La Città di Tortolì che è uno dei due capoluoghi dell’Ogliastra con le sue chiese ed i suoi siti archeologiciIn questa tappa del nostro viaggio, da Bari Sardo ci recheremo a visitare Tortolì, uno dei due capoluoghi della Provincia dell’Ogliastra. Lo visiteremo con il suo centro ed i dintorni con alcuni dei più significativi siti archeologici. Poi da Tortolì ci recheremo verso la costa e raggiungeremo la sua frazione Arbatax, che verrà illustrata nella successiva tappa del nostro viaggio. La Regione storica dell’Ogliastra L’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla Provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Bari Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.
In viaggio verso TortolìRiprendamo il nostro viaggio lungo la costa, dal Municipio di Bari Sardo usciamo verso nord sulla SS125 Orientale Sarda, e, percorsi cinque chilometri ed ottocento metri, vediamo, alla destra della strada, l’area sacra di Sa Perdalonga. Il grande menhir chiamato Limba ’e Boi La Provincia di Nuoro e più in generale sulla costa est della Sardegna, comprende numerosi aree archeologiche in cui sono presenti dei menhir. Percorsi, lungo la SS125 Orientale Sarda, poco meno di cinque chilometri dal cartello segnaletico che indica l’abitato di Bari Sardo, alla destra della strada, a circa trenta metri ad est dalla pietra miliare che indica chilometro 135, esiste uno dei più bei menhir fra quelli rinvenuti in Sardegna, detto Limba ’e Boi ossia Lingua di bue, proprio per la sua forma larga e piatta, e chiamato anche Perda ’e Nurtai, Perda de Sa Enna, Perda chi Crescidi, Perda ’e Fa. Il monumento, solenne per le sue proporzioni, sorge sul pendio di un lieve rialzo del terreno, circondato da brevi emergenze rocciose dalle quali la gente poteva assistere alle cerimonie che si svolgevano intorno alla pietra fitta.
I menhir nell’area sacra di Sa Perdalonga A circa centoquaranta metri a nord est da questo grande menhir, si trova l’area sacra di Sa Perdalonga nella quale sono presenti quindici menhir con anche spezzoni di monoliti, di cui tre menhir risollevati e allineati secondo un asse da nord a sud, uno in piedi nella posizione originaria con la faccia rivolta a sud est, undici abbattuti, un masso con coppelle, una pietra sacrificale, una tomba dei giganti ed una domus de janas. Tutta l'area occupata dal complesso restituisce frammenti ceramici e litigi di epoca prenuragica e nuragica. Le pietre fitte qui esaminate sono ricavate quasi tutte dal granito locale, tranne una scavate in porfido rosso, roccia anch'essa presente nell'agro di Tortolì. Solo un monolite si presenta con sicurezza nella posizione originaria eretto e isolato rispetto agli altri; gli altri tre invece sono stati risollevati in epoca moderna. I rimanenti sei, molto frammentari, giacciono riversi in un cumulo di spietramento. In genere appartengono al tipo anaconico, con fattura irregolare, oppure sono sbozzati i pilastri che possono raggiungere un'altezza di quattro metri e venti centimetri, con apice arrotondato. Presentano per lo pi forma ogivale, prismatica o anche parallelepipeda, con sezione traversa subellittica di solito a faccia principale piana. Aggiunge interesse al sito in esame la presenza, su uno dei menhir, di dodici coppelle circolari, di dimensioni diverse, che coprono la met superiore del grosso blocco. Su un altro menhir si osservano presso l'apice due fossette ellittiche ed una coppella circolare, elementi che ancora una volta ci riportano ad una tradizione simbolica e rituale.

Vicino a uno dei menhir abbattuto si trova una tavola in pietra che costituiva probabilmente una pietra sacrificale. Si tratta di un blocco granitico di forma parallelepipeda a sezione trasversa piano convessa, che giace, poggiando sulla faccia convessa, accanto ad un menhir frammentato e ad un altro blocco granitico lavorato. La faccia a vista presenta una forma irregolare con due lati leggerichte arcuati e due rettilinei. La superficie appare spianata, e presenta una serie di coppelle di diverse misure, con tre fossette ellittiche che sono scavate presso il margine rettilineo rivolto a sud, e sono collegate tra loro da corte canalette di scolo. Un'altra grossa fossetta ellittica si trova sul margine opposto, vicino allo spigolo di nord ovest. Diverse altre coppelle circolari di piccole dimensioni si osservano sulla superficie compresa tra le fossette ellittiche, e lungo i margini est ed ovest. Alcuni, circa dieci, appaiono pi evidenti e maggiormente concavi; altre sono quasi scomparse.
Non lontano dall'area sacra, un poco più a nord, si trovano i resti della tomba di giganti di Sa Perdalonga, di non facile individuazione, una tomba megalitica a galleria con camera rettangolare, lunga oltre otto metri e con abside, circondata da un recinto di pietre che servivano a sostenere il tumulo di terra che la ricopriva. E non lontano, alla sinistra della strada, di trova la domus de janas di Sa Perdalonga. Arrivo a TortolìPassata l’area sacra di Sa Perdalonga, proseguiamo per altri tre chilometri e trecento metri, ed arriviamo ad uno svincolo, dove prendiamo la deviazione sulla destra nella via Giuseppe Garibaldi che, in poco più di un chilometro, ci porta all’interno dell’abitato di Tortolì. Dal Muncipio di Bari Sardo a quello di Tortolì si sono percorsi 10.4 chilometri. La Città di Tortolì La Città Tortolì (altezza metri 13 sul livello del mare, abitanti 10.986 al 31 dicembre 2021) è il centro più importante dell’Ogliastra, quando questa Regione storica costituiva una Provincia autonoma. Situata oggi nella parte sud orientale della Provincia di Nuoro, sulla costa, nell Ogliastra, è attraversata dalla SS125, diramazione Orientale Sarda e dalla SS198 di Seui e Lanusei. Il territorio comunale, comprensivo dell’area speciale dello stagno di Tortolì, presenta un profilo geometrico irregolare, con accentuate variazioni altimetriche, dato che si raggiungono i 332 metri di quota. Il suo porto, situato ad Arbatax, e l’aeroporto di Tortolì Arbatax, ne permettono il collegamento con la penisola italiana e con il resto dell’Europa. Una particolarità geologica è costituita dalla presenza di una cresta di porfido rosso che dal promontorio del capo Bellavista corre, parallelo alla costa, per terminare in mare nella spiaggia di Cea, e si tratta dello stesso filone che ha creato gli scogli rossi di Arbatax.
Origine del nomeL’origine del suo nome è controversa. Secondo alcuni, esso deriverebbe dal latino Turturile, a sua volta derivato di Turtur, termine che indica la tortora. Giovanni Spano, nel suo Vocabolario sardo del 1872, sosteneva che Tortueli fosse una corruzione di Portus Ilii, cioè degli Ilienses, abitanti dei monti vicini alla Barbagia, sul livello del mare. Altri hanno intravisto la derivazione dal termine Portu con il suffisso Elia, ossia Portuelie, interpretato come Porto di Sant’Elia, tanto che i Pisani lo indicavano come Tortohelie. La sua economiaSi tratta di un centro collinare, che costituisce una famosa località turistica estiva, la cui economia si basa, oltre che sul settore primario, anche sull’industria e sul terziario. Il settore primario è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, viti, ulivi, agrumeti e alberi da frutt, ed anche con l allevamento dei bovini, suini, ovini e avicoli. Con un’economia basata fino ad anni recenti prevalentemente sull’agricoltura, soprattutto sulla coltivazione del tabacco di una pregiata qualità chiamata principe, ha visto quindi nascere alcune industrie. È presente un’area industriale consortile dove sono insediate imprese industriali nei comparti della cantieristica navale petrolifera, dell’optoelettronica, del settore alimentare, della costruzione riparazione e rimessaggio di imbarcazioni da diporto, dell’industria ittica, della costruzione di manufatti in cemento prefabbricato, delle manutenzioni industriali e delle energie alternative. Il terziario si compone di una sufficiente rete distributiva oltre che dell insieme dei servizi. Successivamente, con il declino industriale, sono nate la Cantina sociale, la peschiera, e soprattutto si è sviluppata la sua vocazione turistica, con un uso sapiente della sua zona costiera. Le splendide spiagge di Arbatax, con i suoi famosi scogli rossi, concorrono ampiamente a renderla il più importante centro balneare dell Ogliastra. Di importanza strategica e di livello territoriale il porto, l’aeroporto e la piattaforma intermodale trasporti ferro gomma. L apparato ricettivo, che comprende vari agriturismo, offre possibilità di ristorazione e di soggiorno, ed è il più importante della Sardegna centrale, con oltre 5000 posti letto nel settore alberghiero con classificazione medio alta. I piatti della cucina tortoliese sono quelli della tradizione agricola della zona, da segnalare i culurgiones a base di patate formaggio e menta chiusi nella classica forma a spiga, le zuppe e le minestre cucinate con le variegate verdure dei giardini e degli orti della piana, le fave con il lardo, le carni del territorio quali la vitella, il porcetto e l’agnello cucinate allo spiedo e non ultima la carne di pecora bollita con le verdure e le erbe selvatiche A cappottu. A questa cucina tipicamente di terra si sovrappone quella di mare della frazione Arbatax. Brevi cenni storiciLe tracce dei primi insediamenti risalgono al neolitico, con i menhir e le domus de janas, ed in seguito l’area di Tortolì viene abitata sino dall età nuragica. L’arrivo dei Fenici nel settimo secolo avanti Cristo, e successivamente dei Punici, determinano la nascita dell’insediamento dell’antica Sulci Tirrenica, e, con l’arrivo dei Romani, vengono realizzate diciotto Città con diritti di res Pubblica, tra le quali lo storico ottocentesco Ettore Pais'individua Sulci sulla costa orientale, probabilmente dove oggi si trova Girasole, oltre alla più nota Sulki sull’isola di Sant’Antioco. Tracce di insediamenti romani sono state rinvenute presso Arbatax, ed altre importanti vestigia sono rappresentate dagli innumerevoli ritrovamenti di relitti di navi romane e del loro carico nelle acque antistanti il golfo di Arbatax. Durante il Medioevo Tortolì fa parte del Giudicato di Càralis, nella curatoria dell’Ogliastra, finché, alla fine di questo Giudicato con la distruzione di Santa Igia e con spartizione in tre parti del territorio giudicale, l’Ogliastra viene ceduta nel 1258 al giudice di Gallura, il pisano Giovanni Visconti. Dal 1258, e per circa due secoli, fu sottoposta alla dominazione pisana, cui seguì quella aragonese. Nel 1324 l’Ogliastra viene ceduta in feudo alla Contea di Quirra, e nel diciassettesimo secolo Tortolì ne diviene capoluogo, conoscendo un periodo di forte splendore. Sebbene l'et giudicale venga formalmente riconosciuta come esistente fino al quattordicesimo secolo, diversi documenti di epoca medievale riportano ancora come esistente il Giudicato di Ogliastra al termine del sedicesimo secolo. Ed è stata la dinastia dei Puliga a rivestire, per alcuni decenni, il ruolo di Giudice ad Ogliastra. Infatti, dal 1550 il Capitano del Giudicato di Ogliastra è stato il nobile tortoliese Antonio Puliga, mentre suo figlio Don Biagio Puliga assume questo titolo nel 1570. Successivamente, Don Sebastiano Quigino, appartenente alla casata Quigini-Puliga, assume il titolo nel 1594. La dominazione spagnola dura fino al diciottesimo secolo, poi, dopo una brevissima dominazione austriaca, la Sardegna viene assegnata ai Savoia, che prendono possesso del Regno di Sardegna, confluito poi nel Regno d’Italia. Diviene capoluogo di Provincia dal 1807 al 1821 e sede vescovile dal 1824 al 1927, e nel centro storico conserva alcuni bei palazzotti settecenteschi ed ottocenteschi. Nel periodo che va dal 1835 al 1838 il Re Carlo Alberto promulga le leggi finalizzate all’abolizione dei feudi, e,180 comunità fra le quali ache Tortolì, diventano liberi comuni. Del Comune di Tortolì nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata Provincia di Nuoro. Nel 1928 viene cambiata la sua denominazione da Tortolì in Arbatax di Tortolì, ma successivamente nel 1940 viene ripristinata la precedente denominazione di Tortolì. Del Comune di Tortolì nel 2001, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, della quale costituiva uno dei capoluoghi, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro. Successivamente, nel 2025, torna nella ripristinata Provincia di Ogliastra, ed oggi costituisce uno dei due capoluoghi della Provincia ed il maggiore centro dell Ogliastra. Nel 2004 Tortolì viene elevata al rango di cittàDopo la costituzione della Repubblica Italiana, Tortolì nel 2004 viene elevata da Carlo Azeglio Ciampi al rango di Città con Decreto del Presidente della Repubblica del 30 marzo 2004. Le principali feste e sagre che si svolgono a TortolìA Tortolì sono attivi il Gruppo Folk Sant’Andrea Tortolì, presente a Tortol fin dal 1983, ed il Gruppo Folk Sant’Anna, dell'Associazione Gruppo Folk Sant'Anna Tortol , nata il 26 luglio 2011 in occasione dei Festeggiamenti in onore di Sant'Anna. Nelle loro esibizioni nella Città ed in altre località dell’Isola e nel continente, è possibile ammirare il costume tradizionale di Tortolì. 
A Tortol svolgono la loro attivit il Coro Polifonico Bellavista, costituito dall’omonima associazione culturale nel 2010 ed è formato da diciotto uomini appassionati di canti sardi della tradizione, ed anche il Coro Sant'Anna, un coro femminile nato nel 2005, noto per la sua passione e le esibizioni di musica sacra e popolare. 
Tra le principali principali feste e sagre che si svolgono a Tortolì si segnalano il 17 gennaio, la Festa di Sant’Antonio Abate; i festeggiamenti per il Carnevale; il 19 marzo e l’1 maggio, la Festa di San Giuseppe; i festeggiamenti in occasione della Settimana Santa; l ultima domenica di maggio, la Festa di Santa Lucia; il 26 luglio, la Festa di Sant’Anna. 
A metà agosto, si celebra la Festa Sarda, una manifestazione enogastronomica che anima il weekend di Ferragosto con musica, balli, artigianato e i sapori tipici dell isola; la penultima domenica di agosto, la Festa di San Lussorio; la prima domenica di settembre, la Festa di San Gemiliano; la seconda domenica di settembre, la Festa di San Salvatore; il 30 novembre, la Festa di Sant’Andrea, che è la Festa Patronale di Tortolì. 
Visita del centro della Città di TortolìL’abitato, interessato da forte espansione edilizia, si estende su una vasta piana coltivata soprattutto ad agrumeti. Arriviamo a Tortolì da sud e, dalla S125 Orientale Sarda, prendiamo verso destra la via Giuseppe Garibaldi che ci porta all’interno dell’abitato. Tra la via Giuseppe Garibaldi ed il corso Umberto I si trova il Municipio di Tortolì Arriviamo a Tortolì da sud e, dopo trecento metri da dove avevamo imboccato la via Giuseppe Garibaldi, troviamo il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato. Da qui, percorriamo ancora circa un chilometro lungo la via Giuseppe Garibaldi, fino a dove questa strada sbocca sul corso Umberto I, nome con il quale all’interno dell’abitato si sviluppa la SS125 Orientale Sarda. Qui, alla destra, ad angolo tra queste due strade, con ingresso al civico numero 1 della via Giuseppe Garibaldi si trova l’edificio del Municipio, che ospita la sua sede e gli uffici che forniscono i loro servizi ai cittadini di Tortolì. Si tratta degli uffici che appartengono alle diverse aree amministrative dell'attività comunale, ossia all'Area Amministrativa, all'Area Governo del Territorio ed Edilizia Privata, all'Area Governo del Territorio e Lavori Pubblici, all'Area Sportello Unico Attivit Produttive e informatica, all'Area Sociale Scolastica e Culturale, all'Area Vigilanza, ed all'Area Finanza e Tributi.
All’interno del Municipio di Tortolì, dal 1998 è ospitata l’opera Ratto d’Europa dell’artista Alfredo Pirri, nato a Cosenza nel 1957, il cui lavoro spazia tra pittura, scultura, lavori su carta e opere ambientali. Questa opera è stata realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura, la quale verrà descritta più avanti. Il materiale utilizzato per la sua realizzazione è il rame imbrunito, e l'opera è composta di numerose curve, l'una differente dell'altra. Si tratta di settantasette frammenti di rame brunito che procedono dal basso verso l’alto, cioè dal frammento di diametro maggiore fino a quello minore. Da una forma tozza, appena accennata, si arriva ad una forma armonica, sviluppata. La parte bassa, dove tocca terra, è realizzata così per dare l’dea di qualcosa che si irrigidisce trovando una resistenza, nel pavimento che, essendo un piano, costringe la forma ad assumere una rigidità rettilinea della quale si libera progressivamente in alto.
Lungo il corso Umberto I ai trova la piazza RacugnoDa dove siamo arrivati con la via Giuseppe Garibaldi, prendiamo verso destra, ossia in direzione est, il corso Umberto I. Dopo che abbiamo percorso meno di un centinaio di metri si vede, alla destra della strada, la piazza Racugno che si sviluppa tra il corso e quella che un tempo era la via Bosa, e che ora è stata inglobata nella piazza, della quale costituisce il margine inferiore. Al centro di questa piazza si trova l’opera Il Grande sipario dell’artista milanese Umberto Mariani esposta dal 1997 in piazza Racugno, realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura la quale verrà descritta più avanti. Si tratta di un grande sipario in acciaio posto sullo sfondo di una piccola piazza nel cuore della cittadina. L’acciaio, utilizzato come un tessuto, è lavorato a formare grandi rigide pieghe secondo una linea di ricerca che caratterizza l’opera dell’artista dalla metà degli anni Sessanta. Nell’angolo a destra, in alto, è saldata una grande X, mentre a sinistra le lastre formano una piccola nicchia illuminata da una lampada al neon. Scrive il critico Fabio Cavallucci: «Le grandi pieghe che modellano la scultura ora amplificate a dimensione ambientale, inserite in uno spazio reale e fruibile, costituiscono uno sfondo che sarà animato da capannelli di gente, giochi di bambini e conversazioni di adulti».
In piazza Racugno si trova l’ex Blocchiera Falchi ristrutturata ed adibita a Centro PolifunzionaleDall’inizio della piazza parte verso destra la via Eleonora d’Arborea, e su di essa al civico numero 5 si affaccia il complesso edilizio noto comunemente come antica Blocchiera Falchi, che rappresenta una importante testimonianza storico culturale del periodo. Si presume che questo edificio inizialmente ospitasse un’osteria, dato che si affacciava sulla via Bosa, strada che ancora nel 1869 era denominata vico Osteria. Dall’archivio Comunale risulta che, in questi locali, il cagliaritano Gavino Falchi impiantava nel 1907 un laboratorio per la lavorazione del cemento, di mattonelle, di lastre per gradini e simili, e per questo oggi è ancora oggi nota come la Blocchiera Falchi. Considerato un palazzo storico di notevole importanza per il Comune di Tortolì, lo spazio, che occupa un’area di circa novecento metri quadrati, ed composto da quattro corpi disposti attorno alla corte centrale. Il blocco di ingresso ad ovest si sviluppa su due livelli e presenta un prospetto con semplici aperture disposte simmetricamente rispetto all asse centrale coronato da una cornice modanata. Dal cortile interno si accede a tre diversi corpi. Ad est si trova l edificio, con struttura portante in muratura di pietre e mattoni collegati da ampi archi in mattoni, nel quale insistevano i laboratori originari di cui sono ancora visibili diversi macchinari. Un edificio su due livelli, con porticato al piano terra e passaggio scoperto al primo, chiude il lato sud. Il lato nord ospita un corpo ad un solo piano fuori terra rimaneggiato di recente. Le coperture, ad eccezione di quella del corpo nord, sono a due falde con struttura in legno e rivestimento in coppi.è stato rinnovato. 
Il riuso degli spazi è avvenuto in modo molto incisivo, lasciando segni tangibili dell’attività produttiva che ivi si svolgeva, confermati dal ritrovamento di diversi macchinari ad attrezzatura impiegati per la realizzazione dei manufatti. La Bloccheria Falchi è divenuta, quindi, un Centro Polifunzionale nei quale attualmente si tengono corsi, mostre, spettacoli ed eventi culturali di ogni genere. In via Goffredo Mameli si trova il palazzo che ospita la sede della Provincia di OgliastraDopo l’antica Bloccheria Falchi, proseguendo lungo la via Eleonora d’Arborea, a un’ottantina di metri da dove la avevamo presa dal corso Umberto I, svoltiamo a sinistra nella prima traversa che è la via Felice Cavallotti. La seguiamo per un’altra ottantina di metri ed arriviamo all’incrocio con la via Goffredi Mameli, prendiamo questa strada verso sinistra e troviamo, alla sinistra della strada, al civico numero 22, l’edificio che ospita la Sede della Provincia di Ogliastra, nel quale sono presenti la sua Sede Legale ed il Consiglio Provinciale. 
Si tratta di un edificio che un tempo ospitava l’antica Caserma dei Reali Carabinieri, il quale per analisi stilistica e tipologica, risale al diciannovesimo secolo e si sviluppa su una superficie di oltre trecento metri quadrati e si compone di due blocchi entrambi a due piani fuori terra con altezza di circa otto metri. Il prospetto sulla via Mameli raccoglie aperture squadrate con mostre in pietra e cornici, ed è delimitato orizzontalmente da una zoccolatura in intonaco rustico e un cornicione aggettante. Di notevole interesse sono le roste in ferro lavorato al piano terra. La copertura è a padiglione rivestita da manto di coppi, l’esterno è intonacato e tinteggiato. Alla destra dell’ingresso è presente una lapide commemorativa degli eroi di Tortolì morti nel corso della prima guerra mondiale. Lungo la via Vittorio Emanuele raggiungiamo l’ex Seminario vescovile rstrutturato ed adibito a Biblioteca ComunalePassata la piazza Racugno, proseguiamo lungo il corso Umberto I una trentina di metri e prendiamo subito a sinistra, verso nord, la via Vittorio Emanuele. Seguita per un centinaio di metri, all’incrocio con la via Seminario si trova, alla sinistra della strada, con ingresso al civico numero 23 della via Vittorio Emanuele, l’edificio adibito a Seminario vescovile, chiamato appunto Su Seminariu. L’edificio, voluto da Monsignor Emanuele Virgilio, primo Vescovo della diocesi, è stato costruito tra il 1827 e 1830 su progetto di Antonio Pinna. Il seminario episcopale, inaugurato nel 1831, è stato chiuso nel 1834 a causa di difficoltà finanziarie, ma poi riaperto nel 1840. Nel 1882 è divenuto divenne sede di scuole, ma è stato dimesso definitivamente nel 1926 durante il fascismo. 
Realizzato in un lotto poligonale che affaccia su due vie, si sviluppa su due piani per un’altezza di otto metri e mezzo, e presenta una pianta ad L di poco più di ottocento metri quadri. Le strutture verticali sono in pietra intonacate e la copertura, che richiama caratteri bizantini, è costituita da piccole volte cuspidate, con rivestimento in coppi. I prospetti sulle due strade raccolgono aperture rettangolari inquadrate da cornici modanate disposte all’interno di un reticolo formato da semplici elementi riconducibili a lesene e fasce marcapiano. Un cornicione modanato e leggermente aggettante corona l’edificio. Nel prospetto posteriore, creatosi a causa di demolizione di una porzione di fabbricato, sono visibili la tessitura muraria originaria e gli archi in mattoni. Il Seminario era uno dei più importanti centri culturali dell Ogliastra ed era dotato di una ricca Biblioteca, vocazione che è stata tramandata, dato che la successiva ristrutturazione ha permesso di farlo diventare la Biblioteca Comunale Emilio e Joice Lussu la quale si prepara oggi ad affrontare le sfide che, con la rivoluzione digitale, ogni centro di cultura non può sottostimare, con numerose iniziative culturali che accompagnano la regolare offerta della struttura. L’ex Episcopio Diocesano del quale è prevista la ristrutturazioneUna settantina di metri più avanti, sempre alla sinistra della via Vittorio Emanuele, passato l'ingresso della Scuola Materna Monsignor Virgilio, al civico numero 27 si trova quello che è stato uno degli edifici più importanti di Tortolì, ossia il Palazzo dei Conti Quigini-Puliga, chiamato così proprio perché di proprietà, per un certo periodo, di questa nobile famiglia. Edificato verosimilmente nel Settecento, come traspare sia dall impianto della struttura tipico dell epoca, sia dalle soluzioni architettoniche adottate, di esso non si conosce la data esatta di costruzione, nè il nome del progettista. È divenuto, in seguito, di proprietà della nobile famiglia Locci-Cardia, ed è passato, quindi, alla Curia, dopo essere stato poi messo all’asta dal Monte di Riscatto. La Curia lo ha destinato ad Episcopio Diocesano divenendo quindi S'Episcòpiu, ed ha ospitato la sede vescovile della diocesi dell'Ogliastra dal 1824 al 1927. Al palazzo è legata la figura di Monsignor Emanuele Virgilio, vescovo della diocesi d’Ogliastra dalla primavera del 1910 fino alla morte avvenuta nel gennaio 1923. Nato a Venosa nel 1868 da un commerciante di tessuti, si dimostrò interessato alla vita monastica fin da bambino, tanto che dopo aver frequentato il seminario della sua città divenne professore di lettere e nel 1891 venne ordinato sacerdote. Nel 1901 istituì la Cassa Rurale di Depositi e Prestiti San Felice Martire al fine di aiutare il proletariato agrario. 
Nel primo Ottocento l edificio si distingueva per eleganza e pregio, ma è stato poi dismesso ed abbandonato. L’imponente stabile è composto di ambienti disposti su tre livelli dietro i quali si trova un orto esteso alcuni ettari. Dopo un periodo di inutilizzo nel dopoguerra, del Palazzo dei Conti Quigini-Puliga è in corso finalmente la ristrutturazione per adeguarlo alle normative di sicurezza, in modo che oggi possa ospitare un centro culturale polivalente e rappresenta un luogo di aggregazione e di identità per tutta la cittadinanza tortoliese. I resti della Stazione ferroviaria dismessa di TortolìPercorsi altri centocinquanta metri sempre verso nord lungo la via Vittorio Emanuele, prendiamo a sinistra la via della Stazione, e, dopo un’ottantina di metri si vede, alla destra della strada, l’edificio che ospitava la Stazione ferroviaria di Tortolì, che serve il Comune di Tortolì, che, dal 1997, viene utilizzata esclusivamente come ferrovia turistica con il Trenino Verde. La stazione viene realizzata dalla Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna prima della fine dell’Ottocento, quando, per la ferrovia che collega Cagliari con Isili, viene costruita la linea che dalle vicinanze della stazione di Mandas giunge sino al porto di Arbatax, passando anche per Tortolì. Dal cancello in via Stazione si accede al piazzale su cui si affacciano il fabbricato viaggiatori con annesso magazzino e a nord est l’ex rimessa del treno. I fabbricati sono stati recentemente oggetto di ristrutturazione e conservano interessanti caratteri riconducibili al tipico stile delle stazioni realizzate dalle Strade Ferrate Secondarie della Sardegna. Il fabbricato viaggiatori è composto da tre corpi e si sviluppa su un rettangolo di circa venticinque per otto metri. Il corpo centrale su due livelli ospitava al piano terra gli uffici, mentre al primo piano vi era l’abitazione del responsabile. La struttura muraria interamente in granito lasciato a vista, presenta un’apparecchiatura irregolare con ricorsi in malta. Le aperture sono rettangolari e inquadrate da massicce cornici in elementi di granito e chiave in sommità, al di sopra di quelle al piano terra si trova l’insegna, su sfondo bianco, indicante la destinazione d’uso dei diversi locali. I due corpi laterali, ad un solo piano fuori terra erano destinati uno a sala d’aspetto e l’altro, con rivestimento in legno, a magazzino di stoccaggio. 
Alla società costruttrice nel 1921 subentrano le Ferrovie Complementari della Sardegna, ed a queste nel 1989 le Ferrovie della Sardegna. In epoca fascista la stazione assume il nome di Arbatax di Tortolì, er poi tornare a quello originale. Durante la gestione delle Ferrovie della Sardegna, l’impiego dello scalo viene molto ridotto, e, nel 1997, come l’intera linea per Mandas, viene chiusa al regolare esercizio venendo destinata all’impiego quasi esclusivamente nel periodo estivo, periodo in cui è in funzione con viaggi a calendario, mentre negli altri periodi dell’anno i treni vi transitano solo in occasione di viaggi organizzati a richiesta dei turisti o su iniziativa delle ex Ferrovie della Sardegna, confluite nel 2010 nell’ARST che è quindi subentrata nella gestione della stazione. La chiesa di Sant’Antonio AbateProseguendo verso nord lungo la via Vittorio Emanuele, dopo una sessantina di metri, in prossimità del passaggio a livello all’uscita per Lotzorai, si vede alla destra della strada la facciata della chiesa di Sant’Antonio Abate intitolata a Sant’Antoni de Su Fogu. I documenti storici attestano l’esistenza della chiesa già dal quattrocento, nel 1579 è la sede delle elezioni del Capitano di Giustizia del Giudicato d’Ogliastra, mentre nel Seicento ospita il Convento dei Frati Agostiniani, di cui restano ancora delle tracce negli edifici attigui alla chiesa. Intorno alla seconda metà del Settecento ci si lamenta per la sua insalubrità, dovuta alla vicinanza con lo stagno, che provoca febbri ai monaci. Successivamente, la scarsità dei fondi riducono notevolmente il numero dei monaci, ed il Convento viene soppresso nel 1866, ed, all’inizio del Novecento, ospita le monache Clarisse. Il peso dell’edificio scarica lateralmente su esili contrafforti. La facciata, modesta per fattura, appare semplice e decorata unicamente da tre finestre che campeggiano nella parte superiore. 
La chiesa ha pianta longitudinale ad aula unica ma articolata da tre cappelle per lato. I paramenti murari evidenziano all’esterno la natura della struttura, composta da conci sbozzati di granito consolidati mediante malta. L’arredo sacro del suo interno è composto da simulacri lignei di Sant’Agostino e Sant’Efisio datati attorno al Seicento, un bel dipinto della Madonna della Mercede posizionato sopra l’altare, è inoltre presente la statua di Sant’Antonio con il bastone in ferula e il porcellino, probabilmente del Settecento. 
La Festa di Sant’Antonio cade il 17 gennaio, e viene festeggiata con la preparazione la sera precedente di un grande falò nel piazzale della chiesa, da parte di un gruppo di devoti, non si ha infatti notizia di un comitato organizzativo. Dal corso Umberto I raggiungiamo la piazzetta RomaRitorniamo sul corso Umberto I e lo riprendiamo verso est, dopo l’incontro con la via Vittorio Emanuele. A duecento metri dal Municipio, troviamo sulla destra la piazzetta Roma una bella piazza alberata dotata di una fontana, panchine e luoghi di incontro e di ritrovo per la popolazione. Al centro della piazzetta si erge bellissimo un ulivo secolare, le cui radici affondano nella storia e le cui fronde offrono un’ombra ristoratrice nei caldi pomeriggi estivi. Attorno ad esso si intrecciano racconti e ricordi, tramandati di generazione in generazione. 
In piazzetta Roma si ritrovano gli anziani per scambiarsi storie di un tempo, i bambini giocano spensierati e i visitatori restano affascinati dalla magia di un luogo che racconta la storia senza bisogno di parole. Ogni angolo svela un pezzo di storia, un dettaglio che rimanda a un passato mai dimenticato e sempre vivo nell’anima della città. L’edificio che ospitava la chiesa di San Sebastiano Passata questa piazza, incrociamo sulla sinistra la via Mazzini, e, subito dopo questa strada, ad angolo alla sinistra del corso al civico numero 53, si trova l’edificio che un tempo ospitava la chiesa di San Sebastiano, ossia Sa Crèsia de Santu Sebastianu, oggi sconsacrata. Le origini di questa chiesa sono state fatte risalire all’epoca pisana, ed è stata dedicata a San Sebastiano in seguito ad un voto pubblico fatto in tempo di pestilenza. Nel Seicento conteneva delle cappelle o, forse, semplicemente altarini o nicchie, dedicate a San Diego e alla Vergine d’Itria. Sappiamo, inoltre, che nell’oratorio si tenevano le riunioni dei Sindaci del Giudicato. L’originaria destinazione dell’edificio, ora adibito a negozio, non è più riconoscibile, se non fosse per i due capitelli che ne delimitano la facciata rettangolare, dato che all’ex chiesa è stato sconsideratamente murato il rosone centrale.
Nell’ex Mercato Civico realizzato dove sorgevano le vecchie Carceri Baronali Percorsa un’altra trentina di metri lungo il corso Umberto I, passato il civico numero 38 troviamo sulla sinistra la via Fratelli Cairoli ed a destra la via Cagliari. Dal corso prendiamo verso destra la via Cagliari, all’inizio della quale, sulla destra, si trova l’edificio che ha ospitato le grandi Carceri Baronali della Regione. Nel periodo della dominazione aragonese, i conti di Quirra fissarono a Tortolì la sede del Capitano di Giustizia del Giudicato di Ogliastra e quella dei suoi subalterni, ossia del luogotenente di Capitano e dello Scrivano di Corte, rendendolo centro amministrativo feudale di tutto il Giudicato. A queste mansioni si aggiunge anche, dal diciassettesimo e diciottesimo secolo, quello di Sede delle Carceri Baronali, la cui realizzazione sarebbe dovuta ad un certo Salvatore Madao.
Queste Carceri sono state chiuse e demolite negli anni Quaranta del Novecento, lasciando il suo posto alla fine degli anni Cinquanta al Mercato Civico, in seguito anch’esso dismesso. L'edificio è in seguito diventato una struttura a forte connotazione culturale, nelle cui stanze, il Comune di Tortolì, porta mostre di pittura, presentazioni di libri e convegni. L’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura Nella strade di Tortolì e nei dintorni è stata inaugurata, da qualche tempo, un’esposizione permanente d’arte contemporanea a cielo aperto, denominata Su logu de S’Iscultura ossia il paese della scultura, nato come progetto nell’ottobre del 1994, quando viene invitato a Tortolì per contribuire con la propria esperienza all’organizzazione di una rassegna di scultura all’aperto il gallerista Edoardo Manzoni, nato a Genova nel 1930 da madre sarda, di Porto Torres, e padre veneziano, nella cui galleria La Polena intitolata a quella decorazione lignea solitamente di donna fisicamente rigogliosa e indomita, posta sulla prua delle navi, a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta del Novecento, sono passati i nomi più importanti del panorama artistico internazionale. Il Museo viene fondato ufficialmente nel settembre del 1995, in occasione dell’esposizione antologica di Mauro Staccioli, l'importante scultore nato nel 1937 a Volterra. In seguito, a partire dall’estate del 1997, il Museo dà il via ad una vera e propria attività espositiva, intenzionata ad illustrare alcune delle tematiche più interessanti del panorama odierno. Caratteristica particolare è la sua divisione in due zone espositive completamente distaccate, quella interna, utilizzata per mostre temporanee, collocata al piano terra dell’ex Mercato Civico, antica sede del Carcere Baronale, mentre la zona espositiva esterna si articola lungo le vie del paese e nel territorio circostante, soprattutto ad Arbatax. E per questo, dà vita all’esperienza di un Museo d’arte contemporanea a cielo aperto.
Una delle opere dell'esposizione era presente in via Giuseppe Garibaldi, accanto al Municipio, ed era l'opera Non omnis moriar, ossia Non morirò del tutto, dell'artista Corrado Bonomi, nato a Novara nel 1956, che era entrata a far parte del museo nel 1998, nonostante ne fosse già stata realizzata ed esposta nel 1977 una prima versione, a Torino. L'artista, con quest'opera, intendeva dare una rappresentazione, a grandezza naturale, dei soldatini giocattolo di plastica, che si stringono attorno ad un compagno ferito. Il materiale utilizzato è la gomma sintetica. Una caratteristica particolare dell'opera è rappresentata dalle teste sferiche e luminescenti che restituiscono un effetto di vita pulsante, e la luce viene utilizzata per dare vita ai protagonisti. Tema portante dell'opera è la guerra, reinterpretata e messa in scena attraverso il giocattolo, il significato vero dell'opera, però, va oltre il mondo ludico e infantile, arrivando a sfiorare la malinconia e l'omaggio al soldato caduto. Questa rappresentazione mette in scena il contrasto tra la fragile innocenza del gioco e la sua dimensione tragica, invitando lo spettatore a interrogarsi sul valore della memoria e sul sacrificio del singolo. A causa di gravi danni subiti da parte di vandali, l'opera è stata rimossa qualche anno dopo la sua installazione. Nel 2015 sono stati stanziati dal comune di Tortolì 4000 euro, necessari per il suo ripristino, e nel 2025 è stata prevista la realizzazione di un importante intervento di restauro.
Dal corso Umberto I verso sud raggiungiamo la Cattedrale di Sant’Andrea Apostolo Presa la via Cagliari verso sud, in centocinquanta metri arriviamo nella piazza della cattedrale, nella parte meridionale del paese, non lontano dalla sponda sinistra del Rio Foddeddu. Nella piazza, alla sinistra, si trova la Cattedrale di Sant’Andrea Apostolo dedicata all’Apostolo originario di Betsaida, patrono dei pescivendoli e dei pescatori, un’imponente costruzione settecentesca dalle belle linee barocche. Alcuni documenti storici fanno risalire le origini della chiesa al 1100, viene attribuita infatti all’epoca dei Pisani. Nei documenti degli ultimi due secoli si legge che la chiesa era spesso umida e soggetta ad inondazioni a causa della sua vicinanza al Rio Fodeddu, e, nel 1784, l’arcivescovo di Cagliari afferma che la parrocchia di Tortolì era Profonda, umida, bassa e stretta e Giudicata degna di riforma. Viene, quindi, rimaneggiata il secolo successivo.
Nel 1836 il consiglio Comunale decide di procedere al suo restauro, che doveva renderla grande e spaziosa, degna del paese che stava crescendo rapidamente. Il progetto viene affidato ad un valente architetto che potrebbe essere stato Giuseppe Viana, architetto piemontese attivo in Sardegna nel diciottesimo secolo cui si devono notevoli costruzioni sacre in Sardegna. Egli ha ideato una chiesa con la forma a croce latina, un corpo centrale a tre navate, scandito da archi a tutto sesto su pilastri quadrati, ed una cupola all’incrocio del transetto. La facciata con lesene e cornici, ha un fastigio a doppia curvatura sulla cui sinistra svetta un’elegante campanile. 
Per fare i lavori di ampliamento è stata sacrificata gran parte dell’antica chiesa di cui sono rimasti pochi resti, inglobati nei locali a sinistra del coro, oggi sacrestia. La chiesa ospita all'interno del suo presbiterio una notevole statua del diciottesimo secolo raffigurante il Santo patrono. 
Nel 1824, in occasione dell’insediamento a Tortolì della sede del vescovado d’Ogliastra, la chiesa viene elevata a Cattedrale e vi si istituisce il capitolo che conserva fino al 1927. Negli stessi anni la diocesi d’Ogliastra viene dedicata alla Madonna del Rosario, come ricorda una lapide affissa nella chiesa. Non è noto quando la devozione per Sant’Andrea sia arrivata in Ogliastra, è stato ipotizzato che essa sia stata portata da mercanti cagliaritani che veneravano il Santo in una località vicino a Quartu, dove ancora esiste una chiesa dedicata a questo Santo. La celebrazione del Santo Patrono si celebra a Tortolì ogni anno il 30 novembre nella Festa di Sant’Andrea, con diverse manifestazioni reliose. Poi, terminata la messa, il Santo viene issato su un cocchio trainato dai buoi portato in processione per le vie del centro cittadino addobbate a festa, mentre le fiaccole accese dei fedeli illuminano la serata di fine novembre, ed, al rientro in chiesa, l arrivo del Santo viene accolto dai fuochi d artificio.
La piccola chiesa di Sant’AnnaPassata la cattedrale, nella piazza si trova quasi subito, ad angolo con la via dei Giardini che parte sulla sinistra della piazza, la piccola chiesa di Sant’Anna, che si affaccia su un cortiletto chiuso da un cancello. L edificio presenta una pianta rettangolare articolata in un unica navata absidata coperta da una volta a botte. Sono presenti inoltre semicolonne che sporgono dai muri laterali e una lapide che ricorda che l attuale chiesa, grazie al finanziamento della Pia Confraternita del Santo Rosario, è stata ricostruita nel 1881. La semplice facciata di un tenue colore giallo, ospita un piccolo portone con cornice in granito sovrastato da un rosone circolare vetrato, inoltre è presente un’iscrizione lapidea praecelsae dei genitricis mariae matri divae annae a.d. 1881, ossia alla divina Anna madre dell’eccelsa genitrice di Dio Maria nell’anno del Signore 1881. Il tetto a capanna è arricchito nella parte superiore da una sottile croce. Sui muri laterali dell edificio si aprono delle finestrelle di forma circolare uguali al rosone del prospetto, mentre nella parte posteriore è visibile un piccolo campanile a vela a una sola luce e dotato di una campana. All interno della chiesa è conservata una bella statua di Sant’Anna che insegna a leggere a Maria Vergine. 
A Tortolì ogni anno il 26 luglio si celebra la Festa di Sant’Anna, organizzata dall'associazione culturale locale, con festeggiamenti religiosi che culminano la sera con la messa e la processione solenne nelle vie del centro storico, ed, al termine della processione, in piazza Cattedrale si tengono balli ed un rinfresco per i fedeli. L'Associazione Culturale Tradizioni Popolari Sant'Anna cura l'evento, valorizzando l'abbigliamento tradizionale dell'Ottocento. Si tratta di un importante appuntamento che unisce devozione religiosa e tradizione culinaria, noto soprattutto per la Sagra dei Culurgiones. L'evento rappresenta una delle ricorrenze estive più sentite nel comune di Tortolì, richiamando visitatori grazie al connubio tra fede e promozione dei prodotti locali. Dal Municipio una deviazione ed ovest ci porta alla piazza Fra Locci Dal Municipio di Tortolì prendiamo verso ovest il corso Umberto I e, dopo poco più di una cinquantina di metri, si vede, alla destra della strada, la grande piazza Fra Locci, che era anche tristemente nota con il nome di S’Impiccadòrgiu, ossia della forca, perché era il luogo dove avvenivano le esecuzioni delle pene capitali sulla forca, un posto macabro anche perché la testa del condannato veniva esposta per lungo tempo sul patibolo come monito per la comunità. Questo macabro rituale durò fino al 1852, quando il governo regio vietò la pratica della decapitazione. Per questo motivo, nelle piazza fino agli anni cinquanta del secolo scorso, si faceva il rito de S’Imbroscinadura, che aveva lo scopo di far superare uno spavento, comportando l'uso di formule magiche tramandate oralmente e gesti simbolici ripetuti.
La piazza, che un tempo era denominata piazza Capuccinus, nel 1869 è stata rinominata come piazza Fra Locci, e deve il suo nome a un frate Cappuccino, maestro scalpellino e muratore, cui viene attribuita, nel diciottesimo secolo, la sistemazione a fonte pubblica di una sorgente posta a nord ovest nelle prossimità del monte Attu, a circa due chilometri dal paese, oggi detta la Sorgente dei frati, la quale veniva ricordata nell’Ottocento per il grande utilizzo che se ne faceva in virtù dell’ottima qualità della sua acqua, alla quale si arriva con la via Fra Locci Becciu. |
Verso il 1880 è stato inaugurato a Tortolì l’acquedotto che ha portato l’acqua nel paese e, a questo scopo, nell’attuale piazza Fra Locci, era stata eretta una bella fontana pubblica costituita da un corpo centrale cilindrico in granito e quattro bocche di bronzo a testa di leone, che oggi, però, non è più presente. Nella piazza Fra Locci si trova il Teatro San FrancescoNel 1721, nella piazza Fra Locci, è stato edificato un Convento ad opera di padre Luigi da Nureci, il frate Cappuccino che era stato maestro di fra Ignazio da Laconi nel Convento di San Benedetto a Cagliari, il religioso del quale erano apprezzate da tutti le virtù religiose, amato dai confratelli e venerato dai fedeli che a lui ricorrevano nelle loro necessità spirituali, e che sarebbe morto nel Convento di Tortolì in fama di Santità. Ma dopo neanche cinquant'anni, già nel 1766, a seguito del decreto del regio Governo che confiscava i beni religiosi, il convento venne chiuso. Secondo una tradizione nota in città, pare che la breve vita della struttura fosse stata da imputare al comportamento criminale dei frati che alloggiavano al suo interno, che furono accusati da alcune famiglie tortoliesi di varie nefandezze, tra cui stupri e rapimenti di giovani fanciulle e addirittura dell omicidio di una di esse, che come si racconta venne uccisa e murata nel convento. Ed i cappuccini, si narra, nel lasciare il paese maledissero per sette generazioni le famiglie dei tortoliesi che li avevano osteggiati. Chiuso il Convento, gli edifici sono divenuti di proprietà comunale, ed il campo nel quale era stato edificato è stato per molto tempo destinato alla Roadìa, l’antico ordinamento sardo che obbligava i contadini a lavorare gratuitamente la terra a profitto del monte Frumentario per fornire le scorte dei beni occorrenti al monte Frumentario stesso per le sue attività. In seguito il Convento, nel corso del tempo, ha avuto diversi altri usi, ossia è stato utillizzato in tempi successivi prima come granaio, poi come caserma, è diventuo in seguito una prigione, ed infine è divenuto un caseificio, fino agli anni cinquanta del Novecento, dopo di che è rimasto a lungo in condizioni di completo abbandono. Infine, negli ultimi anni, è stato effettuato un significativo intervento di ristrutturazione edilizia, che lo ha riconvertito ed è divenuto il Teatro San Francesco di Tortolì.

Numerose realtà locali animano costantemente questo interessante luogo di cultura, come per esempio una Compagnia di Teatro ed una moderna Accademia di Musical, proponendo quindi durante tutto l’anno un interessante calendario di eventi. Il Campo Sportivo Comunale Fra LocciArrivato in piazza Fra Locci, la SS125 Orientale Sarda, che all’interno dell’abitato aveva assunta il nome di corso Umberto I, prosegue verso ovest con il nome di via Pirastu. Dove dalla piazza parte la via Pirastu, si muove un poco più verso destra, la via Antonio Scorcu, alla destra della quale si vede il Campo Sportivo Comunale Fra Locci, che è il nuovo impianto sportivo che ha sostituito per le società calcistiche tortoliesi il precedente impianto situato in località Ziddias. 
Si tratta di un Campo da Calcio omologato, con fondo in erba artificiale, dotato di tribune in grado di ospitare 2000 spettatori. Questo campo ospita le partite casalinghe della squadra della Unione Sportiva Tortolì calcio 1953, che gioca in Serie D, Girone G. A nord ovest dell’abitato si sviluppa il rione Monte AttuNella parte nord occidentale dell’abitato si trova il Rione Monte Attu un popoloso quartiere residenziale di Tortolì svilluppatosi soprattutto intorno alla fine degli anni ottanta ed ai primi degli anni novanta del Novecento. All’interno di questo quartiere, che avrebbe dovuto diventare un nucleo residenziale vero e proprio, ma non è stato realizzato nulla dei negozi, uffici, centri commerciali, farmacia, servizi, previsti. Tolte diverse scuole di secondo grado, si contano solo due bar e neanche un negozio. Oggi sarebbe necessaria una riqualificazione urbanistica di Monte Attu che sottragga il quartiere e i suoi abitanti ad un degrado altrimenti ineludibile. Sculture nel rione Monte Attu Arrivando a Monte Attu dalla piazza Fra Locci con la via Pirastu, che costeggia il rione a sud, percorsi trecento metri si vede, alla sinistra della strada, l’opera Forma: rapporti e misure dell’artista Giovanni Campus, nato a Olbia nel 1929, che dal 1999 è posizionata in via Pirastu. L'opera, parte integrante delle opere del museo Su logu de S'Iscultura, è costruita in acciaio opaco verniciato, ed è formata da due elementi distinti, ma entrambi essenziali per l'interpretazione della stessa. Viene progettata con lo scopo di correlare l'ambiente urbano con la scultura, ed è pensata in relazione ad una realtà già esistente, ossia ad una quercia da sughero secolare. Le linee dell'opera si sviluppano, infatti, seguendo e rispettando le forme dell'albero. Osservando la scultura da una determinata prospettiva, è possibile notare che le strutture geometriche inglobano totalmente l'albero, quasi a costituire una sorta di gabbia, ovviamente solo immaginaria.
Mentre arrivando a Monte Attu con la via Antonio Scorcu, dopo duecento metri prendendo a destra la via Santa Chiara, e dopo cento metri a sinistra il vico Fra Locci Becciu, che costeggia il rione a nord, dopo cinquecento metri si vede, alla sinistra della strada, l’opera Big Pinocchio del giovane artista Alex Pinna, nato ad Imperia nel 1967, realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura, che è posizionata in vico Fra Locci Becciu dal 2009, ed è quindi una delle installazioni permanenti più recenti, da dove sorveglia, sdraiato, l ingresso in città. La grande struttura, lunga sedici ed alta quattro metri, è realizzata in ferro zincato, rivestita da vernice epossidica bianca e rappresenta la figura del burattino Pinocchio. L'imponente scultura si trova sdraiata sul lato destro, con il capo sorretto dalla mano, come ad assumere un atteggiamento riflessivo e sognante. Gioco e ironia sono sempre presenti nelle opere di Alex Pinna, che propone una versione meccanica del burattino, il quale mantiene comunque un senso di familiarità, nonostante le forme e le misure siano state notevolmente amplificate. La struttura geometrica dell'opera è molto precisa, dato che la sfera, il cilindro e il cono, ossia rispettivamente il corpo, la testa e il naso, seppura ammorbiditi, sono espressioni di una volontà di riduzione della forma all'astrazione. Plasticità e linearità si fondono nella struttura, creando un effetto e una suggestione di umanità, in un personaggio della letteratura conosciuto da tutti.
Nel rione Monte Attu si trova la chiesa parrocchiale di San Giuseppe Proseguendo lungo la via Antonio Scorcu, che ci ha portati all’interno di questo rione, percorsi cinquecento metri da dove la abbiamo imboccata, la strada incrocia la via Frugoni. La prendiamo verso destra e, in meno di duecento metri, raggiungiamo la chiesa di San Giuseppe, che è la sua parrocchiale, situata al centro di una bella piazza arricchita da ampi spazi di verde, all’interno di un vasto e curato giardino che la circonda su tre lati. La parrocchia di San Giuseppe è una recente e moderna struttura in cemento armato, ed di recente istituzione. I lavori iniziati nel 1986 su un terreno donato dal Comune di Tortoli sono finiti nel 1995, anno della consacrazione. La chiesa richiama alcune simbologie fondamentali dell'arte cristiana con la ripetizione di moduli basati sui numeri tre e quattro. L'edificio, piuttosto compatto, si compone della chiesa, locali per la catechesi e incontri e residenziali per il parroco. L’originale facciata presenta nel livello inferiore un ampio portone d’ingresso in legno, mentre quello superiore, con terminale appuntito, è alleggerito da una grande vetrata. Sulla sinistra dell’edificio s’innalza un particolare campanile, sottile e slanciato, ornato da una lunga croce. Sono annessi alla chiesa altre parti del complesso, che donano all’insieme un certo movimento.

L’interno della chiesa è caratterizzato da un grande ambiente a forma di rombo in cui è posto il presbiterio con cupoletta piramidale. Nel 2015 la chiesa ha subito un adeguamento liturgico del presbiterio, i cui lavori hanno rafforzato l’ambone, l’altare e valorizzato il tabernacolo. 
La Festa di San Giuseppe si celebra il 19 marzo, giorno della Festa del Papà, e l’1 maggio, giorno della Festa dei lavoratori, organizzata dal comitato di San Giuseppe. Nella celebrazione dell’1 maggio, il simulacro del Santo viene portato in processione per le vie del quartiere, e a seguire viene celebrata la messa solenne che si conclude con il canto dei goccius in onore del Santo. Il Cimitero ComunaleArrivato in piazza Fra Locci con la SS125 Orientale Sarda, che all’interno dell’abitato aveva assunta il nome di corso Umberto I, prendiamo verso nord ovest la via Antonio Scorcu, dopo duecento metri prendiamo a destra la via Santa Chiara, dopo cento metri evitiamo a sinistra il vico Fra Locci Becciu e proseguiamo dritti per altri duecentocinquanta metri, poi prendiamo a sinistra la strada Comunale del Cimitero. Seguita per poco più di un centinaio di metri, alla destra della strada si vede il muro di cinta con al centro il portale di ingresso del Cimitero Comunale di Tortolì. 
Dal Municipio una deviazione a nord ci porta nel quartiere Santa LuciaDal Municipio di Tortolì prendiamo verso ovest il corso Umberto I e, dopo una ventina di metri, possiamo effettuare una deviazione verso nord per recarci nel quartiere Santa Lucia. Dal corso Umberto I prendiamo verso sinistra la via Fratelli Cairoli, dopo centocinquanta metri svoltiamo a destra e prendiamo la via Oristano, la seguiamo per una cinquantina di metri e questa strada prosegue sulla via Siotto Pintor. Seguiamo la via Siotto Pintor attraversando il quartiere Santa Lucia, passiamo sotto la ferrovia e proseguiamo. Scultura nel quartiere Santa Lucia Dopo quattrocento metri, poco prima di terminare sulla via Grazia Deledda, la via Siotto Pintor incrocia sulla destra la via Angius, e, nel giardino tra questa due strade, si vede esposta l’opera Magnete dell’artista Alessandra Bonoli, nata a Faenza nel 1956. L'opera è stata originata da un progetto iniziato nel 1996 e portato a termine nel 2010, quando la scultura è stata installata nel rione Santa Lucia, con l’intento di rivitalizzarlo. Alta sei metri e realizzata in acciaio verniciato, la scultura presenta due elementi che s'incontrano, uno dei quali punta verso il cielo, mentre l'altro affonda le radici nel terreno, come se insieme rappresentassero l'unione simbiotica fra la percezione terrena, il concreto, e i valori simbolici, l'astratto. Il magnete è inteso, nell'opera di quest'artista, come valore aggiunto, una sorta di forza in grado di sollevare la pesantezza dei materiali, l'acciaio, in questo caso, e trasferirla in una dimensione astratta. Si tratta di un’opera realizzata nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte denominata Su logu de S’Iscultura.
Dal Municipio una deviazione ad est verso Arbatax ci porta alla grande piazza Rinascita Dal Municipio di Tortolì prendiamo verso est il corso Umberto I, passiamo l’incrocio con la via Cagliari che ci aveva portati alla chiesa parrocchiale di Sant’Andrea Apostolo e proseguiamo, percorsi quattrocentocinquanta metri arriviamo dove il corso Umberto I prosegue con il nome di viale Monsignor Virgilio. Allo sbocco del corso Umberto I sul viale Monsignor Virgilio, prendiamo verso destra la via Cedrino e, dopo una trentina di metri, si apre alla sinistra di questa strada la grande piazza Rinascita che si sviluppa fino alla successiva via Tirso. La piazza, che è situata in pieno centro a ridosso delle più importanti strade commerciali di Tortolì, è dotata di un grande parcheggio, in essa si trovano l’ufficio postale e la stazione dei carabinieri, ed in essa ogni venerdì si tiene il mercato delle bancarelle. Nella piazza è presente anche un parco giochi per i bambini, che è stato recentemente intitolato a Daniela e Carlotta, le due sorelline, di 7 e 9 anni, uccise nell’estate 2002, all’ora di pranzo del 26 agosto, dal padre nella loro villetta di via Praga, nella zona residenziale del villaggio Cartiera ad Arbatax Porto Frailis. Il genitore ha ucciso le sue due bimbe con un coltello da cucina, dopodiché, si è tolta la vita con la stessa arma da taglio.
Una deviazione per visitare la Cantina Sociale dell’OgliastraDal viale Monsignor Virgilio, passata la deviazione a sinistra in via Cedrino, prendiamo verso destra la via Boccasara che si dirige verso nord est e porta fino alla Zona Industriale di Arbatax. La seguiamo per circa un chilometro, e vediamo, alla sinistra della strada, l’ingresso della Cantina Sociale dell’Ogliastra. A Tortolì e nei paesi vicini viene prodotto il famoso vino Cannonau Doc, vinificato nelle versioni classico e riserva nella locale Cantina sociale. A Tortolì ha la sua sede la Cantina Sociale dell'Ogliastra che prende il nome dall'omonima Regione storica famosa per la coltivazione delle uve Cannonau. Il terreno, il clima, l’esposizione e la particolare lavorazione conferiscono al Cannonau d’Ogliastra le caratteristiche che lo differenziano sostanzialmente dagli altri vini dell'Isola. La Cantina Sociale Ogliastra produce un’ampia gamma di vini, che sono aperitivi, vini da tavolo e vini da dessert. La Cantina Sociale dell'Ogliastra produce vini Doc di Sardegna (Vermentino Flavus, Cannonau Frailis, Cannonau Marchesu, Cannonau Riserva, Cannonau Rosato Selise, Cannonau Violante de Carroz, Vermentino menhir, Cannonau Primus) e vini IGT (Bianco Birdesu, Rosato Birìola, Tancau Rosso, Minus Bianco, Minus Rosso). Oltre Trecento soci conferiscono le pregiate uve del più famoso vitigno della Sardegna per una produzione di oltre un milione e mezzo di bottiglie ogni anno.
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Sculture lungo il viale Monsignor Virgilio in direzione di Arbatax Allo sbocco del corso Umberto I sul viale Monsignor Virgilio, passiamo la deviazione verso destra nella via Cedrino e verso sinistra nella via Boccasara, e proseguiamo verso est in direzione di Arbatax. Lungo questo viale, dopo circa quattrocentocinquanta metri appena passato il civico numero 62, si vede alla destra della strada l’opera Scultura 1997 dell’artista Antonio Ievolella, nato a Benevento nel 1952. L'installazione, dal 1997 in via Monsignor Virgilio, rappresenta una ruota in acciaio corten, stretta da traverse in legno trattato e posta in equilibrio tra due punti. La ruota è ancorata al suolo e costretta all'immobilità da una sorta di catena in ferro, che le impedisce il libero movimento e la costringe, quindi, a una prigionia forzata. L'opera fa parte di un personale percorso creativo dell'autore, volto alla realizzazione di sculture che si relazionano con vasti spazi aperti, come piazze e parchi.
Percorsi altri trecento metri, si vede, alla sinistra della strada appena passato il civico numero 45, l’opera Monumento ai Caduti sul Lavoro di Igino Panzino, nato a Sassari nel 1950, che si trova dal 2008 in via Monsignor Virgilio. È la seconda opera attraverso la quale Igino Panzino contribuisce allo sviluppo del patrimonio artistico di Tortolì. L'amministrazione comunale decise, nel 2007, insieme al Comitato Pro Monumento ai caduti sul lavoro, di dedicare un monumento a tutti i lavoratori caduti mentre svolgevano la propria professione. Per far questo, affidò a diversi artisti il compito di realizzare un'opera che fosse evocativa del tema. La commissione, formata dall'ex sindaco di Tortolì, Marcella Lepori, dall'ex Assessore ai Servizi Sociali, Giorgio Mascia, dal Presidente del Comitato e dai due rappresentanti delle Associazioni Invalidi Lavoro, ha selezionato l'opera dello scultore sardo Igino Panzino, che è entrata a far parte del museo Su logu de S'Iscultura l'anno successivo. La sua struttura è monocroma, composta di assi di acciaio diagonali, diversamente proiettati nello spazio, che s'intersecano tra loro con traiettorie prive di senso.
L'ex stabilimento della Manifattura Tabacchi Percorsi poco più di trecento metri lungo il viale Monsignor Virgilio, vediamo alla destra della strada, in corrispondenza del civico numero 108, l'edificio che ospitava lo storico complesso dello stabilimento della Manifattuta Tabacchi, un’impresa avviata nei primi anni Venti del Novecento da Monsignor Emanuele Virgilio, vescovo di Ogliastra, che desiderava offrire un’occupazione stabile alle giovani del paese meno abbienti. Monsignor Emanuele Virgilio era nato a Venosa in provincia di Potenza il 3 agosto 1868, nel 1891 era stato ordinato sacerdote e nel maggio 1910 nominato vescovo d’Ogliastra. Sempre attivo nella cittadina e attento al problema del lavoro, tentò di coinvolgere i proprietari terrieri locali in un’impresa destinata ad avere successo, la coltivazione del tabacco e la sua lavorazione in loco. Ebbe la tempra di non abbattersi davanti a difficoltà e avversità iniziali, acquistò i terreni necessari e fece costruire gli edifici per la lavorazione del prodotto, inaugurati nel 1920. In meno di un anno, la qualit del tabacco raccolto si rivel cos promettente che il vescovo decise di puntare ancora pi in alto, e chiese quindi al ministro delle Finanze, Giovanni Battista Bertone, il permesso di acquistare un terreno pi ampio e ottenne l autorizzazione tanto attesa. All’iniziativa si unirono persino il presidente del Consiglio Francesco Saverio Nitti e il deputato sardo Sanna Randaccio, convinti dal potenziale del progetto. Intorno allo stabilimento nacque anche il complesso abitativo delle Case Gescal. L’espansione dello stabilimento riuscì a moltiplicare la produzione e, già nel 1922, il tabacco di Tortolì conquistò il primo premio come miglior tabacco prodotto in Sardegna, guadagnandosi l’onorificenza di Tabacco Principe all’esposizione di Sassari. Il tabacchificio continuò anche dopo la morte di Monsignor Emanuele Virgilio nel 1923. Ceduto a privati, vincolati dalle complicate leggi dei Monopoli di Stato che imponevano severissimi controlli sulle aziende produttrici, e che facevano capo a due stabilimenti di Cagliari e Sassari, fino a quando la fabbrica non chiuse i battenti nei primi anni Sessanta.
La cappella del Sacro CuoreOggi l’edificio, con le sue robuste mura e i grandi spazi interni, continua a vivere una seconda vita, ed ospita la casa Solidale nella quale si trova la cappella del Sacro Cuore, nata per accogliere i fedeli del popoloso quartiere delle Case Gescal, che è stata ricavata da un ampio salone dell'ex stabilimento della Manifattura Tabacchi, ristrutturato nel 2004, e che oggi ospita la Casa Solidale, un’organizzazione senza fini di lucro che ha il compito di sostenere le persone che si trovano in condizioni di difficoltà, con la fornitura gratuita di pasti caldi. Il servizio per la comunità si è reso possibile grazie al sostegno dall’Amministrazione Comunale, ed è svolto da volontari. Ed è sede della Caritas Diocesana, che qui progetta interventi di solidarietà e accoglienza, mantenendo vivo lo spirito di sostegno e comunità con cui fu fondato quasi un secolo fa. 
Un'altra scultura lungo il viale Monsignor Virgilio in direzione di Arbatax Percorso altri circa trecento metri, subito dopo che è partita a destra la via Mannironi, tra questa e la traversa via Emilio Lussu, si trova alla destra della strada un insieme di aiuole, all’interno di una delle quali è presente l’opera Wetterfahne, che in tedesco indica una banderuola, di Ascanio W. Renda, nato a Crotone nel 1951. Si tratta di una delle opere realizzate nel 1996 nell’ambito dell’esposizione permanente d’arte Su logu de S’Iscultura, che rappresenta una figura umana maschile a testa in giù sopra una colonna, ed ha subito gravi danni nel corso del tempo ma, ma è stata sottoposta a vari interventi di restauro. L'installazione rappresenta una colonna, costituita da materiale in vetroresina rivestito da un mosaico, ottenuto con tessere ceramiche di colore giallo. Sulla cima della colonna si erge una statua di bronzo, che mantiene l'equilibrio reggendosi su una mano, in posizione verticale. Obiettivo dell'artista è innalzare un piedistallo alla debolezza umana, motivo per il quale la figura in cima alla statua, si trova in un equilibrio precario.
Il Campo Sportivo Comunale in località ZiddiasProseguiamo lungo il viale Monsignor Virgilio e, dopo altri quasi trecento metri, arriviamo in località Zinnias, dove prendiamo verso destra la via Giovan Battista Melis. La seguiamo per quasi duecentocinquanta metri, fino a che questa strada sbocca sulla via Antonio Segni, la prendiamo verso destra e, dopo una quarantina di metri, svoltiamo a sinistra nella via Cocco Ortu che si dirige verso sud. Alla sinistra di questa strada, dopo un centinaio di metri si trova l’ingresso del Campo Sportivo Comunale Ziddias nel quale si trova un Campo da Calcio omologato, con fondo in terra battuta, dotato di tribune in grado di ospitare 1600 spettatori. 
Questo impianto era utlizzato dalle società calcistiche tortoliesi prima della costruzione del nuovo impianto in località Fra Locci. Attualmente questo campo ospita solo la squadra della società Castor 1977, che gioca in Seconda Categoria, girone D Sardegna. Il Teatro Tenda in località ZiddiasDa dove la via Giovan Battista Melis sbocca sulla via Antonio Segni, la prendiamo invece verso sinistra e, dopo una trentina di metri, svoltiamo a destra nella strada che si dirige verso sud. Alla destra di questa strada, dopo una novantina di metri, si trova l’ingresso del Teatro Tenda all’interno del quale si trova un Campo da basket omologato, con fondo in Materiali sintetici vari, non dotato di tribune, nel quale la disciplina praticabile è la pallacanestro. 
Nel Teatro Tenda gioca le sue partite di pallacanestro l’Associazione Sportiva basketà Tortolì, che, probabilmente, è una delle squadre di basketà più forti di tutta la Sardegna. Il Parco Comunale La SugheretaDa dove dal viale Monsignor Virgilio avevamo preso la via Giovan Battista Melis, proseguiamo lungo il viale Monsignor Virgilio e, dopo quai un altro chilometro, prima che da questa strada una deviazone a sinistra, passata la linea ferroviaria, uscendo dall’abitato diventi il viale Arbatax, vediamo alla destra della strada uno degli ingressi del Parco Comunale La Sughereta, un'oasi ambientale che ospita, così come suggerisce il nome, una grande quantità di querce da sughero, anche secolari. La vegetazione del parco comprende, oltre alle querce da sughero, anche la classica vegetazione della macchia mediterranea. Sette ettari di parco sono stati recintati ed attrezzati dei necessari servizi e di percorsi vita e fitness. All’interno vi si trovano, tra l’altro, un punto di ristoro, un laghetto artificiale ed un anfiteatro in grado di ospitare manifestazioni, oltre ad ampie aree gioco attrezzate per bambini, campi sportivi per la pratica del basket, della pallavolo e delle bocce e un'area dedicata ai cani. 
Nel piazzale accanto al Parco, subito dopo il suo ingresso sulla continuazione del viale Monsignor Virgilio che assume il nome di viale Europa, alla destra è presente l'opera Sinergie, dell'artista Pietro Coletta nato a Bari nel 1948, che è entrata a far parte del museo Su logu de S'Iscultura nel 1996. L'opera è realizzata in ferro, acciaio e granito, ed è progettata per inserirsi nello spazio circostante, con il blocco di granito tenuto sospeso da un cavo di ferro. I materiali utilizzati e le forme adottate da Pietro Coletta non concedono vasto spazio all'abilità tecnica, che egli però riesce ad ottenere tramite un sottile gioco aereo. Quest'elemento è fondamentale, perché l'artista decide di pietrificare una determinata situazione e lasciarla sospesa nel silenzio e nell'incertezza, nonostante professi una fede incondizionata nella stabilità e nell'equilibrio. Tensione e possibile scatto sono proprietà peculiari di quest'opera, la cui situazione d'instabilità contribuisce a creare intorno ad essa un'attenzione particolare, come se alla realizzazione dell'opera dovesse seguire una serie di scosse di assestamento.
Visita dei dintorni ad ovest della Città di TortolìVediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto. Per quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Tortolì, sono stati portati alla luce i resti della necropoli di Monte Terli; dei menhir nell’area sacra di Perdalonga, e nell’area di S’Ortali ’e Su Monte; della domus de janas Cea I, Cea II, di Monte Attu I-III, di Monte Terli I-IV e IX, di Monte Terli IV-VII, di Monte Terli VIII, e di San Salvatore I-II; delle tombe di giganti Is Murdegus, di Pala Niedda, di Perda Longa, di Perda Longa II, e di S'Ortali 'e Su Monte; dei protonuraghi o nuraghi a corridoio Baccu Arzula, Costa Arangiu, di Monte Terli, e Serras 'e Ladami; dei nuraghi complessi Corrus de Trubutzu, Corti Accas, e Turuddis; dei nuraghi semplici o monotorre Baccu Arzula II, Cea, Musciu, Nuraxeddu, Nurta, di S'Ortali 'e Su Monte, e Serras in Terazzas; ed anche dei nuraghi S'Ortali 'e Su Monte II, e Santa Giusta, tutti di tipologia indefinita. Numerosi di questi resti archeologici si trovano nei dintorni della frazione marittima Arbatax, ed alcuni di essi verranno illustrati nella prossima pagina. Il monte Attu Ad ovest dell’abitato, passato il rione omonimo, si trova la strada che conduce fino alla sommità di una modesta altura granitica denominanta Monte Attu, dai fianchi rocciosi e scoscesi, che deve il suo nome ad una colonia felina qui presente. Per raggiungere la sommità, dal Municipio di Tortolì si prende verso ovest il corso Umberto I, per poi continuare sulla via Pirastu, che porta ad ovest dell'abitato il quale si espande in tale direzione, dove un nuovo quartiere prende il nome dal piccolo rilievo, ed alcune villette sorgono alle sue pendici. Percorsi settecento metri, la strada diventa la SS198 di Seui e Lanusei, dopo centocinquanta metri si svolta a destra sulla via Monte Attu, che gira intorno alla collina in senso antiorario, e, in un chilometro ed ottocento metri, ci porta sulla sommità a 129 metri di altezza. Alla sommità si trovano la croce di una missione ed impianti dell'acquedotto. La stradina sterrata, che aggira da nord il rilievo, raggiunge appunto uno di tali impianti. Nel tratto nord è ombreggiata da enormi pini marittimi, poi sale fino ad una selletta dove si biforca, in alto giunge fino alla croce, in basso agli impianti. Dalla cima si pu godere di una bella vista sulla piana di Tortol , la sua costa e i monti circostanti.
I resti del protonuraghe o nuraghe a corridoio Costa Arangiu Da dove abbiamo preso la via Monte Attu, percorso un chilometro e trecento metri, si vedono,su un’altura alla destra della strada, i resti del probabile protonuraghe o nuraghe a corridoio Costa Arangiu, costruito in granito e porfido a 79 metri di altezza nella località omonima. Il nuraghe, forse del tipo a corridoio, che è in cattive condizioni, è leggibile solo in una parte dei suoi elementi. Si vede ancora l'ingresso, con lo stipite destro conservato per l'altezza di quattro blocchi. Il perimetro murario, con la forma a tre quarti di cerchio ed a tratti interrotto, doveva essere integrato dalla roccia naturale. All'interno si legge appena il filo di una parete rettilinea che fa supporre l'esistenza di un corridoio, l'unico vano ipotizzabile nello spazio utile definito dal perimetro murario. La sua struttura è realizzata in blocchi di granito con una tecnica non più individuabile. Ad ovest, ad una quota più alta si nota un muro di contenimento rettilineo addossato alla cresta, muro che impiega in opera grossi blocchi parallelepipedi di porfido rosso. Sia il granito che il porfido rosso sono reperibili nel sito. Nel pendio a sud del nuraghe è dispersa una notevole quantità di frammenti ceramici di età nuragica.
I resti della necropoli di Monte AttuUn complesso archeologico si trova poco al di sotto della sommità della collinetta granitica detta Monte Attu, e di essa fanno parte le tre tombe della necropoli a domus de janas di Monte Attu, ricavate nel granito piuttosto alterato che crea spontaneamente incavi e fossette. Tutte le tombe presentano più celle. Dal nuraghe, percorsi altri quasi trecento metri, alla sinistra della strada, nella roccia, sono state scavate nel granito a 82 metri di altezza le prime due tombe della necropoli. 
La terza tomba, che si trova percorso un altro centinaio di metri, a una certa distanza alla destra del sentiero, è stata scavata più in alto, a 105 metri di altezza. Accanto alla terza delle tombe si trova un falso portello, e vicino ad essa sono presenti due tafoni irregolari. Non è escluso che le domus siano state ricavate ampliando cavità preesistenti o che fli stessi tafoni abbiano avuto un uso funerario. 
Lungo i fianchi della collina, peraltro coperti da fitta ed aspra vegetazione, non si sono rinvenuti reperti archeologici e la ricognizione non ha permesso di individuare, neppure nella piana circostante, intensamente coltivata, tracce di un insediamento abitativo coevo al complesso. Percorsi ancora poco più di un centinaio di metri, si raggiunge la sommità della collina. I resti del nuraghe complesso Corrus de Trubutzu Da dove avevamo preso verso destra la via Monte Attu, proseguiamo lungo la SS198 di Seui e Lanusei e la seguiamo per circa due chilometri, fino ad arrivare ad uno svincolo, dove la SS198 prosegue verso sinistra, mentre noi prendiamo a destra la SP27 che porta verso Villagrande Strisaili. La percorriamo per seicento metri e troviamo, alla destra della strada, una sentiero che porta ad una rete con un cartello che indica la proprietà privata, oltre il quale si trovano i resti del nuraghe Corrus de Trubutzu. Si tratta di un nuraghe complesso trilobato con un piccolo cortile interno, costruito in granito a 79 metri di altezza, e situato all’interno della proprietà privata.

Ad est la costiera di Tortolì ed i siti archeologici che si trovano vicino alla costaAbbiamo visto i principali siti archeologici ad ovest dell’abitato, mentre ad est dell’abitato si trova Arbatax con tutte le spiagge della costiera di Tortolì, oltre ai principali siti archeologici che si trovano vicino alla costa, e che verranno descritti nella prossima pagina del nostro viaggio. La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio, partendo da Tortolì, andremo a visitare la sua costiera. Vedremo, quindi, la sua frazione marittima Arbatax famosa per le sue splendide rocce rosse, la costiera con le spiagge tra le quali il Lido di Orrì ed i suoi principali siti archeologici. |