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Nel 1323 inizia l'occupazione aragonese fieramente contrastata dall'ultima resistenza del Giudicato d'Arborea

In questa pagina vedremo come, nel 1323, inizia l'occupazione aragonese della Sardegna, con l'ultima resistenza del Giudicato d'Arborea. Vedremo la dominazione aragonese, con sovrani prima aragonesi e poi Catalani, che si prolunga fino al 1479.

Bonifacio VII crea il Regnum Sardiniae et Corsicae e lo da in feudo a Giacomo II d'Aragona

La Corona d'AragonaBandiera d'AragonaLa cosiddetta Corona d'Aragona occupa i territori della Spagna orientale, che comprendono le attuali Province d'Aragona e Catalogna. L'unione di questi territori, avviene grazie al matrimonio, nel 1137, di Ramon Berenguer IV, Conte di Barcellona, con Petronilla d'Aragona. Da quel momento i due territori di Barcellona e di Aragona, pur rimanendo del tutto autonomi, vanno a formare la cosiddetta Corona d'Aragona, che verrà, nei secoli, accresciuta di altri territori, che consistono nei regni di Maiorca, di Valencia, di Napoli, di Sicilia, di Sardegna, della contea di Provenza, nonche dei ducati di Atene e di Neopatria.

Dai vespri siciliani all'arrivo degli Aragonesi

La conquista aragonese della Sardegna parte da lontano. Alla fine del tredicesimo secolo, la Sicilia vive sotto il regime di Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, che è vassallo del pontefice, del quale è al servizio assoluto. Carlo aveva conquistato il Regno di Napoli e di Sicilia nel 1266, sconfiggendo a Benevento l'ultimo re svevo, Manfredi Svevia. Egli governa in modo dispotico e assoluto, confisca tutti i beni ai baroni locali sostituendoli con nobili Francesi, e sposta la capitale del Regno da Palermo a Napoli.

Pietro III d'AragonaMentre si era in attesa della funzione del vespro del 31 marzo 1282, il lunedì di Pasqua, sul Sagrato della Chiesa dello Spirito Santo, a Palermo, avviene uno scontro che da origine alla rivolta popolare nota con il nome di Vespri Siciliani. Dopo i vespri, i nobili siciliani offrono la Corona di Sicilia a Pietro III d'Aragona, detto il Grande, marito di Costanza, figlia del defunto re Manfredi Svevia. L'aver fatto cadere su di lui la scelta, significa per gli isolani la volontà di ritornare, in un certo modo, alla dinastia sveva, incarnata da Costanza. Al tempo di Pietro III, la corona d'Aragona è protesa verso una notevole espansione politica e mercantile in tutta l'area mediterranea, in concorrenza con le marinerie pisane, genovesi e veneziane, alle quali contende il predominio sui ricchi mercati orientali. Grazie ad una rotta d'altura, chiamata la rota de las islas, che passa attraverso le isole Baleari, la Sardegna, la Sicilia, la Grecia e Cipro, ed utilizzando diversi empori situati in queste tappe intermedie, i Catalani riescono a dimezzare i tempi di percorrenza delle navi mercantili, con un gran risparmio sui costi sulla tratta da Barcellona a Beirut. La Sicilia e la Sardegna, per la loro posizione strategica, costituiscono delle basi indispensabili per questo audace progetto, in quanto i loro porti costituiscono un approdo ideale per le navi che percorrono quelle rotte.

Papa Bonifacio VIIIGli Aragona assumono, per primo, il controllo della Sicilia, che mantengono fino al 1295, quando Papa Bonifacio VIII, a seguito della contesa tra angioini e aragonesi sull'eredità degli Hohenstaufen, ottiene la firma del trattato di Anagni. Sulla base di questo trattato, Giacomo II d'Aragona, detto il Giusto, figlio e successore di Pietro III, cede la Sicilia a Carlo II d'Angiò, detto lo Zoppo, figlio e successore di Carlo I, che ritorna ad affermare il proprio governo tirannico. In cambio Giacomo II ottiene i feudi Sardegna e di Corsica. I siciliani si sentono traditi e, non volendo rinunciare alla loro autonomia, dichiarano decaduto Giacomo II d'Aragona, ed eleggono al trono il fratello, Federico d'Aragona, che assume il nome di Federico III di Sicilia, detto il Semplice, che è molto sensibile alle istanze della Sicilia. Da allora, il destino del Regno di Sicilia, retto dagli Aragonesi fino al passaggio sotto la Corona di Spagna, viene legato a quello della Sardegna.

Papa Bonifacio VIII crea il Regnum Sardiniae et Corsicae

Concessione da parte di Bonifacio VIII del Regnum Sardiniae et Corsicae in feudo alla casa d'AragonaSubito questo grave smacco, per reazione Papa Bonifacio VIII, a Roma, nell'antica Basilica di San Pietro, il 4 aprile del 1297, crea il Regnum Sardiniae et Corsicae, che si può vedere come il precursore del successivo Regno d'Italia. Si tratta di uno stato sovrano vero e proprio, con un suo territorio, con un popolo ed un vincolo giuridico, ma comunque di uno stato imperfetto, perché non ancora dotato di somma potestà, ossia della facoltà di stipulare autonomamente trattati internazionali. Papa Bonifacio VIII lo assegna in feudo a Giacomo II d'Aragona, al quale due anni prima, con il trattato di Anagni, aveva già fatto assegnare i feudi Sardegna e di Corsica. Egli gli concede la licentia invadendi, e la sua speranza è che questi ne prenda possesso e possa, partendo da qui, riprendere anche la Sicilia, e che possa contrastare il controllo che la Repubblica pisana ha affermato sulla maggior parte dell'Isola.

L'occupazione dell'Isola da parte della Corona d'Aragona a partire dal 1323

Datazioni dell'occupazione aragonese e spagnolaVediamo, ora, l'occupazione del'isola da parte della Corona d'Aragona, che viene controllata dapprima da una dinastia aragonese, successivamente da una dinastia castigliana, ed, in seguito, viene occupata da parte della Corona di Spagna. Dei primi anni della dominazione aragonese e delle sue guerre contro il Giudicato d'Arborea, viene qui data una descrizione molto breve, mentre per maggiori dettagli si rimanda alla pagina nella quale viene descritto il Giudicato d'Arborea.

Il primo regnante aragonese Giacomo II detto il Giusto

Giacomo II d'AragonaIl primo regnante aragonese del Regnum Sardiniae ed Corsicae è, quindi, Giacomo II d'Aragona, detto il Giusto, che decide, nel 1323, di prendere possesso dell'Isola, ed il cui Regno dura solo quattro anni, fino al 1327. Giacomo si trova così al fianco degli Angioini, contro il fratello Federico e contro i siciliani. È sulla Sicilia che si concentra lo scontro, con Federico II che consolida il suo dominio sull'isola. Gli Aragona, impegnati anche nello scontro con le repubbliche marinare e nelle attività per il controllo del Mediterraneo e della via delle spezie, impiegheranno ben 25 anni prima di iniziare ad occuparsi della Sardegna. La Corsica, invece, dal 1299 appartiene stabilmente alla Repubblica di Genova, e, nonostante i vari tentativi di invasione, non verrà mai conquistata.

Ugone II d'Arborea, che si riconosce vassallo del re d'Aragona

A Mariano III d'Arborea succede, nel 1321, il primo dei suoi sei figli illegittimi, Ugone, della casata Cappai de Bas Serra, che viene intronizzato dalla Corona de Logu e sale al trono con il nome di Ugone II d'Arborea, e che regna fino alla sua morte, nel 1336. Come il nonno ed il padre, anche Ugone II d'Arborea convive con una concubina, una donna della quale ignoriamo il nome, dalla quale ha tre figli: lorenzo, legittimato poi nel 1337, Angiolesa, e Preziosa. Sposa in seguito una certa Benedetta da cui nascono nove figli: pietro, che gli succederà con il nome di Pietro III, Mariano, che succederà al fratello maggiore e regnerà con il nome di Mariano IV, la figlia Bonaventura, che sposerà Pere de Xèrica, Francesco, canonico di Urgel, Maria, che sposerà Guglielmo Galcerà di Rocabertí, Giovanni, che si ribellerà contro contro il fratello Mariano IV e verrà imprigionato, Nicola, canonico di Lleida, avo di Leonardo Cubello. Salito al trono nel 1321, egli viene fortemente avversato dai Pisani, che lo ritengono un erede illegittimo. Allora si avvicina agli Aragonesi, sostenendo le pretese di Giacomo II d'Aragona sul Regnum Sardiniae et Corsicae. E, nel 1322, il re d'Aragona Giacomo II gli concede la facoltà e il potere di concedere feudi, franchigie, grazie, alle comunità e alle singole persone disposte a riconoscere il dominio aragonese in Sardegna. Ugone, dal canto suo, presta giuramento di fedeltà al sovrano d'Aragona e ai suoi successori. Nel 1323 accetta di divenire vassallo, per commendatio personalis, della Corona d'Aragona, alla quale fa un giuramento di fedeltà ed accetta il pagamento d'un censo annuo di 3.000 fiorini d'oro, in cambio del mantenimento dei diritti dinastici e di un'eventuale protezione militare, nella speranza di poter espandere il suo controllo sull'intera Sardegna. Quindi, Ugone II ritiene di sottostare alle impostazioni feudali che Giacomo II vuole dare all'alleanza, ma ciò è soltanto un modo di evitare una guerra diretta. Infatti, mai un Giudice avrebbe potuto sentirsi subordinato a un qualsiasi sovrano esterno. Egli consolida, quindi, l'alleanza con gli Aragonesi. Determinato da un errato calcolo politico, almeno a giudicare dalle conseguenze che, con il tempo, avrà, il contributo militare dato dai sardi arborensi alla realizzazione, per conto degli Aragonesi, di una testa di ponte sull'isola, diventerà determinante. L'11 aprile 1323, Ugone assalta, con mercenari privati, una truppa pisana che ha sconfinato nei suoi territori in una zona di confine, forse a Sardara, oppure al confine meridionale tra Villanovaforru e Sanluri. Nel suo combattere contro i Pisani, chiede aiuto a Giacomo II, che prontamente invia nell'isola tre galere cariche di uomini, al comando di Gherardo e Dalmazzo di Roccaberti. Queste truppe non costituiscono che l'avanguardia di quella che sarà la forza di invasione vera e propria. Ma Giacomo II d'Aragona non si trova nelle condizioni di poter sostenere economicamente la costosa conquista militare dell'Isola, e si trova, quindi, nella necessità di richiedere l'aiuto dei suoi sudditi. Allora l'isola inizia a rappresentare, per i catalano aragonesi, una terra che promette facili arricchimenti. Rispondendo positivamente al loro sovrano, essi contribuiscono in prima persona al finanziamento delle spedizioni militari, spinti dalla certezza di una lauta ricompensa. A conquista avvenuta, infatti, il re ricompenserà e premierà generosamente coloro che hanno contribuito al successo, distribuendo loro cariche, prebende, terre e privilegi.

La conquista dell'Isola da parte dell'infante Alfonso d'Aragona

Dopo una lunga preparazione, il 13 giugno 1323 gli Aragonesi, per prendere possesso dell'Isola che era stata assegnata loro 25 anni prima da Papa Bonifacio VIII, sbarcano in Sardegna. Consigliata da Ugone II d'Arborea, la flotta aragonese, formata da 53 galere e undicimila uomini, al comando dell'infante Alfonso d'Aragona, primogenito del re Giacomo II, approda presso il golfo di Palmas, a sud di San Giovanni Suergiu, con lo scopo dichiarato di liberare l'isola dalla opprimente presenza pisana.

L'infante Alfonso, dopo lo sbarco, si unisce alle truppe di Ugone II d'Arborea, ed insieme cingono d'assedio Villa di Chiesa, oggi Iglesias, controllata da Ugolino della Gherardesca, a cui era stata assegnata dopo lo smembramento del Giudicato di Càlari. Presa, dopo otto mesi di assedio, la Città, le forze della coalizione occupano il Campidano e si avvicinano a Cagliari. Qui sconfiggono la resistenza delle truppe pisane che si arroccano a Castel di Castro, mentre gli Aragonesi si attestano sul colle di Bonaria, dove iniziano la costruzione di una rocca, la roccaforte di Bonaria, cinta di mura. In pratica si tratta di una nuova Città, che in sei mesi arriva ad avere una popolazione di seimila uomini. Castel di Castro capitola il 15 giugno 1324. Dal 19 giugno 1324 al 10 giugno 1326, la prima capitale del Regno è la roccaforte di Bonaria, che oggi è completamente inglobata nella Città di Cagliari. Il trattato di pace, firmato anche da Ugone, prevede la cessione, ai catalano aragonesi, di tutti i possedimenti Pisani di Cagliari e della Gallura, tranne Castel di Castro che rimane in mano ai Pisani in forma feudale. Nasce così, giuridicamente e di fatto, il Regno di Sardegna. Per riconoscenza, l'infante Alfonso, grazie ai poteri conferitigli dal padre, concede in feudo, a Ugone e ai suoi eredi, il Giudicato d'Arborea, con le Città, le ville, i castelli e i territori posseduti. gli Aragonesi concludono l'occupazione del resto dell'Isola, che vedrà diversi tentativi di ribellione guidati dai Doria e dai Malaspina nel nord e dai Pisani nel sud. L'infante Alfonso torna in patria dalla Sardegna vittorioso, ma le basi su cui si fonda il suo successo non sono molto solide, data l'ambiguità dei rapporti con il Giudicato d'Arborea al sud, e al nord con i Doria ed i Malaspina. Nel 1325 la ribellione di Sassari, controllata da Genova e dai Doria e Malaspina, convince Pisa a riprendere le armi. I pisani conquistano il Castel di Castro, a Cagliari, che dovranno però abbandonare il 10 giugno 1326, per cederlo di nuovo agli Aragonesi. Ininterrottamente, dal 10 giugno 1326 fino al 17 marzo 1861, quando il Regno di Sardegna confluisce nel nascente Regno d'Italia, la capitale del Regno diviene la Città di Cagliari, dove, nel palazzo regio di piazza Castello, gli Aragonesi e, successivamente, gli Spagnoli, si insediano, e cercano di iberizzare al massimo le istituzioni.

Alfonso IV detto il Benigno, che porta in Sardegna il regime feudale, conferma i benefici a Ugone II d'Arborea

Alfonso IV d'AragonaMorto Giacomo II nel 1327, gli succede il figlio primogenito, quello che abbiamo già incontrato come l'infante Alfonso, che sale al trono con il nome di Alfonso IV d'Aragona, detto il Benigno, Conte di Barcellona e quindi sovrano della Catalogna e Aragona, che regna fino alla morte nel 1336. Bandiera d'AragonaGli Aragona inseriscono nel loro stemma l'effige dei quattro mori, per rappresentare il loro dominio sulla Sardegna. Già dall'inizio della dominazione aragonese, nei territori sottratti alla Repubblica di Pisa viene instaurato il regime feudale, e quindi la Sardegna viene governata dagli Aragonesi tramite i feudatari, affidando piccoli feudi a quelli che avevano appoggiato Alfonso. Nel maggio 1328 il re Alfonso IV d'Aragona, detto il Benigno, rinnova e conferma i benefici che, nel 1323, quando era ancora infante, aveva concesso a Ugone II d'Arborea. A nome di quest'ultimo, giurano fedeltà al re aragonese il figlio primogenito, Pietro, e Guidone, arcivescovo di Arborea. Ed il sovrano d'Aragona concede al Giudice d'Arborea anche il privilegio di poter conferire, ai suoi figli maschi legittimi, i titoli di conte, visconte o Marchese. Ugone II d'Arborea da ai suoi figli un'educazione catalana, e fa loro frequentare la corte di Barcellona. I re d'Aragona cercano, infatti, in vari modi, di tenersi alleati gli Arborea. Per questo, gli Aragonesi attribuiscono rango sovrano al Giudice e ai suoi figli, ed iniziano a stringerli in legami di parentela con diversi matrimoni. Li tengono a corte e li ricoprono di vari titoli nobiliari. Il principale titolo che viene rilasciato ad Ugone II è quello di visconte di Bas, in Catalogna, che è molto significativo tenendo conto che il titolo di visconte è il principale titolo della nobiltà catalana, dopo il sovrano. I figli degli Arborea, nel cerimoniale di corte, vengono considerati appena dietro gli infanti d'Aragona. Ma queste concessioni non valgono a trasformare gli Arborea in reali vassalli del re d'Aragona. A sottolineare la distanza tra la concezione di vassallaggio, presente nel sovrano Aragonese, e l'idea di libero Giudicato, che hanno gli Arborea, vi è anche il fatto che, alla corte in Aragona, i figli del Giudice non hanno alcun titolo nobiliare, perché per il Giudice ed i suoi discendenti qualsiasi titolo nobiliare sarebbe inferiore a quello del Giudice stesso. Tra il 1330 ed il 1335 assistiamo alla guerra tra Aragona e Genova per il controllo del Mediterraneo occidentale. gli Aragonesi non riescono a controllare l'isola nella quale invece aumenta l'opposizione dei Doria e dei Malaspina, quindi si vedono costretti ad affidare le difesa del territorio ai Giudici d'Arborea, prima Pietro III, poi Mariano IV.

Carlo CatalanoCagliari: la Chiesa e Convento di BonariaPer rinsaldare i rapporti con la Chiesa cattolica, nel 1335 il re Alfonso IV dona la Chiesa sul colle di Bonaria, nel luogo allora detto di Buenaire, ossia dell'aria buona, a Carlo Catalano, nato a Cagliari da famiglia nobile ed imparentato con Giacomo II d'Aragona, tornato dalla Spagna indossando l'abito religioso dell'Ordine della Mercede, ed a quattro monaci Mercedari arrivati con lui, che vi costruiscono il Convento di Bonaria, nel quale ancora oggi hanno la loro dimora. Il Giudice Ugone II d'Arborea, che ha acquistato, nel 1334, in Catalogna, la villa di Molins de rey ed i castelli di Gelida e di Matarò, muore di malattia nel 1336, lasciando il trono di Arborea al figlio primogenito legittimo Pietro che salirà al rono con il nome di Pietro III d'Arborea.

A Ugone II succede Pietro III di Arborea

Alla morte di Ugone II, nel 1336, la Corona de Logu intronizza il figlio primogenito Pietro, della casata Cappai de Bas Serra, che sale al trono con il nome di Pietro III d'Arborea, e che regna fino alla morte nel 1347. Quando sale al trono, lo comunica a re Alfonso IV d'Aragona, che ha la pretesa di essere il sovrano dell'intera Sardegna, in base all'investitura papale. Pietro III d'Arborea è già sposato, dal 1326, con Costanza Alamarici, di lontane origini Piemontesi, figlia del Marchese Filippo di Saluzzo, primo governatore aragonese della Sardegna. Da lei non ha però figli. Non si sa molto del governo di Pietro III d'Arborea, ma si sa che consolida i buoni rapporti con la dinastia aragonese. Durante il suo Regno non avvengono fatti rilevanti, ed il Giudicato è posto sotto la forte influenza del suo cancelliere, l'arcivescovo di Arborea, Guido Cattaneo, e dal canonico di Tramatza e dottore in legge Filippo Mameli.

Papa Clemente VISi sa che, nel 1343, il Giudice Pietro III d'Arborea, per rinsaldare i rapporti con la Chiesa cattolica, decide la costruzione di un Convento, e riceve da Papa Clemente VI il benestare per la fondazione del Convento delle Clarisse Cappuccine ad Oristano, quando vi arrivano le prime monache provenienti dalla Spagna. Le monache clarisse sono le religiose appartenenti all'ordine fondato da San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, da cui le clarisse derivano il nome, nel 1212, e che seguono la regola approvata da papa Innocenzo IV nel 1253.

Pietro III d'Arborea muore, senza eredi diretti, nel 1347, e la Corona de Logu intronizza il fratello Mariano, figlio secondogenito di Ugone II d'Arborea, che salirà al trono con il nome di Mariano IV e sarà, probabilmente, il più grande sovrano del più noto e importante Giudicato sardo.

Contemporaneamente a Pietro III succede Pietro IV d'Aragona

Pietro IV il CerimoniosoNello stesso anno in cui è morto Ugone II, il 1336, muore anche re Alfonso IV d'Aragona, ed il Giudice Pietro III d'Arborea viene rappresentato a Barcellona dal fratello Mariano, che studia laggiù, e che partecipa attivamente all'incoronazione e rende omaggio a Piero IV d'Aragona, detto il Cerimonioso, che regnerà fino alla morte nel 1387.

Durante il Regno di Piero IV inizia la costruzione della cinta muraria e delle torri di Alghero, ed i Frati Minori Conventuali, intorno al 1350, edificano il complesso conventuale di San Francesco ad Alghero. Nel 1355 viene edificato il Castello di Sanluri, per difesa del borgo contro gli assalti del Giudicato d'Arborea.

Alghero-I bastioni e le torri spagnole Alghero: la Chiesa di San Francesco Sanluri-Castello

Mariano IV d'Arborea contrasta Pietro IV d'Aragona e riunisce sotto il proprio Regno quasi tutta la Sardegna

Il fratello di Pietro III, Mariano, della casata Cappai de Bas Serra, nato a Oristano nel 1317, è stato inviato, su volere del padre, a vivere in Catalogna dal 1331 al 1342. E qui viene trattato come se fosse un infante d'Aragona. Nel 1336, a Barcellona, sposa la nobile Timbora de Rocaberti, figlia del visconte Dalmau IV e di Beatriu de Serralonga, dalla quale ha quattro figli: un figlio morto prematuramente nel 1346, Ugone, Eleonora e Beatrice. Ma, sempre nello stesso anno, alla morte del padre Ugone II, ritorna a Oristano. Nel 1339, al donnikello Mariano, viene riconosciuto da parte di Pietro IV d'Aragona, il titolo di visconte de Bas, in Catalogna, ed inoltre di Conte del Goceano e signore della Marmilla. Questi possedimenti, al di fuori del territorio del Giudicato, rendono di fatto Mariano vassallo del sovrano. Tale rapporto viene evidenziato anche esteriormente, dato che nelle sue insegne personali, sopra il desdichado, ossia l'albero sradicato, sono raffigurati i pali prenti sullo stemma catalano. immagineEgli, con un'abile mossa politica, restaura l'antico Castello del Goceano, a difesa del confine nord del Giudicato, e fa edificare un borgo sotto il Castello, che viene chiamato Su Burgu, ossia Burgos. Nel 1342, Mariano si trasferisce, insieme alla famiglia, e va a vivere nel Castello del Goceano. Qui si adopera per rendere florida l'agricoltura, cosa che si dimostrerà importante per la ripresa economica del Giudicato, che versa in uno stato di forte crisi a causa della guerra contro Pisa, e sarà fondamentale, nei successivi decenni di guerra. Durante questo periodo, emana una prima serie di norme di legge scritte, che principalmente regolamentano l'allevamento e l'agricoltura, allo scopo di migliorarne la produttività, ed in parte già iniziano a trattare anche del diritto penale.

Mariano IVNel 1347, alla morte senza eredi diretti di Pietro III d'Arborea, la Corona de Logu del giudicato lo intronizza come Giudice con il nome di Mariano IV d'Arborea. Inizia a governare, e si dimostra uomo di grande cultura e preparazione politica. Dispensa onori, ma anche terribili punizioni, come quando fa impiccare due sardi che avevano incitato al linciaggio di 40 catalani rinchiusi nelle carceri arborensi. Ha dalla sua parte la conoscenza profonda degli Aragonesi e del loro modo di pensare. A partire dal 1347 un nuovo grave evento si verifica, che avrà gravissime conseguenze sulla storia della Sardegna. Tra la fine del quattordicesimo secolo e gli inizi del quindicesimo secolo, anche la Sardegna subisce i devastanti effetti della peste, la cosiddetta Gran Morte o Morte Nera, che imperversa soprattutto a partire tra il 1347 e il 1353, e porta morte e distruzione in tutta Europa, uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente. L'epidemia si diffonde anche nell'isola, decimando le Città ed i villaggi, già fortemente provati dalle continue guerre tra Arborensi ed aragonesi. Sempre nel 1347 le forze catalano aragonesi vengono sconfitte a Aidu de Turdu, presso Bonorva, dai Doria. Gli Arborensi corrono in aiuto degli Aragonesi. Nel 1351, la Corona d'Aragona si allea con Venezia in funzione antigenovese. Nonostante la cittadina chiamata Alghero sia stata ceduta alla Corona d'Aragona, la famiglia Doria fomenta una rivolta, e gli Aragonesi organizzano una spedizione navale, con a capo l'ammiraglio Bernardo di Cabrera, che, nel 1353, sbaraglia le armate genovesi nella battaglia di Porto Conte, vicino ad Alghero. Ma i rapporti di Mariano con la Corona d'Aragona peggiorano, dopo che il re gli nega il possesso di Alghero, che gli aveva promesso in cambio dell'appoggio nel contrastare i Doria al tempo dello scontro vittorioso a Porto Conte contro Genova. Dopo oltre quindici anni di alleanza dell'Arborea con la Corona d'Aragona, secondo la linea diplomatica tracciata dal padre, Mariano si accorge che i Catalani stanno portando in Sardegna il feudalesimo. Infatti, la politica degli Aragona è tipicamente improntata a un regime feudale di tipo europeo, mentre in Sardegna il feudalesimo non è mai esistito. Si accorge che l'isola è troppo stretta per la coesistenza due Stati sovrani, e che la politica di Pietro IV prevede la graduale annessione della Sardegna nell'orbita Aragonese. Si accorge, inoltre, che gli Aragona hanno intenzione di trattarlo come un qualsiasi loro feudatario, mentre gli Arborea non riconoscono il regime feudale, ne, soprattutto, si possono riconoscere feudatari subordinati agli Aragona. Bosa: la Chiesa di Nostra Signora de sos Regnos Altos: gli affreschi quattrocenteschi all'internoNel 1349, imprigiona suo fratello Giovanni, signore di Bosa, che vorrebbe rimanere fedele alla vecchia alleanza. Mariano, che è anche crudele, non esita, poi, a far uccidere il fratello Giovanni ed il nipote Pietro. A Giovanni, tra l'altro, si devono i begli affreschi della Chiesa di Nostra Signora de Sos Regnos Altos, all'interno dl Castello di Serravalle, a Bosa, la cui esecuzione. per ragioni stilistiche, viene posta tra il 1340 e il 1345, e che si devono a un pittore è toscano, probabilmente pisano, i cui modi ricalcano quelli del fiorentino Buffalmacco e del senese Pietro Lorenzetti. Il 30 agosto 1353, il Conte catalano Bernardo Cabrera occupa Alghero. Nel settembre del 1353 il Giudice d'Arborea Mariano IV, dopo aver messo fine al patto di alleanza con Pietro IV, dichiara, a seguito di una delibera dalla Corona de Logu, la guerra all'Aragona. Mariano rompe, quindi, il suo rapporto di vassallaggio con gli Aragonesi, e da inizio a un lungo periodo di guerre, che saranno accompagnate da terribili epidemie di peste. Toglie, quindi, i pali Catalani dalle sue insegne, ed assume come stemma del suo giudicato il solo albero sradicato in campo argento. Si ribellano agli Aragonesi anche i Doria nel nord dell'Isola. Mariano inizia ad invadere il sud, minacciando di tagliar mani e piedi alla popolazione che si fosse dimostrata riluttante e di confiscare i loro beni. Invade il sud, accolto dalla popolazione a braccia aperte, il 10 settembre cattura Gherardo della Gherardesca, comandante dei catalano aragonesi, ed arriva ad occupare oltre un terzo dell'Isola. Gli eserciti giudicali, con veloci e imprevedibili attacchi, costringono gli Aragonesi a ritirarsi da tutti i territori dell'Isola, fatta eccezione per le inespugnabili rocche di Castel Di Castro e la Città di Alghero. Si dirige verso Castel di Castro per assalirlo, ma quando la rocca di Cagliari, dopo un lungo assedio, è ormai prossima alla resa, il Conte catalano Bernardo Cabrera riesce a bloccare le truppe del Giudicato d'Arborea a Quartu. Mariano viene costretto a ritirarsi a Sanluri, perché minacciato dal contingente iberico, che, avanzando dall'interno, riporta piccole vittorie, mente nel nord dell'Isola gli arborensi, alleati con i Doria, riescono a conquistare Alghero, ed a minacciare nel 1354 Sassari, con un assedio disastroso per la Città senza possibilità di rifornirsi dall'esterno.

Papa Innocenzo VINell'ottobre del 1353, intanto, Pietro IV il Cerimonioso ha fatto atto di vassallaggio a Papa Innocenzo VI e giurato fedeltà alla Chiesa per il Regno di Sardegna e Corsica. Nel 1354 gli Aragonesi sono costretti a formare un corpo di spedizione e lo inviano nell'isola, prima che i sardi spinti dalle vittorie arborensi si ribellino. Il re Pietro IV d'Aragona arriva in persona nell'isola al comando del contingente, che sbarca nel territorio che era appartenuto al Giudicato di Torres, nella curatoria del Nulauro. Nel febbraio e marzo del 1355, il sovrano aragonese, concessa al Regno di Sardegna e Corsica la costituzione di un Parlamento, convoca, a Cagliari il primo Parlamento sardo, al quale invita i legati della nobiltà, della Chiesa e delle ville regie, le principali Città della Sardegna che sono governate direttamente dal rappresentante del re.

Mariano IV evita di affrontare il nemico in battaglie decisive, ma lo fiacca con attacchi di sorpresa e con imboscate, impedendo l'arrivo di rifornimenti dal sud dell'Isola. Pietro IV riesce, comunque, a piegare Alghero dopo una sanguinosa ribellione, ed il 24 giugno 1355 alla Città lo stemma comunale. Inizia, poi, le trattative di pace con l'Arborea, che vengono condotte dal cognato di Mariano IV, Pedro de Exerica. Alla fine si arriva, l'11 luglio 1355, alla pace di Sanluri, firmata nel Castello omonimo, che favorisce gli Arborensi che devono rinunciare solo ad Alghero. E Pietro IV, che dal 6 gennaio al 26 agosto 1355, ha soggiornato a Cagliari, nel palazzo regio di piazza Castello, può ritornare in patria. Seguono quasi dieci anni di pace, durante i quali Mariano rinforza il suo trono ed il suo esercito godendo di una vasta popolarità, grazie alle buone condizioni economiche dello stato. Egli, infatti, inizia ad accumulare ingenti risorse finanziarie, soprattutto attraverso l'acquisto delle granaglie nel mercato mediterraneo, il loro accumulo, e la loro successiva rivendita, caratterizzata da grandi margini di guadagno, durante i periodi carestia. Si impegna, inoltre, a raccogliere tutte le leggi, tramandate solo oralmente, in un organico testo scritto alla base del nuovo ordinamento giuridico che sta lentamente prendendo corpo.

Papa Urbano IIINel 1364, con re Pietro IV impegnato nella guerra d'Aragona contro la Castiglia, Mariano IV decide di riprende la guerra contro gli Aragonesi, ma la sua abilità politica lo porta, a chiedere a Papa Urbano III l'autorizzazione alla guerra, ed a chiedere di essere infeudato del Regno di Sardegna e Corsica al posto di Pietro il Cerimonioso, che, oltre tutto, non paga il censo dovuto al Papato. Ottenuta la licenzia invadendi dal papa, Mariano IV, il 18 ottobre 1365, riprende la guerra sempre più deciso ad unificare l'isola per diventarne l'unico sovrano. Persuaso del consenso dei Sardi, che è sicuro che lo accoglieranno come un liberatore, si impadronisce del Castello di Sanluri, Iglesias, Selargius e Decimomannu, ed in seguito espugna i castelli della Gallura. I Doria però rompono con l'Arborea e passano sotto l'autorità catalana. La Sardegna sembra poter diventare un unico Regno sotto una casata locale, ma Pietro IV d'Aragona, timoroso per il futuro dell'Isola, arma una potente flotta con a bordo un poderoso esercito, al comando di Pietro Martinez de Luna, che però viene sconfitto, nel giugno del 1365, in un agguato, mentre cerca di impossessarsi di Oristano, e muore sul campo.

Nel maggio del 1368 le truppe di Mariano IV sconfiggono ad Oristano l'intero contingente catalano, nel 1369 assediano la Città di Sassari, questa volta espugnandola, e l'anno successivo espugnano anche il Castello di Osilo. Proseguono verso sud, ma Brancaleone Doria, che difende gli interessi della Repubblica di Genova, le ferma a Monteleone. Successivamente però Brancaleone Doria sposerà, prima del 1376, la sorella di Mariano, Eleonora, garantendo la pace del Giudicato d'Arborea con la Repubblica di Genova, contro il dominio degli Aragona. Nel 1372 Pietro IV emana un'ordinanza con la quale ingiunge ai sardi abitanti ad Alghero di lasciare la Città e vendere i loro beni, con divieto permanente di abitare in questa Città e di possedervi beni immobili. Il Giudicato d'Arborea raggiunge il massimo splendore intorno al 1374, quando è arborense la maggior parte della Sardegna, con la sola eccezione dei territori del Castello di Cagliari e di Alghero, che resistono ancora, rifornite via mare; e con Sassari governata da Brancaleone Doria. Le grandi manovre belliche si fermano a causa dell'imponente epidemia di peste, che dal 1375 falcidia gran parte della popolazione isolana. Mariano IV muore, all'età di 57 anni, nella grande pestilenza del 1376, a un passo dal coronare il suo sogno d'unità nazionale, essendo la rocca di Cagliari, dopo lungo assedio, ormai prossima alla resa. E, nel 1376, alla sua morte, la Corona de Logu intronizza suo figlio Ugone. Mariano IV è stato uno dei principali personaggi del periodo medioevale sardo, e, con lui, inizia un'epoca di grande splendore per il Giudicato d'Arborea, la cui capitale, Oristano, viene frequentata da importanti personaggi del continente italiano ed europeo. In quel periodo vengono particolarmente curate le arti e l'istruzione del popolo, viene potenziato il sistema viario ed incrementata l'agricoltura. Egli è colto ed intelligente, parla correntemente la lingua sarda, conosce il latino, il catalano, l'italiano, ed è in corrispondenza epistolare con le maggiori personalità del tempo, fra cui Caterina da Siena. Ha svolto, inoltre, una grande operazione di modernizzazione del Regno, abolendo tra l'altro, nel 1353, la classe sociale dei servi, promulgando il «Codice rurale», raccolta di leggi che regolano nel Giudicato d'Arborea le attività agro-pastorali, e dando inizio alla stesura del codice di leggi civili e penali noto come la Carta de Logu, che verrà portato a termine dalla sorella Eleonora d'Arborea.

Ugone III d'Arborea

Nel 1376, alla sua morte, gli succede sul trono il figlio Ugone, della casata Cappai de Bas Serra, nato dal padre Mariano IV e dalla madre, la nobile catalana Timbora di Rocabertí, che viene intronizzato dalla Corona de Logu e sale al trono con il nome di Ugone III d'Arborea. Egli succede al padre, quasi quarantenne e vedovo, in qualità di Giudice di Arborea e Conte del Goceano, e regna fino al 1383. Viene ricordato come un sovrano crudele, ma, in ogni caso, Sa leggere e scrivere, conosce le comuni lingue straniere ed il complicato linguaggio diplomatico. E pproprio sul piano diplomatico, ottiene il suo più grande risultato, facendo sposare, prima del 1376, la sorella Eleonora con Brancaleone Doria, che è l'erede delle terre logudoresi della famiglia Doria. Nel 1363, aveva sposato la figlia di Giovanni III di Viterbo, della famiglia dei Da Vico, che gli da un'unica figlia, che viene chiamata Benedetta. Tenta di far sposare la figlia Benedetta con il figlio appena nato di Carlo I d'Angiò, nell'ambito di un'alleanza anti aragonese, e di questo tentivo di accordo si ha testimonianza in un memoriale d'ambasciata, redatto in latino, dal notaio Raimondo Mauranni. Ugone III già si era distinto a fianco del padre nelle lotte contro gli Aragonesi, ed aveva pertecipato all'ultima campagna militare di suo padre contro Pietro De Luna, comandando una delle battaglie che avevano portato alla sconfitta, in un agguato ad Oristano, nel 1365, del generale catalano. Divenuto Giudice, Ugone prosegue la guerra contro di essi, tanto da riuscire a conservare al giudicato tutti i territori aragonesi annessi, forse, anche, scendendo, a volte, a patti col nemico, al quale consente i rifornimenti via mare ad Alghero ed al Castello di Cagliari. La sua linea politica è autoritaria, e si avvale, per il controllo del territorio, di mercenari tedeschi, provenzali e borgognoni. Tenta, comunque, di proseguire nella riorganizzazione dell'amministrazione del Giudicato, ma si scontra contro i nobili ed i feudatari locali, tra cui Giovanni de Ligia ed il figlio Valore, che vedono messi in discussione i privilegi da loro ottenuti dagli Aragonesi. Per questo, viene accusato di crudeltà e tirannia e, da una cronaca francese, anche di rozzezza ed ignoranza. Quasi sicuramente si inimica i maggiorenti che lo attorniano, e che, tramando nell'ombra, approfittando della sua malattia, riescono a convincere il popolo alla ribellione, che può avere avuto diverse motivazioni. Come ragioni interne, si può vedere il malcontento della nobiltà, dei proprietari e dei mercanti, derivanti dal suo atteggiamento autoritario, e per l'aumento della tassazione, necessaria per mantenere i mercenari che Ugone aveva assoldati. E, come ragioni esterne, vanno visti gli interessi degli Aragonesi e degli altri nemici di Arborea. Il 3 marzo 1383, si verifica un'insurrezione popolare istigata dagli Aragonesi, adducendo come motivazione un presunto tradimento del bannus consensus, ed Ugone e sua figlia Benedetta, la futura pretendente al trono, vengono assassinati ad Oristano, in modo legittimo secondo il diritto giudicale. I ribelli proclamano l'abolizione del regime giudicale e decidono l'istituzione di una republica. Ma la Corona de Logu decide di intronizzare il nipote minorenne di Ugone III, Federico, figlio della sorella Eleonora, la quale assume la reggenza e riesce a riappacificare i ribelli, e reinsedia il sistema di governo giudicale.

Eleonora d'Arborea, ultimo baluardo contro l'occupazione aragonese

Eleonora d'ArboreaLa grande Eleonora d'Arborea è stato uno dei principali personaggi della storia della Sardegna di cui si incontrano tracce non solo a Oristano ma in tutta l'isola. Non c'è, infatti, alcuna località della Saredgna nella quale non si trovi una strada o una piazza a lei dedicata, o non si trovi una sua statua commemorativa. La sua fama oltrepasserà i confini dell'Isola, ed Eleonora diventerà per il popolo sardo il principale simbolo di indipendenza e di libertà. Nasce probabilmente in Catalogna, a Molins de rei, nel 1340 da Mariano IV, della casata Cappai de Bas Serra, e dalla nobile catalana Timbora di Rocabertí. Sorella di Ugone III d'Arborea e di Beatrice, vive i primi anni della giovinezza ad Oristano, in un periodo di continue ribellioni all'occupazione aragonese, e cresce quindi con forte propensione alle armi. Le nozze tra Eleonora d'Arborea e Brancaleone DoriaEleonora sposa, prima del 1376, il quarantenne Brancaleone Doria, del celebre casato genovese. Egli è figlio illegittimo, poi legittimato, nato nel 1337 da una relazione del grande Brancaleone padre, figlio di Barnabò Doria e di Eleonora Fieschi, con una concubina, certa Giacomina, di casato sconosciuto. Il suo matrimonio rientra nel più generale disegno di un'alleanza, tra gli Arborea ed i Doria, che già controllano vasti territori della Sardegna, garantendo la pace con la Repubblica di Genova contro il dominio degli Aragona. Brancaleone Doria, il 16 marzo 1357, S'era fatto, infatti, vassallo ed alleato del re d'Aragona, per legittimare il possesso dei beni paterni. Ed il matrimonio con Eleonora d'Arborea è più di convenienza personale che politica, perché resta fedele alla Corona aragonese. Cambierà parere durante la dura prigionia. Dopo le nozze, Eleonora si trasferisce ad abitare a Castelgenovese, l'attuale Castelsardo, dove nascono i due figli, Federico e Mariano, che saranno gli eredi della casata dei Doria Bas; oltre ad altri due figli, Giannettino Doria e Nicolò Doria. Grazie a un accordo stipulato nel 1382 con la Repubblica di Genova, del quale parleremo più avanti, Eleonora pone delle basi per inserirsi con rango paritario nei giochi della politica europea. Quando, però, suo fratello, il Giudice Ugone III di Arborea, si ammala, e si profila il problema della sua successione, Eleonora scrive al re d'Aragona, perché sostenga le ragioni di suo figlio Federico, piuttosto che quelle dell'altro pretendente al trono, il visconte di Narbona, vedovo di sua sorella Beatrice, morta nel 1377.

Dopo che, nel 1383, Ugone viene assassinato nel suo palazzo di Oristano, Eleonora viene richiamata da Genova, dove risiede dal 1382, e dove si era trasferita dopo aver vissuto sei anni a Castel Genovese. Scrive al re Piero IV d'Aragona una relazione sulle condizioni della Sardegna, ed invia suo marito Brancaleone in Catalogna, per ricevere il titolo onorifico di Conte di Monteleone e barone della Marmilla inferiore, e per trattare direttamente con lui. Inoltre, scrive alla regina, chiedendole di intercedere presso il re a favore del figlio, al fine di far terminare il disordine che regna nell'isola. L'intenzione di Eleonora è di portare nelle mani del figlio Federico, quei due terzi della Sardegna che, prima Mariano IV, e successivamente Ugone III, avevano occupato. Ma questo disegno contrasta con gli interessi del re d'Aragona, che non ritiene conveniente avere una famiglia così potente nel suo Regno. Soprattutto considerando che, non essendoci erede diretti di Ugone, tutti i suoi possedimenti avrebbero potuto venire incamerati dal fisco. Ma Eleonora non si perde d'animo, e conferma la sua politica di guerra. Fa rientro ad Oristano, dove punisce duramente i congiurati. La Corona de Logu decide di intronizzare il nipote minorenne di Ugone III, Federico, ed Eleonora assume la reggenza proclamandosi Judikessa de Factu di Arborea, secondo il diritto giudicale, che prevede che le donne possano accedere sul trono al posto del loro padre o del loro fratello. Il diritto giudicale prevede, infatti, una prassi elettiva da parte della Corona de Logu, che è tutto l'opposto dell'infeudazione regia, e discorda completamente, quindi, dalla linea politica aragonese. Gli Arborea si rifanno, quindi, alla loro antica autonomia, ed all'esercizio della piena sovranità nei propri territori.

Brancaleone, che si trova in Catalogna, viene qui trattenuto, con il pretesto di farlo rientrare in Sardegna non appena sia stata allestita una apposita flotta. Ma verrà, poi, appena si diffonderà la notizia dell'elezione del figlio Federico, fatto arrestare da Pietro IV, inviato a Cagliari e rinchiuso nella Torre di San Pancrazio, poi in quella dell'Elefante, e diventerà un vero e proprio ostaggio, uno strumento di pressione contro la Giudicessa ribelle. Invece di pianificare un'offensiva contro l'antiico alleato, di cui è prigioniero suo marito, Eleonora si dedica a rafforzare la propria autorità nel Giudicato, non con la forza, ma con una ferma politica di resistenza alla Corona d'Aragona. La sua linea politica si riallaccia direttamente all'esperienza del padre, Mariano IV, abbandonando definitivamente la politica autoritaria del fratello Ugone III. Eleonora dimostra. con la sua reggenza, di voler uscire dal periodo medioevale, puntando sulla liberazione dei servi, e di voler adibire alla propria lotta di tipo nazionale, oltre alle truppe mercenarie, anche quelle costituite dai suoi concittadini. Nella sua reggenza, a nome prima del figlio Federico, e poi del secondo figlio Mariano, Eleonora riesce a garantire la difesa della sovranità e dei confini territoriali del giudicato, ed attua, inoltre, una vasta opera di riordino e di sistemazione definitiva degli ordinamenti e degli istituti giuridici locali, completando e promulgando, nel 1387, la Carta de Logu la cui stesura era stata, inizialmente, dovuta a suo padre. Dopo essere riuscita a completare il progetto del padre di riunire quasi tutta l'isola, tenendo sotto scacco, e ricacciando ai margini dell'Isola, le truppe aragonesi, vede crollare il suo progetto in seguito a una imprevedibile incognita della sorte: la peste, che consegnerà, senza combattere, la Sardegna agli Aragonesi. Il notevole significato che viene attribuito alla figura di Eleonora, è principalmente legato alla durata del suo Giudicato, l'ultimo che verrà ceduto a un dominio esterno all'isola. Eleonora si dimostra, infatti, l'ultima reggente di uno stato sardo autoctono indipendente.

Il governo della Giudicessa Eleonora a nome del figlio Federico, ancora minorenne

Federico, nasce a Castel Genovese, l'odierna Castelsardo, nel 1377 da Eleonora, della casata Cappai de Bas Serra, e da Brancaleone Doria, un nobiluomo appartenente alla celebre dinastia di origine genovese. Morto il padre nella grande pestilenza del 1376 ed uccisi dagli Aragonesi, nel 1383, il fratello Ugone III con l'unica figlia Benedetta, Eleonora assume la podestà del giudicato in nome del figlio Federico di Arborea, della dinastia Doria Bas, che, a solo sei anni, viene intronizzato dalla Corona de Logu del Giudicato, in quanto parente maschio più prossimo del Giudice defunto. Egli regna, formalmente dal 1376 al 1387, prima sotto la reggenza e poi sotto un Giudicato di fatto della madre Eleonora, Judikessa de Factu. La madre Eleonora deve immediatamente impegnarsi per assicurare il Regno al figlio, e sconfiggere i ribelli, che avevano proclamato l'abolizione del regime giudicale e deciso l'istituzione di una republica. Eleonora, puniti duramente gli assassini del fratello, riesce a riappacificare i ribelli, e reinsedia il sistema di governo giudicale. Da documenti pervenutici, sappiamo che nel 1382 Eleonora stipula un patto, in base al quale elargisce un prestito di 4000 fiorini d'oro a Nicolò Guarco, doge della Repubblica di Genova, e che questi da parte sua S'impegna a restituire la somma entro il termine di dieci anni, impegnandosi, in caso contrario, a pagare il doppio. Il patto prevede, tra l'altro, anche la promessa di far sposare il figlio Federico, una volta arrivato alla pubertà, con Bianchina, figlia del doge, con la condizione che, nel caso che tale matrimonio non si fosse potuto celebrare a causa della morte di uno dei due o per un qualsasi altro caso fortuito, il patto verrebbe considerato nullo. Un simile prestito, a una potente famiglia di Genova, e la clausola del matrimonio compresa nel contratto, evidenziano il disegno dinastico di Eleonora, la quale mantiene alto il prestigio della sua casata, e riconosce l'importanza degli interessi di Genova. Federico, però, muore a undici anni, prima di raggiungere la pubertà, e l'accordo non ha, quindi, effetto. A San Gavino Monreale, viene consacrata nel 1387, al tempo della reggenza da parte di Eleonora d'Arborea, la Chiesa palatina di San Gavino Martire, costruita in forme gotiche nel 1347, data incisa su un conciò dell'abside, probabilmente da Pietro III d'Arborea. All'interno, la volta a crociera è quadripartita da costoloni, impostati su quattro peducci pensili nei quali si vedono scolpite, in altorilievo, le effigi nelle quali sono stati identificati i giudici Mariano IV con corona, scettro e stemma statale, Ugone III con la figlia Benedetta, Eleonora, e suo marito Brancaleone Doria, i quali fanno del monumento un vero e proprio pantheon degli Arborea.

San Gavino Monreale-Chiesa di San Gavino Martire San Gavino Monreale-Chiesa di San Gavino Martire: interno San Gavino Monreale-Chiesa di San Gavino Martire: effige di Mariano IV San Gavino Monreale-Chiesa di San Gavino Martire: effige di Eleonora d'Arborea

All'atto della nomine a Giudice del figlio Federico, il padre Brancaleone Doria è stato inviato dalla moglie in Catalogna, dove viene trattenuto, e subito dopo fatto arrestare da re Pietro il Cerimonioso, per farne una evidente pedina di ricatto e di scambio nei confronti del rivale Giudicato di Arborea. Brancaleone viene imprigionato, con l'evidente scopo di convincere Arborea alla restituzione dei territori ex aragonesi occupati. Viene peranni detenuto a Cagliari, nel carcere di San Pancrazio, dove nel 1387 gli giunge la notizia della morte del figlio Federico.

Il governo di Eleonora a nome del secondo figlio Mariano, mentre inizia il Regno di Giovanni I d'Aragona

Nel 1387 muore Federico d'Arborea e gli succede il fratello minore Mariano, nato nel 1378 a Castel Genovese, l'odierna Castelsardo, da Eleonora, della casata Cappai de Bas Serra, e da Brancaleone Doria, un nobiluomo appartenente alla celebre dinastia di origine genovese. Egli, a solo nove anni, viene intronizzato dalla Corona de Logu del giudicato con il nome di Mariano V d'Arborea, della dinastia Doria Bas, e regna formalmente dal 1387 al 1392, sotto la reggenza della madre Eleonora, Judikessa de Factu, e successivamente regna autonomamante dal 1392 al 1407. Eleonora, rimasta Giudicessa, si dedica principalmente a continuava la lotta contro la Corona d'Aragona per tentare di salvare il marito dalla prigionia.

Giovanni I d'AragonaNel 1387 muore, anche, Pietro IV il Cerimonioso, ed a lui succede il figlio Giovanni I d'Aragona, detto il Cacciatore, o anche il Galantuomo, che regna fino al 1396, dopo aver subito un mortale incidente di caccia. Il 24 gennaio 1388, Giovanni I firma la seconda pace di Sanluri, con la quale viene riconosciuto Mariano V come sovrano, ma Arborea deve rientrare nei confini del 1355, vengono restituiti alla Corona Città, ville e luoghi occupati dai precedenti giudici d'Arborea, in cambio della libertà di Brancaleone Doria, al quale vengono, comunque, confermati tutti i suoi possedimenti Sardi. Arborea rientra nei confini naturali, ma la libertà a Brancaleone Doria non viene concessa. Si tratta di una notevole sconfitta politica e diplomatica, che Eleonora subisce per ottenere la liberazione del marito. Brancaleone viene liberato due anni dopo, l'1 gennaio 1390, ed è lui l'artefice della vendetta futura, non Eleonora, che con il ritorno del marito si dedica alla conclusione della Carta de Logu.

Eleonora d'Arborea promulga, nel 1392, la Carta de Logu

Eleonora promulga la Carta de LoguOltre che grande condottrice, Eleonora d'Arborea è anche un'abile legislatrice, e ritocca, nel 1392, perfezionandolo sotto la guida di un importante funzionario giudicale della famiglia, il giurista sardo Filippo Mameli, appartenente all'ordine ecclesiastico ed esperto di diritto canonico e civile, il codice di leggi civili e penali noto come la Carta de Logu. La «Carta de Logu» di Eleonora d'Arborea. Nella Carta, che sintetizza la concezione statale che i sardi si erano tramandati sin dall'epoca della civiltà nuragica, vi è l'apertura alla modernità, attraverso alcune norme, e giuridicamente contiene elementi della tradizione romana, di quella bizantina, soprattutto di quella giudicale, ed anche alcuni elementi della stessa cultura catalana. La «Carta de Logu» di Eleonora d'ArboreaStilata in lingua sarda Logudorese, la Carta è divisa in 198 capitoli che riguardano: il diritto penale, cioè i reati e le pene relative; l'ordinamento amministrativo dei Giudicati e dei villaggi i più importanti diritti ed obblighi civili delle popolazioni. Di essa è stato riconosciuto il grande valore, al punto da venire estesa, durante il dominio aragonese, spagnolo e piemontese a quasi tutta la Sardegna, e da rimanere in vigore fino al 16 aprile 1827, ormai alle soglie del Risorgimento, quando viene sostituita dal Codice di Carlo Felice.

Brancaleone Doria procede a riprendere il controllo di quasi tutta l'isola

Brancaleone Doria, che fino all'incarcerazione aveva mantenuto un atteggiamento di relativa compiacenza verso la Corona d'Aragona, si mette al comando dell'esercito di Eleonora. Già nel 1391, Brancaleone, che l'odio ha ormai reso intrattabile, ricusa il trattato con gli Aragonesi, ed il malcontento della popolazione per il loro governo gli permette di riunire un esercito di oltre 10.000 uomini. Il 10 aprile 1391 ricusa la seconda pace di Sanluri, del 1388, e, alla testa del suo esercito, accompagnato dal figlio tredicenne Mariano, il 16 agosto occupa Sassari, e, successivamente, il Castello di Osilo. Sempre con il figlio al fianco, invade i territori aragonesi della costa nord orientale, ed in settembre conquista il Castello della Fava, di Galtellì, di Bonvehì e di Pedreso. Ben presto occupa tutti i territori della Sardegna settentrionale che erano in mano aragonese, con esclusione di Alghero e Longosardo, dove sorgerà Santa Teresa di Gallura, dei castelli di Quirra e Acquafreadda e delle zone circostanti. A settembre si dirige verso sud e il 3 di ottobre con il suo esercito entra a Villa di Chiesa e occupa tutto l'lglesiente. In una lettera scritta a Sanluri, il 3 febbraio 1392, Brancaleone annuncia di aver ripreso tutti i territori posseduti nel 1388. In meno di sei mesi, si è impossessato anche dei territori meridionali, ed il Regno di Sardegna e Corsica si è nuovamente ridotto alle sole Città di solo Castel di Castro, Alghero e Longonsardo. Tutto il resto è nuovamente Sardegna arborense.

il Regno di Mariano V d'Arborea e Martino I d'Aragona

Mariano ha quattordici anni quando, nel 1392, sua madre promulga la Carta de Logu, che lo dichiarava maggiorenne. E quindi, grazie alla modifica della legge sull'età minima per regnare portata a quattordici anni, nello stesso anno Mariano acquisisce la pienezza dei poteri nel Giudicato, con il nome di Mariano V d'Arborea. Quale primo atto del suo governo, egli conferma i patti stipulati con l'Aragona, ma il potere in realtà rimane quasi sempre nelle mani della madre Eleonora e del padre Brancaleone. Sotto il suo governo, passano dieci anni di pace apparente, durante i quali Brancaleone governa indirettamente l'Arborea.

Martino I d'AragonaNel 1396 muore Giovanni I d'Aragona e gli succede il fratello Martino I d'Aragona, duca di Montblanc, detto l'Umano o l'Ecclesiastico, noto anche come Martino il Vecchio, che regna fino alla morte nel 1410. Nel 1403 o 1404, muore Eleonora d'Arborea, come il padre Mariano IV anch'essa a causa della peste. Brancaleone Doria, intanto, ha ripreso la guerra contro gli Aragonesi occupando nel 1406 anche il Castello di Quirra. E, nel 1407, per motivi sconosciuti ma, forse, anch'egli a causa della peste, muore anche il figlio Mariano V, senza lasciare eredi diretti. Nel 1407, mentre assedia Castel di Castro, a Brancaleone Doria arriva la notizia della morte di Mariano V, che lo costringe alla rinuncia all'assedio, ed al ritiro a Castelgenovese, probabilmente a causa di conflitti di successione. Ne deriva una crisi di successione tra diversi pretendenti al trono, che si risolve nel 1408, quando la Corona de Logu intronizza Guglielmo III di Narbona, nipote di sua zia Beatrice, sorella di Eleonora.

La reggenza di Leonardo Cubello a nome di Gugliemo III di Narbona

Dopo la morte di Mariano V d'Arborea, il Regno viene rivendicato da diversi pretendenti, tra i quali il francese Guglielmo III di Narbona, nipote da parte di padre di Beatrice, terzogenita di Mariano IV d'Arborea. Beatrice, infatti, aveva sposato, nel 1363, il francese Amerigo VI, visconte di Narbona, ed era stata la madre di Guglielmo II e nonna defunta dell'attuale Guglielmo III. La Corona de Logu, dopo aver esaminato la posizione successoria dei vari aspiranti al titolo, considerando infondate le rivendicazioni di Bracaleone Doria, riconosce nel 1408 la legittimità dei diritti di Guglielmo III di Narbona, al quale offre la sovranità del Giudicato d'Arborea. Brancaleone, che non può assumere la Corona giudicale, si ritira, sdegnato, a Castelgenovese, o forse, secondo un'altra versione, a Monteleone Rocca Doria. In ogni caso, verrà catturato e ucciso dagli Aragonesi, prima della Battaglia di Sanluri, nei primi mesi del 1409. All'atto della sua nomina, Guglielmo si trova nel suo Viscontado, nel sud della Francia, e, poiche sono prevedibili tempi lunghi per il suo arrivo in Sardegna, viene designato alla reggenza Leonardo Cubello, podestà di Oristano, appartenente a un ramo cadetto della famiglia. Egli è figlio di Salvatore di Bas, nipote di Ugone II di Bas, e di Costanza Cubello, di una importante famiglia locale, e, nonostante la diretta discendenza dalla casata dei Bas, figura sempre nei documenti con il cognome materno dei Cubello, che trasmetterà poi anche ai figli.

Lo scontro tra Martino il Giovane d'Aragona e Guglielmo III di Narbona, detto anche Guglielmo II d'Arborea

L'infante Martino il GiovaneIl 6 ottobre 1408, mentre in Oristano proseguono le dispute tra gli aspiranti successori al trono, il figlio di Martino il Vecchio, Martino il Giovane, re di Sicilia ed erede della corona d'Aragona, arriva in Sardegna e sbarca a Cagliari con un forte esercito al comando di Pietro Torelles, deciso a ristabilire la piena sovranità sull'isola, per vie pacifiche, se possibile, o altrimenti con la forza. Egli manda un'ambasciata a Leonardo Cubello, invitandolo a convocare i maggiorenti del giudicato ad una riunione, da tenersi in Oristano il 26 ottobre, che, però, non si tiene. Poi, nel dicembre 1408, il Cubello comunica al re che il visconte di Narbona è sbarcato in Sardegna, e che, pertanto, non gli sembra corretto proseguire personalmente le trattative. Leonardo Cubello lascia, quindi, la reggenza a favore del visconte di Narbona.

Guglielmo III di NarbonaL'8 dicembre 1408 giunge nell'isola anche Guglielmo III di Narbona, che viene incoronato con il nome di Guglielmo II d'Arborea ad Oristano il 13 gennaio 1409, cui aggiunge i titoli di Conte del Goceano e visconte de Bas, che si prepara allo scontro essendo falliti tutti i tentativi diplomatici. Sbarca nel porto di Frixiano, presso Castelsardo, al comando di un esercito composto da oltre 18.000 uomini, e si trasferisce a Sanluri, unica fortezza tra Cagliari ed Oristano in grado di sbarrare il passo al nemico. Dopo svariati tentativi tra Martino il Giovane e Guglielmo II d'Arborea di trovare un accordo diplomatico, non riuscendo a trovare un compromesso, la guerra diviene inevitabile. Guglielmo II riprende il conflitto contro gli Aragona, ma è uno straniero, e non riesce, quindi, a sostituire nell'immaginario collettivo dei sardi i suoi predecessori, che avevano incarnato lo scontro contro gli Aragona, tanto che quando ordina alla popolazione del villaggio il restauro delle mura della fortezza e lo svuotamento del fossato, gente del posto, dopo essersi riunita in assemblea, decide di non fare alcun lavoro gratuitamente, dato che la corte d'Arborea può farlo a proprie spese. I primi scontri avvengono in mare, quando, il primo giugno 1409, nel golfo dell'Asinara, la flotta catalano aragonese distrugge sei galere genovesi mandate in aiuto agli Arborensi.orrelles ad assediare Villa di Chiesa, oggi Iglesias, che si era ribellata ai Catalani, mentre Berengario Carroz parte alla conquista dell'Ogliastra. Il 26 giugno re Martino, dopo aver affidato ai suoi consiglieri l'amministrazione del Castello di Cagliari, in modo da conservare il controllo del porto ed in caso di sconfitta avere libera la via della fuga, a capo di un esercito composto da ottomila fanti e tremila cavalieri siciliani, aragonesi, valenzani e balearini, parte da Cagliari diretto a Sanluri. Concentra le truppe presso la foce del Flumini Mannu, poi, costeggiando il corso d'acqua, risale per Villasor, Serramanna e Samassi, fino a Sanluri, dove arriva la sera del 29. All'alba di domenica 30 giugno l'esercito aragonese lascia l'accampamento e si porta nei pressi di Sanluri. L'avanguardia è guidata da Pietro torrelles e precede il grosso dell'esercito con a capo re Martino. Improvvisamente viene affrontato dall'esercito giudicale comandato da Guglielmo II, composto da 17 mila fanti arborensi, duemila cavalieri Francesi e mille balestrieri Genovesi.

La battaglia di SanluriLa battaglia di SanluriI due eserciti si scontrano nella battaglia di Sanluri, vicino a una collina a oriente da Sanluri, ancora oggi chiamata «su bruncu de Sa battalla». Le forze aragonesi, meglio armate ed organizzate, riescono a dividere in due tronconi l'esercito sardo, il più numeroso dei quali, composto da oltre 7.000 uomini, nel disperato tentativo di opporre un'ultima resistenza, venne accerchiato edannientato in un luogo che ancora oggi è chiamato «s'occidroxiu», ossia il macello. L'altro troncone si divide ancora in due parti, la più numerosa, con a capo Guglielmo II, raggiunge il Castello di Monreale riuscendo a mettersi in salvo; mentre gli altri si rifugiano nel borgo fortificato di Sanluri, che però viene espugnato e raso al suolo dalla fanteria catalana. All'interno di Sanluri vengono trucidati senza pietà più di mille uomini. Dopo la battaglia di Sanluri, prosegue l'avanzata delle truppe aragonesi. Il 4 luglio si arrende loro Villa di Chiesa, nelle mani di Giovanni de Sena. È un vero disastro per i Sardi. Un imprevisto fa, però, fermare gli Aragonesi, dopo aver conquistato Iglesias: la morte di malaria di Martino il Giovane. Martino il Giovane è, infatti, rientrato a Cagliari, dove, però, non sopravvive a lungo. La bella di SanluriLa sua morte è, leggendariamente, legata alla Bella di Sanluri, una schiava San lurese di rara bellezza, che a detta degli autori del tempo con il suo troppo amore avrebbe fatto sì che Martino, già debilitato dalle febbri malariche, esali l'ultimo respiro il 25 luglio 1409. Francesco Cesare Casula scrive: «Nell'euforia della vittoria, nel palazzo regio della capitale, Martino il Giovane S'intrattenne con una bella prigioniera San lurese di cui non si conosce il nome, indebolendosi a tal punto da non opporre, poi, alcuna resistenza alle perniciose febbri malariche della terzana maligna che avevano preso a scuoterlo di li a poco. Morì nel giro di dieci giorni, il 25 luglio, e fu seppellito nel transetto sinistro del duomo di Cagliari.» La battaglia di Sanluri non conclude, comunque, lo scontro tra aragonesi ed Arborea, che prosegue altri 10 anni, ma con essa inizia il definitivo tramonto del Giudicato d'Arborea.

La seconda reggenza di Leonardo Cubello

Dopo la sconfitta nella battaglia di Sanluri, Guglielmo II, salvatosi con la fuga, raggiunge Oristano e di qui parte per la Provenza, lasciando la reggenza a Leonardo Cubello. Ma la situazione è cambiata, e si sa che Pietro torrelles, già luogotenente di Martino il Giovane, sta facendo rapidi preparativi per marciare su Oristano e costringerla alla resa. Ed il 4 luglio, vi è la presa, da parte del comandante filo aragonese Giovanni di Sena, dell'importante Città di Villa di Chiesa. Nell'agosto 1409 gli Aragonesi tentano di attaccare Oristano, ed avviene un altro scontro armato, conosciuto come la segunda battalla, vicino ad Oristano. Partito da Sanluri per la definitiva conquista della valle del Tirso e di Oristano, l'esercito catalano aragonese, guidato il 17 agosto dai Montcada, ed il 18 da Pietro torrelles, viene contrastato e respinto dalle forze sarde con a capo Leonardo Cubello, nella piana tra Sant'Anna, Fenosu e Santa Giusta, e lascia sul campo più 6.500 morti. Ma inspiegabilmente, Pietro Cubello, non sfrutta appieno il vantaggio militarmente acquisito, e si ritira in Oristano. Intanto affluiscono ingenti rinforzi dalla Spagna, e, riorganizzatisi, gli iberici riprendono le ostilità. Passati sette mesi, Pietro torrelles riesca a prendere il Castello di Monreale a San Gavino, il Castello di Marmilla a Las Plassas, il Castello di Gioiosa Guardia a Villamassargia. Il 25 marzo 1410, riparte dalla fortezza di Sanluri, per evitare le paludi Oristano sale verso Bosa, seconda Città del giudicato e suo porto commerciale, conquista il Castello di Bosa e da l'assalto a Oristano, retta da Leonardo Cubello. A questo punto della guerra, per motivi sconosciuti, Pietro Cubello, invece di difendere Oristano, il 29 marzo 1410, si arrende senza tentare la minima resistenza. Molti storici pensano ad una sua collusione con il nemico, anche perché di lì a poco, riceve in feudo il marchesato di Oristano. Leonardo Cubello firma, quindi, a San Martino fuori le mura, la resa della Città e di tutta l'Arborea storica, che viene incamerata nel Regnum Sardiniae et Corsicae. Con la pace di San Martino tra gli Aragonesi e il Judike de Factu Leonardo Cubello, il Giudicato d'Arborea viene trasformato nel marchesato di Oristano, e conserva solo il controllo di alcune terre, comprendenti Oristano e i Campidani di Cabras, Milis e Simaxis, che gli Aragonesi gli assegnano in feudo. Leonardo Cubello riceve il titolo di primo Marchese di Oristano, ma viene relegato al ruolo di semplice vassallo della Corona d'Aragona. Il marchesato di Oristano viene costituito nel 1410 e durerà fino al 1478, in seguito alla morte di Mariano V, secondogenito di Eleonora, quando il Giudicato di Arborea, nonostante le recriminazioni di Guglielmo III di Narbona, viene assoggettato definitivamente alla Corona d'Aragona, ad eccezione di un esiguo territorio intorno ad Oristano. Ma il Regno di Arborea, pur avendo perso la sua capitale e i territori storici, è ancora vivo e controlla tutta la Sardegna nord orientale. Restano giudicali i territori arborensi dell'ex Giudicato di Torres, due curatorie del Giudicato di Gallura e le Barbagie di Belvì, d'Ollolai e del Mandrolisai, e la capitale viene spostata a Sassari.

Con la morte di Martino il Giovane, ultimo infante del casato, e la successsiva morte, il 31 maggio 1410, di Martino il Vecchio, si estingue la dinastia che ha governato per quasi Cinquecentoanni la grande confederazione delle Province d'Aragona e Catalogna.

Dall'occupazione catalano aragonese alla dominazione castigliana

Nel 1410, alla morte di Martino I d'Aragona, inizia un difficile periodo di interregno, che termina, dopo due anni, con il Compromesso di Caspe, quando il 28 giugno 1412, in questa cittadina vicino a Saragozza, viene eletto nuovo re d'Aragona.

Il compromesso di Caspe assegna il governo a Ferdinando I detto il Giusto

Ferdinando I d'Aragona Nuovo re d'Aragona diviene il castigliano Ferdinando di Trastámara, detto Ferdinando d'Antequera, figlio primogenito di Giovanni I di Trastamara, re di Castiglia, e di Eleonora d'Aragona, figlia di Pietro IV il Cerimonioso. Egli prende il nome di Ferdinando I d'Aragona, detto il Giusto, e regna fino alla morte nel 1416. Dopo la sconfitta nella battaglia di Sanluri, Guglielmo II, salvatosi con la fuga, raggiunge Oristano e di qui parte per la Provenza, ritornando in Francia per cercare aiuto, e lasciando il governo delle terre sarde al cugino Leonardo Cubello, che si dimostra molto abile nel difendere Oristano.

Lo scontro di Ferdinando I d'Aragona con Leonardo Cubello e successivamente con Guglielmo II d'Arborea

La battaglia di Sanluri non conclude, comunque, lo scontro tra aragonesi ed Arborea, che prosegue altri dieci anni, ma con essa inizia il definitivo tramonto del Giudicato d'Arborea. Il 17 agosto 1409 avviene un altro scontro armato, conosciuto come la segunda battalla, presso la località paludosa di Sant'Anna vicino ad Oristano. Partito da Sanluri per la definitiva conquista della valle del Tirso e di Oristano, l'esercito catalano aragonese guidato da Pietro torrelles, viene contrastato e respinto dalle forze sarde con a capo Leonardo Cubello. Il 25 marzo 1410, ricevuti nuovi rinforzi, Pietro torrelles riparte dalla fortezza di Sanluri e sale verso Bosa, conquista il Castello di Bosa e da l'assalto a Oristano, che si arrende al nemico senza tentare la minima resistenza.

Con la pace di San Martino tra gli Aragonesi e Leonardo Cubello, nel 1410 il Giudicato d'Arborea viene trasformato nel marchesato di Oristano e Leonardo Cubello riceve il titolo di primo Marchese di Oristano, ma viene relegato al ruolo di semplice vassallo della Corona d'Aragona. Tradito da Leonardo Cubello, verso la fine della primavera del 1410, Guglielmo II d'Arborea rientra in Sardegna proveniente dalla Francia, dove si era recato dopo la battaglia di Sanluri per cercare aiuti, riorganizza in parte i territori giudicali superstiti nel vano tentativo di riconquistare il suo Regno. In aprile, con l'aiuto dei Genovesi e del figlio naturale di Brancaleone Doria, Nicolò, tenta la rivincita. Stabilisce la capitale a Sassari, occupa il Castello di Longonsardo, ed arriva a minacciare direttamente Oristano. Si dirige, poi, ad Alghero, dove c'è Pietro torrelles, il quale muore però di malaria nel 1411. Tra il 5 ed il 6 maggio 1412, cerca di impadronirsi di Alghero al comando di un esercito composto da francesi e sassaresi, ma gli abitanti della Città, che sono catalani, li respingono. La Marmilla, che dopo il 1410 è governata direttamente da Cagliari, nel 1415 viene promessa da Ferdinando I de Antequera a Leonardo Cubello, per non essersi schierato coi ribelli Sardi. Gli viene ceduta nel marzo del 1416, assieme a Valenza, per la somma di 25.000 fiorini d'oro d'Aragona versati al fisco regio. Restano fuori dall'accordo Gesturi, Tuili e Villamar e alcuni castelli, infeudati a Gerardo de Doni durante la battaglia di Sanluri. Convinto di non poter raddrizzare la situazione, Guglielmo II tratta prima con Ferdinando I d'Antequera dei Trastamara, poi col figlio Alfonso il Magnanimo. L'accordo viene raggiunto il 17 agosto 1420, quando Guglielmo II, scoraggiato, disperando di riuscire a mantenere il suo dominio e non più interessato ai territori Sardi, anche perché fondamentalmente è uno straniero, pensa di lucrare sulla futura ed inevitabile sconfitta. Dopo lunghe trattative, egli pattuisce la cessione del Giudicato d'Arborea con le sue prerogative sovrane sul Giudicato, compresa la libertà dei Sardi, contro la somma di 100.000 fiorini d'oro, da pagare in diverse rate fino al 1458, a Ferdinando I d'Aragona, che, però, muore nel 1416 prima di arrivare a una conclusione.

Durante il governo di Alfonso V detto il Magnanimo, Guglielmo III di Narbona cede i suoi diritti sulla Sardegna

Alfonso V d'AragonaNel 1416, morto Ferdinando I, il titolo passa al figlio Alfonso di Trastámara, che sale al trono con il nome di Alfonso V d'Aragona, detto il Magnanimo, che regna fino alla morte nel 1458. Con Alfonso V, la Corona raggiunge la massima estensione territoriale, ed egli prende sul serio l'idea di unificare definitivamente tutti i territori del Regno di Sardegna e Corsica. Da tempo in Spagna si sta allestendo una grande flotta per invadere la Corsica, ed Alfonso V rompe unilateralmente la pace con Genova ed i vari trattati sottoscritti con la Repubblica marinara. Vuole, inoltre, portare prima a termine le trattative, già intavolate dal padre, per l'acquisto dei diritti sull'Arborea. Il 17 agosto 1420, ad Alghero, dopo più di cinque secoli, per 100.000 fiorini d'oro Guglielmo II d'Arborea cede la sua sovranità, e finisce per sempre il Giudicato d'Arborea e con esso i sogni di una Sardegna libera sotto una dinastia locale. E, solo allora, i re d'Aragona possono vantarsi di avere, in un solo momento, comprato quel Regno, che in centoanni di guerra, non erano mai riusciti a piegare. Ma, di lì a poco, la spedizione per la conquista della Corsica da parte degli Spagnoli andrà incontro ad un completo fallimento. Nel 1421, Alfonso V riunisce per la seconda volta il Parlamento Sardo, e, nella sede del Parlamento a Cagliari, conferma la Carta de Logu, che viene dichiarata legge vigente in tutta la Sardegna. La giurisdizione in cui è applicata viene estesa a tutta l'isola, escluse le sette Città di diritto regio. Alfonso V, che per diritto ereditario è anche re di Sicilia, conquista nel 1443 il Regno di Napoli, nella cui capitale stabilisce la propria corte, costituendo il Regno delle due Sicilie, che diviene il fulcro della Corona d'Aragona. Alfonso V muore nel 1458 di malaria, contratta durante una battuta di caccia in Puglia, oppure, secondo un'altra versione, muore a Napoli. Lascia il Regno di Napoli al suo figlio illegittimo Ferdinando, mentre tutti gli altri titoli della Corona d'Aragona, inclusa la Sardegna, inclusa la Sicilia che era tornata alla Corona, vanno al suo fratello minore Giovanni.

I Marchesi di Oristano

Leonardo Cubello, primo Marchese di Oristano e Conte del Goceano, morirà a Oristano nel 1427 lasciando la vedova Quirica Deiana, due figli, Antonio e Salvatore, che gli succederanno nel marchesato, l'uno dopo l'altro, ed una figlia, Benedetta, che sposerà il nobile aragonese Artaldo Alagon y Luna. A lui succederanno, il primo figlio, Antonio Cubello, che diviene Marchese di Oristano e Conte del Goceano dal 1427 al 1463; ed, alla sua morte, il secondo figlio, Salvatore Cubello, dal 1463 al 1470.

Il governo di Giovanni II d'Aragona e l'ultimo tentativo di indipendenza condotto da Leonardo de Alagon

Giovanni II d'AragonaAlla morte nel 1458 di Alfonso V gli succede il fratello Giovanni di Trastámara, che sale al trono come Giovanni II d'Aragona, detto il Senza Fede, o anche il Grande, che regna fino alla morte nel 1479. Nel frattempo, nel 1436 è nato, da don Artaldo Alagon y luna e da donna Benedetta Cubello, discendente dal Marchese di Oristano Leonardo Cubello, Leonardo De Alagon, quarto e ultimo Marchese di Oristano e Conte del Goceano in quanto discendente per parte di madre dai Cubello. Leonardo De AlagonEgli, già nel 1410, si era ribellato agli Aragonesi, ed, al comando di quattro navi, con Cassiano Doria, aveva espugnato Longone, che era difeso dagli Aragonesi. Nel 1470, alla morte del Marchese di Oristano e del Conte di Quirra che, da soli, possedevano oltre la metà dei feudi dell'Isola, scoppia una lotta per la successione a questi grandi patrimoni. Erede del Conte di Quirra viene designata una fanciulla, Violante, sotto la tutela del vicerè Nicolò Carroz, signore di Mandas e di Terranova, che aspira al possesso di quei territori, mentre Leonardo De Alagon viene designato, con atto testamentario, erede dei feudi e del titolo dello zio materno Salvatore Cubello, morto senza eredi diretti. Il vicerè Nicolò Carroz asserisce che il testamento non può aver alcun valore, in quanto il re aveva già deciso che, alla morte del Cubello, il marchesato di Oristano e la contea del Goceano sarebbero stati incorporati nella Corona d'Aragona. Ne deriva uno scontro aperto, poiche il vicerè è nemico giurato dell'Alagon, ed è deciso ad impedirne la successione al marchesato, per il quale egli stesso ha delle pretese. Leonardo De Alagon si ribella al vicerè Nicolò Carroz, si mette alla testa di un esercito di Oristanesi e riaccendendo lo spirito nazionalista mai completamente sopito ed il sogno di un'isola sotto l'egida arborense. A causa di queste tensioni fra opposte fazioni, ad Oristano scoppia una rivolta capeggiata da Leonardo De Alagon. Egli si mette alla testa di un esercito di Oristanesi, riaccendendo lo spirito nazionalista mai completamente sopito ed il sogno di un'isola sotto il completo controllo arborense.

La battaglia di UrasIl primo scontro avviene il 14 aprile 1470, nella battaglia di Uras, e vede l'esercito del vicerè, che si era apprestato ad occupare la Città di Oristano per sedare i disordini, sconfitto dai rivoltosi e costretto a rifugiarsi a Cagliari. L'esito di questa battaglia attira nell'esercito dell'Alagon numerosi volontari, e, nel 1474, si raggiunge la pace di Urgelles, una pace vantaggiosa per l'Alagon, al quale Giovanni II d'Aragona riconosce il diritto di successione sul trono di Arborea. Ma, successivamente, Nicola Carros insiste con Giovanni II sul pericolo che Leonardo De Alagon rappresenta, temendo che possa scatenare una rivoluzione generale su tutta l'isola. Infatti il malcontento verso gli Aragonesi aumenta tra gli Arborensi, che non hanno mai abbandonato il sogno di un'isola tutta gestita da una dinastia locale. Giovanni II d'Aragona accoglie le recriminazioni del Carroz, che lo convince a procedere contro Leonardo de Alagon con l'accusa di lesa maestà e fellonia, e nell'ottobre del 1477 emana una sentenza di morte per l'intera famiglia Alagon, con la confisca di tutti i beni che erano stati loro concessi. A quel punto, nel 1475, la rivolta si allarga ulteriormente, ed il conflitto si estende anche alle zone settentrionali, dove all'Alagon sono stati promessi aiuti da parte dei Genovesi e del Duca di Milano, che però non arrivano. Invece il Carroz ottiene truppe bene armate dalla Sicilia e da Napoli, dalla Spagna e dagli altri stati della Corona, mentre sull'isola una violenta epidemia di peste bubbonica devasta i villaggi e le Città. Al grido di «Arborea! Arborea!», insorgono contro gli Aragonesi le regioni della Barbagia, del Goceano, il Marghine, il Mandrolisai, i Campidani, e tutta l'isola viene scossa da violenti tumulti. La battaglia decisiva viene preceduta da sanguinosi scontri a Mores e ad Ardara.

Lo contro sfocia nella sanguinosa battaglia di Macomer, del 19 maggio 1478, che si svolge in località Campu Castigadu, meglio conosciuta oggi come Tossilo, nella quale i sardi ribelli vengono sconfitti dalle soverchianti forze aragonesi, formate da contingenti di spingarderos, e armate con potenti artiglierie giunte dalla Sicilia. Al termine del combattimento il vicerè Carroz occupa il Castello di Macomer, sul quale sventolava il vessillo degli Arborea, e dopo tre giorni lo distrugge. Il Castello di Xàtiva a ValenzaSul campo periscono dagli 8.000 ai 10.000 uomini, e, tra i molti, muore anche Artale de Alagon, figlio maggiore del Marchese. Leonardo, prima della disfatta, abbandona il campo di battaglia, e con i fratelli, i figli, ed il visconte di Sanluri, fugge a Bosa, da dove si imbarca su una nave con l'intento di raggiungere la Corsica, e successivamente Genova. In alto mare viene, però, tradito. Viene imprigionato e consegnato all'ammiraglio aragonese Giovanni Villamari, che lo conduce in catene nel Castello di Xàtiva, a Valenza, dove muore il 3 novembre 1494. Dopo la sconfitta del Marchese Leonardo de Alagon nella battaglia di Macomer, il marchesato d'Arborea e la contea del Goceano passano sotto il dominio aragonese e vengono incorporati nel patrimonio regio. È la fine dell'indipendenza della Sardegna.

Con Ferdinando II d'Aragona nasce il Regno di Spagna

Ferdinando II il CattolicoNel 1479 muore, intanto, re Giovanni II d'Aragona, al quale succede il figlio Ferdinando II d'Aragona, detto il Cattolico, sposato con Isabella, regina di Castiglia. Si ottiene, così, l'unione dei regni d'Aragona e di Castiglia. Dopo la sconfitta del Marchese Leonardo de Alagon nella battaglia di Macomer, nel 1481 il marchesato di Oristano e la contea del Goceano passano sotto il dominio aragonese, vengono incorporati nel patrimonio regio, e il suo governo viene affidato ad un funzionario regio. Finito il marchesato, non si estingue il titolo, che passa al re di Spagna e, poi, ai Savoia, che lo ereditano e lo conservano anche dopo l'unità d'italia avvenuta il 17 marzo 1861. È la fine dell'indipendenza della Sardegna.

L'influenza della dominazione catalano aragonese e poi castigliana sulla vita della Sardegna

Le conseguenze sull'isola della dominazione aragonese, retta prima da una dinastia aragonese e successivamente da quella catalana, sono assai gravi, sia per le condizioni di vita della popolazione, che per l'economia. gli Aragonesi arrivano, in breve, ad impossessarsi, sia fisicamente che giuridicamente, del territorio, che precedentemente apparteneva loro solo teoricamente. Dopo aver scacciato i residenti Sardi, cercano di imporre l'ibericità a tutti i costi. Vengono anche nominati prelati spagnoli, limitando la presenza degli Ordini religiosi italiani.

L'imposizione del regime feudale e la povertà della popolazione

Già dall'inizio della dominazione aragonese, la situazione peggiora nelle campagne, dove viene applicato il regime feudale anche nei territori che erano appartenuti all'Arborea, e quindi la Sardegna viene governata dagli Aragonesi tramite i feudatari, affidando piccoli feudi a quelli che avevano appoggiato Alfonso. Chi possiede sufficiente denaro, cosìcome chi possa contare su un parente influente a corte, non fatica molto ad ottenere un feudo. La corsa ai feudi da parte dei nobili, di ricchi commercianti, di alti funzionari, è inarrestabile e causa dissidi e gelosie. In breve, i feudi entrano nelle mani di un numero molto limitato di famiglie che, con opportune alleanze e matrimoni, aumentano i propri possedimenti. La Sardegna è preda di questi nuovi padroni che governano indisturbati nei loro feudi, lasciando la popolazione nella condizione di estrema povertà, sottoposta a vessazioni e soprusi di ogni genere. I feudatari, con il possesso dei loro feudi, controllano le popolazioni e l'economia, ed hanno l'obbligo di risiederci e di difendere il territorio in nome del re d'Aragona, e con successione ereditaria per linea maschile. Obbligo al quale, però, molti vengono meno, rientrando in patria ed affidando il feudo a loro procuratori. Gli abitanti dell'Isola conducono una vita assai grama, sottoposti alle prepotenze ed agli abusi dei signori locali, oppure dei loro procuratori, dato che i titolari sono rientrati in territorio iberico. Alcune Città sono governate direttamente dal rappresentante del re, e vengono chiamate Città regie: cagliari, Iglesias, Oristano, Bosa, Alghero, Sassari e Castellaragonese. Nel Castello di Cagliari, e successivamente anche a Sassari, vengono trasferite famiglie aragonesi, catalane e valenzane, con il diritto di eleggere un consiglio ed un a giunta in rappresentanza delle diverse classi sociali.

Le epidemie che aggravano la situazione

A partire dal 1347 un nuovo grave evento si verifica, che avrà gravissime conseguenze sulla storia della Sardegna. Tra la fine del quattordicesimo secolo e gli inizi del quindicesimo secolo, anche la Sardegna subisce i devastanti effetti della peste, la cosiddetta Gran Morte o Morte Nera, che imperversa soprattutto a partire tra il 1347 e il 1353, e porta morte e distruzione in tutta Europa, uccidendo almeno un terzo della popolazione del continente. L'epidemia si diffonde anche nell'isola, decimando le Città ed i villaggi, già fortemente provati dalle continue guerre tra Arborensi ed aragonesi. A questa pestilenza, altre ne seguiranno negli anni successivi, con conseguente riduzione della popolazione a causa delle numerose vittime, oltre a quelle che già provocano la malaria e le frequenti carestie.

Il governo dell'Isola

L'amministrazione della Sardegna viene affidata dai catalano aragonesi a un governatore generale, che ha la residenza ed il suo palazzo nella cittadella fortificata di Bonaria, e poi nel Castrum di Càlari. Nel 1355, il re Pietro IV concede la costituzione di un Parlamento, ed a Cagliari riunisce per la prima volta il Parlamento Sardo composto dai tre stamenti, o bracci, rappresentanti del clero, della nobiltà e delle Città regie. Dal 1412, la dinastia castigliana tende lentamente a trasformare lo stato in assoluto, scontrandosi con i Catalani, con le loro tradizioni di autonomie locali, e che costituiscono una nazione unita. Un tentativo di rivolta dei Catalani viene stroncato sul nascere. Dal 1418, la nuova dinastia castigliana impone che la carica di governatore passi ad un vicerè, che esercita il potere per conto ed in vece del sovrano, coadiuvato da una cancelleria il cui capo, chiamato reggente, assiste il vicerè nella amministrazione della giustizia. Nel 1421, il re Alfonso V riunisce per la seconda volta il Parlamento Sardo. La Carta de Logu viene dichiarata legge vigente in tutta la Sardegna, escluse le sette Città di diritto regio. I sovrani castigliani si circondano di feudatari, funzionari e militari a loro favorevoli. Si viene, così, ad avere una sempre maggiore influenza di questi nobili, che vanno a costituire una potente oligarchia con la quale ogni sovrano deve misurarsi. Inoltre, l'isola tende a spopolarsi a causa di anni di guerra, ed inoltre di alluvioni, pestilenze, e brigantaggio. Sono iniziate anche le incursioni dei pirati ottomani, provenienti dall'Impero turco ottomano, detto anche Sublime Stato Ottomano o semplicemente Sublime Porta, costituito dai territori balcanici, vicino orientali e nordafricani occupati dai turchi ottomani.

Il controllo delle attività economiche

Dagli Aragonesi viene imposto un controllo diretto su tutte le attività economiche dell'Isola. La corona aragonese avoca a se i diritti inerenti lo sfruttamento dei ricchi giacimenti minerari dell'Argentaria del Sigerro, al fine di evitare che per le ricchezze minerarie della zona si scatenano dispute tra i nobili aragonesi. Le miniere dell'Iglesiente dipendono, quindi, direttamente dal re, e ad Iglesias viene aperta una zecca dove confluisce tutta la produzione argentiera. Il livello dell'attività estrattiva, in un primo periodo, risulta essere notevolmente ridotto, soprattutto se paragonato con quello che si era avuto sotto la dominazione pisana. In un secondo periodo, però, a seguito della conquista totale dell'Isola, gli Aragonesi cercano di dare nuovo slanciò all'attività di estrazione dell'argento, alleggerendo i dazi, le tasse e i diritti della corona sui metalli. Tale politica però non riesce a riportare le miniere sarde al passato splendore. Le Saline dipendono anch'esse dal re, i cui appaltatori sfruttano pesantemente la popolazione locale. Tutto il commerciò del grano converge su Cagliari ed è controllato dalle famiglie majorchine e catalane degli Canyelles, Tomich, Aymerich.

L'aumento spopositato della tassazione

I tributi sono numerosi e gravosi. Il più importante è il Focatico o Feu, che viene pagato collettivamente ed è ripartito dalla comunità tra le singole famiglie. Vi è poi il Llaor, un tributo basato sul seminato e non sul raccolto. Si paga un decimo del ricavato del miele e della cera prodotti, ed una percentuale sul vino venduto. Anche il bestiame viene tassato con il Deghino o Sbarbagio. Per mantenere i cavalli del vicere, si paga in grano ed orzo il diritto di Paglia; e, per mantenere i prelati, i parroci e i vice parroci, vengono pagate alla Chiesa le Decime. Si paga, inoltre, per mantenere la Scolca, ossia per il servizio di polizia; per la Curia, ossia il Tribunale di prima istanza; per il mantenimento delle carceri ed anche per il mezzo postatico, ossia per il trasporto della corrispondenza. A questi tributi, vanno aggiunti la Roadia, che consiste in prestazioni gratuite per il signore, e si è tenuti al trasporto gratuito fino a Cagliari delle tasse riscosse in natura. Inoltre altri tributi sono le Silvae, il Presènti, le Corveès.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo, come nel 1479, si passa dalla dominazione aragonese, con sovrani prima aragonesi e poi Catalani, alla successiva dominazione spagnola, che si prolunga fino al 1713.


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