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Da Tortolì alla sua frazione marittima Arbatax famosa per le sue rocce rosse e con la sua costiera e i suoi siti archeologici

In questa tappa del nostro viaggio, partendo da Tortolì, andremo a visitare la sua costiera. Vedremo, quindi, la sua frazione marittima Arbatax famosa per le sue splendide rocce rosse, la costiera con le spiagge tra le quali il Lido di Orrì ed i suoi principali siti archeologici.

La regione storica dell’Ogliastra

L’OgliastraL’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla Provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Bari Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.

Da Tortolì alla sua frazione marittima Arbatax

Dal Municipio di Tortolì prendiamo verso est il corso Umberto I, che prosegue sulla via Monsignor Virgilio, ed al suo termine svoltiamo su una deviazione a sinistra la quale, passata la ferrovia, svolta a destra ed esce dall’abitato come viale Arbatax, che assume il nome di SS125 Orientale Sardadir portandoci verso il mare.

L’area del Consorzio Industriale di Tortolì ed Arbatax ossia del Consorzio di Boccàsara

Tortolì-Arbatax: area del Consorzio Industriale di Tortolì ed ArbataxAlla sinistra del viale Arbatax si sviluppa l’area del Consorzio Industriale di Tortolì ed Arbatax chiamata anche area del Consorzio Industriale Boccàsara che si sviluppa su una superficie di oltre un milione mezzo di metri quadrati. Le aziende presenti o in fase di insediamento nell’area sono complessivamente una quarantina, con oltre seicento addetti, cui si aggiungono centinaia di lavoratori stagionali. Il Consorzio si articola in cinque settori. Il primo settore è dedicato all’insediamento di imprese artigiane, il secondo della piccola industria e l’indotto della grande industria, il terzo della piccola e media industria, il quarto destinato alla piccola industria, all’artigianato e al terziario, ed infine il quinto comparto è destinato alla grande industria ed è quello situato nella zona della ex Cartiera di Arbatax.

L’area abbandonata della ex Cartiera di Arbatax

Tortolì-Arbatax: l’area abbandonata della ex Cartiera di ArbataxAlla sinistra della strada statale si trova l’ultimo comparto dell’area del Consorzio Industriale, nella quale sono ospitati i resti di quella che è stata la ex Cartiera di Arbatax. Si trattava della più grande fabbrica dell’Ogliastra, una delle principali e rinomate della Sardegna, addirittura la seconda del suo genere in Europa, che oggi è un enorme cimitero industriale, tra serbatoi e gru arrugginite, a due passi dal mare. Nata nel 1963 in una delle poche aree pianeggianti dell’Ogliastra, vicina al porto di Arbatax, la Cartiera apre i battenti e raccoglie immediati consensi, e, in poco meno di un decennio, arriva a coprire il sessanta per cento del consumo nazionale di carta da giornale e rotocalco. Nel 1973 viene acquisita dalla Fabocart del milanese Giovanni Fabbri, legato da stretti rapporti con Licio Gelli e Roberto Calvi, con l’obiettivo del monopolio delle materie prime per controllare l’intero mercato editoriale. Alla fine degli anni Settanta, lo scandalo della P2, è un autentico terremoto. Nel 1981 gli operai e i vertici sindacali iniziano l’autogestione, finché, dopo il 1989, si entra in un inarrestabile spirale di crisi, che, uno dopo l’altro, hanno sancito il suo crack. In un’ottica di reindustrializzazione dell’area, la società Sarind ha provveduto alla demolizione degli edifici obsoleti e di scarsa utilizzazione della originaria struttura produttiva della Cartiera, mentre ha conservato gli immobili per i quali è possibile un impiego in attività produttive. Ma in seguito, nel 2018, dopo la liquidazione della società Sarind, la Regione ha rilevato l’area dell’ex Cartiera di Arbatax, con l’intenzione di cederla al Comune di Tortolì, socio del Consorzio Industriale Provinciale dell’Ogliastra. L’obiettivo chiaro era di garantire che l’ex sito industriale venisse utilizzato per nuove attività produttive, a beneficio dello sviluppo locale. Dal 2018 ad oggi, la Regione e il Comune di Tortolì hanno infrastrutturato l’area, investendo risorse regionali.

Proseguendo arriviamo all’interno della frazione Arbatax

Prendiamo leggermente a sinistra il viale Arbatax, proseguiamo per un altro chilometro e trecento metri ed arriviamo a trovare, nel punto dove si vede partire sulla destra la via Porto Frailis, il cartello segnaletico che indica l’ingresso nella suggestiva frazione marina chiamata Arbatax, che costituisce il più importante porto ed il più noto centro turistico dell’Ogliastra. Dal Municipio di Tortolì al cartello segnaletico che indica l’ingresso nella frazione si sono percorsi 4.5 chilometri.

La frazione Arbatax che costituisce lo sbocco sul mare di Tortolì

Tortolì-Arbatax: veduta dell’abitatoLa frazione marina di Tortolì denominata Arbatax (altezza metri 10, distanza in linea d’aria circa 4.13 chilometri sul livello del mare, abitanti circa 2.272), antico centro di pescatori, è oggi un suggestivo borgo sorto attorno alla Torre di San Michele. Si trova sulle pendici nord occidentali di una penisola chiamata Capo Bellavista, situata al centro della costa orientale della Sardegna, a ridosso dello stagno di Tortolì. Si tratta di un promontorio ricco di macchia mediterranea, sulla cui sommità svetta l’omonimo faro, e nei pressi del quale si trova una piazzola panoramica dalla quale di gode la vista di tutto il litorale di Arbatax, fino a Capo di Monte Santo e all’isolotto d’Ogliastra. Arbatax è anche meta di passaggio del Trenino Verde nel corso della stagione estiva.

Origine del nome

Secondo una contestata teoria di Giovanni Spano e di Max Leopold Wagner, il nome Arbatax sarebbe di origine araba, derivando precisamente dalla parola arbaʿat ʿašara, che significa quattordici, e verrebbe solitamente inteso come la quattordicesima torre difensiva costiera edificata in epoca spagnola partendo dal sud dell’Isola. Invece il linguista Massimo Pittau contesta l’origine araba, preferendo l’ipotesi di una sua derivazione dal fitonimo latino arbutus, che significa corbezzolo, pianta molto diffusa nella zona. Secondo una terza interpretazione di Eduardo Blasco Ferrer e Emidio De Felice, il nome Arbatax risulterebbe dalla deformazione del nome della località Boccàsara, che si trova subito a nord dell’abitato, dove si trovava l’approdo alla foce del canale di Baccàsara, che mette in collegamento lo stagno di Tortolì con il mare. Nel registro delle rendite pisane del 1316, il salto di Baccà sara, detto anche Su Sartu, viene denominato Batassar, da cui albatassar e, quindi, Arbatax, con la x al posto delle ss. Nelle carte del Settecento e dell’Ottocento la Torre di Bellavista, situata sulla sommità del Capo Bellavista, veniva chiamata Torre di Largavista o anche Torre di Baccàsara.

La sua economia

L’economia della frazione Arbatax si basa sulla pesca, dato che è presente una cooperativa di pescatori molto attiva anche grazie alla presenza dello stagno; sull’industria, dato che negli anni Sessanta del Novecento la località diviene un importante centro industriale con la costruzione della più grande cartiera sarda, e negli ultimi anni con la realizzazione un cantiere navale, di proprietà della Saipem, operante nel settore della costruzione di piattaforme petrolifere; e sul turismo, che conta nel periodo estivo migliaia di presenze. Tortolì-Arbatax: la bottarga di muggine selvatico di Tortol I pescherecci di Arbatax trasportano nel mercato i loro prodotti di alta qualità, quali le aragoste, gli astici, i tonni, i pesci spada, i dentici, le orate, le spigole e molte altre specie presenti nel Mediterraneo. Un discorso a parte merita, comunque, la produzione ittica dello stagno di Tortolì, con le sue anguille, le orate ed i cefali in particolare, che attivano la produzione di una vera rarità gastronomica, una eccellenza da gourmet universalmente riconosciuta per la sua qualità, visto l’habitat dove viene allevato il cefalo, ossia la bottarga di muggine selvatico di Tortolì. La Cooperativa ogliastrina l’ha messa recentemente in commercio e ne ha raccontato sui social network una storia che ha origine nel 1316, anno a cui risale il più antico documento che parla gi del prezioso prodotto dello stagno tortoliese.

Brevi cenni storici

Nell’Ogliastra il polo di attrazione marittima è sempre stato localizzato intorno al Capo Bellavista, ed il porto era utilizzato sia per il traffico con Cagliari, sia per scambi che saltavano l’intermediazione della capitale, magari, come per l’esportazione dei cereali, ricorrendo al contrabbando. Il porticciolo veniva usato anche per assecondare le esigenze del traffico di legname. Più di una volta i Carroz, conti di Quirra, vengono richiamati a non esportare da altri porti all’infuori di quello di Cagliari. Solo nel 1560 Filippo II di Spagna include il porto de Ullastre fra quelli autorizzati ad esportare il grano prodotto nella zona, ed il porto di Tortolì diviene uno dei più redditizi della Sardegna. Nel Settecento, però, i Savoia stabiliscono che ogni sorta di commercio di cereali si possa praticare attraverso i soli porti di Cagliari, Alghero, Porto Torres e Castelsardo, con esclusione assoluta degli scali Baronali di longosardo, Terranova, Posada, Tortolì. L’origine dell’attuale centro portuale costituisce un fatto recente che risale alla seconda metà dell’Ottocento. Un primo tentativo di realizzare una moderna opera portuale in Ogliastra, viene fatto unendo i due grandi scogli che costituiscono l’isola dell’Ogliastra per formare il porto, ma si tratta di un lavoro inutile. Nel 1851 il ministro Cavour incarica il tenente di vascello Augusto Bruno di studiare sul luogo il da farsi, ed egli, dopo aver riconosciuto che nella rada di Arbatax le imracazioni non potevano stare all’ancora sotto i venti di nord e nord est, e neppure potevano stare nella rada di San Gemiliano sotto i venti di sud est, conclude che sarebbe più sicuro realizzare il porto nello stagno. Parere che viene condiviso dal Consiglio Comunale di Tortolì nel 1852. Successivamente, nel 1928 i comuni di Tortoli, Girasole e Lotzorai vengono riuniti in unico Comune denominato Arbatax di Tortoli, e nel 1940 questo Comune viene autorizzato a modificare la propria denominazione in Tortolì. Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, il porto viene colpito da un bombardamento alleato. Ed infine, nel 1946, vengono ricostituiti i comuni di Girasole e Lotzorai.

Le principali feste e sagre che si svolgono ad Arbatax

Tra le principali feste e sagre che si svolgono al Arbatax, vanno citati a metà maggio, la Festa di San Giorgio, che è la Festa patronale della frazione; a giugno, la manifestazione Arbatax Borgo Marinaro, organizzata per la prima edizione nel giugno 2015 dall’Associazione Stella del Mare con l’aiuto dell’Associazione Vele Corsare, che si è occupata dell’evento negli anni successivi, che porta in risalto legami ed origini ponzesi del borgo, in particolare con il connubio tra la cucina locale e quella dell’isola di Ponza; il 20 giugno, la Festa di San Silverio; la prima domenica di luglio, si può assistere alla spettacolare Processione a mare, una festa del paese dove i pescatori locali offrono un fritto di pesce a tutti gratuitamente, ed il terzo fine settimana di luglio, si celebra la Festa di Stella Maris.

Tortolì-Arbatax: locandina della Festa patronale di San Giorgio Tortolì-Arbatax: la manifestazione Arbatax Borgo Marinaro Tortolì-Arbatax: locandina della Festa di San Silverio Tortolì-Arbatax: locandina della Festa di Stella Maris

Inoltre, tra la fine luglio e l’inizio di agosto, nell’incantevole cornice della falesia di porfido rosso del borgo di Arbatax, viene organizzato il festival internazionale Rocce Rosse Darkslateblues che descriveremo più avanti quando illustreremo il piazzale delle rocce rosse; la terza domenica di agosto, la Festa di San Lussorio, nella sua chiesa campestre; l’ultima domenica di agosto, o, se questa fosse la terza, la prima domenica di settembre, la Festa di San Gemiliano, nella sua chiesa campestre; durante il mese di agosto, si svolge anche la rassegna cinematografica Cal’a Cinema; la seconda domenica di settembre, la Festa del Santissimo Salvatore, nella sua chiesa campestre.

Tortolì-Arbatax: locandina della Festa di San Lussorio Tortolì-Arbatax: locandina della Festa di San Gemiliano Tortolì-Arbatax: locandina della Festa del Santissimo Salvatore

Il festival jazz Rocce Rosse Blues

Tortolì-Arbatax: manifesto del festival internazionale Rocce Rosse Blues Il Rocce Rosse Blues è nato come un festival italiano di musica blues, nel 1992, a Lanusei in Sardegna. Alla musica italiana e ai suoi vari protagonisti è riservata un’ampia platea, ma è al blues, al darkslateblues e al jazz e ai i loro interpreti afroamericani che, per tradizione, è dedicato lo spazio più rilevante. La prima edizione del festival si è svolta nel 1992 a Tortolì in Ogliastra. Nel 1993 la star principale è stato Ike Turner, ex marito di Tina Turner. Nel 1995 il festival è stato spostato nel piazzale delle Rocce Rosse ad Arbatax, e l’artista è stato Zucchero Fornaciari in uno straordinario concerto tenuto il 27 luglio 1996. Dall’11 agosto al 15 agosto 1997, si sono esibiti David Bowie, BB King Wilson Pickett, James Brown, Marcus Miller feat Eric Clapton. Dal 2004 il festival si è tenuto anche a Santa Maria Navarrese, e nel 2007 all’Anfiteatro romano di Cagliari dove si sono esibiti tra gli altri anche Patti Smith, Lou Reed e Negramaro. Da allora viene organizzata anche la winter edition, che si tiene da metà dicembre nei padiglioni della Fiera di Cagliari.

La rassegna cinematografica Cal ’a Cinema

Tortolì-Arbatax: locandina della rassegna cinematografica Cal’a CinemaUn appuntamento fisso dell’estate di Arbatax è costituita dalla rassegna Cal ’a Cinema, che si svolge dal 2009 e costituisce una rassegna del cinema indipendente. Il nome della manifestazione vuole essere non solo un’esortazione a Scendere al cinema, ma anche un riferimento alla cornice che ospita l’evento, ossia alla Caletta dei Genovesi nel porto di Arbatax. La location non è solo suggestiva, ma anche simbolica. Infatti il denominatore comune dei film selezionati è il Mediterraneo, crocevia di culture e testimone di scambi fra i popoli. Proiettare cinema in un porto assume così un significato di incontro e di interazione. La rassegna è stata ideata e organizzata dall’associazione Musika Surda.

La costiera di Arbatax

Tre VeleNel 2017 Legambiente attore protagonista dell’ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 3 Vele al comprensorio dell’Ogliastra. I parametri considerati per l’assegnazione delle vele sono la qualità delle acque di balneazione, efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali.

Visita del centro di Arbatax con le sue spiagge

Arrivati da Tortolì ad Arbatax, imbocchiamo il viale Arbatax, lo seguiamo per circa un chilometro e prendiamo una deviazione sulla sinistra, che ci porta a costeggiare, la struttura del Porto. É questa la strada che si percorre, per imbarcarsi sui traghetti che partono dal Porto commerciale, o per raggiungere le imbarcazioni ancorate nel porticciolo turistico.

L’Area Portuale di Arbatax

Tortolì-Arbatax: accesso all’Area portualeNella visita dell’abitato della frazione Tortolì chiamata Arbatax, possiamo recarci a visitare la sua grande Area Portuale, nella quale si trova il porto di Arbatax che costituisce il più importante scalo marittimo nella costa orientale della Sardegna. Numerosi rinvenimenti subacquei, nelle acque vicine al porto, confermano quanto Arbatax fosse usato come approdo di rifugio per le imbarcazioni in età romana, grazie alla sua conformazione ritenuto utile per scopi militari e per l’avvistamento di eventuali pericoli provenienti dal mare. L’area portuale comprende un’Area commerciale ed un’Area industriale, e comprende anche il Porticciolo turistico, con dei pontili per le imbarcazioni da diporto e per i pescherecci.

Il Porto commerciale

Tortolì-Arbatax: un traghetto all’interno del Porto commercialeIl grande porto commerciale di Arbatax viene utilizzato dai diversi vettori navali per l’attracco dei traghetti che collegano il centro della Sardegna con il continente. Lo scalo, che ha un fondale fangoso con una profondità dai quattro ai nove metri, è in grado di ospitare imbarcazioni con un’immersione massima di quattro metri ed una lunghezza massima di cinquanta metri. Il Porto commerciale è in grado di ospitare fino a un massimo di cinquecento posti barca, dei quali duecento per il transito. Lo scalo è servito anche dalla compagnia Tirrenia, ed i due principali porti di partenza dal continente dai quali si perviene al porto commerciale di Arbatax sono il porto di Civitavecchia e quello di Genova.

Il Porto industriale

Tortolì-Arbatax: una piattaforma per ricerche petrolifere nel Porto industrialeA sud ovest del Porto commerciale, è presente il porto industriale di Arbatax, nel quale si trovano, tra l’altro, i cantieri navali della Intermare Sarda, una società del gruppo Eni, che si occupa di fabbricare particolari strutture utilizzate nel campo dell’estrazione degli idrocarburi. Essa è organizzata come società per azioni, e fa parte delle società del gruppo Saipem, come la Snamprogetti e la Sonsub. Questa società venne fondata nel 1972 dalla Saipem, la quale ne è proprietaria. Nacque per venire incontro a particolari esigenze, ossia costruire parti meccaniche da installare sulle piattaforme di produzione del petrolio o del gas naturale, o addirittura occuparsi della fabbricazione dell’intero impianto.

Il Porticciolo turistico

All’interno del grande Porto commerciale, è stato realizzato il porticciolo turistico di Arbatax, che si posiziona al centro della costa orientale sarda a otto miglia da capo Montesanto dove inizia il Golfo di Orosei, ed a ridosso dell’ansa del Capo Bellavista, all’interno del grande Porto di Arbatax.

Tortolì-Arbatax: il porticciolo turistico Tortolì-Arbatax: il porticciolo turistico

Il porticciolo turistico è in grado di accogliere circa ottanta barche della lunghezza massima di cinquanta metri. Sicuro ed accessibile con ogni tempo e con ogni profondità, nel porticciolo turistico sono disponibili in banchina tutti i servizi più importanti.

La Torre di Arbatax detta anche Torre di San Michele

Tortolì-Arbatax: la Torre di San Michele dopo il restauroDalla deviazione che ci ha portati e visitare l’Area Portuale, proseguiamo per trecentocinquanta metri lungo il viale Arbatax, ed arriviamo a vedere, alla sinistra della strada, la Torre di Arbatax detta anche Torre di San Michele alla quale si deve probabilmente il nome Arbatax, che in arabo significa quattordici, inteso come la quattordicesima torre difensiva costiera edificata in epoca spagnola partendo dal sud dell’Isola. Il nome le è stato dato nel periodo delle aggressioni dei pirati saraceni. La torre che ha forma troncoconica si trova all’interno della borgata di Arbatax a quattro metri sul livello del mare, ed è stata edificata probabilmente nel 1572. Composta da graniti e profidi, presenta due piani, di cui il primo con volta a cupola ed il secondo con soffitto piano, entrambi con un pilastro centrale. I due piani comunicano per mezzo di una scala interna alla muratura, mentre il terrazzo è accessibile da una scala presente nella sala sottostante. Successivamente, per l’ingresso è stata aggiunta un’altra scala, esterna. Restaurata nel 2011, la torre era un tempo affacciata sulla costa, mentre ora si trova affacciata sul porticciolo turistico, che descriveremo più avanti. È oggi, in dotazione alla Guardia di Finanza, ed è attualmente adibita a spazio espositivo, destinata a diventare il Museo del Mare.

Le torri costiere della Sardegna vennero erette a partire dal 1570 circa, per volere della Corona di Spagna. Il sistema difensivo era coordinato dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita nel 1581 da Filippo II di Spagna. L’organismo rimase operativo fino al 1867, anno in cui un’ordinanza regia dichiarò l’abolizione per scopi militari. In realtà non tutte le torri furono soppresse e alcune, passate di competenza al Ministero delle Finanze, subirono sostanziali rimaneggiamenti per adattarle ad usi doganali. La definitiva dismissione delle torri è avvenuta soltanto nel 1989.

Lungo la strada per il Porticciolo turistico si trova l’opera Souvenir

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera <em>Souvenir</em> di Maurizio Bertinetti dal 2001 ad ArbataxDalla torre, proseguiamo per circa duecento metri lungo il viale Arbatax, ed arriviamo a vedere alla destra della strada l’edificio che ospita la Guardia Costiera, mentre alla sinistra si trova in un angolo della pineta e del belvedere che guarda sul porto di Arbatax, all’interno del quale è presente l’opera Souvenir, realizzata dall’artista Maurizio Bertinetti, nato nel 1955 a Torino, la quale è entrata a far parte nel 2001 dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì. L’artista ha sistemato un grande blocco di trachite rosa, ne ha levigato quattro lati e, nel quinto, ha scolpito a bassorilievo la parola Souvenir incorniciata da motivi vegetali. In una zona famosa per i suoi menhir prenuragici e per le cave di granito rosso spesso usato per realizzare sculturine, Maurizio Bertinetti ha fatto scolpire, in un blocco squadrato e pesantissimo, la scritta che d’il titolo al lavoro. Si tratta di una contraddizione in termini, dato che il senso quello del ricordo, della testimonianza da un viaggio, ma la forma ne esattamente la negazione. Enorme e sproporzionato, incapace di rappresentare qualunque luogo perchè testimonia soltanto se stesso, Souvenir una presenza imbarazzante, la denuncia della superficialit con cui, oggi, il pubblico si rapporta ai luoghi e alle culture locali.

I resti della Stazione ferroviaria dismessa di Arbatax affacciata sulla Cala dei Genovesi

Dalla torre, proseguiamo lungo il viale Arbatax in direzione nord per quasi trecento metri, e vediamo, alla sinistra della strada, l’edificio che ospitava la ex Stazione ferroviaria di Arbatax. Passato l’ingresso della stazione, la strada arriva alla rotonda di via del Tirreno, dove possiamo compiere una completa svolta a sinistra dirigendoci verso sud lungo una strada che passa sul retro della stazione, costeggiando la piccola Cala dei Genovesi, che si trova sulla sinistra del viale Arbatax poco prima di raggiungere l’ingresso del molo di Levante. La Cala dei Genovesi è una caletta che per molto tempo è stato fulcro dell’attività dei pescatori del borgo, e nella quale, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale è avvenuto uno dei fatti più tragici della storia di Arbatax.

Tortolì-Arbatax: facciata della Stazione ferroviaria di Arbatax Tortolì-Arbatax: retro della Stazione ferroviaria di Arbatax affacciata sulla Cala genovesi

La stazione è stata realizzata dalla Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna prima della fine dell’Ottocento, in seguito all’ampliamento del porto di Arbatax ed al conseguente allontanamento delle banchine dalla originaria ottocentesca stazione, che ancora oggi viene utilizzata per il rimessaggio dei treni. Alla società costruttrice nel 1921 subentrano le Ferrovie Complementari della Sardegna, ed a queste nel 1989 le Ferrovie della Sardegna. Pesantemente danneggiato dai bombardamenti del 1943, lo scalo viene poi ripristinato e continua la sua attività. Durante la gestione delle Ferrovie della Sardegna, l’impiego dello scalo viene molto ridotto, e, nel 1997, come l’intera linea per Mandas, viene chiusa al regolare esercizio venendo destinata all’impiego quasi esclusivamente nel periodo estivo come capolinea della linea del Trenino Verde che collega Mandas con Arbatax.

Le famose rocce rosse di Arbatax

Di fronte alla stazione Ferroviaria, sulla destra il viale Arbatax, si trova l’ampio piazzale Scogli Rossi, che dà sulla spiaggia, al di là del quale possiamo vedere le famose rocce rosse di Arbatax come vengono chiamate le bellissime scogliere di porfido rosso che emergono direttamente dal mare. Questa scogliera di rocce rosse è una rarità in Sardegna, e la si può ammirare vicino al porto di Arbatax.

Tortolì-Arbatax: entrando sul piazzale si cominciano a vedere sulla sinistra le bellissime rocce rosse di Arbatax Tortolì-Arbatax: e bellissime rocce rosse affioranti dal mare Tortolì-Arbatax: e bellissime rocce rosse affioranti dal mare Tortolì-Arbatax: e bellissime rocce rosse affioranti dal mare Tortolì-Arbatax: la grande roccia rossa sulla spiaggia Tortolì-Arbatax: la grande roccia rossa sulla spiaggia Tortolì-Arbatax: la grande roccia rossa sulla spiaggia Tortolì-Arbatax: la grande roccia rossa sulla spiaggia Tortolì-Arbatax: la grande roccia rossa sulla spiaggia

Affioranti dall’acqua, in altezza arrivano ai quindici metri, e vengono utilizzate spesso come rampa di tuffi dai più spavaldi. Dall’alto delle bellissime rocce rosse abbiamo visto un ragazzo del posto tuffarsi in uno splendido mare di cristallo.

Tortolì-Arbatax: il particolare della roccia rossa Tortolì-Arbatax: sulle rocce rosse di Arbatax Tortolì-Arbatax: sulle rocce rosse di Arbatax Tortolì-Arbatax: sulle rocce rosse di Arbatax Tortolì-Arbatax: il prima del tuffo dalle rocce rosse di Arbatax Tortolì-Arbatax: tuffi dalle rocce rosse di Arbatax Tortolì-Arbatax: tuffi dalle rocce rosse di Arbatax

Tutte le foto sono state scattate da me qualche anno fa, e quella del tuffo è costata molta fatica sia a me che la ho scattata e, soprattuto, al ragazzo che si tuffava. Lo avevo visto tuffarsi e gli avevo chiesto di ripetere il tuffo per poterlo fotografare. Lui è risalito sulla scogliera e si è rituffato, ma il tempo tra lo scatto e l’apertura dell’obiettivo della fotocamera non mi ha permesso di ottenere una foto accettabile perché veniva ripreso quando era già in acqua. Gli ho chiesto, quindi, di ripetere il tuffo e, dopo tre o quattro tentativi, sono riuscito finalmente a fotografarlo... Grazie a questo ragazzo sconosciuto per la sua disponibilità...

Dal 1991, tra la fine luglio e l’inizio di agosto, nell’incantevole cornice della falesia di porfido rosso di Arbatax, viene organizzato il festival internazionale Rocce Rosse Blues, che rappresenta un appuntamento soprattutto con la musica rock, darkslateblues, jazz e la canzone d’autore.

La chiesa della Beata Vergine Stella Maris

Invece di recarci a visitare le rocce rosse, torniamo alla torre e proseguiamo ma, dopo appena una ventina di metri, prendiamo a destra la via del Tirreno, una strada in salita che fiancheggia sulla destra il viale Arbatax. La seguiamo per centocinquanta metri, ed arriviamo a vedere alla destra la piazza Cristoforo Colombo, passata la quale si trova alla sinistra uno spiazzo, sul quale si affaccia la chiesa dedicata alla Beata Vergine Stella Maris, situata nell’area demaniale portuale ed edificata nel 1966, che è la chiesa dei pescatori ed è stata la vecchia chiesa parrocchiale di Arbatax. L’edificio, preceduto da una breve scalinata, è caratterizzato da una semplice pianta rettangolare. La facciata esterna con rifiniture in pietra, presenta un portone ligneo sormontato da un rosone circolare in vetro policromo. Sul semplice tetto a capanna è posta una croce gigliata. Sul lato destro, staccato dal corpo della chiesa, si eleva l’alto campanile in pietra, che presenta a tre livelli differenti, una monofora, una bifora e una trifora e termina con una bella cupola cuspidata sormontata da una piccola croce.

Tortolì-Arbatax: la chiesa della Beata Vergine Stella Maris Tortolì-Arbatax: facciata della chiesa della Beata Vergine Stella Maris

Nel presbiterio rivestito con pannelli di legno si trova l’altare, la cui mensola è sorretta da quattro robuste colonne di colore nero. Dietro l’altare sono visibili una bella immagine della Madonna e piccolo crocifisso.

Tortolì-Arbatax: interno della chiesa della Beata Vergine Stella Maris Tortolì-Arbatax: presbiterio della chiesa della Beata Vergine Stella Maris

Qui, il terzo fine settimana di luglio, si svolge la Festa di Stella Maris, nata all’inizio della prima metà del secolo scorso per celebrare la Madonna Stella del Mare, Santa protettrice di Arbatax, che si articola in tre giornate, dal venerdì alla domenica. Nei giorni precedenti, la popolazione decora il paese con composizioni di teli e nastri che richiamano i colori della Madonna e del mare, ossia il bianco, l’azzurro ed il blu, e il viale Arbatax si riempie di bancarelle colorate che offrono una varietà di prodotti tipici sardi. Il comitato della Festa inoltre organizza spettacoli musicali durante le sagre delle cozze il venerdì, e del pesce fritto il sabato.

Tortolì-Arbatax: Festa di Stella Maris Tortolì-Arbatax: processione in mare per la Festa di Stella Maris

La parte religiosa della Festa si svolge la domenica con una processione, nella quale il simulacro della Madonna parte dalla chiesa e, passando per le vie del paesino, raggiunge le banchine del porto dove viene celebrata la messa. Alla sua conclusione, la statua viene sistemata su un peschereccio preparato per l’occasione, ed, al seguito del peschereccio, si raccolgono numerose imbarcazioni colme di fedeli che si avviano in processione per fare i tradizionali tre giri nel porto che si concludono con il lancio di una corona di fiori in ricordo delle vittime del mare. Tutti attendono a questo punto la conclusione in bellezza della festa, che, oltre a coinvolgere i paesani, richiama migliaia di turisti e pellegrini. La festa si conclude con uno straordinario spettacolo pirotecnico.

La Cala Moresca con la sua spiaggia

Dalla via del Tirreno, che porta alla chiesa dedicata alla Beata Vergine Stella Maris, arriviamo sulla destra in piazza Cristoforo Colombo, la seguiamo, poi svoltiamo a destra in via Napoli e, subito, a sinistra imbocchiamo la via del Faro Bellavista. La percorriamo per centocinquanta metri, svoltiamo leggermente a sinistra nella via della Batteria, che, in un centinaio di metri, termina in uno slargo, chiamato a volte anche piazzale dqlla Cala Moresca. Da qui parte un comodo sentiero in mezzo a rocce e alberi, dotato di una scalinata di cemento, percorribile a piedi anche dai bambini, che porta alla Cala Moresca che deve il suo nome alle incursioni dei pirati saraceni, che nell’ottavo secolo hanno messo a ferro e fuoco tutta la costa. Si tratta di una piccola e tranquilla caletta, composta da splendide rocce di porfido rosso, miscelate a quelle granitiche, fino a formare un insieme di colori omogenei. Si tratta di una insenatura molto tranquilla, che sorge sul lato sud del promontorio, sul quale invece, sul lato nord, si trovano le splendide rocce rosse.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di Cala MorescaAll’interno della Cala è stata posata artificialmente sabbia raccolta da una spiaggia vicina, a costituire la spiaggia di Cala Moresca che in estate è assai frequentata dai cittadini di Arbatax dato che si trova all’interno dell’abitato, ma molto meno dai turisti. La spiaggia presenta un fondale basso e limpido di sabbia ghiaiosa, scogli e rocce. Attorno una fitta vegetazione colora di verde mediterraneo la caletta. È molto amata da quanti praticano pesca subacquea e snorkeling, data la presenza nei fondali di stelle marine e pesci variopinti. La Cala Moresca è poco esposta ai venti e il suo mare molto calmo, ed è quindi perfetta per intense giornate di relax.

Il Capo Bellavista con il faro e la stazione meteorologica sulla sua sommità

Tortolì-Arbatax: veduta del Capo BellavistaDa dove la abbiamo imboccata, proseguiamo verso sud lungo la via del Faro Bellavista in una strada in salita con curve e tornanti, e dopo, quasi un chilometro e mezzo, termina in una zona soggetta a servitu militare, situata sulla sommità della collina del Capo Bellavista, un punto di interesse paesaggistico e culturale, talvolta aperto al pubblico, come segnalato dal Fondo Ambiente Italiano. Un interessante relitto romano databile al primo secolo dopo Cristo riposa sui fondali del Capo Bellavista. Questo relitto è stato segnalato sino dal 1954, ed ha restituito numerosi lingotti che si datano alla metà del I secolo dopo Cristo, provenienti dalle miniere della Betica, la provincia romana che comprendeva la parte meridionale della penisola iberica, in corrispondenza con l’attuale Andalusia. Si tratta di lingotti di stagno, di ferro e di rame, per un totale complessivo di oltre 400 chili.

Tortolì-Arbatax: faro di Capo BellavistaOggi sulla sommità della collina si trova il Faro di Capo Bellavista, il quale affonda le proprie radici storiche nel diciassettesimo secolo, quando il Giudicato d’Ogliastra garantiva la difesa ed il controllo del proprio territorio grazie ad una serie di torri d’avvistamento sparse lungo la costa, e sul Capo Bellavista si trovava un tempo la Torre di Bellavista, che era stata edificata in epoca spagnola, forse nel 1639, ma che oggi è stata completamente distrutta. Questa torre è stata, poi, trasformata nel Faro di Capo Bellavista attivato nel 1866 dal Regio Ufficio del Genio Civile, che domina la frazione, e domina anche più a sud la zona di Porto Frailis. È costituito da una torre di due piani a sezione quadrata cinta da una gabbia di Faraday, al cui interno si trova la vecchia lanterna di fabbricazione francese, e si tratta di uno tra i fari più importanti della Sardegna. Dall’alto dei suoi 156 metri e grazie ai suoi segnali, emessi fino ad una distanza di circa 26 miglia, il faro consente ancora oggi alle numerose imbarcazioni che transitano nelle vicinanze di orientarsi nei mari antistanti e trovare agevolmente la rotta. Da oltre una ventina di anni il faro è gestito dalla stessa persona, che ha deciso di vivere all’interno dell’edificio con la propria famiglia.

Tortolì-Arbatax: stazione meteorologica di Capo BellavistaNell’area del Capo Bellavista si trova anche la Stazione meteorologica di Capo Bellavista (in lingua sarda Istazione meteor logica de Cabu Bellavista), che la stazione meteorologica di riferimento per il servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare e per l’Organizzazione mondiale della meteorologia, inizialmente collocata all’interno del faro, la cui struttura è oggi indipendente e si trova a 54 metri di distanza da esso. La stazione meteorologica, operativa dal 1914 per la Regia Marina, entr a far parte della rete del Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare a partire dal 1933, anno in cui venne dismessa la stazione meteorologica di Arbatax. Tortolì-Arbatax: stazione meteorologica di Capo BellavistaIl Teleposto Meteo di Capo Bellavista, entrato in funzione nel 1936 sotto gestione della regia Marina, è divenuto ufficialmente un osservatorio meteorologico di prima classe, ed ha mantenuto la sua ubicazione presso il semaforo marittimo di Capo Bellavista, un faro della Marina Militare che è stato attivato nel 1891. Oltre a rilevare i dati relativi a temperatura, precipitazioni, pressione atmosferica, umidit relativa, direzione e velocit del vento, la stazione collegata ad una boa situata nell’antistante settore ovest del mar Tirreno centrale, grazie alla quale possibile osservare lo stato del mare, l’altezza dell’onda marina, la direzione dell’onda stessa, oltre alla lunghezza e all’altezza dell’onda morta ossia dell’onda non più soggetta all’azione diretta del vento.

I ruderi della piccola chiesa dedicata alla Nostra Signora d’Adamo

Arrivati da Tortolì ad Arbatax, imbocchiamo il viale Arbatax, lo seguiamo per circa un chilometro e duecento metri ed arriviamo dove parte a destra la via Porto Frailis. La prendiamo e, dopo una cinquantina di metri, svoltiamo a sinistra nella via Genova, una strada in salita che fiancheggia sulla destra il viale Arbatax. Percorsa per centottanta metri, dove questa strada termina sulla via Napoli, si vedono alla destra della strada i pochi resti della piccola chiesa dedicata alla Nostra Signora d’Adamo della quale resta oggi solo un rudere cadente ormai invaso dalla vegetazione. Si notano la fiancata, rinforzata da robusti contrafforti murari, e l’interessante tipica struttura del tetto in legno di ginepro con l’incanniciatura a vista. Di proprietà privata, la sua edificazione sembra sia stata costruita tra il 1772 e il 1778 su richiesta di Juan Thomas Cardia, un nobile devoto alla Madonna d’Adamo, cui attribuiva il merito di una guarigione, nello stile tipico delle chiesette campestri sarde, con pianta rettangolare, facciata a capanna, campanile a vela con una sola campana. Per circa un secolo e mezzo è stata il luogo di culto dei navigatori e dei lavoratori del porto.

Tortolì-Arbatax: ruderi della piccola chiesa di Nostra Signora d’Adamo visti dalla via Genova Tortolì-Arbatax: ruderi della facciata della chiesa di Nostra Signora d’Adamo affacciata sulla via Napoli

L’alluvione del 1940 aveva danneggiato fortemente questa piccola chiesa, perciò si richiese che fosse costruita la nuova chiesa di Stella Maris, sufficiente per esercitare le funzioni religiose per la popolazione della frazione. Ma già negli ultimi decenni dell’Ottocento si era cessato di celebrare la Festa di questa Santa, dato che la chiesa versava in condizioni di degrado, tali che nel 1961 il vescovo la sconsacra definitivamente. In seguito i Cardia la vendono agli Aversano, rappresentanti del primo ceppo ogliastrino dei pescatori giunti da Ponza, che la adibiscono a lavanderia e magazzino del loro Albergo ristorante Speranza, il quale è ormai stato dismesso.

Dal viale Arbatax prendiamo la via Porto Frailis lungo la quale si trova l’Arbatasar hotel

La via Porto Frailis, che abbiamo seguito per vedere i pochi resti della piccola chiesa dedicata alla Nostra Signora d’Adamo, si dirige verso sud, in direzione di Porto Frailis e, percorsi appena centocinquanta metri da dove la avevamo imboccata, si vede alla sinistra della strada l’importante hotel Arbatasar.

Tortolì-Arbatax: l’hotel ArbatasarIl nome dell’Arbatasar hotel riporta direttamente alle origini arabe della località. L’hotel era una piacevole dimora per la famiglia, una accogliente casa dove accogliere amici e trascorrere momenti conviviali, il tutto in un contesto incontaminato. Verso la fine degli anni Novanta si pensò di trasformare questa dimora in un hotel. Fu così che nel 2001, da un accurato recupero della casa paterna, nacque Arbatasar, struttura elegante e appartata come una grande villa dai color caldi e sobri, con ampie aree, camere spaziose ed eleganti arredate con mobili di pregio, una piscina invitante incoriciata da palme. Nell’elegante e raffinata sala da pranzo, proposte di cucina internazionale e regionale. È possibile gustare piatti tipici della cucina Mediterranea, di mare e di terra, rivisitati dallo chef con l’attenta cura nella scelta delle materie prime, sempre fresche e di altissima qualità.

La chiesa parrocchiale di San Giorgio Vescovo

Procediamo in direzione sud lungo la via Porto Frailis, dopo quattrocento metri arriviamo a una rotonda, dove prendiamo la seconda uscita che è la via dei Portoghesi. Percorsi trecento metri svoltiamo a destra in via Marsiglia, che prendiamo verso ovest e, dopo centocinquanta metri, prendiamo a destra la via Sulki, che, in una sessantina di metri, ci porta alla nuova chiesa dedicata a San Giorgio, che è stato il vescovo di Suelli vissuto tra il decimo e l’undicesimo secolo, molto venerato in tutta la Sardegna e in particolare in Ogliastra, dove considerato il patrono della diocesi. Si pensa che sia stato proprio lui a completare la conversione al cristianesimo in questa zona. Questa chiesa, che è la nuova parrocchiale di Arbatax, stata progettata dall’architetto Mimmo Pisu ed è stata inaugurata nel 1997. Realizzata in uno stile con linee di gusto bizantino, all’esterno, alla chiesa sono affiancati due corpi laterali, che sporgono abbondantemente davanti alla facciata. Vicino alla chiesa c la casa parrocchiale, con gli uffici, le stanze dell’oratorio e quelle usate per il catechismo.

Tortolì-Arbatax: la chiesa parrocchiale di San Giorgio Tortolì-Arbatax: facciata della chiesa parrocchiale di San Giorgio

All’interno ci sono tre navate, divise da dodici colonne di pietra, con abside semicircolare e una grande cupola a forma di ottagono. La parte del presbiterio semplice: al centro si trova la mensa con un quadro che raffigura Cristo. Sullo sfondo c un bassorilievo che mostra un miracolo di San Giorgio, accanto a una grande pianta di ulivo che riceve acqua da una sorgente.

Tortolì-Arbatax: interno della chiesa parrocchiale di San Giorgio Tortolì-Arbatax: presbiterio della chiesa parrocchiale di San Giorgio

Tortolì-Arbatax: manifesto per la Festa di San GiorgioAd Arbatax a metà maggio si celebra la Festa di San Giorgio, che è la Festa patronale della frazione. I festeggiamenti hanno inizio il venerdì pomeriggio, con la processione, accompagnata dalle launeddas e dall’organetto, che si svolge dalla chiesa di San Giorgio fino alla cappella del Sacro Cuore, la quale si trova in località Case Gescal, ai confini del territorio di Arbatax, quasi all’ingresso dell’agglomerato storico di Tortolì, e che abbiamo già visto quando abbamo descritto la città di Tortolì. La processione è seguita dall’apertura degli stand gastronomici e dalle diverse esibizioni musicali. Tortolì-Arbatax: la processione per la Festa di San GiorgioIl sabato sera si svolge una nuova processione, sempre accompagnata dalle launeddas e dall’organetto, con il simulacro del Santo dalla chiesa di San Giorgio fino alla chiesa della Beata Vergine Stella Maris, ed al termine, nell’area adiacente il sagrato della chiesa di San Giorgio, vi è l’apertura degli stand gastronomici, e serata musicale. La domenica mattina, si assiste alla processione di rientro dalla chiesa della Beata Vergine Stella Maris fino alla chiesa parrocchiale di San Giorgio, con la partecipazione di gruppi folk, tanti cavalieri e la banda musicale. Segue la messa accompagnata dal Coro di Arbatax, ed in serata musica ed altri spettacoli.

Lungo il viale Europa si trovano le opere Scultura 1995 e Scultura 2003

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera <em>Scultura</em> di Mauro Staccioli dal 1995 ad Arbatax lungo il viale EuropaDalla chiesa parrocchiale di San Giorgio Vescovo riprendiamo indietro la via Sulki, dalla quale ci riporta sulla via Marsiglia. La prendiamo verso destra e procediamo in direzione ovest per duecentotrenta metri, finché svoltiamo leggermente a sinistra e prendiamo la via Ginevra che, in una settantina di metri, porta a uno slargo tra questa strada ed il viale Europa, che è la prosecuzione della via Monsignor Virgilio proveniente da nord ovest, dalla quale dista cinquecento metri. Al centro di questa slargo affacciato sul viale Europa si trova un ampio spazio verde, all’interno del quale è esposta dal 1995 l’opera Scultura 1995 dell’artista Mauro Staccioli, nato nel 1937 a Volterra. Opera che, attraverso l’uso di forme semplici, ha lo scopo principale di apportare un’operazione di evidenziamento e modifica dello spazio in cui interviene. L’opera è composta da tre elementi aventi una forma a mezzaluna, di colore rosso ed è stata realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì. Attualmente l’opera ha perso il suo colore originale e appare danneggiata in varie parti.

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera <em>Scultura</em> di Mauro Staccioli dal 1995 ad Arbatax lungo il viale EuropaRitorniamo allo slargo sul viale Europa e da qui prendiamo la prosecuzione del viale Europa verso sud est, lo seguiamo per altri circa duecento metri ed arriviamo a una rotonda, al centro dell’incrocio dove arriva da sinistra la via Varsavia, e parte a destra la via Sidney. All’interno della rotonda è esposta dal 2003 l’opera Scultura 2003 dell’artista Igino Panzino, nato nel 1950 a Sassari. L’opera è stata realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì, per la quale l’autore ha ottenuto nel 2003 il primo posto ex aequo. La sua opera è considerata un menhir contemporaneo, che veglia sull’isola e sull’arte, e si crede garantisca vita feconda ed eterna rinascita a entrambe. Questa opera, realizzata interamente in ferro, è composta da tratti scarni ed essenziali, con un corpo principale, formato da quattro pilastri, e una parte aerea, che assume, elegantemente stilizzata, la forma di uno dei simboli dell’immaginario poetico sardo, ossia di una protome taurina, simbolo di fertilità e rinascita. Panzino, pur utilizzando uno stile semplice e scarno, vuole che l’opera diventi un invito per tutta la popolazione a riscoprire le proprie radici.

Raggiungiamo il complesso sportivo del villaggio Cartiera

Arrivati con viale Europa alla rotonda tra il viale Europa e la via Sidney, prendiamo verso destra la via Sidney e, dopo averla seguita per poco più di un centinaio di metri, vediamo, alla destra della strada, l’ingresso del Complesso Sportivo del villaggio Cartiera, situato all’interno del villaggio che era stato edificato per ospitare gli operai che lavoravano nella Cartiera. All’interno del complesso sportivo, si trova un Campo da Calcio, che non si trova in buone condizione, ed è dotato di fondo in terra battuta. Accanto al campo dal calcio, sono presenti anche due Campi da Tennis, che si trovano invece in buone condizioni.

Tortolì-Arbatax: ingresso del complesso sportivo del villaggio Cartiera Tortolì-Arbatax: Campo da Calcio del complesso sportivo del villaggio Cartiera Tortolì-Arbatax: Campo da Tennis del complesso sportivo del villaggio Cartiera

I pochi resti del villaggio Cartiera

Seguendo la via Sidney dopo l’ingresso del Complesso sportivo, vediamo alla destra della strada i resti di alcuni degli edifici che appartenevano al villaggio Cartiera, realizzato a metà degli anni Sessanta, anni della piena attivit della Cartiera di Arbatax. Tortolì-Arbatax: i pochi resti dl villaggio CartieraIn quegli anni la Cartiera stava portando ad Arbatax decine di nuovi nuclei familiari che si stabilivano nelle casette bianche del nuovo quartiere.  I bambini, come racconta una signora che quegli anni li ha vissuti e ha contribuito perché la struttura fosse sempre ordinata, ben organizzata e accogliente, erano tantissimi, giocavano per le strade, ed animavano con la loro presenza le vie del Villaggio. Serviva anche un posto che permettesse di andare alla messa senza percorrere chilometri. Da lì l’idea di richiedere lo spazio in legno e muratura, che è stato un luogo di ritrovo importante per molte generazioni di arbataxini e, dalla sua fondazione nel 1964 fino all’inaugurazione della più maestosa chiesa di San Giorgio avvenuta nel 1997,  la piccola chiesetta in legno dalle indimenticabili finestrelle verdi ha ospitato prime comunioni, eventi ricreativi, manifestazioni dedicate ai piccoli abitanti del rione e perfino qualche matrimonio.

Il campo di calcio San Gemiliano

Dall’ingresso del Complesso sportivo, procediamo lungo la via Sidney e, dopo centocinquanta metri, svoltiamo a destra nella via Belgrado che, dopo una cinquantina di metri, sbocca sulla via San Gemiliano. Presa la via San Gemiliano verso sinistra, dopo duecento metri vediamo, alla sinistra della strada, l’ingresso del Campo di calcio San Gemiliano, chiamato anche Campo da Calcio Gemilianello, con fondo in terra battuta, che si trova in buone condizioni ed ospita anche le partite di Terza Categoria.

Tortolì-Arbatax: ingresso del Campo da Calcio Gemilianello Tortolì-Arbatax: Campo da Calcio Gemilianello

Nel 1968 ad Arbatax è stata fondata una prima società calcistica denominata C. A. Arbatax, che disputava le partite casalinghe nel campo della Cartiera, e la cui attività viene interrotta a fine anni Ottanta. Nel 2000 viene costituita una nuova società calcistica denominata F. C. Arbatax, ossia Federazione Calcio Arbatax, partecipante al campionato di calcio di Terza Categoria Ogliastra Girone G. La squadra si allena presso il centro sportivo di San Gemiliano dove disputa anche le gare ufficiali di campionato.

Spiagge e siti archeologici a sud di Arbatax

Visitando il centro di Arbatax, abbiamo visto le spiagge che si trovano all’interno dell’abitato, ossia ad est la spiaggia di Cala Moresca ed a sud, passato il promontorio del Capo Bellavista e dirigendosi verso sud ovest, dopo la punta Frailis la baia con la spiaggia di Porto Frailis. Proseguendo, incontriamo le molte baie e spiagge della costiera a sud di Tortolì.

Il viale Europa ci porta nella località denominata Porto Frailis

Ritorniamo sul viale Europa e, dalla rotonda al centro dell’incrocio tra la via Varsavia e la via Sidney, lo seguiamo per altri circa cinquecentocinquanta metri, fino ad arrivare alla piazza Porto Frailis, che si trova affacciata sulla baia di Porto Frailis, alla quale si può arrivare anche proseguendo verso sud ovest dalla Cala Moresca, passato il promontorio di Capo Bellavista, ed ancora più a sud, passata la punta Frailis.

Nella piazza Porto Frailis è presente la riproduzione di un Menhir Antropomorfo di Adriano Balloi

Tortolì-Il Menhir che rappresenta una figura antropomorfa di ispirazione nuragica opera di Adriano Balloi ospitato nel piazzale che si affaccia sulla spiaggia di Porto FrailisAl termine del viale Europa, nel piazzale che si affaccia sulla spiaggia di Porto Frailis si vede alla destra della strada una grande scultura di Adriano Balloi, lo scultore di Girasole, che rappresenta un Menhir Antropomorfo con una figura di ispirazione nuragica, uno dei temi più ricorrenti nelle sue sculture. Il suo linguaggio formale è coerente con le opere dell’artista che reinterpretano i menhir e i bronzetti nuragici. L’opera sembra rappresentare una figura umana stilizzata, con lineamenti essenziali incisi nella pietra, che costituisce un richiamo diretto ai menhir antropomorfi della Sardegna preistorica. Un simbolo identitario, tipico della poetica dell’artista, che spesso fonde elementi arcaici con materiali e forme contemporanee. Un guardiano del territorio, tema ricorrente nelle sue sculture pubbliche, che spesso vengono collocate in punti di passaggio o ingresso ai paesi.

Nella piazza Porto Frailis si trova anche l’opera Nagjima

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera <em>Nagjima</em> dall’arabo <em>Stella</em> realizzata nel 2001 dall’artista Gianfranco Pardi che è ospitata nel piazzale che si affaccia sulla spiaggia di Porto FrailisPrima di raggiungere il mare, nel piazzale che si affaccia sulla spiaggia di Porto Frailis si vede alla destra della strada, in uno spazio arredato con un manto erboso, l’opera Nagjima, parola che in arabo significa stella, dell’artista Gianfranco Pardi, nato nel 1933 a Milano. L’opera è stata realizzata nel 2001 nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì. È costruita in acciaio smaltato di colore giallo e rappresenta una stella a quattro punte. La forma semplice e l’immediatezza poetica che l’immagine evoca nell’osservatore, associata alla condizione naturale e ambientale nella quale si trova, rappresentano le caratteristiche fondamentali del monumento. Il primo progetto di Pardi per quest'opera prevedeva una stella caduta nel mare, ma l’installazione della stella sul prato sembra non far venir meno il significato e l’intenzione che l’artista aveva programmato. Pardi, attraverso questa scultura, tenta di dare una forma concreta e fissa a un elemento dalla forma di per sé indefinita, come le stelle. Vi sono due prospettive differenti dalle quali è possibile osservare la scultura, che danno vita a due distinte interpretazioni. Secondo una prima interpretazione l’artista potrebbe averla raffigurata dopo una caduta dal cielo, che le ha permesso di fondersi con il terreno nel quale è atterrata e con l’intera città che, adesso, la ospita. Un'altra interpretazione vede, invece, la stella pronta a sradicarsi dal terreno che la tiene ancorata e levarsi verso il cielo.

La baia di Porto Frailis con la sua spiaggia

La baia di Porto Frailis è una piccola insenatura sabbiosa che si apre nella costiera granitica, riparata dai venti e circondata da scogli piatti su entrambi i lati, che racchiude una piccola spiaggia a forma di ferro di cavallo, protetta da due colline ricche di vegetazione.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di Porto Frailis nella baia omonimaLa baia, che è riparata dai venti e circondata da scogli piatti su entrambi i lati, racchiude in sè la piccola spiaggia di Porto Frailis a forma di ferro di cavallo, protetta da due colline ricche di vegetazione. L’arenile, di medie dimensioni, è costituito da sabbia di grammatura media e di colore ecrù, fine, e si affaccia su un mare verde, poco profondo. Molto affollata in alta stagione, è adatta per chi ama gli sport aquatici come il windsurf e la canoa. Durante la mattina, è possibile anche usufruire dell’animazione dell’adiacente Campaggio villaggio Telis, ed anche della ginnastica in acqua che viene proposta da istruttori della Scuola di ballo di Tortolì.

La bandiera BluLa spiaggia di Porto Frailis è stata insignita anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell’Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Sulla spiaggia di Porto Frailis si affaccia l’hotel La Bitta con il ristorante omonimo

Arrivati con il viale Europa nella piazza Porto Frailis, prendiamo verso sinistra la via Ugo Foscolo e, dopo centoventi metri, svoltiamp a destra nella via Attilio Deffenu che, in un centinaio di metri, ci porta di fornte all’hotel La Bitta, che si affaccia sulla spiaggia di Porto Frailis con il ristorante omonimo.

Tortolì-Arbatax: l’hotel La BittaDirettamente sul mare si trova l’hotel La Bitta ospitato in una villa signorile con spaziose aree comuni, belle camere diverse negli arredi e nei tessuti, piscina, solarium ed un’oasi di relax appartata nel verde. Dal 1967, anno della sua fondazione, è una dimora elegante ed ospitale aperta al moderno viaggiatore. Soggiornare in questo hotel significa assecondare i ritmi lenti e rilassanti di una vacanza al mare, e ci si può far accogliere in camere curate in ogni dettaglio, in gran parte affacciate sul mare con balconi e terrazzi e godete di spazi intimi e riservati, arredati con sobria raffinatezza e decorati con preziose maioliche dipinte a mano. Presso l’hotel la Bitta si trova l’importante ristorante La Bitta un locale specializzato nella cucina di pesce e frutti di mare in un ambiente classico. ristorante esemplare, con splendida vista sulla baia, coniuga squisitamente i sapori straordinari della cucina sarda con piatti creativi, che sono frutto di un’attenta scelta dei prodotti locali. Direttamente sul mare, nella veranda tutta chiusa da vetrate, è possibile gustare una ricca cucina di pesce, venata dalla fantasia dello chef.

Sulla spiaggia di Porto Frailis si trova l’opera Giardino di Mirto

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera 'Giardini di mirto' realizzata nel 1997 dall’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa ospitata di fronte al mare nella baia di Porto FrailisArrivati con il viale Europa nella piazza Porto Frailis, prendiamo verso destra la via Ugo Foscolo che, dopo una cinquantina di metri, svolta leggermente a sinistra diventando la via San Gemiliano. La seguiamo e, dopo circa duecentocinquanta metri, vediamo alla sinistra della strada, sulla spiaggia, l’opera Giardino di Mirto, dell’artista giapponese Hidetoshi Nagasawa, nato nel 1940 a Tonei. L’opera è entrata a far parte nel 1997 dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura, che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì. Quest'opera trasforma uno spazio di fronte al mare, nella baia di Porto Frailis, in un luogo di sosta e meditazione. L’installazione è nata nel rispetto della natura e nella valorizzazione della memoria collettiva. Il giardino è stato strutturato utilizzando delle grandi barre di granito e dei cumuli di terra che si fondono perfettamente con la vegetazione mediterranea della natura circostante. Inoltre, è stato realizzato, al suo interno, una sorta di lago di ghiaia, tipicamente orientale. L’articolazione dei vari elementi nello spazio non definisce, non chiude, piuttosto allarga l’orizzonte, intensificando la suggestione del luogo.

La baia di Porto Frailis è chiusa a sud ovest dal promontorio di San Gemiliano

La baia di Porto Frailis è chiusa a sud ovest dal promontorio di San Gemiliano, per arrivare al quale, da piazza Porto Frailis, si prende verso destra la via San Gemiliano. La strada sale leggermente e porta in località San Gemiliano, una suggestiva località costiera vicino ad Arbatax nota per la sua chiesa campestre, la sua spiaggia sabbiosa, le acque cristalline e l’omonima torre aragonese del diciassettesimo secolo. Dice un’antica leggenda che, dal cannone che si trovava un tempo nelle vicinanze della torre di San Gemiliano, sarebbero stati sparati tre colpi in tre diverse direzioni, ed in ognuno di questi punti sarebbe stata edificata una piccola chiesa campestre. Sono la piccola chiesa di San Gemiliano, che qui racconteremo, e le piccole chiese di San Lussorio e del Santissimo Salvatore, delle quali parleremo più avanti.

Lungo la strada per la chiesa campestre si trova l’opera Il tempo dell’arte

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera 'Il tempo dell’arte' realizzata nel 1997 dall’artista Maria Lai ospitata sul muro laterale della via San GemilianoArrivati con il viale Europa nella piazza Porto Frailis, prendiamo verso destra la via Ugo Foscolo che, dopo una cinquantina di metri, svolta leggermente a sinistra diventando la via San Gemiliano. La seguiamo e, dopo poco più di cinquecento metri, dopo un’ampia curva a destra, si vede partire tutta a destra una stretta strada in salita che porta alla chiesa campestre di San Gemiliano. Prima della strada in salita, sul muro alla destra della strada si vede l’opera Il tempo dell’arte, realizzata nel 1997 dall’importante artista Maria Lai, nata nel 1919 a Ulassai, che fa parte dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura, che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì. L’intervento dell’artista è avvenuto su un muro di cemento armato, appositamente intonacato di grigio e di bianco, alto cinque e largo quaranta metri. L’opera rappresenta un enorme ago di acciaio che finge di attraversare il muro, cucendolo con il filo, rappresentato da un tondino di rame di un centimetro di diametro. Contemporaneamente, tre grandi rettangoli in forex bianco opaco, simboleggianti fogli di quaderno a righe e a quadretti, accolgono delle frasi sulla natura dell’arte. «L’occhio ha bisogno di un lungo esercizio» e «L’arte è una grande bugia, ma non ha le gambe corte», sono le frasi con le quali Maria Lai ha tentato di instaurare un dialogo sull’arte. Nel 2016, l’installazione è stata danneggiata al punto da non essere più riconoscibile, ma sono stati proposti progetti di restauro.

La chiesa campestre di San Gemiliano

Presa la stretta strada laterale in salita, si raggiunge la chiesa campestre di San Gemiliano, ossia la Crèsia de Santu Millanu, una delle piccole chiese campestri in territorio di Tortolì. Stando alla sua storia ed ai documenti ritrovati, questa chiesa risalirebbe al 1500 circa, quando venne costruita per onorare il Santo Gemiliano da Cagliari, che secondo la tradizione, fa riferimento ad un Vescovo di Cagliari martirizzato al tempo di Nerone. Completamente ricostruita nel 1948 e rifinita in stile anni Cinquanta, ha la particolarità di essere una delle pochissime chiese rurali situate in prossimità del mare. La costruzione è avvenuta seguendo alcuni elementi classici e semplici, come la facciata sulla quale è presente la porta rettangolare centrale, un piccolo oculo sulla sua sommità ed un piccolo campanile a vela con una croce latina.

Tortolì-Arbatax: la chiesa campestre di San Gemiliano Tortolì-Arbatax: facciata della chiesa campestre di San Gemiliano

La chiesa si presenta a pianta rettangolare, tipica caratteristica delle chiese campestri, e presenta la peculiarità di essere una delle poche chiese campestri situate vicino al mare.

Tortolì-Arbatax: interno della chiesa campestre di San Gemiliano Tortolì-Arbatax: presbiterio della chiesa campestre di San Gemiliano

Tortolì-Arbatax: il simulacro di San GemilianoOgni anno durante l’ultima domenica di agosto, o la prima domenica di settembre, a Tortolì vengono celebrati i festeggiamenti religiosi in onore di San Gemiliano nella Sagra di San Gemiliano. Il venerdì precedente, nella piazza della chiesa parrocchiale, si svolge il rito de S’Imbidu, che è una sorta d’asta in cui il migliore offerente avrà diritto a guidare il carro a buoi che porterà la statua del Santo. Si procede poi alla processione, con il simulacro portato dalla chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo di Tortolì sino alla piccola chiesa campestre di San Gemiliano in territorio di Arbatax. Si tratta di una processione in costume, con cavalieri e cavalli, traccas ossia carri finemente addobbati e trainati da buoi, cui seguono i riti religiosi e poi manifestazioni folcloristiche, seguiti da cibo e vino in abbondanza.

Sul promontorio di San Gemiliano si trova la Torre di San Gemiliano

Tortolì-Arbatax: la Torre di San GemilianoPrima di arrivare alla stretta strada in salita che porta alla chiesa campestre, si trovano alla sinistra della strada diversi sentieri che portano sul punto più a sud del promontorio, dove si trova la Torre di San Gemiliano, chiamata anche Torre di Taratasciàr che in arabo significa la Tredicesima torre. La torre è stata edificata in epoca spagnola, probabilmente nel 1639. Costruita con rocce granitiche, ha una volta a cupola con un foro laterale per l’accesso al terrazzo. La forma della torre troncoconica, con dodici metri di altezza e soli sette metri di diametro, e la struttura architettonica d’alla stessa un aspetto decisamente slanciato. All’interno della torre presente una piccola camera. Situata a 42 metri di altezza, ha una vista di venticinque chilometri verso il mare, ed è nata con la funzione di vedetta e immediata difesa dall’attacco dei pirati. Domina sulle spiagge di Orr e di Cea ed era in diretto contatto visivo con la torre di Bar e la torre, non più esistente, di Bellavista. La struttura visitabile.

Le torri costiere della Sardegna vennero erette a partire dal 1570 circa, per volere della Corona di Spagna. Il sistema difensivo era coordinato dalla Reale Amministrazione delle Torri, istituita nel 1581 da Filippo II di Spagna. L’organismo rimase operativo fino al 1867, anno in cui un’ordinanza regia dichiarò l’abolizione per scopi militari. In realtà non tutte le torri furono soppresse e alcune, passate di competenza al Ministero delle Finanze, subirono sostanziali rimaneggiamenti per adattarle ad usi doganali. La definitiva dismissione delle torri è avvenuta soltanto nel 1989.

La chiesa campestre di San Lussorio

Da dove eravamo arrivati con la via San Lussorio alla dstretta deviazione in salita che porta alla chiesa campestre omonima, invece di prendere verso sinistra in direzione della spiaggia, proseguiamo dritti nella via San Lussorio che si dirige verso ovest per circa un chilometro e quattrocento metri, poi prendiamo una deviazione a sinistra in direzione di Sos Flores, la seguiamo per poco più di cinquecento metri poi svoltiamo nella via San Lussorio a destra e, subito dopo, di nuovo a destra, in una stretta strada che, in circa duecento metri, ci porta alla chiesa campestre di San Lussorio, ossia la Crèsia de Santu Luss rgiu. La chiesa è stata dedicata all’antico martire sardo, e sorge a poca distanza dal mare, dove secondo la tradizione sorgeva l’antico abitato di Tortolì. La chiesa attuale, per il gusto aragonese che lo impronta, risalirebbe alla metà del 1500, e viene aperta al culto solo in occasione della festa. La facciata cuspidata, secondo la spiovenza del tetto, presenta portale centrale e oculo, ed in alto un campaniletto a vela con unica luce munito di piccola campana. È presente una campana, appartenente alla vecchia chiesa di San Sebastiano, in cui sono raffigurate le immagini del Santo, la Madonna col Bambino, del Crocefisso e di San Giorgio col drago.

Tortolì-Arbatax: la chiesa campestre di San Lussorio Tortolì-Arbatax: facciata della chiesa campestre di San Lussorio

Si tratta di una chiesa a pianta rettangolare, con il tetto in tegole sarde, su un incannicciato retto da travetti in legno di ginepro, posato su tre archi ribassati appoggiati su bassi pilastrini. L’interno semplice e funzionale, caratterizzato da quattro campate con tetto a capanna e un’unica navata che conduce all’altare nell’ultima campata. All’interno, il pavimento è in cotto, di recente fattura, anche l’altare in muratura è recente, ed un altro altare in marmo è rivolto verso i fedeli. In una piccola nicchia centrale è ospitata la statua di San Priamo. Si ha notizia di importanti restauri nel 1902. Non lontano dalla chiesa sono state rinvenute tracce di un Insediamento risalente all’età Romana.

Tortolì-Arbatax: interno della chiesa campestre di San Lussorio Tortolì-Arbatax: presbiterio della chiesa campestre di San Lussorio

Tortolì-Arbatax: il simulacro di San Lussorio portato in processioneLa terza domenica di agosto, presso questa chiesa, si svolge la Festa di San Lussorio, Santo che viene rappresentato come un guerriero romano con corazza, gonnellino e calzari, la spada al fianco, un ampio mantello rosso che, partendo dalla spalla destra, viene raccolto dalla mano sinistra, fino a scendere a terra, la cui mano destra alzata stringe una palma simbolo del Martirio. Il venerdì precedente, nella piazza della parrocchiale, si svolge il rito De S’Imbidu, una sorta d’asta in cui il migliore offerente avrà diritto a guidare il carro a buoi con la statua del Santo. Il sabato il carro, con il simulacro del Santo, viene prelevato dalla Cattedrale e portato in pellegrinaggio verso la chiesetta campestre di San Lussorio, accompagnato da una lunga processione e dai buoi addobbati da is campaneddas e fiori al collo e nelle corna. Nella chiesa campestre si svolgono i riti religiosi ed i festeggiamenti. La domenica sera, poi, avviene il rientro in paese, con musica, balli ed esibizioni folcloristiche.

La spiaggia di San Gemiliano

Torniamo a dove, con la via San Gemiliano, eravamo arrivati alla sua chiesa campestre. La via San Gemiliano è circondata da villette e locali pubblici, e tutte le traverse della via San Gemiliano verso il mare, come ad esempio la via Gabriele D’annunzio che si trova a una distanza di circa seicentocinquanta metri, portano alla Marina di San Gemiliano, che si trova nell’insenatura di San Gemiliano, dalla quale parte una lunga distesa di sabbia non finissima di colore chiaro che si divide nella spiaggia di San Gemiliano, spiaggia di Basaùra, spiaggia di Sos Flores, ed anche nella spiaggia dell’Aereoporto che di trova proprio a ridosso dello scalo aeroportuale di Tortolì ed Arbatax.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di San GemilianoLa spiaggia di San Gemiliano detta anche spiaggia del Sarceno per la presenza dell’omonimo villaggio turistico, è costituita da un arenile composto da una bellissima distesa di sabbia a grani medi somiglianti a piccoli chicci di riso, dal colore che sfuma tra il giallo e il grigio pallido. Si affaccia in un mare cristallino dal colore tra il verde e l’azzurro, con un fondale basso e sabbioso. La spiaggia di San Gemiliano è mediamente affollata in alta stagione, frequentata soprattutto dai turisti che alloggiano all’hotel Club Saraceno, che sorge proprio alle sue spalle. È la prima di una lunga striscia di sabbia, che assume diversi nomi, attraversando la spiaggia del Basaùra e la spiaggia di Sos Flores, ed arriva fino alla spiaggia de S’Orologiu ed al Lido di Orrì.

La spiaggia di Basaùra che prosegue verso sud nella spiaggia di Sos Flores

La prosecuzione verso sud della spiaggia di San Gemilano, è la spiaggia di Basaùra. La spiaggia di Basaùra prosegue verso sud, e, in corrispondenza del Campaggio Sos Flores, viene solitamente indicata con il nome di spiaggia di Sos Flores. Per raggiungerla, proseguiamo verso ovest con la via San Gemiliano e, percorsi settecentocinquanta metri dalla via Gabriele D’annunzio, troviamo l’indicazione verso sinistra per Sos Flores. Prendiamo questa strada che, in circa cinquecento metri, sbocca sulla via San Lussorio, la imbocchiamo verso sinistra e, in ottocento metri, arriviamo alla spiaggia di Basaùra.

La spiaggia di Basaùra non molto lunga ma molto ampia di larghezza, è la continuazione verso sud della spiaggia di San Gemiliano. È una spiaggia di sabbia non finissima, sempre di colore ecrù, e presenta un mare limpido e cristallino con fondali alti, che la sconsigliano ai più piccoli. É una spiaggia ben tenuta e molto ordinata.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di Basaùra Tortolì-Arbatax: la spiaggia di Sos Flores

Il tratto finale della spiaggia di Basaùra prende il nome di spiaggia di Sos Flores.

La spiaggia di Sos Flores non è molto lunga, ma è molto ampia di larghezza, e su di essa si riversano gli ospiti del vicino Campeggio Sos Flores. Durante tutta l’estate è possibile noleggiare sdraio, lettini, pedalò, canoe, ed inoltre è a disposizione dei turisti il Baby Parking, un gruppo di animatori per i piccoli turisti. Verso il termine della spiaggia si trova il più frequentato locale all’aperto dell’Ogliastra, il Basaùra Beach Restaurant & Club, aperto 24 ore su 24, nel quale di sera viene proposta musica dal vivo.

La spiaggia si prolunga fino a dove sulla costa arrivano le piste dell’Aeroporto di Tortolì e Arbatax, vicino alla quale atterrano e decollano gli aerei del vicinissimo aeroporto, viene, per questo, anche indicata come spiaggia dell’Aeroporto poiché si trova proprio a ridosso dello scalo di Tortolì ed Arbatax.

L’Aeroporto di Tortolì Arbatax

Tortolì-Arbatax: resti dell’Aeroporto di Tortolì ArbataxA sud della spiaggia di Basaùra si trova la pista dell’Aeroporto di Tortolì, e più a sud lo sbocco a mare del Rio Foddeddu. Da dove eravamo arrivati con la via San Lussorio alla dstretta deviazione in salita che porta alla chiesa campestre omonima, invece di prendere verso sinistra in direzione della spiaggia, proseguiamo dritti nella via San Lussorio che si dirige verso ovest per circa un chilometro e quattrocento metri, poi prendiamo una deviazione a sinistra in direzione di Sos Flores, la seguiamo per poco più di cinquecento metri poi svoltiamo nella via San Lussorio a sinistra in direzione dell’aeroporto. Tortolì-Arbatax: pista dell’Aeroporto di Tortolì Arbatax che termina nella spiaggia dell’AeroportoDopo settecentocinquanta metri, prendiamo a sinistra la via dell’Aeroporto che, in meno di duecento metri, ci porta ai resti dell’Aeroporto di Tortolì Arbatax un aeroporto prima industriale e poi turistico nato negli anni Sessanta come supporto alla Cartiera di Arbatax. Si trattava di un aeroporto con un forte sostegno popolare, idoneo al traffico di aerei da turismo e di piccoli jet, che è stato collegato in passato con voli charter ad alcune delle principali Città europee, e che ha goduto di investimenti per il prolungamento della pista nel 2008, ma chiuso a tutti voli dall’autunno del 2011. Sulla costa, a ridosso dello scalo di Tortolì ed Arbatax, proprio al termine della sua pista si trova la spiaggia dell’Aeroporto, che è la prosecuzione verso sud della spiaggia di Sos Flores.

Spiagge e siti archeologici a sud della baia di Porto Frailis

Dal Municipio di Tortolì, prendiamo verso sud via Giuseppe Garibaldi, e, dopo circa cinquecento metri, prendiamo a sinistra la Strada per Orrì che ci porterà a visitare i siti archeologici e le spiagge che si trovano a sud della baia di Porto Frailis, le quali si seguono l’una dopo l’altra, fino ad arrivare ai limiti della spiaggia di Cea, che si trova nel territorio di Bari Sardo.

Lungo la strada per Orrì si trovano i numerosi menhir del Monte Terli

Tortolì-Arbatax: uno dei menhir del Monte TerliDal centro di Tortolì prendiamo la strada per Orrì, la percorriamo per un chilometro e mezzo e, passato il ristorante Sa Figamoru, prendiamo un sentiero sulla sinistra che ci porta a vedere una piccola altura chiamata il Monte Terli, sul quale si trovano i numerosi menhir del Monte Terli, talvolta trovati in associazione con complessi ipogeici e nuraghi. I menhir del Monte Terli costituiscono importanti testimonianze megalitiche databili tra il Neolitico recente e la prima età dei metalli, e sono stati spesso riutilizzati nel vicino complesso nuragico di S'Ortali ’e su Monti, che descriveremo più avanti. Questi monoliti in granito, a volte definiti perdas fittas, fungevano principalmente da monumenti funerari, segnali territoriali, o definivano luoghi di culto.

I resti della necropoli del Monte Terli

Tortol -Arbatax: visita di alcune tombe della necropoli del Monte TerliSulla parete calcarea alla destra del sentiero che porta al Monte Teli, si vedono le tombe della necropoli del Monte Terli costituita da nove domus de janas, alcune monocellulari ed altre costituite da un numero vario di celle semicircolari. Le tombe I, II, III e IX sono tutte bicellulari, mentrele tombe IV e V si trovano una accanto all’altra e sono pluricellulari, e le tombe VI e VII sono state danneggiate e solo una cella pare visibile; della necropoli fa parte anche la tomba VIII che è stata tagliata in un blocco di granito trasportato in seguito nel giardino del vicino ristorante, quindi fuori dal suo contesto originale. Le diverse celle delle diverse tombe sono comunicanti tra loro per mezzo di sportelli quadrangolari, alcuni dei quali dotati di cornici. Nelle celle sono stati rinvenuti frammenti di ceramica e tre vasi interi, che attestano un suo utilizzo almeno dal Neolitico recente all’età del Bronzo. A differenza del resto della Sardegna, in cui le sepolture sono state scavate nel tufo, una roccia facilmente lavorabile grazie alla sua morbidezza, le domus de janas di Monte Terli sono scolpite nel duro granito. Questo fa capire la complessità della lavorazione che sicuramente ha richiesto la conoscenza di tecniche specifiche, la capacità di costruire punteruoli resistenti, ma anche una notevole forza lavoro da parte degli uomini. Si pensa che la società che ha costruito la necropoli di Monte Terli fosse ricca e molto organizzata per dedicare così tanto tempo per onorare il culto dei morti.

I resti del protonuraghe o nuraghe a corridoio del Monte Terli

Tortolì-Arbatax: resti del protonuraghe o nuraghe a corridoio del Monte TerliNon lontano dalla necropoli, a meno di cinquecento metri di distanza in direzione est, si trovano i resti del protonuraghe o nuraghe a corridoio del Monte Terli. Situato a 28 metri di altezza, si tratta di una struttura nuragica con architettura indefinita, ma probabilmente un protonuraghe o un nuraghe a corridoio. Era quindi una struttura che rappresenta un tipo di architettura nuragica arcaica, della quale rimangono visibili solamente il corridoio e tre ambienti comunicanti, in parte formati dalla roccia naturale. Il nuraghe non è segnato sulla mappa dell’Istituto Geografico Militare, e si ritiene potesse fare parte anche esso del complesso archeologico di S'Ortali ’e su Monti.

La chiesa del Santissimo Salvatore

Percorsi altri duecento metri lungo la strada per Orrì, nei pressi della seconda cabina elettrica dell’Enel troviamo una deviazione sulla destra, con le indicazioni che, in trecento metri, ci fanno raggiungere il parco archeologico di San Salvatore e, in altri seicento metri, la piccola chiesa campestre del Santissimo Salvatore, ossia Crèsia de Su Santìssimu Sarbadori, la quale sorge isolata in località S’Ortali ’e Su Monti, ai piedi del monte Genna Graita. Si ritiene che la presenza in questo luogo di una chiesa dedicata al Santissimo Salvatore possa risalire al periodo bizantino, in cui i Cristiani, piuttosto che ai Santi, dedicavano gli edifici di culto al Salvatore al quale si erano convertiti. La vecchia costruzione, che aveva già subito dei rifacimenti, viene abbattuta sul finire del secolo scorso, e l’attuale costruzione, che viene innaugurata nel 1901 con una grande festa in corrispondenza della ricorrenza, ha mantenuto l’impronta tradizionale che richiama lo stile gotico aragonese. La chiesa si presenta all’esterno tinteggiata di bianco, ha un tetto a capanna coperto di coppi ed un campaniletto a vela e delle campate munite di robusti contrafforti. Verso il lato est, ha un portico che in passato veniva utilizzato per le riunioni del comitato organizzatore o per proteggere i pellegrini ed i mercanti durante lo svolgimento della festa.

Tortolì-Arbatax: la chiesa campestre del Santissimo Salvatore Tortolì-Arbatax: facciata della chiesa campestre del Santissimo Salvatore

All’interno si presenta modesta nell’aspetto e nelle proporzioni, è costituita da una semplice navata, coperta con una struttura a due spioventi. L’antico solaio del tetto, sorretto da archi in muratura massiccia ed irregolare, presenta in vista una struttura in legno di ginepro a falde ed incannicciatura sulla quale poggia un letto di calce e successivamente le tegole laterizie.

Tortolì-Arbatax: interno della chiesa campestre del Santissimo Salvatore Tortolì-Arbatax: simulacro grande del Santissimo Salvatore Tortolì-Arbatax: simulacro piccolo del Santissimo Salvatore

Tortolì-Arbatax: processione di Ges  il Santissimo SalvatorePresso questa chiesa, la seconda domenica di settembre si svolge la Festa del Santissimo Salvatore. Il venerdì precedente, nella piazza della parrocchiale, si svolge il rito De S’Imbidu, una sorta d’asta in cui il migliore offerente avrà diritto a guidare il carro a buoi con i simulacri grande e piccolo di Gesù Cristo il Salvatore. Il sabato il carro, con i simulacri che sono stati adornati e vengono trasportati su un carro a buoi, che procede accompagnato da fedeli, suoni di launeddas e cuettus ossia petardi, fino alla piccola chiesa, nella quale si svolgono i riti religiosi ed i festeggiamenti. La domenica sera, poi, si concludono le celebrazioni religiose, e si tiene la processione di ritorno nel paese, con spettacoli civili, musica, balli ed esibizioni folcloristiche.

Il parco archeologico di S’Ortali ’e Su Monti

Tortolì-Arbatax: il parco archeologico di S’Ortali ’e Su MontiDa qui si imbocca la strada bianca sulla destra e, a circa cento metri, ancora sulla destra la Strada Consorziale Cortiaccas, lungo la quale, dopo duecento metri, si vede sulla destra l’ingresso del complesso archeologico di S Ortali e su Monti, un’area di circa sette ettari, recintata da un muro in pietra, su cui si trovano i resti di un nuraghe complesso, una tomba di giganti, due menhir, un villaggio di capanne circolari, una domus de janas, un probabile circolo megalitico, e di un secondo nuraghe. Il nuraghe complesso è situato sulla destra della strada, con il villaggio, la domus de janas ed il circolo megalitico, mentre i menhir, la tomba di giganti ed i resti del secondo nuraghe si trovano sulla sinistra della strada. Il sito è recintato, custodito, ed affidato in gestione ad una cooperativa culturale che offre servizi di visite guidate.

Il nuraghe di S’ Ortali ’e Su Monti

Tortolì-Arbatax: il nuraghe di S’Ortali ’e Su MontiIl nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti è un nuraghe complesso trilobato, costruito in granito con qualche elemento in porfido rosso a 35 metri di altezza. Il nuraghe di S’ Ortali ‘e su Monti ha un muro di cinta ossia un bastione che collega tre torri, secondo alcuni anche una quarta, la cui presenza deve però essere confermata da future campagne di scavo. L’andamento del muro di cinta è di forma irregolarmente ellittica, ben inserendosi dunque in un panorama ogliastrino che spesso adotta soluzioni architettoniche un po' anomale rispetto a quelle diffuse nel resto della Sardegna. Tale forma si configura come decisamente atipica rispetto a quelle più diffuse in Sardegna. Le cortine murarie che circondano i nuraghi complessi, infatti, assumono un andamento che, a seconda del numero e di come le torri minori sono da esse raccordate, danno luogo a strutture di volta in volta di forma bilobata, triangolare e quadrata o, molto più raramente, pentagonale.

Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti

La torre principale, quella che svetta al centro della struttura fortificata, ha visto concludersi nel 2010 uno scavo che ha raggiunto, per la prima volta, il piano di frequentazione risalente alla sua costruzione. Nella torre centrale è presente una camera con copertura a tholos, marginata da tre nicchie. Le torri secondarie, disposte in corrispondenza dei punti cardinali non sono state ancora indagate, e sono pertanto ancora ricolme dei materiali di crollo e di riempimento accumulatisi nel tempo. Daranno quindi, una volta sottoposte a scavo, molti dati che arricchiranno il patrimonio di conoscenze che si è cominciato a costituire con le tre campagne di scavo già realizzate.

Tortolì-Arbatax: asce di bronzo rinvenute nel nuraghe di S’Ortali ’e Su MontiDurante gli ultimi scavi archeologi nel complesso nuragico sono state rinvenute diciannove asce di bronzo con i margini rialzati o con lama, che, al momento dello scavo, erano disposte ordinatamente a incastro alternato. Le asce rappresentano per tipologia e per forma uno strumento molto usato in Ogliastra nei rapporti di scambi commerciali tra le comunità che abitavano le zone costiere e quelle interne. Nei pressi del nuraghe sono presenti tracce di un vasto insediamento abitativo nel quale i resti di molte capanne del villaggio nuragico testimonia la vocazione agricola dell’insediamento. Nelle nicchie del nuraghe sono state rinvenute anche sepolture del periodo punico. La stele rinvenuta durante scavi archeologici del complesso è stata attribuita ad una delle due tombe di Giganti rinvente vicino ad esso.

La domus de janas di S’ Ortali ’e Su Monti

Tortolì-Arbatax: domus de janas di S’Ortali ’e Su MontiAd una cinquantina di metri ad oriente rispetto al nuraghe si trova una domus de janas scavata nella roccia per ospitare i morti, sicuramente parte di una vasta necropoli riferibili al Neolitico recente, con successivi riutilizzi durante tutto il corso dell’epoca nuragica. Il culto dei defunti era infatti la forma di religiosità più diffusa in quei tempi, e l’andamento stesso degli ambienti vuole simboleggiare, secondo i più, il ritorno al ventre della Dea Madre, dato che la posizione che si faceva assumere al cadavere era infatti quella rannicchiata, da molti ricondotta a quella fetale, a rappresentare appunto il ritorno nella posizione che ci porta alla vita. D'altra parte, le decorazioni interpretate comunemente come corna di toro spesso presenti nelle domus de janas si ritiene simboleggiassero il contraltare maschile della Dea Madre, ossia il Dio Toro. L’insieme di questi elementi attesta una forte valenza simbolica che si manifestava nella celebrazione dei che dovevano aver luogo all’avvicendarsi dei cicli stagionali.

Prospiciente la domu di S’ Ortali ‘e su Monti si può notare un breve corridoio che introduce a una piccola apertura, sagomata in modo da ospitare un portello o chiusino litico che poteva essere rimosso facendo leva con apposito attrezzo su un listello di chiusura. Tale ingresso immetteva in una camera singola, piuttosto grande per le dimensioni che generalmente hanno questi ambienti soprattutto se scavati nel duro granito, dotata di cinque nicchie di cui una appena accennata e un’altra non molto approfondita, indizio che la tomba fosse destinata a cinque defunti.

Il probabile circolo megalitico di S’ Ortali ’e Su Monti

Tortolì-Arbatax: probabile circolo megalitico di S’Ortali ’e Su MontiNella parte della collina che si sviluppa in direzione orientale, un poco più a sud rispetto alla domus de janas, si trova un probabile circolo megalitico, cje è costituito da un ampio spazio delimitato da grossi massi disposti a formare un cerchio con quasi dodici metri di diametro interno. Seppurecarente di alcuni massi nella sua parte meridionale, è agevole determinare come non si tratti di una disposizione casuale, ma di un circolo megalitico. Per quanto l’area non sia stata fatta oggetto di scavi, e per questo motivo non sia attualmente compresa nel percorso di visita guidata del complesso, i frammenti ceramici di Cultura Monte Claro che vi si sono rinvenuti in superficie rendono altamente probabile una sua datazione all’Età del Rame.

I menhir di S’ Ortali ’e Su Monti

Tortolì-Arbatax: i due menhir di S’Ortali ’e Su MontiLa visita al parco archeologico di S’ Ortali ’e su Monti consente anche di ammirare i due menhir di S’ Ortale ’e Su Monti, gli unici superstiti di uno o più allineamenti, la cui direzione non è purtroppo attualmente determinabile. Soltanto uno di essi infatti, alto più di tre metri e ottanta, risulta nella posizione originale, mentre il secondo è stato rialzato senza troppa precisione, considerando i disegni che lo ritraggono quando era ancora atterrato, molto più accostato rispetto al primo di quanto non risulti oggi. Il raggruppamento di menhir doveva essere composto all’incirca da venticinque di questi monoliti. Quelli che mancano all’appello furono riutilizzati in antico, come già accennato più sopra, nella costruzione del nuraghe e della stessa Tomba dei Giganti. I menhir costituiscono un’altra espressione del culto dei morti, sono infatti contemporanei delle domus de janas e ad esse correlati. Costituiscono infatti un simbolo fallico, ed una stele funeraria a ricordo di un defunto sepolto in una domu de janas. Sono pertanto in relazione con le grotticelle funerarie situate sotto il nuraghe, nella prospiciente collina di Monte Terli e dietro la chiesa campestre del Santissimo Salvatore, e col culto che vi si celebrava.

La tomba di giganti di S’ Ortali ’e Su Monti

A breve distanza ad ovest rispetto ai menhir si trova la tomba di Giganti di S’ Ortali ’e Su Monti. Nell’area antistante la tomba, si vede una serie di ortòstati posti verticalmente a formare due ali disposte a semicerchio, che costituiscono l’esedra, ed al centro della fronte della tomba si nota una pietra più imponente e ben lavorata, la cosiddetta stele centinata, che presenta una scorniciatura in bassorilievo di forma grosso modo quadrata. Questa è solo una parte della stele, costituita con ogni evidenza da tre blocchi, ed è la parte che si è scelto di riposizionare per dare in qualche modo un senso a un corridoio che altrimenti sarebbe rimasto privo di portello di ingresso. Quello che ne era il probabile pezzo superiore, con la scorniciatura questa volta a semicerchio, lo si può vedere seguendo il breve sentiero sul lato sinistro dell’esedra, che porta a dominare dall’alto il corridoio funerario, dove venivano effettuate le deposizioni dei defunti. Si nota dapprima un breve corridoio, lungo poco più di un metro e alto una sessantina di centimetri. La stele doveva avere alla base un’apertura che poteva consentire il passaggio, per quanto angusto, per le inumazioni. La tomba ha una grande camera a corridoio, e le deposizioni, in un corridoio funerario di queste dimensioni, potevano arrivare a superare le centocinquanta.

Tortolì-Arbatax: la tomba di giganti di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: la tomba di giganti di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: la tomba di giganti di S’Ortali ’e Su Monti Tortolì-Arbatax: la tomba di giganti di S’Ortali ’e Su Monti

Il nuraghe di S’ Ortali ’e Su Monti II

Più a sud rispetto alla tomba di giganti, si trovano i resti del nuraghe di S’Ortali ’e Su Monti II. Si tratta di un nuraghe di una tipologia indefinita, di forma ellittica, costruito interamente in granito a 39 metri di altezza. Di esso residuano solo alcuni filari di base. Il nuraghe non è segnato sulla mappa dell’Istituto Geografico Militare.

Il Lido di Orrì con le sue spiagge

Dal Municipio di Tortolì, prendiamo verso sud via Giuseppe Garibaldi, e, dopo circa cinquecento metri, prendiamo a sinistra la Strada per Orrì, che più avanti diventerà la via del Tirreno, e che ci porta, in circa tre chilometri e mezzo, al Lido di Orrì. Nel Lido di Orrì si trovano la spiaggia di Orrì, e, un poco più a nord, la spiaggia de S Orologiu, che è separatè da quella di Basaùra da una piccola scogliera, costituita da rocce dalle tonalità che vanno dal rosso al grigio, ed anche dalla foce del Rio Foddeddu del quale abbiamo già parlato.

Tortolì-Su logu de S’Iscultura: l’opera <em>Cella osservatorio di stella</em> del milanese Massimo Kaufmann dal 1998 collocata sulla spiaggia di OrrìQuando la via del Tirreno arriva alla spiaggia ed inizia a seguire verso sud la costa, subito, alla sinistra della strada, sulla spiaggia, si può vedere l’opera Cella osservatorio di stella del milanese Massimo Kaufmann, dal 1998 collocata sulla spiaggia di Orrì, che è stata realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura che è stata descritta quando abbiamo illustrato il Museo di Tortolì. L’opera è costruita in acciaio inox, ed è presentata su un basamento in cemento. L’autore ha pensato quest'opera come un carcere d’isolamento ricostruito, rispettando dimensioni e forme veritiere e plausibili, tracciando soltanto gli spigoli perimetrali del luogo e dei miseri arredi. Nella struttura non vi sono pareti, ma viene concepita idealmente come una sorta di gabbia, disegnata esclusivamente da una linea sottile continuamente spezzata. L’artista con quest'opera uniforma e fonde, grazie ai panorami dell’Ogliastra, le mura carcerarie e il mare, paragonando il destino del prigioniero a quello, ugualmente muto, dell’isolano.

Arbatax Lido di Orrì: veduta delle due spiagge di S’Orologiu a nord e di Orrì a sudLe due Spiagge del Lido di Orrì, ossia a nord la prima spiaggia che è la spiaggia de S’Orologiu al quale parte dalla foce del Rio Foddeddu, e più a sud la seconda spiaggia ossia la spiaggia di Orrì, che costituiscono il cuore della Marina di Tortolì. La due spiagge formano un unico arenile di grandi dimensioni, molto lungo e largo, che si sviluppa in una costa ricca di insenature e piccole spiaggette. L’arenile è costituito da finissima sabbia dorata chiara e fine, e si affaccia su un mare verde azzurro, con l’acqua molto bassa e fondale sabbioso. È famoso per i suoi splendidi scogli scuri arrotondati dal mare, ed ha alle spalle una bella pineta. È considerata una delle spiagge più belle e più pulite della costa, affacciata su un mare trasparente e cristallino. Affollata, ma non tanto, in alta stagione, e nel suo tratto settentrionale si vedono atterrare e decollare gli aerei del vicinissimo aeroporto.

Arbatax Lido di Orrì: veduta della spiaggia di Orrì verso nord Arbatax Lido di Orrì: veduta della spiaggia con gli scogli affioranti dal mare Arbatax Lido di Orrì: veduta della spiaggia verso nord Arbatax lido di Orri: scogli arrotondati dal mare nella parte finale della spiaggia verso nord Arbatax Lido di Orrì: gli scogli affioranti dal mare Arbatax Lido di Orrì: veduta della spiaggia verso sud Arbatax Lido di Orrì: veduta della spiaggia verso sud

La bandiera BluLe spiagge del Lido di Orrì, prima e seconda spiaggia, sono state insignite anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell’Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Le antichissime incisioni antropomorfe sul prezioso petroglifo di Orrì

Tortolì-Arbatax: il petroglifo di OrrìNella bellissima spiaggia di Orrì, oltre ad un mare stupendo, si può trovare un prezioso petroglifo, ossia un’incisione sulla roccia ad opera dell’uomo. Sarebbe stato un pescatore locale a far conoscere i petroglifi nella zona del Lido di Orrì, e la segnalazione risalirebbe al maggio del 1986. Il petroglifo si trova su uno scoglio nella spiaggia di Orrì, e non è facilmente individuabile perché spesso coperto dalla sabbia. Le incisioni antropomorfe raffigurano una coppia di figure umane, un uomo e una donna stilizzati, rappresentati in piedi, in posizione eretta o di danza. Si ipotizza sia stato immortalato nella pietra un rito sacro o propiziatorio, in cui il cerchio in alto tra i due personaggi rappresenterebbe il disco solare. Le figure umane, alte ventidue e larghe dodici centimetri, si presentano con incisioni profonde, in alcuni punti scomparse a causa dell’azione erosiva del mare. La figura femminile, a sinistra, è ottenuta con un’incisione più sottile, e si presenta con la testa tornita, gli arti superiori verticali fino al busto, l’indicazione dei seni in due coppelle ai lati del busto, fra le braccia abbassate. La figura maschile, a destra, il cui corpo è realizzato con un’unica incisione che parte dalla testa e arriva al sesso, presenta la testa sottile, braccia rese con un unico tratto orizzontale, gambe a forcella, indicazione del membro virile che prolunga la linea del busto.

Tortolì-Arbatax: le incisioni antropomorfe sul petroglifo di Orrì Tortolì-Arbatax: le incisioni antropomorfe sul petroglifo di Orrì

Queste antiche incisioni, che vengono fatte risalire all’Eneolitico tra la fine del terzo e il secondo millennio avanti Cristo, sono uniche rispetto alle altre rinvenute in Sardegna, perché la scena rappresentata è composta da sole due figure, al contrario delle altre incisioni conosciute, che presentano molti personaggi asessuati o maschili. Lo stato di conservazione delle raffigurazioni di Orrì è buono, e questo fatto porta a stabilire che, ai tempi della sua incisione, la linea della spiaggia fosse molto più avanzata rispetto alla attuale.

Sul retro della spiaggia de S’ Orologiu si trova lo stagno di Orrì

Tortolì-Arbatax: lo stagno di OrrìSul retro della spiaggia de S’ Orologiu si trova lo stagno di Orrì, che rappresenta un sistema stagnale legato all’emersione di una barra sabbiosa, e costituisce un piccolo bacino che tende a prosciugarsi durante il periodo estivo, caratterizzato da una vegetazione costituita soprattutto da vasti canneti e giuncheti. Si tratta di uno stagno molto piccolo, con una estensione massima di circa sette ettari, ma in media presenta una superficie di soli tre ettari. In questo stagno si raccolgono le acque di un piccolo bacino, che alimenta il Rio Fodeddu, un unico tratto fluviale temporaneo che presenta un apporto idrico annuo di poco superiore alla capacità stessa dello stagno. La presenza di terreni permeabili e debolmente inclinati, favorisce l’infiltrazione delle acque piovane, rendendo particolarmente bassi i deflussi verso il Rio Fodeddu, tanto che, solo in occasione di abbondanti piogge, lo stagno si apre una via di sbocco verso il mare attraverso la spiaggia di Orrì, ricevendo viceversa scarsi apporti di acque marine. Lo stagno di Orrì costituisce un’area di sosta e nidificazione di avifauna acquatica di interesse comunitario di una certa importanza.

La spiaggia Muscoledda detta anche spiaggia di Foxi Lioni

Passate le spiagge del Lido di Orrì, proseguiamo lungo la strada che ci porta a fiancheggiare la spiaggetta dei Milanesi, e, un poco più avanti, percorso un chilometro e mezzo da dove avevamo visto l’opera Cella osservatorio di stella, raggiungiamo la località Foxi Lioni (altezza metri 10, distanza in linea d’aria circa 4.77 chilometri, non è disponibile il numero di abitanti), nella quale si trova la spiaggia di Foxi Lioni, detta anche spiaggia Musculedda, delimitata da lisce rocce granitiche.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di Foxi Lioni detta anche spiaggia MusculeddaLa spiaggia Musculedda, detta anche spiaggia di Foxi Lioni o spiaggia di  Foxilioni, è caratterizzata da un arenile di grandi dimensioni, costituito da sabbia candida e fine, sia nella spiaggia che in corrispondenza della punta Musculedda che la chiude verso nord. Questa spiaggia costituisce il prolungamento della spiaggia di Orrì verso la zona meridionale della costa di Tortolì, ed è separata dalla spiaggia di Musculedda solo da pochissime scogliere piatte. Le due formano un arenile che si estende per oltre cinquecento metri. L’arenile si affaccia su un mare verde azzurro, poco profondo, nel quale i colori delle acque sono sempre bellissimi. Affollata, ma non tanto, in alta stagione, la spiaggia di Musculedda è estremamante pulita.

La bandiera BluLa spiaggia di Foxi Lioni, detta anche spiaggia Muscoledda, è stata insignita anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell’Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

La spiaggia del Golfetto o di Cala Ginepro detta anche spiaggia di Muxi

La strada costiera, poi, sale per settecentocinquanta metri fino ad arrivare a vedere sulla sinistra una freccia con la scritta per il mare. Qui prendiamo la strada che ci porta alla bellissima spiaggia del Golfetto o di Cala Ginepro, chiamata anche spiaggia di Muxì.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di Muxì detta anche spiaggia del GolfettoLa spiaggia del Golfetto o di Cala Ginepro, detta anche spiaggia di Muxì, che è caratterizzata da sabbia bianca finissima e morbida. Nella parte sud, è protetta da una piccola scogliera e si presenta con il mare cristallino dal fondale basso e sabbioso, con una policromia tra l’azzurro ed il verde e scarsa presenza di posidonie. La spiaggia è impreziosita dalla presenza di scogli piatti sia sull’arenile che nell’acqua, e dalla tipica macchia mediterranea che la circonda. Gli alberi formano una piccola pinetina nella quale è possibile trovare un po' di refrigerio e rilassarsi o semplicemente mangiare grazie alla presenza dei tavoli e dell’ombra. È, secondo noi, la spiaggia più bella a sud del Lido di Orrì, ed è particolarmente apprezzata dai turisti per la sabbia bianca finissima che sembra borotalco, e per l’acqua cristallina e bassissima.

La bandiera BluLa spiaggia di Muxì, detta anche spiaggia del Golfetto, è stata insignita anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell’Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

La spiaggia di Cea situata tra il territorio di Arbatax e quello di Bari Sardo

Proseguiamo verso sud lungo la strada costiera che, dopo poco più di un chilometro, sbocca su una traversale che è la via del Muflone. Questa strada, presa verso destra, porta in direzione della SS125 Orientale Sarda, mentre, presa verso sinistra, ci porta in direzione della costa. La prendiamo a sinistra e, percorsi quattrocentocinquanta metri, una deviazionesu una strada bianca sulla sinistra ci porta alla parte della spiaggia di Cea che si trova in territorio di Arbatax, al quale appartiene per circa due terzi della sua estensione, spiaggia che prosegue verso sud ed entra in territorio di Bari Sardo, dove si trova l’insediamento turistico del Lido di Cea.

Lido di Cea: veduta panoramica della spiaggia di CeaLa spiaggia di Cea, detta anche spiaggia de Is Scoglius Arrubius, ossia degli scogli rossi, è lunga più di un chilometro e dotata di possibilità di accesso da nord e da sud. Sul lato nord della spiaggia si vedono uscire dall’acqua, a circa trecento metri dalla linea di riva, due grandi faraglioni rossi che si elevano dal mare per circa venti metri, che vengono presi d’assalto da chi si vuole tuffare nel mare limpido della spiaggia, e che appaiono isolati e circondati da acque di un bel colore azzurro intenso. I faraglioni possono essere raggiunti a nuoto in qualche minuto. L’arenile è bianchissimo e piuttosto esteso, costituito da una sabbia dorata chiara, fine, con ciottolini, ed affacciato su un mare verde azzurro chiaro, con fondali bassi fino al largo, per questo adatta anche per i bambini. È una spiaggia affollata in alta stagione, ma non tanto date le sue dimensioni, ed alle spalle una fitta vegetazione di macchia mediterranea dona riparo nelle giornate più assolate.

Lido di Cea: i custodi del parcheggio che qualche anno fa ci hanno fatto da guida alla spiaggia di Cea Lido di Cea:...e abbiamo trovato anche giovani sardi con gli occhi azzurri Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea: la spiaggia di Cea Lido di Cea-Mare e i faraglioni rossi di Cea Lido di Cea: i faraglioni rossi di Cea Lido di Cea: gli scogli di punta Niedda

La spiaggia, che si chiude a sud con una scogliera scura e dalle pietre piatte, è tra le più frequentate della zona, ed è ricca di servizi, essendo dotata di ampio parcheggio, bar, punto di ristoro e locali. È possibile noleggiare ombrelloni, sdraio e patino. Inoltre è meta ideale per i surfisti ed è amata da quanti praticano la pesca subacquea. Questa spiaggia, è inoltre caratterizzata da una serie di piccoli stagni di retro spiaggia, alcuni dei quali sono collegati al mare durante l’alta marea, dove molti appassionati praticano la pesca al cefalo.

La bandiera BluLa spiaggia di Cea, considerata però appartenente al territorio di Tortolì, è stata insignita anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell’Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Spiagge e siti archeologici a nord di Arbatax

Visitando il centro di Arbatax, sul lato nord occidentale del Capo Bellavista, passata la piccola chiesa di San Lussorio, troviamo il grande stagno di Tortolì, la spiaggia di Ponente e la spiaggia della Capannina, che confina con le spiagge di Lotzorai che descriveremo in una prossima tappa.

A nord si trovano la spiaggia di Ponente e la spiaggia della Capannina

Sul lato nord occidentale del Capo Bellavista, raggiungiamo la spiaggia di Ponente dall’abitato di Tortolì, riprendendo il viale che porta ad Arbatax. Superato il secondo passaggio a livello svoltiamo a destra, in direzione del molo di Ponente del porto di Arbatax, e proseguiamo fino alla pineta, che si sviluppa dietro la spiaggia.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia di PonenteLa prima parte della spiaggia di Ponente è una spiaggia dalle dimensioni piuttosto contenute, che si sviluppa dalla banchina del molo di Ponente del porto di Arbatax, fino allo sbocco del canale Santa Maria, con il quale si getta nel mare il canale di Boccàsara, che mette in collegamento lo stagno di Tortolì con il mare. È caratterizzata da sabbia bianca a grani medio fini, ed è bagnata da un mare quasi cristallino con un fondale sabbioso e medio basso. Queste acque, come del resto in tutta la zona, si presentano policromatiche con sfumature d’azzurro e di verde. La spiaggia di Ponente non è mai estremamente frequentata, nemmeno in alta stagione.

La parte settentrionale della spiaggia di Ponente viene chiamata la spiaggia della Capannina.

Tortolì-Arbatax: la spiaggia della CapanninaLa spiaggia della Capannina è lunghissima, e si sviluppa a nord del canale Santa Maria fino a confinare con le spiagge di Lotzorai. È una spiaggia adatta alle famiglie, caratterizzata da un arenile con sabbia chiara, soffice e calda, a grani medio fini. Il bellissimo mare, dal fondale di media profondità, si presenta con acque trasparenti, quasi cristalline, dal colore tra il verde e l’azzurro, ed in lontananza è dominato dall’Isolotto d’Ogliastra. Alle sue spalle si sviluppa una lunga pineta, che separa la spiaggia dallo stagno di Tortolì. Come servizi, in questa spiaggia è presente il ristorante La capannina, al quale la spiaggia deve il suo nome, ed alle spalle della spiaggia si trova anche un camping.

La bandiera BluLa spiaggia di Ponente e la spiaggia della Capannina si trovano a ridosso del molo, nell’area industriale di Arbatax, e sono per questo chiamate anche spiagge della Cartiera. Queste spiagge sono state insignite anche per il 2018 della Bandiera Blu della Federazione Europea dell’Ambiente, che celebra non solo le migliori spiagge del nostro paese, ma anche quelle con i maggiori servizi sul territorio. Obiettivo principale del programma Bandiera Blu è quello di indirizzare la politica di gestione locale di numerose località rivierasche, verso un processo di sostenibilità ambientale.

Lo stagno di Tortolì con la sua peschiera

Tortolì-Arbatax: lo stagno di Tortolì visto dall’altoA nord della strada che collega Tortolì con Arbatax, prendendo la via Is Tanas che porta nella località Is Tanas (altezza metri 13, distanza in linea d’aria circa 1.38 chilometri sul livello del mare, abitanti circa 257), si raggiunge il grande stagno di Tortolì che ha una superficie di 220 ettari, è tra i più pescosì dell’isola, e viene attualmente utilizzato come Peschiera di Tortolì, perché comunica col mare con il canale di Boccàsara, che si trova sul retro delle spiagge, e sbocca in mare attraverso il canale Santa Maria. Nei secoli scorsi lo stagno è stato causa di molti focolai di malaria, anche se ha costituito sempre un’importante risorsa per i pescatori locali. Lo stagno appartiene al Demanio della Regione Sardegna, che lo concede per lo sfruttamento professionale delle risorse ittiche ai pescatori della locale peschiera.

Tortolì-Arbatax: la peschiera di TortolìNella peschiera di Tortolì, conosciuta anche come peschiera San Giovanni, situata nella storica area lagunare situata sulla costa orientale della Sardegna, viene esercitata l’attività di pesca a diverse specie tra cui muggini, orate, anguille, vongole e bocconi di mare. Lo stagno è quindi una grande pescosa palude, che dà lavoro e da vivere fino dal 1944 ad almeno cinquanta famiglie della Cooperativa Pescatori di Tortolì, ed è ancora oggi molto importante per l’avifauna che vi si stanzia soprattutto d’inverno. Rappresenta un polo d’eccellenza per la pesca sostenibile, l’ittiturismo e la produzione di specialità gastronomiche come l’ostrica locale e la migliore bottarga della costa orientale dell’Isola. Dalla peschiera vengono organizzati tour in battello per osservare la flora  con gli aironi ed i fenicotteri, e la fauna locale, con spiegazioni sulla storia della peschiera e degustazioni finali.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, partendo da Tortolì o da Arbatax, sua frazione marittima, proseguiremo verso nord per recarci a visitare il piccolo borgo di Girasole che si affaccia sullo stagno di Tortolì, chiuso tra il mare e la SS125 Orientale Sarda.


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