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Nel 1479 si passa dalla dominazione aragonese a quella spagnola che si prolunga fino al 1713

In questa pagina vedremo, come nel 1479, si passa dalla dominazione aragonese, con sovrani prima aragonesi e poi Catalani, alla successiva dominazione spagnola, che si prolunga fino al 1713.

Dal 1479 al 1713 la Sardegna passa sotto la dominazione spagnola

Datazioni dell'occupazione aragonese e spagnola Vediamo, ora, come avviene il passaggio dalla dominazione aragonese, con sovrani prima aragonesi e poi Catalani, alla dominazione spagnola, dopo che è avvenuta la nascita del Regno di Spagna. Questo passaggio determina la definitiva fine del periodo medioevale sardo. La Sardegna passa, quindi, sotto il dominio spagnolo, e vi resterà, con alterne vicende, sino al 1713.

Ferdinando II d'Aragona, noto come Ferdinando I di Spagna, regna in continuità con la dinastia castigliana

Le nozze tra Ferdinando II d'Aragona e Isabella di CastigliaIl re d'Aragona Ferdinando di Trastàmara, figlio di Giovanni II il Grande, sposa, a Valladolid il 17 ottobre 1469, Isabella di Castiglia, iniziando l'unificazione del Regno d'Aragona con quello di Castiglia. Nel 1475, con un accordo, conosciuto anche come la Concordia di Segovia, i due sovrani giurano di non fondere le due corone in un unico stato. Esse rimangono, comunque, giuridicamente autonomie, e ciascuna entità conserva le sue istituzioni e le sue leggi. Entrambi, infatti, assumono i titoli di: re di Castiglia, d'Aragona, di Lean, di Sicilia, di Sardegna, di Cordova, di Murcia, di Jahen, di Algarve, di Algeciras di Gibilterra, di Napoli, conti di Barcellona, signori di Vizcaya e di Molina, duchi di Atene e di Neopatria, conti di Rossiglione e di Sardegna, marchesi di Oristano e conti del Goceano.

Bandiera del Regno di SpagnaL'unificazione dei due regni di Aragona e di Castiglia verrà portata a termine dieci anni dopo, nel 1479, che vedrà la nascita del Regno di Spagna. Da questo momento, la Sardegna e la Corsica, ossia le due isole gemelle del Tirreno, vengono separate nei titoli regi. Tranne che per il papato, il Regno di Sardegna e Corsica si chiama, in tutta Europa, unicamente Regno di Sardegna. L'isola, posta sotto la potente corona di Spagna, diviene un mondo definitivamente spagnolo, e ciò segna la fine del periodo medioevale sardo.

Ferdinando II il CattolicoFerdinando sale al trono assumendo il nome di Ferdinando II d'Aragona, detto il Cattolico, che viene anche considerato il primo re di Spagna, e da alcuni chiamato, per questo, Ferdinando I di Spagna. Subito dopo aver assunto il potere, nel 1480 introduce in Castiglia, e quattro anni dopo anche in Aragona, la Santa Inquisizione. E quando, in Spagna, viene decisa l'istituzione del Tribunale dell'Inquisizione, il provvedimento viene esteso anche alla Sardegna. A partire dal 1482 viene intrapresa, da Ferdinando, in Spagna, la guerra di Granada contro il sultanato di Granada, retto dalla dinastia dei Nasridi, l'ultima dinastia musulmana, che culmina con la resa nel 1492 del sultano Boabdil. La Spagna musulmana si era rivelata un porto sicuro per gli ebrei ed era divenuta velocemente il centro della vita intellettuale ebraica. Tuttavia, qualche mese dopo la caduta di Granada, i re cattolici di Spagna Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia emettono il Decreto di Alhambra, noto anche come Editto di Granada, con il quale impongono l'espulsione delle comunità ebraiche, che non accettano di convertirsi al Cristianesimo, dal Regno di Spagna e dai suoi possedimenti, e quindi anche dalla Sardegna. Questo editto ordina agli Ebrei di tutte le età di lasciare il Paese entro l'ultimo giorno di luglio, permettendo loro, però, di portare via tutti i loro beni e non onorare gli impegni finanziari. La comunità ebraica di Cagliari è costretta ad abbandonare la Città, e la sinagoga di Cagliari viene distrutta. Con la riconquista di Granada, il 2 gennaio 1492, e l'unificazione di tutta la Spagna, e con la scoperta dell'America ad ottobre dello stesso anno, la Sardegna rimane ai margini geografici del Regno, senza avere più nessun valore economico e politico. Ferdinando muore nel 1516 e gli succede il nipote Carlo, con il titolo di Carlo V d'Asburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero, o anche Carlo I di Spagna.

Nel 1516, alla morte di Ferdinando il Cattolico, gli succede Carlo V d'Asburgo, noto come Carlo I di Spagna

Filippo il Bello e Isabella di CastigliaGiovanna la PazzaNel 1496 Massimiliano I d'Asburgo, arciduca d'Austria ed Imperatore del Sacro Romano Impero, fa sposare il proprio figlio Filippo d'Asburgo, detto il Bello, con Giovanna di Castiglia, figlia di Ferdinando II d'Aragona e Isabella di Castiglia. Dalla loro unione nasce Carlo di Gand, predestinato a diventare in breve tempo il sovrano più potente del mondo. Infatti nel 1504, con la morte di Isabella di Castiglia, sua figlia Giovanna diviene l'erede di tutti i beni di Castiglia. Subito dopo, però, Giovanna viene colpita da follia e si trova nell'impossibilità di governare, venendo sostituita nel governo da suo padre. Per questo verrà ricordata come Giovanna la Pazza. Ma nel 1506 scompare prematuramente anche il padre Ferdinando II, lasciandole il Regno d'Aragona, e la Castiglia e l'Aragona diventano un unico stato.

Carlo V d'AsburgoIl figlio Carlo di Gand, all'età di soli sei anni, si trova ad essere il potenziale erede non solo dei beni di Castiglia e d'Aragona, ricevuti dalla madre, ma anche di quelli d'Austria e di Borgogna, questi ultimi ricevuti in eredità dai nonni paterni. Carlo sale sul trono d'Aragona nel 1516, alla morte di Ferdinando II, con il titolo di Carlo V d'Asburgo, chiamato anche con il nome di Carlo I di Spagna. Si tratta di una delle più importanti figure della storia d'Europa, padrone di un Impero talmente vasto, esteso su tre continenti, che gli viene tradizionalmente attribuita l'affermazione secondo cui sul suo Regno non tramontava mai il sole. Per via dei diffusi timori che la sua vasta eredità possa portare all'instaurarsi di una monarchia universale e di un'egemonia europea, Carlo subisce le ostilità da parte dei molti nemici. La storia del suo regno è costellata da numerose guerre e in particolare da tre grandi e simultanei conflitti, ossia le guerre contro la Francia, gli scontri per fermare l'avanzata ottomana, ed i conflitti con i principi tedeschi conseguenti alla riforma protestante alla quale si oppone fermamente.

Solimano II il GrandeAriadeno BarbarossaNel Mediterraneo, nonostante alcuni successi, Carlo non riesce pienamente a impedire la dominazione marittima degli ottomani e gli attacchi dei corsari barbareschi. Egli deve affrontare le incursioni dei pirati turchi ottomani guidati dal sultano Solimano II il Grande, che sono alleati con i Francesi e con i pirati barbareschi tunisini e algerini guidati da Khayr al-Dīn Barbarossa, chiamato in ambiente italico Ariadeno Barbarossa, Dey di Algeri e di Tlemcen, nonché ammiraglio della flotta barbaresca, che razziano costantemente le coste spagnole, italiane e sarde. Nel 1509, i pirati turchi ottomani mettono a ferro e a fuoco Cabras, nel 1514 subisce la stessa sorte Siniscola, e l'anno successivo di nuovo Cabras. Nel 1520 devastano Sant'Antioco, Pula, Carbonara. Si ha notizia di uno sbarco di truppe francesi nel porto di Marceddì nel 1522, quando una grossa squadra di galee ripara per il cattivo tempo, pronta a scendere per depredare gli abitanti, ma drappelli di Campidanesi, a Terralba, dopo una feroce battaglia, li respingono. Nel 1527 l'isola subisce un'altra incursione delle truppe francesi capitanate da renzo Ursino da Ceri, e la flotta degli alleati di Francesco I di Francia capitanata dal famoso Andrea Doria, con l'assedio di Castellaragonese, l'odierna Castelsardo, che resiste. Segue l'occupazione ed il saccheggio di Sassari. Nel 1527 si assiste a un altro attacco alle spiagge di Terralba, questa volta per opera dei pirati barbareschi, fatale per Terralba, Uras, Bonorcili e Arcidano, che vengono completamente distrutti.

Appena ne ha la possibilità, Carlo I si sposta in Sardegna, e va a risiedere nel 1533 nel palazzo regio, in piazza Castello, da dove arma una potente flotta. Cagliari viene trasformata in una Piazzaforte dalla quale partono 82 galee e duecento vascelli galee affidati ad Andrea Doria, che riconquista la Città di Tunisi, base dei navigli dei predoni, ottenendo, dopo un saccheggio di due giorni, 10.000 schiavi, senza però conseguire apprezzabili risultati, visto che le scorrerie continuano. Non tarda, infatti, una pronta risposta degli ottomani. Nel 1538 i pirati ottomani saccheggiano Porto Torres, nel 1540 è la volta di Olmedo. Nel tentativo di porre rimedio a questa piaga, nel 1541, Carlo I allestisce un'altra spedizione, avente come obiettivo di assalire Algeri, ma la flotta viene distrutta da una terribile tempesta prima ancora di raggiungere la costa maghrebina. Carlo I non riesce, quindi, ad ottenere risultati concreti. Nel 1556 Carlo I abdica, e, subito dopo, accompagnato dalle sorelle Eleonora e Maria, parte per la Spagna diretto al Monastero di San Jeronimo di Yuste nell'estremadura.

Filippo II d'Asburgo, noto come Filippo I di Spagna, fa edificare le 105 torri costiere

Filippo II d'AsburgoCarlo V d'Asburgo regna per quarant'anni, fino alla sua abdicazione nel 1556, ed a lui succede l'unico figlio legittimo, Filippo II d'Asburgo, noto anche come Filippo I di Spagna, che regna fino alla morte nel 1598. Durante il suo Regno, muore, nel 1563, don Emanuele di Castelvy y Alagon, signore di Samassi e Serrenti, cui è dedicato un mausoleo edificato nel 1586 da Scipione Aprile nella Chiesa romanica di San Geminiano a Samassi. Sempre durante il Regno di Filippo II, proseguono i processi del Tribunale della Santa Inquisizione, e, tra i processi più clamorosi intentati dagli inquisitori, va ricordato quello contro Sigismondo Arquer, accusato di luteranesimo e mandato al rogo, a Toledo, nel 1571.

Müezzinzade Alì PasciàProseguono, anche, le incursioni dei pirati turchi ottomani, e, nel 1571, si svolge la battaglia di Lepanto contro Müezzinzade Alì Pascià, la cui nave ammiraglia viene abbordata e, sebbene il comandante della flotta cristiana, Don Giovanni d'Austria, fratello del re di Sardegna, avesse impartito l'ordine di catturarlo vivo, viene ucciso. A questa battaglia partecipa attivamente, sotto il comando di Don Giovanni, la Terciò de Cerdeña, l'unità militare spagnola situata in Sardegna. Dragut RaisDopo la temporanea presa di Tunisi nel 1573, nel 1577 l'importante base barbaresca viene riconquista dai musulmani. E, nonostante la sconfitta nella battaglia di Lepanto, la pressione turca nel mar Mediterraneo aumenta ulteriorment. I pirati ottomani, comandati dal successore di Khayr al-Dīn Barbarossa, l'ammiraglio e pirata Turghud Alì, detto Dragut Rais, continuano ad attaccare la Sardegna, depredandola e facendo schiave le popolazioni. gli Spagnoli vengono obbligati ad arretrare la frontiera difensiva, e la Sardegna, che fino ad allora aveva avuto un ruolo secondario nello scacchiere difensivo mediterraneo, diviene un avamposto contro l'espansione ottomana. Per l'isola passa, infatti, quel confine invisibile, che costituisce la frontiera tra paesi cristiani e musulmani. Le loro incursioni espongono l'isola ad una mobilitazione militare quasi continua. Si pone allora, urgentemente, il problema del potenziamento delle difese delle tre più importanti piazzeforti marittime: cagliari, capitale del Regno, la Città di Alghero e la rocca di Castellaragonese, che costituiscono l'ossatura nevralgica del sistema difensivo. E, proprio nel 1571, Filippo II ordina che sui litorali venga costruita una cinta dì torri di guardia. A partire dal 1572, sotto la direzione di Marco Antonio Camos, si inizia la costruzione delle torri di avvistamento e segnalazione contro le incursioni barbaresche, poste in vista l'una dell'altra, in modo da allertare la popolazione. Dei grandi contenitori in ferro battuto, collocati in cima alle torri, servono per bruciare l'erica bagnata ed il bitume, in modo da formare un fumo denso e scuro, ben visibile da lontano. Alla fine del '500 quelle costruite sul mare sono ben 82, ma la soluzione si dimostra poco efficace. Nonostante gli sforzi sostenuti per rafforzare la sicurezza dell'Isola, la difesa continua ad essere abbastanza precaria, anche perché le torri hanno il compito di segnalare l'imminente pericolo e dare l'allarme, ma gran parte di esse sono prive di adeguate guarnigioni e di armamento pesante. È il sistema difensivo delle 105 torri costiere che ancora oggi dominano le colline prospicienti le coste sarde. Si possono ammirare soprattutto, nella parte settentrionale dell'Isola, lungo la costa da Stintino fino a Santa Teresa di Gallura; sulla costa occidentale, da Carloforte ad Alghero; e, lungo la costa orientale, da Posada a Villasimius. Restano attive fino al 1815, quando, dal Congresso di Vienna, verrà imposta agli stati barbareschi la fine della tratta degli schiavi. E verranno smilitarizzate nel 1867, dal nascente Regno d'Italia.

Alghero-Torre di San Joan Alghero-Torre dello Sperone Alghero-Torre di San Giacomo Oristano-Torre Grande: la Gran torre Sant'Antioco-Torre Cannai (Turri) Domus de Maria: la Torre di Chia Tertenia: la Torre di San Giovanni di Sarrala Tortolì: la Torre di Arbatax

Filippo si scontra con l'Inghilterra ed allestisce la famosa Invincibile Armata, con centotrenta galeoni e trentamila uomini a bordo, ma il vento distrugge le sue speranze e permette alla piccola e agile flotta inglese di sconfiggere i pesanti galeoni spagnoli. Fa, quindi, bancarotta nel 1596, e, malato, muore nel 1598 lasciando la Spagna arretrata rispetto ai suoi vicini dell'Europa occidentale.

Filippo III d'Asburgo, noto come Filippo II di Spagna, fa edificare le Università di Sassari e di Cagliari

Filippo III d'AsburgoNel 1598 a Filippo II succede il figlio Filippo III d'Asburgo, noto anche come Filippo II di Spagna, che regna fino alla morte nel 1621. Importante nel '600, sotto Filippo III negli ultimi anni della dominazione spagnola, l'istituzione dell'Università di Sassari e successivamente di quella di Cagliari, ma che verranno chiuse dagli Spagnoli prima dell'abbandono dell'Isola. La Sardegna rimane però periferica e marginale, povera ed isolata. Il parlamento viene riunito periodicamente, circa ogni dieci anni, e vengono posti i problemi della sicurezza, delle comunicazioni interne, dei sostegni all'agricoltura ed alla pastorizia, ma nessuno di questi problemi viene affrontato e risolto. Dopo la morte di Filippo III nel 1621, dovuta ad una febbre contratta nel 1619, sulla via del ritorno da un viaggio in Portogallo, gli succede il figlio maggiore, di solo sedici anni.

Filippo IV d'Asburgo, noto come Filippo III di Spagna, con nuove ondate di peste e l'aggressione francese

Filippo IV d'AsburgoNel 1621, a Filippo III succede il figlio maggiore, Filippo IV d'Asburgo, noto anche come Filippo III di Spagna, che regna fino alla morte nel 1665. Durante il suo Regno si verifica una serie di nuove ondate di peste, che colpiscono duramente la popolazione. Tristemente famosa la recrudescenza del 1652 e quella del 1656. I voti fatti allora per invocare l'aiuto dei Santi protettori nelle Città e nei villaggi sono alla base di molte Feste patronali che si celebrano ancora oggi in tutta l'isola, come a Cagliari il voto a Sant'Efisio martire l'1 maggio di ogni anno. Si ripetono, poi, le continue razzie dei pirati ottomani che già si erano avute nel secolo precedente. Nel 1621 viene occupata la penisola di Sant'Antioco, nel 1623 galere algerine e tunisine assalgono Posada, nel 1627 e nel 1636 i pirati devastano Torres e il sassarese.

Nel corso della guerra dei Trent'anni, iniziata in Boemia nel 1618 per motivi religiosi tra cattolici e protestanti, e trasformata ben presto dal cardinale Richelieu in una lotta politica dai Francesi di Luigi tredicesimo, contro gli Asburgo di Spagna e d'Austria, si assiste a un nuovo tentativo di sbarco delle truppe francesi. Il 21 febbraio 1637 Enrico di Lorena, Conte di Harcourt, comandante di una flotta di quarantasette vascelli Francesi, occupa, depredandola, e mette a ferro e fuoco Oristano, che abbandona distrutta dopo una settimana. Non volendo, però, affrontare le milizie aragonesi che arrivano in soccorso della Città, i Francesi si ritirano precipitosamente, abbandonando anche gli stendardi che oggi sono custoditi nella Cattedrale di Oristano. Dopo questo tentativo di invasione, si rende necessario ed urgente munire il Regno di una flotta navale di difesa. Ma le galee che verranno varate negli anni successivi, saranno solamente tre. Filippo IV muore nel 1665. il Regno di Filippo IV, poco movimentato all'inizio, finisce per essere caratterizzato da una decadenza politica e militare, tanto che egli è stato per lungo tempo ritenuto il responsabile del declino spagnolo.

Carlo II d'Asburgo e di Spagna, che vede l'inasprimento dei rapporti della nobiltà locale con quella spagnola

Carlo II d'AsburgoNel 1665, alla morte di Filippo IV, gli succede l'unico figlio maschio vivente, Carlo II d'Asburgo, noto anche come Carlo II di Spagna, che essendo in tenera età viene sostituito nel governo dalla madre Marianna d’Austria, e che regna fino alla morte senza eredi nel 1700. Durante il Regno di Carlo II di Spagna si sviluppa una battaglia antigovernativa per la concessione di alte cariche istituzionali in favore dei nobili nativi dell'Isola, compreso quello di vicere e di arcivescovo. Queste rivendicazioni provocano episodi sanguinosi, come, nel 1668, l'assassinio a Cagliari di Agostino di Castelvì, Marchese de Laconi, personaggio importante nel Parlamento, Capo della fazione che pretende incarichi pubblici per i Sardi, compreso quello di Vicere e di arcivescovo. Egli viene assassinato su probabile istigazione del vicerè Manuel de Los Cobos, Marchese di Camarassa, che, però, non fa una fine migliore. Viene infatti assassinato per vendetta, esattamente un mese dopo, mentre rientra in carrozza da una Festa popolare a Stampace. L'episodio ha un lunghissimo strascico giudiziario, che esaspera ancor di più i rapporti fra la nobiltà locale, ormai sarda, e quella spagnola.

Il contrasto tra Filippo V e Carlo III di Spagna, con la cessione della Sardegna agli Asburgo ed ai Savoia

Filippo V di BorboneNel 1700, Carlo II di Spagna muore senza eredi, e, per disposizione testamentaria del defunto, viene proclamato re di Spagna, con il nome di Filippo V, il diciassettenne Filippo di Borbone, duca d'Angiò, in quanto nipote della sorella di Carlo II, cioè Maria Teresa di Spagna, ma anche nipote del re di Francia Luigi quattordicesimo, a condizione che rinunci per sempre ai suoi diritti e quelli dei suoi discendenti sulla Corona francese. Temendo l'unione di Francia e Spagna, si forma una coalizione tra Inghilterra, Olanda ed Austria, e nel 1703 il principe Carlo d'Asburgo si insedia a Barcellona e si fa proclamare re di Spagna col nome di Carlo III. Dopo alterne vicende, nel 1705, Carlo d'Asburgo, arciduca d'Austria, che viene accettato come re dai catalano aragonesi. La Sardegna si divide in due fazioni, a favore dell'uno o dell'altro, e quando nel 1708 un contingente militare anglo olandese agli ordini degli Asburgo, composta da quaranta vascelli, si presenta nel Golfo di Cagliari, che, dopo un furioso bombardamento navale, si arrende il 13 agosto. Occupano il Castello di Cagliari a nome e per conto di Carlo III, e l'Imperatore d'Austria vi insedia un suo vicerè, aprendo le porte alla conquista dell'Isola.

Vincenzo BacallarLa maggior parte degli esponenti del partito legittimista fuggono in Spagna. Da Madrid, gli esuli, guidati da Vincenzo Bacallar, governatore di Cagliari e di Gallura, appartenente a una nobile famiglia sarda proveniente da Valencia, e dal Marchese di Laconi, tentano di organizzare una spedizione ed una controffensiva a favore di Filippo V, che si conclude, però, negativamente, con l'infelice sbarco di Terranova. Nel 1713, con il trattato di Utrecht, a Filippo V viene concesso di rimanere sul trono di Spagna, ma deve cedere il possesso di Minorca e Gibilterra alla Gran Bretagna; quello dei Paesi Bassi, di Napoli, del ducato di Milano e della Sardegna, agli Asburgo; e la Sicilia e una parte del milanese ai Savoia. La Sardegna, assegnata all'Austria, diviene una delle pedine di scambio per il riassetto degli equilibri europei. Comunque Filippo V non accetta il trattato e, sostenuto dal suo primo ministro, il cardinale Alberoni, nel 1717 effettua una spedizione che occupa Sardegna e Sicilia. Nasce una nuova coalizione e, tra il 1718 ed il 1720, con il trattato di Londra ed il successivo trattato dell'Aia, la Sardegna viene assegnata ai Savoia in sostituzione della Sicilia. Cosi nel 1720 i duca di Savoia all'eterna ricerca di un Regno, riescono ad ottenerlo.

Influenza della dominazione spagnola sulla vita della Sardegna

La Sardegna, entrata nell'orbita prima aragonese e poi spagnola, ne subisce la politica e, soprattutto, diviene vittima dell'Isolazionismo, che la porta ad una progressiva quanto inarrestabile decadenza. gli Spagnoli adottano un indirizzo politico mirante a raggiungere il completo controllo del territorio, attraverso i loro feudatari nelle campagne, ed attraverso gli ufficiali reali nelle Città non infeudate.

In Sardegna si assiste alla prosecuzione del regime feudale, ormai scomparso negli altri stati

Mentre tutta l'Europa è sconvolta da grandi cambiamenti culturali ed economici, il sistema feudale, oramai scomparso negli altri stati, sopravvive in Sardegna. Qui rappresenta uno degli aspetti più caratteristici dell'organizzazione spagnola, il feudo è, infatti, il mezzo con il quale viene ricompensata la nobiltà catalana, aragonese e castigliana che, per mezzo di donativi, o con il diretto impegna personale, ha contribuito alla conquista del territorio. Una delle principali conseguenze di questo antiquato sistema feudale, è la scomparsa delle antiche classi rurali. Vengono meno, infatti, i grandi proprietari terrieri, cosìcome scompaiono coloro che lavorano la terra, con il conseguente impoverimento generale delle campagne. E, infatti, il problema più grave ed irrisolto, che caratterizza e caratterizzerà tutta la storia della Sardegna, è proprio quello che riguarda la dura vita dei contadini. Ma, anche se viene posta costantemente all'attenzione dei rappresentanti spagnoli, la questione delle condizioni nelle quali si trovano i contadini, in pratica non viene mai fatto niente per migliorarle.

Il controllo delle attività economiche

Sotto la dominazione aragonese prima, e quella spagnola poi, l'attività mineraria diminuisce drasticamente, per favorire le miniere situate direttamente in territorio spagnolo o nei loro domini oltre oceano. La Sardegna, che per secoli è stata tra le più importanti aree di produzione dell'argento, finisce per l'importare questo metallo, il quale ormai arriva in ingenti quantità dai possedimenti spagnoli del nuovo mondo. Comunque, neppure in questo periodo, le miniere sarde cessano del tutto la loro attività, infatti esiste pur sempre un piccolo mercato interno, in particolare per il piombo. Sotto la dominazione spagnola, comunque, si subordina l'esercizio dell'attività mineraria all'assegnazione di concessioni da parte dell'amministrazione statale, e gli assegnatari delle concessioni sono tenuti a versare all'erario il 10% del valore del minerale estratto. A quanto risulta, vengono assegnate non meno di quaranta concessioni per l'esplorazione e lo sfruttamento dei giacimenti Sardi. Di queste, otto sono concessioni generali, cioè estese a tutto il territorio dell'Isola, e diciotto sono limitate al solo territorio di Iglesias. A questo periodo risale, anche, il primo tentativo di riportare in attività il filone argentifero del Sarrabus, abbandonato ormai da più di mille anni. Infatti, nel 1622, Giovanni Antonio Agus ottiene la concessione per l'esecuzione di lavori di ricerca a monte Narba, presso l'abitato di San Vito.

Le epidemie che aggravano la situazione

Dalla metà del sedicesimo secolo, la Sardegna si trova alle soglie di una vera catastrofe economica e sociale. Ai tanti stenti, si aggiungono anche le nuove epidemie di peste e di colera, che falcidiano l'isola mietendo numerosissime vittime, oltre a quelle che già provocano la malaria, mai debellata, e le frequenti carestie. In questo periodo, si va, cosi, velocemente completando il processo di spopolamento dell'Isola. Dopo l'epidemia di peste del 1680, negli anni che vanno dal 1678 al 1688, la popolazione passa da 337.000 a 253.000 abitanti.

La Sardegna abbandonata dalla Corona spagnola

La Sardegna costituisce una zona periferica dell'Impero. Di conseguenza, i sardi sono costretti ad assistere, emarginati, agli avvenimenti storici più importanti del tempo. Con la scoperta, poi, delle nuove terre occidentali oltre il mare, chiamate prima Indie e poi Americhe, sposteranno gli interessi verso il nuovo mondo, togliendo all'isola ogni importanza strategica. Segue, quindi, un periodo di forte abbandono da parte della Corona spagnola, più interessata alle vicende del Nuovo Mondo e disinteressata a quelle del Mediterraneo. Le lotte feudali sempre più accese, la forte corruzione e l'incuria dei vicere spagnoli, indeboliscono fortemente l'isola. L'abbandono totale dell'Isola da parte dei sovrani, porta la classe feudale a comportarsi come autonoma, non riconoscendo il potere dei vicere. I feudatari depredano tutto ciò che la popolazione sarda produce.

La scuole, le Università e la personalità di Antonio Canopolo

Sassari-palazzo dell'UniversitàDurante la dominazione spagnola, in Sardegna si sviluppano le scuole, che sono completamente in mano ai religiosi. Come abbiamo già visto, è molto importante nel '600, sotto Filippo III, negli ultimi anni della dominazione spagnola, l'istituzione dell'Università di Sassari e successivamente di quella di Cagliari. Ma queste Università verranno chiuse dagli Spagnoli prima dell'abbandono dell'Isola.

Nato a Sassari verso il 1540, Antonio Canopolo è un arcivescovo cattolico, divenuto pievano di Bitti, poi arcivescovo di Oristano, e nel 1621 arcivescovo di Sassari, ma morto prima di prenderne possesso. La nascita dell'Università di Sassari, legata alla figura di Alessio Fontana, che nel 1558 ha lasciato tutti i suoi beni per l'istituzione di un collegio di studi, è comunque soprattutto legata ad Antonio Canopolo, che con le sue donazioni permette di aprire al pubblico le lezioni fino ad allora impartite ai soli studenti di teologia del collegio dei Gesuiti.

Lo sviluppo dell'arte

Le arti si sviluppano per merito di artisti, sia locali che stranieri. Soprattutto a Cagliari si trovano numerosi incisori, argentieri e gioiellieri. In tutte le Città regie si notano forti miglioramenti. Dalla seconda metà del quattordicesimo secolo e nel quindicesimo secolo vengono relizzati i retabli del Maestro di Castelsardo e del Maestro di Ozieri. Retablo è un termine spagnolo che deriva dalla locuzione latina retro tabulum altaris, ossia tavola dietro l'altare, ed indica una grande pala d'altare. Il Retablo può essere costituito da un dipinto su tavola a scomparti che, a seconda delle parti di cui si compone, può essere un dittico, un trittico o un Polittico. può anche essere formato da scomparti in rilievo, oppure da scomparti dipinti alternati a scomparti in rilievo.

Tuili-Retablo di San Pietro, del Maestro di CastelsardoIl Maestro di Castelsardo è un pittore sardo anonimo probabilmente del quattordicesimo o quindicesimo secolo, la cui identità è ancora oggetto di discussione, secondo alcuni da identificare con l'artista cagliaritano Gioacchino Cavaro; secondo altri è da identificare con l'artista di origine valenzana Maiorca Martin Tornèr. Il Maestro di Castelsardo opera nel nord della Sardegna e in Corsica. La presenza di alcune tavole attribuibili a lui anche a Barcellona, fanno pensare ad una sua formazione catalana, oppure forse, successivamente alla sua presenza in Sardegna ed in Corsica, potrebbe essere rientrato in Catalogna, dove avrebbe continuato a lavorare nel corso del sedicesimo secolo.

Ozieri-Polittico della Madonna di Ozieri, del Maestro di OzieriIl Maestro di Ozieri è un pittore sardo anonimo probabilmente del quindicesimo o sedicesimo secolo, che ha dipinto opere andate ad impreziosire diverse Chiese del nord della Sardegna, soprattutto nel Logudoro, e ne fanno uno dei riferimenti per la interessantissima pittura dei retabli. Sulla sua identità si registrano studi che potrebbero confermare l'ipotesi che si trattasse di Maestru Andria Sanna. In diversi quadri sarebbero state trovate infatti le prove di firme occultate, e interpretazioni che confermano l'origine ozierese di questo pittore. Il Maestro di Ozieri si inserisce in quel movimento che, nel '500, sembra assumere una sorta di autonomia dalla dominante influenza spagnola, allontanandosi dal manierismo di Raffaello, con nuove visioni nord europee.

Architettura religiosa

Sassari: la Cattedrale di San Nicola da BariPadria: la Chiesa parrocchiale di Santa GiuliaeNumerosi sono gli edifici religiosi realizzati nel periodo della dominazione spagnola in diverse località dell'Isola, dei quali citiamo, qui, solo alcuni tra i più significativi. In questo periodo la Cattedrale di Sassari, edificata nel tredicesimo secolo, viene ampliata in stile gotico catalano a partire dal 1480, con la facciata barocca ed il campanile in stile romanico. Carlo V fa edificare, tra le altre, la Chiesa parrocchiale di Santa Giulia a Padria, con una bella facciata in pietra arenaria, che viene aperta al culto nel 1520. L'equilibrio delle proporzioni e le notevoli raffinatezze esecutive, fanno di questa Chiesa una delle più rilevanti architetture sarde, allineata con i modelli castigliani.

Cagliari: la Basilica di Nostra Signora di BonariaNel 1704 viene iniziata la costruzione della Basilica di Bonaria, primo esempio di architettura gotico-catalana in Sardegna, sul colle di Bonaria, nel luogo dove esisteva il Santuario fatto edificare da Alfonso IV d'Aragona detto il Benigno, e donato ai Frati Mercedari, ossia dell'Ordine di Nostra Signora della Mercede. La Basilica viene edificata quando i Frati Mercedari decidono di edificare una Chiesa più grande, in onore, appunto, della Vergine di Bonaria.

Pestilenza, incursioni dei pirati ottomani, banditismo e criminalità rurale

La dominazione spagnola viene, inoltre, fortemente caratterizzata da due eventi estremamente drammatici, che segnano demograficamente ed economicamente l'isola: la peste, che si era manifestata anche nel precedente periodo aragonese, e le sempre più frequenti incursioni dei pirati ottomani. Alla fine della dominazione spagnola, in un periodo di grande incertezza politica, tra il 1700 ed il 1720, la Sardegna rimane senza controllo e la sua popolazione versa in un grave stato di miseria diffusa. Nascono in questo periodo il banditismo e la criminalità rurale, dei quali la miseria delle popolazioni è la causa prima.

Che cosa resta in Sardegna della dominazione spagola

Comunque, nonostante l'uscita della Spagna dalla storia della Sardegna, il lungo contatto dei sardi con la Cultura prima catalano-aragonese e successivamente spagnola ha lasciato tracce durature, tanto che è stato difficile per i successivi governanti Piemontesi estirpare usi e forme culturali profondamente radicati, non solo nella classe aristocratica ma anche nella popolazione rurale. Il catalano ed il castigliano diventano le lingue ufficiali, mentre nelle campagne si continua a parlare il Sardo. Nella lingua sarda, comunque, l'impronta lessicale spagnola è ancora evidente, così come nei costumi, nelle grandi Feste religiose e in molte forme di socializzazione.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo come, nel 1708, la Sardegna viene assegnata agli Asburgo, che nel 1720 la cedono ai Savoia.


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