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Orosei, storico capoluogo della Baronia Meridionale, con i palazzi signorili del centro storico e con le chiese presenti nell’abitatoIn questa tappa del nostro viaggio, raggiungeremo e visiteremo il paese chiamato Orosei storico capoluogo della Baronia Meridionale, vedremo tutte le bellezze della città, le sue Chiese ed i santuari presenti nell’abitato e con i palazzi signorili del vecchio centro storico. La Regione storica delle Baronie
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In viaggio verso OroseiDa Galtellì prende la SS129 Trasversale Sarda Trasversale Sarda, che verso ovest attraversa in orizzontale tutto il territorio del nuorese per arrivare a Nuoro, mentre verso est, dopo poco più di sette chilometri, porta all’interno dell’abitato di Orosei. Dal Municipio di Galtellì a quello di Orosei si percorrono 8.4 chilometri. Avremmo potuto arrivare Ad Orosei anche seguendo la costa, prendendo da Dorgali verso nord la SS125 Orientale Sarda, che porta ad Orosei in venti chilometri. Dal Municipio di Dorgali a quello di Orosei si percorrono 21.2 chilometri. La strada delle cave tra Dorgali ed Orosei
Il comune chiamato Orosei capoluogo della Baronia Meridionale
Questo paese fa parte dell’Associazione nazionale delle Città dell’Olio
Origine del nomeLa prima attestazione documentata del nome risale al 1173, quando in un documento viene citato Vivianu maiore de portu Orisei, tuttavia, le origini del nome potrebbero risalire all’epoca nuragica. Si ritiene che il suo nome possa essere messo in relazione con il prefisso sardo -orr, che si trova in molti altri nomi di località, e che, secondo alcuni, potrebbe essere una derivazione locale del latino Robur, che indica il rovere o la quercia. Non ci sono, invece, prove certe dell’ipotesi, sostenuta da altri, che la provenienza etimologica del vocabolo Orosei sia da attribuirsi agli Aesaronenses, ossia gli Esaronensi, una delle principali tribù preistoriche che, secondo quanto tramandato dagli scritti romani, popolavano la Sardegna e la Corsica. Tolomeo tuttavia, in uno dei suoi scritti, nel menzionare una stazione romana, la chiama col nome di Fanum Orisi, nome che poi, sotto il Giudicato di Gallura, sarebbe divenuto Urisè. Il nome del paese è, infatti, attestato già in periodo medioevale nella forma Uruse. La sua economia
Brevi cenni storiciIl territorio nel quale è nata Orosei è stato abitato sino dall età preistorica, come dimostrano i reperti trovati. L’attuale centro urbano di origine romana, nato su un precedente insediamento preistorico, viene fondato con il nome di Fanum Carisi intorno al secondo secolo, in considerazione della sua posizione geografica e strategica. Il paese chiamato viene fondata durante l’alto periodo medioevale, là dove sorgeva la romana Fanum Carisi, Orosei ha un grande sviluppo in epoca giudicale, nel dodicesimo secolo, divenendo la più importante sede della curia del Giudicato di Gallura. Si sviluppa ed assume importanza strategica nel quattordicesimo secolo, quando viene edificato il Castello, a difesa dei confini meridionali del Giudicato di Gallura, e viene circondata da mura di cinta. In questo periodo conosce un forte sviluppo grazie alle attività portuali che sono fiorenti fino a quando una piena del Cedrino non distrugge il porto. Passata sotto il dominio pisano, nel 1409 viene conquistata dagli Aragonesi e viene eletta centro dell omonima Baronia. Un momento significativo nella storia di Orosei si ha nel 1449, quando viene acquistata con i territori circostanti dal barone don Salvatore Guiso, che contribuisce in modo significativo alla crescita e allo sviluppo della citt , finanziando la costruzione di numerosi palazzi signorili che ancora oggi costituiscono una parte importante del patrimonio architettonico di Orosei, e la fa diventare un importante Porto commerciale, con ancoraggi sul fiume Cedrino. Dopo il passaggio agli Aragonesi, inizia la sua decadenza a causa della malaria e delle scorrerie dei pirati arabi, dato che l’abitato è più volte soggetto ad attacchi pirateschi, ed inizia l’insabbiamento del fiume. Si libera dei vincoli feudali solo a fine Settecento e si rilancia grazie a un’economia basata inizialmente solo sulle culture agricole, ed in seguito anche sul turismo. Per secoli, la costa di Orosei è stata soggetta a numerose incursioni da parte dei pirati. L’ultima di queste incursioni, avvenuta nel 1806, viene fortunatamente sventata, segnando la fine di un periodo di insicurezza e instabilit per la popolazione locale. Tra gli anni venti e gli anni trenta del Novecento, ad Orosei viene effettuato un trattamento di bonifica delle aree paludose situate a pochi chilometri dal centro, diminuendo drasticamente la presenza della zanzara Anophele, e recuperando così molti terreni destinati all’agricoltura, che ne riceve un notevole sviluppo. Del comune di Orosei nel 1927, dopo la creazione della provincia di Nuoro, viene cambiata la provincia, da quella di Sassari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata provincia di Nuoro. Le principali personaggi legati alla storia di OroseiVediamo alcuni dei principali personaggi legati ad Orosei e alla sua storia.
Gruppi folk, gruppo di canto a tenore e gruppo di canto polifonicoAd Orosei sono attivi gruppi folk, gruppi di canto a tenore e gruppi che eseguono il canto polifonico sardo. Ad Orosei operano soprattutto l’Associazione Culturale Gruppo Folk Santa Maria ’e Mare, il Gruppo Folk Santa Rughe, ed il Gruppo Folk Santu Jacu. Nelle loro esibizioni si possono vedere i balli, apprezzare i canti, ed ammirare gli splendidi costumi della cultura tradizionale del paese. Sono attivi anche diversi gruppi di canto a tenore, ossia il Cuncordu e Tenore de Orosei, il tenore Su Remediu di Orosei, i tenores di Orosei Antoni Milia. Ed inoltre sono attivi anche gruppi che eseguono il canto polifonico sardo, ossia il Coro Santa Rughe di Orosei, il Coro Urisè di Orosei, ed il Coro femminile Urisè di Orosei. Le principali feste e sagre che si svolgono ad OroseiTra le fiere e sagre che si svolgono ad Orosei meritano di essere citati i riti della Settimana Santa; la prima domenica dopo Pasqua ed il 13 dicembre, la Festa di Santa Lucia presso l’omonima Chiesa campestre; il 15 maggio o la domenica più prossima si svolge la Festa di Sant’Isidoro con la processione; a fine maggio si svolge una manifestazione chiamata il Maggio Oroseino; l’ultima domenica di maggio, la Festa di Santa Maria del Mare caratterizzata dal trasporto in barca del simulacro della Madonna, seguito da un corteo sul fiume Cedrino; a inizio luglio, la Sagra della pecora durante la quale viene offerto il porcetto arrosto; il 25 luglio si celebra la Festa del Patrono del paese San Giacomo Apostolo; ad agosto la Festa del turista durante la quale si svolge anche la Sagra del dolce; la seconda domenica di settembre si svolge la Festa in onore di Nostra Signora del Rimedio presso l’omonimo Santuario. I riti della Settimana Santa Ad Orosei
Visita del centro storico di OroseiL’abitato, interessato da forte espansione edilizia, conserva ancora le vecchie case tinteggiate di calce bianca e gli antichi palazzi nobiliari lo circonda una fertile campagna cui fa da sfondo il vicino mare. Entrati all’interno dell’abitato, visiteremo il centro storico di Orosei con le sue Chiese e le sue belle piazze. Iniziamo la visita del paese arrivando da nord ovest con la della SS129 Trasversale Sarda, che la unisce a Nuoro, Macomer e Bosa, e che subito all’ingresso del paese arriva a uno svincolo con un bivio, dove verso destra parte la via San Francesco, mentre a sinistra parte la via Nazionale. Prendiamo la via Nazionale che, dopo quasi un chilometri e mezzo, arriverà all’incrocio con la SS125 Orientale Sarda che arriva da Dorgali, e che all’interno dell’abitato assume il nome di via Santa Veronica. Arriviamo nella piazza del popoloDall’ingresso nell’abitato con la SS129 Trasversale Sarda, la via Nazionale dopo poco più di un chilometro arriva alla piazza del Popolo, una grande piazza alberata che è importante per il centro di Orosei, dato che su essa si affacciano tre Chiese. Qui un cartello ci mostra l’itinerario da seguire per visitare il centro storico di Orosei. In cima alla scalinata nella piazza del Popolo si trova la Chiesa parrocchiale di San Giacomo il Maggiore
All’interno, a dispetto delle variazioni prospettiche che investono il visitatore che entra in Chiesa dal fianco destro provando una sorta di smarrimento, si origina una sorta di miracolosa fusione spaziale grazie alla moltiplicazione degli ambienti cupolati nell’area del presbiterio. Il presbiterio e le quattro cappelle sono coperti da cupole in tegole in cotto, cos come il campanile a canna quadrata. L’interno è decorato con stucchi dorati, statue lignee e un battistero ligneo settecentesco addossato alla parete interna a sinistra dell’ingresso, risultato dall’integrazione di una struttura marmorea con una struttura lignea. All interno sono conservate anche diverse sculture lignee, tra le quali quelle di San Giacomo Apostolo il Maggiore, della Madonna del Rosario col Bambino, alcune decorate in estofado de oro. Sono inoltre presenti le statue di Sant’Efisio, il gruppo statuario della Madonna Assunta, di San Sebastiano, di Sant’Antioco, e molte altre statue ottocentesche e novecentesche. Presso questa Chiesa ogni anno il 25 luglio si svolge la Festa di San Giacomo Apostolo, il patrono di Orosei, una grande festa popolare, con processioni religiose ed eventi civili che durano diversi giorni, includendo musica, folclore con gruppi folk e tenores, e spettacoli serali in Piazza del Popolo, attirando sia la comunità locale che visitatori per celebrare tradizioni e spiritualità. L’oratorio della Santa CroceProprio addossata alla parrocchiale, alla destra della sua facciata, si trova la Chiesa della Santa Croce. Si tratta di una piccola Chiesa edificata verso la metà del diciassettesimo secolo, che costituisce l’Oratorio della Confraternita della Santa Croce, confraternita che svolge opere di assistenza, visita i carcerati, seppellisce i poveri, e mantiene tradizioni storiche. L’oratorio va ad occupare quella che era l’area cimiteriale della Chiesa di San Giacomo. La Chiesa ha un’unica navata, con il presbiterio sopraelevato, ed al suo interno conserva la statua della Madonna Addolorata, del diciassettesimo secolo, di notevole effetto suggestivo per il suo volto rigato dalle lacrime. Secondo l’uso spagnolo, la statua presenta solo il viso e le mani in legno, mentre il resto del corpo è formato da un’impalcatura in metallo e legno imbottito, ricoperto dalle vesti. Insieme al Cristo giacente è la più bella delle sculture conservate nelle chiese di Orosei. In questa Chiesa ed oratorio si svolge gran parte dei riti della Settimana Santa. Il vecchio Municipio di Orosei
L’oratorio del RosarioScesa la scalinata che porta dalla parrocchiale alla piazza del Popolo, sul lato opposto della piazza, con la facciata sulla via Alberto Ferrero della Marmora, si trova la Chiesa del Rosario. Si tratta di una Chiesa che è stata edificata alla fine del diciassettesimo secolo con una bella facciata barocca, e che costituisce l’Oratorio della Confraternita del Rosario, confraternita dedicata alla preghiera del Rosario, con lo scopo di diffondere la devozione mariana e condividere i benefici spirituali delle preghiere. Edificato alla fine del diciassettesimo secolo con la fiancata sinistra nella piazza principale del paese, ossia in piazza del Popolo, all’esterno è caratterizzato dalle tre croci in legno e dal piccolo campaniletto a vela a due luci, mentre sulla trasversale via Alberto Ferrero della Marmora presenta la facciata principale, di gusto barocco, che non è visibile dalla piazza. All’interno della chiesa, anch’essa a navata unica, si conservano due statue lignee del diciottesimo secolo, una raffigurante la Vergine Assunta e l’altra il bambino Gesù, oltre al simulacro della Madonna Addolorata che viene portata in processione durante i riti della Settimana Santa. Al suo fianco è stato costruito un piccolo ambiente, con funzione di sagrestia e di punto di incontro per i Confratelli dell’Oratorio del Rosario. La Chiesa delle Anime ossia di Sas AnimasDalla via del Rosario che fiancheggia l’omonima chiesa, la stretta via Sas Animas ci porta in piazza Sas Animas, dove si trova la Chiesa delle Anime ossia la Chiesa dedicata a Sas Animas, che è stata fondata il 22 febbraio 1718 , e che costituisce quindi l’Oratorio della Confraternita delle Anime, meglio chiamata Confraternita delle Benedette Anime del Purgatorio, confraternita nata con scopi di preghiera, suffragio, assistenza ai condannati a morte, diffusione della fede e promozione della buona morte. È stato l’ultimo dei tre oratori ad essere stato costruito, e per questo motivo si trova più distante rispetto alla parrocchia di San Giacomo. È caratterizzato da una grossa cupola impostata su un tamburo ottagonale e da una facciata di colore bianco timpanata a tre ordini, arricchita da festoni a rilievo di evidente gusto barocco. Sulla facciata spicca lo stemma in marmo dei marchesi d’Albis della famiglia nobile Manca Guiso. L’interno è composto da un’unica navata, terminante con un presbiterio rialzato. Significativo è il pulpito ligneo del diciottesimo secolo di forma poligonale e dipinto con vivaci colori, e lo sono anche varie statue lignee risalenti al diciassettesimo e diciottesimo secolo. Resti dell’ex Chiesa di Sant’Ignazio di LoyolaNel cuore del centro storico, posizionata sul retro della Chiesa delle Anime ed affacciata sulla via Alberto Ferrero della Marmora, si trovano i resti dell’Ex Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola che costituiva la Chiesa ed l’oratorio privato del feudatario locale. La Chiesa di Sant’Ignazio di Loyola, che era stata edificata nel 1624, è stata dismessa ed ora è sconsacrata. La Prigione vecchia ossia Sa Preione Vezza
Essendo stata la sede della Curia dei Regni del Giudicato di Gallura, è stata trasformata nella seconda metà del Quattrocento da Don Salvatore Guiso in un carcere baronale, destinazione d’uso che ha mantenuto fino all’Ottocento. La torre è stata, in seguito, restaurata ed il suo interno è visitabile. I bei palazzi padronali del centro storicoIl comune è caratterizzato da un Centro storico ben curato con palazzetti in pietra e calce bianca su cortili lussureggianti, chiese, archi ed ampi piazzali. Attorno alla Torre del Castello si sviluppa il rione di Palathos Betzos, un quartiere storico nel cuore del centro di Orosei, famoso per le sue vecchie abitazioni e per i suoi palazzi nobiliari dei sedicesimo e diciassettesimo secolo, un tempo dimora delle famiglie piùimportanti, con strette vie e suggestive architetture. Nel centro storico si trova la casa Guiso-SattaTra i più bei palazzi padronali presenti nel centro storico va citata la Casa Guiso-Satta, che si sviluppa tra la via Alberto Ferrero della Marmora nella quale si trova il suo ingresso al civico numero 22, la via Ampsicora al civico numero 21, e la piccola via Josto al civico numero 11. La via Josto è la strada dedicata all’eroico figlio di Amsicora morto per l’indipendenza sarda nel terzo secolo avanti Cristo. La casa Guiso-Satta è costituita da una residenza signorile e da edifici, in origine annessi rurali, distribuiti nelle corti inferiore e superiore. La residenza ha forma a L irregolare ed è realizzata in pietra con muri di notevole spessore. È costituita da tre corpi comunicanti, due principali e uno di connessione tra i due di forma rettangolare, leggibili in pianta e in alzato. L’ala sinistra, in origine casa Guiso, ha solai al piano terra in putrelle e laterizio, in travi di ginepro nelle stanze verso il prospetto su strada e volte a padiglione in camera a canne con centine in legno nell’estradosso al primo piano. La copertura è a capanna a due falde e altana a terminazione della scala principale. L’ala destra, in origine casa Satta ha solai e volte a crociera in muratura, a botte al piano terra e a padiglione in camera a canne al primo. Il corpo di collegamento ha solaio al piano terra e volta a padiglione al primo piano. La Chiesa di San SebastianoPercorsa tutta via Alberto Ferrero della Marmora, arriviamo in via Giuseppe Garibaldi. Nell’angolo tra la via Giuseppe Garibaldi e la via San Sebastiano, in piazza San Sebastiano, troviamo la più affascinante tra tutte le chiese di Orosei, l’umile ma suggestiva Chiesa di San Sebastiano o Santu Sostianu, del sedicesimo secolo. Siamo in uno dei quartieri più antichi del paese, detto appunto Vichinatu de Santu Sostianu. Il primo documento ufficiale dove si parla di questa Chiesa risale al 26 di aprile del 1601 scritto da don Alonso Lasso Cedeno, arcivescovo della diocesi di Cagliari, citando alcune riparazioni o sostituzioni di parti mancanti o danneggiate del tetto. Quindi questo documento fa supporre che la Chiesa sia stata edificata almeno alcuni decenni prima. La chiesa, che è stata recentemente restaurata, ha l’impianto interno a due navate con tre archi in pietra ed il soffitto in canne intrecciate, e dispone di un bel portico esterno in pietra a cinque archi. In via Francesco Ignazio Mannu si trova l’Hotel Su Barchile con il suo ristoranteTorniamo all’incrocio della SS129 Trasversale Sarda, ossia della via Nazionale, con la SS125 Orientale Sarda, ossia con la via Santa Veronica. Da qui prendiamo verso sud ovest la via Francesco Ignazio Mannu, lungo la quale, sul lato sinistro della strada, al civico numero 5, incontriamo l’ingresso dell’Hotel Su Barchile noto per il suo importante ristorante. L’ex Convento delle Monache Cappuccine nel cui locali è stato ospitato il Monte GranaticoDi fronte all’Hotel, sul lato destro della strada, al civico numero 8 della via Francesco Ignazio Mannu, si incontra quello che era stato il Convento delle Monache Cappuccine, fondato nella prima metà del diciassettesimo secolo grazie al permesso di Monsignor Bernardo di Carignena, arcivescovo di Cagliari. II rione in cui sorgeva I'edificio era identificato come Sas Monzas in una mappa catastale del 1881, con un evidente riferimento al monastero delle monache cappuccine. Ben presto, a causa delle cattive condizioni igieniche degli ambienti per il clima malarico presente nella zona, le monache furono costrette a rientrare a Cagliari, e da qui si trasferirono ad Ozieri. Tuttavia, nell’arco di pochi decenni, le suore intrapresero la costruzione di una Chiesa adiacente al convento, che non venne mai ultimata per via della loro prematura dipartita. Una relazione del 1777, a firma di Giovanni Leonardo Marteddu, rettore di Orosei, attesta che la chiesa, non ancora ultimata, è stata ceduta al rettore perché la utilizzasse come magazzino del Monte Granatico, che sarebbe stato ospitato nei locali che erano del monastero. Il Monastero è stato, quinsi, abbandonato e la chiesa, a far tempo dal 1782, utilizzata come deposito del Monte Granatico fino agli anni Trenta del Novecento. Per quanto riguarda il Monte Granatico, ricordiamo che i Monti Granatici, detti anche Monti Frumentari, erano vere e proprie banche del grano, ossia istituti di prestito del grano per la semina, con l’obbligo della restituzione dopo il raccolto. Il Monte Granatico di Orosei ha schema planimetrico rettangolare ad aula, segnato da una scansione di pilastri centrali con archi binati, che reggono il tetto parzialmente crollato, e dividono l’ambiente in due parti. La pianta è scomponibile in due porzioni distinte fra loro, anteriore e posteriore. La parte anteriore, restaurata di recente, si sviluppa su due piani. La parte posteriore consta di un ambiente unico dove si leggono chiaramente gli elementi che in passato costituivano la Chiesa incompiuta delle monache cappuccine, ossia un abside con terminazione quadrata e tre nicchie, oltre a cappelle laterali con nicchie voltate a botte. La muratura è composta da pietra mista e laterizio. Nella facciata si legge chiaramente la tamponatura di un apertura ad arco con archivolto in mattoni. La copertura è a capanna su archi binati poggianti su muratura e pilastri centrali. Attualmente in esso è in fase di realizzazione il centro di documentazione archeologica, archivistica ed etnografica sull’agricoltura di Orosei. In un futuro, all’interno dei locali dell’ex Monte Granatico verrà riservato una spazio particolare alla coltura del grano monococco, una antichissima varietà di frumento che negli ultimi anni, grazie agli studi e al lavoro di diversi agricoltori del territorio, sta ricominciando ad essere coltivato nella valle del fiume Cedrino, suscitando grande interesse per via delle sue eccezionali qualità proteiche e per la particolarità che hanno i suoi derivati di essere compatibili con le diete anallergiche, e di poter essere consumati anche dai celiaci. Il museo privato in Casa SodduDopo aver incontato il Monte Granatico, proseguiamo lungo la via Francesco Ignazio Mannu per una trentina di metri ed arriviamo dove parte a destra la via Giovanni Musio. Presa la via Giovanni Musio, la seguiamo per una trentina di metri ed arriviamo all’incrocio con la via Roma, dove prendiamo la via Roma verso destra e la seguiamo per una cinquantina di metri, fino a vedere alla destra della strada, in corrispondenza del civico numero 1, l’ingresso del Museo Casa Soddu, un museo privato in un suggestivo spazio espositivo ricavato in un locale settecentesco del centro storico acquisito diversi anni fa da Giuseppe Soddu di Mamoiada, e dalla moglie nuorese Tiziana Gabba, da anni oroseini acquisiti. Il museo ospita una piccola collezione di oltre un centinaio di statuette in terracotta opera del ceramista asseminese Vittorio Matta, che riproducono fedelmente i piùfamosi bronzetti ritrovati nei siti nuragici della Sardegna. Tutte in bella mostra con didascalie che ne raccontano la storia e l’attuale ubicazione. In seguito, arricchita anche da un grande guerriero e da una Dea Madre realizzate dallo stesso Giuseppe Soddu, la Casa Soddu è divenuta un museo didattico, ossia un museo spontaneo sulla Civiltà dei Sardi. Il palazzo Vecchio con il museo creato dal barone don Giovanni GuisoDopo aver incontato il Monte Granatico, proseguiamo lungo la via Francesco Ignazio Mannu per una trentina di metri ed arriviamo dove parte a destra la via Giovanni Musio. Presa la via Giovanni Musio, la seguiamo per un centinaio di metri ed, alla destra della strada, al civico numero 26b, si trova un palazzo del Seicento che viene comunemente chiamato Palathu Vezzu, ossia palazzo Vecchio. Il palazzo Vecchio ospitava, un tempo, la Caserma dei reali carabinieri, ed è stato negli ultimi anni sottoposto ad un accurato restauro condotto sotto la supervisione di Vittorio Gregotti. Dal 2000 ospita il Museo don Giovanni Guiso nel quale c’è l’esposizione più fiabesca che un visitatore di musei possa immaginare. Nelle sale del museo si possono ammirare un’interessante collezione di teatrini d’epoca, dal Settecento ad oggi; una raccolta di abiti da scena indossati da personaggi celebri dal 1880; oltre a disegni della scuola romana e libri antichi e rari sulla Sardegna. Tra i pezzi più preziosi, vi è conservato un testo del 1587, Contra sos chi esercitan S’Arte de S’Astrologia, che riporta la Costituzione di papa Sisto V, scritto in lingua sarda in un periodo in cui la legge imponeva agli ecclesiastici l’uso della lingua latina. Collezionista attento e raffinato Don Nanni, come i suoi compaesani lo chiamano ancora, si divertito a giocare con boccascena, luci e scenografie di teatrini professionali, diorami o giocattolo, da lui donati nel 2000 al suo paese d origine. La Chiesa di Nostra Signora della PietàLa via Giovanni Musio prosegue sulla via Brefotrofio, che ci porta in via Madonna della Pietà, dove al civico numero 5a troviamo la piccola Chiesa di Nostra Signora della Pietà. È stata costruita nel 1640 ed è caratterizzata da una facciata molto semplice realizzata in muratura bianca, sormontata da un piccolo campaniletto a vela variamente sagomato che ospita ancora oggi la campana originale in bronzo. Si tratta di un edificio a pianta mononavata di forma rettangolare, con aula a campata unica, la volta costituita da una triplice capriata in travi di Ginepro. L’area presbiteriale, aperta da un piccolo arco a sesto acuto, accoglie al centro un piccolo altare dietro il quale sono posti, all’interno di nicchie, tre simulacri del diciassettesimo secolo, mentre un’altro gruppo scultoreo è presente davanti all’altare, sul pavimento dell’aula.
La Casa Rettorale detta Su ProbanuDi fronte alla Chiesa della Pietà parte la via della Pietà che, in una cinquantina di metri, sbocca sulla via dei Caduti di Guerra, dove subito di fronte alla via della Pietà, al civico numero 26, si trova l’ingresso della Casa Rettorale ossia di Su Probanu. La casa rettorale, che era l’abitazione dei parroci e di Su Probanu, ossia del rettore della parrocchia, la cui costruzione è stata iniziata alla fine del Settecento da un parroco originario di Bitti. La sua costruzione, protrattasi per questioni economiche fino ai primi decenni del secolo successivo, non fu mai conclusa secondo il progetto originario che prevedeva, oltre all’ala sinistra, anche un’ala destra, concepita in forma simmetrica a quella sinistra. Negli anni 2000 è stato finanziato il progetto per il recupero architettonico integrato dei diversi edifici che compongono il complesso e l’acquisto di arredi funzionali al nuovo utilizzo. L’edificio è stato attualmente utilizzato come sala conferenze, mostre temporanee, centro di documentazione, e per attività didattiche e piccole attività di spettacolo. Ma nel 2020 fra il Comune di Orosei e la Parrocchia di San Giacomo è stato firmato un protocollo di intesa che ha sancito la prossima restituzione della Casa Rettorale Su Probanu alla Parrocchia, che la utilizzerà per le attività sociali che hanno da sempre contraddistinto la vita della struttura. La piazza Sant’Antonio con le lapidi commemorativi dei Caduti di tutte le guerre
La Chiesa di Sant’Antonio AbateNella piazza Sant’Antonio possiamo visitare la Chiesa di Sant’Antonio Abate presumibilmente edificata nel quattordicesimo secolo, in periodo pisano, in pietra vulcanica, e nel corso del tempo ha subito vari rifacimenti e ampliamenti. Era una Chiesa campestre, con pianta a navata unica ed all’esterno, lungo il lato sinistro, un portico a pilastri, con le cumbessias per accogliere i pellegrini. La Chiesa assieme alle cumbessias aveva la funzione di ospedale, ovvero di accogliere malati, viandanti e bambini abbandonati. Con l’espandersi dell’abitato la Chiesa campestre è stata inglobata nel tessuto urbano. All’interno della Chiesa troviamo i resti dell’antica pavimentazione in piastrelle di maiolica del 1500. Le pareti presentano un ciclo di affreschi del Quattrocento con scene della vita di Cristo, ora restaurati, ed una pregevole statua lignea del Santo. Sull’ampio piazzale della chiesa, la sera del 16 gennaio, in occasione della Festa di Sant’Antonio, si da fuoco a un grande falò di frasche, mentre il comitato distribuisce vino, caffè e soprattutto i dolci tipici di questa festa, ossia Su pistiddhu e Su Pane Nieddhu. Mi raccontano che un tempo, per il falò, venivano usate esclusivamente frasche di rosmarino. La torre pisana nel centro del cortile della Chiesa di Sant’Antonio AbateDella prima struttura della Chiesa campestre, rimane, nel centro del cortile della chiesa, la Torre Pisana medievale, a base quadrangolare, che aveva il compito di difendere il complesso dalle invasioni dei Mori, così come ci racconta la leggenda di Tomasu Moiolu, il balente di Orosei che, all’alba del 6 giugno del 1806, avrebbe sventato l’assalto ad opera dei Saraceni. Recentemente restaurata, al suo interno è stata allestita un’esposizione dell’artigianato locale. La Chiesa di Nostra Signora delle GrazieAll’incrocio della SS129 Trasversale Sarda, ossia della via Nazionale, con la SS125 Orientale Sarda, ossia con la via Santa Veronica, prendiamo invece verso nord est la via Sebastiano Chisu, che è il nome che assume qui la SS125 Orientale Sarda. Dopo duecento metri, troviamo alla sinistra della strada la Chiesa di Nostra Signora delle Grazie del 1641, che rappresenta un punto di riferimento spirituale per gli abitanti e un’attrattiva discreta per chi desidera esplorare gli aspetti più intimi e autentici dei centri minori dell’isola. La visita a questa Chiesa può quindi completare l’esperienza di chi ricerca nelle piccole realtà locali la bellezza della tradizione e della cultura sarda. Sebbene non ci siano dettagli specifici sulla sua costruzione o sui personaggi che ne hanno influenzato l’architettura e l’arte, ciò non toglie che la struttura stessa sia un interessante esempio di patrimonio religioso locale. All’interno, i visitatori possono apprezzare le opere dedicate al culto, tra cui statue e pitture che adornano l’edificio, testimoniando la ricchezza artistica che spesso accompagna i luoghi di preghiera sardi. Sull’altare si vedono le statue di San Paolo, con il Santo penitente nel deserto che ha appena ricevuto il pane dal corvo inviato dal cielo; della Beata Vergine delle Grazie con una corona sul capo, che regge il Bambino; e di Sant’Isidoro con una corta tunica abbottonata sul petto, che tiene un mazzo di spighe ed il giogo di buoi.
Visita dell’abitato di Orosei al di fuori del suo centro storicoDopo aver visitato il centro storico di Orosei, vediamo ora quello di più significativo che si trova nell’abitato, al di fuori del suo centro storico. Il Campo da tennis di via MuggianuSiamo arrivati ad Orosei con la SS129 Trasversale Sarda e che, subito all’ingresso del paese, arriva a uno svincolo con un bivio, dove verso destra parte la via San Francesco, mentre a sinistra parte la via Nazionale. Prendiamo la via Nazionale e, dopo trecentocinquanta metri, vediamo partire a destra la via Venezia. La superiamo e, una cinquantina di metri più avanti, vediamo partire a destra una scalinata che ci porta in basso nella via Muggianu, alla destra della quale si trova un Campo da tennis, con fondo in materiali cementizi o asfaltoidi, dotato di tribune in grado di ospitare un centinaio di spettatori. La Chiesa di San Gavino MartireAll’incrocio della SS129 Trasversale Sarda, ossia della via Nazionale, con la SS125 Orientale Sarda, prendiamo verso sinistra la via Sebastiano Chisu, che è il nome che assume qui la SS125 Orientale Sarda. Dopo circa centotrenta metri, prendiamo a sinistra e la via San Gavino e, percorsi circa centoquarata metri, svoltiamo a destra e prendiamo la via Giuseppe Dessì, la quale in centottanta metri ci porta nella piazza San Gavino, dove troviamo la Chiesa di San Gavino Martire o Santu Bainzu, la cui prima attestazione di esistenza risale al 1362. Situata in una splendida posizione panoramica dominante la sottostante pianura, all’estremità orientale del colle omonimo, questa Chiesa è forse l’edificio di Orosei che più ha conservato intatta la purezza delle sue linee architettoniche, dato che si tratta di un gioiello di architettura medievale in pietra di basalto che ha mantenuto intatta la purezza delle sue linee originarie. Caratterizzata dalla pianta rettangolare, questa Chiesa ha mantenuto inalterato l’aspetto originario e si affaccia sulla vallata sottostante. Al suo interno, i visitatori possono ammirare affreschi e manufatti che risalgono al periodo della sua costruzione, nonché elementi architettonici tipici dell’arte sacra sarda di quel tempo. Estremamente significativi sono in crocifisso in marmo bianco presente alla destra dell’altare, ed alla sinistra il gruppo marmoreo che rappresenta San Gavino a cavallo. Camminando nella sua navata silenzioso, si avverte la storia millenaria che permea le mura, dove ogni pietra sembra raccontare le devozioni e le tradizioni di un popolo legato alla sua terra e alle sue radici. Intorno alla Chiesa di San Gavino Martire si trova, sulla collina basaltica che domina l’abitato, il quartiere di Orosei denominato Gollai, che si è sviluppato intorno agli anni Sessanta del Novecento, un luogo molto tranquillo noto per la sua atmosfera tradizionale. Il nuovo Municipio di Orosei
Il centro sportivo Comunale di via Grazia DeleddaDal Municipio di Orosei, prendiamo verso sud la via Santa Veronica, dopo centotrenta metri prendiamo leggermente a sinistra la via Grazia Deledda, che, in circa trecentocinquanta metri, ci porta ad imboccare verso destra la via Nuraghe, all’inizio della quale sulla sinistra si trova l’ingresso del Complesso sportivo Comunale di Orosei, all’interno dl quale si trovano il campo da calcio e le strutture per l’atletica leggera. Il Campo da Calcio è dotato di fondo in erba sintetica, ed è intestato a Peppino Nanni, giovane indimenticato portiere oroseino di grande talento perito da ragazzo diversi anni orsono. La Pista da Atletica Leggera ha un fondo in materiali cementizi o asfaltoidi, ed in essa si possono praticare come discipline le corse su pista. La struttura è dotata di tribune in grado di ospitare fino a 400 spettatori. Sul retro del Campo da Calcio, proprio dietro la struttura che ospita le tribune, è presente un Campetto Polifunzionale. al quale si accede prendendo, alla destra della via Grazia Deledda, la via Nuraghe, seguendola per una cinquantina di metri, poi a sinistra svoltando nella via Europa che, in un centinaio di metri, ci porta di fronte al suo ingresso. Nel campetto polifunzionale, con fondo in erba sintetica e dotato di tribune per un centinaio di spettatori, è possibile praticare come discipline il calcetto, ossia calcio a cinque, ed il tennis. La Palestra inserita nel complesso dell’Istituto ComprensivoDal Municipio di Orosei, prendiamo verso sud la via Santa Veronica, dopo centotrenta metri proseguiamo dritti sulla prosecuzione della via Santa Veronica che assume il nome di via Sebastiano Satta. Proseguendo, dopo seicento metri svoltiamo a destra nella via Giuseppe Verdi e, percorsi centosettanta metri, vediamo alla destra della strada, in corrispondenza del civico numero 21, l’ingresso dell’Istituto Comprensivo G. A. Muggianu, intestato a Giovanni Antonio Muggianu, conosciuto principalmente come poeta, scrittore e intellettuale sardo che ha celebrato la sua terra, spesso attraverso la poesia in lingua sarda, contribuendo alla cultura e all’identità locale. All’interno di questo complesso scolastico è presente una Palestra con pavimentazione in materiali sintetici vari, dotata di tribune in grado di ospitare 350 spettatori, nella quale è possibile praticare come discipline pallacanestro, pallavolo, ed altre attività ginnico motorie. Il Campo da calcetto di via della PaceDa dove avevamo preso la via Sebastiano Satta, percorsi settecento metri svoltiamo a sinistra nella via Orthilippa e, dopo centotrenta metri, svoltiamo a destra e prendiamo la via della Pace. Percoso circa centocinquanta metri, vediamo alla destra della strada l’ingresso del Campo da calcetto di via della Pace. In questo campo sportivo con fondo in erba sintetica, che non è dotato di tribune per gli spettatori, si pratica come disciplina il calcetto, ossia calcio a cinque. Il Cimitero Comunale di OroseiDa dove avevamo preso la via Sebastiano Satta, percorsi ottocento metri vediamo, alla sinistra della strada, il cancello di ingresso principale del Cimitero Comunale di Orosei, che si trova subito all’uscita dall’abitato. Ed una cinquantina di metri più avanti si vede, sempre alla sinistra della strada, il nuovo ingresso secondario, che si trova all’altezza del cartello indicatore del chilometro 223 della strada che ha assunto il nome di SS125 Orientale Sarda. La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio ci recheremo a visitare i dintorni di Orosei, con le diverse chiese campestri, per poi recarci a visitare le diverse spiagge della sua costiera. | ||||
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