Visita della costiera di Baunei per la protezione della Foca Monaca da Santa Maria Navarrese verso nord fino alla costiera di DorgaliIn questa tappa del nostro viaggio, descriveremo un viaggio in motobarca che ci porterà a doppiare il Capo di Monte Santo ed andare a visitare la costiera del Supramonte di Baunei nella riserva di protezione della Foca Monaca dove visiteremo Cala Goloritzè con il pinnacolo naturale detto l’Aguglia, Cala Mariolu, Cala Biriola, Cala Sisine fino a Cala Luna. Località queste che si possono raggiungere da sud partendo da Santa Maria Navarrese, anche se vengono solitamente raggiunte da nord, da Cala Gonone, la frazione marittima di Dorgali, alla quale sono molto più vicine. La regione storica dell’Ogliastra L’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla Provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Bari Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.
La frazione Santa Maria Navarrese con il suo insediamento turistico Dal centro di Baunei prendiamo verso sud la SS125 Orientale Sarda. Dal Cimitero di Baunei percorriamo quattro chilometri e settecento metri, poi usciamo a destra prendendo la SP63 verso Santa Maria Navarrese, e, dopo due chilometri e seicento metri, entriamo nell’abitatro della frazione Santa Maria Navarrese (altezza metri 9, distanza in linea d’aria circa 5.37 chilometri sul livello del mare, abitanti circa 1.569), della quale raggiungiamo il centro in settecento metri. La frazione è raggiungibile anche da sud, dalla frazione Tancau sul Mare, del Comune di Lotzorai, al quale è limitrofo. Si tratta di un luogo di vacanze e villeggiatura di crescente prestigio, con un porticciolo turistico e numerose ville che si affacciano sul Golfo di Arbatax. A circa un miglio di distanza, nella rada splendono le rocce rosse porfiriche dell’isola dell’Ogliastra. Il paese è stato costruito dalla popolazione di Baunei dopo il 1950, e conserva un nome antico, legato forse alla sua storia medioevale e forse ad una leggenda secondo la quale la chiesetta medievale che si trova al centro della piazza, circondata da olivastri millenari, sarebbe fatta costruire tra il 1036 ed il 1052, da una principessa figlia del Re di Navarra, Garcia IV, proveniente dall’omonima Regione spagnola, per ringraziare la Vergine Maria nell’essere riuscita a sbarcare incolume in quel punto, dopo una violenta tempesta. L’intitolazione Santa Maria Navarrese è presente nelle cronache tardo quattrocentesche, del tardo Cinquecento e del 1639, a testimoniare che un evento, un fatto storico, lo sbarco di una figlia del Re di Navarra, ha poi dato luogo a cronache leggendarie tra loro discordanti sulle ragioni del viaggio e dello sbarco, ma tutte concordanti sulla presenza di una figlia del Re di Navarra sulle coste dell’Ogliastra nel sito preciso in cui venne edificata la chiesa.
La chiesa di San Giovanni Paolo IIEntrando in Santa Maria Navarrese con il viale Pedras, che è il nome che assume all’interno dell’abitato la SP63, percorriamo settecento metri e vediamo, alla destra dlla strada, la facciata della chiesa di San Giovanni Paolo II che è stata costruita recentemente, precisamente nel 2014, all’ingresso della frazione balneare di Baunei, in un’area che era stata donata da un parrocchiano, e dedicata al papa San Giovanni Paolo II. La chiesa, progettata dall’ingegnere cagliaritano Franco Pili, si presenta con un’architettura moderna di materiale granitico tendente dal bianco al grigio chiaro, ricca di vetrate e con il tetto in legno. All’esterno è presente il campanile, costruito sempre in chiave moderna e con ben cinque campane di diversa grandezza, che si trova vicino agli uffici parrocchiali. 
L’interno della chiesa si distingue per un’architettura moderna e luminosa, caratterizzata da un design pulito che favorisce il raccoglimento. L’elemento architettonico più suggestivo è il soffitto in legno lamellare. Dal centro del presbiterio nasce una colonna da cui partono le travi disposte a raggiera, una scelta simbolica che richiama il diffondersi dello Spirito Santo. L’ambiente è molto luminoso grazie a numerose vetrate colorate che raffigurano episodi del VAngelo e a una zona centrale della copertura realizzata in vetro. Nel presbiterio si trova l’altare in marmo, che presenta sul paliotto una raffigurazione della Croce. All’interno sono presenti statue dedicate alla Madonna e a San Giovanni Paolo II. 
Nella seconda domenica di maggio viene organizzata la Festa in onore di San Giovanni Paolo II, caratterizzata da un caratteristico pellegrinaggio che conduce sino alla croce situata sulla punta Pittaine, che si trova a nord dell’abitato e che, con i suoi 489 metri, domina tutto il borgo di Santa Maria Navarrese. La croce è stata installata nel 2014 da un gruppo di volontari, che ha aperto anche il relativo sentiero, e l’anno successivo ha posizionato le stazioni della Via Crucis che man mano si incontrano lungo la strada e che conducono alla vetta, offrendo un punto panoramico sul Golfo di Orosei. Non si tratta di un pellegrinaggio religioso tradizionale di lunga percorrenza, ma di una camminata panoramica molto sentita localmente, ma si viene ricompensati da un panorama mozzafiato.
Il Santuario della Beata Vergine Assunta che è diventato la chiesa parrocchiale di Santa Maria Navarrese Proseguendo longo il Viale Pedras, percorriamo quasi duecentocinquanta metri ed arriviamo sul lungomare Monte Santo, che, preso verso sinistra, ci porta a vedere, alla sinistra della strada, il Santuario della Beata Vergine Assunta, è il primo Santuario mariano in Sardegna, il simbolo di Santa Maria Navarrese, ed è diventato la sua chiesa parrocchiale. Si trova al centro di una piazza, circondato da diversi olivastrim tra i quali un maestoso olivastro millenario, ed intorno ad esso è stato edificato il borgo. Questa chiesa, secondo la leggenda, sarebbe stata fatta edificare da una principessa di Navarra, che vi si stabilì con il suo seguito per un breve periodo, prima di spostarsi nella penisola di San Marco del Sinis, ed è all’origine dell’aggettivo navarrese. La sua prima citazione risale in documenti storici del dodicesimo secolo, quando il Giudice di Cagliari Costantino Salusio II, o forse il figlio Orzocco Torchitorio, effettua la donazione della chiesa Santa Maria di Lotzorai, da alcuni identificata con la chiesa della Beata Vergine Assunta di Santa Maria Navarrese, con tutti i suoi possedimenti e le chiese che aveva in Barbagia, alla chiesa di Santa Maria di Pisa. Nel 1959 sono stati condotti dei lavori di restauro che hanno portato alla luce molteplici informazioni sull’architettura originaria della chiesa. La chiesa originaria aveva una pianta a tre navate divise fra loro da quattro arcate sostenute da pilastri di forma abbastanza rara in Italia, dato che si trattava di archi a fungo, a ferro di cavallo, tecnicamente chiamati oltrepassati, archi preromanici diversi dai due archi chiaramente romanici della parte anteriore della chiesa, costruiti nei secoli successivi all’undicesimo per il suo ampliamento. La prospezione dello scavo ha rivelato che la chiesa originaria, lunga appena dodici metri, aveva una piccola abside semicircolare, con raggio di quasi un metro e mezzo. Erano presenti l’altare maggiore due altarini laterali, nonché due bancate di pietra ai lati dell’altare utilizzati dal clero e dalle massime autorità del Giudicato. I restauri del 1959 hanno portato alla luce un piccolo reliquiario cruciforme con una scritta in arabo antico, databile all’undicesimo secolo, che sembrerebbe confermare la leggenda realtiva all’origine della chiesa.
Oggi la chiesa, costituita in blocchetti di arenaria, è completamente intonacata, ed ha copertura a doppia falda con tavolato sorretto da capriate. Sull’ampia facciata si aprono tre ingressi e su quello centrale è una piccola luce circolare, sovrastata dal campaniletto a vela. La chiesa di Santa Maria Navarrese, con i suoi nove secoli e mezzo di vita, nonostante la semplicità delle linee e la povertà delle strutture, esprime una bellezza prorompente ed un senso di pace e serenità che invita alla preghiera. Il segreto di tale bellezza risiede nell’armonia di forme elementari, che inserite nella meraviglia della natura circostante senza deturparla, riescono a renderla ancora più splendente e gradevole. 
L’interno, come l’esterno, è molto sobrio, ci sono due pile per l’acqua benedetta, lavorate molto grossolanamente ed alcune pitture raffiguranti varietà di pesci con delle scritte illeggibili, su un trave della navata centrale. La chiesa viene definita un Santuario, ossia un luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa, per la devozione dei fedeli alla statua della Vergine Maria custodita nella chiesa parrocchiale di Baunei, che viene portata all’interno di questo Santuario in occasione delle celebrazioni in suo onore. 
Nel restauro del 1959 sono state demolite le cumbessias o muristenes, locali adiacenti alla chiesa che ospitavano i fedeli durante i giorni della festa e servivano agli Obrieri come deposito di attrezzi e di sementi. Inoltre erano per i naviganti che approdavano per sbarcare ed imbarcare merci, dal Seicento alla fine dell’Ottocento, un prezioso punto di appoggio e di sosta per immagazzinare e depositare le merci per gli scambi. Con questa demolizione si è cancellato uno dei legami secolari della chiesa con la sua festa e con la civiltà agropastorale di Baunei. Ogni anno, il 13 agosto, inizia la Festa di Santa Maria, quando il simulacro ligneo settecentesco, custodito nella parrocchiale di Baunei, viene portato in processione alla chiesa di Santa Maria Navarrese, ad all’arrivo in serata è officiata la messa. Il vespro è caratterizzato dalla processione serale a mare, dalla celebrazione della messa e dalla fiaccolata per le vie della borgata. Il 15 agosto, giorno dell’Assunta, si tiene la solenne celebrazione serale all’aperto, ed il rientro a Baunei della statua, scortata dai cavalieri ed accompagnata dai gruppi folk e dal suono delle launeddas. Nei giorni successivi, a Santa Maria Navarrese si svolge per i turisti la Sagra della Carne di Capra di Baunei, simile a quella che si tiene sull’altopiano del Golgo l’ultima settimana di giugno.

La pietra a coppelle di Santa Maria Navarrese Sul lungomare Monte Santo, a sinistra si trova la chiesa parrocchiale mentre a destra è presente una rientranza, nella quale è stata collocata la pietra a coppelle di Santa Maria Navarrese, il famoso reperto archeologico rinvenuto circa mezzo secolo fa, durante i lavori di scavo per la sistemazione dell’attuale piazzale della chiesa. Questa pietra a coppelle offre la possibilità di datazione attraverso i segni presenti sulla sua superficie. Il masso erratico presenta tre sequenze cronologiche che ci permettono di dimostrare, attraverso la sua forma e le sue undici coppelle più una in formazione, che potrebbe essere stata utilizzata dal Neolitico come pietra culturale dedicata al culto della acque, ossia di un culto legato a quello della fecondità. La prima coppella, che è la più grande, presenta anche circa dodici striature ed un segno tipico del Neolitico finale, che si trova per esempio sulle statue menhir di Laconi. Presenta inoltre due segni ben distinti chiaramente incisi, che corrispondono a due lettere conosciute, appartenenti a un alfabeto orientale protofenicio detto gublitico lineare. I suoni che danno queste due lettere sono Ya e Hè o Khè, che poi collegate tra loro danno la parola Yavhè o Yakhè, che sta ad indicare la divinità. Questa pietra costituisce dunque uno straordinario documento, ed è stata certamente utilizzata come altare di una prima chiesa cristiana, probabilmente di una chiesa bizantina.
La spiaggia Centrale di Santa Maria NavarreseAlla destra del lungomare Monte Santo, si sviluppa la bella spiaggia Centrale di Santa Maria Navarrese. La spiaggia Centrale di Santa Maria Navarrese, lunga circa duecentocinquanta metri, è chiusa a nord dal promontorio sul quale si trova la torre di Santa Maria Navarrese, che confina con un folto bosco e che la separa dalla spiaggia di San Giovanni e dal porticciolo turistico, mentre a sud è chiusa da una scogliera, che la separa dalla spiaggia di Tancau, che è la spiaggia più a nord della costiera di Lotzorai. Questa spiaggia, situata di fronte all’isolotto di Ogliastra, è una bella spiaggia con un arenile di piccole dimensioni, formato da sabbia non finissima, di grammatura media, grigio dorata, con ciottolini. L’arenile, con belle scogliere, si affaccia su un mare verde, profondo. La spiaggia è in parte libera e in parte attrezzata, ed è dotata di tutti i servizi, grazie anche alla sua vicinanza al centro abitato. La spiaggia è, però, molto affollata in alta stagione.

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A sud della spiaggia si trova il Lanthia ResortSubito a sud della spiaggia di Santa Maria Navarrese, sul lungomare Monte Santo, si trova l’hotel denominato Lanthia Resort. Il Lanthia Resort è un hotel moderno a sviluppo orizzontale con sottopassaggio per la spiaggia attrezzata. Si caratterizza per il suo ampio giardino con piscina, arredi moderni e, su prenotazione, anche massaggi. È un gioiello sospeso tra il verde dei boschi dell’Ogliastra e l’azzurro del mare di Santa Maria Navarrese. Con 28 camere, lounge bar, ristorante e piscina, in un ampio parco a un passo dal mare, dispone di molteplici ambienti, diversi tra loro per varietà di arredi e stile, ma tutti accomunati dalla grande tradizione sarda. L’uso di materiali provenenti dall’Isola, come il granito a vista presente nelle facciate, si fonde con la modernità degli accessori e lo stile ricercato delle ceramiche personalizzate, i lini finemente ricamati, il rovere dei pavimenti.
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La Torre dei Saraceni chiamata anche la Torre di Santa Maria NavarreseDa dove con il viale Pedras siamo arrivati sul lungomare Monte Santo, preso quest'ultimo verso sinistra, ossia in direzione nord, lo percorriamo per duecento metri poi svoltiamo a destra e prendiamo la via Torre dei Saraceni che, in centotrenta metri, ci porta sul promontorio a nord della spiaggia di Santa Maria Navarrese, sul quale si trova la Torre dei Saraceni, che viene chiamata anche la Torre di Santa Maria Navarrese. Costruita a nove metri sul livello del mare, è una vecchia postazione d’avvistamento contro le incursioni saracene realizzata in epoca spagnola, probabilmente prima del 1591. 
Nel pavimento del piano inferiore è presente una cisterna, ed una scala interna alla muratura permette di accedere al piano superiore. La scala esterna per l’ingresso alla torre è stata aggiunta in seguito. La torre è stata, oggi, trasformata in un Museo. Realizzata in calcare e completamente intonacata, ha la camera del primo piano coperta con volta a cupola e sorretta da un pilastro, mentre il secondo piano ha il soffitto orizzontale, anch’esso retto da un pilastro. Le torri costiere della Sardegna vennero erette a partire dal 1570 circa, per volere della Corona di Spagna. Il sistema difensivo era coordinato dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita nel 1581 da Filippo II di Spagna. L’organismo rimase operativo fino al 1867, anno in cui un’ordinanza regia dichiarò l’abolizione per scopi militari. In realtà non tutte le torri furono soppresse e alcune, passate di competenza al Ministero delle Finanze, subirono sostanziali rimaneggiamenti per adattarle ad usi doganali. La definitiva dismissione delle torri è avvenuta soltanto nel 1989. |
La spiaggia di San GiovanniPassata la deviazione per la Torre dei Saraceni, proseguiamo verso nord con il lungomare Monte Santo, alla destra del quale si trova la spiaggia di San Giovanni, che a nord è delimitata dal porticciolo turistico di Santa Maria Navarrese mentre a sud si trova la torre Spagnola. La spiaggia di San Giovanni è una piccola spiaggia ciottolosa, lunga un centinaio di metri e molto stretta, soltanto un paio di metri in alcuni punti, costeggiata per tutta la sua estensione da una fitta vegetazione di macchia mediterranea con un canneto che offre una precoce ombra pomeridiana nelle ore più calde della giornata. Presenta un arenile di sabbia dorata a grana medio grossa con la presenza di qualche scoglio affiorante. Acqua trasparente, di un colore cangiante tra l’azzurro ed il verde. Il fondale è di ciottoli, basso, sabbioso e roccioso. Nella spiaggia non ci sono servizi nè manutenzione, anche per questo motivo, è una spiaggia molto amata dai proprietari dei cani, che vengono qui per far correre i loro fedeli compagni. Mai estremamente affollata, la spiaggia è dentro il paese di Santa Maria Navarrese quindi con tanti servizi nelle vicinanze.
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Non si conosce il motivo dell’intitolazione della spiaggia a San Giovanni, di certo si sa che veniva chiamata Sa Funtana de Santu Giuanni anche una sorgente d’acqua dolce che sgorgava a pochi metri dalla spiaggia, sorgente che è stata poi interrata in seguito ai lavori di realizzazione del porticciolo turistico. Che questa insenatura a nord della Torre Spagnola sia stata frequentata per secoli delle imbarcazioni che navigavano lungo la costa ogliastrina è confermato anche dal fatto che tra gli anziani di Baunei l’arenile è tuttora noto con il nome di Portu Santu Giuanni. Con questo nome, in passato, probabilmente si faceva riferimento soprattutto all’altro arenile più a nord, che si sviluppava per una lunghezza di circa duecento metri ed in un’ansa nella quale è stato ricavato lo spiazzo in cui sono stati allestiti i cantieri di rimessaggio del porticciolo. Gli impianti sportivi di Santa Maria NavarreseProseguendo verso nord lungo il lungomare Monte Santo, dopo duecento metri prendiamo a sinistra la via Turru, alla sinistra della quale si trovano gli Impianti sportivi di Santa Maria Navarrese, nei quali è presente un impianto polivalente all’aperto nel quale sono praticabili come discipline il calcio, il calcetto ossia calcio a cinque, ed il tennis. Questo impianto non è dotato di tribune per gli spettatori. 
Il porticciolo turistico di Santa Maria Navarrese Proseguendo lungo il lungomare Monte Santo, dopo una sessantina di metri prendiamo a destra il viale del Porto, che costeggia il moderno porticciolo turistico di Baunei e Santa Maria Navarrese. Ci si può arrivare anche dalla torre, passeggiando lungo il lungomare di Santa Maria Navarrese, o scendendo dalle scalette che portano al porticciolo. Il moderno porto turistico di Baunei e Santa Maria Navarrese, inaugurato nel 1998, è un rifugio sicuro ed accogliente nella costa orientale della Sardegna che può ospitare fino a 375 imbarcazioni con una lunghezza massima fino a 40 metri. Dal giugno 2005 il Porto è stato dotato del pequod, un sollevatore che consente l’accesso a bordo delle imbarcazioni alle persone diversamente abili, diventando così il primo porto accessibile della Sardegna. E sempre dal 2005 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento internazionale Bandiera Blu degli approdi turistici, che si assegna per qualità dell’approdo, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale ed informazioni ambientali sulle aree naturali sensibili circostanti, sia marine che terrestri.
Il pinnacolo di roccia calcarea chiamato Pedra Longa o anche AgugliastraAl termine del lungomare Monte Santo, la strada prosegue con la via Monte Oro che, in trecento metri, arriva a una rotonda dove la prima uscita è la via Pedra Longa. Presa la via Perda Longa, dopo centosessanta metri arriviamo al belvedere di Santa Maria Navarrese si può prendere un sentiero che si sviluppa a mezza costa. Dopo cinque minuti c’è un bivio, al quale bisogna stare sul sentiero più alto, di sinistra. In circa un’ora si raggiunge il pinnacolo di roccia calcarea chiamato Pedra Longa. Un modo più agevole, ma meno spettacolare, per arrivarci è, da Baunei sulla SS125 Orientale Sarda verso sud in direzione di Lotzorai. Dal Cimitero di Baunei si percorre un chilometro e trecento metri, e, all’altezza del chilometro 153, si trova la deviazione a sinistra per Pedra Longa. Dal bivio la strada sale per un pò e poi scende ripidissima verso il mare, fino ad arrivare, dopo poco più di tre chilometri e mezzo, a un ampio parcheggio con un bar ristorante. È consigliabile avere i freni della macchina a posto se non si vuol rischiare di finire in mare... 
Viene chiamato Pedra Longa, ossia la pietra lunga, o anche Agugliastra il pinnacolo di roccia calcarea che si trova lungo la costa dopo Santa Maria Navarrese andando verso il golfo di Orosei. Parte integrante del tavolato calcareo di Baunei, è uno spettacolare monumento naturale alto 128 metri, che il mare ha isolato dalla falesia, e che si eleva dalle acque come un faraglione. Per la sua forma slanciata, allargata alla base e via via rastremata verso l’alto, veniva indicato in passato dai naviganti con il nome di Guglia, Aguglia o Agugliastra. Alcuni ritengono che da questo nome derivi il nome Ogliastra, con il quale oggi viene indicata questa regione storica della Sardegna. Apparentemente costituita in un solo blocco roccioso, è invece, come tutto il tavolato, un insieme di masse calcaree e dolomitiche risalenti al Mesozoico, che il fenomeno carsico ha lentamente modellato nel tempo. Dietro di essa spiccano le cime dei monti Argennas, Giradili, Ginnirco, che si affacciano ripidissimamente sul mare.
L’impianto per arrampicata sportiva sulla Pedra LongaLungo la strada che porta al pinnacolo di roccia calcarea chiamato Pedra Longa, arrivati al parcheggio sotto la roccia, ci si trova alla base dell’impianto per arrampicata sulla Pedra Longa, nel quale è presente uno spazio dedicato all’arrampicata sportiva. 
Prima di arrivare a Capo di Monte Santo si trovano diverse calette con le loro spiagge Due tornanti prima di arrivare al parcheggio, in corrispondenza di uno spiazzo con al centro un albero, si può prendere un sentiero, che parte verso nord e corre a mezza costa attraversando la macchia mediterranea di olivastro e carrubo. Da questo sentiero, ogni tanto si trova qualche altro sentiero che piega verso il mare, e che porta a delle calette con loro spiagge fantastiche. Il sentiero si discosta da una delle ultime curve della strada asfaltata che conduce al piazzale di Pedra Longa e il tempo di percorrenza dell’escursione di trekking per arrivare nelle spiagge di una trentina di minuti. Un altro modo per raggiungerle via terra è percorrendo la prima parte del sentiero Selvaggio Blu, uno dei più esaltanti trekking d’Europa che abbiamo già descritto nella precedente pagina, od anche via mare noleggiando un gommone con o senza skipper.
La spiaggia della Cala FòrrolaTra la punta sulla quale sorge la Pedra Longa e, più a nord, la punta Calettino, è presente un tratto di costa al centro della quale di trova la Cala Fòrrola cona la spiaggia della Cala Fòrrola, raggiungibile con il sentiero che porta verso il mare, prima che rientri all’interno in direzione della punta Giradili. A ridosso della Pedra Longa, verso nord, c’è la spiaggia della Cala Fòrrola. Si tratta di una lunga spiaggia con un arenile limitato lungo meno di trecento metri, che si compone prevalentemente di sassi e ciottoli bianchi, grandi e piccoli levigati di colore grigio chiaro. Questi sono levigati dal lavoro del mare e circondati da una fitta vegetazione tipica della macchia mediterranea. Il mare cristallino, come tutte quelle del Golfo di Orosei, ha un bellissimo colore tra il verde smeraldo e l’azzurro turchese. Invece, fondali profondi e rocciosi sono la meta preferita dagli appassionati di immersioni e amanti di pesca subacquea e snorkeling. Poco frequentata anche durante il periodo estivo a causa delle difficoltà d’accesso che avviene quasi esclusivamente via mare, come per le altre cale della zona. Date le sue ridotte dimensioni e la difficoltà per raggiungerla, la spiaggia di Fòrrola non comprende servizi. Questo, forse, uno dei motivi, se non l’unico, per cui è poco frequentata anche durante il periodo estivo.
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Un bellissimo colpo d’occhio lo offre il massiccio alle spalle della spiaggia e la punta Giradili, che svettano sulla florida macchia mediterranea. La spiaggia della Cala FenileProseguendo lungo il sentiero principale, si incontrano i caratteristici ricoveri per il bestiame adattati alle cavità della roccia, per arrivare fino ai piedi delle alte falesie, in località Loppodine. Mentre lungo la costa si trovano altre calette, raggiungibili esclusivamente via mare, tra le quali significativa è la Cala Fenile, una caletta selvaggia e incontaminata formata di recente, nella quale si trova la spiaggia della Cala Fenile. La spiaggia della Cala Fenile è l’ultimo piccolo gioiello nato sulla Costa di Baunei, a metà strada tra la Pedra Longa ed il Capo di Monte Santo. La sua spiaggia si è formata in seguito ad una frana dopo l’alluvione del settembre 2015, ed è costituita da moltissimi ciottoli chiari. Si tratta di una spiaggia affacciata su un’acqua dal tono turchese. I ciotttoli e l’acqua limpidissima caratterizzano questa caletta ancora poco conosciuta. Poco frequentata anche durante il periodo estivo a causa delle notevoli difficoltà d’accesso, che avviene quasi esclusivamente via mare, come per le altre cale della zona. Non sono presenti servizi su questa spiaggia, che è l’ideale per chi cerca tranquillità e snorkeling, in un ambiente selvaggio, senza servizi, ideale per che voglia vivere una esperienza a contatto con la natura.
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La costiera di Baunei per la protezione della Foca MonacaA nord di Santa Maria Navarrese, si sviluppa un tratto di costa classificato zona di inestimabile valore naturalistico, costituito dalle più alte falesie d’Europa, che raggiunge il suo massimo con il pinnacolo di roccia calcarea denominato Pedra Longa. E passata questa guglia, verso nord si sviluppa la costiera di Baunei per la protezione della Foca Monaca, che parte dal Capo di Monte Santo ed arriva fino alla costiera di Dorgali. Le falesie del Falco Dalla punta Pedra Longa, proseguendo verso nord, si superano la Punta Calettino e più avanti la Punta del Pecoraro, per poi passare la Cala Magroni ed il Grottone Su Gannu. Vengono dette grottoni particolari grotte costituite da un’apertura molto ampia, dietro la quale si apre però una grotta relativamente piccola. Si tratta di un tratto di costa caratterizzato dalle alte falesie calcaree a picco sul mare, dette le falesie del Falco, il cui nome deriva dal fatto che su di esse d’estate nidifica il falco della regina, detto anche il falco di Eleonora ossia il Falco Eleonorae, un rapace estremamente raro che costituisce una specie particolarmente protetta fino dal 1978. Il suo corpo va dai trentacinque ai quaranta centimetri ed ha un’apertura alare che va dai centodieci ai centotrenta centimetri. Il nome gli è stato dato in onore della giudicessa Eleonora d’Arborea, che nella sua raccolta di leggi chiamata Carta de Logu aveva inserito un articolo che vietava severamente la cattura di falchi adulti e il prelievo dei nidiacei. Non era riferito solo al falco ma a tutti i rapaci, e si ritiene fosse stato inserito principalmente per assicurarsi il monopolio della pratica della falconeria. Ma per l’epoca era un fatto nuovo, il cui risultato è stato estremamente rilevante dal punto di vista protezionistico. Successivamente, nel 1836, il generale Alberto Ferrero della Marmora scopriva nell’isola del Toro un piccolo ed elegante falco sino ad allora sconosciuto. Lo studioso Carlo Giuseppe Gen , considerato parte della scuola francese perch formatosi nell’ambiente scientifico di Georges Cuvier, al quale il generale Alberto Ferrero della Marmora aveva dato l’incarico di descrivere il rapace, conoscendo la storia della Carta de Logu, dedicava nel 1840 la nuova specie alla legislatrice sarda. Oggi, in Sardegna, il falco della Regina si trova soprattutto nel Sulcis, nell’isola di San Pietro, nelle isole del Toro, della Vacca e del Vitello; e si trova inoltre in Ogliastra e nel Nuorese, nelle alte falesie del Supramonte a picco sul limpido mare del golfo di Orosei.
Verso il golfo di Orosei Raggiungiamo quindi il Capo di Monte Santo, che costituisce il confine sul mare tra il Supramonte di Baunei a sud, e verso nord il parco Naturale del Gennargentu. Passato il capo, la costa ci porta alle insenature di Porto Pedrosu, ossia del porto pietroso, di Portu Quau, ossia del porto nascosto, e del Portu de Ilt era o Porto Eltiera. Poi la costa rientra nell’ampia insenatura del golfo di Orosei. Qui inizia un tratto di costa tra i più belli della Sardegna, e probabilmente il tratto di costa più selvaggio di tutta l’Italia, affascinante perché assolutamente disabitato. Ciò che più richiama i turisti sono le spiagge, da visitare preferibilmente nella mattinata dato che in esse il sole batte solo la mattina e nel primo pomeriggio, mentre durante il resto della giornata le spiagge restano del tutto in ombra.
Le spiagge di questo tratto di costa sono tutte raggiungibili via mare, mentre solo alle più vicine possiamo arrivare via terra, sempre però dopo troppo lunghe camminate. Vi si trovano inoltre bellissime cale formate da ciottoli in qualche spiaggia candidi e in altre color crema, che interrompono la ripida linea costiera calcarea caratterizzata da splendide falesie verticali e da boscose scarpate, con faraglioni e strapiombi, grotte, archi di roccia e sorgenti di acqua dolce che si gettano direttamente nel mare. L’assoluta assenza di centri abitati, in tutto questo tratto di costa permette di conservare un mare assolutamente limpido e cristallino. Nell’ampia insenatura del glfo di Orosei entriamo nella riserva marina per la protezione della Foca Monaca, dedicata alla foca che qui viveva, la quale rappresenta il confine sul mare del Supramonte.
Nel 2017 Legambiente attore protagonista dell’ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 5 Vele alla costiera di Baunei. I parametri considerati per l’assegnazione delle vele sono la qualità delle acque di balneazione, efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali.
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La Foca Monaca in Sardegna La Foca Monaca ossia Monachus Monachus, il cui nome deriva dal colore del mantello che ricorda il saio dei monaci, è il mammifero marino più in pericolo di sopravvivenza del Mediterraneo, ed è stato classificato come criticamente minacciato dall’IUCN, che è il Consiglio Internazionale per la Natura. Una volta lo si trovava in tutto il Mediterraneo, oggi è dichiarato estinto nelle acque italiane e ridotto a soli circa meno di settecento esemplari stimati, che frequentano in particolare le acque della Turchia, Mauritania, Spagna, Tunisia e Grecia. È lungo circa tre metri e mezzo e può pesare fino a trecento chili, frequenta le aree costiere, si nutre di fino a cinque chili di pesci e cefalopodi al giorno. La Foca Monaca da sempre ha abitato le coste della Sardegna, in particolare le acque di Cala Gonone, e, per l’insolito verso emesso che somigliava a un muggito, le veniva dato il nome di Bue Marino, che veniva chiamato in lingua sarda Boe marinu, o Vecchiu marinu, o Bou marì.
Un eccezionale documento dell’Istituto Luce del 1951 mostra come una foca, catturata in mare per essere trasferita nello zoo di Roma, venga esibita come attrattiva per i turisti e per i curiosi. Decenni di caccia avevano reso la foca diffidente delle coste sarde, da qui l’esigenza di proteggere i pochissimi esemplari rimasti, si consideri che alla fine degli anni sessanta del Novecento ne sopravvivevano appena venti. Viveva lungo la costa meridionale del golfo di Orosei, dove trovava riparo nella grotta del Bue Marino. Più tardi, disturbato dall’inizio dell’esplorazione di questa grotta, si è trasferito nella grotta del Fico, ma anche da questa l’antropizzazione della zona costiera lo ha fatto poi allontanare.
Un provvedimento del Governo guidato da Amintore Fanfani, firmato il 27 luglio 1987 dal ministro per l’ambiente Mario Pavan e dal ministro della marina mercantile Costante Degan, aveva vietato la pesca e la navigazione nelle acque del golfo di Orosei, per proteggere i pochi esemplari di Foca Monaca rimasti nella zona. Nel loro documento si legge: «Considerato che la Foca Monaca è una delle dodici specie di animali in maggiore pericolo di estinzione a livello mondiale, nell’area del Golfo di Orosei avente la profondità di due chilometri dalla costa e compresa tra la foce della Codula di Luna e punta Pedra Longa è vietata la pesca con qualunque mezzo esercitata, nonche la navigazione con mezzi da diporto e da trasporto turistico e qualsiasi altra anomala utilizzazione dell’area marina in questione e del tratto di spiaggia prospiciente». E di conseguenza è stata creata la riserva marina per la protezione della Foca Monaca. Ma i pescatori non hanno gradito la creazione di questa riserva, ed allora i sindaci di Baunei, Tortolì e Dorgali hanno chiesto la revoca del provvedimento, e con loro si era schierato anche il Consiglio Regionale della Sardegna. Un anno dopo il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso del Consiglio e del Comune di Baunei, bocciato il decreto Pavan e le barche sono tornate in mare. Il resto è ormai storia nota, nessun esemplare di foca monaca abita più la grotta del Bue Marino, méta di centinaia di turisti ogni giorno, mentre barche e barconi fanno avanti e indietro nelle acque del Golfo per portare i visitatori. Ma si ritiene che qualche esemplare del piccolo mammifero forse abbia resistito. Le ultime testimonianze di un parto in Sardegna risalgono al 1984, quando a Bosa ed a Tavolara due cuccioli sono rimasti intrappolati nelle reti dei pescatori. Questi rinvenimenti hanno dimostrato l’esistenza di grotte del parto anche fuori dal golfo di Orosei. L’ultimo avvistamento in acque sarde è stato quello di una foca a Villasimius, il 23 agosto del 2000, quando un esemplare lungo circa due metri stato fotografato nei pressi dell’Isola dei Cavoli. L’incontro ravvicinato è stato documentato da un imprenditore biellese che ha avvistato l’animale emergere dall’acqua. Alcuni successivi avvistamenti, assicura Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento Giuridico, ci dicono che non è scomparsa del tutto dalle coste sarde. Le segnalazioni non vengono però divulgate, piccola precauzione per evitare una nuova caccia alla Foca Monaca. |
È sempre viva la contesa tra Baunei e Dorgali sullo sfruttamento turistico di questo tratto di costaFino a Cala Luna la costa rientra nel Comune di Baunei nella Provincia dell’Ogliastra, ma è difficilmente raggiungibile da sud dato che richiede di doppiare il Capo di Monte Santo, mentre la si può raggiungere più facilmente da nord, da Cala Gonone che è la frazione marina del Comune di Dorgali in Provincia di Nuoro. La scoperta turistica di questo tratto di costa è stato determinato dagli imprenditori di Dorgali. Da oltre un trentennio, i barconi carichi di turisti partono da Cala Gonone verso le spiagge più belle del golfo di Orosei, così come oggi accade ma solo da qualche anno anche dagli approdi la Caletta più a nord, e di Arbatax o di Santa Maria Navarrese a sud. La posizione geografica di Cala Gonone ha, quindi, favorito gli operatori di Dorgali, dato che in questa località esistevano una ventina di alberghi per quasi un migliaio di posti letto, e bel quaranta operatori in grado di gestire i trasporti con le barche, olre a quindici centri di escursione marittimi e terrestri. Questo a scapito degli operatori di Baunei, dove esistevano quattro alberghi per solo trecento posti letto, dodici operatori per i trasporti sulle barche, e due centri di escursione. Sulla stampa sarda tutti gli anni, all’inizio dell’estate, esce un articolo sulla cosiddetta guerra del golfo di Orosei, ossia sulle spiagge contese tra Dorgali e Baunei, i due comuni che litigano per l’uso di immagini di coste e monumenti naturali nei depliant pubblicitari. L’appartenenza della spiaggia di Cala Luna è oggetto di una forte contesa tra i comuni di Dorgali e di Baunei, anche se in base alle dichiarazioni di Nanni Fancello, primo cittadino di Dorgali dal 1979 al 1983, esisterebbe un documento che comproverebbe la titolarità dell’intera spiaggia di Cala Luna da parte dl Comune di Dorgali. Versione che è stata, in seguito, accettata anche dal tribunale. La Cala Goloritzè con la sua spiaggia e con il pinnacolo naturale detto l’AgugliaA circa tre chilometri da Capo di Monte Santo, passate la punta Goloritzè e la punta Caroddi, si raggiunge la Cala Goloritzè, che è stata dichiarata nel 1995 Monumento nazionale Italiano. Il piccolo arenile è sovrastato dallo spettacolare pinnacolo naturale di Monte Caroddi, detto l’Aguglia un enorme pinnacolo alto, dalla base, circa cento metri, paradiso dei free climbers, che si apre sulla cala, una delle più belle e fotografate della costa. Sul mare si apre anche un grande arco calcareo, uno dei più belli di tutte le coste sarde. 
Famose, oltre all’Aguglia, le sue splendide rocce di marmo candido, e, poche decine di metri più a nord, accessibili solo dal mare, si trovano altre due spiaggette. La spiaggia di Cala Goloritzè assolutamente unica nel suo genere, è formata da una miriade di piccolissimi sassolini di marmo bianco che è assolutamente vietato raccogliere, come è proibito portare le imbarcazioni entro i trecento metri dalla riva. Il fondale è trasparentissimo e raggiunge i trenta metri di profondità. L’arenile, di piccole dimensioni, è immerso in una natura solitaria e selvaggia, di eccezionale interesse e bellezza, ed è costituito da sabbia formata da ciottolini di piccole dimensioni, bianchi, affacciato su un mare di un colore azzurro intenso. Alcune sorgenti sottomarine di acqua dolce e ghiacciata, presenti nella parte più a nord del tratto marino, rendono, sotto il primo strato, l’acqua un pò fredda, ma ciò nonostante il bagno in queste limpidissime acque è indimenticabile. Non esistono servizi, spiaggia e mare sono assolutamente incontaminati.

Nella classifica definitiva dei Travellers' Choice Awards Best of the Best stesa da TripAdvisor, il sito di viaggi più grande del mondo con oltre un miliardo di recensioni, classifica prodotta sulla base della qualità e quantità delle recensioni e del giudizio attribuito dai suoi viaggiatori, la spiaggia di Cala Goloritzè si posiziona al quarto posto tra le dieci spiagge più belle d’Italia.
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Alla Cala Goloritzè si può arrivare anche via terra La Cala Goloritzè è raggiungibile, un poco faticosamente, anche a piedi dal Supramonte di Baunei, passando dalla strada del Golgo. Dalla piazza Indipendenza di Baunei, meno di un centinaio di metri più avanti lungo la via Orientale Sarda, prendiamo a destra la via San Pietro, seguendo le indicazioni per la piccola chiesa di San Pietro del Golgo e, dopo centocinquanta metri, imbocchiamo tutto a destra la prosecuzione della via San Pietro, dalla quale dopo circa quattrocento metri svoltiamo a sinistra e prendiamo la prosecuzione della via Vittorio Emanuele. Percorsi circa trecento metri, a un bivio prendiamo a destra la strada in salita che porta, con una forte pendenza, fino sull’altopiano di Golgo. Dopo circa due chilometri e duecento metri, troviamo una deviazione sulla destra con le indicazioni per la voragine e la Cala Goloritzè, che ci porta dopo quattrocentocinquanta metri nell’area di parcheggio. Qui si può lasciare l’auto e si può imboccare il sentiero segnalato, che, in circa tre ore all’andata, oltre quattro per il ritorno, porta alla costa. Si tratta di un percorso faticoso e difficile per i non esperti di trekking, e, quindi, l’escursione a piedi è possibile solo se adeguatamente allenati ed equipaggiati.

La Cala dei Gabbiani con la sua spiaggiaProseguendo lungo la costa, tra Cala Goloritzè e Cala Mariolu troviamo la Cala dei Gabbiani. All’interno della insenatura, si trova la spiaggia dei Gabbiani raggiungibile solo in barca o in gommone. Sovrastata da una scarpata calcarea ricoperta da macchia mediterranea, è una spiaggia formata da sassolini di marmo bianco, lisci e piccolissimi, e si apresu un mare con fondale sabbioso. Le sue acque sono di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale di sassi. Candidi scogli bianchi emergono dall’acqua cristallina creando un affascinante spettacolo naturale. 
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La Cala Ispuligidenìe più nota con il nome di Cala Mariolu con la sua spiaggiaPassata punta Ispuligi arriviamo quindi alla Cala Ispuligidenìe, nome con il quale gli abitanti di Baunei la hanno sempre chiamata dato che l’arenile è decorato con piccoli ciottoli arrotondati e levigati dall’eterno movimento delle acque, ciottoli chiamati da loro appunto is puligi de nìe, ovvero i fiocchi di neve. È più nota, però, con il nome di Cala Mariolu con il quale la hanno battezzata i pescatori di origine ponzese che si erano installati a Gonone, quando hanno iniziato a trovare le reti rotte e svuotate del pescato, attribuendone la responsabilità a ladri o mariuoli. Si venne successivamente a scoprire che a rubare il pescato non erano ladri, bensì gli ultimi esemplari della Foca Monaca, che avevano lasciato la grotta del Bue Marino sotto la pressione dei primi arrivi di turisti, e si erano riparati nella vicina grotta del Fico. È una delle poche cale dove è consentito l’attracco della motonave, che ci scarica sulla bella spiaggia di Cala Mariolu dominata da una alta scarpata calcarea ricoperta di macchia mediterranea, divisa da un grande scoglio in due piccole spiagge. L’arenile, immerso in una natura solitaria e selvaggia di eccezionale interesse e bellezza, è formato da sabbia costituita da piccolissimi sassolini e ciottoli di marmo bianco, lisci e dalle dimensioni microscopiche, di colore bianco candido o color crema. Si affaccia su un mare azzurro, profondo, di un colore indescrivibile e di una trasparenza senza pari. Alcune rocce calcaree affioranti dal mare formano quasi delle piccole isole, che emergono su un fondale roccioso assai adatto alle immersioni. Non sono presenti servizi, la spiaggia ed il mare sono incontaminati.

Nella classifica definitiva dei Travellers' Choice Awards Best of the Best stesa da TripAdvisor, il sito di viaggi più grande del mondo con oltre un miliardo di recensioni, classifica prodotta sulla base della qualità e quantità delle recensioni e del giudizio attribuito dai suoi viaggiatori, la spiaggia di Cala Mariolu si posiziona al terzo posto tra le dieci spiagge più belle d’Italia.
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Alla Cala Mariolu si può arrivare anche vie terra Oltre che via mare, l’insenatura è raggiungibile anche con un lungo percorso a piedi, molto più difficoltoso di quello che porta alla Cala Goloritzè. Per arrivarci si parte da Baunei, da dove si prosegue sul bellissimo altopiano di Golgo. Dalla deviazione per Su Sterru, proseguendo sulla strada principale in direzione nord per un chilometro arriviamo al bivio, dove svoltiamo a destra in una deviazione che prosegue lungo una sterrata fino al letto del torrente secco d’estate, da dove parte il sentiero non difficile, ma nell’ultimo tratto abbastanza scosceso, che porterà fino alla spiaggia di Sisine. Percorso circa un chilometro e mezzo lungo questa sterrata, vediamo partire a destra il sentiero che porta, attraverso un difficile e lungo percorso a piedi, fino alla Cala Mariolu. L’escursione a piedi è possibile attraverso un percorso di trekking solo per i più esperti, adeguatamente allenati ed equipaggiati, a causa di vari tratti difficoltosi.
La grotta del Fico nella quale è stata studiata per la prima volta la Foca MonacaLa Grotta del Fico, che si trova tra la Cala Mariolu e la Cala Biriola, è significativa per le sue caratteristiche concrezioni calcaree, che ne fanno un caso assolutamente unico. Questa grotta è stata scoperta nel 1957 da uno speleologo, il gesuita padre Antonio Furreddu, nato a Nulvi nel 1914, il cui ricordo è ancora ben vivo nella memoria della maggior parte degli speleologi sardi, che viene considerato indiscutibilmente il pioniere e fondatore della speleologia sarda. Stalattiti, stalagmiti e colonne di dimensioni e colori differenti cingono ogni parete della cavità scolpendo curiose forme. La grotta si apre ad una altezza di dieci metri dal livello del mare, ed è possibile visitarla grazie ad agevoli passerelle che permettono in assoluta sicurezza, di camminare lungo il letto fossile di un antico fiume. 
Questa grotta ha un’importante valenza sia sotto l’aspetto geologico, sia sotto l’aspetto faunistico. Infatti proprio al suo interno, padre Antonio Furreddu ha studiato per la prima volta la Foca Monaca, vivendo giorno e notte a stretto contatto con il mammifero. E grazie al suo studio scientifico è stato possibile svelare numerosi misteri dell’antico abitante del Mediterraneo, fornendo ritratti inediti delle sue abitudini. Lungo la costa del Bue Marino verso le Piscine di VenereDopo la grotta del Fico inizia la cosiddetta costa del Bue Marino, nella quale si incontrano anche le sue importanti piscine naturali. Arriviamo prima alla Grotta Bianca, la quale prende il nome dal colore della roccia calcarea che la circonda. la quale crea un netto contrasto con il mare turchese e cristallino della zona. 
Passata la Grotta Bianca, proseguendo lungo la costa arriviamo alla cala successiva, la quale viene denominata il Calettone, una piccola insenatura tra gli scogli che viene chiamata dai pescatori anche come il Calettino delle foche. 
Le favolose Piscine di VenerePoco più avanti si trovano le favolose Piscine di Venere, per le quali il nome in lingua sarda è Su Piggiu ‘e Laori, mentre il nome piscine di Venere è assai recente, chiaramente derivato dalla bellezza dello specchio d’acqua. Con questo nome viene chiamato lo specchio d’acqua dai riflessi smeraldo compreso tra il Calettone e la scogliera di Bilariccòro. La Cala Biriola conosciuta anche come Cala Bilariccòro con la sua spiaggia Passata la scogliera di Bilariccòro, raggiungiamo la bella Cala Biriola conosciuta anche come Cala Bilariccòro, protetta dalla scogliera di falesia calcarea che si dischiude alla fine dell’incantevole boschetto di Biriola, fatto di lecci secolari, ginepri abbarbicati sulla roccia e macchia mediterranea. Nell’insenatura di Cala Biriola il mare si può ammirare, anche, attraverso uno scenografico arco calcareo, scavato nella roccia dal mare, che si apre proprio davanti all’arenile. Si tratta del famoso arco naturale di Cala Biriola, un arco di roccia naturale a pelo d’acqua contro cui si infrangono le onde, e che completa l’indimenticabile quadro vivente che abbraccia la piccola spiaggetta, e nella quale l’acqua estremamente limpida e ricca di pesci la rendono adatta a immersioni subacquee o nuotate con maschera e boccaglio.
La spiaggia di Cala Biriola è una deliziosa spiaggetta di sassolini bianchi tondeggianti, caratterizzata da un arenile di piccole dimensioni, immerso in una natura solitaria e selvaggia, di eccezionale interesse e bellezza, che si apre sotto il bosco di Biriola, ricco di vegetazione e ginepri che crescono sulla viva roccia. L’arenile, costituito da sabbia formata da ciottolini piccoli e piccolissimi, di colore bianco o color crema, si affaccia su un mare, con le sue sfumature che vanno dal blu cobalto all’azzurro zaffiro. fino al verde smeraldo, assai profondo. La spiaggia di Cala Biriola è assai gradita dagli amanti delle immersioni e dei bei fondali. Neppure qui sono presenti servizi, la spiaggia ed il mare sono assolutamente incontaminati.

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L’insenatura è raggiungibile via mare, ma si può raggiungere anche a piedi attraverso un difficile percorso. L’escursione a piedi è possibile attraverso un percorso di trekking solo per i più esperti, adeguatamente allenati ed equipaggiati, ed in grado di compiere difficile passaggi sulla roccia ed in punti estremamente franosi. Le falesie della Serra OvaraOltre Cala Biriola, passata la punta Mudaloro, inizia la costa di Sisine, con le spettacolari falesie della Serra Ovara che, dall’altezza di oltre cinquecento metri, scendono ripidissime a picco sul mare, e costituiscono uno dei punti più panoramici di tutto il Supramonte Baunese. Le falesie culminano con la Punta Onamarra, che si eleva a 622 metri d altezza rispetto al livello del mare. 
La Cala Sisine con la sua spiaggiaLa costa ci porta quindi a quindi alla Cala Sisine alla quale arriviamo via mare, ma che si può raggiungere anche con un lungo percorso a piedi lungo la Codula di Sisine. Alla Cala Sisine si può arrivare via terra al termine della Codula di Sisine Cala Sisine si apre al termine delle Codula di Sisine, nella quale il contesto ambientale è reso estremamente più bello, per l’abbondanza e l’ampiezza delle foreste, che ricoprono le montagne e le aspre gole dell’entroterra della codula. Questa è raggiungibile anche con un lungo percorso a piedi. Per arrivarci si parte da Baunei, da dove si prosegue sul bellissimo altopiano di Golgo. Dalla deviazione per Su Sterru, proseguendo sulla strada principale in direzione nord per un chilometro arriviamo al bivio, dove svoltiamo a destra in una deviazione che prosegue lungo una sterrata fino al letto del torrente secco d’estate, da dove parte il sentiero non difficile, ma nell’ultimo tratto abbastanza scosceso, che porta fino alla spiaggia percorrendo la Codula di Sisine, una gola di origine fluviale, scavata dall’omonimo rio Codula Sisine. Con il termine codula si indica uno stretto vallone calcareo contornato da pareti altissime che solitamente sfocia in una piccola cala sul mare. Percorso a piedi, dopo circa due ore e mezzo porta fino al mare nella splendida Cala di Sisine. Si consiglia di contattare una guida se non si è esperti, ma è comunque percorribile anche in fuoristrada.
La grotta di CormoraniPassata Cala Sisine, lungo le alte pareti calcaree si aprono diverse grotte e grottoni. La più conosciuta e spettacolare è la cosiddetta Grotta dei Cormorani con gli splendidi colori della roccia che si riflette nelle sue limpidissime acque. 
Proseguiamo il viaggio in territorio di DorgaliIl viaggio prosegue aggirando il promontorio Su Masongiu, e passata questa guglia, verso nord si sviluppa la costiera di Dorgali per la protezione della Foca Monaca, che parte appunto da questo promontorio e comprende la bellissima Cala Luna ed anche la grotta del Bue Marino. Verso Cala Luna e la grotta del Bue Marino, che si trovano in territorio di DorgaliIl promontorio Su Masongiu è un boscoso roccione alto ben 115 metri, dove tra le alte falesie vediamo sgorgare nel mare una sorgente naturale d’acqua dolce, e che, passato il quale, ci troviamo di fronte all’insenatura di Cala Luna, che il promontorio protegge dai venti di scirocco. Cala Luna una delle pi prestigiose spiagge che si affacciano sul Golfo di Orosei, divisa tra i territori comunali di Dorgali e Baunei. La spiaggia infatti la foce del rio Illune, che segna il confine dei due territori comunali. Il torrente ha scavato per millenni la roccia calcarea, generando un lungo canyon, oggi noto come la Codula di Luna, che si sviluppa per oltre quindici chilometri, originandosi alle pendici del monte Oseli, alto 984 metri, nel territorio comunale di Urzulei. Il toponimo originale Elune pare sia stato dato dai pastori che arrivavano a piedi da Baunei, dopo otto ore di cammino, come andare sulla Luna. 
Raggiungiamo la bellissima Cala Luna Passato il promontorio Su Marangiu, raggiungiamo la famosa Cala Luna con la sua bellissima spiaggia, che attraversata nella parte centrale dal rio Ilune. Questo corso d acqua funge da confine storico tra due territori comunali, dato che Baunei detiene la giurisdizione sulla parte sud della spiaggia, mentre Dorgali detiene la giurisdizione sulla parte nord della spiaggia. L’appartenenza della spiaggia di Cala Luna è oggetto di una forte contesa tra i comuni di Dorgali e di Baunei, anche se in base alle dichiarazioni di Nanni Fancello, che è stato il primo cittadino di Dorgali dal 1979 al 1983, esisterebbe un documento controfirmato dalle due amministrazioni alla presenza dei tecnici, che comproverebbe la titolarità dell’intera spiaggia di Cala Luna da parte del Comune di Dorgali. Versione che, a detta del Comune di Dorgali, sarebbe stata poi accettata anche dal tribunale.
La spiaggia di Cala Luna viene definita la più bella del Mediterraneo, per il gran bosco di oleandri rosa, che vegeta presso il piccolo stagno retrodunale, e per la presenza di sei grottoni che si aprono nella parete calcarea proprio sull’arenile, offrendo un buon riparo dal sole nelle ore calde. L’arenile, di medie dimensioni, è immerso in una natura solitaria e selvaggia, ed è costituito da sabbia dorata chiara mista a ciottolini medi, piccoli e piccolissimi, bianchi o color crema. Si affaccia su un mare di colore tendente al verde, poco profondo. Il nostro consiglio è di visitare la Cala nella tarda primavera, quando il bosco di oleandri è fiorito, e la sua macchia di un rosa intenso crea un meraviglioso contrasto al verde scuro dell’altra vegetazione, al blu del mare, e al candore di una spiaggia ancora deserta. Dietro il bosco di oleandri è presente un punto di ristoro con ristorante tipico. Abbiamo rivisto lo stagno retrodunale, che gli ultimi anni era in secca, quasi resuscitato nell’estate del 2004. 
Nella classifica definitiva dei Travellers' Choice Awards Best of the Best stesa da TripAdvisor, il sito di viaggi più grande del mondo con oltre un miliardo di recensioni, classifica prodotta sulla base della qualità e quantità delle recensioni e del giudizio attribuito dai suoi viaggiatori, la spiaggia di Cala Luna si posiziona all’ottavo posto tra le dieci spiagge più belle d’Italia.
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La competenza per le infrastrutture di sbarco e le concessioni turistiche ha generato storicamente numerosi ricorsi amministrativi e legali. Nello specifico, la Regione Autonoma della Sardegna ha affidato la concessione e la gestione del pontile di attracco al Comune di Dorgali. Il Comune di Baunei e la sua partecipata hanno presentato dei ricorsi per contestare tale assegnazione, portando la questione sino al Consiglio di Stato, che ha confermato la gestione del pontile in capo a Dorgali. Quella di Cala Luna è una spiaggia ben attrezzata, raggiungibile da Cala Gonone con un servizio di motobarche con partenza e arrivo quasi ogni ora. È una specie di servizio di bus, dato che si fa il biglietto di andata e ritorno, e si va e si torna con la barca che parte quando ci è più comodo. La particolarit di questo sito naturalistico di pregio ha convinto diverse produzioni cinematografiche ad utilizzarlo come set. Tra i pi famosi ricordiamo Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d agosto, diretto da Lina Wertmüller nel 1974, nel quale la spiaggia di Cala Luna è stata scelta come set per l’isola caraibica in cui naufragano Mariangela Melato e Giancarlo Giannini; Il signor Robinson, mostruosa storia d amore e d avventure, diretto da Sergio Corbucci nel 1976, interpretato da Paolo Villaggio; Swept Away, remake del film della Wertmuller, diretto da Guy Ritchie nel 2002 ed interpretato dalla pop star Madonna. Inoltre nel 1987 il gruppo cileno degli Inti Illimani ha dedicato a questa spiaggia e a tutta la Sardegna un tema strumentale intitolato Danza di Cala Luna.
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La Codula di Luna Cala Luna, con la sua spiaggia, si posiziona al termine della Codula di Luna, la strettissima e lunghissima gola lunga oltre venti chilometri, con sul fondo il torrente sassoso secco d’estate, dominata da alte e imponenti pareti calcaree, che parte dalla località di Teletotes, nel Comune di Urzulei, raggiungibile con una strada asfaltata di dodici chilometri che parte dal chilometro 172 della SS125 Orientale Sarda, nel tratto che collega Dorgali con Baunei, dirigendosi verso il mare, e viene segnalata da appositi cartelli. L’accesso a piedi, che prevede la discesa di tutta la Codula di Luna, è molto lungo e difficoltoso, e richiede un discreto allenamento. Gli ultimi chilometri prima di arrivare al mare sono caratterizzati da un ambiente che ci dicono molto suggestivo. È possbile anche percorrere un sentiero che parte dal chilometro 170 della stessa SS125 Orientale Sarda, che passa più a sud rispetto a quello che abbiamo descritto, porta fino al parcheggio per la gola di Bacu Addas, dal quale prosegue fino in località su Boschittu, dove si prende a destra e si prosegue fino a raggiungere la Cala Luna. Esiste anche un sentiero che collega, correndo in alto lungo la costa, la Cala Fuili alla Cala Luna.
Nel fine settimana del 20 e 21 maggio 2023 questa zona della Sardegna è stata flagellata dal maltempo, con precipitazioni enormi. Girano in rete molte immagini che testimoniano quanto successo, con la piena del torrente che percorre la Codula di Luna, e di conseguenza Cala Luna è stata sommersa d’acqua. Considerato da molti un disastro ambientale, è un fenomeno sicuramente anomalo ed eccezionale per questo periodo dell’anno, ma non è certo la prima volta che si verifica. Naturalmente il fango trasportato si deposita sulla spiaggia, ma poi, grazie all’azione del mare, tutto tornerà come prima. La spiaggia di Cala Luna è, infatti, il risultato del costante trasporto di sedimenti da parte della sua Codula, le cui acque alimentano uno dei maggiori complessi carsici italiani e in regime di piena riprendono il letto del fiume, altrimenti asciutto, giungendo fino al mare. Proprio quest’ultimo, poi, rimodellerà il cordone litoraneo riconfigurando la spiaggia, il piccolo stagno retrodunale e l’allungarsi del cordone stesso in direzione dei grottoni a nord. È un meccanismo millenario che plasma ogni anno il bell’arenile a forma di mezzaluna, e che si ripete periodicamente.
La grotta del Bue MarinoNella mia visita a Dorgali nel 2013, ho ottenuto dal sindaco del paese, Angelo Carta, l’autorizzazione a fotografare all’interno di tutti i musei e, soprattutto, nella grotta di Ispinigoli e nella grotta del Bue Marino, nei quali è vietato scattare foto, al fine di meglio documentare le descrizioni presenti nel sito, per incoraggiare chi lo visita a recarsi, in un suo eventuale viaggio a Dorgali ed a Cala Gonone, a visitare sia i suoi musei che le due bellissime grotte. |
Il viaggio in motobarca, passando accanto ad una selvaggia costa rocciosa, ci porta, dopo un tragitto di poco più di quattro chilometri dal porto, fino all’ingresso della Grotta del Bue Marino nota per la sua ampiezza e bellezza. La grotta è raggiungibile esclusivamente via mare. Deve il suo nome al fatto che qui furono avvistati gli ultimi esemplari di Foca Monaca, alla quale, per l’insolito verso emesso che somigliava a un muggito, la popolazione del posto dava appunto il nome di Bue Marino. Esplorata la prima volta nel 1947, questa grotta è lunga sette chilometri, durante i quali si addentra nella roccia restando al livello del mare, con una temperatura costante di 16° centigradi. 
Il ramo nord della grotta, che si visitava fino ad alcuni anni or sono, non è al momento più accessibile, per consentire all’ambiente naturale di riequilibrarsi. Non lo si può visitare, se non organizzando la visita su richiesta, fuori dal periodo turistico ed accompagnati da speleologhi, ed in esso si trova il cosiddetto lago Smeraldo ed una particolare concrezione detta la Torta. oggi si visita il ramo sud della grotta, che si apre con un immenso antro nel quale entriamo da un’insenatura, alla base di una parete alta oltre trenta metri. Il primo chilometro è percorribile a piedi e la visita guidata parte dai graffiti preistorici presenti all’ingresso. 
Proseguiamo tra moltissime stalattiti e stalagmiti, passando accanto al grande lago salato sotterraneo dalle acque cristalline, uno dei più grandi al mondo. La visita ci porta ad attraversare ben quattro grandi ambienti. Il primo è la sala dei candelabri adorna di spettacolari formazioni calcaree che ricordano dei lampadari. Si incontra, poi, la sala degli specchi costituita da una grande sala impreziosita da giochi d’acqua dovuti ai laghetti, nei quali si specchiano le pareti ricche di ricami d’alabastro, regalando un effetto suggestivo ed affascinante. Segue la sala degli organi caratterizzata da spettacolari colate rocciose che sembrano vere e proprie canne d’organo. Alla fine arriviamo alla sala della spiaggia delle foche dove si ritiene la Foca Monaca si ritirasse per allattare i cuccioli. È un immenso salone nel quale confluisce un fiume d’acqua dolce, che, quando è in piena, trasporta e deposita sabbia. In essa si trova un grande lago, con al centro una colonna, nel quale l’acqua salata del mare si mescola con le acque dolci provenienti da un lago sotterraneo che forma una piccola cascata. Oltre questo punto, la grotta prosegue per altri sei chilometri di cunicoli sommersi dalle acque, praticabili soltanto da speleologi con le debite attrezzature. 
Dopo di che il nostro viaggio potrebbe proseguire lungo la costiera di Cala Gonone, che si trova nel Comune di Dorgali, e che verrà illustrata in una successiva tappa del nostro viaggio. La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio, da Baunei ci recheremo verso nord sul Supramonte di Baunei ed arriveremo a Triei che visiteremo con il suo centro, la frazione Ardali, ed i siti archeologici nei dintorni tra i quali il nuraghe Bau Nuraxi e la tomba di giganti di Osono. |