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Il Giudicato di Torres detto anche del Logudoro che si sviluppa nella parte nord occidentale dell'Isola

In questa pagina vedremo una breve storia del Giudicato di Torres o del Logudoro, che si trovava nel nord occidentale dell'Isola, ed ha avuto come capitale inizialmente Torres, poi Ardara ed infine Thathari, l'attuale Sassari.

Il Giudicato di Torres o del Logudoro

Stemma del Giudicato di Torres o del LogudoroCuratorie del Giudicato di Torres o del LogudoroIl Giudicato di Torres o del Logudoro, il cui nome deriverebbe dalla contrazione del nome Logu de Torres, diventando appunto Logudoro, si sviluppa nella parte nord occidentale dell'Isola. Lo stemma del Giudicato è la torre merlata. Questo Giudicato confina a est con il Giudicato di Gallura, a sud con il Giudicato d'Arborea, e in piccola parte anche con il Giudicato di Càlari. Si estende sul territorio delle regioni storiche del Sassarese, della Nurra, della Romangia, dell'Anglona, del Meilogu, della Planargia, del Marghine, del Goceano, parte del Monteacuto e parte della Barbagia. Sappiamo per certo che la cultura di questo regno giudicale è, nei costumi e negli usi diplomatici, vicina a quella carolingia, ed è basato su un'economia di tipo agropastorale. Le sue Curatorie sono: Anglona, Caputabbas, Coros, Costavalles, Dore e Orotelli, Figulina, Flumenargia, Goceano, Guilcer, Marghine, Meilogu, Monteacuto, Montiferru, Nughedu, Nulauro, Nurcara, Nurra, Planargia, Romangia, Ulumetu. La sua capitale è, inizialmente, ubicata a Torres, l'odierna Porto Torres; viene successivamente, nel corso dell'undicesimo secolo, trasferita ad Ardara, dove rimarrà per la gran parte della storia del Giudicato, ed infine a Thathari, l'attuale Sassari, che ne diventa la capitale definitiva.

Quanto dura il Giudicato

Il 'Libellus Indicum Turritanorum'Per ricostruire la sua storia disponiamo di una breve narrazione nel cosiddetto Libellus Indicum Turritanorum, un documento in lingua sarda logudorese del quindicesimo secolo, molto prezioso anche se non sempre affidabile. Le notizie storiche sul Giudicato di Torres partono dal 1022. Viene governato quasi esclusivamente dalla dinastia de Lacon-Gunale, alla quale seguono, poi, le dinastie Visconti e Hohenstaufen. Il Giudicato si avvicina, prima, alla repubblica di Pisa, ed, in seguito, a quella di Genova. Viene, da molti, indicato come data della fine del Giudicato di Torres il 1259, quando muore Adelasia, l'ultima Giudicessa designata dalla Corona de Logu. Secondo un'altra interpretazione, la sua fine viene datata al 1272, quando muore il suo ultimo sovrano, Enzo, figlio di Federico II di Svevia e marito di Adelasia. Il Giudicato rimane sotto la reggenza di Bianca Lancia e Michele Zanche, e secondo altre versioni, la sua fine viene datata il 1275, anno della morte di Michele Zanche, o il 1280, anno della morte della reggente Bianca Lancia d'Agliano. Il regno giudicale di Torres o del Logudoro viene, quindi, conteso dai Bas-Serra d'Arborea e dai Doria, e viene, poi, suddiviso tra le potenti famiglie dei Doria e dei Malaspina, mentre Sassari si proclama comune, insieme con le Curatorie di Fluminargia e Romangia. Ed il Giudicato perde anche alcuni territori a favore del confinante Giudicato d'Arborea.

Ritratto di Ermengaudio I di TorresRitratto di Eusebio I di TorresGran parte delle immagini dei Giudici che illustrano questa pagina sono tratte da ritratti conservati nel MUS'A, Museo Sassari Arte, nel quale, sono esposti dipinti raffiguranti i Giudici o Regoli che nel basso periodo medioevale governarono il Giudicato di Torres. Commissionati nel 1665 dall'arcivescovo turritano Royo, questi ritratti sono stati trovati nella sagrestia dei Beneficiati della Cattedrale di Sassari, e verso il 1837, il Capitolo Turritano li ha donati all'Università di Sassari. Oltre ai ritratti dei Giudici storicamente riconoscibili, sono ritratti anche altri dei quali non esistono prove storiche, come Ermengaudio I ed Eusebio I. Questi quadri d'invenzione sono caratterizzati dalla diversificazione della tipologia fisiognomica e dai costumi anacronistici, per lo più riferibili a fogge rinascimentali, dovuti alla volontà di caratterizzare singolarmente i diversi personaggi.

Qualche scarsa notizia sui primi Giudici del Logudoro

La storia conosciuta dei Giudicati inizia nel 687, anno nel quale Giustiniano II trasferisce lo Judex provinciae da Furum Traiani a Cagliari, e nel quale abbiamo notizia di chi governa le quattro regioni. Poco sappiamo dei primi Giudici del Logudoro, dal 687 al 1022. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze. Sappiamo che già, durante il dominio bizantino, nel 687 governa, a Torres, un certo Nicola, che può essere visto come il primo Giudice, almeno di fatto anche se non ancora di diritto, dato che vi è ancora un unico Judex provinciae ad avere, per lo meno formalmente, autorità su tutta l'isola. Tanto che, come abbiamo già visto, si possono rintracciare tre missive di papa Leone IV, che scrive, tra l'815 e l'855, ad un Arconte o Ipatos, che accorpa le funzioni del Praeses e del Dux militare, della Sardegna e Corsica. La Sardegna viene occupata dai Saraceni nel 705, e poi dal 720 all'880 la pressione dei Saraceni aumenta. Comunque, sappiamo che verso il 740, inizia a governare un certo Mariano; e che successivamente, verso l'800, governa un certo Pietro.

L'indipendenza dal governo bizantino

Papa Niccolò ILa ormai notevole distanza del governo bizantino, porta, tra l'851 e l'864, i luogotenenti dipendenti da Càralis che governano le quattro Partes nella quale è divisa la Sardegna romana, ad organizzarsi autonomamente. Si proclamano autonomi, staccandosi dal potere centrale rappresentato dallo Judex provinciae che risiede a Càralis, e diventano gli Judex delle quattro Partes. Le fonti più importanti in merito a questo periodo storico sono le epistole papali. Nel 864 papa Niccolò I scrive una missiva per stigmatizzare i matrimoni fra consanguinei, che intercorrono ormai da anni tra gli Judices sardi, e nella missiva il papa usa il plurale Judices, il che sta ad indicare che sono già nati in Sardegna i quattro Giudicati.

La liberazione della Sardegna dai Saraceni

I pirati saraceniPapa Benedetto VIIINel 1015 i Saraceni, condotti da Mujahid al-Amiri al-Muwaffaq, noto in Italia come Museto, che, dopo essersi impadronitei di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna, e la disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori. Nello stesso anno, sollecitate da papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano, nel 1016 intervengono in Sardegna con una prima spedizione militare. Nel 1044 i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto e sconfiggono l'esercito di Mujāhid. La Sardegna viene liberata dai Saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. I Giudicati divengono, quindi, meta di mercanti Pisani e genovesi che, col tempo, diventano i veri padroni dell'economia dei quattro regni isolani.

I Giudici della dinastia de Lacon-Gunale che governano Torres, Arborea e la Gallura

Il Giudicato di Torres sarebbe stato il primo a distaccarsi da Cagliari tra l'854 e l'864, seguito, entro la fine del nono secolo, dagli altri due giudicati di Gallura e di Arborea; in questo modo apparirebbe logico, o almeno non desterebbe meraviglia, che il Giudice di Torres potesse essere stato, come dice Giovanni Fara che è stato il primo studioso che si è occupato delle origini dei Giudicati, re utriusque loci ossia dei diversi luoghi, quindi di Torres, Gallura ed Arborea. È solo dal 1022 che abbiamo la certezza storica sui Giudici del Logudoro, e sappiamo che i primi Giudici appartengono alla dinastia de Lacon-Gunale.

Gonnario o Gunnario de Salanis intronizzato come Gonnario Comita e noto anche come Comita di Torres

Gonnario de Lacon-Gunale detto Comita I di TorresIl primo sovrano del quale si hanno notizie certe è il logudorese Gonnario o Gunnario de Salanis, della dinastia dei Lacon-Gunale. Non esistono dati certi sulla sua nascita, ma si sa che, dopo lunghi periodi di anarchia nei quali regnaan sos donnos, si giunge all’elezione di un giudice con un mandato annuale. Gonnario, considerato da tutti unu bonu homine, viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice di Torres, Gallura ed Arborea con il nome di Gonnario Comita de Lacon-Gunale, definito Magnus Iustus Tur Rex è il primo al quale viene prorogata la carica a vita, e regna già dal 1015 fino alla morte nel 1038. Gli studi condotti da Francesco Cesare Casula lo individuano come il Comita di Torres, citato dal condaghe di Santa Maria di Bonarcado. Sposa una certa Tocode o Tocoele, che gli dà un figlio chiamato Dorgodorio o Torchitorio che gli succederà sul trono. Egli governa nella capitale del Giudicato, ossia a Torres, l'odierna Porto Torres, nel periodo nel quale la Sardegna viene occupata dai pirati saraceni di Museto, che dal 1015 la assalgono. Lettura di 'Condaghe di San Gavino'In seguito egli si ammala di lebbra e viene curato soprattutto dalle donne di corte, la madre e le tre sorelle, Caterina, Preziosa e Giorgia. La promessa di cercare i corpi dei martiri turritani, Gavino, Proto e Gianuario, e di dedicare a loro una chiesa, viene ricompensata con la guarigione, e quindi egli fà edificare in stile romanico pisano arcaico, da maestranze pisane, la Basilica di San Gavino a Porto Torres, la cui costruzione si conclude nel 1040. La Chiesa verrà, nel dodicesimo secolo, raddoppiata in lunghezza, ed è, in conseguenza di ciò, l'unica Chiesa che conosciamo priva di facciata, ma con due absidi contrapposte. Nella Chiesa, di lato al portale principale, sono presenti le prime riproduzioni conosciute dello stemma del Giudicato di Torres.

Porto Torres: la Basilica di San Gavino: il primo abside occidentale Porto Torres: la Basilica di San Gavino: il successivo abside orientale Porto Torres: la Basilica di San Gavino: i sarcofaghi dei tre martiri Porto Torres: la Basilica di San Gavino-Stemma del Giudicato di Torres

In data imprecisata Giorgia sorella di Gonnario Comita sposta la capitale da Torres ad Ardara

Durante la malattia di Gonnario Comita, per un breve periodo viene sostituito al governo del Giudicato come reggente dalla sorella Giorgia, che in data imprecisata, probabilmete verso il 1020, sposta la capitale dalla città costiera di Torres ad Ardara, situata in località più interna e perciò al riparo dalle incursioni dei pirati saraceni residenti nelle Baleari.. Viene scritto nel Libellus Indicum Turritanorum che Gonnario Comita aveva per sorella Don Jorgia una forte femina qui issa curriat mandras et recogliat sas dadas, et icusta fetit sa Corte de sa villa de Ardar, et fetit su Casteddu de Ardar et fetit Sancta Maria de Ardar, ossia che Giorgia, sorella del Giudice, è una donna prestigiosa d'animo virile, usa ai più pericolosi esercizi, e che trasferisce la sua corte ad Ardara e fa realizzare il Castello di Ardara e la Chiesa di Santa Maria di Ardara. Ardara è, infatti, dotata di una cinta muraria, di cui resta ancora qualche tratto, e di un Castello, di cui non restano che i ruderi della torre alta quasi dodici metri, detto Castello di Ardara, ma che sarebbe bene definire palazzo di Ardara. Ardara-Resti della torre del Castello giudicaleArdara: la Chiesa di Nostra Signora del RegnoSappiamo che quasi tutti i documenti dall'undicesimo al tredicesimo secolo, quando si riferiscono a questo Castello, lo chiamano Palacium, e lo si può immaginare con caratteristiche diverse da quelle di un Castello, ossia come un complesso imponente a più piani, con la presenza di finestre. Sempre ad Ardara, vicino al Castello, viene edificata la Chiesa di Santa Maria del Regno. Si tratta della cappella palatina del Castello, e rappresenta uno spazio privilegiato per i sovrani del regno di Torres, i quali prestano giuramento al suo altare, quando vengono insigniti della carica, ed in essa troveranno sepoltura diversi Giudici turritani. Secondo alcune fonti verrà, però, consacrata solo nel 1107, sotto il regno di Mariano I. Ardara resterà capitale del Giudicato fino al 1272, quando la famiglia regnante si estinguerà con la morte di re Enzo Hohenstaufen di Svevia, e la capitale verrà portata a Thathari, l'odierna Sassari Berchidda: resti del Castello giudicale del Monte AcutoGiorgia combatterà anche contro il Giudice Ubaldo I di Gallura, chiamato re Baldo, che da lei verrà sconfitto e portato prigioniero in Ardara. Risale probabilmente a questi anni anche la costruzione del Castello del Monte Acuto, a Berchidda, del quale restano poche rovine sulla sommità del Monte Acuto. Rimangono solo tratti di mura, resti di una torre quadrata e di una cisterna parzialmente interrata. Dal Castello si gode una vista magnifica, a nord in direzione del massiccio del Limbara, ed a sud verso il lago del Coghinas e la piana di Ozieri. Il Castello apparteneva al Giudicato del Logudoro, di cui Berchidda faceva parte, e di cui segnava i confini con quello di Gallura, che al tempo della sua costruzione già non gli apparteneva più.

Dorgodorio o Torchitorio intronizzato come Barisone I di Torres

Torchitorio Barisone de Lacon-Gunale detto Barisone I di TorresNel 1038, alla morte di Gonnario Comita, il figlio Dordodorio o Torchitorio della dinastia dei Lacon-Gunale viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Barisone I di Torres. Egli sposa Maria de Serra, di una delle famiglia più importanti del Giudicato, che gli dà il primo figlio Andrea Tanca; poi contrae un secondo matrimonio, con una nobildonna sconosciuta della famiglia de Zori detta anche de Thori, che gli dà il secondo figlio Mariano. Nel 1044, i Pisani ed i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto a Cala Bona, la roccaforte nella periferia sud di Alghero, dove si era rifugiato il pirata saraceno Museto, sconfiggendo il suo esercito. Durante il suo regno, Barisone favorisce l'immigrazione monastica nell'isola, per sostituire il rito romano a quello greco ortodosso, sia pure in aperto contrasto alla posizione dei vescovi locali, che si opponevano alla diffusione del monachesimo e alle pretese di Roma. Nel 1064 scrive a Desiderio da Benevento, l'abate di Montecassino, per chiedere l'invio in Sardegna di un gruppo di monaci Cassinesi, ossia monaci Benedettini di Montecassino. Desiderio da Benevento abate di MontecassinoPapa Alessandro IILe cronache della spedizione sono riportate da Leone Marsicano, che racconta che Desiderio invia un gruppo di dodici monaci, con libri, reliquie, ed altri oggetti sacri, ma che questi vengono catturati dai Pisani presso l'isola del Giglio. Barisone però sollecita i Pisani, facendo pressione anche su papa Alessandro II, fino ad ottenere che i Pisani restituiscano il loro bottino e permettano a un nuovo gruppo di monaci di raggiungere l'isola. I monaci, ai quali Barisone dona la Chiesa di Santa Maria di Bubalis a Siligo, assieme alla piccola Chiesa dei Santi Elia ed Enoch sul Monte Santo, anch'essa in territorio di Siligo, con tutte le loro pertinenze, ne prendono possesso nel 1065.

Siligo: la Chiesa di Santa Maria di Bubalis Siligo: la Chiesa dei Santi Elia ed Enoch sul Monte Santo

Barisone governa la Gallura fino al 1052, quando inizia ad essere aministrata da un Giudice di origine pisana. Rimane Giudice d'Arborea fino al 1060, quando, per impegnarsi maggiormente nell'amministrazione di Torres, cede questa carica al figlio minore Mariano de Zori, che darà origine alla casata del Lacon-Zori. Mentre nel 1064 decide di condividere il governo del Giudicato di Torres con il figlio maggiore, Andrea Tanca, che regna con lui fino alla sua morte nel 1073.

Barisone associa il figlio Andrea Tanca nella gestione del Giudicato

Andrea Tanca de Lacon-Gunale detto Andrea I di TorresNon abbiamo molte tracce sulla vita di Andrea Tanca de Lacon-Gunale, figlio di Barisone e di Maria de Serra, che è detto Andrea I chiamato anche Lo Zoppo e viene associato dal padre nel governo del Giudicato nel 1064, e ne condividerà la gestione fino alla morte di Barisone nel 1073. Bosa: la Chiesa di San PietroAndrea Tanca sposa una nobildonna sconosciuta, dalla quale nasce il figlio Mariano, che succederà a Barisone sul trono. Durante la loro gestione condivisa viene costruita la Cattedrale dedicata a San Pietro, detta anche San Pietro Extramuros, che era la Cattedrale della diocesi di Bosa. Infatti, un'iscrizione posta all'interno, sulla pila dell'acquasantiera, ricorda la posa della prima pietra nel 1062. Secondo una tradizione, priva però di fondamento storico, si ricordano le imprese compiute da Andrea Tanca contro le incursioni dei pirati saraceni. Sappiamo che alla morte, Andrea Tanca verrà sepolto nella Chiesa di Santa Mariia del Regno, ad Ardara, diventata capitale del Giudicato.

Nel Giudicato di Torres continua il governo dei Lacon-Gunale

Prosegue, nel Giudicato di Torres, il governo della dinastia de Lacon-Gunale, e prosegue anche la politica favorevole all'insediamento dei Pisani e del monacesimo nel Giudicato. Successivamente, il Logudoro inizia a contrastare le mire espansionistiche del Giudicato d'Arborea, fomentato dai Genovesi. Infine, per contrastare la sempre maggiore egemonia pisana, dopo un periodo di relativa equidistanza tra le due repubbliche marinare, il Giudicato di Torres passerà, poi, anch'esso decisamente dalla parte genovese.

La reggenza di Pietro de Serra indicato come Pietro I e di Costantino de Sogostos

Pietro de Serra detto anche Pietro I di TorresDurante gli ultimi anni del governo di Barisone e in quelli iniziali di governo del figlio di Andrea Tanca, Mariano de Lacon-Gunale, secondo alcuni documenti si trovano insieme i due Giudici, il nonno Barisone e il nipote Mariano. Il fatto più disorientante è che sembrano in carica entrambi, dato che in alcuni documenti vengono indicati come ambos iudikes. Forse il nonno è ancora in carica e il nipote è associato al trono, oppure il Giudice è ormai diventato il nipote e il nonno mantiene solo il titolo, e, in questo caso, sarebbe davvero sorprendente scoprire che un Giudice poteva subentrare a un altro quando questo era ancora in vita. In questo periodo di transizione è documentato che abbiano svolto l'attività di reggente Pietro de Serra, che viene a volte considerato un Giudice e viene indicato come Pietro I di Torres, e Costantino de Sogostos.

Mariano I favorisce l'insediamento dei monaci Cassinesi e l'arrivo dei mercanti Pisani nel Giudicato

Mariano de Lacon-Gunale detto Mariano I di TorresNel 1073, a Barisone succede il figlio minorenne di Andrea Tanca, il donnikello Mariano de Lacon-Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice con il nome di Mariano I di Torres. Rimasto orfano in tenera età, Mariano viene eletto lo stesso pro su bonu sinnu de sa mamma, cioè per le capacità di equilibrio e di assennatezza di sua madre. Secondo l'anonimo Libellus judicum turritanorum, Mariano passa una gioventù dedita al troppo vino, sino quasi a perdere la vita e dunque la possibilità di regnare, sua madre però ne prende a cuore le sorti e lo spinge al ravvedimento. Egli sposa Susanna de Zori, o de Thori, dalla quale nasce il figlio Costantino, che gli succederà, ed a lui è attribuita anche una seconda moglie chiamata Giusta. Diviene un sovrano saggio e liberale, che governa con rettitudine e giustizia, seguendo le leggi, ed è molto amato dal suo popolo. A Mariano I si deve, nel 1065, l'insediamento di dodici monaci Cassinesi, ossia monaci Benedettini di Montecassino, nella grande Chiesa di Sant'Antioco di Bisarcio a Ozieri, e concede loro ricchi benefici, tra i quali anche il possesso della stupenda Chiesa romanica di San Pietro di Sorres, a Borutta in provincia di Sassari.

La Basilica di Sant'Antioco di Bisarcio: facciata Borutta: la Basilica di San Pietro di Sorres-Veduta d'insieme

Papa Gregorio VIINel 1073, inizia una politica di concessione di privilegi ai mercanti Pisani, che vengono dispensati dall'esazione di qualsiasi dazio dovuto per i commerci col suo Giudicato, per ringraziare Pisa di aver contribuito attivamente alla sconfitta dei Saraceni nel 1044. Mariano I regna durante il periodo nel quale la Chiesa cattolica è attraversata dalla riforma gregoriana. Gregorio VII, il più importante fra i papi dell'undicesimo secolo, mette, infatti, in atto una profonda riforma della Chiesa, ed è noto anche per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pone in contrasto con l'imperatore Enrico IV. Il 14 ottobre 1073 papa Gregorio VII invia una missiva, diretta a lui, Mariano I di Torres, ed a Costantino I di Gallura, Torchitorio I di Cagliari e Orzocco I d'Arborea, nella quale il papa riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati sardi, e consiglia o, piuttosto, ordina loro di sottomettersi alla Chiesa di Roma, pena gravi pericoli per la libertà dei loro Stati. Tra l'altro, segue una seconda epistola del 1080 che impone ai monaci di radersi la barba com'è costume nel resto d'Europa e ad occuparsi delle loro chiese, definite neglette. Mariano I si avvicina alla Chiesa di Roma, impegnandosi a pagare una somma annua come testimonianza tangibile della sua devozione, e concede al comune di Pisa, attraverso l'Opera di Santa Maria, il possesso di numerose chiese, tra le quali la Chiesa di San Michele di Plaiano, sulla strada tra Sassari e Platamona. A Mariano I si deve, anche, la costruzione della Chiesa di Nostra Signora di Castro, a Oschiri, interamente realizzata in trachite rossa con gradazioni dal rosa intenso al porpora scuro, antica Cattedrale della diocesi di Castro, che è sede vescovile almeno dal 1116, quando è documentata la presenza di un suo vescovo tra i presenti alla consacrazione della Basilica della Santissima Trinità di Saccargia. A sua moglie, Susanna de Zori, si deve la costruzione della Chiesa di San Pietro di Silki, una delle chiese più antiche di Sassari. Al fratello di sua moglie, cognato di Mariano I, viene attribuita la Chiesa di Santa Maria de Tergu, un'Abbazia benedettina alla cui costruzione hanno partecipato maestranze lombarde e pisane, che verrà consacrata nel 1117 durante il regno di Costantino I, e che risulta tra i possedimenti dei monaci Cassinesi dal 1122.

Sorso: la Chiesa di San Michele di Plaiano Oschiri: la Chiesa di Nostra Signora di Castro Sassari: la Chiesa di San Pietro in Silki Tergu-La Abbazia di Nostra Signora di Tergu

Costantino I continua a favorire ancora l'insediamento monacale nel Giudicato

Costantino de Lacon-Gunale detto Costantino I di TorresNel 1082, alla morte di Mariano I che viene sepolto nella Chiesa di Santa Maria del Regno, ad Ardara, capitale del Giudicato, a lui subentra il figlio avuto dalla moglie Susanna de Zori, Costantino de Lacon-Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino I di Torres. Costantino I, che regnerà fino alla morte nel 1127, è un forte sostenitore degli ordini ecclesiastici che chiama in numero sempre maggiore. Semestene: la Chiesa di San Nicola di TrullasIl volume 'Condaghe di San Nicolò di Trullas'Un atto di donazione del 1115 da parte di nobili del Giudicato di Torres verso i monaci Camaldolesi, indica che la Chiesa di San Nicola di Trullas in agro di Semestene, con il Monastero al quale apparteneva e di cui non rimangono che poche tracce, dovevano essere anteriori a tale data. Dopo l'insediamento, i Camaldolesi iniziano a compilare il Condaghe di San Nicolò di Trullas, tramandandoci numerose informazioni sulla società e sull'economia del tempo. Costantino fa, inoltre, edificare la bellissima Basilica della Santissima Trinità di Saccargia a Codrongianos, consacrata nel 1116, ed il cui aspetto architettonico risale poi a maestranze pisane che la completano tra il 1180 e il 1200. È il principale ed il più bel monumento romanico pisano della Sardegna ed uno dei più importanti d'Italia. Secondo il Condaghe della Santissima Trinità di Saccargia, durante un viaggio insieme alla moglie Marcusa di Gonale, discendente dalla famiglia regnante nel Giudicato di Arborea, Costantino I era stato ospitato dai monaci Camaldolesi nel loro Monastero sull'Appennino tosco-romagnolo, e avevano fatto voto alla Madonna per avere un figlio. Quando, nel 1116, nasce il figlio Gonnario, la coppia dona alla Madonna una nuova Chiesa, appunto la Basilica di Codrongianos, che è consacrata il 5 ottobre dello stesso anno. Costantino fa, inoltre, costruire, verso il 1110, la Chiesa di San Michele di Salvenero, nel villaggio vicino a Ploaghe, annessa ad un Monastero dei monaci dell'ordine dei Vallombrosani, che rimarranno a Salvannero fin verso la metà del quattordicesimo secolo. E, inoltre, nel 1116, cede la Chiesa di San Michele di Plaiano, edificata da suo padre Mariano I, al comune di Pisa attraverso l'Opera di Santa Maria. Dona inoltre nel 1113 ai monaci Benedettini di Montecassino la Chiesa di San Nicola di Silanis, ritenuta una delle creazioni più belle dello stile romanico in Sardegna, della quale restano pochi ruderi invasi dalla vegetazione a Sedini, costruita prima del 1112 dai coniugi Furatu de Gitil e Susanna de Lacon-Zori, esponenti della dinastia dei Giudici di Torres, i cui nomi appaiono scolpiti nell'inserzione funeraria sulla facciata.

Codrongianos: la Basilica della Santissima Trinità di Saccargia Ploaghe: la Cattedrale di San Michele di Salvenero Ssedini-Ruderi della Chiesa di San Nicola di Silanis

Costantino I, durante il suo regno, favorisce l'insediamento nel Giudicato della famiglia genovese dei Doria, e di quella dei marchesi Malaspina dello Spino Secco di origine della Lunigiana. Ad esse concede diversi territori abbandonati ed incolti, con la speranza che vengano resi produttivi e presidiati. I Doria si stabiliscono in Anglona dove edificano il Castello di Chiaramonti, il Castello di Castelgenovese oggi Castelsardo, il Castello dei Doria a Santa Maria Coghinas ed il Castello di Monteleone Rocca Doria. Ai Malaspina si deve, nel 1112, l'edificazione del Castello di Serravalle a Bosa, ed anche quella del Castello di Osilo. Si tratta di una politica che si mostrerà a lungo andare negativa, in quanto queste casate, appartenenti a Genova avversario storico della repubblica di Pisa, ed a Lucca suo forte antagonista delle politiche commerciali, diventeranno tanto potenti da insidiare l'integrità dello stesso Giudicato.

immagine Castelsardo-Castello dei Doria Santa Maria Coghinas-Casteldoria: il Castello dei Doria Monteleone Rocca Doria-Resti del Castello dei Doria immagine immagine

Durante il suo regno, le concessioni del pontefice all'arcivescovado pisano suscitano le invidie dei Genovesi, che presto si trasformano in competizione e in scontri. Nel 1119, i Genovesi assaltano alcune galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta per mare e per terra, che dura fino al 1133. Durante questa guerra, Costantino riesce a ristabilire una relativa equidistanza tra Pisa e Genova, sempre in un quadro di autonomia politica.

La riscossa cristiana nei confronti dell'Islam

Papa Urbano IIPapa Urbano II organizza la Prima CrociataDurante il regno di Costantino I si sviluppa la riscossa cristiana nei confronti dell'Islam. La repubblica di Pisa partecipa attivamente alla Prima Crociata, organizzata da papa Urbano II, che si protrae dal 1096 al 1099. E durante il suo regno, sotto il pontificato del suo successore ossia del papa Pasquale II, dietro le pressioni di Berengario III di Catalogna, la repubblica di Pisa organizza una spedizione per togliere ai Saraceni il possesso delle Baleari, alla quale partecipano numerosi Stati italiani e i Giudicati sardi, ma alla quale non partecipa la repubblica di Genova. La prima volta che le fonti a noi note ricordano Costantino I è nel 1113, allorché nel porto di Torres, tra grandi manifestazioni di amicizia e di onore, accoglie e rifornisce di viveri la flotta, che Toscani e Lombardi avevano allestito. Papa Pasquale IILa flotta, composta da 300 navi, di passaggio nel Logudoro, imbarca anche un contingente inviato da Costantino. Il contingente è comandato dal suo figliastro Saltaro, che lo comanda insieme a Torbeno di Calàri, zio di Torghitorio II. Lo storico Giuseppe Manno, nel suo volume Storia della Sardegna, parla delle loro imprese scrivendo Anzi, se si deve prestar fede al poeta il quale cantò le vicende dei guerrieri Pisani in quella famosa campagna, non vana fu l'opera per essi di quei due illustri personaggi; dicendosi non meno noto Turbino per l'assennato consiglio che il giovine Saltaro per la destrezza sua nel maneggiar l'arco. Onde alla Sardegna tornò l'onore di aver in tale impresa inviato colà il Nestore ed il Filotette di quell'esercito.

Le pretese di Saltaro alla successione sostenuto dalla famiglia degli Atzeni

Il figliastro di Costantino, Saltaro, nella spedizione si copre di gloria e, rientrato in patria, comincia ad accampare i suoi diritti alla successione di Costantino. Sposato con una dama della famiglia degli Atzeni, o de Athen, di Pozzomaggiore, egli è sostenuto da questa potente famiglia, che costituisce la famiglia più potente del Logudoro, dato che appartiene alla stirpe giudicale dei Lacon-Gunale, e che appare nella storia del Giudicato di Torres già dal tempo di Mariano I. Infatti è un esponente della famiglia degli Atzeni che regge la Curatoria di Ficulinas, l'attuale Florinas, e gli Atzeni dispongono di proprietà nella diocesi di Sorres.

Gonnario II sconfigge gli Atzeni e contrasta i tentativi di invasione da parte dell'Arborea

Gonnario de Lacon-Gunale detto Gonnario II di TorresNel 1127, alla morte di Costantino I, gli succede, il figlio quattordicenne, il donnikello Gonnario, della dinastia de Lacon-Gunale, nato da Costantino e dalla moglie Marcusa de Gunale, oppure, secondo un'altra versione, figlio naturale di Costantino. Egli viene intronizzato dalla Corona de Logu come Giudice con il nome di Gonnario II di Torres, e regnerà fino all'abdicazione nel 1147. Essendo molto giovane, viene allevato, oltre che dalla madre, da un tutore a lei fedele, che diviene reggente, ossia Judike de Factu. Si tratta di Ittocorre Gambella che, per proteggere il trono dalle pretese del fratellastro Saltaro e per sottrarlo a una congiura ordita dalla famiglia degli Atzeni, fa trasferire Gonnario a Pisa. Il comune toscano affida la cura del principe al nobile Ugo degli Ebriaci, che, al compimento del diciassettesimo anno, gli dà in sposa la propria figlia Maria degli Ebriaci. immagineNegli anni della sua residenza a Pisa, viene stato fatto edificare a suo nome, da Ittocorre Gambella, tra il 1127 e il 1129, a Burgos, del Castello del Goceano, detto anche Castello di Burgos, che risulta una delle fortezze più munite del periodo medioevale sardo, destinato alla difesa sia contro i nemici Atzeni di Pozzomaggiore, che contro quelli del Giudicato d'Arborea. Apparterrà, poi, al Giudicato di Càlari, a quello di Gallura e infine a quello d'Arborea. Mariano IV d'Arborea vorrà la nascita del borgo attorno al Castello, chiamato oggi Burgos. Gonnario completa la propria educazione a Pisa e, raggiunti i diciotto anni, nel 1131 torna in Sardegna, con l'aiuto di quattro galee e di truppe Pisane, e prende il potere, ottenendo dalla Corona de Logu l'attribuzione del bannus consensus, ossia il governo sulla base di un patto col popolo, e quindi la nomina a Giudice effettivo. Egli va a vivere nel Castello di Ardara, ma il Castello del Goceano diviene la residenza da lui scelta più di frequente. Nel 1131, Gonario dona la metà dell'Argentiera, nella Nurra, alla Chiesa primaziale di Santa Maria di Pisa, a testimonianza dei legami politici sempre più stretti con il comune toscano. Gli Atzeni, comunque, resistono nelle loro proprietà di Pozzomaggiore, nel sud del Giudicato. Non abbandonano i loro propositi di dominio, e tentano di portare a termine il loro progetto di usurpazione del trono, ma vengono aggrediti dagli uomini di Gonnario, e vengono uccisi senza pietà, per massima parte sotto le mura del Castello. Gonnario raggiunge i superstiti nella Chiesa di San Nicolò di Trullas, dove si erano rifugiati contando sul diritto di asilo, e, ciò nonostante, li passa per le armi. In seguito Gonnario assegna il titolo di cavaliere al fidato Ittocorre Gambella, donandogli una villa in Romangia ed i fondi situati nelle vicinanze, e, per ringraziare Pisa dell'aiuto ricevuto, inizia a condurre una politica fortemente filopisana, facendo alla città ed ai suoi mercanti concessioni di ogni genere. Attorno al 1130 Gonnario II, assieme ai Giudici Comita di Gallura e Costantino I d'Arborea, fà un solenne giuramento di omaggio all'arcidiocesi di Pisa. E di nuovo, nel 1132, organizza ad Ardara, nel palazzo giudicale del Logudoro, l'offerta dei propri omaggi all'arcivescovo di Pisa, Ruggero, alla quale è presente anche Comita di Gallura. Questo atto porta ad affermarsi, per un certo tempo, la supremazia del Giudicato di Torres sull'isola, grazie anche all'appoggio pisano. Ma le concessioni fatte da Gonnario II alla repubblica di Pisa, risvegliano l'ostilità di Genova. Quindi, la repubblica di Genova istiga il nuovo Giudice Comita III d'Arborea, che nel 1131 si è con loro alleato, a muoversi alla conquista del Logudoro, nel quale riesce ad imporre, per qualche tempo, il suo dominio. Le ostilità però cessano presto, per la mediazione del papa Eugenio III. Comunque, nel 1136 Comita III ritenta, ma viene nuovamente respinto da Gonnario II. Papa Eugenio IIINel 1146 Comita III d'Arborea, organizza il Convegno di Bonarcado, nel quale fa incontrare i quattro Giudici per risolvere una controversia sorta tra il Giudice Costantino III di Gallura ed i figli del suo predecessore Comita Spanu, per il possesso del Castello di Balaiana, che probabilmente rappresentava una residenza giudicale estiva dei Giudici di Gallura. E Gonnario interviene, con gli altri Giudici, al Collectu, l'assemblea generale convocata per dirimere la controversia. La Seconda CrociataNel 1147, in occasione della consacrazione della Chiesa di Santa Maria di Bonarcado, Barisone II d'Arborea convoca i Pisani e gli altri Giudici sardi per una conferenza di pace. L'occasione vede riuniti tutti i Giudici sardi, ossia Gonnario II di Torres, Costantino III di Gallura, Salusio III di Cagliari e Barisone II d'Arborea. Grazie a questa conferenza di pace, si riesce, ad evitare una nuova guerra per ben quindici anni. Negli anni successivi Gonnario si dedica interamente alla religione. Partecipa alla Seconda Crociata, che si svolge dal 1145 al 1149, annunciata da papa Eugenio III e la prima guidata da regnanti europei, ovvero Luigi VII di Francia e Corrado III di Svevia, e vi partecipa insieme al vescovo di Sorres, ad alcuni nobili sardi e ad un cavaliere templare, di cui è citato il nome, Magister curiae Roberto Turonensis o Di Tours.

L'incontro con San Berbardo di Clairvaux e la sua conversione

Apparizione della Vergine a San Bernardo di ChiaravalleDopo aver partecipato a questa Crociata, al ritorno, passando per la Puglia, egli si reca a Montecassino, grazie ai forti rapporti che il padre Costantino aveva avuto con i monaci Benedettini. Qui egli diviene molto amico di San Bernardo di Clairvaux o di Chiaravalle, monaco e abate francese, al quale si deve l'edificazione della celebre Abbazia di Clairvaux e di altri monasteri, e che è tra i fondatori storici dell'ordine Cistercense e sostenitore del movimento templare. Sotto il suo governo viene edificata, per sodisfare un desiderio di Bernardo di Chiaravalle, l'Abbazia di Santa Maria di Corte a Sindia con l'annesso Monastero, consacrati il 15 marzo 1149. Secondo la tradizione fa, poi, edificare il Santuario di Nostra Signora di Gonare a Sarule, per sciogliere il voto fatto per ringraziare la Madonna, dopo essere sopravvissuto ad un disastroso naufragio, sulle coste di Orosei, al ritorno dalle Crociate.

Sindia-La Abbazia di Nostra Signora di Corte Sarule-Santuario della Madonna di Gonare

Gonnario de Lacon-Gunale diventato beatoIncontrato ancora una volta San Bernardo, nel 1147, ne rimane talmente influenzato da decidere di abbandonare tutto e abdicare a favore del figlio Barisone. Con la madre Marcusa si reca in Sicilia e, a Messina, fonda l'Ospedale di San Giovanni d'Oltremare, dove anni dopo verrà sepolta Marcusa. Quindi si reca all'Abbazia di Chiaravalle per farsi monaco Cistercense. Si rifugia in una grotta per fare penitenza prima di entrare nella casa madre dei Cistercensi nel 1154, pochi mesi dopo la morte di San Bernardo. Gonnario vive a lungo nel Monastero, dove muore, viene sepolto e considerato beato, con la definizione di Beatus Pius Gumarus.

Barisone II contrasta i nuovi tentativi di invasione da parte dell'Arborea e poi diventa filo genovese

Barisone de Lacon-Gunale detto Barisone II di TorresNel 1147 gli equilibri nell'area vedono Arborea filogenovese, circondata dal Logudoro e Cagliari filopisane. In quell'anno due fatti condizioneranno tutta la storia successiva: Gonnario II di Torres, come si è detto, abdica, e, qualche anno dopo, a Cagliari muore il Giudice Salusio III. Dei due figli di Gonnario, il maggiore, Barisone, gli succederà sul trono del Logudoro, mentre il minore, Pietro, che sposerà la figlia di Salusio III, diventerà Giudice di Cagliari col nome di Torchitorio III. E proprio nel 1147, quando Gonnario II abdica, il figlio maggiore, Mariano, della casata de Lacon-Gunale, viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Barisone II di Torres. Egli, che regnerà fino all'abdicazione nel 1191, sposa Preziosa de Orrubu, o de Orrù, dalla quale nascono i due figli, Costantino e Comita. Barisone II continua nella politica del padre, assai vicina alla repubblica di Pisa ed alla Chiesa di Roma. Nel 1150 fa, tra l'altro, iniziare la costruzione della Chiesa di San Lorenzo a Silanus, probabilmente dagli stessi frati Cistercensi dell'Abbazia di Santa Maria di Corte di Sindia. In seguito, durante il suo regno, verso il 1160, il fratello Ittocorre de Gunale fa edificare il Castello Etzu o Castello di Monti Ferru, allo scopo di difendere i confini meridionali del Giudicato, dai tentativi di invasione del Giudicato d'Arborea. Il Castello entrerà, comunque, in seguito, in possesso degli stessi Giudici d'Arborea.

Silanus: la Chiesa di Santu Larretu o San Lorenzo Cuglieri-Casteddu Etzu o Castello di Montiferru

Federico I del Sacro Romano impero detto il BarbarossaQuando, nel 1154, l'imperatore Federico III Hohenstaufen divenuto Federico I del Sacro Romano Impero, più noto con il nome di Barbarossa, scende in Italia per contrastare il potere dei comuni italiani. Pisa concede il proprio appoggio incondizionato all'imperatore che, nel 1162, le concede notevoli privilegi, determinando una ripresa delle ostilità con la repubblica di Genova. La pace verrà raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'imperatore del Sacro Romano impero in Italia, e l'accordo favorirà Genova, che vedrà espandersi i propri territori d'oltremare. Nel 1162, allo scoppio della guerra tra Pisa e Genova, gli equilibri politici tra le due repubbliche marinare e i regni sardi si incrinano, ed, infatti, il suo governo è caratterizzato dalla guerra tra i Pisani ed i Genovesi. Nel 1163, Barisone II di Torres, filopisano, deve ostacolare le mire egemoniche di Barisone II d'Arborea, alleato allora con i Genovesi, che, nel 1162, aveva dichiarato guerra a Pisa, e lo deve combattere lungamente, resistendo comunque a diversi suoi attacchi militari. Sostiene il fratello Pietro, divenuto Giudice di Cagliari con il nome di Torchitorio III di Càliari. Quando questi, nel 1163, deve fuggire da Cagliari, spodestato da Barisone II d'Arborea, lo accoglie presso di se. E, nel 1164, mentre Barisone II d'Arborea si reca a Pavia, nella Cattedrale di San Siro, per venire incoronato re di Sardegna, titolo comprato da Federico I del Sacro Romano impero, Barisone II di Torres, insieme al fratello Torchitorio III, approfittando dell'assenza del sovrano, per vendicarsi, cerca, però senza successo, di invadere il Giudicato d'Arborea. Successivamente, comunque, sempre nel 1164, con il sostegno del fratello Barisone II di Torres e delle forze pisane, Torchitorio III torna trionfante a Cagliari, ma, nel corso del suo regno, si ripetono i tentativi, sia pure senza successo, di conquista da parte di Barisone II d'Arborea. Nel 1165 l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al comune di Pisa dallo stesso Federico Barbarossa, il quale in questa occasione revoca anche tutte le concessioni anteriori della medesima, da lui fatte, a qualunque altra città o persona. Barisone si reca, con gli altri Giudici, a Pisa a giurare fedeltà. Ma i Pisani, forti di questa concessione, tendono ad inserirsi sempre maggiormente nell'economia e nella politica del Giudicato. Quindi, in seguito, nel 1166, Barisone II di Torres, come già aveva fatto il fratello Torchitorio III, si rende conto delle loro eccessive ingerenze negli affari interni, e quindi cambia strategia ed inizia ad aprirsi ai Genovesi, arrivando ad espellere, con l'aiuto dei Doria, i Pisani dal Giudicato. Per ritorsione, Barisone II d'Arborea, divenuto filopisano, spinto dai Pisani lo attacca, ma la reazione militare, organizzata con troppa fretta, non ha successo. Si ottiene, comunque, una successiva riconciliazione tra i due Barisone, di Torres e d'Arborea. Comunque, per queste continue ritorsioni tra i Giudicati, Barisone II di Torres cerca di rimanere politicamente in equilibrio tra le due potenze marinare, finché, nel 1191, abdica a favore del primogenito Costantino, e si ritira nell'Ospedale di San Giovanni d'Oltremare, a Messina, fondato da sua nonna, la regina Marcusa.

Costantino II scomunicato e poi sconfitto da Guglielmo I Salusio IV che imprigiona la moglie Prunisinda

Costantino de Lacon-Gunale detto Costantino II di TorresNel 1191, dopo l'abdicazione del padre, il figlio Costantino, della dinastia de Lacon-Gunale, viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino II di Torres, ma già da venti anni era stato associato nel governo del Giudicato. Egli regnerà fino alla morte, nel 1198. Vedovo della catalana Drudda, morta poco dopo essere giunta in Sardegna, sposa in seconde nozze Prunisinda, anch'essa catalana, che va a risiedere nel Castello del Goceano. Dalle due mogli non gli nascono eredi diretti. Il suo regno, che dalle fonti risulta essere spesso tirannico, si svolge in un periodo particolarmente complesso della storia sarda, caratterizzato dal forte inasprirsi della lotta di predominio tra Genova e Pisa. Egli prosegue nella politica filogenovese del padre, tanto da inimicarsi la Chiesa che, dopo una sommaria istruttoria dell'inviato papale che è, guarda caso, l'arcivescovo di Pisa, viene scomunicato. Nel 1194, nel suo Giudicato, si verifica l'assalto del Giudice filopisano Guglielmo I Salusio IV di Cagliari, il più spietato sovrano dell'epoca giudicale, che espugna e gli toglie il Castello del Goceano, facendo prigioniera sua moglie Prunisinda. Dopo averla violentata, la conduce prigioniera a Santa Igia. Non riesce però ad impossessarsi del Giudicato del Logudoro, e viene respinto, nel 1195, dai Genovesi, che sono alleati di Costantino. L'anno successivo, Costantino tenta la liberazione di Prunisinda, aiutato dai Genovesi, ed assedia inutilmente Santa Igia dove è tenuta prigioniera, senza però riuscire a liberarla. Prunisinda morirà, prigioniera, per l'onta subita e per gli stenti. La guerra fra Costantino e Guglielmo continua ininterrotamente fino al 1198, quando Costantino II di Torres muore senza lasciare eredi diretti.

Comita II fratello di Costantino II si rappacifica con Guglielmo I Salusio IV

Comita de Lacon-Gunale detto Comita II di TorresNel 1198, alla morte di Costantino II senza eredi diretti, la Corona de Logu intronizza come Giudice suo fratello Comita, sempre della dinastia de Lacon-Gunale, che sale al trono con il nome di Comita II di Torres, e regnerà fino alla morte nel 1218. Egli cerca di utilizzare la diplomazia ed i matrimoni per uscire dalla situazione difficile in cui si trovava il suo Giudicato, sempre, comunque, appoggiato dai Genovesi, e contrastato dai Pisani. All'età di circa vent'anni, sposa in prime nozze Ispella d'Arborea, vedova di Ugo Poncho de Cervera, visconte de Bas, e madre di Ugo Ponzio de Bas, che diventerà, in seguito, Giudice condomino d'Arborea con il nome di Ugone I. Fa sposare il figlio di primo letto, Mariano, con Agnese, secondogenita di Guglielmo I Salusio IV de Lacon-Massa, procurandosi l'alleanza con questo spietato Giudice di Cagliari. Sposa, quindi, in seconde nozze Agnese Aleramici di Saluzzo, figlia di un potente marchese piemontese, da cui ha due figlie, Giorgia e Isabella, che fa sposare con signori importanti. Ha anche un figlio naturale, da una donna della famiglia de Serra, chiamato Orzocco de Serra, che sarà reggente a nome del nipote Barisone. Confermati gli stretti rapporti con i Genovesi, non modifica la politica antipisana del Giudicato. Preoccupato per il controllo di Pisa, non solo su Cagliari e indirettamente sull'Arborea, ma attraverso Lamberto Visconti anche sulla Gallura, che confina con il suo Giudicato, decide di affrontare i Visconti. Nel 1209 occupa Civita costringendo Lamberto Visconti a fuggire e per breve tempo controlla parte del territorio del Giudicato di Gallura. Ben presto, però, Lamberto e i suoi alleati Pisani lo scacciano, viene ristabilita la pace, Comita si ritira, e Lamberto Visconti può rientrare a Civita. Padru-Tesoro di Santu MialiDi nuovo, tra il 1210 ed il 1215, con il supporto della repubblica di Pisa, Lamberto cerca di attaccare, a più riprese, i Giudicati di Logudoro e d'Arborea, senza riuscire, però, ad entrarne in possesso.Quello del suo regno è un periodo nel quale si susseguono, lungo la costa orientale della Sardegna, le incursioni dei pirati saraceni, delle quali è una testimonianza il tesoro di Santu Miali, costituito da 3.500 genovini d'argento e nascosto, per sfuggire a tali incursioni, sotto l'altare della Chiesa di San Michele Arcangelo, a Padru. In seguito a questi attacchi, Comita II viene costretto a scendere a patti con Pisa, viene quindi ristabilita la pace, egli si ritira dalla Gallura, e Lamberto Visconti può rientrare a Civita.

Mariano II sconfigge Pietro II d'Arborea e lo costringe a condividere il controllo del Giudicato

Mariano de Lacon-Gunale detto Mariano II di TorresAgnese di Massa divenuta moglie di Mariano II di TorresNel 1218, alla morte di Comita II di Torres, gli succede il figlio di primo letto Mariano, della dinastia de Lacon-Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Mariano II di Torres, e governerà il Logudoro fino alla morte nel 1232. In seguito a un contratto tra Guglielmo I Salusio IV de Lacon-Massa, Giudice di Cagliari, e suo padre Comita II, Mariano era stato spinto nel 1200 a prendere in moglie Agnese di Massa, figlia primogenita di Guglielmo I Salusio IV, dalla quale avrà tre figli, Adelasia che andrà sposa ad Ubaldo Visconti, Benedetta che andrà sposa al conte di Ampurias, e Barisone che gli succedrà sul trono. Mariano riesce a mantenere un discreto equilibrio tra Genova, il papato e Pisa, dando al suo regno una relativa prosperità. Riprende, sia pure senza successo, la guerra contro i Visconti, per cercare di appoggiare la cognata Benedetta di Massa, figlia secondogenita di Guglielmo I Salusio IV e moglie di Barisone II Torchitorio IV di Cagliari, che è stato spodestato dal pisano Ubaldo Visconti. Si riarma, con l'appoggio del papa e con la speranza di aiuti milanesi, ma nel 1219 viene sconfitto, e viene messa fine alla guerra con il trattato di pace di Noracalbo. Secondo gli accordi, Mariano II è costretto a far sposare la figlia Adelasia, che risiede nel Castello del Goceano, con il tredicenne pisano Ubaldo Visconti di Gallura, ed a rinunciare ai diritti su alcuni suoi possedimenti posti in Gallura, che erano già stati conquistati da suo padre, Comita II. Il matrimonio viene celebrato nel 1219 nella Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, ma immediatamente papa Onorio III, ormai avverso ai Pisani, invia il suo cappellano Bartolomeo per annullarlo. Papa Onorio IIILa sua missione fallisce, e questo patto di alleanza tra la repubblica di Pisa ed il Giudicato di Torres venne rispettato. Ubaldo Visconti, divenuto nel 1230 Giudice di Gallura, tenta senza successo l'invasione del Logudoro. Ma quando le fortune di Ubaldo vengono meno, Mariano II scatena un'offensiva, insieme al nuovo Giudice Guglielmo II Salusio V di Cagliari, figlio di Benedetta, contro suo cugino Pietro II d'Arborea, considerato alleato di Ubaldo Visconti, che viene sconfitto e nel 1228 deve accettare di condividere, con Mariano II e Guglielmo II Salusio V, il controllo del Giudicato. Comunque, dopo la morte di Ubaldo Visconti, Pietro II d'Arborea, approfittando delle successive lotte intestine, si libererà dai condomini e tornerà ad estendere la propria autorità sull'intero Giudicato.

Barisone III ultimo erede dei Lacon-Gunale viene ucciso da una sommossa della popolazione

Morte di Barisone III di Torres e Orzocco de SerraNel 1232, alla morte di Mariano II, dalla Corona de Logu viene intronizzato come Giudice il figlio appena undicenne, il donnikello Barisone de Lacon-Gunale, con il nome di Barisone III di Torres, che verrà ucciso a soli quindici anni nel 1234. Essendo molto giovane, diviene reggente, ossia Judike de Factu, il fratello di suo padre, suo zio Orzocco de Serra, come risulta scritto nel testo: Marianus iudex … Parasonum filium suum in minori constitutum etate cuidam suo fratri naturali … dimiserit, ossia Il Giudice Mariano … suo figlio Barisone data la minore età viene sostituito dal suo fratello naturale. Orzocco non si dimostra, però, né abile amministratore, né capace diplomatico. Il Giudicato è minato dall'interno dallo strapotere di alti funzionari corrotti, e soprattutto sostenitori dei Doria e Malaspina, che costituiscono uno stato all'interno dello stato. Gli interessi dei ricchi e dei mercanti portano quindi a una situazione che permette loro di agire senza alcun controllo da parte delle autorità costituite. Nel 1233 Orzocco rinnova il trattato di alleanza con Genova, ma arriva una pronta reazione del partito filo pisano, che si appoggia ad Adelasia, moglie di Ubaldo Visconti di Gallura e sorella maggiore del Giudice designato. Il regno viene agitato da sommosse contro la politica del tutore del giovane Giudice, e, per quanto la sorella Adelasia tenti di ristabilire l'ordine, il malcontento aumenta. Le sommosse aumentano, soprattutto a Sassari, che rivendica una maggiore autonomia della corte giudicale. Nel 1234 Orzocco punisce la città di Sassari, condannando all'esilio i suoi cittadini più facinorosi. Con questo, però, la rivolta contro di lui si allarga all'intero Giudicato. Barisone III non arriva al trono. Viene messo a morte, insieme al reggente Orzocco de Serra, sempre nel 1236, a Sorso, dove vive in attesa della maggiore età, durante una sommossa popolare, legale secondo il diritto giudicale con la motivazione di aver tradito il bannus consensus, ossia il governo sulla base di un patto col popolo. Non sono chiare le motivazioni di tale rivolta, ma si ritiene che la classe dei nobili, i ricchi mercanti, i Doria e i Malaspina, appartenenti alla fazione favorevole alla repubblica di Genova, ne abbiano avuto la regia. Secondo un'altra versione, si ritiene possa essere stato assassinato da alcuni sicari assoldati da Ubaldo Visconti di Gallura, bramoso di impadronirsi del Giudicato di Torres. Muore a solo quindici anni, ed il suo corpo viene sepolto nella Chiesa di San Pantaleo a Sorso. Con la morte di Barisone III si estingue la dinastia nativa dei Lacon-Gunale.

Le dinastie Visconti e Hohenstaufen

Nel 1234, alla morte di Barisone III, la Corona de Logu assegna il titolo alla sorella Adelasia de Lacon-Gunale, che diventa Giudicessa di Torres. Grazie ai suoi matrimoni, regna in Sardegna, con Ubaldo Visconti, la Dinastia Visconti, che dura solo per il periodo del suo regno;e con Enzo Hohenstaufen di Svevia, la Dinastia Hohenstaufen, che dura anch'essa solo per il periodo del suo regno.

Il breve governo di Adelasia e del pisano Ubaldo Visconti

Ricostruzione del viso di Adelasia de Lacon-Gunale divenuta Giudicessa con il nome di Adelasia di TorresAdelasia di TorresNel 1234, alla morte di Barisone III, sono eredi legittime le sorelle Adelasia e Benedetta. Grazie al potere e all'influenza del marito di Adelasia, Ubaldo II di Gallura, la nobiltà del Logudoro impone alla Corona de Logu l'assegnazione del titolo alla sola Adelasia di Torres, della dinastia de Lacon-Gunale, che diventa Giudicessa di Torres, mentre Ubaldo Visconti, in virtù del suo matrimonio con questa, diviene contemporaneamente Giudice di Gallura e di Torres, dopo aver invaso e controllato, nel 1230, per un certo tempo, anche il Giudicato di Càlari. La Giudicessa Adelasia va a risiedere, con il marito Ubaldo, nel Castello del Monte Acuto, a Berchidda. Come primo atto Adelasia supplica il nuovo pontefice, papa Gregorio IX, di perseguire gli assassini del fratello, e questi ordina all'arcivescovo di Pisa di lanciare la scomunica contro gli autori del misfatto. Papa Gregorio IXPapa Gregorio IX è confortato dal fatto che, accanto a Adelasia, governa il guelfo Ubaldo, e che, perciò, i Pisani si guarderanno bene dall'insidiare il suo regno. Perciò assolve Ubaldo, la moglie, e il Giudice Pietro II d'Arborea, dalla scomunica per aver aiutato i Visconti nell'invasione del Giudicato di Càlari. Papa Gregorio IX, però, pretende da Adelasia, nel 1237, la cessione del Castello di Monte Acuto, e pretende di sottoporre il Giudicato di Torres e le terre da lei possedute in Corsica, Pisa e Massa al dominio dei pontefici, che vengono nominati suoi eredi universali qualora ella abbia a decedere senza prole. Ma suo marito Ubaldo non riconosce lo stesso per la Gallura, ribadendo solamente l'antica precedente autorità dell'arcidiocesi di Pisa. Comunque, anche il Giudice Pietro II d'Arborea, certo che morirà senza lasciare prole, istituisce come suoi eredi universali i pontefici. Ubaldo Visconti non è, però, in grado di fermare il processo di disgregazione del Giudicato, dilaniato dalle lotte intestine tra seguaci dei Doria, dei Malaspina, dei Visconti e della famiglia giudicale, con le ingerenze della Chiesa e del patriarca di Pisa. Inaspettatamente Ubaldo Visconti, col quale Adelasia aveva passato quasi un ventennio, colto da forti febbri, muore nel 1238 all'età di 31 anni. Adelasia, forse sconvolta per la morte orrenda del fratello prime, e per quella del marito poi, si ritira in meditazione trasferendosi dal Castello gallurese di Monte Acuto al palazzo giudicale di Ardara.

Adelasia sposa Enzo di Svevia che diviene l'ultimo Giudice di Torres

Enzo di Svevia ed Adelasia de Lacon-GunaleMorto, nel 1238, Ubaldo, si fanno avanti tanti nobili che aspirano alla mano di Adelasia la quale, a parte la sconosciuta bellezza, ha da donare il titolo di Giudice del Logudoro e di Gallura. Papa Gregorio IX tenta allora di imporre il matrimonio tra Adelasia e Guelfo Porcari, podestà e capitano del popolo di Pisa, molto devoto alla Santa Sede. Ma i Doria, temendo per i propri interessi, convincono Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano impero dal 1220 al 1250, del quale sono alleati, a far sposare, nel 1238, Adelasia al suo figlio naturale, avuto con la concubina Bianca Lancia d'Agliano che diventerà la sua quarta moglie, il diciottenne Enzo Hohenstaufen di Svevia. Adelasia viene immediatamente scomunicata dal papa Gregorio IX, mentre Enzo riceve dal padre il titolo platonico di Re ed Adelasia quello di Regina di Sardegna. Molto più giovane di Adelasia, Enzo resta in Sardegna solo un anno, poi lascia l'isola e si unisce al padre nella lotta contro il papato e le fazioni guelfe ad esso alleate.

La reggenza di Michele Zanche in nome di re Enzo e la morte di Enzo di Svevia

Il reggente Michele ZanchePrima di partire, Enzo lascia come reggente, nel 1239, il suo vicario Michele Zanche, che aveva già avuto parte negli intrighi cittadini che avevano portato all'uccisione di Barisone III. Papa Innocenzo IVLa reggenza di Michele Zanche prosegue, nell'assenza del legittimo Giudice Enzo di Svevia, ed egli si arricchisce sfruttando il suo ufficiò al punto da venire ricordato da Dante nella Divina Commedia, nel XXII canto dell'Inferno, insieme al frate Gomita, nella quinta bolgia dell'ottavo cerchio, quella dei barattieri, Usa con esso donno Michel Zanche di logodoro; e a dir di sardigna le lingue lor non si sentono stanche. Dopo otto inutili anni di attesa del ritorno del marito, Adelasia cessa di occuparsi del Giudicato, il matrimonio nel 1246 viene sciolto e lei si ritira nel Castello di Goceano, dove morirà senza eredi nel 1259. Muore distrutta moralmente e fisicamente, ma dopo aver nominato titolare del Giudicato il pontefice ed avendo ricevuto la revoca della scomunica e il perdono di papa Innocenzo IV. Da molti studiosi, il 1259, che è l'anno della morte di Adelasia, l'ultima Giudicessa designata dalla Corona de Logu, viene indicato come la data ufficiale della fine del regno giudicale di Torres o del Logudoro. Enzo di Svevia portato prigioniero a BolognaEnzo Hohenstaufen di Svevia intanto si comporta fino alla morte, a dispetto della lontananza, della prigionia e del divorzio da Adelasia, come re di Torres e di Gallura, con l'emanazione di norme, la nomina di vicari, e, nel testamento, di successori, in quei territori. Egli lotta per una diecina di anni con tutte le forze contro il papato e contro la fazione guelfa. Durante l'ultima battaglia, il 26 maggio 1249 a Fossalta, viene catturato ed imprigionato a vita a Bologna, nel palazzo adiacente la piazza Maggiore, detto per questo palazzo re Enzo. E, dopo ventitré anni di prigionia, Enzo di Svevia muore a Bologna il 14 marzo 1272, e viene sepolto nella Basilica di San Domenico. Quindi da altri studiosi, il 1272, che è l'anno della morte di re Enzo Hohenstaufen di Svevia, viene indicato come la data ufficiale della fine del regno giudicale di Torres o del Logudoro.

La reggenza di Bianca Lancia ed il controllo pisano e poi genovese sui resti del Giudicato

Il Giudicato viene sconvolto da varie lotte interne e nel 1259, alla morte della Giudicessa Adelasia, le famiglie dei Doria e dei Malaspina a nord, il Giudice di Gallura a est ed il Giudice d'Arborea a sud, incominciano ad impossessarsi delle sue terre.

La reggenza di Michele Zanche in nome di Bianca Lancia

Bianca Lancia al tempo del suo incontro con Federico II di SveviaDal 1272, anno della morte di re Enzo, inizia la reggenza di sua madre Bianca Lancia. Per non perdere il potere, Michele Zanche la circuisce ed arriva a sposarla, e con il matrimonio diviene ufficialmente reggente e conserva la gestione del suo potere nel Giudicato. Branca DoriaDal matrimonio di Bianca Lancia con Michele Zanche nasce una bambina, Caterina, sposata a 16 anni a un esponente della famiglia dei Doria, Branca Doria, il quale, nel 1275 invita il suocero Zanche a pranzo nella sua tenuta nella Nurra, e per ottenere il controllo del Logudoro lo fa uccidere a pugnalate, ne fa tagliare il cadavere in tanti pezzi, e li nasconde accuratamente in parti diverse. Anche Branca Doria, sebbene fosse ancora vivo, viene ricordato da Dante nella Divina Commedia, nel XXXIII canto dell'Inferno, nella terza zona del nono cerchio, e cioè nella Tolomea, dove sono puniti i traditori degli ospiti, Nel fosso sù, diss'el, de Malebranche, là dove bolle la tenace pece, non era ancora giunto Michel Zanche, che questi lasciò il diavolo in sua vece nel corpo suo, ed un suo prossimano che 'l tradimento insieme con lui fece. È sotto la reggenza di Bianca Lancia che la capitale del Giudicato viene trasferita da Ardara a Thathari, l'attuale Sassari, dove rimane fino al termine dell'era giudicale. Secondo altre versioni, il 1275, anno della morte di Michele Zanche, o il 1280, anno della morte della reggente Bianca Lancia d'Agliano, viene indicato come la data ufficiale della fine del regno giudicale di Torres o del Logudoro.

Il controllo prima pisano e successivamente genovese

Dal 1282 al 1284, però, Genova e Pisa tornano a combattersi duramente, e Branca Doria non ottiene il risultato che si era ripromesso. Sui territori che erano appartenuti a Branca Doria, iInizia ad esercitarsi il controllo prima della repubblica di Pisa, e poi di quella di Genova. I pisani occupano le regioni del Giudicato, iniziando a contendersele con i Genovesi, e, forti delle vittorie ottenute a Cagliari, iniziano a radicare la loro signoria su tutto il Giudicato. Ugolino della Gherardesca vi penetra con le sue truppe, ed annulla l'autorità del Pontefice. Nel 1283, il capitano pisano Rosso Buzacherino, armate sedici galee, devasta in Corsica, a danno dei Genovesi, e lascia le sue truppe nel porto di Torres. In risposta i Genovesi armano una flotta comandata da Tommaso Spinola e si muovono contro la flotta pisana comandata da Andreotto Saracino, il quale la rivolge contro Alghero, che cinge d'assedio, e favorito dal Giudice d'Arborea, la occupa. L'episodio decisivo degli scontri tra pisani e genovesi si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e genovesi si scontrano per tutta la giornata nella battaglia navale della Meloria. Ma dopo questa battaglia, Genova, che ha sconfitto Pisa, oltre al predominio dei mari, si assicura, anche, il completo controllo sulle terre di quello che era stato il Giudicato di Torres. Il Giudicato viene suddiviso tra le potenti famiglie dei Doria, dei Malaspina, e la sopravvenuta famiglia genovese degli Spinola, ma perde alcuni territori anche a favore del confinante Giudicato d'Arborea.

Gli Statuti Sassaresi

Gli Statuti SassaresiResta fuori dal loro controllo solo la città di Sassari dove, nel 1294, i cittadini, appoggiati dai Doria, si costituiscono in libero comune, e promulgano gli Statuti Sassaresi. I due più antichi codici degli Statuti Sassaresi giunti fino a noi, sono scritti in gotica testuale, su fogli di pergamena. Il primo è un codice in latino del quale si ignora la data. Il secondo è un codice in volgare sardo logudorese ed è del 1316, al tempo del podestà genovese Cavallino de Honestis. In conformità allo Statuto, il libero comune viene retto da un podestà inviato da Genova ogni anno, con poteri giurisdizionali e di governo. Princìpio cardine della forma organizzativa prevista dagli Statuti è, comunque, un accurato sistema di alternanza delle cariche pubbliche, che permette ai cittadini di limitare il tempo del loro impegno pubblico, e consente loro di continuare a dedicarsi alle proprie occupazioni e ai propri affari.

Il governo dei territori che erano appartenuti al Giudicato

Il territorio che era apprtenuto al Giudicato di Torres è governato da Genova fino al 1323, poi dagli Aragonesi dal 1323 al 1516 e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passa all'Austria che lo governa dal 1713 al 1720 ed infine entra nel regno di Sardegna e dal 1861 nel regno d'Italia.

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Nella prossima pagina vedremo una breve Storia del Giudicato di Gallura, che si trovava nel nord orientale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Civita, ossia Olbia.


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