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Il giudicato di Gallura che si sviluppa nella parte nord orientale dell'Isola

In questa pagina vedremo una breve Storia del giudicato di Gallura, che si trovava nel nord orientale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Civita, ossia Olbia.

Il giudicato di Gallura

Stemma del giudicato di GalluraCuratorie del giudicato di GalluraIl piccolo giudicato di Gallura, si sviluppa nella parte nord orientale dell'Isola. Lo stemma del giudicato era l'effige di un gallo. Questo giudicato confina a ovest con il giudicato di Torres o del Logudoro, a sud con il giudicato di Càralis, e separato dal giudicato di Arborea dall'enclave logudorese di Orgosolo. Si estende sul territorio delle regioni storiche della Gallura, in parte in quella del Monteacuto ed in parte in quella delle Baronie. Il giudicato di Gallura è il più piccolo ed il più povero dei quattro Giudicati sardi, il suo territorio è montuoso e sterile, con poche zone coltivabili attorno alle odierne Orosei, Posada ed Olbia. Le sue Curatorie sono quelle di: Balaniana, Barbagia di Bitti, Canahim, Fundimonte, Gemini, Montanea, Orfili, Orosei e Galtellì, Posada, Taras, Unali. La sua capitale è ubicata a Civita, ricostruita sui ruderi dell'antica città romana di Olbia, che all'epoca conta comunque solo su poche centinaia di abitanti, ed anche per quasto la corte giudicale si sposta spesso tra i maggiori centri delle varie Curatorie del regno. Sono, infatti, residenze giudicali sia il Castello di Re Baldo che il Castello di Balaiana, i quali si trovano nei pressi di Luogosanto.

Quanto dura il giudicato

Le notizie storiche sul giudicato di Gallura partono dal 1038. Viene governato prima da un giudice della dinastia di Torres, successivamente da diverse famiglie locali, ed alla fine dalla dinastia pisana dei Visconti. Per la sua posizione e per la scarsità di risorse, il giudicato viene ben presto controllato dalla repubblica marinara di Pisa, che, nel 1288, scacciano il giudice Nino Visconti, occupano il giudicato di Gallura, decretando appunto la fine del giudicato di Gallura nel 1288. Secondo altri, la fine ufficiale del giudicato viene datata al 1296, quando muore Nino Visconti, ed i suoi territori vengono inglobati dal comune di Pisa.

Qualche scarsa notizia sui primi Giudici della Gallura

La storia conosciuta dei Giudicati inizia nel 687, anno nel quale Giustiniano II trasferisce lo Judex provinciae da Furum Traiani a Cagliari, e nel quale abbiamo notizia di chi governa le quattro regioni. Poco sappiamo dei primi Giudici del Logudoro, dal 687 al 1038. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze. Sappiamo che già, durante il dominio bizantino, nel 687 governa in Gallura un certo Inerio, che può essere visto come il primo giudice, almeno di fatto anche se non ancora di diritto, dato che vi è ancora un unico Judex provinciae ad avere, per lo meno formalmente, autorità su tutta l'isola. Verso il 740, governa un certo Giovanni, e successivamente un certo Simone. Verso l'800 governa un certo Dertone, ed in seguito un certo Lirco.

L'indipendenza dal governo bizantino

Papa Niccolò ILa ormai notevole distanza del governo bizantino, porta, tra l'851 e l'864, i luogotenenti dipendenti da Càralis che governano le quattro Partes nella quale è divisa la Sardegna romana, ad organizzarsi autonomamente. Si proclamano autonomi, staccandosi dal potere centrale rappresentato dallo Judex provinciae che risiede a Càralis, e diventano gli Judex delle quattro Partes. Le fonti più importanti in merito a questo periodo storico sono, ancora, le epistole papali. Le fonti più importanti in merito a questo periodo storico sono le epistole papali. Nel 864 papa Niccolò I scrive una missiva per stigmatizzare i matrimoni fra consanguinei, che intercorrono ormai da anni tra gli Judices sardi, e nella missiva usa il plurale Judices, il che sta ad indicare che sono già nati i Giudicati.

La liberazione della Sardegna dai Saraceni

I pirati saraceniPapa Benedetto VIIINel 1015 i Saraceni, condotti da Mujahid al-Amiri al-Muwaffaq, noto in Italia come Museto, che, dopo essersi impadronitei di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna, e la disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori. Nello stesso anno, sollecitate da papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano, nel 1016 intervengono in Sardegna con una prima spedizione militare. Nel 1044 i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto e sconfiggono l'esercito di Mujāhid. La Sardegna viene liberata dai Saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. I Giudicati divengono, quindi, meta di mercanti Pisani e Genovesi che, col tempo, diventano i veri padroni dell'economia dei quattro regni isolani.

I Giudici della dinastia de Lacon-Gunale che governano Torres, Arborea e la Gallura

Il giudicato di Torres sarebbe stato il primo a distaccarsi da Cagliari tra l'854 e l'864, seguito, entro la fine del nono secolo, dagli altri due Giudicati di Gallura e di Arborea; in questo modo apparirebbe logico, o almeno non desterebbe meraviglia, che il giudice di Torres potesse essere stato, come dice Giovanni Fara che è stato il primo studioso che si è occupato delle origini dei Giudicati, re utriusque loci ossia dei diversi luoghi, quindi di Torres, Gallura ed Arborea. È solo dal 1022 che abbiamo la certezza storica sui Giudici del Logudoro, e sappiamo che i primi Giudici appartengono alla dinastia de Lacon-Gunale.

Gonnario o Gunnario de Salanis intronizzato come Gonnario Comita de Lacon-Gunale

Il giudice Gonnario Comita de Lacon-GunaleIl primo sovrano del quale si hanno notizie certe è il logudorese Gonnario o Gunnario de Salanis della dinastia dei Lacon-Gunale. Non esistono dati certi sulla sua nascita, ma si sa che, dopo lunghi periodi di anarchia nei quali regnan sos donnos, si giunge all’elezione di un giudice con un mandato annuale. Gonnario, considerato da tutti unu bonu homine, viene intronizzato dalla Corona de Logu come giudice di Torres, Gallura ed Arborea con il nome di Gonnario Comita de Lacon-Gunale, chiamato nel ritratto Comita I Magnus Iustus, è il primo al quale viene prorogata la carica a vita, e regna già dal 1015 fino alla morte nel 1038. Gli studi condotti da Francesco Cesare Casula lo individuano come il Comita I di Torres, citato dal Condaghe di Santa Maria di Bonarcado, che vedremo quando parleremo del giudicato di Arborea. Sposa una certa Tocode o Tocoele, che gli dà un figlio chiamato Dorgodorio o Torchitorio che gli succederà sul trono. Egli governa nella capitale del giudicato, ossia a Torres, l'odierna Porto Torres, nel periodo nel quale la Sardegna viene occupata dai pirati saraceni di Museto, che dal 1015 la assalgono.

Dorgodorio o Torchitorio intronizzato come Torchitorio Barisone de Lacon Gunale

Il giudice Torchitorio Barisone de Lacon-GunaleNel 1038, alla morte di Gonnario Comita, il figlio Dordodorio o Torchitorio della dinastia dei Lacon-Gunale viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Torchitorio Barisone de Lacon Gunale indicato a volte come Barisone I di Torres, che regna fino al 1073. Egli, chiamato nel ritratto Dorgodorius Ferrus III, sposa Maria de Serra, di una delle famiglia più importanti del giudicato, che gli dà il primo figlio Andrea Tanca; poi contrae un secondo matrimonio, con una nobildonna sconosciuta della famiglia de Zori detta anche de Thori, che gli dà il secondo figlio Mariano. Nel 1044, i Pisani ed i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto a Cala Bona, la roccaforte nella periferia sud di Alghero, dove si era rifugiato il pirata saraceno Museto, sconfiggendo il suo esercito. Durante il suo regno, Barisone favorisce l'immigrazione monastica nell'isola, per sostituire il rito romano a quello greco ortodosso, sia pure in aperto contrasto alla posizione dei vescovi locali, che si opponevano alla diffusione del monachesimo e alle pretese di Roma. Barisone governa la Gallura fino al 1052, quando inizia ad essere amministrata da un giudice di origine pisana.

Breve governo di una dinastia pisana, forse dei della Gherardesca

Si è a lungo ritenuto che i pirati Saraceni abbiano occupato il giudicato di Gallura nel 1050, dato che la Breviarium Pisanae Historiae riporta di questo ulteriore attacco di Museto, ed in essa si dice che il Papa rinnova i privilegi attribuiti a Pisa. In effetti, questo ulteriore attacco non si verifica, e viene probabilmente citato per sostenere le pretese pisane sull'isola, che affermano come i Saraceni sarebbero stati scacciati dal suo territorio nel 1052 a seguito del suo intervento. E quindi Pisa inizia ad insediarsi nel giudicato ed a governarlo con suoi rappresentanti.

Il governo di Manfredi probabilmente membro della nobile famiglia pisana dei della Gherardesca

Il primo giudice solo della Gallura del quale si hanno notizie certe è Manfredi della Gherardesca, indicato in documenti del tempo come Manfredus Pisanus, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Manfredi di Gallura. Abbiamo notizie che governa la Gallura verso il 1052. Probabilmente è un membro della nobile famiglia della Gherardesca, originaria della repubblica di Pisa, sottolineando i forti legami del giudicato con la città toscana. Di lui non è rimasto il ricordo di alcun atto politico o militare.

A lui succede Ubaldo I che fa edificare il Castello di Re Baldo

Verso il 1058, a Manfredi succede Ubaldo della Gherardesca detto Baldo, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Ubaldo I di Gallura, anch'egli pisano e probabilmente figlio di Manfredi. Abbiamo notizie che governa la Gallura verso il 1065. Luogosanto-Luogosanto-Resti del Castello di Re BaldoGaltellì-Rovine del Castello medievale di PontesA causa della guerra con il giudicato di Torres, nell’undicesimo secolo fa costruire il Castello di Re Baldo nei dintorni di Luogosanto, ed in questo stabilisce la propria dimora, per allontanarsi dalla costa orientale che avrebbe potuto essere colpita da nuovi attacchi dei pirati saraceni. Probabilmente per contrastare il giudicato di Càlaris, probabimente al 1070 come risulta dai resti di una fortificazione romana che è risultata inglobata nelle fondamenta del Castello, si è soliti far risalire la costruzione del Castello di Pontes a Galtellì, ma si hanno poche notizie relative alla storia di questo Castello. Nella guerra contro il giudicato di Torres, Ubaldo di Gallura affronta Georgia, sorella di Gonnario Comita di Torres, dalla quale viene sconfitto nel 1072 e portato prigioniero in Ardara, capitale del giudicato di Torres.

Inizia il governo del giudicato da parte di diverse famiglie locali

Pare che, con la prigionia di Baldo, sia cessata l'autorità dei Giudici pisani, e che la vittoria di Georgia di Torres su Ubaldo di Gallura abbia restituito il diritto al governo del giudicato a Giudici di origine locale, forse a causa di una rivolta della popolazione contro i Pisani.

Costantino I fa edificare il Castello di Balaiana

Verso il 1072, a Ubaldo succede un giudice chiamato probabilmente Costantino Girardeschi, indicato in documenti del tempo come Constantinus Gallurensis, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino I di Gallura. Luogosanto-Resti del Castello di BalaianaAbbiamo notizie che governa la Gallura verso il 1073, e che mette al mondo un figlio di nome Comita, e secondo una leggenda locale è anche il padre di Francesca Chica, che sposa Enrico di Cinarca, potente nobiluomo della Corsica. Costantino fa edificare, sempre a Luogosanto, il Castello di Balaiana, il quale probabilmente rappresenta una residenza giudicale estiva, ed è un piccolo edificio che verrà distrutto dopo circa quattro secoli dagli Aragonesi. Papa Gregorio VIICon la fondazione del Priorato di Gallura, Costantino favorisce la presenza dei Monaci Vittorini, i Benedettini provenienti dall'abbazia di San Vittore di Marsiglia, inviati dal papa  Gregorio VII, il più importante fra i papi dell'undicesimo secolo, con l'intento di prevenire nell'Isola le conseguenze dello scisma del 1054, che determina la definitiva separazione tra chiesa d'Oriente e chiesa d'Occidente. Papa Gregorio VII ha, infatti, messo in atto una profonda riforma della chiesa, ed è noto anche per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pone in contrasto con l'imperatore Enrico IV. Come molti altri Giudici sardi dell'epoca, Costantino appoggia la riforma gregoriana che attraversa la chiesa cattolica, la quale viene promossa in Sardegna dall'arcidiocesi di Pisa. Il 14 ottobre 1073 papa Gregorio VII invia una missiva, diretta a lui, Costantino I di Gallura, ed agli altri tre Giudici sardi, Mariano I di Torres, Orzocco I d'Arborea e Torchitorio I di Cagliari, nella quale riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati sardi, e consiglia o, piuttosto, ordina loro di sottomettersi alla chiesa di Roma, pena gravi pericoli per la libertà dei loro Stati. In essa si fa riferimento a Costantino I chiamandolo Constantinus Gallurensis, e vi compare per la prima volta la denominazione Gallura. Il tenore della lettera apostolica indica che il Pontefice crede anche anche Costantino, come gli altri Giudici, siano i discendenti dagli antichi Giudici sardi, il che conferma l'appartenenza di Costantino alla nobiltà locale, e contrasta l'ipotesi di chi lo vorrebbe di discendenza pisana, come i Giudici che lo avevano preceduto. Tra l'altro, segue una seconda epistola del 1080 che impone ai monaci di radersi la barba com'è costume nel resto d'Europa e ad occuparsi delle loro chiese, che in essa sono definite neglette.

Torchitorio de Zori che appoggia l'imperatore viene scomunicato ed espelle i monaci dal giudicato

Contro il diritto di successione di Comita, figlio di Costantino I, che sarebbe stato il suo erede naturale, nel 1089 Torchitorio de Zori, appartenente ad una delle principali famiglie del giudicato, viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Torchitorio di Gallura. È uno dei primi Giudici galluresi conosciuto con certezza grazie a fonti a lui contemporanee. Egli prende in sposa Padulesa de Gunale, figlia di Comita de Lacon-Gunale, giudice di Torres, ed ha un figlio chiamato Saltaro. Prima del matrimonio tra Torchitorio e Padulesa, le loro rispettive famiglie, la de Zori e la de Gunale, risultavano aspre nemiche, e lo saranno ancora per un certo tempo. Papa Urbano IISi sa che egli assume posizioni filoimperiali, appoggiando l'imperatore Enrico IV del Sacro Romano Impero, in netto contrasto con la chiesa di Roma per la nomina dei vescovi. Ed appoggia anche il clero locale, di tradisione orientale ortodossa, che si oppone alla diffusione del monachesimo e alle pretese della chiesa di Roma. Tutto questo gli vale la scomunica da parte di papa Urbano II. Il monaco Giovanni scrive in una lettera diretta al cardinal Riccardo, abate di San Vittore di Marsiglia: Il signor papa anatematizzò il giudice Torquitore e tutta la sua regione, cosicche niun cristiano gli dia consiglio o bacio di pace, e nessuno ardisca salutarlo. Dopo la scomunica, per la resistenza dei monaci di obbedire ai suoi ordini di celebrare egualmente i loro uffizi anche se ordinati da un sovrano scomunicato, egli dapprima minaccia di confiscare i loro beni, e successivamente li espelle dal giudicato.

Gli succede Saltaro de Zori-Gunale che si avvicina alla repubblica di Pisa

A Torchitorio de Zori succede Saltaro de Zori-Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Saltaro di Gallura, e governa all'incirca tra il 1090 ed il 1115. La sua famiglia è quella dei de Zori e dei Lacon Gunale, quest'ultima imparentata con altri Giudici sardi, si ipotizza perciò che Saltaro possa essere stato un figlio dello stesso Torchitorio e che che abbia preceduto per breve tempo il regno di Ittocorre. Di lui non è rimasto il ricordo di alcun atto politico o militare, se non che si avvicina alla repubblica di Pisa, tanto da effettuare la donazione alla chiesa pisana della corte ossia del borgo o casolare di Vitithe, di cui si ignora la localizzazione precisa ma si sa che si trovava nella Gallura inferiore ossia nella attuali Baronie. In un documento del 1113 viene citata per la prima volta Civita, oggi città di Olbia. Da documenti storici sappiamo che fece una donazione all'Arcidiocesi di Pisa, poi confermata nel 1116 da Ittocorre de Gunale, nella quale si afferma che Saltaro risulta encus mortuus est, idest sine haeredibus, ossia già morto, senza eredi. La sua morte senza discendenza diretta e la sua successione, determina una forte tensione tra gli eredi delle famiglie che avevano controllato fino ad allora il giudicato

La riscossa cristiana nei confronti dell'Islam

Papa Urbano II organizza la Prima CrociataDurante il regno di Saltaro di Gallura si sviluppa la riscossa cristiana nei confronti dell'Islam. La repubblica di Pisa partecipa attivamente alla Prima Crociata, organizzata da papa Urbano II, che si protrae dal 1096 al 1099. Papa Pasquale IIE durante il suo regno, sotto il pontificato del suo successore ossia del papa Pasquale II, dietro le pressioni di Berengario III di Catalogna, la repubblica di Pisa organizza una spedizione per togliere ai Saraceni il possesso delle Baleari, alla quale partecipano numerosi Stati italiani e i Giudicati sardi, ma alla quale non partecipa la repubblica di Genova. La flotta, composta da 300 navi, imbarca anche un contingente sardo, comandato da Saltaro, figliastro di Costantino I di Torres, insieme a Torbeno, zio di Torghitorio II di Calàri. La prima volta che le fonti a noi note ricordano Costantino I di Torres è nel 1113, allorché nel porto di Torres, tra grandi manifestazioni di amicizia e di onore, accoglie e rifornisce di viveri la flotta, che Toscani e Lombardi avevano allestito per quella impresa. Lo storico Giuseppe Manno, nel suo volume Storia della Sardegna, parla delle loro imprese scrivendo Anzi, se si deve prestar fede al poeta il quale cantò le vicende dei guerrieri Pisani in quella famosa campagna, non vana fu l'opera per essi di quei due illustri personaggi; dicendosi non meno noto Turbino per l'assennato consiglio che il giovine Saltaro per la destrezza sua nel maneggiar l'arco. Onde alla Sardegna tornò l'onore di aver in tale impresa inviato colà il Nestore ed il Filotette di quell'esercito.

L'ascesa al trono di Ittocorre de Gunale che si avvicina anch'egli alla repubblica di Pisa

Dopo il regno di Saltaro, contro i diritti di successione vantati ancora da Comita figlio di Costantino I, e quelli vantati dagli eredi della famiglia de Zori, verso il 1115 sale al trono Ittocorre de Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Ittocorre di Gallura. Si ritiene che egli potesse essere un fratello di Padulesa de Gunale, che era stata la moglie di Torchitorio de Zori e che aveva già donato la sua porzione delle proprietà. Essendo contrario alle pretese della famiglia de Zori, egli si mostra inizialmente avverso a Padulesa in quanto vedova di Torchitorio de Zori e quindi sostenitrice dei suoi eredi, ma poi verso il 1116 si rappacifica con lei e con il padre di lei Comita de Lacon-Gunale, giudice di Torres. Olbia-basilica di San SimplicioSi ritiene probabile che sia durante il suo regno che inizia l'edificazione della basilica di San Simplicio, il cui primo impianto è databile dal 1113 a circa il 1125. È costruita al di fuori del borgo murato ed a una prudente distanza dal mare per proteggerla dalle incursioni dei pirati saraceni, su modello romanico simile a quello della basilica di San Gavino a Porto Torres. Da un documento pisano del 1116, sappiamo che Ittocorre si dimostra anch'egli amico dei Pisani, come dimostra la sua liberalità verso Opera di Santa Maria, alla quale concede le quattro Chiese di Torpeia, Toraie, Vignola e Laratanos, ed inoltre, conferma la donazione precedentemente fatta da Saltaro alla chiesa pisana della corte detta di Vitithe. Ittocorre compare anche in altri due documenti. Il primo è la conferma di altre donazioni all'arcidiocesi di Pisa; e l'altro è una dichiarazione della propria fedeltà alla medesima. Questa benevolenza nei confronti di Pisa determina il contrasto con la repubblica di Genova. Durante il regno di Ittocorre viene istituita la diocesi di Posada, che determina l'influenza di Posada sui vicini borghi di Siniscola, Torpè e Lodè, tanto che per molto tempo le vicende di questi paesi viaggeranno assieme. Secondo i documenti riportati da Alberto Ferrero della Marmora, Itticorre che viene erroneamente chiamato Ottocorre, muore nel naufragio della sua barca nel mare di Orosei.

Costantino II della casata Spanu stipula un patto di alleanza con Pisa nella guerra contro Genova

Probabilmente nel 1116, a Ittocorre de Gunale succede Costantino Spanu, appartenente a una delle principali famiglie del giudicato, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino II di Gallura, e regna fino al 1130 o 1131. Di lui non si hanno notizie certe, si sa solo che il suo regno è dominato dalla guerra fra Genova e Pisa che dura dal 1119 al 1133. Le concessioni del pontefice all'arcivescovado pisano suscitano le invidie dei Genovesi, che presto si trasformano in competizione e in scontri. Stemma del giudicato di GalluraNel 1119, i Genovesi assaltano delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta per mare e per terra, che dura fino al 1133, e che si conclude con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovadi corsi. Durante questa guerra, nel maggio del 1119 i Genovesi invadono la Gallura, la spogliano di tutte le ricchezze e portano come prigionieri a Genova numerosi Pisani. Si ripresentano, poi, sui lidi sardi nel 1125, producendo altri gravi danni. Per contrastare tali invasioni, Costantino II, verso il 1131, stipula un patto di alleanza con la repubblica di Pisa. Sappiamo che è lui ad utilizzare, per la prima volta, il gallo di Gallura, che diviene il simbolo di tutta la Gallura dopo il patto da lui stretto con i Pisani.

Gli succede Comita Spanu

Verso il 1130 o 1131, a Costantino Spanu succede Comita Spanu, da molti ritenuto suo figlio, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Comita I di Gallura. Anche di lui non si hanno notizie certe, si sa, comunque, che proseguono durante il suo regno i contrasti tra le repubbliche marinare di Pisa e di Genova. Attorno al 1130 Comita, assieme ai Giudici Gonnario II di Torres e Costantino I d'Arborea, fa un solenne giuramento di omaggio all'arcidiocesi di Pisa. Papa Innocenzo IIE di nuovo, nel 1132, Comita è presente ad Ardara, nel palazzo giudicale di Logudoro, per offrire i propri omaggi all'arcivescovo di Pisa, Ruggero. Questo atto porta ad affermarsi, per un certo tempo, la supremazia del giudicato di Torres sull'Isola, grazie anche all'appoggio pisano. Nel 1133, per dirimere i contrasti tra Pisa e Genova sui loro possedimenti in Corsica, papa Innocenzo II eleva Genova ad arcivescovado, ed assegna ad essa le diocesi di Mariana, Nebbio e Accia, situate nel nord della Corsica, mentre Pisa mantiene, sempre in Corsica, il controllo di quelle Aleria, Aiaccio e Sagona. A compensazione delle perdite in Corsica, nel 1138, vengono concesse all'arcivescovo di Pisa in Gallura le diocesi di Civita e Galtellì, le quali inizialmente dipendevano direttamente dalla Santa Sede. Comita ha cinque figli, il primo dei quali è Costantino che, dopo il matrimonio con Anna, figlia di Barisone I di Arborea, dal 1199 agisce quale giudice di Arborea. Gli altri figli sono Maria che muore circa nel 1173, Comita che muore dopo il 1185, Elena che muore circa nel 1159, e Furat.

Costantino III detto Il Giusto consolida i rapporti con Pisa ma viene spodestato da una congiura di palazzo

giudice Costantino de Lacon-Gunale detto Costantino III di Gallura Il GiustoA Comita Spanu succede, nel controllo del giudicato, la famiglia dei Lacon-Gunale. Infatti, dopo Comita Spanu, nel 1146 prende il potere Costantino de Lacon-Gunale, probabilmente parente di Ittocorre de Gunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Costantino III di Gallura detto Il Giusto, chiamato nel ritratto Costantinus III Justus. È il primo giudice di Gallura della famiglia dei Lacon-Gunale che viene descritto come una persona dall'animo nobile. Costantino prende in sposa Elena, figlia del giudice Comita III d'Arborea, e per le nozze le dona il monastero cistercense di San Felice di Vada, del quale oggi non rimane alcuna traccia in territorio di Girifai, che costituiva una zona franca extragiudicale ossia un enclave nella Sardegna centro orientale, al limite di quell'unica parte dell'Isola dove confluivano geograficamente i confini dei quattro Giudicati sardi, caratterizzata da autonomia amministrativa e tributaria rispetto al giudicato di Gallura che in origine ne comprendeva i territori, nella quale si erano insediati i Benedettini e i Cistercensi. Si sposa di nuovo, in seguito, con una certa Sardinia e da lei nasce il figlio Barisone che secondo alcuni gli succederà. Costantino III regna fino al 1171 o 1173, quando viene spodestato e costretto a lasciare il trono da una congiura di palazzo, e costretto a rifugiarsi nel giudicato d'Arborea. Alcuni ritengono che sotto il suo regno sia stata ampliata e completata la basilica di San Simplicio a Olbia. Nel 1146, quando Comita III d'Arborea organizza il Convegno di Bonarcado nel quale fa incontrare i quattro Giudici per risolvere una controversia per il possesso del Castello di Balaiana sorta tra il giudice Costantino III di Gallura ed i figli del suo predecessore Comita Spanu, Costantino III interviene al Collectu, l'assemblea generale convocata per dirimere la controversia. Bonarcado-chiesa di Santa MariaNel 1147, in occasione della consacrazione della chiesa di Santa Maria di Bonarcado che si trova nel territorio del giudicato d'Arborea, Barisone II d'Arborea convoca i Pisani e gli altri Giudici sardi per una conferenza di pace, e questa occasione, che vede riuniti i Giudici Gonnario II di Torres, Costantino III di Gallura, Salusio III di Cagliari e Barisone II d'Arborea, riesce a evitare la guerra per ben quindici anni. Nel 1160 Costantino si reca a Pisa, dove viene incaricato d'un atto solenne di concessione da fare in Costantinopoli, e viene portato in Palestina a venerarsi il Santo Sepolcro. Successivamente, nel 1165 Costantino III si reca, con Barisone II di Torres e con Torchitorio III di Cagliari, a Pisa, dove giura fedeltà ai Pisani, garantisce di tenere la Gallura in feudo per il comune di Pisa, e assume l'impegno di concedere alla repubblica 6mila lire, e di pagare ogni anno 100 lire e dodici paia di falconi. Concede loro, inoltre, il monastero cistercense di San Felice di Vada, col consenso della moglie alla quale lo aveva precedentemente donato.

La discesa in Italia di Federico I del Sacro Romano Impero più noto con il nome di Barbarossa

Federico I del Sacro Romano Impero detto il BarbarossaQuando, nel 1154, l'imperatore Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro Romano Impero, più noto con il nome di Barbarossa, scende in Italia per contrastare il potere dei comuni italiani, Pisa concede il proprio appoggio incondizionato all'imperatore che, nel 1162, le concede notevoli privilegi, determinando una ripresa delle ostilità con la repubblica di Genova. La pace verrà raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'imperatore del Sacro Romano Impero in Italia, e l'accordo favorirà Genova, che vedrà espandersi i propri territori d'oltremare. Nel 1162, allo scoppio di una nuova guerra tra Pisa e Genova, gli equilibri politici tra le due repubbliche marinare e i regni sardi si incrinano. Questo mentre Barisone II d'Arborea, per cercare di ottenere una legittimazione internazionale, compra nel 1164 da Federico I del Sacro Romano Impero il titolo di Re di Sardegna; e nello stesso anno stipula una obbligazione con la repubblica di Genova. E la sua consorte, la regina Agalbursa, promette di far osservare tale accordo al nipote Ugo De Bas, che le sarebbe succeduto in caso di morte, prima di prendere possesso di tutta l'Isola, compreso quindi il regno di Gallura. È però certo che Ugo De Bas non le succede, e non entra mai in possesso della Gallura. Poco dopo, però, nel 1165 l'intera Isola di Sardegna viene concessa in feudo al comune di Pisa da Federico Barbarossa, il quale in questa occasione revoca anche tutte le concessioni anteriori della medesima, da lui fatte, a qualunque altra città o persona. Costantino, quindi, si reca con gli altri Giudici a Pisa, per giurare fedeltà.

Subentra nel governo Barisone I di Gallura

Barisone I di GalluraQuando, nel 1171 o 1173, a seguito di una congiura di palazzo della quale si ignorano le cause, Costantino viene spodestato e costretto a lasciare il trono, il giudicato viene governato da Barisone de Lacon-Gunale, che da alcuni si ritiene fosse suo figlio, anche se sembra improbabile che la congiura di palazzo abbia esautorato il sovrano e lasciato l'eredità al figlio. Egli viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Barisone I di Gallura..Sono ignote le vicende del giudicato sino all'anno 1203, anno della sua morte. Barisone sposato una certa Odolina de Lacon, dalla quale nasce una figlia, Elena de Lacon, che sarà la sua unica erede. In un documento del 1173 compare per la prima volta Papa Innocenzo IIIIl nome Templo di Tempio Pausania, documento nel quale l'operaio di Santa Maria di Pisa, alla presenza di Barisone I di Gallura, cede al vescovo di Civita, Bernardo, alcuni servizi in cambio della concessione di terre. È probabile che, in seguito, ci siano stati moti in Gallura a danno di Barisone, che hanno determinato la sua estromissione dal potere. Prima della morte, comunque, Barisone I affida il suo giudicato al papa Innocenzo III, quale protezione dei diritti ereditari della figlia, esattamente come il papato aveva garantito nello stesso periodo a Costanza di Sicilia la sua eredità. Si ignora chi abbia assunto il governo della Gallura nella sua assenza. Alla sua morte scoppia, comunque, un conflitto tra vari potentati, per assicurarsi il controllo della Gallura a discapito di Elena.

La dinastia pisana dei Visconti

Alla morte di Barisone I di Gallura, erede è la figlia Elena de Lacon, la quale sposa Lamberto Visconti dando, così, origine alla dinastia pisana dei Visconti come Giudici della Gallura.

Elena di Gallura figlia di Barisone I eredita il giudicato

Elena di GalluraNel 1203, alla morte di Barisone I, eredita il titolo la figlia tredicenne, la donnikella Elèna de Lacon, nata nel 1190 e che morirà nel 1218. Ella viene intronizzata dalla Corona de Logu con il nome di Elena di Gallura. È la prima donna ad accedere a un trono sardo per proprio diritto, ed è anche una delle prime in Europa. Essendo ancora minorenne, il suo regno rimane sotto la tutela della madre Odolina de Lacon, che diviene reggente, ossia giudicessa de facto, fino a quando Elena si sposerà. Nel 1203 il giudice Salusio IV di Cagliari, della casata dei Lacon-Massa, il più spietato sovrano dell'epoca giudicale, tenta di penetrare in Gallura, forse per impadronirsene data la mancanza di un Re di diritto, ma viene fermato dal papa Innocenzo III. Nel tentativo di impadronirsi del giudicato, Elena viene corteggiata da numerosi pretendenti inviati dai Giudicati vicini, e dalle potenze straniere di Pisa, di Genova e dal papa Innocenzo III. Tra i pretendenti, c'è Trasamondo conte di Segni, nipote del papa e da lui sostenuto; vi sono, inoltre, Guglielmo Malaspina cognato di Guglielmo I di Cagliari, Ittocorre de Gunale fratello di Comita di Torres, e Lamberto Visconti figlio di Eldizio podestà di Pisa e di una figlia di Torchitorio III di Cagliari. Nel 1206, raggiunta la maggiore età, Elena prende per marito Trasamondo conte di Segni, nipote del papa Innocenzo III, di cui il giudicato era divenuto vassallo a seguito della cesssione effettuata da Barisone I. Elena e Trasamondo, però, si separano quasi subito dopo il matrimonio. Il papa scrive al vescovo di Firenze affinché li costringano a riconciliarsi, ma senza successo. E tra i pretendenti alla mano di Elena de Lacon-Serra, alla fine, ha la meglio la repubblica di Pisa, che la convince a sposare il pisano Lamberto Visconti.

Il pisano Lamberto Visconti sposa Elena di Gallura e diviene giudice di Gallura ma vengono scomunicati

Stemma dei Visconti di Gallura con il biscione visconteo e il gallo di GalluraNel 1207, Elena di Gallura ha ormai scelto di sua spontanea volontà di sposare il pisano Lamberto Visconti, di un'antica e nobile famiglia di Pisa appartenente alla fazione guelfa, quasi sempre in contrapposizione con i ghibellini Della Gherardesca. Lamberto Visconti viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Lamberto di Gallura, e regnerà fino alla morte nel 1225. Per questo affronto alla volontà del papa, vengono, comunque, entrambi scomunicati dal papa Innocenzo III, ma riescono a resistere. E dopo il matrimonio, dal quale nasce un figlio chiamato Ubaldo Visconti, che diventerà giudice di Gallura, Elena lascia al marito le redini del governo della Gallura. La giudicessa risiede soprattutto nel palazzo giudicale di Civita, ma anche in residenze estive quali i castelli di Balaiana e di Baldu, a Luogosanto. Il più preoccupato per il controllo di Pisa, non solo su Cagliari e indirettamente sull'Arborea, ma ora anche sulla Gallura, è il giudice Comita II di Torres, della casata de Lacon-Gunale, che è direttamente coinvolto dato che il giudicato di Gallura confina con il suo. Essendosi alleato con i Genovesi, decide di affrontare i Visconti. Nel 1209, Comita II di Torres occupa Civita costringendo Lamberto Visconti a fuggire e per breve tempo controlla parte del territorio del giudicato di Gallura. Viene spinto a ciò anche dal papa Innocenzo III, che gli scrive nel 1212 perché provveda, insieme agli altri Giudici, affinche i Pisani, dopo l'affronto che gli hanno fatto con il matrimonio di Elena, non rientrino nell'isola, e poi aggiunge: Intorno alla terra di Gallura che tieni non presumerei di far alcun patto nè coi Pisani, nè con altri qualunque, senza nostro special mandato. Ben presto, però, Lamberto e i suoi alleati Pisani scacciano Comita II di Torres, viene ristabilita la pace, Comita si ritira dai territori occupati, e Lamberto Visconti può rientrare a Civita. Tra il 1210 ed il 1215, con il supporto della repubblica di Pisa, Lamberto cerca di attaccare, a più riprese, i Giudicati di Logudoro e d'Arborea, senza riuscire, però, ad entrarne in possesso.

I Visconti oltre che nella Gallura iniziano ad entare anche nel giudicato di Càralis

Nel 1214, alla morte senza eredi di Salusio IV di Cagliari, questo giudicato con una parte di quello d'Arborea vanno alla sua figlia Benedetta di Massa ed al marito Barisone de Lacon-Serra, figlio del giudice Pietro I d'Arborea, che diventa giudice di Cagliari con il nome di Torchitorio IV. Sostenuto dal fratello Lamberto Visconti, marito di Elena di Gallura, nel 1215 il podestà di Pisa Ubaldo Visconti, anch'egli figlio di Eldizio, che per distinguere dal nipote omonimo chiameremo Ubaldo I, si reca con una vasta flotta nel giudicato di Càralis, dove nel 1218 ottiene dal giudice Torchitorio IV l'autorizzazione a costruire, per conto dei mercanti Pisani, che da lì possono meglio controllare i loro traffici, una rocca sulla collina, che viene chiamata il Castello di Cagliari. Si ritiene che la richiesta non sia, per così dire, diplomatica, ma che sia sostenuta da minacce, e da soldati schierati per imporgli di concederla. Alla morte del marito Torchitorio IV, diviene reggente, ossia giudicessa de facto in nome del figlio Guglielmo di pochi mesi, Benedetta di Cagliari, che cerca inutilmente di ritirare quella concessione. Riunite ingenti truppe in Castel di Castro, Ubaldo Visconti, con l'aiuto di Rodolfo di Capraia e sostenuto da nobili Pisani, costringe Benedetta a giurare fedeltà a Pisa. Nella guerra contro i Visconti, nel 1218 Mariano II di Torres si arma nuovamente, con l'appoggio del papa e con la speranza di aiuti dai Milanesi, ma nel 1219 viene sconfitto, e viene messa fine alla guerra con il trattato di pace di Noracalbo. Viene, quindi, costretto a far sposare la figlia Adelasia de Lacon-Gunale, che risiede nel Castello di Burgos, con il figlio di Lamberto Visconti, il tredicenne Ubaldo Visconti, che diventerà giudice con il nome di Ubaldo II di Gallura.

Dopo la morte di Elena di Gallura il marito Lamberto sposa Benedetta di Cagliari e diviene reggente di questo giudicato

Luogosanto-chiesa parrocchiale di Nostra Signora di LuogosantoLettura di 'Condaghe di Santa Maria di Luogosanto'

I monaci Francescani, giunti in Gallura, edificano a Luogosanto uno dei loro primi Monasteri, e probabilmente nel 1218, durante la reggenza di Lamberto Visconti in nome della moglie Elena di Gallura, concludono la costruzione della basilica di Nostra Signora di Luogosanto, edificata da loro in forme romaniche, ma interamente ricostruita nel Settecento, tanto che della struttura iniziale non restano altro che poche tracce. Sempre nel 1218 Elena muore all'età di 28 anni, sicuramente di parto, e viene tumulata, secondo la tradizione, nella cripta della basilica di Nostra Signora di Luogosanto, che era stata costruita di recente e veniva utilizzata per significative cerimonie giudicali. La giudicessa Benedetta di MassaDopo la sua morte, Lamberto Visconti, rimasto vedovo e diventato giudice di Gallura, nel 1220 combina tramite suo fratello Ubaldo un nuovo matrimonio con Benedetta di Cagliari, e diventa, quindi, reggente del giudicato di Càralis, ossia giudice de facto, in attesa che il figliastro Guglielmo diventi maggiorenne. Viene, quindi, ad essere contemporaneamente giudice di Gallura e reggente del giudicato di Càralis, che amministra attraverso il fratello Ubaldo. In questa maniera, i due fratelli giungono a dominare quasi metà della Sardegna, dato che Lamberto domina da solo la Gallura mentre Ubaldo ormai controlla il giudicato di Càralis. Lamberto Visconti muore nel 1223, e gli succede sul trono di Gallura il figlio Ubaldo Visconti.

Ubaldo Visconti detto Ubaldo II occupa per breve tempo Cagliari e diviene anche giudice del Logudoro

Ricostruzione del viso di Adelasia de Lacon-Gunale divenuta giudicessa con il nome di Adelasia di TorresNel 1223, alla morte di Lamberto Visconti, gli succede il figlio Ubaldo Visconti, nato da lui e da Elena di Gallura, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Ubaldo II di Gallura, e regna fino al 1238. In base al trattato di pace di Noracalbo, stipulato nel novembre del 1218 tra il padre Lamberto Visconti e Mariano II di Torres, Ubaldo, ancora tredicenne, aveva sposato la coetanea Adelasia de Lacon-Gunale che era la figlia maggiore di Mariano, ed il matrimonio si era tenuto nella basilica della Santissima Trinità di Saccargia. Papa Onorio IIIAppena celebrato il matrimonio nel 1219, il papa Onorio III, avverso ai Pisani, aveva inviato il suo cappellano Bartolomeo per annullarlo, ma la sua missione era fallita. Dal loro matrimonio non nascono figli maschi in grado di ereditarne il titolo. Ubaldo Visconti è un sovrano che cerca di inserirsi negli interessi degli altri Giudicati, con il disegno recondito di avere un'influenza determinante presso gli altri Giudici. Nel 1230, dopo la morte dell'omonimo zio Ubaldo Visconti di Eldizio, che avevamo chiamato Ubaldo I, il quale aveva controllato il giudicato di Càralis, il giudice Ubaldo II di Gallura, aiutato da Rodolfo di Capraia, guelfo dichiarato, invade il giudicato di Càralis, per assicurare anche in quella zona la continuità dell'influenza della sua famiglia e di Pisa. Viene, però, scacciato dai conti della Gherardesca, ghibellini dichiarati, che appoggiano la dinastia cagliaritana di Massa. Per questo tentativo di invasione viene scomunicato da papa Onorio III, assieme a Pietro II d'Arborea, che è stato costretto ad appoggiarlo. In seguito, lo stesso Rodolfo di Capraia, nel 1234 e 1236, fornisce denari e sussidi a Ubaldo II, che, durante il regno di Mariano II di Torres, tenta senza successo l'invasione del Logudoro. Alla morte di Mariano II di Torres nel 1232, il figlio Barisone III non arriva al trono, viene, infatti, assassinato nel 1234, forse da alcuni sicari assoldati da Ubaldo Visconti, bramoso di impadronirsi del giudicato di Torres. Muore a solo quindici anni, ed il titolo viene dato, dalla Corona de Logu, alla sorella maggiore Adelasia de Lacon-Gunale, prima figlia di Mariano II, ed al di lei marito Ubaldo II di Gallura, che si trova quindi ad essere contemporaneamente giudice di Gallura e del Logudoro. Papa Gregorio IXNel 1237 papa Gregorio IX invia il suo legato, Alessandro di Torres, a chiedere il riconoscimento formale del vassallaggio di Adelasia alla Santa Sede, cosa che la giudicessa accetta, ottenendo dalla revoca della scomunica. In cambio deve cedergli il Castello di Monte Acuto, e deve sottoporre il giudicato di Torres e le terre da lei possedute in Corsica, Pisa e Massa al dominio dei pontefici. Ma suo marito Ubaldo II non riconosce la cessione della Gallura, ribadendo solamente l'antica precedente autorità dell'arcidiocesi di Pisa. Nello stesso 1237, un anno prima della morte, Ubaldo II redige a Silki un testamento, secondo il quale viene designato a succedergli nel giudicato suo cugino, Giovanni Visconti, figlio del suo omonimo zio podestà di Pisa.

Il matrimonio di Adelasia con Enzo Hohenstaufen di Svevia

Enzo di Svevia ed Adelasia de Lacon-GunaleNel 1238, dopo la morte di Ubaldo II di Gallura, la trentunenne vedova Adelasia de Lacon-Gunale si risposerà con il diciottenne Enzo Hohenstaufen di Svevia, che si assicura così il governo di Gallura, ed ai due nuovi sposi venne assegnato da parte dell'imperatore Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero, ad Enzo il titolo platonico di Re ed Adelasia quello di Regina di Sardegna. Nell 1238 il giudicato di Torres viene unito a quello di Gallura sotto Re Enzo di Hohenstaufen, e con Enzo inizia la dinastia Hohenstaufen, che è però solo simbolica e che dura solo per il periodo del suo regno. Molto più giovane di Adelasia, Enzo resta in Sardegna solo un anno, poi lascia l'Isola e si unisce al padre nella lotta contro il papato e le fazioni guelfe. Enzo di Svevia portato prigioniero a BolognaEnzo, comunque, si comporta fino alla morte, a dispetto della lontananza, della prigionia e del divorzio da Adelasia, come Re di Torres e di Gallura, con l'emanazione di norme, la nomina di vicari, e, nel testamento, di successori, in quei territori. Egli lotta per una diecina di anni con tutte le forze contro il papato e contro la fazione guelfa. Durante l'ultima battaglia, il 26 maggio 1249 a Fossalta, viene catturato ed imprigionato a vita a Bologna, nel palazzo adiacente la piazza Maggiore, detto per questo palazzo Re Enzo. E, dopo ventitré anni di prigionia, Enzo di Svevia muore a Bologna il 14 marzo 1272, e viene sepolto nella basilica di San Domenico. Quindi da altri studiosi, il 1272, che è l'anno della morte di Re Enzo Hohenstaufen di Svevia, viene indicato come la data ufficiale della fine del regno giudicale di Torres o del Logudoro.

Giovanni Visconti di Gallura annette parte del giudicato di Càralis e di Torres

Nel 1238, alla morte di Ubaldo Visconti senza eredi maschi, il titolo di giudice passa al cugino Giovanni Visconti, figlio di quell'Ubaldo Visconti che era stato podestà di Pisa, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Giovanni di Gallura. Il regno di Adelasia de Lacon-Gonale ed Enzo di Svevia è, infatti, estremamente breve, perché Giovanni riesce, in poco tempo, di riprendersi la sua eredità. E con Giovanni riprende a governare la dinastia Visconti. Giovanni sposa Dominicata, figlia di Aldobrandino Gualandi Cortevecchia, che però muore nel 1259. In seconde nozze, sposa una figlia del potente Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, da cui nasce il suo erede Ugolino Visconti, detto Nino, amico di Dante Alighieri, che gli succederà nell'amministrazione del giudicato. Egli ha una forte cultura pisana, anche se conosce bene la realtà gallurese, e vive il travagliato periodo della lotta tra guelfi e ghibellini, che divide il comune pisano. Nel 1254 Giovanni si allea con la repubblica di Pisa, ed, assieme al giudice d'Arborea Guglielmo di Capraia, anch'egli guelfo pisano, dichiara guerra a Torchitorio V di Cagliari detto Chiano, che si è alleato con Genova. A seguito della vittoria, nel 1258, il giudicato di Càralis viene smembrato, ed il giudicato di Gallura viene portato alla sua massima espansione, annettendovi la parte orientale di quello di Cagliari, ossia le Barbagie, l'Ogliastra e il Sarrabus. In seguito, nel 1259, alla morte della giudicessa Adelasia di Torres, annette anche l'Anglona e il Monteacuto. Sempre molto legato a Pisa, Giovanni rientra in questa città per partecipare, dalla parte guelfa, allo scontro tra guelfi e ghibellini che divide il comune pisano. Egli è uno dei pochi ad appoggiare il suocero, il potente conte Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, passato dalla parte ghibellina alla parte guelfa, nelle lotte interne che in quel periodo affliggono Pisa. Giovanni, in seguito, rimane per lo più nella penisola italiana, per partecipare al fianco di Pisa alle guerre tra guelfi e ghibellini. Ma nel 1273, preso il potere a Pisa la parte ghibellina, in quanto guelfo, Giovanni viene bandito dal comune di Pisa insieme al suocero Ugolino, ed insieme entrambi ritornano in Sardegna. Però in Sardegna, sempre nel 1273, Giovanni viene sconfitto dalle truppe pisane guidate da Anselmo di Capraia, e nel 1274 gli vengono confiscati tutti i beni che passano in mano al comune di Pisa. Giovanni Visconti muore in battaglia in Toscana, nel 1275, un anno prima che Pisa firmi il trattato di pace con la lega guelfa, riammettendo in città i suoi componenti.

Ugolino Visconti di Gallura detto Nino

Nino Visconti lascia FirenzeBeatrce d'Este moglie di Nino ViscontiAlla morte del padre Giovanni, nel 1275, ancora minorenne di appena una diecina di anni, Ugolino Visconti detto Nino riesce a sconfiggere il podestà di Pisa che li aveva esiliati con l'aiuto del nonno materno Ugolino della Gherardesca, e diviene giudice di Gallura con il nome di Ugolino di Gallura. Il controllo del giudicato, che era passato al comune di Pisa, viene quindi recuperato. Nino sposa Beatrice d'Este della casata d'Este signore di Ferrara, Modena e Reggio Emilia, una nobildonna italiana che diventerà giudicessa di Gallura per il primo matrimonio, e dopo la morte di Nino signora di Milano con il suo secondo matrimonio con Galeazzo I Visconti. Dal matrimonio di Nino con Beatrice nasce una figlia chiamata Giovanna. Beatrice d'Este è la moglie senza nome del giudice Nin gentil che Dante Alighieri la ricorda insieme alla figlia Giovanna nell'VIII canto del Purgatorio. Per tutta la durata del suo governo, Nino alterna la permanenza a Pisa con quella in Gallura. I Visconti si fanno promotori di un’intensa attività relativa alle fortificazioni in tutta la Gallura. Fortificano i borghi di Civita, Posada e Orosei. Castel Pedreso-Resti del CastelloPosada-Castello della FavaTempio Pausania-La casa di Nino di GalluraÈ del periodo dei Visconti, e probabilmente opera di Nino Visconti, non ben datato ma eretto di sicuro a difesa del giudicato di Gallura dal confinante Logudoro, il Castel Pedreso nei dintorni di Olbia, oltre alla ulteriore fortificazione del Castello di Pontes a Galtellì. C'è chi ritiene che, più o meno contemporaneamente, sia stato eretto anche il Castello della Fava a Posada, che, edificato di fronte al mare, non poteva costituire un presidio militare, per cui molti convengono che potesse trattarsi di una sorta di residenza per i Giudici di Gallura, che avrebbero alternato la loro residenza fra Civita e Posada. A Tempio Pausania è ancora presente un'abitazione che viene chiamata la casa di Nino di Gallura.

Nino segue nella disgrazia il nonno Ugolino della Gherardesca

La battaglia della MeloriaDal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornano a combattersi duramente. L'episodio decisivo di quegli scontri si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e Genovesi si scontrano per tutta la giornata nella battaglia della Meloria, nella quale Pisa viene severamente sconfitta dai Genovesi. L'esito della battaglia della Meloria influisce sulle vicende politiche dell'Isola. I protagonisti della lotta, in questi anni, sono Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, signore della sesta parte del giudicato di Càralis, Nino Visconti di Gallura, e Mariano II d'Arborea. Nel 1276, con il trattato di pace tra il comune di Pisa e la lega guelfa, Nino Visconti viene riammesso in patria. Il conte Ugolino e Nino Visconti lasciano la Sardegna e rientrano a Pisa. Nino, rappresentante degli Obertenghi, a capo della fazione guelfa di Pisa, riprende ad occuparsi delle vicende pisane appoggiando il nonno, e nel 1286 vengono nominati entrambi capitani del popolo di Pisa. Ma non è un governo facile, poiché nonno e nipote sono tutt'altro che d'accordo, criticandosi a vicenda. Nel 1287 Nino si appropria del titolo di podestà di Pisa, ed inizia a stringere accordi con i ghibellini e con il potente arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini. Il conte Ugolino della GherardescaIl conte Ugolino imprigionato con i figliMa il conte Ugolino reagisce, riassume la carica, lo costringe nel 1288 alla fuga e all'esilio da Pisa. Nello stesso 1288, però, la parte ghibellina prende il potere a Pisa, ed il conte Ugolino, ritenuto responsabile della sconfitta della Meloria, viene rovesciato e messo al bando senza processo. Viene, successivamente, imprigionato, e morrà di fame, relegato nella torre dei Gualandi, a Pisa, nel 1289, anche se una leggenda diffusa in Sardegna lo vedrebbe morire di fame nel Castello di Acquafredda, a Siliqua. Il comune confisca tutti i possedimenti di Nino e Ugolino in Sardegna, e si assicura il dominio dell'ex giudicato di Gallura e dei territori di Ugolino nell'Iglesiente, che diventano domini oltre mare di Pisa, decretando così la fine del giudicato di Gallura nel 1288. Nino tenta di promuovere iniziative contro la Pisa ghibellina, e tenta più volte, anche, di rientrare in possesso del suo regno, senza però riuscirci.

L'amicizia con Dante Alighieri e la morte di Nino Visconti

Dante incontra Nino Visconti di Gallura nel PurgatorioLettura di 'Il testamento di Nino Visconti'Si ritiene sia nata, probabilmente, in questo periodo, a Firenze, la profonda amicizia tra Nino Visconti ed il giovane Dante Alighieri. Nel 1293 Ugolino Visconti viene nuovamente esiliato da Pisa. Ritiratosi in Gallura, nel 1296 redige nel palazzo giudicale di Galtellì il proprio Testamento, dopo di che muore lasciando la figlia Giovanna ancora bambina, e chiede che il suo cuore venga trasportato non a Pisa, ma a Lucca, all'epoca in mano guelfa. Secondo alcuni studiosi del Medioevo sardo, la fine ufficiale del giudicato viene datata al 1296, quando muore Nino Visconti, ed i suoi territori vengono inglobati dal comune di Pisa. Nino Visconti viene ricordato da Dante Alighieri, nella Divina Commedia, nell'VIII canto del Purgatorio, in cui, memore dell'antica amicizia che li aveva legati, gli dice Quanto mi piacque quando ti vidi non esser tra ' rei!.

La fine del giudicato di Gallura

Dopo la fine del giudicato di Gallura, il titolo non si estingue ma passa alla figlia di Nino, Giovanna Visconti.

Il passaggio del titolo da Giovanna ad Azzone Visconti di Milano

Giovanna ViscontiAzzone Visconti di MilanoErede del giudicato di Gallura e della terza parte del giudicato di Calàri è Giovanna Visconti, la figlia minorenne di Nino Visconti e Beatrice d'Este. Dopo le seconde nozze della madre Beatrice d'Este con Galeazzo I Visconti di Milano, Giovanna ha già lasciato la Sardegna, per seguire sua madre in Lombardia. Una scelta che viene biasimata addirittura da Dante, che non rinuncia, nell’VIII canto del Purgatorio, a lanciare strali contro la vedova che aveva deciso di tradire la memoria del Gallo di Gallura per unirsi alla Vipera milanese: Non le farà sì bella sepultura la vipera che Melanesi accampa, com’avria fatto il gallo di Gallura. Infine, vedova del nuovo marito Rizzardo II da Camino signore di Treviso, nel 1337 Giovanna trasmette il titolo ed i propri diritti su quella terra al fratellastro Azzone Visconti, figlio di Galeazzo I Visconti e signore di Milano.

Dai Visconti di Milano alla cessione dei diritti sul giudicato di Gallura agli Aragonesi

Galeazzo II Visconti di MilanoGian Galeazzo Visconti di MilanoFilippo Maria Visconti di MilanoAlla morte di Azzone Visconti, il titolo passa al cugino Galeazzo II Visconti, da lui al suo figlio Gian Galeazzo Visconti, da Gian Galeazzo il titolo passa al figlio Filippo Maria Visconti. Nel 1323 inizia la conquista aragonese della Sardegna. Alfonso V d'AragonaNel 1447 Filippo Maria Visconti, dal momento che la signoria di Milano non è una potenza marittima e non è quindi in grado di difenderlo, cede formalmente e definitivamente i diritti sul giudicato di Gallura ad Alfonso V d'Aragona, il quale ne determina l'estinzione e lo fonde nel regno di Sardegna. Il territorio che era appartenuto al giudicato di Gallura viene governato dagli Aragonesi dal 1323 al 1516, anche se la cessione formale del giudicato avviene solo nel 1447, e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passa quindi all'Austria che lo governa dal 1713 al 1720 ed infine entra nel regno di Sardegna e dal 1861 nel regno d'Italia. I ritratti dei Visconti di Milano riportati in questa pagina sono tratti da incisioni di Leblanc Jean, tratti dell'opera di Paolo Giovio Le Vite de i Dodici Visconti che Signoreggiarono Milano pubblicata a Milano nel 1645.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo una breve Storia del giudicato di Càralis che si trovava nella parte meridionale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Santa Igia, che sorgeva sulle rive della laguna di Santa Gilla, e solo successivamente alla costruzione del Castel di Castro la capitale è stata portata a Cagliari.


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