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Il Giudicato di Gallura che si sviluppa nella parte nord orientale dell'Isola

In questa pagina vedremo una breve storia del Giudicato di Gallura, che si trovava nel nord orientale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Civita, ossia Olbia.

Il Giudicato di Gallura

Stemma del Giudicato di GalluraIl piccolo Giudicato di Gallura, si sviluppa nella parte nord orientale dell'Isola. Confina a ovest con il Giudicato di Torres e a sud con il Giudicato di Càlari. Lo stemma del giudicato era l'effige di un gallo. Il Giudicato di Gallura è il più piccolo e povero dei quattro Giudicati Sardi.

Curatorie del Giudicato di GalluraLe sue Curatorie sono quelle di: Balaniana, Barbagia di Bitti, Canahim, Fundimonte, Gemini, Montanea, Orfili, Orosei e Galtellì, Posada, Taras, Unali. Il territorio del Giudicato si estende sul territorio delle regioni storiche della Gallura, in parte del Monteacuto ed in parte di quella delle Baronie, che oggi sono comprese nelle Province di Olbia e Tempio Pausania, e nella parte settentrionale di quella di Nuoro.

La sua capitale è ubicata a Civita, ricostruita sui ruderi dell'antica Città romana di Olbia, che all'epoca conta comunque su poche centinaia di abitanti, anche se la corte giudicale si sposta spesso tra i maggiori centri delle varie Curatorie del Regno. Sono, infatti, residenze giudicali il Castello di re Baldo ed il Castello di Balaiana, nei pressi di Luogosanto.

Quanto dura il Giudicato

La storia conosciuta del Giudicato di Gallura inizia nel 687, anno nel quale Giustiniano II trasferisce lo Judex Provinciae da Furum Traiani a Cagliari, e nel quale abbiamo notizia di chi governa la Regione. Le notizie storiche partono, invece, dal 1038. Viene governata prima da Giudici della dinastia di Torres e da due pisani Visconti successivamente da diverse famiglie locali, ed alla fine dalla dinastia pisana dei Visconti. Per la sua posizione e per la scarsità di risorse, il Giudicato viene ben presto controllato dalla Repubblica marinara di Pisa, che, nel 1288, scacciano il Giudice Nino Visconti, occupano il Giudicato di Gallura, decretando appunto la fine del Giudicato di Gallura nel 1288. Secondo altri, la fine ufficiale del giudicato viene datata al 1296, quando muore Nino Visconti, ed i suoi territori vengono inglobati dal Comune di Pisa.

Qualche scarsa notizia sui primi Giudici della Gallura

Poco sappiamo dei primi Giudici del Logudoro, dal 687 al 1038. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze.

I primi governatori della Regione

Sappiamo che già, durante il dominio bizantino, nel 687 governa in Gallura Inerio, che può essere visto come il primo Giudice, almeno di fatto anche se non ancora di diritto, dato che vi è ancora un unico Judex Provinciae ad avere, per lo meno formalmente, autorità su tutta l'isola. Tanto che, come abbiamo già visto, si possono rintracciare tre missive di Papa Leone IV, che scrive, tra l'815 e l'855, ad un Arconte o Ipatos, che accorpa le funzioni del Praeses e del Dux militare, della Sardegna e Corsica. La Sardegna viene occupata dai Saraceni nel 705, e poi dal 720 all'880 la pressione dei Saraceni aumenta. Ccomunque, verso il 740, inizia a governare Giovanni, e successivamente Simone. Verso l'800 Dertone, poi Lirco.

L'indipendenza dal governo bizantino

Papa Niccolò ILa ormai notevole distanza del governo bizantino, porta, tra l'851 e l'864, i luogotenenti dipendenti da Caralis che governano le quattro Partes nella quale è divisa la Sardegna romana, ad organizzarsi autonomamente. Si proclamano autonomi, staccandosi dal potere centrale rappresentato dallo Judex Provinciae che risiede a Caralis, e diventano gli Judex delle quattro Partes. Nel 864 Papa Niccolò I scrive una missiva per stigmatizzare i matrimoni fra consanguinei, che intercorronoanni tra gli Judices sardi, e nella missiva usa il plurale Judices, il che sta ad indicare che sono già nati i Giudicati.

La liberazione della Sardegna dai Saraceni

Nel 1015 i Saraceni, condotti da Mujāhid ibn 'Abd Allah al-'Amiri, detto al-Muwafaqq e noto in Italia come Museto, che, dopo essersi impadronite di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna, e la disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori.

Papa Benedetto VIIINello stesso anno, sollecitate da Papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano, nel 1016 intervengono in Sardegna con una prima spedizione militare. Nel 1044 i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto e sconfiggono l'esercito di Mujāhid. La Sardegna viene liberata dai Saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. I Giudicati divengono, quindi, meta di mercanti Pisani e genovesi che, col tempo, diventano i veri padroni dell'economia dei quattro regni isolani.

I primi Giudici della dinastia Lacon Gunale di Torres

Dal 1038 abbiamo la certezza storica sui Giudici della Gallura, e sappiamo che i primi Giudici appartengono alla dinastia dei Lacon Gunale, che governa i Giudicati di Torres ed Arborea.

Gonnario de Salanis, detto anche Gonnario Comita I

Gonnario Comita I de Lacon Gunale Il primo sovrano del quale si hanno notizie certe è il Logudorese Gonnario o Gunnario de Salanis, della dinastia de Lacon Gunale, che sale al trono come Comita I. Non esistono dati certi sulla sua nascita, ma si sa che viene eletto, per alcuni verso il 1015 e per altri verso il 1022, come Giudice di Torres, Arborea e probabilmente anche della Gallura, e che regna fino al 1038. Egli governa nella capitale del Giudicato, ossia a torres, l'odierna Porto Torres. Si sa che è originario del Logudoro, ed è certamente a capo dei due Giudicati di Torres e di Arborea nel periodo nel quale la Sardegna viene occupata dai pirati Saraceni di Museto, che, nel 1015, hanno assalito la Sardegna. L'invasione saracena si sviluppa soprattutto negli anni tra il 1015 ed il 1026. Di lui si sa per certo che favorisce l'arrivo dei Pisani nel Giudicato di Torres, e che, durante il suo governo, ha fatto edificare, in stile romanico pisano arcaico, da maestranze pisane, la Basilica di San Gavino a Porto Torres.

Dorgodorio o Torchitorio, detto anche Barisone I

Torchitorio Barisone I de Lacon GunaleLa carica diventa ereditaria quando, nel 1038, Gonnario fa eleggere suo successore il figlio Dorgodorio o Torchitorio, della dinastia de Lacon Gunale, che regna come Barisone I, a Torres fino verso al 1064 ed in Arborea fino al 1060, e governa la Gallura, fino a quando questa viene occupata dai Saraceni dal 1050 al 1052. Egli sposa Maria de Serra, di una delle famiglia più importanti del Giudicato, che gli da il primo figlio Andrea Tanca; poi contrae un secondo matrimonio, con una nobildonna sconosciuta della famiglia de Zori, che da il secondo figlio Mariano. Come abbiamo detto, nel 1044, alleati con le forze indigene, i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto a Cala Bona, la roccaforte nella periferia sud di Alghero, dove si era rifugiato il pirata saraceno Museto, sconfiggendo il suo esercito.

Laconi-Castello di LaconiIn quanto Giudice di Torres, durante il suo Regno, Barisone favorisce l'immigrazione monastica nell'isola, e dona ai monaci Benedettini di Montecassino la Chiesa di Santa Maria di Bubalis a Siligo, assieme alla piccola Chiesa dei Santi Elia ed Enoch sul Monte Santo, anch'essa in territorio di Siligo. Risale probabilmente a questi anni anche la costruzione del Castello del Monte Acuto, a Berchidda, del quale restano poche rovine sulla sommità del Monte Acuto, da cui si vede il paese e tutta la valle del Rio Mannu. In quanto Giudice d'Arborea, si può ritenere che a Barisone sia dovuta l'edificazione anche del Castello di Làconi, dato che sul lato destro del passaggio è murata un'epigrafe che riporta la data 1053.

Breve governo di una dinastia pisana, forse dei della Gherardesca

Si ritiene che i pirati Saraceni vengano scacciati dal territorio del Giudicato, nel 1052, dall'intervento della Repubblica di Pisa, che inizia ad insediarsi nel giudicato ed a governarlo con suoi rappresentanti.

Il governo di Manfredi, probabilmente membro della nobile famiglia pisana dei della Gherardesca

Il primo Giudice di Gallura intronizzato dalla Corona de Logu, del quale si hanno notizie certe, è Manfredi Gallura, indicato in documenti del tempo come Manfredus Pisanus. Abbiamo notizie che governa la Gallura verso il 1052. Probabilmente è un membro della nobile famiglia della Gherardesca, originaria della Repubblica di Pisa, sottolineando i forti legami del giudicato con la Città toscana. Di lui non è rimasto il ricordo di alcun atto politico o militare.

A lui succede Ubaldo I, che fa edificare il cstello di re Baldo

Verso il 1058, a Manfredi succede Ubaldo o Baldo, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Ubaldo I di Gallura, anch'egli pisano e probabilmente figlio di Manfredi. Abbiamo notizie che governa la Gallura verso il 1065. Luogosanto-Castello di re BaldoA Ubaldo è attribuita la costruzione del Castello di re Baldo, a Luogosanto, nel quale stabilisce la propria dimora, per allontanarsi dalla costa orientale colpita da nuovi attacchi dei pirati Saraceni. Egli combatte contro Mariano I di Torres, della casata de Lacon Gunale, affrontandone la sorella Georgia, dalla quale viene sconfitto nel 1072 e portato prigioniero in Ardara, allora capitale del Giudicato di Torres. Da questa sconfitta, la vallata di Balascia, dove scorre il Rio di Figagrossa, in territorio di Oschiri, avrebbe preso il nome di canale di Baldu.

Inizia il governo del Giudicato da parte di diverse famiglie locali

Pare che, con la prigionia di Baldo, sia cessata l'autorità dei Giudici Pisani, e che la vittoria di Georgia abbia restituito il diritto al governo del giudicato a Giudici locali.

Costantino I fa edificare il Castello di Balaiana

Verso il 1072, a Ubaldo succede come Giudice Costantino, indicato in documenti del tempo come Constantinus Gallurensis, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino I di Gallura. Abbiamo notizie che governa la Gallura verso il 1073, e che mette al mondo un figlio, Comita. Luogosanto-Resti del Castello di BalaianaCostantino fa edificare, sempre a Luogosanto, il Castello di Balaiana, un piccolo edificio che verrà distrutto dopo circa quattro secoli dagli Aragonesi. Con la fondazione del Priorato di Gallura, Costantino favorisce la presenza dei monaci Vittorini, Benedettini dell'Abbazia di San Vittore di Marsiglia, inviati dal Papa con l'intento di prevenire nell'isola le conseguenze dello scisma del 1054, che determina la definitiva separazione tra Chiesa d'Oriente e Chiesa d'Occidente. Come molti altri Giudici sardi dell'epoca, Costantino appoggia la riforma gregoriana che attraversa la Chiesa cattolica, promossa in Sardegna dall'Arcidiocesi di Pisa.

Papa Gregorio VIIPapa Gregorio VII, il più importante fra i papi dell'undicesimo secolo, mette, infatti, in atto una profonda riforma della Chiesa, ed è noto anche per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pone in contrasto con l'Imperatore Enrico IV. Il 14 ottobre 1073 Papa Gregorio VII gli invia una missiva, diretta a lui, Costantino I di Gallura, ed agli altri tre Giudici Sardi, Mariano I di Torres, Orzocco I d'Arborea e Orzocco Torchitorio I di Cagliari, nella quale il Papa riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati Sardi, e consiglia o, piuttosto, ordina loro di sottomettersi alla Chiesa di Roma, pena gravi pericoli per la libertà dei loro Stati. In essa si fa riferimento a Costantino I chiamandolo Constantinus Gallurensis, e vi compare per la prima volta la denominazione Gallura. Il tenore della lettera apostolica indica che il Pontefice crede anche Costantino, come gli altri Giudici, discendenti dagli antichi Giudici Sardi. Il che conferma l'appartenenza di Costantino alla nobiltà locale, e contrasta l'ipotesi di chi lo vorrebbe di discendenza pisana, come i Giudici che lo avevano preceduto.

Torchitorio de Zori viene scomunicato ed espelle i monaci dal Giudicato

Nel 1089, contro il diritto di Comita, figlio di Costantino I, usurpa il potere Torchitorio de Zori, appartenente ad una delle principali famiglie del Giudicato, che viene, comunque, intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Torchitorio di Gallura. È uno dei primi Giudici galluresi conosciuto con certezza grazie a fonti a lui contemporanee. Egli prende in sposa Padulesa de Gunale, figlia di Comita de Gunale. Prima del matrimonio tra Torchitorio e Padulesa, le loro rispettive famiglie, la de Zori e la de Gunale, risultavano aspre nemiche, e lo saranno ancora per un certo tempo.

Si sa che egli assume posizioni filoimperiali, appoggiando l'Imperatore Enrico IV del Sacro Romano Impero, in netto contrasto con la Chiesa di Roma per la nomina dei vescovi, e che viene da essa scomunicato. Papa Urbano IIEd appoggia anche il clero locale, di tradisione ortodossa orientale, che si oppone alla diffusione del monachesimo e alle pretese della Chiesa di Roma. Tutto questo gli vale la scomunica da parte di Papa Urbano II. Il monaco Giovanni scrive in una lettera diretta al cardinal Riccardo, abate di San Vittore di Marsiglia: «Il signor Papa anatematizzò il Giudice Torquitore e tutta la sua Regione, cosicche niun cristiano gli dia consiglio o baciò di pace, e nessuno ardisca salutarlo». Dopo la scomunica, per la resistenza dei monaci ai suoi ordini di celebrare egualmente i loro uffizi anche se ordinati da un sovrano scomunicato, egli dapprima minaccia di confiscare i loro beni, e successivamente li espelle dal Giudicato.

Gli succede il figlio Saltaro de Zori Gunale

Probabilmente nel 1113, a Torchitorio de Zori succede il figlio, che assume il cognome del padre e della madre, e si chiama, quindi, Saltaro de Zori Gunale. Egli viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Saltaro di Gallura, ed il suo Regno è estremamente breve. Di lui non è rimasto il ricordo di alcun atto politico o militare, se non la donazione della corte detta di Vitithe alla Chiesa pisana. In un documento del 1113 viene citata per la prima volta Civita, oggi Città di Olbia. Saltaro muore senza discendenza diretta, e la sua successione determina una forte tensione tra gli eredi delle famiglie che avevano controllato fino ad allora il Giudicato.

L'ascesa al trono di Ittocorre de Gunale che si avvicina alla Repubblica di Pisa

Sempre nel 1113, dopo il Regno di Saltaro, contro i diritti di successione vantati da Comita, figlio di Costantino I, e degli eredi della famiglia de Zoro, sale al trono Ittocorre o Ottocorre de Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Ittocorre di Gallura, e regna fino al 1116. Egli è, probabilmente, un fratello di Padulesa de Gunale, che era stata la moglie di Torchitorio de Zori. Contrario alle pretese della famiglia de Zori, si mostra inizialmente avverso a Padulesa in quanto vedova di Torchitorio de Zori e quindi sostenitrice dei suoi eredi, ma poi verso il 1116 si rappacifica con lei e con il padre Comita.

Olbia: la Basilica di San SimplicioDurante il suo Regno, viene edificata la Basilica di San Simplicio, il cui primo impianto è databile dal 1113 a circa il 1125. È costruita al di fuori del borgo murato ed a una prudente distanza dal mare per proteggerla dalle incursioni dei pirati Saraceni, su modello romanico simile a quello della Basilica di San Gavino a Porto Torres. Da un documento pisano del 1116, sappiamo che Ittocorre si dimostra amico dei Pisani, come dimostra la sua liberalità verso Opera di Santa Maria, alla quale concede le quattro Chiese di Torpeia, Toraie, Vignola e Laratanos. Inoltre, conferma la donazione precedentemente fatta da Saltaro della corte detta di Vitithe alla Chiesa pisana. Ittocorre compare anche in altri due documenti. Il primo è la conferma di altre donazioni all'Arcidiocesi di Pisa; e l'altro è una dichiarazione della propria fedeltà alla medesima.

Galtellì-Le rovine del Castello medievale di PontesQuesta benevolenza nei confronti di Pisa determina il contrasto con la Repubblica di Genova. Probabilmente per contrastare i Genovesi, allo stesso periodo risale la costruzione del Castello di Pontes a Galtellì. Si hanno, comunque, poche notizie relative alla storia di questo Castello. Posada-Castello della FavaC'è chi ritiene che, più o meno contemporaneamente, sia stato eretto anche il Castello di Posada, detto anche Castello della Fava. Edificato di fronte al mare, questo non poteva costituire un presidio militarmente ben difendibile, per cui molti convengono che potesse trattarsi di una sorta di residenza per i Giudici di Gallura, che avrebbero alternato la loro residenza fra Civita e Posada. Durante il Regno di Ittocorre viene, anche, istituita la diocesi di Posada, che determina l'influenza di Posada sui vicini borghi di Siniscola, Torpè e Lodè, tanto che per molto tempo le vicende di questi paesi Viaggeranno assieme.

La riscossa cristiana nei confronti dell'Islam

Papa Urbano IIPrima del suo Regno, quando governava Torchitorio de Zori, è iniziata la riscossa cristiana nei confronti dell'Islam. Pisa partecipa attivamente alla Prima Crociata, dal 1096 al 1099, che viene organizzata da Papa Urbano II.

Papa Pasquale IIE durante il suo Regno, sotto il pontificato di Papa Pasquale II, dietro le pressioni di Berengario III di Catalogna, la Repubblica di Pisa organizza nel 1114 una spedizione alla quale partecipano numerosi stati italiani e i Giudicati Sardi, ma non Genova, per togliere agli arabi le Baleari. La flotta pisana di 300 navi, approda nel porto di Longone e di Santa Reparata, e nelle vicine baie, prima di procedere per il Logudoro dove imbarcheranno un contingente inviato da Costantino I di Torres, comandato dal figliastro Saltaro.

Costantino II della casata Spanu stipula un patto di alleanza con Pisa

Probabilmente nel 1116, a Ittocorre de Gunale succede Costantino Spanu, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino II di Gallura. É un Giudice della famiglia Spanu, una delle principali famiglie del Giudicato, che regna fino al 1130 o 1131, ma di lui non si hanno notizie certe.

Il suo Regno è dominato dalla guerra fra Genova e Pisa che dura dal 1119 al 1133. Le concessioni del pontefice all'arcivescovado pisano suscitano le invidie dei Genovesi, che presto si trasformano in competizione e in scontri. Nel 1119, i Genovesi assaltano delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta per mare e per terra, che dura fino al 1133, e che si conclude con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovadi corsi. Stemma del Giudicato di GalluraNel maggio del 1119 i Genovesi invadono la Gallura, la spogliano di tutte le ricchezze e portano prigionieri a Genova molti Pisani. Si ripresentano, poi, sui lidi sardi nel 1125, producendo altri gravi danni.

Per contrastare tali invasioni, risulta che Costantino II, verso il 1131, stipula un patto di alleanza con la Repubblica di Pisa. Sappiamo che lui utilizza, per la prima volta, il gallo di Gallura, che diviene il simbolo di tutta la Gallura dopo il patto che lui stringe con i Pisani.

Gli succede Comita I di Gallura

Verso il 1130 o 1131, a Costantino Spanu succede Comita Spanu, da molti ritenuto suo figlio, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Comita I di Gallura. Anche di lui non si hanno notizie certe, si sa, comunque, che proseguono durante il suo Regno i contrasti tra le repubbliche marinare di Pisa e di Genova.

Attorno al 1130 Comita, assieme ai Giudici Gonnario II di Torres e Costantino I d'Arborea, fà un solenne giuramento di omaggio all'Arcidiocesi di Pisa. E di nuovo, nel 1132, Comita è presente ad Ardara, nel palazzo giudicale di Logudoro, per offrire i propri omaggi all'arcivescovo di Pisa, Ruggero. Questo atto porta ad affermarsi, per un certo tempo, la supremazia del Giudicato di Torres sull'isola, grazie anche all'appoggio pisano.

Papa Innocenzo IINel 1133, per dirimere i contrasti tra Pisa e Genova sui loro possedimenti in Corsica, Papa Innocenzo II eleva Genova ad arcivescovado, e le asssegna le diocesi di Mariana, Nebbio e Accia, situate nel nord della Corsica. Pisa, invece, mantiene, sempre in Corsica, il controllo di quelle Aleria, Aiacciò e Sagona. A compensazione della perdita, nel 1138, vengono concesse all'arcivescovo di Pisa le diocesi di Civita e Galtellì, che inizialmente dipendevano direttamente dalla Santa Sede.

Costantino III consolida i rapporti con Pisa, ma viene spodestato da una congiura di palazzo

Alla dinastia Spanu succede, nel controllo del Giudicato, la famiglia de Lacon Gunale. Nel 1146, dopo Comita Spanu, prende il potere Costantino, della casata de Lacon Gunale, probabilmente parente o, secondo alcuni, figlio di Ittocorre de Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino III di Gallura. È il primo Giudice di Gallura appartenente alla famiglia dei Lacon Gunale, e viene descritto come una persona dall'animo nobile, che regna fino al 1171, quando viene spodestato e costretto a lasciare il trono. Costantino prende in sposa Elena, figlia del Giudice Comita III d'Arborea, e per le nozze le dona il Monastero cistercense di San Felice di Vada, in territorio di Girifai o Iurifai, in una zona franca extragiudicale, ossia un enclave nella Sardegna centro orientale, caratterizzato da autonomia amministrativa e tributaria rispetto al Giudicato di Gallura. Si sposa di nuovo, in seguito, con una certa sardinia e da lei ha il figlio Barisone.

Nel 1146 Comita III d'Arborea, organizza un convegno a Bonarcado, nel quale fa incontrare i quattro Giudici per risolvere una controversia sorta tra il Giudice Costantino III di Gallura ed i figli di Comita Spanu, suo predecessore, per il possesso del Castello di Balaiana, che probabilmente rappresentava una residenza giudicale estiva. E Costantino III interviene, con gli altri Giudici, al collectu, l'assemblea generale convocata per dirimere la controversia. Nel 1147, in occasione della consacrazione della Chiesa di Santa Maria di Bonarcado, Barisone II d'Arborea convoca i Pisani e gli altri Giudici sardi per una conferenza di pace. L'occasione vede riuniti tutti i Giudici Sardi: Gonnario II di Torres, Costantino III di Gallura, Costantino II Salusio III di Cagliari e Barisone II d'Arborea. Si riesce, così, a evitare la guerra per ben quindici anni. Nel 1160 Costantino si reca a Pisa, dove viene incaricato d'un atto solenne di concessione, da fare in Costantinopoli, e viene portato in Palestina a venerarsi il Santo Sepolcro. Successivamente, nel 1165 Costantino III si reca, con Barisone II di Torres e con Pietro I Torchitorio III di Cagliari, a Pisa, dove giura fedeltà ai Pisani, garantisce di tenere la Gallura in feudo per il Comune di Pisa, e assume l'impegno di dare alla Repubblica 6.000 lire, e di pagare ogni anno 100 lire e dodici paia di falconi. Concede loro, inoltre, il Monastero cistercense di San Felice di Vada, col consenso della moglie alla quale lo aveva precedentemente donato.

Federico I del Sacro Romano Impero detto il BarbarossaQuando, nel 1154, l'Imperatore Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro Romano Impero, più noto con il nome di Barbarossa, scende in Italia per contrastare il potere dei Comuni italiani, Pisa concede il proprio appoggio incondizionato all'Imperatore che, nel 1162, le concede notevoli privilegi, determinando una ripresa delle ostilità con la Repubblica di Genova. La pace verrà raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'Imperatore del Sacro Romano Impero in Italia, e l'accordo favorirà Genova, che vedrà espandersi i propri territori d'oltremare. Nel 1162, allo scoppio della guerra tra Pisa e Genova, gli equilibri politici tra le due repubbliche marinare e i regni sardi si incrinano. Questo mentre Barisone II d'Arborea, per cercare di ottenere una legittimazione internazionale, compra nel 1164 da Federico I del Sacro Romano Impero il titolo di re di Sardegna; e nello stesso anno stipula una obbligazione con la Repubblica di Genova. E la sua consorte, la regina Agalbursa, promette di far osservare tale accordo al nipote Ugo De Bas, che le sarebbe succeduto in caso di morte, prima di pigliare possesso del resto dell'Isola e, tra l'altro, del Regno di Gallura. È però certo che non le succederà, e non entrerà mai in possesso della Gallura.

Ma nel 1165 l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al Comune di Pisa da Federico Barbarossa, il quale in questa occasione revoca anche tutte le concessioni anteriori della medesima, da lui fatte, a qualunque altra Città o persona. Costantino si reca, con gli altri Giudici, a Pisa a giurare fedeltà. Successivamente, nel 1171, Costantino viene spodestato e costretto a lasciare il trono da una congiura di palazzo della quale si ignorano le cause, e si rifugia presso i parenti della moglie, nel Giudicato d'Arborea.

Subentra nel governo Barisone I di Gallura

Dopo la partenza di Costantino III, dal 1171 il Giudicato viene governato da Barisone de Lacon Gunale, per alcuni suo figlio, anche se sembra improbabile che la congiura di palazzo abbia esautorato il sovrano e lasciato l'eredità al figlio. Egli viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Barisone I di Gallura, e regna fino alla morte nel 1203. Barisone sposa una certa Odolina, dalla quale ha una figlia che sarà la sua unica erede, Elena de Lacon. Il nome Templo di Tempio Pausania compare, per la prima volta, in un documento del 1173, con il quale l'operaio di Santa Maria di Pisa, alla presenza di Barisone I di Gallura, cede al vescovo di Civita, Bernardo, alcuni servizi in cambio della concessione di terre.

È probabile che, in seguito, ci siano stati moti in Gallura a danno di Barisone, che hanno determinato la sua estromissione dal potere. Prima della morte, comunque, Barisone I affida il suo giudicato al Papa, quale protezione dei diritti ereditari della figlia. Si ignora chi abbia assunto il governo della Gallura nella sua assenza. Alla sua morte scoppia, comunque, un conflitto tra vari potentati, per assicurarsi il controllo della Gallura a discapito di Elena, ma sono ignote le vicende del giudicato sino all'anno 1203, quando muore Barisone I.

Elena di Gallura, figlia di Barisone I, eredita il Giudicato

Elena di GalluraNel 1203, alla morte di Barisone I, eredita il titolo la figlia tredicenne, la donnikella Elena della casata de Lacon, nata nel 1190 e che morirà nel 1218. Ella viene intronizzata dalla Corona de Logu con il nome di Elena di Gallura. È la prima donna ad accedere a un trono sardo per proprio diritto e una delle prime in Europa. Essendo ancora minorenne, il suo Regno rimane sotto la tutela della madre Odolina, che diviene reggente, ossia Judikessa de Factu, fino a quando Elena si sposerà. Papa Innocenzo IIINel tentativo di impadronirsi del Giudicato, Elena viene corteggiata da numerosi pretendenti inviati dai Giudicati vicini, e dalle potenze straniere di Pisa, di Genova e dal Papa Innocenzo III. Tra i pretendenti, c'è Trasamondo, Conte di Segni, nipote del Papa e da lui sostenuto; vi sono, inoltre, Guglielmo Malaspina, Ittocorre di Torres e Lamberto Visconti. Nel 1203 il Giudice Guglielmo I Salusio IV di Cagliari, della casata de Lacon Massa, il più spietato sovrano dell'epoca giudicale, tenta di penetrare in Gallura, forse per impadronirsene data la mancanza di un re di diritto, ma viene fermato dal Papa Innocenzo III.

Nel 1206, raggiunta la maggiore età, Elena prende per marito Trasamondo, Conte di Segni, nipote del Papa Innocenzo III, di cui il Giudicato è vassallo, che ha organizzato un matrimonio con un suo parente. Elena e Trasamondo, però, si separano quasi subito. Il Papa scrive al vescovo di Firenze di costringerla a riconciliarsi, ma, tra i pretendenti alla mano di Elena de Lacon Serra, alla fine ha la meglio la Repubblica di Pisa, che la convince a sposare il pisano Lamberto Visconti.

La dinastia pisana dei Visconti

Alla morte di Barisone I di Gallura, erede è la figlia Elena de Lacon, che sposerà Lamberto Visconti dando, così, origine alla dinastia pisana dei Visconti.

Il pisano Lamberto Visconti sposa Elena di Gallura, diviene Giudice di Gallura, ma vengono scomunicati

Nel 1207, Elena di Gallura ha ormai scelto di sua spontanea volontà di sposare il pisano Lamberto Visconti, figlio di Eldizio, patrizio e poi podestà di Pisa, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Lamberto di Gallura, e che regna fino alla morte nel 1225. Per questo affronto alla volontà del papa, vengono, comunque, entrambi scomunicati dal Papa Innocenzo III, ma riescono a resistere. E dopo il matrimonio, dal quale nasce un figlio chiamato Ubaldo Visconti, che diventerà Giudice di Gallura, Elena lascia al marito le redini del governo della Gallura.

Il più preoccupato per il controllo di Pisa, non solo su Cagliari e indirettamente sull'Arborea, ma ora anche sulla Gallura, è il Giudice Comita II di Torres, della casata de Lacon Gunale, che è direttamente coinvolto dato che il Giudicato di Gallura confina con il suo, essendosi alleato con i Genovesi, decide di affrontare i Visconti. Nel 1209, Comita II di Torres occupa Civita costringendo Lamberto Visconti a fuggire e per breve tempo controlla parte del territorio del Giudicato di Gallura. È stato anche spinto a ciò dal Papa Innocenzo III che gli scrive nel 1212 perché provveda, insieme agli altri Giudici, affinche i Pisani, dopo l'affronto che gli hanno fatto con il il matrimonio di Elena, non rientrino nell'isola, e poi aggiunge: «Intorno alla terra di Gallura che tieni non presumerei di far alcun patto nè coi Pisani, nè con altri qualunque, senza nostro special mandato».

Ben presto, però, Lamberto e i suoi alleati Pisani lo scacciano, viene ristabilita la pace, Comita II di Torres si ritira dai territori occupati, e Lamberto Visconti può rientrare a Civita. Tra il 1210 ed il 1215, con il supporto della Repubblica di Pisa, Lamberto cerca di attaccare, a più riprese, i Giudicati di Logudoro e d'Arborea, senza riuscire, però, ad entrarne in possesso.

Successivamente Lamberto Visconti sposa Benedetta di Cagliari e diviene reggente di questo Giudicato

Nel 1214, alla morte senza eredi Guglielmo I Salusio IV di Cagliari, questo Giudicato, con una parte di quello d'Arborea, vanno alla sua figlia Benedetta ed al marito Barisone de Lacon Serra, figlio del Giudice Pietro I d'Arborea, che diventa Giudice di Cagliari con il nome di Barisone II Torchitorio IV. Sostenuto dal fratello Lamberto, nel 1215 il podestà di Pisa Ubaldo Visconti, anch'egli figlio di Eldizio, si reca con una vasta flotta nel Giudicato di Càlari, dove nel 1218 ottiene dal Giudice Barisone II Torchitorio IV l'autorizzazione a costruire, per conto dei mercanti Pisani che da lì possono meglio controllare i loro traffici, una rocca sulla collina, che viene chiamata il Castello di Cagliari. Si ritiene che la richiesta non sia stata, per così dire, diplomatica, ma che sia stata sostenuta da minacce, e da soldati schierati per imporgli di concederla.

Alla morte del marito Barisone II Torchitorio IV, Benedetta di Cagliari diviene reggente, ossia Judikessa de Factu, in nome del figlio Guglielmo, di pochi mesi, e cerca inutilmente di ritirare quella concessione. Riunite ingenti truppe in Castel di Castro, Ubaldo Visconti, con l'aiuto di Rodolfo di Capraia e sostenuto da nobili Pisani, costringe Benedetta a giurare fedeltà a Pisa. Nella guerra contro i Visconti, nel 1218 Mariano II di Torres si arma nuovamente, con l'appoggio del Papa e con la speranza di aiuti dai milanesi, ma nel 1219 viene sconfitto, e viene messa fine alla guerra con il trattato di pace di Noracalbo. Viene, quindi, costretto a far sposare la figlia Adelasia de Lacon Gunale, che risiede nel Castello di Burgos, con il figlio di Lamberto, il tredicenne Ubaldo Visconti, che diventerà Giudice con il nome di Ubaldo II di Gallura. Il matrimonio si tiene nella Basilica della Santissima Trinità di Saccargia.

Nel 1218 Elena di Gallura muore, e nel 1220 Lamberto Visconti, rimasto vedovo, combina, tramite suo fratello Ubaldo, il matrimonio con Benedetta di Cagliari, e diventa, quindi, reggente del Giudicato, ossia Judike de Factu, in attesa che il figliastro Guglielmo diventi maggiorenne. Viene, quindi, ad essere contemporaneamente Giudice di Gallura e reggente del Giudicato di Càlari, che amministra attraverso il fratello Ubaldo. In questa maniera, i due fratelli giungono a dominare quasi metà della Sardegna, perché, mentre ormai Lamberto domina da solo la Gallura, Ubaldo ormai controlla il Giudicato di Càlari. Lamberto Muore nel 1223, e gli succede sul trono il figlio Ubaldo Visconti.

Ubaldo Visconti, noto come Ubaldo II, occupa per breve tempo Cagliari e diviene anche Giudice del Logudoro

Nel 1223, alla morte di Lamberto Visconti, gli succede Ubaldo Visconti, figlio suo e di Elena de Lacon, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Ubaldo II di Gallura, e regna fino al 1238.

Papa Onorio IIIIn base al trattato di pace di Noracalbo, stipulato nel novembre del 1218 tra il padre Lamberto e Mariano II di Torres, Ubaldo, ancora tredicenne, aveva sposato Adelasia di Torres, la figlia maggiore di Mariano. Il matrimonio viene celebrato nel 1219, ma immediatamente Papa Onorio III, avverso ai Pisani, invia il suo cappellano Bartolomeo per annullarlo, ma la sua missione fallisce. Dal loro matrimonio non nascono figli maschi in grado di ereditarne il titolo.

Luogosanto: la Chiesa parrocchiale di Nostra Signora di LuogosantoUbaldo Visconti è un sovrano che cerca di inserirsi negli interessi degli altri Giudicati, con il disegno recondito di avere un'influenza determinante presso gli altri Giudici. É probabilmente nel 1127, durante il suo Regno, che viene edificata la Basilica di Nostra Signora di Luogosanto in forme romaniche, ma interamente ricostruita nel '700, tanto che della struttura iniziale non restano altro che poche tracce. Dopo la morte dell'omonimo zio, aiutato da Rodolfo di Capraia, guelfo dichiarato, invade il Giudicato di Càlari, per assicurare anche in quella zona la continuità dell'influenza della sua famiglia e di Pisa. Viene, però, scacciato dai conti della Gherardesca, ghibellini dichiarati, che appoggiano la dinastia cagliaritana di Massa. Per questo tentativo di invasione viene scomunicato da Papa Onorio III, assieme a Pietro II d'Arborea, che è stato costretto ad appoggiarlo. Lo stesso Rodolfo di Capraia nel 1234 e 1236 fornisce denari e sussidi a Ubaldo Visconti. Durante il Regno di Mariano II di Torres, Ubaldo II tenta senza successo l'invasione del Logudoro. Alla morte di Mariano II nel 1232, il figlio Barisone III di Torres non arriva al trono. Viene, infatti, assassinato nel 1234, forse da alcuni sicari assoldati da Ubaldo Visconti, bramoso di impadronirsi del Giudicato. Muore a solo quindici anni, ed il titolo viene dato, dalla Corona de Logu, alla sorella Adelasia ed al di lei marito Ubaldo, che si trova ad essere contemporaneamente Giudice di Gallura e del Logudoro.

Papa Gregorio IXNel 1237 Papa Gregorio IX invia il suo legato, Alessandro di Torres, a chiedere il riconoscimento formale del vassallaggio di Adelasia alla Santa Sede, cosa che la Giudicessa accetta, ottenendo dalla revoca della scomunica. In cambio deve cedergli il Castello di Monte Acuto, e deve sottoporre il Giudicato di Torres e le terre da lei possedute in Corsica, Pisa e Massa al dominio dei pontefici. Ma suo marito Ubaldo II non riconoscee lo stesso per la Gallura, ribadendo solamente l'antica precedente autorità dell'Arcidiocesi di Pisa. Nello stesso 1237, Ubaldo II redige a Silki un testamento, secondo il quale suo cugino, Giovanni Visconti, figlio del suo omonimo zio podestà di Pisa, viene designato a succedergli nel Giudicato. Ma la moglie Adelasia, dopo la sua morte nel 1238, si risposerà con Enzo di Hohenstaufen, che si assicura così il governo di Gallura, ed ai due nuovi sposi venne assegnato da parte dell'Imperatore Federico II di Svevia, Imperatore del Sacro Romano Impero, il titolo di re e regina di Sardegna.

Il matrimonio di Adelasia con Enzo Hohenstaufen di Svevia

Dal 1238 il Giudicato di Torres viene unito a quello di Gallura sotto re Enzo Hohenstaufen di Svevia che ha sposato Adelasia Giudicessa di Torres. Con Enzo inizia la dinastia Hohenstaufen, che è però solo simbolica e che dura solo per il periodo del suo Regno. Molto più giovane di Adelasia, Enzo resta in Sardegna solo un anno, poi lascia l'isola e si unisce al padre nella lotta contro il papato e le fazioni guelfe. Il governo del Giudicato di Gallura tornerà, quindi, presto ai Visconti.

Giovanni Visconti di Gallura annette parte del Giudicato di Càlari e di Torres

Nel 1238, alla morte di Ubaldo Visconti senza eredi maschi, il titolo di Giudice passa al cugino Giovanni Visconti, figlio di quell'Ubaldo Visconti, che era stato podestà di Pisa, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Giovanni di Gallura. il Regno di Adelasia ed Enzo è, infatti, estremamente breve, perché Giovanni riesce, in poco tempo, di riprendersi la sua eredità. E con Giovanni riprende a governare la dinastia Visconti. Giovanni sposa Dominicata, figlia di Aldobrandino Gualandi Cortevecchia, che però muore nel 1259. In seconde nozze, sposa una figlia del potente Ugolino della Gherardesca, Conte di Donoratico, da cui nasce il suo erede Ugolino Visconti, detto Nino, amico di Dante Alighieri, che gli succederà nell'amministrazione del Giudicato. Egli ha una forte cultura pisana, anche se conosce bene la realtà gallurese, e vive il travagliato periodo della lotta tra guelfi e ghibellini, che divide il Comune pisano.

Nel 1254 si allea con la Repubblica di Pisa, ed, assieme al Giudice d'Arborea Guglielmo di Capraia, anch'egli guelfo pisano, dichiara guerra al Giudice Giovanni Torchitorio V di Cagliari detto Chiano, che si è alleato con Genova. A seguito della vittoria, nel 1258, il Giudicato di Càlari viene smembrato, ed il Giudicato di Gallura viene portato alla sua massima espansione, annettendovi la parte orientale di quello di Cagliari, ossia le Barbagie, l'Ogliastra e il Sarrabus. In seguito, nel 1259, alla morte della Giudicessa Adelasia di Torres, annette anche l'Anglona e il Monteacuto.

Sempre molto legato a Pisa, Giovanni vi rientra per partecipare, dalla parte guelfa, allo scontro tra guelfi e ghibellini che divide il Comune pisano. Egli è uno dei pochi ad appoggiare il suocero, il potente conte Ugolino della Gherardesca, passato dalla parte ghibellina alla parte guelfa, nelle lotte interne che in quel periodo affliggono Pisa. Giovanni, in seguito, rimane per lo più nella penisola italiana, per partecipare al fianco di Pisa alle guerre tra guelfi e ghibellini. Ma nel 1273, preso il potere a Pisa la parte ghibellina, in quanto guelfo, Giovanni viene bandito dal Comune di Pisa insieme al suocero Ugolino, ed insieme ritornano in Sardegna.

Ma in Sardegna nel 1273, viene sconfitto dalle truppe pisane guidate da Anselmo di Capraia, e nel 1274 gli vengono confiscati tutti i beni che passano in mano al Comune di Pisa. Giovanni Visconti muore in battaglia in Toscana, nel 1275, un anno prima che Pisa firmi il trattato di pace con la lega guelfa, riammettendo in Città i suoi componenti.

Ugolino Visconti di Gallura, detto Nino, segue nella disgrazia il nonno Ugolino della Gherardesca

Nino Visconti con DanteAlla morte del padre Giovanni, nel 1275, ancora minorenne Ugolino Visconti, detto Nino, con l'aiuto del nonno materno Ugolino della Gherardesca, riesce a sconfiggere il podestà di Pisa che li aveva esiliati e diviene Giudice di Gallura con il nome di Ugolino di Gallura. Il controllo del Giudicato, che era passato al Comune di Pisa, viene quindi recuperato. Castel Pedreso-Resti del CastelloÈ del periodo dei Visconti, e probabilmente opera di Nino Visconti, non ben datato ma eretto di sicuro a difesa del Giudicato di Gallura dal confinante Giudicato di Logudoro, il Castello di Pedres o Castel Pedreso nei dintorni di Olbia.

Nino alterna la permanenza a Pisa con quella in Gallura. Dal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornano a combattersi duramente. L'episodio decisivo di quegli scontri si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e genovesi si scontrano per tutta la giornata nella battaglia della Meloria, nella quale Pisa viene severamente sconfitta dai Genovesi. L'esito della battaglia della Meloria influisce sulle vicende politiche dell'Isola. I protagonisti della lotta, in questi anni, sono Ugolino della Gherardesca, Conte di Donoratico, signore della sesta parte del Giudicato di Càlari, Nino Visconti di Gallura, e Mariano II d'Arborea. Nel 1276, con il trattato di pace tra il Comune di Pisa e la lega guelfa, Nino Visconti viene riammesso in patria. Il Conte Ugolino e Nino Visconti lasciano la Sardegna e rientrano a Pisa. Nino, rappresentante degli Obertenghi, a capo della fazione guelfa di Pisa, riprende ad occuparsi delle vicende pisane appoggiando il nonno, e nel 1286 vengono nominati entrambi capitani del popolo di Pisa. Ma non è un governo facile, poiche nonno e nipote sono tutt'altro che d'accordo, criticandosi a vicenda. Nel 1287 Nino si appropria del titolo di podestà di Pisa, ed inizia a stringere accordi con i ghibellini e con il potente arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini. Ma il Conte Ugolino reagisce, riassume la carica, lo costringe nel 1288 alla fuga e all'esilio da Pisa.

Nello stesso 1288, però, la parte ghibellina prende il potere a Pisa, ed il Conte Ugolino, ritenuto responsabile della sconfitta della Meloria, viene rovesciato e messo al bando senza processo. Viene, successivamente, imprigionato, e morrà di fame, relegato nella Torre dei Gualandi, a Pisa, nel 1289, anche se una leggenda diffusa in Sardegna lo vedrebbe morire di fame nel Castello di Acquafredda, a Siliqua. Il Comune confisca tutti i possedimenti di Nino e Ugolino in Sardegna, e si assicura il dominio dell'ex Giudicato di Gallura e dei territori di Ugolino nell'Iglesiente, che diventano domini oltre mare di Pisa, decretando così la fine del Giudicato di Gallura nel 1288.

Nino tenta di promuovere iniziative contro la Pisa ghibellina, e tenta più volte, anche, di rientrare in possesso del suo Regno, senza però riuscirci. Nasce, probabilmente, in questo periodo, a Firenze, la profonda amicizia con il giovane Dante Alighieri. Nel 1293 viene nuovamente esiliato da Pisa. Ritiratosi in Gallura, muore nel 1296, lasciando la figlia Giovanna ancora bambina, e chiede che il suo cuore venga trasportato non a Pisa, ma a Lucca, all'epoca in mano guelfa. Secondo alcuni, la fine ufficiale del giudicato viene datata al 1296, quando muore Nino Visconti, ed i suoi territori vengono inglobati dal Comune di Pisa.

Nino Visconti viene ricordato da Dante Alighieri, nella «Divina Commedia», nell'VIII canto del Purgatorio, in cui, memore dell'antica amicizia che li aveva legati, gli dice «quanto mi piacque quando ti vidi non esser tra ' rei!».

La fine del Giudicato di Gallura

Dopo la fine del Giudicato di Gallura, il titolo non si estingue ma passa alla figlia di Nino, Giovanna Visconti.

Il passaggio del titolo da Giovanna ad Azzo Visconti

Azzo ViscontiErede del giudicato è la figlia minorenne di Nino, Giovanna Visconti. Dopo le seconde nozze della sua madre, Beatrice d'este, figlia di Obizzo II d'este, che era stato il signore di Ferrara e Modena, con Galeazzo I Visconti di Milano, Giovanna crescerà per tutto il resto della sua vita a Milano. Il titolo passerà, quindi, al fratellastro Azzo Visconti, signore di Milano. Il possesso della Gallura da parte di Pisa diviene definitivo nel 1308.

La cessione del Regno di Gallura agli Aragonesi

Filippo Maria Visconti Nel 1323 la Sardegna viene conquistata dagli Aragonesi. Nel 1447 Filippo Maria Visconti di Milano cede formalmente e definitivamente il Regno di Gallura ad Alfonso V d'Aragona, il quale ne determina l'estinzione e lo fonde nel Regno di Sardegna. Il territorio che era apprtenuto al Giudicato di Gallura è governato dagli Aragonesi dal 1323 al 1516, anche se la cessione formale del giudicato avviene solo nel 1447, e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passa all'Austria che lo governa dal 1713 al 1720 ed infine entra nel Regno di Sardegna e dal 1861 nel Regno d'Italia.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo una breve storia del Giudicato di Càlari che si trovava nella parte meridionale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Santa Igia, che sorgeva sulle rive della laguna di Santa Gilla, e solo successivamente alla costruzione del Castel di Castro la capitale è stata portata a Cagliari.


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