolpiti su un capitello, gli stemmi con i pali d'Aragona affiancati all'albero eradicato d'Arborea. Di notevole importanza in essa, è la Cappella dedicata alla Madonna del Rosario, che ospitava i condannati a morte la notte prima dell'esecuzione, e scrive uno storico, il canonico Raimondo Bonu, che «il condannato usciva dalla porta principale della Chiesa e percorreva una sessantina di passi fino al posto del patibolo. Il cadavere del giustiziato veniva seppellito in un tratto rettangolare del terreno lungo l'abside esterna della Chiesa ».

Oristano-Vicino alla Chiesa si vede il Convento di San Martino che ha ospitato il vecchio Ospedale civileLa Chiesa di San Martino è stata recentemente restaurata. Alla destra della Chiesa si trova l'edificio che ospitava il Convento di San Martino, nel quale, fino alla prima metà del 1500, vengono ospitate le monache Benedettine, che possiedono un consistente patrimonio immobiliare. Con la bolla Sacrae religionis Sinceritas, nel 1568, papa Pio V concede ai Domenicani la facoltà di erigere in Sardegna conventi dell'Ordine, accettando l'anno successivo la fondazione del loro primo Convento in Oristano. Il Convento domenicano di Oristano viene soppresso nel 1832 e occupato nello stesso anno dall'ordine degli Ospedalieri, che, lasciando il vecchio Ospedale di Sant'Antonio Abate, chiamano il nuovo con la denominazione di Ospedale di San Martino. Parte della struttura viene ancora oggi occupata da servizi di assistenza sanitaria.

Il nuovo Ospedale civile San Martino

Oristano-L'Ospedale civile San MartinoProseguendo oltre la piazza San Martino, si imbocca il viale della Fondazione Rockfeller, e, sulla sinistra, si trova l'ingresso del nuovo Ospedale civile San Martino, una grande ed importante struttura realizzata nel 1995. L'Ospedale ha ricevuto la menzione speciale al concorso nazionale Best Practice 2014 promosso dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna, per l'impegno nei confronti della presa in carico delle vittime di violenza, dato che quella di Oristano è risultata essere una delle migliori strutture ospedaliere italiane nell'accoglienza delle donne che subiscono aggressioni, lesioni o stupro.

Il Cimitero Monumentale di San Pietro

Oristano-Cimitero Monumentale di San PietroRitornati a dove la via San Martino, arrivati a un bivio, prosegue sulla destra, mentre sulla sinistra muove la via del Cimitero. Seguiamo quest'ultima per circa trecentocinquanta metri, poi, a un bivio, prendiamo la deviazione sulla sinistra che, in una settantina di metri, ci porta all'ingresso del Cimitero Monumentale di San Pietro, la cui edificazione risale al 1835. Il suo nucleo originario conserva la forma di quadrilatero, scompartito da due Viali ortogonali ombreggiati da cipressi, sui quali s'affacciano i monumenti funebri dei personaggi e delle famiglie che hanno realizzato la storia di Oristano.

Il parco e la Chiesa di San Giovanni dei Fiori

Oristano-Chiesa di San Giovanni dei FioriSubito prima di arrivare al bivio che ci ha portato al Cimitero, dalla via del Cimitero prendiamo sulla sinistra la via Dorando Petri, dopo una cinquantina di metri prendiamo a destra la via Lisbona, che fiancheggia sulla sinistra il Cimitero. Percorso meno di un chilometro, vediamo alla destra della strada il parco di San Giovanni dei Fiori, all'interno del quale si trova la Chiesa di San Giovanni dei Fiori, che era una delle Chiesette campestre della Città medievale. Conosciuta tradizionalmente come Santu Giuanni de Froris, ossia dei fiori, viene realizzata in epoca giudicale e documentata in un testamento del 1301 con l'intitolazione di Ecclesia Sancti Johannis de Venis, cioè delle acque sorgive, ed è ricordata nel testamento di Ugone II d'Arborea del 1335. Ristrutturata in epoca spagnola, precisamente nel sedicesimo secolo, e successivamente nel diciannovesimo secolo, all'esterno sul lato sinistro e su quello frontale è addossato un porticato di epoca spagnola, sorretto da pilastrini in arenaria sui quali si posa la copertura in canne protetta da tegole e sorretta da pilastrini di arenaria. Il tetto a due falde, che culmina con un campaniletto a vela, poggia su capriate. All'interno, ha una pianta quadrata, con quattro pilastri che delimitano lo spazio della navata centrale. L'altare maggiore, di fattura tardo barocca, è affiancato da due altarini, in uno dei quali si trova la statua seiecentesca di San Giovanni Battista, che in occasione della natività viene vestita a Festa, mentre l'altro altare è dedicato a Sant'Isidoro Agricoltore, protettore dei contadini, ed ospita il suo seicentesco simulacro ligneo policromo. Il gremio dei Contadini, custode da secoli di questa Chiesa, nel 1701 ha commissionato un quadro raffigurante il Martirio di San Giovanni, che è affisso alla parete destra.

Oristano-La Festa di Sant'Isidoro AgricoltoreAttualmente la Chiesa, che viene aperta solo in occasione delle ricorrenze del Santo patrono, ospita le Feste legate al gremio dei Contadini. Il 15 maggio od il sabato successivo, vi si svolge la Festa di Sant'Isidoro, patrono del gremio dei Contadini. Il 24 giugno vi si svolge la Festa di San Giovanni, con relativa processione a cavallo. La sera della vigilia, la bandiera, custodita nella casa de s'Oberaju Majore, viene sistemata su un carro a buoi e parte alla volta della Chiesa, dove vengono celebrati i vespri. Il giorno della ricorrenza, vengono officiate diverse messe, ed il 25 è dedicato ai soci defunti. Il 29 agosto si celebra la Festa che ricorda il martirio di San Giovanni, con una celebrazione serale.

Lo stadio Tharros

Subito prima di arrivare al bivio che ci ha portato al Cimitero, dalla via del Cimitero prendiamo sulla sinistra la via Dorando Petri, alla sinistra della quale si trova l'ingresso dello stadio Tharros. La Società Polisportiva Tharros è la principale squadra di calcio di Oristano, nonche una delle tre più vecchie della Sardegna, nata nel 1905 alle spalle soltanto della Torres di Sassari e in contemporanea con L'Olbia. Attualmente è attiva solo il settore calcistico, che dalla stagione 2014/2015 milita nel girone D sardo di Prima Categoria.

La Chiesa parrocchiale di San Giovanni Evangelista

Oristano-Chiesa parrocchiale di San Giovanni EvangelistaSubito prima di arrivare al bivio che ci ha portato al Cimitero, dalla via del Cimitero prendiamo sulla sinistra la via Dorando Petri, la seguiamo per centocinquanta metri ed arriviamo a una rotonda, alla quale prendiamo la seconda uscita, che è la via Limbara. Dopo poco meno di altri centocinquanta metri, incrociamo la via Pergolesi, la prendiamo verso sinistra, e, dopo una cinquantina di metri, diventa via San Giovanni Battista. Alla sua sinistra si può vedere la moderna Chiesa di San Giovanni Evangelista, che si trova nel quartiere San Nicola, ed è una delle Chiese parrocchiali di Oristano.

La Chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù

Oristano-Chiesa parrocchiale del Sacro CuorePassata la Chiesa di San Giovanni Evangelista, dalla via San Giovanni Battista prendiamo subito a destra la via Luca Marenzo, e poi a sinistra la via Gennargentu, che più avanti diventa via Torino. Percorsi circa cinquecentocinquanta metri, la strada sbocca sulla via Santu Lussurgiu, che prendiamo verso sinistra e, dopo duecento metri, ci porta nella piazza del Sacro Cuore. Qui si trova la moderna Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, che è una delle Chiese parrocchiali di Oristano, la cui attività religiosa inizia nel 1952, quando viene aperta al culto la Chiesa in cemento armato, che si trova nella zona periferica che prima era chiamata Corea, e che oggi prende il suo nome.

La Stazione Ferroviaria di Oristano

Passata la piazza del Sacro Cuore, proseguiamo lungo la via Santu Lussurgiu per qualche decina di metri, poi prendiamo a destra la via Tempio, dopo quattrocentocinquanta metri arriviamo a una rotonda, e prendiamo la terza uscita, che è la via Nuoro. Percorsa per trecento metri, arriviamo in piazza Ungheria, sulla quale si affaccia, al civico numero 10, sulla destra, la Stazione Ferroviaria di Oristano, una stazione di categoria silver posta sulla linea ferroviaria a scartamento ordinario denominata Dorsale Sarda, dopo la stazione di Marrubiu Terralba Arborea e quella dismessa di Sant'Anna, e prima di quella dismessa di Simaxis e della successiva stazione di Solarussa, nella tratta che da San Gavino Monreale procede su binario unico. Costruita dalla Compagnia Reale delle Ferrovie Sarde, la struttura ospitato i primi treni nel 1872, anno di apertura al traffico del tronco che collega San Gavino Monreale con Oristano. Da allora lo scalo, passato alle Ferrovie dello Stato nel 1920, diviene uno dei più importanti in Sardegna per numero di viaggiatori. La stazione è dotata di tre binari adibiti al servizio passeggeri, di cui due attualmente raggiungibili tramite un sottopassaggio di recente realizzazione, ed, a fianco a questi, sono presenti altri binari di servizio.

Oristano-La Stazione Ferroviaria di Oristano Oristano-La Stazione Ferroviaria di Oristano

La Chiesa parrocchiale di Sant'Efisio Martire

Oristano-Chiesa parrocchiale di Sant'Efisio MartireDalla piazza Ungheria, prendiamo davanti alla Stazione Ferroviaria la via Falliti Torbeno, dopo duecentocinquanta metri a destra la via Palmas, dopo centotrenta metri a sinistra la via Sassari, lungo la quale si trova la piazza Sant'Efisio, sulla quale si affaccia la Chiesa di Sant'Efisio, una Chiesa barocca la cui costruzione è iniziata nel 1792 e che è stata aperta al culto nel 1809, che è la parrocchiale del quartiere Su Brugu, il primo sorto fuori delle mura della Città, ed è stata edificata per sciogliere un voto fatto in occasione dell'invasione delle coste della Sardegna da parte della flotta francese. Una iscrizione in latino, riportata nel libro storico della parrocchia, ricorda tale avvenimento.

Dopo la metà di settembre a Oristano si celebra la Sagra di Sant'Efisio, che pare abbia avuto inizio nel 1913 ad opera di un devoto. Ogni anno il simulacro di Sant'Efisio viene issato su un carro trainato da una copia di buoi e scortato da uomini a cavallo che ne aprono la processione per le vie della Città. Il Santo fa tappa nella Basilica del Rimedio, a Donigala Fenughedu, diretta poi verso San Giovanni di Sinis. La Festa rievoca quando, secondo la tradizione, spinta da una tempesta, la flotta romana sarebbe sbarcata a Tharros e qui Efisio, che si era già convertito al cristianesimo, avrebbe deciso di combattere contro i barbari pagani. In un dipinto del 1600, conservato a Fonni, viene descritta quella battaglia svoltasi a Tharros.

In piazza Mariano si trova il monumento ai Caduti

Oristano-Monumento ai Caduti della Grande GuerraDalla piazza Sant'Efisio prendiamo verso nord est la via San Simaco, poi, dopo centocinquanta metri, prendiamo a sinistra la via Lepanto, che, in poco meno di duecento metri, ci porta nella piazza Mariano, una ampia piazza al centro nella quale si trova il Monumento ai Caduti della Grande Guerra del 1915, sul quale vi sono tutti i nomi dei caduti della Prima Guerra Mondiale nati ad Oristano. In seguito, il monumento è stato dedicato ai Caduti di tutte le guerre.

L'Istituto Suore Missionarie del Sacro Costato

Ripresa indietro la via Lepanto, prendiamo verso destra la Vittorio Veneto, dove, al civico numero 28, si trova l'Istituto Suore Missionarie del Sacro Costato, che inizia la sua attività nel 1927, quando sorge, sotto la denominazione Istituto San Francesco, la Scuola Elementare parificata Madre Teresa Quaranta, e vengono chiamate a gestirla da Gravina di Puglia le Suore Missionarie del Sacro Costato. Nel 1945 nel quartiere di Sant’Efisio, in piazza del Popolo, apre la Scuola Materna Sant’Efisio, che, nel dopoguerra, accogli le figlie dei carcerati di Cagliari, ed in seguito accoglie anche i bambini del quartiere Su Brugu. In seguito, nel 1968, viene ultimato il nuovo edificio in via Vittorio Veneto.

La Chiesa parrocchiale di San Sebastiano Martire

Oristano-Chiesa parrocchiale di San Sebastiano MartireDalla piazza Mariano, prendiamo la prosecuzione della via Lepanto, ossia la via Mariano IV d'Arborea, che, dopo poco meno di trecento metri, svolta leggermente a sinistra e diventa via Figoli. Percorsa per duecento metri, ci porta in piazza Roma, dove, al civico numero 59, si trova la Chiesa di San Sebastiano Martire, una Chiesa parrocchiale conosciuta anche come San Sebastiano fuori le mura, che era l'unica Chiesa medievale, con San Martino, che si trovava fuori dal circuito murario della Città. Edificata sul finire del sedicesimo e gli inizi del diciassettesimo secolo, è considerata la più antica Chiesa parrocchiale dei borghi della Città, ed era frequentata soprattutto da pellegrini e contadini. L'edificio, che presenta una facciata restaurata di recente, ha l'interno con un'unica navata e alcune cappelle su entrambi i lati. Un'ampia scalinata conduce verso l'ingresso dell'edificio al quale, un tempo, era annesso un antico Cimitero, ed un ex voto del 1860, custodito in Chiesa, documenta come le esondazioni del fiume Tirso, ancora sprovvisto di solidi argini, un tempo allagassero l'intera piazza Roma. L'abside della Chiesa è rivolta verso la via Figoli, Sa Ruga de Is Congiolargius, l'antica strada che un tempo era occupata dalle botteghe degli artigiani della ceramica che producevano stoviglie, vasellame e brocche in terracotta.

Per diversi secoli, il 20 gennaio, giorno di San Sebastiano, per la Festa di San Sebastiano una lunga processione dal Duomo si indirizzava verso la Chiesa dedicato al Santo, che in più occasioni avrebbe liberato la Città dalla peste.

L'intero isolato, occupato dalla Chiesa di San Sebastiano, dalle sue pertinenze e dagli altri edifici compresi nelle vie Figoli, Mazzini, Vico Mazzini e piazza Roma, sino agli anni cinquanta del Novecento, costituivano il teatro dell'Ardia di San Costantino, la tradizionale corsa di cavalli che si correva in Città il 6 e 7 luglio in onore del Santo Imperatore la cui statua ancora oggi si trova all'interno della Chiesa.

La Chiesa parrocchiale di San Paolo Apostolo

Oristano-Chiesa parrocchiale di San Paolo ApostoloRipresa all'indietro la via Figoli, dopo una sessantina di metri prendiamo a sinistra la via Giuseppe Verdi, e, percorsa una cinquantina di metri, a destra la via Giacomo Puccini. Dopo centotrenta metri, questa prosegue leggermente verso sinistra nella via Domenico Cimarosa, dopo meno di duecentocinquanta metri a destra in via Sardegna e, subito, a sinistra in via Carnia, che seguiamo per centottanta metri. La strada sbocca sulla via Versiglia, che prendiamo a sinistra e, poi, subito a destra in via Enrico Fermi, che, dopo circa duecento metri, ci porta a fiancheggiare il lato sinistro della moderna Chiesa di San Paolo Apostolo, che è la Chiesa parrocchiale dei quartieri di Torangius e Axi Anadis. Costruita negli anni novanta del Novecento, è stata mantenuta dai Frati francescani di San Francesco fino al 2013, ora è mantenuta dal parroco di San Sebastiano Martire. Davanti alla Chiesa si trovano gli impianti sportivi di San Paolo, che comprendono tra l'altro un Campo da Calcio ed un campo da tennis, mentre all'altro lato della via Enrico Fermi si trova il centro di aggregazione sociale di Torangius.

Visualizza la mappa Nei dintorni di Oristano

Nei dintorni di Oristano sono stati portati alla luce i resti dei Nuraghi semplici Costa Pisu, Figu, Montigu Mannu, Santuccinu, Su de Busachi, Su de is Casus, Su Sattu 'e Serra; del Nuraghe complesso Nuracraba; dei Nuraghi San Petronilla, Tiria, tutti di tipologia indefinita; mentre non resta più nulla dei Nuraghi Nuracinigellu ossia del Nuraghe dalle pietre nere, e del Nuraghe Pala Mestia, che si trova in un'area nella quale i rinvenimenti di reperti sono probabilmente riferibili a un insediamento con Nuraghe.

La frazione Oristano denominata Silì

Usciamo da Oristano verso nord est lungo la via Ricovero, che diventa via Vandalino Casu, e poi, fuori dall'abitato, la SP55. La seguiamo per un paio di chilometri, e ci porta alla frazione Oristano denominata Silì (nome in lingua sarda Sìbì, metri 10, distanza circa 3.5 chilometri dal Municipio di Oristano, abitanti circa 2.060). L'etimologia del nome Silì è ancora ignota, dato che i diversi tentativi di risalire, attraverso una radice semitica, a un significato mio riposo o simile, sono in ogni caso senza fondamento.

Durante il dominio romano, il territorio di Silì è stato interessato dalla colonizzazione agraria dei Romani. La strada principale dell'Isola, che congiungeva Porto Torres con Cagliari, transitava ad est dell'attuale abitato per raggiungere Othoca, ossia Santa Giusta. L'abitato di Silì dovrebbe risalire almeno all'età bizantina, dato che nel secolo scorso è stata individuata una tomba contenente orecchini d'argento a globo mammellato, caratteristici della produzione bizantina del VI-VII secolo. Durante il periodo giudicale, Silì appartiene al giudicato d'Arborea, ricadendo nella curatoria del Campidano di Oristano. Silì è stato un Comune autonomo fino al Regio Decreto del 1922, attuato nel 1926, che ha configurato il paese come una semplice frazione Oristano.

Entriamo nel centro abitato lungo la via dei Martiri del Congo, che attraversa tutto l'abitato da sud ovest a nord est. All'interno dell'abitato sono presenti la Chiesa di Santa Maria Maddalena con il relativo Convento, la Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, e la Chiesa di San Michele Arcangelo. All'uscita dell'abitato si trovano il Campo da Calcio ed il Cimitero.

La Chiesa ed il Convento di Santa Maria Maddalena

Oristano-Silì: la Chiesa ed il Convento di Santa Maria MaddalenaLa Chiesa di Santa Maria Maddalena è visibile alla sinistra della strada Provinciale, e la sua prima menzione di trova nel testamento di Ugone II del 1335. Edificata in conci di pietra calcarea e vulcanica di media pezzatura, è databile agli inizi del quattordicesimo secolo, ed è stata edificata in uno stile che risulta interessante per via delle sue forme gotico italiane, ancora molto vicine a quelle della tradizione romanica. All'interno dispone di un'unica navata, con tribuna quadrata, mentre l'abside, a pianta quadrata, ha una volta a crociera costolonata. L'impianto dell'edificio era caratterizzato da un alto soffitto con travature e copertura lignea, sorrette da dieci mensoloni a forme sia umane che animali, sostegni che sono stati recentemente restaurati e ricollocati, anche se a quota differente, nella loro originaria posizione.

Annesso alla Chiesa sorge il Convento della Maddalena, costruito nel 1459, che ha ospitato i Frati Minori Osservanti dell'Ordine dei Francescani. In seguito all'incameramento dei beni ecclesiastici da parte del Regno Sabaudo, la Chiesa e il Convento cadono in grave stato di abbandono e vengono utilizzati come rifugio per il bestiame, finche, nei primi del 1900, vengono restaurati ed ospitano alcune classi ginnasiali dirette dai Padri Scolopi. Durante la Seconda Guerra Mondiale, l'edificio viene adibito a presidio militare, e successivamente fornisce asilo e ricovero per i poveri emarginati. Dal 1967, dopoanni di ulteriori restauri, la struttura ospita le suore della Redenzione.

La Chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo

Oristano-Silì: la Chiesa parrocchiale di San Pietro ApostoloIn via San Pietro, al civico numero 4, si trova la Chiesa dedicata a San Pietro Apostolo, che è la parrocchiale della frazione Silì. Si è propensi a ritenere che la Chiesa potesse risalire all'età giudicale, o forse addirittura al periodo altomedievale. L'attuale struttura è, comunque, assai successiva, giustificata dalla sua ricostruzione in età spagnola. A quest'ultima fase riportano le belle statue lignee policrome, riccamente dorate, presenti in essa, che rappresentano una San Pietro e l'altra la cosiddetta Nostra Signora de les Arecomanadas, ossia delle Raccomandate, cioè delle preghiere e raccomandazioni rivolte ad essa dai fedeli. Quest'ultima segue il modello iconografico d'origine medioevale, con la Vergine che copre con il mantello una folla di devoti che si accalca in preghiera ai suoi piedi. A Silì il 28 e 29 giugno si svolge la Festa patronale di San Pietro Apostolo, che è il Santo titolare della parrocchia.

La Chiesa di San Michele Arcangelo

La via San Michele ci porta nella zona più a nord dell'abitato, in piazza San Michele, dove si trova la Chiesa di San Michele Arcangelo, che potrebbe anch'essa risalire all'età giudicale, se non al periodo altomedievale. Comunque, pure in questa Chiesa, l'attuale struttura è assai tardive, riflettendo opere di ricostruzione dell'età spagnola. La Festa di San Michele Arcangelo, organizzata dall'omonimo Comitato, si svolge a Silì due volte l'anno, l'8 maggio ed il 29 settembre, con una processione che muove dalla Chiesa parrocchiale fino alla Chiesa di San Michele, riti religiosi e manifestazioni civili.

Oristano-Silì: la Chiesa di San Michele Arcangelo Oristano-Silì: la Festa di San Michele Arcangelo

La località Fenosu con l'Aeroporto di Oristano intitolato ad Ernesto Campanelli

Partendo da Oristano, circa cinquecento metri prima di arrivare a Silì, si trova lo svincolo dove, dalla SP55, parte sulla destra la SP57. La strada ci porta in località Fenosu, e, dopo circa due chilometri e settecento metri, si trova sulla destra la strada che porta all'Aeroporto di Oristano Fenosu, distante circa 5.3 chilometri dal Municipio di Oristano.

Oristano-Fenosu: l'Aeroporto di Oristano intitolato ad Ernesto CampanelliNato come Aeroporto militare nel 1930, è stato in seguito abbandonato, finche, intorno agli anni '70 del Novecento, inizia la propria attività l'eroclub di Oristano. Nel 1981 si ha l'apertura al traffico aereo civile, ma limitatamente all'attività dell'Aeroclub stesso. Nel luglio 2005 l'Aeroporto viene aperto al traffico dell'aviazione generale, esclusi però i voli finalizzati al trasporto di persone e cose a titolo oneroso, ed in seguito, nel luglio 2006, a seguito di alcuni lavori di adeguamento della pista di volo, si è avuta una classificazione superiore con l'apertura al traffico aereo civile. Nel novembre 2007 l'Aeroporto di Oristano Fenosu è stato intitolato ad Ernesto Campanelli, noto aviatore oristanese. A breve la gestione dovrebbe essere ceduta a privati, così da permettere il rilancio dell'aeroporto, con l'immediato utilizzo della struttura come hub regionale delle merci, voli charters, protezione civile, servizi antincendio, aviazione generale e forze militari, quali Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza. Essendo lambito dalla principale arteria sarda, la SS131 di Carlo Felice, e trovandosi in posizione strategicamente baricentrica rispetto al resto dell'Isola, renderebbe facilmente raggiungibili tutte le principali Città e i più importanti luoghi di interesse turistico della Sardegna.

In località Perda Lada presso Fesosu si trova la CAO Formaggi

Subito a nord dell'Aeroporto, in località Perda Lada, al chilometro 2 della SP57, si trova lo stabilimento dell'industria lattiero casearia Cooperativa Allevatori Ovini ossia della CAO Formaggi.

Oristano-Cooperativa Allevatori OviniLa Cooperativa Allevatori Ovini, chiamata anche CAO Formaggi, è una cooperativa fondata nel 1966 allo scopo di aggregare diversi allevatori per trasformare industrialmente il latte prodotto nelle loro aziende zootecniche e creare un'alternativa alla trasformazione industriale privata. Inizialmente lo stabilimento di produzione era situato a Siamanna, per poi passare nel nuovo stabilimento che si trova in Provincia di Oristano. Dotato delle tecnologie più avanzate del settore caseario, con 12.500 metri quadrati di coperto su un'area di circa 50.000 metri quadrati, questo stabilimento possiede una capacità produttiva che supera i 180.000 litri giornalieri e i 22.000.000 litri annui. La cooperativa produce una grande varietà di pecorini differenti per gusto e stagionatura, ossia Pecorini DOP a pasta molle, semi stagionata e a lunga maturazione, ma anche derivati come ricotta, formaggi fusi e grattugiati. L’intera produzione è data esclusivamente dalla trasformazione del latte ovino.

La località Rimedio della frazione Donigala Fenughedu con il Santuario di Nostra Signora del Rimedio

Uscendo da Oristano lungo la SP56 verso nord ovest, arriviamo nella località denominata Rimedio della frazione Donigala Fenughedu, a 2.7 chilometri dal Comune di Oristano, dove, dalla SP56, si muove verso ovest la SP1 in direzione di Torre Grande. Presa quest'ultima, troviamo subito sulla destra il Santuario di Nostra Signora del Rimedio, le cui prime testrimonianze storiche risalgono alla seconda metà del '600, quando per la prima volta si nomina la Chiesa parrocchiale di Nuracraba, villaggio sorto probabilmente assieme Donigala ed a Fenughedda in epoca medioevale, e scomparso per le alluvioni e la pestilenza dopo il 1727. Nuracraba non risorge, ma la sua modesta Chiesa a croce latina, forse l'unica costruzione risparmiata dalle inondazioni, non viene abbandonata, dato che ormai è meta di pellegrini, attratti dal consolante titolo con cui la Madre del Signore viene presso questa Chiesa invocata. La devozione ed il culto alla Beata Vergine del Rimedio, risalgono, infatti, agli inizi del tredicesimo secolo ed è legato al fondatore dell'Ordine Trinitario, San Giovanni de Matha, in riconoscimento degli interventi della Madonna in aiuto della sua opera di carità cristiana per la redenzione degli schiavi, tanto che quest'Ordine religioso ha sempre considerato Nostra Signora del Rimedio, come titolo primordiale ed ufficiale della propria devozione mariana. Sono della fine del '700 i primi interventi diretti alla conservazione e all'ampliamento del piccolo tempio, nel 1806 viene eretto l'altare maggiore, pregevole opera in marmi intarsiati e policromi di bottega sardo lombarda, mentre gli interventi più significativi sono della seconda metà dell'800, quando la Chiesa viene interamente ristrutturata ed elevata al titolo di Santuario.

Oristano-Donigala Fenughedu: il Santuario della Madonna del Rimedio Oristano-Donigala Fenughedu: interno del Santuario della Madonna del Rimedio Oristano-Donigala Fenughedu: l'antico edificio originario del Santuario della Madonna del Rimedio

Presso il Santuario dedicato alla Madonna del Rimedio, si svolge la Festa della Madonna del Rimedio, con le celebrazione religiose che iniziano con la novena, e vivono il momento culminante l'8 settembre, quando le messe si succedono ininterrottamente per tutta la giornata in modo da far fronte alle richieste delle migliaia di fedeli che arrivano da tutta l'isola. La parte religiosa della Festa è affiancata dalle tante le iniziative che hanno luogo nei pressi della Chiesa, dove, oltre alle bancarelle, trovano spazio anche gli stands per la degustazione dei tipici prodotti della eno gastronomia locale, come muggini, anguille, maialetti, mustaccioli, e vini. La Festa della Madonna del Rimedio si svolge l'8 settembre in varie località della Sardegna, fra cui, oltre ad Oristano, anche a Siapiccia, Giba, Orosei, Tinnura.

La Cantina Sociale della Vernaccia

Presa la SP1 in direzione di Torre Grande, che assume il nome di via Oristano, percorsi quasi duecento metri, alla destra della strada, al civico numero 6/A, si trovano gli edifici che ospitano la Cantina Sociale delle Vernaccia.

Tre Bicchieri del Gambero RossoCantina Sociale della VernacciaLa Cantina Sociale della Vernaccia di Oristano produce vini d'eccellenza in Sardegna, presso l'enoteca interna è possibile acquistare direttamente i vini. Da oltre mezzo secolo, l'azienda coniuga la qualità delle uve autoctone del territorio di Oristano con la qualità e le tecniche di ultima generazione che vengono utilizzate per la coltivazione delle viti. Produce diverse le qualità di vini eccellenti e DOC (Cannonau, Nieddera, Monica di Sardegna, Vermentino, Vernaccia) ed inoltre spumanti brut e rosè, grappa. La Cantina Sociale della Vernaccia ha ottenuto dalla Guida Vini d'Italia del Gambero Rosso il riconoscimento Tre Bicchieri per il suo vino Vernaccia di Oristano Superiore Jughissa 2008.

In località Rimedio sono stati rinvenuti i resti del Nuraghe complesso Nuracraba

Oristano-Donigala Fenughedu: pintadera rinvenuta all'interno del Nuraghe NuracrabaSu circa quaranta pintaderas nuragiche finora rinvenute in Sardegna, ben sette esemplari provengono dai resti del complesso nuragico Nuracraba, così chiamato dal nome della località in cui si trovava, le cui tracce sono riemerse inaspettatamente nel 1983 presso la Basilica della Madonna del Rimedio, in occasione dei lavori per la realizzazione degli svincoli che attualmente raccordano la SP56 con la SP1 per Torre Grande e la SS292 Nord Occidentale Sarda in direzione di Cuglieri. Del complesso nuragico sono stati rinventui solo pochi resti del Nuraghe centrale e delle torri antemurali, che è difficile distinguere sul territorio. Le ceramiche che vi sono state rinvenute sono attualmente conservate al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.

In località Rimedio si trova anche la Cantina Sociale della Vernaccia

Dallo svincolo, prendiamo verso nord ovest la SS292 Nord Occidentale Sarda in direzione di Cuglieri, che assume il nome di via Oristano, dove, al civico numero 6a, si trovano gli edifici che ospitano la Cantina Sociale della Vernaccia di Oristano, presso la cui enoteca interna è possibile acquistare direttamente i vini.

La valorizzazione della Vernaccia di Oristano in campo nazionale ed internazionale è merito della Cantina Sociale della Vernaccia, la cui nascita risale al 1953. La Cantina Sociale, che si trova in località Rimedio, continua a raccogliere consensi in tutta Europa per la qualità dei propri prodotti ed è nota per la produzione di importanti vini DOC di Oristano (Vernaccia, Vernaccia Riserva, Vernaccia Superiore) che ogni giorno conquistano nuovi settori del mercato nazionale ed estero.

La frazione Oristano denominata Donigala Fenughedu

Proseguendo verso nord ovest lungo la SS292 Nord Occidentale Sarda, in circa un chilometro e mezzo arriviamo alla frazione Oristano denominata Donigala Fenughedu (nome in lingua sarda Donigala, metri 8, distanza circa 4.4 chilometri dal Municipio di Oristano, abitanti circa 1.115), situata verso nord oltre il fiume Tirso. Fino al 1862 l'abitato era conosciuto come Donnigala d'Arborea, o semplicemente Donigala, mentre la denominazione di Fenughedu, in riferimento all'abitato scomparso alla fine del diciassettesimo secolo ed i cui territori vennero acquisiti da Donigala, è stato applicata al suo nome con un Regio Decreto del 1862, dato che, con la formazione del Regno d'Italia, la si è voluta distinguere dall'omonima Siurgus Donigala, situata in Provincia di Cagliari. Il nome della cittadina Donigala deriva dal sardo medioevale donnicàlia, il quale a sua volta deriva dal latino dominicalia, termine che veniva usato nel Medioevo per indicare ciò che formava un insieme economico dipendente direttamente dal signore, un possedimento, dunque, con abitazioni e servitù, che sarebbe stato concesso dai Giudici all'Opera di Santa Maria di Pisa per esercitarvi la mercatura.

Il nome della cittadina Fenughedu fa riferimento sicuramente al finocchio selvatico, anche se il vocabolo per intero attualmente non rimanda a nessun significato specifico in sardo, e rimanda ad un abitato scomparso, spopolatosi alla fine del diciassettesimo secolo, dato che nel 1647 è documentata una invasione di cavallette che provoca ingenti danni all'agricoltura, e nel 1652 l'abitato viene colpito dalla peste. Donigala Fenughedu è stato un Comune autonomo fino al 1927, quando è stato configurato il paese come una semplice frazione Oristano.

All'interno dell'abitato e nel territorio circostante è presente un gran numero di portali monumentali, generalmente risalenti al diciottesimo secolo. La loro costruzione è in stretta relazione con la coltura dell'ulivo, il cui sviluppo è stato visto, sia dal governo spagnolo che da quello sabaudo, come fondamentale per la rivitalizzazione dell'agricoltura sarda, e, grazie ai profitti dati dalla coltura degli ulivi, nasce un nuovo ceto privilegiato, che adotta l'abitudine di erigere un portale all'ingresso dei propri poderi come simbolo della sua nuova posizione sociale. Il più importante è il portale di Vitu Sotto, che con i suoi otto metri di altezza è il più imponente dell’intera Sardegna, situato lungo la strada di campagna che dal Santuario della Madonna del Rimedio porta a Solanas, frazione del Comune di Cabras. Si pensa che il progettista sia stato il piemontese Giuseppe Viana, il quale ha diretto anche la costruzione del Chiostro del Carmine a Oristano. Di notevole interesse sono pure il portale di Pisanu, detto pure portale de Su Colonnellu, ed il portale di Loffredo, ubicato nella piazza centrale del paese. Altri portali sono quelli presenti nell'asse viario che congiunge il paese alla frazione Nuraxinieddu, ossia il portale dei Carmelitani ed il portale degli Scolopi.

Oristano-Donigala Fenughedu: il portale di Vitu Sotto Oristano-Donigala Fenughedu: il portale di Loffredo

All'uscita dell'abitato si trovano, verso nord ovest, il Campo da Calcio, e, verso nord est, il Cimitero. Nell'abitato si trova la Chiesa parrocchiale di Sant'Antonino Vescovo, mentre nei dintorni sono presenti, verso sud, il Santuario di Nostra Signora del Rimedio, che abbiamo già descritto, e, verso nord ovest, non lontano dal Campo da Calcio, la Chiesa di Santa Petronilla.

La Chiesa parrocchiale di Sant'Antonino Vescovo

Oristano-Donigala Fenughedu: la Chiesa parrocchiale di Sant'Antonino VescovoEntrando nell'abitato da sud con la via Oristano, la seguiamo fino a un bivio, dove la via Oristano prosegue verso sinistra, mentre a destra parte la via Sant'Antonino, che ci conduce in piazza Chiesa, dove si affaccia, sulla destra, la Chiesa di Sant'Antonino Vescovo, che è la Chiesa parrocchiale di Donigala Fenughedu. Presso la frazione, il 10 maggio si celebra la Festa di Sant'Antonino Vescovo, con riti religiosi e manifestazioni civili.

La Chiesa campestre di Santa Petronilla Vergine Martire

Entrando nell'abitato da sud con la via Oristano, prima del bivio dove la via Oristano prosegue verso sinistra, mentre a destra parte la via Sant'Antonino, prendiamo a sinistra la via Cabras, che ci porta verso il Cimitero della frazione. Percorsi duecentoventi metri, prendiamo leggermente verso destra una strada che assume anch'essa il nome di via Sant'Antonino, che seguiamo per settecentocinquanta metri. Nell'ultimo tratto, la strada costeggia il parco di Santa Petronilla, un'area attrezzata per pic nic con annesso parco giochi che si trova alla sinistra della strada, ed alla sua conclusione, prendiamo sulla destra la deviazione che ci porta in piazza Santa Petronilla.

Oristano-Donigala Fenughedu: la Chiesa campestre di Santa PetronillaQui si trova la Chiesa campestre di Santa Petronilla Vergine Martire, un edificio di origine medievale che, in mancanza di documenti certi, si può far risalire al tredicesimo o quattordicesimo secolo, sebbene le sue caratteristiche originarie siano state stravolte da successivi restauri e rifacimenti. Di origine romanica, documentata già nel 1341, è probabile cheappartenesse al villaggio giudicale di Nurechi, che si trovava nella zona che ha preso il suo nome, disseminata di antiche vestigia di abitazioni e tombe. Di recente, sotto alcune lastre in basalto della pavimentazione, che secondo la tradizione ospiterebbe un antico luogo di culto cristiano sotterraneo, sono state rinvenute alcune sepolture medievali. Restaurata nel 2010, la Chiesa si presenta con un impianto mononavato con copertura a capanna, ed all'esterno il campanile a vela, privo di campana, è sormontato da una piccola croce in pietra. La scarsa illuminazione è assicurata da una piccola luce sulla facciata, che probabilmente conteneva una croce in pietra, ora sostituita da una in legno. Al suo interno conserva antichi simulacri lignei della Santa titolare della Chiesa.

La Festa di Santa Petronilla si svolge il 31 maggio nella Chiesetta campestre, a circa un chilometro dall'abitato, in direzione di Cabras ed e organizzata dalle ragazze. La mattina, il simulacro viene trasferito dalla parrocchia della frazione Donigala Fenughedu ed all'arrivo è celebrata la Messa. In serata, il rientro della statua. Assai suggestiva e la processione notturna, alla quale partecipano tutti gli abitanti di Donigala, gruppi folk e numerosi cavalieri in costume sardo.

La romana Petronilla è stata una martire cristiana, identificata dalla tradizione come figlia di San Pietro Apostolo e venerata come Santa dalla Chiesa cattolica. Come molti Santi dei primi tempi della Chiesa, poco o nulla si conosce di questa persona, le sole informazioni sicure, riguardanti il suo nome e il fatto che fosse una martire, sono scritte su di un affresco del IV secolo, il più antico affresco della Cristianità, presente della Basilica sotterranea della catacomba di Domitilla a Roma, nel quale appare la scritta Petronella Mart. Il sarcofago, che custodisce le spoglie della Santa, viene traslato nella Basilica vaticana da papa Paolo I nel 757, ed è tuttora presente in San Pietro. Il culto per la martire romana, figlia spirituale di San Pietro, si sviluppa in Sardegna fino dall'epoca bizantina.

La frazione Oristano denominata Nuraxinieddu

Uscendo da Oristano lungo la SP56 verso nord ovest, arriviamo nella località denominata Rimedio della frazione Donigala Fenughedu, a 2.7 chilometri dal Comune di Oristano, dove prendiamo verso nord est la SS292 Nord Occidentale Sarda, che, in circa un chilometro e mezzo, ci porta alla frazione Oristano denominata Nuraxinieddu (altezza metri 7, distanza circa 5.3 chilometri dal Municipio di Oristano, abitanti circa 731), una frazione la pronuncia corretta del cui nome è Nurasgìnieddu con l'accento sulla prima i. Il nome del paese tre origine dal Nuraghe Nuracinigellu, vale a dire il Nuraghe dalle pietre nere di basalto, del quale è, però, ignota la localizzazione, anche se si ritiene che il Nuraghe sorgesse su una bassa collina denominata Su Cuccuru de Santa Vittoria, vicino all'antica area cimiteriale, situato all’immediata periferia meridionale del paese, dove sono affiorati diversi blocchi di basalto.

L'abitato di Nuraxinieddu, o Nuraghinieddu come appare nei documenti medievali, viene fondato insieme a Masone de Capras, ossia Cabras, nell’undicesimo secolo, come Domus o Demestiga de Rennu, da Donna Nibata, moglie del giudice di Arborea Orzocco, lo stesso giudice cui venne attribuito il trasferimento, nel 1070, della capitale giudicale da Tharros a Oristano. Costituisce, inizialmente, un aggregato rurale di proprietà dei giudici o dei suoi familiari, acquisendo in seguito, forse nel dodicesimo secolo, la fisionomia giuridica di Villa. Fa parte, con altri diciannove villaggi molti dei quali ormai scomparsi, del giudicato d’Arborea, nella curatoria del Campidano Maggiore. Nel dodicesimo secolo, come ricordato nel «Condaghe di Santa Maria di Bonarcado», la villa ospita diverse Corone de Logu, le assemblee composte per lo più da curatori in cui il giudice, o un suo rappresentante, amministrava la giustizia. Con la fine del giudicato di Arborea, nel 1410, Nuraxinieddu è compreso nel marchesato di Oristano, a sua volta incorporato, nel 1479, tra i beni della Corona di Spagna, dopo la sconfitta di Leonardo Alagòn avvenuta nel 1478. Nel 1655 la popolazione viene decimata dalla peste e nel 1681, a causa di una terribile carestia, vi rimangonosolo sette famiglie. Seppure lentamente, il piccolo centro ricomincia a ripopolarsi nel Settecento, e, nel 1767, viene infeudata dal re di Sardegna, Carlo Emanuele III, a Damiano Nurra, ricco possidente di Oristano, col titolo di Marchese d'Arcais. In seguito, con l'istituzione del catasto nel 1851, si creano le premesse per la creazione di un Comune autonomo, ma, con Regio decreto del 1927, Nuraxinieddu viene aggregato al Comune di Oristano, del quale ancora oggi continua ad essere una frazione.

All'uscita di Nuraxinieddu lungo la via Bologna era presente l'antica parrocchiale di San Pantaleo, citata in un documento del 1221, in seguito abbattuta, a perpetuare la cui memoria è stato eretto nel Seicento un cippo sovrastato da una croce, abbattuto nel 1989 nel corso di lavori stradali, poi riposizionato nello stesso luogo e inaugurato in occasione dei festeggiamenti per San Giacomo del 2013. Oggi si trovano la nuova Chiesa parrocchiale di San Giacomo Apostolo, e la Cappella di Santa Vittoria. Tra le Feste che si svolgono nell'abitato ricordiamo, il 25 luglio, la Festa di San Giacomo Apostolo; il 14 maggio la Festa di Santa Vittoria; il 13 giugno la Festa di Sant'Antonio da Padova.

La Chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo Maggiore Apostolo

Oristano-Nuraxinieddu: la Chiesa parrocchiale di San Giacomo Maggiore ApostoloDalla SS292 Nord Occidentale Sarda prendiamo, a destra, la via San Giacomo, che seguiamo per duecentocinquanta metri, e che ci porta di fronte alla facciata della nuova Chiesa parrocchiale dedicata a San Giacomo Maggiore, l'Apostolo. La precedente Chiesa era stata costruita probabilmente nel sedicesimo secolo, e demolita alla fine dell'Ottocento in quanto pericolante, per essere riedificata nel 1899 nella sua forma attuale. Presso questa Chiesa, ogni anno, il 25 luglio, si svolge la Festa di San Giacomo Apostolo, organizzata dal Comitato San Giacomo Nuraxinieddu, con la processione, riti religiosi e manifestazioni civili.

Presso l'antica area cimiteriale si trova la Cappella di Santa Vittoria

Dalla SS292 Nord Occidentale Sarda prendiamo, a destra, la via San Giacomo, la seguiamo per centocinquanta metri, poi prendiamo a destra la via Bologna, e, dopo centocinquanta metri, arriviamo a sud del paese, dove vediamo, sulla sinistra, una bassa collina denominata Su Cuccuru de Santa Vittoria. Qui era presente l'antica area cimiteriale di Nuraxinieddu, le cui origini non sono note, ma della quale si hanno testimonianze scritte già a partire dalla metà del Seicento. Nel Settecento il vecchio Cimitero viene restaurato, con l’annessa Cappella di Santa Vittoria. Il Cimitero viene in seguito abbandonato, nel 1934, e sostituito da quello attuale, posto lungo la SS292 Nord Occidentale Sarda.

La Cappella di Santa Vittoria, il più importante monumento che ancora il paese conservi del suo passato, esiste ancora oggi, ed è tornata molto bella grazie ai lavori di restauro effettuati nel 2008. L'impianto della Chiesetta potrebbe risalire, sulla base dei suoi elementi stilistici, alla fine del Cinquecento o alla prima metà del Seicento, e la Cappella viene citata per la prima volta nel 1646 in due atti notarili del Convento di San Francesco di Oristano, in seguito successive attestazioni si hanno dal 1765 al 1854 nei registri dell'amministrazione della parrocchiale. Essendo inserita all'interno di un'area cimiteriale, l'unico utilizzo ipotizzabile era relativo a funzioni religiose in suffragio dei defunti.

Oristano-Nuraxinieddu: la Cappella di Santa Vittoria prima del restauro Oristano-Nuraxinieddu: la Cappella di Santa Vittoria dopo il restauro del 2008

A Nuraxinieddu, il 14 maggio, si svolge la Festa di Santa Vittoria, che ha concorso a rivitalizzare una antica tradizione. Alle celebrazioni di carattere religioso, dopo un'interruzione di oltre un decennio, si sono uniti nuovamente dal 2000, per iniziativa delle donne del Comitato di Santa Vittoria, i festeggiamenti civili che si svolgono nei pressi della cappella.

la Cappella sorge sui probabili resti del Nuraghe Nuracinigellu ossia del Nuraghe dalle pietre nere

La Cappella di Santa Vittoria poggia saldamente sopra pietre di basalto e arenaria che, probabilmente, sono i resti di una costruzione sorta nello stesso punto nel periodo nuragico. A livello di ipotesi potrebbe trattarsi del Nuraghe Nuracinigellu, vale a dire il Nuraghe dalle pietre nere di basalto, da cui trae origine il nome dell'attuale paese. Un Nuraghe che comunque non dovrebbe essere di tipo evoluto, ma presentare aspetti più arcaici, se si considera che l'insediamento di cui fa parte si colloca agli inizi della civiltà nuragica. Nell'area circostante il Cimitero sono stati rinvenuti ben 523 oggetti in pietra, tra cui punte di freccia e di giavellotto e lame, che portano ad ascrivere il villaggio alla cultura Bonnanaro, che si è sviluppata, secondo la cronologia calibrata, tra il 2200 ed il 1300 avanti Cristo, e secondo una datazione più tradizionale tra il 1900 ed il 1300 avanti Cristo.

La frazione Oristano denominata Massama

Oristano-Massama: panorama dell'abitatoProseguiamo lungo la SS292 Nord Occidentale Sarda verso nord, e, dopo poche centinaia di metri, arriviamo alla frazione Oristano denominata Massama (altezza metri 9, distanza circa 5.7 chilometri dal Municipio di Oristano, abitanti circa 532), del cui nome la pronuncia corretta è Màssama, con l'accento sulla prima a, come nella parola italiana massima. Il nome della cittadina Marsima, documentato dal 1357 al 1359, potrebbe essere di origine punica, e denominerebbe l'insediamento cartaginese i cui resti sono stati individuati presso il Sagrato nell'Oratorio delle Anime, ma è più probabile che il suo nome derivi da quello di una statio romana, che sorgeva lungo la Via Maxima, l'antica strada che congiungeva Tharros a Forum Traiani, ossia Fordongianus. Massama ha, infatti, origini romane, in seguito, nel Medioevo, la villa giudicale di Massama entra a far parte del Giudicato d'Arborea, compresa nella curatoria del Campidano Maggiore. Nel 1410 entra nel marchesato di Oristano, fino a che, nel 1477, il feudo viene sequestrato a Leonardo Alagon e amministrato da funzionari reali. Nel 1652 vi si verifica una grave epidemia di peste. Entrata a far parte del marchesato d'Arcais, nel 1821 viene compresa nella Provincia di Oristano, e nel 1836 viene liberata dalla dipendenza feudale. Nel 1848, abolite le province, entra a far parte della divisione amministrativa di Cagliari, e nel 1859 della sua nuova Provincia. Una notte, tra l'8 ed il 9 febbraio 1917, una esondazione del fiume Tirso, provoca il crollo di 34 abitazioni e l'allagamento di quasi tutte le restanti. Massama venne integrata nel Comune di Oristano, come sua frazione, nel 1927.

Tra le Festa che si svolgono a Massama vanno citate, il 27 aprile la Festa di Santa Mariedda, che è la Vergine di Monserrato; il 15 agosto, la Festa di Santa Maria Assunta, patrona del paese; il 6 dicembre la Festa di San Nicola, il Santo al quale era intitolata la vecchia Chiesetta campestre. Vi si celebra anche la Festa di Santa Vittoria, che si tiene l'ultima domenica di agosto, nonostante la ricorrenza ufficiale sia il 23 dicembre, che gli abitanti del paese considerano la patrona dei ragazzi scapoli, detti Is Bagadius, e delle ragazze nubili, dette Is Bagadias, e sono proprio questi ad organizzare i festeggiamenti religiosi e civili, coordinati da una giovane donna nubile detta Sa Priorissa.

Il rudere della Chiesa di San Nicola Vecchio

Oristano-Massama: il rudere della Chiesa di San Nicola VecchioPercorsi sulla SS292 Nord Occidentale Sarda due chilometri e duecento metri dallo svincolo in località Rimedio, si trova alla destra della strada il rudere della Chiesa di San Nicola Vecchio, che era stata edificata in epoca medioevale e probabilmente tardo romanica. Presso questa vecchia Chiesetta campestre si celebrava, fino all'anno 1868, la Festa di San Nicola, ma in seguito la statua del Santo viene spostata nel paese e nella Chiesa si inizia a seppellirvi i morti, facendola, in sostanza, divenire un Cimitero. Questo fino al 1928, quando viene inaugurato quello che è l’attuale Cimitero di Massama, e, nel corso degli anni, i morti vengono, quindi, spostati nell’ossario del nuovo Cimitero. Ma gli anziani del paese ricordano che, ancora negli anni '40 del Novecento, nella vecchia Chiesa ormai abbandonata affioravano ossa e cumuli di teschi.

La Chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Vergine Assunta

Oristano-Massama: la Chiesa parrocchiale dedicata a Santa Maria Vergine AssuntaProseguendo altri seicento metri, arriviamo a uno svincolo, nel quale prendiamo a destra la SP9, che assume il nome di via Casalini. Dopo poco più di duecento metri, troviamo alla destra della strada la piazza Santa Maria, sulla quale si affaccia la Chiesa dedicata a Santa Maria Vergine Assunta, che è la Chiesa parrocchiale della frazione, edificata nel quindicesimo secolo. Presso questa Chiesa si svolge il 15 agosto la Festa di Santa Maria Assunta, patrona del paese, che è la festività principale della frazione Massama, con i suoi riti religiosi e le diverse manifestazioni civili.

L'Oratorio delle Anime nell'antica Chiesa dedicata a San Nicola

Oristano-Massama: la Chiesa ed Oratorio delle Anime nell'antica Chiesa dedicata a San NicolaSulla piazza Santa Maria, alla sinistra della Chiesa parrocchiale, si trova l’Oratorio delle Anime, che è l'antica Chiesa di San Nicola. Il suo primo impianto risalirebbe all'epoca altomediovale, si ipotizza sia antecedente all'anno 1000, mentre gli interventi successivi sono di epoca romanica, probabilmente della prima metà del tredicesimo secolo. L’attribuzione altomedievale della Chiesa è data, oltre che dall’antica dedica al vescovo di Mira, dalle sue caratteristiche architettoniche, è, infatti, un piccolo edificio a croce greca. L’edificio, realizzato in conci di calcare e pietra vulcanica, ha pianta cruciforme, nel quale il braccio est è sostituito da un'ampia abside, caratterizzata dal profilo a ferro di cavallo, sia in pianta che in alzato. All’incrocio dei bracci si innalza un tiburio ottagonale, che nasconde quasi interamente la cupola. La facciata a spioventi presenta un paramento liscio privo di finestre o parti aggettanti, nel quale l’unica interruzione nella muratura in conci di arenaria e basalto di media pezzatura è rappresentata dal portale d’accesso, estremamente semplice. Il campanile non è dello stesso materiale della facciata, ma in mattoni cotti, fatto che induce a ritenere che sia stato aggiunto successivamente. Oggi la Festa di San Nicola si celebra il 6 dicembre nell'abitato.

La frazione Torre Grande con lo sbocco sul mare di Oristano Informazioni turistiche

Uscendo da Oristano lungo la SP56 verso nord ovest, arriviamo nella località denominata Rimedio della frazione Donigala Fenughedu, a 2.7 chilometri dal Comune di Oristano, dove prendiamo verso ovest la SP1, e, dopo sei chilometri, arriviamo alla frazione Oristano denominata Torre Grande (nome in lingua sarda Turri Manna, metri 3, distanza circa 10.9 chilometri, abitanti circa 388), la piccola borgata marina di Oristano, che costituisce il suo sbocco sul mare. Il paese, di origini moderne, si è sviluppato come centro residenziale estivo attorno intorno alla imponente torre costiera edificata in periodo aragonese, da cui prende il nome. Il primo nucleo di abitanti era dedito prevalentemente alla pesca e, in modo più marginale, all’agricoltura, mentre parallelamente aprono attività direttamente collegate alla pesca, tra le quali l’officina di un maestro d’ascia che è ancora oggi tra i pochissimi in attività in Italia. La frazione conosce da vicino il periodo dei grandi abusi edilizi costieri, con lo svilupparsi di una serie di baracche, che collegano l’abitato fino alla zona oggi adibita a porticciolo, senza soluzione di continuità, ma recenti interventi hanno portato al riordino del territorio ed alla quasi totale demolizione delle opere edificate abusivamente. Inoltre la realizzazione del porticciolo, e la creazione della Sezione di Oristano dell'Istituto per l'Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche, hanno creato le premesse per un rilancio della frazione.

La Chiesa parrocchiale di Maria Stella Maris

Oristano-Torre Grande: la Chiesa parrocchiale di Maria Stella MarisPrima che la SP1 termini ed arrivi al mare, passato il cartello indicatore dell'abitato, si trova alla destra della strada il Campeggio di Torre Grande, passato il quale, a trecentocinquanta metri dal cartello segnaletico, sempre alla destra della strada si vede la facciata della Chiesa di Maria Stella Maris, che è Chiesa parrocchiale della frazione. Il giorno di Ferragosto ricade la festività della Santa patrona della borgata marina di Torre Grande, ossia di Maria Stella Maris, che, come di consueto, viene onorata con i riti religiosi canonici che culminano con la processione a piedi dalla Chiesa fino alla villa Baldino detta anche villa Alcyone, nell'estremità del lungomare direzione porticciolo, dove si velebra la messa al Porticciolo Turistico, e la partenza del corteo di barche per la spettacolare processione nelle acque del Golfo di Oristano.

La Gran Torre

Arrivata al mare, la SP1 termina nella bella piazza della torre, dalla quale prendiamo sulla destra la via Domenico Millelire. Percorsa per seicentocinquanta metri verso ovest, prendiamo a sinistra la trasversale via Napoli che, in un centinaio di metri, ci porta sul lungomare Eleonora d'Arborea, che fiancheggia la bella spiaggia di Torre Grande. Preso il lungomare verso sinistra, ossia in senso inverso verso est, lo seguiamo per seicentocinquanta metri, ed arriviamo di nuovo in piazza della torre, dove possiamo visitare la Gran Torre, ossia la Torre Grande di Oristano, che è la maggiore delle quasi 105 torri costruite dagli Spagnoli nel sedicesimo secolo, edificata fra il 1542 ed il 1572 a difesa dell’approdo nel golfo di Oristano e per proteggere la foce del Tirso che poteva essere usato per raggiungere la Città. Si tratta di una torre cilindrica che si trova di fronte alla spiaggia, a due metri sul mare. Costruita con blocchi lavici, è un'enorme struttura, con volta a cupola ed una scala interna alla muratura, che collega il terrazzo. La scala esterna ed un balconcino sopra l'ingresso, sono stati realizzati in un secondo momento.

Oristano-Torre Grande: la Gran torre Oristano-Torre Grande: la Gran torre

La spiaggia di Torre Grande

Oristano-Torre Grande: lungomare di Marina di torregrandeIl moderno borgo turistico di Torre Grande si sviluppa ai due lati della via Domenico Millelire, verso il mare e verso l'interno, e si trova alle spalle della lunga spiaggia di Torre Grande, che è stata formata dai depositi alluvionali del fiume Tirso, ed è la spiaggia preferita dagli Oristanesi. La spiaggia di Torregrande, della lunghezza di quasi tre chilometri, che si sviluppa lungo il lato meridionale del bel lungomare Eleonora d'Arborea, parallelo alla via Domenico Millelire, comincia, verso sud, subito sopra la foce del fiume Tirso, per terminare, verso nord, a ridosso del Porticciolo Turistico di Torre Grande, che verrà descritto un poco più avanti.

La spiaggia di Torre Grande è caratterizzata dall'ampio arenile di una distesa di sabbia lunga circa tre chilometri, di colore tra il bianco e l'ambrato chiaro, con una granatura piuttosto fine e morbida al tatto, che si affaccia su un mare spesso poco trasparente, di un colore tra un azzurro chiaro cangiante ed il verde, con il fondale basso e sabbioso. Il mare è piuttosto calmo, grazie soprattutto alla particolare conformazione del Golfo di Oristano. La spiaggia è mediamente affollata anche in alta stagione, grazie alla vastità dell'arenile, ed in essa sono presenti diversi punti ristoro, con la possibilità di noleggiare attrezzature da spiaggia.

Oristano-Torre Grande: la spiaggia di Marina di torregrande Oristano-Torre Grande: la spiaggia di Marina di torregrande

Bandiera BluIl litorale di Torre Grande è stato insignito anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell'Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Alle spalle della spiaggia, si sviluppa l'abitato di Marina di Torre Grande, oltre ad una bellissima pineta, ed a varie strutture ricettive, con il market, l'edicola, ristoranti, pizzerie e altri locali notturni. Nelle sere d'estate, la località si anima di giovani provenienti da ogni parte della Provincia, per andare ad affluire nei diversi locali e discoteche, per divertirsi nella vivace vita notturna oristanese. Nelle vicinanze sono presenti diversi campeggi e residence.

Il Porticciolo Turistico di Oristano

Torre Grande: il Porticciolo TuristicoProseguendo oltre la spiaggia arriviamo al Porticciolo Turistico di Oristano, molto riparato, che si trova nella Marina di Torre Grande, al centro della costa occidentale della Sardegna. La struttura, grazie alla sua posizione, è meta ideale per visitare la parte ovest dell’isola con le sue spiagge e i suoi fondali ancora incontaminati. Il Porticciolo Turistico, in grado di ospitare circa 600 imbarcazioni, è gestito dalla società Marine Oristanesi, e si caratterizza anche per la presenza di numerosi servizi a terra, nautici e cantieristici.

Il Canale Scolmatore o Canale di Pontis che porta alla Peschiera di Mar'e Pontis

Lo Stagno di Cabras: una vecchia foto degli antichi caseggiati della Peschiera di Pontis prima del restauroDalla piazza della torre, prendiamo verso nord est la via Cristoforo Colombo, la seguiamo per un chilometro e mezzo, ed incrociamo la SP6 che collega Cabras con San Salvatore di Sinis. La prendiamo verso sinistra, in direzione ovest, la seguiamo per un chilometro e duecento metri, poi prendiamo verso sinistra la strada che ci porta al canale scolmatore, ossia al Canale di Pontis, che collega l'estremo inferiore dello Stagno di Cabras con il mare e sbocca in prossimità del Porticciolo Turistico.

Lo Stagno di Cabras: il Canale di Pontis Lo Stagno di Cabras: il Canale di Pontis

Allo sbocco del canale nel mare, si trova la grande Peschiera di Mar’e Pontis, dove si trova l'Ittiturismo Sa Pischera e Mar'e Pontis. La peschiera, che è compresa all’interno di una fitta rete di canali che collegano lo Stagno al mare, insieme alle altre dello Stagno di Cabras, continua ad essere, come nel passato, una risorsa produttiva fondamentale per l’economia del paese.

Lo Stagno di Cabras: il Canale Scolmatore dello Stagno di Cabras che sbocca vicino al Porticciolo Turistico di Oristano Lo Stagno di Cabras: le nuovissime peschiere di Pontis sul Canale Scolmatore in località Sa Mardini

Al tempo del Giudicato d’Arborea, lo Stagno e le sue peschiere fanno parte del demanio, e tali continuano a restare sotto il dominio aragonese e nei primi secoli della dominazione spagnola, fino a che, nel 1652, il re Filippo IV non vende i diritti di pesca a Girolamo Vivaldi, ed in seguiti, nel 1853, i Pasqua Vivaldi cedono gli stessi diritti alla famiglia Carta di Oristano. Dal 1982 lo stagno, acquisito dal demanio regionale, viene gestito da un consorzio di pescatori.

Lo Stagno laguna di Mistras con la sua peschiera

Proseguendo, la costa ha una ampia rientranza a formare una grande laguna salmastra. È lo Stagno laguna di Mistras, uno Stagno che ha una forma stretta e allungata e si sviluppa parallelamente alla costa, e comunica col golfo di Oristano. Lo Stagno ha una superficie di circa 600 ettari, è collegato direttamente con il mare da un'unica bocca, e non gode di apporti significativi di acqua dolce, come accade invece per lo Stagno di Cabras. L'area stagnale presenta una profondità media di cinquanta centimetri, e risulta separata dal mare da depositi sabbiosi.

Lo Stagno laguna di Mistras, esempio di laguna salmastra: al centro si possono osservare le strutture della peschiera Lo Stagno laguna di Mistras: all'orizzonte si intravede la Città di Oristano e più in basso la pineta di Torre Grande; sulla sinistra il Porticciolo Turistico

Lo Stagno abbonda di molluschi, ed in essa si trova un'altra importante peschiera, detta appunto la Peschiera di Mistas, ed in corrispondenza del suo sbocco a mare vengono interrotti per trecento metri i depositi sabbiosi, il che assicura un discreto ricambio idrico, anche se durante i periodi estivi l'acqua marina stenta ad entrare dentro l'area stagnale con conseguente aumento della salinità.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio entreremo nel Guilcer e ci recheremo a visitare l'altopiano di Abbasanta, dove visiteremo Paulilatino e vedremo il Villaggio nuragico ed il Pozzo sacro di Santa Cristina, e ci recheremo poi a visitare i diversi siti archeologici in territorio di Paulilatino.


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