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Gairo ricostruito dopo l’alluvione del 1951 con i resti dell’abitato di Gairo Vecchio e con la costiera di Marina di Gairo

In questa tappa del nostro viaggio, da Osini ci recheremo a visitare Gairo con i resti dell’abitato di Gairo Vecchio e con la visita dei dintorni dove si trova il monumento naturale Sa Perda ’e Liana e la Marina di Gairo con le spiagge di Su Sirboni e Coccorrocci.

La Regione storica dell’Ogliastra

L’Ogliastra width=L’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Barì Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.

In viaggio verso Gairo

Circa quasi tre chilometri dopo Osini Vecchio, la SP11 si immette sulla SS198 di Seui e Lanusei che proviene dall’abitato di Ussassai e, passato Gairo, si dirigerà verso Lanusei. La prendiamo verso destra, in direzione di Gairo e, da dove la abbiamo presa, raggiungiamo l’abitato di Gairo dopo quattro chilometri e mezzo di strada con curve e tornanti. Dal Municipio di Osini a quello di Gairo si percorrono 8.4 chilometri. Passato Gairo, la SS198 di Seui e Lanusei porterebbe fino a Lanusei, che visiteremo però in una prossima tappa arrivandoci dalla costiera di Barì Sardo. Il suo attuale abitato si arrampica sul versante di una ripida gola, tra i 700 e gli 800 metri d’altitudine, costruito dopo che le frane, dovute all’alluvione del 1951, costrinsero a evacuare Gairo vecchia, ora affascinante villaggio fantasma. Una parte di popolazione andò ad abitare Gairo Sant’Elena, la nuova Gairo; l’altra fondò sulla costa Cardedu; mentre a circa otto chilometri di distanza da Gairo Sant’Elena c’è la frazione di Gairo Taquisara, con la stazione del Trenino Verde.

Il comune chiamato Gairo

Gairo-veduta del paeseGairo-Stemma del comuneArriviamo a Gairo (nome in lingua sarda Gàiru, altezza metri 685 sul livello del mare, abitanti 1.293 al 31 dicembre 2021), paese situato nella parte sud orientale della provincia di Nuoro, nell entroterra costiero, alle pendici del monte Penta Tricoli. Si tratta di un Comune sparso, la cui denominazione è comprensiva di alcune delle sue frazioni, e la cui sede si trova nella sua principale frazione che è Gairo Sant’Elena. L’abitato è facilmente raggiungibile dalla SS198 di Seui e Lanusei, il cui tracciato ne attraversa il territorio comunale, che è classificato di collina, e presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, dato che vanno da un minimo al livello del mare fino a un massimo di 1.293 metri sul livello del mare. Ma la sua importanza è dovuta, soprattutto, alla bellezza delle sue coste. Gairo è anche meta di passaggio del Trenino Verde.

Origine del nome

La sua più antica attestazione compare nelle Carte Volgari campidanesi, in un documento dell’anno 1217, in cui esso viene citato nella forma Billa de Gairu, ossia villaggio di Gairo. Viene poi citato nelle Rendite pisane del Giudicato di Càralis agli inizi del sec. XIV e ricompare nella Chorographia Sardiniae di Giovanni Francesco Fara, che è degli anni 1580-1589. Le origini del suo nome sono poco chiare, sebbene si attribuisca, con molta probabilità, allo strato linguistico protosardo. Secondo Giovanni Lilliu, esso prenderebbe origine dalla trasformazione del nome della Città dei Galilenses, Galilium, i quali anticamente risiedevano nella zona, nome che risalirebbe al Ghès e Rèuo, ossia terra che scorre, le vere radici del nome, teoria che troverebbe conferma nelle caratteristiche idrogeologiche del territorio di Gairo, particolarmente soggetto a smottamenti il nome deriverebbe dalla precaria condizione idrogeologica di parte del suo territorio. Il suo nome si trova del tutto isolato in Sardegna, ma al contrario ha numerose corrispondenze nella penisola italiana, dove si trovano quattro Càiro, tre Càire, due Cairano e poi Càira, Cairos, Cairasca, Cairate, e tutti probabilmente derivano dall’appellativo ligure C iru, che indica una tipo di pietra da costruzione, forse lo scisto, che si presenta a falde. Se questa connessione linguistica fosse esatta, allora Su G iru in origine avrebbe indicato lo scisto, pietra largamente diffusa nelle pendici del Gennargentu ed ampiamente usata per la costruzione delle case.

La sua economia

Si tratta di un importante centro agricolo, con un’economia basata sull’agricoltura e sulla zootecnia. Il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, ortaggi, ulivi, agrumeti, viti e altri alberi da frutta; e con l allevamento di bovini, suini, ovini, caprini, equini e avicoli. L industria è costituita da piccole aziende che operano nel solo comparto edile. Il terziario non assume dimensioni rilevanti, tranne che sui cantieri di rimboschimento. Sebbene non figuri tra le mete turistiche di maggiore afflusso turistico, offre a quanti vi si rechino la possibilità di trascorrervi dei piacevoli soggiorni, di godere delle incontaminate bellezze naturali circostanti, quali i diversi Tacchi calcarei, ed il notevole monte chiamato Sa Perda ’e Liana, dalla caratteristica forma di torrione, da cui si gode di una stupenda vista panoramica, posto in un area dall aspetto particolarmente selvaggio e attraversata dall alto corso del Rio Pardu. I piatti tipici della cucina di Gairo sono caratterizzati dalla forte tradizione sarda e includono primi piatti come i culurgiones e i malloreddus, e preparazioni a base di prodotti locali come il pesce fresco e la bottarga. Gairo-Sa coccoi prenaAltri piatti da non perdere sono le focacce come sa coccoi, una specie di focaccia o schiacciata a base di verdure come zucca, zucchine e pomodori, o di patate e formaggio, ed in particolare sa coccoi 'e patata ossia una focaccia con ripieno di patate, e sa coccoi 'e cibudda ossia una focaccia con ripieno di cipolla. Una importante sagra è dedicara a sa coccoi prena, caratterissata da un ripieno molto simile a quello dei culurgiones, la cui forma caratteristiche è senza dubbio quella che ricorda il sole. Tipici della cucina di Gairo soni anche il pane pistoccu, un pane ogliastrino a lunga conservazione preparato con semola e farina, e le carni locali come il maialetto arrosto, il cinghiale e l’agnello arrosto. A Gairo le strutture ricettive offrono possibilità di soggiorno e di ristorazione.

Brevi cenni storici

Il suo territorio è stato abitato sin dai tempi preistorici come dimostrato dalla presenza nel territorio di alcune domus de janas e di diversi nuraghi. La nascita del paese avviene in età medioevale, in seguito all’abbandono dei villaggi costieri a causa delle incursioni barbariche. Le prime fonti documentate che trattano di Gairo risalgono al 1217, ed il villaggio fa parte della curatoria di Ogliastra, all’interno del Giudicato di Càralis. Pochi anni dopo, nel 1288, il giudice di Gallura Nino Visconti viene sconfitto dai Pisani. Nel 1259, alla caduta di questo Giudicato, passa per un breve periodo nel Giudicato della Gallura, sotto la cui giurisdizione rimane fino alla metà del tredicesimo secolo. Conquistato nel 1324 dagli Aragonesi, nel 1363, insieme ad altre ville dell’Ogliastra, viene incorporato dal Re d’Aragona Pietro IV il cerimonioso nella conte di Quirra, data in feudo a Berengario Carroz. Successivamente, nel 1603, la conte viene trasformata in Marchesato, nelle mani delle signorie dei Centelles e degli Osorio de la Cueva, fino al 1839, anno dell’abolizione dei feudi e del suo riscatto da parte del regio demanio. Passato sotto la Repubblica, del comune di Osini nel 1927, dopo la creazione della provincia di Nuoro, viene cambiata la provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata provincia di Nuoro. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla provincia di Nuoro. Nel 2025 torna nella ripristinata provincia di Ogliastra.

La devastante alluvione del 1951

L’alluvione del 1951 in SardegnaQuesta parte dell’Ogliastra è stata fortemente colpita dell’alluvione dell’ottobre del 1951, che ha presentato i suoi aspetti di eccezionalità per l’estensione dei fenomeni violenti che hanno flagellato ininterrottamente quasi tutta l’isola. Le stime parlano ottomila chilometri quadrati di territorio alluvionato, ben un terzo della superficie dell’intera Sardegna. Il fenomeno si colloca dopo una serie di annate di scarse precipitazioni, che avevano ridotto al minimo le riserve idriche dell’isola e che provocarono, in quella sola annata, una riduzione del trentacinque per cento la produzione ortofrutticola del Campidano. In particolare la devastante alluvione, dovuta a piogge torrenziali durate ininterrottamente dalla mattina del 14 e protrattasi fino al 19 ottobre, ha avuto come ulteriore conseguenza l’abbandono dei centri abitati di Osini e Gairo, interessati da frane e smottamenti e per questo evacuati dalle autorità. Gairo è stata colpita dall’esondazione del Rio Pardu, un corso d’acqua a carattere torrentizio che scorre a sud ovest del paese e che beneficia delle abbondanti piogge invernali, ma si prosciuga completamente durante la stagione secca. Per i gravi e continui movimenti franosi che si è verificato nel suo territorio, è stato abbandonato l’antico abitato, che oggi è detto Gairo Vecchio, e costruito il nuovo Gairo costituito inizialmente da tre frazioni.

Il nuovo comune sparso inizialmente costituito da tre frazioni

Gairo-La nascita del comune di Gairo diffuso dopo l’alluvione del 1951A seguito dell’alluvione del 1951, dato che il paese non è più sicuro, si decide di abbandonarlo per ricostruirlo altrove. La costruzione dei nuovi ricoveri è prevista vicino alla stazione ferroviaria in località Taquisara, dove viene realizzato il primo gruppo di case comunque non sufficienti ad ospitare tutta la popolazione. A Gairo Vecchio, il 2 gennaio 1952, la polizia entra con la forza nel Municipio occupato nella notte di San Silvestro da centocinquanta donne incinte che fanno lo sciopero della fame per protestare contro lo stato di abbandono in cui è lasciato il paese. Superata la crisi, nei successivi giorni si decide di continuare la costruzione delle abitazioni, ma non si trova l’accordo sul luogo dove costruire il nuovo centro, data la distanza di Taquisara dal vecchio centro abitato, e così Gairo si divide in tre frazioni, e diviene quindi un Comune sparso. Viene costruito a qualche chilometro di distanza verso ovest Gairo Taccu Isaira, chiamato anche Gairo Taquisara, che è un grazioso villaggio famoso per essere una stazione del Trenino Verde; a monte, un chilometro più a nord rispetto al vecchio abitato di Gairo Vecchia, il nuovo centro di Gairo Sant’Elena; mentre parte degli sfollati si porta verso est sulla costa, dove viene realizzato Gairo Cardedu.

Oggi quella che era la prima frazione, Gairo Sant’Elena, che dall’alto dei suoi 650 metri domina la vallata del Rio Pardu, costituisce l’attuale sede comunale, nella quale si trova il Municipio del nuovo comune. Quella che era la seconda frazione, Gairo Taquisara, è divenuta attualmente una frazione dell’attuale comune di Gairo. Mentre la terza frazione è diventato nel 1984 un comune autonomo con il nome di Cardedu, posizionato in prossimità della costa, tanto che parte di quella che era la costiera di Gairo viene oggi chiamata costiera di Cardedu.

Sagre e feste che si svolgono a Gairo

Gairo-Sfilata del Gruppo Folk Sant’Elena ImperatriceA Gairo svolge la sua attività l’Associazione Culturale Gruppo Folk Sant’Elena Imperatrice, i cui componenti si esibiscono nelle principali feste e sagre che si svolgono nel comune ed anche in altre località dell’Isola. Nel 2007 era stato formato un primo gruppo folk per studiare i costumi di Gairo, e nel 2010 è nata l’Associazione Culturale, il cui scopo è quello di portare avanti il folklore locale, con una particolare attenzione allo studio e alla riproduzione degli antichi costumi sardi. Il gruppo ha, infatti, studiato e riprodotto gli antichi costumi del paese, basandosi su modelli risalenti al periodo dal 1720 al 1850 per l’abito femminile da sposa, e su foto e scritti antichi per quello maschile.

Tra le principali principali feste e sagre che si svolgono si segnalano, il sabato più vicino al 17 gennaio, a Gairo Sant’Elena la Festa di Sant’Antonio Abate, con l’accensione del tradizionale falò chiamato Su Fogoroni, la sfilata della maschera di Su Maimulu, e con la Sagra del cinghiale, di origini remote e molto sentita dalla popolazione soprattutto perché legata alla tradizione contadina che riteneva di buon auspicio, per l’andamento dell’annata, la buona riuscita del falò che si accende la sera; anche a Gairo Taquisara si svolge la Festa di Sant’Antonio Abate, ed anche qui vi è l’accensione del tradizionale falò chiamato Su Fogoroni, la sfilata della maschera di Su Maimulu, e la Sagra dell’agnello; a Gairo si svolgono anche i festeggiamenti del Carnevale con la sagra di Su Marti Perra gairesu; nel mese di maggio, in concomitanza con la Pentecoste, la Festa dello Spirito Santo, che pur non essendo una festa patronale è molto sentita non solo dalla comunità gairese ma in tutta l’Ogliastra, ed era conosciuta con il nome Su Spiridu Santu de Gairu, nella quale si tengono  celebrazioni religiose e manifestazioni che riscoprono le tradizioni culinarie locali, come l’offerta del Su Carramponi, che è carne di cinghiale arrosto; la prima domenica di agosto, a Gairo Taquisara la Festa della Madonna degli Angeli; la seconda domenica di agosto, a Gairo Sant’Elena la Sagra del porchetto; la terza domenica di agosto, nella chiesa situata in Gairo Vecchio la Festa di Sant’Elena, che è la festa patronale del paese, in occasione della quale si svolge la Sagra di Sa Coccoi, una festa gastronomica dedicata alla focaccia di patate locale chiamata coccoi prena che è un pane ripieno di patate, menta, pecorino e aglio, con una lunga storia legata alla tradizione dell’Ogliastra; la penultima domenica di agosto, la tradizionale celebrazione religiosa della Festa di San Lussorio nell’omonima chiesa campestre; la terza domenica di settembre, la Festa di Nostra Signora del Buoncammino, che viene omaggiata in una chiesa campestre di concerto con il vicino paese di Cardedu.

Gairo Sant’Elena-Festa di Sant’Antonio Abate con la Sagra del cinghiale Gairo Taquisara-Festa di Sant’Antonio Abate con la Sagra dell’agnello Gairo Sant’Elena-Festeggiamenti del Carnevale con la sagra di 'Su Marti Perra gairesu' Gairo Taquisara-Festa della Madonna degli Angeli Gairo Sant’Elena-Sagra del porchetto Gairo Sant’Elena-Festa patronale di Sant Elena e Festa di San Lussorio Gairo Vecchio-Sagra de Sa Coccoi Gairo-Festa di Nostra Signora del Buoncammino

I festeggiamenti del Carnevale con la sagra di Su Marti Perra con la sfilata di Su Maimulu

Gairo-Murale di Anna Ascedu che rappresenta Su MaimuluIl comune ospita uno dei Carnevali più particolari diell’intera Isola, Su Maimulu, che è un’antica manifestazione carnevalesca del paesi di Gairo e Ulassai. La manifestazione coincide con i vari riti Carrasegare della Barbagia ed i Segariepetza campidanesi, nell’ultimo periodo invernale tra il febbraio ed il marzo, ma ha inizio il 17 gennaio con Sa Primu Essia, la prima uscita delle maschere, che avviene in occasione dei grandi falò di piazza in onore di Sant’Antonio a Gairo e San Sebastiano ad Ulassai. L’evento serve a finanziare Su Marti Perra gairesu, ossia il martedì grasso, giornata centrale del carnevale tradizionale gairese. La mascherata de Su Maimulu fa parte delle rappresentazioni carnevalesche ogliastrine e barbaricine, che si differenziano dagli altri carnevali isolani per le loro maschere orride e ancestrali. Queste rappresentazioni, di origine precristiana e preromana, mettono in scena l’atavica lotta tra il bene e il male.

Gairo-Sfilata di Su MaimuluGairo-L’uccisione di Su MaimuluIn questo carnevale, una figura malvagia, S’Urtzu ballabeni, che rappresenta la natura selvaggia, l’inverno, attacca chiunque gli si pari davanti, così come l’inverno in passato aggrediva le comunità. Delle figure benigne, invece, Is Omadoris o Peddincionis, lo tengono in catene e, con le percosse, lo obbligano a seguire un ritmo regolare dettato dai campanacci che portano sul dorso, e poi lo uccidono. La danza ad un ritmo regolare, che determina il nome del personaggio derivante dall’incitamento Urtzu, ballabeni! ossia Urtzu, balla bene!, è di buon auspicio perché la natura danzi, al ritmo voluto dalla comunità, con piogge regolari. La morte de S’Urtzu rappresenta la fine dell’inverno, del periodo di sofferenza, ed alla morte iniziano i festeggiamenti della comunità, interrotti solo da una repentina rinascita de S’Urtzu. La rinascita serve a ricordare alla comunità il ciclo delle stagioni.

Visita di ciò che resta dell’abitato di Gairo Vecchio

A seguito della devastante alluvione del 1951, dovuta a piogge Torrenziali durate ininterrottamente dal 15 al 19 ottobre che hanno colpito senza tregua circa tre quarti dell’intera Isola, e che hanno causato l’esondazione del Rio Pardu che scorre a sud ovest, per i gravi e continui movimenti franosi viene abbandonato l’antico abitato, che oggi è detto Gairo Vecchio, del quale, lungo la strada che ci conduce a Gairo, si trovano i resti dell’abitato.

L’antico Cimitero Monumentale di Gairo Vecchio

Da dove, provenendo da Osini, abbiamo preso la SS198 di Seui e Lanusei verso destra, in direzione di Gairo, percorso appena un chilometro e settecento metri, si vede, alla destra della strada, il muro di cinta ed il portone di ingresso dell’antico Cimitero di Gairo Vecchio, un Cimitero Monumentale che risulta, però, ad oggi affollato di tombe immerse in una vegetazione sempre più fitta.

Gairo Vecchio: antico Cimitero Monumentale: esterno Gairo Vecchio: antico Cimitero Monumentale: interno con le tombe immerse nella vegetazione

L’abitato di Gairo Vecchio

Gairo Vecchio-Una veduta dell’abitato di Gairo VecchioGairo-Le suggestioni di Gairo Vecchio, il paese abbandonatoPercorsi poco più di trecento metri verso est sulla SS198 di Seui e Lanusei, troviamo una deviazione sulle destra che ci porta la parcheggio, dal quale si raggiungono i resti del vecchio abitato di Gairo Vecchio un paese fantasma con le case ormai diroccate, dopo che le grandi alluvioni del 1951 e 1953 hanno costretto la popolazione ad abbandonare l’abitato. Nel parcheggio si può lascira l’auto per addentrarsi a piedi tra i vicoli di Gairo, tra le scalinate e gli edifici diroccati dalle caratteristiche pareti rosa e blu. Per ragioni di sicurezza è vietato entrare o avvicinarsi alle vecchie case, dove è possibile trovare ancora finestre, scale, caminetti e altri piccoli segni di quella che un tempo doveva essere la vita a Gairo. Nell’affascinante borgo abbandonato, tutto è rimasto com ’era un tempo, ma poco rimane di questo centro se non la vecchia chiesa dedicata a Sant’Elena Imperatrice, recentemente ristrutturata, e poche case, ma nessuna di queste è stata ristrutturate negli ultimi anni, come è avvenuto, invece, per il vicino borgo abbandonato di Osini Vecchio.

Gairo Vecchio-Una veduta dell’abitato Gairo Vecchio-Una veduta dell’abitato Gairo Vecchio-Una veduta dell’abitato Gairo Vecchio-Una veduta dell’abitato

I ruderi della chiesa dello Spirito Santo

Gairo Vecchio-resti della ex chiesa dello Spirito SantoAll’interno dell’abitato di Gairo Vecchio si trovano i resti della vecchia chiesa dello Spirito Santo, ormai da tempo ridotta ad un semplice rudere. Per quanto riguarda la storia di questa chiesa, narra la leggenda che sarebbe stata edificata da una donna di Ulassai, che aveva avuto la visione dello Spirito Santo, il quale le avrebbe domandato di dedicargli una chiesa. Quando rientrata in paese lo raccontò, venne derisa dagli uomini, ma non si arrese e iniziò a portare da sola dei massi al fiume, al che gli uomini del paese, mossi a compassione, decisero di assecondarla e costruirono una piccola cappella. Ma lo Spirito Santo, non soddisfatto, le apparve nuovamente e le chiese di ampliare la chiesa con sette arcate. In seguito le indicò un punto nel bosco dove ella trovò una statua di legno. Si narra che la donna abbia lanciato addosso alla statua un uovo, simbolo della nascita del mondo e dipinto nei vari culti. La statua perci si sarebbe tinta di colori e si sarebbe risvegliata a nuova vita.

La rivitalizzata vecchia chiesa di Sant’Elena Imperatrice

Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’ElenaA Gairo Vecchio si trova la vecchia chiesa di Sant’Elena Imperatrice, madre dell’Imperatore Costantino, che era la ex chiesa parrocchiale di Gairo prima dell’alluvione del 1951, edificata su un vecchio cimitero, ed è stata recentemente ristrutturata. Nata come cappella cimiteriale, il primo nucleo è situalo a sud dell‘attuale edificio, ed il cimitero seguiva il pendio del terreno, degradando verso ovest. L‘accesso alla cappella avveniva dalla parte nord ovest. Negli anni trenta del Novecento iniziò un primo ampliamento che aggiunse due corpi laterali. Alla fine degli anni quaranta iniziò l’ampliamento della chiesa, della casa canonica e del piazzale, con la costruzione del muro di contenimento. I lavori continuarono fino al 1951, quando l’alluvione li interruppe per riprendere nel 1953. Nel 1960 è stato aggiunto il corpo occidentale, che accoglieva una scuola materna ed il telaio il cemento armato per l’alloggiamento delle campane. La chiesa patronale di Sant’Elena, si presenta austera ed imponente rispetto al contesto urbano della vecchia Gairo, riflettendo un‘immagine architettonica tipicamente novecentesca, con un‘articolazione degli spazi e dei prospetti che, pur memori dell’impianto e dell’immagine tradizionale delle architetture religiose, impone un‘asciutezza di linguaggio e una sobrietà di decorazioni e dettagli tipicamente moderna.

Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’Elena Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’Elena

La struttura distributive interna della chiesa è articolate con una navata centrale e con tre cappelle per lato, definite da robusti archi a tutto sesto che scandiscono i fianchi dell’aula. La chiesa, proprio in virtù della sua complessità costruttiva, è pressoché l‘unico edificio del vecchio paese ad aver mantenuto una completa integrità dell‘involucro esterno, e nonostante le spoliazioni interne di arredi ed elementi decorativi, mantiene una evidente dignità architettonica oltre che un forte valore simbolico ed affettivo per gli abitanti. Essa testimonia infatti, essendo compresa fra la grande alluvione del 1927 e quella del 1951, la volontà degli abitanti di non abbandonare il vecchio paese, investendo in un‘opera che avrebbe richiesto decenni per essere compiuta e che anzi fu inaugurata proprio quando ormai era stato deciso lo sfollamento definitivo.

Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’Elena: veduta della facciata dopo la ristrutturazione Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’Elena: rosone al centro della facciata Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’Elena: altare centrale dopo la ristrutturazione

Gairo Vecchio-La chiesa di Sant’Elena: cerimonia religiosaL’ultima domenica di agosto, nel piazzale antistante questa chiesa si svolge la Festa di Sant’Elena, un tempo patrona del paese, che è oggi un pò meno solenne ma ugualmente sentita e ampiamente partecipata. In questa occasione per tre giorni Gairo Vecchio si rianima, dopo i recenti interventi di rivalorizzazione della chiesa, e per due giorni i visitatori possono visitare l’antico borgo, assistere alle manifestazioni religiose, folkloristiche e degustare i prodotti tipici durante la Sagra di Sa Coccoi, fragranti tortine salate con un impasto che ricorda quello della pizza, ma più croccante, e un delizioso ripieno a base di patate, aglio, pecorino e menta che assomiglia molto al ripieno dei Culurgiones.

Visita della frazione Gairo Sant’Elena

Gairo Sant’Elena-Veduta dell’abitatoDa dove, provenendo da Osini, abbiamo preso la SS198 di Seui e Lanusei verso destra, in direzione di Gairo, percorsi poco più di quattro chilometri arriviamo nell’abitato della frazione Gairo Sant’Elena (altezza metri 685, abitanti circa 1.321). Come già detto, Gairo è un Comune sparso, la cui denominazione è comprensiva di alcune delle sue frazioni, e la cui sede si trova nella sua principale frazione che è Gairo Sant’Elena. Il suo abitato, che si sviluppa lungo un ripidissimo versante scistoso, ha un andamento altimetrico tipicamente collinare. Arrivando a Gairo Sant’Elena da ovest con la SS198 di Seui e Lanusei che proviene da Ussassai, subito dopo l’indicazione del chilometro 78, si trova il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno del centro abitato.

Il Campo Sportivo comunale Sant’Elena

Passato il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno del centro abitato di Gairo Sant’Elena, la strada statale assume il nome di via Nazionale, e, appena poco più avanti, si vede la strada bianca sulla sinistra che porta, in poche decine di metri, al Campo Sportivo comunale Sant’Elena.

Gairo Sant’Elena-Campo Comunale Sant’Elena: ingresso Gairo Sant’Elena-Campo Comunale Sant’Elena: canpo da Calcio Gairo Sant’Elena-Campo Comunale Sant’Elena: canpo da Tennis

All’interno del Campo Sportivo comunale Sant’Elena si trova il Campo da Calcio, con fondo in erba, dotato di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori, il quale ospita le partite casalinghe della squadra Gairo, che partecipa al campionato di calcio di Prima Categoria, nel Girone A in Sardegna. Al suo interno si trova, inoltre, anche un Campo da Tennis, che non è dotato di tribune per gli spettatori.

Il murale che rappresenta una veduta di Gairo Vecchia con figure maschili e femminili

La via Nazionale si muove lungo tutto l’abitato ad ovest e poi, dopo una curva, a nord ovest. Percorsi circa settecento metri, troviamo a destra la deviazione sulla SP28 con le indicazioni di Tortolì, e prendiamo questa strada che assume il nome di via della Libertà. Seguiamo la via della Libertà per duecento metri ed arriviamo a vedere, in corrispondenza del civico numero 1, l’edificio che ospita l’Associazione di Pubblica Assistenza Rio Pardu. Sulla facciata di questo edificio è presente il murale che rappresenta una veduta di Gairo Vecchia con figure maschili e femminili, realizzato nel 2005 dal muralista Mauro Angiargiu, nato a Sanluri nel 1958, un artista capace di sorprendere con le sue opere nelle quali ritrae temi che spaziano dal sacro fino alle tematiche più svariate, oltre alle tecniche di grafica e ritrattistica.

Gairo Sant’Elena-L’edificio sul quale   presente il murale che rappresenta una veduta di Gairo Vecchia Gairo Sant’Elena-Il murale che rappresenta una veduta di Gairo Vecchia con figure maschili e femminili

Questa opera rappresenta un paesaggio montano animato da vari gruppi di uomini e donne in costume tradizionale sardo, alcuni dei quali a cavallo, disposti prospetticamente nello spazio secondo un taglio fotografico, sullo sfondo della veduta di un paese.  Il murale è stato commissionato dal comitato dei Gairesi nati nel 1955, ossia da Is Fedalis 1955, e realizzato in parte con il contributo del comune di Gairo Sant’Elena.

La chiesa dello Spirito Santo che ospita la parrocchia di Sant’Elena Imperatrice

Proseguendo lungo la via della Libertà per appena una cinquantina di metri, vediamo aprirsi, alla sinistra della strada, la piazza Pietro Melis. Qui, al civico numero 1 della piazza, al termine di un’ampia scalinata in granito, si apre la chiesa dello Spirito Santo, la quale ospita la parrocchia di Sant’Elena Imperatrice che era precedentemente presente nella chiesa omonima che si trova ancora oggi nell’abitato di Gairo vecchio. La chiesa del nuovo abitato sorge nella parte centrale del paese, e vi si accede attraverso una scalinata realizzata interamente in granito sardo. L’edificio, di fattura abbastanza moderna, presenta esternamente un’alta facciata quadrangolare con andamento ricurvo nella parte superiore, mentre nella parte inferiore il prospetto è alleggerito da un atrio, suddiviso in tre parti, a cui corrispondono altrettanti portoni d’ingresso. Nella parte centrale in mattoncini rossi, spicca un mosaico del pittore e mosaicista catanese Franco d’Urso raffigurante il Battesimo di Gesù, e sul piatto terminale è posta una semplice croce. Sul lato destro della chiesa, staccato dal corpo principale, si erge il campanile a canna quadrata di colore giallo, arricchito alla base da uno zoccolo in marmo.

Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo-Mosaico sulla facciata raffigurante il battesimo di Gesù

La chiesa presenta una pianta rettangolare, con una sola ampia navata, sulla quale si aprono due piccole navate laterali. Nella parte superiore dell’ampio presbiterio si trova un altro bel mosaico di Franco d’Urso raffigurante la discesa dello Spirito Santo sopra la Vergine Maria e sugli Apostoli in preghiera.

Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo: interno Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo: il mosaico nel presbiterio che rappresenta la discesa dello Spirito Santo

All’interno della chiesa sono custoditi notevoli arredi sacri tra cui una pregevole croce gigliata di stile gotico, le belle statua del Cristo risorto, di Sant’Elena, della Madonna di Buoncammino. Degno di nota è anche il simulacro della Santissima Trinità, che raffigura il Padre, con barba e capelli bianchi, che regge sulle ginocchia Gesù Crocifisso, su cui svolazza una colomba simbolo dello Spirito Santo.

Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo: cristo risorto Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo: Sant’Elena Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo: la Madonna di Buoncammino Gairo Sant’Elena-Chiesa dello Spirito Santo: la Santissima Trinità

Gairo Sant’Elena-Festa dello Spirito Santo: la processioneOgni anno, in occasione della domenica di Pentecoste, che cade cinquanta giorni dopo Pasqua, a Gairo si svolge la Festa dello Spirito Santo, che pur non essendo una festa patronale è molto sentita non solo dalla comunità gairese ma in tutta l’Ogliastra, ed era conosciuta con il nome Su Spiridu Santu de Gairu, nella quale si tengono  celebrazioni religiose e manifestazioni che riscoprono le tradizioni culinarie locali. La festa dura tre giorni, dal sabato al lunedì, ed in ciascuno di essi si svolge la processione con il simulacro dello Spirito Santo seguito dai gruppi folk, dopo la quale si svolgono le celebrazioni religiose e diverse manifestazioni civili. In passato questa festa era anche l’occasione per la sagra de Su Carramponi, ossia della carne di cinghiale che veniva arrostita ed offerta ai pellegrini. Questa tradizione culinaria era parte integrante del convivio che si teneva nel piazzale antistante la chiesa originaria.

La lapide commemorativa dei Caduti della prima guerra mondiale

Gairo Sant’Elena-La due lapidi e la scultura in arenariaNella piazza Pietro Melis, subito sulla parete alla destra della scalinata che porta alla chiesa, è presente una sobria lapide in marmo bianco commemorativa dei Caduti della prima guerra mondiale, sagomata nei margini superiore e inferiore. Sulla stessa parete in cui si trova la lapide commemorativa dei Caduti della prima guerra mondiale, è stata in seguito affissa una seconda lastra, analoga per forma e dimensioni, datata 2009 e celebrante i Caduti della seconda guerra mondiale. Davanti alle due lapidi, sulla piazza, è stata collocata una scultura in arenaria raffigurante una donna che sostiene un soldato caduto.

Gairo Sant’Elena-La lapide commemorativa dei Caduti della prima guerra mondialeNel coronamento della lapide commemorativa dei Caduti della prima guerra mondiale è incisa una stella, simbolo dell’esercito, da cui si origina un ampio serto d’alloro, che incornicia l’epigrafe dedicatoria. Sul corpo della lapide, sempre a incisione, è presente l’elenco dei caduti estremamente dettagliato, nel quale sono riportati i nomi, il grado militare, il luogo e la data di morte. La lapide è datata 1 gennaio 1924. Essa era originariamente affissa nella chiesa Parrocchiale di Gairo Vecchio, centro abitato progressivamente abbandonato dopo l’alluvione del 1951. L’epigrafe dedicatoria è da ascrivere a Giulio Lorrai, che è stato maestro, direttore didattico, vice ispettore ministeriale ed autore di alcuni scritti di argomento pedagogico e didattico, che viene menzionato nell’iscrizione.

Il Municipio di Gairo

Gairo Sant’Elena-Il Municipio di GairoPassata la piazza Pietro Melis, proseguendo lungo la via della Libertà verso est, subito più avanti, alla sinistra della strada, al civico numero 7, si trova l’edificio nel quale che ospita il Municipio di Gairo con la sua sede e con gli uffici predisposti per fornire i loro servizi ai cittadini delle diverse frazioni, che costituiscono il comune sparso di Gairo. OIltre all’ufficio del Segretario Comunale, sono presenti gli uffici che fanno parte dell’Area Amministrativo Socio-Culturale; dell’Area Tecnico, Progettuale e Manutentiva; dell’Area Economico Finanziaria, Paghe e Tributi; e dell’Area Vigilanza. Anche questo edificio, realizzato dopo la ricostruzione del paese, ha una struttura moderna come tutto l’abitato di Gairo Sant’Elena.

Il parco Europa

Percorsa ancora un’ottantina di metri lungo la via della Libertà, prendiamo a sinistra la via Giuseppe Garibaldi, che passa sul retro della chiesa dello Spirito Santo. Seguiamo la via Giuseppe Garibaldi per quasi centocinquanta metri, fino a che questa strada sbocca sulla via Sardegna, che prendiamo verso destra. Dopo una ventina di metri lungo la ia Sardegna, prendiamo a destra la via Trento, e, percorsi duecentocinquanta metri, arriviamo di fronte al parco Europa, nel quale sono presenti un chiosco e strutture per i giochi dei giovani.

Gairo Sant’Elena-Ingresso del parco Europa Gairo Sant’Elena-Il parco Europa

Il Campo da Calcetto di Gairo Sant’Elena

All’interno del parco Europa si trova il Campo da Calcetto di Gairo Sant’Elena. Si tratta di un Campo da gioco dotato di un fondo in erba sintetica, e fornito di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori, nel quale è possibile giocare a calcetto, ossia calcio a cinque.

Gairo Sant’Elena-Ingresso del Campo da Calcetto Gairo Sant’Elena-Il Campo da Calcetto

Il Cimitero Comunale di Gairo Sant’Elena

Da dove avevamo preso a sinistra la via Giuseppe Garibaldi, proseguiamo invece lungo la via della Libertà, che si dirige verso sud est ed esce dall’abitato. Dopo circa seicento metri, prendiamo una deviazione in salita sulla sinistra, che, in un centinaio di metri, ci porta a vedere, alla sinistra della strada, l’ingresso del Cimitero Comunale di Gairo Sant’Elena.

Gairo Sant’Elena-Il Cimitero di Gairo Sant’Elena Gairo Sant’Elena-Cimitero di Gairo Sant’Elena: ingresso

Questo è il Cimitero nuovo, realizzato dopo la costruzione del nuovo abitato, dato che l’antico Cimitero Monumentale era situato lungo la SS198 di Seui e Lanusei, e lo abbiamo già visto, arrivando da Ussassai, prima di raggiungere l’abitato abbandonato di Gairo Vecchio.

Visita dela frazione Gairo Taccu Isaira chiamata anche Gairo Taquisara

Gairo Taquisara-Veduta dell’abitatoProvenendo da Osini con la SP11, prendiamo la SS198 di Seui e Lanusei verso sinistra, in direzione di Ussassai, percorsi circa quattro chilometri e mezzo arriviamo nell’abitato della frazione Gairo Taccu Isaira chiamata anche Gairo Taquisara (altezza metri 760, distanza in linea d’aria circa 3.80 chilometri sul livello del mare, abitanti circa 190), una delle frazioni di Gairo che prende il nome dalla grotta Taquisara che la sovrasta, la quale è parzialmente visitabile grazie ad un percorso turistico guidato. Arriviamo a Gairo Taquisara provenendo da est con la SS198 di Seui e Lanusei, e, appena una cinquantina di metri dopo l’indicazione del chilometro 70, troviamo il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato della frazione.

Il Cimitero di Gairo Taquisara

Appena abbiamo passato il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato di Gairo Taquisara, prendiamo subito a destra la via Tevere che si dirige verso nord e, dopo una trentina di metri, si immette sulla via Imperatore Adriano. Seguiamo la via Imperatore Adriano per quasi trecento metri e, appena prima della fine della strada, si vede alla sinistra l’ingresso del piccolo Cimitero di Gairo Taquisara.

Gairo Taquisara-Il Cimitero di Gairo Taquisara Gairo Taquisara-Cimitero di Gairo Taquisara: ingresso

L’antica chiesa di Nostra Signora degli Angeli

Dal cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato, la SS198 di Seui e Lanusei si dirige verso sud e prende il nome di via Ospitone. Percorsa per circa centoventi metri, la strada attarversa la linea ferroviaria, e qui, subito dopo alla sinistra, si trova l’ex rimessa per le locomotive, ed con un poco più avanti la piattaforma girevole per l’inversione del senzo di marcia dei treni. In questo spazio, che oggi è occupato dalla stazione degli autobus delle Ferrovie della Sardegna, accanto al casello ferroviario numero 109, si trova l’antica chiesa di Nostra Signora degli Angeli.

Nel 1923, al culmine di alterne vicende che hanno caratterizzato i trasporti ferroviari dell’Isola, l’ingegner Ugo Valecchi viene nominato commissario governativo e scioglie la Società per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna incorporandola nella Società per le Ferrovie Complementari della Sardegna. Di conseguenza egli dispone la chiusura della rimessa per le locomotive della stazione di Gairo, trasformando i suoi edifici parte nella chiesa e parte in una scuola elementare per i figli dei ferrovieri. Fino al 1929, nella chiesa venivano celebrate delle Messe solo saltuariamente, da parte di sacerdoti in transito. Ma da quell’anno, a seguito della costruzione della frazione Gairo Littorio, denominata anche Gairo Scalo ed oggi Gairo Taquisara, la messa domenicale veniva officiata alternativamente dai parroci di Ussassai, Osini, Ulassai e Jerzu, trasportati sul posto da un carrello dei cantonieri. Per ragioni derivanti dalla circolazione dei treni e degli autobus, l’azienda ferroviaria ha precluso al comune la possibilità di chiederne la concessione che avrebbe potuto salvarla con un finanziamento, anche se forse sarebbe stato troppo tardi, considerate le pessime condizioni in cui versava, col bel tetto ligneo decorato crollante e l’aula interna totalmente devastata.

Gairo Taquisara-Il deposito degli autobus con l’antica chiesa di Nostra Signora degli Angeli Gairo Taquisara-L’antica chiesa di Nostra Signora degli Angeli

Oggi la piccola chiesa dismessa si presenta con una facciata di color arancio e una porta in legno. Sopra il portone d’ingresso si ammira un rosone, e l’adornamento ad arco intorno al portone principale. L’interno della chiesa ospita un’unica navata con la pianta rettangolare.

Il murale che descrive la stazione di Gairo Taquisara

Gairo Taquisara-Il murale che descrive la stazione di Gairo TaquisaraProprio di fronte all antica chiesa di Nostra Signora degli Angeli, alla destra della via Ospitone, parte la via Iliesi, lungo la quale dopo appena una trentina di metri, su un edificio alla sinistra della strada è presente il murale che descrive la stazione di Gairo Taquisara, realizzato nel 2009 dall’artista Antonio Aregoni, nato a Lanusei nel 1960. Si tratta di un murale particolare perché racconta la storia del paese. La stazione ferroviaria è stata il centro di Gairo Taquisara per tantissimi anni, sia dal punto di vista lavorativo che dal punto di vista turistico, ed è stata la costruzione della ferrovia che ha creato lavoro, così tanti ferrovieri della Sardegna si erano trasferiti alla stazione di Gairo per questo motivo. Ma poi, dopo che l’alluvione del 1927 ha distrutto Gairo Vecchio, alcuni abitanti sono stati costretti a trasferirsi alle frazioni di Gairo Taquisara o di Cardedu. Successivamente, le famiglie di Gairo Taquisara sono cresciute e, nel tempo, il paese è diventato uno dei punti principali dei Tacchi d’Ogliastra. Ed infatti, nella base del murale, si possono notare dettagli della quotidianità della vita nel paese, come le donne vestite con i costumi sardi, la fontana del paese, l’arrivo della locomotiva alla stazione e la gioia dei bambini.

Nella frazione si trova la Stazione ferroviaria di Gairo

Altri centosessanta metri più a sud, all’interno della frazione Taquisara, lungo l’attuale via Ospitone, alla sinistra si trova la Stazione ferroviaria di Gairo, capolinea della linea ferroviaria che collega Gairo con Jerzu, istituita nel 1893 dalle Strade Ferrate Secondarie della Sardegna e dal 1923 incorporata nella Società per le Ferrovie Complementari della Sardegna, che ha operato fino al 1956 quando, malgrado le proteste della popolazione locale, viene disposta la cessazione dell’esercizio ferroviario, che viene rimpiazzato da corse sostitutive su autobus. I binari vengono rimossi, mentre il materiale rotabile ha proseguito il suo servizio sul collegamento tra Mandas e Arbatax, un tempo scalo della più breve linea ferroviaria sarda, che partiva da Gairo seguendo il corso del rio Pardu e giungeva al capolinea di Jerzu, oggi riconvertito nel museo la Stazione dell’Arte nel comune di Ulassai. Della ferrovia soppressa rimangono solo le stazioni con i fabbricati annessi ed alcuni caselli sul percorso.

Gairo Taquisara-La Stazione ferroviaria: esterno Gairo Taquisara-La Stazione ferroviaria: interno Gairo Taquisara-La Stazione ferroviaria: percorso turistico del Trenino Verde

Il fabbricato viaggiatori, in ottime condizioni, si presenta nella tipica forma architettonica della fine del diciannovesimo secolo. Presenta due piani, con cinque ingressi sul piazzale interno, ed è affiancato sul lato nord dal piccolo scalo merci e sul lato opposto dalle ritirate. Ma la stazione di Gairo è ancora in attività cpstituendo una tappa del percorso turistico del Trenino Verde delle Ferrovie di Sardegna, lungo il percorso che collega Mandas con Arbatax, che è di norma attivo prevalentemente tra aprile e ottobre con un’attività quasi quotidiana in estate.

Di fronte alla stazione si trova la nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli

Proprio di fronte alla Stazione ferroviaria di Gairo, alla destra della strada, si trova la nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli, che è la chiesa parrocchiale della frazione Gairo Taquisara. Per iniziativa dei ferrovieri delle vicine cantoniere, ma anche con la collaborazione delle famiglie evacuate da Gairo Vecchio, era stata donata all’antica chiesa di Nostra Signora degli Angeli una statua della Madonna degli Angeli, con il voto di festeggiarla nella prima domenica ed i successivi lunedì e martedì di agosto. Con la costruzione, nei primi anni Settanta del Novecento, della nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli per sostituire la vecchia chiesa, più capiente della precedente, l’azienda ferroviaria ha inserito l’antica chiesa nel deposito degli autobus, e non ne ha consentito un qualsiasi ripristino. Fortunatamente, la statua della Madonna degli Angeli, donata dai ferrovieri, ed il dipinto sempre ritraente la Madonna realizzato dal Pittaluga che sovrastava l’altare, donato dalle Ferrovie, sono stati recuperati e collocati nella nuova chiesa parrocchiare di Gairo Taquisara.

Gairo Taquisara-La nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli Gairo Taquisara-Nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli: facciata

Gairo Taquisara-Il processione per la festa della Madonna degli AngeliDa molto tempo, ogni anno, la prima domenica di agosto a Gairo Taquisara si svolge la Festa della Madonna degli Angeli, una festa principalmente a carattere religioso, che è fortemente sentita dalla popolazione della frazione. Il simulacro della Vergine, che è custodito nella nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli, viene portato in processione lungo le strade dell’abitato, fino alla nuova chiesa, accompagnato dalla recita delle preghiere dei partecipanti in lingua sarda. Anche la Festa in onore di San Giuseppe si svolge la prima domenica di maggio in località Gairo Taquisara. Il simulacro del Santo viene accompagnato nella chiesa da una processione di fedeli, e ad essa seguono le cerimonie religiose e le manifestazioni civili.

Il murale che descrive archeologia e costumi di Gairo commissionato dal comitato Madonna degli Angeli

Sul muro antistante l’ingresso della chiesa è presente un recente murale che descrive archeologia e costumi di Gairo, realizzato su commissione del comitato Madonna degli Angeli nel 2023 dall’artista Stefano Pani, nato nel 1977 a Orroli. Nell’opera sono riportati anche i versi della premio Nobel Grazia Deledda «Siamo una terra antica di lunghi silenzi, di orizzonti ampi e puri, di piante fosche, di montagne bruciate dal sole e dalla vendetta. Noi siamo sardi.». 

Gairo Taquisara-Il murale di Stefano Pani davanti alla nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli Gairo Taquisara-Murale di Stefano Pani davanti alla nuova chiesa di Nostra Signora degli Angeli: i versi di Grazia Deledda

Gli impianti sportivi di Taquisara

Proseguendo verso sud lungo la via Ospitone, che uscirà dall’abitato verso Ussassai con il nome di SS198 di Seui e Lanusei, circa quattrocentocinquanta metri più avanti, all’interno del parco e dell’area da picnic, si trovano gli Impianti sportivi di Taquisara. In questi impianti sportivi è presente un Campo da Tennis, ed un tempo vi era anche un Campo da Calcio, oggi in disuso.

Gairo Taquisara-Impianti sportivi di Taquisara: ingresso Gairo Taquisara-Impianti sportivi di Taquisara: Campo da Tennis Gairo Taquisara-Impianti sportivi di Taquisara: Campo da Calcio oggi in disuso

I dintorni di Gairo

Gairo-I dintorni di GairoVediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto. Per quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Gairo, sono stati portati alla luce i resti del pozzo sacro di Scala Acutza; del nuraghe semplice Perdu Isu; ed anche del nuraghe Coccu, di tipologia indefinita. Il territorio di Gairo va dal Gennargentu fino al mare, ed è possibile ammirare bellissimi paesaggi. Da lontano spicca l’imponente Perda ‘e Liana, monumento naturale protetto, che è la vetta più alta dei tacchi d’Ogliastra, popolato da mufloni e sorvolato dal gipeto. La sua singolare mole è una delle curiosità morfologiche della Sardegna, con un profilo composito. Dato che sul basamento troncoconico sorge un imponente torrione, le cui pareti si ergono per cinquanta metri, con un diametro di circa cento. Salendo la vegetazione si dirada, fino quasi a scomparire a ridosso della base.

Visita della grotta di Taquisara

Gairo Taquisara-Grotta di TaquisaraDa dove avevamo visto la Stazione ferroviaria di Gairo Taquisara, proseguendo verso sud lungo la via Ospitone per solo un centinaio di metri, seguendo le indicazioni svoltiamo a destra in via San Giorgio e la seguiamo anche dove, dopo una curva a destra, prosegue verso nord. Percorsa per duecentocinquanta metri, prendiamo verso sinistra una pista sterrata con forte prendenza e priva di protezioni, che conduce in poco più di cinquecento metri al parcheggio, dove lasciare la macchina per l’accesso alla Grotta di Taquisara, che si trova all’interno di uno dei più celebri Tacchi d’Ogliastra. La grotta è attiva ancora oggi ed è caratterizzata dalla presenza di alcune sale ciascuna con diverse concrezioni. Le circolazioni di acqua sono un pò ovunque, sino dall ingresso, con stagionalit .

Gairo Taquisara-Grotta di Taquisara: ingresso Gairo Taquisara-Grotta di Taquisara: interno Gairo Taquisara-Grotta di Taquisara: interno Gairo Taquisara-Grotta di Taquisara: interno

Lungo il percorso turistico su passerella di circa duecentocinquanta metri, messo in sicurezza per i visitatori della grotta, si possono ammirare una serie di veri e propri monumenti naturalii come stalattiti e stalagmiti, che unendosi tra loro hanno formato delle grandi e maestose colonne, colate, le cannule o tubolari, gli aragoniti e le particolari e finissime eccentriche, che sono delle concrezioni particolari con l’abilità di svilupparsi in qualsiasi direzione. Durante il percorso è possibile incontrare anche il romantico laghetto, in parte con tetto basso ed in parte sovrastato da una grande frattura nella massa rocciosa senza spostamento laterale. La visita della grotta ha una durata di quasi un’ora e mezzo.

Un luogo inquetante, ossia il dirupo di Sa Babbaieca

Gairo-il dirupo chiamato Sa BabbaiecaDa dove la SP11 si immette sulla SS198 di Seui e Lanusei, percorsi verso est circa ottocento metri, arriviamo, all’altezza del cartello segnaletico che indica il chilometro 75, al ponte sul Rio Pardu, chiamato Su Ponti Mannu, dal quale parte un sentiero che finisce in un precipizio, al termine del quale si trova un luogo inquietante, ossia il dirupo di Sa Babbaieca. In lingua sarda Babbai significa babbo, ossia nonno, vecchio, ed Eca significa entrata o uscita da o verso un sentiero campestre. Babbaieca significa, quindi, uscita del nonno, del vecchio. Una leggenda racconta come, in tempi lontani, si consumasse il rito atroce del sacrificio dei vecchi, che venivano immolati in quanto venivano ritenuti ormai inutili per la società e per cui andavano eliminati per non gravare più sulle spalle della famiglia, e fatti precipitare dall’alto di questo precipizio. Ed ancora oggi a Gairo si usa la frase Is Beccius a Sa Babbaieca, ossia I Vecchi alla Babbaieca, tanto che quell’usanza crudele viene tuttora ricordata nelle imprecazioni che gli adirati lanciano contro chi dà loro fastidio: Ancu ti ‘nci ettinti in Sa Babbaieca, ossia Che possano gettarti nella Babbaìeca.

Trailer del cortometraggio 'Sa Babbaieca' di Matteo BanniI documenti storici avvalorano questa tesi, soprattutto grazie alla testimonianza del greco Timèo, vissuto tra il 356 e il 260 avanti Cristo, il quale riporta l’usanza sarda di eliminare i vecchi facendoli rotolare come sassi da alti strapiombi, o dopo averli percossi con dei bastoni. Un giorno però le cose non andarono per il verso giusto. Abbiamo letto, e riportiamo testualmente, un racconto: «Dicono che una volta un figlio portava suo padre sulle spalle dal paese verso questo monte. E salendo verso l’alto si è stancato e si è fermato e ha messo il Babbo a sedere su una pietra. E triste se l’è guardato. E il padre gli ha visto negli occhi che non aveva voglia il figlio di fare come avevano fatto con gli altri vecchi e Ii avevano buttati dal monte. E il Babbo allora ha detto al figlio: Anch’io, figlio mio, mi son fermato qui quando stavo portando mio Babbo...» Il figlio, colto da un brivido, capì in un attimo che quello stesso destino sarebbe toccato anche a lui. Ed in un impeto di coscienza, cambiò idea, tornò indietro e decise di riportare il padre a casa. Alla perplessità e forse anche all’invidia dei suoi compaesani che vedevano che il suo campo era l’unico che aveva fruttato, il giovane rispose rivelando che non aveva ucciso il proprio padre e che era stato proprio lui col suo consiglio a salvarlo dalla sorte che aveva colpito tutti gli altri. Gairo capì finalmente che gli anziani non sono un peso, ma che si rivelano sempre molto utili ai più giovani per la loro saggezza, e decise finalmente di porre fine alla triste tradizione. Da quel momento, nessun altro vecchio fu più condotto a morire.

L’imponente monumento naturale chiamato Sa Perda ’e Liana

Gairo-Sa Perda ’e Liana, un monumento naturale di rara imponenza e fascinoDa Gairo Taquisara, dove la via Ospitone attarversa la linea ferroviaria, pendiamo a destra la via Iliesi, che si dirige verso nord. Percorsi poco più di sette chilometri, arriviamo a uno svincolo, dove prendiamo a sinistra una stradina in salita che, in poco più di quattro chilometri, ci porta sull’altopiano di Monte Tonneri, dal quale possiamo ammirare Sa Perda ’e Liana un monumento naturale di rara imponenza e fascino, tra i più caratteristici della Sardegna, protetto dalla Regione come monumento naturale. Si tratta di un torrione, che svetta a un’altezza di 1.293 metri sul livello del mare, posto in un’area di confine tra la Barbagia di Seulo e l’Ogliastra. Su un basamento costituito da scisti risalenti al Paleozoico, si appoggia la base tronco conica che è costituita da una formazione conglomeratico arenacea, mentre la sommità è un maestoso torrione cilindrico calcareo dolomitico, le cui pareti, quasi verticali, sono suddivise in regolari blocchi prismatici da nette linee di frattura verticali. Costituisce il tacco per antonomasia, è una delle più conosciute, tra quelle formazioni rocciose testimonianze della lenta erosione dell’antica copertura calcarea e del suo substrato. Ed è un punto di riferimento visibile a grande distanza, quasi fosse un vero e proprio faro per tutto il Gennargentu. Si ritiene che il nome Perda ’e Liana derivi da Perda Iliana, ossia Rupe degli Iliensi, dato che qui si trovava il centro del grande spazio occupato dalla più numerosa tra le tribù nuragiche. Vittorio Angius, frate scolopio, giornalista e uomo politico, nel suo famoso Dizionario geografico, storico, statistico, commerciale degli stati di S. M. Il Re di Sardegna, scrive testualmente: «Vuolsi per antica tradizione che sotto questa rupe i popoli Iliesi, celebri nella storia romana per la eterna guerra sostenuta contro i dominatori dell’Isola, Cartaginesi e Romani, e per la mantenuta libertà, tenessero quivi le loro assemblee su le cose comuni. Questi Iliesi furono discendenza dè Pelasghi d’Ilio, che dopo la rovina di Troja, posero in Sardegna le loro sedi...».

L’Osservatorio astronomico Ferdinando Caliumi

Gairo-Osservatorio astronomico Ferdinando CaliumiUsciamo da Gairo verso nord con la SS198 di Seui e Lanusei. Percorsi circa cinque chilometri, poco prima del cartello che indica il chilometro 84, prendiamo una strada bianca sulla sinistra seguendo le indicazioni per Perdaliana, che dista circa 16.7 chilometri. Percorsa per un paio di chilometri, raggiungiamo l’Osservatorio astronomico Ferdinando Caliumi che è stato costruito, nel 1992, dal comune di Lanusei sulla pendice meridionale del monte Armidda, a 1.120 metri di altitudine. Dal 19 gennaio 2017 la sua giurisdizione è passata, però, all’amministrazione Comunale di Gairo, per effetto di una sentenza del tribunale di Cagliari sull’accusa di abuso edilizio, con un indennizzo delle spese di costruzione da pagare da parte di Gairo a Lanusei. Si tratta di uno degli osservatori più grandi, in Italia, fra quelli aperti al pubblico. È gestito interamente e volontariamente dall’Associazione Ogliastrina di Astronomia, e viene completato da un planetario situato all’interno del Liceo Scientifico di Lanusei. Grazie alla sua posizione isolata, caratterizzata da un bassissimo tasso di inquinamento atmosferico, l’osservatorio può vantare uno dei cieli più bui d’Europa, e rappresenta un importante punto di riferimento per tanti astronomi, provenienti da tutta Italia, che vi si recano per sviluppare le loro ricerche.

La chiesa di San Lussorio

Gairo-Chiesa campestre di San LussorioDal Municipio di Gairo prendiamo verso sud la SP28, usciamo dall’abitato e,  per la precisione nella campagna tra Gairo e Cardedu, praticamente a metà della strada provinciale. Passato il cartello indicativo del chilometro 4 e percorsi ancora poco più di duecento metri, si trova una strada sterrata in discesa sulla destra che conduce alla piccola chiesa campestre di San Lussorio. Costruita con pianta rettangolare semplice, caratteristica tipica di tutte le Chiese campestri sarde, si presenta con la facciata di colore bianco, un piccolo portale in legno, ed un piccolo campanile a vela con una campana sovrastante. La chiesa si compone anche di un bellissimo tetto in stile sardo con la presenza di travetti in legno, tegole sarde e cannetti come copertura interna dell’edificio.

Gairo-Festa campestre di San LussorioPresso questa chiesa campestre la terza domenica di agosto si celebra la Festa campestre San Lussorio. In passato, la sera prima si accompagnava in processione il simulacro del Santo fino all’uscita del paese, poi lo si consegnava velato a quattro uomini affinché lo conducessero alla sua chiesa. La leggenda narra che uno di questi uomini si permise lungo il viaggio di trattare sacrilegamente la Statua, e la popolazione ha poi visto il castigo di Dio per quel sacrilegio quando, per quel fatto qualche anno dopo, quel giovane padre di famiglia sia morto sotto una frana, lungo quella medesima strada. Oggi, il simulacro del Santo viene accompagnato nella sua chiesa la sera prima dei festeggiamenti, da un corteo di pellegrini che talvolta va in processione a piedi e talaltra in auto, che parte dalla chiesa parrocchiale di Gairo, dove il Santo viene festeggiato ed onorato con cerimonie religiose, canti e balli folkloristici che vedono la partecipazione dei gruppi folk ogliastrini e non solo, e tornerà alla fine della festa alla chiesa parrocchiale di Gairo.

Alla comunità di Gairo appartiene la chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino che si trova In territorio di Cardedu

Proseguendo, la SP28 a quattordici chilometri da Gairo va ad immettersi sul vecchio tracciato della SS125 Orientale Sarda, lo prendiamo verso sinistra in direzione di Olbia e, dopo altri due chilometri e mezzo, arriviamo nell’abitato di Cardedu, che era un tempo la frazione Gairo Cardedu e, dal 1984, è diventato comune autonomo. Dal centro del paese di Cardedu, prendiamo la via Buoncammino, che è una strada che si muove in direzione della costa. Seguendo la via Buoncammino, dopo poco meno di tre chilometri, raggiungiamo la frazione Buoncammino, dove la via Buoncammino arriva a un bivio, qui prendiamo la destra e successivamente svoltiamo a sinistra all’incorcio successivo, su una strada sterrata che ci porta all’antica piccola chiesa campestre di Nostra Signora di Buoncammino. Questa chiesa è stata costruita tra il 710 e il 1015 dopo Cristo, nella stessa zona nella quale in passato veniva onorato il culto della Madonna presso un’altra chiesa che sorgeva di fronte al mare, più ad oriente rispetto alla posizione attuale, ma le frequenti incursioni di pirati saraceni consigliarono il suo spostamento un pò più all’interno. Nella chiesa è stato trovato, nella seconda metà del Settecento, il cippo terminale lungo quasi un metro e largo circa cinquanta centimetri, che oggi fa parte del muro della chiesa, e che indicava i confini tra gli antichi popoli degli Alticenses e dei Rubrenses.

Nel 1801 la chiesa ha subito l’ultima ristrutturazione, ed oggi si presenta con una facciata semplice di colore bianco, un portale in legno per l’entrata ed una piccola finestra presente sopra l’ingresso. Sul tetto della chiesa si trova anche un piccolo campanile con una croce latina seplice in ferro.

Cardedu-La chiesa campestre di Nostra Signora del Buon Cammino Cardedu-Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino: veduta laterale

L’interno presenta un’unica navata a pianta rettangolare con il tetto a capanna, caratteristico delle piccole Chiese campestri, con copertura in canne, tegole sarde e travi in legno, La chiesa, che si trova in territorio di Cardedu, appartiene però alla comunità di Gairo, ed è stata un tempo punto di riferimento per i suoi abitanti, che vi trovavano riparo e protezione.

Cardedu-Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino: interno verso il presbiterio Cardedu-Chiesa di Nostra Signora del Buon Cammino: interno verso il portale di ingresso

Cardedu: il simulacro della Madonna del Buon CamminoIl simulacro della Madonna, chiamata dalla popolazione Sa Santa, viene oggi custodito nella chiesa parrocchiale di Gairo Sant’Elena, da dove, in occasione della Festa della Beata Vergine di Buoncammino, la terza domenica di settembre, viene accompagnata in processione alla piccola chiesa campestre di Buoncammino. Nel piazzale antistante si svolgono i festeggiamenti in suo onore, che offrono un’occasione di incontro degli abitanti di Gairo con quelli di Cardedu. In passato vi si dormiva per due notti in loggette disposte in due file esternamente alla chiesa. Pertanto, alla festa sono legati alcuni ricordi più cari alle famiglie di Gairo che, anche ai giorni nostri, non mancano di festeggiare degnamente la ricorrenza.

L’isola amministrativa di Gairo sulla costa con la Marina di Gairo

Gairo-L’Isola amministrativa di Gairo sulla costaAnche dopo la creazione del comune di Cardedu, è rimasta sulla costa un’isola amministrativa di Gairo, lontana dal suo territorio Comunale, che si trova a nord della costiera di Tertenia, ed a sud di quella di Cardedu. Partendo dalla strada che ci ha portati alla chiesa campestre di Nostra Signora del Buon Cammino, ragggiungiamo la costa e ci dirigiamo verso sud, che porta alla costiera meridionale di Cardedu con diverse spiagge molto simili tra loro, una la prosecuzione dell’altra. Qui passiamo la spiaggia di Museddu, la spiaggia di Sa Perda ’e Pera, la spiaggia di Lispedda, nota anche come la Spiaggetta, passata la quale inizia la Baia di Gairo, con diverse spiagge conosciute come Marina di Gairo dove la spiaggia da sabbiosa diventa di ghiaietta, poco frequentate perché luogo di villeggianti quasi esclusivamente dei paesi vicini, quindi molto riservate. La Marina di Gairo conserva spiagge incantevoli e poco frequentate, ideali per chi cerca una vacanza estiva fuori dalla ressa turistica e immersa nella natura incontaminata.

La Cala Francese con la spiaggia di Su Sirboni

Si prosegue verso sud, e, a circa sei chilometri dalla località Buoncammino, dove la strada che tende a salire, si parcheggia. Come indicazione per raggiungere la Cala Francese, all’interno della quale si trova la spiaggia di Su Sirboni, ossia spiaggia del Cinghiale, possiamo dire che siamo circa dieci chilometri e mezzo a sud di Barìsardo. La spiaggia, oltre che dal mare, è visitabile da terra unicamente a piedi e da nord, per mezzo dell’unico passaggio consentito dai proprietari dei terreni circostanti, mentre da sud il percorso, sempre a piedi, è lungo e difficoltoso.

L’imbocco del sentiero per arrivare alla spiaggia non è indicato bene, ma se ci sono già macchine parcheggiate (a luglio e agosto è facile che ce ne siano...) si intuisce dove bisogna scendere. Da qui parte un sentiero che, dopo circa cinquecento metri, percorsi dieci o quindici minuti a piedi, porta alla Cala Francese, con la spiaggia. È molto naturale, senza servizi. Si tratta di una baia riconoscibile per la presenza, alle spalle della spiaggia, del curioso Hotel Su Sirboni, da decenni inattivo, costituito da un villaggio di bungalows, da alcuni turisti chiamato il villaggio abbandonato, perché pressoche disabitato da diversi anni ed ormai inglobato nella natura del luogo.

Marina di Gairo-Veduta panoramica della spiaggia di Su Sirboni con il villaggio abbandonatoLa macchia mediterranea arriva fino alla bella spiaggia di Su Sirboni con limpida acqua color turchese bassa fino a 40/50 metri dalla riva, praticamente quasi una piscina naturale. È un arenile di piccole dimensioni, costituito da una spiaggia caratterizzata da sabbia fine e bianchissima, affacciata su un mare azzurro verde poco profondo, chiuso da due scogliere di granito rosso, immerso nella macchia mediterranea e bagnato da un mare trasparente e pulito. Non tanto affollata, neanche in alta stagione, poiché non facilmente accessibile e nascosta dalla folta vegetazione. Verso sud, appena girati gli scogli, con pinne e maschera, si possono contemplare i meravigliosi fondali di granito rosso. Ideale per gli amanti del surf, grazie ai venti che qui battono quasi sempre forti.

Marina di Gairo-Su Sirboni: veduta della spiaggia verso nord Marina di Gairo-Su Sirboni: veduta della spiaggia verso sud Marina di Gairo-Su Sirboni: tra gli scogli i magnifici fondali di granito rosso

La spiaggia Coccorrocci

Infine, più avanti, passato Capo d’Asta e la Cala ’e Luas, dalle belle rocce rosa, a circa tre chilometri e mezzo dalla spiaggia di Perda ’e Pera nella Marina di Cardedu, arriviamo al villaggio turistico ed all’insolita e suggestiva spiaggia Coccorrocci. Arrivarci è molto semplice, Coccorrocci si trova, infatti, alla fine, nell’ultimo tratto della strada, in una posizione molto caratteristica, allietata anche dalla vista della selvaggia costiera, dominata a sud dal Monte Cartucceddu.

Marina di Gairo-Veduta della spiaggia di CoccorrocciLa spiaggia Coccorrocci è molto bella e famosa. È un lungo arenile con la spiaggia del tutto inesistente, dato che è costituito da ghiaia, formata da ciottoli di colore scuro, grandi quanto una biglia e levigati dal mare. Il nome Coccorrocci indica, infatti, i sassi di forma arrotondata come un uovo. L’arenile, che si affaccia su un mare verde e profondo, è circondato da splendide rocce e macchia mediterranea. È una spiaggia attrezzata, in prossimità della quale si trova anche un noto campeggio, quasi mai affollata anche in alta stagione, ideale per gli appassionati di snorkeling e immersioni grazie alle sue acque limpide e trasparenti e ai fondali subito profondi.

Marina di Gairo-Scogli alla base della strada che porta a Coccorrocci Marina di Gairo-Scogli alla base della strada che porta a Coccorrocci Marina di Gairo-Veduta della spiaggia di Coccorrocci

Se proseguiamo ancora verso sud, dopo Capo Sferracavallo, raggiungiamo la spiaggia di Sa Foxi Manna, che si trova in territorio di Tertenia e che abbiamo già vista in una precedente tappa del nostro viaggio.

Il Monte Ferru dell’Ogliastra

Tertenia-La valle di Sarrala chiusa ad est dal Monte Ferru di 875 metri e verso la costa dalla Punta Cartucceddu di 598 metriLa spiaggia Coccorrocci è sovrastata dal Monte Ferru dell’Ogliastra, la cima costiera pi alta in Sardegna, che si raggiunge con la SP28 che collega Gairo con Cardedu e che, a quattordici chilometri da Gairo, va ad immettersi sul vecchio tracciato della SS125 Orientale Sarda. Lo prendiamo verso destra in direzione di Cagliari, passiamo sopra il ponte di San Paolo e, dopo appena centocinquanta metri, svoltiamo a sinistra in direzione di Cagliari. Prendiamo questa strada e, dopo poco più di sei chilometri e mezzo, svoltiamo a destra in direzione della località Monti e Ferru, la seguiamo per un paio di chilometri finché non diventa una strada bianca che, in circa ciqnue chilometri, porta al Monte Ferru, un massiccio caratterizzato da imponenti pareti granitico porfiriche che arrivano fino a 875 metri di altezza, e che si affaccia sulla costa dell’Ogliastra. La sua morfologia possente ed articolata si deve all’origine geologica che consiste principalmente in espandimenti ignimbritici riolitici e riodacitici risalenti al ciclo vulcanico del Permiano, nella fase conclusiva del tardo Paleozoico, mentre l’area nord orientale del Monte Ferru, fino alla costa, è caratterizzata da affioramenti granitici che in parte aggentiliscono i versanti arricchendoli comunque con le varie e classiche forme a pinnacoli e blocchi dovute a spaccature nei banchi rocciosi. Da lass la vista si allarga su costa ed entroterra di tutta l Ogliastra, a nord sulla piana di Tortol , sino al Supramonte di Baunei e a Perda Liana, e verso sud fino alla costa di Quirra. I quasi duemila ettari di territorio del massiccio offrono occasioni per escursioni di trekking, a cavallo o in mountain bike.

Le piscine naturali di Monte Ferru

A pochi passi dai gioielli costieri di Gairo Sant Elena e dalla marina di Cardedu, procedendo verso il versante orientale del Monte Ferru, ci si ritrova in mezzo a uno spettacolo della natura, costituito dalle piscine naturali di Monte Ferru, note anche come piscine di Coccorrocci, il cui nome esatto sarebbe Is Piscinas. Per arrivare alle piscine si percorre un sentiero segnalato da varie indicazioni riportate su cartelli e dipinte su alcune rocce, costeggiando il letto di un torrente fino a una sorta di gradinata naturale in pietra, da cui si accede alla prima vasca e in successione alle altre pi a monte. Durante il tragitto è possibile sostare nelle comode aree picnic. L area classificata come sito di interesse comunitario, ed è possibile avvistare, mentre sorvolano i rigogliosi boschi, aquile reali, falchi pellegrini e falchi della Regina.

Marina di Gairo-Piscine naturali generate dalla sorgente Su Accu  e S'Axina Marina di Gairo-Piscine naturali generate dalla sorgente Su Accu  e S'Axina

La sorgente Su Accu ‘e S'Axina è una sorgente naturale del Monte Ferru, che dà origine alle splendide piscine naturali con acque limpide e cascatelle, incastonate tra rocce di porfido rosso, acque cristalline si incanalano verso valle creando in successione cascatelle, con salti di qualche metro, e riposandosi in vasche di porfido rosso di varia larghezza e profondit . Lo scenario incantevole. Le piscine appaiono all’escursionista all’improvviso, dietro un intreccio di lecci, ginepri e oleandri. Le acque pure, limpide e freschissime sono ideali per un bagno rigenerante, specie durante l afa estiva, cullati dal dolce suono delle cascatelle.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio da Gairo ci recheremo sulla costa a visitare Cardedu che vedremo con la visita dei dintorni dove si trovano il Santuario di Nostra Signora di Buocammino e la sua costiera con le spiagge di Foddini e Sa Perda ’e Pera.


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