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Visita di Cagliari fuori dal centro storico nella periferia maridionale fino al il Capo Sant’Elia e alla costiera del Poetto

In questa tappa del nostro viaggio, completeremo la visita della città di Cagliari della quale in una pagina precedente abbiamo visto il centro storico. Vedremo le chiese della zona meridionale dell’abitato con il famoso Santuario della Madonna di Bonaria. Ci recheremo poi a visitare il Capo Sant’Elia con la Sella del Diavolo e la spiaggia del Poetto.

Visita della zona meridionale dell’abitato fino al canate La Palma

Vedremo ora la prima parte della zona meridionale dell’abitato di Cagliari che si sviluppa verso sud fino al canale La Palma. Anche la zona meridionale della città conserva diversi edifici molto interessanti, soprattutto edifici religiosi, che conviene andare a visitare.

Gli edifici che ospitano la Legione dei Carabinieri

Cagliari-Gli edifici che ospitano la Legione dei CarabinieriCagliari-Gli edifici che ospitano la Legione dei Carabinieri: ingressoRiprendiamo la visita di Cagliari dal centro della città, e dalla piazza Costituzione prendiamo verso est la via Giuseppe Garibaldi. La seguiamo per un centinaio di metri, poi svoltiamo a destra nella via Iglesias e la seguiamo per centocinquanta metri, fino ad arrivare, dopo duecento metri, all’incrocio con la via Sidney Sonnino, dopo il quale la via Iglesias diventa via Grazia Deledda. E proprio in questo punto, ad angolo della via Grazia Deledda con la via Sidney Sonnino, al civico numero 111 della via Sidney Sonnino, si trova l’ingresso degli edifici che ospitano la Legione dei Carabinieri, che era stato progettato dagli ingegneri Angelo Binaghi e Flavio Scano. Cagliari-Le quattro statue in bronzo realizzate da Albino Manca e posizionate sul palazzo della Legione dei CarabinieriI lavori, realizzati dalla società Ferrobeton, cominciarono alla fine del 1930, mentre l’inaugurazione avvenne il 21 aprile 1933 ad opera non ancora completamente conclusa. L’edificio ha una sagoma pentagonale ed caratterizzato da forme ridondanti. Sulla sommità dell’edificio sono state posizionate quattro colossali statue in bronzo realizzate nel 1932 da Albino Manca, l’importante scultore di Tertenia, raffiguranti nudi virili simboleggianti L’Età fascista, La Giustizia, La Nuova giovinezza e Il Dovere. Sulla sommità dell’edificio sono visibili anche gli stemmi e i motti dell’Arma dei Carabinieri riportati in lingua latina e in italiano, il primo è «pro patria contra omnes / pro me contra neminem», ed il secondo è «usi obbedir tacendo e tacendo morir».

In via Sidney Sonnino si trova la piazza Antonio Gramsci

Di fronte agli edifici che ospitano la Legione dei Carabinieri, all’altro lato della via Sidney Sonnino, si apre uno spiazzo alberato che è stato ribattezzato piazza Antonio Gramsci dedicata al grande intellettuale di Ales, morto a Roma nel 1937, nel quale si trovano lastre di cemento, sul lato di una delle quali sono incise alcune delle sue principali massime.

Cagliari-In piazza Antonio Gramsci la incisione delle sue principali massime Cagliari-In piazza Antonio Gramsci la incisione delle sue principali massime Cagliari-In piazza Antonio Gramsci la scultura di Pinuccio Sciola che rappresenta l’esilio e il carcere di Antonio Gramsci

Al centro della piazza Antonio Gramsci, sul retro delle lastre di cemento, si trova la scultura di Pinuccio Sciola dedicata a questo intellettuale. La scultura, realizzata nel 2014, rappresenta l’esilio e il carcere di Antonio Gramsci, condannato dal regime di Mussolini perché antifascista. Si tratta di una delle ultime opere dell’artista di San Sperate, scomparso nel 2016.

Il monumento al Milite Ignoto ed il parco delle Rimembranze con il Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale

Cagliari-Monumento al Milite ignoto davanti agli edifici che ospitano la Legione dei CarabinieriSe procediamo lungo la via Sidney Sonnino verso sud, costeggiando gli edifici che ospitano la Legione dei Carabinieri, dopo cento metri arriviamo all’incrocio di questa strada con la via San Lucifero. Proprio prima dell’incorcio con la via San Lucifero, lungo la via Sidney Sonnino si trovano le lastre sulle quali sono presenti i nomi dei caduti, che costituiscono il Monumento al Milite Ignoto. La prima idea era stata quella di dedicare, alla realizzazione di un parco, la via alberata che conduce al Santuario della Madonna di Bonaria, ma ad essa è subentrato il progetto di un memoriale, proprio a ridosso della caserma dei Carabinieri, in continuità con il giardino di San Lucifero.

Cagliari-Il parco delle Rimembranze che conduce al Monumento ai Caduti della prima guerra mondialeTra le lastre con i nomi dei caduti si si trova l’ingresso del parco delle Rimembranze dedicato ai caduti della prima guerra mondiale, realizzato come i Boschetti delle rimembranze sorti in tutta Italia a partire dal 1923. La realizzazione del parco, che risale al 1935, si deve a Ubaldo Badas, allora aiutante ingegnere nell’Ufficio tecnico Comunale. L’allestimento è decisamente sobrio, con due fasci, formati da una base di granito e file alterne di trachite e pietra di Serrenti, che recano i nomi e le date delle principali battaglie della prima guerra mondiale, inquadrano l’esedra centrale in calcare bianco e trachite rossa, a ricordo delle mostrine della Brigata Sassari, che riporta i nomi dei caduti. La recinzione è costituita da sfere metalliche e cippi in calcare, uniti da catene.

Lungo la via San Lucifero si trova il Centro Comunale d’Arte e cultura ExMà

Torniamo all’incrocio della via Sidney Sonnino con la via San Lucifero, dove provenendo da nord prendiao a destra la via San Lucifero e subito più avanti, lungo il lato destro della via San Lucifero, al civico numero 71, si trova l’ingresso del centro culturale polivalente denominato Centro Comunale d’Arte e cultura ExMà, nome abbreviato con il quale viene identificato l’ottocentesco edificio dell’ex mattatoio, rimasto in attività fino al 1964, ed è stato poi ristrutturato. Originariamente il mattatoio era stato costruito ai margini della città, poi inglobato nel tessuto cittadino dalla successiva espansione di Cagliari. Dagli anni ’90 viene utilizzato come centro culturale ed ospita, oltre a molte mostre temporanee, le quasi 650 stampe della Collezione Nicola Valle, realizzate da artisti sardi e italiani e donate nel 1997 alla locale amministrazione Comunale dagli eredi della sua famiglia.

Cagliari-Centro Comunale d’Arte e cultura ExMà Cagliari-Centro Comunale d’Arte e cultura ExMà: ingresso Cagliari-Centro Comunale d’Arte e cultura ExMà: interno

La chiesa di San Lucifero che ospita la parrocchia della Beata Vergine del Rimedio

Cagliari-Veduta del parco delle Rimembranze dalla chiesa di San LuciferoProseguendo lungo la via San Lucifero, al termine del parco delle Rimembranze, troviamo alla sinistra della strada il Complesso paleocristiano di San Lucifero, costituito dalla chiesa omonima, e dall’attiguo Convento e collegio. La chiesa di San Lucifero sede della parrocchia della Beata Vergine del Rimedio, una delle parrocchie del quartiere Villanova, da documenti pontifici risulta essere già presente nel 1095, ma la chiesa attuale risale ai rifacimenti effettuati nel 1646, che lo hanno ispirato alla Cattedrale della città, per quanto riguarda la pianta, a croce latina, l’alta cupola e il presbiterio sopraelevato, sotto il quale si trova la cripta. Cagliari-Chiesa di San LuciferoDal 1693 la chiesa, con l’annesso Convento e collegio, sono retti dai Frati Domenicani, successivamente, nel 1767, il complesso passa ai Frati Trinitari, provenienti dalla chiesa di San Bardilio, identificata anche come Santa Maria al Porto, che sorgeva, sino al 1929, ai piedi del colle di Bonaria, dove occupava l’area in cui oggi sorge l’ingresso principale al Cimitero di Bonaria, ed era la parrocchiale del quartiere portuale. I Trinitari rimangono a San Lucifero sino al 1803, nel 1826 Carlo Felice decide che il complesso sia adibito a ospizio dei poveri, successivamente trasformato in orfanotrofio. Nel 1891, vista l’estensione del quartiere Villanova, la chiesa diviene una parrocchia succursale della Collegiata di San Giacomo, mentre l’ospizio, dal 1907, diviene sede della regia Scuola industriale, che esiste ancora come Istituto Tecnico Industriale. Nel 1924, la chiesa viene eretta come parrocchia autonoma, intitolata alla Beata Vergine del Rimedio.

Cagliari-Chiesa di San Lucifero: facciata Cagliari-Chiesa di San Lucifero: il portone di ingresso Cagliari-Chiesa di San Lucifero: veduta laterale verso piazza San Cosimo

La devozione alla Madonna del Rimedio è molto antica dato che con ogni probabilità si deve far risalire a San Giovanni de Matha, provenzale, che, mentre stava dicendo la sua prima messa, ebbe la visione di un Angelo con una croce rossa e blu sul petto e le sue mani sulle teste di due prigionieri. Giovanni de Matha ha fondato nel 1198 l’Ordine dell’Ospedaliere della Santissima Trinità e dei prigionieri, comunemente chiamati Trinitari, con lo scopo di liberare i prigionieri di guerra, specialmente i Cristiani che si trovavano in catene presso i Musulmani. Sul loro abiti ha messo la croce che aveva visto sull’Angelo e, ha scelto come patrona la Madonna del Buon Rimedio, una devozione popolare nella sua patria provenzale, tanto che si rivolgeva sempre a Maria del Buon Rimedio per ottenere aiuto nella sua attività di liberazione degli schiavi cristiani.

L’interno della chiesa di San Lucifero è di gusto barocco seicentesco, ed è da notare la spendida rampa che conduce all’altare, decorata con Azulejos, tipici ornamenti dell’architettura portoghese e spagnola consistenti in piastrelle di ceramica con la superficie smaltata e decorata. La parete di fondo dell’abside è dominata dalle canne dell’organo, costruito dalla casa Tamburini di Crema nel 1961. Nel transetto sinistro si trova la tomba di Don Mosè Farci, mentre nel braccio destro del transetto è collocato l’imponente altare barocco in legno dorato, intitolato alla Madonna del Rimedio, patrona della parrocchia, dove è esposta una statua della Vergine, opera di Giuseppe Antonio Lonis. La prima Cappella laterale a destra ospita, sotto l’altare, una statua in marmo bianco, raffigurante San Lucifero giacente, rivestito dagli abiti pontificali, e una tela che raffigura lo stesso Santo assiso in cattedra. La chiesa conserva, al suo interno, anche un quadro di San Girolamo, una Madonna della Seggiola, il grande altare in legno. L’esterno ha una facciata piana, con il portone ornato da due colonne antiche in marmo, ed al centro lo stemma della città di Cagliari. Posati sulle volute, ai lati dello stemma, sono le statue di due cani, simbolo dei domenicani, Domini Canes, che officiarono il tempio per lungo tempo. Nella facciata della chiesa sono stati incastrati antichi sarcofaghi e diversi ornamenti sepolcrali rinvenuti nella vicina necropoli. Da questa parrocchia dipende la Basilica di San Saturnino.

Cagliari-Chiesa di San Lucifero: interno verso il presbiterio Cagliari-Chiesa di San Lucifero: altare centrale con sulla parete di fondo l’organo Cagliari-Chiesa di San Lucifero: statua del Santo nella prima cappella Cagliari-Chiesa di San Lucifero: interno verso il portale di ingresso

L’ultima domenica di ottobre si tengono, presso la Cattedrale di Santa Maria, la chiesa di San Lucifero e la Basilica di San Saturnino, le celebrazioni in occasione della Festa di San Saturnino Martire, patrono della città di Cagliari, con diversi riti religiosi.

San LuciferoSan Lucifero è vescovo di Cagliari nel quarto secolo ed alla sua figura è collegato il cosiddetto scisma luciferiano. Nel 354 Lucifero viene inviato da papa Liberio, insieme ad Eusebio vescovo di Vercelli ma anch’egli sardo di nascita, presso l’Imperatore costanzo per contrastare l’eresia di Ario sostenuta da costanzo. Secondo Ario solo il Padre e non il Figlio può essere considerato veramente Dio, non generato e di conseguenza non creato, in contrasto con quanto sostenuto dai vescovi d’occidente nel concilio di Nicea del 325. Nel 355 l’Imperatore costanzo convoca un concilio a Milano, nel quale ribalta i risultati di Nicea e fa condannare all’esilio il vescovo di Alessandria Atanasio, appoggiato da Lucifero e Eusebio, che vengono processati ed esiliati. Alla morte di costanzo nel 361 gli succede Giuliano l’Apostata che ritorna su posizioni ortodosse e richiama gli esuli. Lucifero è però intransigente con i vescovi che si erano schierati contro Atanasio, che si possono perdonare, ma debbono abbandonare la cattedra. Nel 362 il Sinodo di Alessandria decide, invece, il loro reintegro nella dignità episcopale, ed attorno a Lucifero si stringono i vescovi che avevano subito persecuzioni e ne deriva lo scisma detto luciferiano. Lucifero muore a Cagliari nel 370, e secondo la tradizione sarebbe stato sepolto prope ecclesiam calaritanum e sub illius'invocatione templum constructum, ossia vicino alla chiesa di Cagliari e sotto la sua invocazione viene costruito un tempio. Le sue reliquie sono state rinvenute nel 1623, nel terzo degli ambienti funerari del terzo e quarto secolo dell’attuale chiesa di San Lucifero, trasformati poi in sepolture cristiane ed utilizzate come tali sino al sesto e settimo secolo.

La cripta di San Lucifero

Cagliari-Cripta di San Lucifero: i numerosi resti ossei emersi durante gli scavi condotti nel 1947 e 1948A Cagliari, nei primi decenni del diciassettesimo secolo, per iniziativa dell’autorità ecclesiastica vennero effettuati numerosi scavi nei siti cristiani più importanti della città, alla ricerca dei cuerpos santos, cioè delle sepolture dei santi martiri sardi. Al di sotto della chiesa seicentesca sono parzialmente conservati i resti della cripta di San Lucifero, contenente tre ambienti funerari tardo romani noti come chiese sotterranee, che furono utilizzati come necropoli cristiana fino al settimo secolo dopo Cristo, i quali rappresentano l’unica testimonianza rimasta, anche se la loro forma originaria è stata trasformata, dei numerosi edifici di cui parlano le cronache del seicento. In una di queste strutture nel 1623 è stata identificata la presunta sepoltura del vescovo cagliaritano Lucifero, segnalata da tre iscrizioni sulla cui attendibilità vi è, tuttavia, qualche dubbio. Ed al di sopra di essa è stata in seguito progettata la chiesa di San Lucifero, col presbiterio rialzato in corrispondenza della posizione della tomba. Durante gli scavi condotti nel 1947 e 1948 sono emersi numerosi resti ossei, molti dei quali sarebbero probabilmente stati trasferiti successivamente nell’ossario del Cimitero di Bonaria.

Cagliari-Cripta di San Lucifero: planimetriaL’ambiente meglio conservato è la cosiddetta seconda chiesa sotterranea, ossia il sacello di San Lucifero, che anticamente era di forma rettangolare con abside orientata ad ovest. Dopo vari restauri che hanno reso poco leggibile l’originale struttura, è oggi diviso in due livelli e inglobato sotto il presbiterio della chiesa. Caduto in abbandono, conserva ancora al centro del pavimento il sepolcro vuoto di San Lucifero, le cui reliquie furono portate nella Cattedrale dove tuttora si trovano, mentre le epigrafi originali sono oggi conservate nella Cripta dei Martiri. Il monumento presenta ancora alle pareti undici arcosoli ossia sepolcri arcati, che contenevano fino a cinque sepolture ordinatamente sovrapposte. Su uno dei lati si apre un vano quadrangolare più piccolo, con tre nicchie e un sarcofago, la capilla major delle cronache seicentesche. Il pavimento risale ai restauri degli anni Cinquanta del Novecento, ma originariamente vi erano scavate numerose sepolture, in laterizi e sarcofagi, taluni in piombo, con iscrizioni in marmo o, al livello del pavimento, in mosaico. La volta a botte ribassata risale invece al seicento.

Cagliari-Cripta di San Lucifero: veduta del sacello di San Lucifero Cagliari-Cripta di San Lucifero: la capilla major del sacello di San Lucifero

Dal sacello di San Lucifero, attraverso uno stretto corridoio, si accede ad un altro ambiente, il sacello di Rude ed Eliano, così chiamato per il ritrovamento al suo interno di un sarcofago contenente i resti di tali Elianus e Rudis. L’esterno si presenta realizzato con mattoni alternati a blocchetti di calcare spesso su due file, mentre l’interno presenta due ambienti, il primo con volte a crociera, il secondo con volta a botte, e con diverse nicchie alle pareti.

Da un passaggio aperto nella parete si accede ad un altro ambiente, simile a quello attiguo, il sacello di San Lussorio, che è quello conservato in condizioni peggiori, visibile solo nella parte comunicante con quello vicino. In esso si è rinvuta una sepoltura, ricoperta da un pannello musivo con iscrizione e attribuita al martire sardo Lussorio. Questo sacello non è stato recuperato, e si è preferito, dopo un suo breve utilizzo come ambiente a cielo aperto, interrarlo, dopo averne effettuato il completo svuotamento. Attualmente è visibile solo la parete meridionale con quattro arcosoli. In questo sacello è stato scoperto un sepolcro, che, in base a documenti del dodicesimo secolo ed all’iscrizione tombale, è stato attribuito al Martire San Lussorio, che sarebbe stato, però, decapitato a Fordongianus.

La Basilica di San Saturnino

Cagliari-Basilica di San Saturnino: veduta frontaleDi lato al fianco destro della chiesa di San Lucifero, si apre la piazza San Cosimo. Sulla piazza si affaccia la Basilica di San Saturnino il Complesso monumentale paleocristiano più antico della Sardegna, unico nel suo genere in tutto il bacino del Mediterraneo. La chiesa ha ricevuto l’appellativo di basilica, denominazione onorifica che il papa concede a edifici religiosi particolarmente adeguati al ruolo che ricoprono per importanza e valore artistico, quindi grandi e capaci di accogliere moltissime persone. La Basilica sorge in un luogo che corrisponde al settore della necropoli orientale, fra la chiesa di San Lucifero e il colle di Bonaria, finora la più antica area funeraria cristiana individuata a Cagliari, con sepolture risalenti alla metà del quarto secolo. La chiesa è stata edificata in stile romanico in pieno periodo bizantino e dedicata al Saturnino, martirizzato sotto Diocleziano nel 304. Gli scavi archeologici condotti nella Basilica di San Saturnino hanno, in effetti, messo in luce una Basilica primitiva datata fine del quarto secolo o inizio del quinto secolo, trasformata successivamente nel sesto secolo in un Santuario denominato Martyrium, a ricordo del sepolcro del Martire. Il Santuario di San Saturnino sorge nel luogo in cui si crede fosse stato martirizzato il Santo, decapitato per non aver rinnegato la sua fede cristiana. La prima menzione della chiesa ci arriva dal diacono Ferrando, biografo di San Fulgenzio di Ruspe. All’interno della chiesa si conservano le reliquie del Santo maritire. Nel 1621 le stesse reliquie vengono traslate nella cattedrale, dove sono custodite nella cripta dei Martiri. Dell’impianto iniziale resta il corpo centrale con la cupola. A questo vengono aggiunti due bracci, dei quali uno a tre navate, realizzati con architettura proto romana dai monaci Benedettini di San Vittore di Marsiglia, detti anche Vittorini, fatti arrivare da Torchitorio I di Cagliari, giudice di Càralis, che in questo modo riavvicina la chiesa sarda a quella romana. La Basilica viene donata ai monaci dal suo successore, Salusio II di Cagliari, ed essi ne ampliano la struttura. Gli stessi monaci edificheranno anche la chiesa Santa Maria di Uta che vedremo in una tappa più avanti. Nel 1714 la chiesa viene concessa alla corporazione dei Medici e degli Speziali della città di Cagliari che qui vanno a celebrare la Festa dei loro patroni, ovvero i Santi medici Cosma e Damiano. Il che ha determinato la sua nuova intitolazione ai Santi Cosma e Damiano.

Cagliari-Basilica di San Saturnino: veduta frontale Cagliari-Basilica di San Saturnino: facciata Cagliari-Basilica di San Saturnino: veduta laterale Cagliari-Basilica di San Saturnino: veduta laterale

Nuovi interventi sono stati resi necessari dopo i bombardamenti del 1943. Chiusa al pubblico nel 1978, è stata riaperta nel luglio del 1996 e dopo l’ultimo restauro la Basilica ha riacquisito il nome originario. La Basilica di San Saturnino dipende dalla parrocchia della Beata Vergine del Rimedio, situata nella chiesa di San Lucifero. L’area circostante la basilica, oggetto di scavi archeologici, ha restituito numerose sepolture di età romana e bizantina.

Cagliari-Basilica di San Saturnino: interno verso il potale di ingresso Cagliari-Basilica di San Saturnino: il presbiterio Cagliari-Basilica di San Saturnino: crocifisso di Pinuccio Sciola

La Basilica viene definita il Santuario di San Saturnino, un luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa, per l’avvenuto rinvenimento nell’area cimiteriale che sorgeva intorno alla basilica, il 12 ottobre 1621, delle reliquie del Santo, poi traslate nella cripta della Cattedrale di Cagliari, ossia nel Santuario dei Martiri, dove si trovano tuttora. In quell’occasione, l’arcivescovo d’Esquivel ha spostato la data del martirio e quindi anche della Festa di San Saturnino dal 23 al 30 di ottobre. Occorre però dire che nel 1621 non sono state rinvenute le relique di San Saturnino, ma di relique che sono state considerate le sue per affermare la supremazia della chiesa di Cagliari nei confronti di quella di Turris, ossia di Porto Torres. E quindel rinvenimento di alcune parti di una lastra che citava il nome di San Saturnino nelle vicinanze di un sarcofago, nell’area cimiteriale vicino alla basilica, sono state affermate come il rinvenimento delle reliquie del Santo.

AltSan Saturnino Viene martirizzato a Cagliari nell’epoca delle persecuzioni di Diocleziano, nel 304, anno del quarto editto imperiale contro i Cristiani, mentre amministra la Sardegna il governatore Barbaro. Nel dodicesimo secolo, il monaco chiamato Vittorino racconta che, durante i sacrifici in onore di Giove a Cagliari, fra i passanti viene identificato il giovane Saturnino, il quale confessa la sua fede cristiana e, al rifiuta di abiuro, viene decapitato il 23 novembre, insieme ai Santi Ampelio, Dativo, Emerito, Felice, Maria ed altri quaranta Cristiani. Il primo a menzionare San Saturnino è il diacono Ferrando, biografo di San Fulgenzio da Ruspe il quale nel primo quarto del sesto secolo era arrivato a Cagliari insieme agli altri vescovi africani esiliati in Sardegna da Trasamondo, Re dei Vandali. Il diacono Ferrando soggiorna due volte, tra il 507 e il 523, nel monastero fondato da Fulgenzio Juxta basilicam Sancti martyris Saturnini, procul a strepitu civitatis, ossia vicino alla Basilica del Santo Martire Saturnino, lontano dal frastuono della città.

L’ultima domenica di ottobre si tengono, presso la Cattedrale di Santa Maria, la chiesa di San Lucifero e la Basilica di San Saturnino, le celebrazioni in occasione della Festa di San Saturnino Martire, patrono della città di Cagliari, durante la quale si tengono diversi riti religiosi, e ad essi si accompagnano anche numerose manifestazioni civili.

La cripta di San Saturnino

Cagliari-Cripta di San Saturnino: planimetriaDopo aver effettuato numerosi scavi nei siti cristiani più importanti della città, alla ricerca dei cuerpos santos, cioè delle sepolture dei santi martiri sardi, in seguito agli scavi e alle scoperte di numerose sepolture e presunte reliquie, allo scopo di conservare questi rinvenimenti, l’arcivescovo D'Esquivel fece realizzare una cripta all’interno della basilica di san Saturnino, ossia la cripta di San Saturnino. L’ambiente, di forma quadrangolare, coperto con volta a botte e accessibile per mezzo di una scala, fu realizzato lungo l’asse longitudinale dell’edificio di culto, era diviso in due vani da un muro e aveva due finestre chiuse da grate di ferro. Questi scavi, condotti senza alcun metodo scientifico, ma al solo scopo di portare alla luce il maggior numero possibile di presunte reliquie di martiri, hanno irrimediabilmente alterato gli strati più antichi, determinando così per gli studiosi moderni notevoli difficoltà per la comprensione e ricostruzione del sito. Al momento ciò che rimane della struttura non è visibile, poiché conservata sotto l’attuale sistemazione pavimentale della basilica.

La pizzeria Maiori del Palazzo Doglio premiata con i Tre Spicchi dal Gambero Rosso

Cagliari-L’Hotel Palazzo DoglioDalla via San Lucifero, prendiamo a destra la piazza San Cosimo sulla quale si affaccia alla sinistra la Basilica e, al termine della piazza, prendiamo il vico Logudoro. Alla destra del vico Logudoro, al civico numero 3, si affaccia l’Hotel Palazzo Doglio, il primo Hotel cinque stelle di Cagliari. La posizione estremamente centrale rende questo prestigioso hotel un ottimo punto di partenza se si desiderano esplorare quartieri storici come Castello e la zona di Cagliari circostante, inclusa la bellissima spiaggia del Poetto a soli pochi minuti di distanza, con servizi di beach club dedicati. Nell’elegante cornice di Palazzo Doglio, alll’interno della corte esclusiva, si trova la pizzeria Maiori, che viene generalmente considerata una delle migliori pizzerie della Sardegna.

Tra pizze del Gambero RossoCagliari-La pizzeria Maiori nella corte di Palazzo DoglioIl progetto della pizzeria Maiori nasce nel febbraio 2021 con l’obiettivo di portare a Cagliari, nella magica cornice di Palazzo Doglio, un pairing perfetto di gusti e profumi che vedono la pizza napoletana ed i drink protagonisti. Da Pozzuoli a Cagliari, Emanuele Riemma si conferma pizzaiolo di grande spessore e porta nel capoluogo sardo un prodotto al cento per cento partenopeo. L’utilizzo delle migliori materie prime campane e sarde, di prodotti autentici e la costante ricerca di nuovi gusti, uniti alle tecniche tradizionali di produzione della pizza, vogliono classificare Maiori come la prima pizzeria contemporanea di Cagliari. La sua pizza è una delle quattro in Sardegna premiate con i Tre Spicchi nella sezione della pizza all’italiana, per la quale questa pizzeria ha ottenuto con un punteggio di 91 punti su 100. Si tratta del riconoscimento che la Guida alle pizzerie d’Italia del Gambero Rosso ha assegnato alle pizze ritenute migliori dai giudici dopo averne esaminato lievitazione, farine usate per impasto, selezione della materia prima cottura, la cottura e soprattutto il sapore.

In piazza della Repubblica si trova il palazzo di Giustizia

Cagliari-Il palazzo di GiustiziaProseguiamo lungo la via San Lucifero, che sbocca verso sinistra in via Dante Alighieri ed a destra nel viale del Cimitero. Prendiamo verso sinistra la via Dante Alighieri e la seguiamo per quasi trecento metri, e arriviamo nella piazza della Repubblica, una bella grande piazza alberata. Sul lato destro della piazza si trova un grande edificio inaugurato nel 1938, che ospita la sede del Palazzo di Giustizia e che occupa, in posizione dominante, tutto il lungo fronte di un vasto spazio in leggera pendenza che forma la piazza, coprendone l’intero lato orientale. L’edificio riprende con evidenza il modello razionalista, nella mole, negli spigoli diritti, nei ritmi poderosi, e presenta una facciata sobria e priva di decorazione sul fronte che domina lo spazio antistante, sistemato dopo decenni dalla inaugurazione dell’edificio. L’aspetto imponente è sottolineato dall’uso di materiali come la pietra di Serrenti, vulcanite utilizzata, con il travertino, nella costruzione, ed è segnato verticalmente da colonne. Al centro un altissimo pronao, retto da pilastri e colonne privi di base e di capitello, è completato da una grande scritta recante la parola latina IVSTITIA.

La Stazione ferroviaria di piazza della Repubblica

Sul lato settentrionale della piazza si trova la Stazione ferroviaria di piazza della Repubblica una Stazione ferroviaria, ed in seguito tranviaria, al servizio del comune di Cagliari, che storicamente è stata il capolinea della ferrovia a scartamento ridotto che collegava Cagliari con Isili dal 1968 al 2004, e, dopo lavori di adattamento e ristrutturazione, dal 2008 costituisce il capolinea della linea 1 della tranvia di Cagliari, attiva da allora come terminal dei tram diretti verso Monserrato. Con l’avvio dei lavori della tranvia, il precedente edificio della stazione di piazza della Repubblica è stato demolito, e al suo posto ne è stato eretto uno nuovo, con pianta a L, esteso su più piani e realizzato con uno stile minimalista, atto ad ospitare anche alcuni uffici per la gestione dell’infrastruttura tranviaria.

Cagliari-La Stazione ferroviaria di piazza della Repubblica Cagliari-La Stazione ferroviaria di piazza della Repubblica: interno

Lo scalo ha mantenuto, tuttavia, la configurazione a due binari tronchi, mentre le banchine sono state ristrutturate e dotate di una pensilina metallica centrale sorretta da una serie di portali larghi quanto le banchine esterne dell’impianto.

Nella piazza è stato possibile per un certo tempo vedere il murale Le tre pietre di Piniccio Sciola

Cagliari-Vecchia riproduzione del murale Tre pietre di Pinuccio SciolaCagliari-Come si presenta oggi la facciata del palazzo dopo la distruzione del murale Tre pietre di Pinuccio SciolaDi fronte alla stazione, sull’altro lato della piazza, si trova un palazzone, sulla cui facciata cieca era presente il murale Le tre pietre realizzato nel 1986 da Pinuccio Sciola, lo scultore di San Sperate. Il murale era stato commissionato da La Rinascente dato che il suo palazzo a Caglairi nella via Roma era interessato da lavori di ristrutturazione, e che a Milano avevano deciso di aprire, prima del termine della rostrutturazione, una piccola sede sostitutiva nella piazza della Repubblica. L’opera era stata realizzata in pochissimo tempo, giusto un paio di giorni. Si trattava di uno dei pochi murali che dava le spalle al sole, e quindi si è preservato a lungo, e nel tempo Pinuccio Sciola, che era un artista meraviglioso, aveva addolcito quelle forme e quei colori. Dal 2013 quelle tre pietre dipinte che impreziosivano l’anonima facciata cieca del palazzone non ci sono più, dato che un’impresa edile, durante i lavori di rifacimento della facciata, ha distrutto tutto.

Il Cimitero Monumentale di Bonaria

Cagliari-Il Cimitero Monumentale di BonariaDa dove la via San Lucifero sbocca verso sinistra in via Dante Alighieri ed a destra nel viale del Cimitero, prendiamo verso sinistra il viale del Cimitero. Percorso per circa trecentocinquanta metri, incorciamo il viale Bonaria, passato il quale, alla destra della strada, si trova l’ingresso del Cimitero Monumentale di Bonaria. Il Cimitero monumentale di Bonaria sorge a ridosso della collina omonima, denominato dai Catalani Bon Aire ossia Buona Aria e da qui Bonaria, su un’area precedentemente utilizzata come necropoli già nella fase punica, romana, e poi paleocristiana della città. In prossimità dell’ingresso principale del Cimitero, fino ai primi del secolo, esisteva la chiesa benedettina di Santa Maria de Portu, in seguito ciamata San Bardilio, eretta nell’undicesimo secolo. Il Cimitero di Bonaria fu progettato dal Capitano del genio Luigi Damiano, con un impianto regolare quadripartito, ed inaugurato il primo gennaio del 1829. Ad appena trent’anni dall’inaugurazione, il Cimitero era già insufficiente, per cui si diede incarico all’architetto Gaetano Cima di progettare un primo ampliamento, a cui seguirono altri ancora che portarono l’area a raggiungere la cima del colle. Utilizzato tra il 1829 e il 1968, il Cimitero, che occupa originariamente un’area alla base del colle di Bonaria, si è estesa in seguito fino alla sua cima, e nel 2011 è stato riconosciuto come Cimitero Monumentale da parte del Ministero dei Beni Culturali.

Cagliari-Cimitero Monumentale di Bonaria-Lato affacciato sul viale del Cimitero Cagliari-Cimitero Monumentale di Bonaria: ingresso

Oggi il cimitero di Bonaria è una grande galleria d’arte all’aperto che raccoglie le sculture di artisti sardi e della penisola, operanti a Cagliari dalla seconda metà dell’ottocento ai primi decenni del Novecento. In questa eccezionale galleria è presente una singolare varietà di stili (Neoclassicismo, Realismo, Simbolismo, Liberty) che riflette bene il gusto della città di fine ottocento e Novecento, culturalmente vivace ed economicamente attiva.

Cagliari-Cimitero Monumentale di Bonaria: interno Cagliari-Cimitero Monumentale di Bonaria: interno Cagliari-Cimitero Monumentale di Bonaria: monumento a Francesca Warzee opera dello scultore Giuseppe Sartorio del 1894 Cagliari-Cimitero Monumentale di Bonaria: la recente tomba del calciatore Gigi Riva

Nel Cimitero hanno trovato sepoltura diversi personaggi illustri, tra i quali vanno ricordati la giovane Francesca Crobu Werzee di Iglesias divenuta moglie di un ricco imprenditore minerario belga, il canonico archeologo Giovanni Spano, il tenore Piero Schiavazzi, il generale Carlo Sanna, lo storico sindaco di Cagliari Ottone Bacaredda, l’architetto Francesco Giarrizzo autore della facciata della Cattedrale di Cagliari, ed il calciatore Gigi Riva.

La Basilica di Nostra Signora di Bonaria che è la parrocchiale del quartiere omonimo

Dal viale del Cimitero, prendiamo a destra il viale Bonaria, costeggiando a sud la collina dove si trova il Cimitero Monumentale di Bonaria. Percorsi trecentocinquanta metri, arriviamo sulla sommità della collina, dove sorge la Basilica di Nostra Signora di Bonaria che costituisce la chiesa parrocchiale del quartiere di Bonaria. La chiesa ha ricevuto l’appellativo di Basilica, denominazione onorifica che il papa concede a edifici religiosi particolarmente adeguati al ruolo che ricoprono per importanza e valore artistico, quindi grandi e capaci di accogliere moltissime persone. È stata realizzata nella sua forma attuale nel diciottesimo secolo, con la facciata moderna caratterizzata da un piccolo portale gotico sulla facciata, adiacente a un antico Santuario del quattordicesimo secolo, unica testimonianza dell’insediamento delle truppe aragonesi durante l’assedio, condotto dal 1324 al 1329, alla roccaforte pisana del Castello.

Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: veduta dall’altoLa parte più antica della Basilica è costituita dal Santuario, costruito nel 1335 durante la dominazione aragonese, e dedicato inizialmente alla Santissima Trinità ed alla Vergine. Una colonna segna il punto, in cui, secondo la leggenda, sarebbe stata ritrovata, nel 1370, la cassa gettata in mare da una nave spagnola colta dalla tempesta per evitare il naufragio, nel viaggio dalla Spagna all’Italia, contenente la statua lignea della Madonna, che è oggi custodita nell’altare maggiore, e che si sarebbe arenata appunto ai piedi della collina di Bonaria. Il ritrovamento del simulacro di quella che sarebbe stata chiamata la Nostra Signora di Bonaria, è stato interpretato come un segno divino, e così si è edificato il Santuario dedicato alla Madonna protettrice dei marinai. Nel suo prospetto a capanna si aprono il portale strombato con arco a sesto acuto e rosone decorato. Viene definito un Santuario, ossia un luogo ritenuto sacro dalla tradizione religiosa, per la devozione dei fedeli alla statua di Nostra Signora di Bonaria presente al suo interno, che è la Patrona Massima della Sardegna e la speciale Protettrice della gente di mare. Presso la sagrestia del Santuario è ospitato il Museo Marinaro, nel quale si trova una raccolta di modellini d’imbarcazioni d’epoca, e di ex voto offerti nei secoli della devozione dei marinai. In linea con il prospetto del Santuario è la facciata della Basilica, edificata nel 1704 per volere dell’Ordine dei padri mercedari, su progetto dell’architetto torinese Antonio Felice De Vincenti su cui interviene l’architetto Giuseppe Viani con modifiche in stile neoclassico. La rigorosa facciata in calcare bianco è divisa in due ordini, con l’ampio porticato a tre fornici sovrastato da una singola apertura con balconcino e il timpano triangolare che accoglie lo stemma dell’Ordine. L’alta cupola ottagonale copre il transetto nel quale è collocato il baldacchino in marmo e rame dorato che sovrasta l’altare maggiore.

Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: veduta da sinistra Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: facciata del Santuario e della Basilica Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: veduta da destra Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: la cupola

L’interno del Santuario si presenta a navata unica sulla quale si aprono il presbiterio con abside poligonale, e sull’altare maggiore è collocato il simulacro della Madonna col Bambino o Nostra Signora di Bonaria, opera lignea trecentesca decorata in estofado de oro. Originariamente nel Santuario c’erano sette cappelle, tre sulla sinistra e quattro sulla destra, oltre all’altare Maggiore. Le cappelle della parte destra, al tempo della costruzione della Basilica, sono state ridimensionate, in quanto la Basilica e il Santuario hanno una parete in comune e per questo motivo, è stato necessario rimpicciolirle.

Cagliari-Santuario di Nostra Signora di Bonaria: interno verso il presbiterio Cagliari-Santuario di Nostra Signora di Bonaria: il presbiterio Cagliari-Santuario di Nostra Signora di Bonaria: la statua di Nostra Signora di Bonaria

Il luminoso interno della Basilica prende luce da una serie di finestre aperte al di sopra del matroneo e risulta scandito da quattro ampie arcate a tutto sesto poggianti su colonne binate in calcare bianco con capitelli elaborati che separano le navate. La navata centrale è voltata a botte mentre le laterali sono coperte da quattro cupolette. Nelle navate laterali inoltre si aprono quattro cappelle a sinistra e altre tre a destra in cui sono raffigurate immagini della Madonna.

Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: interno verso il presbiterio Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: il presbiterio Cagliari-<strong>Santuario</strong> di Nostra Signora di Bonaria: affresco sopra l’altare

Nell’interno, di particolare interesse è la tavola che ritrae la Madonna del Cardellino, parte di un retablo smembrato risalente al sedicesimo secolo, attribuita a Michele Cavaro. La Basilica ospita anche sei grandi opere pittoriche donate dal maestro Salvatore Atzeni, il famoso pittore e musicista originario di Monastir, tra le quali l’arrivo della cassa contenete la statua della Vergine e la visita del Papa Paolo VI a Bonaria.

Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: tavola che rappresenta la Madonna del Cardellino di Michele Cavaro Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: tavola di Salvatore Atzeni che rappresenta l’arrivo della cassa con la statua della Madonna Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: tavola di Salvatore Atzeni che rappresenta la visita di Papa Paolo VI a Bonaria

Durante l’anno liturgico a Cagliari si celebrano tre feste solenni in onore della Madonna di Bonaria, il 25 marzo, il 24 aprile e la prima domenica di luglio. Queste tre feste richiamano sempre una moltitudine immensa di fedeli provenienti da ogni parte della Sardegna. Il 25 marzo, mentre in tutta la chiesa si celebra l’Annunciazione della Vergine, a Bonaria si ricorda in maniera solenne l’Arrivo prodigioso del simulacro della Vergine, avvenuto nell’anno 1370. Il 24 aprile si celebra l’Incoronazione della Vergine, dato che nel 1870, in occasione del quinto centenario dell’arrivo della Madonna, il simulacro della Vergine è stato incoronato durante una solenne cerimonia con decreto del Capitolo Vaticano, ed, in tale occasione, il papa Pio X ha inviato la sua benedizione apostolica, stabilendo che quello fosse il giorno liturgico per la celebrazione della Festa di Nostra Signora di Bonaria.

La prima domenica di luglio, infine, si celebra la Sagra estiva in onore di Nostra Signora di Bonaria. È una festa popolare, nata ad opera di alcuni giovani reduci della guerra combattuta contro gli Austriaci nel 1866. In questa occasione tutta la città si mobilita, il simulacro della Vergine, protettrice dei Naviganti, esce e attraversando viale Bonaria tra due ali di folla, si dirige verso il porto dove sale su un rimorchiatore assieme al clero, mentre tanti fedeli, sistemati su altri battelli, seguono l’imbarcazione che porta la Madonna. Insieme fanno un giro nell’ampio golfo degli Angeli. Giunti al largo, da un elicottero militare vengono gettate in mare corone di alloro precedentemente benedette, in memoria dei caduti di tutte le guerre. Poi il ritorno a Bonaria, ove l’arcivescovo conclude le celebrazioni con un discorso e la benedizione.

Il Museo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria

Negli spazi attigui al Santuario di Nostra Signora di Bonaria, in un edificio di origine aragonese e sede dell’ordine dei Mercedari, noti soprattutto per l’impegno profuso nei secoli in favore della liberazione dei cristiani caduti in schiavitù, si trova il Museo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria. Il percorso museale, si articola su tre sale e un corridoio che abbraccia il chiostro sottostante. I cimeli raccolti sono, in larga parte, ex voto di scampati al naufragio o alla schiavitù, tuttavia non mancano offerte di sovrani e di gente dal nome illustre come per esempio le corone d’oro offerte, nel febbraio 1816, da Vittorio Emanuele I e da Maria Teresa d’Asburgo Este. Nelle vetrine sono presenti paramenti sacri, ostensori, calici e reliquari preziosi, dono di principi e prelati. Dall’alto di una parete luccica la grossa ancora d’argento offerta dalla Regina Margherita di Savoia nel 1899 come ringraziamento per il buon esito della spedizione al polo nord, guidata da Luigi Amedeo di Savoia Aosta, duca degli Abruzzi. Nel museo è presente anche una interessante raccolta di testimonianze archeologiche del Colle di Bonaria che, frequentato nel prenuragico e noto ai Fenici, ha ospitato una necropoli tardo punica e romana. Le tombe cristiane si erano dislocate nella parte più alta, dove ora è situato il Santuario ed il Convento dei Mercedari, e lungo le pendici.

Cagliari-Museo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria: interno Cagliari-Museo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria: interno Cagliari-Museo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria: testimonianze archeologiche

Nel corso dei lavori di rinnovamento dei locali di Bonaria, negli anni 1969-1970 sono state riportate alla luce quattro delle otto mummie che erano state murate nei locali della vecchia sagrestia del Santuario. Cagliari-Museo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria: le mummieSi tratta dei resti, ritrovati in stato di mummificazione che sembra dovuta ad un procedimento naturale e causata dalla natura calcarea del terreno in cui sono state sepolti, di un’intera famiglia spagnola, vissuta in Sardegna tra la fine del sedicesimo e l’inizio del diciassettesimo secolo. Era la famiglia degli Alagon, marchesi di Villasor, i quali acquisirono il diritto, in seguito al versamento di 1800 lire sarde, di seppellire i loro morti nel presbiterio di Bonaria. Fondatrice della tomba gentilizia fu Donna Isabella di Requiseng, vedova di Don Martino D’Alagon, sepolto in Spagna e poi traslato a Cagliari onde riposare insieme ai suoi cari. In seguito, rifatto il presbiterio del Santuario, le salme degli Alagon sono state trasferite nei locali della vecchia sagrestia, ed attualmente si trovano nel Museo, all’interno di alcune teche che le proteggono.

La Torre aragonese di Bonaria

Cagliari-Basilica di Nostra Signora di Bonaria: la Torre aragonese di BonariaSul retro del Santuario si trova la Torre aragonese di Bonaria, un’antica struttura del quattordicesimo secolo costruita durante l’assedio aragonese del 1324-1325, chr faceva parte dell’originario castello Catalano. Oggi è stata inglobata nella struttura della Basilica e funge da campanile del Santuario di Bonaria. La Torre si trova alle spalle dell’omonima Basilica ed è una delle più antiche testimonianze di architettura gotico Catalana in Sardegna. Oggi la Torre è parzialmente mozzata, ed è difficilmente osservabile dall’esterno, custodita e difesa all’ombra della Basilica e del monastero dei frati mercedari. Sebbene la cinta muraria dell’antico castello sia stata in gran parte smantellata nel corso dei secoli, la Torre è rimasta intatta come elemento chiave dell’edificio religioso.

Il porticciolo turistico di Su Siccu nella Marina di Bonaria

Cagliari-Il porticciolo turistico di Su Siccu nella Marina di BonariaRitornati sul viale Armando Diaz e proseguendo verso sud est, arrivati in piazza Marco Polo, prendiamo a destra la via Sebastiano Caboto, che, in circa duecentocinquanta metri, ci porta al porticciolo turistico di Su Siccu nella Marina di Bonaria. Si tratta di un porticciolo turistico che si trova all’interno del porto commerciale di Cagliari. Il porticciolo turistico di Su Siccu può ospitare circa trecento imbarcazioni per imbarcazioni fino a trenta metri e, mentre il rifornimento del carburante si può effettuare soltanto all’interno del porto di Cagliari, il porticciolo turistico di Su Siccu è dotato di servizi che includono rifornimento di acqua ed elettricità, scivolo, una gru fissa, un rimessaggio all’aperto ed assistenza tecnica.

La Fiera Internazionale della Sardegna

Cagliari-Fiera Internazionale della Sardegna: ingresso sul viale Armando DiazPercorsi altri centocinquanta metri sulla via Armando Diaz, al civico numero 211, vediamo, alla destra della strada, l’ingresso del complesso di edifici che ospitano la Fiera Internazionale della Sardegna con possibilità di entrata anche da piazza Marco Polo. Oltre ai padiglioni, alcuni dei quali sono interessanti opere d’architettura moderna, come il padiglione realizzato nel 1953 da AdAlberto libera per la Cassa per il Mezzogiorno, ed il padiglione realizzato nel 1961 da Ubaldo Badas per le attività agricole. Vi è stato, inoltre, installato anche uno spazioso hangar, già dell’aeronautica militare, che lo usava nell’Aeroporto di Monserrato, diventando uno degli spazi coperti più grandi Cagliari. È anche presente una vasta area esterna dove, nel periodo fieristico, si trova un luna Park, mentre in estate vengono ospitati grandi eventi.

La chiesa parrocchiale di San Pio X

Invece di proseguire lungo il viale Armando Diaz, di fronte all’ingresso della Fiera, prendiamo a sinistra la via Messina e la seguiamo per poco più di duecento metri, poi prendiamo a destra la via Milano che continua sulla via Corsica la quale, dopo circa duecentocinquanta metri, incrocia via della Pineta. Prendiamo la via della Pineta verso destra e la seguiamo per trecento metri fino a raggiungere, alla sinistra della strada al civico numero 178, la facciata della chiesa di San Pio X, che è la chiesa parrocchiale del quartiere Monte Mixi. L’erezione della parrocchia di San Pio X nel 1958, rientrava nel grandioso piano pastorale di assistenza spirituale alla città, che si è sviluppato dopo il secondo conflitto mondiale. L’accesso alla chiesa è preceduto da una breve scalinata. Il prospetto si presenta caratterizzata per buona parte da piccoli mattoni rossi. In asse con il portale, posto centralmente, si trova un’ampia vetrata a forma di semi croce latina. Il campanile è a pianta rettangolare ed è caratterizzato da un evidente bicromia.

Cagliari-La chiesa parrocchiale di San Pio X Cagliari-Chiesa parrocchiale di San Pio X: facciata

L’interno della chiesa si presenta ad unica navata. Una enorme tela ad olio, con la sua forte carica di religiosità, domina la navata della chiesa, della quale costituisce la pala d altare, realizata da Foiso Fois, il noto pittore di Iglesias da sempre impegnato a rappresentare epicamente i grandi temi corali della rivolta sociale e del lavoro, o quelli più lirici del mondo naturale. Le sue dimensioni sono imponenti, dato che ha un estensione della tela di 56 metri quadri, e l’artista lo ha dipinto con l’aiuto di tre suoi allievi. Foiso Fois si è dedicato nell’agosto del 1977 alla pittura di questo Cristo, su commissione dell’amico parroco Don Ottavio Cauli, che lo ha aiutato nel processo ideativo e gli ha fornito un solido supporto teologico e biblico durante tutta la realizzazione.

Cagliari-Chiesa parrocchiale di San Pio X: interno Cagliari-Chiesa parrocchiale di San Pio X: la pala d’altare che rappresenta il Cristo Realizzata nel 1977 da Foiso Fois

Lo stadio Amsicora

Cagliari-Lo stadio AmsicoraProseguendo, la via della Pineta diventa via dei Salinieri. Percorsi trecento metri in via dei Salieri, alla destra della strada si può vedere lo Stadio Amsicora costruito nel 1923 in un’area appartenente alla Società Ginnastica Amsicora, dalla quale prende il nome. Lo stadio oggi è una struttura polivalente, con campo centrale in erba sintetica ad uso esclusivo dell’hockey su prato, pista d’atletica leggera, palestra per la ginnastica artistica, palestra per il fitness, due campi di calcetto e una piccola piscina. Lo stadio ha ospitato, dal 1951 al 1970, le partite casalinghe del Cagliari calcio, che era stato campione d’Italia nel campionato 1969-70. Lo stadio Amsicora è stato usato stabilmente fino all’apertura dello stadio Sant’Elia.

Il Caesar's Hotel al momento in procedura di fallimento il quale ospita l’importante ristorante Da Cesare

Proseguendo lungo la via dei Salinieri per un centinaio di metri, prendiamo a sinistra la via Sigmund Freud, dopo circa duecento metri svoltiamo a destra nella via Darwin, alla destra della quale, alla destra della strada al civico numero 2, si trova il Caesar's Hotel con il ristorante Da Cesare.

Cagliari-Il Caesar's HotelIn via Darwin, al civico numero 2, si trova l’importante Caesar's Hotel, l’Hotel gourmet a quattro stelle creato nel 1995 da Mauro Murgia, un componente della famiglia Murgia molto nota a Cagliari per le sue attività nella ristorazione. Purtroppo questo Hotel è stato interessato nel 2023 da una procedura giudiziaria di fallimento ed i suoi beni sono stati posti all’asta. Il Caesar's Hotel, noto per essere uno dei riferimenti alberghieri più prestigiosi e famosi della città, potrebbe presto cessare la sua attività in caso di vendita. Al momento il Caesar’s Hotel risulta ancora operativo e prenotabile, ma il cui destino appare ad oggi estremamente incerto.

Cagliari-Caesar's Hotel: il ristornate Da CesareL’Hotel ospita il ristorante Da Cesare un locale specializzato in cucina sarda in un ambiente conviviale, che risulta anch’esso ancora operativo e prenotabile. Si trova affacciato sull’oasi faunistica dello stagno di Molentargius, ed è un accogliente ristorante in stile marina, nel quale è possibile gustare piatti tipici della cucina isolana accanto ai classici nazionali, sia di cucina di mare che di cucina di terra. Propone un menu a prezzo contenuto a pranzo durante la settimana. Ai piani superiori si trovano le camere dell’Hotel nel quale, per venire incontro alle esigenze di chi ha poco tempo a disposizione e non vuole rinunciare ad un pasto equilibrato e gustoso, è stata concepita una ristorazione innovativa con il buffet del ristorante Patio, al cui buffet si può consumare un pasto completo, anche quando il tempo scarseggia, senza farsi mancare qualità e cortesia.

L’abitato a sud del canale La Palma

Ci recheremo ora, passato il ponte Vittorio sul canale La Palma, alle ultime frazioni meridionali dell’abitato di Cagliari, alla frazione Sant’Elia, a visitare il promontorio del Capo Sant’Elia, alla frazione Poetto con la sua spiaggia, e vedremo le zone umide ad est dell’abitato. Il Canale di La Palma è un’importante via d’acqua situata a Cagliari che collega il mare con il sistema artificiale delle Saline di Molentargius. Nasce nel mare in corrispondenza del porticciolo turistico di Su Siccu e si sviluppa da ovest ad est fino da prevenire all’interno del Parco Naturale Regionale di Molentargius e delle Saline, fungendo da naturale prosecuzione del Canale di Terramaini.

Entriamo nel quartiere Sant’Elia

Cagliari-Edifici del Nuovo Borgo Sant’EliaDal viale Armando Diaz, davanti all’ingresso della Fiera campionaria, proseguiamo per circa seicento metri, prendiamo il ponte Vittorio, un ponte sul canale navigabile La Palma, e lo seguiamo per circa centocinquanta metri dove, alla rotatoria San Bartolomeo, prendiamo la prima uscita che porta alla via Amerigo Vespucci, seguendo la quale arriviamo nel quartiere Sant’Elia che è l’antica anima marinara di Cagliari. Situato all’estremo sud della città, affacciato sul mare, è oggi al centro di un imponente piano di rigenerazione urbana, con i lavori, inaugurati dal Comune e dalla Regione, i quali includono la riqualificazione di 265 alloggi popolari, il Parco degli Anelli e i grandi impianti sportivi. Il quartiere si divide essenzialmente in due zone. La prima è il Borgo Vecchio, un suggestivo e caratteristico villaggio di pescatori affacciato sul mare, caratterizzato da vicoli stretti, casette basse e dal Lazzaretto di Cagliari, uno storico edificio seicentesco oggi convertito in vivace centro comunale d’arte e cultura. La seconda è il Nuovo Borgo Sant’Elia, costruito negli anni Settanta del secolo scorso, è la parte più moderna ed è caratterizzata da grandi complessi residenziali.

Nei quartiere Sant’Elia si trova lo stadio Sant’Elia

Cagliari-Lo stadio Sant’EliaNel quartiere Sant’Elia, imbocchiamo la via Amerigo Vespucci verso destra in direzione ovest, la seguiamo per cinquecento metri, ed arriviamo ai parcheggi dello Stadio Sant’Elia un impianto sportivo di Cagliari, che prende il nome dal quartiere in cui si trova. Nato come stadio polivalente nel 1970, con pista d’atletica, è stato oggetto nel corso del tempo di una riduzione della sua capienza, e di una trasformazione in uno stadio solamente calcistico, con l’installazione interna di tribune su tre lati del campo, che hanno ridotto la capacità a poco più di 23mila spettatori. Ristrutturato in vista dei campionati mondiali di calcio 1990, di cui accolse alcune partite, tra la fine del ventesimo secolo e l’inizio del ventunesimo è andato incontro a un rapido decadimento, che ha obbligato dapprima a limitarne pesantemente la capienza e poi, dal 2002, a chiudere in pianta stabile vaste porzioni degli spalti, sostituiti da gradinate prefabbricate erette entro il vecchio catino, al di sopra della pista di atletica che è stata sacrificata a questo scopo. Qui Gianfranco Zola ha concluso la gloriosa carriera agonistica, giocando col Cagliari i campionati dal 2003 al 2005. Cagliari-Resti dello stadio Sant’Elia e a destra l’Unipol DomusQuesto fino alla stagione 2011-12 quando, a causa della sua parziale inagibilità, è stato abbandonato dalla squadra cagliaritana che si è trasferita prima a Trieste nello stadio Nereo Rocco, che è stato utilizzato quando il Sant’Elia è stato dichiarato inagibile, e poi nella stagione 2012-13 a Quartu Sant’Elena nello stadio Is Arenas, che era stato ampliato con tribune provvisorie, ma più volte dichiarato parzialmente o totalmente inagibile. Il Cagliari calcio è tornato, in seguito, a giocare temporaneamente nello stadio Sant’Elia nel 2013 dopo lavori urgenti di messa in sicurezza. L’aggravarsi dello stato di obsolescenza dello stadio, giunto al punto da indurne anche momentanee dichiarazioni di totale inagibilità, ne ha infine determinato la totale dismissione, ed il Cagliari nel 2017 ne ha avviato i lavori di demolizione e ricostruzione. Dal 2017 è stata inaugurata la Sardegna Arena, costruita come impianto provvisorio accanto al Sant’Elia, che dal 2021 ha preso il nome Unipol Domus, ed è lo stadio nel quale gioca attualmente il Cagliari Calcio.

Nell’area dell’attuale stadio Sant’Elia sorgerà il nuovo stadio di Cagliari

Cagliari-Progetto del nuovo stadio del Cagliari CalcioNell’area dell’attuale stadio Sant’Elia sorgerà il nuovo stadio del Cagliari Calcio, che sarà intitolato a Gigi Riva. Il progetto, realizzato dalla Progetto CMR, intende dare vita ad una vera e propria smart arena, perfettamente integrata nell’ambiente esterno. Morfologicamente coerente con l’ambiente circostante e con la città di Cagliari, lo stadio ne richiama costantemente le peculiarità sia cromatiche che materiche, non astratto ed alieno edificio ma componente sostanziale del paesaggio, di cui riporta armonicamente le linee essenziali e si configura come intervento di efficace ricucitura con i diversi ambiti. L’impianto avrà circa 30mila posti a sedere, includerà un hotel e sarà completato entro il 2031. L’iter per la sua costruzione procede con il via libera all’accordo sul piano finanziario e l’avvio della gara per i lavori, che saranno coperi anche con capitali privati. La struttura è progettata per ospitare anche le partite degli Europei di calcio 2032.

La chiesa parrocchiale dedicata a Sant’Elia Profeta

Dal ponte Vittorio, lo seguiamo per circa centocinquanta metri e, alla rotatoria San Bartolomeo, prendiamo la seconda uscita che è il viale San Bartolomeo. Seguito il viale San Bartolomero, dopo circa quattrocento metri, arriviamo a una seconda rotonda dove prendiamo la terza uscita che porta sulla via del Borgo Sant’Elia, la quale ci porta al centro del borgo di Sant’Elia, che in origine era un borgo di pescatori, e sorge a ridosso di un’area una volta paludosa. Consiste in un intrico di stradine che si snodano fra vecchie case, al centro delle quali si trova la chiesa di Sant’Elia.

Presa la via del Borgo Sant’Elia, dopo circa settecentocinquanta metri, svoltiamo a sinistra nella via dei Musicisti, la seguiamo per circa centottanta metri e, alla destra della strada, troviamo la chiesa di Sant’Elia Profeta, che è la chiesa parrocchiale del quartiere Sant’Elia. Venne fondata nel 1953, ha una struttura moderna con esterno rosa e tetto a capanna, e nell’ottobre 2021 è stata affidata dall’arcivescovo di Cagliari monsignor Giuseppe Baturi alla cura pastorale dei Missionari Oblati di Maria Immacolata. La struttura è caratterizzata da forme semplici e geometria regolare. ed è caratterizzata da una profonda scalinata e un loggiato scandito da tre aperture con cancelli in ferro. Sulla struttura in elevazione sono presenti cinque aperture con finestre vetrate rettangolari, sovrastate da un oculo di forma ottagonale allungata sull’esse verticale della chiesa. Il campanile a base quadrata si trova sul lato destro in una posizione arretrata rispetto la facciata, ed è caratterizzato da aperture rettangolari sui lati della cella campanaria e una piccola cupola a guglia, sormontata da una semplice croce.

Cagliari-La chiesa parrocchiale di Sant’Elia Cagliari-Chiesa parrocchiale di Sant’Elia: facciata

La chiesa ha un’unica navata ed è dedicata ad Elia, una figura profetica di grande rilievo nell’Antico Testamento noto per la sua ferma difesa del monoteismo e per i numerosi miracoli attribuitigli. Secondo i testi biblici, Elia sfidò i profeti di Baal sul monte Carmelo, dimostrando la potenza di Dio attraverso il fuoco che consumò l’altare da lui preparato.

Cagliari-Chiesa parrocchiale di Sant’Elia: interno verso il presbiterio Cagliari-Chiesa parrocchiale di Sant’Elia: affresco nel presbiterio Cagliari-Chiesa parrocchiale di Sant’Elia: crocifisso sopra l’altare

Presso questa chiesa, a luglio si celebra la Festa del borgo di Sant’Elia, dopo la fine della novena al termine della quale si svolgono i festeggiamenti con una solenne processione, per la quale viene posta la statua di Sant’Elia su un trono riccamente addobbato.

Il Centro Culturale nell’ex Lazzaretto

Nel piazzale di fronte al mare, il largo Sant’Elia, sorge il Lazzaretto, sorto attorno al seicento come area di ricovero ed oggi trasformato in un centro culturale. Proseguendo meno di duecento metri lungo il viale Sant’Elia, arriviamo in piazza del Lazzaretto, dove si trova l’ex Lazzaretto. Costruito nel 1500, era un ricovero per gli ammalati di peste, ed un posto dove si tenevano in quarantena le mercanzie per prevenire epidemie.

Cagliari-L’ex Lazzaretto di Sant’Elia Cagliari-L’ex Lazzaretto di Sant’Elia

Occupato nel dopoguerra dai senzatetto, nel 1999 comincia un lavoro di resturo conservativo, ed oggi ospita il Centro culturale ex Lazzaretto, che accoglie mostre sia permanenti che itineranti.

Nel quartiere La Palma si trova la nuova chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria

A nord est rispetto al quartiere Sant’Elia si sviluppa il quartiere La Palma, il quartiere di Cagliari che si estende tra le ex saline di Molentargius e la spiaggia del Poetto. Risulta collegato al quartiere del Sole attraverso via Favonio. È una zona residenziale, caratterizzata dalla presenza di spazi verdi e aree pubbliche.

Dal ponte Vittorio, lo seguiamo per circa centocinquanta metri e, alla rotatoria San Bartolomeo, prendiamo la seconda uscita che è il viale San Bartolomeo. Seguito il viale San Bartolomero, dopo circa quattrocento metri, arriviamo a una seconda rotonda dove prendiamo l’ultima uscita verso sinistra, che è la via Tramontana, la seguiamo per quattrocento metri, poi a destra nella via Euro, che, dopo un centinaio di metri, sbocca sulla via Favonio. La prendiamo verso sinistra ed, al civico numero 2, alla sinistra della strada, vediamo la nuova chiesa del Santissimo Nome di Maria che è la chiesa parrocchiale del quartiere La Palma. L’edificio è uno dei più particolari della città, progettato negli anni Ottanta del secolo scorso con un linguaggio moderno e simbolico, pensato per dialogare con il quartiere e con il mare. Le superfici curve dell’esterno richiamano vele o onde, un chiaro riferimento al contesto marittimo di Sant’Elia. Il tetto sembra aprirsi verso l’alto, come una vela gonfiata dal vento. Il campanile centrale verticale è una Torre snella che emerge dal corpo della chiesa, con una croce metallica in cima. L’estetica complessiva è quella di una chiesa che vuole essere un simbolo di speranza e apertura, con un linguaggio architettonico molto diverso dalle chiese storiche cagliaritane.

Cagliari-La chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria Cagliari-Chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria: ingresso laterale

L’interno è coerente con l’esterno, anch’esso moderno, essenziale, luminoso. Presenta una navata unica, con uno spazio ampio e continuo, senza colonne che interrompono la visuale, e con una copertura alta e curva nella quale le linee del tetto creano un senso di slancio verso l’alto. La luce entra da vetrate verticali e da aperture superiori che valorizzano le superfici chiare. Nonostante la modernità, l’interno mantiene un senso di intimità e silenzio.

Cagliari-Chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria: interno verso il presbiterio Cagliari-Chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria: cappella laterale

La nuova chiesa parrocchiale è servita dagli appartenenti alla Congregazione dei Figli di Santa Maria Immacolata, che si dedicano all’educazione della gioventù ed alla promozione delle vocazioni religiose: sono anche attivi nell’opera missionaria.

La vecchia chiesa del Santissimo Nome di Maria detta anche delle Saline o dei Salieri

Cagliari-La vecchia chiesa del Santissimo Nome di MariaEvitando la deviazione sulla via Euro, proseguiamo lungo la via Tramontana per circa duecentocinquanta metri, fino a dove la strada arriva al canale La Palma. Qui prendiamo a destra il viale La Palma, e, subito sulla destra, troviamo la vecchia chiesa del Santissimo Nome di Maria chiamata anche chiesa delle Saline o chiesa dei Salieri. Si tratta di una chiesa a navata unica, caratterizzata dal corpo semplice e dalle dimensioni ridotte, che la rendono simile ad una Cappella gentilizia. Eretta nel 1934 su progetto dell’ingegner Vincenzo Marchi, allora direttore delle Saline di Stato, ospitava le messe degli abitanti del villaggio del Sale, situato subito a sud del piccolo stagno di Sa Perda Bianca, che descriveremo più avanti. Cagliari-Vecchia chiesa del Santissimo Nome di Maria: internoLa chiesa è situata all’interno di un cortile recintato appunto all’interno di quello che era il villaggio del Sale. La facciata presenta paraste angolari e un portale in legno con arco a tutto sesto lunettato. In asse con esso si trovano un rosone, il campanile a vela a tre luci con tre campane e una semplice croce. L’interno è caratterizzato da un’unica navata e copertura lignea. L’illuminazione è data da ampie finestre poste su tutta la lunghezza dell’aula. L’area presbiteriale è introdotta da un ampio arco a tutto sesto e presenta un semicircolare catino absidale. La chiesa delle Saline era diventata, dal 1964, la parrocchiale del quartiere La Palma, per venire poi abbandonata nel 1979 dopo la costruzione della nuova più ampia chiesa parrocchiale del Santissimo Nome di Maria. La vecchia chiesa delle Saline dal 1991 viene oggi utilizzata solo per particolari cerimonie.

La lottizzazione abusiva di Medau Su Cramu

Dalla vecchia chiesa delle Saline, preso verso destra il viale La Palma, dopo seicento metri svoltiamo a sinistra sulla via del Sale che passa sul ponte sul canale La Palma e, subito dopo, svoltiamo a destra cominciando a costeggiare la sponda sinistra delle vasche salanti delle saline di Molentargius.

Cagliari-Abitazioni della lottizzazione di Medau Su CramuPercorsi circa quattrocento metri, troviamo una deviazione sulla sinistra con le indicazioni di Medau Su Cramu e, seguando questa deviazione, vediamo alla destra della strada le abitazioni della località denominata Medau Su Cramu. Dagli anni Sessanta del secolo scorso, senza alcuna pianificazione urbanistica, è stata avviata una lottizzazione abusiva in questa località, posizionata nel tratto della sottile striscia di terra, la quale separa lo stagno di Molentargius ed il sottostante stagno di Sa Perda Bianca, dalle Saline di Stato che descriveremo più avanti illustrando le zone umide ad est di Cagliari. Se ne è ricavato un reticolo di strade private e lotti, realizzate con l’intento di trasformare quel lembo di terra in un quartiere residenziale, senza però alcuna pianificazione. La situazione attuale a Medau Su Cramu è definita da un blocco totale delle sanatorie, con oltre 270 casi di abusivismo edilizio parziale o totale accertati nel tempo nel perimetro del Parco di Molentargius. Il Comune di Cagliari e il TAR Sardegna continuano a respingere sistematicamente le istanze di condono, in quanto l’area è protetta da rigidi vincoli paesistici e ambientali, anche se i residenti, riuniti in un consorzio volontario, spingono da anni per un piano di risanamento urbanistico. Tuttavia, la Corte Costituzionale ha ribadito che la legislazione regionale sarda non può derogare alle competenze statali sulla tutela dei beni paesaggistici.

Nel quartiere San Bartolomeo si trova la chiesa parrocchiale di San Bartolomeo

Dal ponte Vittorio, lo seguiamo per circa centocinquanta metri e, alla rotatoria San Bartolomeo, prendiamo la seconda uscita che è il viale San Bartolomeo. Seguito il viale San Bartolomeo, dopo circa quattrocento metri, arriviamo a una seconda rotonda dove prendiamo l’uscita che ci fa rimanere rimanere sul viale San Bartolomeo e, percorsi circa altri quattrocento metri, troviamo, alla sinistra della strada, la piazza San Bartolomeo, che è al centro del quartiere di San Bartolomeo. Il cuore storico di questo quartiere, un tempo parte di un antico borgo di pescatori e agricoltori, è la piazza San Bartolomeo, nella quale si trova la piccola chiesa seicentesca, mntre la zona alta è la sua parte moderna, che comprende diverse strade residenziali.

Nel diciassettesimo secolo nel borgo sono state edificate due chiese, una era dedicata alla Vergine di Lluc ora scomparsa della quale non rimangono strutture visibili ma solo citazioni in documenti ecclesiastici e catastali antichi, il cui culto di origine maiorchina era stato portato dai Mercedari e da marinai iberici, e l’altra è intitolata a San Bartolomeo, venerato a Barcellona, la cui devozione viene incoraggiata dagli Spagnoli. Nella piazza San Bartolomeo si affaccia la chiesa di San Bartolomeo, che è la chiesa parrocchiale del quertiere omonimo, realizzata in stile gotico Catalano, che è stata la sede del gremio dei Beccai, ossia dei macellai. La facciata presenta un terminale a spioventi separato dalla parte inferiore da una cornice marcapiano. Culmina con un semplice campanile a vela ad una sola luce. Al diciottesimo secolo risale l’inserimento nella facciata, di gusto tardogotico, di un portale in stile barocchetto Piemontese, che riutilizzava l’originario arco di scarico.

Cagliari-La chiesa parrocchiale di San Bartolomeo Cagliari-Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo: facciata

L’edificio, sorto a metà del seicento, è a navata unica con copertura lignea poggiante su archi a diaframma a sesto acuto, e presenta alcune cappelle laterali. Quella dedicata alla Madonna di Trapani è stata costruita nel 1678 su finanziamento della signora Rosalia Genovès, ed è separata dal resto della chiesa da una balaustra.

Cagliari-Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo: interno verso il presbiterio Cagliari-Chiesa parrocchiale di San Bartolomeo: ritratto del Santo sopra l’altare

Nella piazza San Bartolomeo si trova la fontana storica

Nella piazza San Bartoloneo, di fronte alla facciata della chiesa parrocchiale, si trova una fontana storica costruita dai condannati ai lavori forzati nel diciannovesimo secolo, quando la zona ospitava la prima colonia penitenziale dell’Isola, nella quale i galeotti venivano utilizzati soprattutto per l’estrazione del sale. Cagliari-Storica fontana di San BartolomeoSi tratta di un’opera neoclassica edificata nel 1857, probabilmente su progetto dell’ingegner Carlo Pizzagalli, figura di riferimento del Genio Civile ottocentesco a Cagliari, che operò per il completamento delle infrastrutture legate al Bagno Penale di San Bartolomeo, istituito nel 1841 alle pendici di Capo Sant’Elia, curando in particolare il collaudo della condotta idrica. La fontana è nata per coprire e abbellire un antico pozzo scavato da detenuti, i quali lavoravano anche nell’allora colonia agricola, e la sua struttura include un’edicola collegata tramite tunnel alla vicina collina, circondata da una vasca a livello del piano stradale. Un tempo era in grado di soddisfare la sete e l’igiene di più di ottocento persone, perché funzionava perfettamente, mentre oggi invece, purtroppo, versa in stato di quasi abbandono ed è spesso senz'acqua.

A sud si trova il promontorio di Capo Sant’Elia

Cagliari-Il promontorio di Capo Sant’EliaDalla piazza San Bartolomeo proseguiamo verso sud sulla prosecuzione del viale San Bartolomeo, che è diventato il viale Calamosca. Percorsi ottocento metri, prendiamo a destra la deviazione nella via del Faro che, in quasi settecento metri, porta sulla sommità del promontoro di Capo Sant’Elia. Al periodo romano risalirebbe il martirio di Sant’Elia, che sarebbe stato ucciso in questi luoghi, durante le persecuzioni di Diocleziano. Il promontorio a lui dedicato, è situato a sud di Cagliari, e costituisce la barriera naturale che separa il golfo di Cagliari dal golfo di Quartu Sant’Elena. Tutto il promontorio di Capo Sant’Elia, è costituito da rocce calcaree sedimentarie di età miocenica, quindi geologicamente piuttosto giovani. All’interno di queste rocce si sono formate diverse grotte, che sono state abitate dall’uomo sino dal sesto millennio avanti Cristo Si tratta di un promontorio privo di vegetazione consistente, ed il suo punto più alto, abbastanza panoramico, si trova a circa cinquantaquattro metri sul mare. Durante la dominazione spagnola per fronteggiare i ripetuti assalti dei pirati paraceni venne rafforzato il sistema di controllo delle torri costiere isolane. Sul promontorio di Capo Sant’Elia vennero edificate nuove torri e furono consolidate le strutture erette durante il periodo della presenza pisana. Tra il 1282 ed il 1638 ne furono costruite sei, ossia la Torre del Prezzemolo un tempo chiamata Torre di Capo Bernatà o Torre del Lazzaretto, la Torre di Calamosca detta anche Torre dei Segnali, la Torre delle Mosche ossia Turris Muscarum ora scomparsa, la Torre di Cala Fighera ora scomparsa, la Torre di Sant’Elia o dei Pisani, e la Torre del Poetto o del Pohuet. Attualmente ne sopravvivono quattro, due delle quali si trovano però in pessime condizioni ma sono stati stanziati dei fondi per il loro possibile recupero.

A occidente del promontorio di Sant’Elia si trova la Torre del Prezzemolo un tempo chiamata Torre di Capo Bernatà o Torre del Lazzaretto

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la Torre di Cala Bernatà o Torre del Lazzaretto o Torre de Su PerduseminiA occidente del promontorio di Sant’Elia si trova la Torre del Prezzemolo, nome con il quale si identificava in passato la vicina Torre di Cala Fighera che oggi non è più esistente, la quale ha avuto precedentemente il nome di Torre di Capo Bernat ed anche di Torre del Lazzaretto dato che è situata poco lontano dal fabbricato settecentesco dell’ex Lazzaretto. Si tratta di una costruzione dalla classica forma a tronco ma di dimensioni ridotte, dato che tra le torri costiere è quella più piccola, con un diametro di fondazione di appena quattro metri e mezzo e un’altezza residua di undici metri. Questo per via del sito dove è stata edificata, uno spuntone roccioso con accesso da un’unica direzione, a ridosso della caletta sottostante. Essendo a circa 34 metri sopra il livello del mare, aveva una portata ottica di circa 23 chilometri. La Torre fa parte delle principali opere sulle fortificazioni costiere in Sardegna, essa sorvegliava la sottostante cala Bernatà e l’area del Lazzaretto, per segnalare eventuali incursioni verso le saline. La costruzione della Torre, destinata soltanto alla funzione di avvistamento risalirebbe al 1578, con una guarnigione costituita da due torrieri, ma già nel 1597 viene messa in restauro. In un ulteriore restauro nel 1605, viene sistemato un balconcino pensile nell’ingresso. Nel 1606 e 1615 venne aumentata la guarnigione. Nel 1638, quando è tornata in attività la vicina Torre di Calamosca, la Torre di Capo Bernatà viene dimessa e non compare più negli atti ufficiali del diciassettesimo e diciottesimo secolo. Comunque nel 1772 la si è riarmata come punto di posta per fucilieri e come sostegno di una compagnia di fanteria leggera. Nel 1793, in occasione dell’attacco francese, l’ingegnere Lorenzo ha fatto disporre una piccola batteria di cannoni a ridosso della Torre, grazie alla quale viene evitato lo sbarco nella spiaggia sottostante. Dopo questo episodio, però, la Torre viene definitivamente abbandonata. In seguito viene restaurata nel dicembre 1916, e nel 1967 viene puntellata la roccia su cui sorge, per evitarne lo sfaldamento.

La Torre ha variato diverse denominazioni nei secoli, a partire da Torre di Capo Bernat o anche Torre di Cala Bernat o Torre di San Bernardo in epoca spagnola. Nel settecento viene denominata Torre di Santo Stefano detta del Lazzaretto, o Torre de la Prajola vale a dire della spiaggiola, Torre Vecchia nel ventesimo secolo. Il nome attuale Torre del Prezzemolo o Torre de Su Perdusemini o Torre di Petro Semolo, preso in prestito dalla Torre di Cala Fighera, risulta già da un documento del 1740.

Sulla punta del promontorio di Sant’Elia si trova la Torre di Calamosca detta anche Torre dei Segnali

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la Torre dei Segnali con il faro del Capo Sant’EliaSulla punta del promontorio di Sant’Elia si trova la Torre di Calamosca, detta anche Torre dei Segnali, che si trova a cinquantaquattro metri sul mare ed è facilmente raggiungibile. Una targa in marmo, murata esternamente, la attesta realizzata nel 1638 quando probabilmente ha inglobato i resti di una Torre più antica già esistente nel sedicesimo secolo. Il nome di Torre dei Segnali deriva dalla funzione principale che la Torre svolgeva dal seicento, ossia di inviare segnali al Castello di Cagliari per comunicare l’arrivo di navi nel golfo, e dopo il 1780 la Torre è stata dotata di un congegno meccanico per generare i segnali e per comunicare l’arrivo delle navi in rada. La struttura è stata realizzata con pietrame calcareo, ha uno spessore alla base di circa tre metri e mezzo. Si tratta di una Torre di avvistamento e difesa leggera edificata dagli Spagnoli come parte del sistema difensivo costiero, costituita da due volumi sovrapposti, uno a tronco di cono e uno a cilindro. Nel progetto della Torre non compariva il cilindro superiore, che pare risalga a un successivo intervento nella metà dell’ottocento, in cui viene realizzato un ulteriore ampliamento di tutto il complesso. La parte cilindrica, frutto di restauri successivi, è in laterizio e pietra e occupa il posto dell’originaria piazza d’armi. L’ingresso, collocato a circa cinque metri di altezza e orientato verso nord ovest, è oggi murato, ed alla Torre si accede da una nuova apertura realizzata alla quota del terreno. Dall’ambiente principale, voltato a cupola, si arriva al piano superiore, anch’esso coperto da cupola, attraverso una scala ricavata nello spessore murario. I due piani sono collegati grazie ad una scala interna alla muratura, ed il secondo si imposta sul terrazzo del primo. Al terrazzo si arriva grazie ad una scala a chiocciola metallica, di epoca moderna. Interessante la pavimentazione in mattonelle smaltate, del primo piano. Oggi in dotazione alla Marina Militare, questa Torre è diventata caserma ed è rimasta sempre in uso e si presenta complessivamente in ottimo stato, fatta eccezione per un leggero degrado delle superfici.

Vicino alla Torre di Calamosca si trova il faro del Capo Sant’Elia

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: il faro del Capo Sant’EliaUn tempo, il promontorio del Capo Sant’Elia era un approdo protetto dalla Torre dei Segnali, accanto alla quale è stato costruito uno dei fari più antichi della Sardegna, il Faro del Capo Sant’Elia. I lavori di costruzione del Faro sono iniziati nel 1850, ma è entrato in funzione solo nel 1860, per poi essere elettrificato nel 1937. Il faro è costituito da una Torre cilindrica in muratura, di ventuno metri di altezza, con balcone e lanterna annessi alla casa del custode a due piani. La Torre è dipinta con bande orizzontali bianche e nere. La luce è posizionata a settante metri di altezza ed emette due lampi bianchi in un periodo di dieci secondi visibili fino a una distanza di ventuno miglia nautiche. Posizionato all’ingresso del golfo di Cagliari, il Faro costituisce non solo uno dei principali riferimenti per le imbarcazione e le navi che entrano nel porto, ma anche un importante punto di riferimento per il traffico aereo, poiché il Faro appartiene al sistema FOA  ossia dei fanali d’ostacolo aereo.

Sul versante occidentale del promontorio di Sant’Elia si trovava la Torre delle Mosche o Turris Muscarum che ora è scomparsa

A sue della Torre di Calamosca detta anche Torre dei Segnali, tra questa e la spiaggia sottostante, si trovava un tempo anche la Torre delle Mosche, chiamata nei documenti ufficiali Turris Muscarum, una delle torri costiere costruitetra la fine del sedicesimo secolo e l’inizio del diciassettesimo sul versante occidentale del promontorio di Sant’Elia. Faceva parte del sistema difensivo costiero potenziato dagli Spagnoli dopo le incursioni barbaresche del 1582, uno degli episodi più gravi della pirateria turco berbera contro la Sardegna, attacco che colpì in modo devastante l’area di Quartu, Cagliari e diversi villaggi vicini, causando centinaia di prigionieri e spingendo la Corona spagnola a riorganizzare la difesa costiera. Era una torre intermedia nel sistema di avvistamento del Golfo di Cagliari, quindi una postazione di avvistamento, non armata con cannoni. La torre era piccola, secondaria ed ha avuto una vita breve. Il nome Torre delle Mosche potrebbe derivare dalle condizioni ambientali dato che la zona di Calamosca, prima delle sistemazioni moderne, era caratterizzata da acque stagnanti, zone paludose, e quindi una forte presenza di insetti. Si tratta di una delle torri costiere che non ha lasciato tracce, di essa non compaiono resti strutturali, non è più citata in documenti successivi, probabilmente è stata abbandonata e demolita o è crollata per degrado naturale.

La spiaggia di Cala Mosca

Per raggiungere il promontorio del Capo Sant’Elia, riprendiamo il nostro viaggio dalla piazza San Bartolomeo, dove il viale San Bartolomeo diventa viale Calamosca, dopo ottocento metri evitiamo la deviazione nella via del Faro e proseguiamo lungo il viale Calamosca e lo seguiamo fino al termine. A circa cinque chilometri dal centro arriviamo in località Calamosca, attraversando la zona militare con la Caserma Ederle, e raggiungiamo una piazza nella quale si trova il capolinea dell’autobus numero 11, vicino all’Hotel ristorante Calamosca, affacciato sul mare. Qui, davanti al grande albergo, si trova la piccola spiaggia di Calamosca, un angolo di sabbia e mare molto piacevole, in un ambiente che è rimasto ancora selvaggio, che si trova sul versante occidentale del promontorio del Capo Sant’Elia.

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la spiaggia di Cala MoscaLa spiaggia di Cala Mosca si trova in una splendida baia sormontata e riparata, quasi protetta, da due imponenti promontori, ad ovest il promontorio del Capo Sant’Elia, dominato da un antico faro, e ad est l’affascinante Sella del Diavolo. La spiaggia, distante appena quattro chilometri dal centro di Cagliari, si trova a ridosso del lunghissimo e ampio litorale sabbioso del Poetto, e si presenta con un arenile di sabbia con ciottoli levigati e scogli alle due estremità che si affaccia su un mare limpido delle tonalità tra verde smeraldo e azzurro, con fondale prevalentemente sabbioso che degrada dolcemente, adatto ai bambini e particolarmente amato da chi pratica pesca subacquea e immersioni. La spiaggia è ben riparata dal vento maestrale ed e piuttosto affollata in alta stagione, sia dai residenti sia dai turisti.

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la spiaggia di Cala Mosca Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la spiaggia di Cala Mosca Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la spiaggia di Cala Mosca Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: io che prendo il sole sulla spiaggia di Cala Mosca

Non mancano un ampio parcheggio e la possibilità di noleggio di attrezzatura balneare. Nella spiaggia di Calamosca sono presenti sia strutture fisse in muratura e cemento armato, sia strutture precarie realizzate con elementi costruttivi rimovibili, più precisamente un chiosco bar ed un albergo tre stelle dotato di terrazza sul mare, ristorante pizzeria e bar.

Prendendo il sentiero sulla destra, al termine della spiaggia di Cala Mosca, troviamo sulle rocce, sotto il faro, un tratto di spiaggia frequentata quasi esclusivamente da naturisti e da gay, che qui trovano riparo da occhi indiscreti e possono prendere comodamente il sole.

L’Hotel Calamosca

Sulla costa, al termine orientale della spiaggia, si trova l’Hotel Calamosca che vanta una spiaggia privata e l’accesso diretto alla spiaggia pubblica.

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: l’Hotel CalamoscaL’Hotel Calamosca è un tre stelle che sorge sul mare di Cagliari con vista panoramica sulla baia omonima e accesso diretto alla spiaggia privata. Le camere non fumatori, dispongono di impianto di aria condizionata e in alcuni casi sono dotate di balcone. A disposizione anche minibar, connessione Wi-Fi gratuita e bagno privato con doccia, asciugamani e prodotti per l’igiene. Calamosca fornisce parcheggio, connessione Wi-Fi in tutte le aree, spiaggia privata e servizio quotidiano di pulizie. La struttura accetta animali di piccola taglia e presenta una reception aperta 24 ore su 24. Presso il ristorante interno è possibile consumare pizze e piatti tipici della cucina sarda. Nella bella stagione si può pranzare e cenare sulla terrazza panoramica. La prima colazione è a buffet e presenta alimenti dolci e salati.

La spiaggia dell’ex Stabulario

Giunti a Calamosca, invece di fermarci alla spiaggia ed all’Hotel, procediamo sulla strada verso sinistra ossia in direzione est, verso la localtà Cala Fighera. Dopo meno di un centinaio di metri si trova il bar le Terrazze di Calamosca, lo passiamo e proseguiamo a piedi tramite un suggestivo percorso pedonale panoramico per circa seicento metri, fino a raggiungere alla fine della strada lo stabilimento balneare Le Paillote. Questo stabilimento, che si trova sul lato occidentale del promontorio montuoso di Murru ’e Porcu, è ospitato all’intero della piccola spiaggia dell’ex Stabulario.

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la spiaggia dell’ex StabularioLa spiaggia dell’ex Stabulario, nota anche come spiaggia di Cala Murru 'e Porcu, è una spiaggia di piccole dimensioni, lunga appena un’ottatina di metri, situata lungo la costa tra Cala Mosca e Cala Fighera. La spiaggia è caratterizzata da un arenile di ciottoli e sassi chiari, caratterizzata da fondali rocciosi e acque profonde, è ideale per chi cerca un paesaggio aspro e solitario. Sulla spiaggia sono presenti solo strutture precarie realizzate con elementi costruttivi rimovibili, e più precisamente un solarium con chiosco bar. Nel retro spiaggia è presente il complesso dei fabbricati che costituivano lo stabulario, ossia il luogo della raccolta dei mitili, che sono stati recentemente ristrutturati e destinati alla ristorazione e ad attività ricreative.

La spiaggia di Cala Fighera

Dalla fine della strada, prendiamo il sentiero sul colle, a sinistra, e procediamo a piedi lungo il percorso naturalistico che porta alla Sella del Diavolo. È necessario essere muniti di scarpe da tennis, no ciabatte, no infradito. Dalla sommità del promontorio procediamo in discesa verso le numerose piccole insenature a carattere roccioso presenti sul lato orientale del promontorio Raggiunta la parte orientale del promontorio montuoso di Murr ’e Porcu, si giunge all’ampia insenatura che ospita la piccola spiaggia di Cala Fighera, seguendo le stradine che scendono verso il mare.

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la spiaggia di Cala FigheraGiunti sulla sommità del colle, si procede in discesa verso la spiaggia, la spiaggia più nascosta, seguendo le stradine che scendono verso il mare. La spiaggia di Cala Fighera è una spiaggia rocciosa che si trova sulle rocce dal fondale semi roccioso. La spiaggia è riparata dai venti ed anche dagli occhi indiscreti, questa spiaggia infatti è meta di numerosi bagnanti che decidono di prendere il sole in costume adamitico, senza incorrere in sanzioni. Il mare che bagna la spiaggia di Cala Fighera, ha delle interessanti policromie che variano dal turchese al verde smeraldo, con un fondale basso e ciottoloso nel tratto iniziale. In diverse occasioni, a causa del pericolo frane, la spiaggia di Cala Fighera non è accessibile ed i trasgressori possono incorrere in sanzioni amministrative.

La spiaggia di Cala Fighera è molto nascosta, e per questo è frequentata quasi esclusivamente da naturisti e, soprattutto, da gay.

In localtà Cala Fighera si trovava un tempo la Torre di Cala Fighera che ora è scomparsa

In località Cala Fighera si trovava un tempo la Torre di Cala Fighera, edificata in epoca spagnola, probabilmente nel 1639, ma che ora è scomparsa. Questa Torre era chiamata anche Torre del Prezzemolo, o anche Torre de Su Perdusemini che è il nome in sardo campidanese del prezzemolo, il quale era un toponimo locale legato alla zona di Cala Fighera. Le fonti indicano che la Torre sorgeva sulla dorsale rocciosa di Murr’e Porcu, sopra l’attuale area di Cala Fighera, tra Sant’Elia e Calamosca. Costruita durante la dominazione spagnola per difendere Cagliari dagli assalti dei pirati saraceni, faceva parte del sistema di avvistamento costiero, non era armata con cannoni, ma serviva per segnalare incursioni verso le saline e il Lazzaretto. La Torre è stata probabilmente attiva tra sedicesimo ed il diciassettesimo secolo e poi è stata distrutta. Si tratta di una delle torri costiere che non ha lasciato tracce, di essa non compaiono resti strutturali, non è più citata in documenti successivi, probabilmente è stata abbandonata e demolita o è crollata per degrado naturale. Il suo nome, però, sopravvive dato che il nome di Torre del Prezzemolo, o anche Torre de Su Perdusemini, passò per consuetudine alla vicina Torre di Cala Bernat, quella che oggi conosciamo.

Salendo sul promontorio di Sant’Elia si arriva alla Sella del Diavolo

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: veduta del Capo Sant’Elia fotografato dalla spiaggia del PoettoIl percorso sul promontorio che conduce alla spiaggia di Cala Fighera consente anche di esplorare tutta la Sella del Diavolo e le fortificazioni poste sulla sua sommità. La Sella del Diavolo è il nome dato alla collina che di trova al centro del promontorio di Sant’Elia, e che domina la spiaggia del Poetto ed il porticciolo di Marina Piccola. Il suo nome deriva da un’antica leggenda che narra che un giorno i diavoli, attratti dalla bellezza del golfo di Cagliari, se ne sarebbero impadroniti. Dio mandò, allora, i suoi angeli, guidati dall’Arcangelo Michele, per scacciare Lucifero e i diavoli, ma nella fuga quest’ultimo perse la sua sella che cadde, lasciando così l’impronta che caratterizza questa piccola altura. Sul promontorio di Sant’Elia, giunti a Calamosca, si procede lungo la strada situata a sinistra sino ad arrivare ad una piccola area di sosta, dove ci si feram a dalla quale si prende il sentiero che sale sul colle alla sinistra, e si procede a piedi lungo il percorso naturalistico, per raggiungere la Sella del Diavolo.

I resti archeologici punici e romani sulla Sella del Diavolo

Cagliari-La Chiesa di S.Elia al Monte-Studio sull’area archeologica della Sella del DiavoloIl sito presenta sulla Sella del Diavolo è un’area di grande rilevanza archeologica e paesaggistica. Nel punto più elevato del promontorio, a 135 metri di altezza, esisteva un Tempio fenicio dedicato ad Astarte, divinità di origine semitica, venerata dai Fenici come dea della fertilità, della guerra e dell’amore. In base ai risultati delle indagini, il culto di Astarte, importato in Sardegna dai Cartaginesi, è proseguito anche in epoca romana, quando questa divinità fu assimilata a Venere Ericina. I primi rinvenimenti archeologici di cui si ha notizia risalgono alla fine dell’ottocento, e tra questi il rinvenimento, ad opera dell’archeologo Filippo Nissardi nel 1870, di un’iscrizione in neo punico datata al terzo secolo avanto Cristo, oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, che testimonia la devozione per la dea. Cagliari-Sella del Diavolo: scavi del tempio fenicio dedicato ad AstarteCagliari-Sella del Diavolo: l’iscrizione in neo punico rinvenuta nel 1870La posizione soprelevata del tempio è tipica dei santuari dedicati alla dea, probabilmente essi avevano anche la funzione di punti di segnalazione per i naviganti, di cui la dea era protettrice. Di questo tempio, però, ora rimangono solo pochi resti, e l’area non venne interessata da studi sistematici fino agli anni recenti, quando ben cinque diverse campagne di scavo dell’Università di Cagliari fecero luce sulla situazione. L’archeologa Simonetta Angiolillo, in un suo studio del 2008, ritenne plausibile che anche nel santuario di Cagliari si esercitasse la prostituzione sacra, la quale «consisteva nell’unione tra una donna (ma in alcuni santuari era praticata anche la prostituzione maschile) che personificava la dea della fecondità e uno straniero, in cambio di un pagamento che, nella maggior parte dei casi era destinato alle casse del santuario».

Cagliari-Sella del Diavolo: resti della cisterna romanaCagliari-Sella del Diavolo: resti della cisterna romanaSubito più a sud si vedono i resti di una Cisterna romana, un’importante opera di ingegneria idraulica situata nel pianoro sommitale del promontorio. Si tratta di una struttura a sezione troncoconica profonda circa cinque metri e mezzo, dotata di un’apertura di base di quasi cinque metri di diametro, con di fianco all’imboccatura un sistema di vasche e canalette, costruito sulla roccia in maniera da farvi confluire l’acqua piovana. Questa cavità, scavata nella roccia calcarea per raccogliere l’acqua piovana, serviva all’approvvigionamento idrico degli insediamenti sul colle. Poche decine di metri più a valle, è presente un’imponente Cisternone punico chiamato Sa Bucca de Su Tiaulu, ossia la bocca del diavolo. Ha una forma rettangolare, è lungo ventisette metri e profondo sei, ed ha una sezione trapezoidale. La cisterna risale al periodo fenicio punico ed era al servizio di un antico luogo di culto dedicato alla dea Astarte, che sorgeva proprio nei pressi della cima. Per l’approvvigionamento idrico, l’opera sfruttava un ingegnoso sistema di canalette scavate nel banco roccioso progettato per convogliare la massima quantità di acqua piovana all’interno.

Cagliari-Sella del Diavolo: resti della chiesa di Sant’EliaNell’undicesimo secolo tutta l’area del promontorio viene affidata ai monaci Benedettini di San Vittore di Marsiglia, detti anche Vittorini, che vi costruiscono il monastero di Monte Sant’Elia, realizzando utilizzando i resti del tempio punico dedicato ad Astarte. Di esso rimangono solamente pochi ruderi della chiesa di Sant’Elia, che apparteneva al monastero, della quale gli scavi hanno riportato alla luce solo muri perimetrali bassi, qualche tratto dell’abside e delle pavimentazioni, olitre alla sagoma del perimetro originario, immersi nella macchia mediterranea. La chiesa, che era già documentata nel Medioevo e probabilmente abbandonata da secoli, oggi è un punto di interesse per chi percorre i sentieri del promontorio. Questi resti sono situati subito più a sud rispetto a quelli della cisterna romana, mentre a sud dei resti di altre due torri difensive.

Sulla sommità del promontorio di Sant’Elia di trova la Torre di Sant’Elia o dei Pisani

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la Torre Sant’Elia chiamata anche Torre dei PisaniSulla sommità del promontorio, sulla Sella del Diavolo, a 139 metri sul mare, vicino a una base militare, è situata la Torre di Sant’Elia, chiamata anche Torre dei Pisani, alla quale si può arrivare da Marina Piccola o da Calamosca, dopo aver camminato per circa mezz’ora. La torre è un antico presidio difensivo pisano, parte del sistema di fortificazioni che controllava il golfo. Ha una struttura di forma tronco conica con volta a cupola, alta sei metri e con un diametro di cinque, ed è stata costruita in pietra calcarea. La Torre è situata in una posizione dalla quale è possibile vedere quasi tutte le torri costiere del golfo di Cagliari, ma attualmente si trova in cattivo stato di conservazione, dato che oggi è visibile come un rudere in pietra immerso nella macchia mediterranea, con due pareti verticali superstiti e un piccolo varco centrale, molto erosi, che testimoniano la struttura originaria affacciata direttamente sul mare.

A oriente del promontorio di Sant’Elia di trova la Torre del Poetto o del Pohuet

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: la Torre del Poetto o Torre del PohuetSul suo lato orientale del promontorio si trova anche la Torre del Poetto, chiamata anche Torre del Pohuet, il cui nome potrebbe derivare dal Catalano Pohuet, ossia pozzetto, in riferimento alla cisterna punica vicina alla torre ed ai numerosi pozzi e cisterne per la conservazione dell’acqua piovana sparsi sulla Sella del Diavolo. Si tratta di una Torre costiera di avvistamento costruita nel 1597 in pietra calcarea, che sorge ad 87 metri sul mare, su una piccola sporgenza che si estende a mezza costa del promontorio sopra Marina Piccola e la spiaggia del Poetto. È abbastanza vicina alla Torre di Sant’Elia, ma è molto più difficoltosa da raggiungere. Anche ad essa si può arrivare a piedi da Marina Piccola o da Calamosca, dopo aver camminato per oltre mezz’ora, ma è difficilmente raggiungibile a causa la pericolosità del percorso. Il materiale che la compone è il pietrame calcareo, è in pessimo stato di conservazione, e della sua struttura originaria, che si trova in stato di rudere, restano oggi solo due monconi verticali che ne mostrano la struttura tronco conica originale.

Il quartiere del Poetto

Cagliari-Veduta del quartiere del PoettoPercorsa via Armando Diaz, alla rotonda del viale San Bartolomeo prendiamo sulla sinistra il viale Poetto e lo percorriamo tutto, fino a che ci porta nel quartiere del Poetto. Ad esso possiamo arrivare anche dalla chiesa di San Bartolomeo, prendendo una deviazione sulla sinistra, e poi a destra il viale del Poetto. Percorso circa un chilometro e seicento metri dall’inizio del viale, arriviamo alla piazza degli Arcipelaghi, con una rotonda dove prendiamo, verso destra, la strada che, in seicento metri, ci porta ai parcheggi della Marina Piccola. Il quartiere Poetto prende il nome dalla celebre località balneare che si estende per circa quattro chilometri, dalla Sella del Diavolo sino all’inizio del litorale di Quartu Sant’Elena. La zona compresa tra la spiaggia e le saline di Molentargius è abitata dai numerosi residenti ma viene presa d’assalto soprattutto durante i mesi estivi dai turisti. La principale attività economica del quartiere era legata all’estrazione del sale, i cui impianti sono restati attivi fino agli anni Ottanta del Novecento. 

Il porticciolo turistico di Marina Piccola

Cagliari-Il promontorio di Sant’Elia: il porticciolo turistico di Marina PiccolaIl porticciolo di Marina Piccola è situato a sud est della città, verso il promontorio del Capo Sant’Elia, ai piedi del rilievo chiamato Sella del Diavolo, e si trova alla chiusura occidentale della spiaggia del Poetto lunga ben sei chilometri, chiamata anche la spiaggia dei centomila per via del numero di bagnanti che vi si riversano nei periodi di punta estivi. È un porticciolo turistico protetto da un molo di sopraflutto a gomito banchinato internamente lungo trecento metri e da un molo di sottoflutto che termina con un ampio piazzale. All’interno vi sono alcuni pontili galleggianti. Nel porticciolo trovano posto circa trecentocinquanta imbarcazioni, anche da pesca, ma manca di pompa carburante. È sede della lega Navale e di uno Yacht Club. Il porticciolo si trova a una diecina di minuti dalla stazione dei treni e dei bus ed è ottimamente servito dai mezzi pubblici.

La chiesa della Beata Vergine della Salute

Dal viale del Poetto, arrivati alla rotonda in piazza degli Arcipelaghi prendiamo, verso sinistra, la via Lungo Saline che costeggia le vasche salanti delle saline di Molentargius ora abbandonate. Percorso un chilometro e mezzo lungo la via Lungo Saline prendiamo a destra la via dei Cavalleggeri, dopo centotrenta metri di nuovo a destra la via Ausonia. Alla destra della via Ausonia, dopo centocinquanta metri, si trova la chiesa della Beata Vergine della Salute, che è la chiesa parrocchiale del quartiere Poetto. La chiesa venne costruita tra il 1964 e il 1971 su progetto dell’architetto Giacinto Magrelli, ed è stata affidata alla Congregazione dei Figli di Maria Immacolata. L’elemento caratterizzante l’edificio è la copertura con una cupola piramidale protesa verso l’alto. Il prospetto tripartito è caratterizzato dalla parte centrale a capanna. Presenta decorazioni a tasselli in marmo a rilievo che danno vita a particolari figure. Il portone ligneo, di forma trapezoidale è sovrastato da una romboidale struttura nera.

Cagliari-Poetto: la chiesa della Beata Vergine della Salute Cagliari-Poetto: la chiesa della Beata Vergine della Salute

L’interno si caratterizza per il prevalere di linee geometriche, è a pianta esagonale e presenta una navata unica con al centro l’altare. La decorazione a rilievo delle tamponature, realizzate in mattoni a vista, riprende i motivi geometrici dei tappeti sardi.

Cagliari-Poetto: interno della chiesa della Beata Vergine della Salute Cagliari-Poetto: la grande pala d’altare nella chiesa della Beata Vergine della Salute

Nel 2013 è stata inaugurata la grande pala d’altare di ottantacinque metri quadri, opera di un’équipe di circa venticinque pittori spagnoli e italiani e completata da Kiko Argüello, all’anagrafe Francisco José Gómez Argüello Wirtz, pittore e catechista spagnolo, iniziatore assieme a Carmen Hernández, e responsabile assieme a don Mario Pezzi e a María Ascensión Romero, del Cammino Neocatecumenale, itinerario di formazione cattolica e di evangelizzazione nato nel 1964 fra i baraccati di Palomeras Altas a Madrid. Al centro della pala è il Cristo Pantocratore e ai lati le scene principali della sua vita terrena, la Dormizione di Maria e la Pentecoste.

Il lungomare del Poetto lungo il quale si trova tra l’altro l’Hotel Villa del Mare

Dalla rotonda in piazza degli Arcipelaghi inizia il lungomare del Poetto, che offre una vasta scelta di servizi tra bed&breakfast, stabilimenti balneari, scuole di vela, aree giochi e campi da basket. Grazie alle sue piste ciclabili e pedonali è la destinazione perfetta per dedicarsi a passeggiate e giri in bici. Ma è una tappa obbligatoria anche soltanto per bere un caffè o godere di un aperitivo in uno dei numerosi chioschi, ovviamente il tutto accompagnato da una magnifica vista e dal profumo del mare. Tra l’altro, sul lungomare dalla rotonda in piazza degli Arcipelaghi, dopo circa un chilometro e mezzo, al civico numero 248 del lungomare del Poetto, si trova l’Hotel la Villa del Mare.

Cagliari-L’Hotel Villa del MareL’Hotel Villa del Mare Suites and Apartments è una dimora storica che si trova sul lungomare del Poetto, frontemare, praticamente sulla spiaggia del Poetto, a solo una ventina di metri dalla sua riva. Si tratta di una bella villa dei primi del Novecento, diventata operativa dopo una attenta e meticolosa ristrutturazione. Imperdibile la vista sul Golfo degli Angeli a ridosso della Sella del Diavolo. L’Hotel dispone di appartamenti e suites con terrazza e giardino privato, caratterizzata dalle colorate e piacevoli camere, curate negli arredi in perfetto stile mediterraneo. La Villa Del Mare si trova nelle vicinanze di diversi esercizi commerciali come ristoranti, bar e pizzerie dove fruire pranzo e cena approfittando dell’ottima cucina sarda e delle sue prelibatezze.

La spiaggia del Poetto con la Torre di Mezza Spiaggia

Dal lungomare del Poetto, diverse deviazioni verso destra ci portano alla spiaggia del Poetto, il cui nome si pensa derivi dalla Torre aragonese denominata del Poeta, che si può osservare ancora oggi sopra la Sella del Diavolo, mentre, secondo un’altra ipotesi, potrebbe derivare dal Catalano Pohuet, ossia pozzetto, in riferimento ai numerosi pozzi e cisterne per la conservazione dell’acqua piovana sparsi sulla Sella del Diavolo.

Cagliari-La spiaggia del PoettoLa bellissima spiaggia cittadina della città di Cagliari è spiaggia del Poetto, che è lunga, insieme a quella di Quartu Sant’Elena, oltre cinque chilometri, e si è guadagnata, col tempo, l’appellativo di spiaggia dei centomila, per l’alto numero di presenze nei mesi estivi. Questa spiaggia è chiusa a sud ovest dal Capo Sant’Elia, ben riconoscibile grazie al caratteristico profilo della Sella del Diavolo, e ad oriente dalla costiera di Quartu Sant’Elena. La spiaggia del Poetto di Cagliari si trova alla destra della via Lungo Saline, che prosegue per circa tre chilometri, poi arriva a una rotonda, dopo la quale inizia il lumgomare del Poetto, che, ancora per circa un chilometro, appartiene al comune di Cagliari. L’arenile, di grandi dimensioni, è costituito da sabbia bianca dorata fine, e si affaccia su un mare con l’acqua cristallina trasparente, tra l’azzurro ed il verde, con il fondale basso e sabbioso. La spiaggia del Poetto di Cagliari è molto affollata in alta stagione, ed in essa sono da segnalare una gamma completa di servizi per la balneazione, vari stabilimenti balneari, ristoranti e bar.

Cagliari-La spiaggia del Poetto Cagliari-La spiaggia del Poetto Cagliari-La spiaggia del Poetto Cagliari-La spiaggia del Poetto Cagliari-La spiaggia del Poetto

Questa spiaggia è diventata, negli anni, anche un importante punto di riferimento per la vita notturna estiva, grazie alla presenza di numerosi chioschetti che sono divenuti veri locali all’aperto, nei quali è possibile apprezzare musica dal vivo o bersi un aperitivo in tutta tranquillità. È presente anche una discoteca che ogni sera propone una serata diversa, e vi si trovano numerosi stabilimenti balneari.

La Torre di Mezza Spiaggia

Cagliari-Poetto: la Torre di Mezza SpiaggiaProseguendo lungo il lungomare del Poetto, dalla rotonda in piazza degli Arcipelaghi, percorsi due chilometri e quattrocento metri, sulla spiaggia poco prima della struttura dell’ex Ospedale Marino, si trova la Torre di Mezza Spiaggia, nota anche come Torre Spagnola. La Torre viene già citata dallo storico Giovanni Francesco Fara, e dunque è stata edificata prima del 1591, anno della sua morte. La struttura, in pietra calcarea, è di forma tronco conica, con una camera interna, voltata a cupola, in cui si trova l’accesso al terrazzino soprastante. L’interno della Torre non è praticabile, in quanto l’ingresso è attualmente murato. L’edificio è alto quasi otto metri, ha un diametro alla base di circa sei metri, e si presenta in buone condizioni, grazie ai numerosi restauri effettuati per il suo mantenimento nel tempo.

L’ex Ospedale Marino

Cagliari-Poetto: i ruderi dell’ex Ospedale MarinoSulla spiaggia del Poetto, a meno di centocinquanta metri dalla Torre, si trovano i ruderi della Colonia Marina Dux, nata come struttura di prevenzione sanitaria per la cura delle malattie polmonari e, per questo, in seguito denominata Ospedale Marino, ed oggi considerato l’ex Ospedale Marino. Dopo molti anni di abbandono, oggi con la chiusura del procedimento di valutazione ambientale, si compie un passo decisivo verso la rinascita di uno dei luoghi più iconici e dimenticati del litorale cagliaritano, aprendo la strada al recupero e alla trasformazione del complesso in una struttura ricettiva di categoria cinque stelle. E la breve la Regione, proprietaria del complesso, procederà all’indizione della gara per individuare un progetto di riqualificazione in chiave turistica dell’ex Ospedale Marino.

La storia dell’attuale ex ospedale Marino di Cagliari sulla spiaggia del Poetto inizia nel 1937, quando ne progetta la struttura l’architetto Ubaldo Badas, nato a Cagliari nel 1904, la cui ricerca sperimentale si era mossa verso il linguaggio del Movimento Moderno. L’impostazione planimetrica a sviluppo arcuato e convessità rifletteva le dinamiche di suggestione futurista derivante dall’estetica della velocità e del movimento dei nuovi mezzi di comunicazione. La composizione volumetrica rivolge la concavità verso il mare e solleva l’edificio principale con grandi pilotis radiali sui quali poggia la struttura di pilastri a travi a sbalzo, armatura portante del volume curvilineo superiore e aggettante su tutto il perimetro rispetto ai supporti basamentali. Il corpo basso al piano terra conteneva i servizi e i vani per gli impianti; al primo piano erano il refettorio, gli uffici e l’infermeria mentre il secondo piano era interamente occupato dai dormitori e dai servizi concentrati nelle testate delle stecche. La distribuzione orizzontale è affidata ai ballatoi esterni che si raccordano grazie a due attraversamenti trasversali, pianerottoli di sbarco delle scalinate laterali di accesso.

Cagliari-Poetto: inaugurazione della Colonia Marina Dux che si vede in costruzione sullo sfondo Cagliari-Poetto: la Colonia Marina Dux al tempo della sua attività Cagliari-Poetto: il’Ospedale Marino

Nell’edificio permangono quegli elementi di indubbio valore legati, da un lato, all’alto interesse formale e storico della sperimentazione architettonica del periodo, dall’altro, al significato sociale e culturale che la struttura ha rivestito nel panorama cagliaritano da quando è stata edificata.

L’Ippodromo intitolato al generale Antonio Gutierrez

Cagliari-Poetto: ingresso dell’Ippodromo intitolato al generale Antonio GutierrezDai ruderi dell’ex Ospedale Marino, percorsi poco più di centocinquanta metri lungo il lungomare del Poetto, dopo aver costeggiato l’Ippodromo intitolato al generale Antonio Gutierrez arriviamo al suo ingresso che si trova alla sinistra della strada. L’Ippodromo si estende su un terreno di diciotto ettari, è situato tra la spiaggia del Poetto e i bacini delle vasche salanti delle saline di Molentargius ora abbandonate, ed è gestito dalla Società Ippica Cagliaritana. Tra le attività che vi si svolgono vi sono corsi di equitazione, passeggiate a cavallo, percorsi cross, campus estivi per bambini, riabilitazione equestre, servizio di pensionamento cavalli.  Nel 1992 venne chiuso e solo nel 2009 ha riaperto le porte al pubblico. Già da qualche anno, l’Ippodromo, con i suoi 1400 metri di pista, è la sede dove si svolge il Palio di Cagliari durante la Festa di Sant’Efisio.

Cagliari-Poetto: tribune dell’Ippodromo intitolato al generale Antonio Gutierrez Cagliari-Poetto: l’Ippodromo intitolato al generale Antonio Gutierrez Cagliari-Poetto: l’Ippodromo intitolato al generale Antonio Gutierrez

Una recente discussione nel Consiglio comunale di Cagliari sul piano di razionalizzazione delle partecipazioni nei vari organismi dove l’amministrazione comunale è presente, è stata l’occasione per la Giunta per parlare del futuro dell’Ippodromo cittadino, attualmente gestito dalla Società Ippica di Cagliari. Nella proposta preliminare di piano urbanistico comunale si vorrebbe destinare l’area dell’Ippodromo a un grande Parco Tematico di sport sulla sabbia prevede oltre agli immancabili campi di calcetto, beach volley e pade, oltre che foresterie, bar e ristoranti, anche una grande surf pool ovvero una piscina gigante con tanto di onde artificiali che insisterebbe sull’intera area prima dedicata al circuito ippico.

Cagliari-Poetto: il record del generale Antonio GutierrezLa storia dell’Ippodromo ha inizio dal 1929, quando è stato inaugurato da Vittorio Emanuele III e dedicato al generale Antonio Gutierrez, una figura di spicco della equitazione nazionale passato alla storia, oltre che per le innumerevoli vittorie conquistate nei concorsi internazionali di salto di ostacoli, per aver stabilito nel 1938 a piazza di Siena durante i campionati Nazionali, in sella al cavallo Osoppo, il record del mondo di elevazione a cavallo. Negli anni d’oro della storia dell’ippica cagliaritana è stato teatro di grandi manifestazioni, che richiamavano migliaia di appassionati per i cavalli e le scommesse. Nel 1940, allo scoppio della guerra quando molti cagliaritani lasciarono la città per via dei bombardamenti, l’Ippodromo venne trasformato in ricovero per cavalli delle truppe italo tedesche e degli sfollati. Le scuderie rimaste in piedi vennero trasformate in abitazioni, che fecero nascere il piccolo quartiere Ausonia, che è stato poi demolito negli anni Sessanta. La vita dell’Ippodromo riprese intorno agli anni Cinquanta e nel 1959 ci fu il rilancio dell’impianto, rimesso a nuovo, grazie alle Olimpiadi. Seguirono anni nei quali la rinascita si alternò con l’abbandono.

Il nuovo Ospedale Marino di Cagliari

Cagliari-Il Nuovo Ospadale MarinoPassato l’ingresso dell’Ippodromo, continuando lungo il lungomare del Poetto, dopo appena duecento metri, in corrispondenza del civico numero 12, si trova sempre alla sinistra della strada l’ingresso del Nuovo Ospedale Marino di Cagliari. Offre una vista incantevole sul mare al personale dipendente, ma soprattutto agli utenti che vi accedono per le prestazioni sanitarie. Questo Ospedale è facilmente raggiungibile ed è ben servito dalle linee del trasporto locale, ed è dotato di un ampio numero di parcheggi, destinati sia al personale della struttura che agli utenti. Nato inizialmente come Hotel, sul litorale cagliaritano, l’edificio è stato sottoposto a diversi lavori di adeguamento e ristrutturazione destinati a realizzare il Nuovo Ospedale Marino, con integrale sostituzione dell’Ospedale Marino vecchio, situato a pochi chilometri di distanza sempre nel litorale cagliaritano e dismesso nel 1982 per motivi di sicurezza in quanto dichiarato inagibile.

Lo stagno di Molentargius all’interno del centro abitato ed a sud il piccolo stagno di Sa Perda Bianca

Cagliari è nota per le sue molte aree umide. All’interno della città, a nord rispetto alla spiaggia del Poetto, si trova il grande stagno di Molentargius che ha una superficie di millequattrocento ettari e fa parte del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline, istituito nel 1999. È una delle più importanti aree umide d’Europa, raro esempio al mondo di ecosistema presente in aree fortemente antropizzate, recintato per evitare che il turismo disturbi un’isola naturalistica unica, nella quale, a due passi dal centro di una grande città, sopravvivono una flora ed una fauna uniche, fenicotteri, germani reali, avocette, cavalieri d’Italia, ecc. Si tratta di un sistema stagnale al confine fra i territori comunali di Cagliari, nel suo lato occidentale, e di Quartu Sant’Elena, in quello orientale, legato all’emersione di barre sabbiose, e costituisce un’importante zona umida in gran parte adibita alle saline di proprietà del demanio, attualmente inattive, alimentate con un sistema di canali dal mare.

Cagliari-Stagno di Molentargius: veduta dello stagno con le salineLo stagno di Molentargius si divide in due vasche, tra le quali si trova un sistema naturale di fitodepurazione delle acque. La prima vasca è la più importante, è situata a sud, viene chiamata Bellarosa Maggiore, e costituisce un bacino di raccolta delle acque provenienti dal mare attraverso l’idrovora posta lungo la spiaggia del Poetto. La seconda viene chiamata Bellarosa Minore, si trova a nord, ed in essa viene fatta confluire l’acqua di diversi canali che raccolgono le acque reflue dei paesi dell’hinterland, e corrispondono agli alvei di alcuni torrenti, il rio Saliu che attraversa il comune di Monserrato, il rio di Selargius che attraversa il comune omonimo, il rio Cungiaus che scorre tra Quartu e Quartucciu. Il Bellarosa Minore ha acque dolci ed è il naturale luogo di soggiorno dell’avifauna protetta. Gli scarichi fognari, con il loro apporto di acque dolci particolarmente ricche di sostanza organica, hanno favorito la rapida crescita di canneti che stanno gradualmente occupando gran parte del bacino. Lo stagno di Molentargius è stato riconosciuto negli elenchi ufficiali delle aree umide da sottoporre a tutela, classificato Sito di Importanza comunitaria ai sensi della direttiva dell’Unione europea n. 43 del 1992, la cosiddetta Direttiva Habitat, ed inoltre Zona di Protezione Speciale ai sensi della direttiva dell’Unione europea n. 409 del 1979 abrogata e sostituita dalla direttiva n. 147 del 2009, la cosiddetta Direttiva Uccelli, e Zona Umida di Importanza Internazionale ai sensi della convenzione di Ramsar. Nel 1988 il Ministero dell’Ambiente ha stanziato una somma per un progetto di recupero e salvaguardia dell’ecosistema di questo stagno, in cui, accanto alle necessarie misure di protezione dell’ambiente e delle comunità vegetali e animali, è stata prevista la realizzazione di strutture ricettive per la fruizione dell’area umida da parte dei visitatori. Le aree verdi del compendio del Molentargius, gestite dall’Ente parco, sono aperte al pubblico e accessibili liberamente, dall’alba al tramonto, gratuitamente.

Lo stagno di Molentargius costituisce il principale sito di riproduzione del fenicottero rosa in Sardegna. È, infatti, proprio in questo stagno che, per la prima volta in Italia, quasi vent’anni fa, i fenicotteri rosa, ormai stanziali, hanno figliato. A quanto ha scritto La Nuova Sardegna, nel maggio 2011 c’è stata nello stagno di Molentargius una vera e propria invasione di fenicotteri per la nidificazione sono arrivate dalla Francia, da Orbetello, dal delta del Po e dalla Spagna oltre quattromila coppie, e per Cagliari è stata una una festa di colori. All’arrivo nel capoluogo i fenicotteri si sono divisi in tre grandi colonie ed altri quattro nuclei minori. É stato uno spettacolo che ha attirato intorno all’area del parco centinaia di turisti, curiosi, appassionati, e naturalmente le scolaresche di tutto l’hinterland.

Cagliari-Stagno di Molentargius: fenicotteri rosa nello stagno nel maggio 2011 Cagliari-Stagno di Molentargius: fenicotteri rosa nello stagno nel maggio 2011

A sud dello stagno di Molentargius si trova il piccolo stagno di Sa Perda Bianca, un’altra area umida protetta, che costituisce una zona di sosta e riproduzione di avifauna acquatica di interesse comunitario, e che fa anch’essa parte del Parco Naturale Regionale del sistema Molentargius, Saline, Poetto.

Le Saline di Stato tra il bacino di Molentargius e lo stagno di Quartu

Cagliari-Saline di Stato: vista aerea delle saline di CagliariLa storia di Molentargius è strettamente legata alla storia delle Saline di Stato che si collocano nel settore sud della zona costiera di Cagliari e Quartu Sant’Elena, sul retro della strada costiera, dato che il grande bacino del Bellarosa Maggiore, è stato utilizzato come vasca di prima evaporazione nel ciclo di produzione e raccolta del sale. La storia dell’estrazione del sale marino a Cagliari sembra che risalga a circa 3000 anni fa, prima ancora dell’epoca degli stanziamenti Fenici. In epoche più recenti l’estrazione del sale è stato oggetto di monopolio governativo dapprima con la dominazione spagnola, poi con la dominazione Sabauda. L’attività d’estrazione impiegava in passato maestranze reclutate fra la popolazione, ma a cavallo fra il settecento, l’ottocento e il Novecento lo stato Sabaudo impiegava i condannati ai lavori forzati, provenienti principalmente dalle carceri Piemontesi e dal vecchio carcere cagliaritano di San Bartolomeo. Negli anni Trenta del Novecento la tecnologia ha modificato drasticamente la tecnica di estrazione, con l’allestimento del sistema formato dalle vasche evaporanti, dalle vasche salanti, gli impianti di sollevamento e di canalizzazione delle acque.

Cagliari-Saline di Stato: le saline in attività in una foto d’epocaL’impianto era stato organizzato dai Piemontesi a partire dal 1830, ad esso l’acqua del mare arrivava dal Poetto per far crescere e raccogliere il sale, e fanno oggi parte del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline. Le Saline di Stato, che comprendono il bacino di Molentargius e lo stagno di Quartu, ed ancora oggi dipendono dal Ministero delle Finanze, hanno cessato la loro attività nel 1984, per ragioni igienico sanitarie a causa della tracimazione di acque inquinate dal Bellarosa Minore nel Bellarosa Maggiore. Delle Saline restano gli impianti di terra e le vasche, come testimonianza di un’antica attività ed è tuttora attivo il sistema di circolazione e regimazione delle acque per mantenere integro un particolare ecosistema creato in parte dall’uomo.

Siamo arrivati ai confini tra la costiera del comune di Cagliari e qualla di Quartu Sant’Elena

La bella spiaggia del Poetto di Cagliari prosegue in territorio di Quartu Sant’Elena, con la spiaggia del Poetto di Quartu che verrà descritta in una prossima tappa, per vedere tutta la costiera cha va da Cagliari a Villasimius.

La prossima tappa del nostro viaggio

Nella prossima tappa del nostro viaggio, completeremo la visita della città di Cagliari, della quale nelle pagine precedenti abbiamo visto il centro storico e l’abitato al di fuori del centro storico, e nella prossima visiteremo la Municipalità di Pirri.


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