Villagrande Striasaili primato mondiale longevità maschile che si affaccia sul Lago Alto del Flumendosa ed i suoi siti archeologiciIn questa tappa del nostro viaggio, da Bari Sardo passando per Tortolì effettueremo una deviazione all’interno e ci recheremo a visitare l’abitato di Villagrande Striasaili che visiteremo con i siti archeologici nei suoi dintorni, e dal quale ci recheremo sul Lago Alto del Flumendosa. La Regione storica dell’Ogliastra L’Ogliastra è una Regione centrale della Sardegna orientale, sconosciuta al turismo di massa fino a pochi decenni fa, che affascina ancora oggi per la sua natura selvaggia e per le sue spiagge. I comuni che ne fanno parte appartengono tutti alla Provincia di Nuoro, e sono: Arzana, Bari Sardo, Baunei, Cardedu, Elini, Gairo, Girasole, Ilbono, Jerzu, Lanusei, Loceri, Lotzorai, Osini, Perdasdefogu, Talana, Tertenia, Tortolì, Triei, Ulassai, Urzulei e Villagrande Strisaili. Le sue spiagge sono alternate a piccole cale dalle acque di cristallo, contornate da scogliere di granito che, nella parte alta della Regione, diventano di porfido rosso. Si tratta di una Regione dal paesaggio aspro e selvaggio, dove rilievi e tavolati si alternano a gole profonde.
Da Bari Sardo passando per Tortolì ci recheremo verso Villagrande StriasailiDal Municipio di Bari Sardo usciamo verso nord sulla SS125 Orientale Sarda, e, percorsi poco meno di dieci chilometri, prendiamo lo svincolo per Tortolì, che ci porta sulla SS198 di Seui e Lanusei. La prendiamo verso sinistra seguendo le indicazioni per Lanusei, la seguiamo e, dopo poco più di due chilometri, arriviamo a uno svincolo che ci porta sulla SP27. La prendiamo verso destra seguendo le indicazioni per Villagrande, la percorriamo, tra curve e tornanti e con una splendida vista della costiera sottostante. 
Dopo aver percorso la SP27 per circa sedici chilometri, arriviamo all’interno dell’abitato di Villagrande Striasaili. Dal Municipio di Bari Sardo a quello di Villagrande Strisaili si sono percorsi 29.2 chiometri. In viaggio verso Villagrande Striasaili Il Comune chiamato Villagrande Strisaili (nome in lingua sarda Biddamanna Istrisàili, altezza metri 700 sul livello del mare, abitanti 2.947 al 31 dicembre 2021) è situata nella parte sud orientale della Provincia di Nuoro, nell’entroterra costiero, alle pendici del monte Olinie. Si tratta di un Comune della Regione barbaricina dell’Ogliastra, ai confini con la Barbagia di Ollolai, ed è raggiungibile anche attraverso la SS389 di Buddusò e del Correboi di Buddusò e del Correboi, il cui tracciato si snoda a soli quattro chilometri dall’abitato. Il paese chiamato Villagrande Strisaili è posta su un costone roccioso, che domina la vallata verso il mare, in un territorio ricoperto da foreste centenarie di lecci e querce. L’abitato principale, che ad est si affaccia sulla piana ogliastrina con una panoramica visuale del Golfo di Arbatax, si trova su un pendio del monte Suana, che protegge l’abitato a ovest, mentre a nord vi incombono il monte Isadalu e il monte Orguda e a sud il monte Idòlo, tutte montagne della catena del Gennargentu, che superano i 1.300 metri di altitudine. Il territorio comunale, comprensivo dell area speciale Lago Alto Flumendosa divisa con il Comune di Arzana, presenta un profilo geometrico irregolare, con variazioni altimetriche molto accentuate, dato che si raggiungo i 1.828 metri di quota.
Si tratta di uno dei paesi dove la speranza di vita è più alta rispetto alla media mondiale Il Comune appartiene ad una delle zone blu dove la speranza di vita è più alta rispetto alla media mondiale. Il termine Zone blu, in inglese darkslateblue Zones, viene usato per identificare le aree demografiche o geografiche del mondo in cui la speranza di vita è notevolmente più alta rispetto alla media mondiale. Il concetto è nato quando gli studiosi Gianni Pes e Michel Poulain hanno pubblicato su Experimental Gerontology il loro studio demografico sulla longevità umana, che identifica la Provincia di Nuoro, in Sardegna, come l’area con la maggiore concentrazione di centenari al mondo. Gli studiosi, per procedere nel lavoro, tracciavano sulla mappa delle serie di cerchi concentrici blu che indicavano le zone con la più alta longevità, da qui il termine Zona blu. I paesi appartenenti alle zone blu in Sardegna sono Arzana, Baunei, Fonni, Gavoi, Mamoiada, Oliena, Ollolai, Orgosolo, Ovodda, Perdasdefogu, Seulo, Talana, Tiana, Ulassai, Urzulei, Villagrande Strisaili.
In particolare, il Comune di Villagrande Strisaili detiene il primato mondiale della longevità maschile. La rigorosa procedura di accertamento iniziata dal professor Michel Poulin dell’Università belga di Lovanio si è conclusa con la pubblicazione nell’annuario 2014 del Guinness World Record. |
Origine del nomeDue differenti leggende trattano dell’origine di Villagrande. Una narra che le prime capanne siano state create da alcuni pastori provenienti dalla vicina Talana, mentre un’altra sostiene che i fondatori fossero alcuni pastori provenienti da Desulo, che dopo aver varcato il Gennargentu, decisero di stabilirsi in quel luogo. È noto con il nome locale di Biddhamanna o Bidda Manna, derivato dal latino Villa Magna, ossia Villaggio grande. Il suffisso Strisaili, che si riferisce al nome del villaggio Strisàili, di origine preromana pronunciato Estirgaili nel Medioevo, attestato nella forma Strisayli dal 1341, e secondo l’ipotesi più probabile si ritiene possa derivare dal sardo Tres Ailes, ossia tre ovili. Il Comune era, quindi, conosciuta nell antichità come Bidda Manna Tres Ailes, ossia Villaggio grande dei tre ovili. La sua economia Si tratta di un centro di montagna la cui economia si fonda sui settori agro pastorale ed industriale, e sul turismo estivo. Il settore primario, agropartorale, è presente con la coltivazione di cereali, frumento, ortaggi, foraggi, viti, ulivi, agrumeti e alberi da frutta, ed anche con l’allevamento un tempo esercitato soprattutto con gli ovini, che si sviluppa ora anche con l’allevamento dei suini, della gallina ovaiola e della quaglia. È significativa anche la produzione della mela con metodi da agricoltura biologica. Il settore secondario, industriale, di discrete dimensioni, è costituito da imprese che operano nel comparto alimentare, con panifici per la produzione del pane tipico pistoccu, cantine vitivinicole, caseifici, salumifici, allevamenti, ed anche nei comparti della produzione e distribuzione di energia elettrica, della raccolta dell’acqua ed edile. Il terziario non assume dimensioni rilevanti. L’artigianato locale consiste nei lavori in legno, in ferro battuto ed in lavorazioni di coperte e tappeti tramite antichi telai. La sua particolare posizione geografica, che la vede circondata da zone di rara bellezza naturalistica e paesaggistica, la rende meta di un discreto numero di visitatori. Nei suoi dintorni, infatti, è possibile percorrere fittissimi boschi, come quello di Santa Barbara, e i solitari ma affascinanti altopiani della località di Villanova Strisaili, importante centro di villeggiatura estiva. Per i più abili e per più audaci sono i percorsi montani del Gennargentu sud orientale, ricoperto di pascoli, vasti tratti di foresta e immensi e selvaggi valloni. Il lago dell alto Flumendosa è un altra importante attrazione turistica, che qui presenta il suo tratto più suggestivo. L’apparato ricettivo, che comprende vari agriturismo, offre possibilità di ristorazione e di soggiorno.
Brevi cenni storiciIl territorio, stato abitato sino dall’epoca preistorica, viene successivamente sottoposto alla dominazione romana quando probabilmente Villagrande faceva parte della popolazione dei Rubrenses, come testimoniano numerosi vocaboli conservati tuttora dal dialetto locale. La villa nel Medioevo fa parte del Giudicato di Càralis, nella curatoria dell’Ogliastra, fino al 1258, passa poi al Giudicato di Gallura, ed infine ai pisani, i quali per un certo periodo del Trecento estendono il proprio dominio su gran parte della Sardegna. La prima attestazione dell’esistenza di Villagrande è del 1316, anno in cui Pisa cita Strisaili nel registro dei tributi imposti a Cagliari. Successivamente, quando gli Aragonesi nel 1323 attuano la spedizione in Sardegna per la conquista dell’Isola, la zona viene occupata da Berengario Carroz. Il borgo viene quindi annesso nel 1363 alla Contea di Quirra, feudo dei Carroz, istituita in quell’anno dal Re d’Aragona Pietro IV il Cerimonioso. Nel 1504 Biddanoa de Strisaili viene citata nel Diploma col quale il Re Ferdinando II il Cattolico trasforma i paesi che i Carroz avevano ricevuto in Feudo in allodio, ossia in beni liberi dalla soggezione e dagli obblighi feudali. Nel 1603 la Contea viene trasformata in Marchesato, feudo che passa di mano fra numerose famiglie fra cui i Centelles, i Borgia, duchi di Gandia, i Català e gli Osorio, in un’epoca in cui la Sardegna è già sotto il sostanziale controllo dei Savoia. Nel 1718, insieme a tutta la Sardegna anche questo paese passa ai Savoia, e nel 1807 entra a far parte della Prefettura di Tortolì, istituita ad opera di Vittorio Emanuele I con la ripartizione dell’isola in 15 Prefetture. A partire dal 1821, dopo la soppressione della Prefettura di Tortolì, entra a far parte della Provincia di Cagliari. Il paese viene riscattato agli ultimi feudatari nel 1839 con la soppressione del sistema feudale voluta da Carlo Alberto di Savoia. Del Comune di Villagrande Strisaili nel 1927, dopo la creazione della Provincia di Nuoro, viene cambiata la Provincia da quella di Cagliari, alla quale precedentemente apparteneva, alla neonata Provincia di Nuoro. Successivamente nel 2003, con la riorganizzazione delle province della Sardegna, viene cambiata la Provincia da quella di Nuoro a quella nuova dell’Ogliastra, ed in seguito, con la sua abolizione, nel 2016, ritorna ad appartenere alla Provincia di Nuoro. In seguito, nel 2025 torna nella ripristinata Provincia di Ogliastra. La guerra di Monte Novu Monte Novu la porzione pi a nord del territorio comunale di Villagrande Strisaili, a sud del territorio comunale di Fonni. Si racconta che intorno al 1670, dopo la distruzione a seguito di una pestilenza del villaggio di Onnis, ubicato nei pressi dell’attuale Cantoniera Pira 'e Onni, gli abitanti dell’antico paese si siano rifugiati presso le ville di Villagrande Strisaili e Fonni, ed i primi hanno accolto parte degli abitanti nei pressi dell’attuale Villanova Strisaili, mentre gli altri invece li hanno accolti direttamente a Fonni. Intorno allo sfruttamento dei pascoli di Onnis è nata, però, una lotta sanguinosa tra Fonni e Villagrande nota come la guerra di Monte Novu, che è perdurata per quasi due secoli. È certificata la conclusione di questa vera e propria guerra che ha visto tentativi di pacificazione, frequenti sconfinamenti, scontri che hanno coinvolto tutta la popolazione, ovili occupati e rioccupati, distrutti e ricostruiti da una parte e l altra. Il documento ufficiale della conclusione la Regia Patente del 29 novembre 1811, una pergamena con la quale il Re di Sardegna, Vittorio Emanuele I, dovrebbe aver posto fine alla guerra tra Fonni e Villagrande, assegnando al Comune di Fonni una parte dei pascoli di Onnis, ossia il salto di Monte Novu, in enfiteusi perpetua, ossia con diritto reale di godimento, dietro pagamento di un canone. Ma nemmeno il Re di Sardegna è riuscito a fermare la guerra, dato che la concessione non è stata mai accettata del tutto, tanto che nel 1925 il Comune di Villagrande ha citato in giudizio il Comune di Fonni; mentre Fonni, a sua volta, ha citato in giudizio Villagrande rivendicando l’affrancazione dal canone e quindi la piena propriet del salto di Monte Novu. Il Tribunale di Lanusei ha riunito le due cause e, con la sentenza del 22 settembre 1926, ha dichiarato l’affrancazione, ovvero l’acquisto della propriet da parte del Comune di Fonni mediante il pagamento di una somma di denaro.
Sembrava risolta la controversia, ma dopo decenni di quiete, gli screzi hanno trovato nuova linfa nell’ottobre 2011, per via della proposta della creazione di un’oasi di protezione faunistica da parte della Provincia d’Ogliastra nel territorio amministrativo di Villagrande Strisaili. E la porzione di territorio era stata individuata proprio nel salto di Monte Novu, dove tra l’altro i Fonnesi vanno a caccia. Questa proposta ha fatto riaccendere le tensioni, che sono sfociate in una serie di episodi di stampo intimidatorio nei confronti degli amministratori comunali e provinciali del versante ogliastrino. Finchè, a seguito di alcuni incontri tra i vari politici locali, si è deciso di individuare un altro sito per l’oasi di protezione faunistica. Attualmente i contesi 3.558 ettari dl territorio in giurisdizione di Villagrande Strisaili, sono di propriet del Comune di Fonni e compongono il cantiere forestale di Monte Novu, che dal 1993 gestito dell’Ente Foreste della Sardegna, con una dotazione di circa 90 operai.
Le principali feste e sagre che si svolgono a Villagrande StrisailiA Villagrande Strisaili è attivo il Gruppo Folk San Gabriele di Villagrande Strisaili, un’associazione culturale attiva dal 1999 che preserva le tradizioni locali, noto per la partecipazione a processioni e balli sardi; ed è attivo anche il Gruppo Folk Santa Barbara di Villagrande Strisaili, una associazione culturale attiva nella salvaguardia delle tradizioni locali, in particolare le danze e i costumi dell’Ogliastra di inizio Novecento, che partecipa attivamente alle celebrazioni, tra cui la sentita processione campestre di Santa Barbara a luglio. I due gruppi folk indossano tipologie di costumi risalenti ai primi del novecento, e la scelta degli abiti deriva da uno studio effettuato da Antonello Cannas nel 1970, e si tratta di costumi tradizionali che rappresentano la cultura agro-pastorale del paese. Il costume femminile è caratterizzato sul capo dal fazzoletto rosso con largo bordo scuro tenuto da ganci d’argento, e da su gipponi di panno chiuso da ir gancios. La gonna ed il grembiule, ora di panno, anticamente erano fatti in orbace. Il costume maschile è caratterizzato da su gippone nero con guarnizioni rosse, ha un’ampia scollatura quadrata ed è chiuso a sinistra con bottoni d’argento. 
A Villagrande Strisaili la tradizione corale è rappresentata principalmente dal Coro Ogliastra Amistade, un coro polifonico che promuove la musica sarda e partecipa all’animazione di eventi culturali e religiosi, spesso protagonista in celebrazioni comunitarie e concerti in Ogliastra; ed un altro gruppo attivo è il Coro Polifonico Bellavista, organizzatore di concerti presso la chiesa di San Gabriele Arcangelo. 
A Villagrande Strisaili, la tradizione del canto a tenore profondamente radicata nella cultura agropastorale locale e viene vissuta come un momento di condivisione comunitaria piuttosto che come semplice folklore. Nel paese sono attivi anche il Tenore Santa Barbara, legato al Gruppo Folk San Gabriele, che prende il nome dalla Santa a cui dedicata la festa pi sentita del paese; ed il Tenore Monte Suana, il cui nome omaggia il Monte Suana, un rilievo granitico che protegge il centro abitato a ovest e rappresenta un simbolo geografico e identitario per la comunit locale. 
Tra le principali principali feste e sagre che si svolgono a Villagrande Strisaili vanno citate il 16 e il 17 gennaio, la Festa di Sant’Antonio Abate, durante la quale gli Obrerisi accendono un grande falò nella piazza ed altri falò nei rioni del paese, e viene offerta Sa Paniscedda, un dolce tipico a base di uva passa, mandorle e noci; il 19 e il 20 gennaio, la Festa di San Sebastiano, durante la quale si porta in processione una statua del Santo addobbata con rami e frutti d’arancio; seguono i festeggiamenti per il Carnevale; il 7 febbraio, la Festa di San Biagio; nei giorni di Pasqua, i Riti della Settimana Santa prevedono la Processione de S’Incontru, che ricorda l’incontro tra Gesù Risorto e la Madonna, con due processioni, una maschile e l’altra femminile che, partendo dalla chiesa di San Gabriele Arcangelo in tempi diversi e con percorsi diversi, si ricongiungono lungo il percorso per concludere la processione assieme nella chiesa parrocchiale. 
Inoltre, il 28 aprile anche a Villanova Strsaili si celebra Sa Die de Sa Sardigna, che ricorda i moti insurrezionali del 1794, culminati con l’espulsione dei funzionari piemontesi e del vicer Balbiano da Cagliari, in seguito al rifiuto del governo torinese di soddisfare le richieste del popolo sardo; il 22 maggio, la Festa di Santa Rita, che include celebrazioni religiose, spesso caratterizzate da momenti di aggregazione comunitaria, nel contesto della profonda tradizione religiosa locale; la terza domenica di giugno, la Festa di San Basilio, che è una delle celebrazioni più sentite; la seconda domenica di luglio, si celebra la Festa di Santa Barbara nella sua chiesa campestre; il primo agosto, la Festa di San Gabriele, che è la Festa Patronale di Villagrande Strisaili; il primo sabato e la prima domenica di agosto, si svolgono la Sagra de Is Gathulis, frittelle a forma di ciambella a base di patate, formaggio e semola fritte nell’olio d’oliva, e la Sagra della pecora arrosto, che richiamano ogni anno migliaia di visitatori; in occasione della commemorazione dei defunti si celebra Sa Die de Is Animas e Sa Conca e Mortu, un’occasione per rinnovare l’antica tradizione sarda del culto dei morti, che include la suggestiva gara della zucca più bella e momenti di condivisione. 
A villagrende Strisaili come ad Ollolai si conserva la tradizione de S’IstrumpaLa Lotta dei Sardi o Lotta sarda, chiamata S’Istrumpa o Sa Strumpa è un tipo di lotta originaria della Sardegna, che grazie al riconoscimento del CONI è diventata un vero e proprio sport. L’antica caratteristica lotta sarda, già praticata dai nuragici, è in parte simile alla lotta greco-romana ma molto più antica, e viene raccontata anche nel libro Padre padrone di Gavino Ledda. Abbiamo numerose testimonianze sulle remote origini di tale lotta, dato che il famoso bronzetto, detto dei lottatori, riproduce due atleti nella tipica posizione di questa lotta. La somiglianza con le più note lotta libera e lotta greco-romana, fa ipotizzare che abbiano avuto una origine comune. Secondo la tradizione, S’Istrumpa veniva praticata nelle feste campestri, cerimonie religiose, fiere di bestiame, in occasione della mietitura, trebbiatura e tosatura del bestiame. Gli atleti si pongono l’uno di fronte all’altro e, una volta dato il via, si afferrano per la vita e cercano, con la sola forza delle braccia, di mettere l’avversario con la schiena al tappeto. Per vincere contano la forza, la rapidità e l’equilibrio: spesso basta un solo sgambetto, fatto al momento giusto, per vincere la gara. Gli atleti, chiamati Gherradores, indossano vestiti tradizionali in velluto scuro e calzano scarpe realizzate in modo artigianale apposta per questa lotta. Il primo torneo a livello locale si è svolto a Ollolai nel 1985, quindi nel 1989 si è svolto il primo campionato regionale. Nel 1994 si è costituita, sempre a Ollolai la Federazione de S’Istrumpa, che ha effettuato un’indagine basata sui ricordi degli anziani e la tradizione orale, ed ha codificato in un apposito regolamento le tecniche di lotta, per riproporre l’antico sport all’attenzione di un pubblico più vasto. Dal 1995 aderisce alla Federazione Internazionale Lotte Celtiche e partecipa ai campionati internazionali in Bretagna.
 Nel 1997 c’è il riconoscimento ufficiale da parte del CONI, grazie al quale S’Istrumpa è diventata uno sport praticato a livello agonistico, che da origine a veri e propri campionati divisi per le varie categorie di peso. Oggi si valuta che i praticanti sardi tale disciplina siano circa duecento, distribuiti principalmente nella Barbagia. I campioni di questo sport provengono, infatti, principalmente dai paesi di Ollolai, Villagrande Strisaili ed altri, dove esistono palestre ad essa dedicate. A Villagrande è attiva dal 1996 l’Associazione Sportiva Dilettantistica Sa Strumpa, che ha lo scopo di valorizzare, praticare e divulgare la lotta dei Sardi, ed oggi con orgoglio è, al pari della Federazione S’Istrumpa di Ollolai, il promotore di questa antica lotta, ha curato l’organizzazione di ben dieci tornei regionali, ed ha partecipato con i suoi atleti a oltre cinquanta manifestazioni a carattere regionale e nazionale.
Visita del centro di Villagrande Striasaili L’abitato di Villagrande Strisaili, in forte espansione edilizia, si estende su un costone che domina il mare, circondato da rilievi di granito rossastro, ed il suo andamento altimetrico è quello tipico dei paesi di montagna. Il Centro urbano di Villagrande Strisaili si sviluppa lungo un tortuoso tracciato viario principale che seguendo l’andamento delle curve di livello guadagna rapidamente di quota portandosi, dai 650 metri iniziali, fino ai 720 metri delle ultime case. La configurazione planimetrica che ne deriva è fortemente condizionata dall’orografia del terreno, per cui risulta ad anfiteatro gradonato aperto verso il golfo di Tortolì, che diviene un unico ed impareggiabile scenario. Le strade dell’abitato ospitano numerosi murali, dei quali illustriamo solo quelli riportati nel Catalogo generale dei Beni Culturali.
Arrivando con la SP27 dove parte il viale Europa vediamo diversi muraliProvenendo da Tortolì da sud est con la SP27, dopo quasi sedici chilometri arriviamo al cartello segnalico che indica l’abitato di Villagrande Strisaili. Dal cartello segnatico che indica l’ingresso all’interno del paese, la prosecuzione verso nord della strada è la via Roma che porta all’interno dell’abitato, mentre parte tutta a sinistra il viale Europa, che proseguirà costeggiando verso sud tutto l’abitato. Subito all’inizio del viale Europa, sul muro di contenimento alla destra della strada sono presenti quattro murali. Il primo è il murale che rappresenta figure maschili ed una figura femminile in costume, un’opera che, risolta sul piano della bidimensionalità, rappresenta nella parte inferiore una coppia di figure in costume tradizionale sardo che reggono un vessillo con lo stemma del Comune di Villagrande Strisaili, e a destra la bandiera dei quattro mori, nella quale la parte superiore è occupata al centro da una coppia di figure che lottano e a destra dalle bandiere di sette nazioni e regioni europee. Il murale è stato realizzato nel 2009 da diversi autori, e sul lato inferiore destro sotto lo stemma della Sardegna sono riportati i nomi di Piero Longoni, Davide Scudu, Luca Casari, Elisabetta Coccoda, Andrea Pendugiu, Gesuino Monni, Emiliano Lepori, Laura Sette, Marco Saba, Andrea Muggiri, Francesco Scudu, Mauro Nieddu, Alessandro Piroddi.
Subito alla sinistra di questo murale, sullo stesso muro di contenimento alla destra della strada, è presente il murale che rappresenta figure femminili in processione, un’opera che rappresenta, secondo una prospettiva accidentale, un gruppo di donne col capo coperto da un fazzoletto che camminano in processione lungo una diagonale che parte dal basso a sinistra e termina in alto a destra. Il fondo e le figure sono caratterizzate da campiture di colore giustapposte delimitate da linee curve. Il murale è stato realizzato nel 2008 da Maria Sciortino, artista nata nel 1942 a Castellamare del Golfo, e l’opera testimonia lo stile sintetico e grafico dell’artista che, formatasi sotto la guida di Mario Delitala all’Istituto d’Arte di Palermo, da molti anni vive e lavora in Sardegna, terra di cui ha subito il fascino traendone feconda ispirazione. Nelle sue opere domina la figura della donna intesa come simbolo di valori antichi ed eterni.
Alla sinistra di questo secondo murale, sullo stesso muro di contenimento alla destra della strada, è presente il murale che rappresenta un paesaggio montano con alberi in fiamme ed una figura. L’opera realizzata nel 1998 rappresenta un paesaggio caratterizzato da brulle emergenze montuose crescenti verso il fondo, mentre il primo piano è occupato a sinistra da due alberi in fiamme sotto i quali siede un uomo con la testa tra le mani e lo sguardo terrorizzato. Alla sinistra la terra rosso-bruna è punteggiata dai profili spogli di alberi bruciati. Non è stato possibile reperire alcuna notizia riguardante l’autore di questo murale incentrato sulla tematica ecologista, con il suo violento e acceso cromatismo e le sue forme elementari e dirette dall’esplicito messaggio rafforzato dalla presenza di scritte eloquenti, è riconducibile nell’alveo del muralismo politico che, esploso nel clima di forte contestazione sociale degli anni Settanta del ventesimo secolo.
Ed infine, alla sinistra di questo terzo murale, sullo stesso muro di contenimento alla destra della strada, è presente il murale che rappresenta soldati, figure femminili ed un bambino, opera composta secondo un impianto verticale piramidale alla cui base stanno una donna col velo sulla testa che regge tra le braccia un bambino esanime, dietro si vedono dei soldati armati e con la bandiera, e al vertice una figura femminile col braccio destro alzato. Il messaggio pacifista di rifiuto della guerra e di condanna delle sue atrocità è ancora leggibile nella lacerante immediatezza figurativa, ulteriormente sottolineata dalle scritte, di questo murale, riguardo ai cui autori non è stato possibile sciogliere i nomi e quindi identificarli, né reperire alcuna notizia. Realizzato nel Novecento, è in pessimo stato di conservazione, con diffuse cadute di colore e con forti alterazioni cromatiche.
Proseguendo lungo il viale Europa un altro murale Subito più avanti la SP27 compie una stretta curva a sinistra, la seguiamo per quattrocento metri e poi arriviamo dove parte una deviazione a destra in salita che prosegue con il nome di viale Europa, e che porterà all’interno dell’abitato, mentre la strada prosegue uscenda dall’abitato con il nome di SP27. Lungo la fiancata del muro di contenimento sulla SP27 che ospita la deviazione in salita del viale Europa, è presente il murale che rappresenta figure umane che lottano. L’opera rappresenta sinteticamente delle figure umane nude e scomposte che si giustappongono e inseguono su un fondo a campiture bicrome larghe ed irregolari, travalicandone i margini. Il murale denuncia l’orrore della guerra attraverso un simbolismo e una stilizzazione delle figure di ascendenza picassiana. Realizzato nel Novecento, è in pessimo stato di conservazione, con diffuse cadute di colore e con forti alterazioni cromatiche, dato che la foto pubblicata è di qualche anno fa quando era un poco meglio conservato. Non è stato finora possibile identificare il nome dell’autore né reperire alcuna notizia che lo riguardi.
Arrivando con la SP27 prendiamo la via Roma che ci porta alla Palestra ed al Campo da CalcettoProvenendo da Tortolì da sud est con la SP27, dopo quasi sedici chilometri arriviamo al cartello segnalico che indica l’abitato di Villagrande Strisaili. Dal cartello segnatico che indica l’ingresso all’interno del paese, la prosecuzione verso nord della strada è la via Roma che porta anch’essa all’interno dell’abitato. Presa la via Roma, la seguiamo per quattrocentocinquanta metri, poi prendiamo verso destra la via Bariocce. La seguiamo per duecentocinquanta metri, e vediamo, alla sinistra della strada, l’ingresso delle Scuole Secodarie di Villagrande Strisaili, passato il quale si accede anche all’Impianto Sportivo Polivalente al chiuso del paese. 
Passato l’ingresso, si raggiunge la rinnovata Palestra, nella quale si pratica come disciplina la pallacanestro. Ed inoltre, accanto alla palestra, si trova il Campo da Calcetto, che ospita incontri di calcio a cinque. Proseguendo lungo la via Roma raggiungiamo il Cimitero Comunale di Villagrande Strisaili Provenendo da Tortolì entriamo all’interno dell’abitato di Villagrande Strisaili con la via Roma. Dal cartello segnatico che indica l’ingresso all’interno del paese, seguiamo la via Roma per seicentocinquanta metri, ossia duecento metri dopo aver visto sulla destra partire la via Bariocce, poi, seguendo le indicazioni per la Caserma della Forestale, prendiamo tutto a sinistra la via Espucciu. Seguiamo questa strada che procede in salita per una cinquantina di metri e vediamo, alla sinistra della strada, l’ingresso del Cimitero Comunale di Villagrande Strisaili. Questo è il luogo di sepoltura che serve la comunità locale, che è situata in una zona nota per l’alta longevità della sua popolazione.
Alcuni murali lungo la via Roma Proseguendo verso nord lungo la via Roma, percorsi circa quattrocentocinquanta metri arriviamo dove, alla destra della strada, sulla facciata dell’edificio il civico numero 61, è presente il murale che rappresenta figure maschili ed una figura femminile. L’opera rappresenta quattro figure a mezzo busto disposte secondo un impianto piramidale. Alla base sta un uomo di profilo che impugna un piccone con la mano destra; ai lati due uomini col braccio destro levato, quello a destra tiene il pugno chiuso; al vertice una donna che regge con la mano destra una bandiera rossa. Come molti murali politici dell’epoca, anche quest'opera è corredata da scritte didascaliche, che in questo caso sono: Sez. P.C.I. XII Maggio, ed anche: la democrazia con l’unità ha vinto e con l’unità si rinnova.
Proseguiamo verso nord con la via Roma per appena una ventina di metri e, subito alla sinistra della strada, sulla facciata dell’edificio posizionato al civico numero 152 della via Roma, è presente il murale che rappresenta mani, con grate e con una colomba. L’opera rappresenta a sinistra due mani posizionate dietro una grata, al centro una terza mano che è però chiusa a pugno, con del filo spinato sul polso il quale fuoriesce dalle sbarre, e più a destra una colomba che vola nel cielo con le ali spiegate. Come molti murali politici dell’epoca, anche quest'opera è corredata dal una scritta didascalica, che in questo caso è: libertà per i popoli oppressi.
Queste due opere sono state realizzato nel 1977 dal Francesco Del Casino, nato a Siena nel 1944, che ha iniziato la sua carriera pittorica nel 1962 con una produzione legata allo stile di Renato Guttuso, seguita da una fase influenzata dall’arte di Pablo Picasso. Nel 1964 si è trasferito in Sardegna, ad Orgosolo, dove ha iniziato la sua opera come muralista, con opere dalla forte carica di protesta che trattano temi legati ai rivolgimenti politico-sociali dell’epoca, che si focalizzano anche su problematiche interne alla realtà sarda, dalla presenza di uno Stato usurpatore di sovranità, alle servitù militari con il loro portato di antiamericanismo, dalla disoccupazione alla emigrazione, ed alla carcerazione. La piazza dei Martiri con la sua statua in pietraProseguiamo dritti lungo la via Roma e, dopo una diecina di metri raggiungiamo la piazza dei Martiri, nella quale, alla destra della via Roma, è presente una statua in pietra che rappresenta un simbolo del patrimonio culturale che carattrizza Villagrande Strisaili. 
All’inizio della via Vittorio Emanuele è presente il murale che rappresenta un ritratto di Antonio Gramsci Dalla via Roma, subito dopo aver passato la statua, alla destra della piazza dei Martiri parte la via Vittorio Emanuele. All’inizio della via Vittorio Emanuele, sulla sinistra in corrispondenza del civico numero 34, è presente un murale che rappresenta un ritratto di Antonio Gramsci, realizzato nel 1977 dall’artista Francesco Del Casino, nato a Siena nel 1944, che ha iniziato la sua carriera pittorica nel 1962 con una produzione legata allo stile di Renato Guttuso, seguita da una fase influenzata dall’arte di Pablo Picasso. Nel 1964 si è trasferito in Sardegna, ad Orgosolo, dove ha iniziato la sua opera come muralista. L’opera rappresenta in primo piano del volto di Antonio Gramsci, reso mediante la giustapposizione di sintetiche campiture bianche e rosse. Realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della morte di Antonio Gramsci, appartiene a quel filone del muralismo sardo dalla forte componente ideologico-politica, nella fattispecie marxista, che a meta anni Settanta del secolo scorso prese le mosse dall’attività dell’artista senese Francesco Del Casino ad Orgosolo cui si aggiunse ben presto quella di Buesca, Floris, Asproni e Carboni, e si diffuse nel giro di pochi anni in diversi paesi dell’entroterra sardo. Questo murale si inserisce in una serie di ritratti di storici rivoluzionari sardi, Gramsci e Lussu sopra tutti, che fanno la loro comparsa verso la fine degli anni Settanta sui muri dei piccoli centri della Sardegna, realizzati con intenti celebrativi sotto la spinta di un diffuso sentimento sardista. Come molti murali politici dell’epoca, anche quest'opera è corredata di scritte didascaliche.
La chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo Dalla via Roma, arrivati nella piazza dei Martiri, svoltiamo a destra e prendiamo la via Vittorio Emanuele, la seguiamo per una cinquantina di metri, e vediamo aprirsi alla destra della strada la piazza San Gabriele. Su questa piazza, al civico numero 1, si affaccia la chiesa di San Gabriele Arcangelo, che è la parrocchiale di Villagrande Strisaili. La chiesa è stata costruita nel Settecento per ordine dell’arcivescovo di Cagliari Vittorio Melano di Portula, è stata consacrata al culto cattolico e ristrutturata varie volte. Attualmente è sede dell’omonima parrocchia, nonché parte integrante della diocesi di Lanusei. La facciata neoclassica termina con un timpano di triangolare con cornici aggettanti. Il portone in bronzo provvisto di decorazioni è sormontato da una cornice modanata e da un oculo ogivale. Sul lato destro si eleva il campanile a canna quadrata dalle pittoresche finestre ogivali e con il quadrante dell’orologio. Il campanile è dotato di tre campane, ed è sormontato da una piccola cupola con una croce di ferro.

L’interno della chiesa, poco conforme all aspetto originario, ospita un turibolo e alcuni vasi liturgici. All’interno è presente un grande altare rivolto verso i fedeli, sul retro del quale si trova il tabernacolo in marmo e oro, con al di sopra un grande quadro rappresentante l’Arcangelo Gabriele che annuncia alla Madonna la nascita di Cristo. Sul retro dell’altare, alla destra, è presente una statua che rappresenta Santa Barbara, abbigliata con una tunica verde ed un manto rosso, appoggiata su una torre, opera di Cristiano Delago, nato nel 1868 a Ortisei. Ed alla sinistra dell’altare si trova una statua di San Gabriele Arcangelo, che viene portata in processione in occasione della Festa patronale. 
A Villagrande Strisaili ogni anno, il primo agosto, si celebra la Festa di San Gabriele, che è la Festa Patronale di Villagrande Strisaili, che dura tre giorni a partire dal 31 luglio. La festa unisce le varie funzioni liturgiche prettamente religiose, come la processione per le vie del paese al suono delle launeddas accompagnata dai gruppi folk, ad eventi più profani, come la degustazione di prodotti tipici. Si festeggia, inoltre, con balli sardi e spettacoli musicali. Le giornate dei festeggiamenti culminano l’1 agosto, nella giornata della festa vera e propria, Sa Die de Sa festa, e spesso i festeggiamenti proseguono fino alla domenica successiva. La lapide commemorativa dei caduti sulla facciata della chiesa Sulla facciata della chiesa parrocchiale di San Gabriele Arcangelo, alla sinistra del portone di ingresso, è presente una lapide commemorativa dei caduti. Si tratta di una bella lapide in marmo scolpito e inciso. Eleganti modanature la dividono in diversi comparti. In alto è presente il fastigio con elementi simbolici a rilievo. Al centro si trovano i nomi dei caduti incisi su due lastre in bardiglio, le quali sono spartite da una fascia mediana aggettante e decorata a rilievo. In basso, la lapide è delimitata da una ghirlanda d’alloro, e si trova l’iscrizione dedicatoria. La lapide è datata al 1937 e presenta analogie di decorazione e lavorazione con molte altre lapidi coeve del nuorese e dell’Ogliastra. Simboli monarchici e di valore militare, come lo scudo sabaudo, quercia, alloro e palma, si accompagnano al fascio littorio, in bella evidenza nella fascia centrale.
Altri murali lungo la via Roma Dalla piazza del Martiri riprendiamo la via Roma verso nord e, dopo appena una trentina di metri, vediamo alla sinistra della strada diversi murali, tra i quali il primo si trova sulla facciata dell’edificio al civico numero 134. Si tratta di un murale che rappresenta una figura maschile in ginocchio, realizzato nel 1983 da Antioco Cotza, nato nel 1944 a Villamar. L’opera che rappresenta un uomo inginocchiato con le mani legate e avvolto da filo spinato, alle cui spalle stanno un sole grondante colore ed il profilo della Sardegna. Questo murale, caratterizzato da un lirismo introspettivo e dolente, esemplifica quella volontà di rinnovamento espressivo che Cotza porta avanti in questo periodo, adottando nuove ed originali forme slegate dagli schemi comunicativi basati sull’esplicito significato del messaggio tipici della pittura politica, per dare spazio a una figurazione che abbandona l’enfasi protestataria del decennio precedente in favore di un linguaggio più elaborato, cui non sono estranee certe tendenze all’astrazione, che lasci all’osservatore una maggiore libertà interpretativa.
Il Municipio di Villagrande StrisailiSeguita la via Roma per un’altra cinquantina di metri, arriviamo a vedere, alla sinistra della strada in corrispondenza del civico numero 120, l’edificio del Municipio di Villagrande Strisaili, che ospita la sua sede e gli uffici che forniscono i loro servizi agli abitanti del paese. Si tratta degli uffici dell’Area Affari Generali, dell’Area Tecnica, dell’Area Finanziaria, e dell’Area Vigilanza e Commercio. Il Municipio si trova verso la metà della via Roma, proprio a questo punto, ma nei documenti ufficiali viene indicato come suo indirizzo il civico numero 1 della via Roma. 
La piazza Municipio con la scultura in pietra Poco dopo del punto dove dalla via Roma è partita subito a destra la via Galileo Galilei, proprio di fronte all’ingresso del Municipo, ossia di fronte al civico numero 120, si sviluppa la piccola piazza Municipio, con edifici in pietra e con lo sguardo che giunge fino alle montagne presenti sullo sfondo. Nella piazza Municipio è stata recentemente posizionata, sopra un piedistallo, una bella scultura in pietra raffigurante una figura stilizzata che ne abbraccia un’altra più piccola. Si ritiene che queste sculture rappresentino una figura materna o una figura protettiva, la quale tiene tra le braccia un bambino. Lo stile nel quale è stata realizzata è moderno ed astratto, caratterizzato da forme curve e semplificate, e si presenta simile per materiale a certe rappresentazioni nuragiche.
Il Campo Sportivo Comunale il localtà BilicoeProseguiamo verso nord lungo la via Roma per centotrenta metri, poi, seguendo le indicazioni per il Campo Sportivo, prendiamo a destra la via Giuseppe Mazzini, che dopo trecentocinquanta metri prosegue con il nome di via Cesare Battisti che ci porta in localtà Bilicoe. Seguita la via Cesare Battisti per ottocentocinquanta metri, svoltiamo subito a destra lungo una strada, alla sinistra della quale si trova il Campo Sportivo Comunale. Si tratta di un Campo da Calcio con fondo in erba, dotato di tribune in grado di ospitare 600 spettatori. 
Questa struttura sportiva ospita la squadra di calcio della città, che è la Polisportiva Villagrande 1965, una Associazione Sportiva Dilettantistica partecipante al campionato di Prima Categoria, nel girone A della Sardegna. È nata nel 1965, ed i colori sociali sono il bianco ed il blu. Nei vicoli del centro storico i murali dei centenari trasformano ogni facciata in una galleria a cielo apertoL’itinerario tra le vie del paese si è trasformato negli anni in una galleria d’arte identitaria. I murali non ritraggono scene pastorali o lotte politiche, ma le persone che hanno reso celebre questo territorio, ossia i suoi centenari. Camminare per Villagrande significa incrociare gli sguardi di chi ha attraversato il Novecento, portando con sé segreti di alimentazione, genetica e legami di comunità che oggi tutto il mondo studia. Questi murali non sono semplici decorazioni, ma un itinerario culturale unico. Uniscono l’arte urbana alla ricerca scientifica sulla longevità, offrendo ai visitatori un motivo in più per addentrarsi nell’entroterra. 
In un’epoca di frenesia digitale, i muri di Villagrande Strisaili impongono una sosta. Ricordano che la qualità della vita, il rispetto per gli anziani e il legame con il territorio sono le vere radici di una Sardegna autentica. Il parco di Santa Barbara con la piccola Chesa campestre dedicata a Santa Barbara di NicomediaDal centro di Villagrande Strisaili seguiamo la via Roma verso nord fino a che questa strada termina, ed al suo termine compie una curva tutta a sinistra, dopo la quale prosegue verso sud con il nome di via Dante Alighieri, che, in un chilometro e cento metri, sbocca sulla strada di Circonvallazione, ossia sulla SP27, circa un chilometro e mezzo da dove avevamo preso verso nord la via Roma. Il parco di Santa Barbara Da dove è sboccata la via Danta alighieri, percorriamo la SP27 verso ovest per due chilometri e duecento metri, e vediamo, alla sinistra della strada, l’ingresso del Parco di Santa Barbara che è la più conosciuta e bella tra le foreste centenarie di lecce e querce che circondano l’abitato, un bosco che custodisce tante testimonianze preistoriche. Il suo comprensorio è vastissimo e dotato di numerose sorgenti d’acqua. All’ingresso ci accoglie una fontana monumentale, ma asciutta, ma l’acqua sgorga, fresca e abbondante, all’interno di un’area chiusa da un muro a semicerchio, a breve distanza. Da questo punto ha inizio il viale che conduce all’interno dell’area alberata. Poi, inoltrandosi, il bosco continua più fitto, popolato soprattutto di lecci, alcuni dei quali secolari, ma anche di roveri, sugheri, ginepri ecc.

Sparsi qua e là ci sono il parco giochi, un ristorante e altre strutture per l’accoglienza. Vi sono anche gabinetti chimici che, contrariamente a quanto succede in altre parti, sono efficienti, puliti, igienicamente accettabili, e soprattutto numerosi in modo tale da esaudire la richiesta degli utenti che sono tanti. La manutenzione è accurata. Il bosco è attrezzato di bar, pizzeria ristorante, e da qualche anno di un albergo a quattro stelle con grande piscina annessa. La piccola chiesa nel bosco di Santa Barbara Non lontano dalla strada si trova anche la piccola chiesa nel bosco di Santa Barbara, un edificio che risale al 1950, mentre un altro, più antico, si trovava più a valle di qualche centinaio di metri, ma era andato in rovina. La chiesa è dedicata a Santa Barbara di Nicomedia, che rappresenta la capacit di affrontare il pericolo con fede, coraggio e serenit anche quando non c' alcuna via di scampo, e per questo è stata eletta patrona dei Vigili del Fuoco, protettrice di coloro che si trovano in pericolo di morte improvvisa. La storia della chiesa si intreccia, tra storia e leggenda, con gli antichi rapporti tra Villagrande e il vicino paese di Arzana. Il bosco apparteneva in origine a quest'ultimo, che fu però costretto a chiedere un prestito a Villagrande, e poi, non riuscendo a farvi fronte, dovette cederlo, statua e chiesa comprese. Per questo, durante la Festa veniva assicurato un servizio di Guardia temendo che i vecchi proprietari portassero via la statua. La chiesa è una meta di interesse naturalistico e spirituale, immersa in un contesto ambientale caratterizzato da piante aromatiche e scenari montani tipici dell’Ogliastra.

Si tratta di una piccola chiesa campestre con un’unica navata rettangolare ed un altare sulla parete di fondo, posizionato sotto ad un quadro con un ritratto della Santa. 
Barbara, vissuta nel quarto secolo dopo Cristo, era l’unica figlia del ricchissimo Dioscoro, che impersonificò il più fanatico nemico dei cristiani nella città di Nicomedia. Fu educata da alcuni precettori, tra cui Origene che la battezzò e la istruì segretamente alla religione cristiana. Il padre aveva destinato Barbara in sposa al prefetto di Nicomedia, ma lei rifiutò di sposarsi. Il padre furente la fece processare e condannare a morte, a causa della sua fede cristiana. Venne allora rinchiusa in una cella della fortezza di Nicomedia. Nelle prigione, un giorno, si sprigionò un incendio, e Barbara uscì viva dalle fiamme. Dopo questo episodio, il padre stesso la decapitò ma, eseguita la sentenza, un fulmine si abbattè su di lui uccidendolo. Da allora Santa Barbara viene invocata contro il fulmine e i pericoli del fuoco. È la protettrice di chi usa la polvere da sparo, e proprio per questo i depositi di armi ed esplosivi vengono chiamati Santabarbara, ed è anche la patrona della Marina Militare, degli artiglieri, degli armaioli, dei cannonieri, dei campanari, dei carpentieri, dei minatori, dei pirotecnici, degli ombrellai, dei tessitori, dei metallurgici e degli architetti.
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Presso questa piccola chiesa la popolazione accorre la seconda domenica di luglio per la Festa di Santa Barbara, dopo che la statua della Santa è stata portata in processione dal paese. Precedentemente, per la raccolta dei fondi necessari ai curatori della sagra, si organizza Sa Corona, una questua che i giovani fanno per le case del paese portando la corona d’argento della Santa e una riproduzione della torre in cui si racconta che essa sarebbe stata rinchiusa. Il sabato sera detto Su Esperu, vigilia della festa, la statua della Santa viene portata alla chiesa campestre, con una processione molto suggestiva. Iprimi a sfilare sono i cavalieri in costume, seguono i gruppi folk di Villagrande, alcuni gruppi ospiti, poi la Santa, posta sopra un carro trainato da buoi. Vengono cantati Is Goccios, versi in prosa che raccontano la vita della Martire, interrotti solo dal suono delle launeddas e dalle preghiere dei fedeli. Il giorno della festa, momenti salienti sono, dopo i riti religiosi, il ballo sardo e il pranzo all’aperto, a base di carne arrosto. 
Percorso ancora un chilometro e mezzo, la SP27 arriva al bivio Gennantine e si immette sulla SS389 di Buddusò e del Correboi Variante proveniente da Lanusei, che all’inizio fiancheggia la zona artigianale di Villagrande Strisaili, la quale si trova alla sinistra di questa strada statale. In seguito la strada statale fiancheggerà tutto il Lago Alto del Flumendosa, per proseguire poi verso nord in direzione di Nuoro. La frazione Villanova Strisaili Da dove, al bivio Gennantine, la SP27 si è immessa sulla SS389 di Buddusò e del Correboi Variante, la prendiamo verso destra, ossia in direzione nord. La seguiamo per cinquecento metri, e, seguendo le indicazioni, troviamo le deviazione a destra sulla vecchia SS389 di Buddusò e del Correboi, che in circa due chilometri ci porta all’interno della frazione Villanova Strisaili (altezza metri 845, distanza 4.88 chilometri sul livello del mare, abitanti circa 753). Si tratta di un piccolo sobborgo moderno che costituisce l’unica frazione Villagrande Strisaili, nei cui dintorni si trovano anche diverse significative aree archeologiche. Gli anziani del paese sostengono che un tempo Villanova fosse un paese di una qualche importanza, mentre Villagrande si proponeva come un borgo rurale abitato da poche famiglie di pastori. In seguito, la fatalità, forse la peste, mutano il destino dei due nuclei abitati, e mentre per Villanova inizia un lento inesorabile declino che è continuato fino ad oggi, e che si manifesta nel suo status di frazione del più popoloso paese di Villagrande, quest'ultimo si rinvigorisce nel tempo, acquistando ben presto una personalità distinta.
Il Cimitero Comunale di Villanova Strisaili Dalla nuova SS389 di Buddusò e del SS389 di Buddusò e del Correboi Variante avevamo preso la deviazione verso destra sulla vecchia SS389 di Buddusò e del Correboi e la avevamo seguita verso nord, in direzione del centro di Villanova Strisaili. Poi, prima di arrivare nel centro dell’abitato, a circa poco più di un chilometro da dove abbiamo imboccato la vecchia SS389 di Buddusò e del Correboi, si vede, alla sinistra della strada, il muro di cinta con al centro l’ingresso del piccolo Cimitero Comunale di Villanova Strisaili. Passato l’ingresso del Cimitero, proseguiamo lungo la vecchia SS389 di Buddusò e del Correboi che in un altro chilometro ci porta all’interno dell’abitato, nel quale entra con il nome di via Grazia Deledda.
I primi murali lungo la via Grazia Deledda Passato il Cimitero, proseguiamo lungo la via Grazia Deledda e, dopo circa quattrocento metri, si vede sulla parete laterale destra dell’edificio che si trova alla sinistra della strada, al civico numero 9 della via Grazia Deledda, il murale che rappresenta una figura maschile con animali e fuoco. Questa opera rappresenta un uomo con le braccia alzate e un’espressione terrorizzata sul volto avvolto da fiamme e fumo insieme ad animali e piante resi attraverso una raffigurazione metonimica, mentre in basso a sinistra si vede una mano, dello stesso colore del fumo, che regge un fiammifero acceso tra le dita. L’opera affronta il tema ecologista sugli incendi, fortemente sentito in tutta l’Isola, con un linguaggio figurativo elementare e diretto dall’esplicito messaggio corroborato dalla presenza di scritte eloquenti. Il murale è stato realizzato tra il 1990 ed il 2009 dagli artisti Luigi Carta, Luca Careddu e Marco Serra.
Percorsi altri circa centotrenta metri, sulla parete laterale sinistra dell’edificio alla sinistra della strada, al civico numero 45 della via Grazia Deledda, si vede il murale che rappresenta una figura femminile con bambino e figure maschili. L’opera è caratterizzata da una serie di figurazioni giustapposte dipinte sul supporto lasciato scoperto: sono presenti, da sinistra, una donna col capo rivolto verso l’alto che regge un bambino tra le braccia, li sovrasta un sole grondante di gocce rosse; in alto al centro un aereo militare fa capolino tra le nuvole; a destra un uomo dall’espressione atterrita e le mani alzate inquadrato da un cerchio doppio a mò di mirino, e delle banconote alternate a monete che cadono in verticale; in basso a destra un uomo anziano che tiene le mani su un palo con del filo spinato. Il murale è stato realizzato nel 1999 da Marco Careddu, Antonio Careddu e Luca Careddu, come risulta dalle scritte ormai quasi illeggibili, riguardo agli autori dei quali non è stato possibile reperire alcuna notizia.
La chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo considerata il Santuario di San Basilio MagnoPercorsa un’altra settantina di metri lungo la via Grazia Deledda, troviamo sulla destra la via San Basilio che, in poche decine di metri, ci porta alla piazza al centro della frazione Villanova, dove si trova la chiesa dedicata a San Michele Arcangelo, la parrocchiale della frazione dedicata al patrono del paese, che viene anche considerata il Santuario di San Basilio Magno, dato che anni fa, al posto dell’attuale parrocchia di San Michele Arcangelo esisteva un’antica chiesa dedicata a San Basilio Magno. Non si conosce la data di costruzione della chiesa originaria, ma tra il 1902 e il 1908 l edificio è stato ricostruito ex novo in una posizione leggermente spostata rispetto a quella originale, dato che nella zona del campanile si trovava un tempo una strada che passava di fianco alla chiesa. La chiesa antica era dotata di un campanile molto alto che è stato abbattuto nel 1934, mentre si stava approntando la nuova struttura. Nelle vicinanze della vecchia chiesa c’erano anche delle cumbessias che sono state abbattute nel 1968. La chiesa è nota per la sua suggestiva architettura, e presenta elementi tipici della regione, attirando pellegrini e visitatori interessati alla storia e alla cultura locale. L’ambiente sereno che la circonda ne accresce il fascino, rendendola un luogo di contemplazione e di apprezzamento dei suoi dettagli artistici. Davanti alla chiesa è posta un ampia piazza con gradinate. La chiesa è dotata di una facciata gialla in stile neoclassico, preceduta da un’ampia scalinata, arricchita da quattro lesene laterali e completata da un timpano triangolare con cornici aggettanti sormontato da una bella ed elaborata croce. Il portone in legno di forma rettangolare è sovrastato da un bel rosone circolare. Sul lato sinistro dell’edificio si innalza il campanile a canna quadrata, con finestrelle ogivali poste a diverse altezze, con il quadrante circolare dell’orologio, che culmina nella parte superiore con una cupoletta piramidale di colore rosso con una semplice croce. 
All interno la chiesa si presenta con navata singola, transetto con abside e altare maggiore. Le due cappelle del Sacramento della Confessione si trovano sulla sinistra della navata. Nessun elemento pittorico si trova all interno della chiesa. Nella chiesa parrocchiale, nel transetto di sinistra, si trova la statua in legno di San Basilio Magno, patrono dell’Ogliastra, con abito vescovile, mitra e bastone. 
La chiesa viene definita un Santuario, ossia un luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa, per la devozione alla statua di San Basilio Magno contenuta al suo interno nel transetto di sinistra che viene venerata dai fedeli. Basilio nato a Cesarea in Cappadocia nel 329, è stato un Vescovo e teologo greco antico, venerato dalle chiese cristiane, che porta anche i titoli di Confessore e Dottore della chiesa, ed è considerato il primo dei Padri cappadoci. Figlio di un ricco retore e avvocato, suo nonno è morto Martire nella persecuzione di Diocleziano, ed egli è discepolo di Gregorio Taumaturgo del Ponto. Sua nonna Macrina, la madre Emmelia, i fratelli Gregorio Vescovo di Nissa, Pietro Vescovo di Sebaste e la sorella primogenita, Macrina, sono pure venerati dalla chiesa cattolica come Santi. Considerato uno dei fondatori del monachesimo orientale, Basilio impone che in ogni zona ecclesiastica di sua competenza sorga un ospizio per i poveri. Ha scritto la regola che ancora oggi ispira la vita dei Monaci basiliani.
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Ogni anno, la terza domenica di giugno, a Villanova Strisaili si celebra la Festa di San Basilio Magno, che è la festa più sentita a Villanova. Data la grande affluenza e partecipazione dei fedeli, le celebrazioni religiose iniziano già durante le prime ore del giorno e proseguono per tutto il corso della mattinata. Il simulacro del Santo viene portato in processione per le vie del paese, dopodiché si celebra la messa a cui partecipano migliaia di fedeli e devoti al Santo provenienti da tutta l’Isola. Si tratta di una festa campestre con processione religiosa, balli folcloristici e musica, una delle ricorrenze più antiche e più attese dell’Ogliastra profonda.
Altri murali lungo la via Grazia Deledda Passata la piazza, il primo edificio a destra lungo la via Grazia Deledda si trova al civico numero 112, e sul suo prospetto laterale affacciato sulla via San Michele si trovava, fino a qualche anno fa, un murale che rappresentava un cavallo impennato colto di profilo alla cui destra stavano tre maschere umane con la bocca aperta, con il fondo caratterizzato da campiture curvilinee di colore. Il murale, che sembra rifarsi a certe soluzioni stilistiche ed espressive presenti nella produzione villamarese di Antioco Cotza anche non è stato tuttavia possibile identificare l’autore né reperire alcuna informazione che lo riguardi, si è però deteriorato nel tempo, ed al suo posto è stato posizionato un nuovo murale che rappresenta la longevità in Ogliastra, realizzato dall’artista ogliastrino Davide Careddu, che si firma Garè.
Proseguendo verso nord lungo la via Grazia Deledda, percorso circa duecentotrenta metri si raggiunge alla sinistra della strada l’edificio che ospita il Bar la Marmora, sulla facciata del quale, ai civici numeri 89 e 91, il murale che rappresenta due figure maschili davanti ad un televisore, realizzato nel 1999. L’opera rappresenta due uomini a mezzo busto che discutono, e alle loro spalle sta un televisore acceso che trasmette immagini di guerra il cui resoconto affidato alla giornalista sulla destra. L’intensa immediatezza espressiva, che si manifesta nella semplificazione formale ed è rafforzata dalle didascalie, veicola il messaggio antimilitarista e di condanna della guerra contenuto nel murale. Riguardo agli autori Giacinto S., Roberto M., Fabrizio M., e Carla S. non è stato possibile sciogliere le firme e quindi identificarli, né reperire alcuna loro notizia.
L’impianto polivalente al chiuso di Villanova StrisailiArrivando a Villanova Strisaili con la via Graza Deledda, passiamo la deviazione in via San Basilio che ci ha portati a visitare la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, proseguiamo per un’altra cinquantina di metri e prendiamo a sinistra la via Tirso, che, in quasi duecento metri, ci porta di fronte all’ingresso dell’Impianto polivalente al chiuso di Villanova Strisaili. 
Questo impianto contiene la palestra polivalente al chiuso, che non è dotata di tribune, e nella quale è possibile praticare come disciplina la pallavolo. Il Campo da Calcio di Villanova StrisailiProseguendo dopo la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, la via San Basilio diventa via Gennargentu, la seguiamo per trecento metri, poi prendiamo a destra la via Monte Olinie, dopo novecento metri prendiamo a sinistra la strada che, in poco più di cento metri, ci porta al Campo da Calcio Comunale un impianto inserito nel complesso Sa Insisgedda. 
Questo impianto contiene un Campo da Calcio con fondo in terra battuta, non dotato di tribune. Il murale che rappresenta la tosatura Dalla via Gennargentu, passata la deviazione a destra nella via Monte Oline, percorsa appena una quarantina di metri si vede la successiva deviazione a destra che è la via Monte Sa Mela e, sulla facciata del primo edificio alla destra della strada, si vede il murale che rappresenta la tosatura. L’opera è composta secondo una certa simmetria su un fondo indistinto, e rappresenta in primo piano due uomini seduti impegnati a tosare due pecore e alle loro spalle una donna col capo coperto dal fazzoletto tiene in grembo la lana, mentre in un piano più arretrato stanno due coppie di uomini intente in passatempi tradizionali, quella a sinistra sta giocando alla morra mentre quella a destra alla lotta. Il murale è stato realizzato nel Novecento e riporta in basso a destra le firme A. Valerio, A. Solinas, Luca C., Mary G., Franco Faby, ma non è stato possibile sciogliere le firme né reperire alcuna notizia riguardante gli autori.
Visita dei dintorni di Villagrande StrisailiPer quanto riguarda le principali ricerche archeologiche effettuate nei dintorni di Villagrande Strisaili, sono stati portati alla luce i resti della Fonte sacra di S'Arcu 'e Is Forros; delle tombe di giganti di Campu de Pira Onni chiamata anche di Pradu Su Chiai, di Genna Ardeletti, di Genna Troculu, di Lalzoracesus, di Pibinari, di Sa Carcara, di Sa Carcaredda I, di Sa Carcaredda II, di Sa Carcaredda III, di Sa Carcaredda IV, di Sa Carcaredda V, di Santa Barbara, e di Su Porcu Abba; dei nuraghi semplici Mummus Orgosa, e Orrubiu; ed anche dei nuraghi 'e Scala, Giuoro, Istoge, Lalzoracesus, Marruscu, Murtarba, Nieddu, Niu Abila, Orgi, Orotzeris, Ortu, Oruntacco, Palancaddu, Pauli Costi, S'Arcu es Forras, Su Chiai, Su Porcu Abba, Surzaoe, e Troculu, tutti di tipologia indefinita; degli insediamenti protostorici di Locethi, Monte Ulloro, Praidas, S'Arcu 'e is Forros, e Sa Carcaredda; con i Santuari di S'Arcu 'e Is Forros, e di Sa Carcaredda. Vediamo ora che cosa si trova di più sigificativo nei dintorni dell’abitato che abbiamo appena descritto. Il fiume Flumendosa con i suoi due laghi Il fiume Flumendosa, che dai Romani era denominato Saeprus, con una lunghezza di 127 chilometri è il secondo fiume della Sardegna dopo il Tirso, ma primo per portata media annua che alla foce raggiunge di 22 metri cubi al secondo. Il suo percorso è sbarrato da due imponenti dighe che danno luogo a due laghi artificiali. Nasce nel massiccio del Gennargentu, sulle pendici est del monte Perda Aira, a sud-est di Punta la Marmora. Dopo aver attraversato il territorio di Arzana, il fiume si getta nel Lago Alto del Flumendosa. Il percorso naturale dell’acqua prosegue nei territori di Aritzo, Gadoni, Seulo e Sadali per poi gettarsi nel Lago Basso del Flumendosa nei territori di Villanova Tulo, Nurri e Orroli. Continua quindi il suo percorso nei territori di Esterzili, Escalaplano, Goni, Ballao, armungia, Villasalto e San Vito, fino a sfociare nel mar Tirreno a Villaputzu, nella Provincia del Sud Sardegna. Viene considerato il fiume più importante dell’Isola, per la natura e le caratteristiche del suo corso e per gli aspetti della sua utilizzazione, ed è probabilmente il più bello dal punto di vista naturalistico ed ambientale.
Il primo sbarramento, la Diga a Bau Muggeris che sbarra il fiume Flumendosa nel Comune di Villagrande Strisaili, le cui costruzione si è conclusa nel 1949 nella gola omonima, a 801 metri di altezza, forma il Lago Alto del Flumendosa lungo sei chilometri e largo un chilometro e mezzo, con una capacità di 61 milioni di metri cubi. Le acque passano attraverso tre centrali elettriche il corrispondenza in quelli che sono chiamati il tre salti del Flumendosa. Una volta utilizzate per la produzione di energia elettrica nelle centrali sotterrane dei tre salti del Flumendosa, collegati tra loro tramite gallerie e condotte forzate, le acque, si versano poi nel lago artificiale di Sa Teula, a est di Villagrande Strisaili, ad una quota di 240 metri, e da qui vengono inviate nella sottostante piana di Tortolì per l’irrigazione.
Il secondo sbarramento, la Diga a nuraghe Arrubiu che sbarra il fiume Flumendosa nel Comune di Orroli, realizzata più a sud tra il 1953 ed 1959, a 268 metri di altezza, forma il Lago Basso del Flumendosa molto più grande del primo lago, lungo diciassette chilometri e largo circa cinquecento metri, con una capienza di 317 milioni di metri cubi all interno dei territori delle regioni storiche del Sarcidano e della Barbagia di Seulo. Le acque, una volta utilizzate anch’esse per la produzione di energia elettrica, vengono travasate per mezzo di una galleria lunga sei chilometri nel Lago Mulargia, da cui, con una seconda galleria, vengono immesse nel grande canale che, con sistema di condotte idriche parte in galleria e parte in superficie, le trasporta per l’irrigazione del Campidano.
Visita della diga di Bau Muggeris che genera il Lago Alto del FlumedosaLa via Grazia Deledda sbocca sulla via Gennargentu, la prendiamo verso sinistra e, subito più avanti, si trova uno svincolo dal quale parte a sinistra la via Flumedosa. La via Flumendosa, in due chilometri e mezzo, porta al Lago Alto del Flumendosa, al quale si poteva arrivare anche con la SS389 di Buddusò e del Correboi Variante, che, oggi completamente rinnovata ed a scorrimento veloce, fiancheggia sulla destra il Lago Alto del Flumendosa, il primo dei laghi artificiali realizzati lungo questo fiume, che si trova a circa sette chilometri da Villagrande Strisaili. Da dove la via Gennargentu ci ha portati al lago, prendiamo a destra la strada costiera che lo fiancheggia seguendo la sua costa orientale. Percorsa per tre chilometri e seicento metri, dopo aver raggiunto la sommità del lago e poi essere scesi lungo la sua costa occidentale, arriviamo a raggiungere la Diga di Bau Muggeris che prende il nome dalla gola nella quale è stata realizzata, ossia della gola di Bau Muggeris. Il suo nome indica il Guado delle Mogli, e si riferisce probabilmente al fatto che qui le donne del villaggio di Villagrande Strisaili di recavano a lavare i panni. Questa diga è il primo sbarramento dell’alto Flumendosa, e si tratta di una diga la cui costruzione si è conclusa nel 1949. È una diga del tipo a gravità a speroni con vani interni in calcestruzzo, ha una altezza di 58.7 metri, genera un invaso di 61.44 metri cubi, e raggiunge una quota di massima regolazione di 800 metri sul livello del mare. I lavori di realizzazione del bacino del Lago Alto del Flumendosa iniziano nel 1928, quando viene costruito lo sbarramento nella gola di Bau Muggeris. In seguito, la messa in opera viene interrotta e parte dei fondi dirottata al sud per favorire l’estrazione autarchica del carbone del Sulcis. Dopo una breve ripresa, in piena seconda guerra mondiale, la costruzione del bacino viene nuovamente sospesa fino al 1949, quando vengono attivati anche gli installi di produzione dell’energia elettrica. Gli impianti hanno prodotto a pieno regime fino a 130 milioni di kilowatt per ora, ovvero pari a un terzo del quantitativo ottenuto, a quel tempo, nell’intera penisola italiana. Questa produzione energetica e la relativa razionalizzazione del corso d’acqua che prosegue sul Rio Teula a Santa Lucia, è stata determinante per lo sviluppo dell’area, sia da un punto di vista industriale che agricolo.
Nella nostra visita al Lago Alto del Flumendosa vediamo le vasche per l’allevamento ittico di trota Iridea e trota Fario, di proprietà della Cooperativa dei pescatori dell’alto Flumendosa, che vengono fatte vivere insieme a trote in Libertà. Vediamo anche abbeverarsi una mandria di mucche, vediamo i pescatori, ed assistiamo anche alla raccolta di acqua da parte di un canadair per lo spegnimento di un incendio sviluppatosi nei dintorni. 
La centrale idroelettrica del Primo salto del Flumendosa ed i resti del villaggio Enel Dove la via Gennargentu ci ha portati al lago, vediamo il primo sbarramento, quello del Primo salto del Flumendosa, la cui centrale idroelettrica è collocata in caverna, scavata nel granito ad una profondità di 150 metri ed è alimentata da una condotta forzata a pozzo verticale. Il Villaggio Enel del Primo Salto è stato costruito nel 1949 in concomitanza con l’ultimazione della diga di Bau Muggeris, la prima grande opera di quel tipo del dopoguerra. Una volta perfezionata l’automazione della centrale, è stato progressivamente abbandonato dai primi anni 2000. Era un centro piccolo ma una volta autosufficiente, dotato di scuola, spaccio, mezzi agricoli e persino di una vicina colonia per l’infanzia. Le casupole, molte delle quali costruite in schiera, nella tradizione del villaggio operaio, sono quasi tutte diroccate e cadenti, qualcuna invece è ancora abitata, con tanto di utilitarie funzionanti e carcasse d’auto indistintamente parcheggiate all’ingresso.
I resti della tomba di giganti di Campu de Pira Onni chiamata anche di Pradu Su ChiaiDal piccolo sobborgo Villanova Strisaili, prendiamo via Flumendosa che ci porta verso il lago. Dopo lo svincolo rotatorio, vediamo l’edificio dell’ERSAT, Ente regionale di Sviluppo e Assistenza Tecnica in agricoltura. Più avanti prendiamo, sulla sinistra, una sterrata che ci porta a guadare un piccolo torrente solitamente asciutto, superiamo un cancello, e poco oltre vediamo sulla destra la tomba di giganti di Campu de Pira Onni chiamata anche di Pradu Su Chiai. È una tomba di giganti del tipo a filari, nelle quali sia la facciata che l’esedra sono state realizzate sovrapponendo diversi filari di pietre rettangolari ben squadrate. La camera funeraria è ben conservata, mancano solo gli ultimi filari della copertura a pseudo cupola tipica delle tombe di questo tipo. 
Caratteristica di questa tomba è la presenza, sopra l’ingresso, di un grande blocco sul quale è scolpito un fregio con tre grandi dentelli. A differenza di altri simili che erano presenti in altre tombe di giganti simili, in questa tomba il blocco si trova ancora al suo posto. Resti dell’insediamento protostorico di Sa Carcaredda con il suo Tempio a megaronSempre da Villanova Strisaili, prendiamo la prosecuzione della via Gennargentu, che è la via Nuoro, e ci porta a prendere la vecchia SS389 di Buddusò e del Correboi, una strada piena di curva che scorre più ad est rispetto alla SS389 di Buddusò e del Correboi Variante. Percorsa per cinque chilometri ed ottocento metri circa, si trova sulla sinistra un ampio piazzale sterrato dove è consigliabile parcheggiare. L’area archeologica, recintata per ragioni di tutela, si trova invece alla destra della carreggiata ed è raggiungibile percorrendo a piedi un sentiero di circa duecento metri, ed in essa ai margini dell abitato si trovano, a circa 932 metri di altezza, i resti di un insediamento protostorico con un centro cerimoniale, costituito da un Tempio a megaron, un Villaggio di epoca nuragica, e cinque tombe di giganti. All’interno dell’area archeologica si trova un recinto che racchiude il Tempio a megaron di Sa Carcaredda, costruito con blocchi irregolari di granito, porfido e più raramente calcare, insieme ad una serie di ambienti di servizio. Il tempio costituito da una struttura di forma circolare preceduta da un atrio trapezoidale fornito ai lati di sedile e tutto l edificio pavimentato da lastre in granito ben giustapposte. La camera circolare suddivisa da un muro rettilineo che delimita un focolare sul quale insisteva un altare a forma di vasca o focolare che riproduceva un modellino di nuraghe complesso, costituito da due torri nuragiche, costituito da diversi conci di calcare fissati fra loro da grappe di piombo, che è attualmente conservato nel Museo Archeologico Nazionale Giorgio Asproni di Nuoro. All interno dello spazio delimitato da questo muro sono stati rinvenuti reperti di bronzo fra i quali anelli, bracciali e pugnali decorati a linee incise, frammenti di spade votive, basi per offerte con l impiombatura di fissaggio per i bronzi, spilloni, bottoni. I reperti rinvenuti all’interno del tempietto circolare, come i numerosi bronzetti, i lingotti di rame e i gioielli d’ambra sottolineano la centralità cultuale e commerciale che i siti montani avevano durante l’Età del Bronzo e del Ferro in Sardegna.

Intorno al tempio, si trovano i resti di altri ambienti probabilmente con funzioni di servizio, a nord quelli di un ambiente rettangolare ed a sud quelli di un ambiente circolare. L edificio rettangolare adiacente la rotonda si caratterizza per la presenza di due ripostigli rinvenuti al di sotto del piano pavimentale, contenuti in due olle entrambe rincalzate da frammenti di lingotti ox-hide e panelle in rame e da un ascia a margini rialzati che consente di datare il contesto al Bronzo recente. All’interno dell’ambiente rettangolare, dove venivano presumibilmente riposti gli ex voto che periodicamente venivano prelevati e tesaurizzati in ricchi ripostigli di rame e bronzo, gli scavi hanno portato alla luce ceramiche e frammenti di spade votive, piccoli pugnali ed anelli in bronzo, bottoni a forma di nuraghe, oltre a monete risalenti al terzo e quarto secolo dopo Cristo. 
Nelle immediate adiacenze, si trovano i resti del Villaggio nuragico di Sa Carcaredda, non ancora indagato scientificamente e del quale si legge appena l andamento delle murature. Il monumento è stato scavato agli inizi degli anni novanta del Novecento dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro, ed il monumento è stato in seguito abbondantemente restaurato. Le tombe di giganti di Sa CarcareddaPoche decine di metri oltre il tempietto, in un fitto bosco di lecci, una recinzione in muratura protegge la grande tomba di giganti di Sa Carcaredda I ben conservata e caratterizzata da una eccezionale monumentalità. È caratterizzata da un’ampia esedra, un abbraccio di pietra che invitava alla condivisione e al raccoglimento, si svolgevano i riti legati al culto dei morti, sepolti all’interno del corridoio retrostante la grande stele centrale. L’esedra è delimitata da lastre di pietra infisse nel terreno, lungo le quali si trova uno zoccolo continuo di pietre, che poteva servire da panca per i convenuti. Della grande stele in pietra, restano solo due grossi blocchi della parte inferiore. La camera conserva, intatte, quasi tutte le lastre della copertura a piattabanda. 
Più avanti, si trova invece la tomba di giganti di Sa Carcaredda II, in discreto stato di conservazione nonostante le radici dell’albero di leccio che lo sovrasta ne compromettano la stabilità. Il corridoio funerario, realizzato a filari di blocchi poligonali, presenta ancora quasi totalmente la copertura mentre il corpo tombale è definito dal tumulo che lo ricopre. Maggiormente leggibile, sebbene priva della stele, risulta essere l’esedra di tipo dolmenico, costituita da grandi ortostati infissi conficcati verticalmente nel terreno. 
A salvaguardia e tutela di queste due tombe di giganti, le aree di pertinenza sono state delimitate con recinzioni in muratura a secco del tipo tradizionale. I resti di altre tre tombe di giganti si trovano nei dintorni, ossia della tomba di giganti di Sa Carcaredda III, della tomba di giganti di Sa Carcaredda IV, e della tomba di giganti di Sa Carcaredda V. 
L’area archeologica S’Arcu ’e Is Forros con i tre Templi a megaron ed il villaggio nuragico Dal centro di Villanova Strisaili, prendiamo via Flumendosa che ci porta verso il lago e ci immettiamo sulla SS389 di Buddusò e del Correboi Variante che si dirige verso nord in direzione di Nuoro. Percorsi sette chilometri, appena passato il viadotto sul Bacu Alleri, vediamo un’area di sosta sulla sinistra, nella quale possiamo lasciare la macchina per prendere la strada bianca che ci condurrà all’area archeologica S’Arcu ’e Is Forros, e la raggiungiamo dopo quattrocento metri. Nell’area archeologica, su una collina a un migliaio di metri di altezza, si trova un complesso templare di epoca nuragica che ospita tre templi a megaron dedicati al culto delle acque ed un vasto villaggio nuragico. Il vasto insediamento di S Arcu e is Forros si articola in diverse fasi di frequentazione che iniziano con un abitato databile alle fasi finali del Bronzo medio e iniziali del Bronzo recente, ossia fra il quindicesimo ed il tredocesimo secolo avanti Cristo, e persistono dalle prime fasi del Bronzo finale fino all et del Ferro, tra il 1200 ed il 750 avanto Cristo, con una ripresa dell insediamento in funzione cultuale. Alla fase della frequentazione del santuario nel Bronzo finale sono stati attribuiti i tre Templi a megaron e diverse Insulae, capanne a corte centrale, sostanzialmente degli ambienti di vita quotidiana annessi agli edifici del culto e depositi di derrate e beni vari.
Il grande Tempio a megaron A è il tempio più grande del Santuario nuragico, e il recinto sacro davanti al tempio è realizzato su una capanna preesistente. Nel recinto sono state rinvenute numerose basi per offerte, che fanno desumere che tutta l’area del recinto fosse destinata alla raccolta di ex voto. Il tempio ha pianta rettangolare, lunga diciassette metri e con una larghezza che varia tra cinque ed i sei metri e mezzo, per l’irregolarità dei muri perimetrali. Lo spazio interno è diviso in quattro ambienti successivi, collegati fra loro. Una canaletta di deflusso, che dal secondo ambiente portava l’acqua all’esterno, fa ritenere che nel tempio si potessero svolgere riti collegati al culto delle acque. Nel tempio sono stati rinvenuti numerose statuette in bronzo, vasi con fori passanti, pugnali, spade, un bacile calcareo, lamine in bronzo, spilloni, una testa di ariete ed altro. In prossimità dell edificio è stata messa in luce una costruzione formata dall unione di due piccole torri troncoconiche, provviste di un apertura alla base, interpretabili come fornaci per la fusione dei metalli. 
Recenti scavi hanno restituito il Tempio a megaron B che sorge, circondato anch’esso da un recinto, a poca distanza dal monumento A, e che appare caratterizzato da tre fasi edilizie. Durante la prima fase l’edificio viene costruito con pianta rettangolare, parte anteriore in antis, muro di fondo absidato e ripartizione interna in due ambienti. Nella seconda fase, che vede diventare tre i vani interni, all’interno di un piccolo ambiente ottenuto nel vano di fondo absidato viene costruito un altare che poggia su uno strato di grandi ciottoli piatti trasportati dal fiume sottostante Interabbas, come se volesse richiamare la divinità dell’acqua. È costituito da un primo filare di blocchi squadrati di basalto, da un secondo filare di vulcanite tenera, un terzo di basalto recante al centro del muro curvilineo una protome d’ariete con corna e occhi a globetto, un quarto filare di vulcanite, un quinto di basalto con un’altra protome d’ariete sovrapposla alla precedente. Sopra l’ultimo filare vi era un focolare circolare derivante dall’incastro di blocchi di basalto a cuneo che rappresentava una torre nuragica al centro della quale sfavillava la fiamma sacra durante le cerimonie religiose. Il modello, che viene attribuito ad un momento non terminale del Bronzo finale, è costituito da cinque filari di blocchi isodomi in spartito cromatico grazie all’alternarsi di blocchi in basalto bolloso nero e vulcanite rosata. Nei due filari in basalto campeggiano in posizione centrale, sovrapposte l’una all’altra, due raffigurazioni di protomi di ariete. A coronamento della composizione vi è un ulteriore filare in basalto che rappresenta, con i classici mensoloni in rilievo, gli spalti di un nuraghe, su cui poggiava un focolare formato dall’incastro di conci a cuneo uniti da grappe di piombo, anch’essi di basalto. Si è ipotizzato che l’interesse per il Santuario abbia determinato un’affluenza importante di pellegrini e una conseguente frequentazione duratura degli edifici sacri, tanto da indurre nella terza fase edilizia alla costruzione di due ambienti accessori e da due vani di piccole dimensioni addossati ad un lato esterno del monumento a megaron. 
L’agglomerato denominato Insulla 1 si contraddistingue per essere contiguo ad un edificio indicato come Tempio a megaron C e di esso emerge principalmente la funzione di officina fusoria alla quale sarebbe stato adibito successivamente alla sua originaria destinazione cultuale. Sulle restanti porzioni di pavimento lastricato dell’interno del vano si conservano tracce lasciate dal fuoco, mentre sul lato sinistro il battuto d’argilla rossa presenta strati alternati di argilla bruciata conseguenti all’attività fusoria. All’angolo della parete di fondo compare una fornace il cui foro centrale ne propone l’impiego nella lavorazione dei metalli come il bronzo e il piombo, i quali compaiono in abbondanza in tutto il villaggio e nelle vicine capanne. L’edificio si inserisce in un agglomerato abitativo circondato da un muro esterno e costituito da dodici vani che si aprono su un cortile centrale. 
Nel cortile interno dell’agglomerato, denominato Insulla 2, si aprono dieci vani, solo parzialmente scavati, ma che hanno già fornito molti e spettacolari ritrovamenti. L’iscrizione su un’anfora di tipo cananeo rinvenuta nel sito di S’Arcu e Is Forros La testimonianza materiale più antica lasciata dai contatti con le genti del Oriente Mediterraneo nelle zone interne impervie e difficili da raggiungere della Sardegna, è un Anfora di tipo cananeo, rinvenuta frammentata all interno del vano 2 dell Insulla 2, presso un focolare, in associazione con brocche askoidi e olle di produzione nuragica. Si tratta di una delle anfore da trasporto apparse nel Mediterraneo, cioè dalle Cananee, fabbricate dall’omonima popolazione che risiedeva nella Regione costiera fra la Palestina e la Siria, l’odierno libano. L anfora rivneuta nel sito di S’Arcu e Is Forros, in parte ricomposta, reca sulla spalla una iscrizione incisa dopo la cottura, in caratteri da alcuni ritenuti filistei o fenici e databili tra il nono e l’ottavo secolo avanti Cristo, dall’epigrafista Gigi Sanna ritenuta però una iscrizione nuragica.
L’epigrafista Gigi Sanna, nato ad Abbasanta nel 1939, che ha insegnato lingua e letteratura greca e latina ed è stato docente presso l’Istituto di Scienze religiose dell’Arcidiocesi di Oristano, a partire dal 1995 aveva analizzato diversi reperti in ceramica, in bronzo e in pietra rinvenuti in Sardegna, che mostrano delle incisioni a sua opinione considerabili come scritte nuragiche risalenti alla seconda metà del secondo millennio avanti Cristo. I testi studiati appartengono a svariate tipologie alfabetiche, protosinaitica, ugaritica, gublitica, protocananaica e fenicia. Lo studioso, che identifica gli autori con l’antico popolo degli Shardana, sostiene che essi parlassero una lingua indoeuropea simile al latino, e che utilizzassero codici di scrittura semitici, esibendo a sostegno delle sue tesi svariati documenti come la celebre Stele di Nora, le Tavolette di Tzricottu di Cabras, il Sigillo di Sant’Imbenia rinvenuto vicino ad Alghero, l’Anello sigillo di Su Pallosu rinvenuto a San Vero Milis, l’iscrizione rinvenuta su un’anfora nel sito di S’Arcu e Is Forros presso Villagrande Strisaili, e da ultimo il Coccio di Pozzomaggiore.
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Resti del nuraghe S'Arcu 'e Is Forros Nelle vicinanze sorge anche il nuraghe S’Arcu ’e Is Forros, un nuraghe di tipologia indefinita edificato a 892 metri di altezza, i cui resti sono parzialmente visibili. Ritualità e architetture testimoniano come le attività metallurgiche fossero in stretta connessione con la sfera del sacro dato che S’Arcu ’e Is Forros era, oltre che un villaggio Santuario, anche probabilmente il più importante centro metallurgico della Sardegna nuragica, grande centro di scambi commerciali con l’Etruria e il mediterraneo orientale. In un’anfora rinvenuta nel sito erano incisi caratteri in lingua filistea, fatto che testimonia i rapporti fra la Sardegna ed il Levante. L’area archeologica è tuttora interessata a campagne di scavo, e si spera che, in futuro, potranno permettere di comprendere i numerosi edifici dei quali si riesce oggi a intravedere solo il profilo.
Le cascate di Sothai Dal centro di Villagrande Strisaili riprendiamo la SP27 in direzione di Tortolì. Dal cartello segnaletico che ha indicato l’ingresso nell’abitato, percorrimo un chilometro e ottocento metri e, poco prima del cartello che indica il chilometro 8, prendiamo una sterrata sulla sinistra in direzione del sentiero curato dall’Ente Foreste della Sardegna che porta alle spettacolari Cascate di Sothai. Le cascate si raggiungono dopo una camminata di circa un chilometro, in mezzo a lecci e querce. Lungo il sentiero sono presenti diversi tavolini in legno dove trovare ristoro, dove sedersi un attimo per respirare appieno la natura, dove riprendere fiato. All’arrivo, uno spettacolo unico. Da una parete di granito, dopo una lunghissima discesa, le acque del Flumendosa si riversano nel canyon Bau Vigo creando le famose cascate, situate all’interno di un cantiere forestale, che si formano dopo un salto di circa settanta metri, con una larghezza alla base di una trentina di metri.
La diga di Sa Teula e la centrale idroelettrica del Secondo salto del Flumendosa Dall’invaso del bacino dell’alto Flumendosa l’acqua viene trasferita a valle dell’abitato di Villagrande Strisaili tramite una condotta forzata verso il bacino del torrente Sa Teula, lungo il quale esiste uno sbarramento realizzato per creare un bacino di calma delle acque del torrente. Si tratta della Diga di Sa Teula una diga in calcestruzzo a gravità ordinaria dell’altezza di 21.7 metri, costruita negli anni dal 1942 al 1949, su progetto di Velio Princivalle. Per raggiungere la diga di Sa Teula, proseguiamo in direzione est lungo la SP27 per cinque chilometri e quattrocento metri, poi svoltiamo subito a sinistra seguendo le indicazioni per il lago di Santa Lucia e per il Secondo ed il Terzo salto. Seguendo questa strada, dopo un chilometro ed ottocento metri arriviamo a una deviazione sulla destra per il Terzo salto, mentre la strada prosegue dritta verso il Secondo salto, che raggiungiamo dopo tre chilometri.
Qui troviamo la diga, che crea l’Invaso sul Rio Sa Teula il quale ha, in condizioni di esercizio, una capacità utile di 11.721 metri cubi d’acqua per uso idroelettrico. Le acque provenienti dalla condotta forzata che parte dall’invaso dell’alto Flumendosa vengono, quindi, turbinate negli impianti sotterranei della Centrale del Secondo salto del Flumendosa per la produzione di energia elettrica. L’invaso sul Rio Sa Teula, a seguito dell’alluvione del dicembre 2004, è stato fortemente colmato di terra. Sul lato nord dell’invaso si trova il vecchio Villaggio Enel del Secondo salto abbandonato, poco più di una ventina di edifici nel quale alloggiavano i dipendenti dell’adiacente centrale idroelettrica. L’accesso al villaggio è interdetto dai cancelli all’ingresso della centrale idroelettrica, comunque apparentemente si trova in buono stato di conservazione. Un semaforo anch’esso abbandonato ricorda ai temerari scavalcatori di cancelli che l’ingresso è vietato.
La diga di Santa Lucia e la centrale idroelettrica del Terzo salto del FlumendosaL’acqua rilasciata incrementa gli apporti del Rio Sa Teula confluendo nell’invaso di Santa Lucia, poco ad ovest dell’abitato di Girasole. Torniamo a dove abbiamo svoltato subito a sinistra seguendo le indicazioni per il lago di Santa Lucia e per il Secondo ed il Terzo salto. Seguendo questa strada, dopo un chilometro ed ottocento metri arriviamo a dove la strada prosegue dritta verso il Secondo salto, mentre prendiamo la deviazione sulla destra per il Terzo salto. Procediamo in direzione nordest verso il Terzo salto e, dopo seicento metri, si trova alla destra della strada, la Centrale del Terzo salto del Flumendosa, una centrale idroelettrica nei cui impianti sotterranei, vengono turbinate le acque provenienti dalla condotta forzata che parte dalla diga di Sa Teula. Poco più avanti, lungo la strada, si vedono pure le abitazioni del Villaggio Enel del Terzo salto del Flumendosa, costruito nel 1940 e attivo fino alla metà degli anni Novanta, che ospitava gli operai della centrale. I due edifici più a est erano due casermette dei carabinieri, mentre nell’edificio intermedio, un grosso caseggiato di tre piani, alloggiavano gli operai della centrale. Immerso nei boschi e quasi in bilico sulla ripida vallata del Rio Sa Teula, il suo silenzio è rotto solo da rarissime macchine di passaggio sulla strada. Dalla centrale, procediamo per altri trecentocinquanta metri, poi svoltiamo a destra, proseguito per un chilometro svoltiamo tutto a sinistra, proseguiamo per poco più di due chilometri, svoltiamo a sinistra e prendiamo una strada parzialmente a traffico limitato che costeggia a sud il lago e, in settecntocinquanta metri, ci porta alla Diga di Santa Lucia che è il più importante sbarramento sul Rio Sa Teula che ha sbocco a mare nei pressi dell’abitato di Girasole. Lo sbarramento, dell’altezza di 28.5 metri, è a gravità ordinaria in calcestruzzo con spalla sinistra in pietrame e manto di tenuta in cemento armato ed interposto un telo in PVC. L’opera è stata realizzata dal 1978 al 1985 su progetto di Gian Paolo Rocco e Giovanni Sallusto.
L’invaso sul Rio Sa Teula in località Santa Lucia, ossia il Lago di Santa Lucia ha una capacità utile di 3.7 milioni di metri cubi d’acqua per uso promiscuo. L’utilizzo principale dell’impianto è irriguo e industriale, ma vista la grande affluenza di turismo dei mesi estivi nella zona non è escluso un suo utilizzo anche per scopi potabili. Oltre agli apporti provenienti dal bacino imbrifero del Rio Sa Teula, gode di quelli che vengono trasferiti dal bacino dell’alto Flumendosa per mezzo della condotta forzata per il turbinamento e la produzione di energia elettrica nella centrale. L’Adsplo, che è l Associazione Sportiva Dilettantistica Pesca lenza Ogliastra di Tortolì, organizza spesso gare di pesca sportiva, che vengono disputate nel lago di Santa Lucia, che sorge a poche chilometri da Tortolì, ma che ricade nel territorio comunale di Villagrande Strisaili.
La Stazione ferroviaria di Villagrande Strisaili Presa verso sud est lungo la SS389 di Buddusò e del Correboi di Buddusò e del Correboi, circa duecentocinquanta metri dopo il cartello indicatore del chilometro 174, seguendo le indicazioni per il Lago Alto del Flumendosa ed il Gennargentu, prendiamo la deviazione a destra sulla strada di congiunzione tra la SS389 di Buddusò e del Correboi e la SS198, e, dopo centocinquanta metri, una strada bianca sulla sinistra ci porta alla Stazione ferroviaria di Villagrande Strisaili che, pur essendo al servizio principalmente di Villagrande Strisaili, si trova però in territorio di Arzana. La stazione viene costruita negli anni novanta dell’Ottocento a circa otto chilometri a sud ovest dell’abitato di Villagrande Strisaili per conto della Società italiana per le Strade Ferrate Secondarie della Sardegna, e viene inaugurata nel 1893, data di apertura all’esercizio del tronco tra Arbatax e Gairo, uno dei primi della linea per Mandas a venire completati. Nel 1921 alla gestione subentra quella della Ferrovie Complementari della Sardegna, a cui segue nel 1989 quella delle Ferrovie della Sardegna. Sotto la loro amministrazione, nel 1997 l’intera tratta tra Mandas ed Arbatax viene destinata all’impiego per il solo traffico turistico legato al progetto Trenino Verde, fatto che comporta la cessazione di ogni servizio di trasporto pubblico nella stazione. Da allora l’impianto, dal 2010 gestito dall’ARST, viene utilizzato quasi esclusivamente nel periodo estivo, restando per il resto dell’anno pressoché privo di traffico.
La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio, da Bari Sardo ci recheremo a visitare Tortolì, uno dei due capoluoghi della Provincia dell’Ogliastra. Lo visiteremo con il suo centro ed i dintorni con alcuni dei più significativi siti archeologici. Poi da Tortolì ci recheremo verso la costa e raggiungeremo la sua frazione Arbatax, che verrà illustrata nella successiva tappa del nostro viaggio. |