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Il Giudicato d'Arborea nella parte centro occidentale dell'Isola che contrasterà le pretese del Regno d'Aragona

Nella prossima pagina vedremo una breve storia del Giudicato d'Arborea, inizialmente Arbarea dalla parola Arba che indica una zona paludosa, che sorgeva nella parte centro occidentale dell'Isola, e che ha avuto come capitale prima Tharros e poi Oristano.

Il Giudicato d'Arborea

Stemma del Giudicato d'ArboreaIl Giudicato d'Arborea, chiamato dagli arborensi in lingua sarda Rennu de Arbaree, dalla parola Arba che indica una zona paludosa, si sviluppa nella parte centro occidentale dell'Isola, dal Golfo di Oristano ai monti del Gennargentu, occupando tutta la fertile valle del fiume Tirso. Lo stemma del Giudicato d'Arborea è stato il desdichado, ossia l'albero sradicato.

Curatorie del Giudicato d'ArboreaLe sue Curatorie sono: Barbagia di Belvì, Barbagia di Ollolai, Barigadu, Bonorzuli, Brabaxiana o Valenza, Campidano di Cabras o Campidano Maggiore, Campidano di Milis, Campidano di Simaxis, Guilcièr, Mandrolisai, Marmilla, Montis, Usellus. Si estende sul territorio delle regioni storiche dell'Oristanese, della Planargia, del Montiferru, del Barigadu, del Sarcidano, della Marmilla e parte del Mandrolisai che sono oggi comprese soprattutto nella Provincia di Oristano, a quella del Meio Campidano e a gran parte della Barbagia. Confina a nord con il Giudicato di Torres, ad est e a sud con quello di Cagliari.

La sua capitale è ubicata a Tharros e poi, dal 1076, Oristano, che prende il nome da aurestanni, oru 'e stanni, ossia presso gli stagni, ed è basato anch'esso soprattutto su un'economia agropastorale. È il più longevo dei quattro Giudicati Sardi, dato che dura più di Cinquecentoanni, dal 900 al 1420.

Quanto dura il Giudicato

La storia conosciuta del Giudicato d'Arborea inizia nel 687, anno nel quale Giustiniano II trasferisce lo Judex Provinciae da Furum Traiani a Cagliari, e nel quale abbiamo notizia di chi governa la Regione. Le notizie storiche partono, invece, prima del 1022. Viene governato nel tempo dagli Arborea, il nome con il quale si fanno chiamare le dinastie dei Lacon Gunale, dei Lacon Zori, dei Lacon Serra, dei Bas Serra, dei Cappai de Baux. Il giudicato prospera sino al quattordicesimo secolo, quando deve affrontare le pretese sulla Sardegna del Regno d'Aragona, a cui il Papa Bonifacio III ha concesso una licentia invadendi, ossia l'autorizzazione alla conquista dell'Isola. Significative sono le personalità dei Giudici Mariano IV, che arriva a conquistare quasi tutta la Sardegna, e dell'eroica sua figlia, la Giudicessa Eleonora d'Arborea, che governa come reggente in nome dei figli fono al 1402, data in cui prestumibilmente muore di peste. La lunga guerra tra il Giudicato d'Arborea ed il Regno d'Aragona si prolunga fino al 1420, quando l'ultimo Giudice d'Arborea, Guglielmo III di Narbona, ossia Guglielmo II d'Arborea, cede quel che rimane dell'antico Regno alla Corona aragonese per 100.000 fiorini d'oro. È senza dubbio il Giudicato che riveste un ruolo di fondamentale importanza nella storia della Sardegna, con dei sovrani che, con costanza e coerenza politica, lottano per riunire tutta la Sardegna sotto un unico Regno, lasciando al Giudicato d'Arborea il peso della guerra sanguinosa contro gli invasori aragonesi.

Come possiamo ricostruire la storia successiva del Giudicato

Il volume Condaghe di Santa Maria di BonarcadoUna delle fonti di maggiore rilevanza per la ricostruzione della storia sarda del periodo medioevale, in particolare per la storia del Giudicato d'Arborea e, più in generale, per la storia economica e della società della Sardegna giudicale, è il «Condaghe di Santa Maria di Bonarcado», redatto fra il 1120 ed il 1146 in lingua sarda arbonense. Il termine di origine bizantina «Condaghe» definiva, originariamente, un atto di donazione a favore di un ente ecclesiastico.

Qualche scarsa notizia sui primi Giudici d'Arborea

Poco sappiamo dei primi Giudici d'Arborea, dal 687 al 1022. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze.

I primi governatori della Regione

Sappiamo che già durante il dominio bizantino, durato dal 534 al 720, nel 687 governa Torcotore I d'Arborea, che può essere visto come il primo Giudice, almeno di fatto anche se non ancora di diritto, dato che vi è ancora un unico Judex Provinciae ad avere, per lo meno formalmente, autorità su tutta l'isola. Tanto che, come abbiamo già visto, si possono rintracciare tre missive di Papa Leone IV, che scrive, tra l'815 e l'855, ad un Arconte o Ipatos, che accorpa le funzioni del Praeses e del Dux militare, della Sardegna e Corsica. La Sardegna viene occupata dai Saraceni nel 705, e poi dal 720 all'880 la pressione dei Saraceni aumenta. Nel 740 è governato da Agatone, segue Gelasius, e, nell'800, la Regione è governata da Ugone.

L'indipendenza dal governo bizantino

Papa Niccolò ILa ormai notevole distanza del governo bizantino, porta, tra l'851 e l'864, i luogotenenti dipendenti da Caralis che governano le quattro Partes nella quale è divisa la Sardegna romana, ad organizzarsi autonomamente. Si proclamano autonomi, staccandosi dal potere centrale rappresentato dallo Judex Provinciae che risiede a Caralis, e diventano gli Judex delle quattro Partes. Nel 864 Papa Niccolò I scrive una missiva per stigmatizzare i matrimoni fra consanguinei, che intercorronoanni tra gli Judices sardi, e nella missiva usa il plurale Judices, il che sta ad indicare che sono già nati i Giudicati.

Altri Giudici dei quali abbiamo notizia

Nel 990 sappiamo che regna sull'Arborea il Giudice Gunalis, del cui Regno non abbiamo però alcuna traccia.

La liberazione della Sardegna dai Saraceni

Nel 1015 i Saraceni, condotti da Mujāhid ibn 'Abd Allah al-'Amiri, detto al-Muwafaqq e noto in Italia come Museto, che, dopo essersi impadronite di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna, e la disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori.

Papa Benedetto VIIINello stesso anno, sollecitate da Papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano, nel 1016 intervengono in Sardegna con una prima spedizione militare. Nel 1044 i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto e sconfiggono l'esercito di Mujāhid. La Sardegna viene liberata dai Saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. I Giudicati divengono, quindi, meta di mercanti Pisani e genovesi che, col tempo, diventano i veri padroni dell'economia dei quattro regni isolani.

I Giudici della casata de Lacon Gunale che governano insieme Torres ed Arborea

Dal 1022 abbiamo la certezza storica sui Giudici del Logudoro, e sappiamo che i primi Giudici appartengono alla dinastia dei Lacon Gunale. Essi conducono una politica favorevole all'insediamento dei Pisani e del monacesimo nel Giudicato.

Gonnario de Salanis, detto anche Gonnario Comita I

Comita I de Lacon GunaleIl primo sovrano del quale si hanno notizie certe è il Logudorese Gonnario o Gunnario de Salanis, della dinastia de Lacon Gunale. Non esistono dati certi sulla sua nascita, ma si sa che, per alcuni verso il 1015 e per altri verso il 1022, viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice di Torres, Arborea e probabilmente anche della Gallura, con il nome di Comita I, e che regna fino al 1038. Egli governa nella capitale del Giudicato, ossia a torres, l'odierna Porto Torres. Si sa che è originario del Logudoro, ed è certamente al Capo dei due Giudicati di Torres e di Arborea nel periodo nel quale la Sardegna viene occupata dai pirati Saraceni di Museto, che, nel 1015, hanno assalito la Sardegna. L'invasione saracena si sviluppa soprattutto negli anni tra il 1015 ed il 1026. Non si hanno, invece, maggiori notizie certe sul suo governo sull'Arborea. Di lui si sa per certo che favorisce l'arrivo dei Pisani nel Giudicato di Torres, e che, durante il suo governo, fà edificare, in stile romanico pisano arcaico, da maestranze pisane, la Basilica di San Gavino a Porto Torres.

Dorgodorio o Torchitorio, detto anche Barisone I

Torchitorio Barisone I de Lacon GunaleLa carica diventa ereditaria quando, nel 1038, Gonnario fa eleggere suo successore il figlio Dorgodorio o Torchitorio, della dinastia de Lacon Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice con il nome di Barisone I, e regna a Torres fino verso al 1064 ed in Arborea fino al 1060, e governa la Gallura, fino a quando questa viene occupata dai Saraceni dal 1050 al 1052. Egli sposa Maria de Serra, di una delle famiglia più importanti del Giudicato, che gli da il primo figlio Andrea Tanca; poi contrae un secondo matrimonio, con una nobildonna sconosciuta della famiglia de Zori, che da il secondo figlio Mariano.

Laconi-CastelloIn quanto Giudice di Torres, durante il suo Regno, Barisone favorisce l'immigrazione monastica nell'isola, e dona ai monaci Benedettini di Montecassino, chiamati anche monaci Cassiniani, la Chiesa di Santa Maria di Bubalis a Siligo, assieme alla piccola Chiesa dei Santi Elia ed Enoch sul Monte Santo, anch'essa in territorio di Siligo. In quanto Giudice d'Arborea, si può ritenere che a lui sia dovuta l'edificazione del Castello di Làconi, posto ai confini orientali del Giudicato, di cui degnava i confini con quello di Cagliari. Sul lato destro del passaggio all'interno del Castello è murata, infatti, un'epigrafe parziale, su più conci, che cita la presenza di una porta, e che riporta la data 1053. Il Castello, che conserva una torre in stile romanico edificata appunto nel 1053, viene edificato per proteggere i confini orientali del Regno.

Barisone I associa nell'amministrazione del Giudicato di Torres il figlio maggiore, Andrea Tanca de Lacon Gunale, che gli succederà alla morte nel 1064. Rimane Giudice d'Arborea fino al 1060, quando, per impegnarsi maggiormente nell'amministrazione del primo Giudicato, cede la carica al figlio minore Mariano de Zori, che darà origine alla casata del Lacon Zori.

La dinastia dei Lacon Zori

Con il Regno di Mariano I, figlio di Barisone I, che era stato Giudice di Torres e d'Arborea, ha inizio a regnare, sul Giudicato d'Arborea, la dinastia dei Lacon Zori.

Mariano I d'Arborea

Come Giudice d'Arborea, gli succede Mariano de Lacon Zori, figlio di Barisone I e di una nobildonna sconosciuta della famiglia de Zori, che regna come Mariano I d'Arborea, della casata dei Lacon Zori. É figlio di una nobildonna della famiglia Zori, e diviene Giudice nel momento in cui, nel 1060, il padre Barisone I, Giudice d'Arborea e di Torres, decide di occuparsi esclusivamente del secondo Giudicato, e lascia a lui, quindi, quello d'Arborea. Non abbiamo notizie su sua moglie, ma sappiamo che gli da un figlio, Orzocco, che gli succederà sul trono d'Arborea. Mariano I regna fino alla morte, circa nel 1070. Su di lui e sul suo Regno non si hanno, però, notizie più precise.

Orzocco I d'Arborea che costruisce la Chiesa di San Nicola a Ottana

A Mariano I, nel 1070, succede il figlio Orzocco, della casata de Lacon Zori, che viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice con il nome di Orzocco I d'Arborea, e che regna fino alla morte datata verso il 1100 circa. Orzocco prende in moglie Nivata o Nibata, che da alla luce Torbeno, che sarà il suo sucessore sul trono d'Arborea, ed altri figli.

Papa Gregorio VIIOrzocco I regna durante il periodo nel quale la Chiesa cattolica è attraversata dalla riforma gregoriana. Gregorio VII, il più importante fra i papi dell'undicesimo secolo, mette, infatti, in atto una profonda riforma della Chiesa, ed è noto anche per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pone in contrasto con l'Imperatore Enrico IV. Il 14 ottobre 1073 Papa Gregorio VII gli invia una missiva, diretta a lui, Orzocco I d'Arborea, ed agli altri tre Giudici Sardi, Mariano I di Torres, Costantino I di Gallura, Orzocco Torchitorio I di Cagliari, nella quale il Papa riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati Sardi, e consiglia o, piuttosto, ordina loro di sottomettersi alla Chiesa di Roma, pena gravi pericoli per la libertà dei loro Stati. Segue una seconda epistola del 1080 che impone ai monaci di radersi la barba com'è costume nel resto d'Europa. L'arcivescovo di Cagliari si rifiuta di eseguire l'ordine e viene sollevato dall'incarico. Le lettere danno il potere a Orzocco I di fare altrettanto con i disobbedienti.

Ottana: la Cattedrale di San NicolaCome i suoi predecessori, anche Orzocco I si adopera affinche la religione cristiana si diffonda e radichi nell'isola. Viene iniziata nel 1100 circa, sotto il suo governo, la costruzione della Chiesa di San Nicola a Ottana. L'edificio, costruito su una preesistente Chiesa bizantina, subisce un primo crollo intorno all'anno 1160. La ricostruzione viene terminata alla fine del dodicesimo secolo. Alla moglie Nivata, che gli sopravvive, si deve la costruzione dei castelli, o meglio del palazzo di Nuraghe Nigellu, edificato in una villa della diocesi di Sorres, nel Comune di Borutta, e del palazzo di Masone de Capras, edificato nel villaggio di Cabras, del quale non restano più tracce. Forse quest'ultimo è stato il fondamento sul quale verrà, successivamente, edificato il Castello di Cabras, affacciato sulla riva orientale dello Stagno di Mar'e Pontis, del quale non restano che pochi resti, e che nel 1130 diventerà la Casa del Regno, ossia la Demestiga de Rennu o Domus de Rennu, e sarà la residenza di tutti i sucessivi Giudici d'Arborea.

Appena salito sul trono, nel 1070 Orzocco I d'Arborea sposta la capitale del Giudicato, da Tharros, ad Oristano, trasferendo il vescovo, il clero e gran parte della popolazione. Questo trasferimento viene determinato, con ogni probabilità, dal ripetersi delle frequenti incursioni piratesche saracene, che in quegli anni imperversano sul litorale occidentale sardo, e alle quali la Città di Tharros è soggetta, tanto che, dopo vari secoli di declino, risultava completamente «ruinata» a causa di esse. La nuova Città è, invece, protetta dalle eventuali incursioni nemiche da barriere naturali, quali gli stagni di Santa Giusta e la biforcazione del fiume Tirso, che prima di arrivare ad Oristano si divide in due rami, di cui uno passa a nord e l'altro a sud della Città. Celebre è, a questo proposito, il detto «portant de Tharros sas pedras a carros», letteralmente «portano da Tharros le pietre coi carri», a dimostrazione del fatto che Oristano viene fondata con i resti materiali dell'antica Città Fenicia.

Torbeno d'Arborea

Verso il 1100, alla morte di Orzocco I d'Arborea, gli succede il figlio maggiore Torbeno, della casata de Lacon Zori, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Torbeno d'Arborea, e che regna fino alla morte verso il 1120. Torbeno sposa Anna de Lacon, e dal matrimonio nasce Orzocco, il quale poi gli succederà sul trono d'Arborea. Di lui ci è rimasta anche una pergamena, che costituisce il primo documento in lingua sarda arborense, firmata da Torbeno de Lacon e sua moglie, che si firma Anna de Zori, con il quale compra un cavallo rosso da Constantino Dorrubu, o de Orrù, al costo di alcuni schiavi e alcune terre nelle vicinanze di Nuraghe Nigellu.

Orzocco II d'Arborea

Congiuntamente con Torbeno, si ritiene regni il figlio Orzocco, della casata de Lacon Zori, ed, alla sua morte, viene intronizzato dalla Corona de Logu e gli subentra con il nome di Orzocco II d'Arborea, e che continua a regnare fino al 1122. Orzocco sposa Maria de Orrù, dalla quale nasce Comita, che gli succederà sul trono d'Arborea. Del periodo del Regno congiunto di Torbeno e Orzocco, ci resta un documento, firmato appunto da Torbeno assieme al figlio, con il quale permette a sua madre Nivata di disporre dei palazzi di Nuraghe Nigellu e di Massone de Capras, che lei stessa aveva fatto costruire secondo i propri desideri. Lei li cederà, successivamente, al Sacro Romano Impero, a condizione che non sarebbero stati successivamente venduti. Ciò sta ad indicare come, nel periodo del Regno dei Lacon Zori, venisse riconosciuta la sovranità del Sacro Romano Impero sul Giudicato d'Arborea.

Comita I d'Arborea

Nel 1122, alla morte di Orzocco II, gli succede il figlio Comita, della casata de Lacon Zori, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Comita I d'Arborea, e che regna fino a una data imprecisata. Del suo Regno non sono pervenuti documenti certi. Non ha figli maschi, e con lui si estingue la dinastia dei Lacon Zori. Ha solo una figlia, Eleonora, che sposerà il suo successore, Gonnario de Serra, dando, così, inizio alla dinastia dei Lacon Serra.

La dinastia dei Lacon Serra

Alla dinastia dei Lacon Zori segue, nel Giudicato d'Arborea, la dinastia dei Lacon Serra. In tutta Europa, quelli intorno all'undicesimo secolo, sonoanni molto oscuri, di cui non si conosce molto.

Gonnario II d'Arborea

Gonnario de Serra, avendo sposato Eleonora, figlia di Comita I d'Arborea, viene intronizzato dalla Corona de Logu e diviene Giudice d'Arborea assumendo il nome di Gonnario II d'Arborea. Dal suo matrimonio con Eleonora nasce una figlia, che verrà chiamata anch'essa Eleonora, ed un figlio maschio, Costantino, della casata de Lacon Serra, che gli succederà sul trono d'Arborea. Le date di inizio e di fine del suo Regno sono imprecisate. Anche del suo Regno non sono pervenuti documenti certi.

Costantino I d'Arborea che costruisce il Santuario e la Chiesa di Santa Maria a Bonarcado

A Gonnario II d'Arborea succede il figlio Costantino, della casata de Lacon Serra, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino I d'Arborea. La durata del suo Regno è incerta, ma sappiamo che muore prematuramente, probabilmente nel 1131. Sposa Anna de Zori, che gli da due figli: comita, che gli succederà sul trono d'Arborea, sia pure preceduto, data la minore età, da due reggenti ed il figlio minore Orzocco.

Il suo Regno è dominato dalla guerra fra Genova e Pisa, che dura dal 1119 al 1133. Le concessioni del pontefice all'arcivescovado pisano suscitano le invidie dei Genovesi, che presto si trasformano in competizione e in scontri. Nel 1119, i Genovesi assaltano delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta per mare e per terra, che dura fino al 1133, e che si conclude con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovadi corsi. Durante questa guerra, Costantino accetta la protezione del Papa e stringe un'alleanza con la Repubblica di Pisa.

Egli si apre agli Ordini religiosi favorendo l'espansione del monasticismo sull'isola, che apporta notevoli miglioramenti economici e tecnologici. I frati, che arrivano sull'isola per divulgare i dettami della riforma gregoriana, portano anche libri e nuove conoscenze sulle tecniche di costruzione e, soprattutto, sull'agricoltura. Esiste qualche divergenza sulla fondazione del Santuario di Nostra Signora di Bonacattu, a Bonarcado, che sorge su una precedente Chiesa di origine bizantina del VII secolo, e si ritiene che Constantino ne disponga la costruzione attorno all'anno 1100. Egli la dona e la pone sotto l'autorità dell'Abbazia Camaldolese di San Zenone, a Pisa, anziche del Monastero di San Vittore di Marsiglia, che è la grande potenza monastica che si era diffusa nel rivale Giudicato di Càlari. L'abate doveva destinare al Santuario un adeguato numero di monaci Camaldolesi, ed essi dovevano impegnarsi a migliorare la produzione e i metodi lavoro agricoli, ad aumentare l'estensione dei terreni coltivati dissodandoli e bonificandoli, a moltiplicare i tipi di cultura, piantando frutteti. Fa, inoltre, iniziare, nel 1110, la costruzione, vicino al Santuario, della Chiesa di Santa Maria di Bonarcado, grande costruzione romanica in basalto nero e trachite, che verrà consacrata successivamente, durante il Regno di Barisone II d'Arborea. Il «Condaghe di Santa Maria di Bonarcado», redatto fra il 1120 ed il 1146 in lingua sarda arbonense, è una delle fonti di maggiore rilevanza per la ricostruzione della storia sarda del periodo medioevale, in particolare per la storia del Giudicato d'Arborea. Da un diploma rilasciato nel 1182 da suo nipote Barisone, risulta che Costantino avrebbe edificato, a sue spese, una Chiesa o un Monastero dedicato a San Nicola di Urgen. Probabilmente, è lui che fa edificare la Chiesa romanica di San Lussorio a Fordongianus, costruita in blocchi di vulcanite sopra un luogo di culto paleocristiano, ai monaci Vittorini di Marsiglia. Non si hanno, comunque, altre testimonianze documentate e certe della presenza dell'ordine di San Vittore di Marsiglia nel Giudicato d'Arborea a quella data. Attorno al 1130, Costantino I de Lacon Serra d'Arborea, Gonnario II de Lacon Gunale di Torres, e Comita Spanu di Gallura, giurano una dichiarazione di fedeltà all'arcivescovo di Pisa.

Bonarcadu-Santuario di Nostra Signora di Bonacattu Bonarcadu: la Chiesa di Santa Maria Fordongianus: la Chiesa di San Lussorio

Gli succede, alla morte, probabilmente nel 1131, il figlio Comita, intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Comita III, il cui governo è preceduto, data la minore età, dai reggenti Orzocco III e Comita II.

La reggenza di Orzocco III d'Arborea, in nome di Comita III

A Costantino I segue Orzocco III d'Arborea, come reggente, ossia Judike de Factu, in nome di Comita III de Lacon Serra, figlio di Costantino I. Di Orzocco III e della sua reggenza non si hanno notizie precise.

La reggenza di Comita II d'Arborea, in nome di Comita III

E, successivamente, ad Orzocco III segue Comita II d'Arborea, ancora come reggente, ossia Judike de Factu, sempre in nome di Comita III de Lacon Serra, figlio di Costantino I. Ed anche di Comita II e della sua reggenza non ci sono pervenute notizie precise.

Comita III d'Arborea che tenta senza successo la conquista del Logudoro

La data della successione di Comita, della casata de Lacon Serra, al padre Costantino I si fa coincidere col 1131, quando viene intronizzato dalla Corona de Logu, anche se ancora minorenne. Ma, data la minore età, la sua assunzione del potere viene preceduta dalla reggenza di Orzocco III e Comita II. E il Giudice Comita viene citato, per la prima volta, in una comunicazione con la quale, a suo nome, viene stipulata, nel 1131, un'alleanza con la Repubblica di Genova. Raggiunta la maggiore età, Comita assume il potere in data imprecisata, con il nome di Comita III d'Arborea, e regna fino alla morte nel 1146. Sposa Elena de Orrubu, dalla quale nasce il figlio Barisone, che gli succederà sul trono d'Arborea.

Durante la guerra che oppone Genova a Pisa, Comita è l'unico alleato dei Genovesi. Per contrastare la eccessiva presenza pisana sull'isola inizia a concedere privilegi a Genova, concedendo la metà delle miniere d'argento d'Arborea e la quarta parte di quelle del Logudoro nel caso della loro conquista. In cambio ottiene l'alleanza con la potente Città marinara. Comita III sogna di unificare sotto il suo controllo tutta la Sardegna. Egli, istigato dalla Repubblica di Genova, nutre mire espansionistiche verso il Logudoro, nel periodo in cui il Giudice minorenne Gonnario II di Torres è stato inviato a Pisa perché minacciato da Saltaro. Il primo tentativo viene respinto dallo stesso Gonnario II aiutato dai parenti Pisani e si arriva a una tregua nel 1133. Papa Innocenzo IINello stesso 1133, per dirimere i contrasti tra Pisa e Genova sui loro possedimenti in Corsica, Papa Innocenzo II eleva Genova allo stato di arcivescovado, e le asssegna le diocesi di Mariana, Nebbio e Accia, situate nel nord della Corsica. Pisa, invece, mantiene, sempre in Corsica, il controllo di quelle Aleria, Aiacciò e Sagona. A compensazione della perdita, nel 1138, vengono concesse all'arcivescovo di Pisa le diocesi di Civita e Galtellì, che inizialmente dipendevano direttamente dalla Santa Sede. Inoltre, Innocenzo II divide la Sardegna in due parti, affidando il nord a Genova ed il sud a Pisa. Successivamente, nel 1136, Comita ritenta la conquista del Logudoro, ma viene nuovamente respinto da Gonnario II di Torres il quale, successivamente, dopo aver partecipato alle Crociate, per una forte crisi mistica nel 1147 rinuncerà al trono e si ritirerà nell'Abbazia di Chiaravalle. Dal 1136 al 1145, c'è un vuoto nelle testimonianze riferite a Comita, che probabilmente è impegnato nella prosecuzione della una guerra contro il Giudicato di Torres. Papa Eugenio IIIPer la sua politica di aggressione, sostenuto dai Genovesi, al Giudicato di Torres, nel 1145 viene scomunicato da Balduino, arcivescovo di Pisa e primate della Provincia ecclesiastica di Torres, e viene costretto alla pace. Il prelato pisano, attraversando l'isola come legato di Papa Eugenio III, lo scomunica per aver oppresso il popolo e per aver combattuto contro Pisa e contro il suo volere. Lo stesso Bernardo di Chiaravalle, fortemente legato a Gonnario II di Torres, manda una missiva al Papa per giustificare la decisione di tale scomunica. Nel 1146, Comita III organizza un convegno a Bonarcado, nel quale fa incontrare i quattro Giudici per risolvere una controversia tra il Giudice Costantino III di Gallura e i figli del suo predecessore Comita Spanu per il possesso del Castello di Balaiana, che probabilmente rappresentava una residenza giudicale estiva. E Comita partecipa, con gli altri Giudici, al collectu, l'assemblea generale convocata per dirimere la controversia. Il figlio di Comita III, Barisone, viene associato al trono giudicale dal padre in una data rimasta sconosciuta, e gli succederà sul trono d'Arborea nel 1146, immediatamente dopo la sua morte.

Santa Giusta: la Cattedrale di Santa GiustaMilis: la Chiesa di San PaoloAnche a Comita III si deve la costruzione di diversi edifici religiosi. A lui si deve, tra l'altro, la costruzione tra il 1135 ed il 1145 della Cattedrale di Santa Giusta, edificata in territorio di Santa Giusta vicino a Oristano, sede della diocesi fino al 1503. Ed, inoltre, a lui si deve anche la costruzione, tra il 1140 ed il 1150, della Chiesa di San Paolo a Milis, edificata nel territorio di Milis dalle maestranze che avevano già operato nella costruzione della Cattedrale di Santa Giusta.

Barisone II d'Arborea con l'aiuto genovese compra dal Barbarossa il titolo di re di Sardegna

Barisone I de Lacon SerraIn Arborea, nel 1146, a Comita III succede il figlio Barisone, della casata de Lacon Serra, che viene intronizzato dalla Corona de Logu e che viene da molti chiamato Barisone I d'Arborea, e che regna fino al 1185, ma che noi preferiamo chiamare con il nome di Barisone II d'Arborea, dato che Barisone I aveva già regnato come sovrano di Torres e Arborea. Egli sposa in prime nozze Pellegrina de Lacon, proveniente da un'antica famiglia isolana, dalla quale ha quattro figli. Pietro, il primo, che succederà al padre; il secondo, Barisone; Susanna, che sposerà un figlio di Comita Spanu di Gallura; e Sinispella, che sposerà in prime nozze Ugo Poncho de Cervera, visconte de Bas, cugino di Berengario IV, Conte di Barcellona e re designato della Corona d'Aragona, dalla cui unione nascerà Ugo, detto Ugone, che darà origine alla casata dei Bas Serra d'Arborea, e che sposerà in seconde nozze Comita di Torres, dalla cui unione discenderanno le ultime due generazioni di sovrani Logudoresi.

Nei primi anni del suo Regno, Barisone è in buoni rapporti, oltre che con la Repubblica di Genova, anche con quella di Pisa e con la Chiesa, donando numerose terre ad enti ecclesiastici, oltre a Chiese, territori e privilegi ai monaci Benedettini di monte Cassino, i cosiddetti monaci Cassiniani. Forte di una rete di legami familiari estesa in Sardegna e nel continente, nel 1147, in occasione della consacrazione della Chiesa di Santa Maria di Bonarcado, Barisone convoca i Pisani e gli altri Giudici sardi per una conferenza di pace. La consacrazione avviene alla presenza di Villano, arcivescovo di Pisa, e del clero arborense. L'occasione vede riuniti tutti i Giudici Sardi: Gonnario II di Torres, Costantino III di Gallura, Costantino II Salusio III di Cagliari e Barisone II d'Arborea. Riesce, così, a evitare la guerra per ben quindici anni, ed ha quindi il tempo di prepararsi a perseguire il sogno del padre della conquista di tutta l'isola, che progetta di riunire sotto il suo potere, a fianco della Repubblica di Genova.

Federico I del Sacro Romano Impero detto il BarbarossaQuando, nel 1154, l'Imperatore Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro Romano Impero, più noto con il nome di Barbarossa, scende in Italia per contrastare il potere dei Comuni italiani, Pisa concede il proprio appoggio incondizionato all'Imperatore. Successivamente, nel 1157, Barisone rompe l'accordo con gli altri Giudici sardi ed inizia nel tentativo di unificare tutta la Sardegna sotto il suo Regno. Spalleggiato dalla Repubblica di Genova e dalla corte di Barcellona, ripudia la moglie Pellegrina e si sposa in seconde nozze con Agalbursa, figlia di Ugo Poncho de Cervera, visconte de Bas, e della principessa Almodis, sorella di Raimondo Berengario IV, Conte di Barcellona, la quale si era trasferita in Sardegna seguita da suo fratello Ugo e da una schiera di nobili Catalani. Agalbursa gli da una quinta figlia, chiamata Susanna. In conseguenza di questo matrimonio, il Giudicato d'Arborea inizia la creazione di forti legami con Barcellona, dando così inizio all'influenza catalana nell'isola. Il suo Regno è uno dei più cruciali nella storia della Sardegna.

Petronilla d'Aragona e Raimondo Berengario IV Conte di BarcellonaBarisone II d'Arborea fa da tramite fra Pisa ed il sovrano Raimondo Berengario IV, che, avendo sposato Petronilla d'Aragona, ha assunto il titolo di principe d'Aragona e Conte di Barcellona. Insieme, le due potenze vogliono compiere una spedizione contro i musulmani presenti nelle isole Baleari. Ed, in cambio, Barcellona lo appoggia nei suoi sforzi di unire i vari Giudicati sardi sotto il suo governo. Nel 1162 l'Imperatore Federico I gli concede notevoli privilegi, determinando una ripresa delle ostilità con la Repubblica di Genova. Il 19 giugno del 1162, allo scoppio della guerra tra Pisa e Genova, gli equilibri politici tra le due repubbliche marinare e i regni sardi si incrinano. È intento di Barisone ottenere l'appoggio genovese, e costruirsi una base giuridica sulla quale, poi, giustificare la guerra contro i regni isolani, per riuscire a riunirli sotto un unico stato. E, quindi, nello stesso anno, dichiara guerra a Pisa, e l'anno successivo reclama il Giudicato di Càlari, contro Pietro I Torchitorio III di Cagliari, che lo governa jure uxoris per aver sposato una figlia di Costantino II Salusio III. Nel 1163 ne invade il Giudicato, e costringe Pietro Torchitorio III a rifugiarsi presso suo fratello, il Giudice Barisone II di Torres. Barisone, conquistato il Giudicato di Càlari, attraverso la Repubblica di Genova cerca di ottenere una legittimazione internazionale, ed ottiene l’appoggio dell’Imperatore Federico Barbarossa. Con 4.000 marchi d'argento prestatigli dai Genovesi, compra nel 1164 da Federico Barbarossa, il titolo di re di Sardegna, si dichiara vassallo imperiale e si impegna anche a versare un importo annuo all'Imperatore quale ricompensa per la protezione accordata. Il 10 agosto 1164 viene incoronato re di Sardegna, nella Cattedrale di San Siro a Pavia. Guspini-Resti delle fondamenta del Castello di Monte ArcuentuLas Plassas-Castello di MarmillaÈ sua intenzione ottenere l'appoggio ghibellino e costruirsi una base giuridica, sulla quale, successivamente, giustificare la guerra contro i regni isolani e riunirli in un unico stato. E nel settembre dello stesso anno, Barisone sigla un accordo con Genova, per ottenere prestiti ed aiuto militare, e, quali ulteriori garanzie per il pagamento di una somma così ingente, garantisce ai Genovesi il diritto di mercanteggiare nel suo territorio, e garantisce loro l’uso del porto di Oristano. Con questo accordo, egli cede loro il Castello di Monte Arcuentu, a Guspini, del quale non restano oggi che le fondamenta, ed il Castello di Marmilla, a Las Plassas. É il primo documento nel quale vengono citati questi due castelli.

Subito dopo l'incoronazione, mentre Barisone si trova a Pavia, l'Arborea subisce un attacco da Pietro I Torchitorio III di Cagliari, che vuole riconquistare i territori da lui occupati, sostenuto dal fratello Barisone II di Torres, e dai Pisani. I due Giudici gli muovono guerra, invadono la stessa Arborea, assediano il Castello di Cabras, dove Barisone, che è rientrato e guida le sue truppe, si è rifugiato, ma non riescono ad espugnarlo. Successivamente, nel 1168, Barisone II, Giudice d'Arborea e re di Sardegna, e Barisone II, Giudice di Torres, firmeranno un trattato di pace. Nel 1165, però, a Barisone II d'Arborea, che si trova a Genova alla presenza del console Pizzamiglio, non è consentito di ritornare in patria, dato che non è in grado di restituire restituire i soldi che la Repubblica gli aveva prestato per ottenere l'investitura. Si guastano, quindi, i rapporti con i Genovesi che lo imprigionano.

E, come conseguenza, in aprile, con un voltafaccia, l’Imperatore toglie a Barisone il titolo regale, e proclama, anzi, che l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al Comune di Pisa, revocando in questa occasione tutte le concessioni anteriori della medesima, da lui fatte, a qualunque altra Città o persona. Nel 1168 Barisone riesce a tornare in Arborea con il diplomatico genovese Nuvolone Alberici, mandando a Genova, come ostaggi, sua moglie Agalbursa ed il fratello di lei, Ugo, mentre lui provvede a raccogliere la somma necessaria per saldare il suo debito, che nel 1171 viene estinto. La pace verrà raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'Imperatore del Sacro Romano Impero in Italia, e l'accordo favorirà Genova, che vedrà espandersi i propri territori d'oltremare. Successivamente, non avendo più aiuto ne da Genova, ne da Pisa, ormai dal 1175 in pace tra di loro, Barisone provvede a rafforzare i legami con la corona catalana, dando in sposa, nel 1177, la figlia Sinispella al fratello maggiore della moglie Agalbursa, Ugo Poncho de Cervera, visconte de Bas, cugino di Berengario IV di Barcellona, dalla cui unione nascerà Ugone che darà origine alla casata dei Bas Serra d'Arborea. Al 1180 risale il suo ultimo tentativo di invadere il Giudicato di Càlari, ma nonostante alcuni successi iniziali, le sue truppe vengono respinte e Barisone II d'Arborea, catturato dagli avversari, viene costretto a scendere a patti.

Negli ultimi anni di suo Regno, Barisone si occupa dell’avanzamento culturale e religioso del suo Giudicato. Nel 1182 dona la Chiesa di San Nicola di Gurgo, ora distrutta, che si trovava in territorio di Oristano, all'Abbazia di Montecassino, insieme ad altre Chiese, territori e privilegi. Ed, inoltre, fonda un Ospedale e un Monastero ad Oristano. Barisone muore nel 1185, dopo essersi ritirato a vita privata, e la Corona de Logu intronizza il figlio di primo letto Pietro, mentre la seconda moglie Agalbursa sostiene i diritti del nipote Ugo, detto Ugone.

Il governo di Pietro I d'Arborea, che regna associato a Ugone I d'Arborea

Nel 1185, alla morte di Barisone II d'Arborea, iniziano gravi contrasti tra il suo figlio di primo letto, Pietro, della dinastia de Lacon Serra, che viene intronizzato come Giudice dalla Corona de Logu, mentre la seconda moglie Agalbursa sostiene i diritti del nipote, Ugo dei visconti de Bas Serra, che verrà conosciuto come Ugone de Bas Serra, figlio di Ugo Poncho de Cervera, visconte de Bas, che aveva sposato Sinispella, la quarta figlia di Barisone. Segue un periodo oscuro nella storia del Giudicato, in cui sembra che, per ottenere il trono, Pietro si sia alleato con Pisa; mentre Ugone, consigliato da Agalbursa, ed avendo nel 1185 solo sette anni ed essendo sotto la reggenza di Raimondo de torroja, cognato di Agalbursa, si sia alleato con Genova e con gli Aragonesi. Agalbursa muore nel 1186 e dopo sette anni di lotta, nel 1192, viene raggiunto un accordo, sostenuto dalla Repubblica di Pisa da un lato, e dalla Repubblica di Genova e dagli Aragonesi dall'altro, in base al quale Pietro di Lacon Serra e Ugone de Bas Serra regneranno congiuntamente, entrambi i sovrani con la pienezza dei poteri, mantenendo però l'unità dello Stato.

Il primo regna, con il nome di Pietro I d'Arborea, della casata de Lacon Serra, dal 1185, almeno formalmente, fino alla morte nel 1206, anche se viene esautorato nel 1195. Ed il secondo regna, con il nome di Ugone I d'Arborea, della casata de Bas Serra, dal 1185 al 1195, quando viene esautorato, e torna a regnare, da solo, dal 1206 fino alla morte nel 1211. Nel periodo nel quale sono associati e regnano congiuntamente, Pietro comanda, come autocrator basileus, secondo l’uso bizantino, perché Ugone è ancora minorenne.

Lotzorai-Resti del Castello di MedusaA causa d'un grosso debito contratto col Comune di Genova, nel 1189 Pietro I si obbliga a dare in pegno ai Genovesi il Castello di Medusa di Samugheo e di provvedere a proprie spese al mantenimento del castellano e di sette guardie che devono custodirlo. Non si conosce la data di edificazione del Castello, ma le strutture più recenti sono realizzate tra il X ed il dodicesimo secolo. Il Castello di Medusa è un Castello anomalo, non essendo stato costruito su un luogo di avvistamento o difensivo, si posiziona al contrario in un punto molto basso, nel fondo di una valle.

La conquista del Giudicato da parte di Guglielmo I Salusio IV di Cagliari, che diventa Guglielmo I d'Arborea

Il Regno congiunto di Pietro I e Ugone I prosegue fino al 1195, quando Guglielmo I Salusio IV di Cagliari, della dinastia de Lacon Massa, il più spietato sovrano dell'epoca giudicale, con il supporto di Pisa, riprende l'offensiva antigenovese ed invade il Giudicato d'Arborea. Pietro I d'Arborea viene sconfitto e viene catturato, assieme al figlio, che si chiama anche lui Barisone ed ha appena cinque anni. Ugone I d'Arborea, invece, riesce a fuggire a Genova, dove rimane almeno fino al 1198, e dove probabilmente scappa anche l'arcivescovo d'Arborea, il genovese Giusto. Oristano viene distrutta, e la Cattedrale di Oristano viene abbattura. Guglielmo I Salusio IV si fà incoronare come Giudice, con il nome di Guglielmo I d'Arborea, ma senza approvazione ecclesiastica, e senza la approvazione della Corona de Logu, che continua a ritenere sovrano legittimo Pietro I, almeno fino alla sua morte.

La morte di Pietro I d'Arborea

Pietro I d'Arborea viene tenuto prigioniero da Guglielmo I Salusio IV, probabilmente a Pisa, e qui muore nel 1206. In seguito, nel 1214, alla morte di Guglielmo I Salusio IV, il figlio di Pietro I, Barisone, che era stato allevato dal Giudice terribile, sposerà la seconda delle sue figlie, Benedetta, erede del suo titolo giudicale, diventando Giudice di Cagliari con il nome di Barisone Torchitorio IV, e lascerà, quindi, i suoi diritti sul Giudicato d'Arborea.

Il ritorno al governo di Ugone I d'Arborea

Dopo la morte di Pietro nel 1206, Ugone I d'Arborea, che è rientrato da genova ed è divenuto il legittimo Giudice d'Arborea, si riappacifica con Guglielmo I Salusio IV, firmando un accordo con cui gli cede tutti i diritti sul Giudicato. Comunque, Ugone, nello stesso anno, sposa la prima delle figlie di Guglielmo, Preziosa, dal cui matrimonio nasce il figlio Pietro. Preziosa è l'erede della metà del Giudicato d'Arborea, e, quindi, con questo matrimonio, Ugone viene reinsediato nella gestione del Giudicato, nonostante la perdita di territori confinanti che vengono incamerati da quello di Cagliari, con il nome di Ugone I d'Arborea. Egli torna, quindi, a governare, insieme a quello che è diventato l'ormai suo suocero Guglielmo. Ugone muore nel 1211, a Oristano, e gli succederà sul trono d'Arborea suo figlio Pietro.

Pietro II d'Arborea, costretto a condividere per un certo tempo il controllo del Giudicato

Dal matrimonio di Ugone e Preziosa, è nato Pietro, dei visconti de Bas Serra, che dovrebbe ereditare l'Arborea, ed infatti alla morte di Ugone I, nel 1211, viene intronizzato dalla Corona de Logu e sale al trono con il nome Pietro II d'Arborea. Egli regna fino alla morte, nel 1241.

Alla morte del nonno Guglielmo I Salusio IV, nel 1214, Pietro II d'Arborea viene costretto dal podestà di Pisa, Ubaldo Visconti, che ha sconfitto il marito Barisone Torchitorio IV e tiene prigioniera sua zia Benedetta a Cagliari, e che oramai svolge un ruolo politico egemone in Sardegna, a sposare sua figlia Diana Visconti. In seguito sposerà, in seconde nozze, una nobildonna di nome sardinia, dalla quale avrà il figlio Mariano, che gli succederà sul trono d'Arborea. Ma, quando le fortune di Ubaldo Visconti vengono meno, Pietro II d'Arborea, essendo considerato un suo alleato, viene attaccato dal nuovo Giudice, Guglielmo II Salusio V di Cagliari, della dinastia de Lacon Massa, figlio di sua zia Benedetta, che è appoggiato da Mariano II di Torres, marito di sua zia Agnese, terza figlia di Guglielmo I Salusio IV. Comunque, nonostante la guerra in corso, nel 1226, a Santa Giusta si tiene il Sinodo della Chiesa sarda, che prescrive maggiore austerità nel canto liturgico. Al termine della guerra, il giovane Pietro II d'Arborea viene sconfitto e perciò, nel 1228, è costretto ad accettare di condividere con loro il controllo del Giudicato. Tra l'altro, è proprio in questo periodo di condominio, che Mariano II di Torres inizia la ricostruzione della Cattedrale di Oristano. Pietro II, dopo la morte di Ubaldo Visconti, approfittando delle successive lotte intestine, si libera dai condomini e torna ad estendere la propria autorità sull'intero Giudicato. Papa Gregorio IXNell'aprile del 1237 Pietro II, riconoscendo formalmente la supremazia della Chiesa cattolica sul suo Giudicato, firma un accordo col legato pontificio di Papa Gregorio IX, in base al quale dovrà versare annualmente una somma di 1100 bisanti d'oro quale suo vassallo. Con questo accordo egli dona alla Chiesa il Castello di Girapala, eretto in territorio di Fordongianus per vietare l'ingresso nella valle del Rio di Settefonti provenendo dal di là del Tirso, cioè dalle terre del Barigadu. É il primo e forse l'unico atto nel quale si parla di questo Castello. In cambio, nel successivo mese di maggio, Pietro II riceve, nella Chiesa di Santa Maria di Bonarcado, da parte di un legato del papa, il riconoscimento della sua sovranità sul Giudicato d'Arborea.

Pietro II muore nel 1241 lasciando erede il figlio minorenne Mariano, avuto dalla seconda moglie Sardinia, che gli succederà sul trono con il nome di Mariano II d'Arborea.

La dinastia dei Bas Serra

Descriviamo, ora, la dinastia dei Bas Serra, che consideriamo avere avuto inizio con Ugone I, ma che viene qui descritta a partire dal figlio di Pietro II, Mariano II, dato che solo con questo Giudice si può considerare del tutto estinta la precedente dinastia de Lacon Serra.

La reggenza di Guglielmo di Capraia a nome di Mariano II

Alla morte di Pietro II, nel 1241, la Corona de Logu intronizza il figlio Mariano, della dinastia de Bas Serra, che salirà al trono con il nome di Mariano II d'Arborea, ma è ancora minorenne. Lo zio Guglielmo di Capraia, figlio di secondo letto della vedova di Pietro I, morto a Pisa, assume la reggenza in attesa della sua maggiore età. Egli è pisano, imparentato con i Gherardesca, conti di Donoratico, e con i Visconti di Pisa. Figlio di Ugo degli Alberti, Conte di Capraia, e di Bina, che era stata la prima moglie di Pietro I, si reca a Oristano in data imprecisata, dove ben presto si fà apprezzare dal Giudice Pietro II, divenendone suo uomo di fiducia, tanto che, alla sua morte diviene il tutore del figlio Mariano II.

Papa Innocenzo IVLa sua politica si caratterizza per essere fortemente filopisana. Il 29 settembre 1250, Guglielmo di Capraia ottiene dal Papa Innocenzo IV il riconoscimento della sovranità sull'Arborea, ma senza il consenso della Corona de Logu, che lo considera Judike de Factu e riconosce nuovamente, come Giudice legittimo, Mariano II. Tuttavia, a causa della giovane età di Mariano, il potere rimane a Guglielmo. A Cagliari il nuovo Giudice, Guglielmo III Salusio VI, che segue la politica del suo predecessore a favore di Genova e contro Pisa, riconquista il Castel di Castro ed espelle gli ultimi Pisani rimasti. Pisa, nel 1257, decide di intervenire, ma, non avendo forze sufficienti, affida la campagna a Giovanni Visconti di Gallura, Guglielmo di Capraia, reggente del Giudicato d'Arborea, e a Gherardo e Ugolino della Gherardesca. Tutti i regni isolani, filo-pisani, si muovono, quindi, contro il Giudicato filo genovese di Cagliari. Riescono a riprendere Castel di Castro ed assediano la capitale Santa Igia. Senza più aiuti Genovesi e senza rifornimenti, Santa Igia viene conquistata e rasa al suolo nel 1258, dopo 14 mesi di guerra. Guglielmo III Salusio VI è costretto a fuggire a Genova, dove muore poco tempo dopo senza eredi. Il territorio del Giudicato di Càlari viene diviso in quattro parti: l'Ogliastra e il Sarrabus vanno al pisano Giovanni Visconti di Gallura; i distretti amministrativi di Sulcis, Cixerri, Nora e Decimo spettano a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, conti di Donoratico; la Città di Cagliari, invece, al Comune di Pisa; e la sua terza parte centro occidentale, costituita dai distretti amministrativi di Gippi, Nuraminis, Trexenta, Marmilla inferiore, Dolia, Gerrei e Barbagia di Seulo, va a Guglielmo di Capraia, che allarga, così, i confini del proprio Giudicato, aumentando il suo peso all'interno dei giochi di potere per il controllo dell'Isola.

Nel 1259, alla morte della Giudicessa Adelasia di Torres, approfittando della prigionia di Enzo di Hohenstaufen, re di Sardegna, il Giudicato di Torres viene sconvolto da varie lotte interne e, le famiglie dei Doria, Malaspina e Spinola a nord, il Giudice di Gallura a est e Guglielmo di Capraia, come Giudice d'Arborea, a sud, incominciano ad impossessarsi dei suoi territori meridionali. Guglielmo di Capraia pretende, infatti, con le armi, di far valere i suoi diritti sul Giudicato di Torres, che derivano a Mariano II d'Arborea dalla discendenza da Ugone I d'Arborea, che era fratello, da parte della madre Ispella d'Arborea, del Giudice Mariano II di Torres, e da vita ad una lunga battaglia contro i Doria per il controllo di quei territori.

Guglielmo muore nel 1264, lasciando, al futuro Giudice Mariano II d'Arborea, un giudicato fortemente ingrandito. Lascia due figli minorenni, Nicolò e Guglielmino, quest'ultimo forse figlio illegittimo. Nel testamento affida tutti i suoi beni sardi a Nicolò, sotto la tutela di Mariano II, che dovrà condividere con lui la gestione del Giudicato, e con la clausola che, se Nicolò dovesse morire ancor minorenne o senza prole, l'eredità passerebbe a Guglielmino.

Mariano II d'Arborea arriva a controllare più di metà dell'Isola

Morto Capraia, nel 1264, Mariano, della casata dei Bas Serra, per i suoi buoni rapporti con i conti di Donoratico, firma, a nome suo e di Nicolò, un patto di alleanza con il Comune di Pisa, nel quale Mariano viene definito «Marianus donnicellus, Arboree baiulus», e che viene inserita nello statuto della Città. Con questo patto, si ribadisce il vassallaggio dei Giudici d'Arborea a Pisa, e si da loro l'opportunità di diventare cittadini giurati Pisani dal 17 giugno 1265. Ma, ben presto, Mariano imprigiona Nicolò, che peraltro muore, o più probabilmente viene fatto uccidere, nel 1274 senza prole. Quindi, senza tener conto dei diritti di Guglielmino, S'impadronisce del potere proclamandosi Giudice d'Arborea col nome di Mariano II d'Arborea. Egli, che è anche signore di un terzo del Cagliaritano, torna, quindi, a governare da solo, e regnerà fino alla morte nel 1297.

Papa Clemente IVContinua la lotta contro i Doria, per consolidare gli ampliamenti territoriali ottenuti da Guglielmo di Capraia a spese del Logudoro, di cui, nel 1267 occupa, con l'aiuto dei Pisani, il territorio che è protetto da Genova. Occupa il Castello del Goceano e ingloba i territori che confinano con quello dell'Arborea. E successivamente, nel 1268 Mariano II viene insignito da Papa Clemente IV del titolo di vicario della Chiesa per il territorio del Logudoro. Nel 1274, approffittando della difficile situazione interna al Giudicato di Torres, dopo la morte di re Enzo Hohenstaufen di Svevia e la reggenza della madre Bianca Lancia, conquista il Castello di Monforte, nella Nurra, e lo restaura, lasciando un'epigrafe, oggi conservata al Museo Archeologico ed Etnografico Giovanni Antonio Sanna di Sassari. Papa Giovanni XXIE nel 1277 le sue conquiste vengono riconosciute dal Papa Giovanni XXI, e così annette una parte di territorio dal Montiferru al Monteacuto, con i relativi castelli, e i territori logudoresi vengono divisi in due grandi tronconi, uno a nord sotto la reggenza di Bianca Lancia, e l'altro a sud controllato da Arborea. Riesce a fare del Giudicato d'Arborea uno stato forte e ben organizzato, e, con abili mosse militari e politiche, arriva a controllare più della metà dell'Isola, e nei territori dell'Arborea si trovano oramai le maggiori zone coltivabili ed i più ricchi giacimenti di metalli preziosi. La ricchezza dell'Arborea è ancora più opulenta, se confrontata con la crisi economica che attraversa tutta l'Europa in quel periodo.

Mariano, durante il suo Regno, soggiorna lungamente a Pisa, dove ha un'abitazione e dove sposa una figlia dell'ammiraglio Andreotto Saraceno Caldera, sfortunato comandante della flotta perdente alla Meloria. Sostiene il Conte Ugolino della Gherardesca, convertitosi anni alla causa guelfa, facendo sposare, nel 1287, il figlio Giovanni de Bas Serra, detto Chiano, allora quattordicenne, con Giacomina della Gherardesca, figlia del conte. Nella «Nuova Cronica», Giovanni Villanici racconta i particolari della permanenza di Mariano II a Pisa, dicendo che è «uno dei più grandi e possenti cittadini d'Italia, tenente in Pisa numerosa corte e codazzo di cavalieri, che seco lui rumoreggiavano per quelle vie». Mariano II è, comunque, abile nel non farsi travolgere dalle lotte intestine pisane tra la fazione guelfa e quella ghibellina. L'esito della battaglia navale della Meloria, nel 1284, influisce sulle vicende politiche dell'Isola. I protagonisti della lotta, in questi anni, sono Ugolino della Gherardesca, Conte di Donoratico, signore della sesta parte di Cagliari, Nino Visconti, Giudice di Gallura, e Mariano II, Giudice d'Arborea.

Pietro III d'AragonaMariano II rimane alleato dei Pisani anche dopo la loro sconfitta nella battaglia della Meloria, ma mantiene ottimi rapporti anche con Pietro III d'Aragona, per il quale intercede, sempre nel 1284, per la restituzione di quattro galee catturate dai Pisani nel golfo di Cagliari. Dopo la morte di Ugolino, nel 1289, parteggia per la sua fazione, sposando, in seconde nozze, la figlia di Guelfo della Gherardesca, Capo della fazione. Improvvisamente, però, passa alla parte avversa, cambia politica e si allea col Comune di Pisa, dove ha preso il potere la parte ghibellina, e al quale lascia in eredità parte dei territori avuti da Guglielmo di Capraia. Villa di Chiesa diviene il rifugio dei figli di Ugolino, Guelfo e Lotto, che qui coniano anche una loro moneta d'argento con l'aquila dei Donoratico. In seguito, Mariano II prende parte, nel 1297, all'assedio di Villa di Chiesa, difesa da Guelfo e Lotto. Quest'ultimo viene catturato, mentre Guelfo, ferito, si rifugia a San Leonardo di Siete Fuentes, dove, secondo alcune fonti, viene fatto avvelenare, consentendo così a Mariano II di estendere i confini del Regno all'area argentifera del Cixerri.

Oristano-Torre di San Cristoforo, la Porta MannaMariano II fà costruire a Oristano, nel 1290, come risulta da una consunta incisione posta sopra l'arco a sesto acuto della porta, la Torre di San Cristoforo, detta anche Torre di Mariano II, alta circa 19 metri, costituita da tre piani sovrapposti nell'ultimo dei quali si trova una torretta merlata, e che viene chiamata Sa Porta Manna. Tra il 1290 ed il 1293 ordina il potenziamento della cinta muraria di Oristano, ora andata completamente distrutta. Restaura strade e ponti, costruisce il nuovo palazzo arcivescovile e inizia la reggia, che verrà completata, dai suoi discendenti. San Gavino Monreale-Resti del Castello di MonrealeNei pressi della villa di San Gavino, oggi San Gavino Monreale, che era il capoluogo della curatoria di Bonorzuli, probabilmente a Mariano II è dovuta l'edificazione del Castello di Monreale, per sorvegliare la frontiera fra il Giudicato di Arborea e quello di Cagliari. Considerando che dal 1282 al 1310 ha lavorato in Sardegna l'architetto Giovanni Capula, che a Cagliari ha edificato le torri di San Pancrazio, dell'Elefante e dell'Aquila, c'è motivo di credere che anche il Castello di Sardara sia opera del medesimo architetto. A Mariano II sono attribuite anche diverse Chiese, tra le quali la Cattedrale di San Pantaleo a Dolianova, nelle forme del tardo duecento, e la Chiesa di San Pietro a Zuri. Sempre al tredicesimo secolo, e quindi probabilmente a lui, si devono la Chiesa di San Gemiliano a Samassi, edificata nel 1270; ed inoltre la Chiesa di San Palmerio. Si deve a lui anche l'edificazione della Chiesa di San Serafino a Ghilarza, nella quale, sul portale romanico, è presente uno stemma del Giudicato d'Arborea, costituito dall'albero sradicato, che, alla luce delle attuali conoscenze, risulta essere il più antico stemma del Giudicato.

Dolianova: la Cattedrale di San Pantaleo Zuri: la Chiesa di San Pietro Samassi: la Chiesa di San Gemiliano Ghilarza: la Chiesa di San Palmerio Ghilarza: la Chiesa di San Serafino Ghilarza: la Chiesa di San Serafino-Stemma del Giudicato d'Arborea

Mariano II muore, probabilmente, nel 1297, lasciando il Regno al figlio Chiano, ancora minorenne, sotto tutela di Tosorato degli Uberti, ed onorando l'impegno assunto con il Comune di Pisa, al quale cede la terza parte del Cagliaritano.

La tutela di Tosorato degli Uberti in nome di Giovanni detto Chiano

Nel 1297, alla morte di Mariano II, la Corona de Logu intronizza suo figlio Giovanni, che però è ancora minorenne. La sua tutela viene affidata al pisano Tosorato degli Uberti. Questi governa come Judike de Factu, ed accentua la politica di dipendenza del Giudicato d'Arborea da Pisa, accrescendo il malcontento nella popolazione, che tiene alla sua indipendenza. Dopo la deposizione, nel 1288, di Nino Visconti, ultimo Giudice di Gallura, Arborea costituisce, infatti, l'ultima resistenza di uno stato sardo indipendente alle aggressioni straniere.

Papa Bonifacio VIII costituisce il Regnum Sardiniae et Corsicae e lo assegna agli Aragonesi

Papa Bonifacio VIIIConcessione da parte di Bonifacio VIII del Regnum Sardiniae et Corsicae in feudo alla casa d'AragonaDurante la reggenza di Tosorato degli Uberti avvengono fatti che avranno forti conseguenze su tutta la storia della Sardegna. Nel 1282 gli Aragonesi avevano assunto il controllo della Sicilia, che hanno mantenuto fino al 1295, quando Papa Bonifacio VIII ottiene la firma del trattato di Anagni, in base al quale Giacomo II d'Aragona cede la Sicilia a Carlo II d'Angiò, e ne ottiene in cambio i feudi Sardegna e di Corsica. Ma, nel 1297, poco dopo la morte di Mariano II, Papa Bonifacio VIII, ignorando totalmente gli statuti vigenti nell'isola, proclama la Sardegna un Regno, il cosiddetto Regnum Sardiniae et Corsicae.

Giacomo II d'AragonaQuesto mente nell'isola ci sono altri domini e signorie ben radicati: le signorie pisane nel Giudicato di Gallura e nel Giudicato di Càlari i possedimenti dei Doria nella parte settentrionale di quello che era stato il Giudicato di Torres; il libero Comune di Sassari il Giudicato di Arborea, che controlla anche la parte occidentale del Giudicato di Càlari e la parte meridionale del Giudicato di Torres. Papa Bonifacio VIII concede questo Regno di Sardegna e Corsica in feudo al re della Corona d'Aragona, Giacomo II d'Aragona, detto Il Giusto, per ricompensarlo della sua rinuncia alla Sicilia, che egli ha ceduta a Carlo II d'Angiò. Spera che questi ne possa prendere possesso, e possa, quindi, partendo da qui, riprendere anche la Sicilia. Gli da, così, via libera per l'invasione delle due isole. Da quel momento, i sovrani d'Aragona iniziano i preparativi per la conquista della Sardegna.

Il breve governo di Giovanni d'Arborea, detto Chiano, ucciso da una sommossa della popolazione

Raggiunta la maggiore età, assume il potere Giovanni d'Arborea, soprannominato Chiano, della casata de Bas Serra, che regnerà fino alla morte nel 1304. Egli sposa, nel 1287, la pisana Giacomina della Gherardesca, figlia del celebre Ugolino della Gherardesca, dalla quale ha una figlia legittima, Giovanna. Ma ha già avuto, precedentemente, due figli illegittimi nati da una relazione con una concubina, la contessa Vera Cappai di Villasalto. Si tratta di Andreotto e Mariano, che gli succederanno sul trono giudicale. Giovanni inizia a prepararsi a resistere alla temuta invasione da parte degli Aragonesi, e, nel 1300, per opporsi alla creazione del Regno di Sardegna e di Corsica, consolida l'allenaza con i Pisani. Conferma loro la cessione della terza parte del Cagliaritano, che in precedenza era stato annesso all'Arborea, cede i diritti sulle miniere d'argento e, forse, anche su parte del patrimonio giudicale, ossia delle terre demaniali. Quest'ultimo atto, però, ossia l'alienazione di terre demaniali, provoca la rivolta del popolo per il tradimento del bannus consensus. Nel 1304 si verifica un'insurrezione popolare, che arriva a metterlo a morte, in modo legittimo secondo il diritto giudicale, e Giovanni viene seppellito con la lingua mozzata, segnando con questa mutilazione la punizione per il suo tradimento del patto con il popolo.

Andreotto d'Arborea regna insieme al fratello Mariano

Alla morte di Giovanni, nel 1304, la Corona de Logu intronizza il figlio maggiore, Andreotto, che governa, con il nome di Andreotto d'Arborea, assieme al fratello minore Mariano. I due fratelli sono entrambi figli illegittimi, e la loro madre era stata Vera Cappai di Villasalto, da cui la dinastia prende il nome di Cappai de Bas Serra. immagineAndreotto governa fino alla morte, nel 1308, ma, in qualità di maggiore dei due fratelli, secondo l'uso bizantino, è lui a comandare, come autocrator basileus. Poco prima di morire, nel 1308, Andreotto acquista, con la collaborazione del fratello Mariano, dalla famiglia dei marchesi Malaspina, i loro diritti sulla Planargia, compreso il Castello di Serravalle, a Bosa. I proventi derivanti da queste acquisizioni, fanno parte del patrimonio privato del Giudice, chiamato pegugiare, i cui proventi vengono, però, incamerati e amministrati a parte dal demanio del Giudicato, ossia del rennu del Giudicato.

Mariano III de Bas Serra per liberarsi da Pisa si avvicina agli Aragonesi

Morto, nel 1308, Andreotto, viene intronizzato dalla Corona de Logu il fratello minore Mariano, che sale sul trono da solo e regna con il nome di Mariano III d'Arborea, fino al 1321. Lui ha partecipato, con il fratello Andreotto, all'acquisto della Planargia dai marchesi Malaspina. Sebbene sia, a tutti gli effetti, il legittimo Giudice d'Arborea, viene costretto dai Pisani, nel 1312, a comprare da Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore del Sacro Romano Impero, i propri diritti di successione sul Giudicato. Viene anche costretto a sposare, sia pure solo verbalmente per procura, la nobildonna pisana Costanza da Montalcino. Giacomo II d'AragonaPoco dopo, nel 1314, preso atto della politica sempre più invadente della Repubblica di Pisa, e per il malcontento non più governabile della popolazione, si stacca da Pisa. Quindi, verso il 1320, si avvicina a Giacomo II d'Aragona, che inizia ad avere delle mire sulla Sardegna, cui chiede aiuto per cacciare i Pisani dalla Sardegna. Mariano III viene ricordato per aver restaurato diverse strade e ponti, oltre che per aver completato le mura e le torri difensive della sua capitale, Oristano, e per aver costruito in questa Città un nuovo palazzo arcivescovile ed aver iniziato la costruzione della reggia, che verrà ultimata, poi, dai suoi discendenti. Egli non conosce, ne vive mai, con Costanza di Montalcino, la sua moglie per procura. Invece convive con una concubina, la nobildonna Padulesa de Serra, dalla quale ha sei figli illegittimi. Alla sua morte, nel 1321 la Corona de Logu designa, come successore sul trono, il primo di essi, Ugone, della casata Cappai de Bas Serra, che verrà intronizzato dalla Corona de Logu e salirà al trono con il nome di Ugone II d'Arborea. Al suo Regno, ed a quello dei suoi discendenti, con il loro contrasto alla corona d'Aragona, è dedicata la prossima pagina di questo racconto.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo come, nel 1323, inizia l'occupazione aragonese della Sardegna, con l'ultima resistenza del Giudicato d'Arborea. Vedremo la dominazione aragonese, con sovrani prima aragonesi e poi Catalani, che si prolunga fino al 1479.


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