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Il Giudicato di Càlari che si sviluppa nella parte meridionale dell'Isola

In questa pagina vedremo una breve storia del Giudicato di Càlari che si trovava nella parte meridionale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Santa Igia, che sorgeva sulle rive della laguna di Santa Gilla, e solo successivamente alla costruzione del Castel di Castro la capitale è stata portata a Cagliari.

Il Giudicato di Càlari

Negli ultimi anni del governo bizantino, una delle quattro Partes nelle quali è divisa l'isola, la parte di Karalis o Caralis, cambia la propria denominazione e diventa Calari o Cagliari, perdendo l'originale radice Car, forse per ragioni di pronuncia, oppure per un processo di mutamento fonetico per cui l'ordine di successione di due fonemi viene rovesciato.

Stemma del Giudicato di CàlariIl Giudicato di Càlari, o di Cagliari, viene chiamato anche di Pluminos, dal nome di una delle sedi giudicali, Sa domu de Su Giugi, ossia la casa del Giudice, a Flumini, e si sviluppa nella parte meridionale dell'Isola. Confina a nord ovest con il Giudicato d'Arborea, e in piccola parte anche con il Giudicato di Torres e con il Giudicato di Gallura. Lo stemma del Giudicato di Càlari è sconosciuto, ma si ritiene che potesse essere rappresentato da un cavallo. È il Giudicato più esteso e più ricco, ed ha nel suo territorio il Campidano di Cagliari, costituito da terre fertili e produttive, oltre ad altre ricchezze come le attività minerarie dell'Iglesiente.

Curatorie del Giudicato di GalluraLe sue Curatorie sono: Barbagia di Seulo, Campidano di Cagliari, Cixerri, Colostrai, Decimo, Dòlia, Gerrei o Villasalto, Gippi o Parte Ippi, Marmilla meridionale dal 1206, Nora, Nuraminis, Ogliastra, Quirra, Siurgus, Sulcis e Trexenta. Si estende nella parte sud orientale dell'Isola. Si sviluppa sul territorio delle regioni storiche del Basso e Medio Campidano, del Sulcis Iglesiente, dell'Ogliastra, della Trexenta, della Parteòlla, del Gerrei: sarrabus, della Quirra, e parte della Barbagia e del Mandrolisai che sono oggi comprese nelle Province di Cagliari, di Carbonia e Iglesias, del Medio Campidano e dell'Ogliastra.

Con l'indipendenza da Bisanzio il Regno di Cagliari o Pluminus si consolida autonomamente, dando notevole impulso a Santa Igia, che ne diventa la capitale. Santa Igia sorgeva sulle rive della laguna di Santa Gilla, dove era stata edificata in seguito alle incursioni arabe, e le sue rovine dovrebbero attualmente trovarsi sotto i quartieri occidentali della Città di Cagliari. Solo successivamente alla costruzione del Castel di Castro, la capitale viene portata a Cagliari.

Quanto dura il Giudicato

La storia conosciuta del Giudicato di Càlari inizia nel 687, anno nel quale Giustiniano II trasferisce lo Judex Provinciae da Furum Traiani a Cagliari, e nel quale abbiamo notizia di chi governa la Regione. Le notizie storiche partono, invece, prima del 1058. Viene governato dalle dinastie degli Ugunale e dei Lacon, poi, dopo un breve governo di un Giudice di Torres, dalla dinastia dei Lacon Massa, con una breve parentesi che segue all'infiltrazione della famiglia pisana dei Visconti. Esso ha buoni rapporti con la Repubblica marinara di Pisa. I pisani, nel 1216, ottengono in concessione dal Giudice di Cagliari, la collina di Castello, sulla quale costruiscono una rocca fortificata per meglio controllare i propri commerci. Ma quella concessione costerà ai Giudici, che risiedono a Santa Igia, la distruzione del giudicato. Diventati filo-genovesi, nel 1258 vengono attaccati a sorpresa e sconfitti da una coalizione formata dai Pisani e dai Giudicati d'Arborea, Torres e Gallura, che ne conquistano senza gorsse difficoltà il territorio. La stessa Santa Igia viene distrutta ed il territorio del giudicato viene diviso tra i vincitori. Finisce così, dopo 3 secoli e mezzo, il Giudicato di Càlari, la cui fine è databile al 1258.

Qualche scarsa notizia sui primi Giudici della Gallura

Poco sappiamo dei primi Giudici del Logudoro, dal 687 all'undicesimo secolo. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze.

I primi governatori della Regione

Sappiamo che già durante il dominio bizantino, durato dal 534 al 720, nel 687 governa a Cagliari Gialeto, che può essere visto come il primo Giudice, almeno di fatto anche se non ancora di diritto, dato che vi è ancora un unico Judex Provinciae ad avere, per lo meno formalmente, autorità su tutta l'isola. Tanto che, come abbiamo già visto, si possono rintracciare tre missive di Papa Leone IV, che scrive, tra l'815 e l'855, ad un Arconte o Ipatos, che accorpa le funzioni del Praeses e del Dux militare, della Sardegna e Corsica. La Sardegna viene occupata dai Saraceni nel 705, e poi dal 720 all'880 la pressione dei Saraceni aumenta. Gialeto è seguito nel 722 da Teoto, segue nel 740 Gufrido, nel 778 Ausone, nell'807 Nicola.

L'indipendenza dal governo bizantino

Papa Niccolò ILa ormai notevole distanza del governo bizantino, porta, tra l'851 e l'864, i luogotenenti dipendenti da Caralis che governano le quattro Partes nella quale è divisa la Sardegna romana, ad organizzarsi autonomamente. Si proclamano autonomi, staccandosi dal potere centrale rappresentato dallo Judex Provinciae che risiede a Caralis, e diventano gli Judex delle quattro Partes. Nel 864 Papa Niccolò I scrive una missiva per stigmatizzare i matrimoni fra consanguinei, che intercorronoanni tra gli Judices sardi, e nella missiva usa il plurale Judices, il che sta ad indicare che sono già nati i Giudicati.

Altri Giudici dei quali abbiamo notizia

Sappiamo che nell'864 governa Gublino, e nell'870 Felice. Nel 900, inizia a governare Barisone I, nel 940 Bono, nel 950 Ugo, nel 960 Orlando che governa fino al 998, quando inizia a governare Barisone II.

La liberazione della Sardegna dai Saraceni

Nel 1015 i Saraceni, condotti da Mujāhid ibn 'Abd Allah al-'Amiri, detto al-Muwafaqq e noto in Italia come Museto, che, dopo essersi impadronite di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna, e la disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori.

Papa Benedetto VIIINello stesso anno, sollecitate da Papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano, nel 1016 intervengono in Sardegna con una prima spedizione militare. Nel 1044 i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto e sconfiggono l'esercito di Mujāhid. La Sardegna viene liberata dai Saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. I Giudicati divengono, quindi, meta di mercanti Pisani e genovesi che, col tempo, diventano i veri padroni dell'economia dei quattro regni isolani.

Le dinastie degli Ugunale e dei Lacon

Non si conosce il motivo per il quale i Giudici di Cagliari aggiungevano al loro nome, alternativamente, l'attributo Salusio e Torchitorio. È probaile che, in quel tempo, il trono giudicale venisse alternato tra le due famiglie strettamente imparentate tra loro, quella della casata de Lacon, ai cui componenti sarebbe stato dato l'attributo Salusio, e quella della casata de Ugunale, ai cui componenti sarebbe stato dato l'attributo Torchitorio. Ma non siamo sicuri che l'origine degli attributi sia questa, dato che, quando il titolo, da elettivo diviene ereditario, si trovano egli esponenti che, pur appartenendo alla famiglia degli Ugunale, prendono l'appellativo di Salusio, forse per unire con questo le due famiglie. Nel primo periodo della loro storia, i Giudici di Cagliari conducono una politica favorevole all'insediamento dei Pisani e del monacesimo nel Giudicato.

Il primo Giudice del quale si hanno notizie storiche è Mariano I Salusio I

Le prime notizie ufficiali sul Giudicato di Càlari fanno riferimento all'elezione a Giudice, in data imprecisata, di Mariano della casata de Lacon, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Mariano I Salusio I, e viene quindi considerato il primo Giudice di Cagliari del quale si hanno notizie storiche. Egli regna fino alla morte nel 1058.

Durante il suo Regno inizia la presenza pisana nel Giudicato, che diviene presto significativa, sia in campo commerciale ed economico, che in quello politico. Intorno all'anno 1000 era stato costruito dai Giudici di Cagliari, all'ingresso sud dell'abitato di Lotzorai, su una sommità di una collina granitica alta circa una cinquantina di metri dalla quale è possibile controllare tutto il territorio, un vero e proprio Castello, che era stato, però, subito distrutto dai Saraceni.

Lotzorai-Resti del Castello di MedusaIl Castello viene, quindi, ricostruito nel 1052, probabilmente da Mariano. Si tratta del Castello di Medusa o Castello di Ogliastra, trattandosi di un Castello posto ai limiti della frontiera con la Gallura. C'è chi riferisce che il nome deriverebbe dal fatto che, la gente del posto, ne attribuiva l'edificazione ad una non meglio identificata regina Medusa. Del Castello di probabile origine bizantina e in parte scavato nella roccia, che aveva una forma quadrangolare, restano parti delle mura alte parecchi metri, una torre, una cisterna e una costruzione rettangolare. Mariano I Salusio I muore nel 1058.

A lui succede Orzocco Torchitorio I

Nel 1058, alla morte, a Mariano I Salusio I succede Orzocorre o Orzocco della casata de Ugunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Orzocco Torchitorio I, e regna fino alla morte nel 1084. È uno dei primi Giudici di cui si conservino dei documenti storici, e viene citato in testi contemporanei, che lo descrivono come rex sardiniae de loco Cagliari. Orzocco sposa una nobildonna di nome Vera, dalla quale nascono sei figli, Constantino, che succederà al padre, Pietro, Sergio, Orzocorre, Gonnario, e Torbeno, che assumerà la reggenza alla morte di Costantino. Cagliari a quel tempo, come gli altri Giudicati Sardi, si trova sotto la forte influenza del Papato e della Repubblica di Pisa. Egli regge il Giudicato nel tempo in cui, in Sardegna, viene introdotto il primo monachesimo occidentale, all'interno della riforma gregoriana della Chiesa.

Papa Gregorio VIIOrzocco Torchitorio I regna, infatti, durante il periodo nel quale la Chiesa cattolica è attraversata dalla riforma gregoriana. Gregorio VII, il più importante fra i papi dell'undicesimo secolo, mette, infatti, in atto una profonda riforma della Chiesa, ed è noto anche per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pone in contrasto con l'Imperatore Enrico IV. Il 14 ottobre 1073 Papa Gregorio VII gli invia una missiva, diretta a lui, Orzocco Torchitorio I di Cagliari, ed agli altri tre Giudici Sardi, Mariano I di Torres, Costantino I di Gallura e Orzocco I d'Arborea, nella quale il Papa riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati Sardi, e consiglia o, piuttosto, ordina loro di sottomettersi alla Chiesa di Roma, pena gravi pericoli per la libertà dei loro Stati. Orzocco Torchitorio I risponde alle sollecitazioni di Papa Gregorio VII facilitando l'avvicinamento della Chiesa sarda alla Chiesa romana, e di fatto riconosce la supremazia spirituale del papa. Tra l'altro, segue una seconda epistola del 1080 che impone ai monaci di radersi la barba com'è costume nel resto d'Europa e ad occuparsi delle loro Chiese, definite neglette. L'arcivescovo di Cagliari si rifiuta di eseguire l'ordine e viene sollevato dall'incarico.

Orzocco Torchitorio I, tra il 1066 e il 1070, fa grandi donazioni alla Chiesa romana, e fa giungere nel Giudicato, grazie all'abate marsigliese Riccardo, i monaci Vittorini, Decimoputzu: la Chiesa di San GiorgioBenedettini dell'Abbazia di San Vittore di Marsiglia, inviati dal con l'intento di prevenire nell'isola le conseguenze dello scisma del 1054, che determina la definitiva separazione tra Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente. Questi monaci portano con loro, oltre al rinnovamento religioso, anche un incremento economico e tecnologico, grazie alle loro tecniche e conoscenze. Orzocco fa loro la donazione, con la condizione di costruirvi una loro cella, della Chiesa di San Giorgio in agro di Decimo, forse corrispondente alla omonima Chiesa di Decimoputzu, della Chiesa di San Genesio di Uta, posta probabilmente in una località tra Uta e Assemini, e della Chiesa di San Pietro in Paradiso, ad est di Quartucciu. Sono, comunque, tutte ubicate nelle campagne nei dintorni di Cagliari.

É probabile che abbia dovuto affrontare intromissioni nel territorio del suo Giudicato da parte del Giudicato d'Arborea. Alla sua morte nel 1089 gli succederà il primogenito Costantino, riuscendo a rompere la tradizione dell'alternanza famigliare tra i Gunale ed i Lacon. Vera sopravvive al marito e muore nel 1090. Gli altri figli muoiono tutti prima del 1125, tranne Torbeno che per un breve periodo riesce ad usurpare il trono del fratello, e che risulta ancora in vita in un documento datato 1130.

Gli succede Costantino I Salusio II

Nel 1084, alla morte di Orzocco Torchitorio I de Ugunale, gli succede il figlio Costantino de Ugunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino I Salusio II. Egli riesce a succedere direttamente al padre, nonostante la carica non sia ereditaria, ma elettiva, e regna fino alla morte nel 1090. La carica veniva, per tradizione, occupata alternativamente dalle due famiglie dei Salusio de Lacon e dei Torchitorio de Ugunale, ma, comunque, alla sua salita sul trono, Costantino, pur appartenendo alla famiglia degli Ugunale, prende l'appellativo di Salusio, probabilmente per unire le due famiglie. Costantino, che in documenti contemporanei viene definito come rex et iudex Caralitanus, sposa Giorgia, probabilmente appartenente alla famiglia dei Lacon. Da loro nascono quattro figli maschi: Mariano, che succederà al padre, Orzocco, Itocorre, e Sergio. Hanno, inoltre, due figlie: elena, e Vera.

Costantino continua ad appoggiare la riforma gregoriana ed inizia un'opera di modernizzazione del Giudicato, che era rimasto molto isolato nei secoli precedenti, e facendogli ottenere un alto livello di autonomia. In questo viene assistito dai monaci, che continua a far arrivare nel Giudicato. Cagliari-La Basilica di San Saturnino-Veduta frontaleEgli effettua, nel 1089, la donazione, ai monaci beneddettini dell'Abbazia di San Vittore di Marsiglia, della antica Basilica di San Saturnino, il complesso monumentale paleocristiano più antico della Sardegna, unico nel suo genere in tutto il bacino del Mediterraneo. E dona, inoltre, un vasto patrimonio terriero con consistenti quantità di armenti e di servi, per permettere loro di fondare un Monastero. In un altro documento, sempre del 1089, conferma la donazione, fatta da suo padre Orzocco, ai Vittorini anche della Chiesa di San Giorgio in agro di Decimo, della Chiesa di San Genesio di Uta, e della Chiesa di Sant'Antioco a Sulci, oggi Sant'Antioco. E, sempre nel 1089, fa nascere il Priorato di San Saturno, a Cagliari.

In seguito, sempre per volontà del papa, mette Cagliari sotto l'autorità dell'arcivescovo di Pisa, Lamberto, con la promessa di abbandonare i tipici vizi dei suoi predecessori, ossia il concubinato, l'incesto e l'omicidio. La data della sua morte non è certa, dato che di lui si scrive solo fino al 1090. Ma il suo successore, il figlio Mariano, non appare prima del 1103, perciò il periodo della sua successione non è bene documentato.

Il breve periodo di reggenza di Torbeno

Si è ritenuto per molto tempo che, alla morte di Costantino I Salusio II, presumibilmente nel 1090, il figlio Mariano sia stato spodestato dallo zio Torbeno o Turbino, che era stato, probabilmente, associato al trono negli ultimi anni del governo di suo fratello Costantino, come dimostra un documento diplomatico nel 1089, firmato da Torbeno come fratello del Giudice in carica. Ma, oggi, si è propensi a non accettare questa versione. Tutto fa, invece, pensare che un nemico esterno, forse i Saraceni o altri nemici, abbiano catturato o, comunque, fatto prigioniero Mariano, che verrà liberato dallo sforzo congiunto di Pisani e genovesi. È probabile che Torbeno abbia ricoperto, pro tempore, il ruolo di Giudice de facto, cioè di reggente. Anche perché Torbeno non sfoggia alcun nome dinastico, cosa che invece avrebbe fatto se fosse stato un usurpatore.

I documenti riguardanti il suo periodo di reggenza, mostrano una grande generosità nel disporre del tesoro giudicale. Sull'esempio di quanto fatto da Mariano I di Torres, egli garantisce, infatti, ai Pisani terre e doni, e concede loro esenzioni fiscali e diversi privilegi. E, tra l'altro, contribuisce a donare fondi per la costruzione del nuovo duomo di Pisa. Si ritiene che il governo di Torbeno si concluda nel 1103, quando abbiamo i primi documenti che attestano come la carica di Giudice sia stata attribuita a Mariano.

Mariano II Torchitorio II, in equilibrio tra Pisa e Genova

Il figlio primogenito di Costantino I Salusio II, Mariano della casata de Ugunale, viene intronizzato dalla Corona de Logu, probabilmente, nel 1103, con il nome di Mariano II Torchitorio II, e regnerà fino alla morte, nel 1130. Mariano sposa Preziosa de Lacon, dalla quale nasce il figlio Costantino che gli succederà sul trono.

Già nel 1108, in un documento, è attestata la sua autorizzazione ad una donazione, da parte dell'arcivescovo di Cagliari, Guglielmo, della Chiesa di San Giovanni di Assemini, in favore dell'Opera del duomo di San Lorenzo. Si potrebbe trattare di un ringraziamento per l'appoggio ricevuto, con l'invio di sei galee genovesi, per liberarlo nel periodo della sua prigionia. Mariano, pur concedendo benefici all'opera di San Lorenzo di Genova, iniziando a fare alcune concessioni ai Genovesi ed estendendo loro molti dei privilegi già concessi ai Pisani, contemporaneamente continua a favorire la penetrazione pisana nel Giudicato. Effettuando, infatti, anche una sua donazione, come ringraziamento a Pisa per l'aiuto ricevuto nella difesa del Sulcis dalle aggressioni dei pirati Saraceni, ed inoltre esenta i mercanti Pisani dal pagamento di alcuni dazi, ed assicura particolari favori ai loro commerci. Per quanto riguarda le sue relazioni con la Chiesa, troviamo il suo nome in molte sottoscrizioni ad atti dell'arcivescovo Guglielmo, in favore della Basilica di San Saturnino di Cagliari e della Chiesa di Sant'Antioco di Sulcis, Chiese alle quali è particolarmente devoto.

Cagliari-Chiesa di San Lucifero Sant'Antioco: la Chiesa di Sant'Antioco

Il suo Regno è dominato dalla guerra fra Genova e Pisa, che dura dal 1119 al 1133. Le concessioni del pontefice all'arcivescovado pisano suscitano le invidie dei Genovesi, che presto si trasformano in competizione e in scontri. Nel 1119, i Genovesi assaltano delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta per mare e per terra, che dura fino al 1133, e che si conclude con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovadi corsi. Durante questa guerra, Mariano cerca di mantenere una posizione equidistante fra le due repubbliche marinare, e si dimostra molto abile nel mantenere buoni rapporti con entrambe le due potenti Città, oltre che con la Chiesa di Roma. Troviamo che Torbeno è ancora in vita nel 1130, quando firma un documento in qualità di consanguineo di Mariano II Torchitorio II, Giudice in carica. E, sempre nel 1130, Mariano muore, lasciando il trono al figlio Costantino.

La riscossa cristiana nei confronti dell'Islam

Papa Urbano IIPrima del Regno di Mariano II Torchitorio II, quando ancora governava Costantino I Salusio II, è iniziata la riscossa cristiana nei confronti dell'Islam. Pisa partecipa attivamente alla Prima Crociata, che viene organizzata da Papa Urbano II, e che si protrae dal 1096 al 1099.

Papa Pasquale IIE durante il Regno di Mariano II Torchitorio II, sotto il pontificato del suo successore Papa Pasquale II, dietro le pressioni di Berengario III di Catalogna, la Repubblica di Pisa organizza nel 1114 una spedizione alla quale partecipano numerosi stati italiani e i Giudicati Sardi, ma non Genova, per togliere agli arabi le Baleari. La flotta pisana di 300 navi imbarca anche un contingente inviato da Mariano. E Torbeno, insieme a Saltaro di Torres, è tra i capi del contingente sardo che accompagna la spedizione di Pisa, ed al suo ritorno verrà paragonato al mitico Nestore.

Costantino II Salusio III favorisce lo sviluppo del monachesimo nel Giudicato

Nel 1130, alla morte di Mariano II Torchitorio II de Ugunale, gli succede il figlio Costantino, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino II Salusio III, e che regnerà fino alla morte nel 1163. Anche, Costantino, pur appartenendo alla famiglia degli Ugunale, prende l'appellativo di Salusio, probabilmente per unire le due famiglie de Lacon e degli Ugunale. Si sposa due volte, in prime nozze con Giorgia de Unali, e in seconde nozze con sardinia de Zori, ma, dai due matrimoni, ha solo tre figlie femmine. La prima, di cui non si conosce il nome, che sposa Pietro de Lacon Gunale di Torres, figlio minore del Giudice Gonnario II di Torres, che gli succederà sul trono; la seconda, Giorgia, che sposa il nobile ligure Oberto Obertenghi Marchese di Massa e Corsica, dai quali nasce Guglielmo I Salusio IV, con il quale avrà inizio la successiva dinastia dei Lacon Massa; e la terza, Preziosa, che sposa un altro nobile pisano, Tedice di Donoratico.

Con il suo Regno, non muta la linea politica del Giudicato, in equilibrio tra Pisa e Genova. La fine delle ostilità tra Genova e Pisa, nel 1133, consente a Costantino di promuove la trasformazione delle strutture dello Stato e di preoccuparsi dello sviluppo economico del suo Regno, potenziando il porto di Cagliari, che diventa un importante scalo per le stesse repubbliche di Genova e Pisa. Egli favorisce lo sviluppo del monachesimo nel Giudicato, vedendolo come portatore di sviluppo economico e culturale, nonche di forti legami con l'Europa continentale. Nel 1146 Comita III de Lacon Serra, Giudice d'Arborea, organizza un convegno a Bonarcado, nel quale fa incontrare i quattro Giudici per risolvere una controversia sorta tra il Giudice Costantino III di Gallura ed i figli del suo predecessore Comita Spanu per il possesso del Castello di Balaiana, che probabilmente rappresentava una residenza giudicale estiva. E Costantino II Salusio III interviene, con gli altri Giudici, al collectu, l'assemblea generale convocata per dirimere la controversia. Nel 1147, in Arborea, in occasione della consacrazione della Chiesa di Santa Maria di Bonarcado, Barisone II d'Arborea convoca i Pisani e gli altri Giudici sardi per una conferenza di pace. L'occasione vede riuniti tutti i Giudici Sardi: Gonnario II di Torres, Costantino III di Gallura, Costantino II Salusio III di Cagliari e Barisone II d'Arborea. Si riesce, così, a evitare la guerra per ben quindici anni.

Villaspeciosa: la Chiesa di San PlatanoUta-Chiesa di Santa Maria: esternoDurante il suo Regno i monaci Vittorini di Marsiglia nel 1114 iniziano la costruzione della Chiesa di San Platano a Villaspeciosa, in stile romanico tosco lombardo, con la pianta a due navate separate da colonne che terminano ciascuna con un abside. Ed, inoltre, nel 1135, quella della Chiesa di Santa Maria di Uta, ultima Chiesa edificata sul territorio sardo da questi monaci, con pianta a tre navate, delle quali quella centrale absidata.

Costantino II Salusio III muore nel 1163 senza figli maschi e con lui si estingue la casata dei Lacon Gunale di Cagliari. Gli succederà la prima figlia, della quale non conosciamo il nome, ed il suo marito, Pietro de Lacon Gunale, figlio di Gonnario II di Torres.

Il breve Regno dei Lacon Gunale di Torres

Il 19 giugno del 1162, allo scoppio di una nuova guerra tra Pisa e Genova, gli equilibri politici tra le due repubbliche marinare e i regni sardi si incrinano. E nel 1163, alla morte di Costantino II Salusio III di Cagliari, gli equilibri nell'area vedono Arborea, filogenovese, circondata dal Logudoro e da Cagliari, filopisane.

Pietro Torchitorio III, figlio di Gonnario II di Torres, diventa Giudice di Cagliari

Pietro I Torchitorio IIIDei due figli di Gonnario II di Torres, il minore, Pietro de Lacon Gunale, che ha sposato l'erede, la prima figlia di Costantino II Salusio III, viene intronizzato jure uxoris, nel 1163, dalla Corona de Logu come Giudice di Cagliari col nome di Pietro Torchitorio III o anche di Pietro III di Torres. Con lui inizia a governare la dinastia di Torres, che si estinguerà con la sua morte nel 1188. In quel periodo, Cagliari è tormentata da due fazioni: i filogenovesi e i filopisani.

Federico I del Sacro Romano Impero detto il BarbarossaQuando, nel 1154, l'Imperatore Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro Romano Impero, più noto con il nome di Barbarossa, scende in Italia per contrastare il potere dei Comuni italiani, Pisa concede il proprio appoggio incondizionato all'Imperatore che, nel 1162, le concede notevoli privilegi, determinando una ripresa delle ostilità con la Repubblica di Genova. La pace verrà raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'Imperatore del Sacro Romano Impero in Italia, e l'accordo favorirà Genova, che vedrà espandersi i propri territori d'oltremare. Subito dopo l'insediamento, Pietro III deve subire l'invasione del Giudicato da parte di Barisone II d'Arborea, filogenovese, che, nel 1162, ha dichiarato guerra a Pisa ed appoggia un pretendente al Regno di Cagliari sconosciuto.

In un primo tempo, nello stesso 1163, Pietro III deve fuggire da Cagliari e riparare nel Giudicato di Torres, dove il fratello, Barisone II di Torres, lo accoglie presso di se. Ma l'anno successivo, nel 1164, Barisone II d'Arborea si reca a Pavia per venire incoronato, nella Cattedrale di San Siro, re di Sardegna, titolo comprato da Federico I del Sacro Romano Impero. Allora Barisone II di Torres ed il fratello Pietro III, approfittando dell'assenza del sovrano, per vendicarsi, cercano di invadere il Giudicato d'Arborea, però senza successo. Successivamente, comunque, sempre nel 1164, con il sostegno del fratello Barisone II di Torres e delle forze pisane, Pietro III torna trionfante a regnare a Cagliari. Ma, nel corso del suo Regno, si ripetono i tentativi, sia pure senza successo, di conquista da parte di Barisone II d'Arborea.

Nel 1165 l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al Comune di Pisa da Federico Barbarossa, il quale in questa occasione revoca anche tutte le concessioni anteriori della medesima, da lui fatte, a qualunque altra Città o persona. Ma i Pisani, forti di questa concessione, tendono ad inserirsi sempre maggiormente nell'economia e nella politica del Giudicato. Quindi, in seguito, Pietro Torchitorio III abbandona la linea politica filopisana, e, nel 1168, raggiunge un accordo con i Genovesi, ai quali concede il monopolio del commercio nel territorio del Giudicato. I pisani, per non perdere i loro interessi ed i loro commerci, gli mettono contro il cognato, il nobile ligure Oberto Obertenghi, Marchese di Massa, marito di Giorgia, la figlia più piccola di Costantino II Salusio III. E, nel 1184, Orberto invade il Giudicato e sconfigge Pietro I, che viene fatto prigioniero e morirà o verrà ucciso nel 1188.

Oberto di Massa, il primo non sardo ad amministrare un Giudicato, pur non diventando Giudice

Oberto Obertenghi, Marchese di Massa, con l'aiuto dei Pisani, invade il Giudicato e scaccia i Genovesi. Sconfigge Pietro Torchitorio III e nel 1184 assume il controllo del Giudicato, sia pure senza l'assenso della Corona de Logu. È il primo non sardo a controllare uno dei Giudicati, anche se con il tempo i suoi successori saranno sempre più sardizzati. Controlla il Giudicato dal 1184 al 1188, quando muore o viene ucciso il Giudice legittimo Pietro Torchitorio III, e sale sul trono Guglielmo I Salusio IV.

La dinastia dei Lacon Massa

Con Guglielmo, figlio di Oberto Obertenghi, Marchese di Massa, inizia a governare la dinastia dei Lacon Massa, che prende il nome da Giorgia de Lacon e Oberto Obertenghi, Marchese di Massa.

Guglielmo I Salusio IV, il più spietato sovrano dell'epoca giudicale

Nel 1188, essendo morto senza lasciare eredi diretti Pietro Torchitorio III de Lacon Gunale, la Corona de Logu intronizza Guglielmo, figlio di sua cognata, Giorgia, la seconda figlia di Costantino II Salusio III, e di Oberto Obertenghi, Marchese di Massa, che gli lascerà in eredità i suoi possedimenti in Toscana. Guglielmo prende il nome di Guglielmo I Salusio IV, della casata de Lacon Massa, e regnerà fino alla morte nel 1214. Guglielmo I Salusio IV ha due mogli, Adelasia Malaspina e Guisiana Burgundione di Capraia, e lascerà il trono senza eredi maschi, ma con tre figlie femmine, Preziosa, Benedetta ed Agnese, tra le quali andranno spartiti i suoi possedimenti. Si tratta di un uomo di grande cultura, che, tra l'altro, ha contatti con il famoso trovatore provenzale Peire Vidal, che gli dedica la canzone «Pos ubert ai mon ric tezaur», nella quale scrive «A un Marques de Sardenha / Q'ab joi viu ab sen regna», vale a dire: «Al Marchese di Sardegna / Che vive con gioia e con senno regna». Egli, comunque, si dimostrerà uno dei più importanti protagonisti della storia dell'area tirrenica a cavallo fra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, ed anche il più bellicoso e spietato sovrano di tutta la storia dei Giudicati, che farà dell'azione il suo sistema di vita. Sicuro e deciso, cerca di fare di Cagliari il Giudicato egemone di tutta la Sardegna.

Subito dopo l'investitura a Giudice, partecipa alla Terza Crociata, che si svolge dal 1189 al 1192, un tentativo di vari sovrani europei di strappare Gerusalemme e quanto perduto della TerraSanta al Saladino. È, forse, questo il motivo per cui non si hanno sua notizie per qualche anno. In quel periodo il Giudicato viene probabilmente retto dal padre, Orberto. Al suo ritorno a Cagliari, Guglielmo trova che gli equilibri sono mutati. Infatti, mentre Cagliari è governata da un pisano, come la Gallura, il Logudoro e l'Arborea sono ormai molto vicine a Genova. Guglielmo I Salusio IV continua a favorire la penetrazione pisana, sviluppa il commercio del sale e riorganizza l'amministrazione del Giudicato.

Il suo Regno è caratterizzato dalle continue guerre con gli altri Giudicati Sardi. Dopo la morte. nel 1185, dei Barisone II d'Arborea, preoccupato per la presenza genovese non solo nel Giudicato d'Arborea, ma anche nel vicino Giudicato del Logudoro, prevedendo anche un possibile intervento di Costantino II di Torres, che rivendica l'Arborea, decide di bruciare i tempi. Nel 1194 attacca e devasta il Giudicato di Torres, conquista il Castello del Goceano e imprigiona Prunisilda, moglie di Costantino II, dopo averla violentata la conduce prigioniera a Santa Igia, capitale del Giudicato. Papa Celestino IIINon riesce però ad impossessarsi del resto del Giudicato, e viene respinto dai Genovesi che si sono alleati con Costantino. Spinto da Papa Celestino III, nel 1195 l'arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi ottiene un accordo che prevede la liberazione di Prunisilda e il diritto di Costantino II di riscattare il Goceano a fronte del pagamento di un congruo compenso. Costantino II, però, rinnega l'accordo e riprende la guerra contro Guglielmo, riconquista il Goceano, ma non riesce a liberare Prunisilda, che muore per gli stenti nelle prigioni di Santa Igia lo stesso anno. La guerra fra Costantino e Guglielmo continua fino al 1198, quando Costantino muore.

Nel 1195 Guglielmo riprende l'offensiva antigenovese, ed attacca pure l'Arborea, che è governata congiuntamente da Pietro I d'Arborea e da Ugo Ponzio de Bas, noto anche come Ugone I d'Arborea. Batte l'esercito giudicale e Punta su Oristano, dove cattura Pietro I insieme al figlio Barisone. Pietro I viene imprigionato a Pisa, dove morirà intorno al 1207. Guglielmo conquista Oristano, capitale del giudicato, mettendola a ferro e fuoco e compiendo ogni sorta di angherie. Costringe, quindi, il clero e il popolo a riconoscerlo come loro sovrano, ma senza approvazione ecclesiastica, e senza la approvazione della Corona de Logu, che continua a ritenere sovrano legittimo Pietro I, almeno fino alla sua morte. Nel 1198 Guglielmo attacca nuovamente l'Arborea e costringe Ugone a fuggire ed affida il governo del giudicato ai vescovi di Oristano e ai majores della citttà. Libererà ugone nel 1204, e la curatorìa della Marmilla, insieme ad altre ville di confine, a seguito di un accordo con Ugone, verrà annessa nel 1206 al giudicato Cagliaritano. Guglielmo diviene, cosi, almeno momentaneamente, Giudice, oltreche di Cagliari, anche d'Arborea, unificando de facto i due regni. Papa Innocenzo IIOrmai ha unificato i Giudicati di Cagliari e d'Arborea e domina su gran parte della Sardegna. Non ancora soddisfatto, tenta di penetrare anche in Gallura, forse per impadronirsene data la mancanza di un re di diritto, essendo la Giudicessa Elena de Lacon ancora minorenne, ma viene fermato da Papa Innocenzo II. Nel frattempo, contratta, con il nuovo Giudice di Torres, Comita II, il matrimonio, che avviene nel 1200, del figlio di primo letto Mariano, che regnerà col nome di Mariano II di Torres, con la sua figlia Agnese. Nel 1204, libera Barisone, figlio di Pietro I d'Arborea, e lo fa sposare con sua figlia Benedetta. Obbliga quindi, nel 1206, Ugone a sposare sua figlia Preziosa.

Nel 1210 deve affrontare i Visconti, che si sono insediati in Gallura e, collegati con altre famiglie pisane, vogliono contendergli il controllo dei due giudicati. Nel 1213 in Toscana, presso il fiume Frigido nei dintorni di Massa, Guglielmo I Salusio IV viene sconfitto in battaglia dal partito ostile dei Visconti. Questa sconfitta mette definitivamente fine alle sue speranze di consolidare il dominio sull'isola, oltre che di mantenere il controllo sui suoi possedimenti in Toscana ereditati dal padre.

Guglielmo muore senza eredi maschi all'inizio del 1214, lasciando, comunque, il Giudicato di Càlari nella sua massima espansione. Alla sua morte finisce la dinastia dei Lacon Massa ed il Giudicato di Càlari, con una parte di quello d'Arborea, vanno alla sua figlia Benedetta ed al marito Barisone de Lacon Serra, figlio del Giudice Pietro I d'Arborea, che diventerà Giudice di Cagliari con il nome di Barisone Torchitorio IV di Cagliari; mentre la maggior parte del Giudicato d'Arborea passa a Preziosa e Ugo Ponzio de Bas, che torna quindi a regnare col nome di Ugone I d'Arborea.

Tratalias: la Basilica di Santa Maria in TrataliasVillaputzu: la Chiesa di San Nicola di QuirraA Guglielmo I Salusio IV si deve l'inizio della costruzione della Basilica di Santa Maria a Tratalias, eretta in stile romanico pisano tra il 1213 e il 1282, secondo quanto testimoniano le due epigrafi apposte in occasione dell'inizio e della conclusione dei lavori, ancora conservate all'interno del tempio. Si deve probabilmente a lui anche l'edificazione della Chiesa di San Nicola di Quirra, a Villaputzu, condotta a cavallo tra il dodicesimo e tredicesimo secolo, che rappresenta l'unico esempio in Sardegna di costruzione con paramento in mattoni cotti, e che faceva parte di un villaggio ora scomparso.

Il governo di Benedetta di Massa, e l'insediamento nel Giudicato della famiglia pisana dei Visconti

Alla morte senza eredi Guglielmo I Salusio IV, inizia a regnare sul giudicato la dinastia d'Arborea, che si alterna nel governo con la dinastia pisana dei Visconti.

Il governo di Benedetta di Massa e del marito Barisone d'Arborea, noto come Barisone Torchitorio IV

La Giudicessa Benedetta di MassaBarisone d'Arborea, figlio del Giudice d'Arborea Pietro I, viene allevato da Guglielmo I Salusio IV, che nel 1195 aveva deposto dal trono del giudicato ed imprigionato il padre, diventando anche Giudice d'Arborea. Nel 1204, Guglielmo I libera Barisone e lo fa sposare con sua figlia Benedetta. Nel 1214, alla morte senza eredi Guglielmo I Salusio IV, il Giudicato di Càlari, con una parte di quello d'Arborea, vanno alla sua figlia Benedetta, che gli succede come Judikessa de Factu, ed al marito Barisone II d'Arborea, figlio di Pietro I d'Arborea, che viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice di Cagliari con il nome di Barisone Torchitorio IV. Benedetta, nello stesso anno, viene consacrata dall'arcivescovo Ricco, di Cagliari, alla presenza dei nobili e dei prelati, e giura di non diminuire i territori del Giudicato, di non alienare castelli e di non stringere alleanze senza il loro consenso, e fa, inoltre, un atto di vassallaggio alla Santa Sede. Benedetta di Massa è la seconda donna, dopo Elena di Gallura, ad occupare un trono sardo per proprio diritto, ed una delle prime in Europa.

Suelli-Santuario di San GiorgioSant'Antioco: la Chiesa di Sant'AntiocoBenedetta, in accordo con il marito, con l'arcivescovo Ricco di Cagliari, e con il vescovo del Sulcis, fa numerose donazioni al Santuario di San Giorgio di Suelli e alla Chiesa di Sant'Antioco di Sulcis, Chiese alle quali sono particolarmente devoti. Inoltre, favorisce lo sviluppo dell'economia locale, a scapito degli interessi dei Pisani, attirandosi perciò, già dal 1215, l'ostilità della Repubblica di Pisa. Ed è proprio nel 1215, che, approfittando della debolezza del Regno di Benedetta, il Giudice Lamberto Visconti di Gallura, sostenuto dal fratello, il podestà di Pisa Ubaldo Visconti, che porta anche il titolo di Rector Cagliaritanus, raccoglie una grande flotta e sbarca con il suo esercito a Cagliari, dove costringe Barisone, nel 1218, a cedere ai Pisani il possesso del colle di Santa Gilla, che domina la Città. Qui, sulla collina, essi costruiscono, per conto dei mercanti Pisani che da lì possono meglio controllare i loro traffici, un nuovo borgo fortificato che viene chiamato Castel di Castro, e costituirà il primo nucleo abitativo della moderna Città di Cagliari.

Castel di Castro è collegata al porto attraverso il quartiere fortificato de La Marina, che scende dalla porta caratterizzata da due teste di leoni, la cosiddetta porta leonina che oggi prende il nome di portico Mario De Candia, fino allo scalo navale. L'ancoraggio a mare è delimitato da una palizzata a semicerchio con due imboccature, d'entrata e d'uscita, sbarrabili con robuste catene. Il colle viene isolato circondandolo di mura fortificate e successivamente verranno edificate, dall'architetto Giovanni Capula, le due torri: nel 1305 la Torre di San Pancrazio e nel 1307 la Torre dell'Elefante, soprannominate le torri gemelle. Viene, poi, edificata a terza Torre del Leone, che è oggi incorporata nel palazzo Boil, che ne lascia in vista soltanto la porta. Questa rocca verrà chiamata Castel di Castro e costituirà il centro storico della futura Città di Cagliari, oggi chiamato quartiere Castello.

Cagliari-La Torre di San Pancrazio Cagliari-La Torre dell'Elefante Cagliari-La Torre del Leone

Quindi Lamberto Visconti lascia al fratello Ubaldo il compito di conquistare il resto del territorio giudicale. Riunite ingenti truppe in Castel di Castro, Ubaldo Visconti, con l'aiuto del nobile pisano Rodolfo di Capraia e sostenuto da una consorteria di altri nobili Pisani, attacca in forze Barisone Torchitorio IV e costringe il Giudice a fuggire da Cagliari ed a rifugiarsi a Santa Igia, Papa Onorio IIIed anche Benedetta è costretta a fuggire all'interno del Giudicato. A Cagliari, però, scoppiano tumulti tra i sardi ed i Pisani. Perciò Barisone Torchitorio IV si allea con Comita II di Torres, e con la Repubblica di Genova, nella speranza di contrastare la dominazione pisana. Ed ottiene, anche, un aiuto contro Pisa da Papa Onorio III, avverso ai Pisani, il quale, nel 1217, annulla l’elezione ad arcivescovo di Cagliari del pisano Mariano, ed al suo posto invia il legale apostolico di Sardegna e Corsica, Ugolino dei Conti. Barisone non ha, però, il tempo di riprendere il possesso del Giudicato, dato che muore nel 1217 lasciando la moglie Benedetta ed un figlio, Guglielmo, di pochi mesi.

Benedetta, reggente in nome del figlio Guglielmo, sposa Lamberto Visconti

Alla morte di Barisone, nel 1217, la Corona de Logu, intronizza come Giudice di Cagliari il figlio di pochi mesi, Guglielmo, ma fino alla maggiore età assume compiti di reggente la madre Benedetta che diventa Judikessa de Factu. Nel Giudicato di Càlari, i Genovesi continuano ad appoggiare Guglielmo, l'erede del legittimo Giudice nella capitale Santa Igia, mentre Castro rimane controllata dai Pisani.

Nel 1218 il nuovo Giudice del Logudoro, Mariano II di Torres, riprende senza successo la guerra contro i Visconti, si riarma con l'appoggio del Papa Onorio III e con la speranza di aiuti dai milanesi, ma nel 1219 viene sconfitto e, con il trattato di pace di Noracalbo, viene costretto a far sposare la figlia Adelasia con il tredicenne pisano Ubaldo Visconti, che diventerà Giudice di Gallura, ed a rinunciare ai diritti su alcuni suoi possedimenti posti in Gallura, già conquistati dal suo padre Comita II. Nello stesso anno Ubaldo combina il matrimonio di Benedetta con suo fratello Lamberto Visconti di Gallura, rimasto vedovo della prima moglie Elena di Gallura, nella speranza di riportare la pace tra i Giudicati di Cagliari e di Gallura. Il matrimonio viene celebrato nel 1220, ma Papa Onorio III annulla immediatamente anche queste nozze. Lamberto diventa, comunque, reggente del Giudicato di Càlari. Egli è, quindi, contemporaneamente Giudice di Gallura e reggente del Giudicato di Càlari, che amministra attraverso il fratello Ubaldo, il quale continuerà a governare il Giudicato anche dopo la morte di Lamberto. Nel dicembre 1224 Benedetta rinnova il suo omaggio alla Santa Sede, attraverso il legato Goffredo, accettando di pagare un tributo annuale di venti libbre di argento e di non contrarre alcun altro matrimonio senza il consenso papale. Inoltre garantisce che, in caso di sua morte senza eredi, il suo giudicato verrebbe ereditato dal papa. Il 1225 e 1226 sonoanni pacifici, e Benedetta effettua numerose donazioni a varie Chiese, a nome proprio e di suo figlio Guglielmo. Papa Gregorio IXMorto Lamberto nel 1225, nel tentativo di proteggersi dalle mire di Ubaldo, Benedetta si risposa, e sempre senza il consenso papale, la terza volta nel 1227 con Enrico di Ceola, un pisano membro della famiglia dei conti di Capraia, chiamato, per questo anche Enrico di Capraia, che si guadagna il favore del nuovo Papa Gregorio IX, ma che morirà nel 1229. Si risposa, quindi, per la quarta volta, nel 1230, con Rinaldo de Glandis, chiamato anche Rinaldo Glandi, ed il loro matrimonio, alla fine, viene ritenuto valido dal papa. Enrico di Ceola e Rinaldo de Glandis, probabilmente, governano dietro le quinte, imponendo le loro volontà.

Cagliari: la Chiesa di San BardilioNel 1230 a Cagliari c'è la donazione da parte del duomo di Pisa ai Francescani, della Chiesa di Santa Maria de Portu Gruttis o de Portu Salis, successivamente intitolata a San Bardilio, situata ai piedi del colle di Bonaria e demolita nel 1929 per allargare il Cimitero Monumentale di Bonaria. È la prima attestazione della presenza dei Frati Minori Francescani in Sardegna. Sempre nel 1230, alla morte di Ubaldo, suo nipote, il figlio di Lamberto, Ubaldo Visconti di Gallura, invade il Giudicato di Càlari e ne assume il controllo per un certo tempo, per assicurare la gestione pisana sul governo del Giudicato. Viene, però, cacciato da Ranieri della Gherardesca, Conte di Bolgheri, che appoggia la dinastia di Massa. Le discordie interne e le violenze perpetrate dalla fazione pisana, sono tanto gravi che il Papa, dopo che Benedetta è costretta a fuggire da Cagliari ed a rifugiarsi a Santa Igia, si adopera perché si trasferisca nei suoi feudi Massa, sul continente, la terra d'origine dei suoi avi. Benedetta muore, a Massa, nel 1232, e nello stesso anno Papa Gregorio IX affida a Ugo di Porcaria la custodia dell'eredità pervenutagli da Benedetta.

La dinastia dei Lacon Massa

Seguono lunghe lotte tra gli invasori Visconti, sostenuti dai Pisani, e gli eredi della dinastia di Massa a Cagliari e Torres, su posizioni ormai decisamente filogenovesi.

il Regno di Guglielmo II Salusio V

Nel 1232 muore la madre Benedetta, e suo figlio Guglielmo, che era stato intronizzato dalla Corona de Logu alla morte del padre Barisone Torchitorio IV, essendo solo quindicenne, deve sottostare, fino al 1235, alla supervisione della zia Agnese e dal suo secondo marito, Ranieri della Gherardesca, Conte di Bolgheri. Solo dopo tre anni, nel 1235, divenuto maggiorenne, Guglielmo, della casata de Lacon Massa, inizia a governare ed assume la pienezza dei poteri con il nome di Guglielmo II Salusio V di Cagliari, e regna fino alla morte nel 1250. Egli sposa una nobildonna, forse appartenente al casato dei Serra, dalla quale ha due figli, il maggiore dei quali, Giovanni, assumerà alla sua morte il titolo di Giudice di Cagliari.

Il figlio di Lamberto Visconti, Ubaldo, divenuto nel 1230 Giudice con il nome di Ubaldo II di Gallura, tenta, ma senza successo, l'invasione del Logudoro. E, quando le sue fortune vengono meno, Mariano II di Torres scatena un'offensiva, insieme a Guglielmo II Salusio V, contro suo cugino Pietro II d'Arborea, considerato alleato di Ubaldo Visconti, che viene sconfitto e nel 1228 deve accettare di condividere, con Mariano II e Guglielmo II Salusio V, il controllo del Giudicato. Comunque, dopo la morte di Ubaldo Visconti, Pietro II d'Arborea, approfittando delle successive lotte intestine che si scatenano nel Giudicato, si libererà dai condomini e tornerà ad estendere la propria autorità sull'intera Arborea.

Ma succesivamente, nel 1235, vi è un significativo cambiamento, quando Guglielmo II Salusio V sottomette volontariamente il Giudicato di Càlari ai Pisani. Questa decisione gli garantisce un governo senza guerre. Il Regno viene, di fatto, spartito fra le famiglie pisani dei Visconti, dei Della Gherardesca, e dei Conti di Capraia.

Giovanni Torchitorio V, detto Chiano

Nel 1250, alla morte di Guglielmo II Salusio V, gli succede il figlio Giovanni, della casata de Lacon Massa, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome d Giovanni Torchitorio V di Cagliari, noto con il soprannome di Chiano, e regna fino al 1256. Il suo Regno è breve ma importante, in quanto imprime una svolta decisiva nella storia del Giudicato. Frustrato dalla crescente interferenza dei Pisani nell'amministrazione del Giudicato, decide di allearsi con i Genovesi e, nel febbraio 1256, invia due procuratores a Genova per firmare un patto, che viene siglato il venti aprile ed ufficializzata in maggio da Chiano, nella Cattedrale di Santa Maria di Castel di Castro, alla presenza di Malocello e Percivalle Doria.

Con questo trattato il Giudicato di Càlari diviene alleato di Genova e si impegna a dare assistenza militare il tutte le guerre. E Chiano diviene cittadino genovese e concede a Genova l'esportazione di sale senza tasse. Infine, Chiano si impadronisce della rocca di Castel di Castro, inizia ad espellerne i Pisani, e la concede ai Genovesi, che inviano il podestà Ogerio Scoto e il castellano Giovanni Pontano, per prendere possesso della rocca. Ed a Chiano vengono offerti un palazzo a Genova, oltre alla mano di una nobildonna della famiglia Malocello. Ma Chiano non la sposa, infatti morirà senza moglie e senza figli.

In risposta, i filopisani Giovanni Visconti di Gallura, e Guglielmo di Capraia, reggente del Giudicato d'Arborea, con l'aiuto di Gherardo e Ugolino della Gherardesca, conti di Donoratico, che mettono a disposizione otto navi, invadono il Giudicato di Càlari e assediano la sua capitale Santa Igia. Chiano, che si trova a Genova, parte per Cagliari con ventiquattro galere dirette a Santa Igia per portare soccorso alla Città assediata. Lungo la rotta, presso la costa toscana cattura alcune navi pisane, ma giunge a Cagliari troppo tardi e viene sconfitto dai Pisani. Catturato ed imprigionato, viene assassinato da un sicario pisano a Santa Igia nel 1256. Prima di morire, indica alla Corona de Logu come suoi possibili successori i cugini Guglielmo e Rinaldo. Alla fine è Guglielmo a salire sul trono del Giudicato. A Cagliari ancora oggi si può vedere una strada denominata via Giudice Chiano.

Guglielmo III Salusio VI, noto anche come Guglielmo di Cèpola o Guglielmo Cepolla

A Chiano succede, come Giudice, il cugino noto come Gugliemo di Cèpola o Guglielmo Cepolla, nato probabilmente nella Villa di Cèpola, situata nel campidano di Cagliari, che era strato indicato da Chiano come suo successore. Egli viene intronizzato dalla Corona de Logu, nel 1256 o 1257, con il nome di Guglielmo III Salusio VI, e regna per meno di due anni, solo fino al 1258.

Guglielmo III Salusio VI segue la politica del suo predecessore, a favore della Repubblica di Genova e contro quella di Pisa. Nel 1257 completa la conquista del Castel di Castro, espellendo gli ultimi Pisani rimasti. Pisa, allora, già nel 1257, decide di intervenire, ma, non avendo forze sufficienti, affida la campagna a Giovanni Visconti di Gallura, Guglielmo di Capraia, reggente del Giudicato d'Arborea, e a Gherardo e Ugolino della Gherardesca. Questi riescono a riprendere Castel di Castro ed assediano la capitale Santa Igia che, senza più aiuti Genovesi e senza rifornimenti, dopo quattordici mesi di guerra, viene conquistata. Il 20 luglio 1258, i Giudici di Cagliari ed i Genovesi si arrendono, e, così, mettono fine alla guerra. I pisani distruggono la Città che era stata la capitale del giudicato e la radono al suolo, i suoi abitanti si disperdono rifugiandosi nell'interno. Santa Igia convive con la nuova capitale, Castel di Castro, per 42 anni, e per tanti secoli rimane nell'oblio, nascosta dai palazzi edificati sopra le sue rovine. Con la distruzione di Santa Igia nel 1258 si considera conclusa la lunga storia del Giudicato di Càlari.

Guglielmo è costretto a fuggire a Genova, dove muore poco tempo dopo senza lasciare eredi, e con lui ha fine l'unità del Giudicato di Càlari, che viene smembrato in tre parti. La settentrionale va a Giovanni Visconti, che la annette al Giudicato di Gallura. Quella centrale va a Guglielmo di Capraia, che la annette al Giudicato d'Arborea. E la parte più occidentale, che comprende il Sulcis e l'Iglesiente, viene assegnata a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, che avevano partecipato con propri armati all'assalto del Giudicato.

Il governo del Sulcis e dell'Iglesiente da parte dei della Gherardesca

Nello smembramento del Giudicato di Càlari dopo il 1258, la parte occidentale del giudicato viene assegnata a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, che appartengono a quel ramo della famiglia dei conti della Gherardesca che, sin dal 1220, aveva preso il titolo dal Castello maremmano di Donoratico.

Il governo del Sulcis e del territorio di Pula da parte del Conte Gherardo della Gheradesca

Gherardo ottiene, insieme con il titolo di dominus della sesta parte dei Cagliaritano, il Sulcis e il territorio di Pula, mentre ad Ugolino, col medesimo titolo, viene assegnato l'Iglesiente, famoso per le sue risorse minerarie. Non sappiamo molto di Gherardo, e pensiamo che rientri a Pisa ad occuparsi delle vicende pisane, e che, quindi, passi i suoi possedimenti a Ugolino.

Il governo dell'Iglesiente da parte del Conte Ugolino della Gherardesca

Siliqua-Castello dell'AcquafreddaNel 1282 il Conte Ugolino della Gherardesca, entrato in possesso della parte occidentale del Giudicato di Càlari, si stabilisce a Siliqua, nel Castello di Acquafredda, che dal contenuto di una bolla papale del 1238 si ritiene esistesse già dal 1215. Probabilmente a quella data esisteva una prima torre, ed il Castello è stato successivamente edificato dallo stesso Ugolino. Dal Castello, Ugolino governa tutto l'Iglesiente incentivando e dando nuovo impulso alll'attività estrattiva nei suoi domini in Sardegna, soprattutto nell'attuale iglesiente. Egli opera su un territorio di circa Cinquecento chilometri quadrati, denominato Argentaria del Sigerro, nota per le ricchezze del suo sottosuolo in minerali d'argento. Nella zona dell'iglesiente, i Pisani riprendono i lavori abbandonati dai Romani, aprendo nelle miniere numerose nuove fosse, e riportando alla luce gli antichi filoni.

Codice definito Breve di Villa di ChiesaL'intensa attività estrattiva, cosìcome la vita politica economica e sociale, vengono disciplinate mediante una serie di leggi, raccolte in un codice suddiviso in quattro libri, conosciuto con il nome di Breve di Villa di Chiesa . In questo codice, riveste un ruolo di primaria importanza la regolamentazione dell'attività mineraria, soprattutto quella dell'estrazione dell'argento. I delitti contro l'attività estrattiva vengono puniti con molta severità: la pena di morte è prevista per coloro che sottraggono argento o minerale argentifero, ed anche per i fonditori che estraggono l'argento da minerale rubato. La copia giunta fino a noi di questo codice, è una rielaborazione datata 1327 ed è l'unico documento di epoca pisana scampato all'incendio del 1354 quando, nel corso del conflitto tra Mariano IV Giudice d'Arborea e Pietro d'Aragona, gli abitanti diedero alle fiamme la Città per evitare la capitolazione di fronte al nemico. Chiunque, nel territorio dell'Argentiera, può intraprendere l'attività estrattiva. In base a qaunto avviene a Pisa, non è raro che a tale scopo si costituiscano delle nuove società, i cui partecipanti, detti parzonavili, possiedono delle quote dette trente, dal tedesco trennen, ossia dividere. Esistono anche alcuni soci di queste compagnie, detti bistanti, dal tedesco beistand, ossia aiuto, che si limitano ad anticipare le spese necessarie allo scavo delle fosse, e vengono, poi, rimborsati sui prodotti ottenuti. I lavori si effettuano attraverso lo scavo di fosse, che si sviluppano in profondità mediante pozzi e gallerie. Dato che viene seguito l'andamento del filone, l'estensione dei lavori è piuttosto limitata. Per l'estrazione vengono utilizzati picconi, cunei ed altri utensili, e, quando si rende necessario, viene utilizzato anche il fuoco per disgregare le rocce più dure. La settimana lavorativa inizia a mezzogiorno del lunedì, e termina a mezzogiorno del sabato. Gli operai lavorano per 12 ore al giorno, e durante la settimana non possono abbandonare il lavoro. Durante la stagione estiva, però, i lavori vengono sospesi, e la sospensione è causata dalla insalubrità del clima, dato che le miniere si trovano soprattutto in aree costiere, che sono colpite dal flagello della malaria.

Iglesias: la Cattedrale di Santa ChiaraUgolino favorisce, inoltre, il trasferimento nell'isola di maestranze toscane, esperte nel lavoro di miniera, e più generalmente cerca di ripopolare i propri domini. Il principale risultato della politica demografica di Ugolino, è il sorgere e lo svilupparsi del centro abitato di Villa Ecclesiae, ossia Villa di Chiesa, l'attuale Iglesias. Sotto il suo dominio viene costruita la Cattedrale di Santa Chiara, edificata nel centro storico di Villa di Chiesa in stile romanico gotico. Due epigrafi permettono di stabilire che l'edificio era in costruzione nel 1284, e che è stato completato prima del 1288. Nel periodo del loro massimo splendore, le miniere intorno a Villa di Chiesa arrivano ad occupare 6500 operai, ed è stato calcolato che le miniere sarde abbiano fornito a Pisa circa 15 tonnellate annue di argento, nel periodo che va dalla fine del dodicesimo secolo al principio del quattordicesimo secolo.

La sconfitta della Meloria

Dal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornano a combattersi duramente. L'episodio decisivo di quegli scontri si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e genovesi si scontrano per tutta la giornata nella battaglia della Meloria, nella quale Pisa viene severamente sconfitta dai Genovesi. La flotta genovese, comandata da Oberto Doria e Benedetto Zaccaria, sconfigge nelle acque di Livorno le navi pisane al comando del podestà Alberto Morosini, assistito dal Conte Ugolino della Gherardesca e dell'ammiraglio Andreotto Saraceno Caldera. L'esito della battaglia della Meloria influisce sulle vicende politiche dell'Isola. I protagonisti della lotta, in questi anni, sono Ugolino Della Ghererdesca, signore della sesta parte di Cagliari Nino Visconti, Giudice di Gallura; e Mariano II, Giudice d'Arborea.

Il Conte Ugolino, convertitosi anni alla causa guelfa, ed il nipote Nino Visconti, che era diventato Giudice della Gallura, lasciano la Sardegna e rientrano a Pisa. Nino, rappresentante degli Obertenghi, a capo della fazione guelfa di Pisa, riprende ad occuparsi delle vicende pisane appoggiando il nonno, e nel 1286 vengono nominati entrambi capitani del popolo di Pisa. Il Conte Ugolino avvia un programma di riforme a vantaggio soprattutto dei ceti meno privilegiati. Ma non è un governo facile, poiche nonno e nipote sono tutt'altro che d'accordo, criticandosi a vicenda. Nel 1287 Nino si appropria del titolo di podestà di Pisa, ed inizia a stringere accordi con i ghibellini e con il potente arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini, Capo dei ghibellini Pisani. Ma il Conte Ugolino reagisce, riassume la carica, lo costringe nel 1288 alla fuga e all'esilio da Pisa.

Nello stesso 1288, però, la parte ghibellina prende il potere a Pisa ed il Conte Ugolino, ritenuto responsabile della sconfitta della Meloria, viene rovesciato e messo al bando senza processo, accusato di tradimento dall’arcivescovo Ruggieri. Il Comune confisca tutti i suoi possedimenti e si assicura il dominio dei territori di Ugolino nell'Iglesiente, che diventano domini oltre mare di Pisa.

La morte del Conte Ugolino

Il Conte Ugolino della Gherardesca viene imprigionato, con i figli Gaddo e Uguccione, e i nipoti Anselmucciò e Lapo, relegato a Pisa nella Torre dei Gualandi, una durissima prigione. Qui morirà di fame nel 1289, anche se una leggenda diffusa in Sardegna lo vedrebbe morire di fame nel Castello di Acquafredda a Siliqua. L'abitazione di Ugolino, sita sul Lungarno, dopo la sua morte, viene abbattuta, e sul terreno viene sparso del sale, ed è stata proibita la costruzione di un qualsiasi edificio sulle proprietà della famiglia del conte. Dante Alighieri, nella «Divina Commedia», lo colloca a metà tra i canti XXXII e XXXIII dell'Inferno, tra i traditori, dato che era stato un nobiluomo pisano di parte ghibellina, ma aveva tramato contro la sua Città e il suo partito, aiutando ad instaurare a Pisa un governo guelfo. Secondo Dante, i prigionieri morirono di fame lentamente e tra atroci sofferenze, e prima di morire i figli di Ugolino lo pregarono di cibarsi delle loro carni. Ugolino della Gherardesca imprigionato muore di fameNel poema, Ugolino afferma che «più che il dolor pote il digiuno», con una doppia interpretazione. In un caso, il conte, ormai impazzito, si sarebbe cibato della sua progenie. Nell'altro, invece, egli avrebbe resistito alla fame, e lasciato che fosse la fame stessa a dare il colpo di grazia, a un uomo già distrutto dal dolore per la perdita dei figli. É questa seconda, l'ipotesi ritenuta oggi più probabile.

La fine del Giudicato di Càlari

I tre pezzi del giudicato subiscono sorti diverse.

Le tre parti del Giudicato di Càlari

La settentrionale, che è andata a Giovanni Visconti, viene annessa al Giudicato di Gallura, e verrà incorporata nei territorii Pisani nel 1287. Quella centrale, che è andata a Guglielmo di Capraia ed annessa al Giudicato d'Arborea, segue le sorti di questo Giudicato. E la parte più occidentale, che comprende il Sulcis e l'Iglesiente, che è stata assegnata a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, che avevano partecipato con propri armati all'assalto del Giudicato, rimane sotto la sovranità di Pisa fino alla conquista catalana della Sardegna nel 1323.

Il Breve di Castel di Castro

Pisa prende il possesso diretto di Castel di Castro, con le sue dipendenze, e, successivamente, in qualche decennio, entrerà in possesso anche di tutti i territori centro-orientali. Il centro della vita diviene Castel di Castro, che viene presto identificato con Cagliari. È governata dapprima da un Capitaneus inviato da Pisa, e in seguito da due Castellani e da un Assessore. Nasce quindi un governo di tipo comunale retto da uno statuto, il «Breve Castelli Castri Kallari».

Il governo dei territori che erano appartenuti al Giudicato

Il territorio che era appartenuto al Giudicato di Càlari è governato dagli Aragonesi dal 1323/55 al 1516 e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passa all'Austria che lo governa dal 1713 al 1720 ed infine entra nel Regno di Sardegna e dal 1861 nel Regno d'Italia.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo una breve storia del Giudicato d'Arborea, inizialmente Arbarea dalla parola Arba che indica una zona paludosa, che sorgeva nella parte centro occidentale dell'Isola, e che ha avuto come capitale prima Tharros e poi Oristano.


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