Visita della costiera di Dorgali per la protezione della Foca Monaca da Cala Gonone verso sud fino alla costiera di BauneiIn questa tappa del nostro viaggio, dopo aver visto la grotta di Ispinigoli, visiteremo la costiera di Dorgali di Dorgali con le cale di Osalla e Cartòe, per, poi, recarci alla sua frazione marina Cala Gonone dalla quale possiamo raggiungere le diverse cale lungo la costa della riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca, delle quali alcune le abbiamo già in parte visitate in una delle ultime tappe del nostro viaggio in Ogliastra, quando abbiamo visto la costiera di Baunei. La costiera di DorgaliVisitiamo ora la costiera di Dorgali, considerato il capoluogo dell’artigianato e soprattutto del turismo estivo in Barbagia, grazie alle particolarità del suo ambiente naturale ed alla fama della sua frazione marina Cala Gonone. Nel 2017 Legambiente attore protagonista dell’ambientalismo italiano, con le rilevazioni effettuate dalla sua Goletta Verde, e con la collaborazione del Touring Club Italiano, ha assegnato il riconoscimento di 4 Vele al comprensorio del Golfo di Orosei nel quale si trova la costiera di Dorgali. I parametri considerati per l’assegnazione delle vele sono la qualità delle acque di balneazione, efficacia della raccolta differenziata dei rifiuti, la gestione delle risorse idriche, la presenza di aree pedonali, efficienza dei servizi, la valorizzazione del paesaggio e delle produzioni locali.
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Nella mia visita a Dorgali nel 2013, ho ottenuto dal sindaco del paese, Angelo Carta, l’autorizzazione a fotografare all’interno di tutti i musei e, soprattutto, nella grotta di Ispinigoli e nella grotta del Bue Marino, nei quali è vietato scattare foto, al fine di meglio documentare le descrizioni presenti nel sito, per incoraggiare chi lo visita a recarsi, in un suo eventuale viaggio a Dorgali ed a Cala Gonone, a visitare sia i suoi musei che le due bellissime grotte. |
Da Dorgali alle grotte di Ispinigoli e San Giovanni su Anzu, e poi alle cale di Osalla e CartòePer raggiungere le cale di Osalla e Cartòe, si può prendere verso destra una deviazione alla via Enrico Fermi, che è la circonvallazione di Monte di Dorgali, ma noi preferiamo raggiungerle dopo aver visitato la grotta di Ispinigoli. La località Ispinigoli con il suo hotel e ristorante
Dal centro di Dorgali prendiamo corso Umbero verso ovest, poi imbocchiamo a destra il viale John Fitzgerald Kennedy, ossia la circonvallazione di valle, che dopo un chilometro arriva all’incrocio, dove prendiamo a sinistra la via Alfonso La Marmora verso nord ovest, che ci fa uscire da Dorgali sulla SS125 Orientale Sarda per Orosei. La seguiamo per quasi cinque chilometri, poi prendiamo a destra, seguendo le indicazioni, la strada che porta a Ispinigoli. Dopo 1,3 chilometri, deviamo sulla destra su una strada che, in circa seicentocinquanta metri, ci porta all’hotel Ispinigoli con il suo caratteristico ristorante, alla destra del quale parte la scalinata che conduce alla Grotta di Ispinigoli. L’hotel Ispinigoli costituisce un valido punto di appoggio per chi desidera visitare le omonime grotte, celebri perché conservano la più alta stalagmite d’Europa, approfittare delle molte escursioni organizzate dall’esercizio e per assaporare una buona cucina regionale. Dalle camere, semplici e confortevoli con arredi in legno, si può contemplare la tranquillità della campagna circostante. Presso l’hotel Ispinigoli si trova il ristorante Ispinigoli un’azienda a conduzione familiare che i fratelli Mula gestiscono con professionalità e passione dal 1980. Si tratta di un locale specializzato nella cucina sarda che viene consigliato dalla Guida Michelin 2023 e che viene indicato con il Piatto Michelin per la sua cucina di qualità. L’ottima cucina tradizionale barbaricina lo contraddistingue, ed alcuni piatti tipici sardi rappresentano il suo fiore all’occhiello, come Sos anzelottos, il porcetto arrosto e Sa seada. L’offerta prevede anche squisiti piatti a base di pesce freschissimo acquistato giornalmente dai pescatori locali. Orti, frutteti e coltivazioni circostanti permettono di proporre la genuinità, la semplicità e il gusto che solo i prodotti di stagione possono offrire.
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La Voragine di Ispinigoli La Voragine di Ispinigoli con i suoi 38 metri di altezza, è considerata la grotta più alta d’Europa e la seconda del mondo tra quelle conosciute. Si tratta di un affascinante ambiente carsico, nella quale la temperatura è costante sui 15 gradi. Una scala scende fino all’interno della grotta, al cui centro troviamo una imponente stalattite-stalagmite, una colonna alta appunto 38 metri. All’interno della grotta, nel lato nord est, è presente una grande fenditura verticale molto stretta, profonda 60 metri, e comunicante con la grotta di San Giovanni su Anzu. Si tratta di un profondo e stretto imbuto, che si sviluppa per circa 12 chilometri nelle viscere della terra, e mette in comunicazione la grotta con le sue diramazioni, percorse perennemente da fiumiciattoli e ruscelli sotterranei. A sinistra dell’entrata, troviamo un belvedere panoramico che veniva utilizzato fino a qualche decennio fa dai pastori come ricovero per le capre, dal quale è possibile ammirare la profondità della voragine. La visita della grotta parte dal belvedere, e continua percorrendo i 280 gradini, fino alla base della alta colonna che si posiziona al suo centro. Si ritiene che la grotta fosse già frequentata in periodo nuragico. Durante le prime esplorazioni di questa grotta, sono stati rinvenuti resti ossei attribuiti a giovani donne, e diversi monili in pasta vitrea di fattura fenicia che erano rimasti incastrati tra le sporgenze delle rocce, ora esposti nel Museo Archeologico di Dorgali. Si ritiene che questi ritrovamenti siano all’origine della leggenda che vi venissero gettate giovani vittime sacrificali, dai Fenici e dai Cartaginesi, i quali probabilmente adoravano la grande stalattite da loro considerata una divinità fallica.

Si tratta di una leggenda dalla quale è nata la denominazione di Abisso del vergini dato alla profonda fenditura verticale. La chiesa e la grotta di San Giovanni su AnzuProseguendo sulla strada, rientrati dalla deviazione per Ispinigoli, circa un chilometro più avanti, svoltando a destra, arriviamo alla chiesa campestre di San Giovanni Battista detta anche de su Anzu della quale esiste la documentazione che attesta il permesso della sua costruzione datato 1586, ma che forse, a quanto afferma lo storico Vittorio Angius, sarebbe stata terminata o consacrata nel 1640. 
Vicino alla chiesa, troviamo la grande Grotta di San Giovanni su Anzu comunicante con quella di Ispinigoli. La grotta è riempita d’acqua, che alimenta anche le terme omonime, che troveremo poco più avanti, ed è oggi chiusa dopo alcuni incidenti verificatisi a visitatori incauti. 
Nei pressi della grotta, della chiesa campestre e della sorgente termale, il regista dorgalese Salvatore Mereu ha girato alcune scene del suo film Ballo a Tre Passi, vincitore nel 2004 della Settimana della Critica alla mostra del Cinema di Venezia e del David di Donatello per la migliore Opera Prima. |
Gli spuntini barbariciniLo spiazzo antistante la grotta e la piccola chiesa, viene spesso utilizzato dai dorgalesi per organizzare quelli che vengono qui chiamati Gli spuntini barbaricini. Si tratta di suggestivi pranzi campestri, consumati da grandi comitive che cucinano sul posto il porcetto ed altri piatti tipici, e li consumano abbondantemente innaffiati dal Cannonau locale e da birra a fiumi. 
Ho partecipato anch’io, nell’estate del 2005, non a San Giovanni su Anzu ma in un grosso capannone industriale, a uno spuntino che coinvolgeva oltre 60 persone. Le donne apparecchiavano le tre grandi tavolate, mentre gli uomini preparavano la pecora A cappottu, con cipolle e patate, e gli arrosti. Un gruppo cucinava la pecora, in un pentolone da 120 litri, poi versava il brodo in un altro pentolone più piccolo, per lessare le grosse cipolle ed, a metà cottura, le patate, tutte intere. Un secondo gruppo aveva disposto grandi mattoni in cerchio, appoggiato il porcetto e le zampe della pecora, ed acceso al centro il grande fuoco. Il porcetto, aperto e fissato su due bastoni a croce di Sant’Andrea, con la schiena verso il fuoco che arrostiva la cotenna e scioglieva il grasso, e l’interno rivolto verso i mattoni, che lo cuocevano con il calore riflesso. Poi è iniziato lo spuntino: Sa cordula, ossia le interiora di agnello fritte, la pecora in cappotto, il porcetto, l’anguria, le Zurrette, ossia il sanguinaccio, i dolci, ecc. Vino, birra e liquori in abbondanza. Per concludere il tutto, giocando alla morra. Al rientro dallo spuntino durato sette o otto ore, ha fatto seguito, la mattina successiva, il risveglio con un mal di testa da non dire, per il troppo vino, birra, mirto e Fil e ferru... Le terme di San Giovanni su AnzuPoco più avanti, troviamo sulla destra l’edificio, purtroppo non ben conservato, di quelle che erano un tempo le terme di San Giovanni su Anzu. Qui ci fermiamo per incontrare Agostino Sale, chiamato in confidenza Ziu Austinu o Austineddu, un grande personaggio il cui ritratto ci appare dipinto sulla facciata esterna dell’edificio delle terme. 
E poco dopo Agostino, il custode delle terme, ci raggiunge con il suo Ape, dal quale estrae e ci mostra un fascio di giornali che parlano di lui e dei tre film a cui ha partecipato, soprattutto da quando è stato immortalato in Ballo a tre passi del regista dorgalese Salvatore Mereu, un film premiato dalla critica alla mostra del cinema di Venezia nel 2003 e vincitore del David di Donatello 2004. La Cala di Osalla con la sua piccola spiaggiaLa strada che ci ha portato da Dorgali a Ispinigoli ed a San Giovanni su Anzu, proseguendo, arriva fino alla costiera di Dorgali. Proseguiamo dritti da San Giovanni su Anzu e 1,7 chilometri più avanti, seguendo le indicazioni, prendiamo a sinistra, una strada che segue la valle percorsa dal Rio Osalla. Seguendo questa strada per circa cinque chilometri, alla foce del Rio Osalla troviamo la Cala di Osalla una bella insenatura circondata da pareti rocciose. 
La piccola spiaggia della Cala di Osalla la più settentrionale del territorio comunale di Dorgali, confina a nord con la lunga spiaggia di Osalla, che si trova in territorio di Orosei e che raggiungeremo da Orosei, dalla quale è separata da un costone roccioso che è possibile superare a piedi, con un percorso non proprio agevole. É una spiaggia che si sviluppa con un arenile di piccole dimensioni, con la sabbia dorata, fine e grossolana, con piccoli ciottoli, che si affaccia su un mare verde, poco profondo. La spiaggia è affollata, ma non molto, in alta stagione. Dietro la spiaggia sorgono poche casette e, durante la stagione estiva, funziona un piccolo posto di ristoro.

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Passata la spiaggetta si trovano i resti del nuraghe semplice Colunie o nuraghe di OsallaA nord della spiaggetta, subito prima del molo in cemento con il quale si conclude verso sud la spiaggia di Osalla in territorio di Orosei, si trovano i resti del nuraghe Colunie o nuraghe di Osalla un nuraghe monotorre con camera, costruito in basalto, inserito all’interno dell’omonimo parco archeologico. 
Il nuraghe, che si trova vicino alla spiaggia di Osalla, pur appartenedo al territorio comunale di Dorgali, è più facilmente raggiungibile da Orosei. La Cala Cartoe con la sua spiaggiaEvitando la deviazione per la Cala di Osalla, proseguiamo dritti e, percorsi novecento metri tra bellissime rocce, troviamo la deviazione sulla sinistra che, dopo circa quattro chilometri e duecento metri, ci porta alla bella e piccola Cala Cartoe, che si apre all’improvviso tra le montagne. 
Un amico conosciuto in vacanza, andrea, era in spiaggia a Cartoe quando nel 2004 si è verificato un grande incendio sulla montagna retrostante ed ha avuto modo di fotografare l’incendio ed un canadair in fase di spegnimento. Dei tanti incendi in Sardegna nel 2004 e delle cause che ne hanno determinato il forte aumento abbiamo già parlato descrivendo quello che abbiamo visto a Coaquaddus, sulla costa dell’isola di Sant’Antioco. 
Sul posto, si ricorda ancora di quando la cantante Madonna ha deciso di venire in questa località, nel 2002, per girarvi alcune scene del remake del film Travolti dal destino nell’azzurro mare d’agosto, con la regia Guy Ritchie ed interpreti Madonna, adriano Giannini, Jeanne Tripplehorn, Michael Beattie e elizabeth Banks, del quale altre scene sono state girate sulla spiaggia di capo Comino, lungo la costiera del Siniscola. |
Il parco Museo S’Abba FriscaProcedendo per circa novecento metri dopo la deviazione per la Cala Cartòe, troviamo sulla destra della strada le indicazioni per il Parco Museo S’Abba Frisca situato nella splendida vallata di littu. L’itinerario all’interno del parco si compone di due aspetti: uno naturalistico e l’altro etnografico, che S’intrecciano in un unico percorso quasi a voler ricreare l’equilibrio tra il mondo naturale e l’uomo. Dall’uso di piante officinali, di frutti, cortecce e di quanto la saggezza popolare abbia ritenuto utili alle proprie attività e alla sopravvivenza, sono poi presenti gli ambienti tradizionali della civiltà barbaricina. Tra questi: la casa del pastore, Su cuìle, ossia il capanno del pastore, il magazzeno delle scorte, e molto altro. Fanno da cornice fontane, cascate, giochi d’acqua e camminamenti megalitici. Sapienti artigiani danno una dimostrazione di antichi mestieri: mungitura, produzione del formaggio, di pane carasau, filatura e tessitura, maniscalco, ecc. 
Verso Cala GononeLa stessa strada, superato il parco Museo S’Abba Frisca, prosegue e, dopo poco più di tre chilometri, si immette dalla destra la strada proveniente da Dorgali, che si imbocca dalla circonvallazione di monte. La strada prosegue ulteriormente, sale sulla montagna fino al Passo littu per poi scendere verso il mare, tra curve e tornanti, offrendoci un panorama ancora più bello. Soprattutto quando vediamo, dall’alto, aprirsi sotto di noi la spettacolare baia di Cala Gonone. La strada si affaccia sulla Costa delle Grottacce della quale parleremo più avanti, ed, a cinque chilometri dal parco Museo, arriva nall’abitato di Cala Gonone. 
Quella che abbiamo descritto è la vecchia bella strada del Passo littu, che condizionava lo sviluppo del porticciolo di Cala Gonone, dato l’isolamento della località, chiusa ad ovest dai monti e ad est dal mare. Nel 1860 è stata inaugurata la galleria vecchia, abbandonata nel 1925, quando è stata aperta la galleria nuova, che è stata rinnovata nel 2006. La strada della galleria nuova è quella che si percorre, oggi, per recarsi da Dorgali a Cala Gonone. Da Dorgali all’insediamento turistico di Cala Gonone lungo la strada nuovaUn tempo, per raggiungere Cala Gonone si utilizzava la strada del Passo littu. Oggi, invece, dal centro di Dorgali si prende corso Umberto verso ovest, poi si imbocca a sinistra il viale John Fitzgerald Kennedy, ossia la circonvallazione di valle, che dopo un chilometro arriva all’incrocio, dove si svolta a destra sulla SS125 Orientale Sarda verso sud, in direzione di Baunei. Dopo poco più di un chilometro, sulla sinistra, si imbocca la Lunga galleria scavata attraverso la sella che separa il Monte Bardia, di 882 metri, a sinistra, ossia a nord, dal Monte Tului, di 915 metri, a destra, ossia a sud. All’uscita dalla galleria inizia una bella strada lunga poco meno di sette chilometri, con curve e tornanti, all’interno di un bosco di lecci, con una bella veduta panoramica sulla baia di Cala Gonone. Visita dell’abitato di Cala Gonone con le sue spiagge Come abbiamo già scritto, Dorgali è considerato il capoluogo del turismo estivo in Barbagia grazie alla fama della sua frazione marina Cala Gonone (altezza metri 23 sul livello del mare, distanza in linea d’aria circa 8,5 chilometri, abitanti circa 1.279), dalla quale si possono raggiungere le diverse cale lungo la costa della Riserva Naturale Marina per la protezione della Foca Monaca. Cala Gonone non era che un porticciolo turistico per il piccolo cabotaggio, sviluppatosi dalla seconda metà dell’Ottocento per l’abitudine dei nuoresi di trascorrervi le vacanze. Poi, dopo la seconda guerra mondiale, vi si sono insediate alcune famiglie di pescatori ponzesi, che hanno dato inizio allo sviluppo della pesca in questa località.
Da diversi anni, durante la primavera, il mare antistante Cala Gonone, improvvisamente si arricchisce per la presenza di balene, i giganti del mare. Sembra quasi che posseggano un orologio biologico, che permetta loro di mostrarsi all’appuntamento annuale senza alcun ritardo. Nel 2013 erano state avvistate davanti a Cala Gonone i primi di aprile, mentre nel 2014 sono state viste per ben tre volte, nel tratto di mare tra Cala Luna e la spiaggia di Cala Cartoe. La comparsa delle balene a poche centinaia di metri dalla linea di battigia della costa dorgalese conferma, ancora una volta, l’importanza straordinaria del Golfo di Orosei sotto il profilo della presenza dei più grandi valori della biodiversità.
Un centro turistico di grande richiamoIl Comune chiamato si presenta oggi come un affermato centro turistico di grande richiamo che con le numerose strutture ricettive costituisce il centro balneare più importante della zona. Durante la stagione estiva, a Cala Gonone vengono organizzate diverse manifestazioni, tra le quali ormai anni si è affermato il Cala Gonone Jazz Festival. A Cala Gonone, insieme a Muravera in Provincia di Cagliari, si registra la temperatura media annua più alta di tutta la Sardegna. Gli impianti sportivi di Cala Gonone Appena arrivati all’interno dell’abitato di Cala Gonone, in località Iscrittiorè, lungo la strada Provinciale si incontra una rotonda, dalla quale, procedendo dritti, di arriva nel centro dell’abitato. A questa rotonda, prendendo a destra, la via Renzo Laconi porta fino alla costa, prendendo, invece, verso sinistra, la strada porta a raggiungere gli Impianti sportivi di Cala Gonone, ed alla sua destra si trova l’ampio parcheggio.
Arrivati al parcheggio, alla sinistra della strada si trovano due Campi da Tennis; un poco più in alto si trova un Campo polivalente, nel quale effettuare incontri di calcio e di calcetto, ossia calcio a cinque; ed ancora più in alto si trovano altri due Campi da Tennis. Questi campi di gioco sono dotati di tribune in grado di ospitare fino a 60 spettatori. 
Proseguendo, invece, dritti lungo la strada in salita, si arriva di fronte al Campo da Calcio Comunale Ceselia, dotato di un fondo in terra battuta, con tribune in grado di ospitare 400 spettatori. E, più avanti, si trova un Campo da Calcetto, nel quale è possibile praticare come discipline il calcio, il calcetto ossia calcio a cinque, la pallavolo, e la pallacanestro. 
Il camping di Cala Gonone alla rotonda, invece di prendere a sinistra, proseguiamo dritti lungo la strada che assume il nome di viale Cristoforo Colombo, e, dopo quasi due chilometri, dopo aver costeggiato il campeggio che si trova alla sinistra della strada ed un parco pubblico alla destra, si prende sulla sinistra la via Collodi, che in trenta metri porta all’ingresso del grande Campeggio di Cala Gonone, che si trova in una pineta di quattro ettari e dispone di piazzole per camper e tende e bungalow, è dotato di ristorante e pizzeria, un’area barbecue Comune, piscina, parco giochi per bambini, campi da basket, calcetto e tennis. A destra del viale Cristoforo Colombo, invece, parte la via del Bue Marino, che ci porterà a scendere, alla sinistra della strada, verso le diverse cale della costiera.
Il Museo della Foca Monaca Arrivati a Cala Gonone dalla via nuova, invece di prendere sulla sinistra la via Collodi che porta al campeggio, prendiamo a destra la via del Bue Marino, che ci ha portato a scendere sulla sinistra verso le diverse cale della costiera. Qui, percorse poche centinaia di metri, troviamo sulla sinistra l’Ufficio informaziioni, e, subito più avanti, il Museo della Foca Monaca un Museo faunistico che ospita oltre Trecento esemplari della fauna sarda imbalsamati, inseriti all’interno del loro habitat naturale ricostruito realisticamente. Abbiamo fotografato alcuni tra gli esemplari esposti, percorrendo un viaggio che parte dal bosco e ci porta alle zone umide, fino al tunnel che conduce dove è stata icostruita la vita di una famiglia di foche monache.

La chiesa parrocchiale di Nostra Signora di BonariaPercorsi centosessanta metri sul viale Cristoforo Colombo, si trova alla destra della strada la piazza della Madonna del Mare, sulla quale, al civico numero 2, si affaccia la chiesa di Nostra Signora di Bonaria che è la chiesa parrocchiale di Cala Gonone. La chiesa è stata fondata nel 1963 per fornire un supporto religioso alla popolazione ed ai numerosi turisti che affollano d’estate il paese. 
Ogni anno, il 24 aprile, presso questa chiesa si tiene la Festa di Nostra Signora di Bonaria, preceduta per una settimana da una novena in onore della Madonna. Subito dopo la messa vespertina del 24 aprile, si tiene la processione a mare, seguita da un rinfresco comunitario. La villa Ticca che da qualche anno ospita il Cala Gonone Jazz Festival Dalla piazza della Madonna del Mare parte sulla destra la via Magellano, alle quale arriveremo più avanti. Proseguendo, invece, lungo il viale Cristoforo Colombo, una cinquantina di metri più avanti si trova, alla destra della strada, l’ampio parco alberato che circonda la stupenda Villa Ticca una maestosa opera liberty degli anni venti del Novecento. La villa Ticca da qualche anno, nella seconda metà di luglio, ospita il Cala Gonone Jazz Festival, il festival che costituisce una riflessione sulla musica jazz, che esplora le proposte musicali di confine tra il jazz ed altre suggestioni musicali, come quelle del rock, della musica etnica, della canzone. Oltre 25 anni di jazz e musica contemporanea, una lunga stagione di confronti internazionali di travolgente intensità musicale. Un viaggio intorno al jazz, che ha sempre dedicato molta attenzione alle produzioni originali, soprattutto sul rapporto tra la musica tradizionale sarda e il linguaggio del jazz.
Visita del centro del paeseProseguendo, una cinquantina di metri più avanti il viale Cristoforo Colombo diventa senso unico. Prendiamo, quindi, a destra la via Amerigo Vespucci che, in centottanta metri, offre la visuale, alla destra della strada, del Porto turistico di Cala Gonone, che visiteremo più avanti. Qui vediamo alcune foto di Cala Gonone e di ville che si trovano nel suo bel centro storico. 
Il ristorante Il Pescatore consigliato dalla Guida MichelinLa via Amerigo Vespucci, passato il Porto turistico, sbocca sul lungomare dell’Acqua Dolce, sul quale, dopo poco più di un centinaio di metri, al civico numero 1, si affaccia, alla sinistra della strada, il ristorante Il Pescatore, che viene consiglato dalla Guida Michelin.  Il ristorante Il Pescatore è un locale specializzato nella cucina di pesce e frutti di mare in un ambiente familiare. Ricorda vagamente un borgo marinaro questo ristorante in stile mediterraneo dalla lunga tradizione familiare e dalle squisite specialità ittiche, con alle pareti belle foto della costa. È uno dei locali caratteristici della cucina di mare di Cala Gonone, nel quale è possibile gustare le gustose portate della sua cucina marinara godendo la meravigliosa vista del mare dalla sua terrazza. I suoi primi piatti sono a base di pesce fresco pescato nel mare locale, frutti di mare e crostacei. È meglio prenotare nel caso si voglia un tavolo nel piccolo dehors affacciato sulla distesa blu.
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La spiaggia di Cala Gonone verso nord ossia la spiaggia di Abba DurcheIl lungomare dell’Acqua Dolce, duecento metri dopo il ristorante Il Pescatore, termina, e per raggiungere la Scogliera di Abba Durche si deve procedere a piedi, avventurandosi tra gli scogli per raggiungere la spiaggia di Cala Gonone verso nord. È molto più agevole, però, raggiungerla via mare, lungo la Costa delle Grottacce. Sono così dette, perché costituite da un’apertura molto ampia, dietro la quale si apre una piccola grotta. Passato il Grottone di Biddiriscottai, arriviamo al più grande Grottone dei Colombi, utilizzato anche a volte per esibizioni di Bungee Jumping. Si scende dall’alto, con funi, fino ad una piattaforma, dalla quale ci si lancia legati con l’elastico, per arrivare a una seconda piattaforma sottostante. 
Vengono dette Grottoni particolari grotte costituite da un’apertura molto ampia dietro la quale si apre una grotta relativamente piccola. La strada che porta al Passo littuRitornando indietro sul lungomare dell’Acqua Dolce, si può prendere sulla destra la via Flavio Gioia, che è la strada che porta al Passo littu o proseguire dritti, e la strada si reimmette sul viale Cristoforo Colombo, che ritorna verso ovest nel centro del paese. In posizione panoramica si trova l’hotel Villa Gustuì MarisIn posizione panoramica, ai piedi del monte Irveri, si trova l’hotel villa Gustui Maris, che si raggiunge dalla piazza del Porto, dove il viale Cristoforo Colombo prosegue sul lungomare dell’Acqua Dolce, prendendo a sinistra la via Marco Polo, e seguendola per circa un chilometro, fino ad arrivare in località Gustui. L’hotel si trova alla sinistra della strada, al civico numero 57 della via Marco Polo. L’hotel Villa Gustuì Maris in stile mediterraneo, è situato a Cala Gonone, ai piedi del monte Irveri, a soli 300 metri dal mare ed a 600 metri dalle spiagge e dal centro. Sorge in una zona denominata significativamente Gustuì, ovvero al gusto o al piacere, in un contesto paesaggistico di rara suggestione e bellezza. Si tratta di un hotel dai toni moderni ed eleganti dove i dettagli vengono curati direttamente dai titolari. Il ristorante dell’hotel accoglie i suoi ospiti in un ambiente confortevole, dove l’arredo in legno di castagno crea una gradevole atmosfera. Per un soggiorno in pieno relax, ci si può godere il sole a bordo della bella piscina. |
Il Garden Bar dove incontare gli amiciPer recarci a visitare il porticciolo turistico e le spiagge di Cala Gonone, dalla chiesa parrocchiale di Nostra Signora di Bonaria prendiamo la strada in discesa verso il mare, lungo la quale si trova alla destra l’hotel Miramare, ed a sinistra l’alberata piazza Giardini. In piazza Giardini, al civico numero 8, si trova il Garden Bar di Francesco Carpinelli, un sardo molto tifoso della squadra di calcio della Roma. Si tratta del locale più frequentato, soprattutto da giovani, di Cala Gonone. È un locale molto carino, con tanti posti all’aperto, un locale accogliente per una sosta veloce rientrando a casa dopo il mare, nel quale, mentre i bambini si intrattengono nel parchetto giochi davanti al bar, i genitori possono sorseggiare una bibita fresca. Consigliatissimo dalla colazione al dopocena, che siate soli o in compagnia. Si percepiscono tanta allegria e pochi formalismi, prezzi davvero bassi, personale giovane, accogliente e simpatico. 
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Dalla piazza Giardini a sinistra si arriva nell’area portuale, accessibile mediante un ingresso a livello della strada, o anche scendendo verso la costa dalla traversale via Amerigo Vespucci che parte verso destra dal viale Cristoforo Colombo. Il Porto turistico di Cala GononeProprio davanti al paese, troviamo il Porto turistico di Cala Gonone. Si tratta di un piccolo porto, molto frequentato da barconi per gite turistiche ed imbarcazioni da pesca, con rifornimento di carburante, nel quale è difficile trovare posto in alta stagione. Dal porto partono i battelli che, nella stagione estiva, trasportano ogni giorno migliaia di turisti alle diverse cale delle costa a sud di Cala Gonone. Per le grotte del Bue Marino e per Cala Luna c’è un servizio continuo, un battello ogni ora, da utilizzare quasi come autobus. Per le cale successive, invece, esistono corse che, partendo la mattina, rientrano la sera. È anche presente un organizzato servizio di affitto di imbarcazioni e gommoni. 
Uscendo dal Porto turistico di Cala Gonone verso sud, il lungomare Palmasera ci porta a visitare come prime spiagge la spiaggia Centrale ed il Bagnetto. Più avanti incontriamo la spiaggia Palmasera e la spiaggia di Sos Dorroles. Le prime spiagge sono tutte di sabbia di riporto, realizzate negli anni ’90 del Novecento, ed è in progetto una manutenzione straordinaria delle falesie di Palmasera, Sos Dorroles ed anche, un poco più a sud, quella di S’abba Meica, tre arenili nei quali si sono verificati recenti franamenti. Le spiagge al centro di Cala GononeLa strada che ci ha portati la piazza Giardini sbocca sul lungomare Palmasera, che prendiamo verso destra, ossia in direzione sud, e lungo il quale possiamo andare a visitare le spiagge di Cala Gonone. Troviamo per prima la spiaggia Centrale, che è raggiungibile direttamente dall’area portuale mediante un ingresso a livello della strada, o da una rampa sterrata che parte della piazza Andrea Doria, che si trova subito a sud del porto sulla via Amerigo Vespucci. La si può raggiungere anche da due percorsi con scale dalla piazza Giardini e dalla piazza Nettuno, che si trovano al termine della via Magellano, che si prende dalla piazza della Madonna del Mare. La spiaggia Centrale è caratterizzata da un’arenile è in sabbia di riporto chiara, mista a ciottoli, e si affaccia su un mare praticamente sempre calmo, che rende questa spiaggia a prova di bambini. La spiaggia è protetta da una abbondante vegetazione arborea, che la rende sempre riparata dal vento. Alle spalle della spiaggia si trovava una spettacolare e caratteristica parete di detriti calcarei, di intenso colore arancione, ma si è cementata completamente, in quanto a rischio di frana. oggi una parete simile si trova solo alle spalle della spiaggia di Sos Dorroles. 
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Nei primi anni del Novecento, la spiaggia Centrale di Cala Gonone era frequentata da ricche famiglie aristocratiche italiane, che avevano scoperto questo angolo di Paradiso. Alle spalle della spiaggia Centrale di Cala Gonone, si trova la stupenda Villa Ticca, che abbiamo già descritta. La spiaggia Centrale è seguita da una seconda spiaggia, chiamata il Bagnetto, anch’essa raggiungibile direttamente dal porto, ma vi si può accedere anche da un ulteriore percorso, con una scala che parte del lungomare Palmasera, la strada che ha inizio dalla piazza Nettuno, trecento metri più a sud rispetto all’ingresso della spiaggia Centrale. Anche per questa spiaggia, il Bagnetto, l’arenile è in sabbia di riporto chiara, mista a ciottoli, e si affaccia su un mare praticamente sempre calmo, ma la spiaggia è caratterizzata soprattutto dalla presenza di grandi lastroni calcarei appoggiato sull’arenile. 
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Sul lungomare si trova l’hotel Costa DoradaAffacciato sulla spiaggia, la civico numero 45 del lungomare Palmaresa, si trova l’hotel Costa Dorata. Ubicato direttamente sul lungomare Palmasera della frazione Cala Gonone, si trova l’hotel Costa Dorada che è stato il primo hotel quattro stelle di Cala Gonone, a tutt’oggi diretto dallo stesso Management. Ospita camere raccolte arredate in stile sardo spagnolo, un solarium ed ampie terrazze ombreggiate con vista sul golfo. Il ristorante propone piatti di carne, ma soprattutto di pesce, nonché proposte regionali sul terrazzino affacciato sul blu. È l’hotel ideale per chi vuole trascorrere le vacanze in assoluta tranquillità. |
La spiaggia di Cala Gonone verso sud ossia la spiaggia PalmaseraProseguendo a piedi lungo la costa, dal parcheggio al termine del bel lungomare Palmasera, arriviamo alla spiaggia Palmasera. Ci possiamo arrivare anche prendendo il viale del Bue Marino, la strada che segue la costa, alcuni metri più in alto, che si imbocca arrivando da Dorgali e prendendo a destra, dove a sinistra si trova la via Collodi che porta al campeggio. A settecento metri dall’inizio del viale, si vede l’ingresso del Palmasera village resort. Qui, se si prende a sinistra la strada che ci porta ad attraversare il villaggio, in trecentocinquanta metri arriviamo alla spiaggia. Di fronte al Palmasera village resort si trova l’hotel nuraghe ArvuAlla destra del viale del Bue Marino, fronte all’ingresso del Palmasera village resort, si trova l’ingresso dell’hotel nuraghe Arvu. A 500 metri dalla spiaggia, a ridosso di una collina rocciosa offre viste panoramiche sul mare e sulle montagne, l’hotel nuraghe Arvu ospita un grande parco privato con piscina all’aperto. Propone belle camere costruite ad Anfiteatro attorno alla piscina, con interni in stile locale, curati e luminosi. Nel ristorante Melograno i menù degustazione puntano sulla freschezza e sul sapore di ingredienti naturali, genuini e selezionati con cura, che vanno dall’aragosta alla bottarga di Cabras, oltre alla morbida ricotta di latte prodotta giornalmente dalle aziende locali, la dolce uva del vitigno principe della Sardegna Cannonau, i succulenti fichi neri e le prelibate paste fresche della tradizione culinaria dell’Isola. |
Un bel viaggio lungo la costa della riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca Qui inizia un tratto di costa tra i più belli della Sardegna, e probabilmente il tratto di costa più selvaggio di tutta l’Italia, affascinante perché assolutamente disabitato. Ciò che più richiama i turisti sono le spiagge, da visitare preferibilmente nella mattinata dato che in esse il sole batte solo la mattina e nel primo pomeriggio, mentre durante il resto della giornata le spiagge restano in ombra. Sono tutte raggiungibili via mare, mentre solo alle più vicine possiamo arrivare via terra, sempre però dopo non troppo lunghe camminate. Troviamo quindi bellissime cale formate da ciottoli in qualche spiaggia candidi e in altre color crema, che interrompono la ripida linea costiera calcarea caratterizzata da splendide falesie verticali e da boscose scarpate, con faraglioni e strapiombi, grotte, archi di roccia e sorgenti di acqua dolce che si gettano in mare. L’assenza di centri abitati conserva un mare assolutamente limpido e cristallino. La costa del golfo di Orosei, al cui centro si trova Cala Gonone, è la Riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca e rappresenta il confine sul mare del Supramonte.
La Foca Monaca in Sardegna La Foca Monaca ossia Monachus Monachus, il cui nome deriva dal colore del mantello che ricorda il saio dei monaci, è il mammifero marino più in pericolo di sopravvivenza del Mediterraneo, ed è stato classificato come criticamente minacciato dall’IUCN, che è il Consiglio Internazionale per la Natura. Una volta lo si trovava in tutto il Mediterraneo, oggi è dichiarato estinto nelle acque italiane e ridotto a soli circa meno di settecento esemplari stimati, che frequentano in particolare le acque della Turchia, Mauritania, Spagna, Tunisia e Grecia. È lungo circa tre metri e mezzo e può pesare fino a trecento chili, frequenta le aree costiere, si nutre di fino a cinque chili di pesci e cefalopodi al giorno. La Foca Monaca da sempre ha abitato le coste della Sardegna, in particolare le acque di Cala Gonone, e, per l’insolito verso emesso che somigliava a un muggito, le veniva dato il nome di Bue Marino, che veniva chiamato in lingua sarda Boe marinu, o Vecchiu marinu, o Bou marì.
Un eccezionale documento dell’Istituto Luce del 1951 mostra come una foca, catturata in mare per essere trasferita nello zoo di Roma, venga esibita come attrattiva per i turisti e per i curiosi. Decenni di caccia avevano reso la foca diffidente delle coste sarde, da qui l’esigenza di proteggere i pochissimi esemplari rimasti, si consideri che alla fine degli anni sessanta del Novecento ne sopravvivevano appena venti. Viveva lungo la costa meridionale del golfo di Orosei, dove trovava riparo nella grotta del Bue Marino. Più tardi, disturbato dall’inizio dell’esplorazione di questa grotta, si è trasferito nella grotta del Fico, ma anche da questa l’antropizzazione della zona costiera lo ha fatto poi allontanare.
Un provvedimento del Governo guidato da Amintore Fanfani, firmato il 27 luglio 1987 dal ministro per l’ambiente Mario Pavan e dal ministro della marina mercantile Costante Degan, aveva vietato la pesca e la navigazione nelle acque del golfo di Orosei, per proteggere i pochi esemplari di Foca Monaca rimasti nella zona. Nel loro documento si legge: «Considerato che la Foca Monaca è una delle dodici specie di animali in maggiore pericolo di estinzione a livello mondiale, nell’area del Golfo di Orosei avente la profondità di due chilometri dalla costa e compresa tra la foce della Codula di Luna e punta Pedra Longa è vietata la pesca con qualunque mezzo esercitata, nonche la navigazione con mezzi da diporto e da trasporto turistico e qualsiasi altra anomala utilizzazione dell’area marina in questione e del tratto di spiaggia prospiciente». E di conseguenza è stata creata la riserva marina per la protezione della Foca Monaca. Ma i pescatori non hanno gradito la creazione di questa riserva, ed allora i sindaci di Baunei, Tortolì e Dorgali hanno chiesto la revoca del provvedimento, e con loro si era schierato anche il Consiglio Regionale della Sardegna. Un anno dopo il Tribunale Amministrativo Regionale ha accolto il ricorso del Consiglio e del Comune di Baunei, bocciato il decreto Pavan e le barche sono tornate in mare. Il resto è ormai storia nota, nessun esemplare di foca monaca abita più la grotta del Bue Marino, méta di centinaia di turisti ogni giorno, mentre barche e barconi fanno avanti e indietro nelle acque del Golfo per portare i visitatori. Ma si ritiene che qualche esemplare del piccolo mammifero forse abbia resistito. Le ultime testimonianze di un parto in Sardegna risalgono al 1984, quando a Bosa ed a Tavolara due cuccioli sono rimasti intrappolati nelle reti dei pescatori. Questi rinvenimenti hanno dimostrato l’esistenza di grotte del parto anche fuori dal golfo di Orosei. L’ultimo avvistamento in acque sarde è stato quello di una foca a Villasimius, il 23 agosto del 2000, quando un esemplare lungo circa due metri stato fotografato nei pressi dell’Isola dei Cavoli. L’incontro ravvicinato è stato documentato da un imprenditore biellese che ha avvistato l’animale emergere dall’acqua. Alcuni successivi avvistamenti, assicura Stefano Deliperi del Gruppo di Intervento Giuridico, ci dicono che non è scomparsa del tutto dalle coste sarde. Le segnalazioni non vengono però divulgate, piccola precauzione per evitare una nuova caccia alla Foca Monaca. |
È sempre viva la contesa tra Baunei e Dorgali sullo sfruttamento turistico di questo tratto di costaFino a Cala Luna la costa rientra nel Comune di Baunei nella Provincia dell’Ogliastra, ma è difficilmente raggiungibile da sud dato che richiede di doppiare il Capo di Monte Santo, mentre la si può raggiungere più facilmente da nord, da Cala Gonone che è la frazione marina del Comune di Dorgali in Provincia di Nuoro. La scoperta turistica di questo tratto di costa è stato determinato dagli imprenditori di Dorgali. Da oltre un trentennio, i barconi carichi di turisti partono da Cala Gonone verso le spiagge più belle del golfo di Orosei, così come oggi accade ma solo da qualche anno anche dagli approdi la Caletta più a nord, e di Arbatax o di Santa Maria Navarrese a sud. La posizione geografica di Cala Gonone ha, quindi, favorito gli operatori di Dorgali, dato che in questa località esistevano una ventina di alberghi per quasi un migliaio di posti letto, e bel quaranta operatori in grado di gestire i trasporti con le barche, olre a quindici centri di escursione marittimi e terrestri. Questo a scapito degli operatori di Baunei, dove esistevano quattro alberghi per solo trecento posti letto, dodici operatori per i trasporti sulle barche, e due centri di escursione. Sulla stampa sarda tutti gli anni, all’inizio dell’estate, esce un articolo sulla cosiddetta guerra del golfo di Orosei, ossia sulle spiagge contese tra Dorgali e Baunei, i due comuni che litigano per l’uso di immagini di coste e monumenti naturali nei depliant pubblicitari. L’appartenenza della spiaggia di Cala Luna è oggetto di una forte contesa tra i comuni di Dorgali e di Baunei, anche se in base alle dichiarazioni di Nanni Fancello, primo cittadino di Dorgali dal 1979 al 1983, esisterebbe un documento che comproverebbe la titolarità dell’intera spiaggia di Cala Luna da parte dl Comune di Dorgali. Versione che è stata, in seguito, accettata anche dal tribunale. La escursione lungo la costaSono molte le possibilità di escursione lungo la costa. Noi avevamo scelto alcuni anni fa, quando era ancora in servizio, la motonave Folgore comandata dal simpatico Agostino, forse per la sua bella struttura in legno diversa dalle tante imbarcazioni moderne di cui è pieno il porto. Usciti dal porto si ha la visuale di Cala Gonone distesa sulla collina e protetta dalla montagna del Supramonte che le fa da cornice. 
Per prime vediamo dal mare la spiaggia Centrale, la spiaggia del Bagnetto, la spiaggia Palmasera e la spiaggia di Sos Dorroles, che abbiamo già descritto come spiagge del paese. Dopo aver visto le spiagge di Cala Gonone, alle quali siamo arrivati dal Porto turistico, vedremo ora tutta la sua costiera, che visiteremo nel nostro viaggio in traghetto lungo la costa Viaggiando verso sud. La spiaggia di Sos DorrolesLa prima che incontriamo è la spiaggia di Sos Dorroles, raggiungibile anche a piedi riprendendo il viale del Bue Marino e seguendolo per soli trecentocinquanta metri, poi svoltando a sinistra nella via Sos Dorroles, che, in circa cinquacento metri, ci porta alla spiaggia. La spiaggia di S’Abba Meica dove è permessa la balneazione dei caniSubito più avanti incontriamo la spiaggia di S’Abba Meica, raggiungibile soprattutto via mare, ma anche a piedi scendendo lungo un sentiero alla sinistra del viale del Bue Marino, a circa un chilometro e mezzo dal suo inizio. L’arenile della spiaggia di S’Abba Meica è costituito da una sabbia rosa e sottile di riporto, che non ne ha alterato il valore, e si affaccia su un mare azzurro e trasparente, con l’acqua quasi sempre calma e con il fondale basso, tanto da rendere facile la nuotata anche ai più piccoli. La spiaggia è ben riparata dal vento, protetta da rocce e vegetazione, che l’hanno conservata intatta fino ad oggi, assicurandone la sua bellezza. Il nome di questa spiaggia è dovuto alla presenza, lungo questo litorale, di una sorgente salmastra e sulfurea, denominata appunto S’Abba Meica, ossia l’acqua medica, alla quale sono state sempre attribuite virtù curative per il fegato, l’epidermide ed altro. 
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Parte della spiaggia di S’Abba Meica, dal 2012, è stata riservata dal Comune di Dorgali alla balneazione dei nostri amici a quattro zampe, dato che i cani possono fare il bagno in un tratto della spiaggia definito Animal friends, che si estende per una quarantina di metri, con gli scogli bianchi a fare da confine, delimitato da due cartelli in italiano e inglese posti dal Comune, che, con una precisa ordinanza, indica tutte le regole da seguire a cominciare dall’orario, che va dalle otto alle venti fino al 30 settembre, per continuare con gli indispensabili requisiti igienico sanitari e comportamentali. 
La Cala di Ziu Martine con la sua spiaggiaLa prossima che incontriamo lungo la costa, è la Cala di Ziu Martine, con la sua spiaggia, avvolta dalle scogliere, raggiungibile via mare, o anche da una scalinata che vi arriva tra le rocce, dal soprastante viale del Bue Marino, circa un chilometro e mezzo più avanti rispetto al sentiero che ci ha portato alla spiaggia precedente. L’arenile della spiaggia della Cala di Ziu Martine è costituita da una spiaggia di ciottoli e sabbia chiara, affacciata su un mare azzurro e trasparente, con il fondale molto basso che rende agevole il gioco dei bambini in acqua. Nel suo arenile si alternano piccoli spazi di sabbia fine a tratti con ciottoli bianchi e roccia vulcanica, le acque sono particolarmente pulite e trasparenti. Inoltre questa spiaggia è molto apprezzata anche da quanti praticano le immersioni e la pesca subacquea. Provenendo dall’abitato di Cala Gonone, è molto facile l’accesso a questa spiaggia, dato che essa è dotata di piccolo parcheggio. 
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La Cala Fuili con la sua spiaggiaSuperata la Cala di Ziu Martine, la prossima che incontriamo lungo la costa è la bella Cala Fuili, che si trova a poco meno di tre chilometri dal porto. La si può raggiungere anche dal viale del Bue Marino, percorsi ancora cinquecento metri salendo verso la fine della strada, dove si trova una ripida parete alta una cinquantina di metri, lungo la quale è stata realizzata una bella scalinata, lungo l’antica mulattiera dei carbonai e dei pastori, con la quale si accede alla piccola Cala Fuili con la sua spiaggia. La Codula di Fuili La Cala si affaccia sulla concusione della scenografica Codula di Fuili, la dirupata valle calcarea, formata da un corso d’acqua ormai fossile, che sbocca sul mare presso la spiaggia. Il termine codula sta ad indicare una gola profondamente intagliata nel calcare dolomitico, con fondo pieno di pietre rotondeggianti. Si tratta di un canyon spettacolare, ma ormai privo di scorrimento d’acqua. Dal punto di partenza sino alla spiaggia, la Codula Fuili è lunga circa tre chilometri, e include quattro calate in corda. È possibile raggiungerla anche a piedi, con un’escursione di circa tre ore, lungo un sentiero che parte dalla strada che porta da Dorgali a Cala Gonone, prendendo sulla destra la strada con le indicazioni per il nuraghe Mannu. Si procede per poco più di quattro chilometri e mezzo, e si incontra un bivio sulla sinistra. Imboccata la deviazione si procede ancora per circa cinquecento metri, dove è possibile parcheggiare e incamminarsi fino a raggiungere, dopo circa dieci minuti, il greto della codula, che va seguito fino alla fine, dove sbocca sulla Cala Fuili. Si tratta di un percorso di notevole bellezza paesaggistica, che passa attraverso il bosco di oleandri più esteso del Mediterraneo, con esemplari secolari, in fiore durante il periodo estivo. L’escursione richiede l’uso di attrezzature specifiche, quali corde, imbraghi e discensori, dato che ci si muove su terreno molto accidentato, da percorrere accompagnati da una guida o in ogni caso con una cartina, per le difficoltà di orientamento in un territorio difficile come quello del Supramonte.
La grotta del Bue MarinoNella mia visita a Dorgali nel 2013, ho ottenuto dal sindaco del paese, Angelo Carta, l’autorizzazione a fotografare all’interno di tutti i musei e, soprattutto, nella grotta di Ispinigoli e nella grotta del Bue Marino, nei quali è vietato scattare foto, al fine di meglio documentare le descrizioni presenti nel sito, per incoraggiare chi lo visita a recarsi, in un suo eventuale viaggio a Dorgali ed a Cala Gonone, a visitare sia i suoi musei che le due bellissime grotte. |
Il viaggio in motobarca, passando accanto ad una selvaggia costa rocciosa, ci porta, dopo un tragitto di poco più di quattro chilometri dal porto, fino all’ingresso della Grotta del Bue Marino nota per la sua ampiezza e bellezza. La grotta è raggiungibile esclusivamente via mare. Deve il suo nome al fatto che qui furono avvistati gli ultimi esemplari di Foca Monaca, alla quale, per l’insolito verso emesso che somigliava a un muggito, la popolazione del posto dava appunto il nome di Bue Marino. Esplorata la prima volta nel 1947, questa grotta è lunga sette chilometri, durante i quali si addentra nella roccia restando al livello del mare, con una temperatura costante di 16° centigradi. 
Il ramo nord della grotta, che si visitava fino ad alcuni anni or sono, non è al momento più accessibile, per consentire all’ambiente naturale di riequilibrarsi. Non lo si può visitare, se non organizzando la visita su richiesta, fuori dal periodo turistico ed accompagnati da speleologhi, ed in esso si trova il cosiddetto lago Smeraldo ed una particolare concrezione detta la Torta. oggi si visita il ramo sud della grotta, che si apre con un immenso antro nel quale entriamo da un’insenatura, alla base di una parete alta oltre trenta metri. Il primo chilometro è percorribile a piedi e la visita guidata parte dai graffiti preistorici presenti all’ingresso. 
Proseguiamo tra moltissime stalattiti e stalagmiti, passando accanto al grande lago salato sotterraneo dalle acque cristalline, uno dei più grandi al mondo. La visita ci porta ad attraversare ben quattro grandi ambienti. Il primo è la sala dei candelabri adorna di spettacolari formazioni calcaree che ricordano dei lampadari. Si incontra, poi, la sala degli specchi costituita da una grande sala impreziosita da giochi d’acqua dovuti ai laghetti, nei quali si specchiano le pareti ricche di ricami d’alabastro, regalando un effetto suggestivo ed affascinante. Segue la sala degli organi caratterizzata da spettacolari colate rocciose che sembrano vere e proprie canne d’organo. Alla fine arriviamo alla sala della spiaggia delle foche dove si ritiene la Foca Monaca si ritirasse per allattare i cuccioli. È un immenso salone nel quale confluisce un fiume d’acqua dolce, che, quando è in piena, trasporta e deposita sabbia. In essa si trova un grande lago, con al centro una colonna, nel quale l’acqua salata del mare si mescola con le acque dolci provenienti da un lago sotterraneo che forma una piccola cascata. Oltre questo punto, la grotta prosegue per altri sei chilometri di cunicoli sommersi dalle acque, praticabili soltanto da speleologi con le debite attrezzature. 
La Caletta di Ziu SantoruRiprendiamo quindi il nostro viaggio in traghetto e, a circa sei chilometri dal porto, raggiungiamo la famosa Caletta di Ziu Santoru, una piccola Cala con una spiaggetta di sabbia accessibile soprattutto dal mare, ma che è raggiungibile anche a piedi partendo da Cala Fuili in poco più di un’ora dal bivio sul sentiero che va verso Cala Luna. La bellezza di Ziu Santoru, che prende il nome dal pastore che aveva l’ovile in questa zona, è data dalla sabbia bianca finissima di cui è composta la battigia e dalla colorazione del fondale sabbioso. Nel lato nord e sud è presente la verdeggiante falesia calcarea che, in questo tratto di costa è alta poco più di quaranta metri. Dalla Cala si può accedere alla grotta di Ziu Santoru, il cui accesso è però possibile solo per speleologhi esperti, con visite guidate. 
I reperti archeologici del Paleolitico Medio rinvenuti lungo la costaGià nel 1955 i paleontologhi Alberto Carlo Blanc e Luigi Cardini avevano individuato in due cavità della costiera di Dorgali, ossia in ripari nella grotta di Ziu Santoru, a metà strada tra la grotta del Bue Marino e la Cala Luna, e nei grottoni di Cala Luna, oggi territorio comunale di Dorgali, le uniche tracce di frequentazione umana rinvenute in Sardegna attribuibili al Paleolitico Medio, tra il 120mila ed il 35mila avanti Cristo, quando ha inizio l’ultima glaciazione detta glaciazione del Würm. Sono costituite da alcuni frammenti di piccole dimensioni, ossia tracce di focolari con frustoli di carbone e resti di ossa combuste di animali, senza alcuno strumento litico ad esse associato, e senza resti umani. Raggiungiamo la bellissima Cala Luna A circa sette chilometri dal porto, raggiungiamo la famosa Cala Luna con la sua bellissima spiaggia, che attraversata nella parte centrale dal rio Ilune. Questo corso d acqua funge da confine storico tra due territori comunali, dato che Baunei detiene la giurisdizione sulla parte sud della spiaggia, mentre Dorgali detiene la giurisdizione sulla parte nord della spiaggia. L’appartenenza della spiaggia di Cala Luna è oggetto di una forte contesa tra i comuni di Dorgali e di Baunei, anche se in base alle dichiarazioni di Nanni Fancello, che è stato il primo cittadino di Dorgali dal 1979 al 1983, esisterebbe un documento controfirmato dalle due amministrazioni alla presenza dei tecnici, che comproverebbe la titolarità dell’intera spiaggia di Cala Luna da parte del Comune di Dorgali. Versione che, a detta del Comune di Dorgali, sarebbe stata poi accettata anche dal tribunale..
La spiaggia di Cala Luna viene definita la più bella del Mediterraneo, per il gran bosco di oleandri rosa, che vegeta presso il piccolo stagno retrodunale, e per la presenza di sei grottoni che si aprono nella parete calcarea proprio sull’arenile, offrendo un buon riparo dal sole nelle ore calde. L’arenile, di medie dimensioni, è immerso in una natura solitaria e selvaggia, ed è costituito da sabbia dorata chiara mista a ciottolini medi, piccoli e piccolissimi, bianchi o color crema. Si affaccia su un mare di colore tendente al verde, poco profondo. Il nostro consiglio è di visitare la Cala nella tarda primavera, quando il bosco di oleandri è fiorito, e la sua macchia di un rosa intenso crea un meraviglioso contrasto al verde scuro dell’altra vegetazione, al blu del mare, e al candore di una spiaggia ancora deserta. Dietro il bosco di oleandri è presente un punto di ristoro con ristorante tipico. Abbiamo rivisto lo stagno retrodunale, che gli ultimi anni era in secca, quasi resuscitato nell’estate del 2004. 
Nella classifica definitiva dei Travellers' Choice Awards Best of the Best stesa da TripAdvisor, il sito di viaggi più grande del mondo con oltre un miliardo di recensioni, classifica prodotta sulla base della qualità e quantità delle recensioni e del giudizio attribuito dai suoi viaggiatori, la spiaggia di Cala Luna si posiziona all’ottavo posto tra le dieci spiagge più belle d’Italia.
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La competenza per le infrastrutture di sbarco e le concessioni turistiche ha generato storicamente numerosi ricorsi amministrativi e legali. Nello specifico, la Regione Autonoma della Sardegna ha affidato la concessione e la gestione del pontile di attracco al Comune di Dorgali. Il Comune di Baunei e la sua partecipata hanno presentato dei ricorsi per contestare tale assegnazione, portando la questione sino al Consiglio di Stato, che ha confermato la gestione del pontile in capo a Dorgali. Quella di Cala Luna è una spiaggia ben attrezzata, raggiungibile da Cala Gonone con un servizio di motobarche con partenza e arrivo quasi ogni ora. È una specie di servizio di bus, dato che si fa il biglietto di andata e ritorno, e si va e si torna con la barca che parte quando ci è più comodo. La particolarit di questo sito naturalistico di pregio ha convinto diverse produzioni cinematografiche ad utilizzarlo come set. Tra i pi famosi ricordiamo Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d agosto, diretto da Lina Wertmüller nel 1974, nel quale la spiaggia di Cala Luna è stata scelta come set per l’isola caraibica in cui naufragano Mariangela Melato e Giancarlo Giannini; Il signor Robinson, mostruosa storia d amore e d avventure, diretto da Sergio Corbucci nel 1976, interpretato da Paolo Villaggio; Swept Away, remake del film della Wertmuller, diretto da Guy Ritchie nel 2002 ed interpretato dalla pop star Madonna. Inoltre nel 1987 il gruppo cileno degli Inti Illimani ha dedicato a questa spiaggia e a tutta la Sardegna un tema strumentale intitolato Danza di Cala Luna.
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La Codula di Luna Cala Luna, con la sua spiaggia, si posiziona al termine della Codula di Luna, la strettissima e lunghissima gola lunga oltre venti chilometri, con sul fondo il torrente sassoso secco d’estate, dominata da alte e imponenti pareti calcaree, che parte dalla località di Teletotes, nel Comune di Urzulei, raggiungibile con una strada asfaltata di dodici chilometri che parte dal chilometro 172 della SS125 Orientale Sarda, nel tratto che collega Dorgali con Baunei, dirigendosi verso il mare, e viene segnalata da appositi cartelli. L’accesso a piedi, che prevede la discesa di tutta la Codula di Luna, è molto lungo e difficoltoso, e richiede un discreto allenamento. Gli ultimi chilometri prima di arrivare al mare sono caratterizzati da un ambiente che ci dicono molto suggestivo. È possbile anche percorrere un sentiero che parte dal chilometro 170 della stessa SS125 Orientale Sarda, che passa più a sud rispetto a quello che abbiamo descritto, porta fino al parcheggio per la gola di Bacu Addas, dal quale prosegue fino in località su Boschittu, dove si prende a destra e si prosegue fino a raggiungere la Cala Luna. Esiste anche un sentiero che collega, correndo in alto lungo la costa, la Cala Fuili alla Cala Luna.
Nel fine settimana del 20 e 21 maggio 2023 questa zona della Sardegna è stata flagellata dal maltempo, con precipitazioni enormi. Girano in rete molte immagini che testimoniano quanto successo, con la piena del torrente che percorre la Codula di Luna, e di conseguenza Cala Luna è stata sommersa d’acqua. Considerato da molti un disastro ambientale, è un fenomeno sicuramente anomalo ed eccezionale per questo periodo dell’anno, ma non è certo la prima volta che si verifica. Naturalmente il fango trasportato si deposita sulla spiaggia, ma poi, grazie all’azione del mare, tutto tornerà come prima. La spiaggia di Cala Luna è, infatti, il risultato del costante trasporto di sedimenti da parte della sua Codula, le cui acque alimentano uno dei maggiori complessi carsici italiani e in regime di piena riprendono il letto del fiume, altrimenti asciutto, giungendo fino al mare. Proprio quest’ultimo, poi, rimodellerà il cordone litoraneo riconfigurando la spiaggia, il piccolo stagno retrodunale e l’allungarsi del cordone stesso in direzione dei grottoni a nord. È un meccanismo millenario che plasma ogni anno il bell’arenile a forma di mezzaluna, e che si ripete periodicamente.
La prosecuzione del viaggio lungo la costiera di BauneiPassata la Cala Luna, la costa entra in territorio del Comune di Baunei. È più difficilmente raggiungibile da sud, mentre la raggiungiamo facilmente da Cala Gonone, seguendo il viaggio che stiamo descrivendo. Il che ha determinato la perenne contesa tra Baunei e Dorgali per lo sfruttamento turistico di questo tratto di costa in Ogliastra. Il promontorio Su Masongiu, che chiude la Cala verso sud, è un boscoso roccione alto ben 115 metri, che protegge la bella insenatura dai venti di scirocco. Dalla spiaggia di Cala Luna, aggirato il promontorio Su Masongiu, lungo le alte pareti calcaree si aprono diverse grotte e grottoni. 
La grotta di CormoraniDalla spiaggia di Cala Luna, aggirato il promontorio Su Masongiu, lungo le alte pareti calcaree si aprono diverse grotte e grottoni. La più conosciuta e spettacolare è la cosiddetta Grotta dei Cormorani con gli splendidi colori della roccia che si riflette nelle sue limpidissime acque. 
La Cala Sisine con la sua spiaggiaPassata la grotta dei Cormorani, arriviamo alla Cala Sisine che si apre tra due costoni rocciosi scoscesi, ricoperti di macchia mediterranea di colore scuro. Ad essa arriviamo via mare, ma che si può raggiungere anche con un lungo percorso a piedi lungo la Codula di Sisine. Alla Cala Sisine si può arrivare via terra al termine della Codula di Sisine Cala Sisine si apre al termine delle Codula di Sisine, nella quale il contesto ambientale è reso estremamente più bello, per l’abbondanza e l’ampiezza delle foreste, che ricoprono le montagne e le aspre gole dell’entroterra della codula. Questa è raggiungibile anche con un lungo percorso a piedi. Per arrivarci si parte da Baunei, da dove si prosegue sul bellissimo altopiano di Golgo. Dalla deviazione per Su Sterru, proseguendo sulla strada principale in direzione nord per un chilometro arriviamo al bivio, dove svoltiamo a destra in una deviazione che prosegue lungo una sterrata fino al letto del torrente secco d’estate, da dove parte il sentiero non difficile, ma nell’ultimo tratto abbastanza scosceso, che porta fino alla spiaggia percorrendo la Codula di Sisine, una gola di origine fluviale, scavata dall’omonimo rio Codula Sisine. Con il termine codula si indica uno stretto vallone calcareo contornato da pareti altissime che solitamente sfocia in una piccola cala sul mare. Percorso a piedi, dopo circa due ore e mezzo porta fino al mare nella splendida Cala di Sisine. Si consiglia di contattare una guida se non si è esperti, ma è comunque percorribile anche in fuoristrada.
Le falesie della Serra OvaraPassata la costiera di Sisine, vediamo le spettacolari falesie della Serra Ovara che, dall’altezza di oltre cinquecento metri, scendono ripidissime a picco sul mare, e costituiscono uno dei punti più panoramici di tutto il Supramonte Baunese. Le falesie culminano con la Punta Onamarra, che si eleva a 622 metri dal mare. 
Passate le falesie della Serra Ovara raggiungiamo la Cala Biriola con la sua spiaggia Raggiungiamo, quindi, la bella Cala Biriola conosciuta anche come Cala Bilariccòro, protetta dalla scogliera di falesia calcarea che si dischiude alla fine dell’incantevole boschetto di Biriola, fatto di lecci secolari, ginepri abbarbicati sulla roccia e macchia mediterranea. Nell’insenatura di Cala Biriola il mare si può ammirare, anche, attraverso uno scenografico arco calcareo, scavato nella roccia dal mare, che si apre proprio davanti all’arenile. Si tratta del famoso arco naturale di Cala Biriola, un arco di roccia naturale a pelo d’acqua contro cui si infrangono le onde, e che completa l’indimenticabile quadro vivente che abbraccia la piccola spiaggetta, e nella quale l’acqua estremamente limpida e ricca di pesci la rendono adatta a immersioni subacquee o nuotate con maschera e boccaglio.
La spiaggia di Cala Biriola è una deliziosa spiaggetta di sassolini bianchi tondeggianti, caratterizzata da un arenile di piccole dimensioni, immerso in una natura solitaria e selvaggia, di eccezionale interesse e bellezza, che si apre sotto il bosco di Biriola, ricco di vegetazione e ginepri che crescono sulla viva roccia. L’arenile, costituito da sabbia formata da ciottolini piccoli e piccolissimi, di colore bianco o color crema, si affaccia su un mare, con le sue sfumature che vanno dal blu cobalto all’azzurro zaffiro. fino al verde smeraldo, assai profondo. La spiaggia di Cala Biriola è assai gradita dagli amanti delle immersioni e dei bei fondali. Neppure qui sono presenti servizi, la spiaggia ed il mare sono assolutamente incontaminati.

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L’insenatura è raggiungibile via mare, ma si può raggiungere anche a piedi attraverso un difficile percorso. L’escursione a piedi è possibile attraverso un percorso di trekking solo per i più esperti, adeguatamente allenati ed equipaggiati, ed in grado di compiere difficile passaggi sulla roccia ed in punti estremamente franosi. La costa verso al piscina di VenereLa costa prosegue con splendide grotte e favolose acque che è possibile visitare. Passata la Cala Biriola, poco più avanti raggiungiamo la splendida piscina di Venere, con la limpidissima acqua dagli splendidi colori, dove ci fermiamo per un indimenticabile bagno. Lungo la costa del Bue Marino verso le Piscine di VenerePassata la favolosa piscina di Venere, raggiungiamo altre cale e grotte. Arriviamo prima al Calettone, una piccola insenatura tra gli scogli che viene chiamata dai pescatori anche come il Calettino delle foche. 
Passata la Grotta Bianca, proseguendo lungo la costa arriviamo alla cala successiva, la quale viene denominata la Grotta Bianca, la quale prende il nome dal colore della roccia calcarea che la circonda. la quale crea un netto contrasto con il mare turchese e cristallino della zona. 
La grotta del Fico nella quale è stata studiata per la prima volta la Foca MonacaLa Grotta del Fico, che si trova tra la Cala Mariolu e la Cala Biriola, è significativa per le sue caratteristiche concrezioni calcaree, che ne fanno un caso assolutamente unico. Questa grotta è stata scoperta nel 1957 da uno speleologo, il gesuita padre Antonio Furreddu, nato a Nulvi nel 1914, il cui ricordo è ancora ben vivo nella memoria della maggior parte degli speleologi sardi, che viene considerato indiscutibilmente il pioniere e fondatore della speleologia sarda. Stalattiti, stalagmiti e colonne di dimensioni e colori differenti cingono ogni parete della cavità scolpendo curiose forme. La grotta si apre ad una altezza di dieci metri dal livello del mare, ed è possibile visitarla grazie ad agevoli passerelle che permettono in assoluta sicurezza, di camminare lungo il letto fossile di un antico fiume. 
Questa grotta ha un’importante valenza sia sotto l’aspetto geologico, sia sotto l’aspetto faunistico. Infatti proprio al suo interno, padre Antonio Furreddu ha studiato per la prima volta la Foca Monaca, vivendo giorno e notte a stretto contatto con il mammifero. E grazie al suo studio scientifico è stato possibile svelare numerosi misteri dell’antico abitante del Mediterraneo, fornendo ritratti inediti delle sue abitudini. La Cala Ispuligidenìe, più nota con il nome di Cala Mariolu, con la sua spiaggiaPassata la grotta del Fico, arriviamo alla Cala Ispuligidenìe, nome con il quale gli abitanti di Baunei la hanno sempre chiamata dato che l’arenile è decorato con piccoli ciottoli arrotondati e levigati dall’eterno movimento delle acque, ciottoli chiamati da loro appunto is puligi de nìe, ovvero i fiocchi di neve. È più nota, però, con il nome di Cala Mariolu con il quale la hanno battezzata i pescatori di origine ponzese che si erano installati a Gonone, quando hanno iniziato a trovare le reti rotte e svuotate del pescato, attribuendone la responsabilità a ladri o mariuoli. Si venne successivamente a scoprire che a rubare il pescato non erano ladri, bensì gli ultimi esemplari della Foca Monaca, che avevano lasciato la grotta del Bue Marino sotto la pressione dei primi arrivi di turisti, e si erano riparati nella vicina grotta del Fico. È una delle poche cale dove è consentito l’attracco della motonave, che ci scarica sulla bella spiaggia di Cala Mariolu dominata da una alta scarpata calcarea ricoperta di macchia mediterranea, divisa da un grande scoglio in due piccole spiagge. L’arenile, immerso in una natura solitaria e selvaggia di eccezionale interesse e bellezza, è formato da sabbia costituita da piccolissimi sassolini e ciottoli di marmo bianco, lisci e dalle dimensioni microscopiche, di colore bianco candido o color crema. Si affaccia su un mare azzurro, profondo, di un colore indescrivibile e di una trasparenza senza pari. Alcune rocce calcaree affioranti dal mare formano quasi delle piccole isole, che emergono su un fondale roccioso assai adatto alle immersioni. Non sono presenti servizi, la spiaggia ed il mare sono incontaminati.

Nella classifica definitiva dei Travellers' Choice Awards Best of the Best stesa da TripAdvisor, il sito di viaggi più grande del mondo con oltre un miliardo di recensioni, classifica prodotta sulla base della qualità e quantità delle recensioni e del giudizio attribuito dai suoi viaggiatori, la spiaggia di Cala Mariolu si posiziona al terzo posto tra le dieci spiagge più belle d’Italia.
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Alla Cala Mariolu si può arrivare anche vie terra Oltre che via mare, l’insenatura è raggiungibile anche con un lungo percorso a piedi, molto più difficoltoso di quello che porta alla Cala Goloritzè. Per arrivarci si parte da Baunei, da dove si prosegue sul bellissimo altopiano di Golgo. Dalla deviazione per Su Sterru, proseguendo sulla strada principale in direzione nord per un chilometro arriviamo al bivio, dove svoltiamo a destra in una deviazione che prosegue lungo una sterrata fino al letto del torrente secco d’estate, da dove parte il sentiero non difficile, ma nell’ultimo tratto abbastanza scosceso, che porterà fino alla spiaggia di Sisine. Percorso circa un chilometro e mezzo lungo questa sterrata, vediamo partire a destra il sentiero che porta, attraverso un difficile e lungo percorso a piedi, fino alla Cala Mariolu. L’escursione a piedi è possibile attraverso un percorso di trekking solo per i più esperti, adeguatamente allenati ed equipaggiati, a causa di vari tratti difficoltosi.
La Cala dei Gabbiani con la sua spiaggiaProseguendo lungo la costa, tra la Cala Mariolu e la Cala Goloritzè, si trova la Cala dei Gabbiani una insenatura con la sua piccola spiaggia. All’interno della insenatura, si trova la spiaggia dei Gabbiani raggiungibile solo in barca o in gommone. Sovrastata da una scarpata calcarea ricoperta da macchia mediterranea, è una spiaggia formata da sassolini di marmo bianco, lisci e piccolissimi, e si apresu un mare con fondale sabbioso. Le sue acque sono di un azzurro cangiante per i giochi di luce creati dal sole riflesso sul fondale di sassi. Candidi scogli bianchi emergono dall’acqua cristallina creando un affascinante spettacolo naturale. 
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La Cala Goloritzè con la sua spiaggia e con il pinnacolo naturale detto l’AgugliaIl nostro viaggio termina con un altro splendido bagno a Cala Goloritzè dichiarata nel 1995 Monumento nazionale Italiano. Il piccolo arenile è sovrastato dallo spettacolare pinnacolo naturale di Monte Caroddi, detto l’Aguglia un enorme pinnacolo alto, dalla base, circa cento metri, paradiso dei free climbers, che si apre la cala, una delle più belle e fotografate della costa. Sul mare si apre un grande arco calcareo uno dei più belli di tutte le coste sarde. 
Famose, oltre all’Aguglia, le sue splendide rocce di marmo candido, e, poche decine di metri più a nord, accessibili solo dal mare, si trovano altre due spiaggette. La spiaggia di Cala Goloritzè assolutamente unica nel suo genere, è formata da una miriade di piccolissimi sassolini di marmo bianco che è assolutamente vietato raccogliere, come è proibito portare le imbarcazioni entro i trecento metri dalla riva. Il fondale è trasparentissimo e raggiunge i trenta metri di profondità. L’arenile, di piccole dimensioni, è immerso in una natura solitaria e selvaggia, di eccezionale interesse e bellezza, ed è costituito da sabbia formata da ciottolini di piccole dimensioni, bianchi, affacciato su un mare di un colore azzurro intenso. Alcune sorgenti sottomarine di acqua dolce e ghiacciata, presenti nella parte più a nord del tratto marino, rendono, sotto il primo strato, l’acqua un pò fredda, ma ciò nonostante il bagno in queste limpidissime acque è indimenticabile. Non esistono servizi, spiaggia e mare sono assolutamente incontaminati.

Nella classifica definitiva dei Travellers' Choice Awards Best of the Best stesa da TripAdvisor, il sito di viaggi più grande del mondo con oltre un miliardo di recensioni, classifica prodotta sulla base della qualità e quantità delle recensioni e del giudizio attribuito dai suoi viaggiatori, la spiaggia di Cala Goloritzè si posiziona al quarto posto tra le dieci spiagge più belle d’Italia.
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Alla Cala Goloritzè si può arrivare anche via terra La Cala Goloritzè è raggiungibile, un poco faticosamente, anche a piedi dal Supramonte di Baunei, passando dalla strada del Golgo. Dalla piazza Indipendenza di Baunei, meno di un centinaio di metri più avanti lungo la via Orientale Sarda, prendiamo a destra la via San Pietro, seguendo le indicazioni per la piccola chiesa di San Pietro del Golgo e, dopo centocinquanta metri, imbocchiamo tutto a destra la prosecuzione della via San Pietro, dalla quale dopo circa quattrocento metri svoltiamo a sinistra e prendiamo la prosecuzione della via Vittorio Emanuele. Percorsi circa trecento metri, a un bivio prendiamo a destra la strada in salita che porta, con una forte pendenza, fino sull’altopiano di Golgo. Dopo circa due chilometri e duecento metri, troviamo una deviazione sulla destra con le indicazioni per la voragine e la Cala Goloritzè, che ci porta dopo quattrocentocinquanta metri nell’area di parcheggio. Qui si può lasciare l’auto e si può imboccare il sentiero segnalato, che, in circa tre ore all’andata, oltre quattro per il ritorno, porta alla costa. Si tratta di un percorso faticoso e difficile per i non esperti di trekking, e, quindi, l’escursione a piedi è possibile solo se adeguatamente allenati ed equipaggiati.

Il ritorno a Cala Gonone Possiamo iniziare, quindi, il viaggio di ritorno verso Cala Gonone a conclusione di questo indimenticabile viaggio lungo la costa della riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca, e fa piacere rivedere lo sbarco dei passeggeri dalla motobarca aiutati da Giuseppe che accompagnava i passeggeri qualche empo fa, allora poco più che un ragazzino ed oggi un amico. Dopo che Giuseppe è diventato grande e si è allontanato da Cala Gonone, altri giovani marinai hanno accompagnato con il comandante Agostino sulla Folgore i turisti in questo indimenticabile viaggio lungo la costa della riserva naturale marina per la protezione della Foca Monaca.

La prossima tappa del nostro viaggioNella prossima tappa del nostro viaggio visiteremo i dintorni di Dorgali descrivendo le principali chiese campestri ed alcuni dei principali siti archeologici che in essi si trovano, dal villaggio nuragico di Tiscali all’insediamento di Serra Orrios, vedremo le principali tombe di giganti ed i dolmen, ed anche i principali nuraghi, dal nuraghe Neule al nuraghe Mannu. |