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Il giudicato di Càralis che si sviluppa nella parte meridionale dell'Isola

In questa pagina vedremo una breve Storia del giudicato di Càralis che si trovava nella parte meridionale dell'Isola, ed ha avuto come capitale Santa Igia, che sorgeva sulle rive della laguna di Santa Gilla, e solo successivamente alla costruzione del Castel di Castro la capitale è stata portata a Cagliari.

Il giudicato di Càralis

Stemma del giudicato di CàralisCuratorie del giudicato di GalluraNegli ultimi anni del governo bizantino, una delle quattro Partes nelle quali è divisa l'isola, la parte di Karalis o Càralis, cambia la propria denominazione e diventa Càralis, perdendo l'originale radice Car, forse per ragioni di pronuncia, oppure per un processo di mutamento fonetico per cui l'ordine di successione di due fonemi viene rovesciato. Il giudicato di Càralis o di Pluminos, nome col significato generico di fiumi che sopravvive in numerosi nomi nell’intera Sardegna, dato che in esso è riscontrabile la presenza di uno o più corsi d’acqua. Lo stemma del giudicato di Càralis è sconosciuto, ma si ritiene che potesse essere rappresentato da un cavallo. Il giudicato di Càralis, impropriamente chiamato giudicato di Càralis, confina a nord ovest con il giudicato d'Arborea, e in piccola parte anche con il giudicato di Torres e con il giudicato di Gallura. Si estende nella parte sud orientale dell'Isola, e si sviluppa sul territorio delle regioni storiche del Basso e Medio Campidano, del Sulcis Iglesiente, dell'Ogliastra, della Trexenta, della Parteòlla, del Gerrei Sarrabus, della Quirra, e parte della Barbagia e del Mandrolisai. È il giudicato più esteso e più ricco, ed ha nel suo territorio il Campidano di Cagliari, costituito da terre fertili e produttive, oltre ad altre ricchezze come le attività minerarie dell'Iglesiente. Le sue Curatorie sono: Barbagia di Seulo, Campidano di Cagliari, Cixerri, Colostrai, Decimo, Dòlia, Gerrei o Villasalto, Gippi o Parte Ippi, Marmilla meridionale dal 1206, Nora, Nuraminis, Ogliastra, Quirra, Siurgus, Sulcis e Trexenta. Con l'indipendenza da Bisanzio il giudicato di Càralis o Pluminus si consolida autonomamente, dando notevole impulso a Santa Igia, che ne diventa la capitale. Santa Igia sorgeva sulle rive della laguna di Santa Gilla, dove era stata edificata in seguito alle incursioni arabe, e le sue rovine dovrebbero attualmente trovarsi sotto i quartieri occidentali della città di Cagliari. Solo successivamente alla costruzione del Castel di Castro, la capitale viene portata all'interno dell'abitato di Cagliari.

Quanto dura il giudicato

Le notizie storiche sul giudicato di Gàlari partono prima del 1058. Viene governato dalle dinastie degli Ugunale e dei Lacon, poi, dopo un breve governo di un giudice di Torres, dalla dinastia dei Lacon-Massa, con una breve parentesi che segue all'infiltrazione della famiglia pisana dei Visconti. Esso ha buoni rapporti con la repubblica marinara di Pisa. I pisani, nel 1216, ottengono in concessione dal giudice di Cagliari, la collina di Castello, sulla quale costruiscono una rocca fortificata per meglio controllare i propri commerci. Ma quella concessione costerà ai Giudici, che risiedono a Santa Igia, la distruzione del giudicato. Diventati filo genovesi, nel 1258 vengono attaccati a sorpresa e sconfitti da una coalizione formata dai Pisani e dai Giudicati d'Arborea, Torres e Gallura, che ne conquistano senza grosse difficoltà l'intero territorio. La stessa Santa Igia viene distrutta ed il territorio del giudicato viene diviso tra i vincitori. Finisce così, dopo tre secoli e mezzo, il giudicato di Càralis, la cui fine è databile al 1258.

Qualche scarsa notizia sui primi Giudici della Gallura

La storia conosciuta dei Giudicati inizia nel 687, anno nel quale Giustiniano II trasferisce lo Judex provinciae da Furum Traiani a Cagliari, e nel quale abbiamo notizia di chi governa le quattro regioni. Poco sappiamo dei primi Giudici del Logudoro, dal 687 all'undicesimo secolo. Tentiamo di ricostruirne il governo in base ad alcune testimonianze. Sappiamo che già durante il dominio bizantino, durato dal 534 al 720, nel 687 governa a Cagliari Gialeto, che può essere visto come il primo giudice, almeno di fatto anche se non ancora di diritto, dato che vi è ancora un unico Judex provinciae ad avere, per lo meno formalmente, autorità su tutta l'isola. Tanto che, come abbiamo già visto, si possono rintracciare tre missive di papa Leone IV, che scrive, tra l'815 e l'855, ad un Arconte o Ipatos, che accorpa le funzioni del Praeses e del Dux militare, della Sardegna e Corsica. La Sardegna viene occupata dai Saraceni nel 705, e poi dal 720 all'880 la pressione dei Saraceni aumenta. Gialeto è seguito nel 722 da Teoto, segue nel 740 Gufrido, nel 778 Ausone, nell'807 Nicola.

L'indipendenza dal governo bizantino

Papa Niccolò ILa ormai notevole distanza del governo bizantino, porta, tra l'851 e l'864, i luogotenenti dipendenti da Càralis che governano le quattro Partes nella quale è divisa la Sardegna romana, ad organizzarsi autonomamente. Si proclamano autonomi, staccandosi dal potere centrale rappresentato dallo Judex provinciae che risiede a Càralis, e diventano gli Judex delle quattro Partes. Le fonti più importanti in merito a questo periodo storico sono, ancora, le epistole papali. Le fonti più importanti in merito a questo periodo storico sono le epistole papali. Nel 864 papa Niccolò I scrive una missiva per stigmatizzare i matrimoni fra consanguinei, che intercorrono ormai da anni tra gli Judices sardi, e nella missiva usa il plurale Judices, il che sta ad indicare che sono già nati i Giudicati. Sappiamo, inoltre, che nell'864 governa Gublino, e nell'870 Felice. Nel 900, inizia a governare Barisone I, nel 940 Bono, nel 950 Ugo, nel 960 Orlando che governa fino al 998, quando inizia a governare Barisone II.

La liberazione della Sardegna dai Saraceni

I pirati saraceniPapa Benedetto VIIINel 1015 i Saraceni, condotti da Mujahid al-Amiri al-Muwaffaq, noto in Italia come Museto, che, dopo essersi impadronitei di Denia, d'Algesiras e delle Baleari delle quali Museto si dichiara Emiro, assalgono la Sardegna, e la disperata difesa dei sardi non riesce questa volta a fermare gli invasori. Nello stesso anno, sollecitate da papa Benedetto VIII, le repubbliche marinare di Pisa e Genova si alleano, nel 1016 intervengono in Sardegna con una prima spedizione militare. Nel 1044 i Pisani e i sardi uniti sferrano un mortale attacco congiunto e sconfiggono l'esercito di Mujāhid. La Sardegna viene liberata dai Saraceni, ma le due repubbliche marinare scoprono l'isola solitaria e i suoi quattro regni e cominciano ad interessarsi ad essa e ad interferire nel suo governo. I Giudicati divengono, quindi, meta di mercanti Pisani e Genovesi che, col tempo, diventano i veri padroni dell'economia dei quattro regni isolani.

Il governo del giudicato da parte delle famiglie dei Lacon e degli Ugunale

Non si conosce il motivo per il quale i Giudici di Cagliari, che appartenevano alle famiglie dei Lacon e degli Ugunale, venivano intronizzati con il nome, alternativamente, di Salusio e di Torchitorio. È probabile che, in quel tempo, sul trono giudicale dovessero sedere alternativamente un eponente dei de Lacon intronizzato come Salusio, ed uno dei de Ugunale intronizzato come Torchitorio, ma da quando il titolo da elettivo diviene ereditario si trovano degli esponenti che, pur appartenendo alla famiglia degli Ugunale, vengono intronizzati come Salusio, forse per unire con questo le due famiglie. Nel primo periodo della loro storia, i Giudici di Cagliari conducono una politica favorevole all'insediamento dei Pisani e del monacesimo nel giudicato.

Il primo giudice del quale si hanno notizie storiche è Mariano I Salusio I di Cagliari

Santa IgiaLe prime notizie ufficiali sul giudicato di Càralis fanno riferimento all'elezione a giudice, in data imprecisata, di Mariano I de Lacon, della prima dinastia regnante nel giudicato, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Salusio I di Cagliari. Egli, considerato il primo giudice di Cagliari del quale si hanno notizie storiche, risiede a Santa Igia, sposa Giorgia de Sezzale, e regna fino alla morte nel 1058. Durante il suo regno inizia la presenza pisana nel giudicato, che diviene presto significativa, sia in campo commerciale ed economico, che in quello politico. Intorno all'anno 1000 era stato costruito dai Giudici di Cagliari, all'ingresso sud dell'abitato di Lotzorai, su una sommità di una collina granitica alta circa una cinquantina di metri dalla quale è possibile controllare tutto il territorio, un vero e proprio Castello, che era stato, però, subito distrutto dai Saraceni. Lotzorai-Resti del Castello di MedusaIl Castello viene, quindi, ricostruito nel 1052, probabilmente sotto il governo di Mariano, si tratta del Castello di Medusa o Castello di Ogliastra, posto ai limiti della frontiera con la Gallura. C'è chi riferisce che il nome deriverebbe dal fatto che, la gente del posto, ne attribuiva l'edificazione ad una non meglio identificata regina Medusa. Attualmente sono rimaste solo le rovine del castello, avvolte da vegetazione, seppure agevolmente accessibili. Si è mantenuta, anche se in cattivo stato, la cerchia delle mura, la facciata est e una stanza col soffitto ad arco e l'intonaco bianco. Il Castello vienne distrutto nel quindicesimo secolo dagli Aragonesi durante la loro dominazione della zona.

A lui succede Orzocco Torchitorio I di Cagliari

giudice Torchitorio I di CagliariNel 1058, alla sua morte, a Salusio I succede Orzocco de Ugunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Torchitorio I di Cagliari. Papa Alessandro IIÈ uno dei primi Giudici di cui si conservino dei documenti storici, e viene citato in testi contemporanei, che lo descrivono come Rex Sardiniae de loco Cagliari. Orzocco sposa una nobildonna di nome Vera, dalla quale nascono sei figli, Constantino, che succederà al padre, Pietro, Sergio, Orzocorre, Gonnario, e Torbeno, che assumerà la reggenza alla morte di Costantino nel 1084. Cagliari a quel tempo, come gli altri Giudicati sardi, si trova sotto la forte influenza del papato e della repubblica di Pisa, ed egli regge il giudicato nel tempo in cui, in Sardegna, viene introdotto il primo monachesimo occidentale. Nel 1065 il papa Alessandro II lo rimprovera poiché coniunctus con una consanguinea in terzo grado, facendogli presente che l’eventuale prole potrebbe accedere all’episcopato, né ereditare legittimamente il trono. Torchitorio I regna, inoltre, durante il periodo nel quale la chiesa cattolica è attraversata dalla riforma gregoriana. Papa Gregorio VIIGregorio VII, il più importante fra i papi dell'undicesimo secolo, mette, infatti, in atto una profonda riforma della chiesa, ed è noto anche per il ruolo svolto nella lotta per le investiture, che lo pone in contrasto con l'imperatore Enrico IV. Il 14 ottobre 1073 papa Gregorio VII gli invia una missiva, diretta a lui, Torchitorio I di Cagliari, ed agli altri tre Giudici sardi, Mariano I di Torres, Costantino I di Gallura e Orzocco I d'Arborea, nella quale il papa riafferma la supremazia pontificia sui quattro Giudicati sardi, e consiglia o, piuttosto, ordina loro di sottomettersi alla chiesa di Roma, pena gravi pericoli per la libertà dei loro Stati. Orzocco risponde alle sollecitazioni di papa Gregorio VII facilitando l'avvicinamento della chiesa sarda alla chiesa romana, e di fatto riconosce la supremazia spirituale del papa. Tra l'altro, segue una seconda epistola del 1080 di Gregorio VII che impone ai monaci di radersi la barba com'è costume nel resto d'Europa e ad occuparsi delle loro chiese, definite neglette. L'arcivescovo di Cagliari si rifiuta di eseguire l'ordine e viene sollevato dall'incarico. Orzocco, tra il 1066 e il 1070, fa grandi donazioni alla chiesa romana, e fa giungere nel giudicato, grazie all'abate marsigliese Riccardo, i monaci Vittorini, Benedettini dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia, inviati dal con l'intento di prevenire nell'isola le conseguenze dello scisma del 1054, che determina la definitiva separazione tra chiesa d'Oriente e chiesa d'Occidente. Questi monaci portano con loro, oltre al rinnovamento religioso, anche un incremento economico e tecnologico, grazie alle loro tecniche e conoscenze. Decimoputzu: la chiesa di San GiorgioQuartucciu: ruderi della chiesa di San Pietro ParadisoOrzocco fa loro la donazione, con la condizione di costruirvi una loro cella, della chiesa di San Giorgio in agro di Decimo, forse corrispondente alla omonima chiesa di Decimoputzu, della chiesa di San Genesio di Uta, oggi scomparsa ma che era posta probabilmente in una località tra Uta e Assemini, e che verrà ceduta dal giudice di Cagliari Torchitorio I ai Benedettini di San Vittore di Marsiglia che avrebbero costruito in seguito nelle vicinanze la chiesa di Santa Maria e un monastero, e della chiesa di San Pietro, nella località di San Pietro Paradiso ad est di Quartucciu, tutte ubicate nelle campagne nei dintorni di Cagliari. É probabile che Orzocco abbia dovuto affrontare intromissioni nel territorio del suo giudicato da parte del giudicato d'Arborea. Alla sua morte nel 1089 gli succederà il primogenito Costantino, mentre gli altri figli muoiono tutti prima del 1125, tranne Torbeno che per un breve periodo ne assume la reggenza, e che risulta ancora in vita in un documento datato 1130.

Gli succede Costantino I Salusio II di Cagliari

Nel 1084, alla morte di Torchitorio I, gli succede il figlio Costantino I de Ugunale, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Salusio II di Cagliari. Egli riesce a succedere direttamente al padre, nonostante la carica non sia ereditaria, ma elettiva, e regna fino alla morte nel 1090. Costantino, che in documenti contemporanei viene definito come Rex et Judex Caralitanus, sposa Giorgia, probabilmente appartenente alla famiglia dei Lacon. Da loro nascono quattro figli maschi, Mariano, che succederà al padre, Orzocco, Itocorre e Sergio, ed hanno, inoltre, due figlie femmine, Elena e Vera. Lettura di 'Carta cagliaritana in caratteri greci (detta Prima Carta cagliaritana)'Costantino continua ad appoggiare la riforma gregoriana ed inizia un'opera di modernizzazione del giudicato, che era rimasto molto isolato nei secoli precedenti, e facendogli ottenere un alto livello di autonomia. In questo viene assistito dai monaci, che continua a far arrivare nel giudicato. In un documento conosciuto come la Prima Carta cagliaritana, una delle più antiche testimonianze in lingua sarda campidanese, scritto con i caratteri dell'alfabeto greco, egli effettua, nel 1089, la donazione, ai monaci beneddettini dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia, della antica basilica di San Saturnino, il complesso monumentale paleocristiano più antico della Sardegna, unico nel suo genere in tutto il bacino del Mediterraneo, e in altre località del giudicato altre otto chiese, terreni seminativi, vigne, pascoli, interi villaggi con i loro abitantie. Dona loro anche la chiesa di Sant'Antioco di Sulci, e conferma, inoltre, la donazione, fatta da suo padre Orzocco, all'abbazia di San Vittore di Marsiglia anche dei monasteri sardi di San Giorgio in agro di Decimo, della chiesa di San Genesio di Uta. Cagliari-basilica di San SaturninoSulci-chiesa di Sant'AntiocoIn seguito, sempre per volontà del papa, mette Cagliari sotto l'autorità dell'arcivescovo di Pisa, Lamberto, con la promessa di abbandonare i tipici vizi dei suoi predecessori, ossia il concubinato, l'incesto e l'omicidio. Questo tipo di conferma di privilegi ecclesiastici all'epoca era comunemente associata con l'ascesa al trono, indicando perciò la data di inizio del suo regno. La politica avviata da Costantino I rappresenta dunque un capovolgimento rispetto a quella patema, e comporta una vera soggezione all'autorità della Sede apostolica. La data della sua morte non è certa, dato che di lui si scrive solo fino al 1090. Ma il suo successore, il figlio Mariano, non appare prima del 1103, perciò il periodo della sua successione non è bene documentato.

Il periodo di reggenza di Torbeno di Cagliari

Si è ritenuto per molto tempo che, alla morte di Salusio II, presumibilmente nel 1090, il figlio Mariano de Ugunale sia stato spodestato dallo zio Torbeno di Cagliari, che era stato, probabilmente, associato al trono negli ultimi anni del governo di suo fratello Costantino, come dimostra un documento diplomatico nel 1089, firmato da Torbeno come fratello del giudice in carica. Ma, oggi, si è propensi a non accettare questa versione. Tutto fa, invece, pensare che un nemico esterno, forse i Saraceni o altri nemici, abbiano catturato o, comunque, fatto prigioniero Mariano, che verrà liberato dallo sforzo congiunto di Pisani e Genovesi. È probabile che Torbeno abbia ricoperto, pro tempore, il ruolo di giudice de facto, cioè di reggente. Anche perché Torbeno non sfoggia alcun nome dinastico, cosa che invece avrebbe fatto se fosse stato un usurpatore. I documenti riguardanti il suo periodo di reggenza, mostrano una grande generosità nel disporre del tesoro giudicale. Sull'esempio di quanto fatto da Mariano I di Torres, con una cartula donationis redatta probabilmente da uno scrivano pisano e alla presenza di diversi notabili della città toscana, egli garantisce, infatti, ai Pisani, suoi carissimi amici, l’esenzione perpetua dal pagamento dei dazi che gravavano sulle merci e sul sale, per garantirsene l’appoggio e scongiurarne le mire espansionistiche, ossia ut populus pisanus sit amicus mihi et regno meo, et non offendat studiose neque me, neque regnum meum. E in un altro atto stilato nello stesso anno, egli dona all’Opera di Santa Maria di Pisa quattro aziende, sempre con l’auspicio che populus pisanus sit amicus mihi et in regno meo, et non offendant me, neque regnum meum studiose. Si ritiene che il governo di Torbeno si concluda nel 1103, quando abbiamo i primi documenti che attestano come la carica di giudice sia stata attribuita a Mariano.

Il governo di Mariano II Torchitorio II di Cagliari in equilibrio tra Pisa e Genova

Probabilmente nel 1103, Mariano II de Ugunale, figlio primogenito di Salusio II, viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Torchitorio II di Cagliari. Egli sposa Preziosa de Lacon, dalla quale nasce il figlio Costantino che gli succederà sul trono. Mariano, pur iniziando a fare alcune concessioni ai Genovesi ed estendendo loro molti dei privilegi già concessi ai Pisani, contemporaneamente continua a favorire la penetrazione pisana nel giudicato. Già nel 1108, in un documento, è attestata la sua autorizzazione ad una donazione in favore dell'opera del duomo di San Lorenzo di Genova, da parte dell'arcivescovo di Cagliari, Guglielmo, della chiesa di San Giovanni di Assemini. Si potrebbe trattare di un ringraziamento per l'appoggio ricevuto, con l'invio di sei galee genovesi, per liberarlo nel periodo della sua prigionia. Effettua anche una donazione come ringraziamento a Pisa per l'aiuto ricevuto nella difesa del Sulcis dalle aggressioni dei pirati saraceni, ed inoltre esenta i mercanti Pisani dal pagamento di alcuni dazi, ed assicura particolari favori ai loro commerci. Assemini-chiesa di San GiovanniPer quanto riguarda le sue relazioni con la chiesa, troviamo il suo nome in molte sottoscrizioni ad atti dell'arcivescovo Guglielmo, in favore della basilica di San Saturnino di Cagliari e della chiesa di Sant'Antioco di Sulcis, chiese alle quali è particolarmente devoto. Il suo regno è dominato dalla Guerra fra Genova e Pisa, che dura dal 1119 al 1133. Le concessioni del pontefice all'arcivescovado pisano suscitano le invidie dei Genovesi, che presto si trasformano in competizione e in scontri. Nel 1119, i Genovesi assaltano delle galee pisane, dando origine ad una sanguinosa guerra, combattuta per mare e per terra, che dura fino al 1133, e che si conclude con la spartizione fra le due contendenti dell'influenza sui vescovadi corsi. Durante questa guerra, Mariano cerca di mantenere una posizione equidistante fra le due repubbliche marinare, e si dimostra molto abile nel mantenere buoni rapporti con entrambe le due potenti città, oltre che con la chiesa di Roma. Troviamo che Torbeno è ancora in vita nel 1130, quando firma un documento in qualità di consanguineo di Torchitorio II, e quando il giudice in carica muore lasciando il trono al figlio Costantino.

La riscossa cristiana nei confronti dell'Islam

Papa Urbano IIPapa Urbano II organizza la Prima CrociataDurante il regno di Torchitorio II si sviluppa la riscossa cristiana nei confronti dell'Islam. La repubblica di Pisa partecipa attivamente alla Prima Crociata, organizzata da papa Urbano II, che si protrae dal 1096 al 1099. Papa Pasquale IIE durante il suo regno, sotto il pontificato del suo successore ossia del papa Pasquale II, dietro le pressioni di Berengario III di Catalogna, la repubblica di Pisa organizza una spedizione per togliere ai Saraceni il possesso delle Baleari, alla quale partecipano numerosi Stati italiani e i Giudicati sardi, ma alla quale non partecipa la repubblica di Genova. La flotta, composta da 300 navi, imbarca anche un contingente sardo, comandato da Torbeno, zio di Torghitorio II di Calàri, insieme a Saltaro, figliastro di Costantino I di Torres. La prima volta che le fonti a noi note ricordano Costantino I di Torres è nel 1113, allorché nel porto di Torres, tra grandi manifestazioni di amicizia e di onore, accoglie e rifornisce di viveri la flotta, che Toscani e Lombardi avevano allestito per quella impresa. Lo storico Giuseppe Manno, nel suo volume Storia della Sardegna, parla delle loro imprese scrivendo Anzi, se si deve prestar fede al poeta il quale cantò le vicende dei guerrieri Pisani in quella famosa campagna, non vana fu l'opera per essi di quei due illustri personaggi; dicendosi non meno noto Turbino per l'assennato consiglio che il giovine Saltaro per la destrezza sua nel maneggiar l'arco. Onde alla Sardegna tornò l'onore di aver in tale impresa inviato colà il Nestore ed il Filotette di quell'esercito.

Costantino II Salusio III di Cagliari favorisce lo sviluppo del monachesimo nel giudicato

Nel 1130, alla morte di Torchitorio II, gli succede il figlio Costantino II de Ugunale, indicato anche come Costantino de Pluminus dal nome della località in cui i giudici di Cagliari avevano stabilito la loro residenza, quando la popolazione aveva abbandonato il luogo dell'antica città, devastata dalle incursioni saracene, per ritirarsi dietro la cintura di stagni che permetteva una più facile difesa. Egli viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome di Salusio III di Cagliari, ed in un documento del 1130 rilascio all'Opera di Santa Maria in Pisa si intitolala per la prima volta iudex Caralitanus. Egli si sposa due volte, in prime nozze con Giorgia de Unali, e in seconde nozze con Sardinia de Zori, ma, dai due matrimoni, ha solo tre figlie femmine. La prima, di cui non si conosce il nome, che sposa Pietro de Lacon-Gunale di Torres, figlio minore del giudice Gonnario II di Torres, che gli succederà sul trono; la seconda, Giorgia, che sposa il nobile ligure Oberto Obertenghi marchese di Massa e Corsica, dai quali nasce Salusio IV, con il quale avrà inizio la successiva dinastia dei Lacon-Massa; e la terza, Preziosa, che sposa un altro nobile pisano, Tedice di Donoratico. Con il suo regno, non muta la linea politica del giudicato, in equilibrio tra Pisa e Genova. La fine delle ostilità tra Genova e Pisa, nel 1133, consente a Costantino di promuove la trasformazione delle strutture dello Stato e di preoccuparsi dello sviluppo economico del suo regno, potenziando il porto di Cagliari, che diventa un importante scalo per le stesse repubbliche di Genova e Pisa. Egli favorisce lo sviluppo del monachesimo nel giudicato, vedendolo come portatore di sviluppo economico e culturale, nonche di forti legami con l'Europa continentale. Nel 1146 Comita III de Lacon-Serra, giudice d'Arborea, organizza il Convegno di Bonarcado, nel quale fa incontrare i quattro Giudici per risolvere una controversia sorta tra il giudice Costantino III di Gallura ed i figli del suo predecessore Comita Spanu per il possesso del Castello di Balaiana, che probabilmente rappresentava una residenza giudicale estiva. E Salusio III di Cagliari interviene, con gli altri Giudici, al Collectu, l'assemblea generale convocata per dirimere la controversia. Nel 1147, in Arborea, in occasione della consacrazione della chiesa di Santa Maria di Bonarcado, Barisone II d'Arborea convoca i Pisani e gli altri Giudici sardi per una conferenza di pace. L'occasione vede riuniti tutti i Giudici sardi, ossia Gonnario II di Torres, Costantino III di Gallura, Salusio III di Cagliari e Barisone II d'Arborea. Si riesce, così, a evitare la guerra tra Genova e Pisa per ben quindici anni. Villaspeciosa-chiesa di San PlatanoUta-chiesa di Santa MariaDurante il suo regno i monaci Vittorini di Marsiglia nel 1114 iniziano la costruzione della chiesa di San Platano a Villaspeciosa, in stile romanico tosco lombardo, con la pianta a due navate separate da colonne che terminano ciascuna con un abside. Ed, inoltre, nel 1135, anche la costruzione della chiesa di Santa Maria di Uta, ultima chiesa edificata sul territorio sardo da questi monaci, con pianta a tre navate, delle quali quella centrale absidata. Salusio III regna fino al 1163, quando muore senza figli maschi e con lui si estingue la gestione alternata delle famiglie dei Lacon e degli Ugunale nel giudicato di Càralis. Gli succederà la prima figlia, della quale non si conosce il nome, che regna con suo marito Pietro de Lacon-Gunale, figlio di Gonnario II di Torres.

Il breve regno dei Lacon-Gunale di Torres

Il 19 giugno del 1162, allo scoppio di una nuova guerra tra Pisa e Genova, gli equilibri politici tra le due repubbliche marinare e i regni sardi si incrinano. E nel 1163, alla morte di Salusio III di Cagliari, gli equilibri nell'area vedono Arborea, filogenovese, circondata dal Logudoro e da Cagliari, filopisane.

Pietro figlio di Gonnario II di Torres diventa giudice di Cagliari col nome di Torchitorio III di Cagliari

giudice Pietro de Lacon-Gunale detto Torchitorio IIIDei due figli di Gonnario II di Torres, il minore, Pietro de Lacon-Gunale, che ha sposato la prima figlia erede di Salusio III di cui non si conosce il nome, nel 1163 viene intronizzato jure uxoris dalla Corona de Logu come giudice di Cagliari col nome di Torchitorio III di Cagliari. Con lui, che sposa Sinispella de Lacon-Gunale, inizia a governare la dinastia dei Lacon-Gunale di Torres, che si estinguerà però nel 1188 con la sua morte. In quel periodo, anche Cagliari come tutta la Sardegna è tormentata da due fazioni, ossia i filogenovesi ed i filopisani. Appartenendo alla dinastia dei Lacon-Gunale, anche di lui è presente un ritratto tra quelli donati dal Capitolo Turritano all'Università di Sassari, nel quale viene chiamato Petrus III.

La discesa in Italia di Federico I del Sacro Romano Impero più noto con il nome di Barbarossa

Federico I del Sacro Romano Impero detto il BarbarossaQuando, nel 1154, l'imperatore Federico III Hohenstaufen, noto anche come Federico I del Sacro Romano Impero, più noto con il nome di Barbarossa, scende in Italia per contrastare il potere dei comuni italiani, Pisa concede il proprio appoggio incondizionato all'imperatore che, nel 1162, le concede notevoli privilegi, determinando una ripresa delle ostilità con la repubblica di Genova. La pace verrà raggiunta nel 1175 con il ritorno dell'imperatore del Sacro Romano Impero in Italia, e l'accordo favorirà Genova, che vedrà espandersi i propri territori d'oltremare. Subito dopo l'insediamento, Pietro III deve subire l'invasione del giudicato da parte di Barisone II d'Arborea, filogenovese, che, nel 1162, ha dichiarato guerra a Pisa ed appoggia un pretendente al regno di Cagliari sconosciuto. In un primo tempo, nello stesso 1163, Pietro III deve fuggire da Cagliari e riparare nel giudicato di Torres, dove il fratello, Barisone II di Torres, lo accoglie presso di sé. Ma l'anno successivo, nel 1164, Barisone II d'Arborea si reca a Pavia per venire incoronato, nella cattedrale di San Siro, Re di Sardegna, titolo comprato da Federico I del Sacro Romano Impero. Allora Barisone II di Torres ed il fratello Pietro III, approfittando dell'assenza del sovrano, per vendicarsi, cercano di invadere il giudicato d'Arborea, però senza successo. Successivamente, comunque, sempre nel 1164, con il sostegno del fratello Barisone II di Torres e delle forze pisane, Pietro III torna trionfante a regnare a Cagliari. Ma, nel corso del suo regno, si ripetono i tentativi, sia pure senza successo, di conquista da parte di Barisone II d'Arborea. Nel 1165 l'intera isola di Sardegna viene concessa in feudo al comune di Pisa da Federico Barbarossa, il quale in questa occasione revoca anche tutte le concessioni anteriori della medesima, da lui fatte, a qualunque altra città o persona. Ma i Pisani, forti di questa concessione, tendono ad inserirsi sempre maggiormente nell'economia e nella politica del giudicato. Quindi, in seguito, Torchitorio III abbandona la linea politica filopisana, e, nel 1168, raggiunge un accordo con i Genovesi, ai quali concede il monopolio del commercio nel territorio del giudicato. I pisani, per non perdere i loro interessi ed i loro commerci, gli mettono contro il cognato, il nobile ligure Oberto Obertenghi, marchese di Massa e Corsica, marito di Giorgia, la seconda figlia di Salusio III.

Oberto di Massa, il primo non sardo ad amministrare un giudicato, pur non diventando giudice

Oberto Obertenghi, marchese di Massa e Corsica, marito di Giorgia, la seconda figlia di Salusio III, con l'aiuto dei Pisani, nel 1184 invade il giudicato, sconfigge il giudice Torchitorio IIII, che viene fatto prigioniero, e scaccia i Genovesi. Nel 1184 Oberto Obertenghi assume il controllo del giudicato, sia pure senza l'assenso della Corona de Logu. È il primo non sardo a controllare uno dei Giudicati, anche se, con il tempo, i suoi successori saranno sempre più sardizzati. Controlla il giudicato dal 1184 al 1188, quando muore o viene ucciso il giudice legittimo Torchitorio III, del quale non si avevano notizie dal momento del suo imprigionamento

La dinastia dei Lacon-Massa

Con Guglielmo, figlio di Oberto Obertenghi, marchese di Massa, inizia a governare la dinastia dei Lacon-Massa, che prende il nome da Giorgia de Lacon e Oberto Obertenghi, marchese di Massa.

Guglielmo I Salusio IV di Cagliari il più spietato sovrano dell'epoca giudicale

Nel 1188, essendo morto o essendo stato ucciso senza lasciare eredi diretti il legittimo giudice Torchitorio III, a lui succede Guglielmo, figlio di sua cognata, Giorgia de Lacon-Gunale, la seconda figlia di Salusio III di Cagliari, e del nobile lunigianense di ascendenza longobarda Oberto Obertenghi, marchese di Massa e Corsica, che gli lascerà in eredità i suoi possedimenti in Toscana. Guglielmo, con cui ha inizio la casata de Lacon-Massa, prende il nome di Guglielmo I de Lacon-Massa, e viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome Salusio IV di Cagliari. Ha due mogli, Adelasia Malaspina e Guisiana Burgundione di Capraia, e lascerà il trono senza eredi maschi, ma con tre figlie femmine dalla prima consorte, Preziosa, Benedetta ed Agnese, tra le quali andranno spartiti i suoi possedimenti. Lettura di 'Seconda Carta marsigliese'Si tratta di un uomo di grande cultura, che, tra l'altro, ha contatti con il famoso trovatore provenzale Peire Vidal, che gli dedica la canzone Pos ubert ai mon ric tezaur, nella quale scrive A un Marques de Sardenha Q'ab joi viu ab sen regna, ossia Al marchese di Sardegna Che vive con gioia e con senno regna. Egli, comunque, si dimostrerà uno dei più importanti protagonisti della storia dell'area tirrenica a cavallo fra il dodicesimo e il tredicesimo secolo, e di lui rimane un documento conosciuto come la Seconda Carta marsigliese, ossia la carta sarda di San Vittore di Marsiglia, scritto in caratteri latini, con il quale il priore di San Saturno, Raimondo, dopo aver ottenuto l’autorizzazione da parte del sovrano, stipula un accordo con gli abitanti della villa di Mara circa lo sfruttamento di alcune terre poste tra questa villa e quella di Sinnai. Egli è anche il più bellicoso e spietato sovrano di tutta la storia dei Giudicati, che farà dell'azione il suo sistema di vita. Papa Gregorio VIIILa Terza CrociataSicuro e deciso, cerca di fare di quello di Cagliari il giudicato egemone di tutta la Sardegna. Subito dopo l'investitura a giudice, quando papa Gregorio VIII dice che la caduta di Gerusalemme è da considerare come il castigo di Dio per i peccati dei cristiani in Europa, Guglielmo partecipa alla Terza Crociata che si svolge dal 1189 al 1192 al seguito dell'arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi. Si tratta di una Crociata conosciuta anche come la Crociata dei Re dato che ad essa partecipano il Re Filippo Augusto di Francia, il Re Enrico II di Inghilterra, il Re Filippo di Fiandra, l'ormai vecchio imperatore Federico Barbarossa, con il figlio secondogenito Federico duca di Svevia. Si tratta di un tentativo di vari sovrani europei di strappare Gerusalemme e quanto perduto della Terra Santa al Saladino. È, forse, questo il motivo per cui di Guglielmo I non si hanno notizie per qualche anno. In quel periodo il giudicato viene probabilmente retto dal padre, Orberto. Al suo ritorno a Cagliari, Guglielmo trova che gli equilibri sono mutati. Infatti, mentre Cagliari come pure la Gallura sono governate da pisani, il Logudoro e l'Arborea sono ormai molto vicine a Genova. Salusio IV di Cagliari continua a favorire la penetrazione pisana, sviluppa il commercio del sale e riorganizza l'amministrazione del giudicato.

Il tentativo di invasione del giudicato di Torres

Imprigionamento di Prunisinda moglie di Costantino II di TorresMa oltre ai contrasti tra Pisa e Genova, il regno di Guglielmo è caratterizzato dalle continue guerre con gli altri Giudicati sardi. Dopo la morte. nel 1185, di Barisone II d'Arborea, preoccupato per la presenza genovese non solo nel giudicato d'Arborea, ma anche nel vicino giudicato del Logudoro, prevedendo anche un possibile intervento di Costantino II di Torres, che rivendica l'Arborea, decide di bruciare i tempi. Papa Celestino IIINel 1194 attacca e devasta il giudicato di Torres, conquista il Castello del Goceano e imprigiona Prunisinda, moglie di Costantino II, dopo averla violentata la conduce prigioniera a Santa Igia, capitale del giudicato. Non riesce però ad impossessarsi del resto del giudicato, e viene respinto dai Genovesi che si sono alleati con Costantino. Spinto da papa Celestino III, nel 1195 l'arcivescovo di Pisa Ubaldo Lanfranchi ottiene un accordo che prevede la liberazione di Prunisinda e il diritto di Costantino II di riscattare il Goceano, a fronte del pagamento di un congruo compenso. Costantino II, però, rinnega l'accordo e riprende la guerra contro Guglielmo, riconquista il Goceano, ma non riesce a liberare Prunisinda, che muore per gli stenti nelle prigioni di Santa Igia lo stesso anno. La guerra fra Costantino e Guglielmo continua fino al 1198, quando Costantino muore.

L'occupazione del giudicato di Arborea

Nel 1195 Guglielmo riprende l'offensiva antigenovese, ed attacca pure il giudicato di Arborea, che è governata congiuntamente da Pietro I d'Arborea e da Ugo Ponzio de Bas, noto anche come Ugone I d'Arborea. Batte l'esercito giudicale e punta su Oristano, dove cattura Pietro I insieme al figlio Barisone. Pietro I viene imprigionato a Pisa, dove morirà intorno al 1207. Guglielmo conquista Oristano, capitale del giudicato, mettendola a ferro e fuoco e compiendo ogni sorta di angherie. Costringe, quindi, il clero e il popolo a riconoscerlo come loro sovrano, ma senza approvazione ecclesiastica, e senza la approvazione della Corona de Logu, che continua a ritenere sovrano legittimo Pietro I, almeno fino alla sua morte. Nel 1198 Guglielmo attacca nuovamente l'Arborea e costringe Ugone a fuggire ed affida il governo del giudicato ai vescovi di Oristano e ai majores della citttà. Libererà Ugone nel 1204, e la curatorìa della Marmilla, insieme ad altre ville di confine, a seguito di un accordo con Ugone, verrà annessa nel 1206 al giudicato Cagliaritano. Guglielmo diviene, cosi, almeno momentaneamente, giudice, oltre che di Cagliari, anche d'Arborea, unificando de facto i due regni. Ormai ha unificato i Giudicati di Cagliari e d'Arborea e domina su gran parte della Sardegna.

Il tentativo di invasione del giudicato di Gallura

Non ancora soddisfatto, tenta di penetrare anche nel giudicato di Gallura, forse per impadronirsene data la mancanza di un giudice di diritto, essendo la giudicessa Elena de Lacon ancora minorenne, ma viene fermato da papa Innocenzo II. Papa Innocenzo IINel frattempo, contratta con il nuovo giudice di Torres, Comita II, il matrimonio del figlio di primo letto Mariano, che regnerà col nome di Mariano II di Torres, con la sua figlia Agnese, che avviene nel 1200. Nel 1204, libera Barisone, figlio di Pietro I d'Arborea, e lo fa sposare con la sua figlia Benedetta. Nel 1206 obbliga Ugone a sposare la sua figlia Preziosa. Nel 1210 deve affrontare i Visconti, che si sono insediati in Gallura e, collegati con altre famiglie pisane, vogliono contendergli il controllo dei due Giudicati. Nel 1213 in Toscana, presso il fiume Frigido nei dintorni di Massa, Salusio IV di Cagliari viene sconfitto in battaglia dal partito ostile dei Visconti, e questa sconfitta mette definitivamente fine alle sue speranze di consolidare il dominio sull'Isola, oltre che di mantenere il controllo sui suoi possedimenti ereditati dal padre in Toscana.

Gli ultimi anni di Salusio IV di Cagliari

Guglielmo muore senza eredi maschi all'inizio del 1214, lasciando, comunque, il giudicato di Càralis nella sua massima espansione. Alla sua morte finisce la dinastia dei Lacon-Massa ed il giudicato di Càralis, con una parte di quello d'Arborea, vanno alla sua figlia Benedetta ed al marito Barisone de Lacon-Serra, figlio del giudice Pietro I d'Arborea, che diventerà giudice di Cagliari con il nome di Torchitorio IV di Cagliari; mentre la maggior parte del giudicato d'Arborea passa a Preziosa e Ugo Ponzio de Bas, che torna quindi a regnare col nome di Ugone I d'Arborea. Tratalias: la basilica di Santa Maria in TrataliasVillaputzu: la chiesa di San Nicola di QuirraA Salusio IV di Cagliari si deve l'inizio della costruzione della basilica di Santa Maria a Tratalias, eretta in stile romanico pisano tra il 1213 e il 1282, secondo quanto testimoniano le due epigrafi apposte in occasione dell'inizio e della conclusione dei lavori, ancora conservate all'interno della chiesa. Si deve probabilmente a lui anche l'edificazione della chiesa di San Nicola di Quirra, a Villaputzu, condotta a cavallo tra il dodicesimo e tredicesimo secolo, che rappresenta l'unico esempio in Sardegna di costruzione con paramento in mattoni cotti, e che faceva parte di un villaggio medioevale ora scomparso.

Il governo di Benedetta di Massa, e l'insediamento nel giudicato della famiglia pisana dei Visconti

Alla morte senza eredi Salusio IV di Cagliari, inizia a regnare sul giudicato la dinastia d'Arborea, che si alterna nel governo con la dinastia pisana dei Visconti.

Il governo di Benedetta di Massa e del marito Barisone d'Arborea intronizzato come Torchitorio IV di Cagliari

La giudicessa Benedetta di MassaNel 1214, alla morte senza eredi del giudice Salusio IV di Cagliari, il giudicato di Càralis con una parte di quello d'Arborea vanno alla sua figlia primogenita Benedetta, che gli succede come giudicessa de facto, accanto alla quale è presente il marito Barisone, figlio di Pietro I d'Arborea, il quale era stato trattenuto a Cagliari da Salusio IV, che nel 1195 aveva deposto dal trono del giudicato ed imprigionato il padre, diventando anche giudice d'Arborea. Papa Innocenzo IIIPrima del 1214 Salusio IV libera Barisone e lo fa sposare con sua figlia Benedetta, che sono imparentati entro il grado proibito, ma papa Innocenzo III concede loro la dispensa per sposarsi. Benedetta, nel 1214, viene consacrata dall'arcivescovo Ricco, di Cagliari, alla presenza dei nobili e dei prelati, e giura di non diminuire i territori del giudicato, di non alienare castelli e di non stringere alleanze senza il loro consenso, e fa, inoltre, un atto di vassallaggio alla Santa Sede. Nel 2014 Benedetta di Massa è la seconda donna, dopo Elena di Gallura, ad occupare un trono sardo per proprio diritto, ed una delle prime in Europa. Suelli-santuario di San GiorgioSulcis-La chiesa di Sant'AntiocoNello stesso 2014 il marito di Benedetta, Barisone figlio di Pietro I d'Arborea, viene intronizzato dalla Corona de Logu come giudice di Cagliari e gli viene assegnato il nome di Torchitorio IV di Cagliari. Benedetta, in accordo con il marito, con l'arcivescovo Ricco di Cagliari, e con il vescovo del Sulcis, fa numerose donazioni al santuario di San Giorgio di Suelli e alla chiesa di Sant'Antioco di Sulcis, chiese alle quali sono particolarmente devoti. Inoltre, favorisce lo sviluppo dell'economia locale, a scapito degli interessi dei Pisani, attirandosi perciò, già dal 1215, l'ostilità della repubblica di Pisa.

I Pisani si insediano a Castel di Castro

Castel di CastroEd è proprio nel 1215, che, approfittando della debolezza del regno di Benedetta, il giudice Lamberto Visconti di Gallura, sostenuto dal fratello, il podestà di Pisa Ubaldo Visconti, che porta anche il titolo di Rector Cagliaritanus, raccoglie una grande flotta e sbarca con il suo esercito a Cagliari, dove costringe Barisone, nel 1218, a cedere ai Pisani il possesso del colle di Santa Gilla, che domina la città. Qui, sulla collina, essi costruiscono, per conto dei mercanti Pisani che da lì possono meglio controllare i loro traffici, un nuovo borgo fortificato che viene chiamato Castel di Castro, e costituirà il primo nucleo abitativo della moderna città di Cagliari. Castel di Castro è collegata al porto attraverso il quartiere fortificato de la Marina, che scende dalla porta caratterizzata da due teste di leoni, la cosiddetta porta dei due Leoni che oggi prende il nome di portico Mario De Candia. L'ancoraggio a mare è delimitato da una palizzata a semicerchio con due imboccature, d'entrata e d'uscita, sbarrabili con robuste catene. Il colle viene isolato circondandolo di mura fortificate e successivamente verranno edificate, dall'architetto Giovanni Capula, le due torri: nel 1305 la torre di San Pancrazio e nel 1307 la torre dell'Elefante, soprannominate le torri gemelle. Viene, poi, edificata a terza torre del Leone, che è oggi incorporata nel palazzo Boil, che ne lascia in vista soltanto la porta. Questa rocca verrà chiamata Castel di Castro e costituirà il centro storico della futura città di Cagliari, oggi chiamato quartiere Castello.

Cagliari-La porta dei due Leoni Cagliari-La torre di San Pancrazio Cagliari-La torre dell'Elefante Cagliari-La torre del Leone

Quindi Lamberto Visconti lascia al fratello Ubaldo Visconti il compito di conquistare il resto del territorio giudicale. Papa Onorio IIIRiunite ingenti truppe in Castel di Castro, Ubaldo Visconti, con l'aiuto del nobile pisano Rodolfo di Capraia e sostenuto da una consorteria di altri nobili Pisani, attacca in forze Torchitorio IV di Cagliari e costringe il giudice a fuggire da Cagliari ed a rifugiarsi a Santa Igia, ed anche Benedetta è costretta a fuggire all'interno del giudicato. A Cagliari, però, scoppiano tumulti tra i Sardi ed i Pisani. Perciò Torchitorio IV di Cagliari si allea con Comita II di Torres e con la repubblica di Genova, nella speranza di contrastare la dominazione pisana. Ed ottiene, anche, un aiuto contro Pisa da papa Onorio III, avverso ai Pisani, il quale, nel 1217, annulla l’elezione ad arcivescovo di Cagliari del pisano Mariano, ed al suo posto invia un legale apostolico di Sardegna e Corsica. Barisone non ha, però, il tempo di riprendere il possesso del giudicato, dato che muore nel 1217 lasciando la moglie Benedetta ed un figlio, Guglielmo, di pochi mesi.

Benedetta, reggente in nome del figlio Guglielmo, sposa Lamberto Visconti

Alla morte di Torchitorio IV di Cagliari, nel 1217, la Corona de Logu, intronizza come giudice di Cagliari il figlio di pochi mesi, Guglielmo, ma fino alla maggiore età assume compiti di reggente la madre Benedetta che diventa giudicessa de facto. Nel giudicato di Càralis, i Genovesi continuano ad appoggiare Guglielmo, l'erede del legittimo giudice nella capitale Santa Igia, mentre Castel di Castro rimane controllata dai Pisani. Nel 1218 il nuovo giudice del Logudoro, Mariano II di Torres, riprende senza successo la guerra contro i Visconti, si riarma con l'appoggio del papa Onorio III e con la speranza di aiuti dai milanesi, ma nel 1219 viene sconfitto e, con il trattato di pace di Noracalbo, viene costretto a far sposare la figlia Adelasia con il tredicenne pisano Ubaldo Visconti, che diventerà giudice di Gallura, ed a rinunciare ai diritti su alcuni suoi possedimenti posti in Gallura, già conquistati dal suo padre Comita II. Ricostruzione del viso di Adelasia de Lacon-Gunale divenuta giudicessa con il nome di Adelasia di TorresNello stesso anno Ubaldo combina il matrimonio di Benedetta con suo fratello Lamberto Visconti di Gallura, rimasto vedovo della prima moglie Elena di Gallura, nella speranza di riportare la pace tra i Giudicati di Cagliari e di Gallura. Il matrimonio viene celebrato nel 1220, ma papa Onorio III annulla immediatamente anche queste nozze. Lamberto diventa, comunque, reggente del giudicato di Càralis. Egli è, quindi, contemporaneamente giudice di Gallura e reggente del giudicato di Càralis, che amministra attraverso il fratello Ubaldo, il quale continuerà a governare il giudicato anche dopo la morte di Lamberto. Nel dicembre 1224 Benedetta rinnova il suo omaggio alla Santa Sede, attraverso il legato Goffredo, accettando di pagare un tributo annuale di venti libbre di argento e di non contrarre alcun altro matrimonio senza il consenso papale. Inoltre garantisce che, in caso di sua morte senza eredi, il suo giudicato verrebbe ereditato dal papa. Il 1225 e 1226 sono anni pacifici, e Benedetta effettua numerose donazioni a varie chiese, a nome proprio e di suo figlio Guglielmo. Papa Gregorio IXMorto Lamberto nel 1225, nel tentativo di proteggersi dalle mire di Ubaldo, Benedetta si risposa, e sempre senza il consenso papale, la terza volta nel 1227 con Enrico di Ceola, un pisano membro della famiglia dei conti di Capraia, chiamato, per questo anche Enrico di Capraia, che si guadagna il favore del nuovo papa Gregorio IX, ma che morirà nel 1229. Si risposa, quindi, per la quarta volta, nel 1230, con Rinaldo de Glandis, chiamato anche Rinaldo Glandi, ed il loro matrimonio, alla fine, viene ritenuto valido dal papa. Enrico di Ceola e Rinaldo de Glandis, probabilmente, governano dietro le quinte, imponendo le loro volontà. Cagliari: vecchia foto della chiesa di San BardilioNel 1230 a Cagliari c'è la donazione da parte del duomo di Pisa ai Francescani, della chiesa di Santa Maria de Portu Gruttis o de Portu Salis, successivamente intitolata a San Bardilio, situata ai piedi del colle di Bonaria e demolita nel 1929 per allargare il cimitero Monumentale di Bonaria. È la prima attestazione della presenza dei frati Minori Francescani in Sardegna. Sempre nel 1230, alla morte di Ubaldo, suo nipote, il figlio di Lamberto, Ubaldo Visconti di Gallura, invade il giudicato di Càralis e ne assume il controllo per un certo tempo, per assicurare la gestione pisana sul governo del giudicato. Viene, però, cacciato da Ranieri della Gherardesca, conte di Bolgheri, che appoggia la dinastia di Massa. Le discordie interne e le violenze perpetrate dalla fazione pisana, sono tanto gravi che il papa, dopo che Benedetta è costretta a fuggire da Cagliari ed a rifugiarsi a Santa Igia, si adopera perché si trasferisca nei suoi feudi Massa, sul continente, la terra d'origine dei suoi avi. Benedetta muore, a Massa, nel 1232, e nello stesso anno papa Gregorio IX affida a Ugo di Porcaria la custodia dell'eredità pervenutagli da Benedetta.

La dinastia dei Lacon-Massa

Seguono lunghe lotte tra gli invasori Visconti, sostenuti dai Pisani, e gli eredi della dinastia di Massa a Cagliari e Torres, su posizioni ormai decisamente filogenovesi.

Il regno di Guglielmo II Salusio V di Cagliari

Nel 1232 muore la reggente Benedetta, e suo figlio Guglielmo II de Lacon-Massa, che era stato intronizzato dalla Corona de Logu con il nome Salusio V di Cagliari alla morte del padre Torchitorio IV, essendo solo quindicenne, deve sottostare, fino al 1235, alla supervisione della zia Agnese e dal suo secondo marito, Ranieri della Gherardesca, conte di Bolgheri. Solo dopo tre anni, nel 1235, divenuto maggiorenne, Guglielmo inizia a governare assumendo la pienezza dei poteri, e regna fino alla morte nel 1250. Egli sposa una nobildonna, forse appartenente al casato dei Serra, dalla quale ha due figli, il maggiore dei quali, Giovanni, assumerà alla sua morte il titolo di giudice di Cagliari. Il figlio di Lamberto Visconti, Ubaldo, divenuto nel 1230 giudice con il nome di Ubaldo II di Gallura, tenta, ma senza successo, l'invasione del Logudoro. E, quando le sue fortune vengono meno, Mariano II di Torres scatena un'offensiva, insieme a Salusio V di Cagliari, contro suo cugino Pietro II d'Arborea, considerato alleato di Ubaldo Visconti, che viene sconfitto e nel 1228 deve accettare di condividere, con Mariano II e Salusio V di Cagliari, il controllo del giudicato. Comunque, dopo la morte di Ubaldo Visconti, Pietro II d'Arborea, approfittando delle successive lotte intestine che si scatenano nel giudicato, si libererà dai condomini e tornerà ad estendere la propria autorità sull'intera Arborea. Ma succesivamente, nel 1235, vi è un significativo cambiamento, quando Salusio V di Cagliari sottomette volontariamente il giudicato di Càralis alla repubblica di Pisa. Questa decisione gli garantisce un governo senza guerre. La gestione del regno viene, di fatto, spartita fra le famiglie pisani dei Visconti, dei Della Gherardesca, e dei Conti di Capraia.

Giovanni Torchitorio V di Cagliari detto Chiano

Giovanni de Lacon-Massa noto come Chiano detto Torchitorio V in un bassorilievo nella chiesa San Pietro a ZuriNel 1250, alla morte di Salusio V di Cagliari, gli succede il figlio Giovanni de Lacon-Massa, noto con il soprannome di Chiano, che viene intronizzato dalla Corona de Logu con il nome d Torchitorio V di Cagliari, e regna fino al 1256. Il suo regno è breve ma importante, in quanto imprime una svolta decisiva nella storia del giudicato. Frustrato dalla crescente interferenza dei Pisani nell'amministrazione del giudicato, decide di allearsi con i Genovesi e, nel febbraio 1256, invia due Procuratores a Genova per firmare un patto, che viene siglato il 20 aprile ed ufficializzata in maggio da Chiano, nella cattedrale di Santa Maria di Castel di Castro, alla presenza di Malocello e Percivalle Doria. Con questo trattato il giudicato di Càralis diviene alleato della repubblica di Genova e si impegna a dare assistenza militare il tutte le guerre. E Chiano diviene cittadino genovese e concede a Genova l'esportazione di sale senza tasse. Infine, Chiano si impadronisce della rocca di Castel di Castro, inizia ad espellerne i Pisani, e la concede ai Genovesi, che inviano il podestà Ogerio Scoto e il castellano Giovanni Pontano, per prendere possesso della rocca. Ed a Chiano vengono offerti un palazzo a Genova, oltre alla mano di una nobildonna della famiglia Malocello. Ma Chiano non la sposa, infatti morirà senza moglie e senza figli. In risposta, i filopisani Giovanni Visconti di Gallura, e Guglielmo di Capraia reggente del giudicato d'Arborea, con l'aiuto di Gherardo e Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, che mettono a disposizione otto navi, invadono il giudicato di Càralis e assediano la sua capitale Santa Igia. Chiano, che si trova a Genova, parte per Cagliari con ventiquattro galere dirette a Santa Igia per portare soccorso alla città assediata. Lungo la rotta, presso la costa toscana cattura alcune navi pisane, ma giunge a Cagliari troppo tardi e viene sconfitto dai Pisani. Catturato ed imprigionato, viene assassinato da un sicario pisano a Santa Igia nel 1256. Prima di morire, indica alla Corona de Logu come suoi possibili successori i cugini Guglielmo e Rinaldo, ed alla fine è Guglielmo a salire sul trono del giudicato. A Cagliari ancora oggi è presente una strada denominata via giudice Chiano.

Guglielmo III Salusio VI di Cagliari noto anche come Guglielmo di Cèpola o Guglielmo Cepolla

A Chiano succede, come giudice, il cugino noto come Gugliemo di Cèpola, nato nella villa di Cèpola situata nei pressi di Quartu, probabilmente figlio di Maria secondogenita della giudicessa Benedetta, che era strato indicato da Chiano come suo successore. Egli chiamato Guglielmo III viene intronizzato dalla Corona de Logu, nel 1256 o 1257, con il nome di Salusio VI di Cagliari, e regna per meno di due anni, solo fino al 1258. Salusio IV prosegue nella politica del suo predecessore, a favore della repubblica di Genova e contro quella di Pisa. Nel 1257 completa la conquista del Castel di Castro, espellendo gli ultimi Pisani rimasti. Pisa, allora, già nel 1257, decide di intervenire, ma, non avendo forze sufficienti, affida una nuova campagna a Giovanni Visconti di Gallura, Guglielmo di Capraia reggente del giudicato d'Arborea, e a Gherardo e Ugolino della Gherardesca. Questi riescono a riprendere Castel di Castro ed assediano la capitale Santa Igia che, senza più aiuti Genovesi e senza rifornimenti, dopo quattordici mesi di guerra, viene conquistata. Il 20 luglio 1258. Il giudice di Cagliari ed i Genovesi si arrendono, e, così, mettono fine alla guerra, i Pisani distruggono la città che era stata la capitale del giudicato e la radono al suolo, i suoi abitanti si disperdono rifugiandosi nell'interno. Spartizione del giudicato di Càralis nel 1258Santa Igia convive con la nuova capitale, Castel di Castro, per 42 anni, e per tanti secoli rimane nell'oblio, nascosta dai palazzi edificati sopra le sue rovine. Con la distruzione di Santa Igia nel 1258 si considera conclusa la lunga storia del giudicato di Càralis. Guglielmo è costretto a fuggire a Genova, dove muore poco tempo dopo senza lasciare eredi, e con lui ha fine l'unità del giudicato di Càralis, che viene smembrato in tre parti. La settentrionale va a Giovanni Visconti che la annette al giudicato di Gallura; quella centrale va a Guglielmo di Capraia, che la annette al giudicato d'Arborea; e la parte più occidentale, che comprende il Sulcis e l'Iglesiente, viene assegnata a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, che avevano partecipato con le proprie armate all'assalto del giudicato.

Il governo del Sulcis e dell'Iglesiente da parte dei della Gherardesca

Nello smembramento del giudicato di Càralis dopo il 1258, la parte occidentale del giudicato viene assegnata a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, il cui nome deriva da un Gherardo, il primo membro della famiglia di cui si abbiano notizie sicure, vissuto nel decimo secolo, che fu signore di Volterra e feudatario del castello maremmano di Donoratico. Per questo i nobili della Gheradesca vengono indicati come conti di Donoratico.

Il governo del Sulcis e del territorio di Pula da parte del conte Gherardo della Gheradesca

Gherardo della Ghrerdesca ottiene, insieme con il titolo di Dominus della sesta parte dei Cagliaritano, il Sulcis e il territorio di Pula, mentre ad Ugolino della Ghrardesca, col medesimo titolo di Dominus viene assegnato l'Iglesiente, famoso per le sue risorse minerarie. Non sappiamo molto di Gherardo, e pensiamo che rientri a Pisa ad occuparsi delle vicende pisane, e che, quindi, passi i suoi possedimenti a Ugolino.

Il governo dell'Iglesiente da parte del conte Ugolino della Gherardesca

Siliqua-Castello dell'AcquafreddaNel 1282 Ugolino della Gherardesca, conte di Donoratico, entrato in possesso della parte occidentale del giudicato di Càralis, si stabilisce a Siliqua, nel Castello di Acquafredda, che dal contenuto di una bolla papale del 1238 si ritiene esistesse già dal 1215. Probabilmente a quella data esisteva una prima torre, ed il Castello è stato successivamente edificato dallo stesso Ugolino. Dal Castello, Ugolino governa tutto l'Iglesiente incentivando e dando nuovo impulso alll'attività estrattiva nei suoi domini in Sardegna, soprattutto nell'attuale Iglesiente. Egli opera su un territorio di circa cinquecento chilometri quadrati, denominato Argentaria del Sigerro, nota per le ricchezze del suo sottosuolo in minerali d'argento. Nella zona dell'Iglesiente, i Pisani riprendono i lavori abbandonati dai Romani, aprendo nelle miniere numerose nuove fosse, e riportando alla luce gli antichi filoni. Lettura del 'Breve di Villa di Chiesa'L'intensa attività estrattiva, cosìcome la vita politica economica e sociale, vengono disciplinate mediante una serie di leggi, raccolte in un codice suddiviso in quattro libri, conosciuto con il nome di Breve di Villa di Chiesa. In questo codice, riveste un ruolo di primaria importanza la regolamentazione dell'attività mineraria, soprattutto quella dell'estrazione dell'argento. I delitti contro l'attività estrattiva vengono puniti con molta severità: la pena di morte è prevista per coloro che sottraggono argento o minerale argentifero, ed anche per i fonditori che estraggono l'argento da minerale rubato. La copia giunta fino a noi di questo codice, è una rielaborazione datata 1327 ed è l'unico documento di epoca pisana scampato all'incendio del 1354 quando, nel corso del conflitto tra Mariano IV giudice d'Arborea e Pietro d'Aragona, gli abitanti diedero alle fiamme la città per evitare la capitolazione di fronte al nemico. Chiunque, nel territorio dell'Argentiera, può intraprendere l'attività estrattiva. In base a qaunto avviene a Pisa, non è raro che a tale scopo si costituiscano delle nuove società, i cui partecipanti, detti Parzonavili, possiedono delle quote dette trente, dal tedesco Trennen, ossia dividere. Esistono anche alcuni soci di queste compagnie, detti Bistanti, dal tedesco Beistand, ossia aiuto, che si limitano ad anticipare le spese necessarie allo scavo delle fosse, e vengono, poi, rimborsati sui prodotti ottenuti. I lavori si effettuano attraverso lo scavo di fosse, che si sviluppano in profondità mediante pozzi e gallerie. Dato che viene seguito l'andamento del filone, l'estensione dei lavori è piuttosto limitata. Per l'estrazione vengono utilizzati picconi, cunei ed altri utensili, e, quando si rende necessario, viene utilizzato anche il fuoco per disgregare le rocce più dure. La settimana lavorativa inizia a mezzogiorno del lunedì, e termina a mezzogiorno del sabato. Gli operai lavorano per 12 ore al giorno, e durante la settimana non possono abbandonare il lavoro. Durante la stagione estiva, però, i lavori vengono sospesi, e la sospensione è causata dalla insalubrità del clima, dato che le miniere si trovano soprattutto in aree costiere, che sono colpite dal flagello della malaria. Iglesias: la cattedrale di Santa ChiaraUgolino favorisce, inoltre, il trasferimento nell'isola di maestranze toscane, esperte nel lavoro di miniera, e più generalmente cerca di ripopolare i propri domini. Il principale risultato della politica demografica di Ugolino, è il sorgere e lo svilupparsi del centro abitato di Villa Ecclesiae, ossia Villa di chiesa, l'attuale Iglesias. Sotto il suo dominio viene costruita la cattedrale di Santa Chiara, edificata nel centro storico di Villa di chiesa in stile romanico gotico. Due epigrafi permettono di stabilire che l'edificio era in costruzione nel 1284, e che è stato completato prima del 1288. Nel periodo del loro massimo splendore, le miniere intorno a Villa di chiesa arrivano ad occupare 6500 operai, ed è stato calcolato che le miniere sarde abbiano fornito a Pisa circa 15 tonnellate annue di argento, nel periodo che va dalla fine del dodicesimo secolo al principio del quattordicesimo secolo.

La sconfitta della Meloria

La battaglia della MeloriaDal 1282 al 1284 Genova e Pisa tornano a combattersi duramente. L'episodio decisivo di quegli scontri si registra nella battaglia navale del 6 agosto 1284. Le flotte pisane e Genovesi si scontrano per tutta la giornata nella battaglia della Meloria, nella quale Pisa viene severamente sconfitta dai Genovesi. La flotta genovese, comandata da Oberto Doria e Benedetto Zaccaria, sconfigge nelle acque di livorno le navi pisane al comando del podestà Alberto Morosini, assistito dal conte Ugolino della Gherardesca e dell'ammiraglio Andreotto Saraceno Caldera. L'esito della battaglia della Meloria influisce sulle vicende politiche dell'Isola. I protagonisti della lotta, in questi anni, sono Ugolino Della Ghererdesca, signore della sesta parte di Cagliari Nino Visconti, giudice di Gallura; e Mariano II, giudice d'Arborea. Il conte Ugolino, convertitosi anni alla causa guelfa, ed il nipote Nino Visconti, che era diventato giudice della Gallura, lasciano la Sardegna e rientrano a Pisa. Nino, rappresentante degli Obertenghi, a capo della fazione guelfa di Pisa, riprende ad occuparsi delle vicende pisane appoggiando il nonno, e nel 1286 vengono nominati entrambi capitani del popolo di Pisa. Il conte Ugolino avvia un programma di riforme a vantaggio soprattutto dei ceti meno privilegiati. Ma non è un governo facile, poiché nonno e nipote sono tutt'altro che d'accordo, criticandosi a vicenda. Nel 1287 Nino si appropria del titolo di podestà di Pisa, ed inizia a stringere accordi con i ghibellini e con il potente arcivescovo Ruggeri degli Ubaldini, Capo dei ghibellini Pisani. Ma il conte Ugolino reagisce, riassume la carica, lo costringe nel 1288 alla fuga e all'esilio da Pisa. Nello stesso 1288, però, la parte ghibellina prende il potere a Pisa ed il conte Ugolino, ritenuto responsabile della sconfitta della Meloria, viene rovesciato e messo al bando senza processo, accusato di tradimento dall’arcivescovo Ruggieri. Il comune confisca tutti i suoi possedimenti e si assicura il dominio dei territori di Ugolino nell'Iglesiente, che diventano dominii oltre mare di Pisa.

La morte del conte Ugolino

Ugolino della Gherardesca imprigionato muore di fameIl conte Ugolino della Gherardesca viene imprigionato, con i figli Gaddo e Uguiccione e ai nipoti Anselmuccio e Nino detto il Brigata, relegato a Pisa nella torre dei Gualandi, una durissima prigione. Dopo nove mesi di prigionia, moriranno di fame nel 1289, anche se una leggenda diffusa in Sardegna li vedrebbe morire di fame nel Castello di Acquafredda a Siliqua. L'abitazione di Ugolino, sita sul lungarno, dopo la sua morte, viene abbattuta, e sul terreno viene sparso del sale, ed è stata proibita la costruzione di un qualsiasi edificio sulle proprietà della famiglia del conte. Dante Alighieri, nella Divina Commedia, lo colloca a metà tra i canti ventesimo XII e ventesimo XIII dell'Inferno, tra i traditori, dato che era stato un nobiluomo pisano di parte ghibellina, ma aveva tramato contro la sua città e il suo partito, aiutando ad instaurare a Pisa un governo guelfo. Secondo Dante, i prigionieri morirono di fame lentamente e tra atroci sofferenze, e prima di morire i figli di Ugolino lo pregarono di cibarsi delle loro carni. Nel poema, Ugolino afferma che Più che il dolor poté il digiuno, con una doppia interpretazione. In un caso, il conte, ormai impazzito, si sarebbe cibato della sua progenie. Nell'altro, invece, egli avrebbe resistito alla fame, e lasciato che fosse la fame stessa a dare il colpo di grazia, a un uomo già distrutto dal dolore per la perdita dei figli. É questa seconda, l'ipotesi ritenuta oggi più probabile.

La fine del giudicato di Càralis

I tre pezzi del giudicato subiscono sorti diverse.

Le tre parti del giudicato di Càralis

La settentrionale, che è andata a Giovanni Visconti, viene annessa al giudicato di Gallura, e verrà incorporata nei territorii Pisani nel 1287. Quella centrale, che è andata a Guglielmo di Capraia ed annessa al giudicato d'Arborea, segue le sorti di questo giudicato. E la parte più occidentale, che comprende il Sulcis e l'Iglesiente, che è stata assegnata a Gherardo e Ugolino della Gherardesca, che avevano partecipato con propri armati all'assalto del giudicato, rimane sotto la sovranità di Pisa fino alla conquista catalana della Sardegna nel 1323.

Il Breve di Castel di Castro

Pisa prende il possesso diretto di Castel di Castro, con le sue dipendenze, e, successivamente, in qualche decennio, entrerà in possesso anche di tutti i territori centro-orientali. Il centro della vita diviene Castel di Castro, che viene presto identificato con Cagliari. È governata dapprima da un Capitaneus inviato da Pisa, e in seguito da due Castellani e da un Assessore. Nasce quindi un governo di tipo comunale retto da uno statuto, il Breve Castelli Castri Kallari.

Il governo dei territori che erano appartenuti al giudicato

Il territorio che era appartenuto al giudicato di Càralis viene governato dagli Aragonesi dal 1323 al 1516, e dagli Spagnoli dal 1516 al 1713. Passa quindi all'Austria che lo governa dal 1713 al 1720, ed infine entra nel regno di Sardegna e dal 1861 nel regno d'Italia.

La prossima pagina

Nella prossima pagina vedremo una breve storia del giudicato d'Arborea, inizialmente Arbarea dalla parola Arba che indica una zona paludosa, che sorgeva nella parte centro occidentale dell'Isola, e che ha avuto come capitale prima Tharros e poi Oristano.


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