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Visita del sito istituzionale del comune

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Sindia dove si trova l'importante Abbazia cistercense di Cabuabbas o di Nostra Signora di Corte

In questa tappa del nostro viaggio, da Macomer ci recheremo verso ovest, ai confini con la Regione storica della Planargia, fino a Sindia, che visiteremo insiema all'Abbazia cistercense di Cabuabbas o di Nostra Signora di Corte.

La Regione storica del Marghine

Il MarghineIl Marghine (pronuncia Màrghine) prende il nome dalla omonima catena montuosa, non molto estesa ed idealmente collegata alla vicina catena del Goceano, dalla quale nascono molti fiumi tra i quali il Tirso. Il Marghine è un grande altopiano formato da colate laviche post Mioceniche ad opera dei vulcani del Montiferru. I comuni del Marghine sono: Birori, Bolotana, Borore, Bortigali, Dualchi, Lei, Macomer, Noragugume, Silanus e Sindia. Il Marghine presenta un paesaggio variegato, che conserva un patrimonio ambientale eccezionale. Nel Marghine e nella vicina Planargia vive, ad esempio, il grifone, in una delle ultime colonie presenti nel bacino del Mediterraneo. Una piccola parte settentrionale del Marghine si trova nella Provincia di Sassari, mentre la parte meridionale appartiene alla Provincia di Nuoro.

Visualizza la mappa In viaggio verso Sindia

Dal centro di macomer, in corso Umberto I, usciamo dall'abitato verso ovest con la SS129bis Trasversale Sarda, in direzione di Bosa e quindi della zona costiera della Regione della Planargia, che ci porta appunto dal Marghine alla Planargia. La seguiamo per una diecina di chilometri, e, a metà strada tra Macomer e Bosa, entriamo nell'abitato di Sindia. Dal Municipio di Macomer a quello di Sindia abbiamo percorso 13 chilometri.

Visita della cittadina chiamata Sindia Informazioni turistiche

Sindia-Ingresso nel paeseSindia-Stemma del comuneLa cittadina chiamata Sindia (nome in lingua Sindìa, metri 510, abitanti 2.008) è un paese situato nella parte centro occidentale della Provincia di Nuoro, a confine con quelle di Sassari e di Oristano, a ovest dell'altopiano di Campeda, ed è facilmente raggiungibile dalla SS129bis Trasversale Sarda, che ne attraversa il territorio. La sua economia è basata sull'allevamento del bestiame, e la sua storia è strettamente legata alla costruzione della prima Abbazia cistercense della Sardegna, l'Abbazia di Santa Maria di Corte. Gli abitanti vivono per la totalità nel capoluogo comunale. Il territorio presenta un profilo geometrico irregolare, con accentuate variazioni che vanno da un minimo di 272 a un massimo di 718 metri sul livello del mare.

Origine del nome

Il suo nome è di etimologia assai oscura, e le origini del nome della cittadina vanno, probabilmente, rintracciate nello strato linguistico preromano.

La sua economia

Comune collinare, ha un'economia basata sul settore primario e su una modesta produzione industriale. Il settore primario conserva, ancora oggi, un posto rilevante, dato che si coltivano cereali, frumento, ortaggi, foraggi e vite. Accanto al lavoro dei campi si pratica l'allevamento di bovini, suini, ovini, equini e avicoli. L'industria, di modeste dimensioni, è costituita da aziende che operano nei comparti alimentare ed edile. Modesta è anche la presenza del terziario. L'apparato ricettivo offre possibilità di ristorazione ma non di soggiorno. Il bel paesaggio che la circonda e la possibilità di effettuare piacevoli escursioni nel verde, costituiscono una ragione sufficiente per attirare un discreto flusso turistico, che deriva soprattutto, comunque, dalla volontà di visitare l'antica Abbazia di Santa Maria di Corte

Brevi cenni storici

Il suo territorio è stato abitato fino dalla preistoria, come dimostrano gli oltre 40 Nuraghi presenti. Tracce di ceramiche e sepolture sono state rinvenute presso i Nuraghi Sa Mandra, Sant'Arvara e Corizanas. Anche in epoca romana, Sindia ha una posizione di notevole importanza strategica, dato che il suo territorio è attraversato da vari tratti di strade romane secondarie e dai resti di due ponti romani. In epoca medievale appartiene al Giudicato del Logudoro, nella curatoria della Planargia. L'abitato di Sindia nasce intorno alla Chiesa medievale di San Pietro, costruita dai Frati cistercensi e dai servi che lavoravano nella Grangia, che è un'azienda agricola, legata alla Chiesa di Santa Maria di Corte. Il suo nome è attestato per la prima volta nel «Condaghe di San Nicola di Trullas», e viene citato anche nel «Libellus Iudicum Turritanorum», dove viene raccontata la donazione da parte del Giudice di Torres, Gonnario II de Lacon, dell'azienda Curtis di Capuabbas ai monaci cistercensi. L'arrivo dei cistercensi a Sindia è conseguenza dell'incontro di Gonnario, al rientro da un pellegrinaggio in Terra Santa, con San Bernardo di Citeaux, ossia di Chiaravalle. Sindia viene citata da Pietro Sella nelle sue «Rationes Decimarum Sardiniae», e da Dionigi Scano nelle «Relazioni tra la Santa Sede e la Sardegna». Viene inoltre citata nel «Codice di San Pietro di Sorres». Alla caduta del Giudicato del Logudoro, intorno al 1272, diviene uno dei possedimenti privati dei Malaspina, nel 1308 venne perfezionato l'acquisto della Planargia e di Bosa Nuova da parte di Mariano III e Andreotto de Bas, Giudici d'Arborea. Dopo la caduta del Giudicato ed il passaggio al Regno di Sardegna e Corsica, viene concessa in feudo nel 1430 a Guglielmo Raimondo de Moncada, ma nel 1453 Sindia ed il feudo vengono confiscati dalla Corona. Nel 1469 Sindia, passa in possesso di Giovanni de Villamarì, ma alla metà del secolo successivo ritorna alla Corona. Nel 1629 il re spagnolo vende il feudo della Planargia ad Antonio Brondo, a cui viene però confiscato nel 1670. Nel 1698 è Giuseppe Olives ad acquistare il feudo. Entrata a far parte dei possedimenti sabaudi, viene concessa, nel 1756, in qualità di feudo ad Antonio Ignazio Palliaccio, e da allora il Marchese della Planargia assume anche il titolo di Conte di Sindia. Alla fine del Settecento Anche Sindia si schiera contro i feudatari, e Giovanni Maria Angioy, protetto dagli abitanti, trascorre una notte nell'accampamento dei suoi fedelissimi, situato nelle località di Corte e nella località boschiva di Matta Sindia. Nel 1839 anche il feudo della Planargia viene riscattato e liberato dal fardello feudale. Del Comune di Sindia nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, a quella di Nuoro. Nel 2004 Sindia sceglie di restare con la Provincia di Nuoro, staccandosi dopo secoli dal resto della Planargia, che sceglie, invece, il proprio passaggio nella Provincia di Oristano. Il 1º settembre 2010 il Consiglio Comunale delibera che il nome del paese, in lingua sarda, è Sindìa.

Principali Feste e Sagre che si svolgono a Sindia

Tra le Feste e Sagre che si svolgono a Sindia si segnalano il 16 gennaio la Festa di Sant'Antonio Abate, con l'accensione del grande falò nella piazza San Giorgio; il Carnevale; la terza domenica dopo Pasqua, la Festa dei Santi Giorgio, Raffaele ed Isidoro, nella Chiesa di San Giorgio; il 28 agosto, la Festa di Sant'Agostino; l'8 settembre si svolge la Festa patronale in onore di Santa Maria di Corte; il 17 ottobre la Festa di San Demetrio.

Visualizza la mappa Visita del centro della cittadina

L'abitato di Sindia, interessato da forte espansione edilizia, si estende ai piedi del monte Rughe, ed il suo andamento altimetrico è tipico collinare. Provenendo da Macomer, arriviamo nell'abitato da ovest, con la SS129bis Trasversale Sarda.

Il Cimitero di Sindia

Sindia-Cimitero di SindiaPercorrendo la SS129bis Trasversale Sarda, in direzione di Bosa e quindi della zona costiera della Regione della Planargia, a trecento metri dal cartello segnaletico che indica l'abitato di Sindia, all'altezza del chilometro 12 della statale, troviamo, sulla destra strada, la facciata del Cimitero di Sindia. La SS129bis prosegue in direzione del centro, dove prende il nome di corso Umberto, la via principale del paese, attorno alla quale si dispone tutto l'abitato.

Il Municipio di Sindia e la piazza che porta in via della Resistenza

Percorsi circa quattrocentocinquanta metri dal Cimitero, in corso Umberto, al civico numero 27, alla sinistra della strada, si trova l'edificio che ospita la sede e gli uffici del Municipio di Sindia.

Dopo un centinaio di metri, alla destra della strada si trova una piazza che porta in via della Resistenza, dove si trova l'edificio che ospita le scuole primarie. Lungo la facciata dell'edificio tra il corso Umberto e la Piazza, si può ammirare un bel murale.

Sindia-Municipio di Sindia Sindia-bel murale sulla facciata dell'edificio tra il corso Umberto e la piazza che porta in via della Resistenza

La Chiesa parrocchiale del Rosario chiamata oggi Parrocchia Abbaziale di Nostra Signora di Corte

Lungo il corso Umberto, duecentosettanta metri più avanti del Municipio, alla destra della strada si trova la Chiesa del Rosario, o di Nostra Signora del Rosario, o della Madonna del Rosario, che è la Chiesa parrocchiale del paese. La Chiesa, di probabile origine cinquecentesca, è stata oggetto di successivi rimaneggiamenti, e l'aspetto attuale risale all'ultimo restauro del 1929. Nel 1984, durante il pontificato di Papa Giovanni Paolo II, con decreto della Congregazione del Clero, le viene attribuito il titolo di Parrocchia Abbaziale, fondamentale riconoscimento dello stretto legame tra Sindia e l’Abbazia di Nostra Signora di Corte. Per questo stesso motivo, nel 1989, si è sostituita l’intestazione di Parrocchia del Rosario, con quella attuale, che è Parrocchia Abbaziale di Nostra Signora di Corte.

Sindia-Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario: facciata Sindia-Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario: il portone di ingresso Sindia-Chiesa parrocchiale della Madonna del Rosario: la Madonna del Rosario

Sindia-La Festa patronale in onore di Nostra Signora di CorteL'8 settembre a Sindia si svolge la Festa patronale in onore di Nostra Signora di Corte. La processione parte nel pomeriggio dell'8 settembre dall'Abbazia di Cabuabbas, e, preceduta da un centinaio di cavalieri in costume, la Madonna incoronata giunge nel paese su un carro a buoi, attesa dalle Confraternite di Santa Croce e del Santo Rosario, dai rappresentanti di Associazioni, Comitati e Priorati, e dai gruppi folk. Il corteo si snoda lungo il corso Umberto proseguendo per le vie imbandierate a Festa ed abbellite dai tappeti colorati esposti ai davanzali delle finestre spalancate, ed arriva nella Chiesa del Rosario, accompagnato dal canto solenne dei Gosos. Per tale Festa accorrono a Sindia numerosi pellegrini.

La Stazione Ferroviaria di Sindia

Sindia-La Stazione Ferroviaria di SindiaProseguendo lungo il corso Umberto, passata la Chiesa parrocchiale, alla sinistra del corso parte la via della Stazione, che, in un centinaio di metri, porta a vedere la Stazione Ferroviaria di Sindia, che si trova sulla linea ferrovia a scartamento ridotto che collega Macomer con Bosa, chiusa al servizio ordinario e attiva solo per i treni turistici del Trenino Verde. La linea termina dal 1995 nello scalo di Bosa Marina, visto che la tratta tra questa stazione e quella di Bosa non è più percorribile.

La Casa Virdis con il Nuraghe Gianbasile

Nel territorio di Sindia vi sono molte testimonianze nuragiche, tra le quale spicca per unicità il Nuraghe inglobato in una abitazione privata, la Casa Virdis. A sinistra della Chiesa parrocchiale, prendiamo la via del Rosario, poi, dopo una cinquantina di metri, svoltiamo a sinistra ed imbocchiamo il Vico Vittorio Zedda, e, dopo una trentina di metri, prendiamo a destra la via Eleonora. Percorsa una settantina di metri, troviamo, alla destra della strada, la Casa Virdis, un palazzo nobiliare ottocentesco, all'interno della quale si può ammirare il Nuraghe Virdis, conosciuto anche come Nuraghe Gianbasile, che viene adibito come cantina della Casa Virdis.

Sindia-La Casa Virdis Sindia-La Casa Virdis: ingresso Sindia-Nuraghe Virdis o Nuraghe Gianbasile

La Chiesa di San Pietro Apostolo

Proseguendo per cinquanta metri sulla via Eleonora, prendiamo la prima a sinistra, che, dopo una ventina di metri, si immette sulla via San Pietro, che prendiamo verso destra. Dopo una ventina di metri troviamo, alla destra, il cortile di un istituto di suore, all'interno del quale si trova la piccola Chiesa romanica di San Pietro Apostolo, della quale non sono state finora rintracciate attestazioni documentarie sulla data di erezione, in via ipotetica riconducibile a maestranze cistercensi operanti nell'abbazia di Santa Maria di Corte fra il 1150 e il 1160. Realizzata in conci di pietra vulcanica bruna, ha l'interno a navata unica con volta a botte. È caratterizzata da una facciata essenziale, a spioventi, alla sommità della quale si trova un campanile a vela. Al centro della facciata si apre il portale architravato, sovrastato da arco di scarico a sesto rialzato, mentre nella parte alta si apre una finestra cruciforme, presente anche nel frontone dell'abside. La navata prende luce anche dalla monofora dell'abside e da due aperture nel fianco sinistro dell'edificio. L'abside termina con una teoria di archetti su peducci decorati, mentre nei fianchi della Chiesa corre una cornice anch'essa scolpita.

Sindia-Chiesa di San Pietro Apostolo: facciata Sindia-Chiesa di San Pietro Apostolo-Veduta laterale Sindia-Chiesa di San Pietro Apostolo: abside posteriore visto all'interno dell'asilo di suore

La Chiesa di San Giorgio Martire

Evitando la deviazione verso la via San Pietro, proseguiamo lungo la via Eleonora, che in un'ottantina di metri sbocca sulla via La Maddalena. La prendiamo verso destra e la seguiamo, la strada continua sulla via San Giorgio, e, dopo duecentocinquanta metri, ci porta, nella parte alta del paese, nella grande piazza San Giorgio. In questa piazza si trova l'antica Chiesa di San Giorgio Martire, risalente al 163, che domina dall'alto l'intero centro storico.

Sindia-Chiesa di San Giorgio Sindia-Chiesa di San Giorgio: interno Sindia-Chiesa di San Giorgio: Cappella laterale

Nel piazzale che si trova davanti alla Chiesa, la sera del 16 gennaio si accende un enorme falò che resta vivo per tutta la notte, per la Festa in onore di Sant'Antonio Abate. Durante la veglia, viene offerta la cena a tutti i partecipanti, e, ai balli tipici, si intervallano le recite dei rosari in onore del Santo.

Sindia-La Festa dei Santi Giorgio, Raffaele ed IsidoroLa Festa più importante che si svolge a Sindia è la Festa di San Giorgio, che viene festeggiato insieme ai Santi Raffaele ed Isidoro, festeggiamenti che durano quattro giorni e si concludono la terza domenica dopo Pasqua. Per l'occasione, oltre al la processione religiosa ed ai riti religiosi che si tengono nella Chiesa di San Giorgio, si svolgono i tradizionali balli, canto a chitarra, ed altri spettacoli folcloristici. Ma l'elemento di maggior richiamo delle Feste dei tre Santi è la tradizionale Ardia, nella quale i cavalieri del paese daranno prova di abilità e forza, con anche spettacolari pariglie a cavallo.

La Chiesa di San Demetrio

Dal Municipio, proseguendo lungo il corso Umberto per centotrenta metri, prima di arrivare alla Chiesa parrocchiale, seguendo il cartello per la caserma dei Carabinieri, prendiamo a sinistra la via Cuglieri, che diventa la via Cuccuru. Percorsi circa trecento metri, dopo il passaggio a livello, svoltiamo a sinistra, nella via San Demetrio, che ci porta alla periferia meridionale del paese. Proguiamo per duecentocinquanta metri, poi svoltiamo a destra e, alla sinistra della strada, vediamo la facciata della Chiesa di San Demetrio. Edificata per iniziativa di un nobile ecclesiastico sindiese, Gavino Pintor Serra, inquisitore generale dell'Isola di Sardegna. Nella recente ristrutturazione della Chiesa, è risultato che già esisteva una Chiesa più antica e molto più piccola, orientata ad est, i cui stipiti delle porte erano in tufo bianco, che aveva un portico con le travi della copertura che poggiavano su dei pilastri di trachite. Questi ultimi sono stati, in seguito, riutilizzati nella realizzazione del sedile circolare lungo l'abside della nuova Chiesa. La costruzione della Chiesa è stata terminata nel 1668, data incisa in un blocco di trachite della facciata. La facciata è inquadrata da lesene angolari, e termina con un frontone timpanato. Sopra il portale è presente un bel rosone. È difficile indicare lo stile di questa bella costruzione, che mostra una interessante commistione di forme romaniche e gotiche, che si spiega con l'utilizzo nella costruzione di pietre squadrate dell'Abbazia di Corte, come gli archetti del campanile a vela, e, pare, lo stesso bel rosone della facciata. La Chiesa conserva al suo interno un sontuoso Retablo del 1688, che presenta al centro la statua lignea dorata e policromata di San Demetrio, uno dei più importanti esempi di statuaria in estofado de oro in Sardegna, che consiste nella riproduzione delle raffinate stoffe ispaniche damascate e dorate.

Sindia-Chiesa di San Demetrio Sindia-Chiesa di San Demetrio: facciata Sindia-Chiesa di San Demetrio: il portone di ingresso Sindia-Chiesa di San Demetrio: la statua lignea dorata e policromata di San Demetrio

Presso questa Chiesa il 17 ottobre si svolge la Festa in onore di San Demetrio, e, dopo i vespri della vigilia, nel piazzale antistante la Chiesa, si tiene un veglione, per tutti coloro che vogliano partecipare.

Il Campo da Calcio di Sindia

Proguendo per duecentocinquanta metri lungo la via San demetrio, invece di svoltare a sinistra verso la Chiesa di San Demetrio, svoltimo a sinistra, e, dopo poco più di dieci metri, prendiamo a destra la strada che, in centocinquanta metri, ci porta al Campo da Calcio di Sindia, che si trova alla destra della strada.

Resti del Nuraghe Sa Mandra de Sa Giua

Sindia-Nuraghe Sa Mandra de Sa GiuaDal corso Umberto avevamo preso la via Cuglieri, che diventa la via Cuccuru. La seguiamo per trecento metri, dopo il passaggio a livello, evitiamo di deviare in via San Demetrio, ma proseguiamo dritti lungo la via Cuccuru per circa altri duecento metri, ed arriviamo a vedere, alla sinistra della strada, su un'altura, il Nuraghe Sa Mandra de Sa Giua, situato nella periferia sud del paese, circondato da un poderoso antemurale.

Visualizza la mappa Nei dintorni di Sindia Informazioni turistiche

Nei dintorni di Sindia sono stati portati alla luce i resti delle Tombe di giganti Furrighesu, e S'Ena de Solomo; dei Protonuraghi Elighe, e Losa; dei Nuraghi semplici Biancu, Bidumargiani, Codinatta, Furrighesu, Gianbasile, Giunturas, Mandra Pudreddos, Marriotto, Montecodes, Moresa, Mura Era I, Mura Era II, Nela, Pischina de Fustes, Pizzinnu, Sa Casina, Sa Cherina, Sa Fenestra, Sa Mandra 'e Sa Giua, Sa Tanca Salighes, Santa Barbara, S'Ena de Solomo, Serrese, Sos Banditos, Sos Benales, Su Annagiu, Su Ludrau, Uturos de Ganna, Ziu Andria, Ziu Mameli; dei Nuraghi complessi Corizanas, Fiorosu, Mura 'e Coga, Nelu, Serras; ed anche dei Nuraghi Miali I, Miali II, Sa Mandra 'e Sa Giua II, Sos Pedrosas, tutti di tipologia indefinita; mentre non resta più nulla del Nuraghe Salis, che è stato completamente demolito, ma era ancora menzionato nel 1958. Nei dintorni di Sindia si trova, inoltre, l'Abbazia cistercense di Nostra Signora di Corte.

L'Abbazia cistercense di Nostra Signora di Corte

Usciamo a est dal paese con la SS129bis, a circa 1.8 chilometri dal paese prendiamo, seguendo le indicazioni. La deviazione sulla destra che, in 1.7 chilometri, ci porta a visitare l'Abbazia cistercense di Cabuabbas, o di Nostra Signora di Corte. La tradizione racconta che, nel 1148, il Giudice di Torres Gonnario II, di ritorno da un pellegrinaggio in Terra Santa fatto per celebrare il ventennale del suo Regno, abbia incontrato a Montecassino l'abate Bernardo de Clairvaux, ossia Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell'ordine Cistercense, e lo abbia invitato ad inviare una comunità di monaci per stabilirsi nel Giudicato di Torres ed erigervi un Monastero, donando loro un ampio territorio comprendente tutta la Planargia e buona parte del Marghine. L'Abbazia cistercense sarebbe stata, quindi, fondata da San Bernardo di Chiaravalle nella curtis di Cabuabbas, il cui nome deriva dalla vicinanza di abbondanti sorgenti d'acqua. Chiesa giubilare, è stata edificata in conci di pietra vulcanica bruna, in stile romanico borgognone. Il complesso cistercense ha una forte influenza sulla vita della zona, ma si avvia presto a un periodo di decadenza, il numero dei monaci diminuisce già dal 1205, sinche nel 1398 il Monastero finisce per essere disabitato, ed il Papa Callisto III, con una bolla pontificia, sopprime l'abbazia. Dell'antica Abbazia rimangono, purtroppo, solamente il braccio destro del transetto della Chiesa, con due cappelle voltate a botte a tutto sesto, una parte del presbiterio, un locale con copertura a sesto ribassato, le fondamenta della Chiesa, del chiostro ed il pozzo.

Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte: struttura del monumento con illustrate le poche parti sopravvissute Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte-Veduta dell'abbazia Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte-Veduta posteriore Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte: la facciata dell'abbazia Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte: interno Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte: resti delle fondamenta Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte: il pozzo

L'8 settembre a Sindia si svolge la Festa patronale in onore di Nostra Signora di Corte che abbiamo già descritta, con la processione che parte nel pomeriggio dell'8 settembre dall'Abbazia di Cabuabbas, e la Madonna incoronata giunge nel paese su un carro a buoi.

Il monumentale Nuraghe semplice di Santa Barbara

Sindia-Nuraghe di Santa BarbaraDal centro di Sindia, in via San Demetrio, cento metri prima della Chiesa di San Demetrio, seguiamo i cartelli sulla destra per la SP63, che conduce a Scano Montiferro. Dopo un chilometro ed ottocento metri, prendiamo una stretta strada asfaltata sulla sinistra. Questa, dopo due chilometri e duecento metri in un paesaggio caratterizzato da pascoli e sugherete, ci porta al monumentale Nuraghe di Santa Barbara. È un Nuraghe semplice, monotorre, edificato a 528 metri di altezza, con una altezza residua di oltre dodici metri, costruito da conci di pietra basaltica. La camera principale è marginata da tre nicchie, ha la tholos intatta, ed è alta sette metri. Sul primo piano la camera è marginata da una nicchia. Intorno al Nuraghe si trovano i resti di un villaggio, perdurato in epoca romana.

La monumentale area archeologica di Furrighesu con la Tomba di giganti, il Dolmen ed il Nuraghe Furrighesu

Da Sindia prendiamo verso ovest la SS129bis in direzione di Suni. Passato il chilometri 15.6, dopo una curva a gomito, si trova un cancello di legno, dal quale si entra nell'area nella quale, su una collina, si trova la monumentale area archeologica di Furrighesu.

All'interno di questo complesso si trova la Tomba di giganti di Furrighesu. Si tratta di una Tomba edificata a 424 metri di altezza, costruita con pietre basaltiche. La tomba appartiene alla categoria delle tombe di giganti con esedra a filari, una lastra grande come architrave, e con vano funerario. Del monumento si conserva il corpo tombale con l'esedra semicircolare e la camera funeraria. Vicino ad essa si trova l'omonimo Dolmen di Furrighesu.

A circa un centinaio di metri a nord ovest dal Dolmen e dalla Tomba di giganti, si trova il Nuraghe di Furrighesu. Si tratta di un Nuraghe monotorre edificato a 418 metri di altezza, a pianta circolare, che si conserva per un'altezza di otto filari a nord, e di sei filari a sud ovest. L'opera muraria è costituita da pietre basaltiche di medie dimensioni sbozzate rozzamente, e disposte a filari orizzontali irregolari. All'interno è presente una camera.

Sindia-La Tomba di giganti di Furrighesu Sindia-La Tomba di giganti di Furrighesu: interno Sindia-Dolmen vicino alla Tomba di giganti di Furrighesu Sindia-Nuraghe di Furrighesu

Non lontano dal Nuraghe è presente anche una costruzione medioevale, probabilmente una tomba bizantina.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, proseguiremo la visita del Marghine. Partendo da Macomer, seguiremo la SS129 che ci porterà a visitare Birori, Bortigali con il Nuraghe Orolo, e quindi Silanus con il Nuraghe e la Chiesa di Santa Sabina. Ci recheremo, quindi, a Lei e Bolotana, dove visiteremo l'ampio parco di Badde Salighes, per completare la visita del Marghine.


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